domenica 22 febbraio 2009

Io gridavo, loro erano fieri perché ho solo 15 anni. Dopo hanno detto: rivestiti, cosa dirà tua madre?"

domenica 22 febbraio 2009, 08:45


Ecco il racconto agghiacciante della ragazza quindicenneche gli inquirenti chiamano «Alice», stuprata nel parco romano dalla Caffarella a San Valentino davanti agli occhi del suo fidanzatino. Il resoconto di quella violenza viene raccolto nell’ordinanza di convalida di fermo dei due romeni.


«La ragazza riferisce che tra le 16 e le 17 si recava con il suo ragazzo - che chiameremo “Mimmo” - a fare una passeggiata nel parco della Caffarella in Roma (...) fermandosi e sedendosi a parlare con lui in area poco distante dall’uscita del parco, a circa 100 metri da un centro sportivo. Intorno alle ore 18, mentre si faceva buio, e diminuivano i frequentatori del parco, notavano due uomini incamminarsi nella loro direzione, fatto cui non prestavano particolare attenzione.

I due, raggiuntili, immediatamente intimavano loro “di dar loro tutto quello che avevano” minacciandoli di morte, minaccia alla quale decidevano di non reagire per evitare violenze, subito consegnando ai due rapinatori i portafogli (con dentro complessivi 90 euro) ed i telefoni che avevano indosso. I due rapinatori a questo punto li obbligavano sempre con minaccia a seguirli all’interno dei Parco, in zona più oscura e più lontana dall’abitato e dai sentieri battuti. Giunti in un luogo con piante alte - che impedivano la visuale da lontano - uno dei due colpiva improvvisamente “Mimmo” alla “schiena con un pugno dopo averlo costretto a sdraiarsi”, mentre l’altro costringeva lei ad allontanarsi ulteriormente con lui».

ALICE: «ERO TERRORIZZATA»

«La ragazza “terrorizzata”, seguiva quindi l’uomo definito “il ragazzo dai capelli biondi”. Mentre l’altro teneva bloccato a pochi metri di distanza “Mimmo”, lui la costringeva a subire ripetuti atti sessuali (...) approfittando dello stato di terrore in cui versava la giovanissima ragazza. Durante la violenza (...) nel corso della quale la ragazza più volte urlava chiedendo aiuto, l’uomo parlava col complice (...) mostrandosi “orgoglioso e fiero” una volta appreso da lei di come fosse solo quindicenne. “L’uomo proseguiva nell’azione” nonostante lei lo supplicasse a smettere. Terminata la violenza l’uomo dai capelli biondi si scambiava i ruoli con il complice, passando lui a tenere bloccato “Mimmo”, arrivando a “fumargli sul volto” mentre l’altro la costringeva a sua volta a rapporti sessuali. Prima di allontanarsi, finite le violenze, il “ragazzo biondo” smontava il cellulare appena rapinatole, estraendone la scheda Sim e la batteria dicendo “che poteva essere pericoloso”».

«È LUI CHE MI HA VIOLENTATA»

«Quindi i due stupratori - dei quali forniva agli inquirenti precisa descrizione - si allontanavano nel parco non prima di averli ulteriormente minacciati, intimando loro di andare in direzione opposta a quella che stavano prendendo, cosa che facevano, uscendo dal parco in Largo Tacchi Venturi». Sia lei che il suo ragazzo avendo paura di reazioni violente ed ancor più sconsiderate da parte dei loro aggressori, avevano nel corso dell’aggressione non opposto gesti violenti, paralizzati com’erano dalla paura, “unico loro pensiero essendo quello di ritornare a casa”.

Erano in grado di riconoscere i due aggressori. Alice ha poi precisato che il primo soggetto a obbligarla ad atti sessuali è stato “il ragazzo con i capelli chiari” seguito da quello “con la carnagione scura”. Il primo aggressore l’ha violentata “con rabbia” e “sempre mantenendo un’espressione allucinata” (...). terminata la doppia violenza i due prima di allontanarsi e di invitarli con freddezza “a incamminarsi tenendo un atteggiamento tranquillo per non destare sospetti”, le ordinavano “di rivestirsi e di riacquistare un aspetto più dignitoso, chiedendole cosa avrebbe detto sua madre vendendola senza calze”. E infine chiedendole dei fazzoletti di carta, “in quanto volevano pulirsi”...».

