venerdì 23 luglio 2010

Pesce rosso da record nel Padovano: da 22 anni vive in una vaschetta

Il Messaggero

Ormai è lungo 15 centimetri, mangia poco e l'acqua gli viene cambiata ogni 15 giorni

 

PADOVA (23 luglio) – Da una boccia di vetro dove era stato vinto con una pallina, ha battuto tutti i record, 22 anni una vaschetta: è il pesciolino rosso scoperto nel padovano, a Due Carrare. «Areo». Nuota e mangia in un piccolo acquario casalingo, accudito come un figlio dai coniugi Rita e Graziano Schiavon.

Il “Nemo” da Guinnes è ormai lungo più di 15 centimetri, e non ama essere disturbato dagli estranei. «Quando qualcuno che non conosce si avvicina si agita tutto per un po'» riferisce il signor Schiavon. «Il segreto della sua longevità ? Non saprei - risponde l'uomo - Gli do poco da mangiare, solo il suo mangime, e gli cambio l'acqua ogni 15 giorni, ma non tutta la quantità della vaschetta, solo la metà, dopo aver lasciato quella pulita a vaporizzare perché si dissolva il cloro».

I due coniugi non sono in realtà i primi proprietari del pesce, che era stato vinto da una parente degli Schiavon, nel frattempo deceduta, e poi affidato ad un'altra familiare, anch'essa poi scomparsa. «Per questo quando lo guardo - conclude il signor Graziano, sorridendo - a volte faccio gesti




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Medusa da 18kg semina il panico sulla spiaggia. Anche se è morta

Corriere della sera

I tentacoli, sia pure staccati, hanno mantenuto il loro potere urticante: 150 persone ferite


ha raggiunto una spiaggia del Wallis Sands State Park, nel New Hampshire. Medusa da 18kg semina il panico sulla spiaggia. Anche se è morta 


MILANO - Mercoledì scorso una medusa "criniera di leone" (Cyanea Cappilata) ha raggiunto le acque antistanti le spiagge del Wallis Sands State Park, nel New Hampshire, trasformando una tranquilla giornata al mare in un caotico parapiglia di bambini urlanti e adulti doloranti. Centocinquanta persone sono venute a contatto con i tentacoli dell'animale planctonico che, seppure morto, è stato portato verso riva dalla marea. Alcuni dei tentacoli erano staccati dal corpo della medusa, ma questo non ne intacca il potere urticante. «Le cellule dei tentacoli, che rimangono vivi anche se distaccati dal corpo, mantengono inalterata la loro capacità di emettere neurotossine», ha sottolineato Reene Zobel, una biologa marina del New Hampshire Fish and Game Department.

LE CELLULE DEI TENTACOLI - Si chiamano cnidociti e quando vengono toccate estroflettono dei filamenti (cnidae) che rilasciano il liquido urticante. Questo ha funzioni difensive e predatorie ed è costituito da tre proteine che combinate danno luogo a un effetto infiammatorio-paralizzante.

LA MEDUSA CRINIERA DI LEONE - Raramente sono state intercettate lungo le coste del New Hampshire mentre sono molto più frequenti nelle fredde acque del vicino Golfo del Maine. Si tratta di una delle specie più grandi tra quelle conosciute e la sua mole la rende anche l'invertebrato di maggiori dimensioni in assoluto. Il suo ombrello può raggiungere i due metri e mezzo di diametro e gli appiccicosi tentacoli dei quali è dotata, che possono arrivare a misurare più di trenta metri, sono raggruppati in otto mazzi, ognuno dei quali ne contiene più di cento. L'habitat prediletto da questa medusa sono le fredde acque boreali dell'Artico, dell'Atlantico settentrionale e del Oceano Pacifico del Nord. E' fortemente urticante, ma non ha particolari effetti nocivi sull'uomo.

WALLIS STATE SANDS PARK
-Tra i centocinquanta bagnanti della spiaggia statunitense solo cinque bambini sono stati accompagnati per precauzione in ospedale, dal quale sono stati dimessi il giorno dopo. Per tutti gli altri è stato sufficiente sottoporsi a trattamenti di emergenza nel pronto soccorso allestito direttamente sulla spiaggia. La medusa, che qualcuno ha prontamente ribattezzato Wally, è stata raccolta con un rastrello dal bagnasciuga e ha concluso tristemente il suo blitz in un sacco della spazzatura.

Emanuela Di Pasqua
23 luglio 2010



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Cartelli tedeschi a Bolzano: parla Reinhold Messner

Libero



"L'Alpenverein ha sbagliato ad installare cartelli quasi esclusivamente in tedesco. Va però anche detto che le parole pronunciate dal Ministro Fitto sono molto pericolose perché potrebbero alimentare un sentimento anti- italiano in Alto Adige".

E, con questa dichiarazione, sulla decisione-polemica, presa dal Ministro Raffaele Fitto, di rimuovere i 36mila cartelli in lingua tedesca, si è espresso anche il "Re degli 8mila", Reinhold Messner, considerato il miglior alpinista ed esploratore italiano. Secondo Messner la diatriba sarebbe nata, almeno all'inizio, proprio a causa dell'Alpenverein, il Club alpino sudtirolese di lingua tedesca. "Sono stato a Plan De Corones e ho trovato soltanto cartelli con la dizione Kronoplatz. Ma scherziamo!" ha ironizzato. Ma, per quanto riguarda la diffida pronunciata dal Governo, l'alpinista non ha utilizzato mezzi termini: "Sono metodi fascisti".

Messner dice infatti di essersi da sempre battuto per la convivenza, per un Alto Adige che "faccia parte integrante dell'Italia" e, dopo aver appreso il provvedimento adottato dal Cdm, che ha accolto la richiesta di Fitto, si è detto "arrabbiatissimo". Secondo Messner la decisione di eliminare la segnaletica tedesca non aiuterebbe a proseguire sulla giusta strada dell'integrazione, ma "alimenta solo le forme di destra e quelle che chiedono l'autodeterminazione".

Messner conclude auspicando per una "giusta via di mezzo", ossia quella di riportare i nomi di paesi e città in due lingue, mentre, a detta dell'alpinista, non avrebbe senso tradurre anche i nomi dei prati.



23/07/2010




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Borghezio: dopo il Kossovo, Padania libera

Libero



Adesso ci sono anche le basi giuridiche. Il parere emesso ieri dalla Corte internazionale di Giustizia sulla legittimità della secessione del Kosovo apre la strada a una serie di rivendicazioni: dalla Catalogna in Spagna alla Cecenia in Russia, dai fiamminghi in Belgio alla … Padania in Italia. "Il principio di diritto internazionale sancito dalla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Aja, secondo cui l’indipendenza del Kosovo non sarebbe illegittima in quanto non espressamente preclusa dalla risoluzione Onu, vale anche per la Padania".
Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord, esulta per il parere della Corte internazionale di Giustizia che ieri ha vidimato la secessione del piccolo Stato balcanico dalla Serbia. Ora "l'autodeterminazione della Padania - obiettivo strategico della Lega Nord - non risulta, infatti, espressamente preclusa da alcuna carta internazionale e neppure dal Trattato di Lisbona che, certo non casualmente, non contiene norme atte a conculcare il diritto dei popoli europei di disporre di se stessi” scrive Borghezio, che conclude: “Buone notizie, quindi, per noi Padani e per tutte le nazioni senza Stato che, dalla Corsica alle Fiandre a Euskadi, aspirano all’indipendenza nel quadro dell’Europa delle etnie preconizzata da Guy Hèraud".
La breccia è aperta per i padani. Ora basterà aggirare l’articolo 5 della Costituzione che prescrive: “L’Italia, una e indivisibile…”. Nessuna paura e niente timori per il popolo verde, potrebbe intervenire ancora la Corte dell’Aja a dirci che l’indipendenza della Padania non è “espressamente preclusa” dalla nostra Carta fondamentale.
23/07/2010


