martedì 24 novembre 2009

Sul pc di Brenda foto e video cancellati

La Stampa

Centinaia di file nascosti trovati dagli investigatori: potrebbe esserci anche
il secondo filmato con Piero Marrazzo

Centinaia i file nascosti, ossia cestinati e poi cancellati, quelli trovati dagli investigatori nel computer portatile che si presume essere quello di Brenda, la transessuale coinvolta nell’inchiesta su un presunto tentativo di ricatto che sarebbe stato compiuto ai danni dell’ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Secondo i consulenti del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, dai primi esami sul computer, i file trovati erano stati cancellati dalla memoria visibile del pc.

Un’operazione che tuttavia ha consentito agli esperti di ritrovare nell’hard disk del computer gli stessi file. Massimo riserbo in procura sulla tipologia di questi file, che una volta decrittati potrebbero raccontare molto sulla morte del trans e sui misteri che ancora avvolgono il decesso, avvenuto per asfissia provocata da un incendio. Secondo indiscrezioni si tratterebbe probabilmente di foto e video. E non si esclude che nei file cancellati ci sia anche il secondo video di cui si è parlato nelle carte processuali, quello con lo stesso Piero Marrazzo e l’altro trans Michelle. Un video di cui la stessa Brenda ha parlato con i magistrati ma poi spiegando di essersene disfatta «perchè aveva paura».

Il pc in un primo sopralluogo non era stato trovato nel monolocale di via Due Ponti. Era invece stato trovato dagli investigatori il giorno della morte di Brenda dentro un lavandino sistemato sotto il getto di acqua corrente di un rubinetto aperto. Un particolare della scena del crimine che ha destato più di una perplessità tra gli inquirenti: quasi un messaggio, un monito che qualcuno voleva dare a chi custodisce i segreti di clienti importanti dei trans.

Chi l'ha visto? Il peggior identikit è della polizia boliviana

Corriere della Sera


Avrebbe assassinato un tassista. Ma somiglia allo spaventapasseri del Mago di Oz, eppure ha funzionato

Video


MILANO - Chi l'ha visto? La polizia boliviana è stata protagonista di una clamorosa gaffe, fatta in buona fede, ma derisa nel frattempo da tutta la rete: ha fornito quello che è considerato il «peggior identikit» di un criminale mai realizzato. Che però ha funzionato.

IDENTIKIT - La vicenda è seria, ma ha un risvolto decisamente comico: un guidatore di taxi boliviano, tale Rafael Vargas, è stato assassinato in circostanze oscure, probabilmente per motivi di droga o in relazione ad un crimine passionale, sostengono gli inquirenti. Nel marzo scorso la polizia ha ritrovato il cadavere carbonizzato dell'uomo nel suo taxi: era stato pugnalato per undici volte. In questi giorni ha lanciato un appello e reso pubblico un identikit del sospetto omicida, disegnato da una vicina di casa, apparentemente testimone dell'attacco. E qui arriva la parte farsesca della faccenda: l'immagine, pubblicata dai quotidiani del paese e trasmessa nei notiziari tv, ricorda più lo spaventapasseri del Mago di Oz, che non un pericoloso criminale, hanno sentenziato senza molti giri di parole i blogger.


PRESO - L'identikit, infatti, è un semplicissimo scarabocchio; la persona raffigurata, oltretutto, è senza orecchie. La notizia letta dal giornalista sull'emittente boliviana Pat Noticias è già diventata una hit su YouTube. Ma se gli utenti sul web hanno ridicolizzato il disegno approssimativo, dopo la diffusione, un sospetto di 23 anni è stato arrestato di fronte ai media. La legge in vigore nel paese, tuttavia, vieta di rivelare l'identificazione del sospetto. Molti media sono così ricorsi ad uno stratagemma tanto curioso quanto geniale: hanno coperto il viso dell'uomo con l'immagine a colori del noto identikit. L'accusato si professa estraneo ai fatti. Elmar Burchia

Rivolta online contro la Renault «Non usi Zoe come nome di un'auto»

Corriere della Sera
Alessandro Grandesso

L'iniziativa di un padre contro la casa automobilistica: non può ridicolizzare così tante ragazze francesi


Come sarà la nuova auto a zero emissioni di Renault. Per ora è stata battezzata Zoe (ZerO Emissions)

PARIGI – L’auto del futuro non inquina. Il sogno sta per diventare realtà, secondo Renault. E un incubo per decine di genitori. Il costruttore francese infatti ha presentato Zoe, un nuovo prototipo elettrico. Zoe sta per vettura a ZerO Emissioni, ma è già scattata la protesta di chi ha figlie con lo stesso nome.

