venerdì 26 febbraio 2010

Michele fa flop in piazza Quattro gatti al maxischermo

Il Tempo

Delusione per la serata organizzata dall'Italia dei valori del Lazio. Militanti distratti davanti al video. E le ragazzine applaudono Morgan.





Santoro fa flop in piazza. E non in una qualunque, ma in piazza di Pasquino, il cane da guardia del potere che nel XVI secolo bastonava con i suoi versi il Papato. I tifosi di Anno Zero ieri si sono dati appuntamento proprio qui. A due passi da piazza Navona, sotto lo sguardo della statua simbolo della contestazione, hanno allestito un maxi schermo per non perdersi l'ultima puntata di Michele. Doveva essere un segnale forte per criticare la sospensione dei talk show in vista delle elezioni regionali. Ma l'audience in piazza ha fatto cilecca. I supporters di Santoro erano al massimo una quarantina. Il vero responsabile di questo fallimento in realtà è un altro: Antonio Di Pietro.


Sì, perché la manifestazione pro Anno Zero è stata organizzata dall'Italia dei valori. Una decina di militanti con pettorine arancioni (stile Anas) si aggirava attorno a un piccolo banchetto per distribuire volantini e biglietti da visita di Claudio Bucci, la mente della serata in piazza. Bucci è consigliere regionale dell'Idv. È stato lui che ha chiamato a raccolta i simpatizzanti di Santoro. Bucci sostiene Emma Bonino nella corsa alla presidenza della Regione Lazio.

E ha pensato di «offrire» Anno Zero in strada per farsi conoscere dall'elettorato e per procacciarsi nuovi voti. A fare flop però non è stata solo la partecipazione. Ma anche l'attenzione al programma si è limitata a qualche sguardo distratto. Infatti quando Santoro è apparso sugli schermi, i militanti hanno continuato a chiaccherare amabilmente. C'era chi pensava già a dove andare a mangiare, chi proponeva una carbonara all'osteria e chi invece preferiva una pizza.

Le più attente alla fine sono state tre ragazzine. Passavano di lì per caso. Ma alla vista del cantante Morgan si sono fermate di botto. E hanno iniziato ad applaudire. Qualche militante allora ha provato ad attirare l'attenzione: «Ragazzi avvicinatevi, venite qui sotto lo schermo, la trasmissione è iniziata, fate vedere che siamo uniti». Un po' lentamente lo sparuto gruppo si è mosso di qualche metro. Ma già dopo un'ora sono cominciate le prime defezioni. L'appetito iniziava a farsi sentire. Bucci e i suoi sono rimasti fino in fondo.

Quando Santoro ha salutato gli spettatori, i volantini e i bigliettini da visita sono stati riposti nelle scatole di cartone. Il banchetto è stato caricato su un'Ape Piaggio. Il maxi schermo è stato subito smontato. E i pochi militanti rimasti si sono salutati: «Ci vediamo domani, la battaglia continua». L'unico che ha deciso di rimanere è il cane da guardia del potere. Pasquino non si è mai distratto. Ha seguito instancabile tutta la trasmissione. In fin dei conti c'è abituato. Sorveglia questa piazza da cinquecento anni.



Dario Martini
26/02/2010




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Lettonia, l'hacker Robin Hood che sbugiarda i potenti

Corriere della Sera 


Un anonimo usa Internet e tv per rivelare dati riservati su alcune banche accusate di fare soldi sulla recessione





MILANO – È già un eroe tra la popolazione lettone il pirata informatico che smaschera pubblicamente le banche e le aziende di Stato che speculano sulla recessione in Lettonia, afflitta da una pesante crisi economica.

IL FURTONome in codice «Neo»- come il protagonista del celebre film Matrix -, il misterioso hacker è infatti riuscito a violare i network degli istituti di credito del Paese e delle imprese locali, rubando i dati che svelano i dettagli della loro attività finanziaria. Ora, usando un account Twitter, sta riversando in rete le informazioni acquisite e via via le sta divulgando anche tramite la televisione, con il dichiarato intento di smascherare chi guadagna sulle difficoltà economiche dei cittadini.

