venerdì 14 maggio 2010

Attentato dell'Addaura contro Falcone, dopo 21 anni ci sono nuovi indagati

Corriere della Sera
Ordinato il prelievo del Dna da muta, pinna e occhiali adoperati da sub che piazzarono l'esplosivo

L'inchiesta della procura di caltanissetta

Attentato dell'Addaura contro Falcone, dopo 21 anni ci sono nuovi indagati


PALERMO - Ripartono con nuovi indagati, dopo 21 anni, le indagini sul fallito attentato dell'Addaura contro Giovanni Falcone. Sull'indagine vige il massimo riserbo e non sono trapelate indiscrezioni circa le persone che sarebbero iscritte nel registro degli indagati. L'unica certezza è che la Procura della Repubblica di Caltanissetta, che conduce l'inchiesta, ha ordinato il prelievo delle tracce di Dna dalla muta, dalle pinne e dagli occhiali adoperati da sub che il 19 giugno 1989 piazzarono una borsa con 20 chili di esplosivo sulla scogliera nella quale si affacciava la villa di Falcone sul lungomare dell'Addaura.


14 maggio 2010



L'ultimo volo dello shuttle Atlantis

Corriere della Sera
debuttò nel 1985. Portò nello spazio il primo astronauta italiano, Franco Malerba

Il decollo nella serata italiana da Cape Canaveral per una missione di 12 giorni con 6 astronauti a bordo



Lo shuttle Atlantis della Nasa è pronto all’ultimo volo: come evidenzia la sua sigla (STS-132) è il centotrentaduesimo dello shuttle che iniziò la sua carriera nell’aprile 1981. Alle 14.20 locali (le 20.20 italiane) decollerà dalla piattaforma 39-A di Cape Canaveral per una missione di 12 giorni con a bordo sei astronauti tra cui il comandante Ken Ham di 45 anni, con già l’esperienza di una spedizione sulla navetta. Anche i suoi compagni sono dei veterani: nessuna recluta, dunque, per l’occasione come invece di solito accade.

Atlantis si aggancerà alla Stazione Spaziale Internazionale e il suo compito principale è quello di trasportare un mini-modulo russo (MRM-1, battezzato Rassvet) che sarà unito dagli astronauti al modulo Zarya della stazione. Servirà a due scopi: il primo è mettere a disposizione un nuovo boccaporto d’attracco per le navicelle abitate Soyuz o quelle da rifornimento automatico Progress; il secondo è quello di disporre di un vano aggiunto che pur nelle sue ristrette dimensioni (è lungo sei metri e largo 2,35) consente di essere utilizzato anche per attività di ricerca. Sulla casa orbitale si trasporteranno, inoltre, altri apparati e rifornimenti tra cui parti di un braccio robotizzato dell’Esa europea. Questo è il terz'ultimo volo dello shuttle della Nasa e quindi le missioni servono per portare lassù soprattutto materiali di riserva utili alle future attività. Altri due voli saranno compiuti: in settembre con Discovery e in novembre con Endeavour. Ma per Atlantis è l’ultimo balzo nello spazio. E per noi ha un valore aggiunto perché su di esso ha volato il primo astronauta italiano, Franco Malerba, nel 1992, accompagnando il satellite a filo TSS.

La navetta che riprese il nome di un vascello oceanografico americano, fece il suo debutto il 3 ottobre 1985 (missione 51-J) e questa è la sua 32ma spedizione, l’undicesima sulla stazione spaziale. Non sono tante, se si pensa che secondo i programmi iniziali ogni shuttle era costruito per effettuare almeno cento voli. Ma dopo i disastri di Challenger nel 1986 e Columbia nel 2003 si decise di limitare e chiudere l’impiego della prima astronave riutilizzabile della storia. Atlantis ha alle spalle missioni molto importanti. Essa ha portato in orbita le sonde Magellano, spedita verso Venere, e Galileo proiettata verso Giove. Ma Atlantis è stato anche il primo shuttle ad agganciarsi alla stazione spaziale russa Mir nel giugno 1995 e l’anno scorso è stato impiegato per l’ultima missione di riparazione del telescopio spaziale Hubble. Negli oltre vent’anni di attività Atlantis e gli altri shuttle hanno subito vari ammodernamenti negli impianti e soprattutto nei computer e nell’elettronica. Con questo volo inizia la chiusura di un’epoca mentre davanti gli americani hanno lo spettro di decadere come potenza spaziale date le scelte compiute dal presidente Obama e contestate nei giorni scorsi al Senato pure dai due più illustri astronauti delle missioni Apollo sulla Luna: Neil Armstrong, il primo a sbarcare sul nostro satellite naturale, e Gene Cernan il comandante dell’ultima spedizione sulla Luna nel 1972. Dall'anno prossimo gli astronauti della Nasa per andare sulla loro stazione in orbita dovranno pagare 52 milioni di dollari per ogni passaggio che i russi sono disposti a dare sulle loro navicelle Soyuz.

Giovanni Caprara
14 maggio 2010


Le galassie più lontane

Droga il capo col caffè: segretaria finge violenza

di Redazione

Droga il suo capo mettendogli uno psicofarmaco nel caffè e finge di aver subito da lui una violenza sessuale per rubargli 2mila euro.

Per questo una segretaria, assistente personale di un manager milanese, è stata iscritta nel registro degli indagati



 

Milano - Droga il suo capo mettendogli uno psicofarmaco nel caffè e finge di aver subito da lui una violenza sessuale per rubargli 2mila euro. Per questo una segretaria, assistente personale di un manager milanese, è stata iscritta nel registro degli indagati della procura del capoluogo lombardo per calunnia, appropriazione indebita, truffa aggravata, stato di incapacità procurato mediante violenza, lesioni volontarie e danneggiamento.

La ricostruzione dei fatti A.V. un’italiana di 46 anni, segretaria di un manager 44enne, avrebbe drogato il suo ’boss’ usando un potente psicofarmaco, il 2 febbraio 2005 e poi mettendo in scena un tentativo di violenza sessuale. Quel giorno, A.V. si fece trovare dalle forze dell’ordine nell’ufficio, sdraiata sul pavimento, con la camicia e il reggiseno tagliati e a fianco un paio di forbici insanguinate. Il manager, invece, fu visto nel box dello stabile in stato confusionale e con una borsa col manico sporco di sangue. L’uomo, poco dopo, venne ricoverato in ospedale, mentre la donna lo denunciò accusandolo di aver cercato di stuprarla.

Avviata l'inchiesta Il pm Marco Ghezzi ha avviato un’inchiesta: dalle analisi sulla borsa e sulle forbici è emerso che il sangue trovato era mestruale e dagli accertamenti sull’uomo che soffre di attacchi ischemici, che aveva ingerito uno psicofarmaco. L’accusa di violenza sessuale nei confronti dell’uomo, difeso dall’avvocato Giovanni Bana, dunque, è stata archiviata. La donna è indagata per aver inscenato lo stupro, mettendo lo psicofarmaco nel caffè portato quella mattina al suo boss. La segretaria, difesa dall’avvocato Giovanna Merenda, è anche accusata di aver fatto sparire 20 mila euro dai conti della società. La Procura ha chiesto per lei il rinvio a giudizio. L’udienza preliminare si svolgerà davanti al gup Chiara Valori, il prossimo 7 giugno.



Appesa per il seno alla maniglia della porta

Corriere della Sera
Una 24enne inglese è stata trovata dai pompieri agganciata in questo modo

IGNOTE LE CAUSE DELL’INCIDENTE

Appesa per il seno alla maniglia della porta


MILANO – Un corpo estraneo agganciato al petto di una giovane donna e una squadra di vigili del fuoco, accompagnati dall’ambulanza per liberarla e salvarla. È questa la scena che si è svolta alcuni giorni fa in Gran Bretagna, con un incidente domestico davvero straordinario.

L’INCIDENTE – Il fatto è avvenuto nel paese di Wootton Bassett, contea di Wiltshire, Gran Bretagna sud-occidentale: i vigili del fuoco e i volontari a bordo dell’ambulanza arrivati sul luogo dell’incidente hanno trovato davanti a loro una scena surreale. Una ragazza – 24enne, il cui nome non è noto – era rimasta impigliata con il suo seno alla maniglia di una delle porte della sua abitazione e non riusciva a divincolarsi dalla posizione. Nemmeno la pubblica assistenza è riuscita a sganciare, lì per lì, il corpo della giovane dalla porta e per questo motivo, una volta somministrata una dose di morfina, i pompieri hanno provveduto a svitare dalla porta la maniglia. La ferita è stata poi portata all’ospedale con l’oggetto estraneo ancora all’interno del suo corpo. Per i medici a bordo dell’ambulanza, intervistati dal Telegraph, trasportare la vittima con la maniglia in corpo era la sola cosa da fare: «Bisogna fare attenzione con traumi di questo genere perché non è possibile sapere a priori quanto l’oggetto sia conficcato profondamente e che tipo di danni interni abbia causato». La ferita non ha però dato spiegazioni circa la dinamica dell’incidente.