MIMMO: «ERANO PRONTI A UCCIDERE»

«Le dichiarazione rese da Mimmo mentre Alice era ancora in ospedale, evidenziano una narrazione dei fatti e una descrizione dei due aggressori assolutamente collimante con quello della ragazza. Mimmo ha confermato di essere con Alice rimasto come bloccato e paralizzato per tutto il corso della rapina e della violenza. Dalle sue dichiarazioni si apprende peraltro che durante la violenza i due stupratori “lo tenevano stretto” dicendogli che “doveva guardare”, che alla fine i due gli dicevano “che erano abituati ad ammazzare le persone”. Mimmo riferisce di sentirsi in grado di riconoscere gli aggressori, in particolare “quello col naso schiacciato”».


IL BARISTA: «LI HO VISTI STRAVOLTI»

«Alessandra B. e Roberto N., gestori del bar (...) hanno detto di avere per primi prestato soccorso ai due ragazzi presentatisi davanti al locale alle 18.45. Erano “molto agitati, spaventati, in evidente stato confusionale”. Alice con “vistose ferite alla gamba e al ginocchio” raccontava “di essere stata violentata da due persone”.

PARLA IL «MOSTRO»

«Vi è una piena confessione resa da Iztoika Loyos Alexandru nel corso dell’interrogatorio svoltosi in questura alle ore 2 (di notte). Iztoika, definitosi “ungherese di cittadinanza romena” e “pastore in Romania” ha compiutamente riferito i fatti in termini del tutto corrispondenti alla narrazione di Alice e Mimmo, sia per quanto riguarda concerne la rapina, sia per la violenza sessuale (...).

Iztoika ha operato infine - ammessi i fatti - una altrettanto piena chiamata di correità nei confronti del “suo amico Racz Karol” (contemporaneamente riconosciuto nello foto dello stesso mostrategli nell’interrogatorio), con dichiarazioni con le quali dopo aver chiarito che la ragazza “cercava di ribellarsi e gridava e poi non ha gridato più” ha altresì ritenuto di aggiungere che l’idea originaria (...) sarebbe stata quella di rapinare i due ragazzi, “che l’idea di violentarla è venuta mentre li stava rapinando” (“non c’è stato bisogno di parlare tra di noi, e ci siamo subito capiti per realizzare il nostro proposito”, “è stato Racz a farmi notare la ragazza dicendomi in romeno ’che era bella’...”), e di avere costretto il ragazzo a guardare la violenza che il complice stava perpetrando su Alice per dispetto».

Signor Englaro, risponda a due domande

di Michele Brambilla

domenica 22 febbraio 2009, 07:00


Ieri sera Beppino Englaro è stato ospite da Fabio Fazio a Che tempo che fa per parlare non tanto di quel che è successo, quanto di quel che succederà: e cioè di come sarà la legge sul testamento biologico che il Parlamento si appresta a varare. Fazio ha condotto l’intervista come fa sempre: con grande maestria.
Al signor Englaro sono però mancate un paio di risposte, che ci permettiamo ora di sollecitare con altrettante domande.

La prima. Beppino Englaro ha sempre detto che, morta (anzi, «liberata») Eluana, sarebbe sparito. Non avrebbe più detto niente. Né tantomeno avrebbe usato politicamente la sua vicenda. «Il silenzio, voglio solo il silenzio», ha sempre chiesto anzi invocato, fin dal giorno in cui sua figlia è entrata nella casa di riposo La Quiete di Udine. Per anni, Englaro ha detto che l’unico scopo della sua vita era quello di dare esecuzione alla volontà di Eluana, la quale mai avrebbe voluto essere tenuta in vita in simili condizioni.

