domenica 11 luglio 2010

L'Orchestra Principato di Seborga il 17 Luglio 2010 a Villa Luca

Fonte: Qui

domenica 11 luglio 2010






Sabato 17 Luglio 2010 alle 17h30
Museo di Villa Luca Coldirodi di SanRemo IM
In occasione dell’inaugurazione della mostra
dedicata ai maestri Lindner, e Ciro

concerto de i “ Solisti dell’Orchestra da Camera Principato di Seborga

musiche spagnole




Maria Cristina Noris: clarinetto
Enzo Cioffi: percussioni
Massimo DalPrà: pianoforte
Vitaliano Gallo: fagotto / chitarra




Powered by ScribeFire.

Napoli, arrestato il boss Elio Amato Era tra i 100 latitanti più pericolosi

Il Mattino

Bloccato anche il nipote Marco Liguori, ritenuto killer.
Con la sua cattura decapitato il clan Amato-Pagano

  

NAPOLI (11 luglio) - È stato arrestato dagli agenti della squadra mobile di Napoli Elio Amato, esponente di vertice del clan camorristico degli Amato-Pagano. Elio, fratello di Raffaele Amato e cognato di Cesare Pagano, quest'ultimo arrestato dalla polizia giovedì scorso, era inserito nell'elenco dei cento latitanti più pericolosi.
Era ricercato perchè ritenuto responsabile dei reati di associazione camorristica e traffico di stupefacenti. Nel corso dell'operazione, i poliziotti hanno arrestato anche il nipote, Marco Liguori, di 25 anni, latitante e killer del clan Amato-Pagano.

Il boss Elio Amato, 38 anni, dopo la cattura del fratello Raffaele e del cognato Cesare Pagano, avvenuta giovedì scorso, era destinato a diventare il capo del clan Amato-Pagano, protagonista della faida di Scampia. Gli agenti della Mobile di Napoli, una trentina quelli che hanno partecipato all'operazione della scorsa notte coordinati dal primo dirigente Vittorio Pisani,, lo hanno colto nel sonno alle 4,30 del mattino all'interno di un'abitazione di un condominio di Villaricca, comune a nord di Napoli, al terzo piano dell'edificio. 

FotoGallery

Alla vista dei poliziotti, che avevano circondato il palazzo precludendo ogni via di fuga, Amato non ha opposto resistenza consegnandosi agli agenti. A nulla sono valse le telecamere che il boss aveva fatto installare per difendere la sua latitanza e tenere sotto controllo la zona circostante. Con lui c'erano altri familiari, tra cui appunto il nipote Marco Liguori, 25enne, anch'egli latitante.

Su quest'ultimo, considerato dagli inquirenti uno dei killer più pericolosi dell'organizzazione, la polizia indagava da tempo e grazie alla collaborazione delle forze dell'ordine e dei servizi segreti bulgari ne aveva scoperto l'attività di addestramento paramilitare effettuata proprio in Bulgaria, in alcuni poligoni di tiro dove si esercitava con fucili ad alta precisione. L'influenza del clan Amato-Pagano, oltre che sulla periferia a nord di Napoli, in particolare sui quartieri di Secondigliano e Scampia, si estende su una vasta area comprendente alcuni popolosi comuni dell'hinterland, tra i quali Arzano, Casavatore, Melito e Mugnano. I due latitanti sono stati rinchiusi nel carcere napoletano di Secondigliano.




Powered by ScribeFire.

Strage del treno 904, riaperta l'inchiesta Indagati cinque camorristi del clan Misso

Il Mattino

 
di Rosaria Capacchione

NAPOLI (11 luglio) - Non fu solo strage di mafia. Anche la camorra fece la sua parte e partecipò, al pari dei Corleonesi e della destra eversiva, alla strategia della tensione. Lo fece almeno in una occasione, come la Procura di Firenze aveva ipotizzato già nel 1986.

Lo fece con il massacro nella galleria di San Benedetto Val di Sambro, portando fino alla stazione Santa Maria Novella, a Firenze, i candelotti di nitroglicerina che esplosero nella carrozza numero 9 della seconda classe, provocando 17 morti e 265 feriti. Erano le 19,08 del 23 dicembre 1984, più di venticinque anni fa. Di quella strage si conosce la mente, Pippo Calò con l’amico Guido Cercola.

Di quella strage si conoscono anche il fornitore dei congegni elettronici che servivano ad azionare l’esplosivo, il tedesco di origine croata Friederich Schaudinn; e il procacciatore della nitroglicerina, Franco Di Agostino. Giuseppe Misso, boss del rione Sanità, legato agli ambienti dell’estrema destra: di lui si sa anche che quello stesso esplosivo aveva nascosto, nel cimitero delle Fontanelle, cuore sotterraneo della necropoli napoletana.

Ma chi lo trasportò fino a Firenze? Chi lo collocò sulla reticella portabagagli? Oggi, un quarto di secolo dopo, il buco nero sta per essere riempito. Una traccia, una nuova traccia, riporta al treno d’argento e alla strage di Natale. Il mistero, irrisolto dopo dieci anni di processi e due sentenze definitive, potrebbe essere svelato nei prossimi giorni, con la scoperta di una nuova verità. E con il recupero della pista napoletana nella strategia della tensione, ipotizzata dal pm Pier Luigi Vigna ed esclusa dalla Cassazione.
La Procura antimafia di Napoli, infatti, ha riaperto l’inchiesta iscrivendo cinque persone nel registro degli indagati. Sono accusate di strage in concorso con altri soggetti ancora da identificare. Sono coloro, è l’ipotesi dei pm Sergio Amato e Paolo Itri, che alle 18,30 del 23 dicembre 1984 avrebbero collocato l’esplosivo nel convoglio, all’interno della stazione Santa Maria Novella, durante la fermata a Firenze. Cinque uomini, tutti della Sanità e vicini a Giuseppe Misso: Luigi Improta, Gennaro Palmieri, Mario e Salvatore Savarese, Raffaele Stolder. Nulla si sa, fino a questo momento, delle ragioni che hanno consentito alla Dda di Napoli di riaprire l’inchiesta.

Immaginarlo è relativamente più semplice, essendoci almeno due persone di alto rango camorristico, e provenienti dalla Sanità, nell’elenco dei collaboratori di giustizia. Il primo è Giuseppe Misso, ’o nasone, assolto dal reato di strage con sentenza passata in giudicato e, quindi, non più processabile per lo stesso reato. Del tragico episodio, sinora, non aveva mai voluto parlare.

L’altro è Luigi Guida, noto come ’ndrink, lungamente interfaccia di Misso, dei fratelli Savarese, di Improta. È stato anche il braccio destro di Francesco Bidognetti, reggendo per suo conto la parte del cartello casalese che controllava il litorale domiziano. Uomini d’onore, il cui contributo nella ricostruzione dei misteri d’Italia potrebbe essere preziosissimo.





Powered by ScribeFire.

Mastella: "Immunità, De Magistris rinunci"

di Redazione

Botta e risposta fra l'ex Guardasigili e l'europarlamentare Idv dopo l'articolo del Giornale che rivela come l'ex Pm sotto accusa per le frasi dell'inchiesta Why Not imiti Di Pietro: ricorso allo scudo Ue.

