venerdì 19 febbraio 2010

Alemanno offre una casa alla ragazza madre sotto sfratto

Corriere della Sera


Cintamani Puddu ha scritto una lettera al Corriere e rivolta al sindaco di Roma


ROMA - Sarà accolta da una struttura in via del Casaletto Cintamani Puddu, la ragazza madre che ha scritto al sindaco di Roma Gianni Alemanno perchè destinataria di un provvedimento di sfratto della casa che aveva occupato con la sua bambina. La sua lettera è stata pubblicata in prima pagina sul Corriere della Sera di oggi.


ALEMANNO - «Non sarà separata dalla sua bambina e verrà ospitata per 8 mesi dalla struttura di via del Casaletto, nella quale ci sono altri casi simili -ha annunciato il sindaco, che ha incontrato la ragazza in Campidoglio- lei avrà la sua privacy, la sua stanza di 30 metri quadri, e avrà accanto altre persone che l'aiuteranno. Inoltre, mi impegno affinchè fino a quando non verrà inserita in una graduatoria secondo le nuove normative e avrà una casa in base alle leggi noi la ospiteremo in questa struttura». Secondo il sindaco questa decisione è «un segnale che diamo a lei ma anche a tutte le ragazze madri, che a Roma non devono sentirsi sole - ha affermato - penso che casi come quello di Cintamani Puddu debbano essere tutelati perchè si tratta di ragazze che accettano la sfida di essere madri contro tutto e contro tutti. Vogliamo essere vicini a persone come lei, delle piccole eroine».

«NON ME L'ASPETTAVO» - Riguardo alla proposta del presidente dell'Ater Luca Petrucci che aveva chiesto ad Alemanno di firmare perchè la ragazza potesse rimanere nella casa che aveva occupato, «era una soluzione illegale che non dava alcuna certezza a questa ragazza - ha commentato il sindaco - abbiamo individuato invece una soluzione che la mette in una situazione di legalità e regolarità. Era una deroga illegale che non vogliamo e non possiamo dare. Queste persone - ha concluso - non devono vivere con occupazioni e mezzucci, ma seguendo la strada della legalità». Dal canto suo Cintamani Puddu ha voluto ringraziare tutte le persone che sono state disponibili ad aiutarla. «Non me lo aspettavo - ha detto - voglio mandare un messaggio a tutte le ragazze nella mia situazione, perchè siamo tante: facciamoci vedere».

Redazione Online
19 febbraio 2010





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La Cisl: le e-mail cancellano i postini

La Stampa

Il boom dei social network mette a rischio oltre 10 mila posti di lavoro. L'ad Sarmi: nessuno perderà il posto


Addio alle lettere, il postino rischia di non bussare più neanche una volta e comunque non di sabato: con il boom di internet, dei social network e in generale della posta elettronica la corrispondenza tradizionale ha avuto un vero e proprio tracollo (-20% solo nell’ultimo anno) mettendo a rischio 10.600 posti di lavoro tra i «postini».

L’allarme è stato lanciato dalla Cisl-Poste preoccupata anche per l’intenzione delle Poste di affidare ai tabaccai una parte dei servizi finanziari adesso svolti dagli uffici postali.

L’amministratore delegato delle Poste detto che la corrispondenza tradizionale è in calo «in tutto il mondo» ma ha assicurato che «nessun posto di lavoro è a rischio» e che gli addetti alla corrispondenza saranno impiegati in altre attività del Gruppo.

Tra l’azienda e i sindacati è in corso una trattativa per riformare il settore della logistica e del recapito in vista della liberalizzazione del mercato prevista all’inizio del 2011.

L’azienda - ha spiegato il numero uno della Uil Poste Ciro Amicone - ha chiesto di far lavorare i postini su cinque giorni alla settimana invece che su sei come accade oggi e questo dovrebbe ridurre le esigenze di personale. Per migliorare il servizio una strada potrebbe essere quella di una consegna non solo la mattina ma «flessibile» lungo la giornata.

«Sono cambiate le esigenze delle famiglie - spiega Amicone - nelle grandi città spesso a casa di mattina non c’è nessuno. Nella maggioranza dei casi non ci sono neanche i portieri così una parte consistente della posta deve essere ritirata facendo la fila presso gli uffici postali. Comunque noi pensiamo che non si cresce dichiarando esuberi».

Lavorando su cinque giorni invece che su sei (rinunciando quindi alla consegna del sabato che rimarrebbe solo per la posta urgentissima), secondo quanto l’azienda ha illustrato ai sindacati, aumenterebbe l’orario giornaliero dei portalettere (sette ore e 12 minuti invece che sei come oggi) rendendo il recapito più flessibile lungo la giornata.

Alle Poste lavorano circa 140.000 persone, 73.000 delle quali nella corrispondenza, tra smistamento e recapito. La ristrutturazione dovrebbe riguardare soprattutto questo settore con una riduzione del personale in parte da ricollocare negli altri comparti dell’azienda.

«È vero - ha detto Sarmi - la corrispondenza è in calo ormai da alcuni anni in tutto il mondo, ma questo non determinerà alcun problema di riduzione di posti di lavoro. Grazie infatti alla diversificazione compiuta negli ultimi anni e alla ampia gamma dei settori di business su cui siamo operativi, l’Azienda ha la possibilità di impiegare gli addetti in altre attivit… svolte dal gruppo».

La Cisl Poste segnala con preoccupazione anche la diminuzione degli addetti allo sportello negli uffici Bancoposta e l’intenzione dell’azienda di affidare ai tabaccai alcune operazioni come i pagamenti dei bollettini e la ricarica di Postepay, carta di credito prepagata ricaricabile. «Da più parti - afferma Petitto - si diffonde la protesta per le file estenuanti all’interno degli uffici postali che in alcune città come Roma, Napoli, Palermo, Catania provocano circa un’ora di attesa per una semplice operazione di sportello».

Dall’inizio dell’anno - sottolinea - circa 1.500 sportellisti sono andati in pensione senza essere sostituiti. I servizi finanziari - dice «sono il polmone di Poste Italiane e assicurano con risultati brillanti la sopravvivenza finanziaria dell’Azienda. Ci viene difficile quindi capire perchè invece di sostenere e rafforzare gli uffici e gli sportelli si tende a depotenziarli, immaginando di affidare a soggetti esterni, quali i tabaccai, l’erogazione e la vendita dei servizi postali».



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Brunetta: «Contro lo spreco mangio yogurt scaduti»

Il Secolo xix

Per non sprecare cibo Renato Brunetta acquista «gli yogurt che i supermercati vendono scontati perché vicini alla scadenza, come mi ha insegnato mia madre». Il ministro dell’Innovazione e della Pubblica Amministrazione lo ha detto oggi, in conferenza stampa, dopo che il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale, che aggiorna quello di Lucio Stanca del 2005 e, con la posta elettronica certificata («nell’arco di sei mesi interesserà tutti i cittadini»), consentirà a regime (nel 2012) 200 milioni di risparmio solo grazie alla riduzione delle raccomandate da parte della P.A. ai cittadini. Il Codice prevede un sistema di premi e sanzioni per le Amministrazioni che realizzino o meno gli obiettivi fissati. Le risorse per realizzare il piano pari a sei miliardi sono già stanziate per il periodo 2009-2012.