Ottenuta giustizia per sua figlia, si sarebbe ritirato in buon ordine. Invece, da quel giorno è impegnato come testimonial di tutti coloro che vorrebbero leggi più liberal in materia di testamento biologico e, diciamolo pure anche se la parola ieri sera è stata tabù, di eutanasia. Ha fatto dichiarazione di fede socialista (e in particolare di adesione alle battaglie di Loris Fortuna) in un’intervista al Corriere della Sera, ha dato man forte al disinteressatissimo milieu di MicroMega intervenendo ieri alla manifestazione anti-governo-Berlusconi, infine appunto è apparso a Che tempo che fa per contestare un disegno di legge che il Parlamento sta discutendo, e che per lui è «barbarie».

Padronissimo di cambiare idea, signor Englaro, ma vuole spiegarci perché ha deciso di non rispettare la consegna del silenzio? Sarebbe nel suo interesse rispondere, visto che c’è chi insinua - come il sottosegretario Eugenia Roccella - che la sua battaglia per Eluana è stata in realtà, fin dall’inizio, una battaglia politica.
Seconda domanda, attesa invano ieri sera. Lei, signor Englaro, per tutta l’intervista si è appellato a due sacri principi: la Costituzione e la Scienza. Ha detto che per la Costituzione ogni cittadino ha diritto di chiedere l’interruzione delle terapie che lo tengono in vita, e che per la Scienza anche l’idratazione e l’alimentazione sono di fatto «terapie».

E dunque le chiediamo: se queste sono le sue convinzioni perché ha lasciato sua figlia per quattordici-anni-quattordici alle cure delle suore Misericordine? A quelle suore che furono fondate da un arciprete di Monza, Luigi Talamoni, che volle dare loro il mandato di assistere ogni malato partendo dal presupposto che la vita è sempre e comunque sacra? Lei, signor Englaro, aveva facoltà legale di scegliere dove e come far assistere sua figlia. Della quale era pure, per legge, il tutore. Perché, fra le tante possibilità, ha scelto proprio le suore Misericordine?

So bene, anzi benissimo, che porre queste domande comporta l’arruolamento fra gli sciacalli, fra i «senza misericordia» che non capiscono il dramma personale del signor Englaro. Il papà di Eluana ha avuto dalla vita un tale carico di sofferenza che lo rende automaticamente impermeabile a ogni giudizio e perfino a ogni critica. Però questo non deve diventare un impedimento a ogni domanda che non rientri nel politically correct

. Personalmente, non mi stupisco dell'incoerenza di Beppino Englaro. Aveva detto che si sarebbe ritirato in silenzio e invece sta diventando l’alfiere di una battaglia politica? Non lo critico. Anzi, lo capisco. Chi perde un figlio spesso trova, o meglio cerca consolazione in una «battaglia» in nome del figlio. Probabilmente Englaro oggi sta riempiendo un vuoto battendosi per una legge che, dal suo punto di vista, aiuterà chi si trova nelle stesse condizioni in cui si è trovato lui. Ma sarà possibile dire che qualcuno lo sta usando come cavallo di Troia?

Sarà ammesso dire quello che non si può dire, e cioè che Eluana Englaro è stata considerata non come una persona, ma come un simbolo per una battaglia ideologica? Non lo diciamo noi, lo ha scritto il professor Maurizio Mori (che ci verrebbe da chiamare Memento Mori) in un libro in cui paragona Eluana a una «nuova Porta Pia» per spazzare via il senso del sacro dalla vita. Libro prefato da Beppino Englaro.

Il papà di Eluana ieri sera da Fazio è stato come lo abbiamo sempre visto. Un uomo segnato dal dolore, e come tale impossibilitato al minimo sorriso. Non tutti coloro che hanno figli in coma hanno fatto le sue stesse scelte: ma nessuno ha il diritto di contestarlo né di spiegargli come ci si comporta in questi casi. È una vicenda terribile, ed è vero che più la scienza è in grado di allungare la vita, più dobbiamo interrogarci su qual è il confine tra dovere di cura e accanimento terapeutico.

