martedì 11 maggio 2010

La confessione di Don Gallo: «Anch’io ho avuto degli amori»

Il Secolo xix

«La sessualità è un dono di Dio. al di là delle azioni ci sono i sentimenti, c’è il piacere» e quello del «celibato obbligatorio» per i preti «è un tema che assolutamente la chiesa deve affrontare»: Don Andrea Gallo, il prete di strada, amico di Fabrizio de Andrè e di Fernanda Pivano, fondatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova, confessa di essere lui stesso «caduto in tentazione» pochi anni dopo essersi fatto prete.

Intervistato dall’emittente televisiva genovese Primo Canale, Don Gallo dice che la Chiesa non lo ha «educato bene alla sessualità» e ringrazia di essere stato protetto, «nei momenti più difficili» dagli amici, dai direttori spirituali, dalla sua stessa madre. «La carne è carne - afferma - e se commettevo peccato nel momento in cui ero caduto dovevo cercare di risalire immediatamente». «Quindi ha commesso peccato?» gli chiede l’intervistatore. «Ma certamente - risponde Don Gallo - anche se non sono un peccatore incallito».

«Ha avuto degli amori?» lo incalza il giornalista. «Qualche piccola caduta - ammette - però mi sono ripreso». «Bisognerebbe - afferma - imparare dalla chiesa ortodossa d’Oriente che non ha mai imposto il celibato».



Cassazione: «Niente telefonino in auto nemmeno per un'urgenza»

Il Messaggero

 

ROMA (11 maggio)

Non c'è urgenza che tenga: parlare al telefonino mentre si è alla guida è una colpa e va sanzionata. La cassazione ha ribadito che le dotazioni elettroniche attuali consentono di utilizzare il cellulare in modo appropriato quando si è al volante. Un'automobilista genevese. Massimiliano F si è visto così confermare la multa che gli era stata fatta dalla polizia municipale perché alla guida mentre parlava al telefonino.

Urgenza per padre malato. Il motivo per cui l'utomobilista aveva presentato ricorso era l'urgenza nel dover comunicare al padre malato di farsi trovare pronto perché lo avrebbe accompagnato a fare degli esami diagnostici urgenti. La motivazione non aveva convinto il giudice di pace di Genova che nel novembre 2005, pur riconoscendo la necessità da parte di Massimiliano F., aveva convalidato la sanzione inflittagli per non avere utilizzato l'auricolare o il vivavoce. Inutile il ricorso dell'automobilista in Cassazione: la seconda sezione civile (sentenza 11266) ha bocciato il ricorso e ha evidenziato che «la situazione di pericolo, quando si riconnette alle cure mediche, all'alimentazione o ai medicinali, deve avere un carattere di indilazionabilità e cogenza tali da non lasciare all'agente alternativa diversa dalla violazione della legge, in quanto la moderna organizzazione sociale, venendo incontro con i mezzi più disparati a coloro che possono trovarsi in pericolo di vita per il non soddisfacimento dei predetti bisogni, ha modo di evitare altrimenti il possibile, irreparabile danno alla persona».

Cassazione: vivavoce o auricolare.
Di conseguenza, scrive ancora la Suprema Corte, «non può essere ritenuto sussistente lo stato di necessità, come scriminante dell'illecito, quando sussista la possibilità di ovviare altrimenti al pericolo, per cui, in tema di uso del telefono cellulare senza auricolare o vivavoce durante la guida, per chiamare un medico in soccorso di un ammalato o per organizzare il trasporto del malato ad un centro di cura, deve ritenersi che il conducente non possa invocare l'esimente ove non sia dimostrata l'impossibilità, e non la semplice difficoltà o scomodità, di ricorrere a mezzi leciti alternativi, quale il fermarsi a lato della strada per i pochi minuti necessari alla comunicazione».



Mare pulito, sono 231 le Bandiere Blu: Liguria al top, nel Lazio rientra Anzio

Il Messaggero

Cinque i riconoscimenti alle coste laziali: anche Sabaudia, S.Felice Circeo, Sperlonga e Gaeta.
Bene Marche e Toscana

  

ROMA (11 maggio)

Sono 231 le spiagge italiane dove quest'estate sventolerà la Bandiera Blu, il riconoscimento internazionale che indica il mare pulito e le spiagge ecocompatibili. Sono 4 in più rispetto all'anno scorso, e sono il 10% di tutte le località balneari premiate a livello mondiale dalla Fee (Federazione per l'educazione ambientale).

Tra le regioni con più spiagge doc al primo posto c'è la Liguria, con 17 bandiere Blu. A seguire le Marche e la Toscana, a pari merito con 16 località, e quindi l'Abruzzo, con 13 vessilli. Verso il fondo della classifica c'è anche il Piemonte, che pur senza sbocchi sul mare può vantare le bandiere Blu su due laghi, a Cannero Riviera e a Cannobio, nel verbano.

Nel Lazio le bandiere blu sono 5: In provincia di Latina con Sabaudia, San Felice Circeo, Sperlonga e Gaeta e in provincia di Roma con Anzio, che torna nella lista dopo due anni di assenza.

Secondo il segretario generale della Fee, Claudio Mazza, i dati dimostrano l'impegno crescente delle località turistiche marine rispetto «alla sempre maggior pressione del turismo sul patrimonio ambientale» che «impone ai Comuni di affrontare sempre nuove sfide per migliorare i propri standard di qualità orientando tutti i propri impegni in chiave di sostenibilità».

La Bandiera Blu non indica soltanto la pulizia delle acque, ma anche la disponibilità di servizi ecologici come la raccolta differenziata, le piste ciclabili e l'accessibilità per tutti. Nel capitolo approdi turistici i premiati sono 61.

Questo l'elenco completo delle 231 Bandiere Blu italiane del 2010. I comuni coinvolti sono 117:

PIEMONTE (2)
Cannero Riviera (Verbania); Cannobio (Verbania);

FRIULI VENEZIA GIULIA (2)
Grado (Udine); Lignano Sabbiadoro (Gorizia);

VENETO (6)
San Michele al Tagliamento - Bibione, Caorle, Eraclea - Eraclea mare, Jesolo, Cavallino Treporti, Venezia - Lido di Venezia (tutte in provincia di Venezia);

LIGURIA (17)
Camporosso, Bordighera (Imperia); Loano, Finale Ligure, Noli, Spotorno, Bergeggi, Savona, Albissola Marina, Albisola Superiore, Celle Ligure, Varazza (Savona); Chiavari, Lavagna, Moneglia (Genova); Lerici, Ameglia - Fiumaretta (Lerici);

EMILIA ROMAGNA (8)
Comacchio-Lidi Comacchiesi (Ferrara); Lidi Ravennati, Cervia (Ravenna); Cesenatico, San Mauro Pascoli-San Mauro mare (Forlì-Cesena); Bellaria Igea Marina, Rimini, Cattolica (Rimini);

TOSCANA (16)
Forte dei Marmi, Pietrasanta, Camaiore, Viareggio (Lucca); Pisa-marina di Pisa-Tirrenia-Calambrone; Livorno-Antignano e Quercianella, Castiglioncello e Vada di Rosignano Marittimo, Cecina, marina di Bibbona, Castagneto Carducci, San Vincenzo, Riotorto-Piombino: parco naturale della Sterpaia (Livorno); Follonica, Castiglione della Pescaia, Marina e Principina di Grosseto, Monte Argentario (Grosseto);

MARCHE (16)
Gabicce Mare, Pesaro, Fano, Mondolfo (Pesaro-Urbino); Senigallia, Ancona Portonovo, Sirolo, Numana (Ancona); Porto Recanati, Potenza Picena - Porto, Civitanova Marche (Macerata); Porto Sant'Elpidio, Porto San Giorgio, Cupra Marittima, Grottammare, San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno);

LAZIO (5)
Anzio (Roma); Sabaudia, San Felice Circeo, Sperlonga, Gaeta (Latina);

ABRUZZO (13)
Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto Lido, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina (Teramo); Ortona, San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Vasto, San Salvo (Chieti);

MOLISE (1)
Termoli (Campobasso);

CAMPANIA (12)
Massa Lubrense (Napoli); Positano, Agropoli, Castellabate, Montecorice-Agnone e Capitello, Pollica-Acciaroli Pioppi, Casal Velino, Ascea, Pisciotta, Centola-Palinuro, Vibonati-Villammare, Sapri (Salerno);

BASILICATA (1)
Maratea (Potenza);

PUGLIA (8)
Rodi Garganico (Foggia); Polignano a Mare (Bari); Ostuni-Marina di Ostuni (Brindisi); Castellaneta, Ginosa-Marina di Ginosa (Taranto); Castro Marina, Melendugno, Salve (Lecce);

CALABRIA (4)
Cariati-Marina di Cariati (Cosenza); Cirò Marina-Punta Alice (Crotone); Roccella Jonica, Marina di Gioiosa Jonica (Reggio Calabria);

SICILIA (4)
Fiumefreddo di Sicilia-Marina di Cottone (Catania), Pozzallo, Ragusa-Marina di Ragusa (Ragusa); Menfi (Agrigento);

SARDEGNA (2)
Santa Teresa di Gallura-Rena Bianca, La Maddalena-Punta Tegge Spalmatore (Olbia-Tempio).



Slot e videopoker nei bar in sale separate o sarà multa

Il Mattino di Padova

Nel nuovo regolamento comunale sulle sale da gioco c’è la regola che ogni barista deve tenere rigorosamente separata l’area del servizio ristorazione da quella adibita al gioco e alle slot-machine. Ogni violazione costerà una multa di 500 euro


PADOVA.


All’interno del nuovo regolamento comunale delle sale da gioco, di recente approvato dal consiglio comunale, sono scritte anche le regole che ogni barista deve rispettare per tenere separata l’area del servizio ristorazione da quella adibita al gioco e alle slot-machine.

