martedì 15 settembre 2009

Grazie Italia per l'affetto a Mike

Corriere della Sera


la vedova e i figli di bongiorno


Caro direttore, 


siamo Daniela, Michele, Nicolò e Leonardo Bongiorno. Vorremmo semplicemente ringraziare attraverso il Corriere della Sera le migliaia di persone che in questi giorni, forse senza rendersene conto eppure in modo così naturale, sono riuscite a fare una cosa bellissima: ci hanno fatto sentire parte di una famiglia più grande. Grazie a tutti voi, uno per uno.

Siamo certamente meno abituati di Mike a condividere uno stato d'animo con un pubblico: questo sapeva farlo lui, e molto bene. In questi giorni è stato come ricevere indietro da tutti voi, moltiplicato, quello che Mike durante tutta la sua vita ha condiviso con coloro che amava. È il regalo che continua a farci anche ora: l'affetto che si trasmette ritorna sempre.


 

Vorremmo ringraziarvi perché siete riusciti a trasformare in serenità quella che per noi, nei giorni della camera ardente, avrebbe potuto essere angoscia e tristezza. Abbiamo negli occhi gli sguardi di ciascuno di voi. Continuiamo a ripeterci una cosa che tanti di voi ci hanno detto: «Ci mancherà la sua compagnia». Quanti ce ne hanno parlato. Chi ricordava il giorno del proprio fidanzamento, e «in tv c’era Mike». Chi una sera particolare, in cui aveva ricevuto una certa telefonata con una bella o una brutta notizia, «e in tv c’era Mike». «Era uno di famiglia», ci hanno detto in tanti. Una signora ci ha fatto sorridere: «Ce l'avevo sempre nel tinello con me».

Quella che abbiamo sentito vicina in questi giorni è stata l’immagine di una Italia bella e pulita, normale, discreta ma al tempo stesso consapevole del proprio cuore. Consapevole del valore degli «altri». Grazie di cuore a tutti. Grazie alle autorità, grazie ancora al sindaco Letizia Moratti e a tutte le istituzioni di Milano, grazie al presidente delle Repubblica, al presidente del Consiglio e al governo che hanno voluto onorare Mike con il funerale di Stato, grazie a tutti gli amici che in quel giorno lo hanno ricordato con così tanto amore, grazie alla Curia e al cardinale Dionigi Tettamanzi per il Duomo in cui Mike ha ricevuto l’ultimo saluto, grazie a monsignor Erminio De Scalzi che è riuscito benissimo, nella sua omelia, a rendere tutto quello che di veramente profondo, spirituale, bello — e per noi eterno — Mike riassumeva nella parola Allegria.


Daniela, Michele, Nicolò, Leonardo Bongiorno

La rabbia di Babul il bengalese A fuoco tutti i suoi ricordi

Corriere della Sera

Nel 2007 aveva perso in un incendio moglie e figlio

La protesta dell'uomo martedì mattina in piazza della Repubblica: «Tante promesse mai mantenute»

ROMA - Alla fine Babul ha dato fuoco a tutto. Lo aveva promesso e lo ha fatto. Per protesta, ma forse anche per tentare di dimenticare. Martedì mattina, 15 settembre, il bengalese ha preso tutti i suoi ricordi, li ha portati in piazza della Repubblica e gli ha dato fuoco.

LA RABBIA - Il gesto lo aveva annunciato pochi giorni fa. Martedì mattina lo ha fatto: a fuoco gli abiti di suo figlio, una felpa ed una maglietta, i pochi ricordi rimasti dopo l'incidente del gennaio 2007, quando Mary Begum ed il piccolo Hasib di 11 anni, persero la vita nel rogo di via Buonarroti, in un palazzo all'Esquilino. Un gesto simbolico e liberatorio ma anche di protesta e solidarietà nei confronti di tutti gli sgomberati che come lui, in queste settimane a Roma hanno perso la casa dopo le operazioni compiute al Regina Elena e a via Salaria. «Circa 700 persone - ha spiegato Bachcu, dell'associazione Dhuumcatu - dormono per strada e tra di loro c'è anche Babul che abitava in via Salaria 971. Oggi Babul dorme in un piccolo spazio della sede dell'associazione a via Bixio, - ha continuato - dopo tutta la sofferenza per la perdita della famiglia e dopo tante promesse fatte dalla giunta precedente e da questa amministrazione, ancora non è stata trovata una soluzione per questo uomo e per l'altro suo figlio».

