martedì 23 febbraio 2010

Tlc e 'ndrangheta, riciclaggio da 2 mld Il gip: «la più colossale frode di sempre»

Corriere della Sera






ROMA - Una gigantesca rete di riciclaggio di denaro sporco con ramificazioni internazionali per un ammontare complessivo di circa due miliardi di euro e 400 milioni di Iva evasa. E' questo il quadro dell'operazione Phunchard-Broker, i cui dettagli sono stati resi noti dal procuratore della direzione distrettuale antimafia di Roma, Giancarlo Capaldo, nel corso di una conferenza stampa insieme al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.

Quella emersa, stando alle parole usate dal gip nell'ordinanza, è «una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale». La vicenda chiama in causa in particolare Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Ma secondo il gip, le modalità operative di quest'ultima «pongono con solare evidenza il problema delle responsabilità degli amministratori e dirigenti della società capogruppo alla quale appartiene Tis, ossia Telecom Italia Spa».

ARRESTI E INDAGATI - Nella vicenda sono coinvolti alcuni dei protagonisti nel campo delle telecomunicazioni. Per Silvio Scaglia, ex amministratore delegato e fondatore di Fastweb, è stato emesso mandato di arresto, ma al momento ricercato all'estero. Scaglia ha dato mandato ai suoi difensori di concordare il suo interrogatorio nei tempi più brevi per chiarire tutti i profili della vicenda. Arresto anche per Stefano Mazzitelli, ex amministratore delegato della Telecom Italia Sparkle; per Nicola Di Girolamo, senatore del Pdl eletto nella circoscrizione estera Europa; e per un ufficiale della Guardia di finanza, Luca Berriola, attualmente in servizio al Comando di tutela finanza pubblica. Risultano poi indagati Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb a partire dal primo novembre 2004 e Riccardo Ruggiero, all'epoca dei fatti presidente di Telecom Italia Sparkle. Complessivamente il gip di Roma ha disposto 56 arresti.

CHIESTA L'INTERDIZIONE - La procura di Roma ha fatto richiesta formale di commissariamento di Fastweb e Telecom Sparkle. Secondo quanto si è appreso la richiesta è motivata dalla «mancata vigilanza» ed è stata fatta sulla base della legge 231 del 2001 che prevede sanzioni per quelle società che non predispongono misure idonee ad evitare danni all'intero assetto societario.

Fastweb fa però sapere che nei confronti delle due aziende sarebbe stata avanzata anche una richiesta di misura interdittiva dell’esercizio dell’attività, precisando che la richiesta sarà valutata dal giudice il prossimo 2 marzo. La stessa Fastweb, in un comunicato, dice di ritenersi estranea e parte lesa in relazione alla vicenda e in ogni caso si dice pronta a garantire la continuità dell'attività ai clienti e ai 3.500 dipendenti e alle oltre 8.000 persone che lavorano per la società. Le indagini hanno avuto ripercussioni anche sulla quotazione delle due società in Borsa.

LE ORDINANZE - Sono stati i carabinieri dei Ros e la Guardia di Finanza a condurre l'inchiesta che ha portato alle 56 ordinanze di custodia cautelare. Alcuni indagati sono stati arrestati in Usa, Inghilterra e Lussemburgo. Nelle richieste di arresto ci sono anche altri ex dirigenti di Fastweb in carica tra il 2003 e il 2006 e di Sparkle. Viene loro contestato di non avere adottato le necessarie cautele per evitare che le società fittizie lucrassero crediti d'imposta per operazioni inesistenti relativi all'acquisto di servizi telefonici per grossi importi.

Le parole del gip, secondo cui si sarebbe appunto di fronte ad una delle più colossali frodi della storia italiana, sono legate a diversi fattori: «l' eccezionale entità del danno arrecato allo Stato, la sistematicità delle condotte la loro protrazione negli anni e la qualità di primari operatori di borsa e mercato di Fastweb (Fweb) e Telecom Italia Sparkle».

METODI MAFIOSI - Ma non c'è solo l'entità della frode: per il magistrato l'organizzazione smantellata dall'inchiesta è anche «tra le più pericolose mai individuate», proprio a causa dell'abituale collaborazione con appartenenti alla 'ndrangheta, cui venivano intestati beni di lusso e attività economiche degli associati.

Il gip tira in ballo veri e propri metodi mafiosi per descrivere l'associazione per delinquere: «Unisce - scrive il gip - all'inusitata disponibilità diretta di enormi capitali e di strutture societarie apparentemente lecite l'eccezionale capacità intimidatoria tipica degli appartenenti ad organizzazioni legate da vincoli omertosi, la cui violazione è notoriamente sanzionata da intimidazioni e violenze che, spesso, giungono a cagionare l'uccisione sia di quanti si oppongano ai progetti delittuosi che degli stessi appartenenti al sodalizio criminale ritenuti non più affidabili».

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RICICLAGGIO - L'accusa è associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di capitali illecitamente acquisiti attraverso un articolato sistema di frodi fiscali. Il riciclaggio veniva realizzato attraverso la falsa fatturazione di servizi telefonici e telematici inesistenti, venduti nell'ambito di due successive operazioni commerciali a Fastweb e a Telecom Italia Sparkle rispettivamente dalle compagini italiane Cmc e Web Wizzard nonché da I-Globe e Planetarium che evadevano il pagamento dell'Iva per un ammontare complessivo di circa 400 milioni di euro, trasferendoli poi all'estero. Per realizzare la colossale operazione di riciclaggio, il sodalizio si è avvalso di società di comodo di diritto italiano, inglese, panamense, finlandese, lussemburghese e off-shore. L'Iva lucrata veniva incassata su conti esteri e poi i soldi venivano reinvestiti in appartamenti, gioielli e automobili.

SEQUESTRATE CASA, AUTO, QUOTE SOCIETARIE E NEGOZI - Ci sono 247 immobili, per un valore dichiarato di 48 milioni di euro, tra quanto è stato sequestrato nell’ambito dell’operazione. Nel decreto eseguito dagli uomini del Ros e della Gdf, ci sono 133 autovetture, 5 imbarcazioni per un valore di 3milioni e 700mila euro; 743 rapporti finanziari; 58 quote societarie per un valore di un milione e 944mila euro. Ma anche "crediti" nei confronti di Fastweb e Telecom Italia Sparkle, per complessivi 340 milioni di euro", due gioiellerie. Inoltre il valore dei beni localizzati all’estero ammonta a circa 15 milioni di euro.

LA DIRIGENZA - «La consapevolezza della dirigenza di 'Fastweb Spa' di far parte di un meccanismo fraudolento è emersa dalla copiosa documentazione sequestrata». Questo un passaggio illustrativo dell'operazione 'Broker' diffuso durante la conferenza stampa. Ci sono le relazioni dell'audit interno di Fastweb dalle quali «si rileva come fosse nota all'interno della società la circolarità dei flussi finanziari, formalmente giustificata da contratti di finanziamento, e peraltro realizzata nella sostanza grazie anche ad un anticipo concesso dalla stessa Fastweb alle società legate al sodalizio criminale e sue clienti». L'operazione investigativa Broker - è stata eseguita dai carabinieri del Ros e dal nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza. Le indagini sono state coordinate da Giancarlo Capaldo della Dda di Roma e dai sostituti procuratori Giovanni Bombardieri, Giovanni Di Leo e Francesca Passaniti. Gli arresti sono stati firmati dal gip del tribunale di Roma Aldo Morgigni.

