venerdì 10 luglio 2009

Stupri seriali, un fermato in Questura La doppia vita del militante del Pd


La procura non ha dubbi. Il sospetto, Luca Bianchini, è un militante del Pd. Lui: «Avete preso un abbaglio»



Un uomo dalla doppia vita: di giorno ragioniere contabile e militante del Pd, di notte stupratore seriale. Questa sarebbe la personalità di Luca Bianchini, l'uomo di 33 anni «fortemente sospettato» di essere il maniaco che ha colpito almeno tre volte alla periferia di Roma. Fermato nel quartiere di Cinecittà dove lavora e sottoposto a un interrogatorio negli uffici della Questura, Bianchini nega tutto, ma sono molti gli indizi che fanno supporre che sia lui lo stupratore di almeno tre donne, una alla Bufalotta e due al quartiere Ardeatino, tutte aggredite in garage condominiali. La «prova regina»: il suo Dna è compatibile con quello rilevato dalle tracce organiche che avevano macchiato gli abiti delle ultime tre vittime. Gli investigatori sono al lavoro su almeno altri 15 casi di aggressioni a sfondo sessuale.

INCASTRATO DAL DNA - La polizia è risalita a lui risentendo molte vittime di aggressioni avvenute molto tempo fa ma portate avanti con le stesse modalità delle ultime tre. Una sorta di gioco a scacchi, dove mossa dopo mossa ci si avvicinava sempre più alla pedina più importante. Importanti anche le testimonianze di decine e decine di abitanti delle zone dove lo stupratore seriale aveva agito. A inchiodare il violentatore, però, sarebbe il risultato positivo al test del Dna. È questa la «prova regina» contro Bianchini, ha sottolineato il questore di Roma, Giuseppe Caruso, in conferenza stampa.

«E’ la fine di incubo» ha aggiunto il questore. Le indagini sono state condotte da Vittorio Rizzi, capo della squadra mobile di Roma, che ha spiegato come il fermato aveva una normale vita sentimentale e affettiva. «È fidanzato. - ha aggiunto -. A casa sua, però, sono state trovate alcune videocassette dai titoli 'Ti stuprerò" e 'Stupri dal vero", dove ci sono soggetti sono che stuprano le donne. Scaricava da internet tutto quello che riguardava la storia dei seriali». Nel corso delle perquisizioni effettuate tra la sua casa e quella dei genitori, questi ultimi residenti a Tor Carbone, gli investigatori hanno trovato il coltello da cucina con cui si presume che aggredisse le sue vittime e il nastro adesivo, con cui copriva la bocca delle donne al momento dell'aggressione.

LUI NEGA, MA HA UN PRECEDENTE - Davanti agli uomini della squadra mobile, Bianchini nega qualsiasi addebito. «State sbagliando, avete preso un abbaglio» ha detto durante l'interrogatorio. Il sospetto, però, ha un precedente come tentato stupro: un'accusa che risale a quando aveva 19 anni. Un caso che fece scalpore nel '96. L'uomo, allora quasi ventenne, cercò di violentare una sua vicina di casa intrufolandosi nell'appartamento con una scusa. Ma la reazione della donna e soprattutto di suo figlio di 10 anni, che si aggrappò con tutta la forza che aveva ai capelli di Bianchini, lo mise in fuga. Per questa vicenda, Bianchini fu però scagionato: il gip Antonio Trivellini lo ritenne incapace di intendere e di volere.

COORDINATORE DEL PD, SARA' ESPULSO- Oltre a lavorare come ragioniere, Bianchini era iscritto all'università (a un passo dalla laurea in Giurisprudenza) ma soprattutto era, da circa un anno, coordinatore del circolo del Pd del Torrino, una zona periferica molto vicina al quartiere Ardeatino dove vivono i genitori del ragazzo e dove sono stati commessi almeno due stupri. Una tessera subito ritirata: «In considerazione della gravità delle accuse, il Pd di Roma assumerà immediatamente nei confronti di questa persona un provvedimento di allontanamento ed espulsione dal partito» ha detto in una nota Riccardo Milana, coordinatore del Pd di Roma.