EROE DEL POPOLO Ovviamente i cittadini lettoni seguono con grande interesse gli aggiornamenti di Neo, che - come racconta BBC - dice di appartenere a un gruppo chiamato «Fourth Awakening People's Army» («Esercito popolare del quarto risveglio»), responsabile del furto elettronico di oltre sette milioni di documenti riservati di oltre mille aziende. Tra i dati rivelati vi sarebbero quelli che dimostrano che manager di alcune banche non hanno mantenuto la promessa di tagliarsi gli stipendi in risposta alla crisi, o che alcune imprese hanno chiesto aiuto finanziario al Governo per poi assegnare premi ai dirigenti.

I cittadini riconoscono che quello commesso da Neo è un crimine e una violazione in piena regola, ma nonostante ciò lo considerano una sorta di eroe, un moderno Robin Hood virtuale, che smaschera i giochi dei potenti mettendoli nella condizione di dover rispondere pubblicamente delle proprie azioni. La polizia lettone e le autorità stanno indagando sul caso.

Alessandra Carboni
26 febbraio 2010







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E' morto l'avvocato Fragalà

Corriere della Sera

L'ex parlamentare di An era stato colpito sotto il suo studio legale in piazza Vittorio Emanuele Orlando

PALERMO - L'avvocato penalista ed ex parlamentate di An, Enzo Fragalà, è morto nel reparto di rianimazione dell'ospedale Civico di Palermo, dov'era in come dopo l'aggressione di martedì scorso. Fragalà aveva 61 anni ed era attualmente consigliere comunale del Pdl a Palermo. Martedì sera uno sconosciuto che lo attendeva davanti al suo studio legale vicino al palazzo di giustizia lo aveva massacrato con un bastone.

LESIONI GRAVISSIME -
Il professionista e uomo politico aveva subato gravi lesioni cerebrali ed era in coma dal momento dell'aggressione. I medici della II Rianiminazione dell'ospedale Civico avevano da subito descritto un quadro clinico estremamente grave e ancora nell'ultimo bollettino, alle 11 di questa mattina, avevano parlato di prognosi «strettamente riservata».


26 febbraio 2010








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Tumore causato dal cellulare»

Corriere della Sera



La Corte d'Appello di Brescia ha condannato l'Inail a risarcire un dirigente che per lavoro trascorreva al telefonino o al cordless 5 o 6 ore al giorno



MILANO — L'uso prolungato del telefono cellulare è «concausa» dei tumori al nervo trigemino: per questo la Corte d'Appello di Brescia ha condannato l'Inail a risarcire un dirigente che per lavoro trascorreva al telefonino o al cordless 5 o 6 ore al giorno. Innocente Marcolini, 57 anni, di Carpenedolo, era stato operato per l'asportazione di una neoplasia al nervo della faccia ed è rimasto invalido all'80%. Per la prima volta un giudice ha sancito un nesso di causa tra quella malattia e l'esposizione alle onde elettromagnetiche dei cellulari. Angelo Levis, genetista di Padova: «I giudici hanno dato credito a uno studio del professore svedese Lennard Hardell». Il manager bresciano dice: «Spero che il mio caso aiuti almeno a creare norme di tutela per i consumatori e per i ragazzi».

C. Del.
26 febbraio 2010








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L’orca “killer” vale troppo: non sarà abbattuta

Il Secolo XIX


Tillikum, l’orca pluriassassina del parco acquatico Seaworld di Orlando, in Florida (Stati Uniti), vale troppo e non sarà abbattuta: «Ha un ruolo sociale importante nel gruppo, in quanto padre di altri cetacei, e continuerà ad accoppiarsi con le femmine del parco», ha detto Chuck Tompkins, il superiore dell’addestratrice uccisa ieri davanti agli occhi inorriditi del pubblico dello show di mezzogiorno.

Ieri Tillikum - maschio di 30 anni, soprannominato Tilly - ha afferrato la sua addestratrice per la coda di cavallo, trascinandola in acqua e provocandone la morte per annegamento e lesioni multiple: è questo il primo dato emerso dall’autopsia di Dawn Breacher, la malcapitata dipendente del parco.

Il verdetto del medico legale contraddice la versione del Seaworld, secondo cui la Breacher sarebbe scivolata: nel dossier del coroner si afferma anche che altri dipendenti del parco non erano riusciti ad aiutare la donna perché Tilly era diventato così aggressivo che era troppo pericoloso per chiunque avvicinarsi.

