giovedì 15 aprile 2010

Un marito-padrone arrestato a Grosseto Moglie chiusa in casa controllata da webcam

Quotidianonet


Le accuse: maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona, lesioni personali aggravate. La poveretta non poteva neppure telefonare ai parenti

Grosseto, 15 aprile 2010


I carabinieri della stazione di Alberese (Grosseto) hanno tratto in arresto un uomo di 35 anni residente nel capoluogo maremmano, per maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona, lesioni personali aggravate dal fatto di averle commesse verso un congiunto e per motivi abietti, nei confronti della moglie.
L’uomo, nel periodo marzo 2007-aprile 2010 avrebbe costretto la moglie a chiudersi in casa senza mai uscire, nè avere rapporti sociali con l’esterno, e la controllava con una videocamera a distanza.Sarebbe emerso un contesto di continue violenze domestiche, fatte di percosse ed insulti, per motivi futili ed insignificanti, anche facendo dormire la donna in bagno per punizione per l’intera notte.

A Cremona, dove vivevano prima, al fine di ottenere il costante contollo quotidiano della moglie, l’uomo avrebbe installato in casa alcune telecamere collegate alla rete internet con le quali cosringeva la donna, casalinga, a farsi tenere costantemente sotto controllo quando lui si trovava fuori casa per lavoro, senza potersi sottrarre all’inquadratura. Trasferiti a Grosseto , l’uomo avrebbe proseguito con una webcam del pc portatile, che la donna si doveva portare dietro. Sarebbe stata costretta anche a non comunicare con terze persone, anche solo telefonicamente ed a mantenere in pubblico lo sguardo rivolto verso terra.

In una occasione la donna
avrebbe tentato di allontanarsi da casa approfittando di una delle prolungate assenze del marito, ma sarebbe stata sorpresa nel momento in cui usciva. Il costante stato di sofferenza psicologica della donna era aggravato dalle continue percosse che la donna riceveva durante il giorno per le motivazioni più banali, e con insulti di sfondo razziale e discriminatorio sulla sua provenienza. i primi di aprile di quest’anno, la donna, alle ennesime lesioni inferte dal marito (10 giorni di prognosi), ha trovato il coraggio di telefonare ai parenti (con cui non poteva comunicare in alcun modo), che l’hanno indotta a rivolgersi ai carabinieri attraverso il 112. A seguito di indagini e riscontri, il 35enne è stato arrestato dai militari.


Le rondini stanno scomparendo"

La Stampa

Aumentano le specie a rischio

ROMA


Animali e piante, che siano vertebrati o invertrebati, specie vegetali e micro habitat, in Italia, da custode della biodiversità in Europa, la perdita di natura procede «a ritmi senza precedenti» con «un aumento del numero di specie a rischio estinzione nel nostro Paese. Questa la fotografia scattata dall’Annuario dei dati Ambientali dell’Istituto superiore per la protezione ambientale (Ispra) presentato oggi a Roma.

Secondo la pubblicazione, curata insieme con le agenzie regionali, sono pressochè dimezzate, in 25 anni, 33 varietà di uccelli tipiche degli ambienti agricoli. Tra queste, l’allodola, il balestruccio, la rondine. Il 23% degli uccelli e il 15% dei mammiferi, infatti, rischiano di scomparire per sempre. Mentre, si legge nel rapporto, «la percentuale di specie minacciate di vertebrati oscilla in media tra il 47,5% e il 68,4%. In cima alla classifica, i pesci d’acqua dolce, i rettili e gli anfibi che mostrano in assoluto la situazione più critica, con un 66% di specie fortemente a rischio estinzione».

Le minacce alla biodiversità non risparmiano neanche le specie vegetali:«Il 15% delle piante superiori e il 40% delle piante inferiori sono in pericolo. Tuttavia, si stima che a rischio siano 772 specie di epatiche, muschi e licheni e 1.020 piante vascolari». Ci sono, osserva l’Istituto, «responsabilità umane. La minaccia primaria è costituita proprio dalle attività antropiche e dalla richiesta di risorse naturali e servizi ecosistemici», con la trasformazione degli habitat che minaccia «il 50,5% delle specie animali vertebrate, oltre al bracconaggio e alla pesca illegale».

«L’Annuario - commenta il commissario dell’Ispra, prefetto Vincenzo Grimaldi - si conferma basilare supporto per gli organismi preposti ad analisi e valutazioni ambientali e rappresenta il documento di riferimento delle statistiche ambientali nazionali«, nonchè »uno strumento utile sia al decisore politico che al cittadino comune». Da segnalare la crescita del ’verdè: il patrimonio forestale nazionale stimato in circa 5.500 ettari all’anno (le Zone di protezione speciale sono 597, pari al 14,5% del territorio). Anche città nei capoluoghi di provincia aumenta la densità media di verde urbano, passata dal 7,8% del 2000 all’8,3% del 2008 (disponibilità pro-capite media da 88,40 mq a 93,60).


Emergency, scontro Strada-Farnesina: «Ormai sono come i desaparecidos»

Il Messaggero

Il ministero bacchetta il fondatore dell'Ong: eviti certe frasi Mastrogiacomo: non ho mai conosciuto Garatti

ROMA (15 aprile) - Un nuovo scontro tra Gino Strada e la Farnesina sul caso dei tre cooperanti di Emergency arrestati in Afghanistan dei quali non si hanno ancora notizie. Sono «a tutti gli effetti desaparecidos» dice il fondatore dell'Ong spiegando che anche i legali non sono riusciti a vedere Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani arrestati sabato nell'ospedale di Lashkar Gah. La Farnesina ancora una volta invita Strada a evitare certe affermazioni nell'interesse dei connazionali. Ieiri si aprlava di un'imminete liberazione di Pagani e di pesanti accuse su Garatti, coinvolto, secondo Kabul, nell'omicidio dell'interprete del giornalista Mastrogiacomo rapito nel 2007. Oggi il giornalista di Repubblica spiega: mai conosciuto Garatti.

La manifestazione di sabato di Emergency è stata spostata da piazza Navona a piazza San Giovanni.

I tre italiani trasferiti a Kabul. L'inviato speciale per l'Afghanistan e il Pakistan del ministro degli Esteri Franco Frattini, l'ambasciatore Iannucci, ha comunicato stamattina che i tre medici italiani di Emergency sono stati trasferiti da Helmand a Kabul dove potranno, nella giornata di venerdì, essere visitati dall'inviato speciale del ministro e dall'ambasciatore italiano a Kabul, Claudio Glaentzer. consegnata questa mattina a Karzai la lettera del premier Silvio Berlusconi nella quale si chiedono risposte urgenti e concrete.

Strada: sono desaparecidos, se fossero stati americani non sarebbe successo. «Stiamo vivendo una situazione pazzesca, una situazione di illegalità e pericolosità palese e l'Italia dovrebbe chiedere senza indugi la liberazione immediata dei nostri connazionali» ha detto il fondatore di Emergency, Gino Strada. «Ci sono tre nostri concittadini che, a questo punto - ha precisato Strada dalla sede di Emergency a Milano - detenuti illegalmente essendo scaduti i termini del fermo di polizia e i quali sono stati privati dei diritti umani fondamentali».

Strada ha ribadito che «non sappiamo neanche con certezza dove siano i nostri operatori, se non che si trovino a Kabul. Siamo in una situazione pazzesca in cui tre nostri cittadini sono a tutti gli effetti desaparecidos. Vorremmo che riapparissero presto e, soprattutto, liberi». Se al posto dei tre cooperanti italiani, spiega Strada - fossero stati arrestati tre operatori statunitensi, la loro liberazione sarebbe avvenuta nel giro di un quarto d'ora.

Farnesina: frasi di Gino Strada da evitare. «Frasi e comunicazioni come quelle attribuite, da ultimo, a Gino Strada sarebbero da evitare nell'interesse dei connazionali la cui tutela è assoluta priorità del Governo italiano». Lo sottolinea, in una nota, la Farnesina.

Le accuse a Garatti. Mastrogiacomo: non l'ho mai conosciuto. Garatti è stato accusato da Kabul di essere coinvolto nel rapimento di Daniele Mastrogiacomo e complice nell'assassinio dell'interprete dell'inviato di Repubblica. Ma oggi il gironalista afferma di non aver mai conosciuto Garatti.

Appello a Karzai dall'Onu. Il rappresentante speciale dell'Onu a Kabul, Staffan de Mistura ha rivolto oggi un appello al presidente Hamid Karzai e alle autorità afghane competenti affinchè gli italiani ricevano «assistenza legale e che a loro siano applicate le regole del processo dovuto, siano trattati in modo appropriato e possano ricevere visite dalla loro ambasciata».

La Russa: Kabul ha debito con noi. «La nostra non è una cortese richiesta, ma una precisa domanda di rispetto» e l'Afghanistan «ha nei confronti dell'Italia un debito di riconoscenza» ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa conversando con i giornalisti.

Stampa afghana: Italia indennizzi per interprete
. Se un tribunale dell'Afghanistan confermerà le accuse apparse sulla stampa afghana nei confronti del medico di Emergency Marco Garatti, il governo italiano dovrà indennizzare la famiglia del giornalista afghano morto nel 2007 nell'ambito del sequestro dell'inviato di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, poi rilasciato. Parlando con l'Ansa, Abdul Hamid Mobariz, presidente dell'Unione nazionale dei giornalisti dell'Afghanistan, ha detto oggi che «la cosa più impressionante che ho appreso leggendo i giornali è che nella vicenda Mastrogiacomo è stato pagato un riscatto di 1,5 milioni di dollari, parte dei quali finiti nelle tasche di Garatti».

«So che stiamo parlando di fonti governative anonime pubblicate dalla stampa, ma come giornalista ho il diritto di avere una opinione e dire che, se i tribunali confermeranno questi capi di accusa, la famiglia del nostro collega Naqshbandi deve essere indennizzata dal governo italiano». Italia ed Afghanistan hanno un'amicizia che dura da 80 anni, ha concluso, «ma vogliamo che quando la sentenza arriverà, le opinioni pubbliche italiana ed afghana conoscano la verità e giustizia sia fatta».