Il Codice dell’Amministrazione digitale consentirà, secondo Brunetta, di risparmiare un milione di pagine l’anno, il 90% dei costi di carta (6 milioni l’anno), di ridurre i tempi per le pratiche amministrative dell’80%.

La digitalizzazione delle procedure amministrative comporterà ricadute anche sulla spesa sanitaria con risparmi, ad esempio, che arriveranno sulla spesa dei medicinali, ad esempio grazie ai controlli on-line sulle scadenze «un pò come fanno i supermercati sugli yogurt - ha detto Brunetta - Io stesso, come mi ha insegnato mia madre, uso acquistare gli yogurt che i supermercati vedono scontati perché vicini alla scadenza. Perché non si fa lo stesso anche per i medicinali?».





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Savona, scuola e Religione Un video per la libertà di scelta

ILSecolo xix

Da Savona, il gruppo Scuola e Laicità dice la sua sull’insegnamento della Religione cattolica, evidenziando come non sempre genitori e studenti vengano informati correttamente sulle alternative.

Video

Secondo Scuola e Laicità, c’è una libertà di scelta che talvolta non viene sottolineata dagli istituti che avrebbero timore di «trovarsi in serie difficoltà organizzative qualora studenti e famiglie chiedano l’insegnamento di una materia alternativa alla Religione cattolica».
Per sensibilizzare genitori e studenti sulla questione, Scuola e Laicità ha presentato il video “Ci sei o non la fai”, realizzato da Felice Rossello con il contributo creativo di Danilo Maramotti e di Diego Scarponi e con le voci dei Cattivi Maestri.




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Cani & “bisognini”: sveglia all’alba per i vigili


A mali estremi, estremi rimedi. Perché quello delle deiezioni canine non sarà forse il problema vitale della città, ma è una questione di forma e sostanza, decoro e rispetto delle regole. Il tema è stata discusso anche ieri mattina in giunta, e l’amministrazione ha deciso di affrontarlo di petto. Uno dei nodi da sciogliere: l’utilizzo della polizia municipale per affrontare l’emergenza. Questione scottante, perché ci sono resistenze da superare. «Intanto aumenteremo le sanzioni per chi non raccoglie le deiezioni - premette Francesco Scidone, assessore alla polizia municipale - Vedremo se fare una delibera di giunta, come credo, o un’ordinanza. Di certo inseriremo il provvedimento nel nuovo regolamento di polizia urbana che vedrà la luce a maggio. In questo modo la delibera diventa organico nel regolamento». Ma parte del corpo di polizia municipale sembra recalcitrante, e considera una diminutio occuparsi di deiezioni canine. Per Scidone, altra è la questione: «Il vero problema è istituire pattuglie alle 6 del mattino».





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Canone Rai, idea del cda: pagarlo con la luce

di Redazione

Giorgio Van Straten, consigliere del cda di Viale Mazzini: "L'idea migliore per azzerare l'evasione del canone, pari a circa 300 milioni di euro all'anno, è farlo pagare con la bolletta ell'energia elettrica.

Servono interventi legislativi"




Roma - Si calcola che in Italia l'evasione del canone Rai sia pari a 300 milioni di euro all'anno. Una bella cifra, difficile da recuperare, nonostante gli sforzi dell'Erario. Ora spunta una nuova idea: non nuovissima, per l'esattezza. Ma se a parlarne è un membro del cda di Viale Mazzini, il discorso si fa più interessante. La proposta qual è?   "La proposta migliore - dice Giorgio Van Straten - rimane quella di far pagare il canone Rai con la bolletta dell’energia elettrica, come avviene per esempio in Grecia. Questo sostanzialmente azzera l’evasione che noi calcoliamo sia intorno ai 300 milioni di euro".

Recuperare l'evasione Il consigliere di amministrazione della Rai è intervenuto a Firenze a margine di un’iniziativa del Corecom della Toscana sul digitale terrestre. "Recuperare l’evasione - ha aggiunto - permetterebbe di coprire il deficit della Rai e liberare risorse per tutto il sistema radiotelevisivo italiano. Servono però degli interventi legislativi e il contratto di servizio non è lo strumento attraverso il quale si stabilisce come si combatte l’evasione del canone Rai".

Digitale terrestre Quanto al passaggio al digitale terrestre, per Van Straten "è assolutamente un bene per la Rai, perché fa bene in termini di allargamento dell’offerta e in termini di servizio pubblico. I canali tematici aiutano ad alzare la qualità del nostro prodotto e a uscire dalla logica di concorrenza tutta commerciale che i canali generalisti ci impongono".





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Bersani: «Io spalai, Bertolaso voli basso»

Corriere della Sera


Replica al sottosegretario: «Con me capita male: io ero angelo del fango a Firenze, non so lui cosa facesse»





MILANO - Non solo il G8 a La Maddalena e gli appalti a L'Aquila. Argomento di polemica tra il numero uno della Protezione Civile e l'opposizione diventa anche l'alluvione che sconvolse Firenze nel 1966. È Pier Luigi Bersani ad evocare il disastro di 44 anni fa. E lo fa per invitare all'umiltà il sottosegretario Guido Bertolaso che, in un'intervista a Panorama, aveva polemizzato con il segretario democratico («se arriva un terremoto chi spala? Bersani?»).

POLEMICA - «A Bertolaso consiglierei un po' più di umiltà - replica il leader del Pd al termine dei lavori d'aula alla Camera - meno arroganza e di volare un po' più basso, perché con me capita male: io a quindici anni spalavo a Firenze, non so lui cosa facesse». E per dar forza al concetto Bersani posta su Flickr le foto della sua trasferta toscana quando giovanissimo e con tutti i capelli in testa venne immortalato in maglione scuro e carriola per portare via le macerie. Come uno dei tanti giovani volontari, poi ribattezzati "angeli del fango", che giunsero a Firenze per mettere in salvo opere d'arte e libri.





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Domenica 28 febbraio stop alle automobili in ottanta comuni della pianura padana

Quotidianonet

Sì all'iniziativa anti-smog da parte di tutti i sindaci che hanno preso parte al vertice indetto a Milano dall’Anci



Milano, 19 febbraio 2010


Adessione totale al blocco del traffico. Tutti gli 80 comuni della pianura padana che hanno preso parte stamani al vertice indetto a Milano dall’Anci, hanno aderito all'inziativa contro lo smog prevista per il 28 febbraio prossimo. "Non c’è stata alcuna voce discorde", ha detto il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, presidente di Anci.



