mercoledì 12 agosto 2009

L'ho picchiata perché lo dice il Corano" Ma la Cassazione conferma la condanna

Confermati i dieci mesi nei confronti di un musulmano, residente a Forlì, che malmenava la moglie, giustificandosi col suo credo religioso. "La fede islamica non autorizza il maltrattamento", sottolinea la Corte


Forlì, 12 agosto 2009


Maltrattava la moglie sostenendo che "lo prescrive il Corano". Ma i mariti di fede musulmana non sono autorizzati dal loro credo religioso a picchiare o maltrattare le proprie mogli. Semmai, è vero il contrario: i loro stessi precetti religiosi indicano che non si può usare violenza verso le donne.

Lo ha sottolineato la Corte di Cassazione, con una sentenza, la numero 32.824, con cui ha respinto la tesi di un marito musulmano, residente a Forlì.

Con il pronunciamento della Suprema Corte è stata confermata la condanna a dieci mesi di reclusione per l'uomo, accusato di 'maltrattamenti' (lesioni e minacce) nei confronti della moglie.

Nella sentenza della Cassazione si osserva che ''la fede islamica, ove pure non sancisca la parità dei sessi nel rapporto coniugale, tuttavia non autorizza i maltrattamenti da parte del marito e, anzi, pone a fondamento della sua autorevolezza proprio il dovere di astenersene''.

In ogni caso le ''convinzioni religiose'' dei mariti sono ''ininfluenti'' quando si tratta di giudicare i loro comportamenti.


Disneyworld: palpa il seno di "Minnie" due giorni di carcere per un 60enne

di Redazione



Orlando - Chissà come avrebbe reagito Topolino. Sicuramente l'agente che ha arrestato l'imprudente nonnino non era il commissario Basettoni. Condannato per aver palpato il seno e il fondoschiena di Minnie al Walt Disney World. È successo a John Moyer, nonno 60enne del Pennsylvania, che si trovava insieme alla famiglia in vacanza nel famoso parco divertimenti. Due giorni di carcere, 180 giorni di libertà vigilata e 50 ore di servizi utili alla comunità è stata la pena decisa dal tribunale della Florida.

Atteggiamenti equivoci
Alcune fotografie lo ritrarrebbero in atteggiamenti equivoci nei confronti dell’eterna fidanzata di Topolino, anche se l’avvocato difensore di Moyer ha cercato di dimostrare che l’uomo stava solo cercando di divertirsi e che non si trattava di avance sessuali, come del resto possono testimoniare le persone presenti che non hanno notato nulla di particolare, riferisce il Florida today.

Non si può palpare il sedere di Minnie
"Non si può andare in un ristorante e toccare il sedere di una cameriera, così come non si può andare a Disney World e palpare uno dei personaggi", ha ribattuto la difesa di Brittney Mc Goldrick, in arte Minnie. La donna, che non ha lanciato subito l’allarme, ha spiegato di non averlo fatto per paura di perdere il lavoro mostrandosi in pubblico fuori dal personaggio interpretato.


Spese folli per Renzi: una poltrona da 2.200 euro

di Andrea Indini



Firenze - Certo che in tempi di crisi si fa le pulci su tutto. Ma una sedia in pelle da 2.200 euro - che fa pensare più ai troni presidenziali in derma umano di fantozziana memoria che a comode reclinabili che evitano mal di schiena al sindaco - farebbe inarcare le sopracciglia anche in tempi di vacche grasse. Così, viste le spese folli della nuova giunta fiorentina, il gruppo del Pdl a Palazzo Vecchio ha presentato un'interrogazione per far luce sulle ultime uscite dall'erario comunale. Così, colto sul fatto, il neosindaco Matteo Renzi restituisce la "poltrona d'oro".

L'interrogazione del Pdl Non si parli di saldi, quelli sono passati già da un pezzo. Non si parli di rinnovamento architettonico, il capoluogo toscano ha ben altri problemi. La spesa di 2.200 euro per una nuova poltrona in pelle per il primo cittadino fiorentino scomoda la sonnolenta estate del Comune. Così, in un'interrogazione avanzata oggi, il consigliere comunale del Pdl, Giovanni Donzelli, mette il neosindaco, Matteo Renzi, con le spalle al muro per chiedergli "se non reputa che spendere due mesi di stipendio di un cittadino medio per una sedia sia un atteggiamento più tipico da vecchia casta da prima Repubblica piuttosto che di un giovane sindaco che rimarca continuamente la volontà di discontinuità e rinnovamento".