ASSOCIAZIONE RIDICOLA L’idea è venuta ad un papà che ha messo in rete una petizione destinata all’ufficio reclami della Renault in difesa di uno dei cinquanta nomi più diffusi in Francia. «Non vogliamo – si legge nel testo – che il bel nome scelto per le nostre figlie sia associato a quello di un’automobile. E’ scandaloso utilizzare nomi per un prodotto. E’ vergognoso ridicolizzare i nomi dei nostri figli». Nel giro di tre settimane, il papà «ribelle» ha raccolto qualche centinaio di firme.

OPERAZIONE BABY-BOOM Renault in passato ha già utilizzato nomi propri come Clio o ancora Megane, provocandone un crollo all’anagrafe. Lo scorso settembre, il marchio francese inoltre aveva lanciato una campagna pubblicitaria in grande stile, associando ad ogni modello il volto di un bambino, intitolando l’operazione «Baby boom». Oggi, di fronte al principio di polemica, il costruttore minimizza: «Nulla di deciso, Zoe è solo una concept car».

ARMANI E GLI ALTRI In più, la strategia non è nuova. Già nel 1903, Emil Jellinek registrò il nome di sua figlia per l’auto che si apprestava a produrre in proprio: Mercedes. La novità invece è la tendenza inversa. Molti genitori francesi infatti optano sempre più spesso per nomi di prodotti di marca. Si va da Chanel a Fanta, al più osé Armani.



Cafasso ucciso da una dose di eroina

Corriere della Sera

Per gli inquirenti il pusher, consumatore di cocaina, avrebbe assunto la droga mascherata con altre sostanze


ROMA - Potrebbe essere stata una dose di eroina a uccidere in pochi minuti Gianguerino Cafasso, il pusher trovato morto il 12 settembre all'hotel Romulus sulla Salaria a Roma. Secondo gli inquirenti la droga sarebbe stata «mascherata» farmacologicamente con una sostanza che l'ha fatta somigliare alla cocaina. Dunque Cafasso, abituale consumatore di coca, sarebbe morto proprio a causa dell'assunzione (forse inconsapevole) di eroina.

POSSIBILE OMICIDIO - Il fascicolo sul decesso di "Rino" Cafasso, rubricato al momento per morte come conseguenza di altro delitto (cessione di droga) potrebbe dunque passare all'ipotesi di omicidio volontario, quando il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo avrà i risultati ufficiali della consulenza tossicologica. Intanto una prima risposta è arrivata e rileva appunto l'assunzione di eroina. Il sospetto degli investigatori è che chi l'ha fornita al pusher avesse previsto l'effetto letale. Jennifer, il trans fidanzato di Cafasso che era con lui in albergo al momento del droga party, ha spiegato agli inquirenti di non aver assunto droga perché aveva uno «strano sapore». Cafasso, amico di Brenda e fornitore di stupefacenti a diversi trans, è colui che ha tentato di vendere il video dove compare Piero Marrazzo.

Gaeta, base Usa non paga la bolletta a secco la storica VI flotta

Corriere della Sera

Il gestore Acqualatina stacca l'acqua agli americani interviene il prefetto e ristabilisce l'approvvigionamento


La nave americana La  Salle nel golfo di Gaeta (Omega)

GAETA - La base militare americana di stanza a Gaeta non paga la bolletta, ed il gestore del servizio idrico, di tutta risposta, taglia la fornitura lasciando la storica VI Flotta praticamente a secco.

UN CASO DIPLOMATICO - La società che gestisce il servizio idrico in provincia di Latina non guarda in faccia proprio a nessuno, anche a costo di scatenare un vero e proprio incidente diplomatico che un vertice in prefettura - convocato per mercoledì pomeriggio - cercherà di sanare. Se la situazione non dovesse risolversi in breve tempo, i militari Usa si rivolgeranno direttamente alla propria ambasciata, mentre lo stato maggiore della Difesa italiano sta seguendo l'evolversi della vicenda.

