sabato 17 aprile 2010

Petizione contro la laurea a padre Cantalamessa

Libero






Tra i postumi dello scandalo pedofilia che ha colpito la Chiesa nelle ultime settimane spunta una petizione contro padre Raniero Cantalamessa. Professori e ricercatori dell'Università di Macerata stanno raccogliendo le firme contro il conferimento della laurea honoris causa in Scienze della comunicazione al francescano cappuccino che nella liturgia del Venerdì Santo in Vaticano  leggendo una missiva di un amico ebreo, tracciò un parallelo tra gli attacchi alla Chiesa e «gli aspetti più vergognosi dell'antisemitismo».

Paragone inaccettabile
- In una lettera aperta al preside della Facoltà Maurizio Ciaschini e agli organi dirigenti dell'Ateneo, il corpo docente chiede di annullare la cerimonia in programma il 26 aprile e «sospendere» l'iniziativa per l'inaccetabile paragone «formulato tra le critiche ai silenzi della Chiesa cattolica sulla pedofilia e l'antisemitismo».

In difesa di Cantalamessa - Dopo le polemiche suscitate dall'accostamento, il teologo marchigiano, docente di storia del Cristianesimo, aveva subito corretto il tiro e chiesto scusa se contro ogni intenzione aveva
«urtato la sensibilità degli ebrei e delle vittime della pedofilia». Oggi prende le parti di Cantalamessa, il segretario e capogruppo provinciale dell'Udc Augusto Ciampechini, secondo il quale «ritirare il riconoscimento sulla scia di una polemica sterile, che segue gli attacchi strumentali al Santo Padre, significa mortificare e negare aspetti della spiritualità francescana così ben innervati nella cultura della nostra gente. Le parole di Cantalamessa circa lo stereotipo del "passaggio dalla responsabilità personale a quella collettiva", non possono, a prescindere dalla loro condivisione, annullare il riconoscimento voluto dalla facoltà di Scienze della comunicazione e oggi condiviso da larga pare della società maceratese». 

 
17/04/2010






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Ecco “Eclipse”, lo yacht da 400 milioni di euro

Chiesa e pedofilia: rintracciato a Parma sacerdote accusato di abusi in America

Quotidianonet


Lo rende noto l'associazione Prometeo spiegando che il prete bresciano è stato riconosciuto da una vittima sulla rivista dei saveriani e rintracciato dopo due anni di ricerche dall'Associated Press



Parma, 17 aprile 2010


Riconosciuto sulla rivista dei saveriani da una sua vittima statunitense, un sacerdote bresciano e’ stato rintracciato nella sede dei Saveriani di Parma. La vicenda e’ resa nota dall’associazione Prometeo in una nota.

Due anni fa sul blog di Massimiliano Frassi, presidente della onlus, il cui blog e’ tra i piu’ letti in Italia nella lotta alla pedofilia, fu lanciato l’appello di una vittima americana che cercava il colpevole degli abusi. Oggi, scrive Prometeo, dopo due anni e una lunga inchiesta portata avanti dalla Associated Press, si e’ trovato e vive a Parma.

Si chiama don Mario Pezzotti, e’ un sacerdote bresciano che dopo gli abusi avvenuti negli Usa era stato spostato in Brasile per gestire una missione. Frassi oggi, sul proprio blog, chiede “ad alta voce che si intervenga su di lui, riducendolo allo stato laicale. Nell’ottica di una pulizia assolutamente necessaria. Sia questa l’occasione per la Santa Sede per dimostrare, con i fatti, la sua voglia di pulizia, rinascita e vicinanza alle vere vittime”.

Le foto che lo ritraevano sorridente
(apparse pochi mesi fa sul bollettino dei saveriani bresciani), abbracciato a dei bambini seminudi, ha convinto altre vittime ad uscire allo scoperto. Tra queste Joe Callander, vittima di Pezzotti, che indignato scrisse all’ordine dei Saveriani i quali prontamente rimpatriarono negli Usa il prete pedofilo (che aveva gia’ trascorso tra gli indios un periodo dal 1970 al 2003).






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Cassintegrato suicida, un'azienda chiama per colloquio ma lui è morto

Corriere della Sera



È accaduto nel Bolognese. Anche la moglie è disoccupata.Ieri l'operaio ha accompagnato la figlia all'asilo e poi si è impiccato con la corda che la bimba utilizzava per saltare.Cassintegrato suicida, un'azienda chiama per colloquio ma lui è morto.


BOLOGNA


Un operaio di 44 anni in cassa integrazione si è ucciso venerdì impiccandosi nel garage della propria abitazione a Marmorta di Molinella (Bologna), dove viveva con la moglie - rimasta a sua volta senza lavoro circa un anno fa - e le due figlie di 6 e 13 anni.

A scoprire il corpo dell'uomo, originario della provincia di Matera e arrivato in Emilia per lavoro più di dieci anni fa, è stato - assieme al cognato - un vicino di casa, anche lui dipendente in cassa integrazione nella stessa azienda del suicida. «Può essere successo solo per colpa del lavoro, non avevamo nessun altro problema», ha detto ai carabinieri e a «Repubblica» la moglie dell'operaio. «Non doveva farlo, insieme avremmo risolto tutto, avevamo tanti amici».

LA TELEFONATA - L'uomo, M.F., lavorava alla Nuova Renopress di Budrio, azienda che produce ricambi per auto protagonista di una battaglia sindacale che dura dal 2008 e riguarda 106 operai, che nelle settimane scorse hanno raccontato la loro storia a «Rai per una notte» con Michele Santoro.

Per guadagnare qualcosa, M.F. cantava di sera in qualche locale della zona, dove organizzava anche il karaoke, e intanto aveva spedito diversi curriculum alle aziende. Proprio venerdì mattina una di queste, riferisce il quotidiano «La Repubblica», ha chiamato a casa dell'operaio per proporre un colloquio; ha risposto un familiare dell'uomo, mentre in casa c'erano già i carabinieri e i sanitari del 118, che hanno potuto solo constatare il decesso.