Clemente: "Se è uomo d'onore rinunci".

La replica: "Da ministro ha tentato di fermarmi, riuscendoci"


 

"De Magistris, l'uomo antiscudo, che per sé invoca l'immunità? Sono problemi suoi che dovrà giustificare con i suoi elettori. Siamo in presenza di una doppia morale". Così il leader dei Popolari per il Sud, Clemente Mastella, parlando con l'Ansa commenta quanto riportato oggi dal 'Il Giornale', secondo cui l'europarlamentare dell'Idv avrebbe chiesto di avvalersi dell'immunità parlamentare per non rispondere in giudizio di diffamazione ai danni dello stesso ex Guardasigilli. "Giudichi chi deve giudicare. So soltanto - aggiunge Mastella - che quella di Catanzaro è stata una brutta pagina scritta e bisognerà fare chiarezza in ogni sede".

De Magistris: immunità per non essere silenziato "Mastella è stato il ministro della Giustizia che ha tentato di fermarmi, riuscendoci, con la complicità di altri pezzi deviati delle istituzioni. Lo ha fatto usando i suoi poteri di ministro e lo ha fatto mentre indagavo su di lui e i suoi sodali". Così l'europarlamentare dell'Idv, Luigi De Magistris, replica alle parole dell'ex Guardasigilli. "Ho subito decine di procedimenti penali, civili, amministrativi (tutti strumentali e dimostratisi infondati) - aggiunge - dai quali mi sono difeso e mi difenderò nelle aule di giustizia.

Diverse sono le opinioni costituzionalmente garantite espresse come parlamentare, rispetto alle quali Mastella dovrebbe rispondere politicamente e non chiedendo 1 milione di euro dinanzi al Tribunale di Benevento, dopo aver avuto torto pieno in sede penale". "Con riferimento alla vicenda che lo riguarda - conclude De Magistris - Mastella fa finta di non sapere che la magistratura penale di Salerno ha archiviato le denunce che egli ha presentato, affermando che le mie indagini erano legittime e che sono stato illegalmente fermato proprio con il suo contributo. Del resto il capo degli ispettori che aveva sguinzagliato era Miller, che in queste ore abbiamo appreso essere solito frequentare una cricca piduista ed eversiva. In Italia siamo al regime, dunque non mi farò trascinare in cause milionarie da parte di quanti vogliono silenziarmi".

L'ex Guardasigilli: se è uomo d'onore rinunci "Se l'ex pm di Why not è uomo d'onore - Mastella alla nota di De Magistris - rinunci all'immunità parlamentare, per la quale solo a parole si batte. Vedremo allora chi ha ragione: lui, che grazie alle sue inchieste campate per aria è riuscito ad entrare nella Casta che tanto critica, o il sottoscritto nei cui confronti sia la Procura di Catanzaro che il gip si sono pronunciati per l'archiviazione, sottolineando fra l'altro nella sentenza che la notizia di reato di cui parla De Magistris era infondata. Questi - conclude Mastella - sono i fatti, tutto il resto è un meschino tentativo di De Magistris di sfuggire alle sue responsabilità: penali e civili".





Powered by ScribeFire.

Negli scritti di Platone un codice segreto per celare teorie "proibite"

Il Messaggero

Il filosofo sarebbe stato un seguace di Pitagora, convinto che fossero i numeri e non Zeus a governare l'universo

 
di Laura Bogliolo

ROMA (11 luglio) - Un codice nascosto negli scritti di Platone. Il Simposio, la Repubblica e l'Apologia di Socrate potrebbero celare l'altro volto del filosofo greco: un seguace di Pitagora convinto che fossero i numeri e non Zeus a governare l'universo.

Matematica, musica e simbologia sono gli elementi usati per realizzare il cosiddetto "codice Platone". Gli scritti del filosofo sarebbero un mezzo per traghettare altre teorie, o meglio per scrivere concetti a quei tempi "proibiti". E Platone conosceva bene i rischi: il suo maestro, Socrate, fu processato e condannato a morte con l'accusa di aver offeso gli Dei con le sue teorie.

A decifrare il presunto Codice Platone, John Bernard Kennedy, matematico e professore di filosofia delle scienze al dipartimento per la
Storia della Scienza dell'università di Manchester. Attraverso la sticometria avrebbe individuato il modo attraverso il quale Platone avrebbe inserito messaggi segreti nelle sue opere. I risultati della sua ricerca sono stati pubblicati il 28 giugno nelle sue pagine personali e sulla rivista Apeiron.

Teoria affascinante che scatena la fantasia degli appassionati del Codice Da Vinci, reso celebre da Dan Brown. Ma in Italia c'è chi contesta la teoria o meglio avverte: dopo il Codice da Vinci è scoppiata una sorta di moda, voler vedere a tutti i costi codici dagli scritti dei grandi pensatori può ridursi a una forma di "guardonismo".

La teoria del Codice Platone. J. B. Kennedy ha misurato la lunghezza delle opere di Platone (sticometria) calcolando il numero di linee che le compongono. «Gli scritti sono organizzati in linee di 35 caratteri, senza spazi o segni di punteggiatura» spiega il professore. Il passo successivo è stato quello di calcolare il numero di linee di cui si compongono i dialoghi del filosofo. Le opere risultano costruite secondo la simbologia del 12 (esempi
al paragrafo 8) seguendo la scala musicale pitagorica di 12 note. L'Apologia è di 1.200 linee, Protagora, Cratilo, Filebo e Simposio di 2.400, Gorgia di 3.600, la Repubblica 12.000.

La simbologia del 12. Secondo Kennedy, Platone ha organizzato i suoi scritti in base alla scala musicale di 12 note usata dai pitagorici. La teoria di Kennedy è che Platone contasse le linee delle sue opere per inserire, a intervalli regolari, "messaggi simbolici". «Scoprire come lo ha fatto - aggiunge lo studioso - significherebbe aprire la porta di un labirinto dove ancora oggi si nascondono i messaggi segreti» che il filosofo avrebbe voluto traghettare nel tempo.

Scritti come testi musicali. Ci sarebbe anche un altro elemento a sostegno della tesi di Kennedy. Secondo la teoria musicale degli antichi greci, alcune note sono armoniche altre dissonanti. Platone avrebbe inserito concetti positivi quali la virtù e la bellezza, in coincidenza delle note armoniche, concetti negativi quali i vizi e la vergogna in corrispondenza di note dissonanti.

I dubbi sulla teoria
. «I testi venivano trascritti dagli scriba che seguivano regole di scrittura del tempo» sottolinea Giorgio Stabile, docente di Storia della Scienza presso la facoltà di Filosofia della Sapienza, esperto del pensiero filosofico e scientifico dall'antichità al XVII secolo. «Ogni grande autore - aggiunge il professor Stabile - scriveva seguendo un certo ritmo, il ritmo della parola, nelle opere di Dante ad esempio, a metà delle cantiche c'è sempre qualche frase, concetto eccezionale, perché sentivano il ritmo della scrittura». Il professor Stabile parla piuttosto della presenza di un «implicito codice geometrico usato da Platone a livello concettuale presente ad esempio nella Repubblica». Per il professore in assenza di prove concrete ci si trova di fronte a quello che può definirsi semplicemente "guardonismo". Il docente conclude con una battuta: «Se ci si mettesse ad analizzare la disposizione numerica e geometrica dei sampietrini, scommettiamo che uscirebbe fuori qualche teoria?». Forse sì, forse qualcuno lo sta già facendo.