Però una cosa ha fatto impressione, anzi ha fatto un po’ schifo, nella trasmissione di ieri. Ed è il marchio di infamia che è stato appiccicato a tutti coloro che avevano opinioni diverse da quelle dei fautori dell’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione. Fazio ha parlato di «violenza inusuale e primordiale», poi di «orribili eccessi di insulti», infine ha citato le parole di Saviano, secondo il quale il Paese deve «chiedere scusa a Beppino Englaro». Ma sì, ci sono stati eccessi.

Chi ha dato dell’assassino o del boia a Englaro è indifendibile. Ma vogliamo dire che tra gli «orribili eccessi» c’è anche il dare dei «barbari» a chi la pensa diversamente? E soprattutto il dire che «sono imperdonabili» le suore che per quattordici anni hanno curato Eluana, l’hanno lavata, alimentata, pettinata, massaggiata affinché non le venissero le piaghe? Englaro da Fazio ci ha confermato ieri sera una cosa. Che quell’uomo ha vissuto un dramma tremendo e non è giudicabile. Ma che c’è anche altro che si muove intorno a lui.

Franceschini eletto segreterio del Pd Un ex Dc alla guida degli ex del Pci

Roma - Dario Franceschini è stato eletto segretario del Pd dall'Assemblea nazionale del partito con 1047 voti. Battuto Parisi che incassa solo 92 voti. Un ex dc allievo di Zaccagnini, poi pargheritino alla guida del partito in cui sono confluiti gli ec Pci. "Siamo entrati con uno stato d'animo e ne usciamo con uno diverso. 

E' tornato l'ottimismo, la fiducia, la voglia di combattere", ha detto Dario Franceschini dopo la sua elezione. L'andamento dell'assemblea nazionale del Pd attraverso la quale "é tornato l'ottimismo, fiducia la voglia di combattere" ed "é la prova che l'unico che aveva capito era Veltroni, la dimostrazione che la sua scelta è stata un atto d'amore per il partito". ha detto il nuovo segretario del Pd ringraziando l'assemblea nazionale dopo la sua elezione. "Ho gia visto dalle agenzie il dibattito che si è aperto dopo le mie parole di oggi: c'é chi ha detto che è stato un discorso troppo di sinistra, troppo moderato. Non mi interessa. Io ho detto cose democratiche".

"Inizia la stagione dell'unità" "Da oggi inizia davvero la stagione dell'unità". Dario Franceschini accoglie così gli oltre mille voti dell'Assemblea nazionale che lo eleggono segretario del Pd. "Oggi finisce la mia reggenza - dice - ma l'unica scelta su cui ho puntato i piedi è stato di fare questo sabato l'Assemblea, perché li avete visti i giornali di questi giorni: non potevamo certo passare altri sette giorni così...". Nell'Assemblea Franceschini vede la dimostrazione che il Pd "ha dentro di sé la voglia di cambiare e ora possiamo iniziare a guardare avanti al nostro futuro".

Franceschini cita una frase di Arrigo Boldrini e Benigno Zaccagnini quando erano partigiani: " 'Se e' notte si farà giornò. Noi - conclude - abbiamo dimostrato che stiamo cominciando a lavorare per costruire un giorno nuovo". Veltroni: "E' la persona giusta" "Dario è la persona giusta per guidare il Pd". E' di Walter Veltroni il primo commento, dopo l'elezione di Dario Franceschini a segretario del Pd. "La prima persona alla quale parlai delle mie dimissioni è stato lui - afferma il segretario uscente, che , come previsto, non ha partecipato all'assemblea dei democratic.

Gli dissi in quell'occasione che avrei voluto fosse lui a guidare il Partito democratico verso le elezioni e il congresso. Come ho detto nel mio discorso di saluto, Dario è un uomo politico leale, forte e che crede in quel progetto del partito democratico come un soggetto nuovo che sia perno del riformismo italiano. Questa era l'ispirazione del Pd nell'atto di nascita del partito al Lingotto, nelle primarie e anche nella campagna elettorale". "Le parole di Dario di oggi - sottolinea Veltroni - sono per me la conferma di questo giudizio. Dario è la persona giusta per guidare il partito verso le nuove sfide".
Gasparri (Pdl): è un mini leader di transizione

"Il successore di Veltroni continua in una politica sbagliata dell'astio e dell'assenza di umiltà. Mini-leader di transizione, verso il nulla, più che un segretario è un diminutivo, come il suo nome. Durerà meno dei suoi predecessori sconfitti, come un intervallo in attesa del prossimo perdente. In bocca al lupo. Anzi in bocca a D'Alema". Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, accoglie così l'elezione di Dario Franceschini a segretario del Pd.