BOLLETTE 'TORTUOSE' - Chiamati d'emergenza il sindaco di Gaeta Antonio Raimondi, l rappresentanti di Acqualatina, autorità Portuale e Capitaneria insieme ad un altra società coinvolta, quella che materialmente trasporta l'acqua alle navi americane. Al prefetto Bruno Frattasi il compito di sbrogliare l'intricata matassa burocratica per consentire l'agevole percorso dei soldi per le bollette dalle casse statali a quelle del gestore del servizio idrico per non incappare in spiacevoli inconvenienti. La prima azione, comunque, è stata quella di ristabilire l'approvvigionamento idrico alla base per ovvi motivi di sicurezza militare.
Michele Marangon


Arrestati solo per ottenere il Dna

La Stampa

La polizia ferma «meccanicamente» alcune persone per archiviare i loro profili. Nella maggior parte dei casi si tratta di ragazzi neri tra 18 e 35 anni "Oltre 900mila innocenti nel database"
LONDRA
In Gran Bretagna la polizia arresta «meccanicamente» alcune persone soltanto per archiviare i loro profili del dna sul database nazionale. È la denuncia contenuta in un rapporto della Human Genetics Commission, un ente consultorio governativo indipendente. Il dossier rivela inoltre che il 75 per cento della banca dati è formato da uomini neri di giovane età. Tutti ragazzi da 18 ai 35 anni. Un dato, osserva l’organo di controllo, che rischia di «marchiare» un’intera società. Nel rapporto si fa riferimento ad una disparità di trattamento della polizia nei confronti delle diverse etnie.

Queste rivelazioni, sottolinea oggi la stampa d’oltremanica, alimenteranno il dibattito sulla banca dati, la più grande del mondo. Il rapporto ne critica lo sviluppo frammentario e pone interrogativi sulla sua efficacia nel sostegno alla polizia su indagine e risoluzione di reati. Il ministro dell'Interno, Alan Johnson, ha proposto di conservare i profili sul Dna degli arrestati, che non sono stati condannati, per sei anni. Questo in seguito a una sentenza del Tribunale europeo che ha definito illegale la politica attualemnte in uso, indipendentemente dal fatto che i fermati ricevano una condanna o no.

Jonathan Montgomery, presidente della Commissione, denuncia una «deformazione di funzioni» che negli anni ha trasformato una banca dati di criminali in una di sospetti. Secondo lui, quasi un milione di persone innocenti si trovano attualmente nelle liste: «Oggi prendere il Dna delle persone fermate è diventata una routine. Molti di quelli che sono stati inseriti nel database, non sono in lista perchè condannati, ma perchè arrestati». Secondo il rapporto il Dna non ha un ruolo determinante nell'identificazione del sospettato. Così, viene a crearsi un archivio di "pre-sospetti", che sono i primi ad essere controllati ogni volta che c'è un nuovo crimine. Gli ultimi dati del ministero dell'Interno sulla persone innocenti presenti nel database è preoccupante. Sarebbero, infatti, circa 980,000. Un numero decisamente più alto di quello pubblicato l'anno scorso, che si aggirava sugli 850,000.


Scomparsa Denise Pipitone A processo la sorellastra

Quotidianonet

I genitori vogliono sapere la verità sulla sparizione della bambina, avvenuta nel 2004, quando aveva 4 anni. La sorellastra, accusata di sequestro di persona, diserta l'udienza: "Troppa attenzione da parte dei media"

Trapani, 24 novembre 2009


Ha perso il via questa mattina, a Marsala, l’udienza preliminare relativa al rapimento della piccola Denise Pipitone, avvenuto il 1° settembre del 2004, a Mazara del Vallo, quando la bambina aveva appena 4 anni. Imputati sono la sorellastra di Denise, Jessica Pulizzi, oggi ventidenne, ma all’epoca minorenne, e l’ex fidanzato della giovane, Gaspare Ghaleb.

Quest’ultimo deve rispondere soltanto di false dichiarazioni al pubblico ministero, mentre l’accusa a carico di Jessica Pulizzi è di sequestro di persona. Un reato integrato con la nuova figura di varata dal Parlamento con il pacchetto sicurezza, cioè il sequestro di minorenni, che prevede una pena fino a 15 anni di carcere e l’ergastolo nell’ipotesi più aggravata.

La giovane, tuttavia, ha disertato l'udienza. "Su questa udienza c’è troppa attenzione da parte dei mass media e dei fotografi - scrive la ragazza accusata del rapimento - non ho la serenità per andare al palazzo di giustizia".

Per Piera Maggio, la mamma della piccola, è la dimostrazione della sua responsabilità in questa vicenda: "L’indagata se non è presente avvalora ciò che ha dimostrato in questi anni. L’innocenza si prova rispondendo e portando le prove. A me interessa solo riabbracciare mia figlia e avere una giustizia giusta".

Sorpreso anche il padre di Jessica, Piero Pulizzi, che anche il padre naturale di Denise: "Speravo di incontrarla qui per conoscere la verità. Voglio comunque puntualizzare che non mi costituisco parte civile contro mia figlia, come scrivono i giornali, perchè io sono per le mie figlie".