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Tutti i partiti si sono mangiati 3 miliardi di euro in 15 anni Casta, scandalo senza fine

Quotidianonet

Mentre si chiedono sacrifici durissimi ai contribuenti, un'inchiesta dell'Espresso rivela come il no al finanziamento pubblico, votato dal 90% degli italiani, sia stato aggirato dalle forze politiche di ogni colore per spartirsi una torta gigantesca


Roma, 23 luglio 2010


E pensare che non passa giorno senza che un politico, di ogni colore e partito, si alzi e ammonisca sull'esigenza di fare sacrifici, tirare la cinghia, bla bla bla. Parole, parole, parole. Perchè i numeri dicono che da diciassette anni a questa parte, da quando il referendum sul no al finanziamento pubblico dei partiti si risolse in un successo colossale per i promotori, la Casta ha fatto esattamente l'opposto. E ha speso cifre folli per mantenersi. Lo dimostra la maxi-inchiesta in edicola con L'Espresso questa settimana e di cui pubblichiamo uno stralcio significativo.

TRE MILIARDI DI EURO IN 16 ANNI

"Tre miliardi di euro. Una cifra stratosferica, equivalente a quasi seimila miliardi delle vecchie lire. Sono i soldi pubblici che i partiti italiani hanno incassato in sedici anni: il tesoro nascosto della Seconda Repubblica. Una cascata di denaro prelevato dalle tasche dei cittadini e trasferito nei forzieri che sostengono la macchina politica del nostro paese.

E stiamo parlando soltanto dei fondi elargiti dallo Stato a partire dal fatidico 1994, anno di svolta dopo la tempesta di Tangentopoli, segnato dall'introduzione del sistema di denaro, che si è modificato secondo gli assetti della politica e delle maggioranze, con formazioni che scompaiono e coalizioni in continua metamorfosi. In questo inseguirsi di sigle e simboli, dalla contabilità bizantina, resta però un punto fermo, che ha il sapore di una truffa ai danni della cittadinanza. Perché nell'aprile 1993 il referendum per l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti era stato approvato con una maggioranza bulgara. 

L'iniziativa promossa dai Radicali di Marco Pannella aveva ottenuto il 90,3 dei consensi e avrebbe dovuto decretare la fine delle trasfusioni a vantaggio dei segretari amministrativi di movimenti grandi e piccoli. Invece no: nonostante quel voto, i cittadini hanno continuato a pagare per sovvenzionare la politica. Nel disprezzo della volontà popolare espressa dal referendum, la corsa all'oro di Stato è proseguita ed addirittura aumentata.

600 MILIONI DI EURO AI GIORNALI DI PARTITO

Sommando al denaro per gli organigrammi di partito quello per i loro organi: fondi a go-go erogati a favore dei cosiddetti giornali organi di partito, come la cara vecchia "Unità" del Pci-Pds-Ds, il "Campanile nuovo" dell'Udeur di Clemente Mastella, la "Padania" di Umberto Bossi, il "Foglio" di Giuliano Ferrara e le altre decine di testate di partiti e movimenti spesso fantasma o appositamente creati che, nello stesso periodo, da soli, secondo una stima de "L'espresso" , in quella torta di tre miliardi valgono circa 600 milioni di euro. Davvero un bel bottino.

2 MILIARDI 254 MILIONI DI RIMBORSI AI PARTITI

Caccia al tesoro: È quella scatenata dai partiti per mettere le mani sul tesoretto pubblico dei rimborsi: ben 2 miliardi 254 milioni di euro stando al calcolo fatto recentemente dalla Corte dei conti fino alle elezioni politiche del 2008, cui vanno però aggiunti un altro centinaio di milioni maturati nel 2009 grazie alle ultime europee. Come è stato possibile trasferire tanto denaro nonostante il plebiscito del referendum? Aggirando il veto al finanziamento pubblico con una nuova formula: il meccanismo dei rimborsi elettorali.

Sempre pubblici, sempre pingui ma formalmente giustificati dalla volontà di tutelare la competizione democratica. Sulla carta, però, il risarcimento a carico della collettività avrebbe dovuto coprire soltanto i costi sostenuti nella campagna. Ma i furbetti del partitino hanno subito inserito un primo trucco: come per magia, i rimborsi volano lontano dalle regole dell'economia e si plasmano su quelle della politica, per dilatarsi e lievitare. Non si calcolano sulla base dei soldi effettivamente investiti e spesi per spot, comizi e manifesti, ma in proporzione ai voti ricevuti. Quanto per l'esattezza? Una cifra che si è gonfiata senza sosta e senza vergogna, in un'autentica corsa al rialzo.
Nelle politiche del 1994, le prime dopo il referendum blocca finanziamenti che segnarono la vittoriosa discesa in campo di Silvio Berlusconi, il fondo a disposizione è stato alimentato con una formula magica: 1.600 lire per ogni cittadino, non tantissimo perché all'epoca un quotidiano costava 1.300 lire ma che fatti i calcoli produce una cifra monstre. In totale, per Camera e Senato, il contributo toccò la cifra di 90 miliardi 845 milioni di lire. Un bel gruzzolo, non c'è che dire.

SI INCASSA ANCHE SE SI SCIOLGONO LE CAMERE

Anche le modalità di pagamento degli agognati rimborsi subiscono modifiche: non più tutti e subito ma rateizzati nei cinque anni di durata della legislatura. Con una fondamentale postilla: il blocco in caso di scioglimento anticipato. Niente più parlamento, niente più quattrini. Una misura ispirata dalla frequenza delle elezioni nostrane, che viene però considerata troppo severa dalle segreterie di partito. E difatti nel 2002 aboliscono l'interruttore: il finanziamento si incassa anche se i parlamentari decadono prima.

Una farcitura a doppio strato: consente alle rate dei vecchi rimborsi milionari di sovrapporsi a quelle altrettanto ricche portate in dote dalla nuova legislatura. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, con effetti paradossali. Come bene dimostrano i rimborsi della quindicesima legislatura aperta nel 2006 e finita nel 2008 che continueranno ad essere incassati dai partiti fino al 2011 e si sommeranno a quelli della sedicesima che dovrebbe durare fino al 2013. Ci sono partiti, come i Verdi, Rifondazione, i Comunisti italiani che non sono più in Parlamento ma vengono ancora sovvenzionati dagli italiani.

Di astuzia in cavillo, le coalizioni hanno divorato oltre 2 miliardi 300 milioni di euro, frutto non solo dei rimborsi per le elezioni di Camera, Senato e Parlamento europeo, ma anche per quelle regionali. La Finanziaria del 2008 ha promesso le forbici: un taglio del dieci per cento su questi fondi. Che però si fatica a seguire nella loro destinazione finale, soprattutto da quando la competizione è tra blocchi di alleanze.

FORZA ITALIA HA INTASCATO DI PIU'

Chi ha incassato di più?
Secondo la stima che "L'espresso" ha elaborato spulciando i piani di ripartizione stilati dalla Tesoreria della Camera e i bilanci annuali delle forze politiche, a fare la parte del leone è stato proprio colui che da sempre sostiene di essere sceso in campo per affrancare gli italiani dai partiti-parassiti: l'attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La creatura da lui fondata nel 1994, Forza Italia, risulta infatti in testa alla lista dei beneficiati con oltre 638 milioni di euro di rimborsi elettorali incassati, pari a mille 235 miliardi di lire. Il calcolo è semplificato dal fatto che nel Pdl i conti restano separati: Fi e An si spartiscono le elargizioni pubbliche in modo netto. 