Sia l’assessore al Commercio Marta Dalla Vecchia che quello alla Polizia municipale Marco Carrai hanno dato disposizioni affinché i vigili, a partire dai prossimi giorni, verifichino se i gestori dei locali stiano cominciando a rispettare le nuove regole. Tra l’a ltro, a tutti i baristi conviene rispettarle perché chi sgarra può essere punito subito con una multa sino a 500 euro.

«Il nuovo regolamento, deciso in collaborazione con Questura, Sert e Usl 16, parla chiaro - sottolinea Marta Dalla Vecchia - Nei bar, l’area gioco deve essere nettamente separata dall’area ristorazione dove, naturalmente, potrebbero essere presenti anche minori. Tra le due aree non è necessario costruire una porta vera e propria, ma il titolare del locale deve delineare lo spazio riservato al gioco con qualcosa di visibile a tutti. I gestori, poi, non devono mai dimenticare che nell’area-slot va affisso un cartello sul quale deve essere scritto di giocare con moderazione, e devono essere indicate a caratteri cubitali le regole del gioco in base alle normative nazionali esistenti».

Le parole dell’assessore al Commercio sono accolte con soddisfazione dalle associazioni consumatori: «Le slot machine stanno causando alle famiglie danni enormi - osserva Roberto Nardo, segretario Adiconsum - Il nuovo regolamento comunale va apprezzato: è fondamentale che, nei bar, le macchinette siano installate in un’a rea separata, per sempio, dal bancone. Ormai, anche a causa della crisi, sono diventati tantissimi i gioco-dipendenti che, appena vedono una slot, non resistono alla tentazione di perdere un po’ di soldi. Obbligare i baristi a tenerle lontane dal banco è una scelta intelligente perché, quando il cliente è davanti al bancone a sorseggiare il caffè e non le vede, viene a mancare in lui l’i stinto visivo di andarci a giocare. Tutto questo, anche se ovviamente il primo responsabile dei danni provocati resta lo Stato che, con la diffusione dei nuovi giochi nati negli ultimi anni, è da considerare il primo “biscazziere” della penisola».

E' caccia alla banda dei funerali case svaligiate durante l'esequie

Il Mattino di Padova

In pochi giorni già svaligiati quattro appartamenti nella zona di Este ma i casi potrebbero essere anche di più. La tecnica messa a punto dai malviventi è ben collaudata: tengono d'occhio gli annunci mortuari e prendono nota del nome del defunto, del Comune di residenza, del luogo e dell'ora dei funerali


PADOVA.


Parenti in chiesa per l'estremo saluto e ladri in azione a casa del caro estinto. La 'banda dei funerali' agisce a colpo sicuro: legge gli annunci mortuari e mentre si svolgono le esequie va a rubare a casa della famiglie colpite dal lutto.

In pochi giorni ha già svaligiato quattro appartamenti nella zona di Este, in provincia di Padova, ma i casi potrebbero essere anche di più, dato che non sempre i parenti del defunto collegano il funerale al furto subito. La tecnica messa a punto dai malviventi è ben collaudata: tengono d'occhio gli annunci mortuari e ad ogni nuovo decesso prendono nota del nome del defunto, del Comune di residenza, del luogo e dell'ora dei funerali.

Poi risalgono all'indirizzo della famiglia e mentre amici e parenti sono in chiesa a piangere il loro caro colpiscono senza pietà. "E' accaduto proprio nel giorno in cui ero intontita dal dolore - racconta sul Gazzettino una vedova rimasta vittima della banda dei funerali - E' un azione odiosa. Per me è stato uno shock, uno schiaffo che mi ha lasciato incredula e si è aggiunto al dolore per la perdita di mio marito".

Spazzacamino, ritorno in rosa intervista a Nadia Pozzato

Il Mattino di Padova

La Pozzato ha in tasca un diploma ottenuto in un istituto tecnico. E’ infatti diventata  spazzacamino dopo aver svolto uno corso di formazione in Germania

Nadia Pozzato 

PADOVA.


Fra i trenta fumisti e spazzacamini padovani ci sono anche alcune donne. Anzi la presidentessa della categoria, associata all’Upa, è proprio una giovane signora, Nadia Pozzato,sidente nel Piovese e titolare, assieme al marito, Stefano Lovisetto, dell’azienda Keran Stufe a Valli di Chioggia. La novella Mary Poppins ha in tasca un diploma ottenuto in un istituto tecnico. E’ arrivata a svolgere tale vecchio/nuovo lavoro dopo aver svolto uno specifico corso di formazione a Mulbach, nella Germania meridionale.

Come mai ha scelto questa professione che, sino a pochi anni fa, sembrava legata alla letteratura?
«Sin da piccola ho sempre avuto la passione per il fuoco, per le case di una volta con i caminetti sui tetti. E poi oggi installare e fare la manutenzione a questi impianti di riscaldamento è anche un business perché sono sempre più numerose le famiglie a scegliere l’energia rinnovabile, che costa decisamente meno del metano».

Ma lei si cala realmente all’interno del camino, come si faceva nell’800?
«Eccetto pochissimi casi, tuffarsi all’interno dei caminetti non è più necessario. I tempi in cui gli spazzacamini facevano scendere nella canna fumaria i bambini perché meno ingombranti, sono finiti da un pezzo. Ciononostante, per effettuare una pulizia radicale del camino, ancora oggi è indispensabile salire sui tetti, mantenersi in equilibrio ed adoperare dei lunghi spazzoloni, con i quali raschiare bene le pareti interne delle canne fumarie».

Cosa consiglia a chi usa stufe e caminetti in casa?
«Non aspettare l’incidente che può causare intossicazioni da monossido di carbone, per chiamarci. La legge prevede la pulizia del camino ogni tre anni. Noi artigiani vorremmo che la manutenzione avvenisse ogni anno, ossia dopo il consumo di 40 quintali di legna bruciata perché i rischi sono sempre dietro l’a ngolo. Sarebbe un vantaggio, in termini di sicurezza totale per tutti».

Il ministro Brunetta visita la Farnesina La Cgil lo accoglie con foto in cui dorme

Il Mattino

 

ROMA (11 maggio) - Il ministro per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, arriva in visita alla Farnesina e viene accolto dalla Cgil con una serie di foto dove appare seduto ad un convegno mentre dorme, con sotto la scritta «chi l'ha visto?». Ma il ministro non si è scomposto e durante la conferenza stampa per la firma del protocollo di intesa con il collega agli Esteri Frattini si è detto soddisfatto perchè «la Cgil per criticarmi ha usato un metodo che io ho introdotto: quello delle faccine per indicare il gradimento».


Parlando poi del suo progetto di innovazione, il ministro si è detto «dispiaciuto per il fatto che non ci sia il consenso della Cgil» e ha ricordato di essere stato iscritto, in passato, a questo sindacato. «O sono cambiato io - ha aggiunto poi con una battuta - o è cambiata la Cgil».



Coppia di ladri ruba una Bmw: San Marino-Napoli in 3 ore

Il Mattino
 

NAPOLI (11 maggio) - San Marino-Napoli in tre ore. I 598 chilometri che, secondo il navigatore, dovrebbero essere percorsi in 5 ore e 38 minuti sono stati divorati in un baleno da una coppia di ladri che, dopo aver rubato una fiammante Bmw nel piccolo Stato nel cuore dell’Emilia Romagna, si sono catapultati a Napoli in una corsa da primato.

A rendere noto il record fuorilegge è stato il quotidiano «San Marino Oggi». A intercettarlo, invece, erano stati i sistemi di rilevazione della velocità dell’autostrada, nonché i tracciati del Telepass. Secondo il quotidiano i ladri dopo essere penetrati venerdì notte in una villa, approfittando del sonno dei proprietari, si erano impossessati delle chiavi della Bmw che era nel cortile.

Il furto, scoperto la mattina successiva, era stato denunciato alla gerdarmeria. Attraverso le registrazioni del telepass si era scoperto così che l’auto era arrivata a Napoli. Stando ai dati del dispositivo la Bmw aveva valicato Rimini Sud alle 3 e 10 di venerdì notte e il casello di Napoli alle 6 e 10.

Vale a dire con una media di 200 chilometri all’ora. Al danno per il furto i propietari dell’auto temono ora di dover pagare una raffica di supermulte.

m.l.p.



Il pm: accusa di lesioni volontarie per gli agenti che hanno pestato Gugliotta

Corriere della Sera

La Procura va verso l'incriminazione dei poliziotti ripresi nel video inviato a «Chi l'ha visto?»



ROMA

Lesioni volontarie. Con questa accusa potrebbero essere incriminati gli agenti di polizia autori del pestaggio di Stefano Gugliotta, il 25enne romano picchiato e arrestato a Roma la sera della finale di Coppa Italia vicino allo stadio Olimpico. Il video dell'aggressione, ripresa da un telefono cellulare, è stato inviato dai familiari del ragazzo alla redazione del programma di Raitre «Chi l'ha visto?» che poi lo ha diffuso.



IL PM - Il pubblico ministero Francesco Polino, al quale è affidata l'indagine sugli incidenti accaduti dopo la partita Inter-Roma e sull'arresto di Gugliotta, procederà per lesioni volontarie a carico degli agenti di polizia autori del pestaggio.
Allo stato non c'è ancora in Procura un fascicolo appositamente aperto ma, intanto, è in corso l'identificazione degli agenti (nelle prossime ore i nominativi saranno comunicati al magistrato) che appaiono nel video girato, e messo su internet, da un testimone. Ma piazzale Clodio potrebbe acquisire anche un secondo video. Nel frattempo la polizia sta sentendo alcuni testimoni del pestaggio, avvenuto in viale del Pinturicchio. Gugliotta è stato arrestato per resistenza, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Gli inquirenti sottolineano che il video diffuso su internet mostrerebbe solo una parte di quanto è accaduto nei pressi dell'abitazione di Gugliotta.

