sabato 15 agosto 2009

Inchiesta, la fabbrica delle Onlus "vampire"

di Emanuela Fontana


Roma «Richiesta di cancellazione Onlus». Ogni giorno i funzionari dell’Agenzia delle entrate della Sicilia scrivono questa frase almeno su una pratica. In un anno hanno raccolto 415 casi di sospette truffe al fisco da parte di associazioni di volontariato e le hanno girate all’Agenzia competente.
Onlus è l’acronimo di «organizzazione non lucrativa di utilità sociale». Per arrivare a una domanda di annullamento, significa che l’associazione segnalata ha scavalcato il confine tra lucro e non lucro, guadagno e non guadagno. È diventata società commerciale a tutti gli effetti: da eliminare quindi dal registro del volontariato. Questo dato è contenuto nell’ultimo dossier consegnato dall’Agenzia per le Onlus al governo: un documento datato 6 luglio in cui una trentina di pagine sono dedicate al lavoro di istruttoria sulle organizzazioni non profit che raggirano lo Stato.

L’Agenzia delle entrate ha inviato 1.027 segnalazioni di Onlus irregolari nel 2008: una media di tre al giorno. Le indagini sono partite da una sospetta evasione fiscale ma in alcuni casi hanno messo in luce fabbriche di soldi e di reati. Sono emerse Onlus-bed and breakfast, Onlus-ristoranti. E anche Onlus che speculano su questo marchio che è sinonimo di beneficenza per conquistare ignare donazioni: la squadra mobile di Venezia ha smantellato in tre città - Padova, Pesaro e Treviso - un’intera rete di finte associazioni non profit che vendevano spazi pubblicitari sotto il buon nome della ricerca contro i tumori.

È un campo d’indagine relativamente nuovo, perché le organizzazioni senza fini di lucro sono state istituite per legge soltanto dodici anni fa (con il decreto 460 del 1997). Ma è anche terreno fertile per una serie di reati che possono portare fino all’associazione per delinquere e che inizia ad essere tenuto sotto controllo da tutte le forze di polizia, e anche dalla Corte dei Conti. L’11 giugno proprio i giudici contabili della Puglia hanno condannato un sacerdote a pagare allo Stato oltre 133mila euro per rendiconti di spesa ritenuti falsi nella gestione del centro di accoglienza per immigrati Regina Pacis da parte dell’omonima Onlus, a Melendugno. Il direttore del centro avrebbe dichiarato numeri gonfiati di extracomunitari per ottenere più sovvenzioni pubbliche.

Acquisire lo stato di Onlus comporta una serie di agevolazioni fiscali: le organizzazioni non lucrative non devono pagare imposte dirette per le loro attività, non sono tenute a emettere scontrini, sono esentate dall’imposta di bollo e dalle tasse sulle concessioni governative. Possono partecipare alla corsa al 5 per mille, il contributo dei cittadini attraverso una piccola quota dell’Irpef. Una Onlus ha un ruolo sociale fondamentale, perché è una piccola cellula che fa beneficenza, formazione, assistenza sanitaria, e per questo viene sostenuta dallo Stato con numerosissimi canali di finanziamento. È aiutata dal fisco. Ma le più recenti verifiche stanno svelando una zona oscura del «terzo settore» che vive di sovvenzioni pubbliche sottratte a chi merita.

Le organizzazioni senza fini di lucro in Italia sono più di 200mila, e dunque la percentuale di quelle abusive si mantiene bassa. L’ultimo rapporto dell’Agenzia al governo indica però un aumento dei casi di Onlus sospette negli ultimi due anni. Le segnalazioni erano 838 nel 2007, duecento in meno rispetto al 2008. Dal 2004 le richieste di cancellazione sono state più di 6mila. Circa la metà delle domande sono arrivate quindi lo scorso anno dall’Agenzia delle entrate della Sicilia. Seguono Lombardia (236 richieste di annullamento) e Campania (226). L’Agenzia per le Onlus si è occupata di 828 casi degli oltre mille da analizzare e per 768 ha deciso la necessaria cancellazione. Le situazioni più gravi sono state girate alla Guardia di Finanza. A marzo il comando delle Fiamme Gialle di La Spezia ha accertato che una falsa Onlus aveva evaso oltre un milione di euro e aveva impiegato 488 falsi volontari in nero. Quella non era un’associazione ma un’impresa, travestita da ente di volontariato grazie al nome fittizio.