Comunque, l’inchiesta continua: Tompkins, ha detto che Tilly, un maschio di cinque tonnellate, che vale milioni di dollari come “stallone”, non sarà separato dalle altre sette orche del parco, pur avendo a questo punto sulla “coscienza” almeno tre vittime umane, la prima nel 1991, quando risiedeva in un parco marino della British Columbia in Canada.

Sinora Seaworld non ha reso noto se il dramma sia stato ripreso dalle telecamere del parco o da uno dei molti turisti che assistevano allo show di mezzogiorno. Il materiale visivo sarebbe cruciale nelle indagini. Intanto, molti gruppi animalisti sono tornati a condannare l’uso di animali nei parchi a tema, sostenendo che la tragedia del Seaworld «non doveva succedere». Chiesto di nuovo che le orche siano lasciate in mare, anziché confinate in aree che per loro sono «della dimensione di vasche da bagno».





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Il senatore socio dei gelati Toseroni

Il Tempo

Di Girolamo in una galassia di società. Con la mente della banda voleva fare cremini. E la società riaperta nel 2008 è già in liquidazione.



Si era messo anche nell'industria dei gelati il senatore Nicola Paolo Di Girolamo, finito nell'inchiesta Fastweb-Telecom Italia Sparkle, dalla quale emerge come parlamentare in mano alla 'ndrangheta. L'impresa porta un nome importante, «Toseroni», lo stesso di colui definito dai magistrati la mente della banda, Marco Toseroni. Il marchio ha fatto leccare i baffi a qualche generazione di golosi, una tradizione nata con una gelateria artigianale nello storico rione romano dell'Esquilino, a via Conte Verde, diventata grande, trasferitasi sulla Prenestina, per poi cedere al peso della crisi, chiudere i battenti e lasciare i suoi clienti a bocca amara.

Il 29 aprile 2008, Di Girolamo con Marco Toseroni, anche lui finito nella megainchiesta, fanno rinascere l'impresa del bastonicino: Industria gelati Toseroni srl. Per farla morire, però, poco dopo. La società infatti risulta già in liquidazione. I due sono gomito a gomito anche nell'inchiesta che sta travolgendo grandi capitani d'impresa e boss di calibro. Dagli investigatori Toseroni viene considerato la mente dell'organizzazione e il Gip al riguardo indica alcune delle operazioni direttamente gestite dal broker romano alle isole Seychelles dove dovrà recarsi per incontrare «professionisti della Barclays Offshore - scrive il giudice - evidentemente per questioni connesse il riciclaggio di oltre 32 milioni di eutro della Waldorf Investments», viaggio che compirà insieme ad un socio «da identificarsi in Paolo Nicola Di Girolamo».

E ancora. Risultano titolari delle societa': Metropolitan Properties LLC, intestataria del conto 36800422771 acceso presso la slandard Chartered Bank di Hong Kong, sul quale sono stati accreditati - scrive il Gip - in più soluzioni, 1.066.000,00 euro in contanti dal 13 al 16 agosto 2007...»; «NYX Trading Ltd, intestataria del conto 36800405486 acceso presso la Standard Chartered Bank di Hong Kong», dal quale tra il 7 e l'8 agosto 2007 sono stati trasferiti rispettivamente 1.224.000,00 euro e 250.000,00 euro, entrambi a favore di «un conto non meglio identificato acceso presso la Bank of China, intestato alla Hong Kong Bullion Exchange», una società già al centro di interessi del broker romano. La lista prosegue con altre società di Hong Kong su cui sono state fatte altrettante operazioni.

Per il Gip «gli elementi sopra ampiamente rappresentati evidenziano il ruolo fondamentale assunto dal Toseroni all'interno del gruppo criminale diretto da Morkbel. Di Girolamo risulta al vertice di un grappolo di società, alcune chiuse altre no. Ha una vita "societaria" molto intensa. L'elenco delle sigle è lungo. Il senatore Pdl in una compare amministratore unico, in un'altra sindaco revisore o consigliere, e in altre ancora titolare di quote. Le prime dell'elenco hanno chiuso i battenti, rivelano una certa varietà di incarichi che sono stati assegnati all'avvocato Di Girolamo, e al tempo stesso la diversità delle imprese cui il senatore ha collegato la sua collaborazione professionale.