UNA DELLE VITTIME: «SONO SERENA E CONTENTA» - «Sono serena e contenta che sia stato preso, ma adesso la giustizia faccia il suo corso». A parlare è una delle tre vittime dello stupratore seriale che ha terrorizzato la Capitale negli ultimi mesi. «Non penso al fatto che si tratti di una persona apparentemente insospettabile come un qualsiasi conoscente - ha aggiunto la vittima a proposito dello stupratore - almeno cerco di non pensarci, altrimenti dovrei chiudermi in casa, ma non sarebbe giusto».

I COMPLIMENTI DI ALEMANNO - «Siamo grati al Questore di Roma e ai suoi uomini per avere risolto in tempi rapidi una inchiesta difficile che getta una luce nuova su tanti episodi di violenza sessuale nella nostra città». Lo afferma, in una nota, il sindaco di Roma Gianni Alemanno. «Infatti, sembra che siano numerosi gli stupri che - aggiunge - vengono attribuiti a questo mostro che è inchiodato da prove inequivocabili come il Dna. Non abbasseremo la guardia rispetto ai rischi di violenza sessuale e a tutti i pericoli che possono colpire le donne, ma da oggi Roma ha fatto un passo avanti importantissimo per la sua sicurezza e per la sua vivibilità». «Ringrazio Alemanno per i complimenti - ha precisato il questore Giuseppe Caruso - ma colgo l'occasione per dire che tutto ciò che riguarda la sicurezza è di competenza delle forze dell'ordine e della magistratura. E che è opportuno che la politica a 360 gradi, da destra a sinistra, non ci metta il cappello perchè non è cosa che compete a loro».


10 luglio 2009

Il dna incastra lo stupratore dei garage E' un contabile: sospetti su altri 15 casi



di Redazione



Roma - Forse è finito l'incubo. A tre mesi di distanza dal primo stupro, avvenuto a Tor Carbone, la Capitale può tirare un sospiro di sollievo. Luca Bianchini, classe 1976, è sospettato di essere lo stupratore seriale che ha colpito almeno tre volte, è stato fermato e ed è stato interrogato negli uffici della questura. "Vi state sbagliando, avete preso un abbaglio" ha detto Bianchini stamattina agli agenti della squadra mobile. L’uomo è stato fermato mentre andava sul posto di lavoro in zona Cinecittà. Abitava nella stesso quartiere in cui lavorava, alle spalle del palazzo che ospita l’American Express.

Interrogatorio in corso L’uomo, di 32 anni, è già stato sottoposto alla comparazione del dna che è risultato compatibile con i tre casi in cui la violenza sessuale risulta compiuta dalla stessa persona. Gli investigatori hanno eseguito una perquisizione domiciliare e hanno trovato nella sua casa un coltellino che potrebbe essere usato per minacciare le vittime oltre a materiale pornografico. Il fermato ha un precedente per un fatto analogo che risale a 12 anni fa e proprio dall’audizione di persone che in passato hanno subito violenze, fatte con le stesse modalità, gli investigatori sono risaliti a lui.

Decisiva l'auto Gli uomini della mobile diretta da Vittorio Rizzi sono arrivati al presunto stupratore tramite una vecchia auto usata in precedenti episodi di violenza sessuale. L’uomo, infatti, sarebbe responsabile non solo dei tre stupri di Tor Carbone ad aprile, di una giornalista alla Bufalotta a giugno e di una studentessa a Tor Carbone tra il 2 e 3 luglio, ma anche di altre violenze: gli agenti stanno indagando su altri 15 episodi di violenze avvenuti a Roma negli ultimi mesi, tra stupri e tentativi di stupri. L’uomo, che abita a Cinecittà, è un contabile laureando in legge di 32 anni. Lui nega ogni responsabiità, ma ad incastrarlo per almeno gli ultimi tre episodi di violenza, ci sarebbe il dna.

Fidanzato "Si chiama Luca Bianchini, è del 19762 il presunto stupratore seriale fermato. A dirlo è il capo della squadra mobile Vittorio Rizzi in conferenza stampa. "Il fermato aveva una normale vita sentimentale e affettiva - prosegue -. È fidanzato. A casa sua sono state trovate alcune videocassette dai titoli 'Ti stuprerò', 'Stupri dal vero', dove ci sono soggetti sono che stuprano le donne. Scaricava da internet tutto quello che riguardava la storia dei seriali".

