mercoledì 24 marzo 2010

Manette all'hacker che beffò Twitter "L'ha fatto per sfida, non per i soldi"

La Stampa

Arrestato un francese di 25 anni A luglio riuscì a rubare i documenti riservati del servizio di microblogging L'esperto: "Il fenomeno è riesploso"





E’ un ragazzo francese di 25 anni il pirata informatico che lo scorso luglio è riuscito a violare il sistema di protezione di Twitter e a diffondere sul Web i dati finanziari e di traffico del più diffuso servizio di micro blogging. Il raid di hackeraggio su Twitter è stato al centro di un’importante operazione di polizia, nata dalla collaborazione tra Parigi e l’Fbi e il cyber pirata, un disoccupato che si fa chiamare “Hacker croll”, da tempo nel mirino degli agenti per piccoli furti online, è finito in manette.

«Non ha provato ad arricchirsi», dice la polizia, secondo cui “Hacker croll” avrebbe agito per sfidare i colossi della Rete. Ma allora, perché attaccare Twitter? «E’ nato tutto dalla lettura di un articolo su un ragazzino di 18 anni che era riuscito a penetrare nella mail di un amministrato di Twitter- ha spiegato Hacker croll a un sito francese, nascosto dietro l’anonimato, pochi prima dell’arresto-. Un attacco brutale». Prima di prendere di mira Twitter “Hacker croll” ha colpito Google Apps, il sistema online in cui i dipendenti condividevano dati d’accesso. A qual punto il più era fatto.

Il cyber pirata ha scaricato tutto il materiale riservato sulla compagnia e lo ha inviato a due siti di informazione tecnologica, TechCrunch e Korben. Tra i dati c’erano anche i numeri di carta di credito degli impiegati di Twitter e le password per accedere ai servizi di e-commerce. “Hacker croll” non li ha usati, concentrandosi sui documenti secreti sui piani di espansione e sulla crescita del servizio di micro blogging.

Il fenomeno hacking, dopo il boom all’inizio dell’era Web, sembrava aver conosciuto un periodo di flessione. Con l’avvento dei social media è riesploso, e nel mirino dei filibustieri sono finite anche le aziende. «Esistono almeno nove profili diversi di hacker di diverse fasce di età», dice Raoul Chiesa, socio co-fondatore e membro del comitato direttivo dell’Associazione italiana per la sicurezza informatica (Clusit) e componente dell’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (Enisa). «È un mondo in continua evoluzione nel quale la tipologia degli attacchi continua a trasformarsi», ha detto, e dietro gli attacchi possono esserci oggi studenti, impiegati scontenti, stagisti. Tra i nuovi hacker, quelli che ricordano di più il passato sono i ragazzini da 9 a 16 anni che vogliono sentirsi alla moda, così come gli scrittori di programmi pericolosi che hanno fra 10 e 18 anni.

Ci sono poi gli specialisti negli attacchi (i cracker), che hanno fra 17 e 30 anni e lanciano attacchi di tipo distruttivo violando i sistemi di aziende. Molto diversi sono gli hacker etici (da 15 a 50 anni), che di solito agiscono da soli e per scopi altruistici. Ci sono poi i paranoici (16-40 anni), anche questi solitari, mossi da scopi egoistici. Decisamente in crescita sono cyber-warrior (18-50 anni) e spie industriali (22-45 anni): agiscono da soli, per soldi e attaccano aziende. Infine agenti governativi e military hacker (entrambi i gruppi hanno in media da 25 a 45 anni) agiscono per conto dei governi a scopo di sicurezza.



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Casta, l'ultima vergogna Per la mensa 2.670.480 euro Posti auto: 1.121.196 euro

Quotidianonet

I radicali pubblicano l'elenco delle convenzioni stipulate dalla Camera a favore dei deputati: 9 mila euro al mese d'affitto per l'ufficio di ogni onorevole; 46,5 milioni per il solo affitto di Palazzo Marini; 5 milioni per i servizi di pulizia

Roma, 24 marzo 2010 - A quattro giorni dalle Regionali, forse non sapevate che la Casta della politica spende 9.000 euro al mese per pagare l'affitto di un ufficio per ogni deputato. Lo rende noto Rita Bernardini, deputata radicale che ha pubblicato l'elenco delle incredibili convenzioni di cui godono i rappresentanti del popolo a Roma. Eccone alcune


1) Convenzione tra la Camera e il Centro Diagnostico Pantheon
, non a carico del bilancio di Montecitorio (è finanziata con una quota di 800 euro al mese che ogni singolo deputato versa ad un Fondo di Solidarietà), ma consente agli onorevoli e ai loro familiari (anche se coppie di fatto) di ricevere rimborsi per interventi di chirurgia plastica e di accedere ad una serie di prestazioni: cura del sonno a 516,46 euro, shiatsuterapia a 75 euro, elettroscultura o ginnastica passiva a 75 euro, balneoterapia con 1.860 euro di plafond annuo e 3.100 euro l'anno per la psicoterapia.


2) Versamento alla società «Milano 90 srl» del gruppo Scarpellini di 46,5 milioni di euro solo per l'affitto di Palazzo Marini: una serie di immobili dislocati tra via del Tritone e piazza San Silvestro che nel 2007, denuncia il segretario dei Radicali, Mario Staderini, «costavano 30 milioni di euro e su questo ho bisogno di risposte da parte della Camera.

3) Montecitorio e il Senato hanno in locazione da privati o dal demanio ben 22 immobili per un totale di 204 mila metri quadri, mentre il museo del Louvre ne ha solo 60 mila. E gran parte di questi 204 mila metri quadri sono ripartiti nelle strutture di palazzo Marini destinate agli uffici dei deputati». Uffici che, a sentire la Bernardini, «non servono a nessuno, io ci ho messo piede solo un paio di volte».


4) Scorrendo i dati messi on line sul sito dei Radicali si scopre poi che la «Milano 90 srl» fornisce alla Camera non solo la locazione degli uffici, ma anche servizi di ristorazione delle mense di via del Seminario e di Palazzo Marini (2.670.480 euro annui), mentre la ristorazione per deputati e dipendenti di Montecitorio è fornita dalla «Compass Grup Italia spa», che secondo il bilancio di previsione, riceverà nel 2010, qualcosa come 3.857.712 euro.

5) Per l'affitto di posti auto e moto vengono pagati 787 mila euro alla «Colonna srl», oltre 112 mila euro alla «Edilcrispi srl», 222.196 euro alla «Saba Italia spa», mentre per il lavaggio e la custodia delle vetture, la «Co.pisa.scrl» riceve 418 mila euro all'anno. Per la manutenzione della tappezzeria e falegnameria e per l'acquisto di arredi, la Camera versa 1.214.400 euro alla «Troiani srl», mentre i servizi di pulizia nel 2010 costeranno circa 5 milioni di euro.





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Calderoli brucia 375 mila leggi inutili

Quotidianonet


Dalla bardatura dei cavalli alla guerra alle mosche a migliaia di norme farraginose e cervellotiche:  il rogo è stato appiccato all’interno di una caserma dei pompieri, a Roma. “In poco più di un anno abbiamo raggiunto un grande obiettivo"

GUARDA Lo show del ministro per la Semplificazione normativa

Roma, 24 marzo 2010 - Fiamme alte diverse metri hanno mandato in cenere il muro di leggi obsolete (375 mila) che dalla fine di quest’anno non peseranno più nésul bilancio dello Stato né sulla vita quotidiana di imprese e cittadini. Ad accendere il lanciafiamme è stato Roberto Calderoli, il ministro per la Semplificazione Normativa che ha voluto con questo falò fortemente simbolico dare un’immagine appropriata al certosino ed attento lavoro svolto in quest’ultimo anno e mezzo. Il rogo si è svolto all’interno della caserma dei vigili del fuoco di piazza Scilla 2 a Capannelle in totale sicurezza.

“In poco più di un anno abbiamo raggiunto un grande obiettivo - ha detto soddisfatto il ministro per la Semplificazione Normativa Roberto Calderoli -. Ringrazio tutto il mio staff e in modo particolare i giovanissimi esperti della Unità per la semplificazione normativa. Un grazie particolare anche al comandante dei vigili che ci ha ospitati”. Accanto al muro di atti normativi inutili bruciato anche due poltrone per simboleggiare il taglio di 40 mila incarichi di diversi enti pubblici.




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India, contro i terroristi arrivano le granate al peperoncino

La Stampa

L’ultima arma messa a punto dall’esercito indiano



VALERIA FRASCHETTI

NUOVA DELHI



Altro che costose e sofisticate tecnologie. Il segreto dietro l’ultima arma messa a punto dall’esercito indiano contro il terrorismo arriva direttamente da Madre Natura. Si tratta di un peperoncino. Certo, non uno qualsiasi, ma la varietà più piccante al mondo, il bhut jolkia (in assamese, peperoncino serpente). I test effettuati nei laboratori della difesa del Subcontinente hanno verificato la sua efficacia per la realizzazione di una granata, con un gas simile a quello lacrimogeno, infallibile per disperdere folle di riottosi e immobilizzare un sospetto. «Dopo aver concluso i test la granata al peperoncino è stata giudicata idonea per essere utilizzata», ha confermato il portavoce militare R. Kalia.

Mentre dalla sede centrale dell’Organizzazione per la Ricerca e lo Sviluppo della Difesa di Nuova Delhi, il direttore del dipartimento di scienze R. Srivastava ha spiegato che si tratta di «un’efficace arma non tossica, perché il suo odore intenso può soffocare i terroristi e costringerli a uscire allo scoperto». Coltivato nel nord-est dell’India, sulle fertili rive del fiume Brahmaputra, il bhut jolokia gode anche di un posto nel Guiness dei primati.