Ecco Patch, il primo orologio di carta al mondo: è della casa napoletana Altanus

Corriere del Mezzogiorno


L'azienda orologiaia della famiglia Casillo presenta il «paper watch» biodegradabile ed idrorepellente 

 

Giuseppe Casillo, ad di Altanus e coordinatore  dell'ufficio Stile
Giuseppe Casillo, ad di Altanus e coordinatore dell'ufficio Stile
NAPOLI - Dall'intraprendenza di Altanus Geneve, la prestigiosa casa orologiaia svizzera di proprietà della famiglia napoletana Casillo dal 1973, nasce il Patch, primo orologio al mondo totalmente realizzato in carta. Presentato al Baselworld 2010, il Salone Mondiale dell'Orologeria e della Gioielleria di Basilea, il paper watch è infatti realizzato in carta biodegradabile trattata con uno speciale rivestimento che la rende idrorepellente e ne garantisce la resistenza all'usura ed alle sollecitazioni esterne.

L'INTUIZIONE DI CASILLO - Patch prende vita da una brillante intuizione di Giuseppe Casillo – ad Altanus e coordinatore dell’ufficio Stile - da sempre alla ricerca di nuove forme espressive capaci di coniugare il know-how aziendale con le ultime richieste del mercato. L’idea nasce quattro anni fa durante il Carnevale di Viareggio dove Giuseppe Casillo, affascinato dalle straordinarie potenzialità della carta, decide di testare l’impiego di questa materia prima anche nel settore orologio. Parte quindi il lungo ed appassionante percorso di ricerca, progettazione e sperimentazione del prodotto che ha condotto oggi Altanus alla presentazione dell’innovativo orologio ecologico totalmente di carta.

Alcuni orologi della collezione di carta
Alcuni orologi della collezione di carta
UNA RIVOLUZIONE VERDE - Patch ha un’anima green che rispecchia la filosofia dell’azienda, da sempre sensibile alle problematiche ambientali ed al tema della sostenibilità. Nasce un prodotto non dannoso per l’ecosistema che propone una «rivoluzione verde» nel mondo dell’orologeria e si fa promotore di valori positivi e vitali, oltre che espressione concreta della maestria Altanus e dell’instancabile lavoro del suo settore Ricerca e Sviluppo.

DESIGN IMPERCETTIBILE - Un orologio easy nello spirito ed anche nella forma: ultra-light con i suoi soli 11 grammi, Patch ha infatti un design impercettibile che si adatta in modo «naturale» al polso, proprio come una seconda pelle, e si propone trasversalmente ad un pubblico dinamico e sempre più consapevole ed attento alle tematiche ambientali. Dotato delle funzioni ora, data e contasecondi, Patch è proposto in 10 originali colori fluo ed ha un modulo led per la lettura digitale dell’ora.

TRADIZIONE &PROGRESSO - Altanus Geneve nasce nel 1914 in Svizzera con un laboratorio artigianale specializzato in produzioni raffinate ed esclusive che in breve tempo, grazie all’intraprendenza della famiglia napoletana con a capo Mario Casillo, si inserisce a pieno titolo nel panorama dell’orologeria internazionale.

Oggi la distribuzione mondiale di Altanus parte dalla sede italiana del Tarì di Marcianise (Ce) pur conservando i laboratori ginevrini in località Chêne Bourg. L’azienda fonda il suo stile sull’elaborazione di un orologio deciso, grintoso e dal gusto contemporaneo, creato con la secolare esperienza orologiaia svizzera e la cura minuziosa di ogni singolo pezzo. Attento all’evoluzioni del mercato, l’ufficio stile di Altanus coordinato da Giuseppe Casillo presenta una vasta collezione di orologi che, accanto alla produzione più classica, propone modelli ispirati alle ultime tendenze moda ed ad uno gusto giovanile ed attuale.

Emilia Parisi
14 aprile 2010

Magellano e il comandante Cook salpano da Mezzocannone

Corriere del Mezzogiorno


Mostra sui diari di bordo, gli atlanti e le mappe dei cartografi del '600 alla Biblioteca universitaria

Video

NAPOLI - Quando il Nord America era sine fine, più grande dell'Asia. Quando, prima ancora, le colonne d'Ercole segnavano il bordino estremo di ogni atlante: semaforo rosso dei navigatori. E quando, in età romana, l'Italia sulle pergamene era solo un enorme raccordo anulare che portava, sempre, all'Urbe. Incisioni del '400 e del '600, stampe, e le memorie di bordo - squilli di tromba - di Magellano, Caboto, James Cook.

Questo e tanto altro in mostra nella sala Rari della Biblioteca universitaria di via Mezzocannone. Si intitola «Viaggiare per carte: mappe e stampe antiche nei fondi della Biblioteca universitaria di Napoli» l'esposizione curata da Maria Lucia Siragusa e visitabile dal 16 al 24 aprile, dal lunedì (9,30-17) al sabato (9,30 alle 13).


Il diario di bordo di Cook nelle terre australiane
Il diario di bordo di Cook nelle terre australiane

ALL AROUND THE WORLD - Un excursus tra tomi preziosi che ricostruiscono pagina dopo pagina l'evoluzione della cartografia scientifica marittima. Un percorso espositivo - reso possibile anche grazie al lavoro di Chiara Masiello, Maria Rosaria Arag-ozzino, Adriana Muti, Giovanni Spedaliere - che corre attraverso i secoli. Si parte dalla Geographia di Tolomeo, matemarico e astronomo, e si veleggia per i sette mari coi racconti del Voyage di James Cook nelle terre d'Australia e le carte sulla Terra del fuoco di Magellano.

Fino alle stampe, vere e proprie opere d'arte, dei cartografi di scuola olandese Willem Janszoon Blaeu e Jan Jansson. Mappe ancora non esaustive che si ricomponevano anno dopo anno, non appena un nuovo «altrove» veniva scoperto dai pionieri del mare. L'itinerario si apre con una copia in rame del rotolo pergamenaceo romano - la Tavola peutingeriana, di cui vengono mostrati i primi due segmenti e si conclude con l'opera di Rizzi-Zannoni, primo esempio di cartografia scientifica italiana. Lo sponsor fu Ferdinando IV di Borbone.

Alessandro Chetta
15 aprile 2010

Emergency, l'Onu a Kabul: "Inchiesta rapida"

di Redazione

I tre cooperanti, ancora sotto fermo di polizia, sono stati trasferiti dal carcere nella provincia di Helmand a Kabul.

Domani saranno visitati dall'ambasciatore italiano Glaentzer e dall'inviato della Farnesina Iannucci.

L'onu invita a svolgere una rapida inchiesta


Kabul

Il rappresentante delle Nazioni Unite in Afghanistan, Staffan de Mistura, ha chiesto una rapida inchiesta sulla vicenda dei tre operatori italiani di Emergency, arrestati dalle forze di sicurezza afgane con l’accusa di avere partecipato a un presunto complotto per l’uccisione del governatore della provincia di Helmand. Intanto l’inviato speciale della Farnesina ha comunicato che i tre medici italiani di Emergency sotto fermo di polizia sono stati trasferiti da Helmand a Kabul dove potranno, nella giornata di domani, essere visitati dall’inviato speciale del ministro e dall’ambasciatore italiano a Kabul, Claudio Glaentzer. Intanto il portavoce presidenziale Waheed Omar ha fatto sapere che la missiva di Berlusconi "è ora nelle mani di Karzai".

Il monito dell'Onu Il rappresentante delle Onu in Afghanistan ha chiesto una rapida inchiesta sulla vicenda dei tre operatori italiani di Emergency, arrestati dalle forze di sicurezza afgane con l’accusa di avere partecipato a un presunto complotto per l’uccisione del governatore della provincia di Helmand. De Mistura ha manifestato la speranza che gli arresti siano stati compiuti sulla base di "un grave fraintendimento" ed ha chiesto il rispetto dei loro diritti legali. "Spero che questi arresti siano dovuti solo a un serio fraintendimento", ha detto De Mistura in un comunicato distribuito alla stampa. "Gli operatori sanitari internazionali in posti come Helmand mettono a rischio le loro vite per curare tutti coloro che chiedono aiuto", ha ricordato il rappresentante speciale delle Nazioni Unite a Kabul.

Le accuse L’Italia, aveva spiegato ieri il ministro Frattini, vuole avere una "risposta completa e urgente» sul caso dei tre operatori di Emergency arrestati lo scorso sabato nell’ospedale della Ong a Lashkar Gah, nella provincia meridionale di Helmand, e per questo Berlusconi ha inviato una lettera al presidente afgano Karzai. Matteo Pagani, Marco Garatti e Matteo Dall’Aira sono stati "accusati di detenzione consapevole di esplosivi e di armi da guerra", e di "essere coinvolti in un complotto in due fasi" che prevedeva in una prima fase l’esecuzione di un attentato contro civili e in una seconda fase un attentato suicida contro il governatore provinciale di Helmand, durante una visita organizzata nell’ospedale di Emergency. I tre non sono stati formalmente "incriminati" ha precisato il ministro, che si è detto "non soddisfatto" delle risposte finora avute dalle autorità afgane.

Monito della Farnesina a Strada "Frasi e comunicazioni come quelle attribuite, da ultimo, a Gino Strada sarebbero da evitare nell’interesse dei connazionali la cui tutela è assoluta priorità del Governo italiano". E' quanto si legge in una nota della Farnesina in cui si ribadisce che "continua l’intensa azione diplomatica del Governo italiano, sostenuta dall’Onu, dall’Unione Europea, dai partners Isaf, perché i diritti dei tre connazionali arrestati siano pienamente garantiti". E si conferma che i tre connazionali si trovano a Kabul e che domani in mattinata riceveranno la visita dell’ambasciatore d’Italia e dell’inviato speciale per l’Afghanistan, Ambasciatore Iannucci, nel luogo di attuale custodia.



Applausi a Gino Strada, ma non può avere sempre ragione lui

Quotidianonet

Noi ammiriamo Gino Strada,per quello che fa come medico, fondatore e animatore di Emergency, finanziata generosamente da milioni di cittadini (anche con l’otto per mille), per l’opera di assistenza sanitaria svolta in 13 paesi di Africa e Asia. Questo però non ci impedisce di esprimere riserve sul suo ruolo pubblico e mediatico.