Powered by ScribeFire.

Ricoveri forzati, verso il cambiamento della 180. Pd: rischio ritorno ai manicomi

Il Messaggero

 

ROMA (11 luglio) - Un tempo li chiamavano matti, e vivevano chiusi nei manicomi. La legge che li ha tolti dalla reclusione forzata, la legge 180 approvata nel 1978 , aveva promesso un'assistenza a misura d'uomo delle persone affette da disturbi mentali, facendo intravedere la possibilità di un loro reinserimento nella società. Dopo 33 anni, in presenza di un bilancio in chiaroscuro di quella riforma, che ha avuto il merito di cancellare la vergogna dei manicomi ma che in molte zone del paese è rimasta lettera morta nella creazione di strutture alternative, c'è chi sta pensando di tornare alle vecchie strutture contenitive.

In questi giorni è in discussione alla Camera una proposta di legge presentata dal deputato del Pdl Carlo Ciccioli . Una proposta che, per l'appunto, vuole rivoluzionare la legge Basaglia. In commissione ci sono sette proposte sullo stesso argomento. Quella su cui punta il pdl è proprio quella di Ciccioli. Tutto ruota intorno all'idea di eliminare o ridurre il disturbo psichico, costi quel che costi. Tanto per cominciare, il periodo di ricovero obbligatorio per i malati di mente in fase acuta, passa da sette a trenta giorni.

Ma il clou della proposta è nella gestione dei malati gravi quando i loro «raptus» sono finiti. Tutto è racchiuso in una sigla: Tsop. Significa «trattamento sanitario obbligatorio prolungato». Si tratta del ricovero forzato per quei pazienti che secondo gli psichiatri del dipartimento di salute mentale hanno bisogno di un lungo periodo di cure. Il Tsop dura sei mesi , ma può essere rinnovato. È deciso dal sindaco, con l'assenso del giudice tutelare, su proposta del dipartimento di salute mentale che ha in cura il paziente. Una volta presa la decisione, il malato viene portato in una struttura non ospedaliera, dove vengono assistiti pazienti dello stesso tipo. Il trattamento obbligatorio serve a imporre al paziente la cura che lo dovrebbe portare se non alla guarigione almeno al contenimento della sua patologia.

L'optimum , per i presentatori della proposta di legge, è che durante il ricovero coatto, il paziente accetti di firmare un «contratto terapeutico vincolante». È quel «contratto di Ulisse» di cui parla Ciccioli nella presentazione della sua proposta: come il protagonista dell'Odissea che si fa legare all'albero della nave nell'episodio delle sirene, il paziente decide di seguire le cure che gli vengono prospettate dallo psichiatra e anche se cambiasse idea, non ci sarebbe nulla da fare, il programma dovrebbe andare avanti.

Ce ne è quanto basta per mettere in allarme i difensori della legge 180, che temono un ritorno mascherato dei manicomi, anche se in una forma più soft. «La proposta del pdl - sostiene la deputata del Pd Margherita Miotto - è la classica risposta sbagliata a un problema reale. Dietro quella proposta, sulla quale si è posizionata la maggioranza, c'è la voglia di tornare a qualcosa che somiglia molto ai manicomi. Per fortuna il ministro Fazio ha detto che non bisogna cambiare la legge 180. Speriamo che tenga duro: finora, la sua maggioranza si sta muovendo in un'altra direzione».

Ma Ciccioli, il presentatore della proposta del Pdl, assicura che nessuno vuole mettere in discussione la legge 180. «Non ha senso mettersi il paraocchi. Oggi i malati psichiatrici più gravi entrano e escono dall'ospedale, e la loro gestione ricade interamente sulle spalle delle famiglie, che da sole non ce la fanno. Oppure , se una famiglia non ce l'hanno, diventano barboni. Prendersi cura di queste persone è un fatto di civiltà , e non si può negarlo per un pregiudizio ideologico». A fine luglio Ciccioli, che è stato nominato relatore sulla proposta di legge, presenterà un nuovo testo da mettere in votazione. «Entro settembre vogliamo arrivare al voto».





Powered by ScribeFire.

Pedoni allo sbaraglio tanto la multa non c'è

Il Tempo

Non rispettano le strisce, ignorano i marciapiedi e intralciano il traffico. Le infrazioni non sono rilevate e la distrazione regna sovrana. In tanti camminano in mezzo alla strada senza rispetto per il codice.









Powered by ScribeFire.

Tv, arrestata per spaccio ''Danielona''

Repubblica

Una delle opinioniste della trasmissione televisiva di Maria De Filippi "Uomini & Donne" è stata arrestata ieri sera a Roma per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di Daniela Ranaldi, 55 anni, più nota come "Danielona" per via della sua stazza

 Già da alcuni giorni gli agenti del commissariato Trevi avevano notato dei movimenti di persone sospette nelle vicinanze dell'abitazione della donna che si trova nel centro storico della capitale.

Ieri sera i poliziotti hanno fermato la donna nei pressi della sua abitazione e nel corso del controllo gli agenti hanno sequestrato un involucro contenente circa 11 grammi di cocaina pura, non ancora tagliata, e un bilancino di precisione


La donna più vecchia del mondo: 130 anni

Repubblica

E' georgiana e vive in un paesino di montagna. Si chiama Antisa Khvichava e i registri sovietici parlano chiaro: è nata l'8 luglio del 1880. Lei si sente ancora bene: "Non mi piace stare a letto tutto il giorno, quando posso vado a sistemare il giardino"

Srebrenica, quindici anni dopo In 60mila alla commemorazione

La Stampa

Funerale per le oltre 770 vittime identificate solo negli ultimi mesi.
Presente il presidente serbo Tadic




SARAJEVO

In un interminabile corteo di pullman e automobili, decine di migliaia di persone erano presenti al memoriale e cimitero di Potocari, in Bosnia, dove si è svolta la commemorazione delle oltre otto mila vittime del genocidio di Srebrenica del luglio 1995.



Durante la cerimonia sono state tumulate le spoglie di 775 vittime identificate col test del Dna negli ultimi 12 mesi. Negli anni passati nel cimitero di Potocari sono state già sepolte 3.749 vittime. Ieri sera sono giunti a Potocari anche i 7 mila partecipanti della "Marcia della pace", che in tre giorni hanno percorso all’incontrario la marcia, attraverso i boschi, dei 15 mila uomini di Srebrenica in fuga verso Tuzla, dove solo in pochi arrivarono.

Si stima che alla commemorazione abbiano partecipato circa 60 mila persone, tra cui anche i presidenti, della Serbia, Boris Tadic, e del Montenegro, Filip Vujanovic, i primi ministri del Belgio, Yves Laterme, della Turchia, Tayip Erdogan, della Croazia, Jadranka Kosor, il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jaglanda, il ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, l’Alto rappresentante della comunità internazionale in Bosnia, Valentin Inzko, nonchè gli esponenti croato e musulmano, Zeljko Komsic e Haris Siladzic, della presidenza tripartita bosniaca. La funzione religiosa per le esequie delle 774 vittime musulmane del massacro è stata guidata dal capo della comunità islamica bosniaca, Mustafa Ceric, quella per il cattolico Rudolf Hren dal padre Martin Antunovic.