Lo scranno presidenziale Insomma, ben venga la sedia di rappresentanza, passi pure la poltrona che garantisca una seduta a prova di mal di schiena generato dalle fatice quotidiane, ma duemila-e-duecento euro sembrano a tutti un po' troppo. "Vorremmo proprio sapere - continua l'esponente del Pdl - se l’acquisto è stato ispirato dalla sindrome del megadirettore galattico di fantozziana memoria". Appunto. Il costo dell'oggetto del contendere, tuttavia, sembra esser stato nascosto al neosindaco che, saputolo, ha trasecolato e lo ha subito restituito. "Ho invitato gli uffici a restituire la sedia alla ditta che ce l’ha fornita, dal momento che ancora non è stata pagata", spiega il sindaco democratico assicurando, però, che era all'oscuro del "costo sproporzionato".


Brasile, presentatore "ordinava" omicidi per aumentare lo share

La Stampa


La polizia lo accusa di aver disposto l'omicidio di 5 narcotrafficanti, lui ribatte: «Ho lanciato io le inchieste sulla criminalità organizzata»
SAN PAOLO

Disposti a tutto per la popolarità? Sarebbe proprio questa la tesi della polizia brasiliana che ha accusato il presentatore televisivo Wallace Souza di aver ordinato una serie di omicidi per aumentare la propria popolarità sul piccolo schermo. L’uomo, che ricopre anche l’incarico di deputato ed è un ex agente di polizia, ha respinto ogni accusa, sostenendo che l’inchiesta sarebbe stata orchestrata dai suoi rivali per calunniarlo.

Le autorità brasiliane hanno inoltre accusato Souza di traffico di droga nello stato di Amazonas. «L’ordine di giustiziare qualcuno è sempre partito dal deputato e dal figlio, che poi avvertiva le troupe televisive perchè arrivassero sul posto prima della polizia», ha detto all’Associated Press il capo dell’intelligence di polizia locale, Thomaz Vasconcelos. L’uccisione di trafficanti di droga «sembra sia stata ordinata per liberarsi dei suoi rivali e aumentare l’audience del suo show televisivo», ha aggiunto Vasconcelos. L’uomo è sotto inchiesta per complicità in cinque omicidi.

«Io sono quello che ha lanciato inchieste parlamentari sulla criminalità organizzata, sul sistema carcerario, sui traffici di droga tra la polizia e sulla pedofilia», ha ribattuto Souza all’Ap. Il suo avvocato, Francisco Balieiro, ha sostenuto che non ci sarebbe «nessun elemento di prova per tali accuse». Tuttavia, Vasconcelos ha precisato che le accuse sono state mosse dopo aver raccolto la testimonianza di diversi ex dipendenti e addetti alla sicurezza di Souza.


Quindicenne finisce in coma etilico Gli amici troppo ubriachi per aiutarla

La ragazzina era in spiaggia con un gruppo di coetanei per una festa notturna quando si è sentita male. Nessuno degli altri giovani, però, si è reso conto di quello che stava accadendo

Lecce, 12 agosto 2009 - Una quindicenne napoletana è stata ricoverata in coma etilico dopo una festa trascorsa con gli amici sulla spiaggia di Torre Lapillo, nel leccese. La ragazzina - secondo quanto pubblicano alcuni quotidiani locali - si trovava con un gruppo di coetanei ma verso le 2 di notte, dopo aver bevuto qualche bicchiere di alcol di troppo, ha cominciato a sentirsi male.


Nessuno degli amici, però, è stato in grado di soccorrerla perché erano tutti talmente ubriachi da non rendersi conto della gravità della situazione. E’ stato un giovane che si trovava nella zona, a quanto pare un volontario delle associazioni che svolgono servizi di prevenzione sulle strade, a dare l’allarme e a far ricoverare la ragazza che ora sta bene.



Notizie su internet, editori studiano il pagamento

Angela Majoli



Le news on line a pagamento potrebbero essere introdotte presto anche in Italia. A pochi giorni dalla sfida lanciata dal magnate australiano Rupert Murdoch, che ha annunciato che entro un anno i suoi media faranno pagare l’informazione sul web, il presidente della Federazione italiana editori giornali, Carlo Malinconico, in un’intervista all’ANSA spiega che è già al lavoro un comitato per individuare le possibili formule, da sottoporre poi alla libera scelta di ogni editore. Parole chiave: flessibilità, prezzi ragionevoli e condizioni trasparenti da parte di motori di ricerca e provider.