L'UFFICIALE DELLA FINANZA - «Nel novembre 2005 l’ufficiale Luca Berriola chiese all’imprenditore campano Vito Tommasino - è stato spiegato sempre durante la conferenza stampa - di far rientrare dal’estero 8 milioni di euro, giustificando la transazione finanziaria con l’emissione di false fatturazioni a carico della Broker Management Sa, una società panamense operante nel settore delle Tlc». Secondo gli inquirenti Tommasino e Berriola avrebbero percepito un compenso pari al 2,5 per cento del capitale effettivamente recuperato. «Era una tangente. Arrivata su un conto corrente austriaco di una società panamense in una banca austriaca».





LA 'NDRANGHETA E LE ELEZIONI - Nel corso dell'inchiesta è emerso inoltre che la 'ndrangheta, tramite emissari calabresi in Germania, soprattutto a Stoccarda, avrebbe messo le mani sulle schede bianche per l'elezione dei candidati al Senato votati dagli italiani residenti all'estero e le avrebbero riempite con il nome di Nicola Di Girolamo. Per il senatore l'accusa è violazione della legge elettorale «con l'aggravante mafiosa». Sponsor di questa operazione di supporto nell'elezione del parlamentare, sarebbe stato l'imprenditore romano Gennaro Mokbel, collegato in passato ad ambienti della destra eversiva, e che più recentemente aveva fondato il movimento Alleanza federalista del Lazio e poi il Partito federalista.

Dalle indagini si è scoperto che si sono tenute alcune riunioni a Isola di Capo Rizzuto con esponenti della 'ndrangheta per la raccolta di voti tra gli emigrati calabresi in Germania. Agli incontri avrebbero partecipato esponenti della cosca Arena. Il 7 giugno 2008 venne emesso nei confronti di Di Girolamo una misura cautelare agli arresti domiciliari, con richiesta di autorizzazione all'arresto che venne negata dal Senato.

Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, ha commentato: «Se dalle carte della magistratura emergeranno elementi, deve essere chiaro che nessuno è intoccabile. Non ci saranno impedimenti a nessun tipo di indagine». Di Girolamo ha invece bollato le accuse nei suoi confronti come «roba da fantascienza».


Redazione online
23 febbraio 2010



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Ho avuto un bimbo da un sacerdote» Madre chiede il riconoscimento del figlio

Corriere del Veneto


Cinquantenne padovana esce allo scoperto e la notizia scuote la città del Santo.
Il bambino, 7 anni e mezzo, sarebbe stato battezzato proprio dal padre-prete




PADOVA - «Ho avuto un figlio da un noto sacerdote della diocesi e ora vorrei che lui lo riconoscesse». La denuncia choc di una cinquantenne professionista padovana, intervista dal Gazzettino, scuote la città del Santo.

Secondo quanto raccontato dalla madre, il bimbo avrebbe 7 anni e mezzo e sarebbe stato battezzato, alla nascita, dallo stesso padre-sacerdote. «Non mi interessa il sostegno economico – ha tenuto a precisare la donna al quotidiano – ma chiedo che questo figlio possa essere riconosciuto da suo padre, anche se è un prete. Penso ne abbia il diritto».

Due mesi fa la donna si è rivolta ad un legale di Padova – si tratta dell'avvocato Maria Pia Rizzo – per capire come fosse possibile tutelare i diritti del piccolo. Possibilità che il prete esca allo scoperto? «Il test del Dna ha accertato la sua paternità – ha raccontato la madre -; ma è troppo pericoloso, per lui, far sapere in giro che questo bambino esiste, che è suo figlio». A questo punto, però, non si escludono sorprese.

Giovanni Viafora
23 febbraio 2010



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Travaglio: «Non lascio Annozero La darei vinta a questi personaggi»

Corriere della Sera

Santoro: «Non sarebbe una catastrofe irreparabile».
Cicchitto: signorino isterico, parla senza contraddittorio

MILANO - Abbandonare Annozero? «Sarebbe un darla vinta a questi personaggi e al loro padrone». Chi parla è Marco Travaglio, "questi personaggi" sono Nicola Porro del Giornale e Maurizio Belpietro, direttore di Libero. Dunque l'opinionista rimane al suo posto, nonostante le parole che Michele Santoro ha affidato al Fatto quotidiano («Vivrei una tua decisione di prendere le distanze con grande amarezza, non sarebbe tuttavia una tragedia o una catastrofe irreparabile»).

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CARTELLINO GIALLO - «Ci vorrebbe un qualche sistema per sanzionare chi, anziché dibattere del tema della puntata, divaga, diffama: magari un cartellino giallo, le luci che si spengono, una sirena che suona» dice Travaglio in un'intervista al mensile free press Pocket. Sul Fatto il giornalista ha anche controreplicato a Santoro: nella puntata sulla vicenda Bertolaso, spiega, si è sentito aggredito e diffamato da Belpietro e Porro senza avere la possibilità di replicare in modo efficace. «Mi sto difendendo come posso per non essere massacrato - aggiunge -. Non vedo perché dovrei continuare a prendere lezioni da gente che pubblica patacche e bufale e che ha più condanne che capelli. A Santoro non attribuisco responsabilità, è un giornalista liberale e tollerante che cerca di gestire in qualche modo la situazione: ma non può fare nulla. Se non invitasse i giornalisti di Berlusconi sarebbe un fuorilegge, se togliesse loro la parola sarebbe illiberale».

LA LETTERA DI SANTORO - Nella lettera aperta pubblicata sul Fatto Santoro critica Travaglio per la performance dell’ultima trasmissione: «Hai saputo schivare e anche incassare molti colpi bassi ma questa volta è bastata una banalissima insinuazione di Porro (e non un’aggressione squadristica) per farti perdere il lume della ragione. Hai frequentato un sottufficiale dell’Antimafia prima che venisse condannato per favoreggiamento. Scusa, qual è il problema morale?». Santoro difende la propria conduzione a afferma: «Se la televisione è perfino peggiorata non è solo colpa di Berlusconi e dei suoi trombettieri ma di chi avrebbe dovuto contrastarlo e anche di quelli che scelgono di battersi pensando di essere gli unici a farlo con coerenza».

TRAVAGLIO: ERO STANCO - La replica: «L’altra sera la militarizzazione del fronte berlusconiano ha segnato un altro scatto in avanti e io, forse stanco e nervoso per conto mio, ho reagito in quel modo - ammette l’opinionista di Annozero e fondatore de Il Fatto -. Non nutro la tua stessa fiducia nel "pubblico" che saprebbe tutto e riuscirebbe da solo a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. Quando milioni di persone sentono dire che frequento mafiosi, penso che una parte di esse si aspetti una reazione proporzionata alla gravità dell’accusa, e se la reazione non arriva si fanno l’idea che qualcosa di vero ci sia». Travaglio ribadisce che per ribattere alle accuse «occorrerebbe del tempo per rispondere», e aggiunge: «quel tempo non te lo posso chiedere perché, nella partita di Annozero, sarei costretto a giocarne un’altra, privata».

«SIGNORINO VIZIATO» - Sulla vicenda dice la sua anche Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, con un duro attacco a Travaglio: «Lo scambio di lettere è istruttivo e divertente. Emerge in modo assai chiaro che Travaglio è un signorino viziato, ma anche un po' isterico, abituato a insultare senza contraddittorio per sette-dieci minuti in prima serata l’avversario di turno senza possibilità di risposta». E sulla puntata di Annozero: «Il giocattolo si è rotto alla prima avversità. La prima volta che il signorino isterico e narcisista si è trovato di fronte una paio di interlocutori privi di complessi di inferiorità che lo hanno preso per il cravattino e gli hanno fatto assaggiare la sgradevole sensazione che si prova ad essere contestati e attaccati, è impazzito e si è persino rivoltato, come fanno i cagnolini pechinesi quando gli si pesta il codino, contro il suo padrone che ha ben altra solidità. La sua crisi di nervi è uno specchio dei tempi. Santoro, sia buono, restituisca a Travaglio il suo monologo senza contraddittorio, e così la felicità e, specialmente, la sicurezza perdute».