«IL MONDO È CATTIVO» - Piangeva Babul, sdraiato sul pavimento bagnato dalla pioggia e battendo le mani a terra in gesto di disperazione. «Non ho la casa, non ho lavoro, non ho niente, il mondo è cattivo», ha gridato mentre i suoi compagni gli stringevano la mano. Poi l'appello rivolto al sindaco della Capitale Gianni Alemanno: «È una questione di civiltà, - hanno gridato dalla piazza - al sindaco diciamo che da oggi contiamo i minuti: come è possibile che dopo tanta sofferenza questo uomo dorma ancora per strada?».

Illinois, studente bianco picchiato dai compagni neri sul bus della scuola

Corriere della Sera

sembra che i ragazzi neri non volessero che il compagno si sedesse accanto a loro

Durante l'aggressione in molti incoraggiavano il pestaggio. La polizia: «È razzismo»

WASHINGTON - Il capitano Don Sax, responsabile della polizia di Belleville, in Illinois, non sembra avere dubbi: «Penso si tratti di una aggressione a sfondo razziale. Non c'era alcun motivo di altro genere per giustificare questa esplosione di violenza». La vittima dell'aggressione è uno studente bianco: è stato più volte picchiato da due compagni neri su un autobus scolastico in Illinois mentre altri ragazzi incoraggiavano i due aggressori.

NON VOLEVANO SI SEDESSE ACCANTO A LORO - A scatenare l'esplosione di violenza sarebbe stata la volontà del 17enne bianco di sedersi accanto ai compagni neri. Il pestaggio è stato ripreso da una telecamera sull'autobus. Il malcapitato studente è stato picchiato due volte, in cinque minuti, da due aggressori diversi. Alcuni dei ragazzi sul mezzo si sono limitati a osservare l'incidente, altri hanno urlato incoraggiamenti agli aggressori. I due studenti neri responsabili dell'aggressione sono stati sospesi da scuola e arrestati.

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Nasce sul Tgv tra Parigi e Bruxelles La piccola viaggerà per sempre gratis

Quotidianonet

Quando il capotreno ha lanciato un appello per soccorrere la puerpera hanno risposto ben due medici e due infermiere. Il presidente della compagnia ferroviaria le ha regalato un pass vitalizio

Bruxelles, 14 settembre 2009 -

Fiocco rosa a 300 chilometri l’ora
. È stata fortunata la bimba che ha deciso di venire al mondo proprio mentre la mamma viaggiava sul Tgv che collega Parigi a Bruxelles: quando il capotreno ha lanciato un appello per soccorrere la puerpera hanno risposto ben due medici e due infermiere.


Il parto è avvenuto senza problemi un’ora e mezzo dopo, poco prima che il convoglio entrasse nella stazione della capitale belga dove ad attendere mamma e figlia c’erano un’ambulanza dei vigili del fuoco e un’equipe medica.


"Non immaginavo che sarebbe successo tutto così in fretta" ha detto il macchinista Michel Pauly, "è chiaro che questa bimba ha fretta di scoprire il Paese". La mamma era diretta a Colonia, in Germania, e viaggiava con altri due figli di due e tre ani. Il presidente della compagnia ferroviaria Thalys, Olivier Poitrenaud, ha regalato alla piccola un pass vitalizio per viaggiare gratis.

Cento immigrati nella tendopoli lager Così vivevano gli «schiavi» del pomodoro

Corriere del Mezzogiorno

Braccianti romeni e bulgari vivevano alle porte della città ma senza acqua

Orrore nel Foggiano: come bagno una buca di un metro e mezzo nel terreno. Si pagava 15 euro alla settimana

FOGGIA — Tende e baracche di fortuna con lavatrici e frigoriferi in mezzo alla strada e come servizi igienici solo una buca larga un me­tro e mezzo e profonda due senza al­cuna protezione per la riservatezza. Cosi vivevano 112 cittadini stranieri, bulgari e romeni, all’interno di una tendopoli scoperta dai carabinieri e dagli agenti della Polizia Municipale alla periferia di Trinitapoli, in via Pi­tagora. Centododici persone - tra cui an­che diverse donne e bambini - giun­ti nel centro ofantino per lavorare co­me braccianti agricoli nelle campa­gne circostanti, soprattutto per la raccolta del pomodoro.