Ci sono Rosita srl (in liquidazione), Consorzio Europartners (attività di organizzazioni associative), Fondazione italiani nel mondo (con il senatore Sergio De Gregorio), Programmi innovativi per il territorio (consigliere), World Trade Center srl (amministratore), Ekorl spa, installazione di impianti elettrici (sindaco), Wbc srl, produzione di software (consigliere), Isfor management consulting srl, commercio di computer e software (consigliere), Data Net Media (consigliere), Gruppo Net (sindaco), Adf srl, costruzione edifici residenziali (consigliere), Cmi (produzione di software (amministratore unico), Editrice Mare, commercio di prodotti via Internet (presidente del cda).

Fitto anche l'elenco della società nella quali il senatore figura come socio. Biorygen società, commercio di articoli da profumeria e per l'igiene personale, Acquamarine Yacht & sail, Ibn Media srl, Easy Com, Società gestioni e partecipazioni, Imc, Tecnorally (compravendita).

Fabio DI Chio
26/02/2010




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Così Di Girolamo ottenne la residenza

La Stampa

L'ambasciatore in Belgio: dica che è solo un'indicazione
GUIDO RUOTOLO

ROMA

L’ambasciatore Sandro Maria Siggia non fa certo una bella figura: passa per complice (morale, si intende) del truffatore. Ricapitoliamo: il consigliori della banda di riciclatori, Nicola Di Girolamo, viene candidato al Senato in un collegio estero. Non era residente all’estero, e dunque, non poteva candidarsi ma grazie all’imbroglio si ritrova residente in Belgio.

Riassume il gip: «Attraverso i contatti del Mokbel con Andrini Stefano e con Gianluigi Ferretti - già segretario dell’On. Tremaglia ma ormai in rotta con lo stesso, in quanto ne aveva ostacolato la candidatura, e che proprio per questo si presta a "lavorare" per Di Girolamo - viene individuata Bruxelles come città dove organizzare la finta "residenza" all’estero del Di Girolamo in quanto Stefan Andrini, motore della candidatura in questione, conosce bene l’Ambasciatore Italiano in Belgio».

Ambasciate maldestre
 
Dunque, quella agli atti dell’inchiesta del Ros dei carabinieri e della Finanza, è una intercettazione compromettente, per l’ambasciatore.

DI GIROLAMO: «Ambasciatore!... io so rimasto, lei ci crede che ho fatto una fotocopia della sua lettera... l'ho portata a casa e c'avevo i brividi e i miei figli hanno avuto i brividi... per cui lei continua ad essere detentore del più, di grandi emozioni per la mia famiglia... e adesso la vogliono conoscere tutti perché».

SIGGIA: «Ebhe... venite a Bruxelles, sarete ospiti da noi».

DI GIROLAMO:«Mi ha fatto... veramente è stato un riconoscimento... la ringrazio di cuore, al di là di ogni, di ogni cosa è stata eccezionale, chiaramente mi auguro che possa avere anche poi un prosieguo, però è stata una certificazione che veramente non mi aspettavo... mi ha commosso, la ringrazio tantissimo».

SIGGIA: «Ma per carità!... senta io le volevo dire, eh sa, siccome lei è l'unica persona che è stata eletta in Belgio. Allora cominciano naturalmente i giornalisti a chiedere di lei, come contattarla, come mettersi in contatto con lei e ultimamente adesso c'era un giornalista belga che voleva sapere qual era il suo studio legale qui in Belgio... il suo recapito in Belgio, naturalmente io ho detto che noi non lo sappiamo, anche perché... per la privacy, insomma non siamo noi che dobbiamo dare queste notizie... va bene però io volevo dirle insomma bisogna in un certo senso che troviamo un modo...».

DI GIROLAMO: «Io intanto la ringrazio per l'informativa... sappia che mi sto già muovendo su questo eh...».