Rotondi: "Ha vinto l'antiberlusconismo" "Franceschini ha detto parole indegne su Berlusconi: povero Pd, Di Pietro se lo mangerà a morsi". Così Gianfranco Rotondi, ministro per l'attuazione del programma, commenta l'elezione di Franceschini. "Auguri al neo-segretario del partito Democratico Franceschini - afferma Rotondi - anche se la nuova strada per il suo partito è ancora lontana da intraprendere. Il Pd è avvitato su se stesso: anche oggi ha scelto l'antiberlusconismo come bandiera".
L'assemblea sembra un incontro di pugilato

Tutti quei cartellini alzati dai delegati come quelli dei giudici degli incontri di boxe. E quello sventolio verde vuol dire primare al tappeto, si elegge subito il nuovo segretario. Questo l’esito della votazione realizzata facendo alzare ai delegati il badge verde. Con la scelta di eleggere oggi un segretario, non passa dunque l’opzione di chi voleva andare entro un mese alle primarie per eleggere un nuovo leader dopo le dimissioni di Walter Veltroni.

I presenti erano 1.229, i voti favorevoli sono stati 1.006, 207 no, 16 astenuti. Tutti i big del partito hanno alzato la delega per sostenere la tesi di un nuova guida del partito fin da oggi L’assemblea passa ora alla presentazione delle candidature alla segreteria e all’elezione del nuovo segretario. I due candidati sono Franceschini e Parisi.

Il voto Urne aperte dalle 15,30 per l’elezione del nuovo segretario del Pd. È quanto stabilito dalla presidenza dell’assemblea del Pd, che ha ufficialmente aperto il dibattito dopo che i delegati, a larga maggioranza, hanno deciso di votare subito per il nuovo leader.

Prima contestazione C'è aria di smobilitazione e delusione tra i militanti democratici. Inizia subito con una grana l'assemblea del partito democratico che deve scegliere il suo futuro immediato dopo l'addio del segretario Walter Veltroni. L’ingresso al padiglione è stato utilizzato per appendere uno striscione in cui si legge: "Congresso e primarie ora".

Tutto accompagnato da un volantino distribuito dall’associazione Democraticamente che reca scritto: "Dopo Veltroni tutti a casa". Sono gli autoconvocati che spiegano: "Le dimissioni di Veltroni, che ringraziamo per la serietà e la pulizia dimostrata ancora una volta, sono l’emblema del fallimento di questo gruppo dirigente che ha portato il Pd allo sbando".

Seconda contestazione Il "popolo delle primarie" fa sentire la sua voce all’assemblea per la seconda volta. Dopo aver sollevato lo striscione "Primarie subito" hanno iniziato a fischiare e a gridare "Vergogna tutti a casa" per contestare Ermete Realacci che dal palco spiegava perché per il Pd non è tempo di primarie.

Una contestazione limitata, ma che ha subito attirato l’attenzione delle telecamere e l’intervento della Finocchiaro: "Vorrei dire agli urlatori che l’unico effetto è di richiamare le telecamere e dare una rappresentazione falsata dell’assemblea. In questa assemblea seria formata da 1.274 delegati, vorrei dire a questo gruppetto di andare a urlare fuori".

Apre la Finocchiaro "Il Pd non sta vivendo il suo 8 settembre". La Finocchiaro apre l’assemblea e avverte: "Non torniamo indietro, non abbiamo paura. Non c’è nessun 8 settembre che ci attende. C’è un problema sulla nostra strada. Scegliamo insieme il varco. Siamo dirigenti politici, non un gregge che si disperde alla prima sassata. Abbiamo bisogno di prudenza, non di debolezza. Prudenza.