Il campo do­ve vivevano gli stranieri era stato rea­lizzato in un terreno agricolo di pro­prietà di un pensionato di Trinitapo­li di circa sessanta anni che, forse proprio per nascondere la tendopoli, aveva recintato con un muro di tufo alto circa tre metri. All’interno del terreno gli investi­gatori hanno trovato sessantotto ten­de da campeggio di varie dimensio­ni, molte delle quali erano state rea­lizzate a ridosso di piccole baracche in legno per rendere più agevola la permanenza nel campo. All’interno delle tende gli stranieri avevano tut­to l’occorrente per mangiare e dormi­re - letti, frigoriferi, piccoli comodi­ni di fortuna - tra cui anche i televi­sori, molti dei quali erano dotati del­l’antenna parabolica per seguire i ca­nali televisivi satellitari della Roma­nia e della Bulgaria. Nonostante le tende e le baracche di fortuna fossero dotate di corrente elettrica grazie ad un allaccio ad uno dei contatori di proprietà del titolare del fondo, le condizioni igienico-sa­nitarie in cui gli stranieri sono state giudicate pessime anche dagli ispet­tori della Asl che con i carabinieri hanno partecipato al blitz di ieri mat­tina.

I bulgari e i romeni, infatti, non avevano né acqua corrente e né ser­vizi igienici. In particolare come ba­gno gli stranieri utilizzavano una bu­ca - che avevano realizzato al centro del terreno - larga un metro e mezzo e profonda due metri: la buca, che non aveva alcuna protezione per la privacy, veniva utilizzata da uomini e donne indistintamente. Per lavarsi i braccianti usavano una fontana che si trovava all’ingresso della tendopo­li e che era allacciata alla rete idrica del pensionato. Acqua che serviva anche per cucinare e che veniva uti­lizzata pure in quattro piccole strut­ture di fortuna, in legno e mattoni, realizzate anche loro all’ingresso del terreno e che venivano usati locali per la doccia. Nel corso delle indagini i carabi­nieri di Trinitapoli e della compa­gnia di Cerignola hanno scoperto che gli stranieri pagavano al pro­prietario del fondo un fitto settima­nale di quindici euro a testa, pari a oltre mille e seicento euro ogni set­timana. Poiché gli stranieri che vivevano all’interno del terreno sono comuni­tari al pensionato gli investigatori hanno contestato soltanto violazioni sulle leggi igienico-sanitarie, attività abusiva di affitta camere, oltre alla realizzazione di strutture abusive. Inoltre gli è stato intimato di abbatte­re sia il muro di cinta che nasconde­va la tendopoli e tutte le altre struttu­re realizzare abusivamente come i lo­cali adibiti a locali per la doccia. Il blitz di ieri mattina rientra in una serie di controlli disposti dai ca­rabinieri - con la collaborazione dei colleghi del nucleo Ispettorato del La­voro - nei comuni ofantini dove maggiormente è presente la concen­trazione di cittadini stranieri che vengono utilizzati come braccianti agricoli nelle campagne di Trinitapo­li, San Ferdinando di Puglia e in altri comuni della neonata provincia pu­gliese per la raccolta del pomodoro e di altre colture. Ieri a Stornarella i carabinieri han­no controllato tre aziende agricole che impiegavano lavoratori alcuni dei quali stranieri, tutti regolarmen­te assunti.

Luca Pernice

Iraq, scarcerato l'uomo che tirò scarpe a Bush

di Redazione


Bagdad - Ormai è diventato una celebrità nel suo Paese. Stiamo parlando di Mountazer al Zaidi, il giornalista iracheno divenuto famoso per aver lanciato il 14 dicembre scorso le sue scarpe contro l’allora presidente americano George W. Bush nel corso di una conferenza stampa a Bagdad. Dopo un periodo di detenzione l'uomo è stato liberato. Arrestato e processato, venne condannato inizialmente a tre anni di carcere ridotti a uno nell’aprile scorso.



