giovedì 24 settembre 2009

C'è acqua sulla Luna: le prove

di Redazione


Washington - Quando l'uomo mise piede sulla Luna oltre all'enorme entusiasmo per il "grande passo per l'umanità" si diffuse anche un sentimento di delusione. Ci si rese conto subito - poi arrivò la conferma dalle altre missioni che si susseguirono - che il satellite oltre che privo di vita era secco. Solo polvere e sassi. Oggi questa certezza granitica vacilla. Ci sarebbe acqua sul suolo lunare: non sotto forma di mari, laghi o pozzanghere. Ma comunque acqua: molecole di acqua e di idrossile per l'esattezza. Non bisogna far correre troppo la fantasia. Ma è chiaro che questa scoperta riporta di stretta attualità un vecchio progetto, peraltro mai abbandonato dalla Nasa: quello di installare una base fissa con astronauti sul suolo lunare.

La scoperta Tre diverse missioni, organizzate per studiare la Luna, hanno trovato prove della presenza di acqua, che sembrerebbe concentrarsi ai poli del satellite e si sarebbe formata per l’azione del vento solare. I report, che domani saranno pubblicati su Science, mostrano che l’acqua si muoverebbe da una parte all’altra, formandosi e riformandosi mentre le molecole entrano in contatto con la polvere della superficie lunare.

Concentrazione sui poli Carle Pieters della Brown University, nel Rhode Island, ha studiato con i suoi colleghi i dati raccolti dalla missione indiana Chandrayaan-1 - la prima missione sulla Luna organizzata da Nuova Dehli - e ha scoperto prove spettrografiche della presenza dell’acqua. Secondo gli studiosi, la concentrazione è maggiore all’altezza dei poli. "Quando diciamo acqua sulla luna, non ci riferiamo a laghi, oceani, mari e nemmeno a pozzanghere. Acqua sulla Luna significa molecole di acqua e idrossili (idrogeno e ossigeno) che entrano in contatto con molecole di roccia e di polvere, più precisamente nei primi millimetri della superficie lunare", ha spiegato Pieters in un comunicato.

Mappatura a infrarossi Jessica Sunshine e i suoi colleghi della University of Maryland si sono serviti di una mappatura della luna a infrarossi fatta dalla navicella spaziale "Deep Impact", mentre Roger Clark e i suoi colleghi dello U.S. Geological Surveys, per trovare l’acqua, si sono serviti di uno spettrometro - uno strumento che usa la variazione elettromagnetica per analizzare gli elementi e gli agenti chimici che riflettono le onde della luce - dalla navicella Cassini. "Ci potrebbero essere regioni assai più umide da scoprire, a giudicare dai siti che abbiamo esaminato fin qui", scrive Paul Lucey della University of Hawaii pur non avendo fatto lui parte di nessuna delle tre missioni.

La ricerca prosegue "E’ possibile, inoltre, che i rari minerali che dimostrano la presenza di acqua osservati nelle precedenti analisi di campioni lunari - sulla cui affidabilità si era discusso perché contaminati da agenti atmosferici terrestri - potrebbero essere indigeni. Forse la conseguenza più importante di queste ultime esplorazioni, è che dovremo riesaminare attentamente l’assunto secondo il quale la luna sarebbe arida. Non è così", ha aggiunto. Il mese prossimo, la missione della Nasa per lo studio dei crateri della Luna cercherà acqua, facendo schiantare una grande navicella sulla superficie lunare.

Dopo la Luna anche il pianeta rosso sembra essere molto meno secco di quanto si pensasse, nonostante il suo aspetto arido. Il ghiaccio d’acqua non si trova soltanto ai poli del pianeta, ma anche a latitudini intermedie. Dallo stesso studio emerge inoltre che anche l’atmosfera di Marte sarebbe più umida di quanto si pensasse. I ricercatori, coordinati da Shane Byrne, del laboratorio di Planetologia dell’università dell’Arizona, hanno utilizzato i dati della sonda americana Mro (Mars Reconnaissance Orbiter) per studiare cinque crateri che si sono formati molto recentemente sul pianeta, tutti a latitudini intermedie, in seguito all’impatto di asteroidi o comete. È così che in tutte e cinque queste formazioni è risultata la presenza di ghiaccio d’acqua: un dato che ha rivoluzionato le conoscenze finora acquisite su Marte, secondo le quali il ghiaccio d’acqua era presente solo nelle zone polari. 


