mercoledì 28 ottobre 2009

Premiato Taka, il cane-dottore: salvò il padrone dall'infarto

Quotidianonet


Un esemplare di cattle dog australiano
Un esemplare di cattle dog australiano

Sydney, 28 ottobre 2009 - Cane eroe in Australia. Quando ha visto il suo padrone Jim accasciarsi per un infarto, Taka, una femmina di razza cattle dog, non ha perso tempo: ha iniziato a saltellargli su e giù sul torace, rianimandolo fino a permettergli di chiamare i soccorsi. Un singolare massaggio cardiaco salvavita che, a due anni di distanza, ha fruttato al cane-dottore un premio della Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (Rspca).


Taka ha ricevuto la sua meritata ‘medaglia' durante una cerimonia a Maryborough, nel Queensland, e ora concorrerà per guadagnarsi anche la ‘Purple Cross’, premio nazionale assegnato agli animali che si sono distinti per il loro servizio all’uomo.
 

"Il mio cuore si era fermato -  racconta Jim Touzeau, 71 anni, soffiatore di vetro - Non so se è stata realmente Taka a farlo ripartire...". Ma secondo i medici è stato proprio il cane a ‘risvegliare' Jim dandogli la forza di telefonare al pronto intervento.

"Ha iniziato a battermi la cassa toracica con le zampe anteriori - continua l’anziano - Deve avere pensato ‘meglio che lo svegli altrimenti salto la cena'", sorride il proprietario. Taka, 3 anni, non si è limitata alla ‘defibrillazione' a quattro zampe: è corsa in strada e ha richiamato l’attenzione dei passanti. Jim è vedovo e Taka è per lui un’inseparabile e «meravigliosa» compagna di vita. «Non mi lascia mai - dice - io conto su di lei e lei su di me».



Poliziotti in piazza contro il governo Contestato Brunetta: difendiamo anche te

Il Messaggero



ROMA (28 ottobre) - Contro i tagli alla sicurezza e per la difesa delle condizioni economiche e professionali. Questi i motivi che hanno spinto migliaia operatori della Forze di Polizia - 40mila secondo gli organizzatori - a scendere in piazza oggi a Roma in un corteo partito dalla Bocca della Verità e diretto a piazza Navona. Alla protesta partecipano membri della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, agenti della Polizia penitenziaria e del Corpo forestale dello Stato. C'è anche una rappresentanza dell'Arma dei Carabinieri.

«Dal governo solo promesse». «Per una volta siamo tutti uniti, senza distinzioni ideologiche - dicono gli organizzatori della protesta -. Da questo governo, che ha avuto anche i nostri voti, abbiamo avuto solo promesse e ora ci troviamo con macchine che fanno schifo, senza soldi per la benzina e caserme in cui non si pagano gli affitti». Al corteo, aperto da uno striscione unitario di tutte le sigle sindacali che hanno aderito alla protesta con scritto "La sicurezza è un diritto e i diritti non si tagliano, si difendono", hanno partecipato migliaia di persone arrivate da tutta Italia.

Da parte del governo, denunciano i sindacati è stata fatta soltanto «una politica di tagli alla sicurezza: i 3 miliardi di euro tolti in tre anni al comparto, unito agli effetti del decreto Brunetta sta producendo una pesante riduzione di personale». Tagli che «incidono pesantemente sulla spesa corrente» e che non hanno consentito il rinnovo del contratto, scaduto da 2 anni. «Questo governo ha vinto le elezioni puntando sulla sicurezza e oggi ci costringe a scendere in piazza per difendere proprio quella sicurezza».

Contestato Brunetta. Pesante contestazione nei confronti del ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta da parte delle migliaia di poliziotti, agenti della Polizia penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato scesi in piazza. «Noi difendiamo anche la tua sicurezza e tu ci ha preso in giro e ci hai dato dei "panzoni"», hanno urlato gli organizzatori della protesta passando sotto la sede del ministero della Funzione Pubblica in corso Vittorio Emanuele. Subito dopo una bordata di fischi si è alzata verso le finestre del ministero: «Lo sappiamo che sei chiuso dietro il tuo scranno d'oro - hanno aggiunto - perché non vieni giù a parlare con chi ti difende?». I manifestanti hanno anche criticato le ronde volute dal ministro dell'Interno Roberto Maroni: «Questo governo vi ha dato le ronde - hanno detto rivolgendosi ai cittadini - hanno messo i soldi per questa vergogna invece che darli ai poliziotti».

Il ministro: non cederemo ai ricatti. I poliziotti che oggi hanno manifestato a Roma sappiano che «il Governo non ha alcuna intenzione di cedere a ricatti, a manifestazioni di piazza e a strumentalizzazioni politiche». È quanto afferma in una nota il portavoce del ministro della Funzione Pubblica. «Resta davvero difficile comprendere per quale motivo i rappresentanti del comparto sicurezza-difesa abbiano individuato nel ministro Brunetta il capro espiatorio delle loro proteste» è detto nella nota, perchè è «davvero difficile riscontrare negli anni precedenti un bilancio più favorevole» per il comparto.

Bersani: «La sicurezza non si fa con le ronde, ma con i poliziotti. E' ora che il governo venga in Parlamento per dare risposte serie su questo tema». Lo dice il neosegretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani a piazza Navona dove si è concluso il corteo. «Sono venuto a portare la solidarietà ai poliziotti - dice Bersani - in questi mesi girando l'Italia ho trovato operatori di polizia che lamentano una situazione pessima, con un disagio enorme. A queste persone bisogna dare qualcosa di serio, risorse concrete». Bersani ha poi criticato l'idea del governo di trovare i fondi per le forze dell'ordine dai proventi dello scudo fiscale: «Non si possono prendere i soldi dai condoni, non si paga la legalità con l'illegalità».

Di Pietro: «Siamo alla vigilia di uno sfascio». «Siamo qui per informare i cittadini italiani che se anche le forze di polizia sono costrette a scendere in strada per far valere i loro diritti per servire il paese, allora vuol dire che siamo veramente alla vigilia di uno sfascio». Lo ha detto il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro nel corso della manifestazione dei sindacati di polizia.


Rapinatore scoppia in lacrime, giudice si commuove al processo: pagherà 32 euro

Il Messaggero

GENOVA (28 ottobre) - Ha cercato di rapinare un ufficio postale minacciando la cassiera con un cacciavite e poi è scoppiato in un pianto dirotto. E' quanto è accaduto ad Antonio M., calabrese residente a Genova, guardia forestale, che alla fine se l'è cavata con 20 giorni di carcere e una multa simbolica di 32 euro.

L'uomo, separato, non riuscendo più a pagare gli alimenti alla moglie e ai figli è entrato, senza baffi finti, né volto coperto, nel primo ufficio postale, ha puntato un grosso cacciavite in faccia alla cassiera e con aria poco convinta, ha detto: «questa è una rapina». La cassiera lo ha guardato e gli ha risposto: «Ma lascia perdere, è meglio se mi consegni il cacciavite».

A questo punto Antonio ha inziiato a piangere e ha raccontato alla cassiera la sua vita fatta di difficoltà. Intanto, un collega della donna ha chiamato il 112.

I carabinieri, giunti sul luogo, hanno trovato il rapinatore in lacrime, la cassiera che lo consolava e i clienti in coda che annuivano comprensivi. All'uomo è stata data una pena simbolica di 20 giorni di carcere e 32 euro di multa per «reato di minaccia», come ha dichiarato il giudice in tribunale.