NOI AMMIRIAMO Gino Strada,per quello che fa come medico, fondatore e animatore di Emergency, finanziata generosamente da milioni di cittadini (anche con l’otto per mille), per l’opera di assistenza sanitaria svolta in 13 paesi di Africa e Asia. Questo però non ci impedisce di esprimere riserve sul suo ruolo pubblico e mediatico. La conferma è arrivata dal caso dei tre operatori sanitari italiani arrestati dai militari afgani, su mandato della magistratura di quel martoriato paese infestato dai talebani.

Il dottor Strada, che insegue il sogno di essere ricordato come il dottor Schweitzer, anche stavolta si è rivolto alla piazza: ha mobilitato gli amici politici (quasi tutti a sinistra del Pd), promosso raccolte di firme, sferrato attacchi durissimi (e insensati ) al nostro ministro degli Esteri, che sarebbe colpevole di non prodigarsi per liberare i tre operatori di Emergency. E non ha risparmiato accuse e insulti al governo di Kabul.

STRADA e gli altri dirigenti di Emergency non hanno saputo spiegare però la presenza di armi nell’ospedale di Lashkar Gahda. Non sappiamo come stiano effettivamente le cose. Anzi, vogliamo credere che medici e infermieri non c’entrino coi complotti contro il governatore della provincia,né in azioni armate contro quelle che Strada definisce «forze di occupazione» (americani, inglesi, italiani). Pensiamo però che sia importante concedere il tempo necessario alla magistratura afgana per accertare i fatti reali: non si può essere pregiudizialmente assolutori solo perché lo garantisce Gino Strada.

Del resto, Strada è un veterano (politico) di tante iniziative anti Usa e persino a favore di dittatori, come Bashir in Sudan (deferito al Tribunale internazionale per i massacri di 300mila civili nel Darfur ). Perché non si parla mai di medici come Alberto Cairo, che opera per la Cri a Kabul, o di ong come Smile Again, che in Pakistan ricostruisce i volti delle donne distrutti dai fondamentalisti islamici? Il dottor Strada, grazie all’attivismo mediatico (e alle amicizie politiche), è sempre sulla cresta dell’onda. Ma non per questo sta sempre dalla parte della ragione.

di Aldo Forbice




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I genitori non pagano la retta Scuolabus sospeso per 16 bambini

Corriere del Veneto


verona - 50 famiglie su 1117 non hanno versato i 23 euro/mese: altri 93 casi in bilico

Niente servizio dopo la pausa pasquale. Sette giorni fa un autista ha rifiutato di riaccompagnare due sorelline dell'asilo. Il Comune: famiglia avvertita da tempo


Mancato pagamento delle rette mensili: sospeso il servizio scuolabus per 23 bambini (archivio)


VERONA


Per 16 bambini il servizio è stato sospeso alla ripresa dell’attività scolastica dopo le vacanze pasquali, e dopo aver ricevuto vari solleciti a pagare la retta di 23 euro al mese, ma in bilico ci sono altri 93 casi che rischiano di non poter più far salire i figli sul pulmino del trasporto scolastico comunale a Verona se non pagheranno gli arretrati. Il «giro di vite» deciso dall’amministrazione comunale arriva dopo aver constatato che una cinquantina di famiglie, su 1117 utenti, dall’inizio dell’anno scolastico usufruivano del servizio senza aver versato la retta.
Dopo un primo sollecito, circa la metà si è messa in regola, ma per 16 nuclei familiari dal 6 aprile è scattata la sospensione. Il caso ha sollevato critiche da parte di alcuni genitori che hanno raccontato - riporta il quotidiano L’Arena - che la settimana scorsa un autista si è rifiutato di riaccompagnare a casa due sorelline di una scuola dell’infanzia, che al mattino avevano regolarmente usufruito del servizio.

Da parte sua, l’assessore all’istruzione Alberto Benetti ha evidenziato in una nota che la famiglia delle due bimbe era stata avvertita con ampio anticipo della sospensione del trasporto dopo aver ricevuto due solleciti e un incontro informativo in comune sulle possibili agevolazioni.

«La famiglia - ha detto Benetti - non aveva mai pagato nemmeno una rata per il servizio di trasporto (23 euro al mese, con retta ridotta del 50% per il primogenito nel caso di due fratelli che usufruiscono contemporaneamente dello stesso servizio) dall’inizio dell’anno scolastico». Anche per la mensa è stata pagata solo la prima rata; ma in questo caso il servizio resterà comunque garantito perchè «il comune di Verona lo considera essenziale». Dal 2004 al 2009 ammontano a 1,3 milioni i mancati pagamenti di rette per i servizi di mensa e trasporto scolastico.

15 aprile 2010




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Il giudice che ha condannato Google: «Su Facebook centinaia di minacce»

Corriere della Sera



Oscar Magi si è occupato del video del disabile vessato: «Ma la mia sentenza non è contro la Rete»

«ai tre manager ho inflitto il minimo dei minimi» Il giudice che ha condannato Google: «Su Facebook centinaia di minacce» Oscar Magi si è occupato del video del disabile vessato: «Ma la mia sentenza non è contro la Rete»



La pagina su Facebook del giusdice Oscar Magi

MILANO - Centinaia di minacce su Facebook. Perché? Per aver scritto la sentenza con cui il 24 febbraio scorso ha condannato a sei mesi di carcere, per violazione della privacy, tre manager di Google, accusati di aver messo in rete il video di un ragazzino disabile.

«MINACCE DALL'ITALIA» - In una intervista al Sole 24 Ore il giudice Oscar Magi spiega di essere stato insultato sul suo profilo sul social netework e sottolinea che le critiche sono piovute soprattutto dall'estero, mentre le minacce sono arrivate dall'Italia e qualche messaggio di approvazione è giunto dalla Spagna. «Mi sono arrivate centinaia di lettere offensive di protesta e soprattutto di minaccia. Su alcune ho dovuto addirittura chiedere l’intervento dei gestori della piattaforma, segnalando l’esistenza di persone minacciose».

«ERA IL MINIMO» - Il magistrato milanese tuttavia mostra di non lasciarsi intimorire dalle minacce e difende la sua scelta, precisando che con la condanna a sei mesi di carcere per i tre manager ha inflitto «il minimo dei minimi», previsto dalla legge sulla privacy. «Forse in Italia queste norme sulla privacy puntano troppo sul meccanismo della pena intesa come carcere e poco su pene alternative». Non solo. Magi si dice anche convinto di aver emanato «una sentenza favorevole al mondo di Internet in generale e a Google in particolare».

Redazione online
15 aprile 2010



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Addio Vianello, signore dello humour

Corriere della Sera



La sua carriera era iniziata con il teatro di rivista, poi il cinema con Tognazzi. L'attore avrebbe compiuto 88 anni a maggio. Con la moglie Sandra è stato uno dei volti della tv italiana.





MILANO

E' morto Raimondo Vianello, attore e conduttore televisivo che con la moglie Sandra Mondaini è stato uno dei volti più noti della tv italiana. Il 7 maggio avrebbe compiuto 88 anni. Il decesso è avvenuto alle sette meno dieci all'ospedale San Raffaele di Milano per l'aggravarsi delle sue condizioni fisiche. I funerali si svolgeranno molto probabilmente sabato alle 11 nella chiesa di Milano Due, il quartiere dove viveva. La notizia della sua morte ha subito suscitato emozione e cordoglio, non solo nel mondo dello spettacolo: anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto ricordarlo come «il popolare attore che tanto ha dato al teatro, al cinema e alla Tv italiani».

LA CARRIERA - La sua carriera professionale era iniziata con il teatro di rivista subito dopo la guerra, un'esperienza che lo aveva segnato (bersagliere che aveva aderito alla Repubblica di Salò, era poi stato detenuto nel campo di concentramento alleato di Coltano insieme al poeta statunitense Ezra Pound e ad altri futuri volti del cinema come Walter Chiari, Enrico Maria Salerno e Luciano Salce). Negli anni Cinquanta aveva iniziato a dedicarsi al cinema e aveva recitato al fianco di attori celebri quali Totò e Ugo Tognazzi.

E proprio con quest'ultimo ha scoperto la tv nel programma Un, due tre, che gli ha conferito grande notorietà. Nel 1962 si è sposato con Sandra Mondaini e con lei ha dato vita a una delle coppie inossidabili della commedia italiana. Da quel momento le loro carriere sono andate avanti in maniera indissolubile, salvo alcune esperienze individuali. Con lei ha condotto tra gli anni Settanta e Ottanta alcuni varietà sulla Rai, tra cui Sai che ti dico?, Tante scuse, Di nuovo tante scuse, Noi... no, Io e la befana il quiz Sette e mezzo e Stasera niente di nuovo.

Addio a Raimondo Vianello

IL PASSAGGIO A MEDIASET -
Negli ultimi vent'anni Raimondo Vianello è stato uno dei volti di Canale 5 e in coppia con la moglie ha dato vita, tra l'altro, alle sit-com «Casa Vianello» (che nella definizione di Aldo Grasso «è stata una delle poche seconde case a disposizione di tutti, una sorta di multiproprietà gratuita»), «Cascina Vianello» e «Crociera Vianello». Grande appassionato di sport (anche nelle sit-com è spesso rappresentato con la Gazzetta tra le mani) è stato anche conduttore di «Pressing», la risposta di Mediaset alla Domenica Sportiva.

SUL PALCO DI SANREMO - Vianello aveva anche condotto il Festival di Sanremo del 1998, creando uno dei primi casi di volto Mediaset sugli schermi Rai. E alla presentazione, nel tempio della canzone popolare, non aveva avuto remore nel far sapere che «a me piace la musica classica, la lirica». La sua prima volta a Sanremo era stata negli anni '60, con Tognazzi, per uno sketch che fu poi cancellato. La seconda a Sanremo Giovani: «Andai per la ricerca sul cancro - spiegò l'attore - Raccontai che ero malato anch'io. Si sono divertiti molto». Sanremo '98 era stata anche l'occasione per tornare in Rai ad oltre vent'anni da Stasera niente di nuovo. Quella resta una delle conduzioni più gradite dal pubblico e una tra le più insolite nella storia di Sanremo, con un Vianello grande comedien, elegante e sornione, capace di gestire con disinvoltura le sue vallette, la bellissima top model Eva Herzigova e l'attrice comica Veronica Pivetti. Neanche il bacio di Madonna riuscì a farlo scomporre.