Redazione online
23 febbraio 2010




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Il principe Filiberto doveva vincere il Festival

IL Tempo

"Striscia la notizia" svela i televoti pilotati. Il tg satirico aveva già dimostrato come cantanti e personaggi dello spettacolo con call center e schede telefoniche riuscissero a variare i risultati delle votazioni.



Le rivelazioni fatte da «Striscia la notizia» sono destinate a sollevare un mare di polemiche. Eh, sì, perché il vincitore - pare - dovesse essere proprio il contestato principe Emanuele Filiberto che, con il brano «Italia amore mio» cantato da lui, Pupo e dal tenore Luca Canonici, si sarebbe aggiudicato il primo posto. Tutto è successo ieri sera, quando Valerio Staffelli di «Striscia» ha consegnato il Tapiro d'oro a Pupo e a Emanuele Filiberto di Savoia per la tormentata esperienza vissuta a Sanremo. Prima l'eliminazione, poi il ripescaggio, infine i fischi raccolti sul palco con tanto di rivolta dell'orchestra del Teatro Ariston.

Ecco che Pupo non ha perso l'occasione per ricordare eventi passati e recenti: «Siamo diventati rifugium peccatorum - ha detto - Quando ci hanno tirato fuori nell'attesa del ripescaggio, ho provato tante emozioni che non provavo dal 1984, quando persi 130 milioni in un colpo solo al casinò». Staffelli, allora, ha incalzato: «Ma lei paga tutto», ricordando al cantante i 25 milioni spesi nel 1984 per assicurarsi il quarto posto a Sanremo, quando i voti venivano espressi con le schedine del Totip. Corsi e ricorsi. Anche stavolta le cose non sembrano cambiate, almeno secondo l'inchiesta condotta da «Striscia la Notizia» in merito ai televoti pilotati.

Il tg satirico aveva infatti già dimostrato come cantanti e personaggi dello spettacolo acquistando call center e schede telefoniche riuscissero a variare i risultati delle votazioni, raggiungendo così i vertici insperati delle classifiche. Staffelli ha inoltre riportato diverse voci che si sarebbero susseguite durante la serata finale del festival: la canzone «Italia amore mio» si sarebbe in realtà aggiudicata il primo posto, ma sarebbe stata subito riposizionata al secondo dopo le eccessive polemiche con le quali era stato accolto il brano. Il principe dimentica i suoi toni pacati e si scalda con facilità, forse ripensando alla vittoria perduta.

«Credo dovreste fare un'inchiesta - ha infatti esortato all'inviato di "Striscia" - Facci sapere se qualcuno ha tramato contro di noi». E «Striscia» esegue, raccontando che prima dell'apertura della busta con il nome del vincitore, si capiva che i finalisti erano già a conoscenza della classifica finale. Non a caso, Valerio Scanu, primo classificato e come tale l'unico a cui spettava l'esibizione, è stato il solo a presentarsi sul palco con tanto di auricolari al collo e microfono in mano. Mentre il Principe, seguito da Pupo e dal tenore, è salito sul palco mostrando con la mano un due a quanti erano seduti in platea.

«Striscia» ha intervistato la responsabile di un call center di Rimini che ha raccontato al tg: «L'anno scorso ho avuto diverse richieste per comprare i televoti di Sanremo. Si è rivolto a noi anche qualcuno che quest'anno ha superato le zone calde e si è posizionato particolarmente in alto. L'anno scorso non ha acquistato i voti per motivi economici. Ma arrivando in una posizione del genere può darsi che quest'anno qualcosa abbia fatto. In un giorno si possono raggiungere 7.500 voti con una spesa di circa 7.000 euro. Richieste mi sono arrivate anche dal "Grande Fratello", da "X Factor" e da "Sanremofestival59». Chi sarà allora il misterioso cantante che ha partecipato a Sanremo sia quest'anno sia l'anno scorso conquistando stavolta uno dei primi posti?



Dina D'Isa
23/02/2010





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Campagna antifumo in Francia: polemica sull'allusione al sesso

di Redazione

Fa discutere la campagna dell'Associazione per i diritti dei non-fumatori (Dnf).

Polemica per l'equiparazione del fumo alla sottomissione sessuale



Parigi - Che il fumo non faccia bene è cosa risaputa. Lo sanno anche in Francia, dov'è scoppiata una polemica per una nuova campagna anti tabacco rivolta soprattutto ai giovani. Per cercare di colpire nel segno gli ideatori della campagna hanno paragonato il fumo a un atto di sottomissione sessuale. Le immagini hanno sucitato un gran vespaio: nei manifesti, infatti, si vedono ragazzi e ragazze, con la sigaretta in bocca, simulare un rapporto orale. ''Fumare è essere schiavi del tabacco'', questo è lo slogan della campagna dell'Associazione per i diritti dei non-fumatori (Dnf). 
Riferimento sessuale Gerard Audureau, presidente della'associazione, al quotidiano Le Parisien spiega che ''il tabacco è una forma di sottomissione. E nell'immaginario collettivo la fellatio è il simbolo perfetto della sottomissione''.
La protesta Ma com'era ampiamente prevedibile questo accostamento non è andato giù a molti. Alcune associazioni che si battono per la difesa delle donne hanno duramente criticato questa campagna, bollandola come "volgare e offensiva". La battaglia, a suo di proclami, è appena iniziata. E sarà lunga. Visto che questi manifesti saranno affissi nei luoghi pubblici fino alla fine di maggio. Ce n'è di tempo per discutere e scandalizzarsi. Ma, in fondo, è proprio quello che speravano di ottenere quelli che hanno ideato la campagna.




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L'esercito Usa arruola il mulo-robot

Corriere della Sera


Può trasportare 180 chili per 32 chilometri su ogni tipo di terreno e riconosce il soldato da seguire



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MILANO - Perfetti muli da soma: obbedienti e mai testardi. Li vuole l'esercito americano per il trasporto di materiale bellico durante le ricognizioni di terra e l'impresa Boston Dynamics glieli costruisce. Ovviamente muli robot. Tutti bulloni, circuiti, software e motori. Queste macchine a quattro zampe si chiamano LS3 (Legged Squad Support System) e sono state commissionate dalla Darpa (Defense Advanced Research Project Agency) con un finanziamento di 32 milioni di dollari per 30 mesi.

Sono appetibili per la Difesa statunitense perché possono trasportare carichi da 181 chili per circa 32 chilometri, su ogni tipo di terreno: scosceso, innevato e scivoloso. Una pista di ghiaccio, una montagna fangosa, un cumulo di macerie o un bosco fitto di alberi non rappresentano un problema. Insomma, i quadrupedi artificiali possono camminare accanto ai soldati in ambienti difficili, inaccessibili a moto e auto. A sviluppare l'LS3 è Marc Raibert, già professore del Mit di Boston e oggi a capo dell'industria con la commessa, che progetta robot con le zampe dagli anni 80.