La pianta, infatti, che è duecento volte più forte del tabasco, supera un milione di unità nella scala Scoville, che calcola l’intensità del piccante. Per contro, un jalapeno registra uno scialbo 10 mila nella stessa scala. Terroristi e facinorosi delle piazze non saranno gli unici a dover temere la pungente intensità del peperoncino dei record. Secondo quanto annunciato dal professore Srivastava, i laboratori indiani hanno intenzione di usarlo per realizzare anche uno spray anti-aggressioni che potrebbe essere usato dalle donne per la propria sicurezza personale.






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Nuova tecnologia per la datazione delle opere

Corriere della Sera

Non comporta l’asportazione di un campione, come nel caso del metodo del radiocarbonio.
MILANO – Il metodo del carbonio 14 o radiocarbonio ha troppe controindicazioni e rischia di compromettere per sempre opere d’arte preziosissime. Per questo un professore di chimica archeologica del Texas ha studiato una metodologia alternativa, chiamata estrazione del plasma, consistente in una lenta e delicata ossidazione dell’oggetto da analizzare al fine di produrre anidride carbonica per l’analisi. In questo modo non è necessario danneggiare la superficie dei reperti.

NIENTE COMBUSTIONE - Il merito va al dottor Marvin Rowe e alla sua équipe della Texas A&M University: «Questa tecnica rivoluzionerà il radiocarbonio», promette il professore, spiegando che non sarà più necessario asportare porzioni di tessuti o materiali. In sostanza l’intero oggetto da analizzare verrà posto in una camera in cui è presente il plasma (lo stesso gas utilizzato per gli schermi televisivi) che produrrà anidride carbonica necessaria all’analisi C-14 senza compromettere la superficie e con molta delicatezza. L’equipe statunitense ha già testato con successo questa tecnica, chiamata anche non-destructive carbon dating (datazione al radiocarbonio non-distruttiva), su 20 reperti, tra cui una mummia egiziana.

IL RADIOCARBONIO – Il padre di questo metodo si chiamava Willard Frank Libby e questa invenzione gli valse un Nobel nel 1960. Si tratta di un sistema di datazione che permette di attribuire una data a ogni materiale di origine organica, ma presenta molte controindicazioni, come testimonia la stessa storia della Sacra Sindone. Innanzitutto presuppone che la concentrazione di C-14 nell’atmosfera sia immutata nel tempo. Infine viene fatta prelevando alcuni campioni, successivamente indotti a combustione in una piccola camera di vetro, con il conseguente pericolo che vengano danneggiati.

LA SACRA SINDONE - Nel 1978 fu costituito il Progetto di ricerca sulla Sindone di Torino (STURP), il cui gruppo di lavoro era composto da una trentina di scienziati, sia atei che di differenti fedi religiose. La più celebre datazione del telo è del 1988 e fa risalire il lenzuolo a un periodo compreso tra il 1260 e il 1390. Ma tutt’oggi la questione rimane aperta e le obiezioni sono molte.

Emanuela Di Pasqua
24 marzo 2010





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Taglia-poltrone negli enti locali: via 40mila posti

di Giacomo Susca


Sì definitivo del Senato al decreto autonomie: 40mila posti in meno. Subito nelle giunte, dal 2011 tocca ai consiglieri. Stop agli stipendi d’oro


Poltrone comode e sprechi assortiti, la pacchia è finita. I 151 «sì» del Senato al decreto legge del governo sui tagli agli enti locali peseranno sin da subito sulle giunte di Comuni e Province. Inutili i 92 «no» di Pd e Idv, più i 3 astenuti tra le file dell’Udc-Svp, nessuna modifica al testo approvato dalla Camera. La scure del ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, si abbatte prima sulla testa di assessori comunali e provinciali: non potranno essere più di un quarto dei componenti delle assemblee. Ma è soltanto l’antipasto di una riforma che andrà a ridisegnare l’intero impianto delle autonomie locali: dal 2011 entreranno in vigore la riduzione del numero dei consiglieri, il tetto agli stipendi e sarà eliminata la figura del difensore civico, importata dal modello americano e quasi mai applicata a dovere nell’esperienza italiana. Addio pure alle altrettanto confortevoli poltroncine delle «circoscrizioni di decentramento comunale» alias municipi o consigli di zona. 

Efficienza e risparmio

A pieno regime salteranno 40mila poltrone, con una riduzione degli incarichi elettivi pari al 20 per cento, come previsto in Finanziaria.

Il ministro Calderoli si gode il risultato centrato e al termine della seduta di Palazzo Madama chiosa: «Dicevano che i nostri erano solo annunci e invece mettiamo davvero a “dieta forzata” gli enti locali. Dopo le elezioni toccherà alle Regioni e infine lo Stato romano».

Ecco nel dettaglio gli altri punti cardine della legge, che punta anche a liberare risorse per obiettivi specifici. La copertura è di 50 milioni di euro, di cui 20 dal fondo dei prefetti per i Comuni con infiltrazioni mafiose; i restanti 30 da quello per l’estinzione anticipata dei mutui da parte delle Regioni. 

Un salvagente per la Capitale

Gianni Alemanno riceve soccorso per i debiti ereditati dalle amministrazioni precedenti. D’ora in poi netta separazione tra gestione del Comune di Roma e quella relativa al ripianamento del «buco», mentre sono già stati messi sul piatto 600 milioni. Il commissario straordinario, che sarà nominato entro un mese, non coinciderà più con il sindaco e dovrà provvedere a una valutazione del disavanzo. La presentazione del bilancio di previsione 2010 e del rendiconto 2009 potrà essere differita. 

Bilanci e grandi eventi

Non verranno computate nell’ambito del patto di stabilità interno le spese affrontate dagli enti locali alla voce «grandi eventi», che rientrano nella competenza del dipartimento della Protezione civile; stesso discorso per stati d’emergenza e impegni finanziati dall’Unione europea. 

Aiuti all’Aquila

Aumentano dell’80 per cento i contributi per l’Aquila e del 50 per cento i fondi a favore della provincia abruzzese colpita dal terremoto. 

Mano tesa ai Comuni

Stanziati fino a 45 milioni di euro per interventi speciali nei Comuni inferiori a 5mila abitanti e, laddove la composizione della popolazione è sbilanciata a favore degli over 65 per il 25%; altri 81 milioni per i paesi con il 4,5% dei bambini sotto i 5 anni; e ancora 42 milioni per incentivare gli investimenti nei borghi con meno di 3mila abitanti. Dieci milioni, invece, saranno destinati ai Comuni commissariati per realizzare lavori di manutenzione. 

Bye bye Ato

Soppresse per legge dal prossimo anno 91 autorità d’ambito territoriale. Probabile una sorte analoga per 191 Consorzi di Bonifica, ma la questione viene demandata al Codice delle Autonomie.
Tanta roba. Eppure per il Pd la riforma è «il contrario del federalismo, un colpo alla legalità». L’Anci addirittura minaccia di «mobilitare le piazze». Intanto Calderoli esulta: «Oggi sulla pira delle leggi inutili bruciamo simbolicamente anche le poltrone inutili. Semplifichiamo la vita a cittadini e imprese».



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Elemosina e mendicanti Il racket dei lunghi cappotti

IL Tempo


Reportage fra gli intoccabili della Colombo e Ostiense.
Scendono dai furgoni e si cambiano di nascosto. Sono quasi tutti rom e guadagnano 30 euro l'ora.


Un vecchio e malmesso montgomery, un paio di jeans decrepiti un po' stretti e strappati, una camicia lisa che conserva un vago ricordo del colore originale, barba incolta da oltre due settimane, capelli che non vengono curati da cinque giorni e un paio di scarpe infangate. La messa in scena è quella giusta anche se l'aspetto non è quello di chi non mangia da tempo.

È mattina. Così vestito vado in cerca di mendicanti, quelli con addosso lunghi e larghi cappotti. La loro sembra una divisa. Si appostano agli incroci. Hanno lunghe palandrane sporche, malmesse, che coprono corpi appena vestiti. Alcuni camminano scalzi. Altri calzano logore ciabatte in gomma o pantofole sbrindellate. Spesso arrivano su dei furgoni, si cambiano in fretta di nascosto e poi subito a chieder soldi agli automobilisti con passi incerti e un filo di voce.

Prima tappa, via Cristoforo Colombo all'incrocio con viale di Porta Ardeatina. L'egiziano che da oltre 25 anni vende fazzoletti di carta stranamente si è spostato, non sta più al suo semaforo di via Beccari. «È una persona a modo - racconta un benzinaio – a volte se proprio ne ha bisogno mi chiede un po' di euro, ma dopo qualche giorno me li restituisce. Ultimamente la municipale passa e gli porta via tutto mettendolo in crisi. Adesso sono arrivati questi con i cappotti».

L'egiziano non parla, se ne sta in un angolo con i suoi fazzoletti: «Ho problemi al ginocchio, per questo sto qui». Non vende, resta sotto a un albero. Il suo posto lo ha preso un uomo con un lunga palandrana nera e sbrindellata. Un travestimento molto realistico. Lo sporco è vero, basta guardargli i piedi e le mani. Il tanfo si sente già da lontano. Accetta di buon grado una sigaretta. È romeno, da una serie di parole stentate scopriamo che i mendicanti vestiti in quel modo sono tutti stranieri, molti sono suoi connazionali. In tanti sono rom.

«Mia famiglia tutta in Romania. Cerco soldi - gli si riesce a strappare inizialmente – fra tre settimane andare via. Pochi soldi ai semafori: 10 euro in una giornata».

Affermazione appare subito falsa. Basta guardarlo al lavoro assieme ad un suo «collega». I semafori di questo incrocio sulla Colombo restano rossi per un minuto circa. Quelli su viale di Porta Ardeatina e via Beccari per un minuto e 20 secondi. I finti mendicanti ad ogni stop riescono a prendere almeno 50 centesimi. Se va bene un euro. In un'ora ognuno dei due arriva a racimolare una trentina di euro. Il collega del romeno, che mendica sotto le mura aureliane, sembra un pakistano o indiano.