Ecco il volto che popola i nostri sogni: ma chi è?

di Andrea Indini


Milano - Nel 2006 la pazienta di un noto studio psichiatrico di New York disegnò la faccia di un uomo che le era apparso più volte in sogno. Si trattava di un volto anonimo, dai tratti semplici, leggermente stempiato e con le ciglia fronte. Ma, nonostante la nitidezza del ricordo, la donna giurò di non averlo mai incontrato in tutta la sua vita. Il ritratto rimase - dimenticato - all'interno dei cassetti dello psichiatra che lo ritirò fuori solo quando un secondo paziente riconobbe in quello stesso volto l'uomo che, di tanto in tanto, gli appariva in sogno. Come già la donna anche lui giurò di non averlo mai conosciuto.

Fu allora che lo psichiatra decise di far girare il ritratto sulle scrivanie dei suoi colleghi che avevano pazienti in cura per disturbi nei sogni. Nel giro di soli pochi mesi, ben quattro pazienti riconobbero il volto. Stessi tratti, stessa espressione, stessi occhi. Nessuno lo aveva mai incontrato, a tutti appariva in sogno e gli parlava.

L'uomo che popola i nostri sogni Da Los Angeles a Berlino, da San Paolo a Pechino. E poi ancora: Roma, Barcellona, Stoccolma, Parigi, Nuova Deli e Mosca. Dal 2006 a oggi oltre 2mila persone hanno giurato di aver visto lo stesso volto. "Per diversi anni ho avuto sempre lo stesso sogno - racconta una persona - un uomo alto e scuro mi mostra un foto e mi chiede se riesco a riconoscervi mio padre. Il volto è di un uomo che ho mai visto prima, non assomiglia per nulla a mio padre ma, non appena glielo dico, ecco che riconosco proprio mio padre. A questo punto, di solito, mi risveglio con un senso di pace - racconta ancora - altre volte invece mi ritrovo davanti alla tomba di mio padre, mentre depongo un mazzo di fiori a terra e mi accorgo che la foto sulla lapide manca".

Un volto mai visto nel reale C'è chi si innamora, c'è chi si fa consolare e chi invece trova addirittura un amico. "La prima volta che ho sognato quest'uomo passavo un brutto periodo al lavoro - racconta un'altra persona - mi ero perso in un immenso ma deserto grande magazzino  quando, ad un tratto, mi appariva e mi accompagnava tra gli scaffali fino alle casse e mi indicava l'uscita. Da quella volta mi è riapparso in sogno diverse volte, tutte per darmi la giusta direzione e uscire dai guai". Altre persone lo hanno visto travestito da Babbo Natale, altri ancora se lo ritrovavano al posto della propria immagine all'interno dello specchio. Talvolta indossa gli occhiali, altre assume tratti brasiliani. Ma il volto è sempre lo stesso.

Una spiegazione al fenomeno Diverse teorie sono state avanzate per spiegare la misteriosa ricorrenza di questo volto. Da un punto di vista prettamente junghiano il volto incarna l'archetipo dell'inconscio collettivo che, in momenti di particolare difficoltà, appare a soggetti particolarmente sensibili. Secondo altri studiosi,l invece, l'uomo incarna l'immagine del Signore: questo spiegherebbe la ragione per cui i suoi consigli sarebbero seguiti da chi li riceve in sogno. La teoria più suggestiva è, forse, quella che vede nell'uomo una persona che esiste realmente e che, grazie a poteri particolari, riesce a "insinuarsi" nei sogni di molte persone. Tra chi appoggia questa teoria, poi, c'è chi ritiene che il volto sia finto ma nasconda una persona in carne e ossa.

Il volto di quest'uomo è diventato presto un tormentone. E, subito dopo, un'icona pop che non manca di apparire sui muri delle principali città di tutto il mondo. Nel sito thisman.org, poi, sono in molti a raccontare i propri sogni e ad accompagnarsi - l'un l'altro - in questo cammino assurdo fra realtà e sogno, fra coscienza onirica e necessaria ragionevolezza. Nessuno, però, sa dare una risposta concreta. A nessuno, in fondo, interessa darla. Anche perché, finché quest'uomo comparirà nei sogni per rassicurare, guidare e rasserenare, sarà ben accetto e non avrà alcuna alcuna importanza cosa vi sia dietro.

Dimissioni di Marrazzo: le reazioni

Quotidianonet

Roma, 27 ottobre 2009 - Tante le reazioni alle dimissioni di Piero Marrazzo dalla carica di Presidente della Regione Lazio. Tra i primi ad intervenire Maurizio gasparri e Fabrizio Cicchitto.

Gasparri (Pdl)  "Evidentemente non avevamo torto a sollecitare una scelta chiara». Lo dichiara il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.  

Cicchitto (Pdl) «Mi auguro che le dimissioni di Piero Marrazzo contribuiscano a chiudere un gioco al massacro che suscita in molti di noi disagio ed anche repulsione. La politica non può risolversi nella carneficina oggi in corso. Chi ha iniziato questa ‘nuova fasè della lotta politica in Italia si è assunto una gravissima responsabilità». È quanto dichiara il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto.

Forte (Udc) “Le dimissioni di Marrazzo erano ormai inevitabili e appaiono come l’esito scontato di una vicenda che non poteva chiudersi diversamente”. Lo dice in una nota il capogruppo regionale dell’Udc, Aldo Forte.  “La procedura con la quale si e’ tentato di evitarle, attraverso improbabili certificati medici, era destinata a scatenare polemiche che avrebbero ulteriormente reso difficile una campagna elettorale gia’ di per se’ avvelenata- conclude Forte- Adesso bisogna voltare pagina e sta alle forze politiche impegnarsi sui problemi reali, con programmi adeguati e spingendo per un confronto basato sui contenuti, sulle idee e sui progetti.
Tentando, almeno nel Lazio, di finirla con il dibattito politico basato sul gossip”.

Di Pietro (Idv)  ‘’Piero Marrazzo ha fatto bene a dimettersi perche’ chi e’ ricattato non puo’ stare nelle istituzioni’’.
Lo ha detto il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, nel corso della registrazione della puntata del Maurizio Costanzo Show che andra’ in onda il prossimo 4 novembre.

Sammarco (Pdl) «Le dimissioni chiudono politicamente la dolorosa vicenda personale di Piero Marrazzo, che ha sicuramente mostrato maggiore buonsenso e rispetto delle istituzioni di chi, per rimanere avvinto alla poltrona, aveva consigliato l’artifizio improbabile dell’autosospensione». Lo ha dichiarato Gianni Sammarco, deputato e coordinatore di Roma del Pdl, intervenendo alla presentazione della Consulta per roma Capitale.
«Auguro sinceramente a Marrazzo di superare questa fase delicata della sua vita - ha concluso - e spero ora che gli elettori mandino a casa questi azzeccagarbugli superstiti della consiliatura». 

Zingaretti (Pd) “Faccio un appello a tutti i mass media, che ovviamente sono legati al sacrosanto diritto di cronaca: mi permetto di chiedere a tutti di attenersi al diritto di cronaca e di non eccedere in una ricerca un pò morbosa del particolare. C’è una sfera umana e personale che va assolutamente rispettata. Si discuta della vicenda politica, ma poi ci si fermi perché altrimenti si rischia veramente di superare il limite”. E’ l’appello lanciato dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, a Rainews 24 nel corso della trasmissione ‘Giro di Boa’ in merito alle vicende che vedono coinvolto l’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, dimmessosi pochi minuti fa dalla sua carica.