Redazione online
15 aprile 2010

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Iran, rapinatore impiccato in piazza

Il Secolo xix


Un uomo impiccato in pubblico per rapina, un suo complice amputato di una mano e di una gamba in carcere: la notizia, riportata oggi da un quotidiano governativo, conferma una recrudescenza delle esecuzioni in Iran, confermata dall’organizzazione Iran Human Rights, con base all’estero, che, sempre oggi, ha denunciato le avvenute impiccagioni di 17 persone solo nell’ultima settimana, di cui sei sulla pubblica piazza. Obiettivo delle autorità, afferma Iran Human Rights, è quello di «diffondere la paura tra la popolazione», dopo l’ondata di proteste politiche seguite alle elezioni presidenziali del giugno 2009, represse con un bilancio di diverse decine di morti e migliaia di arresti.

L’ultimo impiccato, scrive il quotidiano, è salito sul patibolo in un parco di Mahshar, città sud-occidentale del Khuzistan. L’uomo, Adnan Alboali, di 28 anni, era stato condannato perché riconosciuto colpevole di rapina a mano armata ai danni dei conducenti di alcuni camion, di cui aveva sottratto i carichi. Ad un suo complice sono stati amputati una mano e una gamba in carcere, ha reso noto il procuratore di Mahshahr, Reza Abolhasani.

L’ultima impiccagione porta ad almeno 39 il numero delle persone giustiziate in Iran dall’inizio dell’anno, solo secondo notizie di stampa. Secondo le stesse fonti, lo scorso anno le persone giustiziate erano state 270. Ma Iran Human Rights parla di non meno di 402 esecuzioni capitali nel 2009, con un aumento di oltre il 15 per cento rispetto all’anno precedente. Il numero maggiore di impiccagioni, pari ad oltre il 25 per cento del totale, si sarebbe inoltre registrato in luglio, dopo le manifestazioni post-elettorali che hanno rappresentato il più grande movimento di protesta nella storia trentennale della Repubblica islamica.

Ed è stata condannata a morte dal Tribunale della Rivoluzione di Teheran Motahhareh Bahrami, manifestante antigovernativa arrestata durante le proteste di Ashura, lo scorso 27 dicembre. Lo riferisce il sito riformista `Rahesabz´, spiegando che Bahrami, arrestata insieme ad altri membri della sua famiglia durante gli scontri di Ashura, è stata riconosciuta colpevole di «aver attentato alla sicurezza nazionale e di essere un nemico di Allah e dell’Islam (Mohareb), in quanto collaboratrice dell’organizzazione politica d’opposizione all’estero dei Mujahedin del Popolo». Bahrami si trova reclusa, dal momento dell’arresto, nella sezione 209 del carcere di Evin a Teheran. Secondo quanto riferisce `Rahesabz´, si tratta della nona condanna a morte emessa nei confronti dei manifestanti della giornata di Ashura, quando centinaia di migliaia di iraniani sono scesi in piazza per protestare contro il governo del presidente Mahmoud Ahmadinejad.




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Clonata la vera focaccia», fornai dal giudice

Il Secolo xix


Stavolta la minaccia di scomunica non arriverà dal pulpito, come accadde nel 1500 quando la Chiesa dovette riprendere la situazione in pugno, perché i fedeli sgranocchiavano focaccia (all’epoca “pitanza” o “frugalia”) pure durante i funerali: «È troppo - disse Matteo Gambaro, vescovo del contado - Smettetela o non sarete più figli di Dio».





stavolta di mezzo c’è la dottoressa Maria Scarcella, giudice, chiamata a bacchettare qualcosa di (economicamente) assai più importante: la clonazione del marchio-focaccia che, secondo l’Associazione dei Panificatori genovesi, un loro fuoriuscito utilizza indebitamente per fare concorrenza sleale. Non proprio una bega per addetti ai lavori, ma una questione che dal principio si riflette sulla prova della genuinità, del gusto e della preparazione per la specialità principe - con il pesto - in Liguria.





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Caso Claps: il legale della famiglia: esami nella Capitale il 26 aprile

Il Tempo


Estesa la richiesta di perizia  sugli elementi raccolti finora. L'avvocato ha riferito che nell'incontro di oggi è stata chiesta l'acquisizione di nuovi reperti da esaminare.


La richiesta di perizia sui reperti raccolti sino ad ora sul caso Claps è stata «estesa» sia dalla procura che dai legali della difesa. Lo ha affermato l'avvocato della famiglia Claps Giuliana Scarpetta, che ha commentato l'avvio dell'incidente probatorio con i cronisti all'uscita della procura di Salerno. «Le operazioni inizieranno il 26 aprile, a Roma, presso il servizio di polizia scientifica», ha detto il legale a proposito degli accertamenti che andranno eseguiti prossimamente. L'avvocato ha riferito che nell'incontro di oggi è stata chiesta l'acquisizione di nuovi reperti da esaminare.



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Il Papa: basta preti carrieristi

Il Tempo

Benedetto XVI richiama i sacerdoti a non creare correnti interne: "I sacerdoti non devono crearsi ammiratori o un proprio partito ma insegnare in nome di Cristo".

I preti non siano capi partito, non insegnino «le proprie idee per crearsi ammiratori» ma parlino sempre «in nome di Cristo». Nell'udienza generale in piazza San Pietro il Papa torna su uno dei principali temi del suo pontificato. È il momento più difficile per Ratzinger. Lo scandalo pedofilia arriva nel quinto anniversario del suo magistero. Ma Benedetto XVI va all'attacco. Non ci sta a essere logorato dalle correnti che si stanno formando in Vaticano. Non è una novità. Quando nel pomeriggio del 19 aprile 2005 si affacciò dalla loggia della Basilica Vaticana promise che sarebbe stato «un umile servo nella vigna del Signore». In questo momento critico torna a ribadirlo, «ricordando» l'autentica missione dei sacerdoti: un chiaro segnale a chi tenta di screditare la sua guida. «Il Signore ha affidato ai sacerdoti un grande compito», ha detto Benedetto XVI.


E ha aggiunto: «Viviamo una grande confusione circa le scelte fondamentali di vita, cosa è l'uomo, da dove viene e dove andiamo, come vivere». Impegno del sacerdote è «rendere presente la luce della parola di Dio». Egli «non insegna proprie idee, una filosofia che lui stesso avrebbe trovato o inventato o che gli piace, non parla da sé e per sé ma propone la verità che è Cristo stesso». Questo «non significa che il sacerdote sia neutro, come un portavoce che legge un testo non proprio». Anzi, egli è chiamato a «immedesimarsi» con Cristo e «così la parola non propria diventa profondamente personale». Il sacerdote insegna «non con la presunzione di chi impone proprie verità bensì con l'umile certezza di chi ha incontrato la verità, ne è stato afferrato e trasformato e perciò non può fare a meno di annunciarla». Dunque la «forza profetica» del sacerdote consiste «nel non essere mai omologato, né omologabile, ad alcuna cultura o mentalità dominante, ma nel mostrare l'unica novità capace di operare un autentico e profondo rinnovamento dell'uomo, cioè che Cristo è il Dio vicino, il Dio che opera nella vita e per la vita del mondo».


Sull'insegnamento ribadisce: «Nella preparazione attenta della predicazione festiva, senza escludere quella feriale, nello sforzo di formazione catechetica, soprattutto dei giovani e degli adulti, nelle scuole e nelle istituzioni accademiche e, in modo speciale, attraverso quel libro non scritto che è la sua stessa vita - ha continuato il Papa - il sacerdote è sempre docente». Con la convinzione che il sacerdozio «nessuno lo può scegliere da sé, non è un modo per raggiungere una sicurezza nella vita, per conquistare una posizione sociale: nessuno può darselo, né cercarlo da sé. Il sacerdozio è risposta alla chiamata del Signore, alla sua volontà, per diventare annunciatori non di una verità personale, ma della sua verità». Poi si è rivolto ai pellegrini di lingua tedesca e ha chiesto loro di «pregare costantemente per buoni preti e buone vocazioni».


Un discorso che arriva all'indomani delle scritte oscene sulla facciata della casa natale di Ratzinger nel piccolo paesino di Marktl am Inn in Baviera e che si infrange sulle tensioni. Tutto lascia immaginare che la sua strada continuerà a essere in salita. Ma c'è anche l'altra faccia della medaglia: la Consulta nazionale delle aggregazioni laicali ha invitato «quanti appartengono e si riconoscono nel mondo dell'associazionismo cattolico a partecipare a Roma alla recita del Regina Coeli, domenica 16 maggio in piazza San Pietro». Un modo «per stringerci visibilmente intorno a Benedetto XVI». Non è la sola: le manifestazioni di sostegno alla Chiesa si moltiplicano.

Alberto Di Majo

15/04/2010





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Organici gonfiati

La Stampa

YOANI SANCHEZ
In un ciclo che sembra non finire mai si annunciano frequenti rimedi per rendere dinamica la nostra economia. Questa volta è il momento di “eliminare gli organici gonfiati”, anche se dal punto di vista di chi resterà senza lavoro il provvedimento si riassume in una parola: “disoccupazione”. Lunghi reportage televisivi mostrano che il problema dell’inefficienza dipende da un eccesso di personale negli uffici, nelle fabbriche e persino negli ospedali. Ogni giornata di lavoro deve essere produttiva per evitare l’ozio, dicono i media, come se una formula così elementare fosse stata scoperta da un paio di settimane. Alcuni economisti avvertono che mandare a casa tutto il personale in eccesso farebbe aumentare il numero dei disoccupati di oltre un 25%. Uno ogni quattro lavoratori potrebbe essere licenziato per risanare un’economia gravata da un numero eccessivo di impiegati, perché il paese non dispone di liquidità sufficiente per continuare a pagare braccia inattive. Un così alto numero di disoccupati potrebbe far aumentare le tensioni sociali, spingendo centinaia di miglia di persone verso occupazioni illegali e provocando la fine del sistema di creare impieghi fittizi per truccare le statistiche occupazionali.