«Devo dare mangiare a due bambini. Non c'è lavoro» dice, e si trincera dietro un lapidario «non capisco» quando si arriva a parlare più seriamente della sua attività. Se ci spostiamo in altri punti strategici il modus operandi dei mendicanti col cappotto è sempre lo stesso. La Colombo è presidiata. I finti poveri si appostano soprattutto sulla corsia laterale in direzione Eur all'incrocio con via Federici; e ancora al grande incrocio di piazza dei Navigatori. Ma basta spostarsi di poco e li trovaiamo anche sull'Ostiense, vicino all'altezza di Piramide. A piazzale della Radio invece c'è il punto di ritrovo. Praticamente è un presidio fisso.

La maggior parte sono rom. I residenti e i commercianti tracciano un quadro molto chiaro della situazione. Ogni giorno alle 17 un furgone scarica i mendicanti e altri nomadi in piazza. La tribù si raduna, ha il controllo dei vari parcheggiatori abusivi che, in modo sottile, taglieggiano gli automobilisti in cerca di un posto. Insomma, una vera e propria catena di montaggio. Un industria da strada ben oliata e redditizia.

Giuseppe Grifeo
24/03/2010

Riecco i finti mendicanti, scalzi e col cappotto



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In Belgio «niente Jaguar nei quartieri poveri»

Il Secolo xix



In una zona povera «non è ragionevole» ostentare ricchezza e viaggiare in Jaguar e quindi chi lo fa deve aspettarsi di essere preso di mira da ladri o rapinatori: questa, in sostanza, la sentenza con cui un giudice ha dato ragione alla Regione Vallonia che aveva chiesto al proprietario di una casa di Charleroi, nel sud del Belgio, il rimborso del sostegno ottenuto per restaurare l’abitazione. L’uomo aveva venduto l’immobile poco dopo, adducendo di aver subito a più riprese ogni sorta di violenza urbana.

«Forse - è scritto nella sentenza citata dal quotidiano Le Soir - non è ragionevole attirare l’attenzione su di sé viaggiando in Jaguar e vivendo in una bella casa, ostentando ricchezza in una regione economicamente povera e sinistrata come quella di Charleroi». La storia finita in tribunale è quella di un uomo d’affari che aveva acquistato una villetta beneficiando di un premio di 6000 euro per restaurarla, ma con l’obbligo di risiedervi per più anni. La famiglia però aveva deciso di abbandonare la zona e vendere la casa dopo aver subito una serie di furti e rapine, anche sotto la minaccia delle armi.

A quel punto la regione ha chiesto di recuperare il denaro concesso ed il Tribunale civile di Charleroi ha dato ragione all’ente pubblico. «Si tratta di una sentenza scioccante», ha commentato l’avvocato dell’uomo d’affari. «Vuol dire che a Charleroi si deve per forza viaggiare in Trabant (auto simbolo della Germania comunista) o abitare in una casa in rovina per essere irreprensibile», ha aggiunto annunciando appello.



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Arabia Saudita, smantellata una cellula di Al Qaeda: 100 arresti

Corriere della Sera


Fermati 47 sauditi e 51 stranieri accusati di preparare attacchi contro installazioni petrolifere


RIAD - Una cellula di Al Qaeda che pianificava attacchi in Arabia Saudita (principale esportatore di petrolio al mondo) è stata smantellata e un centinaio di persone sono state arrestate. Lo hanno reso noto le autorità di Riad.

INSTALLAZIONI PETROLIFERE - Secondo i media arabi, la cellula comprendeva 47 sauditi e 51 stranieri, accusati di preparare attacchi contro installazioni petrolifere e altri obiettivi importanti nel regno.

Redazione online
24 marzo 2010




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Claps, emerge l'ipotesi violenza sessuale

Corriere della Sera
I pantaloni blu addosso al corpo trovato nel sottotetto della chiesa della SS. Trinità a Potenza erano sbottonati

MILANO - Elisa Claps potrebbe essere stata violentata prima di essere uccisa. L'ipotesi emerge dopo l'esame autoptico sui resti effettuato a Bari dai tre consulenti tecnici: Francesco Introna della procura di Salerno, Rocco Maglietta per l’indagato Danilo Restivo, e Luigi Mastrangelo consulente di parte della famiglia Claps.

PANTALONI - I pantaloni blu che erano addosso al corpo trovato nella chiesa della SS. Trinità di Potenza, ammesso che si tratti proprio della ragazza scomparsa 17 anni fa, erano sbottonati. Per verificare ulteriori tracce di violenza i tre consulenti hanno prelevato dall'area addominale alcuni pezzi di cute mummificati. I risultati dell'autopsia e dell'esame del dna arriveranno tra 20 giorni.

Redazione online
24 marzo 2010



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Strage di Erba, la difesa fa ascoltare una telefonata di Rosa: "Nulla da temere"

Il Giorno

A prendere la parola, questa mattina, alla quarta udienza del processo d'appello per gli omicidi dell'11 febbraio 2006, l'avvocato di Olindo Romano, Fabio Schembri. Dopo aver spiegato che le indagini sono state malfatte, è riuscito a far ascoltare un'intercettazione, nella quale l'accusata si dice innocente


Milano, 24 mazro 2010


Si è aperta questa mattina, davanti ai giudici della Seconda Corte d’Assise d’Appello di Milano, la quarta udienza del processo d’appello per la strage di Erba dell’11 dicembre 2006 e a prendere la parola è stato l'avvocato di Olindo Romano, Fabio Schembri: "Vi racconterò una storia di indagini malfatte, di intercettazioni non depositate e depositate in ritardo, di verbali che vengono rinnegati anche se firmati da quattro o cinque carabinieri". Poi, ha proseguito, chiedendo una parziale rinnovazione del dibattimento perchè i giudici "hanno l’obbligo di ripristinare diritti che sono stati violati" davanti alla Corte d’Assise di Como.

Schembri è riuscito a far ascoltare, in aula, la registrazione di una telefonata di Rosa Bazzi ad un amico avvocato, risalente alle 17.10 del 7 gennaio 2007, il giorno prima di essere fermata e nel giorno in cui giornali e televisioni spiegavano che il superstite al massacro aveva riconosciuto l’assassino nel vicino di casa: “Non abbiamo nulla da temere, perchè dovremmo essere noi i vicini di casa, eravamo anche via”.

Secondo il legale questa conversazione dimostra l’innocenza dei suoi assistiti, così come un’altra registrazione ambientale dell’8 gennaio 2007 (questa era invece già agli atti) nella quale Olindo e Rosa nel carcere del Bassone di Como si domandano “perchè ci fanno tutto questo?”. “Io gliel'ho detto al maresciallo che non abbiamo fatto niente” afferma la Bazzi, “anch’io glielo ho detto ma dicono che c’è un testimone che mi ha riconosciuto e che c’è una traccia sulla mia auto”, risponde il marito. “Ma se non siamo nemmeno saliti (nell’appartamento dei Castagna, ndr) - conclude l’imputata - come ha fatto a vederti?”.

L’avvocato Schembri, così come aveva fatto nella sua arringa Luisa Bordeaux legale della Bazzi, continuerà durante tutta questa quarta udienza a cercare di dimostrare come questi “due ingenuoiti” non abbiano nulla a che fare con la strage.




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Gite scolastiche divise per ceto: e i 'poveri' tornano pieni di pulci

Quotidianonet


Polemica a Pordenone in un istituto professionale turistico: chi non poteva permettersi la settimana a Londra a 600 euro ha dovuto optare per Monaco a 280 euro ma si è ritrovato in un albergo fatiscente invaso da insetti


Roma, 24 marzo 2010

Due censi, due gite scolastiche differenti. Una, per chi se lo poteva permettere, a Londra, l’altra, low cost, a Monaco di Baviera. Risultato: gli studenti che sono andati in Germania sono finiti per cinque giorni in un albergo fatiscente con le pulci da materasso e sono dovuti ricorrere a cure mediche per le diverse punture riportate. E’ polemica a Pordenone dopo la brutta avventura in cui sono incappati gli studenti dell’Istituto professionale ‘Flora’, a indirizzo sociale, turistico, commerciale.

 La settimana studio a Londra costava troppo (600 euro) e molti genitori hanno ripiegato per l’alternativa a Monaco (280 euro). Ma non avevano fatto i conti con le punture di insetti che, di fatto, hanno rovinato la gita a molti ragazzi. La vicenda, riferita oggi dal quotidiano ‘Il Gazzettino’ ha creato imbarazzo e rabbia. La scuola ha garantito che diffiderà l’agenzia viaggi di Roveredo in Piano pretendendo la restituzione della somma spesa dalle famiglie per il ticket ospedaliero relativo alle visite specialistiche (circa 250 euro). Le studentesse ‘pizzicate’ sono state medicate e curate in Italia, e stanno bene.




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Scandalo pedofilia, si dimette monsignor Magee, ex segretario di Papa Wojtyla

Quotidianonet

Monsignor Magee è il secondo vescovo irlandese che si dimette a causa del rapporto Murphy sull'insabbiamento dei casi di abusi sessuali sui minori. Il presule fu segretario di Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Intanto in Germania il governo ha intenzione istituire una commissione di esperti


Città del Vaticano, 24 marzo 2010


Lo scandalo pedofilia ha spinto alle dimissioni, accettate da Papa Ratzinger, di un altro vescovo irlandese, monsignor John Magee, ex segretario di Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Il presule si era già autosospeso nei mesi scorsi.