I genitori di Denise si sono costituiti parte civile e la mamma ha annunciato che chiederà un maxi risarcimento.




Battisti, ultimo show Adesso mangia "Lula mi aiuterà"

Quotidianonet

L'ex leader dei Pac aveva iniziato la protesta undici giorni fa. In merito alla sua estradizione in Italia si aspetta adesso la decisione del presidente brasiliano

Roma, 24 novembre 2009


Cesare Battisti ha interrotto lo sciopero della fame iniziato undici giorni fa per protestare contro la richiesta di estradizione presentata al Brasile dal governo italiano. Lo riporta l’edizione online del 'Folha de Sao Paulo'.

Il senatore brasiliano José Nery ha confermato al Folha online che l’ex terrorista rosso ha annunciato la fine dello sciopero in un comunicato. “Ho ricevuto la conferma che Battisti ha sospeso lo sciopero della fame”, ha detto il senatore, precisando che Battisti lo ha fatto di sua spontanea volontà e che “confida nelle autorità brasiliane”. In tal modo, ha spiegato il senatore del partito di governo, l'ex leader dei Pac (Proletari. Armati per il Comunismo) ha voluto acccogliere le pressioni delle persone che temevano per la sua salute.

L’ex terrorista aveva iniziato la protesta il 13 novembre, prima che il Supremo tribunale federale (Stf) brasiliano si pronunciasse in favore della sua estradizione in Italia, lasciando però l’ultima parola al presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva.

Battisti rimane nel carcere di Papuda dopo che il medico del penitenziario, Jose Flavio Souza, ha negato l'autorizzazione al trasferimento a Rio de Janeiro dove avrebbe dovuto partecipare al processo accessorio per uso di documenti falsi. Flavio ha sconsigliato il viaggio perchè le condizioni di salute dell'ex terrorista, dopo dieci giorni di sciopero della fame, erano debilitate.


Fannulloni, il record di Genova

Il Secolo XIX


A ottobre, le assenze per malattia nella pubblica amministrazione (escluse scuola, università e pubblica sicurezza) sono cresciute del 28,3% rispetto allo stesso periodo del 2008. Accanto agli esempi più virtuosi per riduzione dei giorni di assenza dei dipendenti comunali, in negativo spicca il caso del Comune di Genova, dove si registra un incremento record dell’assenteismo: il 149,2%. Fallimento o fine dell’effetto della ricetta anti-fannulloni del ministro Renato Brunetta? Presto per dirlo, ma allo studio ci sono già alcune modifiche.

Comunque, in Regioni, Comuni, Province, ospedali e Asl, le cifre diffuse dal ministero descrivono tendenze diverse. Tra impiegati e dirigenti dei ministeri spicca la riduzione delle assenze di quello dell’Economia e delle Finanze, mentre all’interno del dicastero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, rispetto all’anno scorso c’è stato un incremento quasi del 50%. L’esplodere della nuova influenza ha inciso, sul 28% della crescita media nazionale dei giorni di malattia, per non più del 7%.

E mentre Brunetta va al contrattacco, firmando un decreto che stabilisce nuove fasce orarie di reperibilità (quella odierna obbliga a stare in casa dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, mentre le “future” impongono l’orario 9-13 e 15-18), agita il mondo del lavoro anche il ministro Gianfranco Rotondi, che boccia la pausa pranzo: «Rito inutile che danneggia il lavoro». Luigi Angeletti (Cisl) gli ha risposto deciso: «Si vede che non sa che cosa significa lavorare otto ore».

Il Giornale", "Libero" e "La Padania": un triplo attacco contro Fini

Corriere della Sera

I tre quotidiani di centrodestra lanciano dure critiche al presidente della Camera



Gianfranco Fini (Ansa)

ROMA - È ancora tensione tra Gianfranco Fini e i giornali del centrodestra. E stavolta le critiche al presidente della Camera arrivano contemporaneamente da tre quotidiani: "Il Giornale", "Libero" e "La Padania". Il quotidiano diretto da Vittorio Feltri ricorda lo "sdoganamento" che Berlusconi fece dell'allora leader del Msi: «Sedici anni dopo il "camerata" Fini è Presidente della Camera», conclude l’articolo. Di spalla un altro intervento: «Ma adesso la destra si sente tradita».