MULO-ROBOT- Il suo mulo-robot non è altro che l'evoluzione di Big Dog, una specie di cavallo meccanico dalla stazza di 75 chilogrammi, ma più sofisticato: ogni volta che si trova su un terreno difficile mette in azione i sensori di equilibrio per non cadere. «E' in grado di eseguire camminate instabili come quelle dell'uomo — spiega Giulio Sandini, direttore del dipartimento di robotica dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) — vuol dire che i suoi motori non si fermano mai e reagiscono istantaneamente agli squilibri. Un esempio per capire meglio?

Pensiamo a quando corriamo, c'è un istante in cui tutti e due i piedi sono sollevati da terra e se in quel preciso istante ci fermassimo, cadremmo. La stessa cosa succede alla macchina». A pieno carico il mulo robot deve pesare circa 570 chili (disposizioni del cliente) e camminare in maniera autonoma. «Può seguire un capo con addosso un dispositivo elettronico — dice Raibert — come un cane fedele, oppure essere guidato da un Gps». Al momento la velocità al trotto e al galoppo è limitata, al massimo viaggia a 16 chilometri all'ora.

Nessuna difficoltà invece nelle uscite in pattuglia: «Individua fino a cinque persone vicine in movimento e così evita di scontrarsi con loro» dice Sandini. La tecnologia dei motori a benzina che azionano i sistemi idraulici è da perfezionare — Big Dog ne monta uno da 18 cavalli mentre LS3 ne avrà uno da 40 cavalli — cercando di aumentare l'autonomia fino a 24 ore. «Un fattore importante è l'affidabilità: se una parte meccanica si rompe, il robot cade» dice Claudio Semini dell'Iit che sta assemblando HyQ (Hydraulic Quadruped), un cyber-San Bernardo sui 90 chili, progettato per trovare le persone da soccorrere dopo terremoti, tsunami e valanghe. Il prossimo passo per migliorare LS3? Darli la capacità di evitare un numero maggiore di ostacoli in movimento e soprattutto dotarlo di motori non rumorosi, altrimenti addio effetto sorpresa.

twitter@paolacars
Paola Caruso
23 febbraio 2010



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Festival di Sanremo, i 53 minuti che sconvolsero il televoto

Avvenire

Alle 23.12 di sabato notte, Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici per i televotanti avevano vinto il Festival di Sanremo, con 212.482 voti, pari al 32,95% di tutte le preferenze espresse dal pubblico. Poi c’è stata un’onda anomala che ha travolto tutto, facendo emergere Valerio Scanu come vincitore. Lo rivelano i tabulati del televoto, considerati dalla Rai segretissimi, al punto «da non poter essere divulgati in alcun modo». 

Così, al cronista che se li trova davanti per quelle casualità che fanno buffa la vita, viene da pensare che per un soffio non abbiamo rischiato un incidente politico, visto che qualunque cosa passa in tv finisce per diventare «politica». E l’incoronazione sanremese del trio con al centro il rampollo di casa Savoia sarebbe stata ovviamente un evento.

Ma torniamo ai numeri. Dopo la prima sera di televotazioni – quella dei ripescaggi – la situazione era la seguente: 1° Valerio Scanu con 233.092 voti; 2° Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici con 204.679 voti; 3° Nino D’Angelo con 94.042 voti; 4° Sonohra con 70.986 voti; 5° Toto Cutugno con 32.566 voti. Grazie a questi risultati Scanu e il Trio, eliminati dalla Giuria demoscopica, sono rientrati in gara. Non solo. 


Venerdì sera – con i televoti arrivati tra le 21.22 e le 23.21 
Pupo e il Principino erano primi con 141.384 voti; 
Scanu con 110.029 voti, 
Marco Mengoni con 39.478. 

In fondo alla classifica c’erano 

Enrico Ruggeri (6.391 televoti) e 
Fabrizio Moro (5.940), per questo eliminati dalla finale. 

Sabato sera i televoti, arrivati dalle 20.43 alle 23.12, avevano creato la seguente classifica: 

1° Pupo il principino con 212.482, 
2° Valerio Scanu (135.588 voti), 
3°Marco Mengoni (80.287), 
4° Povia (61.125 voti), 
5° Arisa (37.069 voti), 
6° Irene Fornaciari e i Nomadi (36.210 voti), 
7° Noemi (23.089), 
8° Malika Ayane (21.668), 
9° Irene Grandi 18.358, 
10° Simone Cristicchi (16.031).

E qui torniamo all’inizio. Alle 23.12 di sabato notte, quando Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici per i televotanti avevano vinto il Festival di Sanremo, con 212.482 voti, pari al 32,95% di tutte le preferenze espresse dal pubblico. A questo punto – per capirci bene – dobbiamo citare il regolamento di Sanremo 2010: «Le tre canzoni più votate accedono alla finalissima, con nuova votazione solo del pubblico attraverso il sistema del televoto. 


La canzone più votata verrà proclamata vincitrice assoluta». In questo momento tutto cambia. Sono le 23.39 e 52 secondi. Il televoto resta aperto fino alle 00.32 e 58 secondi. Poco meno di 53 minuti, durante i quali ai fan del Trio patriottico – che fino a qui aveva dominato – si aggiungono soltanto 1.384 voti in più, mentre Valerio Scanu ne raccoglie ben 96.517 in aggiunta a quelli già accumulati prima. I risultati parlano chiaro: Scanu vince con 235.105 televoti, pari al 37,01% dei votanti. 

Dai telefoni fissi riceve 56.066 voti, dai cellulari 180.039. Pupo & company ne raccolgono 113.284 dai telefoni fissi e 100.582 dai cellulari. Per un totale di 213.866, pari al 33,53%. Marco Mengoni – classificatosi terzo - ne riceve 34.866 dai telefoni fissi e 153.047 dai cellulari. Per un totale di 187.913, pari al 29,46% dei voti.

E i giovani? Come hanno televotato gli italiani i giovani in gara? Mercoledì sera sono passati cinque artisti di Sanremo Nuova generazione, come li chiamavano quest’anno. Alla fine della serata la classifica era la seguente: 


1° Nina Zilli (4.652 voti); 
2° Luca Marino (4.513 voti); 
3° Broken Heart (4.012); 
4° Jacopo Ratini (3.680 voti); 
5° Mattia De Luca (3.517). 

Alla finale sono passati Nina Zilli e Luca Marino. Giovedì sera si sono esibiti altri cinque Giovani. 

1° Jessica Brando (6.500 voti), 
2° Tony Maiello (5.824); 
3° Nicolas Bonazzi (2.994 voti); 
4° La fame di Camilla (2.988); 
5° Romeus (1.494). 

Sono passati alla finale di venerdì Jessica Brando e Tony Maiello. La sera di venerdì, finale dei giovani, il televoto è stato aperto alle 23.22 e 14 secondi e chiuso alle 23.52 e 34 secondi. Questi i risultati: 

1° Tony Maiello (15.623 voti), 
2° Jessica Brando (11.507 voti), 
3° Nina Zilli (9.904 voti), 
4° Luca Marino (7.550 voti).

Questa è la fotografia di Sanremo 2010 fatta attraverso il televoto. Che – va detto – si è dimostrato ancora una volta un ottimo business per la televisione. Per i Giovani sono infatti arrivati 371.944 televoti da apparecchi fissi e 822.125 da cellulari. Per i big, invece, sono arrivati 878.848 televoti da casa e 1.534.033 da cellulari. In totale sono stati espressi 3.606.950 televoti. Al costo di 0,75 euro a voto, il totale è di 2.705.212,50 euro.