LA CORDA - Venerdì mattina l'operaio ha accompagnato la figlia più piccola all' asilo, poi è sceso in garage, ha preso una corda che la bimba utilizzava per saltare e giocare e si è impiccato. La moglie in quel momento stava facendo le pulizie da una signora che abita nella stessa via. Secondo i carabinieri l'uomo non avrebbe lasciato messaggi.

In ambienti sindacali c'è cautela sull' ipotesi che il suicidio sia stato provocato dalla crisi aziendale. «Sicuramente soffriva, aveva problemi come gli altri operai della Renopress e sicuramente questa situazione non ha aiutato - ha commentato un funzionario Fiom della zona di Budrio, Predo Pucci, a «Il Bologna» - ma ci andiamo con i piedi di piombo, non possiamo dire che è stata la causa scatenante. C'era la cassa a rotazione, lui era ai forni e riusciva a lavorare un po' di più, ma comunque la situazione era pesante. Abbiamo un grande dolore e stiamo in contatto con la famiglia».

(Fonte: Ansa)

17 aprile 2010




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Non politici gli omicidi di Battisti immotivato lo status di rifugiato

Il Tempo

Le motivazioni della sentenza della Corte suprema del Brasile che danno ragione alle richieste italiane, ma non risolvono la questione dell'estradizione.
I quattro omicidi dei quali Cesare Battisti è stato accusato in Italia sono stati fatti «senza alcuna motivazione politica», né rappresentano «una legittima reazione a un regime oppressivo». Lo rilevano le motivazioni della sentenza con le quali il Supremo Tribunal Federal brasiliano ha nel settembre scorso, dato via libera all'estradizione dell'ex terrorista rosso. Proprio sulla base di tale punto, sottolineano analisti locali, nel caso in cui il presidente Lula volesse confermare l'asilo politico a Battisti, dovrebbe presentare una motivazione diversa dalla persecuzione politica. A concedere lo status di rifugiato politico a Battisti era stato, nel gennaio del 2009, l'ex ministro della giustizia, Tarso Genro.

La sentenza dà così ragione alle richieste della magistratura italiana, ma non risolve né la questione dell'estradizione né, fattore principale dal punto di vista brasiliano, il potenziale conflitto istituzionale fra il potere esecutivo e quello giudiziario. Molti organi di stampa brasiliani sostengono che il governo brasiliano sta cercando una via d'uscita che permetta di far rimanere Cesare Battisti senza urtare né la magistratura né rovinare i rapporti con l'Italia; lo stesso Genro, ex ministro della Giustizia, aveva parlato di una possibile concessione di un asilo per «motivi politici o umanitari». Lo scorso anno Il Tempo si fece promotore di una campagna per ottenere l'estradizione di Cesare Battisti. Aderirono ministri, parlamentari di entrambi gli schieramenti e decine di migliaia di cittadini. Tutti chiedevano il rispetto delle sentenze che condannavano per omicidio l'esponente dei Proletari armati per il comunismo.

L'ex terrorista è attualmente in carcere a Papuda nei pressi di Brasilia, dopo la decisione presa dall'ex ministro della giustizia, Tarso Genro, che gli ha concesso l'asilo politico. Un mese fa, il tribunale di Rio ha condannato Battisti a due anni di pena, da scontare in semilibertà, per uso di passaporto falso al momento del suo ingresso nel Paese sudamericano. Battisti è stato condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi commessi negli anni '70, e il governo di Roma ne chiede da tempo l'estradizione. La parola passa a Lula che però quest'anno termina il suo mandato e visto che Battisti deve scontare una pena per reati commessi in Brasile l'estradizione pootrebbe ancora slittare. La decisione di rimandare il terrorista in Italia spetterebbe allora al nuovo presidente.

Maurizio Piccirilli
17/04/2010




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L'altra intervista

La Stampa

YOANI SANCHEZ

Non mi piace passare la vita a difendermi dagli attacchi, forse perché sono abituata a trascorrere molto tempo sotto il fuoco incrociato della critica. Ho imparato che a volte è meglio digerire l’insulto e andare avanti, perché denigrare sporca molto di più chi svolge una simile attività che la vittima. Malgrado ciò, a tutto c’è un limite. Non mi piace che mi mettano in bocca frasi che non ho mai detto, come è accaduto in un’intervista pubblicata da Salim Lamrani su Rebelión (http://www.rebelion.org/noticia.php?id=104205). Leggendo le prime frasi non ho notato molte alterazioni, ma nella seconda parte non riuscivo a riconoscermi. Di sicuro l’introduzione cercava di generare avversione nei lettori verso la mia persona, ma questo fa parte del diritto di ogni intervistatore che è libero di presentare come crede la persona che intervista.

La grande sorpresa è stata constatare - mentre procedevo nella lettura del testo - incredibili omissioni, distorsioni e persino frasi inventate che non ho mai detto. Tutto questo sarebbe servito soltanto ad attribuirmi posizioni che non mi appartengono e affermazioni mai pronunciate, se i media cubani non si fossero apprestati rapidamente a dare risonanza a un’intervista artefatta. Ieri, quando ho visto il presentatore del più noioso programma televisivo ufficiale riferirsi - senza citare il mio nome - a una serie di domande che mi “mettevano a nudo”, ho cominciato a capire tutto. Il motivo di tale contraffazione non è stata la fretta nel trascrivere né il desiderio di un giornalista di comprovare a ogni costo le sue ipotesi distorcendo le parole dell’intervistato. Si sta tramando qualcosa di più grazie a questo testo semi - apocrifo e devo dirlo a voce alta per avvisare tutti nel percorso del mio blog.

Conservo un ricordo molto chiaro di quella sera di circa tre mesi fa - curiosamente il signor Lamrani ha impiegato tutto questo tempo per rendere pubblica la nostra conversazione - e delle parole che abbiamo scambiato. Rammento le sue domande stereotipate e a tratti disinformate sulla nostra realtà che ben poco assomigliavano a queste - così documentate - che ha dovuto modificare per sembrare uno specialista. Non sono abituata a rispondere con monosillabi, per questo mi costa fatica riconoscermi in tanta parsimonia.