«C’è la profonda convinzione, da parte degli editori - sottolinea Malinconico - della necessità di valorizzare con ogni mezzo il prodotto editoriale proprio nel momento in cui si accetta la sfida della convergenza multimediale. Occorre fare i conti con il luogo comune secondo cui l’informazione deve essere gratuita, dimenticando che per produrre i contenuti giornalistici i costi sono rilevanti. Senza risorse non c’è qualità. Ma dobbiamo evitare l’illusione che il passaggio sia semplice e indiscriminato».


Anche per questo la Fieg ha creato «un gruppo di lavoro, uno steering committee, presieduto da Piergaetano Marchetti - annuncia - che affronterà il tema della valorizzazione dei contenuti editoriali in relazione alle nuove tecnologie informatiche e di comunicazione».

Al comitato spetterà studiare le possibili formule - dai micropagamenti per singoli accessi a forme di abbonamento mensile o annuale - lasciando poi libertà di scelta agli imprenditori: «La strategia non può che essere del singolo editore a seconda della domanda. Semmai - sottolinea Malinconico - si è errato, in passato, a non dare sufficiente elasticità al mercato: tutto gratis allo stesso modo. Ora sarebbe illusorio passare all’estremo opposto».

Un aspetto essenziale della tutela del prodotto giornalistico, afferma il presidente della Fieg, «è la ‘tracciabilità» del contenuto editoriale, che nella rete è oggetto di un numero indefinito di riproduzioni libere cui si ricollegano ricavi pubblicitari che però non arrivano agli editori. Si calcola che il prodotto editoriale incrementa del 30% circa la navigazione su Internet: di questo incremento si avvantaggiano tutti, motori di ricerca, aggregatori di notizie, fornitori di servizi telefonici, provider di Internet, tutti meno gli editori. Questa è vera e propria ingiustizia, in senso economico oltre che giuridico ed etico, che richiede l’intervento del legislatore e delle autorità di regolazione».


l presidente della Fieg è convinto che, nonostante l’abitudine all’accesso gratuito al web, “ci siano fruitori di contenuti di qualità, specialistici o di elevata professionalità che sarebbero disposti a pagare i servizi di cui hanno bisogno”. Da una parte, così, ci sarebbero “margini per recuperare, sia pur in parte, una quota dei ricavi perduti con la contrazione degli investimenti pubblicitari«, dall’altra si potrebbe “incrementare la domanda di qualità e incentivare la creazione di prodotti editoriali ancora più raffinati”.

Centrale sarà una politica di prezzi abbordabili: “Il download - dice - potrebbe riguardare sia l’intero giornale che singoli pezzi o anche una loro sintesi. Occorre però creare le condizioni perché il prezzo per l’acquisto dei contenuti giornalistici on line sia ragionevole”.

In chiusura, Malinconico rinnova l’appello per nuove regole che correggano la “patologia” del sistema, proteggendo “chi produce novità e ricchezza a fronte di chi si nutre in modo parassitario. Internet è una grande risorsa, ma è ormai una rete di servizio pubblico. Come per tutte le reti di questa natura, l’accesso deve essere libero, ma a condizioni trasparenti e rispettose dei diritti. Non può essere regolato dal prendere o lasciare. A questi obiettivi stimoliamo la sensibilità del Parlamento e delle competenti autorità”.


L'intervista/ Di Pietro a Libero "In autunno sarà l'apocalisse"

libero-news.it/


Il deputato Antonio Di Pietro si trascina al solleone di Montenero, sudato e schiaffeggiato da lu garbino, il libeccio molisano. Parla masticando i dittonghi, è affaticato «...perchè, mannaggia, mi s’è ingolfato il trattore grande, e quello piccolo, da solo, non ce la fa». Di Pietro, è una metafora politica sul Pd senza il sostegno dell’Idv..
.
«Macchè metafora, ’sto trattore dà problemi sul serio. Però è vero per le nostre grandi mobilitazioni di settembre sulla libertà d’informazione e sul lavoro saranno generali. L’Idv con Maurizio Gipponi ex Fiom entra nelle fabbriche»