Eva Perasso
14 maggio 2010

Furore anti-statuette, il sindaco: demolite i nanetti da giardino

Corriere del Mezzogiorno

L'originale ordinanza firmata da Raffaele Ferraioli.
Non si salva Biancaneve vietata, con i nani, in tutto il paese

«Nani e Biancaneve abusivi», la lettera inviata dal Comune di  Furore

«Nani e Biancaneve abusivi», la lettera inviata dal Comune di Furore

SALERNO

La motivazione addotta dal sindaco non lascia spazio a diverse interpretazioni. I nanetti vanno abbattuti perchè causa «di alterazione dell’ambiente naturale». E qualora non si provvedesse a rimuovere i piccoli ornamenti da giardino, sarà l’amministrazione municipale di Furore ad intervenire con celerità. Eliminando, in danno, i famigerati nanetti. Il Comune ha già fatto partire le missive di avvertimento. Che, però, non hanno trovato d’accordo tutti i cittadini di Furore. «Mi è stata recapitata una lettera che preannuncia la rimozione abusiva di statuine da giardino perchè deturpano il paesaggio — conferma Vittoria Criscuolo, cittadina del paesino costiero ma soprattutto appassionata dei piccoli ornamenti da giardino— nel viale privato della mia abitazione, circa dieci anni fa, mio padre sistemò le statuine di Biancaneve e dei sette nani. Ora sarò costretto a rimuoverle altrimenti rischio addirittura una sanzione. Mi chiedo: se una persona vuole mettere nel proprio giardino una statua o una pianta deve chiedere l’autorizzazione al Comune?».

LA CITTÀ SOLIDARIZZA COI NANI - Ma l’impavida cittadina di Furore è disposta addirittura a sfidare il sindaco Ferraioli. «Vorrei sapere dal primo cittadino se non ritiene che il nostro paesino abbia problemi ben più gravi dei nanetti — insiste la Criscuolo — io sono disposta a pagare la sanzione che mi verra imposta dal Comune per l’orrendo crimine ambientale che ho commesso installando i nanetti, ma di certo non toglierò le statuine. Anche perchè rimuovendole non si vedrebbe un angolo di mare o una fetta di cielo, ma semplicemente un muro». Alle richieste avanzate dalla residente, il Comune non ha replicato: «Abbiamo attuato un piano in base alle norme del Put — precisano da Palazzo di Città— e quelle opere sono abusive rispetto al piano e vanno abbattute».

Michele Cinque
14 maggio 2010




Caso Gugliotta, il capo della Polizia: «Chiediamo scusa, eccessi fisiologici»

Corriere della Sera

Antonio Manganelli: c'è amarezza e rammarico, ma ci sono dei momenti di smagliatura, che noi sanzioniamo. Pedica (Idv): non dimentichiamo gli altri in carcere

ROMA - «Quando ci sono questi fatti, c'è amarezza e forte rammarico e voglia di scusarsi con tutti». Perché, «tra tanti uomini e donne straordinari che ogni giorno lavorano con ottimi risultati», ci sono «fisiologici momenti di smagliatura per i quali chiediamo scusa». Queste le parole del capo della Polizia Antonio Manganelli a commento del caso Gugliotta, il giovane picchiato a Roma da alcuni agenti durante la finale di Coppa Italia e ripreso in un video di cellulare finito in rete e poi inviato alla trasmissione tv di Raitre «Chi l'ha visto?». Il 25enne è stato scarcerato il 12 maggio e giovedì ha raccontato la sua storia (guarda il video).

«POSSONO ESSERCI ECCESSI»
- Il capo della Polizia ha parlato a margine della festa per il 158/mo anniversario della fondazione del Corpo celebrata in piazza del Popolo a Roma. «Ci sono uomini e donne straordinarie nelle forze di polizia che lavorano ogni giorno raggiungendo ottimi risultati - ha spiegato Manganelli - e naturalmente ritengo riprovevole, ma fisiologico, ogni atto che fuoriesce dall'ordinario svolgimento dell'attività. Possono esserci eccessi, manifestazioni che noi andiamo a sanzionare, sono brutte vicende delle quali ci assumiamo le responsabilità e per le quali chiediamo scusa». Possono esserci, ha aggiunto, «fisiologici momenti di smagliatura. Per prevenirli abbiamo costituito un anno fa la scuola della formazione e tutela dell'ordine pubblico che insegna buone pratiche anche attraverso la visione degli errori fatti. Il dialogo e la mediazione - ha sottolineato - è il migliore antidoto anche quando la protesta in piazza è vivace. Noi siamo in piazza per tutelare tutti, a cominciare da chi manifesta contro».

«NON DIMENTICATE GLI ALTRI» - Ma in carcere quella sera di Roma-Inter non ci è finito solo Stefano Gugliotta. «Non dobbiamo far calare la tensione dopo la scarcerazione di Stefano Gugliotta, ci sono in carcere delle persone incensurate, che non hanno mai avuto a che fare con la giustizia, e che da otto giorni si chiedono 'perché siamo quì?». Lo ha detto il senatore dell'Idv Stefano Pedica che stamattina ha riunito in Senato i familiari dei sette arrestati dopo la finale di Coppa Italia Roma-Interancora detenuti a Regina Coeli, Antonello Cori, Emiliano Giacomobono, Alessio Amicone, Emanuele Pecorone, Emanuele De Gregorio, Stefano Carnesale e Luca Danieli.

Secondo Pedica, considerando i tempi burocratici che sono serviti per la scarcerazione di Gugliotta, i sette «potrebbero già uscire in questo fine settimana, forse già oggi o domani. È stata fatta una retata di incensurati - ha aggiunto il parlamentare - O c'era il bisogno di fare numero, di arrestare 10 o 20 persone, o c'è certamente qualcosa che non va: sei di loro non hanno mai avuto a che fare con la giustizia. I capi d'imputazione sono ingiurie, resistenza e oltraggio. Li tengono in carcere perchè c'è il rischio di inquinamento delle prove, e che le tifoserie possano coprirli. Ma non si parla di partecipazione agli scontri: perchè in carcere non ci sono le persone che hanno lanciato i sassi, che magari sono schedati?».

Redazione online
14 maggio 2010



Il segreto genetico per vivere in Tibet senza problemi

Corriere della Sera 



Scoperti dieci geni, esclusivi dei tibetani, che permettono di adattarsi alle alte quote
GENI E POPOLI. Il segreto genetico per vivere in Tibet senza problemi



MILANO -
La differenza fra le genti del Tibet, che vivono e lavorano a circa 4.800 metri di altezza, e tutti gli altri popoli, compresi gli andini e gli etiopi che abitano altipiani e montagne a migliaia di metri sopra il livello del mare, sta in una decina di geni. Dieci geni che spiegano perché i tibetani riescono a sopravvivere a quelle altitudini senza i disturbi (tipo mal di testa, difficoltà di respiro, tachicardia o, ancora peggio, edema cerebrale fino a situazioni che possono mettere in pericolo la vita) che, invece, colpiscono i viaggiatori non allenati (ma anche scalatori professionisti). Non solo: spiegano anche perché i tibetani non soffrono di policitemia, cioè di un eccesso di globuli rossi nel sangue (prodotti in risposta alla mancanza di ossigeno) che si evidenzia, invece, in altre popolazioni che vivono ad alte quote.

QUESTIONE DI OSSIGENO - Nel corso dei secoli, gli abitanti del «Tetto del mondo» hanno selezionato una serie di geni, dieci appunto, che solo loro possiedono e che hanno a che fare con il trasporto o l’utilizzo dell’ossigeno da parte dell’organismo. Questi geni sono stati scoperti da un’équipe di ricercatori americani dell’University of Utah School of Medicine a Salt Lake City e cinesi della Qinghai University Medical School che hanno pubblicato la loro ricerca su Science. «È la prima volta – ha commentato Lynn B. Jorde dell’University of Utah – che abbiamo identificato geni che possono spiegare l’adattamento alle elevate altitudini».

Lo studio ha preso il via da un’idea di Josef T. Prchal , ematologo e internista all’University of Utah, esperto in pollicitemie, che ha preso contatto con Jorde: così una ricercatrice del laboratorio di quest’ultimo, Tatum S. Simonson ha organizzato una spedizione in Tibet per raccogliere campioni di Dna nella popolazione, in collaborazione con Ge Re-li, direttore del Research Center for High Altitude Medicine alla University of Qinhai a Xining. In totale sono stati prelevati campioni di sangue da 75 persone e, dopo l’eliminazione di quelli che appartenevano a persone con rapporti di parentela, ne sono stati analizzati 31 (sufficienti per ottenere risultati statisticamente significativi) per un totale di un milione di mutazioni genetiche.

GLOBULI ROSSI - Dopo un accurato confronto fra le varianti del Dna dei campioni prelevati dai tibetani con quelle di altre persone che vivevano ad altitudini più basse rispetto al livello del mare, sono stati appunto identificati dieci geni che hanno a che fare con il metabolismo energetico, l’emoglobina e il monossido di azoto che ha un ruolo nell’ossigenazione dei tessuti e nella prevenzione della policitemia. La comprensione di questi meccanismi non ha soltanto un valore conoscitivo: secondo gli esperti, potrebbe aiutare a mettere a punto nuove terapie per comuni malattie come l’ipertensione polmonare o l’edema polmonare e cerebrale che colpiscono persone in tutto il mondo.

Adriana Bazzi abazzi@corriere.it
14 maggio 2010

Il film di Cartier Bresson sulla guerra di Spagna

Nelle immagini , recuperate da un ricercatore spagnolo, rancio, addestramento e bombardamenti e feriti

Video

 
MADRID – Diciotto minuti recuperati dall’oblio, 72 anni dopo: è la durata di un film che si credeva perduto, girato da Henri Cartier Bresson tra i volontari americani della Brigata Abramo Lincoln durante la Guerra Civile spagnola. La pellicola è stata ritrovata da un ricercatore spagnolo, Juan Salas, dell’Università di New York, nell’archivio della Brigata. Cartier Bresson, fondatore dell’Agenzia Magnum, scomparso nel 2004, aveva colto scene di vita quotidiana dei volontari nelle pause della battaglia, nella valle dell’Ebro. 
 