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All’Oktoberfest i sobri hanno torto: per i giudici devono fare attenzione

Quotidianonet

Se ne è resa conto una motociclista che con il semaforo verde e rispettando in pieno i limiti di velocità ha investito un pedone, totalmente ubriaco. La corte ha riconosciuto all’investito il concorso di colpa al 50% motivando che in questi giorni i guidatori devono prestare una maggiore attenzione


Berlino, 14 settembre 2009 - Durante l’Oktoberfest a Monaco regna l’anarchia e a differenza del resto dell’anno sono i sobri - la minoranza - a dover prestare attenzione agli ubriachi. Se ne è resa conto una motociclista che con il semaforo verde e rispettando in pieno i limiti di velocità ha investito un pedone. Questi, totalmente ubriaco, ha attraversato improvvisamente la strada finendo travolto dall’incolpevole ragazza.


La corte bavarese ha riconosciuto all’investito il concorso di colpa al 50% motivando la sentenza con la spiegazione che in questi giorni i guidatori devono prestare una maggiore attenzione.


"Come sanno le autorità, durante l’Oktoberfest per le strade di notte girano tantissimi ubriachi, gente che non sempre è in grado di rispettare il codice della strada", hanno spiegato i giudici. "La motociclista avrebbe dovuto adeguare la velocità per evitare queste persone".


La donna dovrà quindi pagare la metà dei danni, stimati in 2.500 euro, e la sua richiesta di 1.000 euro per le leggere ferite riportate nella caduta è stata respinta.

Ecco i furboni della "lista Pessina" Hanno portato 1,2 miliardi off shore

Libero

Eccoli i furbi d’Italia, la famigerata “lista Pessina”. Industriali, imprenditori, commercianti e noti professionisti che avevano affidato ai giochi di prestigio off shore dell’ avvocato Fabrizio Pessina, un miliardo e 237 milioni di euro. Mai avrebbero immaginato che il re dei paradisi fiscali potesse finire arrestato per un semplice controllo, come è avvenuto lo scorso 18 marzo nel parcheggio del terminal 1 a Malpensa. Mai avrebbero potuto solo prevedere che nella valigetta Pessina, accusato ora di riciclaggio, custodisse il computer con memorizzati, uno a uno, gli affari dei facoltosi insospettabili clienti tra i caveau dei Paesi preferiti da chi vuole spesso occultare all’estero i propri guadagni: Svizzera, Panama e Liechtenstein, Zurigo, Panama City e Vaduz. Ha registrato ogni loro segreto, affari lontani dagli occhi del fisco, alchimie protette da password da poco forzate e con facilità insospettabile dagli investigatori. Ora clienti e affari sono nel mirino della Guardia di Finanza per un’inchiesta che si preannuncia come la più eclatante tra quelle avviate nel nostro Paese contro chi non paga le tasse degli ultimi decenni e continua a pensare di poterla fare franca in eterno. Per un semplice motivo: le Fiamme Gialle potrebbero riscontrare enormi evasioni ed elevare multe che con il temuto moltiplicatore delle sanzioni, arriverebbero sino a quattro volte la somma accertata. Insomma si potrebbero contestare quasi cinque miliardi di euro. Ecco che la memoria del computer di Pessina costituisce l’archivio dell’evasione, con transazioni sino al gennaio scorso, la lista segreta dei nomi è un documento senza precedenti. Libero l’ha trovata e così da oggi pubblica a puntate, provincia per provincia, tutti i nomi dei 576 clienti del professionista di Lugano. Gli stessi nomi che, identificati, compaiono nell’informativa spedita nemmeno un mese fa da Milano ai comandi regionali delle Fiamme Gialle. Documenti quindi ufficiali ora all’esame dai militari dei vari nuclei tributari.

