domenica 15 febbraio 2009

Dalle Poste all’Anas: ecco gli stipendi super dei boiardi italiani

di Gian Maria De Francesco


Roma Crisi economica e riscoperta dell’etica pubblica vanno a braccetto in questo difficile inizio del 2009. Il Giornale ha ieri scandagliato il pianeta degli stipendi d’oro alle star della Rai. Oggi tocca alla sfera dei manager pubblici. Nel mirino soprattutto dopo l’onda di emotività suscitata dal presidente degli Usa, Barack Obama, che ha imposto un tetto di 500mila dollari (circa 390mila euro) agli stipendi dei manager per le imprese che beneficeranno degli aiuti statali. Bisogna quindi chiedersi se lo Stato debba dare il buon esempio.

L’Italia si pone questo problema da molti anni, tanto più che nel nostro Paese lo Stato è ancora molto attivo sia come imprenditore che come regolatore e dunque ad esso sono connesse molte posizioni di responsabilità ben remunerate. Da oltre tre anni l’ondata moralizzatrice trova spazio nel principale «prodotto» del Parlamento: la Finanziaria. Per il 2007 si stabilì una soglia di 500mila euro (più 250mila di parte variabile) per i compensi delle società controllate dal ministero dell’Economia.

L’anno successivo si fissò un tetto anche per gli incarichi e i rapporti di lavoro nell’ambito sia delle amministrazioni pubbliche che delle società a partecipazione pubblica non quotate: 289.984 euro, lo stipendio del primo presidente della Corte di cassazione. Il limite è doppio (579.968 euro) per la Banca d’Italia, le Autorità indipendenti e altre amministrazioni dello Stato. L’unica esentata è la Rai. Come si è visto sul Giornale 580mila euro non sono sufficienti a contrattualizzare le star della televisione.

Lo scoop, però, è la pubblicazione stessa delle cifre visto che la Vigilanza Rai non ha ancora ottemperato alle prescrizioni della Finanziaria 2008. Per questo motivo del dg Cappon si sa quanto percepiva come ad di Consap (677mila euro), ma non quanto guadagna a viale Mazzini. Idem per il presidente Petruccioli e i consiglieri. Si sa solo che nel 2007 gli amministratori hanno ricevuto in toto 2,3 milioni.

E gli altri enti pubblici? Grosso modo sono tutti conformi ai dettati della legge. Anche per questo motivo non sono inseriti i compensi dei top manager di Eni, Enel e Finmeccanica che sono quotate. Nessuno scandalo per i 2,8 milioni di Paolo Scaroni nel 2007 o per i 4,2 milioni di Pier Francesco Guarguaglini. Qualche perplessità, secondo la Corte dei conti, destano le «buonuscite» da 8,5 e da 2,5 milioni percepite dai Giancarlo Cimoli e Roberto Testore nel 2006 dalle Ferrovie dello Stato.

La decisione di Mauro Moretti di abbassarsi lo stipendio a 670mila euro è indicativa. Forse sono un po’ meno in linea gli stipendi dell’ad delle Poste Sarmi (1,5 milioni nel 2006) e dell’ex presidente Mincato (645mila euro). Così come è in linea con la Finanziaria 2007 il compenso del presidente Anas Ciucci o quello del dg dell’Ice Massimo Mamberti (290mila euro). Anche il presidente dell’Authority tlc Calabrò con i suoi 440mila euro si colloca poco sotto il presidente di Fintecna (erede dell’Iri) Vincenzo Dettori. Pure il direttore generale del Tesoro Grilli, percepisce emolumenti commisurati alle prescrizioni. Idem per il governatore di Bankitalia Draghi che si è ridotto il compenso rispetto al predecessore Fazio.