Monsignor Magee è il secondo vescovo irlandese che si dimette a causa dello scandalo denunciato da due rapporti governativi (Ryan e Murphy) che ha spinto il Papa a inviare, di recente, una lettera ai cattolici irlandesi.

Dei sei vescovi accusati dal rapporto Murphy di insabbiamento dei casi di abusi sessuali sui minori, si è già dimesso il vescovo di Limerick Donal Murray, mentre hanno rassegnato le dimissioni - ancora non accettate dal Papa - James Moriarty (vescovo di Kildare e Leighlin), Raymond Field e Eamonn Walsh (vescovi ausiliari di Dublino). Monsignor Martin Drennan, vescovo di Galway e Kilmacduagh, fa resistenza all’ipotesi dimissioni, mentre monsignor Dermot O’Mahony è già in pensione per raggiunti limiti di età.

Monsignor Magee, 74 anni, soffre di problemi di salute, è stato accusato di aver insabbiato dei casi di abusi sessuali su minori da parte di alcuni preti della diocesi di Cloyne. A marzo del 2009 lasciò l’amministrazione della diocesi pur rimanendone formalmente vescovo. Magee fu chiamato da Paolo VI ad assisterlo come segretario personale, posizione che mantenne con Giovanni Paolo I - e fu uno dei testimoni della sua improvvisa morte - e di Giovanni Paolo II.

GERMANIA, GOVERNO ISTITUISCE COMMISSIONE SU ABUSI

Il governo del cancelliere tedesco Angela Merkel si è riunito oggi per istituire una commissione di esperti, a seguito dell’ondata di accuse di abusi sessuali che hanno coinvolto la chiesa cattolica.

La commissione sarà guidata dai ministri di Giustizia, Famiglia e Istruzione e si incontrerà la prima volta il 23 aprile. Sarà formata da quaranta esperti di governo, chiesta, organizzazioni benefiche e pedagogiche.

In passato Merkel ha dichiarato che la commissione avrebbe dovuto esaminare gli abusi precedenti e anche l’attuale statuto delle limitazioni sui reati sessuali, oltre a possibili risarcimenti per le vittime.

La Germania è stata travolta da uno scandalo che ha coinvolto chiesa cattolica e scuole laiche per varie settimane, con oltre 250 vittime che hanno pubblicamente denunciato abusi.



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C'è lavoro, ma nessuno si presenta

Il Tempo

Confartigianato: non coperti mille posti offerti dalle piccole imprese. Tra le figure richieste ci sono falegnami, idraulici, panificatori e parrucchieri. Introvabili anche i tecnici informatici.


Industria

Mancano falegnami, idraulici, panificatori, sarti, parrucchieri, estetisti. Ma anche meccanici, carrozzieri, autoriparatori e tecnici-informatici. Il mondo dell'artigianato romano e laziale cerca nuove figure professionali da assumere. E non le trova, pur in un momento di crisi generale, purtroppo anche occupazionale. I posti vacanti sono oltre un migliaio in tutto il Lazio, secondo la Confartigianato, su un totale di 5.010 assunti nel 2009. Significa che la difficoltà di reperimento di personale per le aziende del settore è pari al 20,8%.

Almeno la metà di questi posti di lavoro sono poi molto probabilmente destinati a restare vuoti, per gli altri le imprese lamentano una seria difficoltà di reperimento che a volte si conclude nell'arco di sei mesi-un anno. Va detto, ad onor del vero, che la situazione non interessa soltanto il Lazio, ma tutte le regioni d'Italia con percentuali che oscillano dal 15% del Molise al 35,6% della Basilicata. E che non registra peggioramenti rispetto agli anni precedenti. Ma è comunque un dato che fa riflettere, specie se messo in correlazione con la crisi del settore e con la situazione del resto dell'imprenditoria: in nessun altro comparto si registra, infatti, una mancanza di manodopera analoga. Il fenomeno del Lazio ha comunque le sue particolarità.

Tra le figure professionali letteralmente introvabili spiccano falegnami ed operatori specializzati nella lavorazione del legno. Il motivo si spiegherebbe nell'elevato grado di professionalità richiesta, che manca perché non ci sono scuole specializzate o corsi di formazione in grado di trasmettere la necessaria competenza. Problemi anche per parrucchieri ed estetisti, con le dovute eccezioni, però, perché se i posti vacanti sono sicuramente meno nella capitale, crescono in modo esponenziale nelle province del Lazio, con Latina e Frosinone ai primi posti. Difficoltà ci sarebbero anche per gli idraulici e per gli elettricisti.

E una buona percentuale di posti di lavoro vacanti interessa anche il mondo della meccanica e degli autoriparatori. Introvabili, ormai i sarti, figure tra le più ricercate dalle aziende destinate a lasciare vuoti oltre la metà dei posti disponibili. Così come si fa fatica a reperire fornai, pasticceri e gelatai: si calcola che su un centinaio di offerte di lavoro soltanto venti vadano a buon fine nel giro di poche settimane. Se dalle attività più tradizionali ci si sposta a quelle più innovative le difficoltà da parte delle imprese a reperire personale rimangono all'incirca le stesse. Così ad esempio si trova, in media, un solo tecnico informatico su tre posti che restano vuoti, due addetti alla robotica su sei. Le aziende non possono spesso fare altro che rivolgersi alla manodopera non specializzata. Il che comporta rischi a livello di perdita di qualità del lavoro.

Damiana Verucci
24/03/2010




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Compra, affitta, incassa L'uomo d'oro del Palazzo

Il Tempo


Nel 2010 la Camera dovrà pagare a Scarpellini 54 milioni di euro. I Radicali pubblicano la lista dei fornitori: protagonista l'imprenditore romano.


Quasi 54 milioni di euro. No, non è il montepremi del Superenalotto. Anche se Sergio Scarpellini, titolare dell'omonimo gruppo immobiliare, da quando ha incrociato il suo destino con quello della Camera dei deputati, ha guadagnato molto di più di un «6» milionario. E nel 2010, secondo le previsioni, porterà a casa ben 53.579.976,31 euro.

La cifra è contenuta nei «conti segreti» di Montecitorio da ieri consutabili sul sito www.listaboninopannella.it/trasparenza. Una lunga lista di contratti, collaborazioni, consulenze obbligatorie e non, che per la prima volta diventa di dominio pubblico. Merito di Rita Bernardini, deputata radicale eletta nelle file del Pd, che a luglio 2009, durante la discussione del conto consuntivo della Camera, chiese di poter avere la lista dei fornitori. La querelle si protrae per mesi. I questori le dicono che non può accedere alla documentazione.

Bernardini replica con l'articolo 68 del regolamento che prevede che «i deputati in carica hanno comunque accesso ai contratti e all'albo dei fornitori e degli appaltatori della Camera» e annuncia uno sciopero della fame. Gianfranco Fini le risponde immediatamente: «Cara Bernardini sarà lo sciopero della fame più breve della storia. Domani avrai quel che chiedi giustamente». Il 9 febbraio la documentazione cartacea arriva nelle mani della deputata radicale e dopo un duro lavoro di «trasformazione» da ieri è disponibile online.

E così è finalmente possibile fare un po' di conti in tasca al vero re Mida di Montecitorio. Le prodezze di Scarpellini, in verità, non sono una novità (ha stipulato il suo primo contratto con l'istituzione nel 1997 sotto la presidenza di Luciano Violante).

Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo gli hanno dedicato una certa attenzione nel loro libro La Casta. Merito dell'«operazione Marini», il complesso di quattro palazzi che lui ha acquistato con mutui e che la Camera gli ha di fatto pagato garantendo affitti stratosferici per 18 anni (9+9). La locazione è ancora in essere. Anche se, vista la spesa, a questo punto chiunque avrebbe potuto tranquillamente comprare gli edifici per conto proprio. Secondo quanto previsto per il 2010 , infatti, Montecitorio pagherà: 13.269.346,40 euro di affitto per Marini 1; 12.565.710,50 per Marini 2; 8.981.055,90 per Marini 3 e 11.718.369,61 per Marini 4.

Ma la Milano 90 di Scarpellini incasserà pure 1.203.611,76 euro per il «presidio antincendio e pronto intervento impiantistico notturno festivo» nei quattro palazzi, 1.391.556,38 per il «presidio diurno manutentivo e pronto intervento» a Marini 1 e 2, 617.843,88 per Marini 3, 642.678,82 per Marini 4. E ci sono anche 519.323,06 euro per una «sublocazione Galtrucco».

Il bello è che Scarpellini non incassa solo come locatario. Milano 90 gestisce infatti il self service Marini (1.220.000 euro), il self service Seminario (1.100.000), offre servizi di supporto alla ristorazione (350.480) e di catering (2.000 euro già assegnati). Totale: quasi 54 milioni di euro. Che se rapportati ai 138.890.396,88 euro di spesa complessiva prevista nel 2010, fanno dell'imprenditore romano il vero re dell'appalto. A spese dei contribuenti.

Nicola Imberti
24/03/2010






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Adolf Burger, il falsario ebreo che stampava sterline per le SS

di Luigi Mascheroni

Pubblicate le memorie di uno dei prigionieri dei lager che parteciparono all'Operazione Bernhard, il piano dei nazisti per far crollare l'economia americana e inglese

     
 
Adolf Burger - numero 64401 a Auschwitz, tipografo nelle baracche 18 e 19 di Sachsenhausen - si è salvato la vita pagandola con soldi falsi, consegnati ogni mattina ai suoi aguzzini. Tra le mille storie tragiche dell'Olocausto, quella di questo ebreo di Bratislava è una delle più paradossali, in cui l'orrore si mescola alla spy story. Ricordate «Cicero», la spia che vendeva ai nazisti i segreti degli inglesi nascosti nella cassaforte dell'ambasciata in Turchia? Burger è esattamente l'altro terminale della storia. Le sterline - false come Giuda - con cui il Diavolo pagava il tradimento di «Cicero» le fabbricava proprio lui, Burger, chiuso in una baracca di un campo di sterminio. Ogni giorno, tutti i giorni, sperando che quel lavoro che puzzava di zolfo bastasse a farlo arrivare a vedere la luce del mattino successivo.