Voglio proprio vedere cosa accadrà in certi uffici statali pieni di burocrati o cosa succederà nel sempre più grande elenco di coloro che lavorano per la Sicurezza di Stato. Subiranno anche loro una riduzione di organico? Visto il numero crescente dei poliziotti in abiti civili che circolano per strada, credo che si dovrebbe cominciare da queste persone per eliminare il personale in esubero. Per motivi d’immagine coloro che resteranno fuori organico non verranno chiamati disoccupati, ma con una terminologia più raffinata - già usata in altri momenti - eccedenti o superflui. A pochi giorni dalla celebrazione del primo maggio, molti cubani stanno rischiando di perdere il posto di lavoro. Tuttavia, sono sicura che non vedremo nella sfilata di Piazza un solo cartello non conforme né alcuna critica di fronte alla riduzione del personale. Lo stesso presidente della CTC ha detto che il giorno dei lavoratori sarà importante per riaffermare il sostegno al processo rivoluzionario e per criticare la cosiddetta campagna mediatica contro Cuba. Il solo sindacato legale del paese dimostra ancora una volta di essere un semplice ingranaggio per trasmettere agli operai gli orientamenti del potere, ma incapace di rappresentare le istanze della base. Vedremo gli operai sfilare davanti alla tribuna, sul punto di perdere il lavoro, ma sostenendo uno striscione con parole di ripudio nei confronti dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. Nessuno potrà fare di quel giorno un momento di vera protesta, un appuntamento per pretendere di non essere lasciato per strada da quel gran datore di lavoro chiamato Stato.

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi




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Moto o scooter, non importa Per guidarli ci vorrà "l’armatura"

di Mario Alberto Cucchi


Potrebbero diventare obbligatori casco integrale e guanti, giacca con le protezioni e pantaloni tecnici

Era il giugno del 1986 e appena prima dell’estate venne imposto per legge l’uso del casco ai guidatori di motoveicoli. L’obbligo escludeva i maggiorenni che usavano i «cinquantini». Gli scooter, Vespa a parte, non esistevano ancora e il popolo delle due ruote minacciò di lasciare i mezzi in box. Alcuni vendettero la Bmw per salire su una vecchia Lambretta ma con il vento tra i capelli.


Alla fine tutti si adeguarono e i benefici in termini di vite risparmiate furono evidenti. Dopo 24 anni di tranquillità per il popolo delle due ruote sta per arrivare una vera rivoluzione. Entro il 2010 per salire sulla moto e fare un giro o semplicemente per montare sullo scooter e andare a scuola non basterà indossare un casco qualsiasi e via ma ci vorrà un abbigliamento idoneo. È infatti arrivato al vaglio del Senato il disegno di legge di modifica del Codice della strada che propone una modifica all’articolo 171 che prevede un abbigliamento specifico per guidare qualsiasi tipo di due ruote con un motore sotto. Se non ci saranno opposizioni entro la fine del 2010 i guardaroba andranno aggiornati. Motociclisti e scooteristi (cinquantini inclusi ndr) dovranno dire addio ai caschi jet e indossare gli «integrali». 

In pratica quelli che sono totalmente chiusi, quelli che proteggono anche il viso e il mento oltre alla testa. Comodi in inverno quando fa freddo ma che tengono sin troppo caldo d’estate. Tutto vero ma anche un po’ luogo comune dato che ci sono caschi come il Nolan N 43 Air (il nome la dice lunga ndr) che hanno tante prese aerodinamiche per evitare «l’aria viziata». Insomma anche a visiera abbassata si può creare a comando un piccolo anticiclone delle Azzorre. Chi si mette in sella a motoveicoli con cilindrata compresa tra 125 e 300 cc e potenze da 11 a 25 chilowatt al casco integrale dovrà aggiungere i guanti per proteggere le mani e una giacca tecnica con protezioni per spalle e gomiti. Salendo di cilindrata il peso dell’ «armatura» aumenta. 

Per guidare mezzi sino a 600 di cilindrata con potenze comprese tra 25 e 52 chilowatt bisognerà indossare anche un paraschiena integrale stile Valentino Rossi. Per moto e gli scooter «over 600cc», che si tratti di una comoda Harley Davidson o di una sportivissima Yamaha la regola è una sola: a tutto quello scritto prima bisogna aggiungere anche i pantaloni con protezioni per fianchi e ginocchia.

Al di là delle opinioni va detto che in Dainese, dove vestono anche i campioni della moto Gp, hanno incorniciato un paraschiena incrinato spedito da un cliente con un biglietto che dice: il paraschiena è incrinato ma grazie a voi la mia schiena è intera.

mario.cucchi@ilgiornale.it




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Adesso Santoro vuol salvare anche il manifesto

di Paolo Bracalini

Secondo i rumors, non smentiti, dovrebbe diventare partner editoriale del quotidiano  Alla direzione potrebbe arrivare presto la notista preferita di Michele, Norma Rangeri.  Il conduttore fa lo gnorri: "Non c'è niente che riguardi il giornale"


 


La direzione del manifesto non conferma, quindi significa - nella logica fuzzy dell’informazione italiana - che la notizia qualche fondamento deve averlo. Anche perchè la strana coppia, Norma Rangeri-Michele Santoro, non è poi così strana. Lui la ospita spesso sulle seggiole di Annozero, più spesso della De Gregorio, altra vatessa della stampa liberal romana, ma meno santoriana. Una, la Rangeri, andrebbe a dirigere il quotidiano della sinistra comunista, lui, Santoro, farebbe da partner editoriale, con una collaborazione ancora dai contorni avvolti dal mistero.

L’indiscrezione gira su Dagospia (che di solito ci azzecca) e sulle agenzie, senza smentita. Una famiglia però, se ci si pensa, se si pensa cioè che il manifesto è anche il giornale che ospita Vauro, vignettista di Annozero, e che la Rangeri è la notista tv del medesimo giornale, e quindi la penna che si occupa del regime mediatico, dove operano i resistenti della libera informazione (un nome: Santoro) e poi i servi (di fatto tutti gli altri).

Raccontano i rumors che la nuova stagione del foglio dell’ultrasinistra, nato all’inizio degli anni ’70 come costola riottosa del Pci, potrebbe già vedere la luce oggi. Si spera, con l’innesto della Rangeri alla direzione e la linfa che potrebbe arrivare da Santoro (qui dunque nella veste insolita di partner editoriale), che il manifesto possa riprendersi da un’andatura pessima nelle edicole e negli abbonamenti. Il conduttore però non conferma («Non c’è niente che riguardi il giornale», dice, in un dialogo col manifesto che evidentemente c’è).

L’indiscrezione si aggiunge ad una seconda ipotesi che circola da qualche tempo, circa il futuro di Santoro fuori dalla Rai. Il giornalista ha da tempo messo in cantiere un progetto di produzione televisiva autonoma, già sperimentato con singole docufiction (come la premiatissima La mafia è bianca) e sorretto da una squadra di fedelissimi (da Stefano Bianchi a Corrado Formigli) che lo segue da più di un decennio.

Si tratterebbe di mettere in piedi una società di produzione che rivenderebbe poi le inchieste ad altri, per esempio alla Rai, oppure - per l’appunto - al manifesto. Ecco, la collaborazione di Santoro col quotidiano di Valentino Parlato e Rossana Rossanda, se non dovesse concretizzarsi nella forma di un aiuto economico per rivitalizzare i conti poco rosei della cooperativa, potrebbe per l’appunto prendere la via multimediale. Magari sotto forma di dvd allegate al giornale, oppure attraverso il sito (rinnovato) del quotidiano.

Queste le ipotesi che circolano al momento, ma che devono fare i conti con il muro sia del giornale sia di Santoro a rilasciare dichiarazioni in merito. La Rangeri potrebbe diventare direttore anche nelle prossime ore, intanto però, l’assemblea del manifesto inizialmente prevista per oggi è stata rimandata a martedì della prossima settimana, a causa dell’impossibilità di alcuni redattori di essere presenti all’appuntamento. Forse, per il varo del manifesto «santorizzato» c’è ancora tempo.




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Il delitto del politico dell'Idv: spunta la pedofilia

di Gian Marco Chiocci

La procura di Lecce si è imbattuta in un giro di presunti abusi sui minori facendo accertamenti sull’uccisione del consigliere Basile Indagato per molestie il parroco che andava ai comizi di Idv.

E Di Pietro diceva: ammazzato per le battaglie contro il malaffare

 

nostro inviato a Ugento (Lecce)

L’ombra tetra della pedofilia si allunga sull’omicidio di Giuseppe Basile, il consigliere provinciale leccese dell’Italia dei Valori scannato a coltellate, sull’uscio di casa, una calda notte d’estate del giugno 2008. A forza di dare la caccia agli assassini la procura locale è finita a investigare con grandissima cautela su presunti abusi sessuali commessi all’oratorio del comune di Ugento, dove Peppino Basile viveva e dov’è parroco don Stefano Rocca, amico dell’esponente Idv. Il quale, all’indomani dell’omicidio, s’era fatto rumorosamente portatore di istanze di verità insieme agli esponenti dell’Idv sull’omertà diffusa e sulla pista «politica» del delitto che hanno scatenato il finimondo. Sia il prete che i seguaci di Tonino poi hanno abbandonato la scena non appena le indagini si sono chiuse con l’arresto dei vicini di casa riaprendosi con le testimonianze dei ragazzi presumibilmente molestati.

Per capire a che livello di squallore siamo arrivati occorre rimettere le lancette dell’orologio all’1.35 del 14 giugno di due anni fa. Il consigliere dell’Idv è al volante di una Panda nella periferia di Ugento, imbocca via Nizza, percorre 200 metri e parcheggia sotto l’abitazione. Qui, nel buio pesto illuminato da un unico lampione, trova ad attenderlo la morte. Qualcuno gli si avventa contro e gli squarcia il torace con 22 coltellate. L’esecuzione è scomposta, rabbiosa, niente a che vedere con le modalità della criminalità organizzata che peraltro in quest’angolo di Salento attecchisce poco. Nonostante ciò, a cadavere ancora caldo, con Antonio Di Pietro sceso per i funerali celebrati da don Stefano, l’Italia dei Valori comincia a dire che Peppino è stato ammazzato per le sue coraggiose battaglie contro il malaffare locale rappresentato dai politici di centrodestra, come il povero sindaco Eugenio Ozza, che non avrebbe difeso abbastanza don Stefano assurto a prete-investigatore perché destinatario di lettere anonime e confidenze sugli assassini ricevute nel confessionale (sic!).

