venerdì 6 febbraio 2009

Si finge prete e abusa di minori

BARI - Un uomo di 53 anni, Angelo Chiriatti, finto sacerdote, è stato arrestato dalla polizia con l'accusa di aver abusato sessualmente di cinque (due di 14 anni, uno di 10 anni, uno di 13, e uno di 16 anni). L'arresto è stato eseguito da agenti della Squadra mobile della questura di Bari sulla base di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dalla magistratura barese. L'uomo è accusato di violenza sessuale e di sostituzione di persona. I reati sono stati compiuti - secondo l'accusa - in comuni del Barese e del Brindisino.

LO CHIAMAVANO «PADRE PIETRO» - L'arrestato è Angelo Chiriatti, 53enne leccese: fino al momento dell'arresto si è fatto chiamare "padre Pietro Maria", sostenendo di essere il fondatore della comunità dei «Missionari di nostra Signora della cava». L'uomo, che già in passato ha avuto problemi con la giustizia, ha continuato a professarsi sacerdote di rito cattolico, ma sia secondo la Curia sia secondo le indagini della polizia non è in realtà un religioso. Sul sito di Chiriatti dedicato alla comunità dei «missionari di Nostra Signora della Cava» ci sono addirittura le foto del finto sacerdote in udienza da Papa Giovanni Paolo II, e poi scatti di dipinti e sculture di "padre Pietro", e anche la copertina di un libro scritto dal finto prete.

LE VIOLENZE IN UN FINTO ORATORIO - Dalle indagini coordinate dalla squadra mobile di Bari, diretta da Luigi Liguori, è emerso che l'uomo durante le vacanze estive avrebbe accolto nel suo finto oratorio, che si trova tra le province di Bari e Brindisi, diversi minorenni (bambini e ragazzini) dei quali avrebbe abusato sessualmente e ai quali avrebbe fatto compiere reciprocamente atti sessuali. Il provvedimento restrittivo in carcere è stato firmato dal gip del tribunale di Bari Giulia Romanazzi su richiesta del pm inquirente Lydia Deiure.


06 febbraio 2009

La denuncia: Hamas ruba gli aiuti umanitari distribuiti dall'Onu

di Gian Micalessin

venerdì 06 febbraio 2009, 08:22


Hamas ha fame di soldi, aiuti e potere. E così mentre un suo dirigente viene pizzicato alla frontiera egiziana con nove milioni di dollari e due milioni di euro nelle valigie, i poliziotti fondamentalisti di Gaza confiscano, armi in pugno, coperte e razioni alimentari dell’Onu. Le vicende sono le due facce della stessa medaglia. L’invio di contanti, probabilmente iraniani, serve a dimostrare che Hamas è in grado, come a suo tempo Hezbollah, di sanare le ferite della guerra e gestire la ricostruzione. Il tentativo di far transitare quel denaro dalla frontiera rivela l’emergenza finanziaria in cui versa l’organizzazione dopo il bombardamento dei tunnel di Rafah.

La «rapina» di coperte e generi alimentari di proprietà dell’Unwra, l’agenzia Onu per i profughi palestinesi, serve a riaffermare il potere assoluto sulla Striscia e la volontà di controllare ogni attività politica e sociale, a partire dai soccorsi. Stavolta i primi a denunciare lo scippo umanitario sono i rappresentanti dell’Onu che durante l’operazione Piombo Fuso chiedevano la fine degli attacchi israeliani. Martedì notte, secondo Christofer Gunness, portavoce Unwra nella Striscia, decine di gendarmi fondamentalisti hanno fatto irruzione nei magazzini dell’organizzazione puntando le armi sui sorveglianti e depredando 3.500 coperte e 400 razioni alimentari destinate agli sfollati accampati sulla spiaggia di Gaza.

Ahmed Al Kurdi, ministro per gli affari sociali di Hamas, rivendica la razzia spiegando che coperte e cibo vanno distribuiti non solo agli sfollati, ma a tutti gli abitanti seguendo i programmi decisi dal suo governo. «Siamo l’unica entità capace di garantire una supervisione equa della distribuzione, siamo gli unici responsabili del milione e mezzo di palestinesi di Gaza, siamo gli unici in grado d’impedire distinzioni discriminatorie», sostiene Kurdi rivendicando il controllo assoluto della popolazione. John Holmes, capo delle operazioni umanitarie dell’Onu definisce inammissibile la confisca dei generi di prima necessità e ne chiede l’immediata restituzione. «L’Onu non può accettare che una delle parti in conflitto si renda responsabile della sottrazione degli aiuti», dichiara Holmes avvertendo che la razzia rischia di bloccare la distribuzione di ogni soccorso.

L’uomo d’oro di Hamas sorpreso dalle guardie egiziane mentre cercava d’introdurre nella Striscia il tesoretto del movimento altri non è che Ayman Taha, il responsabile della delegazione arrivata in Egitto per discutere le condizioni per il cessate il fuoco. Quei soldi, visto il no a qualsiasi intesa in grado di far riaprire i valichi, servivano a garantire la gestione della Striscia e i rifornimenti essenziali. Taha e i suoi capi dovranno, invece, rassegnarsi alla perdita. I 35 milioni confiscati al premier di Hamas Ismail Haniyeh nel dicembre 2006 vennero girati dalle autorità egiziane sui conti dell’Autorità Palestinese controllati da Fatah.

Monsignor Hilarion Capucci, il vescovo cattolico melchita sorpreso dagli israeliani nel lontano 1973 a trasportare armi per l’Olp e condannato a 12 anni torna intanto a far parlare di sé. L’87enne vescovo di Gerusalemme, in «esilio» a Roma dopo il rilascio ottenuto nel 1976 da Papa Paolo VI, è ricomparso nella cabina di un’imbarcazione sequestrata ieri dalla Marina israeliana mentre cercava di rompere il blocco di Gaza. Stavolta a bordo c’erano solo cibo e medicine e l’irriducibile vescovo potrà, probabilmente, ritornare presto all’esilio romano.