Il Gran Ballo di Satana cui partecipa il piccolo ebreo di Bratislava è raccontato da lui stesso, in prima persona, con la scioltezza e il distacco di chi non ha più nulla di che illudersi in un libro pubblicato in Italia dalla casa editrice Nutrimenti col totolo «L'Officina del Diavolo». Questa la storia: a Bratislava Adolf Burger faceva un lavoro onesto, lo stampatore-tipografo. Ma arrivarono i nazisti, e lui finì insieme alla moglie Gisela ad Auschwitz. Lei sarà uccisa. Lui riesce a resistere fino alla primavera del 1944, quando i nazisti, dopo i rovesci in Africa e la sconfitta di Stalingrado, iniziano a temere la sconfitta. È a questo punto che Goebbels concepisce l'idea di colpire le demoplutocrazie anglo-americane con i loro stessi mezzi, cioè il denaro. Milioni e milioni di dollari falsi, e soprattutto di sterline (all'epoca la divisa forte degli scambi internazionali), avrebbero inondato i mercati e le economie dell'odiato nemico, portandole al tracollo.

Nasce così l'«Impresa Bernhard», cui Bernhard Krueger, l'ufficiale delle SS capo del Dipartimento del Reich contro le frodi valutarie, dette orgogliosamente il suo nome. In una baracca di Sachsenhausen, Burger e i suoi colleghi - tutti ebrei come lui, tutti esperti di carta, filigrana e pressa - lavoravano di fino a far saltare la Banca d'Inghilterra. Alla fine avrebbero stampato 134 milioni di sterline.
Nel frattempo in molti non ce l'avrebbero fatta comunque, nonostante il loro fosse un lavoro prezioso. Chi non rispettava gli standard richiesti veniva personalmente eliminato da Krueger. Gli altri continuavano letteralmente a ballare con Satana, o meglio a giocarci a ping-pong: tra i benefit della loro condizione c'era il poter utilizzare, insieme alle guardia, un tavolo regolamentare.

Oppure facendoci festa insieme, una volta ogni mese e mezzo: imitazioni, canti e balli. Satana si divertiva, in quei momenti, e c'era ancora speranza di sopravvivere. Poi arrivarono gli Alleati. Krueger sbaraccò Sachsenhausen e tutti finirono a Mauthausen. L'ufficiale prese congedo dalla banda pochi giorni prima della morte di Hitler. «Era a bordo di un'Alfa Romeo rossa, con una bellissima bionda. Distribuì sigarette a tutti. Disse che era venuto a salvarci. Che ci avrebbero portati al campo di Ebensee, dove c'erano anche dei bunker per proteggerci. Sparì nel nulla, com'era venuto. I bunker c' erano, ma erano tutti stati minati e noi dovevamo saltare in aria». Satana non lascia scampo. Meno male che non ebbe il tempo di ordinare l'ultimo trasferimento.

A riprova della bellezza della storia, Hollywood ha già realizzato un film sulla vita di Burger, premiato con l'Oscar. Ma il libro merita una menzione a parte, perché è più vero e più paradossale. Come merita di ricordare che tanta parte di quelle sterline false furono ritrovate decenni dopo, chiuse ermeticamente in tante cassette sul fondo del lago di Toplitz. Erano ancora intatte. Altre erano state bruciate già nell'immediato dopoguerra. Non solo dal governo britannico, per ovvie ragioni, ma anche da un uomo che con il Diavolo aveva stretto un patto, non sapendo che il Diavolo i patti non li rispetta. Si chiamava, in codice, «Cicero».



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Contro la censura, Google in Cina fa la cosa giusta

La Stampa


Arriva il taglio netto dopo il lungo braccio di ferro tra Google e la Cina. Il motore di ricerca che ha promesso nel suo statuto societario di "non essere cattiva", ha mantenuto la parola:  per evitare la censura si è spostato con la sua versione cinese a Hong Kong, dirottando automaticamente gli utenti su Google.com.hk. Il portale per il momento funziona, ma le incertezze e gli interrogativi sono molti: le autorità di Pechino infatti hanno già adottato contromisure, attivando filtri che censurano la ricerca in temi, soprattutto politici, giudicati controversi.

La tensione è alta e coinvolge le due superpotenze ai massimi vertici. Oggi Qin Gang, portavoce del ministro degli esteri cinese, ha commentato: «La decisione di spostarsi a Hong Kong è sbagliata», ha detto. A chi gli chiedeva se Google avesse danneggiato la reputazione della Cina, ha risposto: «Non credo proprio, semmai è la reputazione di Google a finire nella polvere».  Questione di punti di vista. Secondo gli Stati Uniti, «Pechino dovrebbe seriamente riflettere su quello che è successo» ha dichiarato P. J. Crowley, portavoce del segretario di Stato. «Dovrebbero riflettere sui motivi che hanno spinto una delle società più note del mondo a uscire della Cina, perché lì è troppo difficile fare business».

La questione più delicata riguarda la censura e il futuro del motore di ricerca, che garantisce informazioni a centinaia di milioni di cinesi, il più grande mercato di utenti Internet al mondo.  Ma Google ha anche altre attività in Cina. Potrebbe saltare l’accordo con China Mobile, che avrebbe reso Google il motore di ricerca di default dei telefonini multimediali. A rischio inoltre ci sono gli smart phone con il software di Google Android: China Unicom potrebbe ritardarne o cancellarne l’introduzione nel paese.  In ballo poi ci sono anche circa 600 dipendenti Google. Aspettano di sapere se dovranno trasferirsi a Hong Kong, negli Stati, oppure se saranno licenziati.

Google fa sapere che una delle sue priorità è quella di proteggere i suoi dipendenti cinesi. Ma ammette che potrebbero esserci dei licenziamenti. Il fatturato di Google in Cina è di circa 300-600 milioni di dollari uno piccola parte dei 24 miliardi di dollari del fatturato complessivo dell’azienda.

Lo scontro tra Google e Pechino è cominciato a gennaio con una serie di attacchi informatici, partiti dalla Cina, contro il motore di ricerca. Hacker cinesi inoltre avrebbero violato gli account Gmail di decine di dissidenti. Google ha reagito: ha annunciato prima di voler smettere di sottostare all’obbligo di censura. Poi ha minacciato di abbandonare il mercato cinese.




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Cercano voti tra le macerie. Invece di rimuoverle

di Emanuela Fontana

La sinistra sfrutta la tragedia dell’Aquila per fare campagna elettorale: accusa il governo di non aver spostato i detriti.   Ma quando sono intervenuti i vigili del fuoco, i contestatori del "popolo delle carriole" hanno gridato: "Fermatevi"





Roma - Cornicioni sbriciolati, polvere di mattoni, pietre frantumate. Una nuvola di macerie, mai rimosse, da undici mesi. Ancora lì, simbolo doloroso di qualcosa di non fatto, di un’inadempienza, una vergogna. Con lo sfondo di quest’immagine terribile è andata in scena la protesta delle carriole all’Aquila. Settimane di battaglie, condotte anche legittimamente da chi rivuole un centro pulito, una città senza lo sfregio dei suoi detriti mai rimossi. 

Una città normale. Battaglie condotte anche dalle autorità cittadine, sindaco Cialente e presidente della provincia Pezzopane in prima fila. 

Domenica anche l’Aquila andrà al voto. Si rinnova il consiglio provinciale (Stefania Pezzopane si ripropone come candidata del centrosinistra). Ma da cinque giorni sta avvenendo un fatto nuovo: i vigili del fuoco hanno iniziato a rimuovere le macerie. È la risposta ai desideri degli aquilani.

Qualcuno finalmente inizia a portare via i resti sparpagliati della città distrutta dal terremoto.
Ai pompieri arriva però una lettera sorprendente. 

Firmata: «il popolo delle carriole». I vigili del fuoco vengono invitati a fermarsi, sono accusati di «pulire piazza Palazzo di nascosto», di non fare «la raccolta differenziata» delle macerie. Il testo integrale di questa lettera è stato pubblicato domenica 21 marzo sul portale abruzzese www.ilcapoluogo.it. È paradossale, a prima vista. Mesi di guerra delle macerie, e ora che pietre e mattoni sono sollevati, si dice stop, fermatevi, pompieri: «In due giorni - scrive il popolo delle carriole - avete fatto quello che nessuno ha voluto fare in 11 mesi e noi avevamo cominciato a fare bene da tre settimane, ricostruendo un’unità di popolo». 

Vi siete prestati, scrivono gli «scarriolanti» a «strumentalizzazioni tanto da fare la corvée d’emergenza per il governo». I vigili del fuoco stanno lavorando per gli aquilani e sono messi in croce. C’è qualcosa di strano e insensato, in questa lettera. E allora val la pena scavare più a fondo dentro le macerie dell’Aquila.

Consultando tra i documenti post-terremoto della presidenza del Consiglio dei ministri si scopre che la rimozione dei «materiali derivanti dal crollo degli edifici pubblici, nonchè quelli provenienti dalla demolizione degli edifici danneggiati», spettava ai Comuni, non alla struttura commissariale. Non quindi alla Protezione civile, o al governo. È tutto scritto nell’ordinanza numero 3767 del 13 maggio 2009. Dieci mesi fa. Articolo uno, comma 6: «I Comuni procedono alla rimozione dei materiali di cui al comma due». 