Fatto sta che con l’inesorabile trascorrere del tempo, con le indagini apparentemente in stallo, l’Idv sui giornali e il religioso in chiesa, alzano i toni dello scontro. Manifestazioni, fiaccolate, volantini, pièce teatrali, sit-in di comitati spontanei, premi alla memoria. Addirittura un’interpellanza parlamentare per chiedere di fare luce su chi avesse vergato con lo spray una brutta frase contro Basile, sbiadita dal tempo, su una parete del centro storico. Un’altra per sapere se fosse vero che il sottosegretario Mantovano (che è di Lecce) avesse fatto pressioni per ammansire gli inquirenti sulla pista che portava a un giovane di An interrogato per sei ore in quella questura «dove presta servizio – raccontano oggi gli arrabbiatissimi militanti del Pdl della zona – Gianfranco Coppola, eletto proprio qui a Ugento con l’Idv». Il parlamentare Pierfelice Zazzera, coordinatore regionale del partito del gabbiano, sollecitò addirittura un’ispezione al ministro Alfano poiché più si andava avanti e più gli inquirenti brancolavano nel buio.

A un anno dal delitto, al Corriere del Mezzogiorno, lo stesso Di Pietro senza alcuna cautela diceva che era «un delitto che parla» e che Basile «è stato certamente ucciso per quello che stava facendo in politica». Che poi è quanto ritroviamo trascritto da Tonino nella prefazione di un libro, «Il Sistema», che sin dalla copertina indica ai lettori la strada di verità che si vuole percorrere: «L’intreccio di interessi economici-politici all’ombra dell’omicidio di Peppino Basile». E don Stefano? In parallelo conduceva incessantemente una battaglia. Appena poteva, attaccava i fedeli omertosi. Un giorno rivelò che i concittadini lo pedinavano dentro e fuori l’oratorio e che il suo era un «impegno politico», contro il “Sistema”, e che la “mafia” che ti impedisce di parlare stava dietro all’omicidio dell’amico. Battibeccava sempre più spesso col sindaco che invece di porger l’altra guancia gli rispondeva per le rime «che a Ugento la mafia non c’è» e che se proprio voleva fare politica che si spogliasse dell’abito del Signore e si confrontasse con lui in consiglio comunale.

La buonanima del vescovo, monsignor Vito De Grisantis, ha provato a far da paciere fra il Peppone ex missino e il don Camillo del Salento. I risultati sono stati penosi. Fino a quando la tranquilla Ugento, divenuta Corleone, la mattina del 20 novembre 2009 si sveglia con i tg locali impazziti: «Per l’omicidio di Giuseppe Basile arrestati due vicini di casa. Il delitto sarebbe maturato per una lite aggravata da vecchi rancori». Proprio così. In cella finiscono i dirimpettai Vittorio Colitti, 66 anni, e il nipote Vittorio, all’epoca dei fatti minorenne. Dai verbali allegati al fascicolo si scopre che c’è una supertestimone. Ha 7 anni ed ha assistito in diretta all’omicidio perché alle prime grida d’aiuto di Peppino s’è affacciata alla finestra che dà su via Nizza. Se non ha parlato prima è perché la nonna s’era raccomandata di non dire niente a nessuno. Ma una volta messa dolcemente alle strette da una psicoterapeuta e dalla pm dei minori Simona Filoni, alla fine se la canta.

E seppur con qualche imprecisione nei ricordi, la ragazzina alla fine indica senza indugi che quello che in strada era «di fronte a Peppino», era «il nonno di Luca» che è «vecchio, grosso, con la pancia» e dava «le botte» con un coltello. Mentre l’altro, «teneva soltanto fermo il signore, di lato, per la vita (...). Quando mi sono affacciata c’era il fratello di Luca (...)». La posizione dei due indagati si aggrava ulteriormente quando si viene a sapere che don Stefano, preso a verbale il 16 marzo 2009, aveva rimarcato come la signora Antonia, moglie del presunto assassino, «che fino al giorno dell’omicidio frequentava assiduamente la parrocchia» dopo il delitto aveva avuto un atteggiamento ostile nei suoi confronti. «Quando ci parlai – racconta don Stefano - mi accolse freddamente chiedendomi se avevo ancora intenzione di interessarmi della morte del loro vicino.

Aggiungo che anche il nipote nel corso degli ultimi mesi non frequentava più l’oratorio». Frasi ambigue, secondo la comunità di Ugento che reputa innocenti i due Coliti tanto da cooptare per le indagini difensive l’ex colonnello del Ris, Luciano Garofano. Frasi che per molti somigliano a una imbeccata ai carabinieri e che si aggiungono a quelle di Rappon Sarika, un’amica di Basile, che a verbale ha riferito che Peppino le disse dei rancori coi vicini «che gli rompevano i coglioni», che «lo spiavano quando rientrava», con i quali aveva avuto diverbi, e che nutrivano del risentimento, forse, perché «in giro si vociferava che lui aveva avuto una relazione sentimentale con la vicina di casa (...) e che il ragazzo vicino di casa lo aveva infastidito più volte». Aggiunse che se gli fosse successo qualcosa «sarei dovuta andare da don Stefano a cui lui aveva riferito ogni cosa». Un dato è certo: dall’arresto dei vicini di casa, il prete che sapeva dei vicini e che la menava sull’omertà del paese, smise di fare baccano. E con lui i pasdaran locali dell’Idv. Don Stefano ricominciò a parlare quando si seppe che la procura, sulla scia dell’inchiesta dell’omicidio Basile, indagava su presunte molestie a minori nell’oratorio da lui diretto e che Peppino frequentava in quanto sostenitore della squadra di calcetto. Squadra dove giocava sia il minorenne arrestato, sia un testimone dei presunti abusi.

Così il prete finisce indagato per molestie, mentre per l’inchiesta-madre sulle 22 coltellate, oltre ai presunti assassini, sono indagati i genitori del giovane arrestato (che è già stato rinviato a giudizio, ndr) e l’amico che inizialmente gli fornì l’alibi. Nel nuovo fascicolo sono confluite numerose testimonianze di minori, oltre a una catechista, che avrebbero confermato le molestie e che avrebbero anche fatto cenno al misterioso suicidio di un ragazzino. Versioni delicate, ovviamente tutte da verificare. Quale sia la correlazione fra l’inchiesta sul delitto e quella sugli abusi sessuali non si sa. Un raccordo gli inquirenti lo ravvisano certamente nell’omertà di un piccolo centro dove anche solo l’idea di un “giro” di pedofili è respinta con sdegno e paura. Fatto sta che ai ragazzini interrogati si continuano a porre domande sul più giovane dei presunti assassini che, per inciso, si continua a professare innocente. Nel frattempo continuano ad arrivare in procura lettere anonime che accusano il religioso e che suggeriscono ai magistrati dove, e a chi, chiedere informazioni sulle presunte attenzioni riservate a ragazzini di Ugento.

Ad avvelenare il clima concorrono in coda due fattori: l’improvviso trasferimento a Caltanissetta della pm che ha risolto il caso e che taluni, forse, avrebbero preferito tenere aperto per inseguire i mandanti-fantasma dell’affarismo politico. E le parole di fuoco di Cataldo Motta, procuratore capo di Lecce, che su don Stefano ha detto chiaro e tondo: «Ha fatto credere di sapere cose che in realtà non sapeva». Perché l’abbia fatto non si capisce. «Credo che tutta la sua condotta sia stata finalizzata a precostituirsi un alibi (...) – attacca un supertestimone a verbale -. Riguardo alla condotta tenuta prima e dopo il delitto ritengo che lui abbia agito così perché (omissis) avrebbe poi potuto gridare ai quattro venti che era stato mandato via da Ugento per le sue campagne a favore della giustizia e della verità nel delitto Basile». E ancora. Un altro ragazzo s’è ricordato di come «nel 2003 non correva buon sangue fra Basile e don Stefano. Il sacerdote non perdeva occasione di punzecchiarlo. Attribuivo le battute alla vita sregolata che conduceva Basile e, di conseguenza, pensavo che don Stefano lo criticasse proprio per questo. Però rimasi colpito una volta in cui Basile, mentre stava lavorando, aggredì verbalmente don Stefano». Cosa gli disse? «Togliti quell’abito che ti confesso io”...».



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Il Pd vuole fare licenziare i neoassunti

di Redazione


Lavoratori tutti licenziabili nei primi tre anni e salario minimo stabilito per legge. Se la proposta di legge fosse stata firmata da qualche esponente della maggioranza ci sarebbero già «milioni di manifestanti» al Circo Massimo e trasmissioni Rai con collegamenti dalle fabbriche e opposizioni mobilitate a ruota. Ma la sorpresa è che la proposta del «contratto unico di inserimento» arriva dal Pd di Bersani. Un progetto che scandalizza il segretario della Cisl Bonanni: «Così si aggira l’articolo 18: è una norma che sarebbe buona per Cuba. E meno male che si erano opposti all’arbitrato...».



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Se il clandestino non sbarca più

di Redazione


Roberto Maroni, ministro leghista dell’Interno, dopo tanti sputi in faccia si è preso una bella soddisfazione. I numeri dimostrano che sui cosiddetti respingimenti aveva ragione lui: lo sbarco dei clandestini è diminuito del 96 per cento. E scusate se è poco. Il dato si riferisce al periodo dal 1° gennaio al 4 aprile 2010 e, se confrontato a quello dello stesso trimestre dello scorso anno, fa impressione.

Ecco il dettaglio: 170 stranieri sbarcati contro 4.573. E il calo, conviene ripetere, riguarda soltanto tre mesi. Avanti di questo passo, il 31 dicembre prossimo avremo sotto gli occhi cifre talmente vistose da far gridare al miracolo. Ma non si dovrà parlare di miracolo, bensì di applicazione del buon senso alla soluzione di un problema che mai nessuno era riuscito neppure ad affrontare.