Mentre lo scambio di opinioni che abbiamo avuto nell’hotel Plaza andava avanti, era chiaro che aumentava la sua simpatia nei confronti delle mie posizioni. Alla fine mi sono resa conto che tra di noi era caduta ogni barriera e che aveva compreso che non eravamo avversari, ma soltanto persone che vedevano uno stesso fenomeno da ottiche diverse. Un suo abbraccio finale sembrò confermarlo. Ma, evidentemente, ha potuto molto di più la fedeltà alla “causa” che la sua etica di giornalista e il professore della Sorbona ha finito - in modo chiaro nella seconda parte dell’intervista - per adulterare la mia voce. Nel suo modernissimo Iphone le mie farsi moderate si devono essere trasformate in un virus informatico capace di corrodere gli stereotipi, un richiamo ad abbandonare lo scontro che persone come lui preferiscono alimentare.

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi




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Milano, oggi il funerale di Raimondo

Libero





Oggi alle 11.00 alla Chiesa di di Dio Padre a Segrate si celebrano i funerali di Raimondo Vianello, deceduto giovedì mattina all'ospedale San Raffaele di Milano.

Fin da stamane una folla se era radunata intorno alla chiesa per attendere l’arrivo del feretro del beneamato presentatore. Attesa anche per l’arrivo di Sandra Mondaini, che da giovedì mattina si è rinchiusa nella sua residenza ad Aquario, che dista pochi minuti dalla chiesa.

Le esequie saranno officiate da monsignor Carlo Faccendini, vicario dell'arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, e dal parroco don Walter Magni. Peraltro don Walter è prprio il sacerdote che Raimondo aveva chiamato un mese fa per confessarsi, occasione nella quale il sacerdote gli aveva impartito l’estrama unzione.

Tra le corone presenti in Chiesa ci sono quelle del presidente della Camera, Gianfranco Fini, della Rai, Paolo Garimberti, e dei Ricchi e Poveri, mentre all’ingresso si è affisso un manifesto con la scritta 'Lutto per la morte di Raimondo Vianello-Una preghiera’. Sebbene nei giorni scorsi fosse stato annunciato che i funerali di Vianello sarebbero stati pubblici, all’ultimo si è invece optato per una cerimonia privata con pochi intimi. In chiesa infatti hanno avuto accesso solo parenti e amci, oltre alle alle telecamere del Tg5 che trasmetteranno le esequie in diretta.

Il premier Silvio Berlusconi,
appena arrivato in Chiesa, ha subito cercato Sandra per rincuorarla e dimostrarle tutto il suo affetto lei e Raimodo.
17/04/2010






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Kabul, la verità dei servizi afgani su Emergency "La telefonata che incastra l’uomo di Strada"

di Fausto Biloslavo


I servizi afgani: in un’intercettazione il chirurgo di Emergency Garatti parla di armi nell’ospedale di Lashkar Gah. Scetticismo tra chi lo conosce di persona. Il governo italiano al corrente della registrazione

Un’intercettazione è una delle non poche prove che, secondo i servizi segreti afghani, incastrerebbe Marco Garatti, il chirurgo di Emergency agli arresti in Afghanistan. Frasi gravi, parole compromettenti, che dimostrerebbero almeno la consapevolezza del medico italiano sulla presenza delle armi nell’ospedale. Secondo le fonti de il Giornale non c’è solo questo «ma pure frasi più pesanti». Il governo italiano è al corrente dell’intercettazione. La registrazione è stata effettuata dalla Nds, la Direzione nazionale per la sicurezza, guidata da Amrullah Saleh, che tiene sotto chiave i tre operatori di Emergency. Gli uomini dei servizi afghani puntano il dito contro Garatti e Matteo D’Aira, il capo infermiere, mentre il giovane Matteo Pagani non sarebbe coinvolto e potrebbe venir ben presto scagionato.

Ieri sera l’inviato speciale della Farnesina Massimo Attilio Iannucci doveva vedere Saleh, il capo della Nds. Oggi alla 9.30, ora locale, è previsto l’incontro della delegazione italiana con il presidente Hamid Karzai. Al capo dello Stato ha scritto una lettera il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Secondo l’intelligence afghana, l’intercettazione è una delle presunte prove cardine del coinvolgimento di Garatti. Tutti quelli che lo hanno conosciuto, compreso chi scrive, stentano a crederlo. Ieri Garatti ha compiuto 49 anni e in Afghanistan dava sempre l’impressione di un chirurgo instancabile, che si metteva a piangere se non riusciva a salvare i bambini dilaniati dalla guerra. 

Cattolico bresciano, senza mai dare segni di estremismo, non aveva risparmiato qualche critica alla linea dura di Gino Strada (nella foto). Anche per questo è estremamente difficile immaginarlo nei panni di un bombarolo in camice bianco. Inoltre il chirurgo era di base a Kabul. A Lashkar Gah, dove sono state trovate le armi e arrestati i tre di Emergency, era arrivato da pochi giorni, al massimo una settimana. Forse era andato nella provincia di Helmand proprio per risolvere il problema di qualche infiltrazione non gradita nell’ospedale. Ne ha parlato al telefono ed è rimasto incastrato. 

«Sicuramente le armi non le ha introdotte lo staff internazionale di Emergency - ribatte Gino Strada -. Forse è stata qualcuna delle guardie afghane, forse corrotta o ricattata. O forse le ha portate chi ha fatto la perquisizione». A Kabul, però, pochi credono alla tesi innocentista. Alcuni giornalisti afghani sono stati allertati per una possibile conferenza stampa oggi o domani. L’intelligence di Kabul, irritata per le reazioni all’arresto di Emergency in Italia, starebbe decidendo se rendere pubbliche le presunte prove più compromettenti. 

Non solo: interpreti e guide, che lavorano normalmente per la stampa internazionale, sono stati messi in guardia da uomini vicini ai servizi afghani. «Se lavorate per i giornalisti italiani» che stanno arrivando a Kabul «rischiate di fare la fine di Adjmal Naqshbandi» (l’interprete dell’inviato di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, rapito dai talebani e poi decapitato).