C’è un altro documento: una lettera datata 22 agosto 2009. La presidenza del Consiglio dei ministri invitava i Comuni a «provvedere celermente all’individuazione dei siti presso i quali realizzare gli impianti di deposito temporaneo e selezione». Alla provincia dell’Aquila era «demandato il ruolo generale di coordinamento e di supporto tecnico». Solo un decreto del primo febbraio di quest’anno delegava tutta la gestione delle macerie al commissario (il governatore Gianni Chiodi). La struttura centrale dello Stato ha preso quindi in mano il problema solo da poche settimane. Nessuno lo ha mai spiegato, e intanto la battaglia delle carriole andava avanti.

Il 3 marzo si è svolta la prima riunione operativa coordinata dal ministro Stefania Prestigiacomo, a cui erano presenti, oltre a Chiodi, il prefetto dell’Aquila Franco Gabrielli, Cialente e Pezzopane. Dal 18 marzo i vigili del fuoco hanno iniziato a liberare piazza Castello. Tre giorni dopo, la lettera indignata del popolo delle carriole.

Ai pompieri si contesta anche di procedere senza «nessuna presenza della soprintendenza, nessuna differenziazione». La separazione del materiale di scarto dai pezzi di pregio, spiegano dal ministero dell’Ambiente, avviene in un apposito sito di stoccaggio, la cava «ex Teges»: questa procedura era stata stabilita proprio nella riunione al ministero, come risulta dal verbale firmato anche dalle autorità locali. È una strana storia, questa delle macerie dell’Aquila. Tra quattro giorni si vota.



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Concerto sospeso al Pantheon Trasferiti i due custodi «ad altri compiti»

Corriere della Sera


I due funzionari avevano interrotto la musica e mandato fuori pubblico e orchestrali. Critiche dai sindacati

ROMA — Il filmato è ancora su YouTube: una ragazza s’infila dietro il quintetto d’archi che s’accinge alla classica performance sotto la volta del Pantheon. Invece, sorpresa, anziché il Vivaldi previsto, sotto gli sguardi stupiti dell’ensemble musicale, dal microfono arriva la perentoria disposizione della custode di turno. Concerto finito, si prega di avviarsi all’uscita.

Video

IL CONCERTO - Era il 28 febbraio quando il quintetto Russo Bach Consort e il suo pubblico furono spinti verso l’uscita del Pantheon. E se il filmato c’è ancora la custode non più, trasferita con un collega in uffici meno monumentali. Così spiegano dal ministero dei Beni culturali. «Nelle more degli accertamenti ispettivi — ha detto il ministro Bondi — gli uffici hanno già provveduto ad assegnare ad altri compiti i dipendenti presenti al concerto di domenica 28 febbraio». Trasferiti, insomma, dalla soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Roma, la cui responsabile Federica Galloni, è, però, ora, sotto accusa dei sindacati.

CRITICHE - E in particolare la Uil che, come annunciato, tuona contro l’epilogo: «I due custodi vengono sostituiti da personale che non ha i requisiti per poter prestare servizio al Pantheon. Una misura che tranquillizza le coscienze di chi veramente è responsabile di quanto è accaduto». Il segretario Uil Gianfranco Cerasoli critica la stessa Soprintendenza «che non ha saputo organizzare e regolamentare il servizio di un monumento da due milioni di visitatori l’anno, come prevede la legge Ronchey».

All’indomani dell’episodio, quando già il filmato su YouTube s’era trasformato in un cliccatissimo video, il ministro Bondi, s’era detto «esterrefatto» per l'accaduto e aveva offerto a Gianni Alemanno, in quanto sindaco, le sue scuse e poi s’era rivolto ai concertisti per lettera, dicendosi dispiaciuto «per l’immagine insopportabilmente odiosa del nostro Paese» offerta dall’episodio.
Ilaria Sacchettoni
24 marzo 2010



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Troppo poveri per seppellire la loro bimba

Corriere della Sera


AL PRONTO SOCCORSO DI CASSINO (FROSINONE)


Una giovane coppia non può pagare la sepoltura della piccola morta durante il parto: la lasciano in ospedale


CASSINO (Frosinone), 24 mar. - Poveri, talmente poveri, da essere costretti ad abbandonare il corpicino della loro bimba nata morta all'obitorio dell'ospedale di Cassino (Frosinone) e a chiedere ai medici di occuparsi loro della sepoltura. Una storia quella di due ragazzi romeni che ha straziato il cuore di quanti, presso l'Ospedale Civile, hanno vissuto insieme a loro una tragedia senza fine.


L'ospedale di Cassino
L'ospedale di Cassino
LA MORTE - Venti anni lui, 18 lei sono arrivati al pronto soccorso qualche giorno fa. La ragazza in preda alle doglie, lui preoccupato ma raggiante per l'arrivo della loro prima bambina. Nessuno poteva immaginare che le cose sarebbero poi finite in maniera così tragica. Durante il parto i medici si sono accorti che il feto era in sofferenza, anzi non aveva più battiti e purtroppo il sospetto è divenuto realtà quando la bimba è venuta alla luce.

Priva di vita. Tragedia nella tragedia, i due genitori - una volta che i medici hanno consegnato loro il corpicino per dargli sepoltura - hanno spiegato tra le lacrime e in uno stentato italiano che loro quell'angioletto appena nato proprio non potevano portarlo a casa. Senza soldi e senza possibilità, né di offrirgli un funerale né di poterlo riportare nella terra d'origine, in Romania. La salma della bimba è ora presso l'obitorio di Cassino in attesa che qualcuno si faccia carico della sepoltura.


(fonte Agi)

24 marzo 2010




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Bambini a pane e acqua Il sindaco sotto accusa

Corriere della Sera


Vicenza, si mobilitano dalla Caritas ai partiti



ROMA — «Le regole sono regole per tutti e vanno rispettate. Il mondo non può essere dei furbi». Non arretra di un passo Milena Cecchetto, il sindaco leghista di Montecchio Maggiore. Anche ieri in questo paese della provincia di Vicenza otto bambini delle elementari e della materna, due italiani e sei stranieri, si sono dovuti accontentare di un menu differenziato. Non pasta alla zucca, hamburger, insalata e frutta come tutti gli altri.

Ma una bottiglietta d’acqua ed un panino. «Riduzione del pasto», così l’ha chiamata il sindaco, perché i genitori dei piccoli non avevano pagato la retta della mensa. Ed il Comune ha deciso di ripianare un buco da 150 mila euro accumulato proprio per i pranzi distribuiti nelle scuole. Una scelta che ha provocato tantissime proteste. La Caritas di Vicenza è pronta a mettere mano al portafoglio per coprire le spese di quelle otto famiglie.

E chiama alla «mobilitazione affinché nessun bimbo debba essere umiliato nella propria dignità, ancor prima che nei suoi bisogni primari». Stasera alle 19 e 30, davanti al municipio di Montecchio, le associazioni degli immigrati hanno organizzato una simbolica cena a pane ed acqua. L’iniziativa è di Ousmane Condè, originario della Guinea, cittadino italiano da pochi mesi e candidato alle regionali in Veneto per Sinistra ecologia libertà: «Nemmeno le bestie — dice — si comportano così e affamano i loro cuccioli. Sarebbe questo il partito dell’amore? ».

Paolo Ferrero — portavoce della Federazione della sinistra— ha scritto al prefetto di Vicenza per chiedergli di intervenire su una vicenda che «viola la Costituzione e la convenzione Onu sui diritti dell’infanzia ». Protesta pure il Pd che con Daniela Sbrollini parla di «esempio del livello al quale possono arrivare gli amministratori leghisti». Ed anche le associazioni dei consumatori fanno sentire la loro voce.

L’Aduc chiede di scogliere l’amministrazione comunale di Montecchio per «violenza contro l’infanzia », mentre il Codacons propone un punizione simbolica: una settimana a pane ed acqua per il sindaco. La Lega si difende con Manuela Dal Lago, vicentina e vice capogruppo del Carroccio alla Camera che parla di «attacchi pretestuosi e infondati». Un fuoco incrociato ancora più fitto visto che in Veneto, per le Regionali, il centrodestra schiera come candidato presidente proprio un leghista, il ministro Luca Zaia. Anche per questo il sindaco di Montecchio derubrica tutto a «polverone elettorale».

Dice che i genitori di quegli otto bambini «non hanno nemmeno compilato il modulo di iscrizione alla mensa». E garantisce che «se non faranno i furbi e sono davvero indigenti il Comune se ne farà carico, come fa già adesso con 80 famiglie ». Ma dopo i titoli dei giornali ed i servizi dei tiggì, oggi a Montecchio nessuna «riduzione del pasto». Anche per gli otto piccoli morosi il menu prevede primo, secondo, contorno e frutta.

L. Sal.
24 marzo 2010



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Pablito, trent’anni dopo «Mi hanno rubato qualcosa»

Corriere della Sera


La storia - Nel marzo 1980 lo scandalo del calcio-scommesse «Ma almeno ho riposato e vinto il Mondiale...»






MILANO — Lionello Manfredonia è ruvido come quando randellava gli avversari in mezzo al campo. «I 10 anni, i 20 anni... Basta!». Bruno Giordano è laconico e sfuggente: «Arrivederci e grazie». Ricky Albertosi para le domande: «Mi dà fastidio parlare di queste cose». Trent’anni sono passati da quando il calcio italiano perse la verginità e i protagonisti non hanno voglia di riaprire quella porta, di raccontarsi e magari raccontare un’altra storia. Nell’Italia che rimette di continuo mano ai processi, lo scandalo del calcio-scommesse è una pagina su cui pochi vogliono aggiungere qualcosa.