Sovvenzioni da 13 milioni ma la produzione è nulla: il giallo è made in China

di Nino Materi


Potenza - Prendi i soldi e scappa. Ecco come incassare dallo Stato italiano 13 milioni di euro, creando un'impresa fantasma. Benvenuti alla «Beijing Diamend Jewellery Manufacture», azienda orafa cinese dal nome falsamente scintillante che nella Basilicata sbriciolata dal sisma del 23 novembre 1980 riuscì a mettersi in saccoccia un finanziamento pubblico di tutto rispetto.

Con la velocità di una mossa di Bruce Lee, i manager made in China si precipitarono nella zona industriale di Tito, in provincia di Potenza, attratti dalla grande torta del post terremoto. Peccato che, in oltre un ventennio di «attività», l'unica cosa prodotta sia stata una montagna di scatole - «cinesi» - ovviamente: l'attuale marchio Beijing Diamend, infatti, non è altro che l'evoluzione (anzi, l'involuzione) dell'originaria società Orop, diventata poi Cripo e poi ancora Sinoro. Un tourbillon di sigle accomunate da una costante: di gioielli, bigiotteria o semplice paccottiglia, neppure l'ombra. Una produzione - quella lucana - pari a zero, che però consente ai cinesi (ed è questo il loro vero tornaconto) di apporre sugli articoli realizzati in patria il prestigioso timbro made in Italy. L'azienda di Tito è invece sempre rimasta ferma, pur avendo beneficiato di una pioggia milionaria grazie alla legge 219 del 1981: la stessa legge che ha trasformato i fondi destinati all'«industrializzazione delle zone terremotate» nel più grande scandalo politico-mafioso-affaristico nella storia del Mezzogiorno. Un business senza scrupoli di cui oggi patiscono le conseguenze i 14 dipendenti della Beijing Diamend: «Chiediamo che anche i 14 dipendenti superstiti (fino all'anno scorso erano 26, ndr) vengano messi in mobilità - spiegano i rappresentati sindacali -. La nostra controparte ha però la stessa consistenza di un fantasma. Intanto da otto mesi i dipendenti non percepiscono lo stipendio». Da parte loro la Regione Basilicata e il ministero per lo sviluppo economico - attraverso il Tar - hanno chiesto ai cinesi la restituzione dei finanziamenti. Possibilità che i soldi tornino alla base? Zero.

Intanto c'è chi - sempre in ambito sindacale - ipotizza un intrigo internazionale, con tanto di spy story alla Forsyth: «Lo Stato italiano non può rischiare di entrare in rotta di collisione con quello cinese. In campo ci sono troppi interessi miliardari, compresi quelli della Fiat, intenzionata a sbarcare sul mercato orientale... ». Semplici fantasie? Forse sì, ma sta di fatto che negli stabilimenti di Tito - a fronte di un evidente stato di fallimento - non si è ancora visto né l'ufficiale giudiziario, né l'amministratore della società intenzionato - pare - a sostituire i 14 operai italiani con altrettanti operai cinesi. Voci, ipotesi. Ma anche una certezza: la tragicomica storia della Beijing Diamend (ex Orop, ex Cripo, ex Sinoro) è il paradigma di una gestione post terremoto nella sua forma più avvilente: finanziamenti distribuiti a pioggia col solo obiettivo di creare clientele, rendite di potere e oscuri arricchimenti.