GLI ALTRI FERMATI - Intanto per quanto riguarda le altre persone finite in carcere che (Alessio Amicone, Antonello Cori, Emiliano Giacomobono, Emanuele Pecorone, Luca Daniele, Stefano Carnesale ed Emanuele De Gregorio), i difensori Cesare Piraino, Efisio Figus Diaz, Lorenzo Contucci e Andrea Cerrone, hanno già presentato istanza al Tribunale del riesame per ottenere la revoca dell'ordine di custodia cautelare. Questo è stato firmato nei giorni scorsi dal gip Aldo Morgigni. Nei ricorsi si sottolinea tra l'altro che gli arresti sono avvenuti indiscriminatamente, senza tener presente le circostanze di fatto da agenti e tra l'altro ricercavano una persona che indossava un giubbotto color rosso e che aveva pronunciato frasi offensive nei loro riguardi. Numerosi sono anche gli episodi indicati nei ricorsi come quello che ha avuto per protagonisti Carnesale e De Gregorio, studenti di farmacia ed economia, finiti in manette perchè mentre andavano in Piazza Mancini a prendere l'autobus per rientrare a casa hanno raccolto da terra l'asta di una bandiera. L'avvocato Andrea Cerrone che assiste Emanuele De Gregorio, spiega: «Lui ha 19 anni. È uno studente di farmacia alla Sapienza. Era andato a vedere la partita con un suo amico e compaesano, Stefano Carnesale, anch'egli arrestato. Vengono entrambi dalla provincia di Chieti. Lui è un ragazzo mingherlino che non farebbe male ad una mosca. È stato fermato nei pressi di piazza Mancini dopo che aveva raccolto da terra una asta telescopica, utile per tenere le bandiere. L'avrebbe voluta usare per i prossimi mondiali. È detenuto a Regina Coeli e vive una situazione di fortissimo disagio».

IL CAPO DELLA POLIZIA - E il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha disposto «una rigorosa attività ispettiva» per verificare la correttezza dell'operato delle forze di polizia nel corso degli incidenti provocati a Roma al termine della partita Inter-Roma. L'indagine ispettiva è stata decisa da Manganelli dopo aver visionato le immagini diffuse dalle emittenti televisive. Nel «ribadire la volontà di offrire, con tale iniziativa - spiega in una nota il capo della polizia - la più ampia collaborazione alla magistratura incaricata di ricostruire tali vicende ai fini dell'accertamento della verità, il capo della Polizia sottolinea che l'azione è volta anche alla tutela dell'immagine dell'Istituzione e delle donne e degli uomini della Polizia, che lavorano nell'interesse dei cittadini, con onestà, professionalità e dedizione».

Redazione online
11 maggio 2010

Moggi e De Santis erano in confidenza»

La deposizione di Ancelotti al processo di Napoli

 
NAPOLI - La confidenza tra l'arbitro De Santis e Luciano Moggi. La partita tra Perugia e Juventus sotto il diluvio, che costò ai bianconeri la vittoria nel campionato 1999-2000. È intorno a questi due argomenti che ha ruotato la deposizione dell'allenatore del Chelsea (ed ex Juventus e Milan) Carlo Ancelotti al processo di Napoli su Calciopoli. «Che Moggi avesse un rapporto privilegiato con De Santis lo posso affermare», ha detto più volte Ancelotti, con riferimento alla «confidenza» che c'era tra i due. «Si davano del tu invece che del lei», ha spiegato l'allenatore, anche se poi ha precisato che su questo incideva anche il modo di fare dell'arbitro, tendenzialmente più amichevole con tutti rispetto alle abitudini dei suoi colleghi. 

«STRANO» - Quanto al campionato 1999-2000, Ancelotti ha giudicato come «strano» solo l'episodio del ritardato inizio del secondo tempo di Perugia-Juventus, dopo un intervallo di un'ora e mezza causa diluvio. In riferimento al campionato 2004-2005, quando Carletto era sulla panchina del Milan, pm e difensori hanno chiesto ad Ancelotti i dubbi rossoneri (come risulta dalle intercettazioni del responsabile per gli arbitri Leonardo Meani) relativamente a determinate decisioni sfavorevoli. Ancelotti ha ricordato un gol annullato a Shevchenko in Siena-Milan per fuorigioco inesistente, «un’ammonizione strana di Maldini in Lecce-Milan e alcuni episodi strani come un paio di rigori negati. Ci sentivamo defraudati in quel campionato».

Redazione online
11 maggio 2010


Napolitano: secessione è un salto nel buio Lega: falso, anche i partigiani la volevano

Il Messaggero

«Penoso chi nega il valore dello Stato unitario» dice il capo dello Stato a Marsala per commemorare lo sbarco dei Mille

ROMA (11 maggio)

«Le celebrazioni del 150° anniversario dello Stato nazionale sono l'occasione per determinare un clima nuovo nel rapporto tra le diverse realtà del Paese, nel modo in cui ciascuna guarda alle altre, con l'obiettivo supremo di una rinnovata e salda unità che è, siamone certi, la sola garanzia per il nostro comune futuro», ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel discorso di Marsala. Il presidente ha aggiunto: «Chi si trova ad immaginare o prospettare una nuova frammentazione dello Stato nazionale, attraverso secessioni o separazioni comunque concepite, coltiva un autentico salto nel buio. Si può considerare solo penoso che da qualunque parte, nel Sud o nel Nord, si balbettino giudizi liquidatori sul conseguimento dell'Unità, negando il salto di qualità che l'Italia tutta, unendosi, fece verso l'ingresso a vele spiegate nell'Europa moderna».

Il presidente in visita a Marsala. «Non c'è nulla di retorico nel celebrare l'unità conseguita dall'Italia, è un modo di rinnovare il patto fondativo della nostra nazione», ha detto Giorgio Napolitano sul molo del porto di Marsala salutando le due imbarcazioni salpate da Quarto che simboleggiano lo sbarco della spedizione garibaldina di 149 anni fa, uno sbarco oggi ostacolato dal forte vento. «È una giornata bellissima e ventosa. E siamo davanti ad una meravigliosa manifestazione di popolo. Quando talvolta». Dal porto, Napolitano si è recato in municipio e poi raggiungerà la piazza dove si svolge la celebrazione storica.

Bersani: Bene Napolitano, Unità non va solo evocata.
«Il presidente Napolitano ci ricorda che l'Unità non va solo celebrata, ma anche riprogettata - dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani - Le parole del Presidente ci incoraggiano a prendere sul serio un appuntamente non semplicemente in termini evocativi, ma come banco di prova per il rilancio dei temi dell'Unità nazionale nelle condizioni nuove».

«La secessione non la chiede più nessuno - dice il ministro della Difesa, Ignazio La Russa - C'è sempre qualcuno nel condominio in cui si abita che ha idee un po' balzane. Conosco qualcuno che, ad esempio, vorrebbe il ritorno dei Borboni e un altro che vuole la secessione».

«La secessione non è eversiva - sostiene Mario Borghezio, europarlamentare della Lega - Il presidente Napolitano (che tutta la Lega, me compreso, stima sinceramente) nel proseguire la sua "lectio" sull'unità d'Italia, questa volta si spinge a disegnare scenari drammatici in riferimento a chi anche soltanto "si trova ad immaginare o prospettare secessioni o separazioni" dello Stato italiano. Al presidente, la cui cultura giuridica e storica è fuori discussione, mi permetto di ricordare due cose: 1) il diritto all'autodeterminazione dei popoli è sacrosanto e riconosciuto da tutte le Carte internazionali, dall'Onu al Trattato di Lisbona; 2) i primi a parlare di "Nord libero" furono alcuni fra i più puri e coerenti protagonisti della Resistenza, lesti a comprendere chi e come avrebbe inevitabilmente imbrigliato il 'vento del Nord', come poi è regolarmente avvenuto. Da un punto di vista storico, quindi, l'idea di secessione non è poi così eversiva...».

«La secessione non è un salto nel buio - dice Francesco Speroni, eurodeputato della Lega. Basta vedere chi l'ha già fatta: la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Lettonia, l'Estonia e la Lituania. Tutti Paesi che sono saltati... nell'Unione europea, proprio quella che piace tanto a Napolitano. Non si può definire un salto nel buio la secessione. Ovviamente questo non vuol dire che sia possibile farla se manca la volontà da parte dei cittadini».



Pannella: «Ho amato molto tre o quattro uomini»

Corriere della Sera

Il leader radicale: «Nessuna gelosia con la mia compagna.
Potevamo avere anche altre storie»

l'intervista su «chi»

Pannella: «Ho amato molto tre o quattro uomini»


Marco Pannella
Marco Pannella
ROMA - Nella vita «ho avuto tre, quattro uomini che ho amato molto». Marco Pannella, uno dei leader storici del Partito radicale, racconta - in un'intervista rilasciata al direttore del Tg5 Clemente Mimun, pubblicata sul prossimo numero di "Chi" - alcuni dei momenti più intensi dei suoi 80 anni. Dai ricordi dell'infanzia, vissuta con una madre anticonformista, alla sua bisessualità. «Sono legato da 40 anni a Mirella (Paracchini, ndr) - racconta Pannella - ma ho avuto tre, quattro uomini che ho amato molto. Non c’è mai stata alcuna gelosia con lei. Potevamo avere, e avevamo, anche altre storie».

