domenica 8 febbraio 2009

Park disabili 350 permessi erano di morti

8/2/2009 (13:49

L’operazione «furbetti delle strisce gialle». Pattuglie antitruffa in tutti i quartieri



EMANUELA MINUCCI

TORINO

L’operazione «Handicappati Park Time», un anno di controlli per scoprire finti disabili motorizzati, si è conclusa con il botto. Ieri, l’assessorato alla Viabilità diretto da Maria Grazia Sestero, insieme con il Comando dei vigili urbani, ha diffuso cifre che fanno riflettere. Dal gennaio al dicembre scorso il confronto incrociato fra dati anagrafici ed elenco dei permessi arancioni hanno portato (insieme con parecchi controlli a domicilio, e pure appostamenti in borghese, effettuati dai vigili di via Bologna) al ritiro di ben 350 permessi: una buona parte appartenevano a persone decedute e i parenti si guardavano bene dal restituire il prezioso permesso all’amministrazione. D’altronde, lo denunciava anche un bel servizio de «Le Iene», andato in onda due sere fa: esibendo il permesso disabili si ottengono privilegi mica da poco. Non si paga la sosta, si può entrare in qualsiasi Ztl, circolare con vecchi macinini inquinanti (compreso i veicoli Euro 0) anche durante le domeniche ecologiche, e si possono imboccare le preferenziali.

«Per carità - spiega l’assessore ai Vigili Beppe Borgogno -, se a utilizzare questi permessi sono disabili veri ci mancherebbe. Ma gli abusi vanno puniti con fermezza proprio per tutelare chi davvero è portatore di un handicap e il resto dei cittadini». Ed è per questo motivo che il Comando di via Bologna, come annunciato ieri dallo stesso comandante Mauro Famigli, soltanto nel 2008 ha staccato ben 7812 multe per «sosta irregolare negli spazi riservati agli invalidi». Ed è sempre per questo motivo che l’operazione di controllo sui permessi continuerà, in modo, se possibile, ancora più assiduo, nel 2009: «Istituiremo un servizio mirato in tutte le nostre sezioni - spiega Famigli - per controllare in ogni quartiere come vengono occupati gli stalli riservati ai disabili».

A proposito di questi posti riservati agli handicappati, quest’anno Torino ha toccato quota 2600. Su un totale di 50 mila parcheggi delimitati dalle strisce blu e 300 mila (fra liberi e a pagamento) in tutta la città. Una bella percentuale, non c’è che dire. Perché oggi un parcheggio incorniciato dalla striscia gialla sorvegliata dalla carrozzella è diventato merce preziosa. «Noi non possiamo negare l’autorizzazione a chi arriva nei nostri uffici con tutta la documentazione necessaria fornita dall’Asl - spiega l’assessore ai Trasporti Sestero - però stiamo mettendo a punto altre restrizioni. Per esempio se fino ad oggi il permesso si poteva far ruotare su cinque vetture stiamo preparando una delibera per passare a tre». Altro importante passo avanti è stato compiuto alla voce contraffazione. «Nel 2008 abbiamo sostituito ben 2461 permessi con la nuova versione con ologramma a prova di falsario - dice l’assessore ai Vigili Beppe Borgogno - cui se ne aggiungeranno presto altri 1070». Fine quindi anche del permesso-fotocopia, esibito con nonchalance sul cruscotto, come in un film di Verdone.

In arrivo dal Brasile un nuovo caso Battisti

8/2/2009 (7:32

È l’ultrà di destra Bragaglia, latitante da 26 anni

PAOLO MANZO

SAN PAOLO

Sulla vicenda di Cesare Battisti aleggia un altro fantasma eccellente, proveniente anche lui dal Brasile. Si tratta di Pierluigi Bragaglia, 49 anni, ex terrorista dei Nar, Nuclei Armati rivoluzionari, gruppo neofascista attivo tra il 1977 e il 1981. Condannato a 12 anni di carcere per sovversione, rapina e associazione a gruppo armato Bragaglia è fuggito dall’Italia nel 1982, pochi mesi dopo Battisti. Ricercato per oltre vent’anni dall’Interpol in tutto il mondo, è stato arrestato nel luglio del 2008 in Brasile ad Ilhabela, deliziosa località balneare vicina a San Paolo, paradiso dei surfisti dove viveva, sposato con una brasiliana, sotto la falsa identità di Paolo Luigi Rossini Lugo, cittadino venezuelano.

Bragaglia come Battisti durante gli interrogatori della giustizia brasiliana ha ammesso di aver partecipato ad azioni armate ma di non aver mai ucciso. Nel suo caso sarebbe stato presente nelle rapine dell’allora Banco di Roma, che fruttarono all’epoca 56 milioni delle vecchie lire così come nell’assalto all’Ambasciata dell’Arabia Saudita a Roma dove furono rubate armi e munizioni necessarie per l’arsenale del gruppo. Nega però di aver partecipato all’azione in cui furono uccisi due carabinieri come invece gli viene contestato dall’Interpol. Ma, soprattutto, nega di essere stato un terrorista. «Ho solo partecipato ad un gruppo di estrema destra», ha dichiarato alle autorità brasiliane.