RANCIO E COMBATTIMENTI - Il rancio, una sigaretta, l’addestramento fianco a fianco con i repubblicani spagnoli, la lotta con il freddo, senza divise e senza elmetti. Ma anche i bombardamenti, i feriti e le corsie d’ospedale. Nessun dubbio sull’autenticità della regia: esistono foto fatte sullo stesso terreno del documentarista all’opera. In tutto furono 2.800 gli americani che partirono per unirsi alle Brigate Internazionali in Spagna contro i franchisti. Il film, assieme ad altri due documentari del grande fotografo francese, saranno presentati alla Filmoteca Spagnola di Madrid il 27 maggio prossimo.

14 maggio 2010


L'Antitrust detta le regole a Google

Corriere della Sera


Per tre anni il motore di ricerca resterà separato dall'aggregatore di notizie. Più trasparenza sui ricavi

Gli «impegni» per non incorrere in sanzioni pubblicati sul sito dell'authority
L'Antitrust detta le regole a Google. Per tre anni il motore di ricerca resterà separato dall'aggregatore di notizie. Più trasparenza sui ricavi

Una schermata di Google News
Una schermata di Google News
MILANO - Google dà la sua disponibilità ad alcuni interventi e a una maggior trasparenza nell'ambito dell'indagine avviata per abuso di posizione dominante dall'Antitrust su Google News. Gli impegni, spiega una nota dell'Autorità, prevedono «il mantenimento per tre anni di un programma distinto per Google News idoneo a consentire agli editori di escludere i propri contenuti da Google News senza che tale scelta determini alcun effetto sull'inclusione degli stessi contenuti nel motore generale di ricerca di Google». Il colosso del web si impegna anche a comunicare «attraverso l'interfaccia della rete AdSense (il programma di affiliazione attraverso il quale i proprietari di siti internet possono vendere spazi pubblicitari utilizzando Google come intermediario) disponibile on-line, della percentuale di revenue-sharing, e delle sue eventuali modifiche, spettante agli editori affiliati al programma AdSense Online», ovvero il programma di affiliazione attraverso il quale i proprietari di siti internet possono vendere spazi pubblicitari utilizzando Google come intermediario.

VALUTAZIONI ONLINE - L'Antitrust pubblica sul suo sito gli impegni assunti dalle società Google Inc. e Google Ireland Limited per permettere ai terzi interessati di esprimere le proprie osservazioni nell'ambito dell'istruttoria avviata nell'agosto scorso per possibile abuso di posizione dominante. Il procedimento di valutazione degli impegni dovrà essere concluso entro il 30 settembre.

LA POSIZIONE DEGLI EDITORI - L'Autoritá guidata da Antonio Catricalà ha avviato una istruttoria sulla base di una segnalazione della Fieg: secondo la Federazione degli editori Google News aggrega i contenuti giornalistici di una molteplicità di editori secondo criteri non pubblici regolati da un algoritmo coperto da segreto industriale. «Le pratiche tecnologiche con cui Google forma i propri indici (ranking) dei contenuti riportati su Google News Italia e i propri indici di risposta alle queries degli utenti non sono trasparenti», indicava la Fieg secondo cui la mancanza di trasparenza procura danni agli editori che competono con Google nel mercato della raccolta pubblicitaria online.

Fieg infine, lamentava che l'editore di un sito di news non avrebbe la possibilità di controllare quali dei propri contenuti possano essere indicizzati e resi accessibili tramite Google News. Un editore avrebbe solo due opzioni: consentire al motore di ricerca Google di accedere liberamente al proprio sito e di raccogliere ed utilizzare i dati ad esso relativi anche per finalità di raccolta pubblicitaria, oppure vietare l'accesso al proprio sito ai sistemi automatizzati di Google, così escludendosi non solo da Google News ma anche dalla consultazione effettuata da tutti coloro che utilizzano detto motore di ricerca e dunque dai proventi pubblicitari che tale consultazione indirettamente produce.

Redazione online
14 maggio 2010

Omicidio Claps, Danilo Restivo: «Credevo che Elisa fosse viva»

Corriere della Sera

Da Bournemouth (Inghilterra) dove risiede si è detto «sereno» e di «non aver nulla di cui preoccuparsi»

POTENZA - «Pensavo che Elisa fosse ancora viva». Lo ha detto Danilo Restivo, unico indagato per la scomparsa e l’omicidio della studentessa di Potenza, Elisa Claps, nel 1993, ad una giornalista del programma di inchieste di Retequattro «Quarto grado».

L'INTERVISTA - Lo scrive venerdì «Il Quotidiano della Basilicata» anticipando i contenuti dell’intervista che andrà in onda domenica prossima. Da Bournemouth, località inglese in cui risiede da otto anni, Restivo si è detto deluso per l’atteggiamento della stampa nei suoi confronti. Ci sarebbe stata, secondo Restivo, «una corsa alla dichiarazione ufficiale di serial killer», volendo accostare il suo nome anche all’omicidio della coreana Oki Shin, uccisa a Bournemouth nel 2002. Restivo, che oggi ha 38 anni e vive con sua moglie, ha infine ribadito di essere «sereno» e di «non aver nulla di cui preoccuparsi». A quasi due mesi dal ritrovamento del cadavere di Elisa, lo scorso 17 marzo nel sottotetto della chiesa «Santissima Trinità» di Potenza, Danilo Restivo parla per la prima volta del giallo che lo vede coinvolto fin dal primo giorno.


14 maggio 2010



False mucche chianine: denunciati 91 allevatori

di Redazione

Mucche e vitelli nobilitati con falsi certificati alla razza chianina, la più pregiata e anche la più costosa. La rete di allevatori era diffusa in tutta Italia: il blitz dei Nas a Perugia




 

Perugia - Eravamo abituati a sentir parlare di falsi quadri d’autore, borse e scarpe copiate da quelle delle case di moda più in voga, orologi "taroccati". Ma nessuno immaginava che la fantasia dei falsari arrivasse anche alla carne da macello: le finte mucche chianine, che in realtà erano solo bovini meticci spacciati per purosangue. La truffa è stata scoperta dai carabinieri del Nas di Perugia, che hanno sgominato una banda di allevatori che vendeva capi di bestiame "contraffatti". Mucche e vitelli nobilitati con falsi certificati alla razza chianina, la più pregiata e anche la più costosa. I militari hanno denunciato alla magistratura 91 persone

Rete in tutta Italia La rete di allevatori era diffusa in tutta Italia e secondo le indagini ha commercializzato ben 440 capi. L’indagine, durata più di quattro mesi, era iniziata da alcuni accertamenti effettuati presso il "Consorzio produttori carne bovina pregiata delle razze italiane" di Perugia, dove gli ispettori del Nucleo umbro hanno individuato certificati di inseminazione artificiale sospetti, attestanti l’inseminazione di fattrici meticcie con seme di tori chianini, procedura che conferisce al vitello nato l’appartenenza alla razza pregiata. 

Controlli a tappeto Un controllo a tappeto di tutti i certificati rinvenuti ha fatto emergere la falsità di ben 440 di questi, attribuiti a veterinari e professionisti che, interrogati, hanno smentito di aver mai effettuato tali attività. L’indagine ha consentito di denunciare alla procura della Repubblica ben 91 allevatori, individuati come responsabili della falsificazione dei certificati e della commercializzazione dei bovini che, falsamente dichiarati come appartenenti alla razza chianina, una volta macellati hanno consentito agli autori della frode un guadagno illecito pari a due milioni di euro, ai danni dei consumatori. 

Il precedente Già nel 2007 i carabinieri del Nas di Perugia avevano arrestato 15 tra allevatori e commercianti di bovini e deferito all’A.G. 442 allevatori per contraffazione, l’asportazione e la riapposizione di marchi auricolari, nonché per commercializzazione di animali dichiarati falsamente appartenere a razze pregiate.


Diventa un’eroina su Facebook la guardia uccisa

«Sei un faro». Ma il paese difende l’assassino Genova - Il tributo degli amanti degli animali dopo la strage. Diventa un’eroina su Facebook la guardia uccisa 

Renzo Castagnola, l'omicida delle guardie zoofile
Renzo Castagnola, l'omicida delle guardie zoofile
GENOVA
— Un piccolo cuore rosso di cristallo offerto sul palmo di una mano, un cuore fatto di lumini accesi nel buio e poi foto di cuccioli, disegni, poesie, gli animalisti hanno creato su Internet un altare virtuale per Paola Quartini, 55 anni. E per Elvio Fichera, 72 anni. Sono le guardie zoofile uccise nelle alture di Genova dal cacciatore Renzo Castagnola che poi si è ucciso. Si erano presentati, Paola e Elvio, accompagnati da vigili urbani e carabinieri per notificare il sequestro dei dieci cani da caccia di Castagnola. Sembrava tutto tranquillo, poi l’uomo è andato a prendere una pistola automatica a casa, è tornato al canile e ha sparato per prima a Paola, con accanimento: dopo averla colpita al petto e alle gambe le ha sparato in bocca, poi ha colpito Elvio alla testa. Quindici secondi, tanto è durato il massacro.

La moglie di Castagnola, Giacomina, è rimasta ferita di striscio. Ora Paola e Elvio sono diventati «due grandi eroi» per gli animalisti che si incontrano sui siti e sui blog: «Paola, sei un faro nella notte», «Non siete morti invano, il vostro ricordo mi darà il coraggio e la forza di continuare nel mio proposito di aiutare tutti gli animali». Decine e decine di pensieri e ricordi e, poi, qualche scivolone nel turpiloquio contro i cacciatori, compiacimento «per quando si sparano addosso». E dal mondo virtuale traspare una realtà più complessa. Era evitabile la strage di Sussisa? Dalle associazioni animaliste si richiama l’attenzione sulla necessità di controlli psicologici per i cacciatori. Castagnola era il caposquadra di 37 cacciatori che lo scorso anno aveva ucciso 140 cinghiali. Al termine di una battuta avevano gettato le carcasse sulla strada, una donna si era fermata con l’auto gridando «Assassini ». Forse tutto è iniziato da lì. I cacciatori accusano: Castagnola si sentiva perseguitato dagli animalisti, si era anche rivolto a un agente della polizia provinciale in cerca di aiuto ricevendo il consiglio di affidarsi a un avvocato.