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Celle troppo fredde, liberati i vandali

di Paola Fucilieri

I magrebini fermati dopo le devastazioni nel quartiere multietnico portati in un centro d’accoglienza. Ma c’è un termosifone rotto: tutti fuori

 



Milano - Pulizia, ordine, rinforzi. Se ne parla tanto in questi giorni milanesi di risse tra stranieri sfociate nell’omicidio, nelle aggressioni e nei danneggiamenti di sabato scorso in via Padova. Purtroppo i clandestini trovati e fermati dopo i disordini sono già liberi. Hanno in mano l’ordine del questore a lasciare il territorio entro 5 giorni e quello di espulsione del prefetto, ma restano liberi. Il centro di via Corelli, dove alloggiano i clandestini in attesa di espulsione, infatti, è sovraffollato e non può ospitare altri immigrati. 

Durante l’ultima rivolta, circa un mese e mezzo fa, gli stranieri hanno divelto un termosifone e una telecamera all’interno di uno dei due edifici da 28 posti che in via Corelli sono destinati agli immigrati di sesso maschile. Così lo stabile è stato chiuso a data da destinarsi. «E per soggetti abituati a delinquere, a infrangere la legge, l’ordine del questore e quello del prefetto hanno lo stesso valore della carta straccia» sospira Emanuele Brignoli, bergamasco, 39 anni, segretario generale regionale Lombardia Ugl polizia di stato (8mila iscritti in tutta Italia, 700 nella sola Lombardia).

La sua analisi, dopo i recenti disordini tra immigrati, punta dritto al vero problema di Milano. Che non è principalmente quello dei cosiddetti «numeri», della mancanza in città di personale delle forze dell’ordine: le indagini, infatti, vanno avanti comunque e, proprio ieri pomeriggio, gli investigatori della squadra mobile hanno arrestato un domenicano regolare di 31 anni, accusato di essere coinvolto nella morte dell’egiziano ucciso e dei suoi due connazionali feriti sabato pomeriggio. Piuttosto il segretario dell’Ugl-polizia di stato critica le modalità di espulsione dei clandestini. 

«Certo: servirebbero anche i rinforzi promessi visto che i 170 uomini delle forze dell’ordine arrivati recentemente sono solo aggregati e presto faranno ritorno alle loro sedi - spiega -. Tuttavia credo che, prima di tutto sia necessario incrementare i posti nei centri d’identificazione affinché le espulsioni siano certe. Non è possibile che un locale freddo per la mancanza di un termosifone, spinga a chiuderlo e a eliminare improvvisamente 28 posti altrimenti destinati a clandestini trattenuti e in fase di espulsione, obbligandoci a lasciarli liberi a tutti gli effetti! 

E non parlo solo degli irregolari fermati in via Padova, che in questi giorni rappresentano l’emergenza, ma anche degli stranieri condannati a scontare una pena e che, una volta fuori dal carcere, dovrebbero essere espulsi subito. Soggetti veramente pericolosi, insomma, non ladri di polli. Ecco: anche loro vengono rimessi in libertà se in via Corelli non ci sono posti. Se questo vi pare giusto..». 

Spieghiamo. Attualmente nel Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di via Corelli ci sono cinque moduli, come vengono chiamate le costruzioni in muratura che ospitano gli stranieri trattenuti. Uno di questi può contenere fino a 20 persone ed è riservato ai richiedenti asilo, un altro da 28 posti è riservato ai transessuali, un terzo sempre da 28 posti è per le donne, infine ce n’è uno solo che ospita al massimo 28 uomini poiché il suo «gemello» (anch’esso riservato agli stranieri di sesso maschile) è quello chiuso dopo gli ultimi disordini. 

Naturalmente l’unico modulo riservato agli uomini è attualmente in overbooking, una sorta di sovraprenotazione insomma: gli immigrati clandestini accompagnati all’ufficio immigrazione in questi giorni sono parecchi, come si può immaginare. E allora come si risolve il problema? Con il foglio di espulsione che li riporta in libertà?

«I posti che le questure italiane devono destinare agli stranieri vengono decisi giornalmente dal ministero degli Interni - spiega Brignoli -. Facciamo un esempio: se il Viminale decide che due stranieri da Oristano devono venire al Cie di Milano e questo si riempie completamente, la questura milanese è costretta a chiedere, per i propri stranieri trattenuti, posti in altri centri d’identificazione ed espulsione italiani, per esempio a Gorizia.

Purtroppo in questi giorni a Milano non si parla più di uno o due clandestini accompagnati in questura e poi fermati, ma di numeri a due cifre. E se in via Corelli ci fosse la disponibilità di tutti i 56 posti (28+28) destinati agli immigrati irregolari di sesso maschile, ne avremmo almeno una decina liberi ogni giorno per il cosiddetto «riciclo». E per risolvere eventuali emergenze dovute a episodi come quello accaduto sabato in via Padova».




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Gli attacchi hacker contro Google? «Partiti da due scuole cinesi»

Corriere della Sera




Il New York Times rivela: due istituti accademici dietro i cyber-assalti iniziati ad aprile 




MILANO - Ci sarebbero due istituti accademici cinesi dietro i numerosi attacchi informatici contro aziende occidentali, comprese le caselle di posta di Google di alcuni attivisti per i diritti umani. Secondo il New York Times gli attacchi sarebbero iniziati ad aprile le indagini della National Security Agency avevano portato prima a dei server taiwanesi per poi finire alla Jiaotong University di Shangai e a un istituto professionale di Lanxiang finanziato dalle forze armate. Secondo gli analisti l’ipotesi più probabile è che gli istituti siano stati usati dal governo cinese come base per gli attacchi informatici. È possibile però che questi servissero come copertura a servizi di Paesi terzi, mentre non è da escludere che possa trattarsi di una gigantesca operazione organizzata ai fini di spionaggio industriale. 
 
TENSIONE WASHINGTON-PECHINO - Google aveva creato scompiglio nelle relazioni tra Washington e Pechino con il suo annuncio del 12 gennaio, con il quale svelava di aver subito dei «sofisticati e mirati attacchi informatici» partiti, presumibilmente, dalla Cina. Più di 20 aziende americane sono state colpite da questi attacchi, sebbene inizialmente questi fossero rivolti in particolar modo agli account mail dei dissidenti cinesi. Jill Hazelbaker, direttore delle comunicazioni di Google, ha detto che le indagini dell'azienda sono tutt'ora in corso, ma non ha voluto rilasciare ulteriori commenti.

Redazione online
19 febbraio 2010




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Di Nardo: "O sei amico di Veltroni e Rutelli o torni a casa"

La Stampa

Le telefonate tra progettisti: «Si potevano fare affari d'oro»



FULVIO MILONE
ROMA 


Alcuni degli imprenditori sono proprio quelli sospettati di avere partecipato al banchetto degli appalti finiti nel mirino della magistratura. Ma non sempre ci riescono: a volte si arrabbiano perché qualche gara l’hanno persa, e allora si sfogano al telefono parlando di «cricche romane» che si aggiudicano i lavori con la sponsorizzazione dei politici. Gonfi di livore, fanno anche i nomi di Walter Veltroni e Francesco Rutelli.

