martedì 2 marzo 2010

Il terremoto in Cile ha accorciato la durata del giorno e spostato l'asse terrestre

Corriere della Sera

La Terra gira più velocemente e le giornate si sono accorciate di 1,26 milionesimi di secondo




MILANO - Come avviene in tutti i grandi terremoti, anche il sisma di 8,8 gradi della scala Richter di sabato scorso al largo delle coste del Cile ha spostato l'asse terrestre e modificato la durata del giorno. La differenza è stata calcolata tramite un modello matematico complesso da Richard Gross del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) di Pasadena, in California.

GIORNI PIÙ CORTI - Secondo Gross la zolla di Nazca, che subduce sotto quella sudamericana e ha generato il terremoto cileno, ha spostato masse verso l'interno della Terra. Come avviene nei pattinatori quando, durante la trottola, portano le braccia al petto e aumentano la velocità di rotazione, così capita al nostro pianeta. Masse più vicine al centro della Terra determinano una maggiore velocità di rotazione e quindi un accorciamento della durata del giorno. Per la precisione, hanno calcolato Gross e i suoi colleghi del Jpl, il giorno si è accorciato di 1,26 microsecondi, ossia 1,26 milionesimi di secondo. Una differenza molto piccola, ma permanente, che è addirittura sotto la soglia dell'osservazione diretta strumentale, che è di 5 microsecondi.

ASSE DI ROTAZIONE - Il terremoto ha avuto conseguenze anche sull'asse di rotazione che, secondo Gross, si è spostato di 2,7 millisecondi di arco, pari a 8 centimetri. Per Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, l'asse terrestre si è spotato di ben 12 centimetri.

DIFFERENZA - Anche il terremoto di Sumatra del 26 dicembre 2004, che è stato più forte (9,1 gradi Richter) determinò importanti cambiamenti: una diminuzione della durata del giorno di 6,8 microsecondi e uno spostamento dell'asse terrestre di 2,32 millisecondi di arco, pari a circa 7 centimetri. La differenza dello spostamento dell'asse terrestre del terremoto cileno rispetto a quello indonesiano è dovuto a due fattori: il terremoto dell'Indonesia avvenne quasi all'equatore, quindi alla maggiore distanza possibile dal centro della Terra (il pianeta non è perfettamente sferico: è schiacciato presso i poli e rigonfio all'equatore) e quindi le masse non si spostarono così tanto verso il centro. Inoltre l'angolo della faglia che subduce sotto il Sudamerica è maggiore rispetto a quella della zolla indo-australiana che subduce sotto l'Asia, quindi anche per questo motivo le masse crostali asiatiche sono affondate di meno e hanno prodotto un minore spostamento dell'asse.

EFFETTI - Questi cambiamenti, però, sono troppo piccoli per incidere in alcun modo sulla vita umana né sull'ambiente fisico terrestre. Boschi aggiunge che per ora i dati riportati sono stime e «stiamo aspettando le verifiche sperimentali che saranno effettuate nel centro dell’Agenzia spaziale italiana di Matera».

Paolo Virtuani
02 marzo 2010







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Dell'Utri: ho io il Pasolini scomparso

La Stampa

La rivelazione del senatore bibliofilo: "Parla dell'Eni, è un testo inquietante"



ROMA
A 35 anni dalla morte Pier Paolo Pasolini fa discutere, anche se suo malgrado. È di oggi infatti la notizia che Marcello Dell’Utri, politico e bibliofilo, ha annunciato una scoperta che sarà svelata soltanto all’apertura della XXI mostra del libro antico di Milano, che si terrà al Palazzo della Permanente dal 12 al 14 marzo.

Si tratta di un dattiloscritto scomparso di Pasolini, che avrebbe dovuto costituire un capitolo del romanzo incompiuto “Petrolio”.

Ma si fanno avanti dubbi su come ne sia venuto in possesso il senatore Dell’Utri, già qualche anno fa al centro di polemiche sull’autenticità dei diari di Mussolini.

«L’ho letto ma non posso ancora dire nulla - ha dichiarato Dell’Utri - è uno scritto inquietante per l’Eni, parla di temi e problemi dell’azienda, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese».

Pur non volendo anticipare il contenuto del capitolo, Dell’Utri non ha esitato a parlare di “giallo” a proposito del destino del dattiloscritto. «Credo - si è limitato a dire - che sia stato rubato dallo studio di Pasolini».

Immediate le reazioni. A pronunciarsi sulla vicenda Gianni D’Elia, poeta, saggista e scrittore, che per primo ha individuato l’importanza del capitolo scomparso del libro postumo di Pasolini, nel suo volume “Il petrolio delle stragi”, edito da Effigie.

«Pazzesco, roba da matti, incredibile. Quel capitolo del romanzo “Petrolio”, ritenuto dal giudice Calia un documento storico sulle stragi d’Italia, è stato rubato da casa di Pasolini. In termini giuridici è un “corpo di reato”. Se è vero, Dell’Utri deve dire come lo ha avuto, chi glielo ha dato, per quali fini», ha commentato D’Elia.

«Ho scritto che c’era una continuità tra il potere proto-piduista di Eugenio Cefis e il potere attuale - ha aggiunto - ma mai avrei creduto che un’eredità culturale e politica contemplasse anche il ricevere quelle carte, quel capitolo sottratto da casa Pasolini dopo la sua morte e che potrebbe anche averla giustificata, motivata», «È materia sulla quale non si scherza, quel capitolo trafugato nella casa di Pasolini, è stato ritenuto da studiosi e magistrati assai significativo per indagare su una parte rilevante e drammatica della storia d’Italia - gli fa eco il deputato del Pd, Roberto Zaccaria - Dunque, se questo tesoro ora è nelle mani del senatore Dell’Utri, è importante che l’opinione pubblica sappia anche come questo sia potuto accadere».

Petroliò è uno dei più importanti lavori di Pier Paolo Pasolini: un romanzo-inchiesta al quale lo scrittore stava lavorando prima della morte, pubblicato postumo nel 1992 da Einaudi, grazie all’iniziativa di Piero Gelli. Il protagonista del romanzo è Carlo, brillante ingegnere torinese che lavora all’Eni. Il personaggio appare però nel testo in una duplice veste, simbolo di un periodo storico contraddittorio e controverso.



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Inchiesta Why Not, assolto Loiero Due anni all'imprenditore Saladino

La Stampa

Il governatore della Regione Calabria era stato accusato di abuso d'ufficio.
I pm chiedevano un anno e sei mesi "Finalmente il mio calvario è finito"


REGGIO CALABRIA

Il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, è stato assolto dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro nell’ambito del procedimento Why Not. Il governatore del Pd era imputato per presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici.

La Procura generale di Catanzaro aveva chiesto la condanna di Loiero, indagato originariamente anche per corruzione, ad un anno e mezzo di reclusione solo per due ipotesi di abuso d’ufficio. Per l’ex presidente Chiaravalloti (Pdl), la procura aveva chiesto la condanna a due anni e 2 mesi per diverse ipotesi di abuso. Per entrambi, il magistrato ha deciso l’assoluzione totale. «Finalmente è finito questo calvario», ha detto Loiero, che per tutta la campagna elettorale aveva professato la sua innocenza. «Sapevo di essere innocente ma è bello sentirselo dire da un magistrato terzo, dopo due anni di difficoltà e di sofferenze. Un calvario indicibile. A un giudizio sereno non poteva che finire così», ha spiegato, ricordando che l’inchiesta «è stata avviata a suo tempo da «un pm divenuto, grazie anche a essa, un protagonista della vita politica del paese».

