venerdì 7 agosto 2009

Puglia la sinistra si assolve

La sinistra minimizza le vicende pugliesi. Per Vendola c'è un teorema giudiziario. Il governatore: "Azzardi dal pm, c'è stata un'inutile spettacolarizzazione".




I magistrati devono fare il loro lavoro. Sempre e comunque. A patto che si tratti di Silvio Berlusconi. Non si sa ancora se le «scosse» che stanno facendo tremare la Puglia finiranno con una serie esemplare di condanne, ma una cosa è certa: i big del centrosinistra si sono già autoassolti. Succede sempre quando a finire nel mirino dei magistrati non sono il premier o il centrodestra. Se i procedimenti interessano il Cavaliere, infatti, la colpevolezza è quasi «scontata». Al contrario, ogni volta che un po’ di fango sporca i vestiti immacolati della sinistra, la situazione diventa immediatamente meno lineare. E, puntuali, arrivano i «distinguo», i «però», i «ma». Così, ieri, sulle pagine dell’ "Unità" Nichi Vendola ci ha spiegato che l’inchiesta sulla sanità pugliese altro non è che un «teorema giudiziario».

Io penso - ha detto - che la magistratura debba fare il proprio lavoro, ma penso anche che il pm abbia compiuto degli azzardi nelle modalità di procedere. C'è stata un'inutile spettacolarizzazione». Insomma, poco importa che il vicepresidente della sua giunta Sandro Frisullo abbia dovuto lasciare la poltrona per via dei suoi rapporti con Giampaolo Tarantini l'imprenditore che portò la escort Patrizia D'Addario a Palazzo Grazioli. Poco importa anche che Alberto Tedesco, per quattro anni assessore regionale alla Sanità, venga ora indicato dal pm Desiré Digeronimo come un uomo al vertice di «un'organizzazione criminale, radicatasi all'interno della pubblica amministrazione». Per Vendola si tratta semplicemente di un «teorema giudiziario».

Ma Nichi è in un buona compagnia. Per il sindaco di Bari Michele Emiliano, ex magistrato prestato alla politica, «un'indagine in materia di sanità è un'indagine particolarmente complessa che necessita di esperienza e di preparazione specifica, tanto che per tale ragione è ordinariamente di competenza del pool specializzato in reati contro la Pubblica amministrazione istituito presso la procura di Bari». Ergo, anche se l'esponente del Pd non lo dice in maniera brutale per evitare polemiche, i magistrati della Direzione distrettuale antimafia farebbero bene a occuparsi di altro. E se il vicecapogruppo al Senato del Partito Democratico Nicola Latorre assicura che «in Puglia non esiste nessuna questione morale», Massimo D'Alema non è da meno: «Il Pd non ha né connessioni con la criminalità, né ha costruito i suoi bilanci con le tangenti».

Tutto sotto controllo, quindi. Anche se l'inchiesta continua ad allargarsi a macchia d'olio loro, a differenza di Berlusconi, sono dei «santi». In fondo perché stupirsi. L'Italia dei Valori, partito che ha fatto della legalità la propria bandiera, non si comportò molto diversamente quando, a finire nel calderone, furono i suoi uomini. La vicenda era quella degli appalti affidati alla «Global service» di Alfredo Romeo. Nel procedimento si scoprì che Americo Porfidia, deputato campano dell'Idv, era coinvolto in un'inchiesta sulla criminalità organizzata. Grande scandalo, polemiche a non finire, ma per ora il buon Americo se l'è cavata con un autosospensione dal partito.

E si è tenuto stretto lo scranno a Montecitorio lasciando praticamente cadere nel vuoto l'appello di Franco Barbato, altro parlamentare dipietrista, che in quegli stessi giorni attaccava: «O facciamo pulizia o me ne vado perché qui spuntano camorristi, strane facce e corriamo il rischio di diventare il partito taxi su cui salgono quelli che vogliono rubare, arraffare, farsi i fatti propri». Nemo profeta in Patria. Che dire poi del figlio di Tonino, Cristiano Di Pietro? All'inizio fecero scalpore alcune sue telefonate intercettate nell'ambito delle indagini. Ma il padre assicurò: «L'inchiesta non riguarda mio figlio, ma vicende molto più grandi». Poi si scoprì che Cristiano era indagato e allora ci si affrettò a spiegare che si trattava di un atto dovuto.

Nel frattempo anche lui ha lasciato l'Idv (ma non il consiglio provinciale di Campobasso). E comunque lo ha fatto con una lettera in cui, immancabilmente, ha spiegato la giusta versione dei fatti: «La mia unica colpa è quella di essere "figlio di mio padre". Per colpire lui stanno colpendo me, mia moglie ed i miei tre figli, dimenticando che anche noi abbiamo la nostra dignità ed abbiamo il diritto di esistere».