L’architetto di Veltroni
I due nomi compaiono in un’informativa dei carabinieri del Ros. Il tema è l’appalto per la realizzazione del nuovo auditorium del capoluogo toscano. L’imprenditore Vincenzo Di Nardo e l’architetto Marco Casamonti speravano di accaparrarselo, ma non è andata così. E in una telefonata del 29 dicembre 2007, pochi giorni dopo l’aggiudicazione a un’altra impresa, si sfogano di brutto.

DI NARDO: «Allora tu sei il primo e io sono il secondo degli ultimi».
CASAMONTI: «Il primo e il secondo degli ultimi... ci vuole pazienza ... io so com'è andata».
DI NARDO: «No, io so com'è andata questi sono stati tutti... pilotata... Eh certo! E’ Veltroni... quell'architetto è di Veltroni... l'impresa è di Veltroni e il sindaco (di Firenze, ndr) Domenici ha preso gli ordini da Veltroni. E’ una vergogna ... ma che vuoi fare?».
DI NARDO: «E’ uguale, è successo a Venezia».
CASAMONTI: «Ma sì ha vinto la SACAIM... si sapeva un mese fa». La conversazione prosegue a lungo, fino a che Di Nardo non riprende l’argomento: «L'errore è stato a pensare alla città di Firenze ... non alla città di Roma e ai corrotti...».
CASAMONTI: «Questi non hanno pensato a niente, guarda noi si poteva fare d'oro».
DI NARDO: «D'oro, d'oro».
CASAMONTI: «NON AVREMMO VINTO lo so... era scritto quindi non c'è da arrabbiarsi. Questi della commissione erano imbarazzaTi... non sapevano come fare... Veltroni ha chiamato Domenici... Domenici, Biagi (ex assessore comunale, ndr)... Biagi ieri è stato tutto il giorno in commissione perchè non sapevano come fare... a questo (il vincitore, ndr) gli han dato 15 punti per le strutture... 15 punti gli han dato... ha preso il massimo dei voti su tutto». E, più avanti, Casamonti aggiunge: «Detto fra me e te doveva vincere Giafi (ditta dell’imprenditore Valerio Carducci, ndr) senonché è arrivato l’ordine di Veltroni...».

Nella conversazione ce n’è anche per Rutelli. Dice infatti Casamonti a proposito di un altro appalto a Venezia: «Nel gruppo Sacaim (che ha vinto la gara, ndr) c’era C+S (Cappai e Segantini, annotano i carabinieri, ndr), che sono amici miei. Mi han detto: “Marco ci hanno infilato un architetto di Roma che è un amico di Rutelli”... Hai capito?... A Venezia... Io lo sapevo da due mesi. Non c’era verso... che c’era l’architetto di Rutelli». Risponde Di Nardo: «Oh Marco, questo ti insegna un’altra cosa... o tu diventi amico di Rutelli o di Veltroni o tu puoi tornare a casa».

Con Veltroni o Berlusconi?
Anche Valerio Carducci, durante una telefonata a Casamonti, è arrabbiatissimo: «Io poi ho avuto una conferma importante... che lì erano... fino a due giorni prima eran tutto... tutto a nostro favore... E’ arrivata proprio tassativamente la telefonata di Veltroni eh!». Ed è uno sconsolato Di Nardo quello che, ancora il 29 dicembre, dopo essersi parlato con un amico della «cricca Veltroni Rutelli» («Si sono messi d’accordo e si sono diviso il bottino»), chiama al cellulare il direttore uscente di Confindustria Toscana, Vincenzo Bonelli, e sbotta: «Ma che devo votare? Veltroni perché facciano mangiare la gente... devo scegliere con chi devo stare? Devo essere alla corte di Veltroni o alla corte di Berlusconi o alla corte di Dell’Utri... o alla corte di D’Alema?».

Rutelli se ne va
Ma c’è dell’altro. Un anno dopo, il 6 maggio 2008, i carabinieri annotano una conversazione fra Ettore Figliolia, ex capo di Gabinetto di Rutelli quando questi era vicepremier ed ex consigliere giuridico di Bertolaso, e Angelo Balducci, indicato dai giudici come il «motore» del «sistema gelatinoso» che regolava gli appalti. Figliolia spiega perché Rutelli ha deciso di lasciare l’incarico di Commissario straordinario per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia: «Mi dice... “Ettore io andrò a fare il presidente del Copaco (Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, ndr), non posso più interessarmi di questi problemi...”. Gli ho detto: “Francesco queste cose potresti dirle anche un attimo prima perché devi anche pensare che sto lavorando anche per adottare dei provvedimenti che vedono una qualche sistemazione di un personale che ha dato molto”...».




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Salvi: "Quel sistema lo usò anche la sinistra"

La Stampa

L'ex Ds accusa. Da Bersani alla Bindi: campagna diffamatoria



R.R.

ROMA

Inquietudine anche nel centrosinistra per alcune intercettazioni dell’inchiesta, in cui imprenditori e architetti si lamentano perché una serie di appalti a Firenze e Venezia per le celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia sarebbero stati pilotati da due leader del centrosinistra come Veltroni e Rutelli. Del resto il sistema dei poteri speciali a Bertolaso non si era fermato con il governo Prodi.

Paolo Gentiloni, che ai tempi della giunta Rutelli era il braccio destro del sindaco, ammette che «dal 2002 la Protezione civile operò senza gare e con appalti diretti, con il governo Berlusconi e dopo anche con il governo Prodi, che gli attribuì anche alcuni grandi eventi».

Ed è proprio questo uno dei punti su cui si indirizzano le critiche di Cesare Salvi, ex Ds: «I giudici facciano presto chiarezza su questi episodi, perché se gli interventi ci sono stati sono fatti gravi, ma se sono solo chiacchiere di imprenditori delusi allora perché metterle nel fascicolo? Detto questo, mi permetto di dare un consiglio a Bersani: si assuma la responsabilità di dire che nei due anni in cui eravamo al governo abbiamo usufruito di questa normativa che apre la porta a rischi di arbitrii e oggi chiediamo di modificare. Poi bisogna essere molto rigorosi in casa propria se si vuole essere credibili e le candidature al Sud di alcuni governatori non sono le migliori per pretendere le dimissioni di altri. Comunque sia l’inchiesta conferma l’intreccio perverso e inaccettabile di politica ed affari che coinvolge entrambi gli schieramenti».

Sulle intercettazioni, gli interessati rigettano sdegnati, con Veltroni che attacca i titoli di Libero e del Giornale e minaccia querele contro «le farneticazioni» e «questa vergognosa campagna condotta con le armi della calunnia e della diffamazione». E con Rutelli che da due giorni brandisce le vie legali, perché «non ho deciso in nessun caso, nella mia esperienza di amministrazione e di governo, l’esito di qualsivoglia gara, né ho mai interferito sulle decisioni riguardanti assegnazioni di lavori che spettano ai servizi tecnici e amministrativi, e non alla politica». «E’ tutta fuffa - si spazientisce Rosy Bindi - se loro vogliono provare il teorema che siamo tutti uguali, se lo scordano!». Dal presidente al segretario, fino all’ultimo dei peones, tutto il Pd - impegnato a smontare alla Camera pezzo per pezzo il decreto sulle Emergenze - fa quadrato.