Augello (Pdl) ‘’E’ prevalso il buon senso. Sono certo che tutto questo pasticcio dell’autosospensione abbia rappresentato l’ultimo spietato tentativo di strumentalizzazione ai danni dell’ex presidente Marrazzo da parte di una ex maggioranza terrorizzata dall’idea di andare a votare e che in fondo lo non ha mai sopportato’’. E’ quanto dichiara il senatore del Pdl, Andrea Augello.  ‘’Ora la sua vicenda diventa davvero personale e mi auguro che Piero Marrazzo possa uscire in punta di piedi dalle cronache dei giornali. Sono altrettanto sicuro - aggiunge Augello - del fatto che la parte migliore del centrosinistra, che grazie al cielo esiste e conta qualcosa, abbia dato un contributo in queste ore per far prevalere la saggezza’’

Prestagiovanni (Pdl) "Le dimissioni di Marrazzo rappresentano un atto di buonsenso e rispetto istituzionale su un epilogo tragico della sua esperienza politica. L’unica speranza è che adesso l’uomo Piero Marrazzo riesca a ritrovare se stesso e un giusto equilibrio per il suo reinserimento nella vita sociale, familiare e lavorativa". È quanto dichiara il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio del Pdl, Bruno Prestagiovanni.

Avvenire, il quotidiano dei vescovi chiede di tornare “per pietà” alla “vera questione morale” e, in un editoriale di Davide Rondoni dedicato al caso Marrazzo, auspica che non si usi la “comune debolezza umana” come una “clava gli uni contro gli altri”.  “Una vera questione morale - scrive Rondoni su ‘Avvenire’ - sarebbe il tratto di un`epoca di agire retto e dove non si usa la comune debolezza umana come clava gli uni contro gli altri. Dove politici, uomini dello Stato e mass media non lavorano per sfasciare la gente. E per prenderla per il naso. Sarebbe una stagione meno farisaica e scandalistica, più pulita e di maggior tensione al bene comune. Se no - prosegue l’editorialista del quotidiano che è stato diretto da Dino Boffo - ne verrà solo altro avvilimento, e incattivimento. Proseguendo un periodo cupo e pazzo in cui in nome della morale fai-da-te o improvvisamente riscoperta si distoglie amoralmente lo sguardo dai problemi veri della gente vera e si aprono le porte ai modi più feroci e distruttivi di lotta”.

 Luxuria (ex parlamentare Prc) “Le persone che sono attratte dai trans sono persone di tutte le classi sociali, che rivestono qualsiasi ruolo e qualsiasi funzione, assolutamente bipartisan, meridionali e settentrionali, vegetariani e non”. Lo dice al quotidiano online Affaritaliani.it Vladimir Luxuria, ex parlamentare di Rifondazione Comunista. In pratica, prosegue, “non esiste una divisa dell’uomo attratto dai trans, ne’ partitica ne’ di classe sociale. Neanche di preparazione culturale o di titolo di studio. E nemmeno di religione. Ci sono anche cattolici che vanno a trans. Tutti, e’ assolutamente trasversale, si fidi di me e delle mie parole”. 

Montino (Pd) La mia candidatura non è all’ordine del giorno». Così il vicepresidente della Regione Lazio, Esterino Montino, arrivando nella sede della Giunta regionale per presiedere una riunione nella quale formalizzerà davanti agli assessori le dimissioni ‘irrevocabilì di Piero Marrazzo. 
Il presidente della Regione, Lazio Piero Marrazzo “ha avuto la dignità la forza e la determinazione di fare un passo indietro”. Lo ha detto il vice presidente, Esterino Montino, sottolineando che i problemi che hanno investito Marrazzo non coinvolgono la sua moralità o i problemi della Regioni ma la sua sfera personale. Lui ho ha fatto e non dico altro”. 

Piso (Pdl) “Marrazzo, comprendendo l’insostenibilita’ della sua posizione, si e’ dimesso”. Lo dice in una nota il coordinatore regionale del Pdl nel Lazio, Vincenzo Piso.  “Meglio tardi che mai. Ora andiamo al voto prima possibile, l’istituzione regionale ha bisogno di riferimenti certi ed i cittadini necessitano di risposte. Facciamo in modo che il confronto politico sui temi di competenza della regione- conclude Piso- sopravanzi una storia triste e dai risvolti poco trasparenti e dalla quale Marrazzo sembra uscire fuori come una sorta di agnello sacrificale”. 

Moscardelli (Pd) «Esprimo all’amico Piero, che insieme alla sua famiglia sta attraversando un momento difficile, tutta la mia vicinanza e solidarietà». Lo dichiara in una nota Claudio Moscardelli, vice capogruppo del Pd alla Regione Lazio.  «Apprezzo inoltre - aggiunge - la sua decisione di rassegnare le dimissioni da presidente della Regione Lazio e, allo stesso tempo, rivendico con forza i 5 anni di governo vissuti in una condizione estremamente complessa, in cui siamo stati capaci di portare avanti provvedimenti importantissimi per tutti i cittadini del Lazio. I positivi risultati raggiunti in tanti settori sono merito dell’azione di governo di Piero Marrazzo, della sua Giunta, e della maggioranza di centrosinistra».


Scudo fiscale, tensione Italia-Svizzera

Corriere della Sera


Convocato a Berna il nostro ambasciatore dopo il blitz nelle filiali elvetiche.
Il ministro: atto discriminatorio

GINEVRA - L'ambasciatore italiano a Berna Giuseppe Deodato sarà convocato dalle autorità svizzere che hanno così reagito alle perquisizioni condotte in Italia da agenti della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Entrate in 76 filiali di istituti finanziari svizzeri.

«RAZZIA» - Il ministro degli Interni elvetico, Pascal Couchepin, ha definito l'operazione «un atto discriminatorio» e una «razzia» nei confronti delle banche elvetiche. «La situazione ci preoccupa», ha aggiunto citato dall'agenzia di stampa svizzera Ats. La Svizzera - ha annunciato il portavoce del governo - convocherà l'ambasciatore italiano a Berna, che dovrà fornire spiegazioni «su un'azione percepita come discriminatoria dal Consiglio federale».

SCONTRO - Le verifiche si sono concentrate sull'adempimento da parte di banche e intermediari finanziari degli obblighi di comunicazione all'Archivio dei rapporti finanziari, che l'Italia ritiene fondamentale per la lotta all'evasione fiscale internazionalie. Il blitz è arrivato dopo l'esplosione delle tensioni tra governo italiano e Confederazione elvetica sulla sanatoria per i capitali esportati illegalmente all'estero: la Svizzera protesta perché è rimasta fuori dalla lista di 36 Paesi collaborativi diffusa con la circolare applicativa dello scudo fiscale.

Un viado: "Ho visto almeno 10 volte l'auto blu del presidente"

Il Tempo


«Ho visto una decina di volte l'auto blu del presidente fuori di qui, lui utilizzava sempre la stessa metodica negli appuntamenti». Lo ha affermato Sonia, di 21 anni, una delle transessuali che abita nel condominio di via Gradoli, periferia nord di Roma, dove tra il primo e il 4 luglio è avvenuto l'incontro tra il presidente della Regione Lazio e un transessuale.