La responsabile dell’Enpa, Rosanna Zanardi aveva visitato il canile e ha confermato che i cani non erano maltrattati anche se c’erano migliorie da fare. Mercoledì sera Castagnola, che aveva gravi problemi economici ed era molto teso, voleva portare via i cani. «Se l’avesse fatto la tragedia si sarebbe evitata» dice il sindaco di Sori, Luigino Castagnola (nessuna parentela), che descrive l’uomo come «una persona per bene, che amava i suoi animali, purtroppo ha perso il lume della ragione. Ci sarebbe voluto più buon senso nell’intera vicenda ». E il senatore Franco Orsi (An) solleva un problema: «Va benissimo che le associazioni animaliste facciano i controlli ma certe operazioni come i sequestri non andrebbero affidate a volontari. Non devono esserci crociate personali che possono avere effetti catastrofici ». Gli fa eco il deputato dell’Idv, Gabriele Cimadoro: «strappare gli animali ai padroni è un atto di violenza tale capace di accecare un uomo». E la dirigente della polizia provinciale di Genova, Francesca Bellenzier, nel definire «terribile » la strage di Sussisa auspica «che per i volontari delle guardie zoofile si renda obbligatorio un corso di formazione per evitare che le persone vadano allo sbaraglio con gravi rischi per sé e per gli altri».

Erika Dellacasa
14 maggio 2010



Adobe ama Apple: la guerra dell'ironia contro la «mela morsicata»

Corriere della Sera


Dopo la stroncantura di «flash» da parte di Steve Jobs la controffensiva della software house che lo produce. 
 
E ANCHE L'ANTITRUST USA SI MUOVE
Adobe ama Apple: la guerra dell'ironia contro la «mela morsicata»



MILANO -
Una dichiarazione d'amore a cui non crede nessuno. Adobe sceglie l'arma dell'ironia per combattere una guerra fredda con Apple che si trascina ormai da settimane. «Noi amiamo Apple. Quello che non amiamo è quando qualcuno ti priva della libertà di scegliere cosa creare, come crearlo e il modo in cui vivere il web». È il messaggio della campagna pubblicitaria, con tanto di cuoricino rosso, con cui la software house di San José sta per invadere la Rete, in risposta all'offensiva lanciata da Steve Jobs nei confronti di Flash, tecnologia di proprietà di Adobe e standard più diffuso del contenuti dinamici di Internet, come video, animazioni e videogames. Una tecnologia che alla mela morsicata non piace per nulla e che, pertanto, ne' l'iPhone ne' l'iPad supportano. I motivi li ha spiegati lo stesso Steve Jobs in un post al veleno sul suo blog, in cui ha definito Flash «chiuso», «non indispensabile» grazie ad una serie di valide alternative (una su tutte l'HTML5), «inaffidabile» e «inadatto ai sistemi basati sui touchscreen», come i prodotti di punta di casa Apple. Una stroncatura senza mezzi termini, dunque, se non un vero e proprio boicottaggio.

ANTITRUST - Tanto che, stando a quanto riportato dal New York Post qualche giorno fa, le autorità statunitensi che vigilano sul rispetto delle regole della concorrenza starebbero valutando l'opportunità di aprire un'indagine antritrust nei confronti della Mela, per capire se con il suo comportamento stia danneggiando Adobe. Anche perché, dopo le prese di posizione di Jobs, molti siti internet - Facebook in testa - hanno deciso di abbandonare Flash per far rendere i loro contenuti visibili sui dispositivi Apple.

LA CONTROFFENSIVA - L'ultimo capitolo di quello che si è trasformata in una specie di soap opera è l'ironica dichiarazione d'amore di Adobe, che nei prossimi giorni occuperà migliaia di banner nei siti internet di tutto il mondo e che è già comparsa su un'intera pagina del Washington Post. «Noi amiamo la scelta» è un altro slogan utilizzato da Adobe. Una libertà che il comportamento Jobs, come scrivono in una lettera aperta i due fondatori di Adobe Chuck Geschke e John Warnock, starebbe mettendo in discussione. «Pensiamo che i consumatori dovrebbero essere liberi di avere accesso ai loro contenuti e alle applicazioni che preferiscono, indipendentemente dal tipo di computer che possiedono, dal browser che usano o dal dispositivo che soddisfa i loro bisogni» si legge nel messaggio pubblicato sul sito ufficiale di Adobe. Poi l'affondo: «Crediamo che la vera domanda sia: chi controlla il World Wide Web? Noi crediamo che la risposta sia: nessuno e tutti, ma certamente non una singola compagnia».

Elvira Pollina
14 maggio 2010

Si era svenata per protestare contro il blocco degli stipendi: morta infermiera

Corriere del Mezzogiorno

Era al lavoro all'ospedale San Paolo, si era tolta 150 milligrammi di sangue al giorno


NAPOLI


Una protesta estrema. Finita nel modo più tragico e doloroso. Mariarca Terracciano, l’infermiera di 45 anni, dell’ospedale «San Paolo», che nelle scorse settimane aveva protestato contro il mancato pagamento degli stipendi nella Asl Napoli 1 togliendosi 150 milligrammi di sangue al giorno, è morta ieri mattina.

L'AGONIA - La donna aveva sospeso la sua singolare protesta - durata tre giorni - il 3 maggio. Ma lunedì scorso - come riferisce il quotidiano «Il Mattino» - è stata colta da un improvviso malore mentre si trovava al lavoro nel reparto di maternità dell’ospedale partenopeo. Dopo tre giorni di agonia per la donna non c’è stato nulla da fare ed il marito ha deciso di donare gli organi. Mariarca lascia due bambini di 10 e 4 anni.

IN TV - La sua singolare forma di protesta era finita anche sulle televisioni private, ripresa dall'emittente napoletana «Julie Italia» e poi postata su Youtube.

LE ULTIME PAROLE - «Lo stipendio è un diritto, ho lavorato e pretendo i miei soldi». Così Mariarca spiegava alle telecamere la sua decisione di farsi prelevare ogni giorno 150 millilitri di sangue fin quando non fossero stati pagati gli stipendi al personale della Asl Napoli 1. Quella intervista fece subito il giro del web. «Sto facendo anche lo sciopero della fame. Può sembrare un atto folle - diceva la donna, sposata e madre di due figli - ma voglio dimostrare che stanno giocando sulla pelle e sul sangue di tutti. Vedere il sangue, che è vita, rende evidenti le difficoltà nostra e degli altri ammalati».

IL «ROSSO» SANITARIO - L’Asl Napoli 1, la più grande d’Italia, ha pagato con ritardo gli stipendi di aprile ai suoi 10mila dipendenti perchè non c’erano più fondi a disposizione. Una vertenza che è stata sbloccata qualche giorno dopo, in seguito a numerose proteste. La donna, che aveva avviato anche lo sciopero della fame, era preoccupata per il mancato arrivo degli stipendi perchè c’erano scadenze da fronteggiare, come il pagamento di rate di mutuo.

Redazione online
14 maggio 2010


Boia in pensione si offre per impiccare responsabile attentato di Munbai

Libero





Un boia dello stato indiano del Maharashtra, da parecchi anni in pensione, ha deciso di ritornare in servizio per eseguire la condanna a morte del terrorista pachistano Ajmal Kasab implicato nell'attacco di Mumbai del 2008. Secondo quanto riporta "The Times of India", l'uomo che ha 73 anni, ha scritto al direttore della prigione di Mumbai per «mettersi a disposizione, nel caso non ci sia nessuno per impiccare Kasab».

Arjun Bhika Jadhav era andato in pensione nel 1996 e da allora il suo posto era rimasto vacante. Dopo la condanna alla pena capitale del militante integralista pachistano il 3 maggio scorso, diversi boia hanno offerto le loro prestazioni professionali allo stato del Maharashtra dove dovrebbe avvenire l'esecuzione.

Data la scarsa frequenza delle impiccagioni in India, l'ultima è stata nel 2004, questo mestiere è in via di estinzione. La causa è da ricercarsi nella poca disponibilità di giovani che vogliono imparare questo mestiere e anche per il magro guadagno che ne deriva. Un'esecuzione è retribuita dalle 150 alle 200 rupi: sui 3-4 euro circa.

Secondo una fonte del governo, l'esecuzione di Kasab potrebbe avvenire già entro la fine di quest'anno se la pena sarà confermata in appello e se non ci sarà richiesta di grazia presidenziale. 
14/05/2010


Nel cestino della piazza quasi un chilo di tritolo»

Bresciaoggi


LA PERIZIA. Depositato il lavoro dei periti incaricati di fare accertamenti sull'ordigno. Per gli esperti l'esplosivo usato nell'attentato del 28 maggio 1974 era molto probabilmente di provenienza militare e non civile.

 

Zoom Foto

L’operazione di carotaggio sulla colonna della strage: nel marmo non è stata trovata traccia di esplosivo 

 

Brescia. Alle 10.12 della mattina del 28 maggio 1974 in piazza della Loggia esplose quasi un chilo di tritolo. Nel cestino fissato alla colonna del porticato fu infilato un sacchetto, di carta o di plastica, con all'interno almeno un chilo di esplosivo. È questa la conclusione a cui sarebbero arrivati i periti Paolo Egidi, Federico Boffi e Paolo Zacchei, del servizio di polizia scientifica della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato di Roma, incaricati dalla corte d'assise che sta celebrando il processo per la strage di piazza della Loggia di stabilire il tipo di esplosivo usato per l'attentato e la compatibilità con l'esplosivo sequestrato a Giorgio Spedini e Kim Borromeo, arrestati il 16 marzo in Valcamonica, e con quello esploso la notte del 19 maggio sulla Vespa di Silvio Ferrari e sequestrato nell'abitazione del giovane il 9 giugno del '74.