Nel cortile di Montecitorio, Pierluigi Bersani si toglie gli occhiali rossi dopo aver letto le ultime agenzie e scuote il capo di fronte alla prospettiva che l’inchiesta possa coinvolgere anche il Pd: «Quella su Veltroni è una totale invenzione come ha spiegato anche lui, perché è evidente che chi parla si copre le spalle del mancato appalto dando la colpa ad altri».




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Caso Bertolaso, nella cricca c'è anche una suora

Il Tempo

Due delle persone intercettate cercano di farsi raccomandare da una religiosa.I verbali: "Suor Enrica è graziosa, con lei si può parlare".


Tutto è iniziato con gli appalti «pilotati» alla Maddalena. Poi si è scoperto che oltre a imprenditori e funzionari pubblici, nell’affare erano coinvolti a vario titolo onorevoli e senatori. Scavando, gli inquirenti fiorentini si sono imbattuti anche in un monsignore che chiedeva raccomandazioni alla «cricca». Poi è spuntato un cardinale «inconcludente».

Ora ecco apparire una suora. Adesso, dunque, nelle informative dei carabinieri del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri di Firenze, spunta un'altra figura ecclesiastica: suor Enrica, sottosegretaria e sovrintendente di tutti gli ordini religiosi femminili. Ancora una volta, dunque, una «tonaca» nell'inchiesta per corruzione che ha mandato in carcere, per ora, Angelo Balducci, Diego Anemone, Mauro Della Giovampaola e Fabio De Santis, oltre a far finire nel registro degli indagati della procura di Firenze decine e decine di nomi.

Secondo le intecettazioni registrate dai militari, la suora avrebbe dovuto aiutare alcuni amici della «cricca» ad acquisire una struttura che si trova al Gianicolo. Nella conversazione registrata dagli investigatori il 21 luglio del 2008, Riccardo Fusi, ex presidente della Btp (Baldassini-Tognozzi-Pontello), indagato i presunti appalti «manovrati» per i lavori del G8 alla Maddalena, parla con il commercialista Pietro Di Miceli riguardo all'acquisizione di una struttura al Gianicolo, per la quale creerebbe difficoltà la madre generale Silvana Furnari. Così, ecco apparire nella conversazione suor Enrica. Fusi: «Io ti chiedevo ...allora ...noi abbiamo, come ti avevo accennato, un grosso problema ...oppure forse è minore di quello che penso io». Di Miceli: «Sì ...».

F: «Per una struttura lì al Gianicolo ...e il nostro contatto, cioè il nostro contatto è con Alpitour ma non c'entra niente, il problema che potrebbe nascere è con la ...con la madre ...madre generale Silvana ...Silvana Furnari ...e sono ...aspetta ti leggo cosa sono queste qui ...sono la società del Monastero delle Oblate Agostiniane e di Santa Maria dei sette dolori ...monastero bla, bla bla ...ecco ...io ...come ...ti preparerei un promemoria per mercoledì». D: «Ecco sì». F: «Ma tu con questa gente in qualche modo ...hai modo di parlare ...cioè ci si può arrivare oppure no?». D: «Ci puoi arrivare pure tu direttamente».

F: «No, io direttamente ...io con le suore non è che vado tanto d'accordo». D: (ride). F: «Preferisco che ci sia tu». D: «Perché c'è suor Enrica ...no ...suor Enrica». F: «Ah, suor Enrica?». D: «Sì, è sottosegretaria e sovrintende di tutti gli ordini religiosi femminili ...e che io ti ho presentato no?». F: «Ah ...certo, certo».

D: «Ecco, e quindi». F: «Si può parlare con lei allora». D: «Sì ...certo che si può parlare con lei ...con suor Enrica ...è così graziosa ...non è un problema». Il commercialista, infine, nelle intercettazioni del 22 luglio 2008, conferma di aver ricevuto la documentazione richiesta a Riccardo Fusi (atto Alpitour ndr.), precisando che dopo averla analizzata la invierà alla religiosa individuata per la soluzione del problema: «Ti ringrazio ...ho ricevuto il tutto giù a Palermo ...per e-mail ...il tempo di studiarmeli ...e passo tutto quanto a suor Enrica ...va bene?».

Augusto Parboni
19/02/2010




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Quel manifesto troppo sexy" Censurata vetrina a Loreto Tonucci: "Offende le donne"

Il Resto del Carlino

Polemiche nella città mariana dopo che i vigili urbani hanno coperto l'esterno di un negozio per una pubblicità che mostrava gambe e giarrettiere, pare in seguito alle lamentele di sacerdoti e vescovi.
La titolare: "L'occhio più peccaminoso è di chi vede il male dove non c'è"



Loreto, 18 febbraio 2010


C'è sempre di mezzo una donna. Anche se, in questo caso, non in carne e ossa. E' polemica a Loreto dopo che un manifesto di pubblicità di intimo femminile, esposto in una vetrina del corso principale, è stato censurato dalla polizia municipale.

L'oggetto della 'discordia'. Una gonna sollevata che scopre delle giarrettiere e il marchio del negozio che fa da foglia di fico alle parti intime femminili, con il claim "Sotto il vestito niente". Il negozio in questione dista pochi passi dalla Basilica della Santa Casa. Sarebbero stati sacerdoti e vescovi a notare il manifesto troppo osè. Pronto l'intervento dei vigili che, con carta da pacchi e nastro adesino, hanno 'oscurato' il cartellone.

La censura è stata fatta quando il negozio era chiuso per ferie, ma i vigili hanno comunque avvertito la titolare, Cristina Andresciani. Quest'ultima, contraria alla cosa, ha rimosso la copertura un paio di volte, fino a che i vigili non l'hanno applicata con colla da affissioni.

"E' una mancanza di rispetto", grida indignata la titolare. E aggiunge: "Chi è senza peccato scagli la prima pietra. L’occhio più peccaminoso è di chi vede il male anche dove non c’è. Io non sono una persona volgare e questo non è un sexy shop, ma un negozio di abbigliamento. Solo piazza della Madonna ricade sotto lo Stato del Vaticano, non tutta la città. Mi spiace che Loreto finisca sui giornali per due bigotti".



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Minacce di morte a Brunetta, 90enne nei guai

Il Secolo xix


Ha ammesso tutto ai carabinieri: «Vero, quella lettera di minaccia di morte al ministro Renato Brunetta l’ho scritta io». Ad ammettere il grave gesto per il quale sta indagando la procura di Roma, è stato un arzillo pensionato di 89 anni, Giovanni Mommo, che da qualche anno vive ad Ameglia. L’anziano, originario di San Benedetto del Tronto, che si è trasferito da alcuni anni in Val di Magra, non è nuovo a gesti di questo tipo. “Ho tanto tempo a disposizione e pertanto scrivo a tutti: ministri, parlamentari, ho scritto anche al presidente della Repubblica – racconta – Rosy Bindi quando era ministro della sanità l’ha scampata per un pelo.

