giovedì 18 febbraio 2010

Nugnes è morto». E l’imprenditore rise

Corriere del Mezzogiorno


Piscicelli e Gagliardi scambiano battute al telefono dopo l’arresto del provveditore Mautone per il caso Romeo





NAPOLI — Ridevano parlando del terremoto dell’Aquila, ridevano commentando il suicidio di Giorgio Nugnes. Devono avere un macabro senso dell’umorismo l’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli e il cognato, Pierfrancesco Gagliardi. Nugnes, ex assessore comunale, si uccise nel novembre del 2008 perché probabilmente terrorizzato dall’inchiesta sul Global service: qualcuno, ipotizza la Procura di Napoli, gli aveva rivelato particolari segreti e forse ingigantiti.

Piscicelli e Gagliardi parlano del suicidio il 17 dicembre 2008, dopo il blitz in cui vengono arrestati, tra gli altri, l’imprenditore Alfredo Romeo, l’ex provveditore alle Opere pubbliche Mario Mautone e alcuni ex assessori. I due cognati se ne interessano perché Mautone, nel frattempo trasferito a Roma, è un loro grande nemico: persegue obiettivi opposti e li boicotta in tutti i modi.


Gagliardi: «Hai visto che hanno arrestato un certo Mario Mautone».

Piscicelli: «Ah, veramente? E quando l’hanno arrestato, stamattina?».

Gagliardi: «Ieri... Hanno arrestato un sacco di gente a Napoli e a Roma».

Piscicelli: «Mautone... Si sapeva che Mautone...».

Gagliardi: «Romeo Immobiliare, no?».

Piscicelli: «Ma sai che Mautone è quello che cagava il cazzo... Era il direttore generale che si è messo sempre di traverso a quella vicenda».

Gagliardi: «Con un colonnello... E me lo ricordo, per questo ti ho chiamato. Alfredo Romeo l’imprenditore, sai la Romeo Immobiliare... Ecco, l’hanno messo in gattabuia e poi...».

Piscicelli: «Pure Lusatti?».

Gagliardi: «Sì».

Piscicelli: «Che hanno fatto?».

Gagliardi: «È la delibera... associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, corruzione e abuso d’ufficio». E qui, notano i carabinieri del Ros, Piscicelli ride per la prima volta. Il cognato chiarisce: «La delibera Global service approvata dal Comune di Napoli».

Piscicelli: «Sì, alla Romeo. Da milioni e milioni e milioni di euro... Global service... Sì, sì, sì, ma si sapeva, eh».  Gagliardi, che probabilmente legge: «La Procura aveva chiesto una misura cautelare anche per l’ex assessore comunale alla Protezione civile... arrestato il 6 ottobre assieme ad altre 36 persone nell’ambito di un’inchiesta (quella sui disordini di Pianura, ndr)».

Piscicelli: «Si è suicidato Nugnes».

Gagliardi: «Si è suicidato Nugnes?».

Piscicelli: «Sì».

Gagliardi: «Va buo’, non lo processano più».
Piscicelli ride di nuovo.

Gagliardi: «Sì... Suicidatosi a casa sua il 29 novembre scorso... Non avevo finito di leggere».
Piscicelli continua a ridere.

Gagliardi: «Be’, Mautone... Ma tu me l’avevi pure detto».

Piscicelli: «Eh, eh (come di conferma, notano i carabinieri). Fanculo! Va buo’ ciao».


Titti Beneduce
18 febbraio 2010

Il suicidio dell'assessore (novembre 2008)




Pirate Bay bloccato? Gli Italiani si riversano su BTjunkie

Corriere della Sera

Dopo la decisione del tribunale di Bergamo, il sito svedese non è più accessibile dall'Italia. Così gli utenti italiani si stanno indirizzando in massa verso servizi simili



MILANO - Recentemente il Tribunale del Riesame di Bergamo ha confermato il sequestro di Pirate Bay in Italia per violazione della legge sul copyright. Il provvedimento è diventato subito effettivo: negli ultimi giorni i fornitori di connettività (Isp) italiani hanno reso irraggiungibile il dominio www.piratebay.com.

ALTERNATIVEMa gli utenti italiani non si sono fatti molti problemi per questa decisione. Anzi, sono andati subito alla ricerca di alternative per continuare a scaricare file torrent. In molti ricorrono a servizi che rendono anonimo il proprio indirizzo IP. È il caso di Anonymouse che maschera il Paese di provenienza dell'utente e permette così di avere libero accesso al sito della Baia dei Pirati. Ma ci sono anche alternative meno macchinose, che stanno riscuotendo più successo.

BTJUNKIE - Il fondatore di BTjunkie, noto motore di ricerca per torrent simile a Pirate Bay, ha dichiarato a TorrentFreak di essere rimasto sorpreso dal boom di accessi dall'Italia degli ultimi giorni: i visitatori del Belpaese sono aumentati del 50 per cento rispetto a una settimana fa. Chiuso Pirate Bay, quindi, gli italiani si sono riversati in massa sui motori alternativi.

IL PRECEDENTE - Come spiega la giurista Elvira Berlingieri, il blocco dei siti torrent attraverso la cooperazione degli Isp sta diventando una pratica diffusa in tutta Europa. Oltre all'Italia, anche in Irlanda, Regno Unito e Bulgaria le autorità hanno scelto questa strada. Mentre in Danimarca (dove Pirate Bay sta subendo un processo simile a quello italiano) gli Isp per ora si sono rifiutati di filtrare l'accesso ai siti web. Ma non è ancora del tutto chiara la legittimità di simili provvedimenti, dal momento che alcune norme dell'Unione Europea vanno in direzione contraria.

La direttiva sul commercio elettronico ha chiarito che gli Isp non sono tenuti a vigilare sui reati commessi attraverso i servizi di connessione. In attesa di un quadro giuridico più chiaro, il blocco di Pirate Bay in Italia costituisce un precedente importante, secondo Berlingieri: «Se è possibile imporre ai provider l’obbligo di inibire agli abbonati l’accesso a Pirate Bay, sarà possibile imporre lo stesso obbligo qualora violazioni di diritto d'autore venissero riscontrate su altri servizi» come YouTube, Flickr, Scribd.