SIGGIA: «Insomma....lei deve cercare di dire che si divide... ma non soltanto tra Bruxelles e l'Italia... ma anche in Germania... anche in... Svizzera... per l'appunto perché proprio il suo lavoro è proprio questo...sommessamente... è chiaro che chi ha uno studio... chi ha uno studio legale importante e ramificato... è evidente che ha interessi in Belgio, in Svizzera, in Germania... e passa il tempo girando da... da... da una sedia all'altra delle sue strutture... va bene... quindi è evidente che passa molto tempo fuori dal... fuori dal Belgio... perché il Belgio è semplicemente una indicazione... una indicazione di... di... residenza... ma l'attività è tale per cui... guardi noi abbiamo qui residente in Belgio... io questo glie lo dico perché...».

DI GIROLAMO: «La ringrazio di questa indicazione e le dico... la ringrazio anche dell'ultima opportunità... io adesso mi muoverò immediatamente per... per poter dare una risposta concreta... immediatamente... grazie mille Ambasciatore...».

Residenza taroccata
 
Che pasticcione, il futuro senatore. Per la falsa residenza in Belgio, viene coinvolto un impiegato del Consolato, tale Aldo Mattiussi. «Una serie di false dichiarazioni e di conseguenti false attestazioni fanno sì che il Di Girolamo Nicola Paolo risulti, apparentemente, iscritto nel registro Aire del Consolato di Bruxelles come italiano residente in quella città.

Non sono mancati alcuni aspetti quasi "umoristici" nelle condotte degli indagati: ad esempio, nella dichiarazione resa in Consolato del luogo di propria residenza, Di Girolamo afferma di risedere nel Comune di Etterbeek, Avenue de Tervueren n. 143, non sapendo che quell’indirizzo (che gli era stato fornito in maniera errata dal giovane realmente abitante in quella casa), e cioè Avenue de Tervueren 143, non si trova a Etterbeek bensì nel limitrofo Comune di Woluwe-Saint Pierre».

Schede manomesse
 
A leggere le carte dell’inchiesta Fastweb-Telecom due domande non trovano risposte convincenti: in cambio di cosa la ‘ndrangheta scende in campo per sostenere Di Girolamo? Il gip si accontenta della giustificazione dell’intestazione di una barca nella disponibilità dell’uomo delle cosche di Crotone, Franco Pugliese. Ma perché la banda guidata da Gennaro Mokbel decide di mandare un suo rappresentante in Parlamento? Da un punto di vista investigativo, sono interrogativi ininfluenti perché le prove sul coinvolgimento della ‘ndrangheta nella vittoria (taroccata) del candidato Di Girolamo sono fortissime.

Giovanni Gabriele viene spedito in Germania, per organizzare la confluenza dei voti sul candidato prescelto. Gabriele è al telefono con l’uomo di Mokbel, Macori. I due parlano delle schede elettorali manomesse.

GABRIELE: «Allora io... so appena finito, ne ho scritte, ascolta ne ho scritte 40».

MACORI: «Giovà!! Giovà!!... il 40 le hai viste... te l'hanno date eh... poi..».

GABRIELE: «Poi 40 le ho scritte io con loro. Fammi finire, fammi finire, di quelle 70 che tu dicevi, 40 le ho scritte io 50, arrivo ascoltami...50, le devo scrivere domani».

MACORI: «Ma scrivere... non si dice scrivere... de... li... devi parlare con gli elettori. Rimedia quelle 10 tue... così diventano 100 inc…c'è la farete 130/140... in più».

La scelta di Nic
 
Perché Mokbel decide la candidatura del consigliori della banda? Siamo a maggio 2007. Mokbel è a telefono con la moglie e accenna al movimento politico «Alleanza federalista», nato nel 2003 gravitante nell’area della Lega Nord. Ma nell’ottobre Mokbel decide di costituire un gruppo autonomo, Partito federalista italiano. Nel gennaio successivo, è crisi di governo. Si va verso le elezioni. Mokbel punta le sue carte sul suo «schiavo», «portiere» (così dixit in intercettazioni), Nicola Di Girolamo.