Powered by ScribeFire.

In volo fino alle Bahamas, nuovo colpo del baby-ladro

Corriere della sera

Il diciannovenne Colton beffa ancora l'Fbi e ruba il quinto aereo in due anni

WASHINGTON

Lo hanno visto vicino al «Curly Tails
», un locale della Great Abaco, Bahamas. Era senza scarpe. E non solo perché c'è la spiaggia. Lui è il «bandito scalzo». Colton Harris Moore, la leggenda volante. Un nuovo Jesse James di appena 19 anni, il cui nome corre dal Pacifico all'Atlantico sulle ali degli aerei che ruba. L'ultimo lo ha fregato, il 4 luglio, nello Stato dell'Indiana. Un Cessna 400 con il quale ha fatto un grande balzo di 1200 miglia. Colton lo ha poi abbandonato alle Bahamas dopo un atterraggio di fortuna. Del resto è l'unico che sa fare, visto che ha imparato a pilotare su Internet e grazie ad un manuale comprato con una carta di credito.

Ovviamente rubata. Infatti, oltre a impadronirsi degli aerei — questo è il quinto in 2 anni —, Colton campa facendo il ladro. Si sarebbe impossessato di refurtiva per oltre un milione e mezzo di dollari. Raccontano che abbia iniziato a soli 12 anni, con una bicicletta. E poi è passato alle auto di lusso, ai motoscafi, infine ai Cessna. Famiglia disastrata — il padre se ne è andato, la mamma assente —, Colton è cresciuto in fretta. L'isola di Camano, a nord-ovest di Seattle, è diventato il suo regno.

Capace di vivere all'aperto, si è arrangiato con i furti. Arrestato, è evaso nel 2008 e ha continuato a saccheggiare le case di vacanze. Poi si è spostato in Ohio tornando quindi — in aereo — nella sua isola. La polizia era ad un minuto dal ragazzo terribile, ma lui è scappato senza scarpe nei boschi. Un piccolo particolare che ha alimentato una grande storia. Colton è il Personaggio. Due siti seguono la sua latitanza, ha 50 mila amici su Facebook, artisti dell'Ovest hanno inciso canzoni in suo onore.

Come La ballata di Harry lo scalzo, che si chiude con «vola Colton vola», diventata la frase sulle T shirt messe in vendita da un fan. Un tizio ha fatto il calco di un'impronta (scalza) di Harry per poi offrirla su Ebay. Una popolarità che ha acceso di rabbia gli abitanti dell'isola. Disperati hanno ingaggiato un cacciatore di taglie. Non è servito. In primavera, «il bandito scalzo» ha deciso di spostarsi verso Est. Ed ha raggiunto l'Indiana, dopo aver svaligiato abitazioni in Oregon, Nebraska, Illinois, Sud Dakota. Il 18 giugno stava per finire in trappola. Una famiglia lo ha trovato in casa. Si era tagliato i capelli ed era nudo completo. È sparito prima dell'arrivo degli agenti. Ma ha capito che doveva cambiar aria. Ed ecco la mossa a sorpresa: la fuga alle Bahamas, dove lo cercano l'Fbi e squadre speciali. A Great Abaco ha «visitato» delle villette, poi a bordo di un battello rubato ha raggiunto Eleuthera, 65 chilometri più a sud. Chissà che non mediti un'azione spettacolare. A marzo, ha inviato un messaggio alla madre, Pam, chiedendole di fare spazio davanti a casa «perché verranno molti paparazzi». Per un complice di Harris dal nome strambo, Harley Davidson Ironwing, tra madre e figlio i rapporti sono sempre stati difficili.

Ma ora che Colton è famoso lei ha scoperto quanto vale. In tutti i sensi. Ha ingaggiato un avvocato delle star perché vuole tutelare i diritti di un libro, ha avuto contatti — smentiti — per fare un film. Intanto lo incoraggia a scappare. E quando le chiedono di Colton racconta che al figlio piacciono George W. Bush, Sinatra, gli «Earth, Wind and Fire». Ma tutti vengono dopo gli aerei. In quella che era la camera del figlio ci sono ancora i modellini di caccia e biplani. «Un giorno avrò la mia compagnia — le avrebbe detto —. E si chiamerà Fenice, come l'uccello risorto dalle sue ceneri». Brava Pam, un po' di mitologia non guasta.

Guido Olimpio
11 luglio 2010





Powered by ScribeFire.

Ai consiglieri del Lazio rimborsi d'oro mensili

IL Tempo

Stanziati 300 mila euro al mese anche senza ricevute.
Oltre allo stipendio e ai benefit da favola ai politici altri 4.190 euro per le spese.

CAMPIDOGLIO Ma in Comune tagliano il gettone di presenza


Più di 4 mila euro al mese di «rimborsi» per ogni consigliere, che si aggiungono allo stipendio che varia da 8 a 10 mila euro. Rimborsi tra virgolette perché vengono stanziati automaticamente e non dopo la presentazione delle spese sostenute. Ogni mese la Regione Lazio spende più di 300 mila euro per assicurare che i consiglieri possano avere un filo diretto con i propri elettori. Soldi versati anche a chi di elettori non ne ha: i 13 eletti nel listino.

Il meccanismo è collaudato da tempo: la Regione gira i soldi ai partiti che poi provvedono a trasferirli ai singoli consiglieri. Precisamente la Pisana stanzia 4.190 euro netti al mese per ogni componente dei gruppi politici. La formula magica è «Rapporto eletti-elettori»: il contributo mensile, che si aggiunge allo stipendio, è destinato a coprire le spese per rappresentare al meglio i cittadini nell'assemblea del Lazio. C'è chi affitta un ufficio, oltre a quello che gli spetta in Consiglio regionale, chi organizza pranzi e cene con gli elettori, chi «investe» in manifesti o in altre iniziative. Ma c'è anche chi quei soldi non li spende. E se li tiene. Perché è vero che è previsto un rendiconto delle spese (dove peraltro sarebbe facile far quadrare i conti) ma non tutti i partiti lo chiedono. Tant'è che ci sono alcuni consiglieri che raccolgono comunque scontrini e fatture varie benché non abbiano mai dovuto mostrarli. Ma questo è niente. Perché hanno diritto ai 4.190 euro mensili anche quelli che hanno conquistato il posto alla Pisana nel listino, cioè la formazione di tredici persone legata alla vittoria del candidato alla presidenza del Lazio.

Tredici candidati (14 con il presidente) che non hanno speso un euro per la campagna elettorale e che, almeno di solito, non hanno particolari legami con il territorio. Anzi che spesso non hanno proprio consenso. Capita che il loro inserimento nelle liste sia dovuto al raggiungimento di equilibri politici. Tant'è che spesso finiscono nella lista «d'oro» collaboratori di consiglieri, di deputati o senatori. Capita. Anche perché le norme regionali prevedono che nella formazione collegata ai candidati governatori ci siano sette donne e sette uomini e siano rappresentate tutte le province. Un «incrocio» complesso che fa sì che spesso la quadra si trovi faticosamente e attingendo a candidati non proprio di primo piano. In ogni caso anche loro, che non hanno campagne elettorali da pagare o particolari spese da caricarsi, portano a casa i «rimborsi», arrivando a ottenere più di 12 mila euro al mese di stipendio.