IMMIGRATI - Anche "Libero" dedica una pagina al Presidente della Camera. Al centro una foto d'archivio, un giovane Fini con la fiamma del Movimento sociale alle spalle. Il giornale di Maurizio Belpietro raccoglie 14 dichiarazioni del Presidente della Camera, pronunciate fra il 1987 e il 1993. Tutte dedicate all’immigrazione, con un titolo eloquente: «Il curriculum anti immigrati di Fini». "La Padania", infine. L’articolo parte in prima pagina, il titolo gioca con le parole: «Clandestini e afFini verso il naufragio - Dalla destra verso l'ignoto, la lunga "nuotata" del sub Fini». «Ancora ignoto il punto nel quale riemergerà, probabile però che sia oltre i confini dell’attuale centrodestra», scrive il quotidiano del Carroccio.


Prof stacca il crocifisso e poi lo getta a terra "Gesto sbagliato, mi scuso"

Quotidianonet

Lecco, stava discutendo con gli studenti. Il dirigente: fatto grave, sarà punito. La spiegazione dell'insegnante: "Sono cattolico, ma sotto stress". E Calderoli chiede l'intervento della Gelmini

 

Lecco, 24 novembre 2009

Una discussione sul valore del crocifisso tra professore e alunni, tanta tensione e un gesto di rabbia: l’insegnante stacca il simbolo sacro dal muro e lo getta a terra. Un gesto non privo di conseguenze per il professor Gianfranco Redaelli, insegnante di elettrotecnica all’Istituto tecnico industriale ‘Badoni’ di Lecco.

«Ho fatto un gesto sbagliato e mi scuso, è stato un atto che non aveva nessuna ragione religiosa», spiega ora l’insegnante. E’ stata aperta un’indagine interna e il professore subirà delle sanzioni. Certa è una lettera di richiamo ufficiale, ma assai probabilmente il docente sarà sospeso senza stipendio dall’insegnamento fino a un massimo di dieci giorni. Gianfranco Redaelli sostiene di avere delle attenuanti per il suo gesto «che per primo offende proprio me» e aggiunge: «Non sono praticante, ma sono cattolico e quello che ho fatto è stato dettato da una condizione di stress e di malattia. Da una settimana sto in piedi a medicine perché ho una forte influenza, la discussione avuta con alcuni studenti mi ha innervosito a tal punto da prendere il crocifisso e gettarlo a terra, l’ho buttato sul pavimento non nel cestino».

Le molte medicine prese in questi giorni avrebbero fatto perdere il controllo al professore che spiega: «Sono esploso come una bomba atomica, ho un carattere sanguigno, questo è vero, ma una reazione del genere non aveva assolutamente senso, in condizioni normali non avrei mai fatto un gesto simile e sono profondamente dispiaciuto per quanto accaduto. La discussione in altre condizioni fisiche sarebbe finita senza strascichi invece ho fatto questa cosa di cui mi scuso con la scuola, i ragazzi e le famiglie, è un gesto che ha offeso anche me stesso e non me lo so spiegare. Ho scritto anche una lettera di scusa al preside».

Nulla di religioso, quindi, alla base della scelta di togliere il crocifisso dal muro e il professore, di cui anche il preside parla con stima e che è apprezzato dai ragazzi, afferma: «Non in tutte le classi della scuola c’è il crocifisso, nel mio laboratorio c’è sempre stato e non ho mai pensato di toglierlo, ripeto sono cattolico e me la sono presa con il crocifisso dopo la discussione con alcuni studenti, a quel punto ho preso una sedia, sono salito sulla parete e l’ho tolto. Ero solo nel laboratorio, non volevo dimostrare nulla, però alcuni studenti che passavano fuori hanno visto e così è successo tutto».

Ora la vicenda è nelle mani del preside e del dirigente scolastico provinciale, Fausto Gheller, che da parte sua dichiara: «E’ un fatto molto grave e spiacevole. Abbiamo aperto un provvedimento disciplinare. Stiamo raccogliendo le testimonianze per capire esattamente cosa è accaduto, dopo che avremo tutti gli elementi saranno erogate le sanzioni. Il decreto 150 prevede sanzioni più gravi e tempi brevi. Siamo rammaricati per quanto accaduto anche perché l’insegnante in questione è stimato, ma questo non significa che i provvedimenti non saranno duri». E Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa, si è rivolto al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini per chiedere un suo intervento nei confronti del professore.

Battisti interrompe lo sciopero della fame "Confida nelle autorità del Brasile"

Quotidianonet

L'ex leader dei Pac aveva iniziato la protesta undici giorni fa. In merito alla sua estradizione in Italia si aspetta adesso la decisione del presidente Lula

Roma, 24 novembre 2009


Cesare Battisti ha interrotto lo sciopero della fame iniziato undici giorni fa per protestare contro la richiesta di estradizione presentata al Brasile dal governo italiano. Lo riporta l’edizione online del 'Folha de Sao Paulo'.