L’inviato della Farnesina Iannucci e l’ambasciatore a Kabul, Claudio Glaentzer, hanno visto ieri mattina Matteo Pagani, Marco Garatti e Matteo Dell’Aira. L’incontro è avvenuto separatamente con ognuno degli italiani agli arresti essendo coinvolti nella stessa inchiesta. Secondo l’inviato speciale, i tre «hanno tenuto a ringraziare il direttore della struttura per il trattamento finora garantito e il governo italiano per l’attenzione con cui sta seguendo la vicenda». A parte le dichiarazioni d’ordinanza i detenuti stanno bene. 

Hanno ricevuto dei libri e sono state portate loro anche delle penne e carta per scrivere. Uno dei tre ha problemi di asma e gli sono state consegnate delle medicine fornite da Emergency. Ovviamente non hanno potuto parlare delle indagini, ma solo della loro salute e del trattamento da parte dell’intelligence. L’incontro con i diplomatici è avvenuto in un edificio nuovo di zecca dei servizi segreti, alle porte di Kabul. Un centro di detenzione speciale della Nds, che ha vari palazzi del genere. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha informato i familiari degli arrestati che stanno bene. 

Il fratello di Garatti, uno dei trattenuti a Kabul, ha confermato «piena fiducia» nel lavoro svolto dall’Italia. Maria Gabriella Guerra, madre di Matteo Pagani, ha chiesto in questo momento «così difficile» di «evitare le strumentalizzazioni» e di «non interferire con il lavoro della diplomazia».
Oggi, in piazza San Giovanni a Roma, Emergency ha indetto una manifestazione di solidarietà con gli arrestati. All’iniziativa hanno aderito l’Italia dei valori e il Partito dei comunisti italiani. «Non vogliamo dare alcun carattere politico alla manifestazione - ha sottolineato Strada -. Abbiamo invitato tutti i partecipanti a lasciare a casa bandiere, sciarpe o altro. Saranno ammesse solo le bandiere della pace».




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La nube avanza, chiuso lo spazio aereo in tutto il Nord Italia

Corriere della Sera


L'eruzione in Islanda: scali bloccati in mezza Europa «I problemi continueranno per almeno 24 ore»


Video

Video animazione


MILANO - Traffico aereo sconvolto anche sulle rotte nazionali a causa della chiusura degli aeroporti del nord Italia per l'avvicinarsi della nuvola di ceneri vulcaniche proveniente dall'Islanda. Agli aeroporti di Fiumicino e Ciampino sono sospesi dalle 6 di stamane, oltre a quelli sul nord Europa, anche tutti i voli diretti a Genova, Torino, Milano, Bergamo, Venezia, Bologna. Inevitabili i disagi per i passeggeri: lunghe file si sono formate fin dall'alba davanti ai check in e ai punti informazione di tutte le compagnie aeree interessate.

Per il nord della penisola resta invece consentito, sempre su disposizione dell'Enac, il sorvolo ad una altitudine superiore ai 35 mila piedi. Il caos per la nube di ceneri prodotta dall'eruzione di un vulcano nel sud dell'Islanda, dopo aver investito mezza Europa, adesso arriva anche in Italia. L'Enac ha disposto «l'interdizione al volo strumentale di tutto il Nord Italia fino ai 35 mila piedi, cioè 10.668 metri, dalle sei alle 14 di sabato». In tutti gli aeroporti del Nord, in quella fascia oraria, gli unici voli autorizzati saranno quelli di emergenza.

ALITALIA - Conseguentemente Alitalia ha provveduto a cancellare i voli da e per tali destinazioni previsti oggi fino alle ore 14.00 Tali cancellazioni si aggiungono a quelle, già comunicate, dei voli Alitalia da e per Londra, Amsterdam, Bruxelles e Parigi, previsti fino alle ore 12.00 di sabato. Alitalia invita i propri passeggeri, con destinazioni da e per il Nord Europa e il Nord Italia, a controllare lo stato del proprio volo prima di recarsi in aeroporto, collegandosi al sito Internet www.alitalia.it o chiamando il numero verde 800.650055 che resterà attivo per tutta la notte.

Alitalia è impegnata a contattare direttamente i propri passeggeri coinvolti dalle cancellazioni per fornire loro informazioni e assistenza, anche al fine di ridurre il rischio di lunghe attese negli aeroporti. Verranno inoltre allestiti per la giornata di sabato dei punti di informazione straordinari negli aeroporti di Roma Fiumicino e di Milano Linate. A tutti i passeggeri coinvolti dalle cancellazioni Alitalia garantisce il rimborso integrale del biglietto in caso di rinuncia a voli alternativi o la possibilità di riprogrammare il volo fino al 21 aprile senza il pagamento di penali.

RYANAIR-  Cancellati gran parte dei voli Ryanair da Orio al Serio fino alle 13 di lunedì 19 aprile. La decisione della compagnia aerea irlandese riguarda i collegamenti con Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia, Belgio, Olanda, Nord della Francia, Nord della Germania, Polonia e Stati Baltici, è stata presa sulla base delle previsioni meteorologiche e il protrarsi dell'emissione di cenere vulcanica sull'Islanda. In questo modo i passeggeri potranno fare domanda per un completo rimborso o per riprenotare voli della prossima settimana, quando si spera che le condizioni siano tali da permettere di riprendere il normale servizio.

Venerdì a Orio sono stati cancellati 27 voli in partenza e 26 in arrivo sulle rotte da e per Irlanda, Gran Bretagna, Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Olanda, Begio, Francia, Germania, Lettonia. La maggior parte dei passeggeri in partenza ha utilizzato Internet per riprenotare gratuitamente il volo, e gli altri si sono serviti degli sportelli di biglietteria dell'aeroporto. Altre cancellazioni di voli sono previste per le giornate di sabato e domenica.

TRENITALIA AUMENTA LE CORSE - In relazione a questa situazione eccezionale le Ferrovie dello Stato hanno potenziato l’offerta tra il Nord e il resto del Paese. Sei corse aggiuntive di Frecciarossa sabato 17 tra Roma e Milano, con partenza da entrambe le stazioni alla stessa ora, alle 8.00, alle 14.00 e alle 18.00 e fermata a Bologna. Ancora sabato quattro collegamenti Frecciargento tra Venezia e Roma, con fermata a Bologna. Partenza da Venezia alle 11.30 e alle 19.27 e da Roma alle 9.50 e alle 13.50. Inoltre domenica 18 una coppia aggiuntiva di Frecciarossa in partenza da Roma per Milano alle 8.00 e, alla stessa ora, da Milano in direzione della Capitale. Entrambi i Frecciarossa fermeranno a Milano.