«Dobbiamo trovare un altro partito dove infilarti - gli dice - perché ieri sera qui è venuto: il senatore de Gregorio, l’Onorevole Bezzi, tutti quanti si so messi a taranterellà però, siccome De Gregorio è l’unico che c’ha l’accordo blindato con Berlusconi... cioè si presenta in una delle liste»... continuando «..so successi de tutti tutti accordi, e poi fanno la segreteria Nazionale, non io, allora io adesso preferisco vedere se te trovo la strada sempre pe Forza Italia, che sarebbe ancora meglio»



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Parcheggi abusivi del moralista Rienzi

di Nino Materi

I tassisti di Roma mettono sul web la foto della Mercedes del presidente del Codacons ferma nell’area riservata alle auto pubbliche. Lui prima nega: "La macchina non è mia". Poi confessa



Roma - Sì che lo avete visto l’avvocato Carlo Rienzi. Una conoscenza fin troppo dettagliata, considerato che il presidente del Codacons spesso e volentieri si fa fotografare in mutande: non proprio il massimo per uno che si vanta di non abbassarsi mai le braghe davanti ai potenti. Ma come, davanti ai potenti no, e davanti a donne e bambini sì? Avvocato, lei ha una bella faccia simpatica; punti su quella e lasci perdere il resto, anche perché a una certa età pancetta e rotolini dell’amore non sono un bello spettacolo. Così come non è edificante vedere il mitico «GMR» (Grande Moralizzatore Rienzi) parcheggiare la sua auto nell’area riservata alla sosta dei taxi.

Ma cosa c’è di più veniale di una mini-infrazione al Codice stradale? Nulla, per i comuni mortali. Ma se la furbata viene dal nostro «GMR», allora le cose cambiano: lui, infatti, ha creato la sua fortuna (professionale ed economica) smascherando i furbi d’Italia. Ragion per cui, dall’avvocato Rienzi sarebbe legittimo attendersi sempre un comportamento irreprensibile, parcheggio compreso. E invece i tassisti hanno pizzicato il Signor Anti-Illegalità in flagranza di illegalità. La foto - prontamente pubblicata sul web - incastra senza appello l’automobilista Rienzi: la sua Mercedes bianca è stata immortalata in piazza San Silvestro nello spazio delimitato dalla scritta «Taxi». 

Imputato Rienzi, come risponde all’accusa? Ma quale imputato e imputato: Rienzi, da principe del Foro qual è, sulle prime traccheggia («Non può essere... io ho una Tuareg azzurra...»); ma poi fa una mezza ammissione («Chi è senza peccato scagli la prima pietra... Va be’, diciamo che non mi ricordo...»). L’avvocato Rienzi, a questo punto, prova a battere il record di giramento della frittata: «Forse non ero io. Però il problema dei parcheggi resta ed è gravissimo, va denunciato: per questo ho voluto confessare a tutti, senza bisogno di essere pedinato e fotografato, che spesso lascio la macchina in doppia, anche tripla fila...». Bravo Rienzi, record battuto! 

Con tanto di provocatorio mea culpa: «Faccio una cosa che è davvero uno schifo, lo ammetto. Ma è meglio essere credibile e non raccontare bugie...». Lui, al Corriere della Sera, preferisce raccontare verità scomode: «La piaga di Roma è la doppia e tripla fila. E la colpa è sempre dei vigili...». Dei vigili? «Il problema è che non ci sono proprio, in giro. Non si vedono nelle piazze, nelle strade. O sono pochi o stanno tutti in ufficio. Io ho fatto decine di denunce sull’assenza dei vigili urbani in centro come in periferia, vorrei tanto essere punito e pagare le multe...». 

Scusi Rienzi, ma ora fa pure l’offeso? Insomma, da accusato si trasforma in accusatore? Ma il patron del Codacons non coglie l’ironia e procede come un’auto contromano: «A Roma gli automobilisti circolano in un regime di impunità. Nei controviali sono parcheggiate file intere di auto. Risultato? La mia Tuareg non passa e mi si rompe lo specchietto...». 

Ma il complotto ai danni del povero Rienzi non finisce qui: «I tassisti mi odiano, si vogliono vendicare. E sa perché? Per tutti i processi in cui il Codacons si è costituito parte civile per le loro truffe. Perché abbiamo impugnato la delibera del sindaco che consentiva agli indagati per vari reati di riprendersi la licenza». Campagne in difesa dei cittadini, per la quale Rienzi avrebbe rischiato pure la vita: «È stato una decina d’anni fa: un tassista mi investì volontariamente, facendo manovra, mentre camminavo con mio figlio su una pista ciclabile. Naturalmente ho fatto causa, l’ho vinta e mi ha risarcito...».