Ma la Beijing Diamend non rappresenta l'unico monumento all'inefficienza. A pochi chilometri da Tito sopravvive ancora Bucaletto, il villaggio dell'«emergenza post-sismica»; fu costruito a Potenza dopo il sisma del 1980 e ancora oggi, a 19 anni dalla scossa che sfregiò Basilicata e Irpinia (oltre 300mila sfollati, 10mila feriti e 2.914 morti), continua a essere abitato da 2.000 senzatetto; nuovi disperati che hanno preso il posto dei vecchi sfollati dell'«epoca Zamberletti». Gli ex terremotati hanno ora una casa vera, mentre i prefabbricati sono finiti ai nuovi poveri. L'Ufficio tecnico comunale precisa che «radere al suolo» Bucaletto costerebbe almeno 60 milioni di euro. Impossibile trovare tanti soldi.

A pochi chilometri, sorge la zona industriale di Tito: qui un capannone su due è abbandonato a se stesso.

Il modello Beijing Diamend ha fatto scuola.

Ci sono le rondini nel capannone E lui rinvia i lavori di ristrutturazione

Corriere della Sera

I muratori potranno mettersi all'opera solo quando sarà iniziata la migrazione
La decisione del titolare di un'autofficina del Cremonese: vengono ogni anno, non me la sono sentita di cacciarle

CREMONA - Le rondini, negli ultimi anni, sono sempre meno numerose nel Cremonese ma ad Agnadello (Cremona) c'è addirittura chi, come Pino Bolzoni, durante la bella stagione con questi uccelli ha a che fare quotidianamente tanto da rinviare lavori urgenti pur di non disturbarle.

APPUNTAMENTO ANNUALE - Bolzoni, 68 anni, ha un'autofficina in un capannone e al suo interno da quasi dieci anni almeno una dozzina di rondini, in media, nidificano da primavera fino a fine estate. «Me le sono trovate in casa una decina di anni fa - racconta l'uomo - e non me la sono sentita di allontanarle. Durante il giorno si vedono poco, vanno e vengono, ma nel tardo pomeriggio, dalle 18 in poi, arrivano e si fermano nel capannone posandosi sui neon appesi al soffitto. E comincia il cinguettio, un suono che ormai mi tiene compagnia».

«LE ASPETTO OGNI ANNO» - A Ferragosto Pino avrebbe dovuto cominciare dei lavori di ristrutturazione nel capannone ma non ha voluto disturbare le sue ospiti. «Il risultato - spiega - è che faremo i lavori quando se ne saranno andate. Ormai sono troppo abituato a vedermele intorno. La sera lascio le finestre aperte per farle entrare e uscire e a volte, quando sono nel locale che uso come ufficio, entrano anche loro. Quest'anno ne ho contate una dozzina ma a settembre saranno di più perchè prima della migrazione c'è la massima concentrazione, che dura un paio di giorni. Poi se ne vanno e le aspetto l'anno successivo». (Ansa)

Micio torna a casa dopo tre anni: si era allontanato di 4 mila chilometri

Corriere della Sera

Le ricerche dopo la sua scomparsa non avevano dato esito. Trovato grazie al microchip
Un gatto himalayano attraversa l'Australia, forse a bordo di un camper di turisti. Ora torna dalla padrona


MILANO - Un gatto himalayano dal pelo lungo ha percorso in aereo migliaia di chilometri dal nordest tropicale dell'Australia per ricongiungersi ai suoi padroni nella temperata isola di Tasmania, a sud del continente. Il micio di nome Clyde, che ora ha quattro anni, era scomparso misteriosamente tre anni fa e i proprietari avevano affisso avvisi con la sua foto in tutta la regione senza risultato.

L'IDENTIFICAZIONE - La settimana scorsa è stato identificato grazie alla microchip inserita sotto pelle da un veterinario di Cloncurry, a 3800 km di distanza, che ha rintracciato i proprietari. Un'infermiera che aveva adottato Clyde quattro mesi fa, dopo averlo visto aggirarsi per il terreno del locale ospedale, lo aveva consegnato al veterinario perchè doveva trasferirsi.

VIAGGIO IN ROULOTTE - Il gatto era scomparso quando la sua padroncina, Ashleigh Phillips che ora ha 19 anni, era partita in vacanza, ma solo lui sa come sia finito fino a Cloncurry. Si suppone che sia saltato in un'auto, o più probabilmente si sia nascosto in una roulotte di vacanzieri in partenza per un lungo viaggio nel continente. Clyde, dopo il lungo volo, riposerà in una pensione per gatti a Hobart, prima dell'eccitazione del ricongiungimento con la sua Ashleigh.