«Voglio ricordare a tutti - afferma Loiero - che nel corso di tale inchiesta, oggi azzerata dal Gup per la grandissima parte degli indagati, oltre a essere stato costretto a vivere in un clima di gogna permanente, piuttosto ricorrente nel Mezzogiorno, ho subito intercettazioni e anche una perquisizione di fronte alla mia famiglia che ricordo come una delle cose più umilianti e anche un po’ strazianti della mia vita. Ho sempre nutrito, tuttavia, un grande rispetto nei confronti della magistratura, quel rispetto inculcatomi dalla mia umile famiglia e dalla scuola che ho avuto da ragazzo la fortuna di frequentare. Colgo l’occasione però per segnalare all’opinione pubblica che esiste in Italia, specie nel Mezzogiorno, una sparuta pattuglia di pm, non più di due-tre persone, (a cui lo Stato assegna il monopolio della forza legale per sottrarla all’arbitrio dei potenti) che mette sotto accusa i politici per poterne, attraverso immaginarie inchieste, prenderne il posto. Semplicemente sostituirli».

Condannato a due anni di carcere invece l’imprenditore Saladino, principale imputato dell’inchiesta. Saladino è stato ritenuto colpevole di abuso d’ufficio ed è stato assolto dalle accuse di associazione per delinquere, truffa, frode nelle pubbliche forniture e da altre contestazioni nell’ambito del procedimento avviato a suo tempo dalll’allora pm Luigi de Magistris. La Procura generale, che aveva poi avocato l’indagine, aveva chiesto per lui una condanna a 4 anni e mezzo di reclusione. Saladino era considerato al centro del sistema di presunte illegalità ipotizzato dalla magistratura inquirente.



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Iraq, Fabrizio Quattrocchi non fu reclutato da mercenari

Il Secolo xix

Paolo Simeone e Valeria Castellani, fondatori della società di security Dts, non erano mercenari né hanno reclutato nel 2004 in Iraq Fabrizio Quattrocchi (sequestrato e ucciso da alcuni ribelli iracheni) e alcuni loro connazionali; per il fatto che la «rudimentale organizzazione di armi e mezzi» che essi hanno messo su «non è da sola sufficiente a connotare» una «attività che nelle intenzioni e nei fatti si ritiene avere a stento raggiunto il carattere di una poco efficiente agenzia di sicurezza privata». Lo scrive il pm di Genova, Francesca Nanni, nella richiesta di archiviazione (accolta nel dicembre 2009 dal gip) per Simeone, Castellani e per Davide Giordano, collaboratore di un’agenzia di security.

Il provvedimento è da oggi agli atti della Corte d’assise di Bari che lo ha acquisito nel corso del processo a Salvatore Stefio e Giampiero Spinelli, accusati di aver reclutato Didri Forese e gli ex ostaggi italiani Umberto Cupertino e Maurizio Agliana.

Questi ultimi due, assieme a Stefio e a Fabrizio Quattrocchi, furono catturati in Iraq il 12 aprile 2004 e liberati dopo 56 giorni. Quattrocchi fu invece ucciso. Per Stefio e Spinelli, contrariamente alle conclusioni a cui è giunta la magistratura genovese, la procura di Bari è riuscita ad ottenere il processo per `Arruolamento o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero´ (art.288 del Codice penale). Reato questo che per la procura ligure non sussiste perché «al di là di alcune roboanti espressioni di potenza manifestate dai singoli (sempre e comunque in contesti autocelebrativi e `tranquilli´)», l’organizzazione «nei fatti ha dimostrato tutta la sua intrinseca debolezza».

Secondo il pm genovese, sia l’attività prospettata sia quella effettivamente svolta dagli indagati non integra «gli estremi della “militanza”» previsti dall’art.288 che prevede condanne a pene comprese tra i quattro e i 15 anni di reclusione per contrastare l’arruolamento dei mercenari.

Dove per mercenario - scrive il pm - si intende (art.3 della legge 210/95 che ha ratificato la Convenzione Onu contro il reclutamento dei mercenari) «colui che, dietro compenso economico o altre utilità o comunque avendone accettato la promessa, combatte in un conflitto armato nel territorio comunque controllato da uno Stato estero o partecipa ad un’azione preordinata e violenta diretta a mutare l’ordine costituzionale o a violare l’integrità territoriale di uno Stato estero». «Comportamenti - aggiunge il pm Nanni - non presi in considerazione dagli indagati che pensavano ad un servizio di vigilanza di persone e/o a corsi di formazione a favore dei locali».

Secondo l’accusa, inoltre, il concetto di militanza citato dall’art.288 «deve far riferimento allo stesso tipo di comportamento» censurato dalla Convenzione Onu: «in caso contrario - spiega - potrebbero diventare perseguibili» anche «le attività di imprese italiane che decidano di organizzare in Italia i servizi di sicurezza per i loro impianti o i loro tecnici all’estero».

Simeone e Castellani erano accusati di aver arruolato, tramite Giordano, gli italiani Quattrocchi, Alessandro Favetti e Luigi Valle per far loro svolgere attività - si legge nelle mail che gli ex indagati inviarono ai loro interlocutori - di «informazione e addestramento della polizia locale», «servizi di vigilanza personale nei confronti di uomini d’affari e rappresentanti delle autorità locali o italiane» e «supervisione e controllo personale nei servizi di vigilanza a oleodotti e linee elettriche». In sostanza - rileva il magistrato - Simeone alla fine fece svolgere ad alcuni suoi “reclutati” un servizio di vigilanza ai piani nell’hotel Babylon di Baghdad in favore di alcuni civili americani. Attività questa emersa pacificamente nel corso del processo in corso dinanzi alla Corte d’assise di Bari dove l’accusa ritiene però che per il solo fatto che gli imputati abbiano ingaggiato italiani (con accordo verbale raggiunto in Italia) da impiegare in servizi di vigilanza armati in hotel implica il reato contestato, che punisce l’organizzazione anche dei servizi di scorta e di vigilanza negli Stati in cui l’Italia ha in corso interventi militari, anche di peacekeeping. In Iraq, per di più, come ha confermato oggi nella sua deposizione l’ex vice comandante del Corpo multinazionale in Iraq, gen.Mario Marioli, inizialmente si «applicava ai militari italiani il Codice penale militare di guerra».





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Pensionato condannato a mantenere le due figlie «bamboccione»

Corriere della Sera


Le ragazze, 26 e 30 anni, fuori corso all'università. L'uomo deve versare un assegno mensile di 1800 euro


ROMA - Condannato a mantenere con un assegno sostanzioso le due figlie «bamboccione». E' successo a R.P., classe 1943, napoletano, impiegato di Banca in pensione, separato dalla moglie L.Q., classe 1950, romana, dopo circa quaranta anni di matrimonio. L'uomo, da subito, già dalla comparizione davanti al Presidente del Tribunale, si era dimostrato disponibile a corrispondere alle figlie, ancorché maggiorenni - la prima di 26 anni studentessa al terzo anno fuori corso di giurisprudenza, la seconda 30enne al sesto anno fuori corso di sociologia - un assegno di mantenimento per consentirle di continuare serenamente gli studi. Mai si sarebbe aspettato una condanna dal Tribunale Civile di Roma che lo obbliga a corrispondere alle due figlie un assegno complessivo di mantenimento di 1.800 euro, oltre il 50% delle spese straordinarie.

PENSIONE DI 2500 EURO - L'uomo, amareggiato, ha deciso, a mezzo dei propri legali, gli avvocati Anna Orecchioni e Giacinto Canzona, di inoltrare, con la domanda di divorzio, domanda di riduzione dell'assegno di mantenimento entro «limiti accettabili», anche perchè la sua pensione è di circa 2.500 euro mensili. La difesa del padre, sostiene infatti, che - fermo restando il principio ribadito più volte dalla Cassazione sull'obbligatorietà del mantenimento dei figli anche oltre la maggiore età - un assegno di mantenimento in misura così elevata (quasi uno stipendio medio) rischia di essere addirittura «diseducativo» per le figlie in quanto, come appare tra l'altro dai pessimi risultati universitari, consente alle stesse di adagiarsi in una situazione di comodo tali da potersi definire, queste si, delle vere e proprie «bamboccione».