E lungimiranza. Tornare all’assemblea costituente, alla sua sovranità, è stata considerata, innanzi tutto dall’intero gruppo dirigente nazionale, la prima urgenza" aggiunge. "Non solo un adempimento regolamentare che può avvenire quando più torna comodo. Una scelta politica: convocare subito l'assemblea, e qui decidere. Mostrando - contro la rappresentazione montante che ne viene fatta sui mezzi di informazione - che siamo assolutamente capaci di affrontare questo momento in piena democrazia, con responsabilità e lucidità".

Bersani: "Segretario o morte" "Se non facciamo un segretario oggi, ci troviamo a cambiare un leader come un altro, ma non possiamo fare una discussione vera e profonda e il congresso non si farà più mentre noi dobbiamo andare a fondo dei problemi". Pier Luigi Bersani caldeggia così, prima dell’avvio dell’assemblea del Pd, la tesi del gruppo dirigente per eleggere Dario Franceschini alla segreteria. "Chi vuole eleggere oggi un segretario - sostiene Bersani - non sottovaluta i problemi; anzi, ha dei motivi per fare il meglio possibile per la ditta. Ci sono troppi problemi seri per essere sbrogliati in un mese come dovrebbe avvenire se facessimo le primarie".

Parisi: "Primarie subito" "Non possiamo passare mesi a dire 'primarie primarie, Obama Obama' e poi al momento della prova rimandare il partito ad ottobre. Bisogna ripartire subito dai cittadini". Parisi prende per primo la parola e spiega perché in un momento così drammatico bisogna andare subito alle primarie. "Bisogna ricominciare dalla politica - afferma Parisi - non solo dai personalismi, ma ricominciare dalla democrazia perchè in questo momento serve una forza e un’autorevolezza che solo una guida legittima possono assicurare".

Parisi giudica "sbagliate per momento e per modo" le dimissioni di Veltroni e critica anche la sua assenza nell’assemblea di oggi. "La scelta di Veltroni sostiene l’ex ministro della Difesa è espressione di una solitudine di cui chiedo scusa ma che a sua volta ha causato altre solitudini.

Ora non è sufficiente un’assemblea di ratifica, ma bisogna ridare subito la parola ai cittadini".
Franceschini: "Resto fino a ottobre" "Interpreto questo ruolo come un servizio.

Non sono qui per preparare un mio futuro personale, il mio lavoro finisce ad ottobre con il congresso e le primarie". Così Franceschini presenta la sua candidatura alla segreteria. "Il fallimento principale del partito democratico è quello di aver deluso le speranze e di esser venuto meno alle promesse. Voglio dire subito - afferma Franceschini - che gli errori di Veltroni sono i miei errori. Ho letto la parola oligarchia, ma vi posso assicurare che di fronte ad una situazione di emergenza tutti si sono uniti per cercare la soluzione possibile e mi hanno chiesto di fare il segretario".

Franceschini è cosciente che "si tratta di un compito terribile e sono anche consapevole della fragilità del modo con cui avviene questa elezione. Per questo in un primo momento ho cercato di evitare, ma mi sembrava una fuga. Interpreto questo ruolo se sarò eletto come un servizio per affrontare al meglio le elezioni Europee e preparare il congresso". Quindi ha annunciato che azzererà il governo ombra e il coordinamento del partito.

Poi apre all'Udc Il Pd dialogherà con l’Udc e la sinistra per forgiare delle alleanze, ma sulla scelta della vocazione maggioritaria non si torna indietro. Lo assicura Franceschini: "Indietro non torneremo, non torneremo al caos di quelle coalizioni, quando si fanno delle scelte bisogna avere il coraggio di mantenerle. È chiaro - aggiunge poi - che dovremmo costruire alleanze per vincere, parleremo con l’Udc e con i nostri vecchi alleati, ma non formeremo una coalizione contro. Sì alle alleanze sul programma, ma sempre in un quadro di bipolarismo e in alternativa alla destra".