Anche in caso di caduta, Rienzi è uno che si rialza subito. E più battagliero di prima. Sempre che trovi un parcheggio libero...



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Blitz a San Pietro, una scritta luminosa sulla cupola: "Stop pensioni deputati"

Quotidianonet

A mettere a segno la protesta, Luciano Casasole, che già in passato aveva messo a segno altre azioni clamorose contro i 'privilegi' dei parlamentari



Roma, 25 febbraio 2010 -

'Stop pensioni deputati'. Una scritta intermittente ha illuminato la cupola di San Pietro in Vaticano. L’ultima grande opera di Michelangelo è stata utilizzata come ripetitore-amplificatore dell’appello che monsignor Severino Poletto ha recentemente rivolto ai consiglieri regionali del Piemonte, esortandoli a rinunciare ai privilegi pensionistici in virtù del principio di uguaglianza e in considerazione delle gravi condizioni economiche in cui versano in questo momento migliaia di famiglie colpite dalla crisi economiche e dalla disoccupazione.

"I nostri politici sono sempre pronti a bisticciare su tutto, ma quando si mettono a discutere di premi e di liquidazioni solo per loro, vanno d’accordo", aveva detto il cardinale, facendo riferimento all’indennità di fine mandato dei consiglieri regionali del Piemonte, una ‘superliquidazione' di 100mila euro lordi decisa dall’allora governatore Enzo Ghigo.

Nel mirino di Poletto anche l’aumento del premio elettorale dei parlamentari, da uno a quattro euro per ogni voto: "È una contraddizione predicare che bisogna trovare risorse, fare sacrifici, e poi quadruplicarsi il premio elettorale. Non mi pare sia un bell’esempio, non fa bene al popolo. Pensare che i buoni esempi dovrebbero venire proprio dalle istituzioni pubbliche". A mettere a segno il blitz, Luciano Casasole, che già in passato aveva messo a segno altre azioni clamorose contro le pensioni di deputati e senatori.




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La morte in diretta di un exopianeta «divorato» dalla stella-madre

Corriere della Sera


Il cannibalismo cosmico è noto e fa parte della storia violenta dell’universo. La vittima è Wasp-12b




Una stella sta divorando il suo pianeta. Gli astronomi seguono l’evento in diretta per la prima volta. Il cannibalismo cosmico è noto e fa parte della storia violenta dell’universo. Già si conoscono diverse galassie nate dall’inglobamento di altre. In questo caso, però, è interessante seguire come il tutto stia avvenendo scoprendo i vari meccanismi in azione.

VITTIMA - La vittima è il pianeta Wasp-12b che ruota attorno a una stella della taglia del nostro Sole appartenente alla costellazione Auriga. Quando il pianeta venne scoperto nel 2008 rivelò subito la sua stranezza da record fra gli oltre 400 pianeti extrasolari finora scoperti. Da allora è sotto stretta osservazione da parte di un team internazionale di astronomi che comprende da Shu-lin Li dei National Astronomical Observatory in Cina, al professor Douglas N.C. dell’Università americana di Santa Cruz, al Jet Propulsion Laboratory della Nasa, alla National Science Foundation statunitense. Ora sulla rivista britannica Nature raccontano la loro interessante scoperta.

PIANETA GASSOSO - Scrutando il soggetto hanno visto che si tratta di un pianeta gassoso analogo al nostro Giove, ma sei volte più grande in volume e purtroppo vicinissimo alla stella madre: 75 volte più vicino della Terra rispetto al Sole. Questa prossimità causa su di esso negative conseguenze perché la potente gravità della stella genera paurosi effetti di marea con pesanti deformazioni della forma e movimenti interni dai quali si genera un riscaldamento per frizione. Di per sé ha già una temperatura elevata, circa 2.500 gradi centigradi: ma tende a essere sempre più caldo e per questo si espande come una bolla. I suoi strati esterni diventano di conseguenza meno densi e la materia di cui sono costituiti viene assorbita dalla forza gravitazionale dell’astro-madre distribuendosi intorno ad esso e formando anelli sul piano equatoriale, simili a quelli esistenti intorno al nostro Saturno, per farci capire.