(Fonte: Agi)

02 marzo 2010




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La conferma dei dati raccolti dalle sonde: c'è ghiaccio al polo Nord della Luna

Corriere della Sera


Il nostro satellite naturale è ora ancora più interessante dal punto di vista scientifico



MILANO - C'è ghiaccio d'acqua in oltre 40 crateri nei pressi del polo Nord lunare. La scoperta effettuata lo scorso anno dalla Nasa e da una sonda indiana, trova ora conferma in un articolo pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters. I dati sono stati raccolti dal radar Mini-Sar, della sonda indiana Chandrayaan-1, che nel settembre scorso aveva scoperto l'acqua sulla Luna.

Ma ora gli studi effettuati su questi dati, emerge che sulla Luna la creazione, la migrazione, i depositi e la conservazione dell'acqua sono processi attivi. Una conclusione in linea con i dati rilevati da più strumenti della Nasa e che mostrano che nelle regioni polari della Luna si trovano molecole d'acqua, mentre la sonda americana Lcross ha individuato vapore acqueo.

GHIACCIO - La scoperta di ghiaccio «indica che la Luna è ancora più interessante dal punto di vista scientifico e una destinazione delle missioni di esplorazione spaziale ancora più attraente di quanto si credesse», ha osservato Paul Spudis, che ha coordinato la ricerca presso il Lunar and Planetary Institute di Houston. Per Jason Crusan, del direttorato della Nasa per le missioni spaziali, «i crateri potranno diventare un obiettivo per le future missioni sulla Luna», ha osservato.

MAPPA - Nell'ultimo anno il Mini-Sar ha ottenuto la mappa completa dei crateri lunari che si trovano permanentemente in ombra e che non sono visibili dalla Terra. Quelli che contengono ghiaccio sono piccoli, con un diametro che varia da 2 a 15 chilometri. La quantità di ghiaccio d'acqua presente al loro interno varia a seconda della profondità ed è valutata complessivamente in circa 600 milioni di metri cubi.

Redazione online
02 marzo 2010





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Corte europea accoglie ricorso dell'Italia sul crocifisso

Zidane: 'Scusarmi con Materazzi? Mai....Preferisco morire' Matrix: 'Come Vasco: senza parole'

Quotidianonet

A quasi quattro anni dalla finale di Berlino Zizou racconta al giornale spagnolo 'El Pais' quanto ancora sia forte la sua rabbia nei confronti del nerazzurro. "Mi dispiace, è chiaro, però se chiedessi perdono è come se ammettessi che ciò che ha fatto Materazzi è normale invece per me non fu normale"



Parigi, 1 marzo 2010


"Scusarmi con Materazzi per la testata? Preferisco morire che chiedere perdono a un malvagio". A quasi quattro anni dalla finale di Berlino, Zinedine Zidane torna a parlare della testata a Materazzi e del cartellino rosso che ha lasciato la Francia in dieci nei supplementari e senza un rigorista del suo calibro nella lotteria poi persa contro gli azzurri di Lippi.

"Mi dispiace, è chiaro, però se chiedessi perdono è come se ammettessi che ciò che ha fatto Materazzi è normale - racconta Zizou al quotidiano spagnolo ‘El Pais' - invece per me non fu normale".

"Nel corso di una partita di calcio succedono tante cose, non era la prima volta che mi trovavo in una situazione come quella che è successa a Berlino dove non ho resistito. Durante la carriera tante volte in carriera hanno insultato mia madre e io non ho mai risposto, ma a Berlino risposi. Ho chiesto perdono a tutti - ribadisce ancora una volta Zidane - ma a lui non posso. Sarebbe come disonorarmi... Preferisco morire".

MATERAZZI

"Come direbbe Vasco: senza parole". Marco Materazzi commenta così le ultime dichiarazioni di Zinedine Zidane

Materazzi affida la replica al suo sito ufficiale, accompagnando il breve commento con una foto eloquente, che ritrae Zidane di spalle mentre lascia il campo dopo l’espulsione nella finale dei Mondiali 2006 passando accanto alla coppa del mondo. Sulla foto, c’è scritto: ‘Merci beacoup monsieur’, in italiano ‘Molte grazie signore'.

agi




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Australia, 'tempesta' di pesci Cadono dall'alto come pioggia

Quotidianonet

Secondo i meteorologi, i piccoli persici erano stati risucchiati verso l’alto nel corso di un temporale da mulinelli d’aria, per poi essere rigettati a terra più tardi. Lo strano fenomeno si era già verificato nel 1974 e nel 2004


Roma, 2 marzo 2010

Si chiama Lajamanu, un villaggio di 669 anime nel Territorio del Nord in Australia, dove si è verificato un episodio davvero singolare. Improvvisamente, infatti, ha cominciato a piovere, ma invece di acqua, sono caduti pesci, molti dei quali ancora vivi.

Secondo i meteorologi, i pesci, piccoli pesci persici bianchi e a strisce, erano stati risucchiati verso l’alto nel corso di un temporale da mulinelli d’aria, per poi essere rigettati a terra più tardi. Mark Kersemakers, dell’Agenzia australiana di Meteorologia, afferma: “(La tempesta) potrebbe aver trascinato in alto i pesci per più di 15 chilometri. Una volta in alto, si sono praticamente congelati. E dopo un po’ di tempo, sono stati rilasciati”.

Non è la prima volta che “piovono pesci” e piccoli rane a Lajamanu, secondo quanto riportato dal quotidiano locale Northern Territory News : fenomeni simili sono avvenuti nel 1974 e nel 2004. “Quando saranno i coccodrilli a piovere dal cielo, dovremo aver paura”, ha commentato per telefono un abitante.



 
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Test di lingua per i gestori stranieri di locali pubblici

La Nazione

Prato, 2 marzo 2010




TEST d’italiano obbligatorio per tutti gli stranieri che vorranno aprire un ristorante o un bar a Prato. E’ questa la modifica al regolamento del commercio al quale sta lavorando la giunta di centrodestra e in particolare l’assessore allo sviluppo economico Roberto Caverni, una modifica che il Comune vuole fortemente e che dovrebbe entrare in vigore a giorni.

Al momento fra i requisiti obbligatori richiesti per l’apertura di un pubblico esercizio c’è la partecipazione ad un corso di formazione di 94 ore promosso da Unione commercianti o Confesercenti, oppure un’esperienza di due anni in un bar o in un ristorante o ancora la presentazione del vecchio Rec.

«In nessun caso possiamo però essere sicuri che gli stranieri che presentano una dichiarazione di inizio attività conoscano l’italiano — spiega il provvedimento proprio Caverni — Chi ha fatto pratica, ad esempio, potrebbe aver lavorato in un ristorante cinese e sapere poco o nulla della nostra lingua. Quanto ai corsi di formazione nelle associazioni di categoria, ci sono stranieri che li frequentano e danno l’esame finale in altre città dove si può essere aiutati da un mediatore culturale, quindi alla fine la conoscenza dell’italiano è relativa».


IL COMUNE vuole invece che chi apre un locale pubblico capisca e sappia parlare bene l’italiano, perché «per legge — spiega ancora Caverni — ogni ristoratore o titolare di bar deve conoscere e aggiornare il manuale di autocontrollo (Haccp) che contiene informazioni sulla pulizia o la conservazione degli alimenti. Si tratta del manuale richiesto dai Nas e dalla Asl durante le verifiche negli esercizi: come può rispettare le regole chi non sa l’italiano?».

ECCO DUNQUE che il nuovo regolamento sul commercio introdurrà l’obbligo di sostenere un test di lingua. A esaminare i candidati saranno i mediatori culturali dell’assessorato all’integrazione del Comune e sempre loro rilasceranno un nullaosta che dovrà essere obbligatoriamente allegato alla dichiarazione d’inizio attività. Non solo, il test sarà necessario anche in caso di subentro. Se un italiano dovesse vendere il proprio locale a un cinese, per esempio, come è successo assai spesso negli ultimi anni in città, lo straniero dovrà comunque dimostrare di conoscere la lingua, altrimenti non potrà aprire.

Ovviamente il nuovo regolamento verrà applicato a tutti gli extracomunitari che non hanno frequentato scuole italiane, perché in questo caso basterà produrre il titolo di studio conseguito.