Eppure quelle foto sono ancora lì. Se recentemente ha fatto scandalo il Mourinho che a San Siro mostrava le manette, il 23 marzo 1980 lo scandalo fu annunciato da una macchina della polizia ferma sulla pista dell’Olimpico. Fu solo l’inizio. Poi vennero i giorni del carcere per 13 calciatori, il mandato di comparizione per altri venti, la condanna della giustizia sportiva, l’amnistia dopo la vittoria al Mondiale 1982, quello di Paolo Rossi, volto copertina, suo malgrado, di tutti e due gli eventi. «Ancora?». Il «ragazzo come noi» (così lo cantava Antonello Venditti) non dribbla l’argomento. A 53 anni, da ormai affermato opinionista televisivo, ha capito che ci sono delle scadenze fisse: le celebrazioni della tripletta al Brasile e del trionfo spagnolo, ma anche la rievocazione dei re del pallone alla sbarra.

«Il tempo passa, la vita va avanti, tutto si dimentica ma anche dopo tanto tempo, dopo trent’anni, c’è ancora qualcosa che mi brucia dentro. Rabbia? No, non è solo rabbia. Sento che mi hanno portato via qualcosa. Mi hanno scippato due anni, nel pieno della mia carriera, quelli tra i 24 e i 26 anni» Per colpa di chi? Per colpa di cosa? Rossi venne accusato di aver sottoscritto l’illecito (pareggio concordato) di Avellino-Perugia 2-2 (30 dicembre 1979). «Fu l’ingenuità di un minuto, due al massimo. Per aver parlato con un faccendiere (Cruciani, ndr) che mi aveva presentato un mio compagno di squadra (Della Martira, ndr). Dissero che avevo accettato delle cose. Ma non era vero. Lo ripeto da trent’anni. Sono stato ingenuo... forse dovevo denunciare la cosa... ma come si fa a denunciare un compagno? Solo che è stata una cosa drammatica». Cruciani, 5 anni dopo, scagionò Rossi: «Fu tirato in mezzo solo perché era un simbolo». Ma non ci fu solo la gogna mediatica. «Perché anche la mia famiglia, mio padre, mia madre, finiva per ritenere impossibile che non fossi coinvolto».


La giustizia civile si accontentò delle spiegazioni. E, il 23 dicembre ’80 (solo nell’89 arrivò la legge 401 sulle partite truccate) assolse gli accusati perché «il fatto non sussiste». La giustizia sportiva no: il 25 luglio ’80 Paolo Rossi prese due anni. Come mai questa diversità? «È sempre stato così. La giustizia sportiva si basa sulla presunzione. Inutile riaprire questo discorso». Colpevole per la giustizia sportiva; innocente, però, «per tutti quelli che mi stavano intorno », racconta Pablito. «Non c’è stata una persona, una sola, della mia famiglia o dell’ambiente del calcio che non mi abbia creduto. Questa è stata la vittoria più importante. Certo però...». Cosa? Paolo Rossi ha, forse, voglia di togliersi finalmente qualche sassolino dalla scarpa? «No. Ma a me m’hanno tolto due anni, due anni splendidi della mia carriera». Non c’è proprio consolazione? «Forse sì: non tutto il male è venuto per nuocere. Mi sono riposato per due anni e sono stato poi fresco per vincere il Mondiale. Vediamola così: c’era una legge divina». Adelante Pablito, tra due anni ci si sente per i trent’ anni dal Sarrià.

Roberto Stracca
24 marzo 2010





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Cgil, il commercio supera le tute blu

La Stampa

I numeri del sindacato: 5,7 milioni di iscritti. Storico sorpasso su operai
Ma la Cisl protesta: «Cifre gonfiate»
ROMA

Oltre 5,7 milioni di iscritti in lievissimo aumento nonostante la crisi economica: alla vigilia del sedicesimo congresso, la Cgil registra un aumento delle tessere complessive dello 0,20% rispetto al 2008 ma, soprattutto, un cambiamento nella sua composizione interna con il «sorpasso» dei lavoratori del commercio su quelli dell’edilizia e sui metalmeccanici.

Le tute blu, storicamente primo sindacato dell’organizzazione, quindi, dopo aver subito nel 2002 il sorpasso dei lavoratori pubblici e l’anno scorso quello degli edili, perdono quota anche rispetto al commercio e diventano, con 363.507 iscritti, la quarta categoria tra gli attivi per numero di tessere. Il primo resta saldamente la funzione pubblica con 407.716 iscritti. I dati sul tesseramento presentati oggi in una conferenza stampa segnalano come nel 2009 ci sia un avanzamento tra gli attivi di oltre 22.000 unità (+0,84%) ma anche come l’incremento negli ultimi quattro anni sia stato ben più consistente, con un saldo positivo per gli attivi di 207.000 tessere (+8,25%).

«Siamo la più grande forza sociale del Paese - ha detto il segretario generale Guglielmo Epifani - quando si pensa di escluderla da confronti e accordi, si fa contro la maggior parte dei lavoratori e dei pensionati». Epifani si è detto «soddisfatto» per l’andamento delle iscrizioni e «non sorpreso» che la Filcams (la federazione dei lavoratori del commercio) sia diventata il primo sindacato del settore privato, in linea con il cambiamento della struttura dell’occupazione sempre più concentrata sui servizi. «La Fiom comunque, nonostante la crisi - sottolinea - registra un aumento degli iscritti (l’1,29% con 4.618 tessere, ndr)». Rispetto al tesseramento 2002, anno del primo sorpasso, la Fiom ha perso circa 5.000 tessere mentre la Filcams ne ha guadagnate quasi 94.000. I pensionati dello Spi sono fermi nel 2009 a 2.994,203 tessere (-0,02%). in lievissimo aumento rispetto ai 2.962.000 del 2002.

Rispetto a otto anni fa l’aumento di oltre 300.000 tessere si è concentrato tra gli attivi. La Cgil sottolinea gli aumenti degli iscritti tra gli immigrati, che ora rappresentano il 14% del totale e circa 380.000 persone (ma il 91,7% è nato in Italia), tra le donne (+5%) e tra i giovani (+10% tra chi ha meno di 35 anni). La regione con più tessere si conferma la Lombardia (915.875), seguita dall’Emilia Romagna (819.955) e dalla Toscana (510.151) in lievissimo avanzamento. «Sono soddisfatto dell’andamento delle iscrizioni - ha concluso Epifani - chiediamo una verifica trasparente per tutti sulle iscrizioni, che ci siano formule per certificare ciò che si dice. Non lo chiediamo solo per gli altri, lo vogliamo anche per noi».

Ma sui dati della Cgil si accende la polemica tra i sindacati. La Cisl considera «davvero sorprendente che la Cgil dichiari oggi di avere 380 mila iscritti tra i lavoratori immigrati, quando appena otto mesi fa, aveva comunicato ufficialmente di averne 297 mila». Lo afferma la segretaria confederale Cisl Liliana Ocmin. «Senza offesa per una grande organizzazione come la Cgil - sottolinea - questo significa davvero dare i numeri al lotto». «Ci dispiace molto polemizzare sui dati di un altro sindacato - afferma - tuttavia, visto che proprio oggi il segretario generale della Cgil, Epifani ha chiesto una legge per una certificazione trasparente degli iscritti, allora bisogna essere più coerenti e realisti. Non è possibile che in soli otto mesi la Cgil abbia fatto 80.000 iscritti in pi— tra gli immigrati. Infatti, delle due l’una: o tutto il tesseramento della Cgil non è verosimile, oppure sugli immigrati ci troviamo di fronte ad un bluff solo per giustificare un sorpasso per niente credibile ai danni della Cisl che nel 2009 ha raggiunto 375 mila iscritti tra i lavoratori immigrati».




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I lussi dei deputati costano 138 milioni

La Stampa

Denuncia dei radicali: la Camera spende novemila euro al mese per l'affitto di un ufficio a ogni onorevole
CARLO BERTINI

ROMA 



Se a una cena tra amici qualcuno vi raccontasse che la Camera dei deputati spende circa nove mila euro al mese per pagare l’affitto di un ufficio per ogni deputato probabilmente non ci credereste. «Forse a quel prezzo sarebbe meglio affittare una stanza al Grand Hotel», scherza, ma non troppo Rita Bernardini, la deputata radicale che si è battuta per avere l’elenco di convenzioni, consulenze e fornitori della Camera fino a minacciare uno sciopero della fame.

A darle pronta soddisfazione, facendole trasmettere subito i conti segreti del Palazzo ci ha pensato Gianfranco Fini, «il primo presidente della storia sensibile a queste vicende», lo ha definito Marco Pannella, che ieri ha squadernato con i suoi compagni di partito questa sfilza di numeri: «Carte che parlano da sole, dal cui studio è impossibile che non venga fuori roba da codice penale».

Dalla gran mole di dati spunta fuori pure una convenzione tra la Camera e il Centro Diagnostico Pantheon, non a carico del bilancio di Montecitorio (è finanziata con una quota di 800 euro al mese che ogni singolo deputato versa ad un Fondo di Solidarietà) ma che consente agli onorevoli e ai loro familiari (anche se coppie di fatto) di ricevere rimborsi per interventi di chirurgia plastica e di accedere ad una serie di prestazioni: cura del sonno a 516,46 euro, shiatsuterapia a 75 euro, elettroscultura o ginnastica passiva a 75 euro, balneoterapia con 1860 euro di plafond annuo e 3100 euro l’anno per la psicoterapia.

Ma la voce più significativa che incide direttamente sui 138 milioni e passa di euro che la Camera spende per fornitori e contratti vari è proprio quella degli uffici, con un versamento alla società «Milano 90 srl» del gruppo Scarpellini di 46,5 milioni di euro solo per l’affitto di Palazzo Marini: una serie di immobili dislocati tra via del Tritone e piazza San Silvestro che nel 2007, denuncia il segretario dei Radicali, Mario Staderini, «costavano 30 milioni di euro e su questo ho bisogno di risposte da parte della Camera.