La ragnatela dei clienti di Pessina si estendeva in tutta Italia. Anche se è in regioni come Lombardia e Veneto che l’avvocato di Lugano conta i portafogli più ricchi. Nella provincia di Milano, Pessina aveva il maggior numero di clienti: nel computer sono registrate 129 posizioni (con un ammontare complessivo di parecchie centinaia di migliaia di euro “gestite” all’estero). A seguire la provincia di Verona con 78 insospettabili clienti, quindi Vicenza con 44 posizioni e Varese con 39 nomi ora al vaglio degli ufficiali della Finanza. In realtà la mappatura copre tutto il Paese, Pessina macinava migliaia di chilometri: da Palermo e Catania (con solo due posizioni) a Trento (10) scendendo a Padova (20), Brescia (28), poi Piacenza (13), Modena (19), Reggio Emilia (8), Bologna (9), insomma un’Italia dall’evasione facile con un elenco che per la prima volta entra in possesso di chi dà la caccia ai furbi delle tasse. Ma chi sono questi signori? Ci sono nomi noti come la cantante Marcella Bella e imprenditori di aziende leader nel loro settore, come la famiglia Greggio nella lavorazione dell’argento, Giuseppe Grossi nelle bonifiche ambientali e a fianco, in altri file, “affari” tutti da chiarire. Non mancano petrolieri, commercianti di legnami, gioiellieri, mercanti, intermediari. Insomma è facile prevedere un terremoto che offrirà anche delle proiezioni e spunti internazionali. Emergono anche numerosi clienti nati all’estero. Non solo in Europa (Germania, ovviamente Svizzera ma anche Grecia, Moldavia e Repubblica Ceca) ma anche in paesi come Panama, Iran, Israele e Russia, oltre a Marocco Filippine e Argentina. Gli investigatori stanno ora valutando se coinvolgere, soprattutto su certe posizioni, anche i colleghi delle polizie estere a iniziare dall’Interpol perché alcuni nominativi meritano sicuramente di essere approfonditi.

Le Fiamme Gialle in queste ore, città per città, stanno spulciando questo elenco e avviando discreti controlli tra le movimentazioni indicate da Pessina nel suo archivio segreto e, soprattutto, quanto dichiarato in Italia. La sensazione, ma è ancora presto per dirlo, è che Pessina fosse davvero un abilissimo ingegnere di operazioni finanziarie che consentivano di portar fuori enormi capitali dall’Italia, all’insaputa del Fisco.

gianluigi.nuzzi@libero-news.eu

La truffa degli obiettori: ora vogliono il fucile

di Stefano Zurlo


Milano - Un esercito in marcia. Migliaia e migliaia di obiettori che ora fanno il cammino inverso: dalla pace alle armi. Dalla colomba al fucile. Complice una legge surreale voluta dal governo Prodi nel 2007. Una norma probabilmente unica al mondo che permette di revocare una scelta, un ideale e uno stile di vita come fossero uno scontrino sbagliato. Da ribattere. Ma sì, oggi in Italia è possibile dissociarsi da se stessi e dunque si può tranquillamente chiedere di mettere fra parentesi, quasi cancellare, quel pezzo della propria vita. 

Lo consente la legge numero 130 del 6 settembre 2007. Un escamotage, ma anche uno scivolo sfruttatissimo: nel silenzio generale sono già oltre settemila le persone che hanno scritto a Roma e ottenuto il cambiamento di status. Una modifica che non è solo verbale ma permette tutta una serie di attività che all’obiettore erano e sono vietate. Per esempio, impugnare un fucile da caccia. Oppure entrare nei corpi dei vigili, nella polizia o nei carabinieri. 

È evidente, anche se mancano statistiche precise, che la gran parte degli ex punta a lasciare l’esercito degli obiettori per ingrossare quello dei cacciatori. I numeri mostrano una progressione sorprendente: 1.258 «istanze di rinuncia allo status di obiettori di coscienza», come si dice in gergo, trattate nel periodo compreso fra il 6 settembre e il 31 dicembre 2007; altre 3.189 nel 2008; 2.957 nei primi otto mesi del 2009. In totale, finora, sono 7.404 gli obiettori che hanno fatto il grande salto e sono diventati ex rinnegando il proprio passato. 

Quando l’obiezione era una scelta di frontiera, un atto di coraggio anticonformista e controcorrente nell’Italia del servizio militare obbligatorio. C’è stato un periodo eroico, poi, dal 1972, l’obiezione diventò di fatto un’alternativa alla leva e col tempo si trasformò in un fenomeno di massa. Molti prendevano quella strada per noia o semplicemente per evitare i dodici mesi canonici di naia in qualche caserma. Un mondo che ci siamo lasciati alle spalle nel 2005 quando il reclutamento obbligatorio è finito. Ora ci sono due possibilità complementari e soprattutto su base volontaria: il servizio militare o il servizio civile. Due facce della stessa medaglia, la difesa della patria, non più contrapposte. 