Dovevo essere curato e non trovavo un ospedale adatto alle mie necessità. Allora scrissi al ministro minacciandola. Arrivarono i carabinieri a casa mia, ma poi fui ricoverato. A quel punto scrissi al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano per lamentarmi: non è giusto che i carabinieri siano venuti a bussare alla porta di un onesto cittadino che ha sempre servito la patria”.
Anche questa lettera di minaccia inviata al ministro Brunetta pare sia stata scritta dal pensionato per sollecitare nuove cure.

“Io non chiedo soldi o altro – si legge nella lettera che il pensionato ha inviato al ministro – ma solo di essere ricoverato e curato in un ospedale dove vi sia un medico di provata capacità per risolvere il problema di salute che mi trascino da anni”. L’uomo infatti non cammina più e non si rassegna a non essere più autosufficiente.


Le minacce al ministro della Pdl sono pesantissime, anche se è davvero improbabile, vista l’età e le condizioni fisiche, che il pensionato possa metterle in atto. “Onorevole ministro Brunetta, come rappresentante della politica ti ritengo corresponsabile per la tua indifferenza nei miei riguardi – scrive l’ex combattente – e quindi l’ora della vendetta è scoccata perché la mia decisione è presa: tu morirai per mia mano. Non ti dirò quando, come e dove. La condanna sarà eseguita. Ed essendo io un uomo d’onore – incalza il pensionato delle Ferrovie dello Stato – non pronuncio condanne campate in aria”.



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La lettera delle figlie a Bertolaso: "Sei l’orgoglio della tua famiglia"

di Redazione

Chiara e Olivia, studentesse universitarie, scrivono al padre dalle colonne di "Panorama". "Tieni duro, questo fango no ti sporcherà: gli italiani sanno riconoscere le menzogne"


di Chiara e Olivia Bertolaso

 
Gentile direttore, abbiamo deciso di rivolgerci al suo giornale per denunciare una triste realtà che da tempo affligge il nostro Paese. Siamo due studentesse che amano l’Italia e credono nelle istituzioni e che, per tale ragione, non intendono tacere oltre lo scempio che si è compiuto negli ultimi giorni nei confronti di un uomo onesto, funzionario dello Stato e padre di famiglia premuroso. 

Colui che ha dedicato parte della sua carriera a curare i miseri della Terra in luoghi dimenticati dall’uomo e da Dio, e gli ultimi nove anni, il periodo trascorso a capo della Protezione civile italiana, a soccorrere i suoi concittadini meno fortunati portando sul petto il tricolore e nel cuore la speranza di poter essere d’aiuto al suo Paese. 

Un uomo che, chiedendosi ogni giorno cosa avrebbe potuto fare per migliorare la sua patria, non quello che la sua patria avrebbe potuto fare per lui, ha sacrificato la maggior parte della sua vita privata per adempiere i suoi doveri civili, ma è riuscito nonostante tutto a insegnare alle sue figlie, che lo reclamavano a casa, il rispetto e la dedizione per un bene superiore, l’Italia. 

Un uomo generoso che non ha mai lesinato il suo tempo negli incontri con i giovani studenti e i bambini delle scuole, degli oratori e delle chiese, altruista al punto di devolvere il compenso che gli sarebbe spettato per le migliaia di conferenze pubbliche tenute in beneficenza. Un uomo che con straordinaria umiltà ha ricevuto due medaglie al valore civile, assegnategli da due diversi presidenti della Repubblica italiana, la legione d’onore dalla Repubblica francese, quattro lauree ad honorem e innumerevoli riconoscimenti di stima e affetto da coloro che gli sono più a cuore, gli italiani (...).

In questi ultimi giorni (...) abbiamo sentito parlare di Guido Bertolaso, nostro padre, come di un avido e un corrotto. Lo hanno accusato di frequentare un luogo losco e peccaminoso come il Salaria Sport Village di Roma, che invece è un centro sportivo frequentato ogni giorno da bambini, adolescenti, adulti e anziani in cerca di benessere e cure fisiatriche; lo hanno definito un puttaniere che si intratteneva con una escort di nome Francesca, che in realtà avrete ormai scoperto essere una fisioterapista professionale e rispettabile i cui massaggi terapeutici sono stati arbitrariamente definiti prestazioni sessuali. 

Oramai l’unica vicenda su cui speculare per continuare a trascinare nel fango il capo della Protezione civile con l’accanimento necessario è la storia della escort brasiliana, con la quale è stato organizzato un incontro a sua insaputa e dal quale si è allontanato indignato dopo il massaggio. (...)
Vogliamo quindi sottolineare la gravità delle accuse e ipotesi infamanti mosse sulla base di parole estrapolate da intercettazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare, i cui contenuti, in un paese civile, dovrebbero essere mantenuti segreti almeno fino allo svolgimento del processo. 

Ma in questo caso si è già sentenziato sulla colpevolezza di Bertolaso prima ancora che inizino gli interrogatori e che si decida se rinviarlo a giudizio o meno. In questo, e purtroppo per il nostro Paese in tanti altri casi, alcuni giornalisti senza scrupoli hanno deciso di ergersi al di sopra della giustizia italiana per condannare e distruggere in pochi minuti la reputazione e il duro lavoro di un uomo, riportando i fatti degli ultimi giorni senza cognizione di causa, senza obiettività, senza soprattutto approfondire la realtà dei fatti, ma semplicemente divulgando ciò che per loro era più comodo, ciò che li avrebbe fatti vendere più copie anche se si trattava di pure e meschine insinuazioni (...).

Noi ci chiediamo con quale arroganza, con quale subdola malignità si sostengono tali accuse quando i conti in banca del sottosegretario sono nelle mani degli inquirenti da giorni e sono loro i primi probabilmente ad aver capito che non c’è nulla da nascondere e solo tutta la sua innocenza da dimostrare. Con queste nostre considerazioni non intendiamo negare la legittimità della libertà di stampa, che riteniamo fondamentale, ma piuttosto vorremmo denunciare la libertà di menzogna, la libertà di divulgare notizie incerte e approssimative: un reato per il quale molto spesso non è prevista pena, o almeno non commisurata al delitto. 

Noi crediamo nel diritto di un cittadino di essere giudicato da una corte prima che dai mass media, crediamo nel suo diritto di potersi difendere dalle calunnie, crediamo soprattutto nel diritto del cittadino assolto da ogni colpa di essere riabilitato da coloro che per primi lo hanno distrutto, e crediamo nel dovere di questi ultimi di pagare per il danno arrecato (...). 