Animali maltrattati, boicottate il circo»

Corriere della Sera


Lo storico spettacolo viaggiante americano è atteso nella capitale a metà ottobre

Da Peta, Lav e Animalisti Italiani appello a Moratti e Alemanno: non date spazi al Ringling-Barnum


MILANO - Letizia Moratti e Gianni Alemanno non diano il permesso al circo Ringling and Barnum & Bailey di approdare a Roma e a Milano nell'ambito della loro tournée mondiale. La richiesta arriva congiuntamente dalla sezione europea della Peta (People for Ethical Treatment of Animals) sostenuta in Italia dalla Lega Antivivisezione e dall'associazione Animalisti Italiani. Il motivo? La compagnia sarebbe responsabile di numerosi episodi di maltrattamenti nei confronti degli animali. Il circo, uno dei più celebri al mondo che quando viaggia si sposta su treni privati, dovrebbe approdare nella capitale e nel capoluogo lombardo il prossimo ottobre (anche se sul proprio sito ha pubblicizzato al momento solo le date romane, dal 14 al 18 al Palalottomatica).

IL DOSSIER - A sostengo della loro richiesta le tre associazioni hanno diffuso un dossier su una serie di violazioni contestate al circo unitamente ad un filmato relativo a recenti investigazioni effettuate sotto copertura da esponenti della sezione americana della Peta. «Nel video - spiegano le associazioni - si mostrano diversi operatori del circo Ringling che colpiscono senza motivo e ripetutamente gli elefanti sul muso, sulla proboscide, sulle orecchie e in altri parti sensibili del corpo. Il video rivela inoltre che l’addestratore del circo Ringling frusta le tigri e le colpisce con un’altra arma non identificata». Il dossier lamenta invece tutta una serie di mancanze che denotano una gestione impropria degli animali tra cui «la mancanza di adeguate cure veterinarie, i traumi, gli stress comportamentali e i danni fisici inflitti ad alcuni animali, i disagi non necessari procurati agli elefanti, il pericolo procurato alle tigri di finire quasi arrostite vive in un carro merci in un incidente riconducibile alla scarsa manutenzione della loro area di contenimento, non aver testato gli elefanti per la tubercolosi e pratiche di nutrizione non igieniche».

«ANIMALI INTIMIDITI» - «Gli elefanti e le tigri sono stati intimiditi e percossi al fine di farli esibire in esercizi che per loro sono pericolosi, destabilizzanti e privi di senso - commenta Poorva Joshipura, della Peta Europa - Noi esortiamo i sindaci a rifiutare questa crudeltà negando al Ringling il permesso di attendare a Roma e Milano. A tutti coloro che amano gli animali, chiediamo di non andare al circo». «L’Italia, con il suo incredibile numero di circhi fra i quali non mancano episodi di maltrattamento - aggiunge Nadia Masutti, che si occupa della materia per conto della Lav - non ha certamente bisogno di ospitarne uno proveniente dall’estero con un così terribile curriculum per quanto riguarda la gestione degli animali. A questo proposito ci attendiamo dalle Autorità Locali una precisa ed etica valutazione, poiché l’attenzione negativa che accompagna questo circo non può lasciare indifferenti, con il rischio di far passare un grave messaggio di inciviltà».

FAMOSO NEL MONDO - Il circo Ringling and Bailey&Barnu, è uno degli spettacoli viaggianti più noti d'America e del mondo (loro stessi si definiscono «The greatest show on Earth», il più grande show sulla Terra), nato dalle fusioni di alcune delle principali famiglie circensi di fine Ottocento - inizio Novecento. Da sempre incentrato sulle esibizioni di animali (uno degli slogan che utilizzano per presentare lo show è «Amazing Animals») e nel video di presentazione dello show, sul proprio sito web, il Ringling mostra tigri che saltellano su due zampe, cavalli in impennata, elefanti impegnati in esercizi di equilibrio, cani col tutù che danzano in piedi e orsi che fanno evoluzioni ginniche.