NEL COMPLESSO, tra nuove aperture e subentri, il Comune prevede di effettuare una sessantina di test di lingua all’anno. «Questa norma — chiude Caverni — vuole stimolare anche la partecipazione ai corsi d’italiano promossi dall’amministrazione e favorire l’integrazione, perché per chi parla e capisce la lingua è senza dubbio più facile inserirsi».

Leonardo Biagiotti




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Muore show-man della Bbc, ucciso forse da un gioco erotico

La Stampa

Kristian Digby aveva 32 anni è stato trovato cadavere nella sua casa di Londra





LONDRA


Il conduttore della Bbc Kristian Digby è stato trovato morto ieri nel suo appartamento sulla Richford Road a Newham, nell’est di Londra. Lo ha annunciato la polizia. Volto noto della tivù, presentatore di show di successo, era anche regista: con un paio di cortometraggi aveva vinto anche diversi premi. Che cosa l'abbia ucciso è un mistero, anche se si fa strada l'ipotesi di un gioco erotico finito male. Aveva 32 anni e ufficialmente le cause della sua morte sono definite dagli inquirenti «inspiegabili».

Il suo cadavere è stato trovato ieri, intorno alle 8.45 ora italiana. Un portavoce della polizia metropolitana ha detto che gli agenti sono stati chiamati a intervenire dopo avere ricevuto «notizie su un cadavere all’indirizzo di Richford Road 15». Il personale di soccorso è arrivato in ambulanza ma non ha potuto far altro che constatare la morte. Ufficialmente gli inquirenti non si sono sbilanciati sulle circostanze della morte. Una fonte ufficiosa riportata dal Sun online afferma che Digby potrebbe essere asfissiato in seguito ad una pratica di autoerotismo. Sotto choc i colleghi: «Portava nei suoi show calore ed energia. Ci mancherà moltissimo».



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Castro: "Mai ordinato di uccidere gli avversari"

di Redazione

In un biglietto letto dalla tv nazionale il lider maximo nega ogni addebito per la morte del dissidente Orlando Zapata: "Nel nostro paese mai alcuna persona è stata torturata, mai è stato ordinato l’assassinio di un avversario, mai si è mentito al popolo"


L'Avana - Mentre il mondo si indigna per la morte di Orlando Zapata, il dissidente cubano che ha perso la vita, in carcere, dopo un lunghissimo sciopero della fame, Fidel Castro rompe il silenzio e, a suo modo, prova a difendersi dall'accusa di aver messo in piedi un regime sanguinario, oltre che liberticida. Il lìder maximo con un messaggio televisivo ricorda che Cuba "mai ha ordinato l’assassinio di un avversario" politico. Il riferimento, implicito, è alla morte di Zapata. 

Campagna di diffamazione Intanto la televisione cubana ha denunciato una "campagna di diffamazione" contro Cuba. I dissidenti - accusati da Cuba di essere al soldo "dell’impero" americano - e la madre di Zapata hanno chiamato in causa il governo di Raul Castro, fratello e successore di Fidel alla guida di Cuba, per la morte di Zapata il 23 febbraio scorso in un ospedale dell’Avana a seguito di un prolungato sciopero della fame. 

Nessuna tortura Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che è stato in visita a Cuba nei giorni scorsi, "sa da tempo che nel nostro paese mai alcuna persona è stata torturata, mai è stato ordinato l’assassinio di un avversario, mai si è mentito al popolo", ha scritto Fidel Castro, 83 anni, in un biglietto letto alla televisione nazionale. "Alcuni invidiosi del suo prestigio e della sua gloria, e peggio ancora, coloro che sono al servizio dell’impero, l’hanno criticato per la sua visita a Cuba. Si sono serviti per ciò di calunnie che circolano da mezzo secolo contro Cuba", ha pontificato il padre della rivoluzione cubana del 1959, senza mai evocare, esplicitamente, la vicenda Zapata. 




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Santoro: «Vespa è il mio Gerovital»

Corriere della sera

Il conduttore di Annozero replica al collega che l'ha definito «l'Attila della par condicio»

MILANO - «Bruno Vespa è il mio Gerovital». Michele Santoro ha replicato così al collega conduttore di Porta a Porta che in un'intervista concessa al Corriere della Sera lo ha definito «l’Attila della par condicio». Vespa, ha detto il giornalista di Annozero, «mi sta facendo tornare ragazzino. Quando andavamo a scuola c’era sempre quel compagno di classe un po' birbantello che indicava l’altro come responsabile delle marachelle. Ma noi ci battiamo anche per lui perché quello che sta succedendo non ha precedenti nella storia della tv occidentale, è un atto censorio molto grave». Quella tra i due giornalisti è una polemica nella polemica: i conduttori Rai infatti protestano contro l'azienda di viale Mazzini dopo la decisione di interrompere fino alla fine delle Regionali i talk show.

STOP AI TALK SHOW - «Noi avevamo dimostrato di poter andare in onda senza ospiti politici, avevamo già fatto due trasmissioni senza ospiti politici, una delle quali aveva avuto uno dei risultati migliori contro il festival di Sanremo, l’altra ha sfiorato il 20% la scorsa settimana. Quindi semmai sono i politici ad aver bisogno di noi» ha detto a riguardo Santoro, invitando tutti i cittadini a partecipare alla manifestazione che si terrà alle 20 in via Teulada 66 contro la censura e ribadendo che il 25 marzo lavorerà per andare in onda comunque se non in Rai, attraverso altri canali. Invito accolto anche da Radio Città Futura che si è resa disponibile per la messa in onda.

PD E IDV ALLA MANIFESTAZIONE DELL'USIGRAI - In piazza con l'Usigrai, che ha indetto la manifestazione, ci saranno il Pd e i dipietristi. «L'Italia dei Valori aderisce alla veglia per la libertà indetta dall'Usigrai per stasera alle 20 a via Teluada» ha detto il capogruppo dell'Idv in commissione di Vigilanza Pancho Pardi. «Domani alle 20 sarò, assieme ad altri esponenti del Pd, in via Teulada per testimoniare la nostra solidarietà ai giornalisti colpiti dalla decisione presa dalla maggioranza del Cda della RAI» aveva annunciato lunedì sera Matteo Orfini, della segreteria del Partito Democratico, responsabile Cultura e informazione. All'iniziativa hanno già dato la loro adesione i componenti della commissione di Vigilanza Paolo Gentiloni, Vinicio Peluffo e Vincenzo Vita e il presidente del forum Riforma del sistema radiotelevisivo Carlo Rognoni.

Redazione online
02 marzo 2010



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Ogm: Ue decreta fine dell'embargo

Corriere della Sera



La Commissione ha autorizzato la la coltivazione della patata Amflora, geneticamente modificata
approvate anche altri tre nuove varietà di mais Ogm. Ogm: Ue decreta fine dell'embargo. La Commissione ha autorizzato la la coltivazione della patata Amflora, geneticamente modificata


MILANO - E' la fine di un embargo durato anni. La Commissione europea ha deciso, oggi a Bruxelles, con procedura scritta, l’autorizzazione alla coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora, prodotta dalla multinazionale Bayer. La decisione mette fine all’embargo sulle nuove colture Ogm, che resisteva nell’Ue dall’ottobre del 1998.

CONTROVERSIA - La patata Amflora, modificata in modo da avere un maggior contenuto di amido, è stata a lungo al centro di una controversia fra l’Efsa (autorità Ue di sicurezza alimentare), con sede a Parma, che ha dato il suo via libera ’tecnico’, e le due autorità sanitarie, europea e mondiale, l’Emea (agenzia Ue del farmaco) e l’Oms. La controversia riguardava la presenza, nell’Ogm, di un gene "marker" che conferisce resistenza a un antibiotico importante per la salute umana.