Nicola Bruno
18 febbraio 2010





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Texas: incendia la casa, ruba un aereo e si schianta contro l'edificio del fisco

La Stampa

Un jet privato precipita vicino alla sede dell'Fbi: quattro edifici in fiamme


AUSTIN

Un piccolo aereo è precipitato su un palazzo per uffici a Austin in Texas. Uno schianto non accidentale, causato da un americano kamikaze, anche se le cause del suo gesto sono sconosciute. «Non si tratta di terrorismo», fanno sapere dal dipartimento di Homeland Security Il pilota, Joseph Andrew Stak, ha dato alle fiamme la propria casa, rubato l’aereo e lo ha fatto schiantare contro l’Echelon Building, che ospita tra l’altro la sede dell’Internal Revenue Service, il fisco americano.

Non è per il momento chiaro il motivo del gesto anche se la Fox ipotizza che il pilota avesse risentimenti personali contro l’Irs Tutti e 199 i dipendenti della sede dell’Irs hanno evacuato l’edificio. Nel complesso si troverebbero anche una sede della Cia e, nei pressi, il quartier generale dell’Fbi locale. Secondo quanto riferito da fonti dell’Autorità per l’aviazione alla Cnn, il monomotore era decollato dall’aeroporto di Georgetown, appena a nord di Austin, e, dal momento che era un piccolo aereo e non c’erano problemi di visibilità, non aveva fatto alcun piano di volo.

In seguito allo schianto contro l’edificio che ospita alcuni uffici federali, due persone sono rimaste ferite e ricoverate in ospedale, mentre una terza risulta dispersa. Tucker Thurman, il primo a dare l’allarme, stava recandosi al lavoro quando ha visto un piccolo aereo che volava molto basso sull’autostrada e poi è sbandato sulla destra prima di schiantarsi contro l’edificio. «C’è stata una grossa palla di fuoco», ha detto Thurman.

Video



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Test anti-droga, parlamentare positivo alla coca

di Redazione

Un parlamentare positivo alla cocaina al test antidroga promosso da Giovanardi. Non si conosce ancora il nome dell'onorevole pizzicato: "Il risultato del test è segreto". La positività alla cocaina è emersa dall’esame del capello con due campioni ripetuti in due diversi laboratori



Roma - Un parlamentare è risultato positivo alla cocaina al test antidroga promosso da Carlo Giovanardi. A renderlo noto è stato lo stesso sottosegretario che, senza rivelare il nome dell'onorevole "pizzicato", ha fornito i dati sui test eseguiti. La positività alla cocaina è emersa dall’esame del capello con due campioni ripetuti in due diversi laboratori. 

Il test anti-droga Al test si sono sottoposti volontariamente 232 parlamentari; 231 le negatività rilevate, una la positività alla cocaina. Dei 232 parlamentari, 147 hanno dato il proprio consenso a rendere noti i risultati e il proprio nome mentre 29 non l’hanno dato. Inoltre, 176 hanno ritirato il referto mentre 56 non l’hanno ritirato. "Gli accertamenti - rileva il dipartimento per le politiche antidroga diretto da Carlo Giovanardi - sono stati effettuati in laboratori di alto livello sui reperti prelevati, urina e capelli, dai 232 parlamentari che hanno partecipato ai test antidroga svolti dal 9 al 13 novembre 2009". 

Identità segreta "Non so chi sia - ha subito spiegato Giovanardi, responsabile del Dipartimento nazionale antidroga - non ho la più pallida idea, se è senatore o deputato, se è uomo o donna. Il risultato del test è segreto". Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha puntualizzato, poi, che "non si può arrivare all’identità della persona". "Infatti i test sono identificati con un codice conosciuto solo dalla persona che si è sottoposta al test - ha concluso Giovanardi - e il cui risultato può essere ritirato con una scheda in possesso dall’interessato. Impossibile conoscere il parlamentare positivo".




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Usa, Obama-Dalai Lama: iniziato storico incontro

di Redazione

Il leader spirituale tibetano è a colloquio con il presidente Usa.  Da settimane la Cina protesta, unica concessione: l'incontro non si tiene nella Studio Ovale 


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Washington - È iniziato alla Casa Bianca l’incontro tra Barack Obama e il Dalai Lama che il presidente americano, sfidando l’ira della Cina, ha voluto ricevere a Washington. Unica concessione formale a Pechino, l’incontro non si svolge nello Studio Ovale, dove il presidente incontra abitualmente i capi di Stato, ma nella sala delle Mappe. Lo ha reso noto la Casa Bianca.

Tensioni con Pechino L'incontro provocherà sicuramente proteste da parte di Pechino, che è sempre più ai ferri corti con Washington per controversie che riguardano il commercio, le valute, la vendita di armi americane a Taiwan e la censura su Internet. Con le due gigantesche economie sempre più interconnesse, si ritiene poco probabile che le tensioni sfocino in scontri. E la Casa Bianca si attende delle reazioni limitate. Ma la visita del Dalai Lama potrebbe rendere più complicati gli sforzi di Obama per assicurarsi di avere l’appoggio della Cina su temi cruciali quali l’imposizione di sanzioni più dure all’Iran, la soluzione dello stallo con la Nord Corea in materia di nucleare e la realizzazione di un nuovo accordo globale in materia di cambiamenti climatici. Nel proseguire verso l’incontro malgrado le obiezioni cinesi, Obama sta forse tentando di mostrare la propria risoluzione malgrado le crescenti proteste di Pechino, dopo esser stato criticato in patria per esser stato troppo morbido con i leader cinesi nel suo viaggio in Cina di novembre. 




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La Rowling alla sbarra per plagio Processo alla mamma di Harry Potter

La Stampa


Avrebbe copiato da Adrian Jacobs l'universo fantastico di Howgarts. Chiesto un miliardo di sterline dagli eredi dello scrittore che morì povero in canna




Joanne Kathleen Rowling dovrà difendersi in un tribunale inglese insieme al suo editore londinese Bloomsbury dall'accusa di plagio. Dopo aver vinto due cause che la scrittrice ha intentato contro autori imputati di aver copiato le sue idee, ora è la mamma di Harry Potter ora chiamata a discolparsi. Ad annunciare l’inizio del processo davanti a una corte di Londra sono gli eredi dello scrittore britannico Adrian Jacobs, i quali avevano presentato la denuncia contro la popolare e ricchissima autrice scozzese nel giugno 2009.