Il senatore brasiliano José Nery ha confermato al Folha online che l’ex terrorista rosso ha annunciato la fine dello sciopero in un comunicato. “Ho ricevuto la conferma che Battisti ha sospeso lo sciopero della fame”, ha detto il senatore, precisando che Battisti lo ha fatto di sua spontanea volontà e che “confida nelle autorità brasiliane”. In tal modo, ha spiegato il senatore del partito di governo, l'ex leader dei Pac (Proletari
Armati per il Comunismo) ha voluto acccogliere le pressioni delle persone che temevano per la sua salute.

L’ex terrorista aveva iniziato la protesta il 13 novembre, prima che il Supremo tribunale federale (Stf) brasiliano si pronunciasse in favore della sua estradizione in Italia, lasciando però l’ultima parola al presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva.

Battisti rimane nel carcere di Papuda dopo che il medico del penitenziario, Jose Flavio Souza, ha negato l'autorizzazione al trasferimento a Rio de Janeiro dove avrebbe dovuto partecipare al processo accessorio per uso di documenti falsi. Flavio ha sconsigliato il viaggio perchè le condizioni di salute dell'ex terrorista, dopo dieci giorni di sciopero della fame, erano debilitate.


Creduto in coma per 23 anni in realtà era sempre cosciente

Quotidianonet

Belgio. Dopo un incidente un 46enne ha passato 23 anni in un letto di ospedale perché ritenuto in coma profondo, ma tre anni fa un dottore ha scoperto che era pienamente cosciente di quello che accadeva intorno a lui, anche se paralizzato. “Gridavo, ma non mi potevano sentire”

Bruxelles, 23 novembre 2009


L'edizione on line de Le Figaro riporta una storia assurda e molto drammatica. Un belga di 46 anni ha passato 23 anni in un letto di ospedale per quello che gli era stato diagnosticato come un coma profondo. Ma tre anni fa il colpo di scena: da una serie di nuove analisi emerge che è sempre stato cosciente.

“Gridavo, ma non mi potevano sentire”. E’ con queste parole che Rom Houben riassume l’assurda esperienza che ha vissuto per 23 anni. Nel 1983, a seguito di un incidente stradale, Rom ventenne, resta paralizzato e finisce in coma profondo secondo i sanitari.

Nel 2006 nuove analisi effettuate all’università belga di Liegi, dal dottor Steven Laureys, mostrano che Rom era in effetti pienamente cosciente di quello che accadeva intorno a lui, anche se paralizzato. Lo si apprende solamente oggi tramite una pubblicazione del medico che lo ha salvato sulla rivista di neurologia BMC Neurology.

Fin dal 1983, Rom Houben poteva così capire perfettamente quello che dicevano i medici sulle sue condizioni, precisa Le Figaro.

“Per tutto questo tempo, sognavo una vita migliore. La frustrazione è una parola troppo debole per descrivere quello che provavo”, racconta. Ormai, Rom Houben può comunicare grazie ad un sistema informatico che gli permette di scrivere dei messaggi su un computer. “Non dimenticherò mai il giorno in cui hanno scoperto il mio problema. E’ stato come nascere una seconda volta”, precisa il belga. “Voglio leggere, parlare con i miei amici via computer e approfittare della mia vita adesso che la gente sa che non sono morto”.

Per il dottor Steven Laureys, il caso di Rom sarebbe lontano dall’essere isolato. Nello studio da lui pubblicato di recente nella rivista BMC Neurology, Laureys afferma che numerosi pazienti considerati in stato vegetativo sarebbero in realtà vittime di errate diagnosi. “Al 41% dei pazienti in stato di minima incoscienza viene diagnosticato erroneamente uno stato vegetativo”.

Come sottolinea le Figaro, questa vicenda potrebbe anche rilanciare il dibattito sull’opportunità di porre fine alla vita delle persone considerate in coma da anni e di cui si ritiene che non ricupereranno mai le loro facoltà.


Un miliardario russo compra la Mercedes di Hitler

Corriere della Sera
 Paolo Torretta

La vettura, costruita per il Fuhrer negli anni '30, è stata pagata almeno quattro milioni di euro


La Mercedes 770K
La Mercedes 770K
MILANO - La Mercedes 770K su cui viaggiava Hitler, chiamata anche 'Grosse Mercedes' per la sua imponenza, è stata acquistata da un miliardario russo che l'ha pagata tra i quattro e i dieci milioni di euro. L'auto, che la Mercedes costruì - alla metà degli anni '30 -anche per altri gerarchi nazisti tra cui Hermann Goering, è stata ritrovata a Bielefeld, Germania.

