lunedì 23 novembre 2009

Il consigliere spirituale del presidente Lula: 'Battisti è perseguitato'

Quotidianonet

"Sono convinto della sua innocenza", ha dichiarato il frate domenicano Frei Betto, definito dalla stampa brasiliana "il guru del presidente"

San Paolo, 23 novembre 2009

Per il consigliere spirituale del presidente brasiliano, Inacio Lula da Silva, Cesare Battisti è "un perseguitato" e non deve essere estradato in Italia. "Sono convinto della sua innocenza", ha dichiarato il frate domenicano Frei Betto, fraterno amico di Lula al punto da essere definito dalla stampa brasiliana "il guru del presidente".

In una dichiarazione all’Agi, Betto ha precisato di non aver dato alcun suggerimento al presidente, a cui spetta l’ultima parola sull’estradizione dell’ex leader dei Proletari armati per il comunismo.

Ma "il caso Battisti", ha aggiunto, è una questione politica e il Brasile deve rispettare la sua tradizione di accogliere i perseguitati politici", ha spiegato lo scrittore e teologo della liberazione che fu incarcerato sotto la dittatura militare.

"La stessa cosa - ha ricordato con un paragone ardito - è avvenuta con un dittatore sanguinario come Stroessner", presidente del Paraguay dal 1954 al 1989. "Sono convinto dell’innocenza di Battisti e del fatto che non si sia macchiato di crimini di sangue", ha concluso.


Il dramma di Matthew «Il mio vero padre è Charles Manson»

«LUI ABUSO' DI MIA MADRE DURANTE L'ESTATE DELL'AMORE»

Usa, 41enne scopre di essere figlio del serial killer: «È stato come se ti dicessero che tuo padre è Hitler»

Video



MILANO
- Qualche commentatore di dubbia sensibilità l’ha già definito «il figlio del diavolo». Chissà quante volte Matthew Roberts, dj di Los Angeles, avrà pensato che probabilmente era meglio non sapere la verità. Dopo anni di mistero, il quarantunenne ha scoperto che il suo padre biologico è Charles Manson, il sanguinario serial killer a capo della setta satanica «The Family» che nel 1969 sterminò nove persone a Los Angeles, tra cui Sharon Tate, la moglie di Roman Polanski.

ALLA RICERCA DEI GENITORI - All'età di 10 anni Matthew, che è cresciuto in una famiglia di Rockford, nell'Illinois, seppe da una delle sue sorelle, che era stato adottato quando era appena nato. Dodici anni fa il quarantunenne ha deciso di mettersi a cercare i suoi genitori biologici. Il padre adottivo l’ha subito ammonito dicendogli che da questa storia non avrebbe ricavato nulla di buono. Tuttavia Matthew ha deciso di andare avanti. Si è rivolto a un'agenzia di servizi sociali e subito è riuscito a trovare sua madre Terry. Quest'ultima, che vive nel Wisconsin, gli ha confessato che quando nacque gli diede il nome di Lawrence Alexander. In un primo momento però non ha voluto dirgli chi era suo padre. Poi, dopo una seria di lettere imploranti inviate da Matthew, ha vuotato il sacco. «È  stato come scoprire che Adolf Hitler è tuo padre» ha confessato al tabloid britannico Sun il quarantunenne.

L'ESTATE DELL'AMORE - Terry ha raccontato come andarono le cose in quella lontana stagione del 1967. Lei, nonostante gli avvertimenti di suo padre che aveva definito Manson «un ignobile bandito in motocicletta» era completamente soggiogata dalla personalità del musicista e, dopo essere stata sedotta, decise di fuggire con lui in una comunità hippie. Terry e lo squilibrato Charles finirono a San Francisco, in tempo per la leggendaria «Summer of Love» e una notte, durante un'orgia in cui i partecipanti consumarono tanto droga, Terry fu violentata da Manson. La ragazza decise di abbandonare il musicista e tornò dai genitori. Dopo nove mesi diede alla luce Matthew. Le parole di Terry hanno ferito il figlio biologico: «Mi ha anche detto...lo sai gli somigli tanto» ha dichiarato Matthew al tabloid britannico. Tuttavia la somiglianza è evidente. Matthew ha gli stessi occhi e un naso molto simile al serial killer. Inoltre il quarantunenne ha ereditato dal padre la passione per la musica e la poesia.




A sinistra Charles Manson oggi, a destra una foto scattata nel 1970 (Ap)
Charles Manson oggi, a destra una foto del 1970 (Ap)

LETTERE - Matthew si definisce un pacifista e dichiara che il suo personaggio storico di riferimento è Gandhi. La sua più grande paura è che nel corso degli anni la follia di cui è vittima Manson possa contagiarlo: «So di non essere matto, ma so anche di aver ereditato una parte di questa follia. Ciò è sconvolgente e spaventoso». Nonostante provi disgusto e orrore per le gesta del padre biologico, Matthew si è messo in contatto con Manson e gli ha inviato la sua prima lettera 7 anni fa. Da allora Manson gli ha scritto 10 lettere e spedito diverse cartoline, tutte firmate con la svastica nazista. Manson ha confermato la storia di Terry . «All'inizio ero stordito e depresso – continua il quarantunenne -. Per un giorno non sono stato in grado di parlare e mi ricordo di non aver neppure mangiato». In una lettera Manson ha scritto al figlio biologico: «La verità è la verità, la verità fa male». Matthew, che non esclude la possibilità di incontrare un giorno il serial killer, conclude: «Questa è la cosa più difficile di tutte. Amare un mostro che ha violentato mia madre. Non voglio amarlo, ma non voglio neppure odiarlo».
Francesco Tortora

Cucchi colpito a cranio e mandibola riscontrate lesioni prima «non notate»

Corriere della Sera


Iniziati alla Sapienza gli accertamenti medico-legali sul corpo del 31enne romano riesumato giovedì

 

ROMA - Lesioni al cranio, alla mandibola e colonna vertebrale. Sono molteplici e recenti - rispetto alla data del decesso - i traumi riscontrati sul corpo di Stefano Cucchi nel primo esame svolto dopo la riesumazione della salma, a un mese dalla morte del giovane romano.
Lo ha rivelato il legale della famiglia, il penalista Fabio Anselmo, spiegando che le lesioni al cranio ed alla mandibola «non erano state notate» nella precedente autopsia. Confermate, invece, le lesioni alla colonna vertebrale ed alle mani «anche se serviranno ulteriori accertamenti». Sono stati prelevati campioni dalla salma del ragazzo per altri esami, anche per valutare quei segni che appaiono bruciature, «perciò il corpo di Stefano non verrà riconsegnato alla famiglia prima della prossima settimana». A distanza di un mese dalla sua morte, nota il legale «le lesioni traumatiche sul suo corpo sono ancora molto evidenti».