Incontro filmato per poi essere oggetto di un ricatto da parte di quattro carabinieri finiti in manette. «L'auto del presidente si fermava sempre sulla discesa che porta al condominio, a circa 20 metri. L'autista - ha continuato - spegneva il lampeggiante ma lo lasciava ben visibile sul tetto dell'auto, quindi si apriva un giornale e attendeva che il presidente tornasse».

L'ex governatore del Lazio Piero Marrazzo «era nostro cliente», uno dei tanti personaggi importanti che frequentavano via Gradoli. Ma tra questi «non vi è nessun altro politico», hanno inoltre riferito i transessuali. Sonia sostiene di avere visto per la prima volta l'auto blu in via Gradoli circa due mesi e mezzo fa: «In totale l'avrò visto dieci volte, veniva il pomeriggio e sempre nei giorni feriali».

Nel condominio di via Gradoli altri trans raccontano di altri incontri, di altri clineti: avvocati, professionisti, attori. «I politici - dicono - sono delle galline della uova d'oro: pagano bene, e quando si trovano non vanno fatti scappare».

Adesso il chiodo fisso però è come riacchiappare i clienti. Perché il fuggi fuggi dei benpaganti c'è stato eccome. La storia del video-scandalo, la paura di finire invischiati in qualche altro ricatto a luci rosse ha raffredato le segrete voglie di insospettabili.

«Da quando è esplosa questa storia gli affari sono crollati, neanche più un cliente» raccontano. Tra i tanti trans che vivono in via Gradoli e via dei Due Ponti, nella periferia nord della Capitale, lo scandalo Marrazzo sta avendo risvolti «economici». Pochissimi clienti, poche entrate: qui tutti si lamentano per «un clima che si è creato e che spaventa i nostri clienti».

«Molti stanno pensando di andare via da questa zona - spiega Daniela - Non era mai successo che per tanti giorni non avessi clienti». Fuori il condominio dello scandalo sono ancora molte le troupe televisive e i cronisti che attendono «le protagoniste di questa storia». «Se restate qui - ha proseguito - la nostra situazione si complica ulteriormente: anche noi dobbiamo guadagnarci da vivere».


La Procura a Cossiga: "Non ci sono protetti"

Il Tempo

«Non abbiamo protetto nessuno. Non corrispondono al vero le parole pronunciate dall'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga». Botta, risposta e precisazione. A ventiquattr'ore di distanza dalla dichiarazione del Picconatore alla trasmissione tv «Otto e mezzo», su La 7, i vertici del Palazzo di Giustizia, a Roma, reagiscono. A imbizzarrirli la tesi di Cossiga sul video-scandalo di Piero Marrazzo in un appartamento romano con un trans, che ha costretto alle dimissioni l'ex goveratore del Lazio, secondo l'accusa ricattato da quattro carabinieri. «Erano cose accadute a luglio - ha sibilato il capo dello Stato emerito - e solo dopo quattro mesi di indagine la magistratura ha dato ordine di arresto. Per quattro mesi li hanno protetti, probabilmente non saranno stati contenti di dover prendere questi provvedimenti alla vigilia delle primarie del Pd e non molto lontano dalle regionali».

Da piazzale Clodio si ribatte che gli accertamenti sono partiti il 14 ottobre sulla base di un'informativa nella quale si afferma che c'era qualcuno, nell'ambito dei carabinieri, che stava cercando di vendere un video in cui appare un uomo politico con un transessuale. In sintesi: «La Procura non ha protetto nessuno». Cossiga ha subito gettato acqua sul fuoco. «Ciò che volevo esprimere - spiega l'ex presidente della Repubblica - era una lode per la Procura di Roma che, a differenza di tante altre Procure da cui le notizie vengono fatte uscire prima ancora che gli imputati e le parti lese ne siano a conoscenza, aveva tutelato la privacy di Piero Marrazzo fino a quando il codice di procedura penale glielo ha permesso. E la figura dell'Arma dei carabinieri - conclude - non è intaccata da queste quattro mele marce».

Ieri è sceso in campo anche il difensore di Piero Marrazzo. L'avvocato Luca Petrucci ha spiegato che l'ex governatore del Lazio «non aveva alcuna intenzione di acquistare il video che lo ritrae con un trans e che è stato oggetto del ricatto sessuale di cui è stato vittima. Ha avuto un contatto con il titolare della società Photo Masi (dove il Ros ha sequestrato il filmato) - continua - per capire di cosa si trattava, per rendersi conto di cosa mostravano le immagini, dopo la telefonata fatta da Silvio Berlusconi che lo avvertiva della presenza in giro di un filmato che lo riguardava. Ma non è stata avviata alcuna trattativa. Si è arrivati a Photo Masi dopo vari tentativi fatti presso altre agenzie. Piero Marrazzo è vittima di corpi deviati dello Stato, è una vittima è bene ricordarlo». La Procura ha aperto l'agenda su un eventuale secondo interrogatorio dell'ex presidente.

«Non c'è stata alcuna convocazione - precisano i magistrati - e neppure è previsto che Marrazzo debba essere sentito. Almeno per il momento». I magistrati ribadiscono che Marrazzo, in questa vicenda, rimane parte offesa: dunque, non sarà aperto nei suoi confronti un procedimento per l'ipotesi di peculato (in relazione all'uso dell'auto blu) e per quella di corruzione (con riferimento al denaro preso dai carabinieri che hanno fatto il blitz nell'appartamento del trans in via Gradoli). Per quanto riguarda l'ipotesi di peculato per l'uso dell'auto blu, dagli ambienti giudiziari si precisa che Marrazzo aveva diritto all'auto di servizio e con quella poteva andare dove voleva. E pure la storia del video viene ridimensionata, allontanando il sospetto della presunta corruzione per la storia del video. Dicono in Procura: il filmato è stato girato dai due carabinieri «infedeli» (Carlo Tagliente e Luciano Simeone), il politico è stato vittima di un ricatto senza sapere di essere stato ripreso.

Fabio Di Chio




Oasis of the Seas Il più grande transatlantico mai costruito

Quotidianonet


La nave, della compagnia americana Royal Caribbean, più grande del Titanic, con una stazza lorda di 220mila tonnellate, è dotata di più attrazioni di una città media di provincia. Costata 900 milioni di euro, può ospitare 6.360 passeggeri e 2.000 membri d'equipaggio.

Helsinki, 27 ottobre 2009 - Si chiama Oasis of the Seas, è il più grande transatlantico mai costruito. La nave, della compagnia americana Royal Caribbean, più grande del Titanic, con una stazza lorda di 220mila tonnellate, è dotata di più attrazioni di una città media di provincia. Tanto è vero che ci sono perfino sette quartieri. Costata 900 milioni di euro, può ospitare 6.360 passeggeri e 2.000 membri d'equipaggio.

 La nave ha preso oggi il largo sul Mar Baltico, dalla Finlandia, per raggiungere la costa occidentale degli Stati Uniti, dove imbarcherà i primi passeggeri per una crociera ad Haiti.

 Dotata di 16 ponti, lunga 360 metri e larga 47 l'Oasis of the Seas ha attrazioni mai viste su una nave: una piscina con le onde per fare surf, un campo da golf, un muro per l’arrampicata, una pista da pattinaggio.

