venerdì 1 gennaio 2010

Apple censura il Dalai Lama sugli iPhone venduti in Cina

Corriere della Sera


Impossibile scaricare le applicazioni sul leader spirituale tibetano. «Ci atteniamo alle leggi locali»

 




PECHINO - Dopo Google e Yahoo!, anche la Apple cede alla censura cinese. La società di Cuppertino, attraverso la China Unicom che distribuisce nel Paese asiatico i modelli I-Phone del gruppo, ha di fatto bloccato l'acceso a cinque programmi software relativi al leader spirituale tibetano Dalai Lama e alla leader degli uiguri Rebiya Kadeer. Se quindi si cerca attraverso un I-Phone il programma sul 'Dalai Lama", in Cina il risultato è nulla, al contrario invece di quello che invece succede allo stesso apparecchio in un'altra parte del mondo.

REAZIONI - La scoperta della censura ha fatto andare su tutte le furie Reporter senza Frontiere, Rsf, che ha chiesto spiegazioni al colosso dell'informatica Usa: «Gli abbonati dell'I-Phone in Cina - si legge in una nota - hanno il diritto di sapere a che cosa non hanno accesso libero. Il gruppo americano si unisce ai al club delle imprese che applicano la censura nel Paese: una grande delusione da parte di un gruppo che ha basato la sua campagna pubblicitaria sul 'pensa diverse' e che si ritiene creativa». Il portavoce di Apple, Trudy Muller, ha risposto in una e-mail alla mancata vendita delle 'application' proibite: «Ci atteniamo alle leggi locali - ha affermato - e non tutte le application sono possibili in tutti i paesi».

01 gennaio 2010








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Ruba caramelle per farsi arrestare

La Stampa

Un incensurato 35enne di Enna ha chiesto agli agenti di essere portato in cella perchè non voleva trascorrere il Capodanno in famiglia



ENNA


Pur di non partecipare alla festa di San Silvestro con la moglie e i suoi familiari si è fatto arrestare con una rapina di caramelle e gomme da masticare. È accaduto ieri sera a Barrafranca (Enna), dove Massimiliano M., disoccupato di 35 anni, incensurato, si è presentato alla stazione dei carabinieri chiedendo di essere arrestato perchè preferiva trascorrere il Capodanno in cella piuttosto che con i parenti.

I militari gli hanno spiegato che non potevano arrestarlo perchè non aveva commesso alcun reato, e l’uomo a questo punto è uscito dalla caserma, è entrato nella tabaccheria di fronte, ha estratto un taglierino dalla tasca e minacciando i titolari si è impossessato di alcune caramelle e di un pacchetto di gomme da masticare. Poi ha atteso l’arrivo dei carabinieri che a quel punto lo hanno arrestato in flagranza di rapina aggravata. Non sono chiari i contrasti familiari che hanno spinto l’uomo a preferire il carcere alla sua casa.




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Mafia, ritirato il 41 bis per Giuseppe Graviano

di Redazione

Il boss palermitano Giuseppe Graviano, che sta scontando l'ergastolo nel carcere di Opera, a Milano, ha avuto riconosciuta, su richiesta del suo legale, l'uscita dal regime del 41 bis




Milano - Il boss palermitano Giuseppe Graviano, che sta scontando l'ergastolo nel carcere di Opera, a Milano, ha avuto riconosciuta, su richiesta del suo legale, l'uscita dal regime del 41 bis. "I magistrati - dice l'avvocato Gaetamo Giacobbe - hanno applicato la norma che stabilisce un tetto massimo per il carcere duro. Cumulati i periodi di detenzione diurna trascorsi al 41 bis, si è arrivati al tetto di tre anni previsto dalla legge". Graviano sarebbe passato al regime di vita comune il 16 dicembre scorso.