NIENTE MATRIMONIO NÉ FIGLI - «Non mi sono mai sposato - prosegue Pannella - ma arrivai alle pubblicazioni con Bianca, una ragazza che conobbi a Pavia. Però era troppo innamorata, pendeva dalle mie labbra, non poteva funzionare». E sulla mancata paternità confida: «Con Mirella ci abbiamo riflettuto tanto ad avere un figlio. Ma io non ne ho mai avuto voglia. Anche se ho un forte dubbio su una ragazza che conobbi tanti anni fa, Gabriella. Chissà che non ci sia un cinquantenne in giro che mi somiglia fin troppo...» (fonte: Apcom).


11 maggio 2010



I wikipediani e la polemica sul porno

Corriere della Sera
I wikipediani e la polemica sul porno

Dopo gli attacchi dell'ex socio Sanger, il fondatore Wales cancella immagini piccanti e finisce nell'occhio del ciclone

MILANO

Sesso, intrighi e Wikipedia: se l'emittente americana Fox News non avesse ripreso la storia, il tutto sarebbe finito con ogni probabilità in un fuoco di paglia. In breve: il co-fondatore di Wikipedia, Larry Sanger, (che ha lasciato la compagnia nel 2002) aveva dichiarato in aprile di aver segnalato l'orgazzazione Wikimedia Foundation all'Fbi. A quanto sembra nel database di immagini dell'enciclopedia libera Wikimedia Commons (sito Wiki che raccoglie i file multimediali) sarebbero stati diffusi deliberatamente contenuti pedopornografici. Consapevole del fatto che Sanger fa riferimento a materiale fotografico storico, così come alle cosiddette immagini "lolicon" - manga (fumetti giapponesi) con giovani ragazze in pose erotiche -, i gestori di Wikimedia dichiarano ora di non aver violato nessuna legge, assicurando oltretutto che nessun contenuto illegale sarà pubblicato.

POTERI - L'intero caso, in realtà, non è stato approfondito dagli agenti federali. La vicenda, alla quale in questi giorni la tv conservatrice Fox News ha dato un certo risalto, ha però trascinato l'enciclopedia online in un vortice di polemiche. Per non subire un danno di immagine, il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales è, come dicevamo intervenuto, personalmente ed ha cominciato, in via cautelativa, a cancellare centinaia di immagini (circa 400) finite nell'occhio del ciclone. Un'iniziativa che vìola palesemente lo statuto di Wikipedia, accusano gli autori volontari, che avrebbero dovuto essere avvisati dell'intervento. E infatti la comunità online in queste ore è in fibrillazione: i milioni di wikipediani non hanno apprezzato affatto la mossa di Wales, accusandolo di aver abusato dei suoi poteri. Nello specifico gli autori «censurati» lamentano dell'approccio rigido avuto da Wales e hanno chiesto a «Jimbo» di rimettere subito i suoi privilegi di membro fondatore. Un'apposita petizione è stata sottoscritta nel frattempo da quasi 300 wikipediani.

SCUSE - Domenica scorsa, poi, il dietrofront: il fondatore e guru di Wikipedia ha tratto le dovute conseguenze ed ha spiegato in un comunicato di aver trasferito alcuni dei suoi poteri speciali di editing. In una email ha inoltre sottolineato che in futuro non interverrà più in questa maniera. Se nei prossimi giorni Wikipedia darà il via ad un restyling del portale, con una migliore navigazione, un nuovo logo e funzioni di editing più semplici, gli autori dell'enciclopedia online non sembrano avere molta voglia di festeggiare: per loro la relazione è oramai incrinata e difficile ricucire.

Elmar Burchia
11 maggio 2010

Io, donatrice di midollo, e quel bimbo che non conobbi mai»

Corriere della Sera


fra poco CI SARANNO più volontari fuori età che nuovi iscritti.

La storia di Maria Grazia, che fu tra i primi italiani a sottoporsi a prelievo di midollo osseo.
Oggi, 18 anni dopo, l’allarme: bilancio in rosso già in nove regioni

MILANO - «La vera ricevente sono stata io: perché da quel giorno, ogni volta che guardo mia figlia, so che da qualche parte c’è un ragazzo come lei, che sta bene forse anche grazie a me. E alla decisione di non stare seduta a guardare». Parla così Maria Grazia Tagliafico, infermiera, che nel 1992 fu la prima donatrice effettiva di midollo osseo in Liguria, la prima volontaria ad essere chiamata a sottoporsi a prelievo perché compatibile con un malato in attesa di trapianto. «Mi dissero che era un bambino di tre anni e mezzo. Qualche tempo dopo – racconta – seppi che la famiglia aveva chiesto di conoscermi. Ci pensai a lungo e poi dissi di no. Non me la sono sentita: lui stava bene e a me bastava così».

«NON FACCIO LA SPETTATRICE» - Ricorda con esattezza quando decise di mettersi in gioco: «Lavoravo in ospedale, ero mamma da poco e, un giorno, vidi in tv il professor Giorgio Reali, parlare del registro donatori di midollo osseo, appena nato a Genova. All’improvviso mi sentii piccola piccola. Lo conoscevo e lo stimavo (era stato anche il mio insegnante di ematologia), così come conoscevo la realtà dei pazienti. Non potevo più stare a fare la spettatrice. Un semplice prelievo di sangue, ed ero iscritta al registro donatori. Neppure un anno e mezzo dopo, mi chiamarono: “Vieni, forse sei compatibile con un paziente”». Le probabilità sono più o meno quelle di trovare un ago nel pagliaio, in Italia in media una su 300mila. «Ero emozionata, ma tutto fu piuttosto semplice. Con un altro paio di analisi la compatibilità venne confermata, così mi spiegarono la procedura. Ero libera di cambiare idea, ma se dicevo sì la vita del ricevente sarebbe dipesa anche da me».

«QUEL VENERDÌ FUI IO A GUADAGNARE QUALCOSA» - «Furono chiari – prosegue Maria Grazia -: il piccolo doveva essere sottoposto a una preparazione durissima per distruggere le sue cellule malate». A quel punto diventa indispensabile il midollo osseo del donatore, ricco di staminali ematopoietiche capaci di dare origine a globuli rossi, globuli bianchi e piastrine sani nell’organismo del ricevente. «Nei giorni precedenti il prelievo avevo la raccomandazione di riguardarmi, di non espormi a rischi di alcun tipo, evitare luoghi affollati, evitare l’auto. Il giovedì pomeriggio mi ricoverarono per fare l’intervento il venerdì mattina. All’epoca l’anestesia generale era d’obbligo – ora si fa anche con la peridurale – e mi praticarono una puntura sulle ossa del bacino. Il sabato venni dimessa, con un po’ di indolenzimento nella zona, ma in cinque giorni tornai alla vita di prima e al mio lavoro. Era andato tutto bene, quel bimbo aveva avuto una chance di proseguire la sua vita. Mi sentii come se mi avessero dato molto più di quel che mi avevano tolto».

CALANO I DONATORI - Quando Maria Grazia si iscrisse, i donatori volontari in Italia erano circa 20mila e i trapianti effettuati si contavano sulle dita di una mano. Oggi sono circa 330mila e l’anno scorso i trapianti i cellule staminali ematopoietiche da non consanguinei sono stati 654. Ma gli esperti sono preoccupati, perché stanno assistendo a una pericoloso rallentamento delle nuove iscrizioni. I veterani invecchiano (si resta donatori fino ai 55 anni) e i giovani si fanno pregare. Nicoletta Sacchi, direttore del Registro italiano donatori di midollo osseo presso gli Ospedali Galliera di Genova, ci delinea la situazione: «Oggi la risposta dei ragazzi è drammaticamente scarsa, qualche anno fa non era così. Il donatore-tipo è donna, con un’età fra i 35 e i 40 anni, mentre sono sempre meno i maschi ventenni che, per caratteristiche fisiche consentirebbero trapianti efficaci su un maggior numero di malati, compresi quelli di peso maggiore per i quali spesso è difficile trovare donatori adatti».

I NUMERI - Ecco qualche dato. Nel periodo 2003-2009 i donatori fra i 18 e i 25 anni sono passati da 17.198 a 13.360, quelli fra i 26 e i 35 anni da 121.526 a 85.099. Restano molte di più le donne (175.710 contro 154.027 maschi nel 2009). Le nuove iscrizioni al registro sono calate da 13.489 del 2001 a 8.492 del 2009. Al contrario, il numero dei donatori fuoriusciti (soprattutto per raggiunti limiti d’età, nel 64 per cento dei casi, ma c’è pure un 10 per cento che si perde perché diventa irreperibile!) è salito da 1.828 a 7.168. Nove Regioni registrano già un bilancio negativo di potenziali donatori (2008-2009): Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Sicilia, Toscana, Umbria. In forte controtendenza invece la Campania (più 278), Puglia (più 337), Veneto (più 506).

SEMPRE PIÙ IMPORTANTE IL DONATORE SCONOSCIUTOLo si è ricordato anche in occasione del quarto Congresso Gitmo (Gruppo italiano per il trapianto di midollo osseo) : le terapie cellulari, che oggi curano sempre più malati di leucemie, linfomi, mielomi e altre malattie del sangue, hanno bisogno di volontari. «È più facile che ci si iscriva quando c’è il caso personale, l’amico, il parente che si ammala – osserva Nicoletta Sacchi – ma il meccanismo dovrebbe essere diverso». Serve il maggior numero di volontari da inserire in una rete mondiale di banche dati, per aumentare le possibilità di trovare abbinamenti compatibili. Oggi si effettuano in Italia circa 1.500 trapianti l’anno e la stragrande maggioranza non ha un familiare compatibile. Per questo i trapianti da donatore non consanguineo hanno superato quelli da familiare, e sono ormai due al giorno. Nel 90 per cento dei casi le staminali provengono dal sangue periferico o dal midollo osseo di un adulto, nel restante 10 per cento dal sangue contenuto nel cordone ombelicale dei neonati.