ESAMI SULLA SALMA -
Gli esami del pool di medici legali nominati dalla Procura di Roma e dalle parti, sono iniziati lunedì 23 e si dovrebbero concludere entro la fine della settimana. Secondo l’avvocato Anselmo «è un passaggio importante quello compiuto, per arrivare alla verità». Il legale avverte però che «rispetto alle cause del decesso e ad altre risposte ai quesiti posti, bisognerà aspettare che le verifiche siano completate».
Il corpo riesumato giovedì 19 è stato portato nell' istituto di medicina legale dell'università La Sapienza di Roma. Gli esami medico-legali supplementari dovranno far luce sulle effetive cause del decesso. Cucchi, geometra, 31 anni, fu arrestato la sera del 16 ottobre scorso per detenzione di droga e morì una settimana dopo nell'ospedale romano Sandro Pertini.

POOL DI ESPERTI - Il pool di esperti nominati dai pm Vincenzo Barba e Francesca Loy è costituito da Paolo Arbarello, Dino Tancredi, Ozrem Carella Prada e Luigi Cipollone. Agli esami prendono parte anche consulenti dei sei indagati: tre agenti di polizia penitenziaria, nei cui confronti si procede per omicidio preterintenzionale, e tre medici del Pertini (indagati per omicidio colposo). Un'altra consulenza tecnica disposta dalla procura riguarda le macchie di sangue trovate sul jeans che Cucchi indossava quando entrò in ospedale. Gli inquirenti vogliono essere certi che appartengano al geometra.

23 novembre 2009



Salva un gattino in partita Cartellino giallo al portiere

Libero


Il portiere di calcio Ivan Banovic è stato ammonito dall'arbitro per aver salvato un gatto durante la partita. Mettere al sicuro fuori dal campo il micio entrato nel terreno di gioco nel bel mezzo del match è costato un cartellino giallo al portiere del Sibenek. L'insolito gesto, come rivela la stampa locale, è accaduto ieri durante il match di campionato Croato tra il Sibenik e il Medjimurje Cakovec. La decisione di ammonire il portiere ha scatenato le ire dei tifosi, che hanno lanciato cori minacciosi nei confronti dell'arbitro. Il Sibenik ha comunque concluso il match con una vittoria per 1-0.


Caso Cafasso, si va verso ipotesi omicidio

Corriere della Sera


I primi risultati delle indagini tossicologiche farebbero cambiare le circostanze in cui è avvenuto il decesso


Gianguerino Cafasso (Mario Proto)

ROMA - L'ipotesi dell'assassinio diventa sempre più probabile dopo i risultati ufficiosi delle nuove perizie. Rischia infatti di essere rubricata come omicidio la morte di Gianguerino Cafasso, il pusher dei trans di Roma nord, deceduto lo scorso 12 settembre, ufficialmente per un infarto da overdose, mentre si trovava in una stanza d'albergo alla periferia di Roma con il trans Jennifer.

LE NUOVE PERIZIE - La procura, che sulla vicenda al momento ha aperto un fascicolo in atti relativi, è in attesa di conoscere i risultati degli esami tossicologici disposti sulla salma. I primi dati ufficiosi sarebbero già noti al pm Francesca Passaniti (magistrato che era il turno il giorno della morte di Cafasso) e al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo. Le novità sarebbero legate all'assunzione di una sostanza che potrebbe aver determinato il decesso costringendo così i magistrati a non archiviare più il fascicolo come caso di "morte naturale".

Cafasso, secondo i carabinieri accusati dalla procura di aver tentato un ricatto ai danni di Piero Marrazzo dopo averlo sorpreso con Natali il 3 luglio scorso in un appartamento di via Gradoli, è colui che avrebbe girato e tentato di piazzare a qualche organo di informazione il video di pochi minuti che ritraeva l'allora governatore del Lazio in compagnia del trans. Dopo la morte di Cafasso, la procura aveva disposto l'autopsia e gli esami tossicologici i cui esiti sono in arrivo per questa settimana.

CASO BRENDA - Intanto per quanto riguarda la morte di Brenda il transessuale deceduto il 20 novembre scorso, che aveva avuto rapporti con Marrazzo, sul cui caso la procura indaga per omicidio, è emerso che il trans aveva da tempo un pc e aveva deciso di venderlo a un’amica. Se si tratta di quello ritrovato nel lavandino dopo la sua morte saranno gli inquirenti a stabilirlo. C’è, infatti, una testimonianza al riguardo. Quella di Veronica, una trans amica di Brenda, l’ultima persona, che avrebbe l’avrebbe vista in vita la notte tra il 19 e il 20 novembre.

Il 20 novembre, Veronica, poco dopo la scoperta del decesso, aveva riferito all’agenzia Apcom che Brenda stava vendendo tutte le cose di valore, come il plasma e il frigorifero. «Io avevo comprato il suo computer tre giorni fa ma non avevo ancora avuto il tempo di andare a prenderlo. Non so se sia quello che hanno trovato nel lavandino». L’esistenza di un pc nella casa di Brenda non era tuttavia emersa invece da una perquisizione effettuata dai carabinieri del Ros lo scorso 26 ottobre nell’ambito della inchiesta sul «caso Marrazzo».

Il 30 ottobre, inoltre, Brenda interrogata dal Ros, avrebbe detto di non possedere un pc perchè non in grado di usarlo. Interpellata nuovamente da Apcom, Veronica ha confermato: «Brenda aveva un computer portatile - racconta - che mi aveva venduto pochi giorni prima dell’incendio. Era grigio, penso che sia proprio quello che hanno trovato nel lavandino. Ce lo aveva - spiega - da due o tre anni. Brenda stava vendendo nei giorni scorsi tutte le cose di valore, perchè era sotto sfratto. Stava vendendo il tv al plasma, il frigorifero e anche il computer.

Lo avevo comprato io, ci eravamo messe d’accordo per 400 euro. Le avevo dato 100 euro, altri 100 dovevo darglierli quando sarei andata a prenderlo. Poi le avrei dato dopo gli altri 200 euro». Veronica non si sa spiegare il fatto che Brenda abbia negato di possedere un computer agli inquirenti. «Non so perchè lo abbia detto, è un problema che devono risolvere la polizia e i giudici. Però lei il computer ce l’aveva, sono sicura».

PARLA CHINA - E dopo quella di Veronica c'è anche la testimonianza di un'altra amica di Brenda, China, che nel corso della registrazione della puntata di «Porta a Porta» racconta che «Brenda ci aveva detto di avere avuto un compenso molto alto da Marrazzo. Mi ha chiamata e mi ha fatto andare a casa sua dove ho contato personalmente i soldi: erano 28 mila euro, ma due mila euro, mi aveva detto, li aveva già spesi». «Brenda mi ha detto che a fare la trappola a Marrazzo erano state Natalie e Giosy» ha poi aggiunto China che ha poi detto anche che «Brenda era una grande esperta di computer».