Problemi di salute
Lo scorso 11 dicembre, davanti ai giudici della Corte d'appello di Palermo che stanno giudicando il senatore Marcello Dell'Utri, Giuseppe Graviano - sentito insieme al fratello Filippo - aveva lamentato uno stato di salute precario, a suo dire provocato dai rigori del 41 bis. A causa dei problemi di salute non aveva risposto alle domande dell'accusa sulla veridicità delle dichiarazioni rese dal pentito Gaspare Spatuzza, che aveva parlato di rapporti tra il senatore e i due fratelli Graviano. L'ergastolano aveva spiegato che la sua decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere poteva essere rivista qualora le sue condizioni di salute fossero migliorate, lasciando intendere che questo sarebbe dipeso dal miglioramento del suo regime carcerario. Filippo Graviano, invece, aveva smentito la ricostruzione fatta da Spatuzza.



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Fine anno, chiude un simbolo di New York Ultima cena al Tavern On The Green

Corriere della Sera


31 dicembre: ultimi pasti nel locale di Central Park aperto nel 1934. Battaglia sul nome per la nuova gestione


MILANO - Capitava, ogni tanto, che John Lennon lasciasse il tetro Dakota, su Central Park West, e scendendo sei isolati si fermasse lì, a suonare il piano, in quell'ambiente un po' retrò, stile anni Trenta, tra specchi, candelabri di cristallo e ampie vetrate. Ma non era certo il primo (non sarebbe stato l'ultimo) ospite famoso del Tavern on the Green, il ristorante di Central Park affacciato sull'ingresso all'altezza della 66esima strada, proprio nella zona dove ogni anno si conclude la New York Marathon.

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CRISTALLI E DIPINTI - Dal 1934, anno dell'apertura, in piena Depressione, è stato uno dei luoghi tipici di Manhattan. Non tanto per la varietà dei suoi menu, quasi condannati a replicare piatti fin troppo tradizionali e scontati (con prezzi fra i 25 e i 50 dollari), ma per la sua tipica collocazione e per i suoi ambienti. Insomma, più che un ristorante da apprezzare per la buona cucina, un luogo da vedere, almeno una volta. Ora 8 milioni di debiti lo costringono alla chiusura. La fine del 2009 e anche la fine del Tavern, che servirà gli ultimi clienti fino alla sera del 31 dicembre.

Dal primo gennaio il locale sarà chiuso e i suoi arredi preziosi finiranno all'asta. Il Tavern on the Green, soltanto 3 anni fa, serviva oltre 700mila pasti l'anno e con 38 milioni di dollari di ricavi non sembrava destinato a questa fine. Ma kla nuova assegnazione della licenza e la crisi hammo inciso anche sul ristorante che aveva resistito per 75 anni a ogni scossone e il peso dei debiti ha portato alla procedura per bancarotta. Per ripianare una parte di questo debito, andranno all'asta cristalli Baccarat e Waterford, suppellettili di Tiffany e dipinti diventati familiari a milioni di visitatori. Così come famosi erano i suoi ambienti, a partire dalla Crystal Room.

CORTE FEDERALE - La chiusura non sarà definitiva, perché la licenza è stata assegnata a un nuovo gestore. Il quale vorrebbe ovviamente avere anche il nome, ormai diventato un simbolo. Ma qui la vicenda diventa intricata. Intanto, il terreno sul quale sorge il ristorante è di proprietà della città di New York. Warner LeRoy, ultimo storico gestore, è morto nel 2001, e la moglie Kay, insieme alla figlia Jennifer, ne hanno proseguito l'attività. Con l'approssimarsi della scadenza della licenza, in agosto, la municipalità ha rinnovato l'asta.

E a sorpresa la famiglia LeRoy s'è trovata a fronteggiare l'offerta di Dean Poll, proprietario del Loeb Boathouse, ristorante sempre nella zona di Central Park, pronto a mettere sul piatto anche 25 milioni di dollari per rinnovare il locale. Un'offerta che ha convinto la municipalità di New York: per 20 anni il Tavern sarà in mano a Dell, la famiglia LeRoy esce di scena, per di più con un bel carico di debiti.

Ma resta la questione, decisiva, del nome: da solo ha un valore stimato di quasi 20 milioni di dollari. In gennaio un giudice federale è chiamato a decidere se il «marchio» Tavern on the Green deve appartenere a chiunque gestisca il locale o sia piuttosto da considerare proprietà dei LeRoy. La riapertura è prevista in marzo. Ma sicuramente negli arredi e negli ambienti, il Tavern on the Green sarà un locale diverso da quello che è stato per 75 anni. E, forse, non sarà più nemmeno il Tavern.