Islanda: il risveglio del vulcano


LA SITUAZIONE - Dopo 24 ore di black out in gran parte degli aeroporti del Nord Europa, con ripercussioni sui viaggi in tutto il mondo, le compagnie aeree cominciano a fare i conti dei danni, quantificandoli in duecento milioni di dollari al giorno, mentre i meteorologi non fanno prevedere nulla di buono per le prossime 24 ore. E fra gli esperti si fa sempre più netta la sensazione che questa crisi superi di gran lunga quella provocata dall'attacco alle torri gemelle di New York, quando per tre giorni vennero annullati tutti i collegamenti aerei fra Usa ed Europa.

Eurocontrol, l'organismo per la sicurezza aerea che raccoglie quaranta paesi Ue e non, fa sapere che non ci si possono attendere cambiamenti significativi nelle prossime 24 ore. Molti paesi che hanno chiuso il proprio spazio aereo già da venerdì manterranno la restrizione almeno fino a sabato alle 14 ora italiana. È il caso di Gran Bretagna, Francia, Germania, Olanda. A questi oggi si sono aggiunti Austria, Romania, Paesi baltici, Repubblica ceca, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Slovacchia, Ungheria e infine l'Italia, solo per il nord. Invece le autorità di Svizzera e Belgio hanno deciso di prolungare la chiusura dello spazio aereo nei due paesi fino alle 20 di questa sera.

Le compagnie asiatiche, australiane e neozelandesi hanno annullato venerdì numerosi voli per l'Europa. È andata un poì meglio all'Irlanda e alla Svezia, che hanno potuto riprendere l'attività. Anche la Polonia è off limits, gettando un'ombra sull'organizzazione dei solenni funerali del presidente Lech Kaczynski, deceduto insieme alla moglie e ad una delegazione di 94 persone in un incidente aereo la scorsa settimana. Alle esequie dovrebbe partecipare un numero senza precedenti di delegazioni internazionali. La sicurezza dei passeggeri non è in discussione, ribadiscono come un mantra al quartier generale di Eurocontrol, sottolineando che le misure di interdizione al volo valgono per tutti i voli commerciali.

BOLLETTINO - Venerdì il bollettino è ulteriormente peggiorato. Dei 29.500 voli previsti, ne partiranno in tutto circa 10.500, dimezzando il traffico passeggeri in Europa. Lunedì prossimo ci sarà un consulto in teleconferenza fra Eurocontrol, gli stati che vi aderiscono, la Commissione Ue e le competenti organizzazioni dei controllori di volo, per fare il punto dell'emergenza e per essere pronti per la ripresa non appena gli effetti della nuvola si faranno sentire di meno. Gran parte delle compagnie aeree sono riuscite a far rientrare i propri mezzi ed equipaggi e quindi sono sostanzialmente pronte a riprendere il traffico, non appena i cieli verranno riaperti.

E anche venerdì il blocco dei voli ha colpito un vip. È stata la volta della cancelliera tedesca Angela Merkel, che, di rientro dagli Stati Uniti, ha dovuto fare tappa a Lisbona, dove dovrebbe rimanere fino a sabato mattina. L'impossibilità di rientrare in aereo ha spinto il comico britannico John Cleese a coprire la distanza fra Oslo e Bruxelles in taxi. Per la gioia dei tre autisti che si sono alternati al volante e che hanno intascato 3.800 euro.


LA NUBE - Secondo gli esperti la nube si starebbe adesso muovendo verso sud-est: una conferma arriva dalla Svezia, dove lo spazio aereo è stato parzialmente riaperto. La nube ha raggiunto la penisola di Kola, estremo nord russo, e la regione di Mosca. Lo spazio aereo finlandese, chiuso da giovedì sera, resterà vietato a tutti i voli commerciali almeno fino alle 13 (ora italiana) di domenica. «Le ceneri vulcaniche resteranno sulla Finlandia per diversi giorni», ha comunicato Finavia. In mattinata era stato reso noto che i reattori dei caccia militari finnici F-18 che giovedì stavano effettuando voli d'esercitazione sono stati danneggiati «in modo significativo» con «blocco dei canali di ventilazione» e «surriscaldamento».



EVACUAZIONE- Nel frattempo le autorità islandesi hanno ordinato l'evacuazione immediata della popolazione nella zona di Fljotshlid, nei pressi del ghiacciaio Eyjafjallajökull, nel sud dell'isola, teatro dell'eruzione di questi giorni. Lo riferisce il sito di informazione islandese IceNews. Non solo: è allerta per la possibile nuova eruzione di un altro vulcano sull'isola. Gli esperti hanno registrato allarmanti tremori causati da mini-terremoti al Grimsvotn, che si trova sotto il ghiacciaio Vatnajökull, il più grande d'Europa.

Redazione online
16 aprile 2010(ultima modifica: 17 aprile 2010)



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La Procura dimentica il flop Spatuzza: «Undici anni per Dell’Utri»

di Gian Marco Chiocci

nostro inviato a Palermo

Et voilà: undici anni di galera per Marcello Dell’Utri. Praticamente un anno di carcere per ogni anno di processo. Questa la richiesta choc del pg Antonino Gatto a conclusione della requisitoria d’appello. La condanna dev’essere dura e che sia d’esempio, sollecita il procuratore generale. Perché? Semplice. Perché «per oltre un trentennio il signor Dell’Utri è stato al servizio di Cosa nostra». Perché «ha provato a inquinare le prove d’accordo con il pentito Cirfeta». Perché «ha fatto da mediatore tra il boss Mangano e Berlusconi».

Perché «se la giustizia è proporzionale allora va ricordato che sono stati inflitti in appello 10 anni per infedeltà a un ex appartenente alla Polizia (Bruno Contrada, ndr) che ha commesso infedeltà con modalità meno devastanti di quelle compiute da Dell’Utri». Il verdetto sarà di colpevolezza perché - udite udite - «nuove prove sono emerse dalle dichiarazioni del pentito Spatuzza circa i rapporti di Dell’Utri coi boss Graviano».