Non solo perché basta ottenere un posto da presidente di Commissione per conquistare anche 1.400 euro al mese in più di indennità, l'auto blu e qualche contratto per lo staff. Male che va si può fare il vicepresidente di Commissione (in tutto sono 36) e conquistare 700 euro al mese in più. Tutto a spese, ovviamente, dei cittadini. C'è soltanto un'unica consolazione. Non hanno diritto al contributo per le spese politiche, secondo un vecchio emendamento peraltro a questo punto poco comprensibile, gli assessori che non siano stati eletti in Consiglio.

Facciamo i conti: ogni mese il Lazio spende per i contributi ai consiglieri regionali 305 mila 870 euro. Di questi, 54.470 vanno ai tredici eletti nel listino. Resta sullo sfondo la questione che si discute ormai da più di cinque anni: la modifica della legge elettorale con la cancellazione del listino. In quel caso il problema sarebbe risolto alla radice: niente più listino niente più consiglieri «miracolati». Meno spazio ai giochi di Palazzo e ai privilegi dei politici e più rilevanza ai cittadini. Se ne è parlato tanto ma al momento di votare non se ne fa mai niente e la legge resta quella. Se poi a qualche consigliere venisse in mente di togliere il contributo per le spese politiche (in fondo chi guadagna 12 mila euro può permettersi di pagare pranzi e cene con gli elettori senza altri rimborsi) sarebbe ancora meglio. Ma per ora non sembra che alla Pisana ci siano consiglieri con le forbici in mano.

Alberto Di Majo

11/07/2010





Powered by ScribeFire.

Attentato caserma Santa Barbara Quattordici anni al kamikaze Game

Quotidianonet

E' arrivato il verdetto, dopol'esplosione del 12 ottobre 2009 con un ordigno fai-da-te.
Il complice del libico è stato condannato a 4 anni di reclusione, mentre il terzo uomo verrà giudicato in autunno



Milano, 10 luglio 2010

Una bomba, ma «era un gesto di pace». Lo disse, lo ripetè più volte al pubblico ministero Maurizio Romanelli. «Per la pace» era l’ordigno rudimentale, portato dentro la caserma militare Santa Barbara, in piazzale Perrucchetti, fatto esplodere con un innesco all’incontrario, tipo miccia a testa in giù, con polveri mal miscelate. «Era fatto apposta» disse il libico Mohamed Game a chi lo interrogava, ormai cieco da entrambi gli occhi, un moncherino al posto della mano destra. Non voleva farsi majid, immolarsi, poi disse, né far del male alle persone, ma «lasciare là la cassetta dell’esplosivo e andarmene». Un gesto dimostrativo, contro la guerra.

 

La bomba, nella mattina del 12 ottobre 2009 esplose nella porta carraia della caserma, i danni limitati al kamikaze, che maciullato dallo scoppio, gemette: «Dovete andarvene dall’Afghanista». E ieri Mohamed Game, 36 anni, che vive in un’oscurità permanente nel reparto clinico del supercarcere di Opera, e che davanti al giudice delle indagini preliminari Stefania Donadeo ha fatto una sola comparsa, non c’era ad assistere alla sua condanna. Quella, quattordici anni di reclusione incassati in rito abbreviato (un terzo dello sconto sulla pena) per attentato, fabbricazione, detenzione e porto di ordigni esplosivi, il tutto finalizzato al terrorismo, si adegua alla richiesta del pubblico ministero Romanelli e la conferma.

Così Game si aggiudica il primato di kamikaze fai-da-te in Italia e a Milano, un veloce e intenso indottrinamento in Internet attraverso la parola del rpedicatore Abu Musab Al Suri che teorizza la jihad individuale e movimentista, un intensissimo apprendimento attraverso l’Enciclopedia illustrata per la fabbricazione degli esplosivi di Abdallah Dhu Al-Bajadin, via web, una serie sconfinta di accessi in Internet per monitorare personaggi politici della Lega e del Pdl.

Non passa la tesi che l’esplosivo rimase in parte inerte per la volontà imbelle dell’imputato di non far del male a nessuno e nemmeno a se medesimo. Quella per cui l’avvocato Alessandro Pedone aveva chiesto la derubricazione del reato ad attentato non atto a ledere le persone, cosa che avrebbe comportato una forte diminuzione della pena, e comunque non oltre i dieci anni di reclusione.

Le parti civili, Presidenza del Consiglio dei ministri e Ministeri della Difesa e degli Interni, ricevono dal giudice una provvisionale (formale, Game non è in grado di pagare) da cento milioni di euro ciascuno, contro la richiesta complessiva di 500 mlioni.

Il complice del libico, l’egiziano Mahmoud Kol, accusato di fabbricazione, detenzione e porto di ordigni esplosivi con finalità di terrorismo è condannato a quattro anni di reclusione. A suo carico, una provvisionale a favore delle parti civili di complessivi 15mila euro.

L’uomo, presente al processo in sedia a rotelle per ultimi problemi di salute, era accompagnato dalla moglie italiana (la seconda è in Egitto) e da cinque dei dieci figli, che assitono composti, e senza una parola, alla condanna. Il suo avvcoato Carmelo Scambia, di fronte alla condanna cui ricorrerà in appello, dichiara l’incosistenza della prova che Kol sapesse del fine ultimo di diserbanti e solventi e bolla la condanna come emergenziale: «E’ ciò che la situazione impone». Il terzo complice, il libico Imbaeya Israfel, verrà giudicato in autunno in rito ordinario.

di Marinella Rossi





Powered by ScribeFire.

De Magistris fa come Tonino, urla e protesta contro il Lodo Alfano poi pretende l’immunità

di Redazione

L’eurodeputato Idv chiede di non essere processato per non rispondere di diffamazione ai danni di Mastella.

Sotto accusa per le frasi dell'inchiesta Why Not imita Di Pietro che utilizzò lo scudo Ue


di Paolo Bracalini e Gian Marco Chiocci

Roma

Tale leader, tale aspirante leader. Luigi De Magistris sta seguendo in modo speculare le orme del suo padrino politico Antonio Di Pietro. Entrambi ex Pm che hanno lasciato la magistratura per darsi alla politica, entrambi grandi nemici di lodi, scudi e immunità per i politici, entrambi però pronti a sfruttarli appena serve. Come prima l’eurodeputato Tonino, adesso anche l’eurodeputato De Magistris ricorre al privilegio dell’immunità parlamentare per sottrarsi al normale corso della giustizia, quello che tocca ai comuni cittadini ma non alla Casta, di cui ormai fa parte. Il procedimento che lo riguarda è partito da un suo collega di Strasburgo, Clemente Mastella, che ha presentato al Tribunale di Benevento un atto di citazione contro De Magistris. In ballo, una diffamazione che Mastella ritiene di aver subito dall’ex pm di Why not, che in un’intervista dell’ottobre 2009 a E-Polis aveva espresso concetti poco lusinghieri sul suo conto. 