 

Gigio Rancilio



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Annozero, Santoro gela Travaglio: "Se te ne vai non sarà una tragedia"

La Staampa

Botta e risposta sul Fatto quotidiano dopo le polemiche dell’ultima puntata




ROMA

Botta e risposta sul "Fatto quotidiano" tra Michele Santoro e Marco Travaglio, dopo le polemiche dell’ultima puntata di ’Annozerò. «Vivrei una tua decisione di prendere le distanze da "Annozero" con grande amarezza, ma non per ragioni personali», afferma il conduttore in una lettera aperta pubblicata dal quotidiano diretto da Antonio Padellaro. «Non sarebbe tuttavia una tragedia o una catastrofe irreparabile».

Santoro critica Travaglio per la performance dell’ultima trasmissione: «Hai saputo schivare e anche incassare molti colpi bassi ma questa volta è bastata una banalissima insinuazione di Porro (e non un’aggressione squadristica) per farti perdere il lume della ragione. Hai frequentato un sottufficiale dell’Antimafia prima che venisse condannato per favoreggiamento. Scusa, qual è il problema morale?». Il conduttore difende la propria conduzione a afferma: «Se la televisione è perfino peggiorata non è solo colpa di Berlusconi e dei suoi trombettieri ma di chi avrebbe dovuto contrastarlo e anche di quelli che scelgono di battersi pensando di essere gli unici a farlo con coerenza».

Ribatte Travaglio: «L’altra sera la militarizzazione del fronte berlusconiano ha segnato un altro scatto in avanti e io, forse stanco e nervoso per conto mio, ho reagisto in quel modo». Ammette l’opinionista di "Annozero" (e del "Fatto"): «Non nutro la tua stessa fiducia nel "pubblico" che saprebbe tutto e riuscirebbe da solo a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. Quando milioni di persone sentoro dire che frequento mafiosi, penso che una parte di esse si aspetti una reazione proporzionata alla gravità dell’accusa, e se la reazione non arriva si fanno l’idea che qualcosa di vero ci sia». Travaglio ribadisce che per ribattere alle accuse «occorrerebbe del tempo per rispondere», e aggiunge: «Ma quel tempo non te lo posso chiedere perché, nella partita di ’Annozerò, sarei costretto a giocarne un’altra, privata».


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Tg1, ora la Busi fa l’anti-Minzolini per lanciarsi come nuova Gruber

di Luigi Mascheroni



Contestata all’Aquila, la reporter prende le distanze dal direttore accusato di essere filo-berlusconiano. 


I sindacati la difendono, i colleghi la sconfessano





Il lungo allenamento a rimanere seduti per ore, composti e immobili, davanti a una telecamera, fa indubbiamente bene alla schiena. Ti abitua a tenerla dritta, qualsiasi sia la poltrona sulla quale sei seduto.

Privilegio e vanto dei mezzibusti televisivi, la schiena dritta testimonia una ferma coerenza con la verità dei fatti e l’indipendenza di giudizio, i principi più nobili del giornalismo e dell’etica professionale.

Dei quali, con l’eleganza e il tempismo che le sono propri, si è fatta inflessibile paladina, ieri l’altro - e improvvisamente - la conduttrice del Tg1 Maria Luisa Busi. Inviata all’Aquila per un servizio del settimanale di approfondimento Tv7, la giornalista è stata duramente contestata da un gruppo di abruzzesi che al grido di «Scodinzolini, scodinzolini!» ha manifestato indignazione per l’immagine falsata del dopo-terremoto propinata - così accusano - dal Tg1 nel corso degli ultimi mesi.

Abituata a reagire con freddezza e professionalità agli imprevisti della diretta, la conduttrice si è immediatamente smarcata dalla linea editoriale del suo Tg. Scodinzolando davanti agli abruzzesi indignati, Maria Luisa Busi ha risposto: «Vi capisco, ma io sono qui per fare il mio lavoro onestamente e non posso rispondere dell’informazione a livello generale che il Tg1 ha fatto sul terremoto». «Posso solo dire - ha poi dichiarato a mente ancora più fredda - che quello che ho visto all’Aquila con i miei occhi è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato». In gergo giornalistico si chiama «diritto di critica». Moralmente si dice essere dei «paraculi».

Facendo gentilmente presente che lei risponde solo di se stessa, e non del Tg1 del quale è dipendente, Maria Luisa Busi in un colpo solo si è dissociata dal suo telegiornale, dal suo direttore, dai suoi colleghi-inviati che hanno raccontato la ricostruzione dell’Aquila prima di lei. In qualsiasi altra testata giornalistica è sufficiente un terzo di tale esemplare dissociazione per essere cortesemente «dissociati» dal posto di lavoro, per giusta causa e con effetto immediato.

Alla collega Maria Luisa Busi, invece, è arrivato il sostegno scodinzolante del comitato di redazione del Tg1, dell’Usigrai, dell’Associazione stampa romana, dell’intera sinistra politica e giornalistica. Solo in tarda serata di ieri, dopo cinque ore di assemblea di redazione, le è arrivato lo scontato «buffetto»: i colleghi hanno «sfiduciato» la giornalista e il cdr, dando piena solidarietà a Minzolini. Tecnicamente, non cambia nulla. La Busi, dall’alto di una posizione di contestazione ad alta rendita, rimane dov’è.

Con un coraggioso gesto di conformismo professionale Maria Luisa Busi - «girando» per competenza tutte le contestazioni al proprio direttore Minzolini - ha prima preso atto della nuova aria che tira e poi le distanze da un telegiornale diventato, evidentemente per lei, imbarazzante nel suo filo-berlusconismo. Ma che, incidentalmente, secondo gli ultimi dati di ascolto registra cifre record: domenica, mentre la Busi e la sua troupe venivano contestati da qualche decina di persone, il Tg1 delle 13.30 veniva visto da quasi sette milioni di telespettatori, con il 35,4% di share, mentre quello delle 20 ha sfiorato il 30%. Performance non isolate ma in linea con la media dell’ammiraglia Rai negli ultimi mesi. Ma la maggioranza, si sa, se è berlusconiana non coincide con la democrazia.

E così, la bella - e per par condicio naturalmente anche brava - Maria Luisa Busi, detta «la fatina», da mezzobusto più sexy della televisione si scopre all’occorrenza e al momento opportuno anche pasionaria dell’etere. Dalla scrivania alle barricate. Un percorso scodinzolante che per riconosciuta flessibilità e capacità di adattamento ricorda - oltre alla comune doppia passata di Eglantine 03 di Viseart e velo di lucidalabbra trasparente - il videopercorso della collega e competitor Lilli Gruber, detta «la pantera».

La quale, a suo tempo primadonna dell’edizione delle 20 del Tg1, guidò la rivolta che nel ’93-94 si concluse con l’epurazione del suo direttore Bruno Vespa, in uno scontro epico che finì anche sulle prestigiose pagine di Time. «Pensava che uno dovesse inginocchiarsi di fronte agli esponenti della Dc che intervistava», disse la Gruber di Vespa. «È un’opportunista che ha approfittato dell’attuale situazione politica per dipingersi come una Giovanna d’Arco», disse Vespa della Gruber. Lui finì nelle retrovie della Rai per un bel po’. Lei, da lì a poco, eurodeputato dell’Ulivo.

L’altroieri Maria Luisa Busi ha detto di capire chi accusa Minzolini di inginocchiarsi davanti a Berlusconi. E qualcuno le ha già risposto dandole dell’opportunista. Se tanto ci dà tanto, e la storia è davvero una coazione a ripetere, Maria Luisa Busi tra non molto finirà per sedersi su una qualche poltrona ben più importante di quella di anchorman del Tg1. Sulla quale si siederà, ne siamo sicuri, con invidiabile postura.
E schiena dritta.