Genitori a Tor Carbone Il 32enne accusato di stupro abitava in zona Tor Carbone con i genitori quando viveva con loro. Potrebbe essere questo il collegamento che l’avrebbe spinto a colpire quel quadrante della città, compiendo lì le violenze sessuali. Secondo gli investigatori della squadra mobile a oggi non ci sarebbe una prova di vittima predesignata, ma l’uomo avrebbe scelto il territorio. La mobile sta ora indagando quali collegamenti ci fossero invece con il quartiere Bufalotta dove l’uomo avrebbe violentato circa un mese fa una giornalista 35enne.

Alemanno: "Eccezionale risultato" L’arresto dello stupratore seriale è un eccezionale risultato della Questura di Roma. Dobbiamo essere veramente grati al Questore Caruso e ai suoi uomini per avere risolto in tempi rapidi una inchiesta difficile che getta una luce nuova su tanti episodi di violenza sessuale nella nostra città". Lo afferma, in una nota, il sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Telefono spia nell'auto della ex? Per la Cassazione non è reato

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di Redazione


Milano - L'italiano è caliente e geloso. Ma ora può dormire sonno tranquilli. Via libera alle "cimici" per origliare le conversazioni della propria amata. Solo in auto, però. Nascondere un "telefono spia" nela vettura della ex fidanzata per scoprire i suoi segreti non è un reato.




L'auto non è un luogo privato La vettura infatti, ricorda la Cassazione, non può essere considerato un "luogo di privata dimora" e se lo "spionaggio" si avvale di una semplice trasmittente non c'è legge che lo vieti. In pratica all'orecchio indiscreto basta nascondere nella vettura un telefonino a risposta automatica e senza suoneria che, attivato a distanza, consente di ascoltare ciò che viene detto all'interno dell'auto.




Il ricorso del tribunale
La Cassazione ha perciò respinto senza mezzi termini il ricorso della procura di Potenza che aveva invece richiesto l'arresto per due spie dilettanti che avevano installato un telefono-trasmittente nell'auto della ex amante di uno dei due in seguito alla decisione della donna di interrompere la relazione. Già il gip del tribunale lucano aveva detto no alla richiesta di arresto spiegando che non potevano essere contestati i reati di illecita interferenza nella vita privata e installazione di apparecchiature per intercettazioni abusive. Ma il pm non si è arreso e dopo un appello al riesame, pure rigettato, si è rivolto alla Suprema Corte.




La Cassazione respinge I giudici della quinta sezione penale, con la sentenza 28251, hanno ribadito anzitutto che l'auto non può essere considerata "luogo di privata dimora" e dunque non è possibile ipotizzare il reato di illecita interferenza nella vita privata che, precisa la Cassazione, "tutela la riservatezza delle persone in relazione all'ambiente". In pratica, se le conversazioni fossero avvenute in una casa o in ufficio "l'interferenza" sarebbe stata illecita. Ma in un'auto "sulla pubblica via" no, non c'è alcuna protezione giuridica. A patto che l'ascolto avvenga con una semplice trasmittente, come un telefono-spia, e non invece attraverso apparecchiature che "si inseriscono nella trasmissione dei dati". Insomma, se contro le intercettazioni abusive interviene la legge, dagli ascoltatori indiscreti bisogna difendersi da soli. Anche i muri hanno le orecchie.

Di Pietro compra pagina sull'HT: attacca l'Italia

di Filippo Facci


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Roma - Prologo. Il senatore Antonio Di Pietro ha acquistato un'intera pagina dell'International Herald Tribune per rivolgere un «appello alla comunità internazionale» perché «In Italia la democrazia è a rischio»: giustamente, nella pagina, c'era una sua foto. Siamo in grado di fornire una rapida traduzione dall'inglese al dipietrese all'italiano.


«In Italia il governo Berlusconi ha proposto e fatto approvare la legge detta "Lodo Alfano"... Il Lodo Alfano rende improcessabili quattro cariche dello Stato italiano; il Premier, il Presidente della Repubblica, i presidenti di Camera e Senato».