Chissà perché, quando in prima pagina finiscono mogli e figli di esponenti del centrodestra che poi, magari, vengono prosciolti da ogni accusa, va tutto bene. Così vengono in mente le parole che D'Alema pronunciò nell'Aula della Camera nel luglio del 2008. Si discuteva l'approvazione del cosiddetto Lodo Alfano e il lìder Maximo si rivolse al premier: «Rinunci a questa leggina ed affronti il giudizio per accuse che ha sempre respinto. Lo faccia a testa alta». Appunto.


Berlusconi: "Il Tg3 mi attacca" Garimberti: "La Rai non è contro nessuno"

Il premier durante la conferenza stampo sull'operato del governo: "Non possiamo più sopportare che la Rai con i soldi di tutti attacchi il governo". Il presidente del Cda: "Le notizie non hanno colore"


Nella conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi polemizza duramente col Tg3. Rispondendo a una domanda di una giornalista della terza rete, il capo del governo sottolinea che nell'edizione di ieri il suo telegiornale aveva "quattro titoli tutti negativi". E aggiunge: "È una cosa che non dobbiamo più sopportare, non possiamo più sopportare che la Rai sia l'unica televisione pubblica al mondo che con i soldi di tutti attacchi il governo".

Per Berlusconi "c'è una sinistra che attacca e una maggioranza democratica che non attacca la sinistra. La Rai faccia veramente il servizio pubblico e non attacchi nè governo nè l'opposizione". Più lieve è stato il tono usato da Berlusconi all'inizio della conferenza stampa: il Cavaliere ha esordito chiedendo scherzosamente: "State bene? Che aria si respira in Rai con i direttori che ho fatto io?".

Da piazza Mazzini Paolo Garimberti fa sapere che "l'informazione del Servizio Pubblico non è - e non deve mai essere - nè pro nè contro alcuno ma ha l'obbligo di raccontare i fatti. Le notizie non hanno colore nè odore e vanno date tutte, sempre, ma tenendole accuratamente separate dalle opinioni". Così il presidente del Cda Rai, che aggiunge: "Questo è il dovere del giornalismo, che sia Servizio Pubblico o privato ed è il suo patto fondante con i lettori e gli ascoltatori, tanto più se pagano il canone. Tutto il resto è speculazione politica che, come Presidente della Rai, non mi interessa e non mi tocca". 


Dura la reazione dell'opposizione: "Questa volta nel nuovo editto bulgaro di Berlusconi è finito un intero telegiornale della Rai". Il coordinatore della mozione Bersani del Pd, Gianni Pittella.



Sventa rapina. La banca lo licenzia

di Gabriele Villa

Glielo avessero detto prima. Ma sì, quella sana teoria che andava in giro a spiattellare George Bernard Shaw, ovvero che «il coraggio, a volte, può avere delle controindicazioni».
Glielo avessero almeno sussurrato all'orecchio i suoi colleghi di sportello. E invece. Invece Jim Nicholson, trent'anni, cassiere alla Key Bank, di Seattle ha voluto fare di testa sua, naturalmente pensando di far bene. Ha agito d'istinto e ha reagito, per dirla con le sue parole che, pronunciate dopo ciò che ha fatto, suonano come una surreale excusatio non petita.

Del resto la vicenda, l'intera vicenda, che lo vede protagonista è decisamente surreale. Dall'inizio alla fine. Perché Jim, del tutto simile al big Jim della Barbie, fisico atletico e sportivone, ha reagito mettendo in fuga il ladro incappucciato che voleva farsi riempire una capiente borsa di dollari. E per tutta riconoscenza ha perso il posto. Non ci credete, vero? Eppure è andata esattamente così. Vediamo di riportare il calendario indietro fino a martedì mattina della scorsa settimana, quando un uomo, infagottato in un giaccone scuro con il cappuccio calato davanti agli occhi, entra con passo svelto nella filiale della Key Bank in Queen Anne Lower Street. E, piazzando una borsa davanti alla cassa, dove sta lavorando Nicholson, recita la più classica della frase minacciose: «Questa è una rapina, ho un'arma con me, quindi non fare scherzi e riempila la borsa di dollari, e alla svelta».