I PERITI hanno effettuato le loro valutazioni in base alla precedente perizia Schiavi-Cerri-Brandone del febbraio '76 ipotizzando nella strage di Brescia l'impiego di tritolo. A nulla hanno portato i nuovi accertamenti effettuati su reperti mai analizzati: non è stato trovato nulla sul materiale prelevato dalla colonna di piazza della Loggia lo lo scorso 5 febbraio con cinque carotaggi, nè hanno dato esito le prove effettuate su materiale e reperti consegnati dai familiari di Zambarda, Trebeschi e Calzari e da Giuseppe Orizio e Teodoro Venturini che avevano consegnato dei frammenti conservati dalla mattina della strage di piazza Loggia. Impossibile anche effettuare nuovi accertamenti sulle schegge recuperate dai cavaderi perchè già trattate in precedenza dai periti con prove non ripetibili.

LA PERIZIA è stata depositata nei giorni scorsi e i periti compariranno in aula martedì 25 maggio. In quell'occasione spiegheranno le loro conclusioni e mostreranno alla corte anche la ricostruzione della piazza la mattina della strage, ipotizzando le posizioni in cui potrebbe essersi posizionato chi attivò l'ordigno, se la bomba è stata azionata con un comando a distanza.

Nel frattempo il lavoro dei tre periti permette di ipotizzare il tipo di esplosivo usato in piazza della Loggia. La carica di esplosivo - è la conclusione dei periti - era a base di tritolo, molto probabilmente per impieghi militari, o una carica contenente tritolo e nitrato di ammonio, tipo «amatolo», un esplosivo polverulento per impieghi militari. Nel cestino della piazza per i periti non poteva esserci «gelignite» perchè contiene tritolo in percentuale minima, rispetto a quanto trovato nei reperti.


NEL CESTINO, visti gli effetti devastanti, la morte di otto persone e il ferimento di altre 103, non potevano esserci sette etti di esplosivo come valutato fino ad ora dai precedenti periti. Per Egidi, Boffi e Zacchei, nel cestino di piazza della Loggia gli attentatori hanno messo almeno 900-1000 grammi di esplosivo. Nessuna conclusione sul tipo di innesco usato , nè sul tipo di attivazione abbinato. Per i periti il mancato ritrovamento delle parti che componevano il sistema di attivazione è da attribuire, quasi certamente, al lavaggio immediato della piazza e, quindi, alla sparizione di tracce fondamentali.

I periti erano chiamati dalla corte a dare risposte anche sulla compatibilità dell'esplosivo usato in piazza della Loggia con altro esplosivo sequestrato. Dai confronti non sarebbero emerse significative somiglianze chimico-merceologiche con i quasi cinquanta chili di esplosivo sequestrati a Spedini e Borromeo, arrestati dall'allora capitano dei carabinieri Francesco Delfino, oggi imputato per la strage con Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Pino Rauti e Maurizio Tramonte.

Nessuna analogia tra l'esplosivo probabilmente usato la mattina del 28 maggio nemmeno con l'epslosivo sequestrato il 31 maggio '74 a Alessandro D'Intino, dopo la sparatoria a Pian del Rascino in cui perse la vita Giancarlo Esposti. Impossibile effettuare comparazioni del possibile esplosivo usato in piazza della Loggia con il maxi sequestro di esplosivo sequestrato a Verona, in via Stella, a casa di Marcello Soffiati. Impossibile, anche, per i periti esprimere un giudizio comparativo con l'esplosivo usato nell'attentato alla sede del Psi di Brescia e con altri esplosivi usati o sequestrati. L'ipotetico tritolo usato in piazza Loggia potrebbe, invece, compatibile con l'esplosivo che ha ucciso Silvio Ferrari la notte del 19 maggio, esploso sul predellino della sua Vespa e anche con quello sequestrato nell'abitazione di famiglia in viale Venezia il 9 giugno del '74.


Wilma Petenzi


Quei boss tutti covo e chiesa che chiamano i figli "Gesù"

di Marcello D'Orta

Spesso nei loro rifugi i camorristi si circondano di testi sacri, statue della Madonna e santini. Poi escono e compiono stragi


 
Mancava solo l'acqua «miracolosa» (quella che si vende in boccette di plastica a forma di Madonnina) per il resto sembrava di essere a Lourdes, a Fatima o a San Giovanni Rotondo; c'erano infatti rosari, libri sacri, poster giganti di Giovanni Paolo II, immagini di madonne e santi, opuscoli con preghiere, riviste religiose sparse dappertutto: negli armadi come sul letto, e persino nel bagno. Tutto questo «armamentario» è stato scoperto ieri nel bunker di un camorrista di Casal di Principe, conosciuto come «’o ninno», cioè il bambino. Da notare che a Napoli anche il Bambin Gesù è detto «ninno».

E a proposito di Messia. Giuseppe Misso, boss del rione Sanità, ha battezzato uno dei suoi figli «Gesù» (l'altro lo ha chiamato «Ben Hur»). Non vorrei che di questo passo qualche altro campione d'illegalità chiamasse un proprio pargolo «Dio». 

Come può spiegarsi che certa gente riesca a conciliare delitti, ruberie, sfruttamenti, traffici illeciti eccetera con la fede? Come si può credere nel Dio della fratellanza e dell'amore seminando odio e spargendo sangue? E come si può sperare di essere perdonati, se di chiedere perdono neanche a parlarne? Il fatto che la fede di molti napoletani sia impastata con la superstizione (vedi culto delle anime del Purgatorio, e oggettistica scaramantica: corni e amuleti vari) non spiega tutto. Nel caso della camorra la questione è un'altra. Gli è che i camorristi si sono creati divinità a proprio uso e consumo, benché si tratti delle stesse riconosciute dalla religione cristiana. 

Le madonne, i messia e i santi dei camorristi sono esseri sovrannaturali che comprendono i loro bisogni e per tanto sono disposti a chiudere un occhio (anzi due) davanti alle nefandezze che su questo mondo portano al carcere di Poggioreale e in quell'altro all'Inferno. 

A Pignataro Maggiore (Caserta) un clan camorristico fece restaurare a proprie spese (si fa per dire) un quadro della Vergine. Essa era denominata «Madonna della camorra» e a lei si rivolgevano mafiosi siciliani riparati nel paesino. Quando uno degli esponenti di spicco di tale clan fu assolto per non so che delitto, organizzò un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, per ringraziare padre Pio, che certamente aveva condizionato il giudizio del magistrato. Nel quartiere di Scampia, i panetti di hashish sono tagliati trentatré per volta: trentatré, come gli anni di Cristo.

Dopo la divisione, ci si ferma per un attimo, si fa il segno della croce, e poi di nuovo al lavoro. Prima della distribuzione ai pusher della droga, le bustine sono benedette con l'acqua di Lourdes. Altro rito è quello di baciare l'immagine della Madonna, far pungere il dito di un affiliato, il cui sangue è fatto colare sul volto della Madonna di Pompei.

Alcune feste religiose sono gestite direttamente dalla malavita: cantanti di piazza, raccolta di fondi, luminarie eccetera. Il tutto con l'«autorizzazione» dei diretti interessati, i santi e le madonne, appunto.
Secondo Saviano (scrittore che, credetemi, farei a meno di citare, dal momento che si parla di lui ad ogni momento, e quando non lo fanno gli altri lo fa lui) «in terra di camorra, il messaggio cristiano non viene visto in contraddizione con l'attività camorristica (...) il non uccidere inscritto nelle tavole di Mosè può nell'argomentazione dei boss essere sospeso se l'omicidio avviene per un motivo superiore (...) ammazzare è un peccato che verrà compreso e perdonato da Cristo in nome della necessità dell'atto». 

Per fortuna non tutti considerano i santi alleati dei camorristi. Alcuni anni fa il sindaco di Portici impedì che la processione di san Ciro facesse delle deviazioni per entrare nei quartieri legati alla malavita. Per questo fu contestato dalla piazza.
E a chi gli domandava se quei delinquenti fossero dei veri devoti di san Ciro, rispose: «Sono soltanto una banda di fetenti e di prepotenti».

San Gennà, non c'è bisogno di un miracolo fuori programma per dirci da che parte stai!


Dai campi nomadi alle strade di Milano e Madrid: i bimbi rom costretti a rubare

Corriere della Sera




Su Current Tv un'inchiesta del reporter Liviu Tipurita: dove crescono e come vivono i baby borseggiatori

Video


MILANO - Le telecamere nascoste seguono una bambina rom, non avrà più di dieci anni. Mendica per i bar del centro. A poca distanza, una donna. Di tanto in tanto la bambina va da lei: le dà i soldi che mendica, a volte un po’ di cibo. Questo per dieci ore di fila. Il rapporto tra le due è strano: momenti di dolcezza quasi materna si alternano a schiaffi e botte se la bambina non «guadagna» abbastanza. Una sequenza dal forte impatto emotivo, una delle tante che possono essere isolate dal documentario «Bambini rom costretti a rubare», un'inchiesta sulla vita dei bambini rom, targata Bbc This World (2009) e realizzata da Liviu Tipurita, trasmessa su Current Tv domenica 16 maggio alle ore 23.

bambini borseggiatori della CentralePiccoli rom addestrati al furto con destrezza presidiano ogni giorno il piazzale della stazione di Milano. E in un ora compiono fino a venti tentativi di scippo

In tutta Europa i bambini rom sono costretti a stare sulle strade per mendicare e rubare: Liviu Tipurita, reporter rumeno, ha condotto un’inchiesta per la testata Bbc This World per gettare uno sguardo ravvicinato al mondo dei rom. A Madrid, Liviu filma i bambini rubare ai bancomat, una scena sempre più frequente per le strade della capitale spagnola dove il 90% dei bambini che rubano sono di origine rom e, in quanto minori, non perseguibili. Liviu filma il degrado dei campi alla periferia di Madrid, dove i rom vivono tra topi e spazzatura: viene celebrato un matrimonio combinato.