Ma nel settore pubblico è tutto ok dal punto di vista etico? A prima vista la risposta potrebbe essere affermativa. Val la pena, però, segnalare alcuni casi. In primo luogo, talvolta l’amministratore si «assume» come dipendente (spesso come dg) sommando due compensi. Poi ci sono segnalazioni che lasciano dubbi. È il caso di Tirrenia. Spiega la Corte dei conti che nonostante i compensi per presidente, ad e consiglieri siano stati fissati a 275mila euro (dal 2008 a 120mila) gli amministratori nel 2007 sono «costati» 973mila euro. Sul perché è buio fitto.

Ragazzina stuprata dal clandestino messo in libertà 2 volte dai giudici

domenica 15 febbraio 2009, 08:32

di Claudia B. Solimei


Era scesa un attimo per salutare gli amici, intorno alle dieci di venerdì sera, nel parco davanti a casa, all’estrema periferia di Bologna. Ma per una ragazzina di soli 15 anni è stato l'inizio di un incubo: un uomo l’ha aggredita. Pugni e schiaffi, l’ha trascinata via e, coperto dai cespugli, l’ha violentata in modo brutale.

La ragazzina non si è arresa, ha lottato e gridato, tanto da farsi sentire da un vicino che abita nel palazzo accanto al suo. È stato lui, un pensionato, ad avvertire il 113 che, per fortuna, aveva una volante in zona. L'intervento è stato immediato. È stato arrestato Jamel Moamid, 33 anni, tunisino, clandestino in Italia da aprile scorso. Era già stato arrestato per ben due volte, ma uscito dal carcere è finito in manette. Ancora.

Drammatico il racconto del testimone: «Stavo facendo un giro per sbollire il nervosismo dopo avere litigato con mia moglie - ha raccontato il pensionato -. Ero in macchina quando ho visto, nel parco, un uomo che trascinava una donna, la prendeva a calci e a pugni fino a farla cadere, poi si è abbassato i pantaloni. Allora ho avviato l'auto, ho fatto inversione e mi sono avvicinato. Intanto ho chiamato la polizia».

Attorno, il vuoto: «Avevo paura ad avvicinarmi troppo, io ormai ho una certa età e lui era robusto - continua -. Ho cercato di attirare l'attenzione di qualcuno, ma nessuno mi ha dato retta. Incredibile il fatto che di fronte a un’aggressione a una donna prevalga l’indifferenza. Questa è la cosa che mi ha colpito di più». Anche la giovane vittima alla polizia ha raccontato che alcune macchine sono passate mentre l'uomo la trascinava al coperto e nessuno si è fermato.

Solo all’arrivo della polizia il tunisino si è dato alla fuga, ma è stato raggiunto e arrestato poco dopo dagli agenti. «A quel punto ho capito che quella ragazzina la conoscevo bene - ha detto commosso il testimone, che ha voluto rimanere anonimo -. L’ho vista crescere, è una brava ragazza. Le hanno fatto molto male, chissà se potrà mai dimenticare».

Ieri pomeriggio il questore di Bologna Luigi Merolla gli ha telefonato per ringraziarlo del suo contributo all'arresto. Il tunisino è stato interrogato e rinchiuso in carcere. La ragazza, che ha detto di non averlo mai visto, è stata portata all'ospedale Maggiore di Bologna: oltre ai segni inequivocabili dello stupro, le è stata riscontrata la frattura del setto nasale. Ne avrà per otto giorni.

«Resta del tutto evidente - ha detto il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati -, l'esistenza di un problema nell'ordinamento nazionale, visto che non si riesce a impedire a persone con precedenti penali di circolare liberamente sul territorio nazionale e di tornare a commettere reati».

Netta la presa di posizione del candidato sindaco ed ex primo cittadino Giorgio Guazzaloca: «Credo che sia indispensabile chiedere anche ai magistrati di fare fino in fondo la loro parte, eliminando ritardi che possono favorire i delinquenti ed evitando scelte che possono risultare incomprensibili all'opinione pubblica».