PARLA NATALIE - Natalie invece, anche lei intervistata dalla trasmissione condotta da Bruno Vespa sottolinea che Marrazzo era preoccupato perchè sapeva di essere stato ripreso con il telefonino durante un incontro con due transessuali. «Sono tornata - ha raccontato Natalie - il 30 maggio in Italia dal Brasile. Dopo 15 giorni ho visto Marrazzo a casa sua. Mi ha detto che due brasiliane gli avevano fatto delle foto e un filmato. Mi ha raccontato di aver preso il telefono e di aver cancellato tutto, ma era preoccupato perchè aveva paura in qualche modo il filmato fosse rimasto in memoria. Non ha però fatto nomi, non mi ha parlato di Brenda o Michelle».

23 novembre 2009


Rolling Stone, è Silvio Berlusconi la Rockstar dell'anno

Il Messaggero

La motivazione: sa stare sotto le luci della ribalta e stile di vita degno delle migliori stelle del rock




ROMA (23 novembre) - Hanno scelto il Cavaliere come Rockstar dell'anno. La Rolling Stone Italia nomina Silvio Berlusconi «Rockstar dell'anno»: da sempre, in occasione dell'uscita del numero di dicembre, il mensile incorona il personaggio che si è distinto nel corso dell'anno per il suo carattere e temperamento decisamente rock&roll. Per celebrare l'evento Rolling Stone ha dedicato al cavaliere la copertina del prossimo numero, realizzata per l'occasione dal designer americano Shepard Farey, ormai famoso in tutto il mondo per i suoi manifesti di Barack Obama creati per la candidatura a Presidente degli Stati Uniti.

La decisione di eleggere Silvio Berlusconi Rockstar dell'anno è stata presa dalla redazione di Rolling Stone per gli evidenti meriti raccolti dal cavaliere, capace come nessun altro di stare sotto le luci della ribalta e distinguersi per il suo stile di vita degno delle migliori rockstar

Per il direttore Antonelli non si tratta di un giudizio politico, «siamo ben fuori dal dispensare giudizi da destra o da sinistra. Siamo solo osservatori che constatano ciò che è avvenuto e avviene ogni giorno. I comportamenti quotidiani di Silvio la sua furia vitale, il suo stile di vita inimitabile, gli hanno regalato, specie quest'anno, un'incredibile popolarità internazionale».

Anche il designer americano Shepard Fairey ha commentato: «A volte nel mio lavoro cerco di mettere in dubbio personaggi autorevoli, specialmente quando questi sembrano avere ragioni ambigue alla base delle loro azioni. Tutto quello che ho sentito e letto su Berlusconi mi porta a credere che lui si adatti a questa descrizione». Berlusconi, almeno sul podio di Rolling Stone Italia, ha battuto anche il Presidente degli Stati Uniti e Nobel per la pace Barack Obama. Al terzo gradino il papa Joseph Ratzinger, ma solo perché ha fatto questo mese un disco con l'etichetta Geffen, proprio come i Nirvana dell'era d'oro.


Panini e 30 euro per 10 ore in cantiere Gli immigrati: siamo noi i nuovi schiavi

Il Messaggero

I lavoratori stranieri: «Non abbiamo alternative». In venti a lezione di legalità e sicurezza
 



ROMA (23 novembre) - Trenta euro e un panino: tanto viene offerto agli immigrati della Capitale per 10 ore in un cantiere. Una proposta che si sono sentiti rivolgere molte volte anche i venti lavoratori stranieri che questa mattina hanno partecipato alla lezione di legalità e sicurezza promossa dalla Provincia di Roma in collaborazione con l'Asl Roma E, l'Inail e il Comitato paritetico territoriale.



«La paga è di trenta euro, però ci sono anche i panini». Una delle contrattazioni è avvenuta alle 7 di stamani, proprio mentre gli operai, per lo più romeni e moldavi in attesa di un lavoro alla giornata presso un deposito a Tor di Quinto, stavano per salire sul pullman che li avrebbe condotti alla sede dell'Inail. Una macchina con due romeni si è fermata e ha fatto l'offerta: «Servono cinque persone per 10 ore in un cantiere qui vicino: la paga è di trenta euro, però ci sono anche i panini». 


Solo uno dei 20 reclutati si è lasciato convincere ed è salito a bordo, gli altri hanno declinato l'offerta. «Oggi ci danno 50 euro per partecipare a questa lezione e non ci è convenuto accettare il lavoro, anche se forse abbiamo perso un ingaggio più duraturo. In altre situazioni avremmo accettato, alla fine loro sono i caporali e noi i nuovi schiavi, non abbiamo alternative. Le persone che vengono a prenderci la mattina - ha raccontato Adrianu - spesso sono intermediari italiani o stranieri. Ci danno 30-40 euro alla giornata e loro ne prendono 80. Qui funziona così».

20 lavoratori stranieri a lezione di legalità sicurezza. L'iniziativa promossa dalla Provincia di Roma e partita questa mattina riguarda quegli operai che ogni mattina sono braccia per il caporalato senza scrupoli, e che oggi hanno avuto un'occasione di apprendere i loro diritti in materia di sicurezza e legalità. Alcuni sindacalisti romeni insieme al delegato alla Sicurezza sui luoghi di lavoro della della Provincia di Roma, Fabio Nobile, hanno reclutato gli immigrati su viale di Tor di Quinto per portarli nella vicina sede dell'Inail. Qui diversi operatori dell'Asl hanno tenuto una lezione di prevenzione degli infortuni, distribuendo un opuscolo tradotto in cinque lingue e gli strumenti basilari per un lavoro sicuro nei cantieri: scarpe antinfortunistiche, caschetto e fratino catarifrangente.

«La maggior parte di questi lavoratori ogni giorno viene sfruttato con stipendi da fame e spesso lavora in condizioni di assoluta insicurezza - ha detto Nobile - Questo progetto, che è già stato sperimentato a Guidonia e che si ripeterà anche nelle prossime settimane a Roma, vuole aiutarli concretamente ad autosalvaguardarsi e a renderli consapevoli dei loro diritti».