Il delfino di Di Pietro, però, ha appena presentato alla presidenza dell’assemblea Ue la richiesta di far valere la sua immunità parlamentare, come è stato reso noto nella plenaria di Bruxelles lo scorso mercoledì. L’eurodeputato Idv chiede di non essere «processato» perché le affermazioni contestate da Mastella sarebbero opinioni espresse nell’esercizio della sua funzione di deputato, e quindi non perseguibili come da l’articolo 68 della Costituzione, l’immunità dei parlamentari appunto.

Ma non era lui l’arcinemico di questi odiosi scudi dei politici? Non era De Magistris ad aver dichiarato che con il lodo Alfano l’Italia sarebbe diventata il «Sahara della legalità»? Non è lui, insieme a Di Pietro, ad aver coniato l’equazione «immunità parlamentare/immoralità parlamentare? Certo, De Magistris dirà che l’immunità a cui si riferisce è quella totale, quella prima delle modifiche del ’93. Ma la contraddizione c’è tutta, tanto che torna alla mente la profezia di Gasparri, quando appena saputo della candidatura di De Magistris alle Europee disse: «Vien da pensare che lo abbia fatto per ottenere l’immunità, visto quanto sta emergendo dallo scandalo Genchi».

Ora la decisione tocca alla commissione del Parlamento Ue competente per le immunità degli euro-onorevoli, cioè quella Affari giuridici. Che si riunirà probabilmente non prima di settembre, sentirà De Magistris e, votando a maggioranza, deciderà se rimettere la questione al presidente e chiedere di inviare una richiesta di ulteriori informazioni alla Procura di Benevento. Dopodiché si pronuncerà sulla domanda dell’europarlamentare Idv che, se accettata, non potrà essere giudicato dal Tribunale campano.

I dubbi restano, anche perché è tutto da vedere se le parole incriminate rientrino nella libera espressione di opinioni da parte dell’esponente politico. Il punto, infatti, è che si riferiscono a un periodo precedente all’attività parlamentare, quando cioè De Magistris era ancora pm a Catanzaro e Mastella ministro della Giustizia. In quell’intervista, contestano i legali dell’eurodeputato di Ceppaloni, De Magistris dice tra le altre cose questa: «...Mastella era implicato in una mia inchiesta e aveva cercato di fermarmi». «È evidente nell’utilizzo di tale espressione - attaccano gli avvocati nell’atto di citazione - l’intenzione di De Magistris di ingenerare nel lettore l’idea di un tentativo di sviamento dell’attività giudiziaria dell’allora Pm che sarebbe stato posto in essere dall’on. Mastella attraverso l’abuso della sua posizione istituzionale di ministro della Giustizia. L’affermazione proferita dal De Magistris nell’intervista in realtà è assolutamente menzognera e falsa e come tale atta a generare pesante discredito» su Mastella. Accuse fatte nonostante fosse già nota l’archiviazione della posizione relativa a Mastella in Why not. Non solo, sia la Procura di Catanzaro sia lo stesso gip avevano stabilito che non vi fosse «nessun elemento utile a proiettare in giudizio una sostenibile accusa a carico del Sen. Mastella» (3 marzo 2008) e che la notizia di reato nei suoi confronti era «infondata» (1 aprile 2008). De Magistris sostiene di essere stato «fermato» da Mastella, in realtà dagli atti giudiziari emerge che il Pm non avrebbe potuto nemmeno sottoporre a indagine Mastella. Verità che, secondo i legali dell’ex Guardasigilli, sono state ignorate da De Magistris in quell’intervista e rendono quindi particolarmente gravi le accuse. Se dovesse essere condannato, il milione di euro richiesto come riparazione del danno sarà devoluto in beneficenza al Villaggio dei ragazzi di Maddaloni. Sempre che il processo abbia luogo, e che non venga stoppato da un Lodo De Magistris...





Powered by ScribeFire.

Addio all'ultima Little Italy

La Stampa


New York, viaggio nel cuore della roccaforte italiana del Bronx.
"Per queste strade ormai si parla soprattutto messicano o albanese"
MAURIZIO MOLINARI, CORRISPONDENTE DA NEW YORK

Qui di italiano ci sono rimasti solo un po’ di ristoranti». Cecilia, 87 anni e borsa della spesa in mano, scuote la testa mentre attraversa Hughes Avenue per andare dal mercato a casa. In mezzo alla strada vi sono bambini messicani a giocare a pallone, il ristorante «La Casita Poblana» è pieno di avventori e dal «Cuba Cigar» esce una nuvola di fumo. «Guardatevi attorno, di italiani non ce ne sono quasi più» dice a malincuore Cecilia, arrivata giovanissima da Torretta «vicino a Palermo» e cresciuta ad Arthur Avenue, dove sono nati i suoi figli e nipoti.

Siamo nell’ultima Little Italy di New York, incastonata nel Bronx fra lo Zoo, l’Università di Fordham e i giardini botanici. È un’area nota come Belmont che ruota attorno al tratto di Arthur Avenue fra la East 187ª Street e Columbus Plaza. Gli immigrati italiani ci arrivarono all’inizio del Novecento come nel Lower East Side, ma la differenza è che qui erano sempre riusciti a difendere la roccaforte etnica sul territorio. Se la Little Italy di Manhattan si è svuotata a favore di Brooklyn a partire dagli Anni Cinquanta per la fuga verso i sobborghi - e una generazione dopo lo stesso spostamento in cerca di quartieri migliori ha portato gli immigrati di seconda e terza generazione a Staten Island e nel New Jersey - Arthur Avenue aveva resistito attorno al «Retail Market», il mercato coperto voluto dal sindaco Fiorello LaGuardia nel 1940 per creare un punto collettivo di vendita di alimentari come c’è nella piazza di qualsiasi paese italiano. Ma ora l’italianità di Arthur Avenue barcolla. E’ sufficiente passeggiare attorno al doppio portone d’entrata del mercato per accorgersi che gli italiani sono sotto assedio a causa della crescita esponenziale di due gruppi che non potrebbero essere più diversi: gli albanesi e i messicani.

Caratteri albanesi ornano il murale con la gigantografia di Gesù che campeggia all’entrata dell’unico parcheggio della zona - il cui valore specifico è molto alto perché qui la metropolitana non arriva - e sullo stesso marciapiede c’è il Gurra Caffè, un ristorante dai prezzi non accessibili a tutti che serve specialità schipetare alla stessa clientela che poi a casa guarda «Alb tv», l’emittente albanese il cui nome campeggia sul palazzo a due piani al 2220 di Arthur Avenue. Il merito è di un trentenne albanese-americano, Leonel Dreshaj, che ha creato la società «Fta Market» che vende quello che definisce un «decoder etnico» con il quale «la gente di qui può vedere le stazioni nella lingua madre». Sono 23 i canali albanesi disponibili. La madre, Nusha, è una ex profuga kosovara che di tv non sa molto ma offre a chiunque entra da bere «perché noi europei siamo molto ospitali». Il negozio accanto è gestito da altre due albanesi, una di Tirana e l’altra di Pristina, ed è un «Deli» che vende di tutto: giornali in lingua originale, cd di cantanti come Gazi, Leke e Dava, costumi schipetari, bandiere con l’Aquila e manuali di combattimento per i «guerrieri dervisci» in lotta contro i serbi.