Adrian Jacobs pubblicò nel 1987 il libro per ragazzi «The Adventures of Willy the Wizard - No. 1 Livid Land» che, secondo i familiari dello scrittore scomparso sarebbe la fonte di ispirazione da cui la Rowling avrebbe copiato «consistenti parti» del suo «Harry Potter e il calice di fuoco», quarta puntata della saga dedicata al maghetto occhialuto pubblicata da Bloomsbury nel 2000, cioè tredici anni dopo l’opera di Jacobs.

«Le avventure dello stregone Willy», cui si sarebbe ispirata la Rowling, ha venduto circa 5mila copie. L’uomo d’affari e avvocato che ne fu l'autore morì senza un quattrino in un ospizio nel 1997, 10 anni dopo aver perso tutti i suoi averi in un investimento finanziario sbagliato.

Secondo un comunicato diffuso dalla fondazione che gestisce l’eredità di Jacobs, che ha sede a Sydney in Australia, l’editore Bloomsbury e la Rowling hanno duramente violato il copyright: Adrian Jacobs avrebbe immaginato un universo fantastico simile a quello di Harry Potter, con un concorso quasi analogo a quello poi raccontato dalla Rowling, che lo scrittore chiamò The Triwizard Tournament.

L'editore e la scrittrice sotto accusa hanno respinto tutte le accuse. «Sono assai rattristata dal dover costatare che un’altra denuncia è stata depositata contro di me. Non ho mai sentito parlare dell’autore né ho letto il suo libro». Paul Allen, che gestisce i diritti d’autore di Adrian Jacobs, è invece convinto che la Rowling non solo si è ispirata al libro di Jacobs, ma ne ha anche copiato parti abbondanti. La richiesta di risarcimento avanzata dagli eredi è stata stimata in un miliardo di sterline.



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Hina non fu uccisa per motivi religiosi»

Corriere della Sera

I giudici: il padre fu spinto da un «patologico rapporto di possesso parentale»
 


MILANO - Hina Saleem non fu uccisa da suo padre per «motivi religiosi e culturali», ma piuttosto per «un patologico e distorto rapporto di possesso parentale». Così la Cassazione spiega perché il 12 novembre scorso decise di confermare la condanna a 30 anni di reclusione inflitta dalla Corte d'Assise d'Appello di Brescia a Mohammed Saleem, il padre della giovane uccisa nell'agosto del 2006 perché «viveva all'occidentale».

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA - «La motivazione dell'agire dell'imputato - si legge nella sentenza n.6587 della Prima sezione penale - è scaturita da un patologico e distorto rapporto di possesso parentale, essendosi la riprovazione furiosa del comportamento negativo della propria figlia fondata non già su ragioni o consuentudine religiose o culturali, bensì sulla rabbia per la sottrazione al proprio reiterato divieto paterno». Per questo, la Suprema Corte afferma di condividere le motivazioni dei giudici d'appello, che hanno negato attenuanti al padre di Hina, concesse, invece, ai cognati della ragazza, condannati in via definitiva a 17 anni (in primo grado erano stati invece inflitti loro 30 anni di carcere).

I giudici di Piazza Cavour hanno anche condiviso la sentenza d'appello con la quale veniva disposta una provvisionale, come risarcimento danni, a favore del fidanzato della ragazza uccisa, Giuseppe Tampini «si rileva come la Corte d'Assise d'Appello - si legge nella sentenza depositata oggi - abbia tenuto doveroso conto dei principi giurisprudenziali in punto di rilevanza della convivenza per la legittimazione a fini risarcitori del convivente della vittima di un omicidio: i riferimenti alla protrazione nel tempo della convivenza alla visibilità esterna di tale condizione, al sostegno economico-morale assicurato dal Tampini ad Hina, all'intrapresa comunanza di vita - conclude la Cassazione - attestano un'esatta applicazione dei principi di diritto da parte della Corte di merito con una motivazione immune da sospetti di manifesta illogicità». (Fonte Agi)

18 febbraio 2010






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Ufo sulla casa del ministro inglese"

La Stampa

I testimoni: "Abbiamo visto un grande oggetto volante"



LONDRA

Nuovi documenti dagli Archivi nazionali britannici raccontano migliaia di avvistamenti di Ufo (Unidentified flying object, oggetto volante sconosciuto) in Gran Bretagna negli ultimi 20 anni, e rivelano l’interesse di Winston Churchill sulla vicenda dei dischi volanti sin dal 1952. Lo riferisce la Bbc online. Oltre 6.000 pagine di resoconti descrivono le esperienze di numerose persone tra il 1994 ed il 2000. La pubblicazione è stata decisa nell’ambito di un progetto posto in essere dal ministero della Difesa e dagli Archivi nazionali. La documentazione include episodi clamorosi come gli avvistamenti nei pressi dello Stamford Bridge del Chelsea nel 1999 o della casa dell’ex ministro Michael Howard, ed è ricca di disegni realizzati dai testimoni sugli oggetti volanti avvistati.

Sono diversi i testimoni ad aver visto oggetti non identificati aggirarsi vicino alla casa dell'ex ministro inglese e poi sparire in un raggio di luce. Una ragazza racconta di aver osservato per qualche minuto un oggetto triangolare volare a trecento piedi da terra. Altri descrivono l'oggetto grande come una macchina e pieno di luci luminose. In quel giorno, secondo i documenti, "non ci fu nessuna esercitazione militare aerea".

L'incidente, avvenuto l'8 marzo del 1997, è solo uno dei centinaia di avvistamenti che ufficialmente vengono catalogati come "avvistamenti inspiegabili".

Tra i vari episodi che non hanno trovato spiegazioni, anche la segnalazione delle forze dell’ordine nel Lincolnshire, quando gli agenti riuscirono a filmare l’Ufo, ed i resoconti di alcuni ufficiali dell’esercito che raccontano di aver visionato filmati realizzati dai piloti della Raf sin dalla metà degli anni ’50. A quel tempo, rivelano i documenti, gli Ufo avevano già destato l’interesse del premier Winston Churchill, che già nel 1952 aveva chiesto un dossier: «Che cosa è tutta questa roba sui dischi volanti? Qual è la verità?».