MA ANCHE PDS-DS-PD-ULIVO NON SCHERZANO

Più complesso decifrare le geometrie finanziarie della sinistra. In tre anni il Partito Democratico ha maturato ben 253 milioni di euro, frutto soprattutto delle ultime politiche. In più ci sono quelli del Pds-Ds con 184 milioni di euro alla voce "contributi dello Stato per rimborso delle spese elettorali". Troppo poco, è evidente, ma a questa cifra ci sono da aggiungere le quote Ds nei fondi per le coalizioni di centrosinistra e soprattutto per l'Ulivo: ma i rami della pianta di sinistra sono così intricati che nessuno riesce a distinguerne i colori.

Anche la tesoreria del partito ha replicato alla richiesta de "L'espresso" allargando le braccia. E che si tratti di cifre considerevoli lo testimoniano le posizioni di assoluto rililevo conquistate nella nostra graduatoria dalle coalizioni di centrosinistra come L'Ulivo e L'Ulivo per l'Europa (vedere tabella) che insieme hanno totalizzato oltre 260 milioni. In casa Fini prima delle ultime turbolenze era invece facile fare i calcoli: 237 milioni.

Al settimo posto c'è poi l'Udc di Pier Ferdinando Casini con i suoi quasi 114 milioni, seguita da Rifondazione comunista che, a dispetto delle traballanti fortune elettorali che l'hanno vista sparire dalla scena parlamentare nel 2008, in tre lustri ha raccolto 105 milioni di euro, mentre Lega e Margherita vantano rispettivamente 102 e 85 milioni di euro.

CON L'1 PER CENTO DEI VOTI SI PRENDONO OLTRE 6 MILIONI

Cifre ragguardevoli che si attestano sopra i 72 milioni iscritti nei bilanci dell'Italia dei valori e che doppiano i 35 dei Verdi, altri desaparecidos in Parlamento. Si può infatti anche non avere rappresentanti alle Camere ma, incredibilmente, riscuotere lo stesso i rimborsi pubblici. Se per farsi eleggere serve più del 4 per cento dei suffragi, per incassare è sufficiente un modesto 1 per cento. Come è capitato alla Destra di Francesco Storace e Daniela Santanché che, nonostante sia restata fuori con il 2,4 per cento dei voti, sta intascando oltre 6 milioni di euro.

Fondare un partito e presentarlo alle elezioni è infatti sempre un grande affare. Il denaro impegnato in spese elettorali è un investimento sensazionale. Qualche cifra: a fronte dei 2 miliardi e 254 milioni di euro di rimborsi erogati dal 1994 al 2008, secondo l'indagine della Corte dei conti le forze politiche hanno speso solo 579 milioni di euro. In pratica ci hanno guadagnato 1.600 milioni: il che vuol dire (vedere tabella) che i soldi investiti nella campagna elettorale hanno avuto un rendimento di oltre il 389 per cento, con punte massime del 959 registrate alle politiche del 2001. Con qualche partito più bravo di altri.

Il Pdl che nel 2008 ha dichiarato spese elettorali per 68 milioni 475 mila euro ha maturato rimborsi per più di 200 milioni di euro con un guadagno di oltre il 200 per cento. Mentre il Pd che ha speso 18 milioni 418 mila euro, riscuoterà 180 milioni con un guadagno di circa il 1.000 per cento. Un vero record.

Dati choc che smascherano l'effettiva natura di quelle erogazioni: altro che rimborsi, è sempre quel finanziamento dei partiti tout court che è sopravvissuto al referendum. Lo sottolinea la Corte dei conti nel dossier sui consuntivi delle spese delle forze politiche per le elezioni del 2008. Queste cifre, hanno sentenziato i magistrati contabili, dimostrano "che quello che viene normalmente definito contributo per il rimborso delle spese elettorali è, in realtà, un vero e proprio finanziamento".

L'UNITA', LA PADANIA E IL SECOLO D'ITALIA

Un altro pozzo senza fondo viene alimentato dal dipartimento per l'Editoria della presidenza del Consiglio e che secondo i dati disponibili sul sito di palazzo Chigi e analizzati da "L'espresso" in sedici anni ha elargito finanziamenti per un totale di 598 milioni di euro. A chi sono andati? In testa alla lista c'è "l'Unità" con quasi 100 milioni di euro. A sorpresa, al secondo posto, con oltre 50 milioni, rifulge la "Padania" dei leghisti di Umberto Bossi, grandi fustigatori della "Roma ladrona", ma non quando si tratta di incamerare pubbliche provvidenze.

Seguono "Liberazione" (48 milioni), voce di Rifondazione comunista e "Il Secolo d'Italia", di An (quasi 40 milioni). Dov'è lo scandalo? Anche nel fatto che a ramazzare questi denari ci sono testate di quotidiani e periodici che difficilmente comparirebbero se lo spirito della legge fosse stato correttamente rispettato.

QUEI 35 MILIONI AL FOGLIO DI FERRARA E VERONICA LARIO

Tra i grandi foraggiati, con oltre 35 milioni c'è "Il Foglio": fondato da Giuliano Ferrara, ha tra gli azionisti pure Veronica Lario, moglie del presidente Berlusconi prossima al divorzio. C'è "Il Denaro" (18 milioni), giornale napoletano diretto da Alfonso Ruffo; "Il Riformista" (14 milioni) fondato dall'ex senatore Antonio Polito ma edito dalla famiglia Angelucci, tra i maggiori imprenditori della sanità privata, il cui capostipite Antonio è stato eletto deputato nel Pdl. E c'è "Libero", altra testata della famiglia Angelucci, che ha incassato circa una ventina di milioni.

Anche in questo caso, una legislazione ambigua e volutamente sprecona ha permesso di confondere alti principi democratici e bassi interessi privati. Nel 1990 si stabilisce che per ottenere i fondi basta essere organi di partito o di un movimento con almeno due rappresentanti eletti in Parlamento; poi via via si introducono regole nuove e strambi cavilli come l'apparentamento con almeno un gruppo parlamentare, anche a Strasburgo; o la trasformazione in cooperativa giornalistica.

Le regole sono oscure, il fine è chiaro: mettere i soldi in tasca. Come l'ultima trovata del 2006 che ha totalmente abolito il requisito del collegamento con una rappresentanza parlamentare per i giornali che in passato sono comunque stati organo di partito. In pratica, il privilegio è immortale.

È proprio grazie a questi "aggiustamenti" che "Il Foglio" ha potuto attingere ai finanziamenti in quanto organo della "Convenzione per la giustizia", creatura dell'ex presidente forzista del Senato Marcello Pera e del verde Marco Boato. Il "Denaro" invece ha fatto bingo in quanto bandiera di "Europa mediterranea", un'associazione che allineava l'ex ministro Antonio Marzano e l'ex parlamentare Claudio Azzolini.

Ma il caso più eclatante resta quello di "Libero", quotidiano fondato nel 2000 da Vittorio Feltri. Questo giornale per accedere ai fondi per l'editoria di partito, a cominciare dal 2003 ha preso in affitto il bollettino "Opinioni nuove"che già riceveva modeste provvidenze in quanto organo del movimento Monarchico italiano. Questo supplemento coronato ha portato in dote a "Libero" i fondi pubblici riservati agli organi di partito. Avanti Savoia, tutto serve per fare cassa.