Brenda, appello associazioni gay e trans: chi sa deve parlare, c'è troppa paura

Il Messaggero


Un ex carabiniere, autista per i viados: le morti di Cafasso e di Brenda non sono casuali

ROMA (23 novembre) - «C'è gente che sa, tra i trans, ma che non parla perché ha paura: bisogna denunciare con coraggio per evitare che ci siano altri morti in questa storia». Lo ha detto Imma Battaglia, presidente dell'associazione Di Gay Project, al termine dell'incontro di questa mattina nella questura di Roma con gli inquirenti che indagano sulla morte del transessuale Brenda. Battaglia si è detta convinta che questa «è una faccenda grossa e brutta. Secondo me c'è un mandante ma questa è solo la mia opinione. La questura ci ha garantito che per quanto riguarda le espulsioni di otto transessuali, sono state applicate le norme di legge. Per i permessi di soggiorno, secondo quanto ci hanno riferito gli inquirenti, verranno seguite due modalità: le persone che denunciano e diventano strategiche per le indagini verranno inserite in un programma di protezione definito dalla magistratura. È previsto poi anche un programma di protezione - di tipo sociale che sarà attuato con il recupero delle ragazze che battono per strada».

L'appello: chi sa parli. «Lanciamo un appello alle trans: quelle che sanno la verità devono collaborare con la magistratura e la con giustizia, devono stare tranquille e non temere. Parlare così, senza conoscere è più pericoloso e crea confusione». Così il presidente dell'associazione sull'identità di genere Libellula Leila Daianis a conclusione dell'incontro in questura. «La legge per l'immigrazione - ha aggiunto - prevede che quando si denuncia lo sfruttamento si può ottenere il permesso di soggiorno. Poi esistono anche percorsi sociali per uscire da questo vicolo cieco». «Dico alla comunità delle trans brasiliane di non avere paura, bisogna essere sincere, non contraddicendosi l'una con l'altra e non parlando per avere un momento o una giornata di celebrità. Sono state dette troppe bugie, questa è una questione seria, una persona è morta e noi non sappiamo quale è la causa».

Ex carabinere: non sono morti casuali. «Ho una grande voglia di parlare, di dire tutto quello che so. Sulle trans e la gente che gira intorno a questo mondo». Lo dice a Repubblica un ex carabiniere che ha fatto da autista ai viados. «Tutto è iniziato - prosegue - perchè abitavo qui. Ho fatto amicizia con alcune trans e ho iniziato ad accompagnarle in macchina. Ero senza lavoro, loro mi pagavano i passaggi. Era un modo per mettersi in tasca qualche soldo. E pian piano mi sono guadagnato la loro fiducia, mi raccontavano segreti. Ci ho messo poco a capire che era un mondo marcio con storie terribili di sfruttamento e di droga. 


Non so cosa mi sia preso ma volevo aiutarle. Tanto che, dopo un pò sono andato dai carabinieri per offrire la mia collaborazione. Ho parlato proprio con uno di quelli che poi sono stati arrestati, lo conoscevo, era di zona, e lui mi ha detto che andava bene, di tenerlo aggiornato. Alcune trans mi hanno voltato le spalle, mi dicevano che ero una spia, che avevo contatti con i carabinieri. Mi sono sentito venduto, come se quelle rivelazioni fatte in caserma mi si fossero rivoltate contro, come se qualcuno avesse detto ai viados della mia volontà di riferite i soprusi che subivano. Rimango convinto che le morti di Rino e di Brenda non siano casuali. Non possono esserlo»

Pisa, cade aereo militare: almeno 4 morti Testimoni: si è avvitato ed è precipitato

Il Messaggero



Il C-130 era in volo d'addestramento






ROMA (23 novembre) - Un aereo militare C130 è caduto nei pressi dell'aeroporto di Pisa durante un'attività addestrativa. A bordo del velivolo C-130 dell'Aeronautica Militare c'erano 5 persone: quattro corpi sono stati ritrovati. Allo Stato Maggiore dell'Aeronautica confermano che l'aereo è precipitato in fase addestrativa.

Caduto dopo il decollo. L'aereo, secondo quanto riferiscono all'Aeronautica Militare, è precipitato alle 14,10 subito dopo il decollo. L'impatto è avvenuto immediatamente fuori la zona aeroportuale. Il C130 della 46/a Brigata aerea di Pisa si è incendiato e le squadre di soccorso sono attualmente impegnate a spegnere le fiamme.

Si è avvitato ed è precipitato. Il C-130 è stato visto da alcuni testimoni avvitarsi e precipitare. Lo riferisce il sindaco di Pisa Marco Filippeschi. L' incidente è avvenuto in località Le Rene, vicino a Coltano. L' aereo, sempre secondo quanto saputo dal sindaco, è caduto sulla linea ferroviaria Pisa-Collesalvetti-Cecina, una tratta secondaria.


Sono ancora lì le macchine mangiaresto

Corriere del Mezzogiorno

Il 4 marzo il Corriere del mezzogiorno denunciò il fatto Metronapoli assicurò: le toglieremo subito

NAPOLI - Sono ancora lì le macchine mangia-resto installate nelle stazioni delle funicolari napoletane dal Consorzio unico Campania, e già denunciate in un articolo del Corriere del mezzogiorno del 4 marzo scorso. Il biglietto costa, com'è noto, 1 euro e dieci centesimi. Ora, se l’utente ha in ta­sca la somma esatta, è a posto. In caso con­trario, però, visto che, com’è scritto sull’ap­parecchio, «la macchinetta non dà resto», sarà costretto ad inserire 1,20 euro (perden­do 10 centesimi), 1,50 euro (perdendone 40), o addirittura 2 euro (perdendone 90). Chi ci guadagna? Metronapoli, la società del Comune che gestisce i trasporti pubblici su ferro e il cui amministratore delegato Fi­lippo De Luca aveva promesso al Corriere che il problema sarebbe stato risolto subito. Chi, invece, ci perde? Gli utenti, prima di tutto, ma anche i vigilantes e gli addetti del­le stazioni, che non sono abilitati a vendere biglietti e che, ci raccontano, vengono siste­maticamente (e per fortuna verbalmente) aggrediti da napoletani e turisti inferociti per questa «truffa quotidiana». Le macchi­nette mangia-resto, oltre che in alcune sta­zioni della linea 1 della metropolitana, sono nella stazione di via del parco Margherita della funicolare di Chiaia, nella fermata in­termedia di Palazzolo, nella fermata del cor­so Vittorio Emanuele della funicolare cen­trale, in quella di piazza Fuga. Quesito per i lettori: quanto introita ogni giorno Metro­napoli per il resto che non dà?

Chiara Marasca
23 novembre 2009

Ciclismo: Da Ros squalificato per 20 anni

Corriere della Sera


la sospensione è tra le più alte mai comminate dall'organo di giustizia sportiva. Il tribunale antidoping del Coni ha condannato il ciclista arrestato nel marzo scorso



Gianni Da Ros (Rastelli)
Gianni Da Ros (Rastelli)
ROMA - Una condanna esemplare. Il tribunale nazionale antidoping, del Coni ha squalificato per 20 anni Gianni Da Ros, il ciclista azzurro arrestato nel marzo scorso nell'ambito di un'inchiesta sul traffico di sostanze dopanti nelle palestre. La sospensione inflitta a Da Ros è tra le più alte comminate dall'organo di giustizia del Coni.