L’Efsa ha dato il suo via libera nonostante il fatto che la direttiva Ue 2001/18, relativa al rilascio deliberato di Ogm nell’ambiente, proibisca espressamente l’autorizzazione per gli Ogm contenenti geni di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana. A più riprese, negli anni scorsi, la Commissione aveva cercato di ottenere il sostegno degli Stati membri nel comitato di regolamentazione degli Ogm e in Consiglio Ue, senza mai ottenere la maggioranza richiesta per l’autorizzazione alla coltura. Le norme Ue, tuttavia, danno all’Esecutivo comunitario il potere di assumere da solo la decisione sull’autorizzazione, se non si esprime contro almeno la maggioranza qualificata degli Stati membri.

Dopo che il precedente commissario all’Ambiente, Staros Dimas, aveva bloccato la proposta, il suo successore, il maltese John Dalli, ha creduto bene di marcare con questa decisione il suo primo atto pubblico, che spiegherà durante una conferenza stampa oggi a Bruxelles. Oltre alla patata Amflora, che è stata autorizzata per la coltura e per l’alimentazione degli animali, sono state approvate anche altri tre nuove varietà di mais Ogm, tutte destinate all’importazione e la commercializzazione per l’alimentazione degli animali.

Redazione online
02 marzo 2010



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Ha pilotato il testamento»: badante nei guai a Lucca

Il Secolo xix

Avrebbe pilotato il testamento redatto dall’anziana che assisteva, e si sarebbe fatta nominare erede, facendosi assegnare 195 mila euro e un immobile. Per questo una badante è stata denunciata dalla guardia di finanza di Lucca, con le accuse di falso, truffa e appropriazione indebita.
Il testamento olografo è stato posto sotto sequestro dalle fiamme gialle. Attraverso una perizia calligrafica e altri accertamenti, i finanzieri hanno scoperto che la badante si era fatta dare 195 mila euro presenti in vari conti correnti bancari e un immobile in città, tutti beni intestati alla defunta. I due fratelli dell’anziana hanno scoperto il fatto all’apertura del testamento, e hanno sporto denuncia.




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Odissea sussidio: morire a 3 anni

di Alessandra Pasotti

Era affetto da paralisi cerebrale infantile, i genitori hanno speso tutto per curarlo e l’Inps ha negato l’invalidità.

La famiglia ha presentato ricorso d’urgenza ma è stata convocata troppo tardi


Nel Paese dei falsi invalidi, Riccardo, 3 anni e mezzo, invalido vero, non è mai riuscito ad ottenere il riconoscimento del suo handicap. Riccardo era talmente invalido che un semplice virus se l’è portato via un mese fa.

Se ne è andato due settimane prima che i suoi genitori riuscissero a parlare con il giudice del Tribunale di Catania, città di residenza, al quale si erano rivolti per ottenere «con urgenza» quel sostegno economico necessario ad affrontare le cure fatte di lunghe e costose trasferte negli ospedali del Nord. Se ne è andato prima di vedere i suoi genitori sbattere i pugni sul tavolo contro una burocrazia insensibile che ha rinviato tout court il suo caso a febbraio 2011 «causa maternità del giudice».

Così l’anno prossimo, ad un anno esatto dalla sua morte, la giustizia deciderà della possibilità o meno di concedergli quel diritto del quale non avrà più bisogno.

È una storia dolorosa quella che i genitori di Riccardo Diana hanno deciso di raccontare «perché chi soffre veramente non può essere abbandonato e finire nelle maglie soffocanti della burocrazia». Riccardo nasce prematuro nel giugno del 2006 alla 25ma settimana di gestazione, all'esito di una gravidanza gemellare con morte intrauterina del fratello. I medici riescono a salvarlo, ma l'emorragia cerebrale di cui ha sofferto alla nascita lascia pochi dubbi. Riccardo rimane affetto da paralisi cerebrale infantile. I primi cinque mesi di vita sono contrassegnati da continue crisi respiratorie, convulsioni e interventi chirurgici. I genitori si affidano ai centri più avanzati per curare il loro bambino che, a dispetto di tutto, vuole farcela. Viene ricoverato per otto mesi all'ospedale di Circolo di Varese e curato a cadenze mensili nel centro Stella Maris di Pisa. Spese e trasferte, tutto a carico loro.

«Ci hanno aiutato le rispettive famiglie, noi abbiamo speso tutto quello che avevamo per dare a Riccardo le cure migliori», racconta il papà Benedetto Diana. Riccardo sembra farcela ma a nulla pare valere la sua battaglia contro l'inerzia e la lungaggine della burocrazia che non gli riconoscerà mai la pensione di cui avrebbe diritto.
«Il caso di mio figlio è esemplificativo di come e quanto sia difficile, per una famiglia che si ritrova a dover gestire un bambino disabile, vedere riconosciuti quei diritti indispensabili a garantire al proprio bambino una accettabile qualità della vita, ricadendo nel paradosso che proprio ciò che dovrebbe costituire un aiuto sostanziale diventa un problema in più da risolvere» dice ancora Benedetto Diana. Riccardo non riesce a stare seduto da solo, ha una grave ipotonicità del tronco e non controlla il capo; non riesce ad afferrare nulla con le mani ed ovviamente non cammina.

Dipende quindi totalmente dagli altri, non avendo alcuna autonomia. Eppure il verbale della visita presso la commissione Asl «avvenuta in condizioni a dir poco disagiate solo nel luglio del 2007, in una giornata caldissima e in mezzo a una calca assordante di persone vocianti, dove il nostro era l'unico bambino presente - racconta il padre - fa riferimento all'indennità di frequenza e non all'accompagnamento che la gravità della condizione di Riccardo, a detta di chiunque, specialista e non, giustificherebbe appieno. Ci siamo dunque visti costretti a proporre ricorso davanti al giudice, il quale fissa l'udienza, nonostante il carattere di urgenza per il febbraio 2010».

«Il nostro bambino è morto 15 giorni prima - racconta la mamma di Riccardo - ma noi tutto questo al giudice non abbiamo neppure potuto dirlo, perché quel giorno ci siamo visti rinviare la causa a febbraio del prossimo anno, causa maternità».

«Sappiamo che i controlli in un Paese di falsi invalidi ci devono essere - denuncia la mamma di Riccardo -, ma non a discapito dei veri invalidi. Come nostro figlio e tutti gli altri in condizioni più o meno simili».





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Arrestato il regista Panahi, voce dell'opposizione iraniana

Corriere della Sera 


Fermato a Teheran da agenti dei servizi di sicurezza. Nel 2000 vinse il Leone d'oro a Venezia con «Il cerchio»





TEHERAN - Stretta del regime iraniano su artisti e intellettuali dissidenti. L'ultimo a farne le spese è stato Jafar Panahi: il regista de Il Cerchio (con il quale nel 2000 vinse il Leone d'oro a Venezia) e Oro rosso è stato arrestato a Teheran assieme alla moglie e alla figlia. A darne notizia è stato il figlio, Panah Panahi, che ha raccontato al sito dell'opposizione Rahesabz che alcuni agenti in borghese hanno fatto irruzione nell'abitazione del regista, noto sostenitore dell'opposizione al regime, alle 10 di sera. La polizia ha portato via anche 15 ospiti che in quel momento si trovavano in casa del regista, una delle voci più critiche del presidente Mahmud Ahmadinejad.

NEDA - Panahi, la moglie e la figlia erano già stati arrestati una prima volta il 30 luglio dell'anno scorso mentre prendevano parte nel cimitero Behesht-e-Zahra di Teheran ad una commemorazione in onore di Neda Aqa-Soltan, la giovane uccisa durante le manifestazioni seguite elle contestate elezioni di giugno. Poche ore dopo i tre erano stati rilasciati. Ma successivamente al regista è stato impedito di lasciare il Paese per essere presente ai festival cinematografici di Mumbai, in ottobre, e di Berlino, il mese scorso.

Il figlio di Panahi, Panah, ha detto che uomini delle forze di sicurezza in borghese hanno fatto irruzione lunedì sera nella sua casa, da dove hanno prelevato, oltre al regista e alle sue congiunte, 15 ospiti, tra i quali alcuni altri registi e attori. Successivamente hanno perquisito la casa per cinque ore e hanno portato via diverso materiale, tra cui il computer di Panahi. Jafar Panahi vinse il Leone d'oro nel 2000 con Il cerchio, un film dedicato alla condizione delle donne in Iran. Dello stesso argomento si occupava Offside, pellicola che nel 2006 fu premiata a Berlino con l'Orso d'argento.