 Per i meno sportivi, ci sono una spiaggia, un parco - chiamato ambiziosamente come il polmone verde di New York, Central Park - un teatro, un'area per passeggiare e fare shopping costruita come se fosse il centro di una piccola città. Royal Caribbean l’ha definita "la nave più innovativa e originale costruita finora, dove le zone del divertimento sono dei piccoli villaggi nel mare".

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Marrazzo, spese folli e giallo su fondi istituzionali

di Gian Marco Chiocci


Soldi, tanti soldi. In assegni ma soprattutto in contanti come quelli ripresi nel videotape e poi spariti dall’alcova. Fra strisce di cocaina, costose prestazioni sessuali, i 20mila euro offerti ai ricattatori e le migliaia promesse all’agenzia per riavere indietro il filmino (per non dire delle numerose mazzette da 500 euro viste dall’inviato di Oggi nella versione integrale del filmino hard, ndr), i conti in tasca ai protagonisti del ricatto a luci rosse rischiano di non tornare.

Non tornano per Marrazzo. E nemmeno per gli altri protagonisti della querelle a luci rosse: i militari della compagnia Trionfale, in manette a Regina Coeli, che si sarebbero arricchiti con altri ricatti, e i transessuali del palazzo di via Gradoli, interrogati un giorno sì e l’altro pure dagli inquirenti. Non tornano soprattutto per lo stupefacente nell’appartamento. Chi l’ha acquistato? Chi l’ha venduto? Chi l’ha portato nella casa? I diretti interessati si rimpallano le responsabilità, ricorrono allo scaricabarile. Su questo, e su altro, gli inquirenti hanno avviato un diffuso screening patrimoniale. Al setaccio i conti correnti, gli assegni all’incasso, i prelievi al bancomat prima e dopo l’incontro cruciale. Le indagini spaziano in più direzioni. Puntano soprattutto sui carabinieri e sui trans, visto che al momento Marrazzo è parte lesa anche se prossimamente potrebbe esser chiamato di nuovo in procura a dire la sua. Svariati sono gli interrogativi che tengono banco anche sul suo conto. A cominciare dall’enorme disponibilità di denaro nel portafogli che Marrazzo sostiene essergli stato svuotato dai militari disonesti: «Ha pagato 5mila euro in contanti - scrive il gip - per una sola prestazione sessuale».

Una cifra importante anche per uno che di mestiere fa il presidente della Regione Lazio e di euro ne guadagna ogni mese 12mila. Può essere che metà dello stipendio sia stato destinato a un unico incontro con il trans Natalie? E se è vero, come sostengono i viados interrogati e intervistati in questi giorni, che Marrazzo sarebbe stato spesso di casa a casa dei trans (due volte a settimana, secondo testimonianze raccolte dalla Stampa), a quanto ammonta la cifra impegnata dall’ex giornalista del Tg2 non solo quest’anno ma anche in passato, visto che il vizietto andrebbe avanti almeno dal 2005 come dimostrato dai detective sotto processo nel Laziogate? E ancora. La difesa del governatore sostiene che di quei 5mila euro solo 3mila erano effettivamente destinati al viados. E gli altri 2mila euro - si chiedono gli inquirenti - a cosa servivano? E perché, per evitare il ricatto, Marrazzo ha staccato tre assegni per 20mila euro a una banda di estorsori che quegli cheque non li ha mai incassati?

L’ipotesi che Marrazzo possa aver pagato in contanti i banditi in divisa non ha trovato conferme. Così come al momento non c’è riscontro a quanto riportato in vari reportage sulla comunità trans in via Gradoli, sul governatore che era solito pagare in assegni Natalie intestandoli a un amico di lei e sul trans che era stato addirittura «stipendiato» da Marrazzo. Ecco allora che la notizia di un’interrogazione parlamentare del senatore Domenico Gramazio (Pdl) sulle «alte spese sostenute dal presidente Marrazzo che supererebbero di gran lunga l’appannaggio percepito in qualità di presidente della Regione» ha terremotato gli uffici giudiziari. Poiché nell’atto ispettivo Gramazio chiede di sapere «qual è e a quanto ammonti il fondo “riservato” di cui fa uso il presidente della regione Lazio per i suoi spostamenti e per le spese di rappresentanza dal quale è presumibile che Marrazzo attingesse per il pagamento di sue “esigenze personali” nella qualità di presidente della Regione Lazio». L’interpellanza s’incrocia pericolosamente con la lettura analitica del «tesoro» a disposizione del presidente della giunta regionale del Lazio: alla voce «Upb R13» dedicato al funzionamento della giunta vengono sviscerati più capitoli di spesa. Quello che interessa non solo il senatore Gramazio è il «Cap. R13502» con l’elencazione delle «spese di rappresentanza del presidente di giunta». Per l’anno 2008 lo stanziamento è stato di 500.700,00 euro, con un residuo pari a 342.679,00, il che significa che la somma effettivamente spesa ammonta a 158.071,00 euro. A leggere i bilanci esaminati in queste ore la differenza non utilizzata (342.679,00) va aggiunta allo stanziamento 2009 che è di 400.000,00. Altro capitolo attenzionato è il «R13501», ovvero quello dedicato alle «spese per assicurare lo svolgimento delle attività, il funzionamento e l’operatività delle strutture della presidenza e della vice presidenza della giunta regionale». Ad oggi vanta un residuo di 378.902,19 euro. Di norma ogni spesa dev’essere documentata e giustificata. Il problema è capire se fra quelle spese ce ne siano alcune «personali» spacciate per «istituzionali».

Il video trattato per 15 giorni, le tracce di altri politici ricattati

Corriere della Sera



ROMA — Il 5 ottobre scorso la Mondadori prese visione del video che ritraeva Piero Marrazzo con un trans e poi ne ottenne una copia. Il cd-rom con le immagini fu conse­gnato dalla titolare dell’agenzia Photo Masi al direttore di Chi , Al­fonso Signorini, che firmò una rice­vuta di «presa in consegna». Nei giorni scorsi il giornalista ha detto di averne parlato subito con Mari­na Berlusconi, presidente del grup­po editoriale. Ma Silvio Berlusconi avvisò il governatore del Lazio sol­tanto due settimane dopo, fornen­dogli poi il contatto per poterne trattare l’acquisto. Che cosa accad­de in quei quindici giorni? Perché il capo del governo attese tanto tempo? E, soprattutto, quante volte e per chi fu duplicato quel filmato?

In precedenza il direttore di Og­gi e quello di Libero avevano visto il video, ma avevano detto di non essere interessati. Anche Signorini ha spiegato di averlo «giudicato su­bito non pubblicabile», eppure lo ha tenuto in redazione fino al 21 ottobre, quando gli è stato seque­strato dai carabinieri del Ros. È possibile che proprio in quei gior­ni, altro materiale comprometten­te sia circolato e anche in questo caso a esserne protagonisti sareb­bero uomini politici, o comunque personaggi pubblici.

Una traccia concreta — che poi ha portato a ipotizzare il coinvolgi­mento di almeno due esponenti delle istituzioni nell’inchiesta avvia­ta dalla Procura di Roma — è nelle carte dell’inchiesta contro i carabi­nieri della Compagnia Trionfale ar­restati la scorsa settimana, anche se non viene specificato se si tratti di un verbale di interrogatorio o di un’intercettazione.