LA VICENDA - L'atleta friulano era stato arrestato lo scorso 11 marzo dai Nas mentre si trovava a Padova, in ritiro con la Nazionale della pista. «L'arresto di Da Ros s'inserisce in una più ampia operazione riferita ad un presunto traffico di sostanze dopanti nelle palestre. Liquigas, così come la Federazione Ciclistica Italiana, è dunque totalmente estranea alla vicenda», rendevano noto 8 mesi fa in un comunicato congiunto la federciclismo e la Liquigas, la formazione con cui era tesserato l'atleta immediatamente sospeso.

Ecco la sedia elettrica per aragoste

Corriere della Sera


L'apparecchio ammazza-crostacei
L'apparecchio ammazza-crostacei
MILANO - Quando al ristorante si ordina un’aragosta, quasi mai si pensa al modo in cui tale prelibatezza viene cucinata. In realtà, il crostaceo viene immerso solitamente vivo in una pentola di acqua bollente e i suoi lamenti mentre muore hanno un che di straziante (anche se molti sostengono che siano semplicemente causati dal rilascio dei gas sotto al guscio) e possono durare anche diversi minuti. Ma tale supplizio sembra ora destinato a terminare, almeno a dar retta all’inglese Simon Buckhaven, di professione imprenditore, che ha inventato un dispositivo “più umano” per uccidere quasi istantaneamente aragoste, gamberi e scampi e avere, al tempo stesso, un gusto migliore nel piatto.

MORTE RAPIDA - Si tratta del “CrustaStun” (), una sorta di scatola in acciaio inossidabile, dalle dimensioni di un forno a microonde e contenente una spugna bagnata e un elettrodo. Quando il crostaceo viene posizionato all’interno e si chiude il coperchio, l’elettrodo porta la corrente che stordisce l’animale e lo uccide praticamente senza dolore. Secondo il suo inventore - che ha sviluppato il “CrustaStun” con un team di esperti della sua azienda, la “Studham Technologies” nel Bedfordshire, dopo aver scoperto il modo crudele in cui vengono ammazzate le aragoste – il dispositivo può ridurre all’incoscienza un crostaceo di grosse dimensioni in meno di 3 secondi e ucciderlo in 5-10 secondi: un tempo decisamente più ridotto rispetto ai 4-5 minuti che impiega un granchio per morire bollito vivo (in alternativa, lo si annega per otto ore in acqua dolce) o ai 3 minuti che ci vogliono perché un’aragosta faccia la stessa fine.

ANIMALISTI FAVOREVOLI - «Anche i crostacei sono esseri senzienti – ha spiegato il signor Buckhaven al Daily Mail– e come tali sentono il dolore e la sofferenza. Per questo motivo, non dovrebbero essere bolliti vivi o tagliati a metà». Il “CrustaStun” ha già incontrato il favore della Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (Rspca) e della Peta () e pare che dall’Unione Europea possa presto arrivare una direttiva che ne raccomandi l’utilizzo nei ristoranti. E anche se il prezzo del dispositivo (quasi 2.800 euro per il modello base, mentre la versione più grande ne costa oltre 66.500) potrebbe rappresentare un ostacolo, soprattutto in questi tempi di crisi, in realtà ci sono già una sessantina gli ordini pronti ad essere evasi.

Simona Marchetti
23 novembre 2009

Rotondi: «La pausa pranzo è un danno per il lavoro»

Corriere della Sera


Il ministro per l'attuazione del programma di governo: «Non mi piace questa ritualità che blocca tutta l'Italia»

 

MILANO - «La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia». Ne è convinto il Gianfranco Rotondi, ministro per l'attuazione del programma di governo, intervistato dalla tv web «KlausCondicio», in onda su YouTube. Certo, aggiunge, «non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare, ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un'attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo».

LA RICERCA - «Casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi», spiega il ministro analizzando i dati di una ricerca internazionale sul tema da cui emerge che l'Italia rappresenta un caso isolato. Ricerca dalla quale emerge che «in Germania, ad esempio, per incentivare la produttività la pausa pranzo in alcuni posti di lavoro dura mezz'ora, mentre si estende a 45 minuti per chi lavora oltre le 9 ore. Tuttavia, secondo un recente sondaggio, un quarto dei tedeschi trascorre la propria pausa pranzo lavorando.

Anche in Inghilterra molti dipendenti vi rinunciano o la riducono, sia nei minuti che nel numero di pause nel corso dell'intera settimana. Negli ultimi due anni, infatti, si è scesi da una media di 3,5 pause a settimana del 2006 a 3,3 nel 2008. Addirittura meno di 3 per le donne. In Francia lo statuto dei lavoratori riconosce 20 minuti ogni 6 ore, mentre in America la pausa pranzo non è proprio prevista dalla legge federale ed è regolamentata autonomamente dai singoli Stati, mentre in Canada e Svezia si pranza davanti alla scrivania».

23 novembre 2009


Microsoft, incontri con News Corp (Murdoch) per togliere le news gratis da Google

Quotidianonet

Indiscrezioni del Financial Times: Redmond ha incontrato anche altri big dell'editoria per convincerli a rimuovere i loro siti dal motore di ricerca

 
Rupert Murdoch (Ap)

Rupert Murdoch (Ap)

News Corp è proprietaria di giornali come il Wall Street Journal e il Sun: negli ultimi mesi Murdoch è diventato il paladino della teoria della 'news online a pagamento', assumendo una posizione sempre più dura verso Google, che 'pesca' e redistribuisce notizie gratuitamente da migliaia di fonti, compresi i giornali della News Corp. 

No comment sia da parte di Microsoft che News Cor



Lutto nel mondo del ciclismo E' morto il giovane Antony Orsani

Quotidianonet

Il 18enne pistoiese di Castelmarini, campione italiano juniores a cronometro, si stava allenando sulle strade nei pressi di Vinci insieme alla sua nuova squadra, la Mastromarco Sensi, quando ha avuto un incidente stradale con un’automobile

Antony Orsani (Quartieri)

Roma, 22 novembre 2009

Tragedia nel mondo del ciclismo italiano, è morto questa mattina Antony Orsani, 18 anni, campione italiano juniores a cronometro. Il pistoiese di Castelmarini si stava allenando sulle strade nei pressi di Vinci insieme alla sua nuova squadra, la Mastromarco Sensi, quando ha avuto un incidente stradale con un’automobile che veniva nel senso opposto. Il ragazzo, trasportato in ospedale, è morto dopo circa un’ora.