Il marito è doppiamente fortunato, la moglie, una bambina di 13 anni, è vergine e ladra provetta. A Milano Liviu riprende le operazioni di polizia e gli sgomberi dei campi nomadi alla periferia nord della città; incontra lo staff della Casa della Carità, che cerca un’integrazione – a volte con successo – dei rom nel tessuto sociale, offrendo ospitalità e istruzione alle famiglie dei campi. Infine, il reporter si reca in Romania dove incontra il leader di uno dei clan più potenti della comunità: per lui rubare è una professione, che si tramanda di generazione in generazione.


13 maggio 2010




Spagna choc: fecondazione gratis ai terroristi

di Manila Alfano

I due militanti dell’Eta passeranno in carcere tutta la vita ma lo Stato finanzia il trattamento di fertilità che costerà più di 6mila euro. Esplode l’indignazione dei parenti delle vittime e di chi è in coda in lista d’attesa



Hanno fatto richiesta come una coppia qualunque, con problemi di fertilità, concepire in vitro il sogno di un figlio. Ma loro sono Fernando Garcia Jodrà e Nerea Bengoa: terroristi dell’Eta. Una coppia che la Spagna ha imparato a conoscere anni fa. Insieme al loro gruppo, «Comando Barcelona», hanno sulla coscienza una serie di omicidi. Tanti. Lui, Fernando, deve scontare qualcosa come duecento anni di carcere. Lei poco meno. Eppure lo Stato, a quella romantica richiesta, ha dato luce verde. La coppia potrà accedere alla fecondazione assistita offerta dalla sanità pubblica, all’ospedale di Cordoba. Oltre 145 coppie il lista d’attesa sono insorte scandalizzate.

«Aspettiamo da mesi, in media 18 o 20 mesi. Qualcuno di noi da più di quattro anni. è giustizia questa?». C’è il sospetto, che loro abbiamo avuto una corsia preferenziale. C’è indignazione, rabbia, disgusto. Fa male guardare terroristi che dalle loro rispettive celle progettano, organizzano una vita, un futuro. È una ferita che si riapre per i parenti delle vittime che chiedono spiegazioni, che non riescono a capire come sia possibile. I politici del partito popolar se la prendono con il governo Zapatero, con la regione Andalusia, quella che materialmente pagherà per la fecondazione. Qui il partito socialista di Zapatero è sempre stato forte. Fortissimo.

Fa male alla Spagna vedere i terroristi sulle «cronache rosa», loro, i separatisti che non hanno mai creduto nella nazione, nella Spagna. Fa male vedere che sorpassano le coppie comuni in attesa di un figlio. In tanti si chiedono che destino avrà il bambino che nasce da due genitori in cella, condannato a vivere praticamente orfano, accudito da qualche familiare. Con un figlio la situazione per i due terroristi migliorerà: ogni tanto potranno usufruire di permessi speciali, usciranno, incontreranno il bambino. C’è chi si indigna perché la situazione è già alle corde, con i tagli alla sanità che sono arrivati proprio l’altro ieri, con i medicinali razionati, distribuiti in monodose per evitare ogni spreco, cifre preoccupanti che arrivano dai conti della sanità della regione Andalusia, liste d’attesa per malati che si allungano ogni giorno di più.

Gli avvocati della coppia cercano di frenare la rabbia: «Sono più di quattro anni che Fernando e Nerea aspettano. Non sono passati davanti a nessuno, hanno atteso il loro turno, come tutti». Ma loro non sono come tutti. Loro che si portano sulla coscienza l’uccisione di almeno tre politici, un poliziotto, che per ben otto volte hanno tentato di uccidere un giornalista, Luis de Olmo. «Eppure - dice la portavoce del partito popolare, Esperanza Oña - ultimamente stiamo vedendo cose a dir poco inquietanti». Allude alla decisione del giudice Garzon di liberare un altro terrorista dell’Eta per dargli la possibilità di assistere la madre anziana.

«Bisognerebbe proprio indagare e capire se effettivamente la coppia sta aspettando da quattro anni». Sarebbe disgustoso se si venisse a sapere che nonostante tutto, nonostante il dolore, le morti che hanno causato, hanno ottenuto un trattamento di favore». No, non può essere questa l’ennesima ferita agli spagnoli per mano dell’Eta.


Il commento I politici senza morale e il morbo di Paperone

di Redazione


Se non erro, prima della confessione occorre fare un esame di coscienza attento e poi avere il pentimento. Ma le persone si fanno ancora l’esame di coscienza? Alcune sì. Ma a che serve se poi immediatamente si autoassolvono, minimizzano le proprie colpe? Grazie ad alcune testate di giornali che sollevano la saracinesca del «botteghino dei furbetti» è possibile qualche indagine nel borsellino di chi conta. Non per curiosità ma solo per richiamare una virtù in disuso: l’onestà. I disonesti vanno svelati, le loro «cordate» economiche a scapito dello Stato denunciate. Si va dicendo che è difficile in una società di «furbetti» essere onesti, trasparenti. Certamente, se l’uomo si misura in contanti, l’onestà rischia di essere sfrattata e quel distacco asettico e intelligente dal denaro, non esiste più.

La cupidigia, l’avarizia, legittimano qualsiasi impresa economica, a scapito del bene comune. Bustarelle, versamenti bancari con prestanome, raccomandazioni, privilegi negli appalti, tutto ciò per assicurarci l’«iniquo mammona». Ci siamo ormai abituati ad accettare come normalità i «furti intelligenti» di chi frega lo Stato.

I leader delle cricche del «Rubabene» appartengono a ogni schieramento politico. Non faccio di tutta l’erba un fascio, ma un fascio di disonesti sì. Mi chiedo anche: ma sono i soldi il pericolo, il satanaccio che corrompe? Il denaro non va demonizzato, serve per le necessità vitali, ma c’è denaro e denaro. Se procurarsi soldi e prestigio economico è lecito, fa parte della intraprendenza e attività umana; rubare, servirsi del potere politico per avere di più, è vigliaccheria, perdita d’onestà. Dei dieci comandamenti il settimo è davvero in crisi, un po’ per tutti. Provo ad elencare sinteticamente alcuni motivi.

Primo. La considerazione eccessiva dei beni. L’avere, secondo le più diffuse affermazioni popolari, fa felici, dà prestigio, potere, garantisce l’autonomia e mette in risalto la propria immagine e dà al proprio partito maggiore visibilità. Di qui la corsa al possesso, al guadagno, all’imbroglio, per avere sempre di più. Secondo. Il bisogno nevrotico di sicurezza. Il vuoto interiore, la mancanza di motivazioni profonde, la carenza di valori, la crisi di personalità stanno all’origine dell’ansia, della paura, dell’agitazione. Chi non ha in sé una «struttura» umana venuta a formarsi attraverso il tempo e lo sforzo, accusa uno stato di impotenza, di fronte a se stesso, agli altri, al futuro. La risposta a tale stato di impotenza è immediata: impossessarsi dell’avere, a scapito dell’essere.

Terzo. Il desiderio di apparire e di convalidare l’immagine. L’avere è come un distintivo che garantisce il «prodotto». Chi ha, assicura alla propria immagine lustro, potere, nome. La corsa quindi a garantire le apparenze è sfrenata. L’avidità, la cupidigia, il possesso fungono da garanti per incrementare la visibilità.

Questi sono alcuni motivi che inducono alle disonestà... C’è un rimedio? Forse necessita una nuova cultura, specie per le persone che soffrono della sindrome di Paperone. A tutti consiglio un bagno d’umiltà e una sauna di povertà. La parola «povertà» non va confusa. Povero non è chi non ha niente, ma chi s’accontenta dell’essenziale. La dipendenza al superfluo è sempre un rischio, prima o poi si finisce nell’elenco (dei ladri) che fa paura.


*Presidente fondazione
Solidarietà umana

Dalla capitale al Circeo tutti facevano la corte al costruttore rampante

di Redazione


Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Una metropoli come Roma rappresenta senz’altro una gran bella piazza e un mercato quasi sconfinato per chi si industria nel mondo del mattone. E tuttavia di fronte all’elenco che iniziamo a pubblicare qui sotto, con gli impegni contratti e presumibilmente onorati da Diego Anemone nel solo 2003, non resta che levarsi il cappello. Il costruttore all’epoca ha 32 anni e sta per spiccare il volo. Tra i suoi clienti c’è il fior fiore della Roma che conta e che sembra faccia a gara per tenerlo impegnato. In città come nelle case al mare. Tutte operazioni regolari, fino a prova contraria. Ma, dato quanto emerso negli ultimi tempi, gli inquirenti vogliono verificare.  