Lo spettacolo «Zing, Zang Zoom» è giunto alla 137esima edizione. Sempre sul proprio spazio web il circo americano dà grande enfasi al progetto del centro per la conservazione degli elefanti realizzato su un'area di 200 acri nella Florida centrale con l'obiettivo di salvaguardare dall'estinzione l'elefante asiatico. Il progetto, avviato dal Ringling and Bailey&Barnum nel 1995, è definito la «Home sweet home», casa dolce casa, degli elefanti. «Il comfort e la salvaguardia degli animali sono la nostra priorità» spiega il narratore nel video che illustra le caratteristiche della struttura. Le agenzie di stampa riportano poi una replica del Ringling all'iniziativa delle tre associazioni, nella quale il gruppo circense afferma di avere «la massima cura nella gestione degli animali che fanno parte dei suoi show: una mandria che vive in un ambiente in cui sono rispettate tutte le regole internazionali sul trattamento degli animali stessi».

Al. S.

Ahmadinejad attacca Israele e gli «stranieri» in Afghanistan e Iraq

Corriere della Sera

Molte delegazioni, tra cui quella italiana, lasciano l'aula per protesta durante l'intervento del presidente iraniano

Dal nostro corrispondente  ALESSANDRA FARKAS

NEW YORK - «Lo stato ebraico si è reso responsabile di politiche inumane contro i palestinesi». «Le forze stranie­re spargono guerra, sangue, aggressione, terrore e intimi­dazione in Iraq e in Afghani­stan». E ancora: «Le elezioni in Iran sono state gloriose e pienamente democratiche, aprendo un nuovo capitolo per il mio Paese». Nel suo terzo discorso da­vanti all'Assemblea Generale dell'Onu, il presidente irania­no Mahmoud Ahmadinejad ha rispolverato ancora una volta le sue requisitorie più stantie, vecchie ormai di anni, tornan­do ad inveire contro l'Occiden­te, il capitalismo e una presun­ta lobby ebraica, più volte men­zionata senza citarla.

«Non è possibile che una piccola mino­ranza domini la politica, l'eco­nomia e la cultura mondiale», ha arringato Ahmadinejad, che è salito sul podio verso le sette di sera (ora di New York) e nel suo discorso si è guardato bene dal menzionare il dossier nucleare. Dopo essere stato il protago­nista assoluto delle ultime due Assemblee generali dell'Onu — nel ruolo del cattivo più te­muto d'America, dopo Hanni­bal Lecter e Darth Vader — Ah­madinejad sapeva che ad oscu­rare il suo terzo exploit Onu sa­rebbe stato il colonnello libico Muammar Gheddafi, al suo de­butto al Palazzo di Vetro. Ma se era difficile eguagliare ciò che il New York Times ha defi­nito «la farneticante e intermi­nabile diatriba di Gheddafi», Ahmadinejad ha cercato co­munque di reclamare per sé un po' dei riflettori che per tut­ta la giornata erano finiti sul leader libico. Solo alla fine, Ah­madinejad ha aggiunto che l’Iran «stringerà calorosamen­te tutte le mani tese con one­stà verso di noi».

Alla vigilia del suo discorso, Israele aveva chiesto a tutte le delegazioni di boicottare l'in­tervento per protesta contro la sua ennesima negazione dell' Olocausto, la scorsa settimana. Il Canada è stato il primo a raccogliere l'appello. Quando Ahmadinejad ha preso la parola la delegazione canadese è uscita. Molte altre delegazioni tra cui quella americana, francese, tedesca e italiana hanno lasciato l’aula, come annunciato in mattinata: «Se Ahmadinejad lancerà l'ennesima provocazione ad Israele, lasceranno tutti insieme la sala». Accolto dalla solita sfilza di insulti sulle pagine dei tabloid della Grande Mela, Ahmadi­nejad non è stato invitato al ri­cevimento organizzato ieri se­ra dal presidente Usa Baack Obama in onore dei capi di Stati e di governo presenti all'Assem­blea Generale. E gli organizza­tori l'hanno relegato a parlare a fine serata, quando la grande sala Onu comincia tradizional­mente a svuotarsi e le delega­zioni confluiscono nelle tante cene e feste ufficiali.