Redazione online
02 marzo 2010







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La prima Ferrari ibrida

Cina: registrazione o schedatura dei domini Internet?

La Stampa


TESTO ORIGINALE DI OIWAN LAM, TRADUZIONE DI STEFANO IGNONE

Secondo una notizia pubblicata dalla testata Sohu IT News il 22 febbraio scorso, il Ministro dell'Industria e dell'Information Technology cinese avrebbe diffuso un avviso in cui si richiede una più rigida applicazione dei sistemi di registrazione e verifica dei domini Internet, la cosiddetta "lista bianca" (white list) dell'Internet cinese.

L'ultimo requisito introdotto impone al webmaster di recarsi presso l'Internet Data Center (IDC) di persona per farsi fare una foto e produrre una copia di tutti i documenti richiesti dal Centro. Questo deve poi verificare i contenuti del dominio, il contatto del webmaster e le informazioni relative al sito prima di inviarlo al centro di registrazione provinciale del Ministero.

Un netizen lamenta che l'intero processo assomiglia alla schedatura di un criminale:


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Questo l'elenco dei documenti che vanno prodotti:
- dettagli di registrazione dell'impresa / organizzazione / luogo d'impiego (nel caso il sito Internet sia aziendale) più i documenti di identità del webmaster;
- documenti di identità del webmaster (nel caso il dominio sia personale);
- contatti, tra cui cellulare, telefono del lavoro, indirizzo e-mail e fisico;
- nome del sito, del dominio, contenuti del sito, e licenza necessaria per alcuni contenuti (come l'informazione);
- dati per consentire il login all'Internet Data Center: username, informazioni d'accesso, ubicazione del server, IP del sito.

Di seguito un diagramma di flusso che illustra l'intera procedura di registrazione:
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Testo originale: China: Website registration system, di Oiwan Lam. Ripreso da Global Voices Advocacy: rete di blogger e attivisti online che vigila e riporta sulla libertà d'espressione soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.




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Bonelli (Verdi) ricoverato in ospedale dopo 33 giorni di sciopero della fame

di Redazione

È stato ricoverato d’urgenza in un ospedale del litorale romano il presidente nazionale dei Verdi. Napolitano: "Rispettare il pluralismo"



Roma - È stato ricoverato d’urgenza in un ospedale del litorale romano il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, che da 33 giorni è in sciopero della fame contro quella che il Sole che ride ha definito "la censura sui temi ambientali da parte dei programmi televisivi e contro la violazione del pluralismo politico". E il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invita a "rispettare il pluralismo nella comunicazione". 

Condizioni di salute peggiorate L’ufficio stampa della Federazione dei Verdi fa sapere che "le condizioni fisiche del leader dei Verdi, che da oltre un mese non si nutre e che ha perso oltre 15 chili dall’inizio della protesta, sono peggiorate a causa di marcati problemi renali". "Proprio i problemi renali e la presenza di sangue nelle urine - conclude la nota resa pubblica - hanno spinto i sanitari che seguono Bonelli a disporre un ricovero immediato". 

L'appello di Napolitano Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, informato delle gravi condizioni di salute dell’on. Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi, nel confermare l’attenzione alle motivazioni dello sciopero della fame intrapreso da 33 giorni e nel rinnovare il richiamo al pieno rispetto del principio del pluralismo nella comunicazione politica, auspica che l’onorevole Bonelli non prosegua in una così estrema forma di protesta.




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Bassolino verso l’addio: posti d’oro agli amici

di Carmine Spadafora

A meno di un mese dalle elezioni regionali il governatore uscente della Campania piazza i fedelissimi ai vertici della fondazione pubblica Forum delle culture.Distribuendo i suoi in posizioni strategiche il presidente Pd si assicura così influenza politica anche per i prossimi anni




Napoli - Una trentina di giorni prima di scollarsi dalla poltrona di Palazzo Santa Lucia, ’o governatore Antonio Bassolino ha pensato agli amici. L’imputato nello scandalo dei rifiuti ha voluto fare ai suoi collaboratori più fedeli un bel regalo d’addio per celebrare la fine della sua avventura a capo della giunta regionale della Campania. E il senso di gratitudine doveva proprio essere forte se, ad esempio, al suo portavoce, il giornalista Mario Bologna, Bassolino ha donato addirittura una carica da direttore generale. Al giornalista che gli è stato accanto per oltre 16 anni, che lo ha assistito e seguito ovunque egli andasse, l’ex «Sant’Antonio da Afragola» ha consegnato una targhetta con su scritto «direttore generale» della fondazione che dovrà gestire il «Forum universale delle culture», che si terrà a Napoli nel 2013.

Non c’è che dire, un bel colpo per Bologna, che passerà dalle stanze ovattate di Palazzo Santa Lucia a quelle che ospiteranno l’organizzazione dell’importante kermesse. Anche se, per la verità, parliamo di un forum ridimensionato, in quanto il governo ha rifiutato l’invito ad entrare a far parte della fondazione, negando alla rassegna, almeno finora, la denominazione di «grande evento».
La nomina di Bologna non è del resto stata la sola a destare perplessità nei palazzi della politica campana. Il duo Antonio Bassolino-Rosetta Iervolino, ai quali in qualità di presidente della Campania e di sindaco di Napoli è spettato il compito di nominare il direttore generale e il consiglio d’amministrazione della «Fondazione Forum universale delle culture 2013», si è prodigato anche nel piazzare altri fedelissimi, oltre a Bologna. Il presidente della fondazione è infatti Nicola Oddati, assessore comunale alla Cultura, sostenitore numero uno dell’evento. In molti però storcono il naso per il doppio incarico che Oddati rivestirà così fino all’anno prossimo, quando si andrà alle urne per il Comune. Un premio a Oddati per il suo impegno a portare a Napoli un prestigioso appuntamento culturale? Non solo. A Napoli anche i muri sanno che Oddati è un bassoliniano di ferro. E sono due con Bologna.

La squadra che dovrà gestire l’evento è infine completata dai due consiglieri di amministrazione: l’assessore all’Urbanistica della giunta Bassolino, Gabriella Cundari, e il giurista Michele Scudiero, docente universitario. Tutte le nomine sono state frutto di un blitz del duo Bassolino-Iervolino. Del resto bisognava fare in fretta, per evitare che la designazione dei componenti del consiglio di amministrazione finisse nelle grinfie del successore di Bassolino. Uno schiaffo a Caldoro o a De Luca, a chi fra i due tra poco siederà sulla poltrona che ora è dell’imputato nello scandalo dei rifiuti. Sicuramente sia l’esponente del centrodestra sia quello del centrosinistra avrebbero nominato altri personaggi, certamente non bassoliniani. Il presidente del cda infatti gestirà un grande potere, come, ad esempio, le assunzioni di personale con contratti a termine e di specialisti. Evidentemente, anche se dopo le elezioni regionali Bassolino a Palazzo Santa Lucia non ci sarà più, nelle tante stanze del potere ci saranno ancora i suoi fedelissimi, pronti a lavorare per il futuro che Bassolino, ancora per poco tempo governatore, sta disegnando per se stesso. Sarà di nuovo da candidato a sindaco di Napoli, il domani di Antonio, per tentare di rinverdire i falsi fasti di un mai realizzato «rinascimento» napoletano?



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Radicali, quando il ricatto è travestito da digiuno

di Alessandro Meluzzi

La Bonino e Bonelli come i protagonisti dell'Isola dei famosi. Così una pratica non violenta diventa fatale per molti giovani. Lo scopo? Dimostrare di avere sempre ragione. 


L'ultimo asso dei Radicali: la cavillocrazia.