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Disoccupati, i nuovi corsi choc: «entusiasmometro» e rubapanchina

Corriere del Mezzogiorno

Giochi e test fisici nel progetto Priorita della Provincia. Milleseicento iscritti per un compenso di 350 euro 

 

L'«entusiasmometro» nelle pagine della guida al corso
L'«entusiasmometro» nelle pagine della guida al corso
NAPOLI


Ciro è un disoccupato di lunga data: ha una moglie, due figli, una madre malata a cui badare. S’è fatto un po’ di tempo in gattabuia per reati minori e adesso, finalmente, le istituzioni hanno deciso di dargli una mano per crearsi un «profilo sociale e professionale competitivo». L’invito era allettante. Ciro ha fatto domanda per partecipare al progetto Priorita, istituito dall’assessorato al Lavoro della Provincia di Napoli con l’obiettivo di «costruire con successo una proposta di profilo occupabile». È tutto spiegato nelle agende create ad hoc per i partecipanti al «per-corso». Ebbene, il primo giorno di lezione, Ciro ha ricevuto un «entusiasmometro». È l’immagine di un termometro con la colonnina di mercurio dove la scala graduata, che va da meno dieci a cento, dovrebbe misurare l’entusiasmo di ogni partecipante. Insieme con lui, al progetto prendono parte 1.600 disoccupati divisi in gruppi da 100.

INCONTRI SETTIMANALI - Gli incontri si tengono due oppure tre volte a settimana, dalle 8.30 alle 14.30, per un totale di 72 ore ripartite in 12 giorni da 6 ore. I partecipanti ricevono un indennizzo per le spese di trasporto che ammonta a 350 euro. E quindi, entusiasmometro oppure no, vale la pena farsi vedere anche agli incontri successivi. Dopotutto, sul totale di 72 ore è consentita un’assenza di 14. Ciro va anche al secondo incontro, e lì, oltre alla propria motivazione, deve dimostrare la sua possenza fisica: bisogna prendersi in braccio a vicenda, fidarsi l’uno dell’altro, deve lasciarsi cadere e aspettare che qualcuno lo sostenga prima che raggiunga il pavimento. D’altronde, come spiegano le agende nere con righino bianco di Priorita, fra i «contenuti disciplinari» trattati durante gli incontri c’è «l’educazione ai sentimenti e la cura dei legami, per sollecitare l’emersione del tuo orizzonte temporale e la ricerca di quegli episodi del passato che sceglierai per raccontare te stesso».

Inoltre, «ti sarà fornita una serie di elementi informativi/iconografici/cartografici di Napoli e provincia, per arricchire di riferimenti storici i luoghi in cui vivi», e ancora viene incentivata «l’attorialità». In soldoni: «Sarai seguito da un cast cinematografico che ti aiuterà a realizzare un vero e proprio film in cui sarà rappresentato il tuo progetto di vita». Quando Ciro viene cooptato per partecipare a quella che si può definire una variante psicologica dello «scemo in mezzo» — passarsi il pallone a vicenda pronunciando il nome della persona a cui si sta passando palla — si rende conto che questo, forse, non lo aiuterà a crearsi un «profilo sociale e professionale competitivo», ma tant’è: 350 euro sono pur sempre soldi.

GIOCHI SENZA FRONTIERE - Per ogni gruppo di partecipanti, tre o quattro sono quelli che abbandonano durante il «per-corso», ma lui no, tiene duro. E si va avanti. Tema del giorno: rubapanchina. Un tutor, accerchiato dagli allievi, dice «a me piace andare in moto». Se a qualcuno fra i componenti del cerchio piace andare in moto, questi deve fiondarsi all’interno del cerchio e prendere il posto del tutor, che, viceversa, deve prendere il posto dell’allievo. Ovviamente, ci saranno più persone a cui piace andare in moto, e così i posti non saranno mai abbastanza. In buona sostanza: vince chi ha più destrezza, ed è disposto ad ammettere le proprie passioni pur sapendo di dover perdere il posto nel cerchio.

Gli incontri vanno avanti così, ai partecipanti — dell’età media di trent’anni — viene chiesto di disegnare un quadrato ad occhi bendati, utilizzando alcune corde, o di infilarsi fra le maglie di una rete per passare dall’altra parte. Parallelamente a Priorita si svolge Oriento, una sorta di progetto gemello rivolto, però, a chi non ha mai avuto un lavoro. A Oriento partecipano 2mila persone. In tutto, sono 3.600 gli inoccupati che cercano di diventare «competitivi» con i corsi della Provincia. Ma quando finiranno i «per-corsi», cos’accadrà? Andrà in scena la replica di quant’è accaduto (e ancora sta accadendo) dopo la conclusione del progetto regionale Bros? Del resto già si profila una guerra tra senzalavoro. L’altro giorno la Digos ha presidiato la Torre Inail dove si svolge Priorita, perché i disoccupati di Bros, che non percepiscono più l’assegno mensile, intendevano bloccare i corsi di chi l’indennizzo, per quanto misero, riesce ancora ad averlo.

Stefano Piedimonte
23 luglio 2010





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Contribuenti tartassati: al fisco locale 2.364 euro

di Redazione

Il "fisco locale" pesa ogni anno per 2.364 euro a testa sui cittadini italiani. I contribuenti hanno pagato nel 2008 in media 1.932 euro di tasse alle Regioni, 344 euro ai Comuni e 88 euro alle Province. I più tartassati sono i lombardi con 2.697 euro pagati a testa


 


Roma - Il "fisco locale" pesa ogni anno per 2.364 euro a testa sui cittadini italiani. A fare i conti in tasca ai contribuenti alle prese con i balzelli di Regioni, Province e Comuni è uno studio dei tecnici della della Camera elaborato in base ai dati forniti dalla Copaff, la Commissione paritetica per il federalismo fiscale. I dati, elaborati per favorire l’esame dei provvedimenti ora in arrivo in Parlamento, sono relativi al 2008, l’ultimo anno disponibile. Il cittadino ha pagato nel 2008 in media 1.932 euro di tasse alle Regioni, 344 euro ai Comuni e 88 euro alle Province. 

Il peso delle tasse "locali" Dall’elaborazione emerge che i più tartassati, nelle regioni a contabilità ordinaria, sono i cittadini Lombardi con 2.697 euro pagati a testa a tutti gli enti territoriali. Le tasse "locali" più leggere sono invece quelle pagate dai campani che ogni anno sborsano "soli" 1.657 euro per finanziare le amministrazioni territoriali. Lo studio fa riferimento all’anno 2008 e i dati emergono sommando i tributi prelevati da Comuni, Province e Regioni. Tra i primi (i lombardi) e gli ultimi (i campani) in classifica la differenza è di 1.041 euro: in pratica in Lombardia si paga il 63% in più della Campania. Se la media italiana è di 2.364 euro, sono nove le regioni che pagano di più. Dopo la Lombardia si piazzano a sorpresa i contributi della Basilicata che pagano di tasse a regioni, comune e province per 2.571 euro. Terzi sono i contribuenti del Lazio (2.546 euro); seguiti da Emilia e Toscana (rispettivamente a 2.541 e 2.501 euro pro capite). Nella parte bassa della classifica , sotto i 2.000 euro di balzelli, ci sono i cittadini della Campania (1.657 euro) del Molise (1.726 euro) e dell’Abruzzo (1.994 euro). 