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Malasanità in Calabria: ingessato il braccio sano a una bambina

Corriere della Sera


La procura avvia un'inchiesta per accertare eventuali errori degli operatori sanitari dell'ospedale di Cosenza

 

COSENZA - La procura della Repubblica di Cosenza ha aperto un'inchiesta per accertare eventuali responsabilità nel caso di una bambina di due anni e mezzo alla quale all'ospedale dell'Annunziata mercoledì 30 dicembre è stato ingessato il braccio sano. Anche lo stesso ospedale cosentino ha avviato un'inchiesta interna.

ERRORE - Secondo i primi accertamenti, pare che si sia trattato di una distrazione degli operatori sanitari, che hanno praticato l'ingessatura al braccio sinistro a fronte di un referto che certificava una frattura al braccio destro. La bimba era caduta dal divano di casa la sera del 29 dicembre. I genitori, visto che continuava a piangere, l'hanno portata al pronto soccorso. I genitori si sono allarmati perché la piccola continuava a piangere anche dopo l'ingessatura. Un medico ha riesaminato il referto scoprendo l'errore, però la sala gessi era chiusa e si è dovuto attendere a lungo, secondo quanto hanno dichiarato i genitori, perché arrivasse un infermiere. Levato il gesso al braccio sinistro, si è deciso poi di steccare e fasciare soltanto quello destro fratturato. La piccola non avrebbe comnunque subito danni al braccio sano. I genitori hanno annunciato che adiranno le vie legali contro la struttura ospedaliera.

01 gennaio 2010




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Bettino pianse la sua Milano



L’ULTIMA volta che l’ho sentito, alcuni mesi prima della morte, gli feci una di quelle domande sceme che fanno i giornalisti. Lo stavo intervistando sulle varie questioni del momento quando ad un certo punto gli chiesi: presidente, quanto le manca Milano? Alla cornetta del telefono sentii un brontolio di cui non percepii il senso e così non contento della prima scemenza rincarai la dose e insistetti: presidente, le piacerebbe fare una passeggiata di sera in Galleria e in piazza Duomo? E fu allora che capii quanto ero stato indelicato e risentii il solito brontolio e poi un lungo silenzio nel quale colsi le deformazioni della voce nel pianto della commozione e della nostalgia.

Bettino Craxi ad Hammamet non era ancora piegato dalla malattia o, per meglio dire, non dall’aggravarsi del diabete, che lo portò di lì a poco verso la fine. Era dolorante ma ancora un uomo energico, lucido, semmai deformato dalla lontananza come accade agli emigranti o agli esiliati, a cui manca il riscontro dell’aggiornamento e dunque costruiscono i pensieri sull’ultimo ricordo. Ma su un argomento Craxi era assolutamente vulnerabile, fragile, attaccabile; quando gli si parlava di Milano, della sua città, che con lui era stata serva servile, adulatrice donna di malaffare e, prima ancora, entusiasta e che, alla fine, gli si rivoltò contro con feroce e plebeo voltafaccia.

Dieci anni bastano a ritrovare una distanza giusta dalle passioni, per ricordarlo dedicandogli una strada e rendere giustizia ad un uomo che qualunque sia il giudizio che se ne dà, contribuì alla modernizzazione dell’Italia e ad una fattiva costruzione della pace e della distensione, pagando il prezzo che c’era da pagare all’istallazione dei missili Cruise contro gli SS di Mosca. E fu quello l’inizio della rovina sovietica.

Per quanto riguarda l’inchiesta di Mani Pulite, è ancora presto per mettere la parola fine, quel che si è pensato finora che sia stata non risulta più tanto certo. L’unica cosa certa è l’accusa che Craxi lanciò ai partiti, quando alla Camera disse ‘siamo tutti colpevoli’ e non disse ‘io sono innocente e voi colpevoli’ o ‘io colpevole e voi innocenti’, disse ‘siamo tutti colpevoli compresi quelli che sfuggirono o furono scansati dalla magistratura’. E lo disse guardandoli negli occhi e alcuni li abbassarono e ancora alcuni di loro li tengono abbassati.