E così fanno saltare gli ingranaggi in mezza Italia




I digiuni di protesta della Bonino e di Bonelli hanno suscitato, come sempre, passioni, apprensioni ed emozioni contrastanti, ma sempre caratterizzate dal rispetto che evoca ogni pratica estrema che mette in gioco un rischio per la salute.

Il digiuno è una pratica antica con contenuti multipli. Via di purificazione fisica e psichica per qualcuno, come nelle medicine dell’antica India o Cina. Effettivamente anche le scuole igienistiche e naturistiche più recenti parlano del digiuno come di un’efficace terapia per molti disturbi, metabolici e legati agli stravizi alimentari, ma non solo.

Tutto purché con metodo e con un rigoroso controllo medico. Effettivamente tutto questo digiunare non deve aver fatto troppo male al vecchio guru Pannella, ancora piuttosto pimpante, oltre gli 80 anni, nonostante le tante sigarette e una vita non propriamente rilassante.

Così come il digiuno è stato da sempre una via di ascesi spirituale per mistici e non. Persino Gesù digiunò nel deserto, prima di essere tentato da Satana, così come tanti monaci e padri del deserto del tempo antico e del Medioevo.

Per qualche santa famosa, come Caterina da Siena o Angela da Foligno, qualcuno parlò persino di «santa anoressia». Come se la pratica del digiuno per fini spirituali si combinasse con una struttura psicologica non ben risolta nei suoi rapporti col cibo e col corpo.

Ma i veri disturbi alimentari di tipo anoressico, intendo dire quelli che portano a morte con un peso corporeo intorno ai 30 chili una ragazza malata su 10, sono caratterizzati da una struttura psicologica ben definita. L’anoressica digiuna contro, piuttosto che per. Contro la madre, contro la famiglia, contro un’immagine di se stessa che detesta, contro i compagni, contro amori assenti o che non la comprendono.

Non ci risulta invece che i digiuni di Santa Caterina volessero protestare contro papi e cardinali, eppure lei sapeva richiamare e rimproverare amorevolmente dalla cattedra della propria fresca e intensa superiorità morale.

I digiuni politici, Gandhi a parte, nella cui storia spiritualità e lotta si intrecciano inscindibilmente, hanno invece il sapore di un ricatto, piuttosto che di un’ascesi. Questo li rende intrinsecamente violenti: come la violenza che contrappone i digiunatori terroristi dell’Ira, rigidi nelle scelte fino alla morte, ai loro altrettanto ferrei e duri persecutori.

Per questo in una realtà in cui il 10 per cento di adolescenti soffre di gravi disturbi alimentari e dove un’anoressica su 10 muore nonostante le cure, occorrerebbe nel mondo degli adulti, e persino degli aspiranti leader, esser molto prudenti nel proporre un modello che esibisce quasi una settimana di sciopero della sete per la veterana Bonino, o i 33 giorni che portano all’ospedale il verde Bonelli. Persino l’uso della parola sciopero è improprio, perché fa pensare a una sfida rivendicativa da cui uscire vincenti e rafforzati.

Basta aprire i siti internet sull’anoressia per scoprire come metodi e orizzonti sono ambigui e pericolosi. Onnipotenza, dura arroganza con se stessi, colpevolizzazione degli altri, narcisismo nel pensiero di poter raggiungere qualsiasi obiettivo rimanendo ricattatoriamente al centro dell’attenzione di tutti. Ma mentre questo esibizionismo, ancorché con declamate finalità etiche, nuoce limitatamente ai vecchi maestri, buoni o cattivi che siano, può essere esiziale per un’adolescente, per sua stessa natura sensibile all’imitazione e all’emulazione.

Non è il rito misurato e prudente delle quaresime o dei ramadan. Ma utilizzare il corpo ossuto e scarno come un proiettile, un tamburo o un megafono, per provocare e ottenere ciò che si vuole a qualsiasi costo, muovendo dal presupposto, indimostrabile e nobilitato dal rischio e dalla sfida personale, di avere comunque sempre ragione, come peraltro i martiri suicidi di ogni epoca hanno sempre pensato, e poco importa se in questo caso il tentato suicidio per mancanza di cibo sia solo sfiorato ed esibito dai politici con potenti amplificatori mediatici.

Meglio allora pensare che tutta questa scoppiettante esibizione di pelli rinsecchite e di labbra screpolate assomigli di più, persino per esiti oltre che per motivazioni, a quella dei protagonisti dell’Isola dei famosi. Anche loro, in fondo, per un mesetto di notorietà, accettano di diventare ossuti e asciutti più che in qualsiasi clinica del dimagramento, persino quelle che promettono i fatidici 7 chili in 7 giorni.

Purché le lancette della bilancia possano essere mandate in onda nel prime time del reality o, nel caso della politica radicalizzante, nei Tg di prima serata.


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Karadzic in tribunale: «La mia guerra era santa e giusta»

Corriere della Sera 


L'ex leader serbo bosniaco in aula all'Aja

Balcani «Volevo impedire uno Stato islamico»

 





Radovan Karadzic compare infine in aula nel tribunale dell'Aja, venti mesi dopo l'arresto e dopo aver esaurito tutti gli espedienti per ritardare ancora, e ridicolizzare, il processo in cui deve rispondere di genocidio e crimini contro l'umanità commessi durante la guerra in Bosnia. Fin dalle prime battute, si cala nel ruolo abbandonato nel 1996, quando s'era dileguato inseguito dai mandati d'arresto internazionali: quello del capopopolo, del leader dei serbi-bosniaci. «Sto qui non per difendere la persona mortale che io sono, ma per difendere la grandezza di una piccola nazione della Bosnia Erzegovina». Come se quindici anni non fossero passati. Come faceva Milosevic, trasformando il tribunale in un'ultima tribuna politica.

Capelli bianchi e lunghi, Karadzic sceglie una cravatta rosso-blu, i colori della bandiera nazionale. Lo faceva anche Slobo nelle occasioni importanti. Parla in serbo, spesso in terza persona. A un tavolo vicino, siede il legale inglese Richard Harvey, l'avvocato difensore che la corte gli ha nominato d'ufficio, dovesse decidere un'altra volta di non volersi presentare in aula. «Non voglio difendere me stesso, dicendo che non ero importante».

Non ha mai saputo rinunciare alle mostrine. Piuttosto, l'autodifesa di Karadzic fa tutt'uno con la versione «serbo-bosniaca» di quella guerra, diventa già dalle prime parole un manifesto storico e politico a un tempo, dove Karadzic — più che discolparsi e scusarsi — sembra voler rivendicare per sé un ruolo storico. «Io difendo la nostra nazione e la nostra causa, che è giusta e sacra: e in questo modo difenderò anche me stesso, e il mio nome». Quella guerra, è la tesi di Karadzic, fu colpa dei musulmani bosniaci, non dei serbi: «I musulmani avevano fatto questa scelta: una Bosnia sovrana e indipendente che non poteva che portare alla guerra».

E si riferisce al referendum, indetto nel 1991, quando la Jugoslavia — dalla Slovenia alla Macedonia — crollò come un domino sotto i colpi delle consultazioni popolari. Al referendum bosniaco (sostenuto da croati e musulmani) i serbi prima s'opposero, poi sostenuti da Belgrado imbracciarono i fucili. Ma se allora Karadzic arringava i contadini serbi contro i musulmani «che ci vogliono rubare la terra», oggi in tribunale la tesi è più raffinata, e aggiornata agli spauracchi dei tempi correnti.

Io «volevo prevenire — sostiene adesso Karadzic — uno Stato islamico nel cuore dell'Europa». I serbi come baluardo all'islamizzazione avanzante, l'ultimo argine a difesa dell'Occidente: abbozzò questa difesa già Milosevic dopo l'11 settembre. Peccato che — Karadzic certo non lo dice — la Bosnia di allora (non quella velata dell'ultimo film di Jasmila Zbanic, Na Putu, presentato alla Berlinale, che è in parte emersa dalla guerra) fosse la comunità musulmana più laica e integrata al mondo.