I trasferimenti dello Stato Nelle statistiche emergono anche gli importi dei trasferimenti fatti dallo Stato per finanziare la spesa corrente delle amministrazioni regionali. In questo caso, il Molise, che è il penultimo in classifica per livello di tassazione, risulta al primo posto ricevendo dallo stato 1.353 euro per cittadino. Al contrario la Lombardia è penultima per trasferimenti (solo 175 euro a testa) bruciata solo dai 166 euro procapite che il Piemonte intasca dallo Stato. L’importo dei trasferimenti per le regioni ordinarie è in media di 331 euro. Sotto la media sono così anche le Marche (197 euro), la Basilicata (207 euro), la Calabria (208 euro), il Veneto (211 euro) e il Lazio (217 euro). 

Molise primo per trasferimento pro capite Molise prima per trasferimenti pro capite, Piemonte fanalino di coda. Le tabelle elaborate dai tecnici della Camera calcolano gli importi "per cittadino" dei trasferimenti del 2008 fatti dallo Stato per finanziare la spesa corrente delle amministrazioni regionali. In questo caso, il Molise, che è il penultimo in classifica per livello di tassazione, risulta al primo posto ricevendo dallo Stato 1.353 euro per cittadino. Al contrario la Lombardia è penultima per trasferimenti (solo 175 euro a testa) bruciata solo dai 166 euro procapite che il Piemonte intasca dallo Stato. L’importo dei trasferimenti per le regioni ordinarie è in media di 331 euro. Sotto la media sono così anche le Marche (197 euro), la Basilicata (207 euro), la Calabria (208 euro), il Veneto (211 euro) e il Lazio (217 euro).




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Licenziato sei mesi fa Uccide dirigenti e si spara

Corriere Fiorentino

Un ex rappresentante di 46 anni ha sparato e ucciso l’ad e il responsabile della ditta. Poi si è ammazzato

L'azienda Gifas
L'azienda Gifas


MASSAROSA (LUCCA) - Un ex rappresentante, Paolo Iacconi, 46 anni, che era stato licenziato sei mesi fa, ha sparato e ucciso l’amministratore delegato e il responsabile dell’amministrazione della ditta in cui lavorava, la Gifas Electric e poi si è tolto la vita. È successo questo pomeriggio a Massarosa (Lucca).

L'APPUNTAMENTO, POI GLI SPARI - L’ex rappresentante si è presentato nel pomeriggio nella sua ex ditta, per un appuntamento con la direzione. In base a una prima ricostruzione, una volta entrato nell’ufficio dell’amministrazione, l’uomo avrebbe esploso quattro o cinque colpi di pistola, uccidendo le due vittime, e poi si sarebbe barricato nella stanza, dando fuoco a una parte dell’ufficio. Operai e impiegati hanno subito dato l’allarme. Al loro arrivo, le forze dell’ordine hanno sfondato la porta e sono entrate negli uffici, trovando i cadaveri dei due dirigenti e, in un’altra stanza, quello dell’ex dipendente.

23 luglio 2010




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New York, poliziotto travolge con la sua auto un ciclista e scappa

Il Mattino

NEW YORK (22 luglio)

Ha investito un ciclista che attraversava le strisce pedonali a Brooklyn, New York, e poi è fuggito via senza soccorrerlo. Le telecamere di sicurezza posizionate in vari angoli della strada lo hanno però smascherato.







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Benevento, palmare in borsa arriva il postino telematico

IL Mattino

 

BENEVENTO (23 luglio) - Dotato di palmare, il portalettere offre a domicilio servizi di corrispondenza e finanziari, come un piccolo ufficio postale itinerante.

Terminata con successo la fase di sperimentazione, entrano a regime anche a Benevento i «postini telematici». Nella borsa, tra lettere, avvisi, raccomandate, c'è anche il moderno palmare per offrire a domicilio un'ampia gamma di servizi postali e finanziari.

L'uso del palmare, oltre a rendere più efficienti e sicure le operazioni di consegna della corrispondenza registrata, trasforma lo zaino del portalettere in un «piccolo ufficio postale itinerante» permettendo ai clienti di effettuare tutta una serie di operazioni direttamente da casa. In particolare, per le inesitate, ovvero gli oggetti a firma non consegnati per assenza del destinatario (Raccomandate, Assicurate e Atti giudiziari), già da oggi non è più necessario l'inserimento manuale dei dati di consegna ma viene stampato un tagliando (Avviso di giacenza) con l'indicazione dell'ora della tentata consegna, del codice a barre e dell'ufficio postale dove effettuare il ritiro, completo di via e orari di apertura.




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Crisi Campania, ma i politici si regalano bonus da 2 milioni di euro

Il Mattino

 
di Adolfo Pappalardo

NAPOLI (23 luglio) - Due milioni di euro all’ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Campania per spese di rappresentanza: auto blu, comunicazione, organizzazione di convegni e congressi. In tempo di tagli, la spesa al rialzo è stabilita da una delibera che è stata approvata all’unanimità, con i voti favorevoli anche dell’Italia dei valori e di Sinistra e Libertà.

La delibera ha richiesto, per l’approvazione, una variazione sul bilancio 2010 approvato a dicembre. La spesa prevede, tra l’altro, la sesta auto blu per i consiglieri dell’ufficio di presidenza, che già poteva contare, per i suoi componenti, di un parco-vetture riservate, munite di tanto di autisti. In arrivo 855mila euro per le spese dei gruppi consiliari.




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Un premier gay? È l’abilità che conta

Il Mattino di napoli

Nel corso di un'intervista ad un quotidiano il governatore della Puglia Vendola ha sostenuto di essere certo che del fatto che l’Italia sia pronta ad accettare un premier gay. Affermazioni del genere mi danno alquanto fastidio, non perché io sia malata di omofobia. Non capisco assolutamente per quale ragione gli italiani dovrebbero decidere sulla base dell'essere o non essere gay. Per essere più chiari non vedo alcun nesso tra l'essere omosessuale e avere la certezza che grazie a quella diversità la persona in questione potrebbe essere un bravo amministratore, che non ruba, che fa gli interessi dei propri elettori. Non colgo l'automatismo né la garanzia che la prima ipotesi implichi la seconda o viceversa.

Con l'attuale offerta di politici in circolazione me ne infischierei di gay o non gay, se fossi sicura di avere una buona e onesta amministrazione non esiterei a scegliere come premier anche un arbusto di oleandro, con i cespugli canterini tutt'intorno (l'idea di un cespuglio che canta arriva dal film “I tre amigos”) come ministri.

Pamela D’Aresti - NAPOLI

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Cara signora D'Aresti

la risposta per tutti l'hanno data gli elettori pugliesi che non distinguono tra governatori gay o non gay ma si sono fidati di Vendola ben due volte a prescindere dalle sue inclinazioni sessuali ma per la sua affidabilità di amministratore.

Capisco la battaglia del presidente pugliese per i diritti e la necessità di fare outing in un Paese ancora tradizionalista. Ma come ha ricordato recentemente un esponente del Pdl, di ministri e premier gay ne abbiamo già avuti. Con l'unica differenza che non amavano dirlo in giro.