Allora quando Berlusconi dice “In autunno tenteranno di buttarmi giù...”
«Ha ragione. Sarà un autunno parecchio caldo. Avrà due problemi, il primo atterrà alla normale dialettica politica. Il secondo alla realtà fattuale. E qui la cosa non preoccuperà solo Berlusconi, ma anche me, lei, tutti gli italiani: i nodi verranno al pettine; e finirà la stagione degli annunci. Sarà il tempo del Pil in caduta libera, delle piccole e medie imprese ridotte alla fame, dei migliaia di posti di lavoro sull’orlo del baratro, dell’Italia davvero spaccata in due»

Ommadonna, lei, così, sta descrivendo l’apocalisse.
«Se non sarà l’apocalisse, ci si avvicinerà molto. E la situazione non si risolverà certo con le ronde, o le gabbie salariali che sono oggi un grosso errore di comunicazione, nel merito e nel metodo»

In che senso, scusi?
«“Gabbie salariali” vuol dire trovare il modo di penalizzare il sud che già non è messo bene. Io vivo tra il nord e il sud: ovvio che il costo delle vita giù è minore, ma lo è anche il tenore di vita. Ciò che non accetto è che quest’idea salti fuori con l’intenzione di spaccare il paese»

Trovi lei la soluzione, e non la lasci alla Lega, allora.
« La soluzione ai problemi economici del sud si ha solo su base negoziale: coi benefici fiscali, con gli incentivi, con la detassazione: insomma, non ci deve andare di mezzo l’operaio»

Quindi lei, teoricamente, sarebbe per il “Partito del sud”: Miccichè, Lombardo, 4 miliardi concessi oggi, 4 domani...?
«Nient’affatto. É indubitabile che un tale Partito del Sud, ha l’obbiettivo di spaccare l’Italia»

Indubitabile.
«Sono contrario a Lombardo, e a quelli che chiedono di avere i soldi che non vengono utilizzati allo scopo per il quale erano preposti. In sostanza: come cavolo verranno spesi ‘sti quattrini? É come il vestito nuovo che ti vuoi comprare a Natale: se non c’hai i soldi, non te lo compri. Capisce la metafora?»

Un po’ mi sfugge...
« Le faccio degli esempi. Il Ponte sullo stretto (badi: non sono sfavorevole a priori): ma mo’ arriveranno circa 10mila miliardi di euro; ma non era meglio spenderli per opere più urgenti ? In Puglia c’è l’emergenza idrica che non si risolve perché le condotte perdono il 40% dell’acqua, mancano due collegamenti importanti in Campania e non si fa niente. E poi c’è la Salerno-Reggio Calabria, e il nodo ferroviario di Palermo, e la sanità in Abruzzo? Rifare la Cassa del Mezzogiorno sarebbe rifare la Repubblica delle mazzette»

Sa che mi sembra di sentire parlare Umberto Bossi?
«Quando si arrabbia, la Lega prima pensi che i soldi della Sicilia li hanno spesi per ripianare il debito di Scapagnini a Catania e ora per riempire il buco nero che ha lasciato Cuffaro...»

Lei, mi perdoni, somiglia a Bossi anche sul tema Malpensa.
«Ma è solo questione di buonsenso. Depotenziare Malpensa, dopo 25 miliardi spesi, è un controsenso assoluto; e lo si fa proprio mentre si finiscono i lavori del corridoio 5 Torino-Lione che è orientato su Malpensa; e la Pedemontana lo stesso; e il collegamento dell’alta velocità idem con patate»

Quindi, da sudista, lei crede che per il sud non esista speranza di redenzione?
«L’Italia con il Giappone è il paese col più alto grado di corruzione, solo che in Giappone almeno lavorano. Per risanare il sud bisognerebbe risanare l’attuale classe politica. E lo si fa con tre semplici leggine che io vado predicando da tempo. Una. Divieto di partecipare a pubbliche aste per imprenditori colpevoli di reati contro la pubblica amministrazione compresi l’evasione fiscale e il falso in bilancio. Chiuda gli occhi e s’immagini un’Italia senza imprenditori che non hanno conti all’estero»

Non riesco ad immaginarmela.
«Appunto. E mica dico di Berlusconi: mi riferisco a Fiat, alla Marcegaglia e a tutti quelli che sculettano – è il termine giusto- sia a destra che a sinistra. Ora riapra gli occhi immagini che i condannati non sono candidabili (seconda legge). E che tutti gli amministratori pubblici che hanno processi in corso devono rinunciare ai loro incarichi in attesa del giudizio (terza)...»