Anno 2003

1/03 Angelo
2/03 Enrico B.
3/03 (2003-101) Scajola via Barberini 38 / via del Fagutale
4/03 Madre Teresa, via Casilina/ Via del Dragoncello
5/03 via Giulia Bertolaso
6/03 Roccheggiani Collina Fleming
7/03 (2003-159) Mauro Della Giovampaola Materiale per casa Infernetto
8/03 Torvergata comp. Parrocchiale S.Maria Alacoque Via Carpena
9/03 Via dei Coronari / Zanichelli dir.Alitalia
10/03 Coticoni via Animuccia
11/03 Casal Del Marmo manutenzione idraulica
12/03 San Giuliano scuola Campobasso
13/03 Via Poggio Tulliano
14/03 Su Casal del Marmo interventi di sicurezza
15/03 Ministero P.Istruzione, viale Trastevere
16/03 (2003-140) Palazzo Chigi letto
17/03 Palazzo Chigi cucina
18/03 (2003-85/117) Ladispoli Marco Calazza Spinaceto
19/03 Bertolaso
20/03 Omaggi
21/03 (0346902-180) Ministero del tesoro Ministero dell’economia e finanza arredi
22/03 (2003-139) Policlinico Umberto Primo
23/03 (2003-110) Silvestrini
24/03 Casal Del Marmo illuminazione
25/03 Casal Del Marmo camere
26/03 V.F. Velletri via Coli e Palazzo
27/03 Acquisti vari personali pagati
28/03 (2003-58) Prof Bologna via di Trasone
29/03 Fosso di Fotignano tratto Fosso Zambra a Monte via de
30/03 V. Clementino impianto elettrico
31/03 V. Clementino impianto tecnologico
32/03 (2003/109) Todi Pupi Avati
33/03 (2003-161) Appartamento via Pie’ di marmo
34/03 Appartamento via Palestro
35/03 (2003-163) Appartamento viale Regina Margherita 216 comandante Mas
36/03 (2003-147) Riggio Federico, via La Spezia
37/03 (2003-74/144) Missionari via Narni
38/03 (2003-150) Mancino Chiara + Corso Rinascimento
39/03 Ceniritto
40/03 Fabio De Santis
41/03 (2003-156) Bruxelles Tavolo
42/03 Di Giacomo Filippo
43/03 (2002-179) Caiazza Mauro – Biagetti Grottaferrata-Caianello
44/03 Sarappalti Alessandra
45/03 Donati
46/03 Suocero Dany Fidene-Di Saverio-Bar via d’Azeglio
47/03 Nunzio via delle Vigne nuove (Isp della Prefettura)
48/03 (2003-93137) Sig. Vietti (arch. Azzaro)
49/03 Chiesa Settebagni via S.Antonio di Padova
50/03 (2003-102) Arc. Ricci via Val d’ala
51/03 Mascaro viale Regina Margherita
52/03 Frigerio geom.
53/03 (2003-175) Monterotti Massimo negozio
54/03 Anemone Dino-Bufalotta
55/03 (2003-54) Anemone Lucio/Bufalotta
56/03 Innocenzi via Conciliazione
57/03 Fidena zia Alessandra
58/03 Monteleone
59/03 Arch Conti Casal Lumbroso-San Felice Circeo-Conti Dr
60/03 (2003-99) Tonino Monterotti
61/03 (2003-136) M.llo Caporali
62/03 (2003-164) via XX Settembre – Medea
63/03 Straordinaria
64/03 Montecastrilli
65/03 (2003-174) Palazzo Chigi mobiletti
66/03 (2003-138) via Boncompagni
67/03 viale Giulio Cesare 6-Ciao ragazzi (68/03 (2003-4) via Pollenza Giuseppe Macchia
69/03 Basili piazza Vescovio-Roviano-San Felice Circeo
70/03 Claps Potenza
71/03 Via Mozambano
72/03 Via Aldo Manunzio-Testaccio
73/03 Vietti
74/03 Cirillo
75/03 (2003-158) Via della neve Sig. Ora
76/03 Giuseppe Macchia
77/03 Chiesa S. Maria in Trivio (Fontana di Trevi)
78/03 (2003-153) Fiori Alessandra
79 (2003-via Dandolo De Nicolo’
80 (2003-133) Saraca Marcello
81 (2003-100) Appartamento via Arno del Papa
82 Fiori Via Settembrini
83 Liolli Luigi
84 (2003-132) Favetta Luciano
85 (2003-162) Ardea Geom Faleni
86 Carabinieri Tor di Quinto
87 Eur Palazzo dei congressi
88 (105-03) Claps nuovi 2003-2004
89 Villa Algardi
90 (2003-42) Viminale
91 Via Parigi
92 Via Gramsci appartamento
93(2003-119) Sant’Agostino
94 Boscagli andrea
95 Cesara Buonamici via della Vite
96 Gf Fiumicino
97 Esposito
98 Pasquini
99 Via della Scrofa n30 appartamento Fin posillipo
100 Rino
101 Parisi sig.ra via della Scrofa
102 Cinecittà
103 Prior
104 Gf ostia
105 Serricchio
106 Appartamento San Giovanni
107 (2003-58) Bologna
108 Via Bruxelles
109 Appartamento Fabiana
110 Arch. Parente (Provv.to)
111 Pittorru
112 Peppe Pascucci
113 Via Merulana 71 Pittorru
114 Via dei Coralli
115 Via del Governo Vecchio
116 GF via dell’Olmata
117 Gen. Savino
118 (2003-90) Pugliese Gf via (…) zona Infernetto
119 Sferra Claudio
120 (2003-151) Scotto
121 (2003-89) Lupi
122 Mauro Della Giovampaola (mamma Ostia)
123 (2003-59) Familiari via del Corallo
124 (2003-148) Via Ruffini P.Fiori
125 Khazim Ibraim
126 Velli
127 Emanuela Palazzi
128 Appartamento via Puglie
129 Imbrighi Lungotevere dei papi
130 Gf via XXIV maggio
131 Lauri Mimmo Bufalotta anno 04 Lungotevere anno 05
132 Monteleone frantoio
133 viale Marconi
134 via Aosta
135 piazza della Pigna/via della Pigna
136 Lino/Emilio
137 Fabiana F.I.
138 Prof Thau vicolo delle Campane 16
139 Arch. Pf Treschi
140 Ing. Desiderio
141 Fadda Claudio
142 Luciana segretaria AB
143 Roberto Calcabrini (144 Zio Alessandra (materiale Fep)
145 Emilio vicino Diego Bufalotta
146 (2003-177) Avvocatura 3° piano ragioneria
147 (2002-89) via Ofanto Poletti
148 Fabrizio Giacomino
149 Via Guido Banti
150 Lombardo Domenico


Ecco la seconda parte della «lista segreta» di Diego Anemone, arrestato nell’inchiesta sugli appalti del G8. L’elenco contiene tutti gli «interventi» effettuati dall’imprenditore nell’arco del quinquennio 2003/2008 in appartamenti, uffici, strutture statali, palazzi di pertinenza di persone più o meno importanti, politici, magistrati, esponenti delle forze dell’ordine, prelati, boiardi di Stato, amici degli amici. Nel file sequestrato ad Anemone nel 2008 dalla Guardia di finanza a margine di un accertamento fiscale le indicazioni sono generiche, spesso minimali, dunque da prendere con la massima cautela. 

Fra le new entry spunta Giancarlo «Innocenzi, via della Conciliazione», due passi da San Pietro, il membro dell’Agcom intercettato al telefono col premier Silvio Berlusconi nell’inchiesta di Trani. E poi l’ex sottosegretario Publio Fiori, oggi esponente dell’Api di Francesco Rutelli, con la sua vecchia abitazione in via Ruffini a Roma. Al capitolo 2003 del dossier Anemone, catalogata al 67º posto, sotto la voce «Viale Giulio Cesare 6-ciao ragazzi» si fa riferimento a una società che produce film che è ricollegabile a Claudia Mori e Adriano Celentano.

La nipote della Mori, però, a nome della società nega con decisione di aver mai svolto lavori di ristrutturazione negli anni in cui aveva affittato gli uffici dalla «Multilevel», di cui è proprietario Riccardo Di Bella, che a sua volta nega di essersi mai rivolto ad Anemone. 

Molti stabili evidenziati appartengono a Propaganda Fide, compreso quello in Vicolo della Campana alla voce «professor Thau», cugino del Provveditore alle opere pubbliche, Angelo Balducci, già consigliere con la lista civica di Rutelli nel ’97. Capitolo a parte quello dei vertici della polizia. Antonio Manganelli, attuale capo della polizia, non si può dire che abbia beneficiato dei lavori di Anemone (che da anni lavorava al Viminale con regolare nulla osta segretezza) nell’appartamento di un ente in via Civinini perché gli stessi interventi di ristrutturazione - saldati in parte dall’Enasarco - si sono arenati a metà strada per varie vicissitudini. 

Quanto a Gianni De Gennaro, ex capo della polizia, oggi al vertice del Dis dei servizi segreti, i lavori di ristrutturazione per 42mila euro nell’immobile di via Civinini sono stati regolarmente concordati con contratto d’appalto, fatturati e pagati con cinque assegni (quattro da 9mila euro, 1 da 6mila). In coda all’elenco c’è spazio per Nicola Cavaliere, ex vicecapo della polizia, ora numero due dell’Aisi (ex Sisde): l’accostamento «Cavaliere Piazza Grazioli» si rifà all’alloggio di servizio, stessa sistemazione lavorativa di cui beneficerebbe anche il vice capo della Ps, «Cirillo». 