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Maxi attacco hacker Colpite 2500 aziende in 196 diversi Paesi

di Redazione

Oltre 75mila computer e server di 2.500 aziende sono stati violati in 196 diversi Paesi. Presi di mira siti, email e carte di credito. Gli hacker avevano creato un centro di controllo in Germania. Colpite 10 agenzie governative Usa, giganti farmaceutici e la Paramount Pictures



Washington - E' un attacco massiccio in piena regola. Una vera e propria guerra, viste le dimensioni. Oltre 75mila computer e server di 2.500 aziende sono stati violati in 196 diversi Paesi: è il più grande attacco hacker mai registrato. L’attacco telematico è stato scoperto da una ditta della Virginia, la Netwitness, ed è iniziato a fine del 2008. Prese di mira email, dati aziendali, carte di credito, credenziali di accesso dei dipendenti. Tra i Paesi più colpiti da una rete di hacker est-europei figurano gli Usa, il Messico, l’Arabia Saudita, l’Egitto e la Turchia. 

Centro di controllo in Germania L’intrusione è stata scoperta il 26 gennaio scorso da Alex Cox, un ingegnere di NetWitness: l’esperto ha individuato il cosiddetto Kneber bot, un sistema interlacciato di almeno 20 server e computer gestito da un gruppo di hacker localizzati nell’Est Europa, che avevano creato un centro di controllo in Germania. Secondo gli esperti, gli attaccanti sono riusciti a far scaricare ad ignari dipendenti di molte aziende dei software da siti controllati dagli stessi hacker, oppure inviando mail infette che hanno aperto loro le porte dei sistemi informatici di migliaia di aziende. Per l’intrusione è stato utilizzato uno tra gli spyware più insidiosi, denominato ZeuS. 

Colpite 10 agenzie governative Secondo il Wall Street Journal, l’attacco ha colpito anche dieci agenzie governative statunitensi. In almeno un caso, ha scoperto NetWitness, gli hacker sono riusciti ad entrare in possesso dei dati di accesso email di un soldato. Un portavoce del Pentagono sentito dal quotidiano Usa ha detto che i militari non sono usi commentare specifiche minacce o intrusioni. 

Dai giganti farmaceutici al cinema Tra le aziende colpite, i giganti farmaceutici Merck & Co. e Cardinal Health Inc., che hanno confermato l’attacco, ed altri colossi come la Paramount Pictures - che ha rifiutato di commentare l’episodio. La NetWitness, guidata da un ex ufficiale dell’aviazione americana, Amit Yoran, si occupa di sicurezza telematica e fornisce i propri servizi ad agenzie governative e a numerose aziende.  




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Morto il soldato che “prese” il Reichstag

Il Secolo XIX

Aveva 93 anni. Issò la bandiera rossa su Berlino. Ma la foto fu scattata due giorni dopo la conquista

La foto, si scoprì poi, non era autentica, ma la sua vita, le sue cinque ferite di guerra e la conquista di Berlino sì. Ora quella foto, entrata nell’immaginario collettivo di tutto il mondo, resta, e lui se ne va per sempre, morto nella stessa sperduta cittadina del Dagestan dove era nato e poi, ancora ragazzo, partito verso la Storia.

Lui era Abdulkhakim Ismailov, 93 anni, ex fante dell’Armata Rossa, la foto è quella della presa del Reichstag, con tre soldati intenti ad innalzare sul palazzo simbolo del nazismo, la bandiera sovietica. Era la bandiera della libertà, della fine dell’incubo Hitler, e dell’inizio di un mondo nuovo che il “suo” Stalin aveva cominciato a disegnare qualchje mese prima a Yalta insieme a Roosevelt e Churchill.

Ismailov arrivò a Berlino col suo battaglione che il più era già fatto. Non era lui l’eroe, ma con quella bandiera tra le mani, in bilico sul cornicione, finì per impersonarlo. Solo vent’anni dopo la presa del Reichstag, si scoprì che non tutto era vero, salvo la voglia di vedere un’immagine che dicesse a tutti che la guerra era finita. Non era vero il giorno, non era vera la bandiera, non era vera, in alcuni dettagli, persino la fotografia. Lo ammise candidamente Yevgeny Khaldei, autore dello scatto. Il suo racconto, tuttavia, non tolse ma aggiunse fascino all’intera vicenda: a cominciare dalla creazione della bandiera, in realtà formata da tre tovaglie rosse a cui vennero applicate falce e martello. Anche il fumo, che sa tanto di fine dell’impero, fu aggiunto dal fotografo per dare pathos all’immagine, come se non bastasse l’evento in sé. Per una cosa che fu aggiunta, ce ne fu anche una che scomparve: è il secondo orologio al polso di uno dei protagonisti. Fu fatto sparire perché era l’indizio evidente di un furto avvenuto ai danni di qualcuno, probabilmente un cadavere: un comportamento comune da parte soldati allo stremo, ma che era meglio non ostentare. E l’orologio sparì.


Ultima bugia, il giorno dello scatto: i sovietici conquistarono Berlino il 30 aprile del 1945, e con quella data la foto fece il giro del mondo. In realtà Ismailov e i suoi due commilitoni salirono per quella che era a tutti gli effetti una posa - e non uno scatto rubato - il 2 maggio. Non sempre la storia si scrive in diretta.



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Bergamo, operaio resta senza lavoro e senza soldi Marocchino lo ospita a casa

Quotidianonet


Una storia di amicizia vera, al tempo delle polemiche sull'immigrazione, raccontata da bergamonews.it e dalla tv Videobergamo. Il disoccupato napoletano è stato salvato dal nordafricano, suo ex collega: gli ha offerto un tetto sino a quando non troverà un nuovo impiego




Bergamo, 17 febbraio 2010

Questa storia di amicizia vera, raccontata dal sito www.bergamonews.it e da Videobergamo, storica tv bergamasca, è la dimostrazione che la solidarietà non ha solo la cittadinanza italiana.

Alfredo Russo è un operaio a cui non è rimasto più nulla: prima la famiglia, poi il lavoro se ne sono andati in pochi mesi. Napoletano, operaio per una azienda bergamasca, il signor Russo aveva dato le dimissioni dopo aver deciso di seguire la compagna in Romania con la promessa di un’occupazione. Le cose però erano andate in ben altro modo, così Alfredo, che nel frattempo era stato lasciato dalla compagna, ha dovuto fare ritorno a Bergamo. Oggi quest’uomo di 62 anni, non ha più un lavoro, non ha più un soldo, non ha un tetto sotto il quale stare.