Ma Jim, anzi superJim, il «nuovo eroe di Seattle», come lo hanno definito le tv americane, o meglio ancora «l'uomo con cui nessuno vorrebbe avere a che fare», non si lascia intimorire, fissa negli occhi il suo malintenzionato interlocutore e replica serafico: «Avanti, forza, mostrami la pistola se davvero ce l'hai». L'aspirante rapinatore balbetta qualcosa che è sufficiente a tradire la sua insicurezza. Nicholson capisce che il bandito sta bluffando, abbandona di scatto la sua poltrona e cerca di neutralizzarlo. L'uomo si precipita fuori e si mette a correre come un disperato ma la sua è soltanto una breve fuga perché, giusto a due isolati di distanza dalla banca, «Big Jim» gli arriva come un fulmine alle spalle, lo blocca e lo mette a terra in attesa dell'arrivo della polizia. Niente male, no? Già, niente male. Ma, dove eravamo rimasti?

A martedì della settimana scorsa, appunto. Il tempo di capire bene come sono andate le cose, di ricostruire il tentativo di rapina, la reazione di Jim e la rocambolesca cattura del bandito, di rivedere i filmati delle telecamere di sicurezza e giovedì, quindi due giorni dopo, la direzione della Key Bank si esprime ufficialmente. Ma non con una gratifica per l'impiegato Nicholson e nemmeno con una promozione, un attestato di benemerenza o una scatola di Oreo, ma con una nota di biasimo. Che accompagna una lettera di licenziamento. «Per violazione della policy della Key Bank».

In buona sostanza, spiega ai perplessi giornalisti americani, la portavoce Anne Foster «per la Key Bank la sicurezza dei propri dipendenti e dei propri clienti viene prima di ogni altra cosa. Agendo come ha agito l'impiegato Jim Nicholson ha quindi, di fatto messo a repentaglio la vita di chi gli stava intorno e ha sbagliato. Perché il denaro è assicurato e si può rimpiazzare. Ma le vite umane non si possono rimpiazzare». Uno statement che non ha lasciato a Jim Nicholson molto margine di manovra visto che ha dovuto prendere le sue cose dal cassetto della scrivania e lasciare la Key Bank. Inseguito dai cronisti, Big Jim si limita a confermare la sua versione dei fatti. E ad ammettere: «Ho agito seguendo l'istinto.

Non credo di aver commesso un reato ma posso interpretare il gesto della Key Bank nei miei riguardi come un provvedimento certamente drastico preso soltanto a titolo di esempio. Perché a nessun altro cassiere venga in mente di imitarmi». Intanto nei filmati messi in rete da Youtube sfilano i testimoni di quel martedì alla Key Bank e la gente di Seattle, per la quale Jim è diventato un super eroe. Solo una sua ex collega, Carmen Dunnington lo biasima: «Jim ha fatto un errore, un grave errore, io che ho lavorato alla cassa, non avrei esitato a riempire quella borsa di dollari». Ecco le famose «controindicazioni» del coraggio.


Domani il giro di vite su strade e sicurezza: come cambierà la vita

di Redazione
 

Roma - La sicurezza pubblica è anche sicurezza nella circolazione stradale. E' in base a questo proposito del governo che, a partire da sabato possimo, entreranno in vigore le nuove norme del Codice della strada introdotte con la legge n. 84 del 15 luglio 2009. Ecco le principali novità introdotte dalla riforma:

OCCUPAZIONI ABUSIVE DI STRADE Modifica articolo 20 codice della strada: è stato assegnato al sindaco (per le strade urbane) e al prefetto (per le strade extraurbane e in ogni caso di problemi di sicurezza pubblica), il nuovo potere di ordinare l’immediato sgombero di occupazioni abusive di strade con spese a carico del trasgressore. Se l’occupazione è a fini commerciali viene ordinata la chiusura dell’esercizio commerciale o di somministrazione alimenti e bevande fino allo sgombero delle occupazioni abusive e al pagamento delle spese eventuali e comunque per almeno cinque giorni. Il verbale di violazione andrà trasmesso anche alla Guardia di Finanza per gli accertamenti di competenza.

PULIZIA E DECORO DELLE STRADE Le stesse regole dall’8 agosto varranno per la pulizia e il decoro delle aree pubbliche antistanti gli esercizi. Nuovo articolo 34 bis codice della strada: chi sporca la strada gettando rifiuti o oggetti dai veicoli è punito con sanzione da 500 a mille euro. La nuova regola si aggiunge a quella già esistente (articolo 15) che sanziona chi sporca strade.

PATENTE SCADUTA Modifica articolo 116 codice della strada: prorogata al 30 settembre 2009 la validità per circolare con patente scaduta se in possesso di certificato del medico generico per la conferma di validità della patente. Dall’1 ottobre 2009 sarà invece necessario procurarsi un certificato di un medico legale, del distretto sanitario, delle Ferrovie dello Stato o militare.