Tutto questo vale anche per l’Idv, ovviamente? Di processati ne avete anche voi...
«Ebbè, certo. Quelli che, rinviati a giudizio, non si sospendono praticamente vengono buttati fuori dal partito; e chi ha la fedina sporca manco si candida. Lo ribadiremo al congresso dell’Idv a Vasto a settembre»

Berlusconi promette una riforma del processo penale.
«In un Paese normale vorrebbe dire l’abolizione del Lodo Alfano, il ripristino delle intercettazioni. Ma ne dubito»

Che le ha fatto Nichi Vendola? Lo state attaccando col kalashnikov.
«Vendola si è all’improvviso ammalato di berlusconite, noi siamo la cura, gli stiamo dando ossigeno. Lui non è manco indagato, ma si rende conto che sta nella nave che sta affondando, di cui è il comandante. E invece di ringraziare i soccorritori la magistratura, s’arrabbia»

Esattamente un anno fa noi scrivemmo che Beppe Grillo avrebbe fondato un partito, e si sarebbe alleato con lei in un movimento valutato al 10%. Lei ci disse che era una pirlata. E ora?
«Mo’ sono contento del suo Movimento di Liberazione Nazionale: ha fatto una scelta giusta, combattere dall’interno»

Quelli del Pd non sono contenti
«Pazienza. Alle Europee ho fatto l’8%, da allora sono trattato come un appestato. Chiusura totale. Che a centrodestra lo capisco pure; ma con gli alleati è paradossale. Se ci fa caso il Pd parla sempre di fare alleanze ora l’Udc, ora con la Poli Bortone. A noi manco ci nominano: eppure senza l’Idv non avrebbero un solo consigliere comunale»

Come vede il congresso del Pd?
«Io col Pd non sono in buoni o in cattivi rapporti: semplicemente non ho rapporti. E ahò- se si mettono in testa di ricandidare Bassolino o Loiero l’anno prossimo... Uomo avvisato…»

Il Giornale riguardo Luigi De Magistris intravede la possibilità che l’astro nascente dell’Italia dei Valori voglia, in fondo, far le scarpe al Fondatore, a lei…
«Si, vabbè, io e De Magistris ci siamo fatti una risata. Io e lui ci sentiamo dieci volte al giorno e siccome qualcuno vuole mettere zizzania abbiamo fatto un patto di sangue: crediamo solo a quello che ci diciamo»

Però perchè De Magistris non si è dimesso da magistrato?
«De Magistris non si dimette perché se lo fa l’inchiesta in corso su di lui del Csm decade senza un giudizio. E lui vuole uscirne a testa alta, senza macchia»

A settembre partirà il quotidiano Il Fatto di Padellaro e Travaglio. Già si dice che Di Pietro avrà un nuovo giornale a disposizione con cui spadroneggiare.
«Figuriamoci. Lei m’offende: sono tutto tranne che fesso....» .

Francesco Specchia

L'ultima sentenza politicamente corretta: scrutini vietati agli insegnati di religione

di Luca Doninelli


Loro credono che il passato non si ripeta solo perché hanno la memoria corta e perché il passato riverbera nella loro mente con le note generiche e orribili ma in fondo rassicuranti di un fumetto. È comodo immaginare Hitler, Stalin come altrettanti fantocci, emblemi di un Male che, grazie a dio (con la minuscola), è destinato a non mostrarsi mai più sulla faccia della terra.

E dimenticano così che anche allora le cose avvennero in modo molto più sfumato, e che per esempio in Germania alle carneficine si arrivò solo dopo diverso tempo, dopo un lungo iter svoltosi quasi completamente - a parte qualche ragazzata - nel segno e nel rispetto della legalità. Prima delle stragi, prima dei macelli vennero le discriminazioni, e prima delle discriminazioni vennero i distinguo, i cavilli, i «se», i «ma», i «però».
La storia insegna che l’orrore ha sempre inizio con le distinzioni e con le discriminazioni. La nostra società non trucida preti e missionari: non perché ami i preti e i missionari (anzi) ma perché è diventata schizzinosa di fronte al sangue, così come lo è di fronte al dolore e alla morte.