Parigi: lavoro ai clandestini? Azienda chiusa

di Alberto Toscano


Parigi - Rischieranno addirittura la chiusura forzata temporanea le aziende francesi che si servono di immigrati irregolari, in evidente violazione di tutte le norme sul diritto del lavoro e di quelle sull'afflusso di manodopera straniera. Lo ha dichiarato ieri il ministro del Lavoro e degli Affari sociali Xavier Darcos, un fedelissimo del capo dello Stato Nicolas Sarkozy. Intervistato dall'edizione domenicale del quotidiano Le Parisien, Darcos ha precisato che i prefetti saranno ben presto dotati di un nuovo potere: quello di decretare la «chiusura amministrativa» delle imprese che abbiano fatto ricorso alle prestazioni lavorative di persone presenti illegalmente sul suolo nazionale. 

L'annuncio coincide con una serie di "scioperi degli immigrati", decisi da persone che chiedono la regolarizzazione della propria posizione sul suolo francese, dicendo proprio d'avere già un lavoro e minacciando di interromperlo all'improvviso. Adesso il governo dice di voler ripristinare a tutti i costi la legalità e minaccia a sua volta le aziende (che sono soprattutto cantieri edili) abituate ad avvalersi di manodopera a cui non vengono chiesti i documenti e a cui non vengono poste molte domande.
«Coloro che danno lavoro a stranieri in situazione irregolare saranno d'ora in poi nel mirino dell'ispettorato del lavoro», ha affermato il ministro Darcos, dando così l'impressione che in passato certi controlli siano stati effettuati in modo piuttosto superficiale. 

Il titolare del Lavoro aggiunge che l'intenzione del governo è di picchiare duro sull'azienda in modo da scoraggiarla definitivamente dall'idea di fare ricorso a coloro che non sono in grado di esibire documenti in regola (i cosiddetti sans papiers, che sono stati negli anni scorsi al centro di vivaci polemiche e proteste). Ecco dunque il ministro proferire solennemente la propria minaccia: «Rafforzeremo i controlli e faremo ricorso a sanzioni destinate a colpire sia il portafoglio sia l'immagine delle imprese che usano determinati metodi». Morale di Darcos: le misure che stanno per essere varate dal governo devono avere un forte «effetto dissuasivo».

Darcos arriva persino a formulare una stima del valore economico corrispondente al lavoro effettuato dagli immigrati presenti in Francia in posizione irregolare: 60 miliardi di euro, ossia il 4 per cento del Prodotto interno lordo (Pil) transalpino. Adesso il governo intende costringere le aziende a utilizzare in modo legale lavoratori che abbiano documenti in regola, circostanza che metterebbe un po' di chiarezza in talune situazioni di giungla sociale, che - soprattutto nell'edilizia - si rivela talvolta molto pericolosa per la stessa manodopera in questione. 

Questa settimana il ministero del Lavoro dovrebbe varare le nuove norme sui controlli da parte dell'ispettorato, che saranno molto più severe di quelle finora in vigore. L'anno scorso sono stati effettuati in Francia 28mila controlli da parte dell'ispettorato del lavoro. In novemila casi sono state decise punizioni delle aziende e nel 12,9 per cento di questi casi le sanzioni in questione hanno riguardato la presenza di personale privo di documenti di soggiorno regolari. Il fenomeno ha dunque, secondo Darcos, un rilievo tutt'altro che trascurabile. Sulla base dell'esperienza degli ultimi anni, il ministero del Lavoro stabilirà una sorta di identikit delle imprese sospette, nei confronti delle quali potrebbe scatenarsi già nei prossimi mesi un autentico tsunami di controlli.



Il killer sonnambulo assolto «L’amnistia dell’inconscio»

Corriere della Sera


Ha strangolato la moglie. I medici: andava punito


 

MILANO — Si muovono co­me se fossero svegli, ma in real­tà dormono. Sonnambuli. Pos­sono anche guidare l’auto, ma meglio non svegliarli. L’aggres­sività è una delle reazioni lega­te alla paura della sorpresa. Non sanno quel che fanno e nemmeno ricordano nulla do­po, al mattino quando si sve­gliano. Caso mai stanchi, ma si­curi di aver profondamente dor­mito. A volte, il sonnambuli­smo è un alibi: storie di infedel­tà giustificate con un disturbo che ha sempre attirato la fanta­sia di scrittori, registi, musici­sti. «La sonnambula» di Vincen­zo Bellini (1831) ne è un esem­pio. E creato miti e leggende.

Non solo. Il sonnambulismo è anche al centro di eventi giu­diziari. L’ultimo è da romanzo giallo: uxoricida sonnambulo assolto per malattia. Un uomo, con alle spalle una lunga storia di sonnambulismo, ha ucciso la moglie, strangolandola, men­tre dormivano assieme nel loro camper. In Galles. Brian Tho­mas, 59 anni, ha detto di aver avuto un incubo e di aver credu­to, nel sonno, che dei ladri fos­sero entrati nel camper, mentre si trovava in vacanza con la mo­glie, Christine, 57 anni. I giudi­ci all’inizio avevano stabilito che era insano di mente e ne avevano chiesto il ricovero in un ospedale psichiatrico.

Ma successivamente hanno accerta­to che Thomas soffriva di di­sturbi del sonno e che la sua mente non esercitava alcun con­trollo sul corpo quando ha strangolato la moglie: assolto.
«Assurdo e grave — commenta Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano —. Avrei concesso tutte le atte­nuanti, ma mai l’impunità. Il sonnambulismo negli adulti è sempre collegato a psicopatolo­gie note. Sono in cura e posso­no essere controllati». E l’incon­scio? L’inconscio che agisce prendendo il sopravvento sul conscio? «Certo. I miei pazienti sonnambuli registrano anche quello che dicono nel loro stato di parasonnia motoria — confi­da Mencacci.

A volte verità scomode. 'Ho detto questo? Non è possibile... però a pensar­ci bene è vero', è il commento più comune quando si riascolta­no ». Eppoi c’è il libero arbitrio. «Nonostante i progressi nel campo delle neuroscienze e le continue sorprese, nessuna fi­nora può intaccare il libero arbi­trio di un individuo», commen­ta ancora Mencacci. Insomma, il sonnambulismo non può con­cedere impunità. Anche per­ché, in questo modo, uno come mister Thomas sarebbe autoriz­zato a commettere qualsiasi rea­to senza conseguenze. Stia at­tenta un’eventuale nuova mo­glie.