Certamente, si sarebbe potuto provvedere con qualche lustro d’anticipo, ma quando manca la volontà politica, si sa, non si combina niente. Se pensiamo alla guerra che è stata fatta al governo per impedirgli di realizzare il piano contenimento immigrazione via mare, dobbiamo rendere merito a chi più di tutti si è impegnato a tener duro: anzitutto Maroni, che ha dovuto sopportare attacchi anche personali pesanti e volgari, e Berlusconi, deriso e insultato perché sceso a patti con Gheddafi allo scopo di ottenere la collaborazione libica per vietare la navigazione alle carrette galleggianti cariche di poveracci.

È importante non dimenticare la campagna organizzata dalla sinistra contro Viminale e Palazzo Chigi tacciati di razzismo e di crudeltà, trascinati perfino dinanzi ai «giudici» europei con la grave imputazione di voler compiere un genocidio. Alle polemiche furibonde dei giorni precedenti e seguenti l’approvazione della legge contribuirono parecchi uomini di chiesa che reclamavano l’obbligo di ospitare i «bisognosi» a qualsiasi costo. Sembrava fossimo alla vigilia di uno sterminio decretato da un governo di spietati aguzzini. E adesso che i risultati sono lì a dimostrare non solo l’efficacia delle norme contestate stupidamente, ma anche il fatto, non secondario, che grazie ad esse non si sono più registrati affondamenti di barche e relative ecatombi, vedrete, i profeti di sventura non riconosceranno nemmeno di avere esagerato; figuriamoci se ammetteranno l’errore, dando atto al centrodestra di essere stato lungimirante.

Di già che siamo in tema, rammentiamo un altro caso che sollevò un polverone: le ronde caldeggiate dalla Lega Nord. I soliti progressisti retrogradi (ossimoro indispensabile per definire certa gente) ipotizzarono che l’Italia sarebbe stata percorsa da squadroni della morte pronti a massacrare di botte migliaia di extracomunitari. Noi osservammo, invece, che al massimo le ronde si sarebbero rivelate inutili, ammesso e non concesso esistessero dei volontari disposti a trascorrere nottate per strada anziché all’osteria col conforto di un mezzolitro.

Cos’è successo in pratica? Esattamente ciò che avevamo preconizzato: nulla. I temuti manipoli di Bossi non si vedono né si segnalano spedizioni punitive: forse all’olio di ricino gli squadristi hanno preferito il Valpolicella, da bersi in compagnia.



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Calciopoli, Facchetti jr: "Moratti, restituiamo lo scudetto di cartone"

di Andrea Bianchini

Il figlio dell’allora presidente: "Sarebbe una mossa vincente, molto eclatante, che avrebbe il potere di far acquisire più punti alla nostra storia".

Ma l’Inter: "No, sarebbe un brutto gesto nei confronti dei nostri tifosi"


Per il momento, dall’Inter non trapela alcun commento ufficiale. Però, secondo quanto filtra dagli ambienti nerazzurri, la ferma intenzione è quella di non restituire lo scudetto 2005-06. «Non sarebbe affatto un bel gesto, ma un brutto gesto nei confronti dei tifosi interisti», l’orientamento societario.

Sarà. Intanto la bordata lanciata da Gianfelice Facchetti è di quelle forti. Che poi è un po’ il motivo per il quale, attorno alle nuove intercettazioni portate alla luce dai legali di Moggi, s’è scatenato un polverone di parole, accuse e polemiche. Nel mezzo c’è sempre lui: il famigerato scudetto di cartone, assegnato all’Inter a tavolino nell’estate del 2006. Un titolo che Moratti definì «della correttezza», un titolo che adesso molti tifosi nerazzurri rinnegano. «Riconsegnare lo Scudetto? - si chiede Facchetti - Sarebbe un gesto molto eclatante ma che avrebbe il potere di far acquisire ancora più punti alla nostra storia. Anche restituendo lo scudetto ci sarà chi rivorrà indietro i suoi, ma secondo me sarebbe una mossa vincente».

Tutto nasce da quella che i legali di Moggi hanno definito come la madre di tutte le intercettazioni, ovvero la telefonata datata 26 novembre 2004 tra l’ex designatore arbitrale Paolo Bergamo e l’allora presidente nerazzurro Giacinto Facchetti. Un’intercettazione alquanto controversa che ruota attorno al nome di Collina e a chi lo pronuncia. Se è Bergamo a farlo (come effettivamente appare, riascoltando più volte il nastro e come la procura di Napoli pare si stia convincendo) la bomba si affievolisce; se invece è Facchetti a pronunciare il nome dell’ex fischietto, beh, le cose cambiano. Eccome. «Il nome del signor Collina lo pronuncia per la prima volta il dottor Bergamo - attacca Facchetti - e non mio padre. La telefonata è completamente diversa dalla trascrizione che è stata usata in aula ieri, che è stata diffusa dai giornali, in rete, nei vari siti, che è stata riportata da varie tv private e no. C’è proprio una falsificazione dei fatti che è una cosa assolutamente grave e inaccettabile». L’altra campana è, ovviamente, quella di Paolo Bergamo: «Fu Facchetti a fare il nome di Collina e non viceversa», spiega l’ex designatore prima di ribadire di «non ricordare di essere mai andato nella sede dell’Inter a ritirare alcun regalo».

Accuse e controaccuse, sembra che al momento non esista altro che l’intercettazione tra Facchetti e Bergamo, anche il solo parlarne non fa altro che portare acqua al mulino della tesi difensiva dell’ex dg bianconero: Gianfelice ne è più che consapevole. «Nel momento in cui il processo va verso la sua fase cruciale - spiega - la difesa di Moggi sta cercando di fare il suo lavoro: tentare di portare avanti la teoria che tutti facevano così e quindi che tutti vanno assolti perché facevano le stesse cose». Tutti innocenti, quindi? «No, la sostanza è assolutamente differente. Chiedere il miglior arbitro per giocare una partita mi sembra la richiesta di giocare una partita in condizioni di legalità nel campionato più taroccato nella storia».

Oggi, quattro anni dopo il processo, la retrocessione in B della Juve e le penalità a Milan, Fiorentina e Lazio, Facchetti crede che il calcio sia un po’ più pulito. Eppure quando gli si domanda se senza Calciopoli l’Inter avrebbe comunque vinto quattro scudetti di fila, la risposta è una soltanto: «No, assolutamente no, per un sacco di motivi».





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L'Italia che sta con il buono di Adro

Corriere della Sera

Lettere di sostegno al benefattore della mensa. «Consola nel Paese dei furbetti»

MILANO — Forse è solo un caso che Adro si trovi a metà strada tra Bergamo e Brescia, vale a dire a cavallo delle due province da cui provenivano Giovanni XXIII e Paolo VI, i papi del cattolicesimo solidale. Ma questo dettaglio regala una pennellata simbolica alla vicenda del paese in cui il sindaco leghista vuole negare il pasto ai bambini che non pagano la retta scolastica e dove un imprenditore ha messo mano al portafogli per coprire quel debito a scongiurare che nessuno scolaro restasse digiuno.

Leghismo e slanci di solidarietà sembrano diventati i «Don Camillo e Peppone» del terzo millennio, due atteggiamenti che convivono nelle medesime comunità se non nelle medesime persone. Resta il fatto che, dopo tanto parlare di quest'angolo d'Italia per fenomeni di egoismo e chiusura, ecco che la generosità di quell'imprenditore ha scatenato un fenomeno a catena: tanti italiani, in ogni regione e di ogni orientamento politico si sono identificati nel benefattore (che tutti ad Adro conoscono, ma che ha chiesto di rimanere senza volto) e hanno ritrovato speranza. Lo testimoniano le tante mail e lettere arrivate al Corriere dopo la pubblicazione della storia. A colpire non è solo l'atto di regalare del denaro, ma anche l'accorata lettera con cui l'imprenditore l'ha accompagnato: «Dobbiamo ricordarci chi siamo e da dove veniamo».

«Vorrei esprimergli il mio incondizionato rispetto e ammirazione — scrive Teodolinda Cattaneo — per il contenuto etico della sua lettera. Mi sono riconosciuta nei sentimenti e nel pathos del messaggio: ultimamente mi sono sentita sola in questo marasma di malaffare, furbetti e approfittatori».

C'è un'Italia insomma che si riscopre al tempo stesso generosa e discreta, che ama agire senza fare clamore. E che nel «mister X» di Adro ha visto il suo eroe e simbolo. «Il meglio di tutti noi — ecco le parole di Luca Frati, cinquantenne fiorentino — può venir fuori non dall'odio e dall'arroganza ma dal rispetto per gli altri in un senso collettivo soprattutto verso i più deboli».

La riconoscenza si è espressa in varie forme. Ieri davanti alla scuola di Adro Aziza Houas, una mamma extracomunitaria ha letto un messaggio di ringraziamento indirizzato al benefattore: «Siamo orgogliosi di lei e di tutti gli adrensi che ci rispettano». E al municipio del paese bresciano piovono anche nuovi bonifici: uno è arrivato da una donna marocchina residente a Roma, un altro da Trento mentre una donna di Chiari, titolare di una pensione minima ha spedito 70 euro.

Tornando alle mail, Salvatore Portincasa auspica per l'imprenditore un futuro in politica: «Se potessimo avere una classe dirigente di tale specie il nostro paese risorgerebbe». I ringraziamenti sono bipartisan («Non appartengo alla parte politica di questo signore, ma voglio esprimergli la mia ammirazione», Maurizio Gimbo) e distribuiti in tutta Italia («Nel caso venisse in Puglia saremmo lieti di ospitarlo», Giuseppe Carrieri, Bari). E' insomma il paese che non si rassegna, ma che ha bisogno di esempi e messaggi positivi, per dirla con Stefano Gardelli: «Questa è l'Italia: persone di buona volontà e coscienza civica, il popolo silenzioso che "tira la carretta"!».