Traduzione. In Italia è stata fatta una legge sulla falsariga di altre presenti per esempio in Francia, Portogallo e Grecia: ma non rende «improcessabile» nessuno, sto straparlando. La legge sospende i dibattimenti che dovessero riguardare le succitate cariche solo nel periodo del loro mandato: poi riprenderanno da dove erano rimasti anche perché la prescrizione viene congelata. Ho scritto un appello lungo un chilometro ma queste cose basilari non ve le ho spiegate perché sono disonesto anche in inglese. La legge comunque risale a più di un anno fa.


«Il Lodo Alfano è stato voluto da Silvio Berlusconi per non essere processato per corruzione di un testimone... Il 17 febbraio 2009 l'avvocato David Mills, corrotto da Berlusconi, è stato riconosciuto colpevole... Senza il Lodo Alfano, Berlusconi potrebbe quindi essere condannato come corruttore».


Traduzione. Berlusconi ha voluto il Lodo Alfano per governare almeno una volta senza l'assillo di quelle procure che da 15 anni lo indagano e processano praticamente per ogni cosa. Per il resto, amici, ho scritto tre castronerie che voi paesi di common law avrete già notato: che non è stato ancora processato per corruzione, per esempio, e subito dopo che è un corruttore. Quel Mills è stato condannato in primo grado, sì, ma è perché il Tribunale non ha voluto aspettare che lui e Berlusconi fossero processati insieme come pareva logico a tutti. No, il fatto che Mills sia già stato condannato non rende automatico niente, anche perché il collegio che giudicherà Berlusconi sarà un altro. Infine: un Berlusconi senza Lodo Alfano potrebbe essere condannato come corruttore, ma anche senza, basta attendere la fine del mandato. Vi dirò di più: alla fine del mandato potrebbero persino assolverlo. Vi dirò di più ancora: io parlo parlo, ma l'Europarlamento di Bruxelles, il 22 aprile scorso, mi ha protetto con l'immunità parlamentare come avevo espressamente richiesto nel gennaio 2007. Una sciocchezza: mi avrebbero condannato al cento per cento per una diffamazione, avevo scritto per ben due volte che per un giudice, in realtà assolto, erano stati chiesti dieci anni di galera.


«Il Lodo Alfano è anticostituzionale... Il 6 ottobre 2009 la Corte Costituzionale deve pronunciarsi».


Traduzione. Stessa cosa, amici: sono dissociato. Prima dico che il Lodo è anticostituzionale, poi dico che la Corte Costituzionale non ha ancora deciso. Sono fatto così. Tra l'altro la Corte, che noi chiamiamo anche Consulta, in passato ha già bocciato una volta un Lodo analogo che poi è stato corretto e approvato dal Presidente della Repubblica, non so se l'avete presente: è quel pericoloso individuo che avete lasciato assieme a Obama per un'ora intera.



«Berlusconi e il ministro Alfano sono stati invitati a cena da un giudice della Corte costituzionale... i partecipanti hanno confermato la loro presenza. Non è ammissibile che due giudici e il possibile beneficiario delle loro decisioni si vedano in privato e di nascosto in prossimità del giudizio su una legge da cui dipende il futuro dello stesso Berlusconi».


Traduzione. Si sono visti a cena, sì, ma non di nascosto, sennò non l'avrebbero confermato. Si chiama vita privata. Nessuna legge la vieta. Ma io penso che se uno conosce un giudice costituzionale non debba vederlo mai più sinché campa, visto che per Berlusconi di ricorsi alla Consulta ce n'è uno ogni venti minuti. Capite, amici? Sarebbe come se nei vostri paesi un magistrato giudicante andasse a cena con un magistrato inquirente: una cosa impensabile. Voi del resto non avete la separazione delle carriere: non le hanno proprio mai unite. Comunque questa cosa l'ho raccontata perché così potremo dire che la decisione della Consulta sarà illecita in ogni caso: e già un altro allarme antidemocratico.


«Faccio appello alla comunità internazionale affinché diffonda informazioni ed eserciti pressioni per ripristinare i principi di libertà democratica».


Traduzione. D'estate mi annoio terribilmente. In ogni caso questo appello è pagato col finanziamento pubblico, che mi frega.