Anno 2004

1 Anemone Diego
2 Boncio-Terni
3 Pierluisi Via Cernaia
4 Policlinico Umberto 1 Lambri Ufficiale e libreria segr.
5 Via Bellotti Bon 2 via Giulia Bertolaso
6 via Barberini 18 impianti elevatori
7 Massa Orazio
8 Paolo Zini via Cassia, via Silla 77
9 Ing. Rinaldi via Appia-via Aosta-via Nazionale
10 Di Mario via Franco Sacchetti Opere di falegnameria
11 Barco lavori di pannellatura
12 Anemone Daniele
13 Anemone Dino – Bufalotta
14 Anemone Luciano
15 Monterotti Antonio
16 Ospedale San Lazzaro Spallanzani via G. Folchi
17 (02-050) Guardia di finanza via dell’Olmata 1° piano
18 via delle Fornaci Rapisarda
19 Monteleone D’Orvieto
20 Montecastrilli
21 Marco Sapori Mensolone
22 Bergamo B3 Fiume Adda opere idrauliche
23 Anemone Matilde
24 Forza Italia sede
25 palazzo della Minerva
26 via dei Prefetti Luna Cortina d’Ampezzo
27 ing. Pardolesi
28 via Bruxelles
29 via due Macelli gen Savino parquet cucina scala armadi
30 Abbazia Terni Coro
31 Gf Nova Micarelli
32 L’Aquila
33 Baldatri
34 Grossi Stefano
35 Emiliano cugino Dany
36 via Flaminia Vecchia 695 sign Simeoni
37 Mircoli controsoffitti
38 P. Libreria
39 Bergamo manutenzione Rete idrica e di colo consortile
40 via Salaria Rocco via Pacini 23
41 Santa Marinella Carlos
42 Via della Gaita
43 Ministero del Tesoro Via XX settembre lavori di luc-econom-falegnam
44 piazza Plebiscito
45 piazza Zama complesso demaniale Servizi via Etrur.
46 ministero delle Politiche agricole via XX Sette a via Sallustiana
47 Piazza Capponi 13 arredo ufficio
48 Piazza Farnese ristrutturazione appartamento
49 Via Archimede 14 Digiannantonio
50 via Cagliari 14 appartamento
51 Missionari preziosissimo sangue Portantina S. Gaspare
52 Basili Mario Roviano via S.Crescenziano
53 Caianello controtelai
54 Via Goito lavori di falegnameria vari
55 Parma
56 Recco finestre e lavoraz varie falegnameria
57 via dei Coronari Zanichelli
58 Pingitore piazza Cola di Rienzo
59 Mimmo D’Ippolito finestre
60 Carabinieri Torquinto porte
61 Biagetti Antonello
62 Proger Sig Tony Nigro
63 Lupi Porta Cavallo
64 Daniele Anemone barca
65 via Calabria porte
66 via Labicana 9 Gdf
67 Caricasolo Tavolino
68 Contessa del Mielle amica di Rita e Tony
69 GF Carelli via dell’Olmata
70 Casal del Marmo manutenzione impianto varie
71 Sergio cognato Tony sotolavello
72 Aiello via Appia 442 lavori falegnameria
73 centro sportivo
74 sig Fadda trasloco
75 via delle milizie dg Valitutto
76 Boscagli
77 Pino Graziano
78 Gf Galeno
79 Via della Vite sig Mino
80 Palazzo Grazioli
81 Via del Fagutale colle Oppio Scajola
82 Cinecitta Istituto Luce Vediu anche rif 1
83 via Sant’Agata dei goti
84 via della Conciliazione via dei corridoni
85 Sig Lanza vialla Adriana Tivoli
86 Erica via Ortigiano (cugina Dany)
87 Alida 88 via Aosta ing Rinaldi
89 via Merulana via Poliziano Pittorru
90 Protezione civile via vi torchiano 2 via Flaminia
91 via Laurentina Stefano Forina
92 Casa dello studente universitario Latina
94 via Bobbio via Traversa Appia Nuova
95 Mario (GF)
96 via Civinini Manganelli
97 via Tommaso Campanella Fiori Goffredo
98 GF Palazzina smalto piazza Armellini
99 via dei vascellari 47
100 via Fauro
101 via Ferratella soc. Europont
ANNO 2005
1 via di Portafurba
2 prof Thau vicolo delle Campane
3 via dell’Amendola 145 min Mazzella Silvestri
4 Viminale Desantis
5 p.zza Grazioli Cavaliere Nicola
6 arch. Galloni via del Governo Vecchio
7 Protezione civile via Vitorchiano
8 Gf via XXI Aprile stanza 122 Palazzina
9 Giovanni Giusti via G. da Procida zona piazza Bo
10 Casa di S. Rita (padre Domenico)
11 Bentivoglio Enrico
12 viale Giulio Cesare 15 a sig. Leone G. Carlo
13 dott.ssa Iurato
14 Anemone Diego Bufalotta
15 via S. Angela Merici
16 via Monzanbano provv.to ing. Rinaldi
17 Palazzo Chigi imp. condizionamento sala stampa
18 ing. Desiderio p.zza Zamagna
19 Scuola di formazione Casal del Marmo
20 G.F. Fiumicino completamento
21 colonnello Granada
Gf 22 mons. Camaldo Università Cattolica S. Giovanni
23 via Licinio Calvo appartamento
24 ministero Attività produttive via Molisa uff. Scajo
25 via Civini int. 6 (De Gennaro) (capo Ps)
26 Ancona Duomo
27 Mancino via Arno corso Rinascimento via Adda
28 Coni Madonna di Campiglio - Schio
29 Annarita La Corte (segretaria dott. Nibbi)
30 Lisi Scalo San Lorenzo
31 Fiammeri viale Kent basili
32 Gestecos salone d’onore Gf XXI Aprile
33 piazza della Libertà palazzina Vargas
34 via Narini mensa + cucina
35 L’Aquila G. Sasso
36 Gf Fiumicino-Lungarini
37 S. Agostino ascensore
38 Asl via Marotta (ATI)
39 macelleria Dino
40 arch. Malfatto
41 Claps Potenza via A. Da Denafro
42 Lauri Lungotevere
43 Silvestrini bar
44 Tor Vergata S. Maria Alcoque
45 ministero Porta Pia nuovo ufficio ab parlam
46 Marziali via San Gennaro 56 Fidene
47 via Parboni (ministero del Tesoro e delle Finanze)
48 Villa Borghese - polizia villa Umberto - via Pinciana
49 facoltà Architettura Valle Giulia in via Gramsci
50 don Carlo Ambrosio
51 via Turlonia 10 - ufficio
52 via Tomacelli (affitto AMP)
53 Monorchio via Sistina
54 Sassari Gf (Tecno-Cos) vedi Anm nel 2006
55 Forleo via Foscari 121
56 Capena via della Fioretta capannone ponte del
57 familiari Rocco Ostia 

ANNO 2006

1 via dei Cartari
2 Blandini
3 Salaria Aquiro Carpineto p. Capranica
4 via S. De Saint Bon
5 Albano
6 via Rusconi
7 Gf Fiumicino (commessa con Gf)
8 Avvocatura zona ragioneria archivio
9 Sassari carcere (Anemone srl) vedi tcs nel 2005
10 rel Poggio signora Gentile Samanta
11 via Mondadori signora Innocenti Bruna
12 Carlos via P. Cavalleggeri
13 Dell’Orso Davide
14 via Carducci figlio Digennaro studio Traverso e commerciale Asso
15 via Poggio Tulliano signora Stillacci Lory
16 ing. Alesse
17 Palazzo Chigi parete falegnameria
18 collina Fleming sig. Lillo Mauceri di Palazzo Chigi via B
19 S. Egidio via Nicola Fabrizi 2
20 cugino Luciano Romolo Bel Poggio
21 Alessandro Graziani
22 Policlinico arredamento
23 uffici protezione civile in via Ulpiano
24 metro De Amicis
25 Passetto di Borgo
26 avvocato Bruno via Sartorio n.97
27 omaggio X suore Albania
28 Due Sanio corso Vittorio Emanuele
29 via Quattro Fontane prete
30 via del Babbuino
31 Alpi srl
32 appartamento Eur Torrino
33 Ufff via Flavia Edelweiss
34 via Spallanzani
24 ufficio
35 via Isonzo
36 manutenzioni piazza Zama 

Anno 2007

1 via Flaminia 43 Lungarini
2 Fabiana via Menotti 24
3 via Della Ferratella
4 via Liberiana
5 economo Minerva
6 Gf Fiumicino P. Galeria (dotazioni tecniche)
7 Keys Systems
8 via Tiberio
9 Gf Fiumicino P. Galeria (dotazioni di sicu)
10 via Paolo Emilio
11 ufficio Keys
12 Ferratella Keys
13 discoteca Salaria
14 Caiazza Mauro Grottaferrata
15 Stallocca
16 Torrino
17 Palombara
18 via ...illeggibile
19 Parlamentino
20 via XX Settembre presidenza del Consiglio
21 via S. Angela Merici
22 Caiazza Marco Spinaceto via Cherubino Malpeli
23 via Rusticucci am.ne del patrimonio sede
24 Viminale 25 via Appia ing. Rinaldi
26 Società sportiva romana
27 carcere Sassari Keys
28 via Poggio Catino 33 sig.ra Nastasi Fran.
29 Bufalotta Matilde
30 Manutenzione e assistenza Keys
31 Ivan figlio di Antonietta
32 VVFF Conegliano
33 M.Grazia Biondi Alesse appartamento viale Beata vergine del
34 palazzina Vargas p.za della Libertà vedi 33/05
35 via Sutri prof. Calvieri
36 via Poggio Tulliano sig.ra Buffoni Bianca
37 Basili Flavia via di Trasone 42
38 via Latina Lorenzo
39 p.za Zama capannone 2
40 Galleria Sordi Colonna
41 via Vitorchiano implementazione
42 via Orticara 14 sig. Occhipinti Andrea
43 Ministero delle Scienze 44 Uffici via Salaria 1327 

Anno 2008 

1 Manutenzione Palazzo Chigi
2 Implementazione via Vitorchiano integraz
3 via Monti Parioli 9 Boscagli
4 Foro Italico stadio tennis+piscine
5 Comune di Cerzeto - Cosenza cons.sta
7 via Flavia ufficio (Medea)
8 via Bruno Buozzi 107 figlia M.Pia Forleo