Claudio Del Frate
15 aprile 2010



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Codogné alla guerra delle rose «rosse» Piantate dalla sinistra, la Lega le taglierà

Corriere del Veneto


Sono un migliaio, piantate dalla giunta precedente
Il nuovo sindaco del Carroccio le vuol estirpare «per ragione di bilancio e salute».
Ed è subito polemica

Video

A Codognè infiamma la guerra delle rose (web)
A Codognè infiamma la guerra delle rose (web)
CODOGNÈ (Treviso)


In paese la chiamano già «la guerra delle rose». Codognè, piccolo paese della provincia di Treviso, si spacca attorno alla decisione della nuova giunta leghista di estirpare il migliaio di rose piantato negli ultimi dieci anni dalla passata amministrazione di centrosinistra. Il sindaco Roberto Bet motiva la scelta «per ragioni di bilancio e di salute», in quanto la spesa per la manutenzione dei fiori non sarebbe sostenibile e le spine comporterebbero il rischio di infezioni per i passanti in caso di cadute sui roseti. Una vicenda che è già un caso politico.

«Se quei petali fossero verdi li avrebbero lasciati stare», tuona un anziano in bicicletta, fermo davanti ai giardinieri all’opera con il badile per sollevare le piantine fin dalle radici. L’idea del Comune sarebbe infatti quella di donare le rose alle famiglie che volessero «adottarle» per i propri giardini. Ma finora solo un’ottantina di piante sarebbero state accolte. «O negli spazi pubblici o niente», sbotta una residente, la cui casa è ora affacciata su un’aiuola disadorna.


Angela Pederiva
14 aprile 2010





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Dall'Inter al Milan, ecco le telefonate «Arbitra Racalbuto? State tranquilli»

Corriere della Sera



Le «prove» che gli avvocati di Moggi hanno portato al processo. C’è anche la Roma 

CALCIOPOLI - LE INTERCETTAZIONI

Dall'Inter al Milan, ecco le telefonate «Arbitra Racalbuto? State tranquilli»

NAPOLI




Sommersi dalle voci. C’è di tutto nelle 75 telefonate che i difensori di Luciano Moggi hanno chiesto di depositare agli atti del processo su Calciopoli. È una selezione di parte, fatta dallo staff che l’ex direttore della Juventus ha incaricato di «cercare» prove del «così facevano tutti» tra le oltre 170mila telefonate raccolte durante due anni di indagine (2004-2005), intercettazioni che carabinieri e Procura hanno scelto di non usare, ritenendole prive di contenuti penalmente rilevanti. Si comincia per ordine alfabetico, con il presidente del Cagliari Massimo Cellino che dice «mandami un arbitro » all’ex designatore Bergamo.

Si prosegue con 18 telefonate tra il compianto Giacinto Facchetti e lo stesso Bergamo. In quella che sembra la telefonata più controversa, riguardante la designazione dell’arbitro Racalbuto, non gradito all’Inter, l’ex presidente della società nerazzurra si limita a commentare, ammettendo che con l’arbitro ci ha litigato lui, in persona. Seguono poi chiamate tra Facchetti e Pairetto, nelle quali il compianto Giacinto chiede all’altro designatore «se avete già fatto per le Coppe», altre nelle quali l’ex arbitro chiede un favore dicendo «lasciami due biglietti», un’altra sulle celebri griglie per le designazioni dove Pairetto dice a Facchetti che «per sabato mettiamo tutti internazionali ».


Calciopoli, il processo di Napoli
 

Di tenore più virulento le telefonate dell’allora ds del Palermo Rino Foschi, che chiede «arbitri a 360 gradi » e poi rimprovera aspramente Pairetto a causa di una conduzione arbitrale a suo parere «ripugnante». Non manca Adriano Galliani, al quale Bergamo si rivolge per chiedere un non meglio precisato favore, mentre Pairetto si limita a dirgli «facciamo tutti il tifo per lei alla grande», con riferimento alla sua prossima rielezione a presidente di Lega. Conclude una piccola sezione- Roma, con il direttore sportivo Claudio Pradè che dice «Puntiamo su di te» all’allora vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini, e un colloquio tra l’allenatore Luciano Spalletti che chiede di sapere quali guardalinee gli toccheranno in sorte. «Ho messo Pisacreta e Griselli » risponde Bergamo.

«Dai che ce la facciamo». Il menu è questo. Toccherà al tribunale decidere se si tratta solo di chiacchiere o se c’è dell’altro.

«Digli al mister di stare tranquillo»

(20 febbraio 2005) Il presidente dell’Inter Facchetti chiama Bergamo che lo rassicura in merito alla designazione dell’arbitro Racalbuto.

F: «Buongiorno Paolo».
B: «Buongiorno non ci siamo più sentiti, è andata bene a Palermo!!! (…)».
F: «Adesso viene Racalbuto…».
B: «Digli al mister di stare tranquillo, perché lui ha un carattere, guarda, che se io potessi me lo toglierei di torno, però lo lasciano tranquillo, fa la sua partita, credimi. Io ci ho già parlato, con gli assistenti».
F: «Perché con Racalbuto ho litigato io, con Racalbuto ».
B: «Ci ho già parlato e ci riparlo nel pomeriggio. Lo so mi ricordo tutto, so dei precedenti, di quando sei andato negli spogliatoi. Ma ci parlo io, vedrai che lo trovi rasserenato».
F: «Va bè».
B: «In bocca al lupo Giacinto»
L’invito a cena
(3 gennaio 2005) Bergamo invita Facchetti a cena per quando l’Inter va a giocare a Livorno
B: «Senti Giacinto posso permettermi una confidenza? ».
F: «Sì».
B: «Se hai piacere, mercoledì sera se non hai impegni con la squadra, perché non vieni a cena a casa mia? Con chi vuoi tu naturalmente, se sei con un’altra persona fidata, non lo so…».
F: «Sì sì, come no...».
B: «Tu di solito con chi ti muovi?».
F: «No, da solo, da solo, da solo... se vuoi che venga con qualcun altro».
B: «Se vuoi venire con la fidanzata, non lo so...».
F: (ride) «No, sono lì da solo io...».
B: «Se c’è anche il dottor Moratti... non lo so...».
F: «Ma non credo che venga...».
B: «Io avevo piacere se venivi te, insomma».
F: «D’accordo».
B: «Si mangia una cosa insieme... si mangia un po’ di pesce... una cosina tra amici».

«Mi trovi i biglietti?»

(20 marzo 2005) L’altro designatore Pierluigi Pairetto telefona a Facchetti per chiedere due biglietti per una partita dell’Inter.
P: «Ascolta Giacinto ti ho telefonato per chiederti una co... se è possibile, senza problemi, eh? Mi ha chiesto una persona per stasera due biglietti, qualsiasi posto, dove vuoi, senza nessun problema, se ti è possibile... ».
F: «Adesso arrivo in sede... perché ieri avevamo finito tutto...».
P: «Immagino, immagino...».
F: «Arrivo in sede e ti chiamo...».
P: «Ti dico: ma anche quelli di servizio, senza un posto a sedere, non lo so io, non c’è problema...».
F: «Va bene... Ti chiamo... ti chiamo dopo che arrivo in sede».
P: «Guarda, senza farti problemi, perché io capisco.... Comunque ripeto, Giacinto, veramente senza problemi...».
F: «Va bene... dopo arrivo in sede vedo cosa si può fare...».
P: «Ecco, se riesci, due, qualsiasi posto non c’è problema... ».

Galliani e Milan-Juve

(17 maggio 2005) Adriano Galliani telefona al designatore Bergamo: i due parlano della partita tra Milan e Juve
B: «Non mi sono ancora ripreso dall’altra domenica, e questo è stato un trauma che in famiglia ci ha lasciato il segno... Pensavamo tutto fuori che... che quello, guardi... ».
G: «Anche noi, anche noi, anche noi...».
B: «Mi creda ma... non so, se andava proprio male male male male... potevamo pareggiare ma insomma... ».
G: «E pareggiando avremmo vinto anche a Lecce perché non avremmo mollato psicologicamente, perché se avessimo pareggiato con la Juve rimanevamo in testa alla classifica e a Lecce avremmo vinto di sicuro...».

L’ammonizione contestata

(8 marzo 2005) Rino Foschi, all’epoca ds del Palermo, chiama Pairetto, che da poco ha avuto un lutto in famiglia. Dopo le condoglianze, parlano di calcio.
F: «Ho parlato poi ieri sera col mio presidente... gli ho detto mi raccomando, non facciamo storie, non facciamo niente perché bisogna stargli vicino a ’sta gente... Ma l’unica cosa è che lui si vuol scatenare, nel senso... scatenare, che io lo tengo fermo. Gigi ti dico la verità: è un discorso un po’ diverso dal discorso arbitrale, te lo dico. Perché fondamentalmente c’è chi sbaglia, c’è chi sbaglia perché niente è facile. Perché guarda tu domenica cosa è successo a... coso... Salvatore...».
P: «Racalbuto».
F: «Sì Racalbuto...».
P: «Tra l’altro è l’assistente che l’ha...».
F: «Ma dai Gigi, gli assistenti non possono mettere in confusione così. Io allora dico... Che chiedo con te, Gigi, che chiedo con te. Ma questi bisogna un po’ ... un po’ proteggerli, perché gli assistenti debbono smetterla di... La partita di Livorno, Gigi, la partita di Livorno. C’è stato a una certo momento fuorigioco di Toni, viene spinto, la palla gli va (incomprensibile). L’arbitro, normalmente, ha fatto come ha fatto con Nesta a Milano, dai... Pensi: lo sanno loro che sono in diffida eccetera eccetera... che sono giocatori importanti... Io non so se l’ha fatto apposta o no, ha lasciato correre eccetera eccetera... Cavolo... gliel’ho detto: alzi la bandiera e me lo fai ammonire... una ammonizione ingiustissima. Allora io alla fine ho parlato con la massima se... tranquillità... Però Zamparini, ’ste cose qua... Allora ti vengono anche dei sospetti. Per quale motivo hai alzato ’sta bandiera, non era il caso, quello non era il caso...».
P: «Ascolta, vedi che se tu dici... Era Palermo-Livorno, no?».
F: «Sì».
P: «Pensa se era Palermo-Milan, Palermo-Inter o Palermo- Juventus, tutti avrebbero detto: ecco perché voleva penalizzare...».
Fulvio Bufi 


Marco Imarisio
15 aprile 2010



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