A contro­bilanciare l’audience sparuta del Palazzo di Vetro (la Cnn ha zoomato più volte sulla sala se­mi- deserta) ci hanno pensato migliaia di dimostranti che per il terzo giorno consecutivo hanno protestato contro la sua presenza a Manhattan. Ma il lo­ro dissenso, come del resto quello di milioni di militanti in patria, non l'ha neppure scalfito. «Il suo messaggio Onu è stato orchestrato per mi­gliorare la sua posizione nel mondo musulmano, rafforzan­done la reputazione di eroe del Terzo Mondo», teorizza Mohamad Bazzi, esperto di Studi Mediorientali per il pre­stigioso Council on Foreign Re­lations. «Ahmadinejad ha lavo­rato sodo per coltivare l'imma­gine di leader populista pani­slamico che non ha paura di scontrarsi con l'Occidente — incalza Bazzi —. Non potendo cancellare la macchia dell'ele­zione rubata, non gli resta che inveire contro Israele e l'Occi­dente» .

In un'intervista concessa all'Ap prima di salire sul podio, il leader iraniano aveva invitato Obama a considerare l'Iran co­me un «potenziale amico degli Usa». «Ho sentito Obama dire che la prossima minaccia è l'Iran — ha spiegato —. Ma l'Iran è un'opportunità per tut­ti. Storicamente, chi è stato amico dell'Iran ha avuto molte opportunità».

Vede al supermercato una donna col burqa "Cacciatela, in Italia non si può girare così"

Quotidianonet

Sollevazione di un gruppo di clienti nei confronti di una donna velata che come al solito era andata a fare la spesa insieme al marito al Bennet di Pieve di Soligo


Treviso, 24 settembre 2009 - Ha visto tra i banchi di un supermercato una donna con il burqa e, sentendosi offesa, ha chiesto ai dipendenti che la musulmana venisse allontanata facendo intervenire anche le forze dell’ordine. È accaduto a una cliente del supermercato Bennet di Pieve di Soligo (Treviso).

La donna, seguita poi da altri clienti, ha invocato la legge italiana che stabilisce l’impossibilità di «girare mascherati» e, come riporta il sito ‘gazzettino.it’, pretendeva l’allontanamento della donna in burqa, una cliente abituale del supermercato che stava facendo la spesa insieme al marito.


«Se in Italia esiste una legge anti-burqa è giusto farla rispettare» avrebbe affermato la cliente rferendosi alla legge che proibisce di circolare con il volto mascherato, invocata recentemente da Daniela Santanchè.

Mezzo secolo di Zecchino d’Oro

Avvenire


Cinquant’anni di Zecchini d’Oro hanno accumulato un bel patrimonio per l’infanzia: un numero sconfinato di canzoni senza età. Era il 24 settembre del 1959 quando dal Teatro dell’Arte di Milano andava in onda sulla Rai la prima edizione. Lui, Mago Zurlì, c’era già. Cino Tortorella, in calzamaglia e mantello, era già l’anima della trasmissione. L’occasione fu il Salone del Bambino, che quell’anno si ispirava a Pinocchio.

Tortorella, che già interpretava il ruolo del mago nel programma Zurlì, il mago del giovedì, ideò la rassegna canora come una successione di momenti rievocativi della favola di Collodi. La trama fu affidata a Carlo Triberti – direttore del Corriere dei Piccoli – che scrisse una fiaba-varietà ispirata al racconto collodiano, con lo scopo di costituire un’ossatura per una rassegna-concorso di canzoni nuove per bambini, cantate da bambini e giudicate da bambini. Triberti divise lo spettacolo in tre parti per tre giorni: Pomeriggio di Mangiafuoco, Il gatto e la Volpe, Il campo dei miracoli.