LA STORIA - La storia della Mercedes di Hitler, color blu notte, incomincia subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale: venduta dapprima in Austria, finisce poi all'Imperial Palace Car Museum di Los Angeles. Da qui, arriva in possesso di un industriale di birra di Monaco di Baviera. Nel 2008, l'auto viene venduta dalla vedova. Ritrovata, infine, a Bielefeld da un venditore di auto d'epoca, Michail Fröhlic, la Mercedes 770K concluderà, forse, la sua corsa in Russia. Frölich è sicurissimo che l'auto in questione sia proprio quella che il Fűhrer usava per le parate naziste: la targa -1A 14848461- corrisponde alle varie foto scattate ai tempi del III Reich.

Le caratteristiche di base della Mercedes erano: telaio a longheroni, sospensioni ad assale rigido con molle a balestre longitudinali, freni a tamburo. Il motore era un 8 cilindri con 150 CV. La velocità massima era di 160/km. Ovviamente, nelle versioni costruite appositamente per Hitler e i gerarchi nazisti e anche per il finlandese Gustav Mannerheim (a cui Hitler la regalò nel 1942 in occasione del suo 75esimo compleanno) vi erano delle modifiche per il rinforzo della carrozzeria e altro.




La Germania riconosce il record di un'atleta ebrea. Dopo 73 anni

Corriere della Sera

«ATTO DI GIUSTIZIA, NON REALE RIPARAZIONE»


Lo stabilì Gretel Bergmann nel salto in alto. Ma il regime nazista si rifiutò di omologarlo


MILANO -
La federazione di atletica tedesca ha riconosciuto a 73 anni di distanza, il record nazionale di salto in alto femminile, stabilito nel 1936 da Gretel Bergmann. Il regime nazista si era rifiutato di omologare il record perché stabilito da un'atleta ebrea.

«ATTO DI GIUSTIZIA» - La Bergmann aveva infranto il precedente primato tedesco con un salto di 1,60 metri , ma le autorità sportive naziste avevano di fatto cancellato il nuovo primato e anzi l'avevano bandita dalla competizioni nell'anno dei Giochi di Berlino. «Sappiamo che non è una reale riparazione, ma almeno un atto di giustizia ed un gesto simbolico di rispetto nei confronti di Gretel Bergmann», ha detto il presidente onorario della federazione tedesca, Theo Rous. La Bergmann, oggi 95enne, si trasferì negli Stati Uniti nel 1937, dove vive tuttora con il marito 99enne.

Taxi, i posteggi di nessuno

Il Tempo

Segnaletica assente, telefoni fuori uso e parcheggio selvaggio. Il caos dei taxi comincia dai parcheggi: sono ben 69 le postazioni "fuori legge" destinate alle auto bianche.

Roma, i parcheggi destinati ai taxi

Posteggi nuovi che non servono, colonnine «inghiottite» dai cantieri del metrò, posti occupati da cassonetti: la sosta taxi a Roma fa acqua. Ma dal Comune rassicurano: «Pronte le nuove colonnine, avranno anche le telecamere». 

Alcuni ci sono ma non si vedono più. Altri sono perennemente occupati dalle auto private o, addirittura, da bancarelle di ambulanti. Segnaletica sbiadita o inesistente, colonnine che non funzionano, o, paradossalmente, posteggi «nuovi» di zecca che non servono a nulla. Sono questi i mali più frequenti che affliggono i numerosi, e mal ridotti, posteggi taxi della Capitale.

E poi il paradosso, nuove colonnine installate nei posti sbagliati o posteggi con «doppia» colonnina. Così la sosta riservata ai taxi, diventa zona di nessuno. A ribadirlo un dossier suddiviso municipio per municipio preparato dai tassisti dell'associazione Assodemoscoop e presentato all'assessorato capitolino alla Mobilità e in ogni singolo municipio interressato.

«Noi siamo i primi a subire le carenze di una cattiva organizzazione della sosta e della rotazione dei taxi - spiega Angelo Mele, vice presidente dell'Assodemoscoop e presidente di Assoforum 2007 - per questo abbiamo deciso di raccogliere tutte le segnalazioni in un dossier e di richiedere ai municipi e al comune di attivare gli interventi che, nella maggior parte dei casi, riguardano soltanto il ripristino della segnaletica. Del resto, questa situazione - conclude Mele - è frutto di una politica che per anni ha rilasciato licenze senza adeguare il servizio. Ora però le cose stanno cambiando e noi vogliamo dare il nostro contributo».