GUIDA IN STATO DI EBREZZA Modifica articolo 186 codice della strada: quando una persona guida un veicolo di cui non è proprietario, con un contenuto di alcol nel sangue superiore a 1,5 grammi/litro, commettendo il reato aggravato di guida in stato di ebbrezza, la durata della sospensione della patente è raddoppiata. L’ammenda (da 1.500 a 6mila euro) - comminata per il reato - è aumentata da un terzo alla metà se il fatto è commesso dopo le ore 22 e prima delle 7. Modifica articolo 187 codice della strada: quando una persona guida un veicolo non di sua proprietà in stato di alterazione dovuto a consumo di sostanze stupefacenti, la durata della sospensione della patente è raddoppiata. L’ammenda (da 1.500 a 6mila euro) comminata per il reato è aumentata da un terzo alla metà se il fatto è commesso dopo le ore 22 e prima delle ore 7.

GUIDA SENZA ASSICURAZIONE Modifica articolo 193 codice della strada: in caso di guida di veicolo senza assicurazione obbligatoria, o se i documenti assicurativi risultano falsi o contraffatti, il veicolo, se è intestato al conducente, è confiscato. In questi casi la patente di chi guida è sospesa per un anno.

INASPRIMENTO DELLE PENE Modifica articolo 195 codice della strada: per una serie di violazioni qui di seguito indicate, le sanzioni pecuniarie vengono aumentate di un terzo se commesse dopo le ore 22 e prima delle 7: velocità pericolosa, velocità eccessiva, precedenza, violazione della segnaletica, distanza di sicurezza, cambio direzione o corsia e altre manovre, comportamenti vari in autostrada e strade extraurbane principali e tempi di guida degli autocarri).

SANZIONI E DECURTAZIONI PUNTI  Nuovo articolo 219 bis codice della strada: viene equiparata la procedura delle sanzioni accessorie (ritiro, sospensione e revoca) e dei punti-patente, valida finora solo per le patenti, anche al certificato di idoneità alla guida per i ciclomotori (il cosiddetto "patentino"). Inoltre viene inserita una norma per cui chi ha la patente e guida un veicolo per cui la stessa non è prevista (la bicicletta) e si commettono violazioni per cui sono previste sanzioni accessorie o decurtazione di punti, queste vengono applicate lo stesso.

Tg1, incidente hard in diretta

L'inviata, Emma D'Aquino, non si accorge di nulla

Durante la diretta dal G8 tre ragazzi mostrano i sederi



Roma – Capita anche questo al Tg1. Da qualche settimana il telegiornale della rete ammiraglia della Rai è nell’occhio del ciclone. Polemiche politiche, polemiche sui conduttori, polemiche sugli ascolti. E anche un certo malcontento da parte dei telespettatori. I quali, però, si sono divertiti molto nel vedere quanto successo qualche giorno fa durante l’edizione delle 13:30.

Perché in onda sono andati…. dei sederi. Ricostruiamo la dinamica. La linea, dallo studio centrale, passa a L’Aquila, dove ci sono Tiziana Ferrario e Susanna Petruni che introducono la giornata del summit. Le due giornaliste parlano dei no-global che stanno per iniziare la loro manifestazione. E la linea passa ad Emma D’Aquino, che sta seguendo la protesta fino a quel momento civile.

L’inviata racconta, si impegna spiegando cosa è previsto per il pomeriggio. Sembra serena nel constatare la tranquillità dei manifestanti. Ma non sa quello che accade alle sue spalle: tre ragazzi, viste le telecamere del Tg più istituzionale d’Italia, pensano bene di mettere in scena la ‘goliardata’. Si sbottonano i pantaloni, danno le spalle alle telecamere et voilà, ecco i tre sederi in onda.

Dalla regia si rendono conto di quello che stanno riprendendo, cercano di stringere l’inquadratura sul primo piano della sempre precisa D’Aquino. Ma niente, gli intrusi rientrano sempre nel campo di ripresa. E allora stacco sulla Petruni, che però si sta preparando per la nuova diretta aggiustando il ciuffo ribelle dei capelli. E tra l'altro, dietro di lei, c'è anche un tecnico che le sta sistemando il microfono.

Il video è tra quelli più visualizzati su Youtube, i commenti manifestano l’ilarità generale causata dal curioso ‘incidente’. Per il Tg1, insomma, proseguono gli ‘inconvenienti’. Minzolini avrebbe bisogno di un po’ più di… ‘sederi’.

Domenico D'Alessandro