L’attacco all’Italia? Questi inglesi sono ancora razzisti

di Giordano Bruno Guerri


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L'autore della vignetta su Berlusconi pubblicata dal Times on line, e il suo direttore, intendevano senza dubbio ironizzare sulle propensioni erotiche del nostro capo del governo, su quanto lo rallegri circondarsi di belle donne ecc. Fa parte del gioco, di una satira più che lecita: neanche da noi sono mai mancate vignette sui cappellini bizzarri della regina Elisabetta II, i suoi cani, i rapporti matronali con il figlio Charles e - prima ancora - con la nuora Diana. Il grave della vignetta dunque non sta in quel reggiseno messo a comporre l'8 del G8, che trovo persino spiritoso (e che forse non dispiace neppure all'interessato).

Il grave sta piuttosto in una forma di razzismo che è intollerabile se inconscio: inaccettabile se voluto, conscio. Guardatelo, il Berlusconi del Times: grasso e panzone fuor di misura e di realtà, a rappresentare lo stereotipo incarnato da Marlon Brando nel Padrino. E la faccia? Fronte bassa, occhi ravvicinati e un sorriso che non è quello del joker, ma quello del nero - anzi, del "negro" - con tanto di labbrone. Qui non siamo più all'ironia - discutibile ma non offensiva - su Obama "abbronzato". Qui si vuole indicare una caratteristica genetica, ovvero razziale, che probabilmente non riguarda soltanto Berlusconi, ma tutto il popolo italiano: una razza bianca, sì, ma non davvero del tutto.

Quello sugli italiani non del tutto bianchi (e sempre mafiosi) è un pregiudizio antico degli anglosassoni, partito proprio dagli inglesi e subito approdato negli Stati Uniti, con l'arrivo di massicce ondate di nostri emigranti fra fine Ottocento e inizio Novecento. Accolti inizialmente come "bianchi", gli italiani dovettero attendere a lungo prima di essere trattati davvero come tali. 

Nel 1922, in Alabama, un uomo di colore - accusato di miscegenation (mescolanza di razze) per avere avuto rapporti sessuali con una bianca - venne assolto in quanto la donna "non era bianca, era italiana". Uno dei protagonisti di Bubbitt, romanzo di Sinclair Lewis pubblicato sempre nel 1922, sostiene che i dago «devono imparare che questo è il paese dell'uomo bianco e che non sono desiderati qui». 

"Dago" e "Guinea" erano le definizioni di "italiano" che più accostavano i nostri emigrati ai neri. Bollati in tale modo, dopo i casi di linciaggio avvenuti fra fine Ottocento e inizio Novecento, gli italiani subirono spesso una discriminazione ufficiosa ma non per questo meno infamante: come il rifiuto di nativi americani, e di emigrati anglosassoni, di viaggiare sullo stesso tram e di vivere in case accanto alle loro; oppure l'esclusione di bimbi italiani da scuole e cinema, mentre i loro genitori venivano esclusi da certi sindacati e associazioni. Venivano segregati persino in alcune chiese.

Libri, riviste, giornali popolari e cinema favorirono la segregazione presentando spesso gli italiani come "razzialmente sospetti", e gli stessi rappresentanti del governo catalogavano i nostri emigranti come "bianchi scuri" di "razza" italiana. Negli anni Trenta, in America, vennero estesi i diritti civili a tutti i "caucasici", gruppo razziale che comprendeva anche i mediterranei, suddiviso però in "White Caucasian" (caucasica bianca: anglosassoni, germanici e scandinavi) e "Caucasian". La suddivisione in "white caucasian" e "caucasian" è ancora in vigore nei metodi statistici usati dalle istituzioni di molti Stati americani, e le presunte razze non caucasiche furono escluse dai diritti civili fino agli anni Sessanta.

Se negli Stati Uniti questi pregiudizi sono stati ormai superati, anche grazie all'assidua frequentazione con gli italo-americani e con i loro discendenti, non è così nella Gran Bretagna dell'Unione Europea, specialmente quando si tratta di avversari politici. E infatti la vignetta pubblicata dal Times on line ricorda terribilmente quelle contro gli italiani pubblicate nei fogliacci reazionari degli Usa nei primi del novecento.