Diverse le «sorprese». La denuncia più comune è quella della segnaletica divenuta «invisibile» e l'insufficienza di posti riservati ai taxi, come accade ad esempio a piazza Vescovio, piazza Verbano, o alla fermata del metrò Battistini, dove le auto bianche hanno soltanto due posti riservati. Discorso a parte, poi, per le colonnine riservate alla chiamata taxi, in molti casi installate ma mai attivate, pur trovandosi in luoghi sensibili della capitale, come ad esempio in viale Marconi, via Pietro Belon, alle spalle del Policlinico Casilino, di fronte al Policlinico Gemelli. Poi c'è la sosta selvaggia, e non solo da parte delle auto private. Ad «occupare» i posteggi taxi ci sono infatti anche moto, bancarelle (come avviene a S. Emerenziana) e cassonetti della spazzatura (presenti all'interno della stazione di Trastevere).

Non manca il paradosso: in piazza Cesare Cantù, nel IX Municipio, non è mai stata installata una colonnina per la chiamata taxi, nel 2006 però la colonnina venne installata presso il capolinea dell'Atac all'Arco di Travertino, poi «chiuso» dal maxi cantiere per la realizzazione di un parcheggio. Stessa «distrazione» a via Malatesta, angolo piazza Malatesta, al Prenestino.

Anche in questo caso la colonnina venne installata nel 2006 a pochi mesi dall'ampliamento del cantiere per la linea C del metrò che ha «inghiottito» anche la nuova colonnina taxi. Ne è così sprovvisto il posteggio «sostitutivo» riservato alle auto bianche in largo Preneste dove, tra l'altro, sono previsti soltanto due stalli.
Ma se in questi due casi si può forse pensare alla «distrazione», sarà dovuta invece al troppo «zelo» la curiosa installazione di due colonnine al parcheggio taxi di piazza Giuochi Delfici. Il lavoro da fare, insomma, per riorganizzare la sosta taxi non manca davvero.

Susanna Novelli
23/11/2009


Prime collisioni tra particelle nella macchina del Big Bang

Corriere della Sera


GINEVRA - È partita bene la «macchina del Big Bang» del Cern di Ginevra, riavviata venerdì scorso dopo 14 mesi di pausa forzata: per la prima volta si sono verificate collisioni tra le particelle che hanno cominciato a circolare in direzioni opposte all'interno dell'acceleratore. «Questi primi giorni di attività sono stati un enorme successo che ha dimostrato che il "Large Hadron Collider' è in condizioni stupende per la qualità dei fasci», si è rallegrato Steve Myers, direttore del settore acceleratori al Cern.

LA RICERCA - L'Lhc - una galleria sotterranea di 27 km di circonferenza alla frontiera tra Svizzera e Francia - è l'acceleratore di particelle più grande del mondo e produrrà collisioni frontali di fasci di protoni per creare nuove particelle mai osservate. L'Lhc era stato avviato con successo una prima volta il 10 settembre 2008, ma un guasto sopraggiunto appena nove giorni dopo ha richiesto lunghe riparazioni.

Dal suo riavvio il 20 settembre scorso, la macchina ha dato piena soddisfazione. «Sono stati quattro giorni veramente molto intensi ed emozionanti. L'acceleratore ha funzionato molto bene ed anche gli esperimenti. È l'inizio di una magnifica fase di scoperta, speriamo, e di grande esplorazione di fisica», ha commentato Fabiola Gianotti, l'italiana alla guida di Atlas, uno dei quattro esperimenti dell'Lhc «Già all'inizio dell'anno prossimo l'energia dei fasci raggiungerà un livello mai raggiunto finora e saremo già in un territorio nuovo di energia», ha aggiunto.

Attualmente, l'acceleratore opera a 450 Gev, ma entro Natale il Cern spera di poter raggiungere 1,2 Tev (tera-electron volt), un livello superiore all'attuale record di 1 Tev dell'acceleratore Fermilab (Usa). L'energia finale prevista è di 7 Tev. L'acceleratore mira a ricreare le condizioni esistenti immediatamente dopo il Big Bang che creò l'Universo ed uno degli obiettivi più ambiziosi è la caccia al bosone di Higgs, la particella alla quale, secondo la teoria, si deve la massa.

23 novembre 2009