Montecitorio e il Senato hanno in locazione da privati o dal demanio ben 22 immobili per un totale di 204 mila metri quadri, mentre il museo del Louvre ne ha solo 60 mila. E gran parte di questi 204 mila metri quadri sono ripartiti nelle strutture di palazzo Marini destinate agli uffici dei deputati». Uffici che, a sentire la Bernardini, «non servono a nessuno, io ci ho messo piede solo un paio di volte».

Scorrendo i dati messi on line sul sito dei Radicali si scopre poi che la «Milano 90 srl» fornisce alla Camera non solo la locazione degli uffici, ma anche servizi di ristorazione delle mense di via del Seminario e di Palazzo Marini (2.670.480 euro annui), mentre la ristorazione per deputati e dipendenti di Montecitorio è fornita dalla «Compass Grup Italia spa», che secondo il bilancio di previsione, riceverà nel 2010 3.857.712 euro.

E non sono poche le voci che superano il milione di euro: per l’affitto di posti auto e moto vengono pagati 787 mila euro alla «Colonna srl», oltre 112 mila euro alla «Edilcrispi srl», 222.196 euro alla «Saba Italia spa», mentre per il lavaggio e la custodia delle vetture, la «Co.pisa.scrl» riceve 418 mila euro all’anno. Per la manutenzione della tappezzeria e falegnameria e per l’acquisto di arredi, la Camera versa 1.214.400 euro alla «Troiani srl», mentre i servizi di pulizia nel 2010 costeranno circa 5 milioni di euro.




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Elisa Claps si ribellò allo stupro Dall'autopsia la verità sul delitto

La Stampa

Il medico legale: «Morì altrove poi il corpo fu portato nel sottotetto»
CARMINE FESTA

POTENZA

Elisa aveva i pantaloni sbottonati. Potrebbe essere morta perché ha tentato di resistere a una violenza sessuale. È solo una tra le ipotesi sulla fine della ragazza, scomparsa a 16 anni il 12 settembre ‘93 a Potenza e ritrovata mercoledì scorso, 17 anni dopo nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, dove fu vista per l'ultima volta. A questa e ad altre domande dovrà rispondere l'autopsia, effettuata ieri nell'Istituto di medicina legale di Bari dal professor Francesco Introna sul cadavere ormai scheletrizzato e mummificato.

L'esame svolto su incarico della procura di Salerno, al quale hanno assistito anche i tecnici della polizia scientifica e i consulenti di parte, è durato tre ore e - come spiega Introna - è stato «un passo aggiuntivo» nella ricostruzione delle ultime ore della ragazza.

L'autopsia non ha trascurato prelievi di tessuto dal corpo - specie nella zona inguinale e sulle mani - i medici hanno preso campioni anche dall'ambiente immediatamente circostante il cadavere. Sul pavimento del sottotetto potrebbero nascondersi altri frammenti, tracce utili per risalire alla causa della morte della ragazza per la quale l'unico indagato (per omicidio, violenza sessuale e occultamento di cadavere) è Danilo Restivo, un amico che ora vive in Inghilterra e che si è sempre dichiarato innocente.

Elisa Claps nel sottotetto della Santissima Trinità sarebbe stata portata già morta. Aveva anche alcune costole rotte. Sul corpo sono stati trovati cocci di tegole del tetto della chiesa. Il medico legale ha prelevato anche tessuto dai vestiti, capelli dal cranio ormai ridotto a scheletro assieme a frammenti ossei sui quali saranno compiuti esami istologici, per verificare se ci siano stati sanguinamenti interni che possano giustificare eventi traumatici violenti.

L'autopsia dovrà chiarire tutto. «Procediamo passo passo - ha aggiunto Introna - perché è un'indagine complessa, considerato lo stato della salma. Le conclusioni saranno consegnate tra 20 giorni al magistrato». Poi la famiglia Claps potrà riavere i resti di Elisa. La madre Filomena da 17 anni ha due desideri: sapere chi ha ucciso Elisa e poter assicurare una sepoltura a sua figlia. Una tomba dove poter pregare.



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Danilo tradito dai graffi sul collo»

di Nino Materi


Una puntata di Chi l’ha visto? tutta dedicata al caso Claps. Lunedì sera il programma di Rai3 ha elencato i tanti buchi neri di un’inchiesta nata male e proseguita peggio; inoltre nel corso della trasmissione è stata raccolta una testimonianza che bisognerà verificare: «Danilo Restivo aveva alcuni graffi sul collo il giorno dopo la scomparsa di Elisa Claps. Spero che qualcuno, più coraggioso di me, parli...».

La dichiarazione è venuta da un’ex collega di Maurizio Restivo, il padre di Danilo, il giovane che per ultimo il 12 settembre 1993 vide Elisa Claps nella chiesa della Santissima Trinità di Potenza: la stessa chiesa dove la settimana scorsa è stato ritrovato, nel sottotetto, il cadavere della studentessa sparita 17 anni fa. Un periodo lunghissimo durante il quale le indagini sono state disastrose.

Per semplice incapacità degli inquirenti o per qualcosa di più oscuro? Certo risulta incomprensibile come, all’indomani della scomparsa di Elisa, il sospettato numero uno (l’allora ventunenne Danilo Restivo) sia rimasto libero di lasciare la città (andò a Napoli per partecipare a un concorso). Non solo, ma i vestiti sporchi di sangue di Restivo (che sostenne di essersi ferito a una mano a seguito di una caduta accidentale) non furono sequestrati dalla polizia.

Altro grave errore: non vennero analizzati i tabulati telefonici della famiglia Restivo. Nonostante poi fosse stato accertato (per stessa ammissione di Restivo) l’ultimo avvistamento di Elisa nella Santissima Trinità, la chiesa non fu mai accuratamente ispezionata. Dei sopralluoghi vennero eseguiti, ma lì, nel sottotetto, non salì nessun poliziotto.

Per scoprire il cadavere - a distanza di 17 anni - c’è voluta un’infiltrazione d’acqua e un operaio che casualmente mercoledì scorso (17 marzo) si è imbattuto in quel corpo rannicchiato in un angolo buio. E poi tante voci in bilico tra presunti depistaggi e leggende metropolitane: dai sospetti sul marito della Pm titolare del caso Claps, alle dimissioni dell’allora capo della Squadra mobile assunto nel management della sanità locale proprio dal marito della Pm.

Ma oggi, a Potenza, voci malevole non risparmiano neppure lo storico parroco della Santissima Trinità, don Mimì Sabia, su cui pende il discutibile teorema del «non poteva non sapere...». Chiacchiere velenose, considerato che don Mimì è morto due anni fa ed è quindi nell’impossibilità di difendersi. Insomma, un perfetto capro espiatorio. Si dice: «Per accedere al sottotetto che ha rappresentato la tomba di Elisa, bisognava per forza passare dall’appartamento di don Mimì».

Si dimentica però di dire che don Mimì dal 1980 non abitava più in quell’appartamento, essendosi trasferito in un bilocale in via Plebiscito, sempre a Potenza. E poi: «Don Mimì era gelosissimo della propria chiesa...». Falso. Una persona che conosceva benissimo don Mimì spiega al Giornale: «Quando si trattò di ispezionare la Santissima Trinità, don Mimì non si oppose e collaborò con gli inquirenti. Se poi la polizia scientifica si limitò a perlustrare i sotterranei, dimenticandosi di salire sul tetto, la colpa non è di don Mimì...».

E il presunto rapporto dei servizi segreti sul prete potentino? Suggestivo, ma fumoso. E l’«improvviso» viaggio di don Mimì a Fiuggi? Nessuna «fuga», ci andava ogni anno e sempre nello stesso periodo. E quel confidente che riferì a polizia e carabinieri: «Cercate Elisa nella Santissima Trinità»? Qui un documento esiste, ma probabilmente non arrivò mai sul tavolo giusto.

È comprensibile il rammarico della famiglia Claps che ricorda come «la Santissima Trinità fu l’unica chiesa cittadina dove non furono suonate le campane in occasione dell’anniversario della scomparsa di Elisa e che don Mimì non volle mai affiggere nella bacheca parrocchiale la foto di Elisa». Altro elemento contraddittorio. Si dice che don Mimì fosse un tipo «chiuso» e poco incline a «stare con i giovani».

Ma la sua esperienza pastorale racconta l’opposto: per decenni la Santissima Trinità è stata infatti sede di uno dei centri giovanili più attivi in città. Una comunità costantemente frequentata anche da Danilo Restivo, noto in città per la «stravaganze» di tagliare le ciocche di capelli alle ragazze e per molti altri atteggiamenti borderline. Ma durante l’ultima puntata di «Chi l’ha visto?» è emerso un altro importante dettaglio.

A riferirlo è stato un testimone intervenuto in diretta: «Don Mimì mi confidò che qualcuno gli aveva rubato una copia delle chiavi della chiesa sottraendola dal mazzo originale poggiato sul tavole della canonica». La signora Filomena Iemma, la madre di Elisa in collegamento con la trasmissione dagli studi della Rai di Potenza insieme al figlio Gildo, ha rinnovato il suo invito a parlare: «Chi ha visto qualcosa me lo venga a dire».

Intanto ieri, nel Policlinico di Bari dove sono stati portati i resti di Elisa, è iniziato l’esame autoptico che, ha detto il professor Francesco Introna, durerà circa trenta giorni. Il sospettato numero uno resta sempre Danilo Restivo, condannato a due anni e otto mesi dalla Corte di Appello di Potenza per il reato di false dichiarazioni al Pm e coinvolto anche nel delitto di una donna in Inghilterra dove si è trasferito dal 2002.

Ora Restivo vive sotto stretta osservazione degli investigatori di Scotland Yard. Per i quali le analogie tra la morte di Elisa e l’uccisione della donna inglese rappresentano più di un indizio di colpevolezza.



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