UN AIUTO DALLE NEOMAMME - E proprio ai nuovi nati pensa Alberto Bosi, direttore dell'unità di Ematologia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze e presidente del Gitmo. «Oggi i volontari sono più vecchi, c’è una riduzione di giovani donatori. Ecco che diventa ancora più importante la donazione solidaristica del sangue del cordone ombelicale d parte delle neomamme. Se si diffonde l’uso di conservarlo per sé, possibile solo all’estero, a pagamento e soprattutto senza una qualunque giustificazione scientifica , si sottraggono ai malati delle possibilità di trovare donatori compatibili».

NO, LA PARALISI NON C’ENTRA - Un’informazione corretta sarebbe già un gran passo avanti. « Andiamo nelle scuole, però capitano situazioni paradossali – racconta Nicoletta Sacchi -, come quando un insegnante non volle un incontro coi ragazzi ‘perché poi a donare il midollo si rischia di restare paralizzati’. Ma il midollo osseo non è quello spinale, non ci sono terminazioni nervose! Il guaio è che abbiamo scarse capacità di promozione, lavoriamo in ospedale, con i malati, le associazioni di volontariato fanno già i miracoli raccogliendo qualche soldo con le varie iniziative. Trovare un donatore compatibile è raro, è come trovare un altro col tuo stesso codice fiscale in tutto il mondo. Ai giovani dico: sono morti dei ragazzi che hanno lasciato come testamento l’invito a diventare donatori, perché a voi non accadesse la stessa cosa. Fatevi vivi». Diciotto anni fa c’era Maria Grazia. E domani?

Donatella Barus (Fondazione Veronesi)
11 maggio 2010


Le parole del papa: «Nonostante la famosa nuvola siamo qui…»

Corriere della Sera
Le risposte del pontefice alle tre domande dei giornalisti


DAL VOLO PAPALE
– Volo AZ 4000 Milano- Lisbona. Dopo un’ora e mezza dal decollo, verso le dieci Benedetto XVI raggiunge i giornalisti, «innanzitutto buona giornata a voi tutti e buon viaggio, ci auguriamo, nonostante la famosa nuvola sotto la quale siamo!». Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, legge tre domande al pontefice, sintesi di quelle preparate dalla «comunità volante» dei giornalisti.

LE DOMANDE - Santità, quali preoccupazioni e sentimenti porta con sé sulla situazione della Chiesa in Portogallo? Che cosa si può dire al Portogallo, in passato profondamente cattolico e portatore della fede nel mondo ma oggi in via di profonda secolarizzazione sia nella vita quotidiana sia a livello giuridico e culturale? Come annunciare le ragioni della fede in un contesto indifferente e talvolta ostile alla Chiesa?

«Innanzitutto buona giornata a voi tutti e buon viaggio, ci auguriamo, nonostante la famosa nuvola sotto la quale siamo! Verso il Portogallo sento anzitutto sentimenti di gioia, di gratitudine per quanto ha fatto e fa questo Paese nel mondo e nella storia, e per la profonda umanità di questo popolo che volevo conoscere in una visita e con tanti amici portoghesi. È vero, verissimo che il Portogallo era una grande forza della fede cattolica, ha portato questa fede in tutte le parti del mondo, una fede coraggiosa, intelligente e creativa.

Ha saputo creare grandi culture, vediamo in Brasile, in Portogallo stesso, anche la presenza dello spirito portoghese in Africa e in Asia. E dall’altra parte questa presenza del secolarismo non è una cosa del tutto nuova. La dialettica tra secolarismo e fede in Portogallo ha una lunga storia. Già nel Settecento c’è una forte presenza dell’illuminismo, basta pensare al nome di Pombal. Così vediamo che in questi secoli il Portogallo viveva sempre nella dialettica che naturalmente oggi si è radicalizzata, si mostra con tutti i segni dello spirito europeo di oggi.

E questa mi sembra una sfida e una grande possibilità. In questi secoli di dialettica tra illuminismo-secolarismo e fede non mancavano mai persone che volevano creare dei ponti, creare un dialogo, ma purtroppo la tentazione e la tendenza dominante fu quella della contrarietà, dell’esclusivo tra l’uno e l’altro. Oggi vediamo che è proprio una chance questa dialettica, dobbiamo trovare la sintesi con un vero e profondo dialogo. Nella situazione multiculturale nella quale siamo tutti, si vede che una cultura europea che fosse solo razionalista, e non avesse la dimensione religiosa e trascendente, non sarebbe in grado di entrare in dialogo con le grandi culture dell’umanità che hanno tutte questa dimensione religiosa e trascendente che è una dimensione dell’essere umano.

E quindi pensare che ci sarebbe una ragione pura, anti storica, solo esistente in se stessa, pensare che sarebbe questa la ragione, è un errore, lo scopriamo sempre più che tocca solo una parte dell’uomo, esprime una certa situazione storica e non è la ragione come tale. La ragione come tale è aperta alla trascendenza e solo nell’incontro fra la realtà trascendente, la fede, e la ragione , l’uomo trova se stesso. Quindi compito dell’Europa, la missione dell’Europa in questa situazione è trovare questo dialogo, integrare fede e razionalità moderna in una unica visione antropologica che completa l’essere umano e rende così anche comunicabili le culture umane. Perciò direi la presenza del secolarismo è una cosa normale ma la separazione e la contrarietà tra secolarismo e cultura della fede è anomala e deve essere superata. La grande sfida di questo momento è che i due si incontrino e trovino così la loro vera identità. Questa, come ho detto, è una missione dell’Europa e una necessità umana in questa nostra storia».

La crisi economica si è recentemente aggravata in Europa e coinvolge in particolare anche il Portogallo. Alcuni leader europei pensano che il futuro dell’Unione europea sia a rischio. Quali lezioni imparare da questa crisi, anche sul piano etico e morale? Quali le chiavi per consolidare l’unità e la cooperazione dei Paesi europei in futuro?

«Direi che proprio questa crisi economica, con la sua componente morale che nessuno può non vedere, è un caso di applicazione e di concretizzazione di quanto avevo detto prima, e cioè che due correnti culturali separate devono incontrarsi, altrimenti non troviamo la strada verso il futuro. C’è un positivismo economico che pensa di potersi realizzare senza la componente etica, o malgrado essa, regolato solo da se stesso, dalle pure forze economiche, dalla razionalità positivista, dal pragmatismo dell’economia, l’etica sarebbe una cosa estranea... In realtà vediamo adesso che un puro pragmatismo economico che prescinde dalla realtà dell’uomo che resta etico, non contribuisce positivamente ma crea problemi. Perciò adesso è il momento di vedere che l’etica non è una cosa esteriore ma interiore alla razionalità e al pragmatismo economico.

Dall’altra parte dobbiamo anche contestare che la fede cattolica, cristiana spesso era troppo individualistica, lasciava le cose concrete, economiche al mondo, e pensava solo alla salvezza individuale, agli atti religiosi, senza vedere che questi implicano una responsabilità globale, una responsabilità per il mondo. Anche qui dobbiamo entrare in un dialogo concreto: ho cercato nella mia enciclica ”Catitas in veritate”, e tutta la tradizione della dottrina sociale della Chiesa va in questi senso, di allargare l’aspetto etico e della fede sopra l’individuo alla responsabilità del mondo, a una razionalità però formata dall’etico, e dall’altra parte gli ultimi avvenimenti sul mercato in questi ultimi due o tre anni hanno mostrato che la dimensione etica è interna e deve entrare all’interno dell’agire economico perché l’uomo è uno, si tratta dell’uomo, di una antropologia sana che implica tutto, e solo così si risolve il problema, solo così l’Europa realizza la sua missione».

Santità, quali significato hanno oggi per noi le apparizioni di Fatima? E quando lei presentò il testo del Terzo segreto, nella stampa vaticana, nel giugno 2000, le fu chiesto se il messaggio poteva essere esteso, al di là dell’attentato a Giovanni Paolo II, anche alle altre sofferenze dei papi. È possibile secondo lei, inquadrare anche in quella visione le sofferenze della Chiesa di oggi per i peccati degli abusi sessuali sui minori?

«Innanzitutto vorrei esprimere la mia gioia di andare a Fatima, di pregare davanti alla madonna di Fatima, che per me è un segno della presenza della fede che proprio dai piccoli nasce una nuova forza della fede che non si riduce ai piccoli ma che ha un messaggio per tutto il mondo, in tutta la storia, in tutto il suo presente e illumina questa storia. Nel 2000 nella mia presentazione avevo detto che in un’apparizione c’è un impulso soprannaturale che non viene solo dalla situazione della persona ma in realtà viene dalla Vergine Maria, dal soprannaturale. Dall’impulso interno del soggetto che si esprime nelle possibilità del soggetto. Il soggetto è determinato dalle sue condizioni storiche, personali, temperamentali, e quindi traduce il grande impulso soprannaturale, nelle sue possibilità di dire, di immaginare, di esprimere, ma in queste espressioni formate dal soggetto si nasconde un contenuto che va oltre, più profondo.

Solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità, che era diciamo, era vestita in questa visione possibile alle persone concrete. Oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in sostanza riferire a Giovanni Paolo II sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Cioè è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della Chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta nella Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano. Il Signore ci ha detto che la Chiesa sarà per sempre sofferente, in modi diversi fino alla fine de mondo. L’importante è che il messaggio, la risposta di Fatima, sostanzialmente non va a situazioni particolari, ma la risposta fondamentale cioè conversione permanente, penitenza, preghiera, e le tre virtù cardinali, fede, speranza carità.