Quel che era difficile immaginare era però quella coda, all’italiana, di una stagione di grandi sogni e grandi ideali. Il governo Prodi mette in cantiere una norma che permette di sconfessare con una banalissima domanda, come fosse un modulo, il proprio passato. Il testo passa, l’articolo chiave, il 7 ter, è un’autostrada: «L’obiettore ammesso al servizio civile, decorsi almeno cinque anni dalla data in cui è stato collocato in congedo secondo le norme previste per il servizio di leva, può rinunziare allo status di obiettore di coscienza presentando apposita dichiarazione irrevocabile presso l’Ufficio nazionale per il servizio civile». 

Curioso: la scelta fatta da giovani può essere cambiata a posteriori, ma la revoca è, ci si scusi il bisticcio, irrevocabile. In altre parole, si può tornare indietro dal proprio utilizzando quella che a tutti gli effetti appare una sorta di sanatoria sull’orizzonte di grandi ideali. Che, evidentemente, col progredire dell’età si rimpiccioliscono. Ma la maggioranza di centrosinistra è compatta a favore della norma e in aula solo Carlo Giovanardi va all’attacco. 

Sottolinea l’assurdo di una revoca che diventa definitiva, contraddicendo la libertà di coscienza. Poi va al sodo: «Chi faceva questa dichiarazione sapeva benissimo che avrebbe avuto una limitazione molto piccola: sulla base delle sue convinzioni non avrebbe potuto in seguito andare a caccia o fare il carabiniere. In pratica, avere il porto d’armi. Non so se riuscite a cogliere la contraddizione da Paese di Pulcinella - conclude Giovanardi - la beffa di chi ha fatto l’obiezione di coscienza, non ha prestato il servizio militare e poi, magari, si fa fotografare con sette lepri uccise».

No, i colleghi non riescono a cogliere la contraddizione. E centinaia di obiettori scoprono di aver cambiato il modo di pensare, non condividono più gli orientamenti della giovinezza, vogliono mandare in soffitta quelle ragioni morali, filosofiche, religiose che in passato li avevano spinti su quella via impervia. Si iscrivono all’esercito degli ex e chiedono che lo Stato li consideri tali. È esattamente quel che sta succedendo un po’ in tutta Italia. 

C’è stata una stagione in cui c’era la corsa all’obiezione. Con una punta, negli ultimi tempi di centomila domande l’anno. E un totale, fra il 1972 e il 2005, di seicentomila obiettori. Ora c’è la corsa contraria, alla revoca. E tocca proprio a Giovanardi, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al servizio civile, monitorare il fenomeno. «Il mio ufficio - spiega al Giornale - è sommerso dalle istanze di revoca. Domande che vengono accolte in automatico». Una contromigrazione che non ha precedenti.


E' morto Patrick Swayze L'attore di "Ghost"


Washington


L'attore Patrick Swayze è morto all'età di 57 anni dopo una lunga lotta contro il cancro al pancreas. Lo riferiscono i media americani. L'attore, protagonista di film come "Dirty Dancing" e "Ghost", aveva appreso nel gennaio 2008 di essere malato di cancro al pancreas ma aveva affermato di essere determinato a continuare a lavorare e a sconfiggere la malattia. La notizia della morte di Swayze è stata data dalla sua agente Annett Wolf. La donna ha detto che l'attore è morto con i familiari al suo fianco. Dopo essere stato informato della diagnosi Swayze aveva continuato a lavorare interpretando la serie televisiva "The Beast". Aveva inoltre cominciato a lavorare ad un libro di memorie con la moglie. 

Iniziato come ballerino Swayze, che aveva cominciato la sua carriera come ballerino, era diventato famoso nel 1987 grazie al film "Dirty Dancing". Nel 1990 aveva consolidato il suo successo con la pellicola "Ghost". Nel 1991 era stato nominato dalla rivista People come "Uomo più sexy" dell'anno.