L’ultima persona che pensava potesse dargli una mano è Idrissa, un suo ex collega marocchino. Anche lui come molti metalmeccanici deve fare i conti con la crisi: nella fabbrica in cui è assunto il lavoro scarseggia e il futuro è un’incognita. Con una famiglia da mantenere non resta che chinare il capo e continuare a sperare che la situazione migliori. Le difficoltà però non hanno scalfito il cuore di Idrissa che ha deciso di aiutare l’amico italiano ospitandolo a casa sua, a Villa d’Almé, in attesa che qualcuno si faccia avanti per proporgli un lavoro.

Si sono dati una settimana di tempo, anche perché Alfredo non vuole approfittare della generosità dell’amico. Per questo motivo l’operaio lancia un appello per cercare di trovare un nuovo posto di lavoro. Visti i tempi, non sarà una battaglia facile. Ma Alfredo e Idrissa hanno già vinto una battaglia: quella dell’altruismo e della solidarietà.






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Gazza è senza casa Ha bruciato 15 milioni E ora vive di elemosina

Quotidianonet

In soccorso dell'ex stella della Lazio e dell'Inghilterra, accorre il sindacato inglese dei giocatori. Alcolismo, stravizi e solitudine stanno segnando malinconicamente la vita di Gazza

Londra, 17 febbraio 2010 - Paul Gascoigne, 42 anni, ex stella della Lazio e dell'Inghiltera, è di nuovo nei guai. E' diventato ufficialmente un homeless, non ha più una casa dove vivere e non sa dove andare. Ha chiesto aiuto al sindacato inglese dei calciatori (Pfa) che gli ha promesso di intervenire.

Il presidente della Pfa, Gordon Taylor, ha raccontato al "Daily Star" che Gazza avrebbe dilapidato il patrimonio di 15 milioni di euro, accumulato durante la carriera. "Non punto il dito contro nessuno, ma di sicuro Gascoigne non è stato seguito a dovere. Aveva la possibilità di godersi una vecchiaia tranquilla. E' però il classico esempio del calciatore inteso come 'mucca da spremere'. Invece è dovuto venire da noi a chiedere aiuto, affinché gli trovassimo un posto dove stare".

LE IMMAGINI DELL'EX CALCIATORE INGLESE



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Sesso in cambio di aiuti: prefetto accusato da vittime dell’usura

di Paola Fucilieri


Milano

La donna nel video è composta, lucida e parla tentando di usare una terminologia neutra. Poi a tratti la voce s’incrina e sfocia in un pianto sommesso, disperato, impossibile da contenere. Bresciana, 38 anni, la poveretta - il cui volto è stato schermato per permetterle di conservare l’anonimato ed evitarle l’ennesima umiliazione - è una delle sette donne dichiaratesi vittime di molestie e, in alcuni casi, di vere e proprie violenze da parte dell’uomo che, dal 2003 al 2006, controllava il fondo nazionale per le vittime dell’Usura, l’ex commissario straordinario antiracket Carlo Ferrigno.

Già prefetto di Napoli e direttore centrale della polizia di prevenzione (Ucigos), Ferrigno è finito ieri nel mirino di Frediano Manzi, presidente dell’associazione «Sos Racket e usura» - consorzio che raccoglie 70 associazioni - e di Paolo Bocedi, vertice di «Sos Italia libera». Che, con una lunga lettera pubblicata sul sito www.sos-racket-usura.org e corredata da tre video di grandissimo impatto emotivo, hanno accusato Ferrigno di aver preteso sesso in cambio di una accelerazione nelle pratiche burocratiche per accedere al fondo vittime del racket e dell'usura.

«Era nostro dovere raccontare questa vergognosa vicenda perché siamo proprio noi a convincere le vittime dell’usura a denunciare: come potevamo permettere che diventassero vittime una seconda volta e in questo squallido scambio tra sesso e favori? Dai video emerge chiaramente che l’avere rapporti sessuali con il prefetto condizionava l’accesso al fondo... Se non è uno scandalo questo!», sottolinea Manzi.

«Sarebbe stato difficile far comprendere la gravità dell’accaduto senza aver registrato queste dichiarazioni spontanee e scioccanti. I filmati e gli audiovideo che trovate sul sito fanno riferimento a episodi avvenuti tra il 2003 e il 2009, sono tutti originali, abbiamo le testimonianze che lo possono dimostrare ampiamente - aggiunge il presidente dell’associazione Sos Racket e Usura -.

Questo materiale l’abbiamo consegnato ai carabinieri di Saronno (Va). Quando l’avranno trasmesso all’autorità competente, siamo pronti a confermare le nostre accuse con dovizia di particolari e ulteriori testimoni. Occorre che venga aperta immediatamente un’inchiesta per accertare quanto da noi denunciato pubblicamente e verificare come sono stati distribuiti e con quali criteri i fondi nel periodo in cui il funzionario è stato commissario straordinario antiracket. Infine, lanciamo un appello a tutti coloro che hanno subito ricatti, minacce o attenzioni a sfondo sessuale da Ferrigno. Abbiano il coraggio di parlare e prendano contatto con l’autorità giudiziaria».

Tra le presunte vittime di Ferrigno ci sono due donne, una di Milano e un’extracomunitaria residente a Torino, minorenni all’epoca dei fatti; la 38enne di Brescia e una bergamasca di 40 anni (che vengono intervistate nei video-prova) e alcune modelle ingaggiate per uno spot anti-usura, in realtà mai realizzato.

Sessantanove anni, due lauree (giurisprudenza e scienze politiche) conseguite all’università Federico II di Napoli e un peregrinare di trentacinque anni tra questure, prefetture e uffici Ucigos di Piemonte, Lazio, Liguria, Sicilia, Toscana e Calabria, ieri Carlo Ferrigno ha dichiarato di essersi già rivolto a un legale perché le accuse che gli sono state mosse dall’associazione anti-usura di Manzi sarebbero «tutte false».





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E Rai3 stravolge il palinsesto per il carnevale degli anti-Cav

di Roberto Scafuri

Nella rossa Toscana l'ossessione è sempre Berlusconi con i suoi ministri messi alla gogna, da Brunetta alla Gelmini.

Nella diretta un festival a senso unico



Roma - Quest’anno pareva che ce la si facesse. A un certo punto sarebbe bastato un niente, un soffio ancora e via. Spazzato via. Invece le speranze di non assistere al solito spettacolo, come tutti i bei sogni, erano crollate all’alba del 5 gennaio scorso, un bigio martedì non grasso. Il dispaccio era piombato nelle redazioni con quel vago tono minaccioso riservato agli eventi inutili, impossibili, dunque ineluttabili.