Il quadro investigativo fin qui de­lineato fornisce comunque indizisu almeno altre due irruzioni com­piute nelle case dei transessuali mentre erano in compagnia dei clienti, da Luciano Simeone e Carlo Tagliente, i due militari già accusa­ti di aver ricattato Marrazzo. Altre verifiche sono in corso, ma appare probabile che i due abbiano utilizza­to lo stesso copione seguito con l’esponente del Pd. Del resto loro stessi hanno ammesso davanti ai magistrati di essere entrati nell’ap­partamento di via Gradoli perché avevano ricevuto una «soffiata», quasi a lasciar intendere di aver ot­tenuto analoghe informazioni in di­verse occasioni. Vuol dire che era­no consapevoli di trovare nell’ap­partamento soldi, cocaina e qualcu­no da poter tenere sotto pressione, proprio come accaduto per il presi­dente della Regione. Una personali­tà disponibile a cedere al ricatto, pur di salvare la reputazione.

Districarsi nella girandola di no­mi che in queste ore circolano — in alcuni casi avvalorati dagli stes­si transessuali che abitano in quel condominio e in altri appartamen­ti nelle zone vicine — appare dav­vero complicato, soprattutto in as­senza di una contestazione forma­le. Ma l’inchiesta sembra aver im­boccato una strada che ipotizza una ragnatela ben più ampia di quella delineata inizialmente dai pubblici ministeri.

L’esistenza di altri personaggi te­nuti sotto ricatto spiegherebbe la scelta fatta dai carabinieri di vende­re il video, nonostante fossero con­sapevoli che in questo modo non avrebbero potuto più ricavare nul­la dalla vittima. L’ipotesi è che ab­biano preferito spillare soldi a chi veniva sorpreso in una situazione imbarazzante per poi guadagnare altre decine di migliaia di euro of­frendo le immagini sul mercato.

Nel caso di Marrazzo gli investi­gatori del Ros hanno messo fine al ricatto, portando in carcere i loro colleghi. Adesso si deve scoprire in quanti altri casi i militari del Trion­fale siano riusciti a farla franca.


Fiorenza Sarzanini

Lettonia: il presunto meteorite di Mazslaca era uno scherzo di Tele 2

Corriere della Sera


Pesce d'aprile in anticipo della compagnia telefonicaIl governo lettone: pagheranno 25.000 dollari di danni



Il cratere del presunto meteorite di Mazsalaca (Afp)

MILANO - Tutti i giornali d'Europa hanno dato grande risalto al presunto meteorite precipitato domenica scorsa nei pressi del villaggio di Mazslaca, Lettonia. Molti siti hanno anche messo un video dell'impatto e varie foto del cratere di 15 metri di diametro e 5 di profondità. Molti scienziati, però, avevano subodorato che qualcosa non andava: la radiottività nei dintorni del cratere era a livelli normali. Infatti era tutto uno scherzo.

SCHERZO - Ad organizzare il pesce d'aprile fuori stagione è stata la compagnia telefonica lettone Tele 2 che, come ha spiegato Janis Sprogis, direttore commerciale, intendeva «dimostrare al popolo che un'interessante storia è sufficiente per attirare sulla Lettonia gli occhi di tutto il mondo». Tele 2 si è detta pronta a pagare i danni, che ha quantificato in 4.000 dollari. Linda Murniece, ministro dell'Interno lettone, ha dichiarato, invece, che le autorità sanzioneranno con una multa di 25.000 dollari questo «divertente scherzo», che ha causato alcuni problemi alle forze di polizia e agli abitanti di Mazslaca.

Paolo Torretta
27 ottobre 2009


La guerra del Tempio

Avvenire

GERUSALEMME

«I sraele sta progettando un grande scavo archeologico sotto la piazza del Muro del Pianto, davanti al Monte del Tempio. Con questi scavi verrà creato un parco archeologico sotto l’area dove i fedeli attualmente stanno in piedi a pregare». A lanciare la notizia è Arutz Sheva, l’agenzia di stampa israeliana vicina alla destra religiosa. Un annuncio attribuito a «fonti ufficiali». E che viene da una testata molto attendibile su questi temi: per ovvie ragioni, Arutz Sheva è l’agenzia più attenta a tutto quanto si muove intorno al Muro del Pianto. Quasi, poi, a voler fugare ogni dubbio, la notizia è accompagnata da un disegno attribuito direttamente all’Israel Antiquities Authority , l’ente governativo israeliano che sovrintende agli scavi archeologici.

Vi si vede descritta un’idea che - se attuata - cambierebbe radicalmente il modo di accostarsi al luogo più sacro per ogni ebreo, la memoria del Tempio distrutto dai romani nel 70 d.C. Esteriormente l’attuale piazzale dove si prega rimarrebbe immutato. Ma - grazie a un sistema di pilastri di sostegno - nel sottosuolo verrebbe creato un nuovo ambiente, che si troverebbe all’esatta altezza che aveva il terreno nella Gerusalemme di duemila anni fa. Quindi è facile prevedere che qui verrebbero alla luce reperti archeologici di grande importanza. Per gli ebrei religiosi, poi, significherebbe vedere di «quel Muro» la parte che realmente vedevano accanto a loro i fedeli che, nel I secolo d.C., da questo lato salivano al Tempio. Va precisato che l’uso del condizionale è d’obbligo, perché l’attuabilità di un progetto del genere è tutta da verificare. Scavare sotto il piazzale aprirebbe, infatti, un nuovo fronte nella guerra degli scavi archeologici che intorno al Monte del Tempio si combatte dal 1967 - quando Israele ha assunto il controllo di questa parte di Gerusalemme.

È proprio sopra al Muro del Pianto - infatti - che sorge la moschea di al-Aqsa. Anche in anni recenti ci sono stati episodi violenti legati a iniziative archeologiche in questa zona delicatissima della Città Santa: nel 1996 - quando già allora era premier Netanyahu - l’apertura del tunnel archeologico (che corre verso nord dal Muro del Pianto) fu accompagnata da gravissimi scontri con i musulmani di Gerusalemme. Nel 2007, poi, è stata la volta della tensione intorno alla ristrutturazione della rampa dei Mughrabi, il passaggio attraverso cui - a poche decine di metri a sud rispetto al Muro del Pianto - i musulmani salgono alla spianata delle moschee a pregare. E appena poche settimane fa ci sono stati nuovi scontri dopo che lo sheikh Raed Salah, leader del Movimento islamico in Israele, si è scagliato contro gli scavi condotti dagli archeologi israeliani che - secondo lui - minerebbero le fondamenta di al Aqsa. Un progetto politicamente incandescente, dunque. Ma che non sorprende, se guardato alla luce di quanto sta accadendo intorno al Muro del Pianto. I lavori condotti nei tunnel a nord - scavati sotto le case - hanno infatti portato alla luce numerosi reperti della Gerusalemme erodiana. Ma un’altra scoperta di grande valore è affiorata, quasi per caso, nella parte ovest della piazza, quella opposta al Muro del Pianto.