RISUCCHIATO - La materia risucchiata è notevole: hanno calcolato che la massa perduta è di sei miliardi di tonnellate al secondo. Quindi sarà fagocitato interamente e ciò accadrà fra 10 milioni di anni. La cifra potrà sembrare un tempo lungo, ma per gli astronomi e per i cicli dell’universo è un battito di ciglia. Eppure è un pianeta ancora giovane, però la sua sorte è segnata. Alla fine vivrà 500 volte meno della nostra Terra calcolata fino a oggi. Tuttavia la lunga agonia planetaria sta almeno facendo felici gli scienziati per la straordinaria opportunità che offre. In fondo è una variazione della sorte riservata pure alla nostra Terra, la cui vita è legata alla vita del Sole. E, quando si spegnerà, per il pianeta azzurro sarà finita. Tutto cambia in continuazione, anche in cielo.

Giovanni Caprara
25 febbraio 2010



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Gheddafi: «Guerra santa contro la Svizzera per il no alle moschee»

Corriere della Sera


«Miscredente» e «apostata» per aver l’approvato il referendum costruire minareti nel paese elvetico





MILANO - Il colonnello libico Muammar Gheddafi ha invitato alla Jihad (la guerra santa, ndr) contro la Svizzera, da lui definita «miscredente» e «apostata», dopo l’approvazione del divieto di costruire minareti nel paese elvetico.

IL DISCORSO - «È contro la Svizzera miscredente e apostata che distrugge le case di Allah che la jihad deve essere proclamata con ogni mezzo», ha dichiarato il colonnello Gheddafi in un discorso a Bengasi, nell’est della Libia, in occasione della Festa del «Mouloud», che commemora la nascita del profeta Maometto. Per il numero uno libico, «la jihad contro la Svizzera, contro il sionismo, contro l’aggressione estera (...), non è terrorismo».

«Qualunque musulmano nel mondo che tratta con la Svizzera è un infedele ed è contro l’islam, contro Maometto, contro Dio, contro il Corano», ha aggiunto il leader di Tripoli davanti a migliaia di persone. Boicottate la Svizzera: boicottate i suoi prodotti, boicottate i loro aerei, le loro navi, le loro ambasciate, boicottate questa razza miscredente, apostata, che aggredisce la case di Allah», ha insistito Gheddafi, parlando in veste di capo del Commando popolare islamico internazionale, ente da lui creato nel 1991.

LA CRISI - Sulle dichiarazioni del leader libico, un portavoce del ministero svizzero degli Affari esteri non ha voluto rilasciare commenti. Le relazioni tra Tripoli e Berna sono tesissime dopo l’arresto a luglio 2008 a Ginevra del figlio di Gheddafi, Hannibal, arrestato a Ginevra con l’accusa di aver maltrattato i suoi domestici. L'episodio ha scatenato una serie di ritorsioni a catena.

La Svizzera lo scorso autunno ha inserito nella lista nera di Schengen i nomi di 188 alti dirigenti libici, tra cui anche quello del colonnello Muammar Gheddafi, inasprendo la crisi. Poco dopo le autorità libiche hanno arrestato due imprenditori svizzeri, di cui uno, Max Goeldi, è ancora detenuto in Libia. L’intervento «delirante» di Gheddafi avviene mentre proseguono le trattative tra i due paesi per la sua liberazione. Il 29 novembre scorso gli svizzeri hanno votato a larga maggioranza (57,5%) per vietare la costruzione di nuovi minareti, in un referendum promosso dalla destra populista.

DIRITTO DI USARE SCHENGEN - Intanto la Svizzera si è difesa giovedì dall’accusa di aver usato l’accordo di Schengen a fini politici, per risolvere la sua controversia con la Libia. «Noi siamo membri dello spazio Schengen e come ogni altro membro noi abbiamo il diritto di applicare queste disposizioni», ha detto il ministro della Giustizia svizzero Eveline Widemer-Schlumpf al termine di una riunione a Bruxelles con il ministri degli Interni dei Ventisette membri dell’Unione Europea. Widemer-Schlumpf si è in particolare difesa dalle accuse lanciate dal ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni, il quale poco prima aveva detto ai giornalisti che non si può usare questo strumento di cooperazione internazionale «per risolvere controversie bilaterali come quella tra Berna e Tripoli».

(Redazione online)
25 febbraio 2010




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