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Il verbale di Balducci in carcere: «Guadagno 2,5 milioni l’anno» Ecco gli interrogatori degli arrestati. Il dirigente: «Ho sempre pagato di tasca mia» Della Giovampaola: «Mai stato con una donna a pagamento. Le telefonate? Solo sfottò»

di Redazione

L’INTERROGATORIO DI ANGELO BALDUCCI

L’anno 2010, il mese di febbraio, il giorno 12, alle ore 14.22, in Roma, Sezione Giudice per Indagini Preliminari, avanti a Dott. R. Lupo, è comparso Balducci Angelo nato a S. Giorgio di Pesaro il 3.7.48.
Stato civile: sposato con 2 figli.

Titolo di studio: Laurea.

Professione/occupazione: Presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici.
Se è sottoposto ad altri processi penali: sì, per abuso d’ufficio.
Se ha riportato condanne nello Stato e/o all’estero: no.
Confermo la nomina dell’avv. Franco Coppi e avv. Borgogno Roberto

Il Gip gli contesta i seguenti fatti come da ordinanza del 5/2/2010.
Dichiara:

A domanda risponde: Intendo rispondere.
L’indagato legge una propria memoria.
Per i mondiali di nuoto ero commissario. Mio figlio Filippo ha aperto una scuola di musica e avrebbe voluto aprire una scuola in quel circolo. Oggi lavora come consulente al conservatorio Santa Cecilia.

ADR: Le mie funzioni erano di indirizzo e coordinamento. Vi era un pool di magistrati: consigliere Basili e altri che ora non ricordo che dovevano verificare i programmi.

ADR: Della Giovampaola aveva funzioni sia nella parte progettuale che esecutiva. Doveva stare lì fisso sul posto. Sono stato soggetto attuatore per tre mesi. I tempi per la realizzazione della Maddalena erano strettissimi. C’erano 3.000 uomini a lavorare.

ADR: In primo luogo bisognava allestire le aree. Poi dovevamo spostare l’ospedale.

ADR: La selezione delle imprese doveva avere particolari particolari caratteristiche e dovevano offrire il massimo. Dopo di me è stato nominato soggetto attuatore De Santis.

ADR: Dopo che sono andato via si sono espletate le gare. Sono a conoscenza che sono state scelte 10 ditte.

ADR: Sono convinto che tutto si è svolto secondo le regole delle gare. Successivamente non so perché è stato cambiato il De Santis con Calvi.

Nel corso d’opera i progetti dovevano adeguarsi alle esigenze dei vari paesi che ogni mese venivano con delegazioni a far sopralluoghi. Successivamente con una commissione formata da me, abbiamo abbassato del 10 per cento i costi. La preoccupazione, poiché ho parlato con Bertolaso, era quella che i lavori potevano rallentare se non arrivavano i finanziamenti.

ADR: I lavori sono stati aggiudicati a luglio 2008. De Santis con la Forleo e con l’assistenza di Della Giovampaola, credo, selezionavano le ditte che dovevano avere il NOS. Le altre sono già costituite.

ADR: Queste anche se sono ditte consortili, ognuna di essere deve avere il NOS.
Il giudice legge all’indagato alcune parti dell’ordinanza e alcune telefonate.

ADR: Nei capitolati vi è una parte che riguarda le messe a disposizione di alcune cose come telefoni, auto o personale. Questi mezzi di supporto sono previsti prima nel capitolato poi nel contratto.

ADR: A Montepulciano si sono alternate tre famiglie, davo vitto e alloggio in cambio di guardania e, alcune volte, di alcuni lavori nel giardino. In verità lavoravano da Anemone e dopo sono venuti da me. Da un anno e mezzo ho assunto una coppia pagata da me.

ADR: Con la famiglia Anemone ci conosciamo da più di 35 anni. Il mio commercialista è anche quello della azienda Anemone.

ADR: Il commercialista mi ha gestito tutto, anche le spese familiari. Tutte le autovetture le ho pagate io. I pagamenti sono stati effettuati prelevando dal mio conto. Il salottino l’ho pagato io.

ADR: I lavori fatti a casa di mio figlio sono stati fatti da una impresa e pagati dai nostri conti.

ADR: Il tappezzieri anche lo abbiamo pagato noi.

ADR: La situazione dei rapporti familiari con Anemone e quelli di lavoro sono cose ben distinte.

ADR: Mi sono sempre preoccupato di tenere separati i rapporti d’amicizia con quelli di lavoro. Lui (Diego Anemone, ndr) abita vicino a noi e a volte abbiamo chiesto a lui di mandarci un operaio che poi ho pagato io.
Il giudice contesta le telefonate del 21.11.2008. pagg. 37 e 38

ADR: La telefonata si riferisce a dei biglietti per un concerto.
Quando Filippo ha lavorato nel circolo io volevo fargli fare un’esperienza più ampia. Io gli contestavo che l’avevo messo nelle loro mani per fargli fare una formazione e dopo un anno e mezzo invece lui non vedeva l’ora di venir via. Si trovava male. Il giudice contesta le telefonate dell’11/4/2009 e quella a pag. 41 del 5/5/2009

ADR: Avere il nulla osta di segretezza (NOS) è difficile da ottenere. Viene rilasciato dalla Presidenza del consiglio dei ministri. Ci sono vari livelli di NOS. Vengono effettuate delle istruttorie. L’ufficio è presieduto da un generale dei carabinieri ma non so come si chiama.

ADR: Ho temuto di avere i telefoni sotto controllo per l’inchiesta di Roma. Ho saputo da due mesi da alcuni imprenditori sardi che c’erano dei problemi alla Maddalena.

ADR: Nessuno mi ha detto che avevo i telefoni sotto controllo.

ADR: Mi sono rivolto ad Anemone indicandogli Smit perché ha le caratteristiche per la realizzazione di una zona per i campionati di canottaggio. È subacqueo, e si occupa di canottaggio.

ADR: Guadagno circa 2.500.000 l’anno
Il difensore precisa che il rapporto professionale con l’ing. Balducci risale a maggio 2009 in relazione a una indagine di Roma. Il difensore produce due contratti di lavoro riguardanti il figli. Il contratto d’assunzione della B ad aprile 2005. Documentazione riguardante gli appartamenti di via (...). Il difensore chiede la revoca della misura in carcere. Il giudice dispone la trasmissione al Pm per il parere e si riserva di decidere all’esito

L’interrogatorio di Della Giovampaola


L’anno 2010, il mese di febbraio, il giorno 12 alle ore 12.10, in Roma, Sezione Giudice per le Indagini Preliminari, avanti al dottor Rosario Lupo:
è comparso Della Giovampaola Mauro

Attività lavorativa: ingegnere con incarico a termine presso la presidenza del consiglio dei ministri.

Stato civile: sposato con due figli.

Titolo di studio: laurea in ingegneria.

Professione/occupazione.

Beni patrimoniali: l’appartamento donatomi dai miei genitori.

Se è sottoposto ad altri processi penali: sì, per lesioni colpose in qualità di coordinatore di lavori.

Se ha riportato condanne nello Stato e/o all’estero: no.

Se esercita o ha esercitato uffici e servizi pubblici o di pubblica necessità: no.

Se ricopre o ha ricoperto cariche pubbliche: no.

Intendo rispondere. Ero già consulente e dovevo acquisire le pratiche dalle regioni e istruirle. Coordinavo i progetti. Avevo la delega per la presa in consegna dell’area dei cantieri, non avevo le deleghe per firmare atti amministrativi.