La «condanna con gli interessi» (la definizione è di Dell’Utri e si riferisce ai due anni in più eventualmente da scontare rispetto ai nove del primo grado) sorprende gli addetti ai lavori che si aspettavano un ridimensionamento della portata accusatoria dopo il flop in aula del superpentito di Brancaccio e la successiva smentita in videoconferenza del boss Graviano, indicato proprio dal collaborante come il referente di Cosa nostra per il cofondatore di Forza Italia.

E invece, no. Il pg Gatto ha trasformato la testimonianza boomerang in un discutibile riscontro probatorio all’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Leggere per credere: «Le dichiarazioni di Spatuzza si integrano alla perfezione, in maniera armoniosa, con le prove precedenti e tracciano un quadro preciso dei rapporti tra il senatore e i Graviano». Alla perfezione, dice.

Eppoi aggiunge del tentativo di Marcello Dell’Utri di «inquinare» le prove intrattenendo rapporti sia con il pentito Cosimo Cirfeta che denunciò il tentativo di incastrarlo insieme a Berlusconi da parte di altri pentiti, sia con l’avvocato di Cirfeta. A cui Dell’Utri, secondo il pg, avrebbe corrisposto denaro e favori anche grazie all’intermediazione di Renato Farina, giornalista e parlamentare del Pdl «deputato dello stesso schieramento di Dell’Utri» e «giudicato in altra sede per aver aiutato alcuni agenti segreti a eludere le investigazioni nei loro confronti nel caso Abu Omar».

Cosa diavolo c’entri Farina col processo Dell’Utri forse non lo sa nemmeno il pg che durante la requisitoria perde tempo a leggere il capo d’imputazione di Milano: «Questa vicenda ci dice dei mezzi istituzionali di cui l’imputato si è servito per deviare le indagini. Rimangono ancora oscuri i rapporti tra Farina e Dell’Utri».

Quel che il rappresentante dell’accusa stranamente si è dimenticato di ricordare alla Corte è che Marcello Dell’Utri, nel cosiddetto processo-Cirfeta, è stato assolto. «Il pg - attacca l’avvocato Giuseppe Di Peri, difensore di Dell’Utri - costruisce un’ipotesi accusatoria basandosi su fatti illeciti che non sono né illeciti né provati». Altro importante vuoto di memoria riguarda l’atto d’accusa a Dell’Utri da parte di Massimo Ciancimino i cui verbali d’interrogatorio, insistentemente richiesti dal pg, non sono mai stati acquisiti dal collegio del presidente Dell’Acqua che sul punto ha ritenuto il figlio dell’ex sindaco di Palermo contraddittorio e non attendibile. Il pg le ha provate tutte, financo a tirar dentro una storia di ’ndrangheta, già rispedita al mittente dalla Corte.

Amareggiato dalla piega presa in aula, Dell’Utri s’è ritrovato lontano dall’aula nel momento della richiesta di condanna. «Ero a Porta Carbone a mangiare lo sfincione (tipica pizza palermitana, ndr). Oggi ho sentito di tutto ma non è emerso il fatto che l’impianto accusatorio è fondato su elementi per i quali c’è già stata un’assoluzione. Faccio l’imputato ormai da 15 anni, mi difendo dall’attacco politico perché il mio è un processo politico. Sono entrato in politica per difendermi. Se dovessi essere assolto da tutte le accuse sarei disposto ad abbandonare per sempre la scena politica».



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A rischio i trans del caso Marrazzo»

Corriere della Sera



La Procura chiede di sentirli subito: «Sono esposti a violenze e minacce» l'inchiesta - «A rischio i trans del caso Marrazzo»


ROMA — I testimoni del «caso Marrazzo» sono «esposti ad atti di violenza e di minaccia», dunque il loro racconto deve essere tutelato. Per questo la procura di Roma chiede di poter interrogare in sede di incidente probatorio i sei viados protagonisti della vicenda, oltre ai tre stranieri che avrebbero subito rapine da parte dei carabinieri accusati dell’estorsione all’ex Governatore del Lazio. Nella lista è inserita anche M.W., la ragazza ungherese che ha rivelato di aver avuto una relazione con il maresciallo Nicola Testini e ha riferito alcune confidenze da lui ricevute riguardo alla morte del pusher Gianguerino Cafasso.


Il trans Brenda
Il trans Brenda
È una procedura che serve a «blindare» la prova, perché l’esame viene effettuato davanti alla giudice, alla presenza degli indagati e dei difensori che possono a loro volta porre domande. Entro cinque giorni gli avvocati potranno presentare le controdeduzioni e poi arriverà la decisione. La mossa a sorpresa dei pubblici ministeri dimostra quanto siano determinati a potenziare il quadro d’accusa contro i militari. Nell’istanza presentata ieri al giudice delle indagini preliminari, i magistrati scrivono: «Si tratta di persone che, proprio per la precarietà della loro condizione (irregolari nello Stato, in parte anche pregiudicati o dediti alla prostituzione) sono particolarmente esposte ad atti di violenza o di minaccia.

Del resto è proprio la loro particolare vulnerabilità che ha favorito la commissione dei fatti in loro danno. Particolarmente significativo, fra l’altro, quanto accaduto a Wendelle Paes Mendes, il transessuale noto come Brenda, dapprima percosso e poi forse anche ucciso. Ancorché tali fatti non siano ascrivibili a persona identificata, tuttavia l’accaduto è esemplificativo dello stato di timore e della condizione particolarmente esposta ad atti di violenza in cui versano i testimoni dei quali si chiede l’esame».

Il riferimento non è casuale. Brenda fu trovato morto il 20 novembre scorso nel suo monolocale di via dei due Ponti. Soffocato dal fumo che aveva invaso l’appartamento dopo che un trolley sistemato all’ingresso aveva preso fuoco. Il transessuale si era incontrato più volte con Piero Marrazzo e in un’occasione - durante un festino al quale aveva preso parte anche il brasiliano Michelle - era stato girato un filmino che però non è mai stato ritrovato.