Così vediamo qui la vera e fondamentale risposta che la Chiesa deve dare, che noi ogni singolo dobbiamo dare in questa situazione. Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, è anche che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si sapeva sempre, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa. E che la Chiesa ha quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, accettare la purificazione, imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Dobbiamo imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza, le virtù teologali. Così rispondiamo e siamo realisti, per aspettare che sempre il male attacca, attacca dall’interno e dall’esterno, ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che finalmente il Signore è più forte del male e la Madonna per noi è la garanzia. La bontà di Dio è sempre l’ultima parola della storia».

Gian Guido Vecchi
11 maggio 2010




Ciancimino jr: «Per mio padre Berlusconi era la più grossa vittima della mafia»

Corriere della Sera
Il figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito: «Non ho mai sentito dire che avesse frequentazioni mafiose»



ROMA - Secondo Vito Ciancimino, il premier Silvio Berlusconi «è la più grossa vittima della mafia». Lo ha detto il figlio dell'ex sindaco di Palermo, Massimo, nel corso della presentazione a Roma del libro 'Don Vito', scritto insieme al giornalista Francesco La Licata.

NESSUNA FREQUENTAZIONE - Su Berlusconi, spiega Massimo Ciancimino, «non ho mai cambiato versione. Quando mio padre mi parla di lui, è il 22 luglio 1998. Sono io stesso a sollecitarlo, perché quel giorno si leggeva di Umberto Bossi che diceva che Berlusconi è mafioso e viene a Milano con i soldi mafiosi. Mio padre mi dice a quel punto che Berlusconi è la più grossa vittima della mafia, ma - aggiunge - soggetti vicini a lui sono a conoscenza di situazioni antecedenti alla sua discesa in campo e riescono ad influenzarne le scelte». «Io - sottolinea ancora il figlio di don Vito - non ho mai sentito dire da mio padre che Berlusconi avesse frequentazioni con mafiosi: lui ha sempre detto che certa gente si era accreditata con la forza alla sua corte per poterne poi condizionare le scelte».

IL SIGNOR FRANCO - «Io so chi è il cosiddetto 'signor Franco' - ha aggiunto Ciancimino - l'uomo dei servizi sempre vicino a mio padre, ma è rischioso raccontare cose di cui non si hanno supporti cartacei. Di cose ne so tante, che non ho scritto sul libro, su Franco e anche su altri illustri personaggi, ma quando tocchi livelli così alti devi avere una documentazione a supporto». Sul 'signor Franco', ha aggiunto, «sto lavorando con la magistratura, mi sono state sottoposte foto».


11 maggio 2010




Pedofilia, il Papa rivela: "Nel 3° segreto di Fatima le sofferenze della Chiesa"

di Redazione

Durante il volo che lo ha condotto il Santo Padre in Portogallo, il Papa è tornato a condannare la pedofilia: "E' terrificante come la Chiesa soffra per gli attacchi e i peccati che esistono dentro a lei stessa"


 
Pubblichiamo la conversazione che ha avuto il Papa Benedetto XVI con i giornalisti sul volo che lo ha portato in Portogallo. Il Pontefice inizia oggi una visita di quattro giorni nel paese lusitano. La conversazione con il Santo Padre è stata riportata dal nostro inviato Andrea Tornielli.

Cosa si può dire al Portogallo, Paese profondamente cattolico in passato, portatore della fede nel mondo oggi secolarizzato. Come annunciare la fede in un contesto indifferente e ostile alla chiesa?

"Innanzitutto buona giornata a voi tutti e buon viaggio. Nonostante la famosa nuvola sopra cui siamo. Sento soprattutto sentimenti di gioia, di gratitudine per quanto fa e ha fatto questo paese nel mondo e nella storia e per la profonda umanità di questo popolo, che potevo conoscere in una visita e con tanti amici portoghesi. Direi che è vero, verissimo che il Portogallo è una grande forza della fede cattolica, ha portato questa fede in tutte le parti del mondo. Una fede coraggiosa, intelligente e creativa, ha saputo creare grande cultura, vediamo in Brasile, in Portogallo stesso, ma anche la presenza dello spirito portoghese in Africa, Asia.

E dall’altra parte questa presenza del secolarismo non è una cosa del tutto nuova. La dialettica tra fede e secolarismo in Portogallo ha una lunga storia, già nel 700 c’è una forte presenza dell’illuminismo, basta pensare al nome Pombal, così vediamo che in questi secoli vediamo che il Portogallo viveva sempre questa dialettica, che naturalmente oggi si è radicalizzata e si mostra con tutti i segni dello spirito europeo di oggi. E questa mi sembra una sfida e anche una grande possibilità. In questi secoli la dialettica tra illuminismo, secolarismo e fede, non mancavano mai che persone che volevano creare dei ponti e creare un dialogo, ma purtroppo la tendenza dominante fu quella della contrarietà e dell’esclusivo dell’uno e dell’altro. Oggi vediamo che è proprio questa dialettica è una chance, che dobbiamo trovare la sintesi e un foriero (?) e profondo dialogo.

Nella situazione multiculturale nella quale siamo tutti si vede che una cultura europea che sarebbe solo razionalista non avrebbe la dimensione religiosa trascendente non sarebbe in grado di entrare in dialogo con le grandi culture dell’umanità, che hanno tutte questa dimensione religiosa trascendente, che è una dimensione dell’essere umano. E quindi pensare che ci sarebbe una ragione pura, anche storica solo esistente in se stessa sarebbe questa la ragione, è un errore. Scopriamo sempre più che tocca solo una parte dell’uomo, esprime una certa situazione storica e non è la ragione come tale. La ragione come tale è aperta alla trascendenza, solo nell’incontro tra la realtà trascendente, la fede e la ragione trova se stessa.

Quindi penso che proprio il compito della missione dell’Europa in questa situazione è trovare questo dialogo, integrare fede e razionalità moderna in un'unica visione antropologica che, completa l’essere umano e rende così anche comunicabile le culture umane. La presenza del secolarismo è una cosa normale, ma la separazione, la contrarietà (contrapposizione) tra fede e secolarismo è anomala. La grande sfida di questo momento è che i due si incontrano, così che trovino la loro vera identità. E’ una missione d’Europa e la necessità umana in questa nostra storia."

Il Portogallo vive in modo particolare la crisi economica portogall, c’è chi dice che il futuro dell’Unione sia a rischio. Quali lezioni sul piano etico e morale traiamo dall’attuale crisi?

"Direi che proprio questa crisi economica con la sua componente morale che nessuno non può non vedere è una caso di applicazione, di concretizzazione di quanto ho detto prima. Cioè che due correnti culturali separate devono incontrarsi altrimenti non troviamo la strada verso il futuro. C’è un positivismo economico che pensa di poter realizzarsi senza la componente etica, un mercato che è regolato solo da se stesso, dalle due forze economiche, dalla razionalità positivista e pragamatismo economico, l’etica sarebbe qualcosa d’altro estranea a questo. In realtà vediamo adesso che un puro pragmatismo economico che prescinde dalla realtà dell’uomo che e’ un essere etico non finisce positivamente ma crea problemi irresolubili. Perciò adesso è il momento di vedere che l’etica non è una cosa esteriore ma interiore alla razionalità, la pragmatismo economico.

Dall’altra parte dobbiamo anche confessare che la fede cattolica cristiana spesso troppo individualistica lasciava le cose concrete, economiche al mondo e pensavo solo alla salvezza individuale, ai lati religiosi senza vedere che questi implicano una responsabilità globale per il mondo. Quindi anche qui dobbiamo entrare in un dialogo concreto. Ho cercato nella mia enciclica Caritas in Veritate, e tutta la tradizione della dottrina sociale della chiesa va in questa direzione, allargare l’aspetto etico della fede, un invito alla responsabilità, ad una razionalità performata dall’etica. E dall’altra parte gli ultimi avvenimenti sul mercato in questi ultimi due tre anni hanno dimostrato che la dimensione etica è interna e deve entrare nell’interno dell’agire economico. Perché l’uomo è uno, si tratta di nuovo di una antropologia sana che implica tutto e solo così di risolve un problema. Solo così l’Europa realizza la sua missione."

Quale significato hanno oggi per noi le Apparizioni di Fatima? Il messaggio può essere esteso, oltre che all’attentato a Giovanni Paolo II, anche alle altre sofferenze dei Papi. E’ possibile inquadrare in quella visione anche le sofferenze della Chiesa di oggi, con i peccati degli abusi sessuali sui minori?

Innanzitutto vorrei esprimere la mia gioia di andare a Fatima, di pregare davanti alla madonna di Fatima, che per me è un segno della presenza della fede che proprio dai piccoli nasce una nuova forza della fede che non si riduce ai piccoli ma che ha un messaggio per tutto il mondo, in tutta la storia, in tutto il suo presente e illumina questa storia. Nel 2000 nella mia presentazione avevo detto che in un’apparizione c’è un impulso soprannaturale che non viene solo dalla situazione della persona ma in realtà viene dalla Vergine Maria, dal soprannaturale.

Dall’impulso interno del soggetto che si esprime nelle possibilità del soggetto. Il soggetto è determinato dalle sue condizioni storiche, personali, temperamentali, e quindi traduce il grande impulso soprannaturale, nelle sue possibilità di dire, di immaginare, di esprimere, ma in queste espressioni formate dal soggetto si nasconde un contenuto che va oltre, più profondo. Solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità, che era diciamo era vestita in questa visione possibile alle persone concrete. Oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in sostanza riferire a Giovanni Paolo II sono indicate realtà del futuro della chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano.

Cioè è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta nella chiesa e quindi sono sofferenze della chiesa che si annunciano. Il Signore ci ha detto che la chiesa sarà per sempre sofferente, in modi diversi fino alla fine de mondo. L’importante è che il messaggio, la risposta di Fatima, sostanzialmente non va a situazioni particolari, ma la risposta fondamentale cioè conversione permanente, penitenza, preghiera, e le virtù cardinali, fede, speranza carità. Così vediamo qui la vera e fondamentale risposta che la chiesa deve dare, che noi ogni singolo dobbiamo dare in questa situazione.

Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio è anche che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla chiesa, ma le sofferenze della chiesa vengono proprio dall’interno della chiesa, dal peccato che esiste nella chiesa. Anche questo lo vediamo sempre ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante che la più grande persecuzione alla chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella chiesa. E che la chiesa ha quindi ha profondo bisogno di rimparare la penitenza, accettare la purificazione, imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Dobbiamo imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera la penitenza, le virtù teologali e qui siamo realistica il male attacca anche dall’interno, ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che finalmente il Signore è più forte del male e la madonna per noi è la garanzia. La bontà di Dio è sempre l’ultima risposta della storia.

Una nuova tecnologia antipirateria sul web: scopre un video illegale in 2 secondi

Corriere della Sera
Nec ha presentato un sistema in grado di ispezionare e trovare filmati non originali con una precisione del 96%

MILANO

Potrebbe segnare una svolta per la lotta alla pirateria online. In particolare quella relativa ai video. E un modo per far concretamente rispettare, anche sul web, il diritto d'autore. La giapponese Nec corporation ha annunciato infatti lo sviluppo di una tecnologia in grado di identificare le copie di un video scaricato illegalmente nel giro di pochi secondi e con un'accuratezza pari al 96%.

LA TECNOLOGIA - Fino ad ora infatti la principale difficoltà nel combattere la pirateria sul web per quanto riguarda i video, era quella di ispezionare in tempi relativamente brevi corposi database di filmati. La nuova tecnologia della Nec, che sarà presentata a Tokyo nel corso del tredicesimo Emebedded System Expo a Tokyo, che si terrà dal 12 al 14 maggio, garantirebbe invece la possibilità di ispezionare 1000 ore di video nel giro di 1 secondo. Pochi secondi in più poi sarebbero necessari per confrontare i filmati trovati con quelli originali e scoprire se si ha davanti una copia illegale oppure no.

COME FUNZIONA - Vediamo ora come funziona questa nuova tecnologia inventata da Nec. Innanzitutto si estrae dal filmato originale una specie di «impronta digitale» del video stesso determinata attraverso il confronto delle differenze di luminanza all'interno di un frame, differenza definita attraverso la comparazione di collocamento, dimensioni e forma. L'impronta digitale è unica e può essere individuata all'interno di ogni singolo frame. In questo modo si possono individuare i video non originali creati attraverso sistemi di cattura analogica (come per i video ripresi attraverso una telecamera) ricodificazione (quando si rimpiazza il flusso digitale originale attraverso un altro flusso ricodificato dai dati precedentemente scaricati) e sovrascrittura (quando si cancellano o sovrascrivono parole e loghi presenti nell'immagine originale, ad esempio quelli di un tv che ha i diritti di un evento).
Poi si confronta l'impronta digitale del video originale con quella contenuta all'interno del video che si sta analizzando. La durata del confronto sarebbe, secondo Nec, pari a 2 secondi.

LE PROSPETTIVE - Non è chiaro ovviamente se questa nuova tecnologia si dimostrerà realmente efficace nel combattere la pirateria online. Come dimostrato dai tentativi effettuati in passato non è da escludere che i «pirati» possano prendere le loro contromisure creando magari dei programmi in grado di generare un'«impronta digitale» finta all'interno dei video scaricati illegalmente. Tuttavia non è neanche escluso che questa tecnologia possa invece essere il primo passo per far rispettare concretamente il diritto d'autore sul web rendendo la vita molto più difficile ai trasgressori.

Marco Letizia
11 maggio 2010



Rom schedati sui treni Fs: "Presi provvedimenti"

Quotidianonet

I moduli erano stati consegnati ai ferrovieri in servizio sulla linea Roma Tiburtina-Avvezzano: Istituita un'inchiesta per far luce sull'iniziativa, decisa "all'insaputa della dirigenza"

Roma, 10 maggio 2010

E' stata fatta luce sulla vicenda dei moduli consegnati ai ferrovieri in servizio sulla linea Fs Roma Tiburtina-Avvezzano per 'schedare' i rom che salgono sui convogli. Ferrovie dello Stato ha reso noto che si sono conclusi i lavori della Commissione interna d'inchiesta, riunitasi il 7 e 8 maggio scorsi, “in relazione all'indebita produzione e distribuzione di un modulo per la segnalazione di passeggeri di etnia Rom sui treni della linea FR2”.


L'inchiesta ha rilevato che tale modulo “è stato effettivamente utilizzato dal 12 al 21 aprile. La predisposizione del modulo e l'azione di monitoraggio sono state intraprese in assenza di disposizioni da parte della dirigenza e all'insaputa di questa. L'iniziativa, che Ferrovie dello Stato condanna e stigmatizza, è stata assunta, senza alcuna specifica indicazione da parte della dirigenza, in seguito alla pubblicazione sulla stampa locale di alcuni articoli sul tema della sicurezza nella stazione di Salone”.


In merito a tali fatti, precisano le Fs, “sono stati individuati i responsabili, tra i quali non vi sono dirigenti, nei cui confronti sono stati avviati i procedimenti disciplinari del caso, anche alla luce di quanto prescritto dal Codice Etico del Gruppo FS”.



Pedofilia, video shock con un bimbo Blitz tra i bengalesi a Roma

Il Messaggero


ROMA (11 maggio) - Video-shock con protagonista un bambino di non più di 5 anni obbligato da una donna adulta a consumare un rapporto sessuale e un secondo che mostra una ragazza, nuda, costretta a farsi toccare all'interno di un' autovettura. È quanto hanno scoperto gli agenti della polizia municipale di Roma indagando nell'ambito della comunità del Bangladesh dopo gli arresti, nell'aprile scorso, di due bengalesi, uno di 34 e l'altro di 22 anni, accusati rispettivamente di violenza sessuale e di rapina.

Il video era stato scaricato su un telefonino di proprietà del secondo arrestato, che ha però negato di averlo realizzato personalmente ed ha indicato in un altro connazionale il responsabile. Le immagini, impressionanti per il coinvolgimento di un bambino così piccolo, hanno fatto scattare le indagini per scoprire se la produzione dei video nasconde anche un commercio. Il file del video con il bambino abusato, che gira all' interno della comunità bengalese, denominato “il prostituto”, potrebbe, secondo gli investigatori della polizia municipale dell'VIII Gruppo, diretto dal comandante Antonio Di Maggio, essere una sorta di promo per offrire prestazioni a sfondo pedofilo. Dall'alba di oggi gli agenti stanno effettuando diverse perquisizioni all'interno di abitazioni, a Roma nella zona di Centocelle e della Garbatella, per individuare i protagonisti delle immagini e gli autori del video che risulta essere stato girato nell'agosto scorso

Le immagini. Un bambino, di non più di 4-5 anni, schiaffeggiato e costretto ad un rapporto sessuale con una donna adulta. Immagini che sono come un pugno nello stomaco, e che per la violenza e l'oscenità che esprimono non posso essere divulgate, ma che fanno scoprire una realtà di abusi su bimbi di pochi anni e, forse, un giro di prostituzione a sfondo pedofilo all'interno della comunità bengalese della capitale. Il delegato del Sindaco di Roma alla sicurezza, Giorgio Ciardi: «Uno scenario inquietante per la gravità delle immagini che fanno emergere come in una realtà, la comunità ritenuta tendenzialmente sana come quella bengalese possano annidarsi fenomeni di degrado e depravazione». Di qui l'invito alla Comunità del Bangladesh «a collaborare con la polizia municipale e le forze dell'ordine».


Facci e Socci contro Fede: basta attaccare Saviano, sennò diventa simbolo di sinistra

Corriere del Mezzogiorno

Gli editorialisti si schierano con lo scrittore di Gomorra:

«Dal direttore del Tg4 parole sconsiderate»

NAPOLI

L'attacco di Emilio Fede rivolto a Roberto Saviano ha suscitato polemiche e reazioni. Questa mattina, in un articolo apparso su Libero dal titolo «Spiegate a Fede che Saviano non è comunista», arriva la risposta degli editorialisti Filippo Facci e Antonio Socci. Le due note firme del giornale vicino alle posizioni del centrodestra, a sorpresa, si scagliano contro il direttore del Tg4, conclamato pasdaran di Berlusconi. Una polemica, quella contro l'autore campano, che secondo Facci e Socci non produce che un effetto: accreditare lo scrittore solo al centrosinistra, laddove Saviano è patrimonio di tutte le parti politiche. I due giornalisti definiscono lo scrittore «uomo libero e coraggioso» che ha dimostrato, con il suo percorso indipendente, di non conformarsi ad «un certo gregge conformista e firmaiolo».

L'autore salito alla ribalta con il romanzo «Gomorra», secondo i due editorialisti, più che paladino di una nuova sinistra per formazione culturale e professionale, ha tutte le carte in regola per essere considerato una bandiera per la politica di centrodestra. È da apprezzare, si legge, e soprattutto rispettare, un uomo che però ha scelto di non schierarsi nei blocchi moderni del bipolarismo, preferendo la lotta alla mafia e alla camorra piuttosto che farsi inglobare da destra o sinistra. Saviano per il suo coraggio e per quello che ha rischiato, dovrebbe essere paragonato a grandi scrittori quali Salamov e Solzenicyn che hanno combattuto «l'impero comunista».