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Preti Gay, il vicariato: "Chi ha una doppia vita venga allo scoperto"

di Redazione


Dopo l'inchiesta di Panorama sui sacerdoti omosessuali parla il vicariato di Roma: "Coerenza vorrebbe che ora venissero allo scoperto, nessuno li costringe a rimanere preti, sfruttandone solo i benefici"


 

Roma - Se ci sono sacerdoti gay, "coerenza vorrebbe che venissero allo scoperto", perche "nessuno li costringe a rimanere preti, sfruttandone solo i benefici". Lo afferma il vicariato di Roma in una nota diffusa all’indomani delle rivelazioni di Panorama su alcuni preti che condurrebbero una "doppia vita", frequentando nel tempo libero i locali di ritrovo degli omosessuali della capitale. Il vicariato di Roma, pur tacciando l’articolo di scandalismo, diffamazione e di voler screditare la Chiesa, di fatto non esclude che qualche sacerdote possa condurre una doppia vita, precisando però che a Roma vivono molti sacerdoti provenienti da tutto il mondo per studiare e che nulla hanno a che fare con la Chiesa di Roma.
"Non vogliamo loro del male - si afferma nella nota pubblicata sul sito del vicariato Romasette.it - ma non possiamo accettare che a causa dei loro comportamenti sia infangata la onorabilità di tutti gli altri". "Chi conosce la Chiesa di Roma, dove vivono anche molte centinaia di altri preti provenienti da tutto il mondo per studiare nelle università, ma che non sono del clero romano nè impegnati nella pastorale - rileva il vicariato - non si ritrova minimamente nel comportamento di costoro dalla "doppia vita", che non hanno capito che cosa è il "sacerdozio cattolico" e non dovevano diventare preti. Sappiano che nessuno li costringe a rimanere preti, sfruttandone solo i benefici. Coerenza vorrebbe che venissero allo scoperto".
Mulè: "Inchiesta documentata" L’inchiesta di Panorama sui preti gay è documentata: lo precisa il direttore, Giorgio Mulè, replicando alle osservazioni di fonti vaticane che parlano di notizia "priva di prove concrete e circostanziate". "Le anonime ma "autorevoli fonti vaticane" relativamente all’inchiesta di Panorama sulle notti brave dei preti gay a Roma - sottolinea Mulè - parlano di una notizia "priva di prove concrete e circostanziate" ed è bollata come un "tentativo di trovare ad ogni costo argomenti forti per svegliare i lettori sotto l’ombrellonè.
Desidero rassicurare le anonime fonti vaticane invitandole a recarsi in edicola per leggere l’inchiesta. Ove non fosse sufficiente sarò lieto - se dovessero decidere di rendersi palesi con la direzione di Panorama - di fornire loro nomi, cognomi e indirizzi dei sacerdoti che hanno compiuto atti sessuali, peraltro documentati da riprese video incontrovertibili". "I nostri lettori, inoltre, saranno sicuramente svegliati dalla nostra inchiesta. Ma le anonime fonti mi credano: avremmo preferito non disturbare il loro riposo - conclude Mulè - piuttosto che raccontare questa squallida storia". 
Seminarista: "A feste omosex, ma non sono malato" "Eh sì, è difficile, ma che ci devo fare? Non sono malato, sono normale. Voglio vivere la mia vita e compiere le mie scelte liberamente". Parole dette piano, sullo sfondo di uno dei più bei parchi di Roma all’Eur, a pochi metri dalla grande entrata del Gay Village, la discoteca all’aperto dedicata ai gay dove visi sorridenti e persone gentili accolgono chiunque, nonostante le anticipazioni sul servizio di Panorama che indica quel luogo come punto di riferimento dei sacerdoti gay. Per chiunque si intende anche lui: seminarista e non prete, comunque vocato e in attesa, che se la sente di parlare solo quando gli assicurano che non avrà mai un nome e mai un volto.
"L’omosessualità è un humus nel quale la chiesa ha pescato i propri figli - racconta -: persone che vivevano in silenzio ed emarginate la propria solitudine, che non si facevano una propria famiglia perchè non potevano, gay repressi. E adesso viviamo la nostra vita disperatamente, nascondendoci. E qui a Roma è più facile confonderci". Ma è quella "caccia alle streghe che ha avviato il Vaticano che fa più male", quella filosofia per la quale "l’omosessuale è un pedofilo. Noi non siamo pedofili", protesta. Lui non lo è: giovane sì, ma non così giovane da essere categorizzato, condanna questa "pruderie che si consuma intorno a noi". Parla e vorrebbe parlare di più, ma non si fida. Però accenna a "corsi di recupero interni" dove la chiesa "spedisce quelli come noi, quelli che non vengono espulsi. Al nord c’è uno di questi centri, in Lombardia". Una "persecuzione tangibile, vasta e devastante, esplicita" che ha portato la Chiesa ufficiale a "espellere tanti di noi", conclude.  




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Tornano le mozzarelle blu Il marchio è Granarolo

Corriere di Bologna

Sequestrate due mozzarelle, acquistate in un supermercato di Rivoli (Torino). La Coldiretti: subito chiarezza sull'azienda bolognese

 

Una delle mozzarelle blu sequestrate nei mesi scorsi
Una delle mozzarelle blu sequestrate nei mesi scorsi

L'«incidente» delle mozzarelle blu non è concluso. Anzi. Adesso l'allarme è ancora più vicino: le ultime mozzarelle sequestrate sono marchiate Granarolo.

IL NUOVO CASO - A un mese da quando è esploso lo scandalo, è successo di nuovo: in un supermercato di Rivoli - vicino a Torino - sono state trovate due mozzarelle blu. La novità è che questa volta non si tratta di prodotti tedeschi, come era avvenuto finora, ma di una marca italiana. Una delle più importanti del settore: la bolognese Granarolo, appunto. A segnalare il nuovo caso è il quotidiano La Stampa. Le due mozzarelle sono state acquistate alcuni giorni fa e subito sottoposte ad analisi, ancora in corso, ma che secondo quanto appreso dovrebbero confermare la presenza dello pseudomonas fluorescens, il batterio che colora di azzurro il latticino.

L'INCHIESTA - Della vicenda si occupa la procura di Torino che sulle mozzarelle blu conduce da tempo un’inchiesta nell’ambito della quale è stata anche avviata una rogatoria perchè le autorità giudiziare tedesche compiendo verifiche presso la Milchwerk Jager da dove risultava provenire il latte con cui sono state confezionate le mozzarelle colorate trovate fino ad ora. Anche la Granarolo acquisterebbe latte dall’azienda tedesca, come verificato dagli inquirenti attraverso il monitoraggio costante sul flusso di queste materie prime.

L'AZIENDA - Sempre sulla Stampa replica Paola Righi, dell'ufficio stampa della Granarolo: assicura che l'azienda «non è mai stata contattata o sentita dalla magistratura a questo proposito» e che non risultano segnalazioni «per problemi qualitativi» da parte del supermercato torinese che si è trovato le due mozzarelle blu.

LA COLDIRETTI - Pronta la reazione della Coldiretti al nuovo caso di mozzarella blu. Il presidente, Sergio Marini, chiede di «fare immediatamente chiarezza su quanto latte e derivati sono importati, di quale provenienza, con quali marchi e prodotti vengano immessi sul mercato e su quali relazioni con la società tedesca Milcher Jager, responsabile della vicenda delle mozzarelle blu, abbia la Granarolo, società - ricorda il numero uno della Coldiretti - di proprietà della più grande cooperativa del settore lattiero caseario che dovrebbe avere come primo obiettivo la valorizzazione del latte prodotto nelle stalle italiane».

23 luglio 2010




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Stonehenge ha un"gemello in legno: Woodhenge"

Libero



Accanto ai monoliti di Stonehenge, uno dei più famosi siti preistorici del mondo, si cela una struttura gemellare fatta di legno. Questa è stata definita dagli archeologi britannici come la più importante nella zona nell’ultimo mezzo secolo.