Gongolava il presidente dell’Apt viareggina, annunciando che «con grande piacere anche il Carnevale di Viareggio 2010 sarà protagonista della diretta della terza rete... un risultato reso possibile grazie all’entusiastico impegno del caporedattore del Tgr Toscana, che ha ottenuto di inserire nel palinsesto di RaiTre oltre un’ora di diretta...». Basta: fallito il piano «a», s’era comunque pronti a tutto. Persino a sorbirsi per l’ennesima volta quell’allegria di cartapesta che fa tristezza già nei 120 secondi dei rituali servizi del Tg, figurarsi per un’ora e passa. Nessun malanimo, per carità: anche se è chiaro che una festa alla quale non si partecipa, che non sembra divertire neppure quelli che stanno al freddo in piazza - per di più sbirciata al di qua del tubo catodico - è uno di quei piccoli eventi capaci di metterti di pessimo umore in un batter d’occhi.
Epperò. La tradizione val bene una messa, e quella dei carri viareggini resta una «nicchia» per un pubblico particolare, un piccolo vanto da tutelare, specie da quando i latin lovers del Forte sono specie estinta (e la dolce vita di Bussola e dintorni svanita con essi). Consumato e accettato con vigore lo «strappo» al palinsesto di Raitre in nome del Soviet Supremo Toscano - compagni in estinzione quanto i latin lovers - ecco comparire in tivù i «carristi». Per i lettori di una certa esperienza, il termine già racchiuderebbe annessi e connessi, essendo l’affettuoso termine «carristi» assegnato a tutti quei compagni trinariciuti che, negli anni Quaranta-Cinquanta-Sessanta, considerarono salutari scampagnate gli «sconfinamenti» dei carri armati russi in Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia. Nulla a che vedere con i «carristi» viareggini sfilati in tivù, cioè i costruttori dei carri della sfilata. Salvo che per le loro barbe alla Fidel e i loro discorsi fatalmente e politicamente «corretti».

La noia avrebbe avuto partita vinta, se l’inizio del corteo non avesse aggiunto al tedio e al malumore anche un’insopprimibile ventata di tristezza. Ecco il carro «Machinarius», che ricorda l’alienazione operaia; quello per l’amicizia italo-cinese con il banalissimo dragone; l’«Alfabeto apocalittico», compendio di tetre citazioni letterarie. Si aspetta la politica, che in Italia tiene di buonumore: ma invece sfila il classico carro anti-Berlusca, e un altro che raffigura il premier come «Edward mani di forbice» (film gothic-noir di Tim Burton), e poi un terzo che lo vede sultano tra le baiadere, e quindi albero di fico, e poi Gobbo di Notre-Dame», e quindi Casanova...

Una vera ossessione: ovunque il capo del governo e i suoi ministri. Alfano e Brunetta, Bossi e Maroni, la Gelmini e Tremonti. C’è il carro con il presidente della Camera Fini, che scruta i lavori parlamentari con una cinepresa e perciò viene definito Cameraman (che calembour!). Un’orgia di fantasia sfrenata (si fa per dire) che accresce l’ansia per i buffi personaggi dell’opposizione. Anzi: della sinistra, che da queste parti la fa da padrone e dunque sarebbe oggetto prelibato di una satira burlesca. Scorre il presidente Napolitano che fa il Coniglio bianco di Alice nel paese delle meraviglie (che sberleffo!), e il presidente americano Obama raffigurato come Superman che salva la statua della Libertà in gramaglie (che coraggio!).

Alla fine non si vedono né Bersani, né D’Alema, né la Bindi né Veltroni, né il sindaco fiorentino. Neppure uno straccio di Franceschini, un Beppefioroni, nulla, nisba. Grigiore s’unisce a grigiore, il politically correct sprofonda sotto due tonnellate di noia, l’ideologia si fa beffe della fantasia. Un deserto privo di gioia, che porta il decano dei «carristi», Arnaldo Galli, a rimpiangere Andreotti e a spiegare tra il lusco e il brusco sulla sparizione della sinistra dal Carnevale: «Perché? Perché è sparita in sé: punto e basta». Nulla da obbiettare, amen. A farci ridere ci pensano tutto l’anno, meglio non esagerare.





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Appalti, Piscicelli in prima fila per l’Abruzzo

di Paolo Bracalini


L’icona della sciacallaggine che banchetta con le disgrazie altrui è tutta in quella telefonata stile Quentin Tarantino, quella col mostruoso particolare della risata notturna, nel letto, perché ogni frantume del terremoto si trasformerà in denaro nelle tasche dello sciacallo. L’icona della iena ha il nome multiplo di Francesco Maria De Vito Piscicelli, 47 anni, «don Vito» per gli amici, napoletano di antica famiglia (forse un lontano legame con la casata dei De Vito Piscicelli, prime tracce nel XIII secolo), figlio e nipote di costruttori, direttore della Opere Pubbliche e Ambiente Spa, società con due sedi operative, una a Napoli, l’altra a Roma, in via Margutta 3, la via degli artisti.

L’azienda di Piscicelli, per non farsi mancare nulla, è partner di Consorzio Stabile Novus, una società che secondo il Ros raccoglie anche imprese a cui sono interessati personaggi «contigui a strutture criminali di stampo mafioso finalizzate al controllo degli appalti pubblici». Tra gli «sciacalli del quartierino» è lui, don Vito, ad essere passato per il più cinico, il cattivo della situazione, la maschera più pulp fra tutte, per via di quella battuta raggelante («io ridevo stamattina alle 3 e mezza», la notte del sisma) raccontata dalle intercettazioni dell’ordinanza.

Va detto però che la scena turpe si è arricchita di un giallo altrettanto squallido che intorpidisce ulteriormente il tutto: lo scaricabarile tra parenti. L’imprenditore De Vito Piscicelli sostiene di non essere stato lui, ma il cognato, a ridere quella notte presagendo gli enormi guadagni della ricostruzione dopo la notizia di «sta roba del terremoto». «Io ho detto solo vabbuo’, vabbuo’. Ero inorridito anch’io quella mattina quando ho sentito quella frase. È il suo solito linguaggio cinico da torinese dissacrante che usa anche con suo figlio. Per causa sua non vedo più mia sorella e mia nipote. Non ho neanche ben capito che cosa fa nella vita».