Quello dove sarebbe dovuto nascere l’albero di zecchini. E, secondo il racconto, al termine della gara canora la canzone vincitrice avrebbe avuto in premio uno zecchino d’oro, staccato da quell’albero spuntato (in barba alla storia originale) dal campo miracoloso. Da quella edizione uscì (ma non vinse) Lettera a Pinocchio scritta da Mario Panzeri.

Quelle note e quelle parole (chi non ha mai cantato «Carissimo Pinocchio / amico dei giorni più lieti») aprirono la strada a una spassosa e indimenticabile fila di quarantaquattro gatti (qualcuno ne voleva anche uno nero), moscerini che danzano il valzer, pulcini ballerini, coccodrilli, ciribiricoccole, nonne Pine cuoche provette e Peppine con la caffettiera. Il resto è storia dell’Italia popolare. Lo Zecchino d’Oro dal 1961 trovò casa presso i francescani dell’Antoniano di Bologna.

Nel 1963 nacque il Piccolo Coro, diretto con grinta e amore dalla mitica Mariele Ventre: agli esordi era composto da cinque bambini, oggi sono sessanta e il coro è intitolato alla sua fondatrice, scomparsa nel 1995. Qualche anno dopo arrivo Topo Gigio (che era nato, sempre cinquant’anni fa, in un’altra trasmissione canora: Canzonissima) e fu presenza insostituibile (o quasi).

Nel 1972 Tortorella smise i panni di Zurlì e fu solo se stesso. Non smise però di essere l’anima dello Zecchino, che quest’anno, sempre con lui alla conduzione, arriva al numero 52 (nel 1976 ci furono due edizioni). Chi sarà il nuovo erede di Popoff?

 
Alessandro Beltrami

La verità choc: 'Mio padre mi violentò

Quotidianonet

Poi avemmo una relazione consensuale'

L'ATTRICE FIGLIA DEL LEADER DEI MAMAS AND PAPAS

A raccontarlo e’ Mackenzie Phillips, l’attrice statunitense di ‘American Graffiti’, che dopo anni di silenzio al ‘The Oprah Winfrey Show’ ha deciso di "dire tutta la verita" sul suo rapporto con il padre, il leader del gruppo musicale anni ‘60 ‘Mamas and Papas’


Washington, 23 settembre 2009 - Rivelazione choc al programma televisivo ‘The Oprah Winfrey Show’: ‘’Per quasi dieci anni ho fatto sesso con mio padre; all’inizio e’ stato stupro, poi e’ diventata una relazione consensuale’’. A raccontarlo e’ Mackenzie Phillips, l’attrice statunitense di ‘American Graffiti’, che dopo anni di silenzio ha deciso di ‘’dire tutta la verita’’’ sul suo rapporto con il padre, il leader del gruppo musicale anni ‘60 ‘Mamas and Papas’.

La Phillips ha ripercorso le tappe piu’ drammatiche della sua storia nel nuovo libro ‘High on Arrival’ e in un’intervista diffusa oggi dal seguitissimo programma televisivo. ‘’Mio padre mi violento’ quando ero ancora una teenager - ha detto l’attrice -, poi la nostra relazione e’ diventata consensuale e cosi’ e’ stato per una decina d’anni’’.


Secondo quanto riportato dalla rivista People, la Phillips ha anche raccontato di aver fatto sesso con il padre (John Phillips) la notte prima del suo matrimonio nel 1979. Il rapporto sarebbe poi finito in seguito ad una gravidanza ‘indesiderata’, il cui aborto sarebbe stato ‘finanziato’ proprio dal padre.

Nel corso della sua vita, l’attrice ha avuto vari problemi per abuso di droga, che ha pero’ superato sottoponendosi a disintossicazione. Secondo le ultime rivelazioni, si tratta di un ‘’vizio’’ trasmessole dal padre, con il quale ha iniziato a drogarsi all’eta’ di 11 anni.

John Phillips e’ morto nel 2001 per attacco cardiaco. ‘’Non lo odio: l’ho perdonato sul letto di morte - ha raccontato la figlia -. Era un uomo tormentato e ha passato a me i suoi tormenti’’.