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Cause collettive in tribunale, oggi debutta la "class action"

La Stampa

Disciplina non è retroattiva,
esclusi crack Cirio e Parmalat

ROMA
Prende il via la "class action". L’azione legale collettiva, introdotta per la prima volta con la Finanziaria 2008 del governo Prodi e più volte rinviata, oggi entra finalmente in vigore anche in Italia: i consumatori potranno fare causa comune in Tribunale per ottenere il risarcimento per illeciti avvenuti a partire dal 16 agosto 2009. Restano però fuori le vittime dei più clamorosi crack finanziari del passato, Cirio e Parmalat. La nuova disciplina esclude, infatti, la retroattività. Contemporaneamente debutta, fra le critiche dei consumatori, anche la "class action" contro la Pubblica amministrazione.

L’istituto giuridico della class action era stato introdotto con la Finanziaria 2008 (che aveva introdotto nel Codice del consumo il nuovo articolo 140-bis) e sarebbe dovuto entrare in vigore a giugno dello stesso anno, ma il governo Berlusconi decise di rimettere mano alla normativa e stabilì con la manovra triennale una prima proroga al 1 gennaio 2009, poi un successivo slittamento al 1 luglio 2009 e con il dl anticrisi si è stabilito che non sarebbe partita prima del gennaio 2010. I consumatori, tuttavia, ripongono poche speranze sulla possibilità di ottenere i risarcimenti. In particolare perchè, lamenta Paolo Landi dell’Adiconsum, «affida ai consumatori l’onere di avviare un’azione collettiva quando gli stessi hanno già difficoltà a ricorrere al giudice per i propri problemi». Secondo le associazioni dei consumatori, per avere una class action efficace il testo deve essere ancora migliorato sulla falsariga delle norme già in atto nei vari Paesi europei, compresi Portogallo e Grecia.

L’esigenza di riequilibrare l’asimmetria processuale che penalizzava i consumatori italiani rispetto a quelli di altri paesi, è stata dibattuta ampiamente in Italia a partire dal 2003, quando l’Antitrust smascherò il cartello realizzato dalle Compagnie di assicurazione a danno degli utenti. Di fronte alla pioggia di ricorsi proposti dai cittadini per ottenere il rimborso dei premi indebitamente pagati, le organizzazioni dei consumatori proposero di introdurre in Italia strumenti di tutela collettiva risarcitoria analoghi alla cosiddetta "class-action" nordamericana. Il dibattito avviato allora ha interessato non solo gli studiosi e gli addetti ai lavori, ma si è arricchito di una consistente attività legislativa che ha visto venire alla luce numerose proposte nell’arco di due legislature.






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Usa, Corte suprema del Montana apre al suicidio assistito

La Stampa


Negli stati di Washington e Oregon la procedura è già stata legalizzata




NEW YORK

La Corte suprema del Montana ha aperto la strada al suicidio assistito, deliberando che niente nella legislazione statale impedisce a pazienti terminali di chieder aiuto ai medici per togliersi la vita.

La decisione prepara la strada a fare del Montana il terzo Stato americano, dopo Washington e Oregon, che consente ai malati di utilizzare la controversa procedura.

La decisione fa seguito al parere di una corte di livello più basso, che un anno fa aveva definito costituzionale il suicidio assistito. La Corte suprema non è arrivata a questo punto, ma il risultato del nuovo verdetto è che medici che prescrivano a malati terminali i farmaci che li aiuteranno a morire non dovranno più avere timore di incorrere nei rigori della legge.



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Nord Corea: «Basta relazioni ostili con gli Usa. La penisola va denuclearizzata»

Corriere della Sera

«Vogliamo creare un sistema di pace nella penisola coreana, denuclearizzata con il dialogo e i negoziati»



MILANO - La Corea del Nord ha auspicato la «fine delle relazioni ostili con gli Stati Uniti», in un messaggio di fine anno diffuso dall'agenzia di stampa ufficiale Kcna. Pyongyang ha inoltre espresso la volontà di rendere «denuclearizzata» la penisola coreana. «Il compito fondamentale per assicurare pace e stabilità nella penisola coreana e nel resto dell'Asia è quello di porre fine all'ostile relazione tra la Corea del Nord e gli Usa», dice la nota. «La coerente posizione della Repubblica popolare è quella di creare un duraturo sistema di pace nella penisola coreana e di renderla denuclearizzata attraverso il dialogo e i negoziati».