Il cognato Pierfrancesco Gagliardi però ha rinfacciato a sua volta, come si usa tra parenti-serpenti: «Io sono solo la vittima, il Fantozzi della situazione. Lo consideravo uno di famiglia, ma se fa così vuol dire che ha la coscienza sporca. Sarà giudicato non solo dall’opinione pubblica ma anche dal giudice. L’ho già querelato perché gli ho prestato centinaia di migliaia di euro e attendo ancora la restituzione. Con lui ho avuto il solo torto di presentargli una persona per aiutarlo nella sua attività».

A prescindere dalla reale paternità della risata notturna, a restituire il senso generale della coppia di cognati sono alcuni passaggi telefonici, dove i due si fregano le mani per le dimensioni della catastrofe abruzzese e per l’auspicata lentezza dei lavori di ricostruzione (più durano, più si lucra). Come questa: «Gagliardi: ... senti un po’ ma... tu vuoi fare... un bel... un bell’appalto sul lago di Garda... da sette milioni di euro... o è troppo lontano... è una rottura di c... ». Piscicelli: «... no... lascia perdere... mo’ c’è il terremoto da seguire... la prossima settimana devo dare sei escavatori... venti camion... ». Gagliardi: «... uhm, uhm... certo lì adesso ci fanno carne da porco lì... ». Piscicelli: «... eh là c’è da ricostruire dieci anni...». Come dire, dieci anni di mangiatoia in Abruzzo (ma non erano stati esclusi?), e se poi la gente rimane nelle tendopoli chi se ne frega.

A poco è servita la lettera aperta scritta da Piscicelli agli aquilani («scrivo perché sono un padre, scrivo perché sono un marito, scrivo perché sono un uomo! Anche se sono innocente mi scuso!»), perché più emblematiche - per sua disgrazia - continuano a rimanere le intercettazioni, dove don Vito non esce tanto come padre, marito e uomo, ma come sciacallo.

L’ultima, precedente a quella della risata, è nelle carte della Procura di Firenze. Ed è ancora lui, ancora al telefono col cognato. Piscicelli, sopra le righe, racconta un altro quasi-successo: taroccare l’indice di rischio sismico della Scuola marescialli di Firenze, portandolo da 1 a 1,4, in modo da ottenere altri lavori in appalto. «Se solo ci penso io mi eccito. Sono i lavori più belli del mondo. Minimo minimo sono altri 150 milioni». Iene come in un film di Tarantino, forse solo un po’ peggio.



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Figli, mogli e cognati: ecco Famigliopoli

di Gabriele Villa

Dalle intercettazioni dell’indagine di Firenze emerge una fitta rete di rapporti che parte da genitori e mariti illustri e finisce con il coinvolgere parenti ignari di tutto. Quanti nomi eccellenti nelle carte: Rutelli, Verdini, Bertolaso e Masi





Legami di sangue e d’amicizia. Il cognato è un parente? E di che grado? E il fratello del cognato? E il figlio del cognato? E la prozia? Ammettiamolo: sono interrogativi che il popolo italiano (gli inglesi, Dio Salvi la regina, l'hanno fatta più semplice mettendo bene in chiaro le cose con i loro brother and sister in law) si pone quotidianamente. 

Basti vedere quanti di questi dubbi amletici percorrono la rete internettiana e ne rimangono, regolarmente, impigliati. Accade oggi, accadeva ieri e continuerà ad accadere anche domani. Indipendentemente dallo tsunami, per dirla con le sue stesse parole, che ha travolto Guido Bertolaso e il suo albero genealogico, le cose sono complicate. 

Non tanto per i giudici o per le orecchie sensibilissime degli intercettatori professionisti, ma per noi che, più semplicemente, vorremmo tentare di mettere insieme la fotografia di gruppo dei vari protagonisti, comprimari e comparse di questo nuovo scandalo che rischia di frantumarsi, dato il periodo, in migliaia di coriandoli e stelle filanti. Bene inteso: nelle righe che seguono, voi troverete solo nomi e cognomi. 

Nomi e cognomi, legati da rapporti di parentela e di amicizia, ma che non costituiscono, meglio ribadirlo con assoluta chiarezza, un elenco di accusati o indagati. Bensì nomi e cognomi che sono diventati di pubblico dominio perché i giornali li hanno pubblicati affrontando, non sempre con la dovuta obbiettività, in questi giorni il presunto scandalo Protezione civile. Quindi prendete quest’articolo per ciò che intende essere: qualcosa di simile ad una mera esercitazione araldica. 

Cominciamo dal prim’attore: Guido Bertolaso che si trova oggi ad avere un popolarissimo cognato, Francesco Piermarini, fratello di sua moglie Gloria. Sia perché impiegato nei cantieri della Maddalena per il vertice G8, sia per le sue molteplici attività che spaziano dall’immobiliare, allo smaltimento dei rifiuti, dall’organizzazione di eventi mondani alla produzione di film. Restando in famiglia, con la moglie Gloria, il cognato Francesco, la cognata Marilena, il suocero Guido la suocera Delis Papio, 

più il fratello di lei Francisco, Guido Bertolaso mise in piedi a suo tempo anche l’Immobiliare Olgiata.
Francesco Piermarini a sua volta è anche molto amico di Diego Anemone, del suo braccio destro Simone Rossetti, dell’ingegnere Fabio De Santis, alto dirigente del Dipartimento per lo Sviluppo, e dell’ingegnere Mauro Della Giovampaola, funzionario del Dipartimento per lo Sviluppo, collaboratori di Guido Bertolaso. Un posto a parte merita anche la famiglia Balducci. Angelo, Gentiluomo di Sua Santità, il padre di famiglia, direttore del Dipartimento per lo Sviluppo, è colui che ha cooptato l’Anemone costruzioni di Diego Anemone, che ha ottenuto diversi appalti nei cantieri della Protezione civile, tra cui il risanamento della Maddalena. 

La moglie di Angelo, Rosanna Thau, è nella società, «Erretifilm» con la moglie di Diego Anemone, Vanessa Pascucci. Il figlio di Angelo, Filippo ha comprato con Diego Anemone il centro sportivo della Banca di Roma a Settebagni, dando così i natali all’oggi tanto chiacchierato «Salaria Sport Village». Anche Gian Michele Calvi, che insegna al dipartimento di Meccanica strutturale dell’Università di Pavia ha un buon rapporto con i suoi familiari. Dopo essere stato «attuatore» alla Maddalena, oggi è il direttore del progetto ricostruzione all’Aquila di 183 edifici, nel frattempo la «Myrmex» di suo fratello, Gian Luca ha rilevato la «Tecno Hospital» di Giampaolo Tarantini. Uno che si sente escluso, «altro che grande corruttore.