Oggi ci sentiamo al sicuro dalle antiche tragedie. Però se si tratta di escludere gli insegnanti di religione dalle commissioni d’esame in quanto «di parte» e di non considerare la frequenza alle lezioni di religione valide per ottenere crediti formativi, allora le discriminazioni scattano. Con la differenza che una coltre di nebbia cala sopra gli occhi (gli dèi confondono infatti quelli che vogliono perdere) e impedisce di guardare la tenebra che si avvicina.

Un credito, come tutti sanno, a scuola non si nega pressoché a nessuno. Il basket, la danza classica, la chitarra jazz, i corsi di cucito & filato, quelli di scrittura o di cucina creativa, quelli per sommozzatori, e scommetto anche quelli di yoga, perfino quello tantrico, possono ottenere crediti. Tutto, meno la religione cattolica. Allestire un presepe a scuola è offensivo nei confronti delle altre religioni, e questo anche quando alle altre religioni la cosa non reca il minimo disturbo. Il fatto è che chi decide se una cosa è offensiva o meno non sono i potenziali offesi, ma una mentalità che esisteva ben prima che quei potenziali offesi si facessero vivi sulla scena delle nostre città.

Posso ammettere che spesso gli insegnanti di religione insegnano tutto fuorché la religione, e che in molte occasioni i primi ad essere d’accordo con la sentenza del Tar sono proprio loro, che sciorinano i loro discorsi fatti un po’ di sociologia un po’ di psicologia un po’ di antropologia e un po’ di sentimento a buon mercato, discorsi così politicamente corretti, così attenti a non offendere nessuno, che alla fine non dicono assolutamente nulla. A chi capitano insegnanti così bisognerebbe raddoppiare il credito per la pazienza che hanno avuto nel sopportare tante chiacchiere.

Ma, a parte le amenità, è evidente che questa discriminazione ha radici profonde e non è necessario invocare la miseria dei tempi che corrono per spiegarla. Gli uomini hanno sempre cercato di difendersi dalla verità, e il relativismo è la forma che questa autodifesa ha assunto nella nostra società. Ma il relativismo è violento per natura, e per affermarsi deve sopprimere qualcuno: per l’esattezza chi contesta il relativismo. Il grande nemico del relativismo fu Gesù Cristo, e chi occupa una cattedra di religione, per quanto cerchi di annacquare il proprio messaggio, in qualche modo Lo rappresenta. È uno dei casi, nemmeno tanto rari, in cui a fare il monaco è proprio l’abito, che spesso dice molte più cose di quante ne dica il monaco.

È difficile, almeno per me, stabilire se le discriminazioni siano una causa oppure un effetto dello svuotamento della res publica. I due fenomeni vanno di pari passo. Se il mio avversario non è più disposto a morire affinché io possa esprimere le mie opinioni (ed esprimerle significa anche farle valere come crediti formativi, accanto al volley e ai corsi di pasticceria, altrimenti la libertà di opinione è una frottola), allora la democrazia è in pericolo, e la questione dei rapporti istituzionali (che so, quelli tra governo e parlamento) diventa una falsa questione, perché quello che si perde è la voglia di noi cittadini di mantenerla in vita - perché mantenere in vita la democrazia costa fatica.

Quando manca la voglia di mantenere in vita la cosa pubblica, subito nascono i distinguo, le difese del proprio orticello, le pubbliche accuse, le discriminazioni, il falso rispetto di tutti, e trionfano quelli che Leonardo Sciascia chiamava «i moralisti di nessuna morale». Dopodiché, almeno in passato, veniva il sangue.



E' morto Gazzaniga: il giornalismo è in lutto

di Redazione


Milano - È morto a Milano Gian Maria Gazzaniga, 82 anni, firma storica del giornalismo sportivo italiano. Ne danno notizia i siti internet ufficiali di Inter e Milan, esprimendo il cordoglio delle due società alla moglie Matilde e al resto della famiglia. Gazzaniga era nato a Codevilla (Pavia) il 6 giugno 1927.

Firma del Giornale Nella sua carriera ha lavorato per Tuttosport, Il Giorno, il Giornale e Libero, oltre a partecipare assiduamente alle trasmissioni tv più popolari, nazionali e locali. I funerali, secondo quanto si legge sul sito dell’Inter, si svolgeranno giovedì alle ore 10 nella chiesa della parrocchia di San Bernardo di Codevilla