RAPPORTI - La Corea del Nord tre settimane fa aveva espresso apprezzamento per i colloqui avuti con Stephen Bosworth, l'inviato speciale Usa, che avevano portato alla «riduzione delle differenze tra i due Paesi» e a condividere la visione «sulla necessità di riprendere» i colloqui sul disarmo nucleare. Il presidente americano Barack Obama a dicembre aveva scritto una lettera personale al leader nordcoreano, Kim Jong-il, nel tentativo di persuaderlo a tornare al tavolo dei negoziati per il disarmo nucleare abbandonato da Pyongyang un anno fa.


01 gennaio 2010






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Napolitano: «Coraggio e riforme per superare la crisi»

Corriere della Sera

«La società italiana ha reagito con responsabilità. Nel 2010 a rischio soprattutto occupazione». Monito contro il razzismo. Elogio di Obama:«Nuove luci per il futuro»



ROMA - È cominciato con una riflessione sul «difficile periodo che abbiamo vissuto e su quel che ci attende» il discorso di fine anno di Giorgio Napolitano, il primo rintracciabile anche online nella sua versione integrale su YouTube. Il presidente della Repubblica, che parlava dal suo studio al Quirinale, si è soffermato subito sulla crisi economica , che aveva suscitato «preoccupazione» e «inquietudine per il nostro Paese». Ma oggi, ha sottolineato Napolitano «a un anno di distanza, possiamo dire che un grande sforzo è stato compiuto e che risultati importanti sono stati raggiunti a livello mondiale».

SOCIETÀ ITALIANA HA REAGITO CON RESPONSABILITÀ - «Abbiamo vissuto mesi molto agitati sul piano politico ma ciò non deve impedirci di vedere come si sia operato in concreto da parte di tutte le istituzioni, realizzandosi, nonostante i forti contrasti, anche momenti di impegno comune e di positiva convergenza». «Nello stesso tempo, nel tessuto più ampio e profondo della società si è reagito alla crisi con intelligenza, duttilità, senso di responsabilità, da parte delle imprese, delle famiglie, del mondo del lavoro».

Video

NEL 2010 A RISCHIO SOPRATTUTTO OCCUPAZIONE - L'Italia ha pagato un prezzo alto alla crisi e nel 2010 a rischio « è soprattutto l'occupazione». «C'è stata una pesante caduta della produzione e dei consumi; ce ne stiamo sollevando; si è confermata la vocazione e intraprendenza industriale dell'Italia; ma ci sono state aziende, soprattutto piccole e medie imprese, che hanno subito colpi non lievi». Napolitano ha aggiunto:« Si è fatto non poco per salvaguardare il capitale umano, per mantenere al lavoro forze preziose ma anche nelle aziende in difficoltà, e si è allargata la rete delle misure di protezione e di sostegno; ma hanno pagato, in centinaia di migliaia, i lavoratori a tempo determinato i cui contratti non sono stati rinnovati e le cui tutele sono rimaste deboli o inesistenti; e indubbia è oggi la tendenza a un aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile».

CORAGGIO E RIFORME PER SUPERARE LA CRISI - Per riuscire a superare la crisi e uscirne con un'Italia più giusta, «occorre guardare con coraggio alla realtà nei suoi aspetti più critici, ponendo mano a quelle riforme e a quelle scelte che non possono più essere rinviate, e facendoci guidare da grandi valori: solidarietà umana, coesione sociale, unità nazionale», ha detto il presidente della Repubblica nel messaggio di fine anno. E la realtà, ha aggiunto, porta a guardare i problemi di coloro che hanno «avuto maggiori» problemi dalla crisi.