ADR: I lavori sono iniziati nel luglio 2008 e dovevano finire entro il 31 maggio 2009.

ADR: Ad agosto sono arrivate tutte le ditte, sono state bonificate tutte le aree e sono state fatte le ordinazioni di materiali. A ottobre sono arrivati via via i finanziamenti. A novembre sono intervenute le delegazioni internazionali dove facciamo sopralluoghi e noi dobbiamo fare adeguamenti seguendo le loro esigenze. Il primo soggetto attuatore è Balducci, a giugno è stato nominato De Santis, a novembre è stato nominato il professore Michele Calvi il quale ha proceduto alla verifica del programma.

ADR. Non so perché De Santis sia stato sostituito. Ad aprile c’erano 2.700 unità a lavorare alla Maddalena. Non dovevamo fermare i lavori altrimenti avremmo avuto problemi con i dipendenti che sarebbero stati disoccupati. L’articolo 17 del decreto 89 fa riferimento ai lavori della Maddalena. Le maggiorazioni erano (...). I lavori non dovevano servire solo per il G8 ma per valorizzare la Sardegna. L’approvazione del progetto è stata fatta prima da De Santis e solo poi da Calvi. L’albergo era funzionale per l’evento G8 mentre ancora oggi non è funzionale per attività turistica. L’albergo è costato 80 milioni di euro. Per collegarlo al mare, dieci milioni di euro. A febbraio il bando per l’appalto è andato deserto. Deve essere fatto un nuovo bando per l’assegnazione.

ADR: la Giafe Spa si è occupata dell’albergo. L’Anemone si è occupata del palazzo di vetro che è costato 100 milioni di euro.

ADR: Anemone Diego l’ho conosciuto nel 2002 in quanto nominato quale progettista per la sala stampa di palazzo Chigi. Il provveditorato alle opere pubbliche ci ha dato l’incarico. Alla fine del 2002 ho trasformato la mia figura di ingegnere in una società Medem che ha operato dal 2003 fino al 2006 quando l’ho riconfigurata in un’altra società più piccola da via XX settembre a via Torlonia. Prima trenta dipendenti, dopo cinque. Ho completato le commesse che avevo in corso e ho provveduto al recupero credito delle pubbliche amministrazioni. All’inizio del 2008 mi sono, come studio, trasferito in via Flavia. Ho ceduto la società a Scerbo Raffaele. Socio di Anemone in Medea era la moglie d’Anemone Diego.

ADR: Tutte le imprese del G8 hanno avuto rapporti con Bertolaso. Spesso veniva a verificare i lavori e si svolgevano le riunioni con le imprese. Piero Murina della Imac è capitato che avesse avuto contatti con Bertolaso. Anche altri imprenditori mi riferivano che avevano incontrato Bertolaso. Era necessario che lui desse indicazioni per tutta l’organizzazione e po il coordinamento dei lavori. L’impresa era la prima e a sapere il costo delle opere e delle maggiorazioni.

ADR: Io, Anemone e De Santis siamo stati dal Balducci. Erano incontri tecnici e di coordinamento.
Anche con altre imprese abbiamo incontrato il Balducci

ADR: Gli incontri a via della Ferratella erano inerenti alle imprese rispetto alle imprese rispetto ai lavori che dovevano svolgere.

ADR: Io non ho nessun ruolo nella fase dei pagamenti.

ADR: Non sono mai stato con una donna a pagamento. Sono felicemente sposato.
Queste telefonate che mi ha detto (pag. 104 e seguenti dell’ordinanza) era stato solo uno sfottò tra noi.

ADR: La Bmw e l’altra macchina che ho noleggiato a nome della società mia «Medea». Quando ho ceduto la società, non ho pagato il leasing tant’è che la società mi ha telefonato e io sono stato costretto a saldare con un bonifico di euro 30.000.

ADR: I mobili della mia casa li ho comprati io. Mentre per circa 20.000 euro è stato però un accordo con Anemone a seguito del rapporto che avevamo quando ero il loro professionista.

ADR: I viaggi di lavoro sui velivoli sono stati pagati da me.

ADR: La serata a Venezia non s’è consumata.
Non ho mai avuto favori.

ADR: Nel marzo 2008 quando sono andato alla Maddalena, sono stato in albergo a luglio 2008 ho affittato un appartamento che ho tenuto fino al 31/12/2009. L’appartamento è di una società della Maddalena che credo di chiami Darfur. Pagato euro 130.00 al mese. I primi mesi sono stati pagati dalla mia società Medea successivamente da me stesso. Il compenso per il G8 è stato di 680.000 euro. Il compenso è in percentuale ma dopo il decreto per l’Abruzzo abbiamo abbassato la percentuale. Dopo la decisione che il G8 si spostasse in Abruzzo si decise di portare a compimento le opere abbattendo le ditte i costi

ADR: Quando mi hanno nominato come capo struttura consulente le gare non erano state ancora fatte.
Le scelte sono state fatte seguendo le regole delle gare.

ADR: L’assegnazione è stata fatta all’impresa che ha fatto l’offerta a maggior ribasso.

ADR: Gli inviti sono stati fatti dal Balducci soggetto attuatore commissario Bertolaso.
Le opere sono state fatte a luglio 2008.

ADR: Non avevo competenze in ambito di appalti.

ADR: Non so niente delle società consortili.

ADR: La Fincosit è una azienda specializzata in opere portuali che ha necessità di personale specializzato.

ADR: Mi sono congratulato anche con altri imprenditori oltre che con Anemone, quando arrivavano i pagamenti. Le difese si riservano di produrre documentazione cui l’indagato ha fatto riferimento.

Quei progetti di fuga? Solo viaggi programmati


In relazione ai presunti tentativi di fuga da parte di Angelo Balducci e Diego Anemone, gli avvocati dei due indagati/arrestati hanno depositato alcune memorie e documenti relativi ai progetti di viaggi all’estero che hanno insospettito gli inquirenti. Secondo gli avvocati Coppi e Borgogno, è vero che Angelo Balducci era in procinto di partire per Berlino, ma il viaggio aveva un motivo molto diverso dal voler darsela a gambe. Stava per partire il festival del cinema della capitale tedesca a cui partecipava il film in cui ha recitato Lorenzo Balducci, figlio di Angelo.

Ecco quel che scrivono gli avvocati di Balducci in proposito:

«I sottoscritti avvocati Coppi e Borgogno a scioglimento della riserva formulata nel corso dell’interrogatorio del 12 febbraio 2010, depositano copia delle prenotazione dei biglietti aerei andata e ritorno Roma/Berlino, con partenza l’11 febbraio, ore 9.50, e ritorno il 14 febbraio, ore 8.30 (volo Easy Jet numero U24684 e U24683) effettuata a nome di Angelo Balducci e signora in data 20 gennaio 2010, nonché copia del voucher di prenotazione alberghiera presso l’hotel Ritz Carlton di Berlino.

Tale viaggio a Berlino, lungi dal poter essere interpretato come un tentativo di sottrarsi alla giustizia, trovava una semplice giustificazione nel desiderio dei signori Balducci di partecipare al festival del cinema di Berlino per la presentazione del film che vede come protagonista il loro figlio attore, Lorenzo Balducci. A conferma del carattere del tutto familiare della trasferta si allega altresì copia della prenotazione del viaggio aereo e del voucher alberghiero emessi a nome dell’altro figlio Filippo Balducci e della sua compagna Elena (...).