Drina, quella di Tirana, parla degli italiani del quartiere come di «estranei, perfetti sconosciuti» perché «qui dentro non entrano mai» e «per strada quasi sempre neanche salutano». Mentre gli albanesi invece fanno la fila alla «Madonia Brothers Bakery» che vende pane fresco e cantucci dal 1918. Se albanesi e kosovari sono un gruppo minoritario ma molto aggressivo, determinato a farsi spazio senza troppi complimenti, i messicani invece dilagano. E sorridono, senza curarsi troppo delle tensioni con i non ispanici. «Gli italiani chi?» chiede con un ghigno Gregorio Castro, 45 anni, titolare del negozio di abbigliamento sportivo «Mexico Sport Center» che da sette anni è anche la sua casa. «Vendo magliette nere e verdi della nazionale del mio Paese, qui vengono solo messicani e in questo quartiere sono davvero tanti... Gli italiani? Non si fanno vedere molto, qui ognuno sta a casa sua», racconta passeggiando nel giardino davanti al suo negozio dove sorge un busto marmoreo di Cristoforo Colombo, simbolo dell’insediamento italiano in America. Ma la Storia passata interessa poco ai messicani, che in gran parte sono giovani e intenzionati a «lavorare sodo e guadagnare molto» come riassume Ramiro, 37 anni, di Puebla, titolare della tavola calda «El Sureno» dove i prezzi sono bassi e «il cibo talmente piccante che gli italiani neanche si avvicinano». Se nel 1980 solo 35 abitanti di Arthur Avenue erano messicani - pari allo 0,2 per cento della popolazione - ora sono ben 3200 - il 14 per cento del totale - con un aumento in sintonia con quanto sta avvenendo nel resto della città.

Le conseguenze si vedono da quanto avviene nei luoghi di culto di quartiere. La cattolica «Church of Our Savior» ha ormai l’80 per cento dei fedeli di origine ispanica, mentre alla «Our Lady of Mount Carmel Church», perennemente ornata con festoni tricolori, l’arcidiocesi a New York ha imposto di celebrare almeno due messe in spagnolo ogni settimana, designando alcune suore ispaniche per curare i rapporti con i fedeli madrelingua spagnoli. «Non c’è molto da sorprendersi di questi cambiamenti», taglia corto il negoziante napoletano Salvatore De Cicco che su Arthur Avenue vende targhe personalizzate, «perché albanesi e messicani continuano ad arrivare, moltiplicandosi, mentre gli italiani non vengono più a New York, se ne stanno a casa loro». Maurizio, da 14 anni capo cameriere nel ristorante salernitano «Zero Otto Nove» arredato alle pareti con i manifesti dell’ultima campagna elettorale in Campania, aggiunge: «Tutto vero, ma conta poco, qui in America l’unica maniera per andare avanti è lavorare sodo ed è una regola che vale per tutti, italiani, messicani o albanesi».

Alessandro Fava, ventenne newyorchese-palermitano, ammette che «qui un po’ tutto ormai è cambiato» e l’unica costante con i racconti dei genitori è il boom di vendite di prodotti alimentari italiani, simili a quelli che lui vende nella «Casa della Mozzarella» di Orazio Carciotto, dove chiunque entra può vedere con i propri occhi come viene lavorato il più popolare dei formaggi nostrani. Se gli italiani sembrano rassegnati al destino di perdere il controllo della Little Italy del Bronx, a gioire senza esitazioni di quanto sta avvenendo sono gli inservienti messicani delle pescherie Cosenza’s e Randazzo’s che, fra polpi vivi e ippoglossi freschi, vedono un futuro roseo: «La gente che parla la nostra lingua qui sta aumentando».




Powered by ScribeFire.

L'Isola di Pasqua al “buio” per 5 minuti: sarà eclissi tra le più lunghe mai avvenute

Il Messaggero

Il sole sarà coperto dalla luna alle 22 ora italiane di domani
Sulla piccola Rapa Nui tutto esaurito per uno spettacolo unico

 

SANTIAGO DEL CILE (10 luglio) - Per cinque lunghissimi minuti i moai rimaranno al buio e sarà uno spettacolo davvero unico in mezzo al Pacifico. Un'eclissi totale di sole attraverserà domani l'isola di Pasqua, nota anche come Rapa Nui, la terra dei moai, i giganteschi monoliti dalle misteriose sembianze umane. La notte calerà sull'isoletta vulcanica dell'Oceano a partire dalle 13.30.54 (locali), per cinque minuti e 20 secondi: cinque lunghi minuti di "sole nero" sui 160 km quadrati di Rapa Nui, distante 3.600 chilometri dalle coste del Cile e 4.000 da Tahiti.

L'appuntamento ha mobilitato non solo i cacciatori d'eclissi e gli scienziati, ma anche le agenzie di viaggi, visto che in tanti, e da tutto il mondo, trascorreranno quei cinque minuti di penombra in compagnia degli enigmatici moai: quando cioè - affermano nella propria lingua i circa 4.900 abitanti - la "mahina" (luna) s'interporrà tra la terra e il "ràa" (sole). In tanti, a Hanga Roa, piccola e unica città dell'isola, aspettano l'arrivo della mahina nella posizione giusta per godersi lo spettacolo astronomico. Ma molti dei presenti cercano un momento di divertimento sullo sfondo di uno scenario davvero unico.

È prevista anche una "fiesta" del tutto particolare, chiamata Eclipse 2010, con un costo di 90 euro, in un luogo ancora non rivelato dagli organizzatori, con tanta musica elettronica e balli. All'aeroporto locale, ricordano le autorità, sono stati fermati diversi stranieri con ecstasy e Lds. Al fine di limitare il numero dei turisti, il governo dell'isola - che ha dieci alberghi - molte settimane fa ha fatto sapere che non avrebbe consentito un'invasione senza controlli.

Quello di domani sarà, in altre parole, una sorta di combinazione perfetta tra un fenomeno sempre suggestivo e una terra dalla cultura ancestrale. Gli astri hanno infatti influito profondamente nella cultura rapa nui: ne sono esempio proprio i noti moai, visto che alcuni degli "ahus" (le piattaforme dove sono posati i colossi di pietra) sono stati costruiti tenendo conto delle posizioni del sole e della luna.

La traiettoria del cono d'ombra che coprirà la parte meridionale del Pacifico percorrerà circa 15 mila chilometri, a partire dal sud della Nuova Zelanda, fino alle Isole Cook e la Polinesia francese, per arrivare poi in Cile, ma solo in modo parziale. Anche se, precisano a Santiago, nelle aree dove il fenomeno andrà a spegnersi (all'estremità del Paese, dalle parti dello stretto di Magellano, e in alcune zone della Patagonia argentina) l'eclissi sarà totale. Proprio come all'isola di Pasqua.