La cronaca. Mister Thomas dormiva con la moglie in un camper. Erano in vacanza. Di­sturbati da un gruppo di ragaz­zi, si sono poi riaddormentati. Ma l’uomo ha avuto un incubo e ha strangolato la moglie. Si è risvegliato, ore dopo, con accan­to la compagna morta. Dram­matica la telefonata alla polizia: «Credo di aver ucciso mia mo­glie... Oh mio Dio, lottavo con quei ragazzi, ma era Christine. Cosa ho fatto? Cosa ho fatto?», ha ripetuto più volte. Piangeva e tremava. Dovevano festeggia­re i 40 anni di matrimonio. «Si tratta di un caso quasi unico in Gran Bretagna e se ne contano circa 50 in tutto il mondo», ha commentato il capo della Procu­ra londinese, Iwan Jenkins.

Forse Christine ha svegliato il marito e lui ha reagito in mo­do aggressivo... «Possibile — dice Mencacci —, ma non suffi­ciente ad assolverlo. Io la penso così». Un mito da sfatare è quel­lo che svegliare un sonnambu­lo potrebbe causargli un infar­to, danni al cervello o qual­cos’altro di grave. Non è un mi­to, invece, che sia pericoloso per chi lo sveglia. «In letteratu­ra sono stati registrati casi di uomini che nel sonno hanno uc­ciso o tentato di uccidere la pro­pria moglie», spiega Giuseppe Plazzi, neurologo dell’universi­tà di Bologna, autore di una re­view sul sonnambulismo pub­blicata da Neurological Scien­ces .

Che cosa ha scritto Plazzi? Che il 30% dei bambini fra i 5 e i 12 anni vive almeno un’espe­rienza di sonnambulismo, che in circa il 3% è persistente. E che, invece, si manifesta occa­sionalmente nel 2-3% degli adulti. Nei bambini, crescendo pas­sa. Negli adulti è collegabile a psicopatologie. C’è una familia­rità. Chi ne soffre può anche avere episodi una volta a setti­mana. Durata: 15-20 minuti. Lo stress può esserne causa, come pure la privazione di sonno, l’al­col e la droga. I sonnambuli sono in grado, mentre dormono, di guidare la macchina, rispondere a doman­de, ascoltare a tutto volume la radio, abbuffarsi di cibo, fare sesso... uccidere la moglie. Sen­za poi ricordare nulla.


Mario Pappagallo
23 novembre 2009

Brenda nella rete che incastrava i vip col vizietto

di Patricia Tagliaferri

Roma -  Se stava per tornare in Brasile, ai familiari non aveva detto niente. La madre e la sorella di Brenda non sapevano di un suo imminente viaggio di ritorno, come le valigie pronte sull’uscio nel monolocale di via Due Ponti - dove il trans dell’affaire Marrazzo è morto in circostante misteriose - potevano far pensare. Ma ai parenti lontani, qualche mese fa, Brenda aveva confidato una circostanza che potrebbe ora rivelarsi una chiave importante per capire cosa è accaduto nel seminterrato bruciato all’alba del 20 novembre: alla mamma aveva raccontato che aspettava di ricevere una somma consistente, denaro che le avrebbe inviato al più presto per comprare una casa.

La novità emerge da un’intervista rilasciata dalla sorella di Brenda al quotidiano Il manifesto. Da dove sarebbero arrivati tutti quei soldi? Certo non dai proventi del marciapiede. Forse Brenda contava di ricavare denaro da qualche filmino girato durante gli incontri a luci rosse con personaggi famosi. Forse proprio dal secondo video, mai trovato, con lui e Marrazzo in compagnia di un terzo trans. Il governatore in quell’occasione sapeva di essere ripreso, ma ciò non rende meno «preziose» quelle immagini per chi ne avesse voluto fare un uso diverso. Brenda potrebbe aver immortalato chissà quanti altri clienti «eccellenti» a loro insaputa. Gli inquirenti, del resto, sono sempre più convinti che il viado morto facesse parte di una rete per incastrare vip in cerca di emozioni forti. Nell’ambiente dei trans Brenda non era ben visto anche per questo, oltre che per il suo essere sempre esagerato, sopra le righe, troppo spesso ubriaco e sotto l’effetto della cocaina.

Anche Natalie, il viado dello scandalo Marrazzo, aveva avvertito il governatore di stare attento a Brenda. Il suo ruolo nella vicenda del ricatto, del resto, non è ancora chiaro: non è stata mai esclusa la possibilità che ci fosse proprio lui dietro alla soffiata che ha consentito ai carabinieri arrestati di sorprendere il presidente della Regione in mutande in casa di Natalie. Brenda era anche amica di Gianguarino Cafasso, il pusher trovato morto in un albergaccio sulla Salaria a fine settembre che per primo aveva tentato di piazzare sul mercato il video di Marrazzo. Dopo il clamore suscitato dalla vicenda, a Brenda potrebbe essere sfuggita la situazione di mano. Forse sapeva troppe cose sul mondo che gravita intorno ai trans, traffici di cocaina compresi. Gli altri viado dicono che negli ultimi tempi aveva paura, che voleva fuggire. Paura che correva anche sul web. È stato sempre Il manifesto a scovare una serie di messaggi allarmanti su un social network brasiliano dove gli amici del viado lo mettevano in guardia da pericoli imminenti: «Fai attenzione ragazza, la tua vita è in pericolo, diventerai cibo per i pesci. Scappa», sciveva G.P. lo scorso 31 ottobre.

L’8 novembre, qualche ora prima che Brenda venisse aggredito in strada da un gruppo di ragazzi dell’est Europa, qualcuno lasciava un messaggio vagamente premonitore: «Roma sta prendendo fuoco, B. devi sapere che questa storia finisce con la morte, ascoltami bene». Dunque altri conoscevano i segreti di Brenda e ipotizzavano possibili ritorsioni? Una risposta ai molti interrogativi potrebbe arrivare dall’esito degli accertamenti disposti sul computer trovato nel lavandino sotto l’acqua corrente. Se quello di Brenda è un omicidio, come ritengono i pm, perché chi si è introdotto in casa del trans avrebbe tentato di cancellarne il contenuto in modo così grossolano? La memoria di un pc bagnato è facilmente recuperabile. E infatti i file non sono stati danneggiati. Perché non portarselo via per poi sbarazzarsene in maniera più efficace? Se non è stato un delitto, invece, non si capisce cosa ci facesse il computer sotto l’acqua. Potrebbe essere stato un avvertimento poi andato oltre le intenzioni, qualcuno potrebbe averlo messo lì e poi dato fuoco al borsone vicino alla porta senza immaginare che il trans, stordito da un mix di alcol e tranquillanti, non avrebbe fatto in tempo a mettersi in salvo. Ma anche in questo caso ci sono particolari che non tornano: la porta era chiusa a chiave e le chiavi erano all’interno e manca l’innesco della valigia. Com’è bruciata?