Considerato pertanto che appare evidente l’insussistenza del prospettato pericolo di fuga e che le residue esigenze cautelari menzionate nel provvedimento cautelare, tenuto conto dell’attuale incarico dell’Ing. Balducci (che non comporta alcun coinvolgimento diretto nella assegnazione o nella gestione di appalti), dell’amplissimo materiale di prova già raccolto attraverso le intercettazioni telefoniche, dell’agevole ricostruibilità sul piano documentale di tutto ciò che concerne l’organizzazione e lo svolgimento delle gare

per l’assegnazione degli appalti, dei dettagliati chiarimenti forniti dall’indagato in sede di interrogatorio sia in relazione dallo svolgimento delle gare di appalto, che ai suoi rapporti con l’imprenditore Anemone, appaiono anch’esse insussistenti o, comunque, tali da poter essere fronteggiate con una misura cautelare meno afflittiva, i sottoscritti difensori insistono per l’accoglimento dell’istanza di revoca o di modifica della misura cautelare in atto già formulata all’esito dell’interrogatorio di garanzia».

Curiosamente anche Diego Anemone che pure sceglie di avvalersi della facoltà di non rispondere giustifica il viaggio mancato ma programmato in Spagna.

«Mi avvalgo della facoltà di non rispondere - dice a verbale - voglio specificare però che il viaggio a Madrid era un viaggio organizzato che dovevo fare con mia moglie con rientro il 14 febbraio 2010. Deposito il programma di viaggio». Il difensore deposita il programma di viaggio costituito da due fogli dell’agenzia di viaggio con diversi preventivi per la partenza, che sembrano riscontrare la versione di Anemone.

Ci sono una serie di intercettazioni, i cui verbali sono riportati nel parere negativo espresso dai pm riguardo alla richiesta di revoca della carcerazione per i 4 arrestati che, secondo la procura fiorentina, dimostrerebbero che in piena emergenza terremoto Balducci avrebbe «sponsorizzato» le imprese di Anemone presso Bertolaso perché lavorasse agli appalti per la ricostruzione in Abruzzo. A parlare sono, appunto, Balducci e Diego Anemone, l’undici aprile dello scorso anno.

Ecco cosa scrivono sul punto i pm di Firenze: «Al di là del tono a tratti patetico di queste conversazioni deve considerarsi che le stesse vengono registrate in un momento in cui il Balducci si trova fortemente esposto a causa degli articoli di stampa in cui s’è detto; dal tenore complessivo delle conversazioni registrate l’11.4.2009, si comprende che lo stesso Balducci quel giorno ha incontrato Bertolaso, parlandogli della possibilità di impiego delle imprese di Anemone Diego nei lavori di ricostruzione post terremoto in Abruzzo. Dunque, il Balducci rinfaccia all’Anemone che nessuno al suo posto si sarebbe mosso e lo incalza affinché sia trovata un’adeguata collocazione lavorativa per il proprio figlio Filippo.

Si osservi, in merito, che Filippo Balducci, sulla scorta di numerose conversazioni intercettate e di riscontri acquisiti dalla polizia giudiziaria, risulta aver lavorato lungamente alle dipendenze del gruppo Anemone (presso la società Medea Progetti e Consulenze srl, di cui si parlerà più oltre, e presso il Salaria Sport Village, struttura in atto amministrata dall’indagato Rossetti Simone, ma di fatto, sulla scorta di quanto emerso dalle attività di intercettazione, pienamente riconducibile al gruppo Anemone. D’altro canto, proprio le notizie giornalistiche, relative alle possibili collusioni tra il Balducci e l’Anemone Diego, inducono gli indagati a interrompere i rapporti lavorativi tra il gruppo Anemone e il Balducci Filippo. Nel prosieguo si accerterà che il Balducci Filippo e la propria compagna verranno assunti da Gruttadauria Enzo, professionista legato sia al Balducci Angelo che all’Anemone Diego.



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PrivateWave, la telefonia mobile sicura (e a prova di intercettazione)

Corriere della Sera

Messo a punto un sofisticato sistema di cifratura che trasforma la voce in un flusso di dati incomprensile

La compagnia italiana Khamsa, attiva nel campo della riservatezza informatica, lancia sul mercato il suo progetto PrivateWAVE con una offerta dedicata alle ONG e agli operatori dell’informazione indipendente. Khamsa mette a disposizione per il grande pubblico le sue tecnologie per la telefonia mobile sicura, a prova di intercettazione, garantita dalla consulenza scientifica di Philip Zimmermann, inventore di PGP (il primo e più noto sistema di cifratura mail) e massimo esperto al mondo in crittografia e crittoanalisi su voce e mail.

PRIVATE GSM - Si tratta di un software che si installa sul telefono con pochi click (per ora Nokia, a breve anche Iphone e Blackberry) e che permette di effettuare chiamate protette, continuando ad utilizzare il proprio apparecchio anche per le chiamate "in chiaro". Non si tratta di un semplice metodo di disturbo della comunicazione, ma di un sofisticato sistema di cifratura che agisce sulla voce trasformandola in un flusso di dati cifrati, incomprensibile a chiunque tentasse di inserirsi nella comunicazione per ascoltarla o registrarla. Per poter attivare una chiamata sicura, entrambi i telefoni degli interlocutori dovranno essere dotati del software, che provvederà a generare una chiave di protezione diversa per ogni chiamata. Nemmeno lo staff tecnico che ha progettato il software può conoscerla o decifrare la conversazione.

ONG E INFORMAZIONE INDIPENDENTE - PrivateWAVE offre l’opportunità di licenze agevolate (fino a 50 gratuite) per le ONG che operano in contesti di rischio elevati e agli operatori dell’informazione indipendente che si trovino in regimi dittatoriali ritenuti particolarmente cruenti. Tali organizzazioni, in relazione alla loro autonomia, sono spesso controllate dai governi dei Paesi in cui operano attraverso attività di spionaggio che includono le intercettazioni delle comunicazioni telefoniche.

ABBASSARE LA BARRIERA ALL’INGRESSO - Le tecnologie per la telefonia mobile sicura, a prova di intercettazione esistono da più di vent’anni. In principio erano sviluppate esclusivamente ad uso militare, come le prime sperimentazioni per la rete di Internet, successivamente sono state sviluppate anche da aziende private e con l’evolversi delle tecnologie mobili, gli smart phone, l’interesse è stato allargato a un pubblico più ampio. Attualmente esistono circa quindici aziende che operano nel campo a livello mondiale. Tra queste PrivateWAVE ha deciso di «abbassare la barriera all’ingresso» ossia: «Avvocati, commercialisti, ma anche dirigenti, medici e giornalisti, tranquilli di poter trattare anche gli argomenti più delicati via telefono, potranno beneficiare di una significativa riduzione dei costi e dei tempi necessari per svolgere la propria attività». Infatti il costo del servizio è notevolmente il  più basso rispetto alle altre compagnie: 45 euro di abbonamento mensile. Praticamente alla portata di tutti.

OPEN SOURCE - Per coniugare convenienza e affidabilità del servizio la società si avvale di tecnologie open source, il cui codice è reso pubblico. Le ricerche di Philip Zimmermann infatti sono pubbliche da più di un decennio, le maggiori sperimentazioni nel campo di basano de facto sui suoi studi e posso dirsi consolidate tanto quanto i sistemi di protezione degli home-banking o dei servizi segreti americani. Gli sviluppatori di PrivateWAVE non hanno dubbi: «La resa pubblica della ricerca in ambito informatico e scientifico permette di abbattere i costi e di fornire un servizio migliore, in quanto collettivamente verificato» e aggiungono: «la riservatezza funziona se non è un segreto per nessuno».

Lavinia Hanay Raja
22 febbraio 2010



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