Non ho mai pagato un euro ma neppure raccattato lavori» è l’imprenditore Riccardo Fusi, proprietario della Btp costruzioni. Dei suoi rapporti con il coordinatore Pdl, Denis Verdini(che,tra l’altro, ha fatto nominare Provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis, ora in carcere assieme a Balducci, l’ex braccio destro di Guido Bertolaso) Fusi dice: «Certo che gli ho chiesto aiuto, siamo amici, più che amici». E aggiunge «quando devo parlare con qualcuno a Roma telefono a Denis. Tutto qui. Ma il sistema Verdini non esiste. Gli rompevo le scatole dalla mattina alla sera per vedere Matteoli, tanto che alla fine il ministro l’ho pure incontrato ma con risultati zero».

Fatto sta che anche la famiglia Verdini si ritaglia un inquadratura a parte, grazie o per colpa delle affettuose dichiarazioni di Fusi secondo cui i tre figli del coordinatore Pdl Tommaso, Francesca e Diletta lo chiamavano spesso anche per chiedergli favori e per farsi prenotare e pagare camere di alberghi a Milano, Venezia, e in Versilia. Ed è sempre Fusi a tirar fuori anche il nome di Simonetta Fossombroni, moglie di Denis Verdini. Il capitolo Fusi finisce con il nome di un altro imprenditore: Francesco Piscicelli che avrebbe accompagnato ad acquistare due orologi di pregio destinati a Fabio De Santis. 

Tra gli imprenditori troviamo ancora Claudio Lotito proprietario della Lazio e il toscano Valerio Carducci, già coinvolto nell’inchiesta «Why not», titolare dell’ appalto dell’albergo della Maddalena per i capi di Stato e di governo Il progettista di Carducci è l’architetto Marco Casamonti, peraltro già balzato agli onori delle cronache nelle vicende giudiziarie fiorentine che devastarono la giunta del sindaco di centrosinistra Leonardo Domenici. 

Dunque, vediamo un po’, la foto di gruppo che ci proponevamo di scattare all’inizio sembra già aver radunato un po’ di gente. Ma questo punto permetteteci di fermarci un attimo e fare l’appello. Gli imprenditori ci sono tutti? Sembrerebbe di sì. E i familiari illustri? Macché, mancano ancora Susanna Smit, compagna di Mauro Masi, Antony Smit fratello di Susanna che lavora al Salaria Village, Paolo Palombelli, cognato di Francesco Rutelli, Paolo Desideri, amico di famiglia di Eugenio Scalfari e Massimo Fini, fratello di Gianfranco. Mancano anche i figli di Balducci: Filippo e Lorenzo, attore. Che, appena tornato dal Festival di Berlino, dove ha presentato il suo ultimo film Due vite per caso, di Alessandro Aronadio, si dice «devastato» e parla di «massacro mediatico». Ma non distraetevi, prego, altrimenti vi perdete la foto. E siccome tira sempre aria di Carnevale concludiamo spostandoci a Rio per un ultimo nome. 

Quello di Monica, la presunta escort che si sarebbe incontrata con Guido Bertolaso al Salaria Sport Village. Si trova dallo scorso novembre in Brasile. Lo garantisce il suo ex fidanzato, Davide Carta, che assunse la ragazza come colf permettendole di avere il permesso di soggiorno in Italia. E che, alla Gazzetta del Mezzogiorno, annuncia: «Ma quale escort, quella sera la accompagnai io al centro». Scherzi a parte, quindi, adesso tutti insieme sorridete, sennò la foto viene male.





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Delitto al Landmark Hotel a Londra Fermato presunto principe saudita

Corriere della Sera


La vittima è stata strangolata. Il sospetto omicida sostiene di appartenere alla famiglia reale di Ryad


LONDRA - Giallo a Londra, con possibile intrigo internazionale nel quale sarebbe coinvolto un presunto membro della famiglia reale saudita, di cui non si conosce ancora l'identità. L'uomo è stato fermato e interrogato dalla polizia londinese per un omicidio avvenuto al Landmark Hotel, uno dei più noti della capitale, a pochi passi da Oxford Circus. La vittima è un cittadino saudita di 32 anni, non ancora identificato, trovato morto strangolato e con una lesione alla testa. Poco dopo il ritrovamento del cadavere, in una stanza al terzo piano, la polizia ha fermato un 33enne che dice di essere un principe della famiglia reale di Ryad. Il morto, riferiscono i media britannici, sarebbe un suo inserviente, o collaboratore.

NESSUNA CONFERMA UFFICIALE - Non ci sono conferme ufficiali, se non quella della nazionalità della persona uccisa, e l'ambasciata saudita a Londra ha detto di non avere informazioni in merito all'incidente. È emerso, inoltre, che il presunto reale non avrebbe fatto ricorso all«immunità diplomatica dopo l'arresto. L'autopsia ha confermato l'ipotesi dell'omicidio che fin da subito Scotland Yard aveva avanzato. La vittima, come si legge nel referto del medico legale, è deceduta in seguito a una compressione manuale del collo» e inoltre sono state ritrovate ferite sulla testa.

PERSONALE DELL'ALBERGO SOTTO CHOC - Il personale dell'albergo è sotto choc dopo il fatto di sangue che ha sconvolto uno degli hotel più famosi e lussuosi della capitale, meta preferita dei vip. Per una camera al Landmark Hotel, costruito nel 1899 e protetto come bellezza architettonica, si spende da un minimo di 400 sterline a notte fino alle 2400 per la suite presidenziale. L'ex cantante degli Oasis Liam Gallagher e la moglie Nicole Appleton avevano scelto proprio il Landmark per ospitare nel 2008 il ricevimento del loro matrimonio. Fra gli altri ospiti famosi, il cantante Justin Timberlake e anche Michelle Obama, che nel 2007 aveva organizzato una raccolta di fondi per la corsa alla Casa Bianca del marito e attuale presidente degli Usa, Barack Obama. (Fonte Ansa)

17 febbraio 2010




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