E bacchetta i leader È categorico Franceschini quando, rivolgendo dal palco lo sguardo verso la prima fila posizionata alla sua destra, dove sono seduti tra gli altri Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani - che non applaudono - afferma che mai più ci dovranno essere interviste o dichiarazioni pubbliche sulle divisioni interne. Franceschini scandisce il "mai più", e il passaggio è tra i più applauditi dai delegati.

D’ora in poi "dobbiamo dire tutti le stesse cose, non cercare l’originalità a tutti i costi. Ai leader dico - afferma volgendo lo sguardo - mai più interventi sulle nostre divisioni, gli scontri facciamoceli in casa perché nessuno capisce le nostre laceranti divisioni e i nostri autolesionismi in un momento in cui le famiglie non ce la fanno" per la crisi economica.

Nuovi scontri tra musulmani e cristiani Cinque morti e 4 feriti in Nigeria

Diverse chiese e moschee sono state date alle fiamme a Bauchi. I precedenti nel novembre scorso
ondata di violenze tra cristiani Beroms e musulmani Hausas


LAGOS - Nuovi scontri tra cristiani e musulmani in Nigeria. Cinque persone sono morte e altre quattro sono rimaste ferite nei combattimenti a Bauchi, nel nord est. Diverse chiese e moschee sono state date alle fiamme nella città poco distante da Jos dove a novembre vi era stata un'ondata di violenze tra cristiani Beroms e musulmani Hausas che aveva provocato 400 vittime.

ALLERTA - Le autorità di Jos hanno decretato la massima allerta per il timore che gli scontri si possano estendere in città. Dopo la tragedia di novembre, era intervenuto anche il Papa che aveva manifestato «orrore e deplorazione per l'esplosione di tanta crudele e insensata violenza». Negli ultimi anni migliaia sono state le vittime delle violenze tra gruppi cristiani e musulmani, soprattutto nel nord del Paese a maggioranza islamica, dove in alcuni Stati è stata introdotta la sharia (legge islamica).

21 febbraio 2009

Benedetto XVI è come un monarca, lontano dai fedeli e fuori dal mondo"

L'ATTACCO DEL SUNDAY TIMES AL PONTEFICE

A sferrare dure critiche nei confronti del Papa non è un’organizzazione anticlericale, ma il quotidiano conservatore britannico Sunday Times in un articolo firmato dal corrispondente in Vaticano, John Follain che cita fonti, alcune anche anonime

Londra, 22 febbraio 2009 - Papa Benedetto XVI guida il Vaticano e i suoi 1,2 miliardi di fedeli come un monarca, tagliato fuori dal mondo, arroccato nel suo palazzo, aiutato solo dai suoi fedeli ma inetti consiglieri. A sferrare dure critiche nei confronti del pontefice non è un’organizzazione anticlericale, ma il conservatore britannico Sunday Times in un articolo firmato dal corrispondente in Vaticano, John Follain.

”Cardinali contro il Papa invisibile, il pontefice criticato per il suo stile distante e regale” scrive il giornalista citando fonti, alcune anonime altre no. “Le persone si sentono destabilizzate, sia i tradizionalisti che i riformisti. La nostra impressione è che non ci sia nessuno al timone” spiega un alto funzionario della Santa Sede. Il cardinale tedesco Walter Kasper, responsabile delle relazioni con gli ebrei, va oltre lanciando un duro attacco nei confronti di Ratzinger, affermando che ci sono state “molte incomprensioni ed errori all’interno della curia”. A fomentare il malcontento sarebbe stata la recente revoca da parte di Benedetto XVI della scomunica di monsignor Williamson e di tre altri vescovi negazionisti.