Per Karadzic, dunque, i 44 mesi d'assedio di Sarajevo, le 10mila vittime colpite dai cecchini nella capitale, l'80% della terra conquistata a un certo punto dai serbi con le armi (il nucleo, poi ridimensionato, della futura e autonoma Repubblica serba di Bosnia), erano un colossale atto d'autodifesa dalle pretese musulmane. «I serbi reclamavano i loro territori, e questo non è un crimine». Quello che non c'è mai stato, sostiene, è «l'idea, né tanto meno un piano per espellere i croati e i musulmani». Niente pulizia etnica.

Nessun piano per il massacro di 8mila uomini musulmani a Srebrenica. Niente stupri, né «campi di concentramento», erano — sostiene Karadzic — solo «centri di raccolta di rifugiati». Fuori dall'aula, ieri, una delegazione delle madri di Srebrenica. Un gruppo che si fa sempre più piccolo, di udienza in udienza, non più le decine di donne che in passato salivano con gli autobus dalla Bosnia. Sempre più stanche, sempre guidate da Melina Hadziselimovic. «Ma siamo qui — ripete — per dire al mondo che le vittime sono ancora vive».

Mara Gergolet
02 marzo 2010







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Paghiamo tutti per Santoro l’Attila della par condicio»

Corriere della Sera


«Decisione grave e ingiusta» Vespa: ma al premier dico che il pollaio è meglio del silenzio


ROMA — Bruno Vespa, cosa pensa di questa decisione del Consiglio Rai?
«È una decisione grave, ingiusta e sorprendente, pur nel rispetto di un indirizzo del Parlamento. Pensavo che ci sarebbero stati spazi di mediazione per evitare una situazione che non ha precedenti nella storia italiana. La Rai subisce un danno enorme: nel bilancio, per il calo pubblicitario, e soprattutto nell’immagine. Quale tv pubblica al mondo abolisce i programmi politici nel momento in cui servono di più?».

Sarà un mese di tribune politiche ininterrotte. Ci sarà una trasmigrazione di ascolti verso Mediaset e Sky...
«Credo e spero che il Tar accolga il ricorso delle tv commerciali contro la delibera dell’Autorità garante che impedisce anche a loro di occuparsi di politica. Vado contro i miei interessi ma la libertà d’espressione conta di più. Capisco l’imbarazzo di Mediaset, ma come si fa a togliere ai privati la libertà di parola? In ogni caso, il fatto che vadano in onda le trasmissioni concorrenti delle nostre, anche senza parlare di politica, per noi è un danno enorme».

Lei ha detto recentemente: «Noi abbiamo sempre rispettato la par condicio, ad altri è stato concesso il diritto di scorreria, hanno calpestato le regole». Si riferiva aMichele Santoro, a Giovanni Floris? Ritiene che abbiano una «responsabilità» nell’inasprimento del clima sulla par condicio?
«Vogliamo essere onesti? La decisione della Rai, come quella della Vigilanza, ha un nome e un cognome: Michele Santoro. È un eccellente professionista, uscirà dalla Rai con una magnifica buonuscita per rientrarvi come autore di preziose docufiction (io sono uscito dopo 39 anni con 300 milioni di lire) Ma intanto è passato sulla par condicio con il garbo di Attila. Con accenti diversi, l’ha massacrata nell’arco dei decenni.

Vorrei che mi si dicesse in quale grande tv pubblica e anche privata al mondo esiste un programma di prima serata in cui la vittima è costantemente la stessa parte politica, che stia al governo o all’opposizione…». Quindi? Dove vuole arrivare? «Quindi non potendo sospendere solo Santoro in campagna elettorale, nonostante non rispetti le regole (basti rivedere i programmi del 2001) hanno cancellato anche le nostre trasmissioni. L’azienda ha una sola giustificazione: Santoro è lì per ordine del magistrato. Anche qui: trovate un Paese in cui il giudice ordina la collocazione perpetua di un programma in prima serata».

La sinistra parla di censura e dice: è la prova che il vero obiettivo era abolire i talk show. Ammetterà che la decisione somiglia ai desideri di Berlusconi: «Basta con le risse da pollaio». Alla Rai dicono che il «suggerimento» a Masi per la chiusura delle trasmissioni sia partito da Berlusconi.
«Meglio il pollaio che il silenzio. Berlusconi ha fondato un partito che ha la Libertà nel suo nome. Non lo dimentichi mai. Detto questo, fin dai tempi dell’"editto bulgaro", ho sempre difeso il diritto di Santoro ad andare in onda, ma mi rifiuto di credere che senza le violazioni di "Annozero" in Italia non ci sia libertà di stampa».

Non trova paradossale che il suo collega Emilio Fede mantenga il suo spazio a Mediaset mentre voi chiudete bottega?
«Spero che Emilio e i colleghi di Mediaset non facciano campagna elettorale, per ragioni intuibili, anche se dovessero vincere il ricorso contro il veto dell’Autorità. Ieri la Rai ha stabilito un precedente molto preoccupante: i principali conduttori di programmi di approfondimento non sono abilitati ad occuparsi di politica quando sarebbe più necessario. Si azzera tutto perché non si ha il coraggio di dire a uno: amico, rispetta anche tu le regole altrimenti stai a casa…».

Lucia Annunziata ha deciso di non andare in onda, pur potendolo fare. Cosa ne pensa?
«Gesto nobile. Ma la situazione resta grottesca. Riccardo Iacona continuerà ad andare in onda con "Presa diretta" ogni domenica in prima serata su Raitre. Bene, l’altro ieri lui ha potuto occuparsi di un tema delicato come la magistratura, ieri sera io ho dovuto cancellare un programma con i metereologi per capire le ragioni di questo inverno eccezionale. Ma si può?».

E adesso, cosa farà per un mese?
«Registreremo un paio di puntate per il magazzino, visto che non ne abbiamo mai il tempo. Poi me ne andrò in montagna. Aggiungo un’ultima cosa. La maggioranza politica ha contratto un debito verso la Rai. Se Berlusconi è l’uomo della libertà, non può soffocare la mia azienda. Giace da tempo sul suo tavolo il progetto per inserire il canone, riducendolo, nella bolletta della luce in modo da ridurre l’enorme, clamorosa evasione. Mandi avanti questo progetto e dimostrerà di voler mantenere l’equilibrio tra i principali gruppi televisivi del Paese».

Paolo Conti
02 marzo 2010





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Napolitano non incontra l'ambasciatore in Belgio, coinvolto nel caso Di Girolamo

Corriere della Sera 


Sandro Maria Siggia convocato d'urgenza a Roma: annullato il ricevimento di giovedì all'ambasciata



 
MILANO - L'incontro non si farà. Non solo. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dormirà in albergo e non nella nostra residenza diplomatica in Belgio. Durante la sua visita di lavoro a Bruxelles, cominciata stasera, il capo dello Stato non incontrerà l’ambasciatore d’Italia in Belgio, Sandro Maria Siggia, perché, ufficialmente quest’ultimo è stato «convocato urgentemente a Roma per consultazioni su fatti d’attualità», secondo fonti diplomatiche. 

ANNULLATO IL RICEVIMENTO - La realtà però è un'altra. L’ambasciatore italiano in Belgio figura in una delle intercettazioni telefoniche del senatore Nicola Di Girolamo, eletto nella circoscrizione estero, in relazione alla questione della residenza a Bruxelles dello stesso Di Girolamo. E’ stato dunque annullato il ricevimento ufficiale alla residenza dall’ambasciatore, che era previsto per la serata di giovedì, a partire dalle 17.

Secondo il programma originario della visita, nel pomeriggio di giovedì prossimo il presidente della Repubblica avrebbe dovuto incontrare, nella residenza dell'ambasciatore d'Italia in Belgio, Sandro Maria Siggia, esponenti della comunità italiana e i più alti funzionari italiani nelle istituzioni europee. La visita ufficiale del presidente della Repubblica inizierà martedì mattina e terminerà giovedì e prevede incontri con le autorità del Belgio, i vertici della Nato e quelli delle istituzioni europee.

Redazione online
01 marzo 2010





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