A te, papà, vorremmo dire che sei l’orgoglio della tua famiglia, che lo sei sempre stato e che lo sei ora più che mai. Di certo non saranno le parole al vento di qualche giornalista improvvisato a toccarci, ma anzi serviranno a motivarci sempre di più nella volontà di cambiare questo Paese. Non hai tradito la nostra fiducia, né quella degli italiani, i quali sono dotati di una coscienza critica che gli permette di discriminare la menzogna dalla verità e di capire che dopo tutti i sacrifici che hai fatto per loro sarebbe contraddittorio e assolutamente privo di senso volerli ingannare e danneggiare.




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Una 45enne si "risveglia" all'obitorio Stava per essere imbalsamata

Corriere della Sera


Noelia Serna, dichiarata morta dopo un infarto, ha mosso il braccio destro in camera mortuaria



MILANO - Una donna colombiana di 45, dichiarata morta dopo un infarto, ha mosso il braccio destro mentre stava per esser imbalsamata. L'impiegato dell'agenzia funebre ha immediatamente interrotto la procedura riportando Noelia Serna in ospedale. In rare occasioni, ha spiegato il neurochirurgo Juan Mendoza Vega, può succedere che il battito cardiaco e il respiro scendano a livelli impercettibili.

Serna, malata di sclerosi multipla, ha avuto un infarto lunedì scorso ed è stata ricoverata in ospedale. Per dieci ore è rimasta collegata al respiratore artificiale. Poi, dopo un secondo infarto, i medici l'hanno dichiarata morta. Tre ore dopo, stavano per iniettarle nella gamba il liquido che si utilizza per conservare i corpi prima del funerale. Ma si sono accorti di non avere di fronte un cadavere. «Muoveva il braccio destro, ho fermato la procedura e l'abbiamo riportata di corsa all'ospedale» hanno detto gli impiegati dell'agenzia funebre. Secondo i medici le sue possibilità di sopravvivere comunque «non sono alte».

Redazione online
19 febbraio 2010



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Il giudice, il denaro e il costruttore: «Non posso scappottare»

Corriere della Sera

Le intercettazioni - Colosimo, della Corte dei conti, e Piscicelli

ROMA — Quando nell’ottobre del 2008 Angelo Balducci — ora in carcere con l’accusa di corruzione legata agli appalti dei Grandi Eventi gestiti dalla Protezione civile — fu nominato presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, qualcuno sembrò rammaricato. Per esempio il giudice della Corte dei conti Mario Colosimo, fino al 2008 vice alto commissario per la lotta alla contraffazione, il quale paventava che passando al nuovo incarico il potente appaltatore perdesse gran parte della sua influenza. Lo spiegò all’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli, quello sorpreso a confessare che la notte del terremoto in Abruzzo rideva pensando ai guadagni procurati dalla ricostruzione. I due, coinvolti entrambi nell’indagine fiorentina sui presunti imbrogli nell’attribuzione dei lavori, sono cari amici. Un intero rapporto dei carabinieri del Ros è riempito dalle conversazioni in cui Piscicelli chiede aiuto a Colosimo per ottenere crediti dalle banche (che però non sembrano arrivare); in alcune però, è il giudice a raccomandarsi per una scadenza che, secondo gli investigatori, si riferisce alla restituzione di 200.000 euro: «Sono in una situazione in cui non posso scappottare...». Il pomeriggio del 10 ottobre 2008 Colosimo dà a Piscicelli la notizia del nuovo incarico conferito a Balducci, e l’imprenditore si mostra contento: «Finalmente, sia fatta la volontà della Madonna! Così sta contento... che sta depresso come un morto». I carabinieri intercettano e annotano che il magistrato «non sembra così entusiasta di questa nomina che di fatto pone Balducci fuori dalla gestione degli appalti». In effetti Colosimo dice che ora l’ingegnere «è fuori da tutto... lascia tutte le strutture di missione, ovviamente...».

Piscicelli non condivide la preoccupazione del giudice, perché quella era la carica che il comune amico appaltatore inseguiva da tanto tempo: «Lui ci teneva da morire per questa cosa, dalla quale quel chiavico di Di Pietro (quand’era ministro dei Lavori pubblici, ndr) lo aveva cacciato». Colosimo cerca di fargli comprendere una diversa realtà: «Ma che sai, Francé... questa è una cosa per... Vabbè, conclude la sua carriera lì dove voleva e basta. Lascia tutto». E per essere un po’ più chiaro: «Una cosa era quando lui lì aveva centralizzato tutto, una cosa è ora che invece rimane in una struttura di consulenza, prestigiosa ma di consulenza, punto... Lui perde l’operatività, quello che è stato il suo... la sua forza per tanti anni». Ora Piscicelli mostra di aver capito: «Ma tu sei convinto di questo? Vabbè, allora non è una buona notizia ». Tre giorni dopo Colosimo, dal telefono dell’ufficio di Piscicelli, chiama proprio Balducci: «Intanto auguri... Avrei bisogno di parlarti, Angelo. Quando ti posso vedere? Domani mattina ci sei?». Balducci è impegnato: «Guarda, dipende da come si mette qui... Quando si prende una decisione ti faccio sapere... ». Passano altri dieci giorni e stavolta è Piscicelli a chiamare Colosimo, mentre si trova in compagnia dell’imprenditore fiorentino Riccardo Fusi (l’amico del coordinatore del Pdl Denis Verdini, indagato anche lui per concorso in corruzione): «Senti, ti volevo dire questa cosa abbastanza... Tu il presidente dell’Istat, per caso lo conosci? Fra le tue tante... è toscano». Il giudice risponde di sì: «Lo conosco bene, perché?».

Nel rapporto ai magistrati il seguito della telefonata non è trascritto, ma i carabinieri ne riassumono e interpretano il contenuto: «Si comprende chiaramente che Piscicelli e Fusi stanno parlando della gara di appalto, già indetta, per la realizzazione della nuova sede dell’Istat, nell’ambito delle celebrazioni del 150˚ anniversario dell’unità d’Italia». Nelle annotazioni successive si riporta un altro tentativo di Colosimo di rintracciare Balducci. Il 7 novembre 2008 Piscicelli chiede all’amico giudice se è riuscito a parlarci, e quello dice di sì: «Dalla risposta fornita si comprende che il tema dell’incontro è la gara per i lavori della sede Istat; infatti Colosimo riporta che occorre attendere la scadenza dei termini di presentazione dei progetti/offerta, aggiungendo che con questa gara ha a che fare una persona che lui, Colosimo, nel passato ha aiutato, e ciò dovrebbe ulteriormente agevolarli». Però c’è un problema, segnalato dal magistrato: «Ci sono grossi colossi che stanno...». Piscicelli ribatte sicuro: «Ma anche noi siamo un colosso! Siamo la settima impresa d’Italia!».

Giovanni Bianconi
19 febbraio 2010



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Questi sono bulldozer» L’inchiesta a una svolta

Corriere della Sera

Nuove richieste dei pm sulla banda degli appalti



ROMA—È negli atti giudiziari già noti che si rintraccia la svolta imminente dell’inchiesta sui lavori pubblici affidati dai funzionari delegati alla gestione dei Grandi Eventi nel dipartimento di via della Ferratella. I pubblici ministeri fiorentini che hanno già ottenuto i quattro arresti eseguiti la scorsa settimana, evidenziano «il coacervo di vicende» che li ha portati a presentare «un’altra richiesta di misura cautelare per corruzione nell’ambito degli accertamenti sull’appalto per la realizzazione della scuola marescialli dei carabinieri di Firenze».