Qui, nel 2005, l’allora governo Sharon aveva dato il via libera alla costruzione di un nuovo museo. Ma, quando si è aperto il cantiere, è riemerso un tratto del cardo orientale, una delle due strade più importanti della Gerusalemme romana. La scoperta non ha però fermato il progetto del nuovo museo - 4800 metri quadri, tre piani di altezza - che verrebbe costruito sopra, adibendo il piano interrato alla visita del nuovo reperto. Ma se già si scende per visitare la strada romana - è il ragionamento che ora sta dietro al disegno dell’Israel Antiquities Authority - perché non ampliare verso est questi scavi sotterranei, arrivando fino al Muro del Pianto? Contro questa idea non giocano, però, solo considerazioni politiche: ha fatto scalpore, qualche giorno fa, la presa di posizione di Yoram Tsafrir, uno dei maestri dell’archeologia israeliana, che ha definito un’assurdità l’idea di costruire il museo sopra la strada romana. «Anche il migliore architetto non sarebbe in grado di evitare danni al reperto - ha dichiarato - . Ci si comporta con tanta leggerezza solo perché quella non è una scoperta direttamente legata alla storia ebraica». Parole ancora più dure sui metodi di lavoro dell’Israel Antiquities Authority sono state scritte da un altro archeologo israeliano, Raphael Greenberg. «Per diversi anni - ha denunciato sul quotidiano Haaretz - sono stati condotti lavori in tunnel scavati orizzontalmente, un modo di procedere contrario a qualsiasi metodo di scavo accettato».

L’accusa è quella di praticare un’archeologia frettolosa interessata a «un unico strato» (quello appunto della Gerusalemme erodiana), compromettendo reperti significativi (romani, bizantini e arabi) che potrebbero essere presenti negli strati superiori. Il disegno del parco archeologico progettato nell’area del Muro del Pianto a Gerusalemme, che sta scatenando polemiche

Giorgio Bernardelli


Pedofilia, processo a don Ruggero: malore in aula dopo le testimonianze

Il Messaggero

ROMA (27 ottobre) - Non ha retto alla tensione e si è sentito male in aula dopo le accuse di una sua presunta vittima chiamata a testimoniare. Per don Ruggero Conti, l'ex parroco romano della parrocchia di Maria Santissima a Selva Candida, imputato di atti sessuali con minorenni è stato chiamato il medico mentre era comparso in udienza davanti alla sesta sezione del Tribunale penale di Roma, anche se c'è chi sostiene che il religioso avesse già avuto problemi di pressione alta dall'inizio della mattinata.

Il dibattimento, che da oggi si svolge a porte chiuse (erano numerosi anche stavolta i «fan» di don Ruggero, una cinquantina tra giovani e genitori che rivendicano l'innocenza del loro ex parroco), prevedeva la testimonianza di tre delle otto presunte vittime di abusi sessuali: sono sette i giovani, all'epoca dei fatti tra i 13 e 14 anni, oggetto delle attenzioni e delle violenze che don Ruggero avrebbe commesso.

L'ex parroco ha accusato una crisi ipertensiva al termine della lunga testimonianza (oltre quattro ore) di un giovane di 21 anni, all'epoca dei fatti tredicenne, che ha raccontato di aver dovuto subire rapporti orali dall'ex parroco sia nella sua abitazione, sia durante un campo estivo a Trentino. Il giovane, che ha preteso di essere coperto da un paravento durante la testimonianza per non incrociare lo sguardo del prete, ha anche ribadito che una segnalazione dei presunti abusi commessi da don Ruggero sarebbe stata fatta alla segreteria dell'allora vescovo della diocesi, Monsignor Gino Reali, citato come testimone dal pm Francesco Scavo. Il parroco, tornato in carcere nei mesi scorsi dopo il cosiddetto decreto «antistupri», non ha retto alla tensione e l'udienza è stata aggiornata al 26 novembre.




I trans si lamentano: affari crollati

Il Secolo XIX

«Da quando è esplosa questa storia gli affari sono crollati, neanche più un cliente». Tra i tanti trans che vivono in via Gradoli e via dei Due Ponti, nella periferia nord della capitale, lo scandalo Marrazzo sta avendo risvolti «economici».

Fuori il condominio dello scandalo sono ancora molte le troupe televisive e i cronisti che attendono «le protagoniste di questa storia». «Se restate qui - prosegue - la nostra situazione si complica ulteriormente: anche noi dobbiamo guadagnarci da vivere».

27 ottobre 2009

Influenza A: muore chirurgo. Era in dialisi

Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI - Un chirurgo, affetto dall’influenza A, è deceduto oggi nell’ospedale Cotugno di Napoli. La vittima è un camice bianco napoletano di 56 anni, in servizio presso una struttura pubblica. Il sanitario, dopo aver eseguito un intervento chirurgico, venerdì scorso, è stato colto da malore. La scorsa notte è stato ricoverato nell’ospedale Cotugno di Napoli, dove è risultato positivo al test H1N1. A quanto si apprende, il paziente era stato curato per linfoma in età giovanile.

IL COMUNICATO DELLA DIREZIONE SANITARIA - Poco dopo le 15 arriva il comunicato del direttore sanitario del Cotugno, Cosimo Maiorino: «Il paziente P. C. di anni 56 affetto da uremia cronica, anemia, obesità e cardiopatia ipertensiva è arrivato all'ospedale il 26 ottobre alle ore 20 e 20 in gravi condizioni da stress respiratorio per polmonite bilaterale. E' risultato positivo all'influenza A. Tale quadro clinico ha determinato la necessità del ricovero in rianimazione. La causa della morte è stata la gravissima insufficienza respiratoria, ed è avvenuto alle 11,45».

I PROBLEMI - La vittima era affetta, tra le altre cose, da problemi nefrologici e, quindi, sottoposto da tempo a dialisi. Si tratta della seconda vittima a Napoli dopo quella che, nel mese di settembre, aveva portato al decesso di un altro uomo, un 51enne di Secondigliano ricoverato alcuni giorni prima in condizioni gravi.

LO STATO DELL'INFLUENZA - Proprio oggi il viceministro del Welfare, Ferruccio Fazio, è intervenuto sull'influenza A/H1N1, parlando della sua diffusione. «La pandemia va progredendo - ha rilevato - e i tempi di sviluppo si è andato intensificando nelle ultime due settimane». I neonati e i bambini piccolissimi non possono essere vaccinati, ma allora come proteggerli contro la nuova influenza H1N1? «La soluzione è semplice: basta vaccinare mamma e papà, perché così si difende anche il bimbo da 0 a 6 mesi contro il virus».

(ha collaborato Stefano Piedimonte)
27 ottobre 2009

Mi telefonò Marrazzo, voleva il video»

Corriere della Sera

l'intervista su «oggi» 

 

MILANO - «Sì, Marrazzo mi ha chiamato. Lunedì 19 ottobre vengo preavvertita da un giornalista della Mondadori, preferisco non dire chi, e nel primo pomeriggio ricevo una telefonata: "Sono Piero Marrazzo"». Parla per la prima volta, con il settimanale Oggi, Carmen Masi, titolare con il marito Domenico dell'agenzia Photo Masi, che ha offerto ad alcuni giornali il video del governatore del Lazio con un trans.

L'intervista integrale sarà pubblicata sul settimanale Oggi nel numero in edicola da mercoledì. «Marrazzo parla lentamente, con lunghe pause, mi chiede di poterci incontrare», racconta Carmen Masi. «Gli dico che io sto a Milano, quindi propone di mandarmi una persona di sua fiducia, che mi chiamerà a breve. Poiché non ero convinta che si trattasse veramente di lui, e dato che mi si chiedeva di stipulare un contratto di cessione in esclusiva con un patto di riservatezza, in quella telefonata ho precisato che qualora ci dovesse essere un incontro, avrebbe dovuto svolgersi presso lo studio del nostro legale. Martedì sera mi arriva una nuova telefonata dallo stesso numero. Tanto che io, di getto, rispondo dicendo "Buonasera dottor Marrazzo".