Secondo gli studiosi "Woodhenge" è stato costruito attorno allo stesso periodo rispetto al noto cerchio di pietre: cioè circa 4.500 anni fa. Come riporta il quotidiano britannico "The Daily Telegraph", si tratta di un fossato di forma circolare che circonda una serie di pozzi larghi circa un metro dove sarebbero stati alloggiati dei pali di legno. Al centro della struttura, che presenta due accessi dai lati opposti, si trova una tomba che sarebbe stata aggiunta in un periodo molto posteriore. La stessa Stonehenge è stata utilizzata come necropoli per oltre 500 anni, un periodo molto più lungo di quanto si pensasse: le ossa più antiche ritrovate nel sito risalgono infatti a un periodo compreso fra il 3.030 a.C e il 2.340 a.C, mentre i primi megaliti sono stati eretti nel 2.500 a.C. .

Stonehenge sarebbe stata quindi una "città dei morti", collegata attraverso il fiume Avon alla sua gemella in legno che sarebbe, invece, stata la "città dei vivi". L’anno scorso gli archeologi aveano scoperto inoltre un nuovo sito preistorico a due chilometri da Stonehenge e risalente a circa 5mila anni fa.

Battezzato "Bluehenge" per il colore delle 27 pietre gallesi utilizzate nella sua costruzione, è costituito da un sentiero delimitato da megaliti che, stando agli archeologi, sarebbe stato utilizzato in riti iniziatici e religiosi, così come il vicino cerchio di pietre di Stonehenge. Le pietre sono ormai scomparse ma sono rimasti i fori nel terreno in cui erano state collocate.

Ma le sorprese potrebbero non essere finite: gli esperti avvertono che il 90% della zona attorno a Stonehenge non è mai stata oggetto di scavi archeologici. Per cui è molto probabile che possano saltar fuori nuovi reperti e strutture.

23/07/2010




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La beffa del numero anti-truffa

IL Secolo xix


La truffa questa volta arriva da chi dovrebbe aiutare a difendersi dai male intenzionati. Il numero verde 800394839 gestito dai volontari della Società di mutuo soccorso dei vigili urbani e pubblicizzato sul sito internet ufficiale del Comune di Genova, nei due mesi estivi di luglio e agosto, non funziona. 

Il telefono squilla, ma dall’altra parte non risponde nessuno. I volontari si giustificano dicendo che il lavoro è svolto per la maggior parte ultra settantenni. Che a luglio e agosto vanno in vacanza con le famiglie, oppure soffrono troppo il caldo per riuscire a uscire da casa. Ma è Palazzo Tursi a non dare una risposta chiara. L’assessore alla Città sicura, Francesco Scidone, sostiene che il numero verde non è gestito dalla giunta.

«Abbiamo detto solo che era una bella iniziativa - spiega - ma è tutto gestito dai volontari. Noi non c’entriamo nulla». Eppure a smentirlo ci sono le pagine internet del Comune in cui il servizio viene “sponsorizzato”. E cosa si legge sulla pagina web? «Il numero verde - è scritto - è regolato da una Carta di servizi». E qui viene il bello. «La Carta è un impegno che la civica amministrazione si assume nei confronti dei cittadini e si ispira alla Direttiva del presidente del Consiglio dei ministri». Peccato poi che il Comune stesso non sappia cosa succeda.




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Auto blu, la Liguria si arrende a Brunetta

Il Secolo xix

23 luglio 2010
  
Alessandra Costante




Oggi la Regione Liguria darà il via a un piano di tagli e risparmi sulle cosiddette auto blu, per adeguarsi alle pressioni del ministero di Brunetta, che intende dimezzare il parco nazionale di vetture di servizio.

Chi, fra gli assessori resterà a piedi? Si prevede una riunione calda...




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Francia, suore ottantenni in fuga: "Non vogliamo finire in ospizio"

Quotidianonet


Madre Marie-Daniel, 86 anni e madre Saint-Denis, 82, sono fuggite il 12 luglio e da allora hanno fatto perdere le proprie tracce. La superiora voleva 'pensionarle'

Roma, 23 luglio 2010


Dal 12 luglio scorso due suore francesi si sono date alla macchia. Madre Marie-Daniel, 86 anni e madre Saint-Denis, 82, ex responsabili della scuola Saint-Joseph di Roquebrune-Cap-Martin, nelle Alpi-Marittime, sono fuggite dal loro convento per protestare contro il provvedimento della loro superiora che ha deciso di mandarle “in pensione” in una casa di riposo.

 Lo riferisce il quotidiano transalpino “France Soir”. Una terza suora, madre Maurice-Marie, 89 anni, che una decina di giorni fa era caduta e si era rotta una gamba, non è potuta scappare assieme alle due consorelle. Ma dietro la fuga, secondo alcuni, ci sarebbe la protesta delle suore contro la decisione della gerarchia ecclesiastica di voler vendere il convento.




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Lavoro moltissimo" Sindachessa leghista si triplica lo stipendio Bufera nel Comasco

Quotidianonet


"Ho dovuto lasciare il lavoro", spiega. L'opposizione: "Dovrebbe essere un incarico vissuto con dedizione civica". Ma la decisione è del tutto legale

BREGNANO (Como), 23 luglio 2010


UNA DECISIONE a tavolino e la busta paga si gonfia. Del 300%, in un attimo. Nel momento in cui mezza Italia si piega sotto i venti della crisi, e proprio mentre in Parlamento è in atto la guerra per il taglio degli stipendi di deputati e senatori, a Bregnano, comune della Bassa Comasca, dove si contano poco più di cinquemila residenti, si va decisamente in controtendenza. Tanto che a un anno dal voto che l’ha portata alla guida dell’amministrazione, il sindaco Evelina Arabella Grassi, leghista eletta in coalizione con il Pdl, la sua busta paga se l’è letteralmente triplicata. Dai 927 euro lordi al mese fino a qui percepiti — da lei e dal suo predecessore, Angelo Dubini del Pd — il ritocco ha portato lo stipendio del primo cittadino del paese a 2.788 euro mensili, qualcosa più di 1.500 al netto di trattenute, Irpef e pure del 6% di addizionale comunale che pagano tutti i bregnanesi.

TUTTO legale, ovviamente, ma la scelta di questi tempi non poteva passare inosservata. Per il sindaco lumbard, invece, è tutto normale: «Mi sono rimessa in gioco e ho deciso di fare l’amministratrice a tempo pieno, ho lasciato il mio lavoro e non sto di certo campando grazie ai cittadini di Bregnano e al paese che amministro. Se vogliamo dirla tutta, il mio stipendio da sindaco e più basso rispetto a quello che percepivo quando lavoravo». Impegno full-time, sostiene, paga parametrata, «anche se in consiglio mercoledì sera non ci ha spiegato nel dettaglio le ragioni che l’hanno indotta a lasciare lo studio di commercialista nel quale lavorava», tuona la parlamentare del Pd Chiara Braga, ex vicesindaco del paese e oggi all’opposizione, che critica «una scelta certamente inopportuna in questo frangente economico».