Il sospetto della Procura è che possa essere stato ammazzato perché diventato testimone scomodo di quel sottobosco che si muove dietro il traffico di prostituzione e cocaina. Del resto anche l’indagine sulla morte di Cafasso — lo spacciatore che per primo cercò di vendere il filmato girato dai carabinieri che ritraeva il Presidente della Regione in compagnia di Natalie, sullo sfondo mazzette di soldi e cocaina — fu inizialmente archiviata per overdose e adesso è stata riaperta ipotizzando che sia stato eliminato proprio da Testini.

Per rafforzare la propria tesi i magistrati aggiungono: «Si tratta di cittadini extracomunitari che o non dispongono del permesso di soggiorno per motivi di lavoro (e titolari soltanto di permesso per motivi di giustizia rilasciato ai fini del presente procedimento) o versano comunque in condizioni personali tali da non garantire adeguatamente una futura stabile permanenza nel territorio dello Stato. Non sono infatti sufficientemente radicati in Italia, sicché vi è fondato motivo di ritenere che possano rendersi irreperibili e dunque non esaminati nel corso del dibattimento».

Se il giudice accoglierà la richiesta saranno interrogati la stessa Natalie, oltre ai viados Camilla, Silvia, Maureen e Jennifer, convivente di Cafasso. Una testimonianza, quest’ultima, ritenuta preziosa visto che ha raccontato di essere stato presente mentre Testini gli consegnava la dosa di droga che poi si sarebbe rivelata letale. «Sarà l’occasione — commenta l’avvocato Mario Griffo che assiste il carabiniere accusato soltanto di aver cercato di vendere il video— per verificare l a reale attendibilità di queste persone e per attribuire eventuali ruoli e responsabilità nella vicenda». I legali hanno sempre ritenuto «inattendibili» i racconti dei transessuali, talvolta accusandoli di aver alimentato l’inchiesta con l’obiettivo di trarne vantaggi.




Fiorenza Sarzanini
17 aprile 2010



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Satira su Chavez, boom su Internet

La Stampa

Il governo contro i cyber-ribelli: stop fandonie e disinformazione





ENRICO CAPORALE (Agb)
TORINO

Sono usciti solo due episodi, ma già spopola su Youtube. Si tratta della serie Isla Presidencial, corti d’animazione ad opera di Juan Andrés Ravell e Oswaldo Graziani. I presidenti dell’America Latina, ospiti sul transatlantico di Lula, naufragano su un’isola deserta e, come in un reality show, sono costretti a cavarsela da soli . Chavez e il leader boliviano Evo Morales sono due amanti sfortunati, uniti dall’odio per gli Stati Uniti. Uribe viene descritto come un puritano. E il presidente brasiliano recita il ruolo di un accanito fumatore di bong, impegnato a flirtare con la Kirchner.

«Forse non è il periodo migliore per far satira su Internet» - scrive il New York Times - «ma lo sfottò sui leader sudamericani è sicuramente un successone». I video arrivano in un periodo incandescente per i media sudamericani. Pochi giorni fa il governo venezuelano ha lanciato i primi tre “Commandos de guerrilla comunicacional”. Si tratta di squadre di giovani impegnati ad affrontare le «fandonie e la disinformazione» che, secondo il presidente Hugo Chavez, «intasano ogni giorno i mezzi d’informazione». I “commando” sono formati da 25 persone ciascuno e sono incaricati di far visita ai circoli e ai principali licei di Caracas per «diffondere la verità sulle buone azioni del governo». Il prefetto della capitale, Jacqueline Farias, ha assicurato che i 75 giovani «sono stati addestrati a combattere la dittatura mediatica imperialista».

Ciononostante, in meno di un mese l’episodio principe de l’Isla Presidencial è stato seguito da oltre 400mila persone e oggi ha già raggiunto gli 800mila contatti. El Chiguire Bipolar, il sito che diffonde la serie, ha battuto in pagine viste alcuni importanti quotidiani online, come El Nacional di Caracas. I video sono facilmente fruibili su Youtube e difficilmente il presidente Hugo Chavez riuscirà a bloccarne la diffusione.

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Calciopoli bis, tutte le intercettazioni

La Stampa


Le telefonate presentate dai difensori di Moggi al processo in corso a Napoli






1 - BERGAMO-PAIRETTO - Il referto su Totti alterato da Ayroldi

2 - CELLINO-BERGAMO/1 - «A Messima sarà una partita calda». «Allora vi mett in prima fascia»

3 - CELLINO-BERGAMO/2 - Cellino chiede al designatore Bergamo di mandargli un arbitro.

4- CELLINO-PAIRETTO - «Ma che cag*** ha fatto Abete? Sono inc****** nero»

5 - CIPOLLINI-BERGAMO/1 - «Ce ne fossero di società come la vostra»

6 - CIPOLLINI-BERGAMO/2 -

7 - DE SANTIS-FACCHETTI -De Santis cerca dei biglietti e forse chiama Facchetti.

8 - FACCHETTI-MAZZINI - «Il ragazzo domani gioca»

9 - FACCHETTI-BERGAMO/1 - Bergamo rivela a Facchetti chi sarà l'arbitro della partita.

10 - FACCHETTI-BERGAMO/2 - I due si danno appuntamento per la cena

11 - FACCHETTI-BERGAMO/3 - «Arrivo a Pisa alle 5»

12 - FACCHETTI-BERGAMO/4 - «Con Racalbuto io ci ho litigato»

13 - FACCHETTI-BERGAMO/5 - I due fanno la griglia insieme decidendo gli assistenti

14 - FACCHETTI-BERGAMO/6 - «La partita con la Juve era stata preparata bene»

15 - FACCHETTI-BERGAMO/7 - «Mancini si deve dare una calmata»

16 - FACCHETTI-BERGAMO/8 - Facchetti parla del "regalino" che Moratti vorrebbe consegnargli

17 - FACCHETTI-BERGAMO/9 - «Paparesta era preparato bene»

18 - FACCHETTI-BERGAMO/10 -

19 - FACCHETTI-BERGAMO/11 - Facchetti chiede chi abbia messo nella griglia per la domenica

20 - FACCHETTI-BERGAMO/12 - «Questa partita la dobbiamo vincere insieme»

21 - FACCHETTI-BERGAMO/13 - Si parla di tessere e «materiale» che verrà lasciato «nella hall»