E fanno intravedere l’ampiezza dell’«apparato composto da uomini delle istituzioni e non, posto a servizio del gruppo imprenditoriale che fa capo a Diego Anemone, nonché la rete di connivenze intessute nel corso degli anni dai pubblici ufficiali Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola », cioè le persone tuttora in cella. È una «rete» che le intercettazioni telefoniche e i riscontri effettuati dai carabinieri del Ros hanno già delineato, anche se nuovi personaggi potrebbero emergere nei prossimi giorni dalle verifiche in corso sui tre filoni aperti, che vedono tra gli indagati per corruzione pure il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso.

Oltre a quella toscana, si muove la procura di Perugia competente a indagare sugli appalti del G8 a La Maddalena, su quelli per i Mondiali di Nuoto organizzati a Roma e per le celebrazioni del 150˚ anniversario dell’Unità d’Italia per via del coinvolgimento collaterale del magistrato romano Achille Toro. E lavora in parallelo quella de L’Aquila per accertare come sia avvenuta la spartizione dei lavori per la ricostruzione del dopo- terremoto con un’attenzione particolare a quei consorzi creati dagli imprenditori per aggiudicarsi almeno una fetta della torta.

«Sono dei bulldozer»

Il 28 dicembre 2008 Vincenzo Di Nardo, amministratore delegato della ditta toscana Btp, parla con l’architetto Marco Casamonti e afferma: «Sono banditi... è gente... prima o poi si leggerà sui giornali che li hanno cuccati con qualche tangente in mano ...dai! Questi poi sono violenti e... io ho visto la squadra in azione... non la conoscevo questa del Balducci, eccetera, eccetera... è una task force proprio insieme unita e compatta... e sono dei bulldozer e il Carducci è uno di quelli blindati dentro questa logica qui del Balducci che è il vero regista».

Il riferimento è a Valerio Carducci, patron della Giafi Costruzioni che dopo aver perso un appalto a Firenze verrà ricompensato con i lavori a La Maddalena. Scrivono i pubblici ministeri: «Il gruppo BTP (in persona dell’amministratore Di Nardo, del presidente Riccardo Fusi e del vicepresidente Roberto Bartolomei) ben consapevole del grande potere gestito dai funzionari facenti parte della struttura ministeriale di via della Ferratella, ed in particolare da Balducci, piuttosto che denunciare detto malaffare, si attiva al fine di accreditarsi presso detta struttura ed inserirsi nel sistema di corruttela ivi instaurato». Intermediario, dice l’accusa, è Francesco De Vito Piscicelli, ormai noto per essere uno degli imprenditori che rideva la notte del terremoto del 6 aprile scorso.

Il colpo della Btp

La sua attività si rivela efficace. I magistrati sottolineano come «attraverso le attività di intercettazione, emergeva che, per tramite Piscicelli Di Nardo e Fusi avevano la preventiva assicurazione, da Balducci e De Santis che alcuni appalti per le celebrazioni dell’Unità d’Italia sarebbero stati aggiudicati alla Btp, la quale avrebbe partecipato alle relative gare in associazione con il citato Consorzio Stabile Novus, riferibile allo stesso Piscicelli. E a seguito dello slittamento dei tempi l’interesse si spostava sulle opere appaltate in vista del vertice G8 a La Maddalena ».

Non solo: «La Btp aveva avanzato a Balducci e De Santis una preminente e pressante richiesta: che le venisse restituito il possesso del cantiere per la realizzazione della Scuola Marescialli dei Carabinieri di Firenze, allo stato affidato all’impresa Astaldi ed al centro di un complesso contenzioso amministrativo». È il nodo della nuova indagine sul quale si stanno svolgendo ulteriori verifiche, ma non l’unico.

Perché l’interesse degli investigatori si concentra anche sull’assegnazione dell’appalto da 7,3 milioni di euro per la ricostruzione di una scuola a L’Aquila ottenuto dalla Btp in un mese e mezzo. In quei giorni i contatti tra Fusi e il coordinatore del Pdl Denis Verdini, pure lui indagato a Firenze per corruzione, sono continui. E dopo aver avviato la pratica ed essere riuscito a farsi ricevere da Letta a palazzo Chigi, «Fusi lascia intendere che l’intervento di Verdini è stato determinante».

Sms con Bertolaso

Il giorno dopo il sisma in Abruzzo gli imprenditori appaiono già scatenati nella ricerca di contatti e sponsor. Anemone attiva i suoi referenti. Il 26 aprile Balducci gli assicura che «riproporrà a Bertolaso la richiesta di un incontro già avanzata con un sms dallo stesso Anemone». Ma la sera è lo stesso capo della Protezione Civile ad informarlo con un messaggio: «Sono all’Aquila sicuro fino a martedì sera» e lui risponde pronto: «Se vuoi ti raggiungo altrimenti ci vediamo appena puoi grazie». Lo ripete con un sms anche la mattina successiva: «Per favore possiamo vederci grazie».

E poi «si informa con Della Giovampaola sull’iter del decreto che regola tra l’altro lo spostamento del vertice G8 in Abruzzo». Poco dopo Bertolaso risponde con un nuovo sms: «Io son qua... quindi se hai bisogno vieni su... parliamo qua perché non penso che sicuramente fino all’uno, al due non riesco a muovermi... capito?». Anemone è pronto: «Magari do un colpo di telefono prima quando vengo su... non so quando è più comodo... così se c’ha un attimo di tranquillità». La risposta è positiva: «In teoria... dovrei... nel pomeriggio verso le quattro... cinque potrei essere libero... fammi un colpo domani e vediamo... d’accordo?». Il giorno dopo l’imprenditore viene allertato da un collaboratore sull’approvazione del decreto: «Me lo sono stampato e vabbè bisogna muoversi ».

Annotano gli investigatori: «Anemone fa capire che per tale ragione ha fissato un appuntamento per l’indomani pomeriggio con Bertolaso "dove sta il terremoto"». Poco dopo parla con l’ingegner Silvio Albanesi «e gli manifesta le preoccupazioni per gli effetti economici negativi che potrebbe avere l’applicazione del provvedimento governativo appena pubblicato riferito allo spostamento del vertice G8 dalla Maddalena a L’Aquila: "Io sono veramente disperato, proprio mi viene da piangere".

Il professionista lo esorta ad avere fiducia, facendogli capire che si stanno aprendo altre possibilità di lavoro, con probabile riferimento ai lavori post-terremoto in Abruzzo: "No... no ... invece non bisogna essere disperati... parlo del futuro... non parlo del passato. Ci sono tante cose che si possono... hai capito?». In quei giorni la corsa delle imprese ora finite nell’indagine era già in fase avanzata.


19 febbraio 2010






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