È l'eclissi del millennio, quella che sarà visibile domani nell'emisfero Sud del mondo. In Italia saranno le 22:00 quando il disco della Luna coprirà quello del Sole:«sarà una eclissi totale tra le più lunghe mai avvenute», ha detto il presidente dell'Unione Astrofili Italiani (Uai) Emilio Sassone Corsi. Durerà oltre 5 minuti, ma dall'Italia non sarà possibile osservarla. Per assistere a un'altra eclissi totale di Sole bisognerà aspettare almeno 5 anni: nel 2015 il Sole si oscurerà nell'Artico, sulle isole Svalbard; nel 2016 in Malaysia e nel 2017 negli Stati Uniti. In Italia l'ultima eclissi totale di Sole è avvenuta il 15 febbraio 1961, poi è stata la volta dell'eclissi quasi totale dell'agosto 1999. Il Sole nero tornerà sull'Italia il 2 agosto 2027, ma sarà visibile solo a Sud-ovest di Lampedusa; soltanto il 2 settembre 2081 da tutta l'Italia sarà ben visibile un'altra eclissi totale.




Powered by ScribeFire.

Dopo la mozzarella blu, allarme per formaggio fluorescente

Libero









Powered by ScribeFire.

La sonda Rosetta sfiora l’asteroide

Corriere della sera

Il robot dell’Esa europea a 450 milioni di chilometri dalla terra

SCIENZE
La sonda Rosetta sfiora l’asteroide


L'asteroide Lutetia
L'asteroide Lutetia
MILANO

Rosetta ha incontrato Lutetia, il più grande asteroide che un robot cosmico abbia finora avvicinato. Alla velocità di 15 chilometri al secondo la sonda dell’Esa europea è passata a 3.126 chilometri dalla superficie grigia del corpo celeste con il diametro presunto di circa cento chilometri e simile ad una patata. Presunto perché le ricognizioni da Terra con i radar e i telescopi ottici lasciano un margine di incertezza data la lontananza a cui orbita 21-Lutetia, questo il suo nome completo dato dagli astronomi. E stabilire la sua taglia è proprio uno dei motivi per cui si è scelta la distanza dell’incontro: a tre chilometri si riesce bene a coglierne l’insieme e a valutarne le caratteristiche naturali che la superficie mostra.
L'AVVICINAMENTO - Il momento del maggiore avvicinamento è avvenuto alle 18.10 ma la conferma che tutto è andato per il meglio è avvenuta alle 18.45 quando la sonda ha ripreso a trasmettere con l’antenna ad alto guadagno, la parabola orientata verso la Terra. Alle 18.05 queste comunicazioni erano state interrotte perché la sonda doveva iniziare una manovra di rotazione continua per inseguire con i suoi strumenti l’asteroide. Dalle 15.10, tra l’altro Rosetta aveva iniziato una navigazione completamente autonoma governata dai computer di bordo.

Tutte le operazioni sono state governate dal centro Esoc di Darmstadt, in Germania, che è il centro di controllo delle missioni spaziali dell’agenzia spaziale europea. A gestire l’incontro ci ha pensato Paolo Ferri, responsabile di tutte le missioni interplanetarie. Lutetia pur essendo il più grande asteroide incontrato da una sonda spaziale è considerato il più piccolo della fascia di asteroidi presente tra Marte e Giove. Lo scoprì il 15 novembre 1852 Hermann Goldschmidt dall’Osservatorio di Parigi e il suo nome è il termine latino della capitale francese scelto da Francois Arago direttore dell’Osservatorio.

Da allora è rimasto un corpo tutto sommato misterioso ma ora sono gli strumenti di Rosetta a rivelarcelo nei dettagli. Per arrivare a Darmstadt i segnali impiegano 25 minuti perché il meeting cosmico è avvenuto ad una distanza di 450 milioni di chilometri dalla Terra. Nella notte la sonda trasmetterà le foto e i dati scientifici raccolti e dunque Lutetia avrà finalmente un volto. Uno degli strumenti, il sistema di imaging Osiris, è stato progettato e costruito con il contributo dei ricercatori dell'Università di Padova nei vari dipartimenti (Astronomia, Dim, Dei, Fisica, Geoscienze) e dell'Osservatorio Astronomico riuniti nel Cisas Per questo l’incontro è stato seguito anche dall’università patavina dall’Aula Rosino del Dipartimento di astronomia.

I dati inviati saranno analizzati anche dal gruppo di scienziati veneti diretti dal professor Cesare Barbieri. Ora Rosetta continuerà il suo viaggio verso l’obiettivo per cui è stata costruita. Nel 2014 infatti dovrà incontrare la cometa 67P/Churyomov-Gersimenko lasciando cadere sulla sua superficie un lander dal quale uscirà una trivella costruita sotto la supervisione di Amalia Ercole Finzi del Politecnico di Milano e capace di analizzare per la prima volta direttamente un nucleo cometario. L’avventura, dunque, continua.
Giovanni Caprara
10 luglio 2010



Powered by ScribeFire.

Presa in giro tedesca, l'Italia risponde

Cadute record, è un Tour killer

Caduta-choc, ma Riccò non lascia

La Stampa

di Giorgio Viberti

FOTOGALLERY



Powered by ScribeFire.

Fidel Castro riappare in pubblico

di Redazione


Il "leader maximo", 83 anni, fotografato durante una visita al "Centro nacional de investigaciones cientificas" cubano: 4 scatti fatti con un cellulare pubblicati su due blog.

E' la prima apparizione pubblica dal luglio 2006



 
L'Avana

In piedi, con l'ormai consueta tuta da ginnastica bianca, insieme a delle persone che gli stanno intorno: così appare Fidel Castro in quattro fotografie scattate lo scorso mercoledì e successivamente pubblicate su due blog, in quella che viene definita la prima visita del 'lider maximo' di questo tipo, e cioé in pubblico, dal luglio del 2006. I blog con le immagini del convalescente 83/enne Fidel sono gestiti dalle cubane Norelys Morales Aguilera e da Rosa C.Baez, la quale precisa che si tratta di foto scattate con un telefono cellulare: "Compagni, abbiamo avuto l'onore della visita a sorpresa di Fidel.

Quando stava andando via, la gente l'ha aspettato nella 'lobby': non lasciavano passare né avvicinarsi, ma quando è uscito non sono riusciti a tenere la gente sotto controllo. Sono stata a tre metri di distanza da lui", afferma la Baez nel testo che accompagna le immagini. Fidel Castro "é magro ma si vede che sta bene, secondo il nostro direttore anche mentalmente", aggiunge la blogger cubana, precisando che l'ex presidente "si è fermato, ha salutato e ha 'lanciato' dei baci".

Durante la visita al 'Centro nacional de investigaciones cientificas' (Cnic) - rileva a sua volta la Aguilera - Fidel "é stato accolto dai dirigenti del centro", mentre "i lavoratori dell'istituzione si sono avvicinati a salutarlo. Appariva sorridente e in salute". La visita nel Cnic è avvenuta lo stesso giorno in cui il fratello di Fidel, il presidente Raul Castro, ha avuto un colloquio con il ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos, nella settimana in cui - rilevano fonti locali - L'Avana e la Chiesa cubana hanno annunciato la liberazione, in tempi diversi, di un gruppo di 52 prigionieri politici. Negli ultimi anni sono apparse diverse foto di Fidel ripreso durante i suoi colloqui con presidenti, leader politici o amici, tra i quali il venezuelano Hugo Chavez. L'ex presidente pubblica spesso dei testi via web nelle sue 'reflexiones', nelle quali affronta tematiche cubane e internazionali di diverso tipo.




Powered by ScribeFire.