Circa la metà delle Onlus segnalate all’Agenzia per la cancellazione, rileva il dossier, lavoravano nel settore dell’assistenza sociale e sociosanitaria: appartenevano a questa categoria 496 delle organizzazioni non lucrative accusate di non possedere i requisiti.

Io truffato dalla banca greca, soccorso dalla mia ragazza»

Prelievi senza ricevere soldi ma l’istituto ha ugualmente registrato le operazioni

Disavventura di un napoletano beffato dal bancomat



NAPOLI — Turista napoletano de­rubato in Grecia: da una banca! Non si tratta della solita notizia ferragosta­na da spiaggia, bensì di una disav­ventura capitata al sottoscritto du­rante le vacanze in Grecia. Giunto spensierato in terra greca, il 6 agosto il viaggio prevedeva una breve tappa alle Meteore, le famose rocce che si innalzano verso il cielo e che ospitano gli eremiti in cerca di solitudine spirituale presso i mona­­steri, per poi partire alla volta della penisola del Pilio, un vero eden anco­ra inesplorato dal turismo di massa. Ma proprio quello che doveva essere un paradiso è diventata una via cru­cis che rischia di compromettere la permanenza in Grecia. Nella giorna­ta dell’8 agosto, ad Argalasti, una pic­cola cittadina in provincia di Volos, mi recavo presso uno sportello ban­comat della greca ProBank per ritira­re contanti dalla carta prepagata.

Dopo la richiesta il bancomat restitui­va la carta senza erogare nulla. Ripe­tevo la stessa operazione con lo stes­so esito, negativo. A quel punto l’uni­ca opzione era cambiare banca, in cerca di migliore fortuna e così fu: ad un altro sportello automatico l’opera­zione, per fortuna, andava a buon fi­ne. Passati quattro giorni e macinati al­tri 300 chilometri in automobile, giunto ad Atene ecco la cattiva sor­presa: convinto di avere liquidità sul conto personale, andavo presso una banca ateniese, scoprendo a malin­cuore che il saldo era terminato.

A quel punto, dopo svariate telefonate alla filiale del Banco di Napoli in Ita­lia e all’ufficio blocco carte di Milano per cercare di comprendere le moti­vazioni, scoprivo che la banca greca aveva addebitato le due richieste da me effettuate senza che io ricevessi l’importo richiesto, comprensive di commissioni, e di conseguenza azze­rando completamente la mia disponi­bilità.

 In cerca di spiegazioni ho inva­no chiesto nuovamente assistenza in Italia, alla filiale di Napoli e all’assi­stenza clienti, ma l’unico consiglio che mi hanno saputo dare è stato di chiedere spiegazioni alla banca greca oppure attendere 20 giorni, a partire dal giorno della transazione fanta­sma, per sapere se mi verrà restituito il denaro. Giunto alla filiale di Atene della Probank il vicedirettore, facen­do spallucce, esigeva, per la risoluzio­ne del problema, una richiesta uffi­ciale da parte della mia banca, con­cludendo con un laconico «spiacente per l'inconveniente ma dovrà atten­dere comunque 20 giorni per riavere il suo denaro, may be, forse».

Il dubbio a questo punto è lecito: trucchetto di contabilità o semplice errore? Dal Banco di Napoli fanno sapere che la Probank non è nuova a questo tipo di errore, che se effettuato ai danni di un conto corrente può anche pas­sare inosservato, mentre su una car­ta prepagata con disponibilità defini­ta è facilmente riscontrabile dal clien­te. Quel che resta di questa storia è una banca greca con una maggiore li­quidità nelle proprie casse per 20 giorni, che se proviamo a moltiplica­re per un altra decina di ipotetici casi isolati fanno una bel surplus di bilan­cio, si spera temporaneo; l’inutilità dell’assistenza dall’Italia ai propri clienti all’estero in difficoltà; e un tu­rista italiano in Grecia che ha subito un danno e non ha neanche la certez­za di recuperare i propri soldi. Oltre­tutto in netto ritardo rispetto alle ne­cessità. Chiusi la parentesi ateniese e il viaggio nel limbo degli istituti del (lo­ro) credito, riprenderò il cammino al­la volta del Peloponneso in cerca di nuovi paradisi inesplorati, lontano dagli inferi del sistema bancario in­ternazionale, il tutto grazie all’aiuto della mia fidanzata, che per il mo­mento mi sovvenziona.

Alessandro Ingegno
14 agosto 2009