I PIÙ DEBOLI SONO LA PRIORITÀ DELL'ITALIA - I più deboli, le fasce penalizzate, le famiglie con più figli minori, il Mezzogiorno, gli anziani: sono queste le priorità dell'Italia indicate dal Presidente. «Le indagini condotte anche in Parlamento ci dicono che nel confronto internazionale elevato è in Italia il livello della disuguaglianza e della povertà. Le retribuzioni dei lavoratori dipendenti - ha detto Napolitano - hanno continuato ad essere penalizzate da un'alta pressione fiscale e contributiva; più basso è il reddito delle famiglie in cui ci sono occupati in impieghi atipici, comunque temporanei». «Le condizioni più critiche si riscontrano nel Mezzogiorno e tra i giovani. Sono queste le questioni che richiedono di essere al centro dell'attenzione politica e sociale, e quindi dell'azione pubblica», ha sottolineato il capo dello Stato. L'economia italiana «deve crescere di più e meglio che negli ultimi 15 anni: ecco il nostro obiettivo fondamentale. E perchè cresca in modo più sostenuto l'Italia deve crescere il Mezzogiorno, molto più fortemente il Mezzogiorno. Solo così, crescendo tutta insieme l'Italia, si può dare una risposta ai giovani che s'interrogano sul loro futuro».

ITALIA NON SI PUÒ PERMETTERE GIOVANI SCORAGGIATI - « Se c'è una cosa che non ci possiamo permettere: correre il rischio che i giovani si scoraggino, non vedano la possibilità di realizzarsi, di avere una occupazione e una vita degna nel loro, nel nostro Paese». « Ci sono nelle nuove generazioni riserve magnifiche di energia, di talento, di volontà: ci credo non retoricamente, ma perchè ho visto di persona come si manifestino in concreto quando se ne creino le condizioni».
«Ho visto - ha aggiunto il capo dello Stato - la motivazione, ho visto la passione di giovani, tra i quali molte donne, che quest'anno mi è accaduto di incontrare nei laboratori di ricerca; la motivazione e l'orgoglio dei giovani specializzati che sono il punto di forza di aziende di alta tecnologia; la passione e l'impegno che si esprimono nelle giovani orchestre concepite e guidate da giovani maestri».
E Napolitano conclude affermando di avere fiducia « nell'insieme delle giovani generazioni che stanno crescendo; a tutti i giovani la società e i poteri pubblici debbono garantire l'opportunità decisiva di formarsi grazie ad un sistema di istruzione più moderno ed efficiente, capace di far emergere i talenti e premiare il merito».

RIFORME - Giorgio Napolitano nel suo messaggio di fine anno al Paese mette in primo piano, tra le riforme indispensabili, quella degli ammortizzatori sociali e quella fiscale. La prima è chiamata a dare finalmente risposte di sicurezza e tutela a coloro che lavorano in condizioni di estrema flessibilità e precarietà, dice. Ma non servono «rattoppi», aggiunge.. Nel dibattito -prosegue il Capo dello Stato -ci deve essere anche una «rinnovata» presa di coscienza del «problema durissimo del debito dello stato». Le riforme istituzionali e la riforma della giustizia «non possono essere ancora tenute in sospeso». «Da esse - afferma il presidente della Repubblica - dipende un più efficace funzionamento dello Stato al servizio dei cittadini e dello sviluppo del Paese». Le riforme istituzionali e della giustizia devono essere fatte subito «sulla base di valutazioni ispirate solo all'interesse generale». «Ho detto più volte quale sia il mio pensiero - ricorda Napolitano -: sulla base di valutazioni ispirate solo all'interesse generale, ho sostenuto che anche queste riforme non possono essere ancora tenute in sospeso , perchè da esse dipende un più efficace funzionamento dello Stato al servizio dei cittadini e dello sviluppo del Paese». Le riforme istituzionali e della giustizia «non sono seconde alle riforme economiche e sociali e non possono essere bloccate da un clima di sospetto tra le forze politiche e da opposte pregiudiziali».

SECONDA PARTE COSTITUZIONE PUÒ ESSERE RIVISTA - «La Costituzione può essere rivista, come d'altronde si propone da diverse sponde politiche, nella sua seconda parte. Può essere modificata, secondo le procedure che essa stessa prevede». Nel modificare la Costituzione «l'essenziale è che, in un rinnovato ancoraggio a quei principi che sono la base del nostro stare insieme come nazione, siano sempre garantiti equilibri fondamentali tra governo e parlamento, tra potere esecutivo, potere legislativo e istituzioni di garanzia. E che ci siano regole nelle quali si debbano riconoscere gli schieramenti sia di governo sia di opposizione».