Proprio sul caso Bragaglia, attualmente in carcere a San Paolo, si pronuncerà nei prossimi giorni il Supremo Tribunal Federal che dovrà decidere sulla possibilità o meno di estradarlo, come richiesto dal governo Berlusconi lo scorso 2 settembre. Del caso scrive questa settimana il settimanale Istoé, sottolineando come nelle mani del ministro ddella Giustizia Genro dopo il caso Battisti potrebbe arrivare un’altra patata bollente, stavolta legata al mondo del terrorismo di estrema destra. Istoé non sottolinea una differenza sostanziale tra il caso Bragaglia e quello di Battisti.

L’ex terrorista dei Nar, infatti, al momento della cattura risiedeva in Brasile da oltre 20 anni e attraverso il matrimonio potrebbe avere ottenuto la naturalizzazione brasiliana. In tal caso la sua estradizione sarebbe giuridicamente impossibile, come quella di Delfo Zorzi, diventato cittadino giapponese. Un caso diverso in questo da quello di Battisti, ancora detenuto nel carcere di Papuda, a 30 km da Brasilia e le cui sorti potrebbero decidersi a breve, più precisamente durante l’ultima settimana di febbraio.

Secondo fonti ben informate, infatti, invece della prevista dilatazione dei tempi è molto più probabile che il governo di Lula approfitti del Carnevale, periodo in cui tutto il Brasile si ferma, per chiudere un caso che già tante polemiche ha creato in così poche settimane. Sul tipo di decisione che verrà presa, invece, resta ancora il mistero anche se alcuni suggeriscono la via d’uscita dell’asilo umanitario. Niente status di rifugiato politico insomma, come richiesto dal ministro Tarso Genro, ma una sorta di caso Petrella bis, giustificato dalle condizioni dell’ex terrorista dei Pac, ammalato di epatite e bisognoso di cure. Intanto dai corridoi del Supremo Tribunal Federal (STF) cominciano a trapelare le prime indiscrezioni secondo le quali almeno cinque dei dieci ministri che parteciperanno al giudizio sul caso Battisti sarebbero inclini a votare contro Genro e per l’estradizione. Si tratterebbe del presidente Gilmar Mendes, del vicepresidente che analizza il caso Cezar Peluso e dei ministri Ricardo Lewandowski, Carlos Alberto Menezes Direito ed Ellen Gracie mentre Celso de Mello, il giudice di nomina più antica, ha anticipato che per «motivi personali» si asterrà. Decisive le prossime settimane, un periodo di fuoco per il ministro della giustizia brasiliano.

Il presidente uscente della Commissione Esteri del Senato brasiliano Heraclito Fortes, infatti, ha annunciato di voler convocare in aula il ministro affinché spieghi «i due pesi e le due misure da lui adottati nel caso del rifugiato politico Battisti e in quello di due pugili cubani», fuggiti durante gli ultimi Giochi Panamericani di Rio e rispediti immediatamente a Cuba. Genro sostiene che i due pugili non chiesero l’asilo, Fortes spiega invece che dalle informazioni in suo possesso i due atleti «volevano lasciare L’Avana ma il loro colloquio con le autorità brasiliane sarebbe avvenuto alla presenza di un agente dei servizi segreti cubani».

E la Fiamma dà 1.500 euro ai piccoli Benito e Rachele

In Basilicata premiato chi sceglie i due nomi


MILANO — Una pioggia di euro, nel nome di Benito e Rachele. L'idea di dare nel 2009 un bonus di 1.500 euro a chi promette di chiamare i propri figli come il Duce e sua moglie trova un inaspettato appeal mondiale. E arrivano più donazioni che richieste. L'iniziativa, lanciata a novembre dal segretario lucano del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Vincenzo Mancusi, sta raccogliendo fondi oltre le previsioni: «Abbiamo a disposizione per questo progetto 516 mila euro — spiega al Corriere Mancusi —: ci arrivano offerte da ogni parte del mondo.

Una signora da Madrid ha versato 16 mila euro e ci ha comunicato di essere pronta a vendere anche parte del proprio patrimonio per sostenere l'iniziativa». Un successo oltre le attese, perché «l'aspettativa era di garantire una copertura per dieci, venti bambini». Donazioni che arrivano anche copiose dalla Carinzia e dalla Francia, tanto da suscitare l'interesse della Bbc e della Tv di Stato russa. Intanto, giungono le prime richieste per i bonus dai cinque comuni a rischio spopolamento a cui è dedicata l'iniziativa. «Sei coppie ci hanno contattato, due di queste hanno aderito a patto di poter devolvere in beneficenza il bonus».

Tra loro qualche nostalgico militante di partito? Macché: «Sono nomi del tutto sconosciuti al movimento, non sono mai stati tesserati da noi». Si tratta di coppie tra i 25 e i 35 anni, «con un tenore di vita medio-basso». I futuri beneficiari non provengono da altre regioni né vi sono extracomunitari, ma sono «tutti lucani». E le richieste, ora, giungono da una dozzina di paesi della Basilicata: «Alcuni abitanti si sentono discriminati: probabilmente estenderemo il progetto a tutta la regione fra qualche mese».

E forse, oltre al territorio, verrà ampliata anche la rosa di nomi: «Certo, democrazia vuol dire possibilità di scelta: proporrei Giorgio come alternativa a Benito e Assunta per Rachele». Ma Pino Rauti, già leader del Msi e della Fiamma e ora segretario del Movimento Idea Sociale, boccia il bonus bebè lucano: «Trovo che speculare sul nome o sul puro nostalgismo sia incredibile. Sono iniziative fuori dal tempo».

Emanuele Buzzi
08 febbraio 2009