22 - FACCHETTI-BERGAMO/14 - Bergamo rivela chi manderà ad allenare la partita dell'Inter

23 - FACCHETTI-BERGAMO/15 -

24- FACCHETTI-BERGAMO/16 - «Trefoloni è sereno e disponibile»

25 - FACCHETTI-BERGAMO/17 -

26 - FACCHETTI-DE SANTIS/1 -

27 - FACCHETTI-DE SANTIS/2 - Viene lasciato un messaggio in segreteria

28 - FACCHETTI-GHIRELLI/1 - Si discute di biglietti per il procuratore capo

29 - FACCHETTI-GHIRELLI/2 - Con la Scozia a Milano

30 - FACCHETTI-GHIRELLI/3 - «Il terreno è messo male»

31 - FACCHETTI-GHIRELLI/4 - «Ne parlo anche con Galliani»

32 - FACCHETTI-GHIRELLI/5 - Si discute della politica federale

33 - FACCHETTI-LANESE - «Questi designatori saranno condizionati»

34 - FACCHETTI-MAZZEI/1 - Si discute la griglia degli assistenti

35 - FACCHETTI-MAZZEI/2 - «Non vengo perchè ci sono i giornalisti»

36 - FACCHETTI-MAZZEI/3 - «Passo domani a prendere i biglietti»

37 - FACCHETTI-MAZZEI/4 - Il patron dell'Inter invita a scegliere bene gli assistenti

38 - FACCHETTI-PAIRETTO/1 - L'ex dirigente interista si informa riguardo alla griglia arbitrale

39 - FACCHETTI-PAIRETTO/2 - Continuazione della telefonata precedente

40 - FACCHETTI-PAIRETTO/3 - «Hai messo in forma Trefoloni»

41 - FACCHETTI-PAIRETTO/4 - «Ho bisogno di un favore»

42 - FACCHETTI-PAIRETTO/5 - «Il potenziale c'è»

43 - FACCHETTI-PAIRETTO/6 - L'ex designatore fa gli auguri per la gara dell'Inter

44 - FACCHETTI-PAIRETTO/7 - «Lasciami due biglietti»

45 - FACCHETTI-PAIRETTO/8 - Un altro messaggio in segreteria

46 - FACCHETTI-PAIRETTO/9 -

47 - FACCHETTI-PAIRETTO/10 - Le griglie per il campionato

48 - FOSCHI-DE SANTIS/1 - L'ex ds del Palermo chiede un incontro all'arbitro

49 - FOSCHI-DE SANTIS/2 - «Ti faccio i complimenti»

50 - FOSCHI-PAIRETTO/1 - Il dirigente chiede di essere messo in «prima fascia»

51 - FOSCHI-PAIRETTO/2 - Si discute di biglietti e altro

52 - FOSCHI-PAIRETTO/3 - Il palermitano si lamenta per alcune decisioni arbitrali

53 - FOSCHI-PAIRETTO/4 - Si parla della partita con il Cesena

54 - FOSCHI-PAIRETTO/5 - Ancora lamentele, questa volta sul sorteggio

55 - FOSCHI-PAIRETTO/6 - «Fai i complimenti a Rodomonti»

56 - FOSCHI-PAIRETTO/7 - I due esprimono preoccupazione per De Santis

57 - FOTI-BERGAMO/1 -

58 - FOTI-BERGAMO/2 -

59 - FOTI-BERGAMO/3 -

60 - FOTI-BERGAMO/4 - Si parla di griglie

61 - BERGAMO-GALLIANI/1 - L'ex designatore cerca l'ad del Milan

62 - BERGAMO-GALLIANI/2 - La richiesta d'aiuto

63 - BERGAMO-GALLIANI/3 - Il pari con la Juve un «trauma» per Bergamo e tutta la famiglia

64 - GALLIANI-MAZZINI/1 -

65 - GALLIANI-MAZZINI/2 -

66 - GALLIANI-PAIRETTO/1 - L'ex designatore dice che farà il tifo per Galliani «alla grande»

67 - GALLIANI-PAIRETTO/2 - L'invito per la finale di Champions a Istanbul

68 - GALLIANI-PAIRETTO/3 - Il messaggio di complimenti

69 - MEANI-DE SANTIS -     - La telefonata prima del derby con l'Inter

70 - MORATTI-BERGAMO/1 -

71 - MORATTI-BERGAMO/2 -

72 - MORATTI-BERGAMO/3 -

73 - SPALLETTI-BERGAMO - Gli arbitri in griglia

74 - PRADE'-MAZZINI - «Puntiamo su di te»





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Battisti, depositate le motivazioni La decisione è nelle mani di Lula

La Stampa

Il Tribunale pubblica la sentenza che dà via libera alla estradizione dell'ex terrorista in fuga dall'Italia. Ma il sì finale spetta al presidente



SAN PAOLO

Il presidente brasiliano Lula potrà da oggi decidere se concedere o meno l’estradizione in Italia di Cesare Battisti: il Supremo Tribunal Federal di Brasilia ha infatti pubblicato il testo della sentenza con la quale, mesi fa, aveva dato il via libera all’estradizione, precisando che la decisione del destino dell’ex terrorista rosso è nelle mani del capo dello Stato. Lo stesso Lula, lunedì scorso a Washington incontrando il premier Silvio Berlusconi, gli aveva riferito di aspettare proprio le motivazioni della Corte per decidere.

Qualche giorno fa, durante una bilaterale a Washington con il premier Silvio Berlusconi, Lula aveva spiegato di voler aspettare «le motivazioni» con cui la Corte avrebbe argomentato la sua sentenza favorevole all’estradizione in Italia di Battisti. L’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo, attualmente in carcere a Papuda (Brasilia), dopo la decisione presa tempo fa dall’ex ministro della giustizia, Tarso Genro, che gli ha concesso l’asilo politico.

Un mese fa, il tribunale di Rio ha condannato Battisti a due anni di pena - da scontare in semilibertà - per uso di passaporto falso al momento del suo ingresso nel Paese sudamericano. Battisti è stato condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi avvenuti negli anni ’70, e il governo di Roma ne chiede da tempo l’estradizione.



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