C’è poi il mistero dei telefonini scomparsi. Il primo cellulare del trans sparì quando venne aggredito in strada, un altro, un palmare Samsung, non è stato trovato nella casa di via Due Ponti. C’era invece un altro telefonino Nokia, con un’utenza diversa da quella lasciata ai carabinieri al momento di denunciare le percosse e una memoria stranamente quasi vuota. Una curiosità: su Facebook è ancora attivo il profilo di Brenda, anzi di Blenda Ballantines, come il suo whisky preferito. Le foto sono evidentemente ritoccate con photoshop. E Blenda si dice fan di un politico: Marrazzo.




Il giallo del computer in casa I pm: Brenda non aveva un pc

Corriere della Sera


Le piste: delitto «mascherato» o incidente per spaventarlo


ROMA — Il monolocale di Brenda fu perquisito all’inizio dell’indagine sul ricatto a Piero Marrazzo, ma non fu trovato alcun computer. Anzi, lo stesso transessuale — dopo aver rive­lato ai magistrati l’esistenza di un se­condo video che ritraeva il governato­re durante un festino — disse di non possederlo. Una versione ritenuta cre­dibile dai pubblici ministeri: «Conse­gnò i cellulari per effettuare l’analisi della 'memoria' e mostrò massima collaborazione.

Non ci risulta avesse anche un pc». Di chi è dunque quel «portatile» trovato sotto l’acqua giove­dì notte, quando è stato scoperto il ca­davere? È questo l’ultimo mistero per chi in­daga sulla morte di Brenda, protagoni­sta della vicenda che ha travolto il pre­sidente della Regione Lazio. Il detta­glio che getta nuove ombre sulla sua fine. Si rafforza così l’ipotesi che si trat­ti di un avvertimento o addirittura di un «omicidio mascherato», come sug­geriscono in Procura.

Perché è vero che soltanto l’analisi di tutti i dati for­niti dagli esperti — soprattutto quelli della Polizia scientifica che stanno esa­minando i reperti trovati nell’apparta­mento — potrà stabilire le cause effet­tive della morte. Ma è altrettanto vero che troppe restano le stranezze già rile­vate sulla «scena del crimine». E allora si può pensare che qualcuno volesse spaventare Brenda, convincendolo co­sì a non rivelare i suoi segreti. Oppure che volesse farlo tacere per sempre.

Le «stranezze» sulla scena del crimine
Il ragionamento che in queste ore prevale porta a ipotizzare che, se inci­dente è stato, qualcuno lo ha provoca­to. Dunque, si torna nell’appartamen­to per «leggere» ogni elemento. E quel­li che, con il trascorrere delle ore, assu­mono una valenza sempre più forte so­no proprio il computer e i telefonini. Perché sono le apparecchiature che servono a confezionare e a conservare i video, quindi potrebbero essere state utilizzate per altri ricatti. Il Nokia tro­vato accanto al corpo ha una memoria pressoché vuota, mentre si sa che Brenda aveva almeno altri due telefo­ni e non si sa che fine abbiano fatto. E poi c’è il rubinetto che fa scorrere l’ac­qua sul computer. Perché?

La perquisizione di un mese fa
Qualche giorno dopo l’arresto dei carabinieri accusati di aver ricattato il governatore e di aver cercato di vende­re il video che lo ritraeva assieme a Na­talie, i carabinieri del Ros entrano nel monolocale di via Due Ponti 180. È il 26 ottobre. Lo stesso Natalie e altri transessuali che abitano in quel palaz­zo e in via Gradoli hanno parlato di un secondo filmato «girato da un certo Brenda mentre era con Marrazzo e Mi­chelly ».

Gli investigatori vogliono sco­prire se nella casa ci siano effettiva­mente cassette o comunque materiale che contiene immagini. Esaminano i telefonini, ma non trovano nulla. Cer­cano ancora, però nel monolocale non c’è traccia di computer. Il 30 ottobre Brenda viene interroga­to nella caserma dell’Arma. Nega di aver mai conosciuto il presidente del­la Regione, giura di non aver avuto al­cun ruolo nella vicenda. Ma due gior­ni dopo, di fronte al procuratore ag­giunto Giancarlo Capaldo, cambia ver­sione e ammette tutto.

Racconta del fe­stino al quale ha partecipato a casa di Marrazzo, riconosce di aver girato il video, aggiunge an­che di aver scattato numero­se foto che lo ritraggono con il governatore. E dice: «Questi sono i miei telefonini ma non c’è più niente, perché quando questa storia è cominciata ho avuto paura e ho cancellato tut­to. Voglio precisare che non pos­siedo un computer, anche per­ché non lo so usare».

La ricerca nei tabulati
L’analisi dei file potrebbe fornire ele­menti per capire a chi appartenga il pc trovato sotto l’acqua, non escludendo che Brenda abbia mentito. Ma servirà pure a scoprire eventuali tracce di fo­to, filmati o comunque elementi su al­tre persone. Dopo l’arresto dei quattro carabinieri numerosi transessuali han­no infatti confermato come fosse piut­tosto frequente l’abitudine dei clienti di riprendersi assieme ai viados , so­prattutto quando gli incontri avveniva­no all’interno degli appartamenti. Ma­teriale che potrebbe essere servito per tenere sotto pressione diverse perso­ne.

Per questo gli inquirenti non esclu­dono che il computer lasciato a casa di Brenda — anche se non dovesse conte­nere alcun file interessante — rappre­senti un avvertimento a chi ha pensa­to di poter far soldi muovendosi con disinvoltura in questo mondo che me­scola la prostituzione al traffico di dro­ga, cocaina in particolare. Tracce concrete potrebbero arriva­re dai tecnici informatici e dall’esame dei tabulati telefonici. Perché agli in­vestigatori Brenda aveva fornito le utenze dei cellulari — adesso scom­parsi — per poter essere rintracciato e su questo adesso si lavora.

L’analisi dei contatti degli ultimi mesi potrà fornire dettagli utili alla ricerca della verità sulla sua fine, con l’elenco di tutte le persone che hanno avuto rap­porti con lui. E dunque servirà ad ac­certare anche il suo legame con Gian­guarino Cafasso, il «pappone» e pu­sher di molti transessuali che per pri­mo — d’accordo con i carabinieri poi arrestati — aveva cercato di vendere il video di Marrazzo. L’hanno trovato morto il 12 settembre nella stanza di un motel alla periferia di Roma. E an­che la sua fine è misteriosa. Perché è vero che era tossicodipendente e ma­­lato, ma aveva 37 anni e i magistrati attendono l’esito degli esami tossico­logici per capire se è stato davvero un infarto a stroncarlo.

Fiorenza Sarzanini
23 novembre 2009