NON ABBASSARE GUARDIA CONTRO RAZZISMO - Dura la condanna del razzismo. Dopo aver richiamato al dovere dell'accoglienza verso chi viene in Italia «per svolgere un onesto lavoro», Napolitano sottolinea che «le politiche volte ad affermare la legalità e a garantire la sicurezza, pur nella loro severità, non possono far abbassare la guardia contro il razzismo e la xenofobia, non possono essere fraintese o prese a pretesto da chi nega ogni spirito di accoglienza con odiose preclusioni».

RIAFFERMARE VALORE SOBRIETÀ STILI VITA - «È necessario che si riscoprano e si riaffermino valori troppo largamente ignorati e negati negli ultimi tempi», dice Giorgio Napolitano nel suo discorso di fine anno. «Più rispetto dei propri doveri verso la comunità - elenca - più sobrietà negli stili di vita, più attenzione e fraternità nei rapporti con gli altri, rifiuto intransigente della violenza e di ogni altra suggestione fatale che si insinua tra i giovani».

IMPORTANTE LA VOCE DELLA CHIESA SU SOLIDARIETÀ, VALORI MORALI E SVILUPPO - «Considero importante il fatto che nel richiamo alla solidarietà e ai valori morali incontriamo la voce e l'impegno dei religiosi e di laici, della Chiesa e del mondo cattolico. Cosi come, nel discorso su una nuova concezione dello sviluppo, che tenga conto delle lezioni della crisi recente e dell'allarme per il clima e per l'ambiente, ritroviamo l'ispirazione e il pensiero del Pontefice. Vedo egualmente sentita da quel mondo l'esigenza dell'unità della nazione italiana».

DOPO AGGRESSIONE A PREMIER TUTTI DEBBONO CONTENERE POLEMICHE - «In realtà non è vero che il nostro Paese sia diviso su tutto: esso è più unito di quanto appaia se si guarda solo alle tensioni della politica». «Tensioni - sottolinea il Presidente della Repubblica - che è mio dovere sforzarmi di attenuare». E Napolitano ricorda in proposito la recente aggressione al Premier: «È uno sforzo che mi auguro possa dare frutti,come è sembrato dinanzi a un episodio grave, quello dell'aggressione al Presidente del Consiglio: si dovrebbe ormai, da parte di tutti, contenere anche nel linguaggio pericolose esasperazioni polemiche, si dovrebbe contribuire - conclude - a un ritorno di lucidità e di misura nel confronto politico».

PERSEVERARE PER UNITÀ NAZIONE - «Io posso assicurarvi che sono deciso a perseverare nel mio impegno per una maggiore unità della nazione: un impegno che richiede ancora tempo e pazienza, ma da cui non desisterò».

VICINI A DETENUTI IN CARCERI SOVRAFFOLLATE - «È necessario essere vicini a tutte le realtà in cui si soffre anche perchè ci si sente privati di diritti elementari: penso ai detenuti in carceri terribilmente sovraffollate, nelle quali non si vive decentemente, si è esposti ad abusi e rischi, e di certo non ci si rieduca».

ELOGIO DI OBAMA - Nel parlare nel suo discorso di fine anno della possibilità di guardare al futuro con speranza, Giorgio Napolitano ha tessuto l'elogio di Obama: «Nuove luci per il nostro comune futuro - dice - sono venute dall'America e dal suo giovane presidente». Napolitano estende questo giudizio positivo a tutti i Paesi «che si sono impegnati in un grande processo di cooperazione e riconciliazione» e dall'Europa che «ha scelto di rafforzare, con nuove istituzioni, la sua unità e rilanciare il suo ruolo». Il discorso di Giorgio Napolitano si è chiuso con il saluto e l'augurio per il 2010 a tutti gli italiani: «a voi italiane e italiani - dice Napolitano - di ogni generazione e provenienza che salutate il nuovo anno con coloro che vi sono cari o lo salutate lontano dall'Italia ma con l'Italia nel cuore».


31 dicembre 2009





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