Successivamente, scrive il Times, Benedetto XVI ha nominato padre Gerhard Maria Wagner vescovo di Linz, Austria, provocando ulteriori polemiche: Wagner aveva infatti elogiato l’uragano Katrina come risposta alle attività degli abortisti, prostitute e omosessuali a New Orleans. ”I fedeli sentono che il Papa sta governando come un re. Non si consulta con i vescovi e si è isolato ignorando i consigli di chi potrebbe aiutarlo ad evitare errori” scrive il Times citando il vaticanista italiano Marco Politi. Il domenicale ricorda come, rispetto al suo predecessore Giovanni Paolo II, Benedetto XVI spenda gran parte della giornata chiuso nel suo studio e immerso nella lettura di testi di teologia, piuttosto che incontrando ospiti e recandosi in visita.

Roma, una coppia di romeni fa a pezzi l'amministratore e lo mette in una valigia

il cadavere e' stato fatto a pezzi una coppia di romeni. La donna ha confessato



L'uomo, 63 anni, era scomparso da venerdì. Trovato in un appartamento di via Urbano II da lui amministrato

ROMA - Ha reso piena confessione la donna romena sospettata assieme al marito di aver ucciso l'amministratore di condominio Giovanni Santini, il cui corpo è stato trovato in una valigia in un appartamento di via Urbano II, a Roma. Georgeta Nikita ha ammesso le proprie responsabilità davanti al pm Antonella Nespola e agli uomini della squadra mobile.

IL MOVENTE - Poche centinaia di euro, una rata di condominio o un affitto non pagato per una cifra che non supererebbe i 3-400 euro. È stato probabilmente ucciso per questo motivo Giovanni Santini, 63 anni, amministratore di condominio trovato morto in un appartamento a Roma, in via Urbano II, dove si era recato per riscuotere il dovuto. Appartamento, abitato da una coppia di romeni, sospettati dell'omicidio, dal quale è uscito cadavere, chiuso dentro una valigia. Sul suo corpo i segni di numerosi colpi più volte sferzati con un oggetto contundente, forse un martello. La scoperta è avvenuta grazie all'allarme dato dal portiere di un altro stabile che da venerdì pomeriggio era in attesa di Santini al quale doveva restituire un mazzo di chiavi.

I ROMENI - La coppia di romeni viveva da alcuni mesi nello stabile teatro dell'omicidio e la donna, madre di tre figlie, lavorava come cameriera in un ristorante della zona. A ricostruire la macabra vicenda gli uomini della squadra mobile della capitale, guidati da Vittorio Rizzi che, come ha sottolineato il questore Giuseppe Caruso: «in questo nuovo episodio di violenza che vede coinvolti cittadini romeni è importante precisare che nell'attività d'indagine altri loro connazionali stanno danno apporto determinante».

UN TESTIMONE - Mentre i due inquilini romeni erano portati in questura, sono stati altri condomini a raccontare come si è arrivati a scoprire l'efferato omicidio. «Gli agenti sono arrivati intorno alle 14 e sono passati dal retro dell'appartamento al pian terreno, l'ex casa del portiere dove i due romeni fermati abitavano da alcuni mesi. Bussavano ma nessuno apriva la porta. Forzato l'ingresso gli agenti hanno trovato marito e moglie intenti a pulire il muro dagli schizzi di sangue. Il genero della vittima - prosegue l'uomo - mi ha detto che la valigia stava in un angolo dell' appartamento, il cadavere era stato chiuso in un sacco e messo nella valigia».

Nella zona sono in molti ad essere stupiti nell'apprendere quanto accaduto: «Gina (come era chiamata nel quartiere) è venuta qui stamattina a comprare il pane poco prima delle 12. Era, come sempre, di corsa ma sempre cordiale» racconta il proprietario di un negozio di alimentari che si trova di fronte al civico 14 di via Urbano II. Ancora, incredulo, aggiunge: è una grande lavoratrice, non penso sia stata in grado di fare una cosa del genere: ci sono rimasto molto male». Il marito invece era poco conosciuto l' unica notizia che si apprende su di lui è che fa il muratore. Conosco Gina da quando ha iniziato a lavorare al ristorante qui accanto, circa due anni fa. È una donna dinamica, sui 30 anni, sempre curata e gentile. Ultimamente era felice perchè si era trasferita qui da Casal Lumbroso».

21 febbraio 2009(ultima modifica: 22 febbraio 2009)