Trasfusione durante un'operazione Ma il sangue era A e non B: gravissimo

Quotidianonet

Il paziente, un 60enne, ha ricevuto la trasfusione sbagliata in un ospedale di Caltanissetta dopo un intervento ortopedico. Ora è in prognosi riservata nella Rianimazione di una struttura di Agrigento

AGRIGENTO, 24 settembre 2009 - Era stato sottoposto a un'operazione ortopedica, e durante l'intervento si era resa necessaria una trasfusione. Ma al paziente sarebbe stato dato il sangue sbagliato: del gruppo A anziché B. E' successo nell’ospedale di Mussomeli di Caltanissetta.

Dopo il terribile errore, il poveretto - un uomo di 60 anni - è ricoverato ora in gravi condizioni nel reparto di Rianimazione dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento.


I medici dell’ospedale di Agrigento, dove l’uomo e’ stato trasferito d’urgenza, si sono riservati la prognosi. Sulla vicenda e’ stata aperta un’inchiesta dalla magistratura.

Giro 2010, ecco le prime tappe

La gazzetta dello sport

L'8 maggio il via dall'Olanda

Presentate ad Amsterdam le prime tre tappe della corsa rosa.
Il via sabato 8 maggio con una crono individuale nel centro di Amsterdam. Il 9 e il 10 le altre due frazioni con arrivo a Utrecht e Middelburg

AMSTERDAM (Olanda), 23 settembre 2009 - Il Giro del 2010 è già scattato. Con la presentazione delle prime tappe della corsa rosa - che vola verso i 101 anni d'età - gli organizzatori di Rcs Sport hanno poggiato ufficialmente le basi per l'edizione del prossimo anno. Oggi ad Amsterdam è stato svelato il programma provvisorio delle prime tre tappe, inserite nelle manifestazioni di "GiroMania!", una serie di eventi organizzati dalla municipalità della città olandese.

UTRECHT E MIDDELBURG — Sabato 8 maggio la cronometro individuale d'apertura - che sarà preceduta dalla presentazione delle squadre - si snoderà sulla Museumplein, una delle piazze principali di Amsterdam. Domenica 9, sempre dalla Museumplein, prenderà il via la seconda frazione, che arriverà ad Utrecht. La terza tappa - lunedì 10 maggio - porterà il Giro a Middelburg e si avvierà dal quartiere Zuidas. Carolien Gehrels, assessore allo sport, ha dichiarato: “Siamo entusiasti di poter accogliere nella nostra città, che è nota come città delle biciclette, un avvenimento sportivo tanto eccezionale, appassionante sia per i giovani sia per i meno giovani. L’anno prossimo Amsterdam cambierà lentamente colore, dall’arancione della festa per il compleanno della regina al rosa del Giro”. Angelo Zomegnan, direttore della corsa rosa, ha espresso l'orgoglio per un accordo "inseguito per cinque anni anche attraverso 'GiroMania'. Sono certo che entreremo in sintonia presto con i nostri partner di Amsterdam, Utrecht e Middelburg e che il governo italiano sarà al nostro fianco per cogliere anche la più piccola delle opportunità”

CITTA' DELLO SPORT — Dall'Olanda (Assen) è scattata la Vuelta di quest'anno mentre nel 2010, oltre al Giro d'Italia, anche il Tour partirà dalla terra di Rembrandt e Van Gogh. Ad Amsterdam sono attesi almeno 500.000 visitatori per la serie di eventi "GiroMania!". Recentemente Amsterdam ha ospitato il campionato mondiale di hockey ed in questi giorni è sede dei mondiali di squash. Nel 2014 infine, sarà teatro del campionato mondiale di canottaggio. Il traguardo finale è rappresentato dai Giochi Olimpici del 2028, cento anni dopo quelli ospitati dalla città nel 1928. Quella del 2010 sarà l'ottava partenza dall'estero per il Giro d'Italia dopo San Marino (1965), Principato di Monaco ('66), Verviers (Belgio, 1973), Città del Vaticano ('74), Atene ('96), Nizza ('98), Groningen (Olanda 2002) e Seraing/Liegi (Belgio, 2006).

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