Ma il mio interlocutore si qualifica come "emissario" del governatore, senza entrare nei dettagli. Fissiamo l’appuntamento per mercoledì sera». Quell'incontro non avrà mai luogo. Prosegue Masi: «Nella notte tra martedì e mercoledì hanno suonato alla mia porta i carabinieri del Ros. Gentilissimi, per carità, ma alle 4.15 del mattino può immaginare come ci sentivamo io e mio marito...

Ci hanno notificato un decreto di sequestro e comunicato che avrebbero dovuto cercare documenti e chiederci informazioni. Hanno anche precisato che la Procura non stava indagando contro di noi. Volevano il video. Io e mio marito li abbiamo accompagnati in agenzia e abbiamo consegnato immediatamente l’unica copia che era in nostro possesso. Avevano un mandato di perquisizione, ma ovviamente non ce n’è stato bisogno».

27 ottobre 2009



Processo Thyssen: manca l'interprete, due imputati tedeschi non rispondono

Corriere della Sera

Espehnahn e Priegnitz, i 2 dirigenti accusati per il rogo dell'acciaieria, hanno ottenuto un rinvio

TORINO - Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Harald Espehnahn e Gerard Priegnitz, i due alti dirigenti della Thyssengroup imputati a Torino per il rogo che nel 2007 uccise sette operai. Entrambi hanno letto una breve dichiarazione nella quale hanno spigato che, avendo i giudici respinto la richiesta della difesa di nominare un interprete, non conoscono l'italiano a sufficienza e quindi non sono in grado di affrontare le domande. I due tedeschi, comunque, hanno annunciato che presenteranno una memoria scritta. Dopo la lettura, in un italiano stentato e un forte accento tedesco, della breve dichiarazione, la corte ha sospeso la seduta.

RINVIO - Successivamente la Corte ha disposto che i due tedeschi vengano ascoltati con un interprete il 4 novembre. I giudici, comunque, non sono tornati indietro rispetto alla loro decisione sulle richieste di nullità della difesa legate alla traduzione degli atti.

INTERROGATORIO - L'udienza è continuata con l'interrogatorio del primo testimone della difesa, l'operaio Antonino Miceli, il responsabile di una delle squadre che lavoravano alla linea 5, quella andata a fuoco. Miceli ha riferito cose differenti da quelle emerse durante le audizioni di numerosi testi dell'accusa. Ha detto, per esempio, che «non c'era nessun divieto di usare il pulsante di emergenza, quando era necessario lo poteva premere chiunque».

«Fuocherelli - ha spiegato - ne capitavano, e li si spegneva subito. Alla 5 convivevamo con la carta (materiale di scarto della lavorazione, ndr) e io la carta l'ho sempre spenta con l'idrante. Al mattino arrivavo e, per togliere gli eccessi dagli impianti, ci soffiavo sopra con la gomma dell'aria, e a volte, quando necessario, fermavo la linea. Ma eravamo quattro squadre e ogni squadra lavorava a modo suo».

27 ottobre 2009


Così il governatore trattò per avere il video

Avrebbe cercato di comprare le immagini: «Vi manderò il mio legale. So che avete qualcosa che mi riguarda»

 

 

ROMA — «Manderò un legale per firmare il contratto». Così, lunedì scorso, Piero Marrazzo aveva chiuso la telefonata con la titolare del­l’agenzia Photomasi che aveva in esclusiva il suo filmato insieme ad un transessuale. L’appun­tamento era stato fissato per le 20 di mercoledì nello studio dell’avvocato milanese Marco Eller Vainicher da una persona che il giorno dopo ave­va telefonato a nome di Marrazzo per conferma­re. A bloccare tutto è stato il blitz dei carabinieri del Ros che hanno deciso di intervenire per evi­tare la distruzione della prova del reato commes­so dai loro colleghi, accusati di aver ricattato lo stesso Marrazzo.

Quello stesso mercoledì il pre­sidente della Regione Lazio è stato convocato dai pm romani. Ha raccontato di essere stato av­visato da Silvio Berlusconi dell’esistenza del fil­mato, ma nulla ha detto dei suoi tentativi di far­lo sparire dalla circolazione, omettendo anche il nome della persona che ha confermato per suo conto l’appuntamento. Che cosa voleva nascon­dere? Aveva sollecitato altre garanzie alla socie­tà? In un’intervista che sarà pubblicata dal setti­manale Oggi Carmen Masi racconta i contatti con il governatore specificando che la sua telefo­nata «mi fu preannunciata da un giornalista del­la Mondadori».

Si sa che il contratto doveva pre­vedere la vendita in esclusiva per ottenere la cer­tezza che da quel momento nessuno avrebbe mai più avuto nella disponibilità il video. Ma questo non spiega comunque l’atteggiamento del governatore e la sua scelta di non denuncia­re quanto stava accadendo. Come poteva essere sicuro che qualcuno non ne possedesse altre co­pie? E soprattutto, dopo essere stato ricattato dai carabinieri, chi avrebbe potuto garantirgli che non ci fossero in giro fotografie o altro mate­riale compromettente?

Del resto sapeva bene che i militari del Trionfale avevano in mano tre assegni da lui firmati — uno da 10.000 euro e due da 5.000 — che aveva staccato quando fu sorpreso in casa con la transessuale. E questo avrebbe dovuto fornirgli la consapevolezza che non poteva bastare l’acquisto del filmato per avere la certezza di essere al riparo da ulteriori conseguenze.

Anche perché, nonostante abbia raccontato di aver dato incarico al suo segreta­rio di denunciare lo smarrimento dei titoli, si sa che nessun esposto è stato poi presentato. Troppi dettagli di questa storia rimangono oscuri. E il principale riguarda proprio i soldi che Marrazzo è stato disposto a versare purché questa vicenda non venisse resa nota. Si sa che per il video era stato fissato un prezzo di vendita di 200.000 euro. L’agenzia aveva comunicato ad Antonio Tamburrino — uno dei carabinieri poi arrestati, accusato soltanto di ricettazione — che si trattava di una cifra troppo elevata.

«Il mio cliente — chiarisce il difensore Mario Grif­fo — si era fatto portavoce della richiesta dei suoi colleghi, ma è in grado di dimostrare di non avere alcuna consapevolezza che si trattas­se di materiale di provenienza illecita», motivo che giustificherebbe una richiesta tanto esosa. «Al telefono con Marrazzo non si parlò di ci­fre », racconta Carmen Masi a Oggi non confer­mando così che il prezzo pattuito potesse essere di circa 90.000 euro. Si sa che il governatore con­tattò la donna da un telefono cellulare, si qualifi­cò e aggiunse: «So che lei ha qualcosa che mi riguarda».

Poi comunicò la sua intenzione di af­fidarsi a un legale per cercare di chiudere al più presto la partita, nonostante fosse ancora aperta quella con i carabinieri che lo ricattavano. Quanti soldi aveva consegnato loro? Ai magi­strati Marrazzo non ha mai parlato di soldi versa­ti in contanti. Ma gli investigatori sospettano che i 5.000 euro fossero una delle tranche pattui­te per comprare il silenzio dei carabinieri anche se lui dice che loro glieli hanno rubati.

Fiorenza Sarzanini
27 ottobre 2009