Facci e Socci non risparmiano neanche un rimprovero neanche tanto velato al presidente del Consiglio Berlusconi, caduto nell'errore di considerare «la letteratura come Gomorra o la serie della Piovra solo come una pessima pubblicità all'Italia». Saviano dovrebbe essere tutelato, invece, dal centrodestra proprio per il suo spirito di indipendenza che lo ha portato, a più riprese, ad apprezzare la lotta alla camorra e alla criminalità diretta dal ministro Maroni. Lo stesso scrittore, con il suo spirito critico non ha mai risparmiato frecciate alla gestione politica di centrosinistra considerata artefice e «responsabile enorme nella collusione con le organizzazioni criminali in Campania e Calabria». Le due firme di Libero chiudono il loro articolo con l'invito a rispettare Saviano che, per il suo operare, è costretto all'età 31 anni a vivere da fuggiasco, superblindato, prigioniero e senza una vita privata; e a farlo dovrebbero essere in particolare le persone che «stanno con il culo in caldo».

Redazione online
11 maggio 2010

Il personaggio Canciani, il pm antidivo

di Redazione

Posso dirlo? Credo che colpevolizzare tutta la magistratura e parlare in continuazione di «toghe rosse» e simili espressioni, non aiuti nessuno. Nemmeno le toghe che non amano i colori, tantomeno quelli politici. Magistrati che stanno in prima linea - spesso rischiando anche la vita - per fare rispettare le leggi, tutte le leggi: quelle contro lo scandalo della corruzione e dell’impunità e quelle contro lo scandalo che prevede che ci siano zone franche dove non vale la legge che vale nel resto del mondo. Dalle curve degli stadi ai centri sociali, dalle manifestazioni no global ai muri delle città, fino alle strade bloccate dai cortei.

Insomma, penso che la legalità sia un valore sempre e comunque. E che la legge vada rispettata sempre e comunque. Non a targhe alterne, a seconda dell’interesse politico contingente.
In questo quadro, mi ha molto colpito una notizia che ho letto sul Secolo XIX nei giorni scorsi. E cioè che il pubblico ministero Andrea Canciani lascia la Procura di Genova per andare a fare il giudice civile a Sanremo. Mancherebbe solo il timbro ufficiale del Consiglio superiore della magistratura, che deve dare il suo via libera ad ogni trasferimento e passaggio dalla magistratura inquirente a quella giudicante. Ma, solitamente, si tratta di una pura formalità.
Ecco, credo che Canciani sia uno di quei magistrati che lasciano un vuoto. Innanzitutto, perchè non ha mai guardato in faccia a nessuno e, dalle nuove Br alla criminalità dei colletti bianchi, (...)

E stata una pratica sollecitata da Di Pietro"

di Redazione

I colloqui dell'imprenditore Alessandro Giorgetta con il finanziere che gli ha rivelato il piano ordito per colpire l'ex ministro Clemente Mastella


E due. Ecco la seconda registrazione effettuata dall’imprenditore Alessandro Giorgetta all’investigatore della Gdf che gli ha spifferato del piano ordito per colpire l’ex ministro Clemente Mastella. È il 3 febbraio del 2009. Il finanziere fa chiaramente cenno a un «esposto» (di cui non si trova traccia nel fascicolo processuale) riferibile ad Antonio Di Pietro che (ne parliamo nell’articolo accanto) prima conferma di averlo presentato e poi lo smentisce. «È stata una pratica sollecitata da Di Pietro» sibila il finanziere della tenenza di Termoli. Che aggiunge come, nelle intenzioni degli inquirenti, vi fosse l’intenzione di trovare qualcosa su Mastella: «Noi pensiamo che ci sta pure ’sto coso, come si chiama quell’ex ministro della Giustizia che mo’ sta a casa, che mo’ fa la soubrette?

GMC

Giorgetta: «O però, dimmi qualche cosa di più, sono curioso...». Finanziere: «Ma di che?».
G: «Di questo esposto di Di Pietro, sono curioso».
F: «Ma te l’ho detto, ma santa pazienza, ma dai... Ma perché mo’. È stata una pratica sollecitata dall’allora ministro Di Pietro?».
G: «Vabbuò».
F: «Tu mi hai detto che ci andavi a mangiare con Di Pietro, mo’ non mi saluta più. Mi ricordo questo particolare».
G: «Io pensavo che era riferito a quello, riferito all’amicizia che avevamo in comune poi».
F: «Poi c’è uscito il discorso che Di Pietro difendeva Cianci (l’amico del cuore di Tonino che lo stesso Di Pietro “tradì” quando, da suo avvocato, passò con le parti civili che sostenevano l’accusa per l’omicidio della moglie del suo amico, ndr) ma me l’hai detto tu, l’ho letto sul giornale ma non, che non c’entro un cazzo. L’esposto diceva che tu insieme a Nuozzi...».
G: «Nuozzi...».
F: «E n’altro e uno eravate in tre...».
G: «... dell’Ave Maria».
Finanziere: «Questa storia è proprio uno schifo. Non uno schifo targato Giorgetta, è uno schifo targato sistema».
Giorgetta. «Ma voi quello volevate attaccare».
F: «Eh?».
G: «All’inizio voi a quello pensavate, di arrivare in alto, voi. O no?». F: «Sì, le direttive erano quelle. Le direttive erano quelle».
G: «Secondo me voi immaginavate legami con i politici».
F: «Ti ricordi che io ti dissi, senti dimmelo così in mezzo alla strada, dimmelo chi ci sta? Noi pensiamo che ci sta pure coso, come si chiama quell’ex ministro della Giustizia che mo’ sta a casa, che mo’ fa la soubrette».
G: «Ah... coso...».
F. «Mastella».
G: «... Mastella».
F: «Gira voce che ci sta pure Mastella».
G: «Con me? Socio con me? Mastella?».
***
Giorgetta: «Ma su ’ste cose c’avete creduto su quello?».
Finanziere: «Ma non lo so, l’hanno mandato in procura».
G: «La procura c’ha creduto però e ci crede ancora secondo me, uh?».
F: «Magari vuole assoldare nel partito, no? Evidentemente qualcuno è interessato ad entrare nel partito. Eh eh eh (risata)!».

G: «A Magrone (procuratore capo di Larino, ex parlamentare della Sinistra indipendente, ndr) lo voleva come senatore mo’. È possibile, oh...».
F: «Così gira voce».
G: «Possibile!».
F: «Così ho sentito».
G: «Sarebbe possibile». 

Estratto conversazione del 3.2.2009 

Giorgetta: «(fa il nome del finanziere) penso che con me, con l’indagine mia, chissà dove cazzo voleva arrivare la procura». Finanziere: «L’indagine tua, io te l’ho detto, l’ho scoperto da ultimo, è stata avviata, perché m’hanno dato un dischetto interno loro, e l’hanno dato pure a me una copia, perché quando avevano bisogno di qualche cosina io gli avrei dovuto comunicare la pagina e il numero della numerazione loro, io non ce l’ho, m’hanno dato il dischetto, mi faccia la cortesia quando abbiamo bisogno di una cosa me la vai a trovare tu e ci dici che numero gli abbiamo dato noi. A me da quel dischetto io ho avuto tante informazioni e te l’ho anche detto. Là, Di Pietro, che cazzo aveva fatto, un esposto. Di Pietro, così, il compare tuo là, che mi hai detto che era l’amico tuo...».
G: «E a me mi ha coinvolto sul conto... con Pasqualino Cianci?».
F: «No, no, no...».
G: «Di Giandomenico (l’uomo che nel 2001 ha sconfitto Di Pietro nel collegio uninominale di Termoli dove Di Giandomenico è stato sindaco prima di diventare deputato dell’Udc. In questa veste è finito sotto processo a Larino in un’inchiesta durata sette anni, inchiesta per certi versi surreale perché recentemente trasferita a Bari dopo che si è scoperto che Larino non era competente a indagare, ndr)?».
F: «No, no. Come imprenditore del settore edile dedito alla distrazione di finanziamenti pubblici operante sul territorio nasso-molisano».
G: «Ed hanno coinvolto pure me?».
F: «E te l’ho detto, dai...».
G: «Non mi ricordo. Ti giuro, ti giuro. Pensavo che era il fatto di Pasqualino».
F: «Ma chi, Pasqualino Cianci?».
G: «Tu mi dici qualche stupidata. Notizia, non stupidata».
F: «Io quella cosa (il documento in cui si darebbero indicazioni per colpire Mastella, ndr) no non te la posso dare. Perché sono combattuto tra il dirtelo e il non potertelo dire...». 


Giornalisti, l'Ordine «avverte» Minzolini Procedura disciplinare per D'Alema

Corriere della Sera
Il direttore del Tg1 sanzionato per la titolazione sulla prescrizione di Mills del 26 febbraio scorso

MILANO - Il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti del Lazio ha deciso l'apertura del procedimento disciplinare nei confronti di Massimo D'Alema per «le frasi offensive espresse durante la trasmissione Ballarò del 4 maggio scorso». In quell'occasione l'ex premier disse «Vada a farsi fottere» (guarda il video) al vicedirettore de Il Giornale, Alessandro Sallusti. La procedura, discussa lo scorso 7 maggio, è stata aperta d'ufficio.

MINZOLINI - Nei confronti del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, è stato invece comminato un avvertimento del presidente «per il titolo incompleto letto nella edizione delle 13.30 del Tg1 del 26 febbraio». In quel caso si parlò di assoluzione per l'avvocato inglese, David Mills, e non di prescrizione. Decisa inoltre l'apertura del procedimento disciplinare a Maria Giovanna Maglie e Antonella Piperno per gli articoli riguardanti la collega del Tg1 Maria Luisa Busi. Su esposto di quest'ultima, è stato contestato alla Maglie l'articolo su Libero del 2 aprile scorso e alla Piperno quello su Panorama del 22 aprile. Nei due articoli incriminati si criticava l'intervista alla Busi su Repubblica nella quale la conduttrice del Tg1 prendeva le distanze dalla direzione e, più in generale, la carriera di inviata della stessa Busi.

Redazione online
11 maggio 2010