L'estrema periferia di Bologna dove si è consumata la violenza, via Mattei, è fatta di condomini dormitorio, di capannoni, c'è una scuola, una polisportiva, quel maledetto parco, poco più avanti il Cie per immigrati clandestini, a un chilometro in linea d'aria il Centro di cultura islamica.

Vista da chi ci lavora tutti i giorni, fratello e sorella che gestiscono la farmacia della zona, quando cala il sole non c’è da stare allegri: «Dopo le 9 di sera, qui siamo noi gli extracomunitari», dice il farmacista. Gli fa eco la sorella: «Sotto il portico qua davanti, quando usciamo io sono l'unica bianca…

Da un anno a questa parte, ce ne andiamo sempre insieme alla chiusura, io non vado più da sola, non si sa mai». Proprio ieri mattina, in farmacia si è presentata una signora con la sua storia di violenza: «Mi ha raccontato - ricorda la farmacista - che una sera era rientrata dal lavoro, aveva appena parcheggiato e due uomini l'hanno aggredita. Non è successo nulla di grave perché il marito è intervenuto, ma altrimenti… ». «Qui intorno ci abitano un sacco di immigrati, gente per bene, ma la sera c'è un gran via vai e quelli noi non li conosciamo».

La chimera dell’espulsione

domenica 15 febbraio 2009, 07:00


Il tunisino che a Bologna è stato arrestato per lo stupro d’una ragazza quindicenne era arrivato in Italia, clandestinamente, nell’aprile dello scorso anno. In agosto era finito dentro (ma presto rimesso fuori) per violazione della legge sull’immigrazione, il 7 agosto era stato ricatturato per spaccio di droga, il 15 gennaio il Tribunale della libertà gli aveva ridato la medesima ritenendo che nel suo caso non ricorresse né l’eventualità del pericolo di fuga né quella di reiterazione del reato...

A nessuna delle due scarcerazioni era seguita - come avrebbe dovuto essere, e come infinite volte è stato promesso agli italiani che sarebbe stato - l’espulsione. Ha continuato a circolare per le strade d’un Paese che - non lo ha detto Borghezio, lo ha detto un romeno residente in Italia - «è considerato all’estero un’isola felice per chiunque abbia voglia di delinquere».

Nel commentare questo episodio e la situazione che esso rivela, o piuttosto conferma, sarò forse ripetitivo. Ma voglio evitare la politica politicante. Esistono indubbiamente settori della magistratura che tengono la politica in gran conto e che, come scriveva ieri Filippo Facci, creano corsie preferenziali per le assoluzioni di Antonio Di Pietro.

Senonché il maggiore scandalo non sta tanto in quella sollecitudine sospetta quanto negli innumerevoli e non intenzionali casi di lentezza e inefficienza: addebitabili sì alla giustizia, ma anche all’amministrazione italiana nel suo complesso. Ritenuta fallimentare dall’uomo della strada e ritenuta fallimentare da organismi di controllo che mi pare predichino molto e controllino poco.

Abbiamo una moltitudine di leggi senza pari nel mondo: con il vizietto d’una inutilità da fare invidia alle gride manzoniane. Abbiamo pene severe, con il vizietto della non espiazione. Abbiamo misure di rigore contro i clandestini, con il vizietto della non applicazione. Quando poi i vizietti deflagrano, arrivano spiegazioni non convincenti, e promesse che lo sono ancora meno. Posso essere franco? Le discussioni in corso su alcuni aspetti della riforma giudiziaria mi sembrano roba interessante ma non urgentissima, questioni che appassionano gli specialisti ma lasciano freddi i cittadini.

Questi ultimi pongono interrogativi banali: e desidererebbero risposte magari altrettanto banali, ma davvero rassicuranti. Ecco l’interrogativo suscitato dal fattaccio di Bologna. Come si può ottenere, hic et nunc, non in una visione futuribile dello Stato e della società italiana, che un clandestino e spacciatore come Jamel Moamid sia restituito alla Tunisia prima d’aggiungere al suo palmarés criminale anche lo stupro?