DI TUTT’ALTRO parere il sindaco: «In passato erano state le opposizioni a sottolineare la necessità della presenza a tempo pieno del primo cittadino, in quell’occasione avevo assicurato che ci avrei pensato, ora l’ho fatto. Del resto le attività in cui è richiesta la mia presenza sono tante e tali che difficilmente potevo fare altrimenti: mi devo occupare della riorganizzazione degli uffici, dei controlli, delle verifiche, quindi è importante la mia presenza a tempo pieno. E’ assurdo che venga criticata dalle stesse persone che mi hanno chiesto un impegno totale nei confronti dell’amministrazione». Impegno che ha un costo, lascia intendere. «Dimenticando forse che si tratta di un incarico che andrebbe vissuto innanzitutto con dedizione civica», chiosa la sua avversaria Braga.


di CORRADO CATTANEO




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Panorama, inchiesta shock su preti gay Il Vaticano: è puro scandalismo

IL Messaggero

ROMA (22 luglio)

Preti sorpresi a frequentare i locali di ritrovo dei gay romani, filmati con una telecamera nascosta durante feste notturne con prostituti e perfino durante un rapporto omosessuale con un partner casuale: è questo il risultato di una inchiesta condotta dal settimanale Panorama, che nel prossimo numero sbatte in copertina «Le notti brave dei preti gay», con tanto di foto di due mani giunte su un rosario con lo smalto alle unghie. «Per venti giorni - afferma il settimanale - un giornalista di Panorama, affiancato da un complice gay, si è infiltrato nelle serate brave di alcuni preti che, a Roma, conducono una sorprendente doppia vita: di giorno sono sacerdoti in abito talare; di notte, smessa la tonaca, sono uomini perfettamente integrati negli ambienti omosessuali della capitale».

Panorama afferma di avere individuato «numerosi casi» e di averne raccontati «tre in particolare», usando nomi di fantasia: Paul, sacerdote francese di 35 anni, Carlo, sui 45, e Luca, «abbordato» su internet e poi ripreso in casa sua durante un rapporto omosessuale con il complice del cronista. L'inchiesta racconta del primo incontro, avvenuto secondo Panorama il 2 luglio, tra il cronista e il suo complice gay con padre Paul, in un locale del quartiere romano di Testaccio, presente anche Carlo.

Davanti a loro, «due escort uomini hanno ballato seminudi» con vari uomini, tra cui Paul, facendo poi sesso con alcuni di loro. Usciti dal locale, il complice gay del cronista di Panorama viene invitato a casa di Paul, gli chiede di indossare l'abito talare e ha un rapporto omosessuale, filmato con la telecamera. Tutti i filmati a corredo dell'inchiesta - precisa il settimanale - saranno disponibili da domani sulla versione digitale di iPanorama sull'iPad.

La sera successiva, racconta sempre Panorama, Paul e Carlo si rivedono con il cronista di Panorama e il suo complice al Gay village di Roma, «mostrando -sottolinea il settimanale - di trovarsi a loro agio in quell'ambiente». Il giorno dopo, domenica 4 luglio, sempre secondo Panorama, Paul ha celebrato la messa su un tavolino della propria abitazione, alla presenza del cronista di Panorama e del suo complice. Panorama sostiene di aver verificato «che Paul è effettivamente un prete».

Con Carlo c'è un secondo incontro in un ristorante del centro di Roma, «abitualmente frequentato da gay». Alla fine del pranzo, «Carlo ha portato il complice di Panorama nel suo appartamento, che è collegato a una grande struttura ecclesiastica, e ha avuto con lui un rapporto sessuale», anche questo ripreso dalla telecamera nascosta. «Il cronista di Panorama - afferma ancora il settimanale - ha anche filmato Carlo mentre celebrava messa in una chiesa non lontana dal suo appartamento». Il terzo prete, Luca, è stato avvicinato da Panorama attraverso internet, su una chat omosessuale: dopo un approccio esplicito, cui è seguito un appuntamento, l'incontro è avvenuto il 6 luglio «davanti alla chiesa di una missione cattolica».

È «puro scandalismo», secondo autorevoli fonti vaticane, l'inchiesta sui preti gay svolta da Panorama. Nessun commento alla notizia è giunto dalle fonti ufficiali, ma in ambienti della Santa Sede, la notizia è apparsa «priva di prove concrete e circostanziate» ed è stata vista come «un tentativo di trovare ad ogni costo argomenti forti per svegliare i lettori sotto l'ombrellone», come fosse «un serpente di mare». «E quand'anche si volesse sviscerare un argomento così complesso e delicato quale la sessualità dei sacerdoti - aggiunge la fonte - non basterebbe un'inchiesta di 15 giorni, per quanto accurata».

L'inchiesta di Panorama sui preti gay è documentata: lo precisa il direttore, Giorgio Mulè, replicando alle osservazioni di fonti vaticane che parlano di notizia «priva di prove concrete e circostanziate». «Le anonime ma autorevoli fonti vaticane citate relativamente all'inchiesta di Panorama sulle notti brave dei preti gay a Roma - sottolinea Mulè - parlano di una notizia priva di prove concrete e circostanziate ed è bollata come un tentativo di trovare ad ogni costo argomenti forti per svegliare i lettori sotto l'ombrellone».

«Desidero rassicurare le anonime fonti vaticane invitandole a recarsi in edicola per leggere l'inchiesta. Ove non fosse sufficiente sarò lieto di fornire loro nomi, cognomi e indirizzi dei sacerdoti che hanno compiuto atti sessuali, peraltro documentati da riprese video incontrovertibili. I nostri lettori, inoltre, saranno sicuramente svegliati dalla nostra inchiesta. Ma le anonime fonti mi credano: avremmo preferito non disturbare il loro riposo piuttosto che raccontare questa squallida storia».




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Venezuela, il presidente Chavez rompe i rapporti con la Colombia

Il Messaggero

Sale la tensione tra i due Paesi, ritirati i diplomatici da Caracas. Chavez duro: Uribe è capace di tutto, siamo a rischio guerra




CARACAS (22 luglio) - Improvvisa impennata della tensione tra Venezuela e Colombia. Con a fianco Diego Maradona appena giunto al Palazzo presidenziale, il presidente venezuelano Hugo Chavez ha concretizzato la minaccia lanciata un paio di settimane fa ed ha annunciato la rottura dei rapporti diplomatici con la Colombia. Poco dopo il ministro degli esteri, Nicolas Maduro, ha dato 72 ore di tempo ai diplomatici colombiani per chiudere l'ambasciata e lasciare Caracas.

A far saltare la mosca al naso a Chavez è stata una durissima denuncia dell'ambasciatore colombiano presso l'Osa (Organizzazione degli Stati americani), Luis Alfonso Oyo. Che, a Washington, in un'assemblea straordinaria convocata appositamente, dispiegando mappe e filmati ha denunciato che 1.500 guerriglieri delle Farc fanno quello che vogliono nello stato venezuelano di Zulia, a 20 chilometri dalla frontiera con la Colombia.

Compreso, nelle ultime due settimane, accogliere nei loro accampamenti, persone di sette Paesi per addestrarli sull'uso di esplosivi. Nell'assemblea di Washington quasi nessuno ha preso la cosa sul serio. E perfino l'ambasciatore Usa, Carmen Lomellin si è limitata ad esortare i due Paesi «a trovare una soluzione accettabile che migliori la sicurezza alla loro frontiera», che si estende per 2.219 chilometri. Ma Chavez non l'ha fatta passar liscia. Ed ha accusato di aver organizzato tutto il presidente colombiano Alvaro Uribe, che tra due settimane conclude il suo doppio mandato.

Sotto lo sguardo serio e compunto di Maradona, trasmesso da tutte le televisioni, Chavez è andato a ruota libera su Uribe. «È fuori di sè - ha detto - È aizzato dagli Usa. È pieno di odio. È capace di installare un finto accampamento (di guerriglieri) sul nostro territorio e di farlo attaccare. Siamo a rischio guerra». E ha ricordato che «a suo tempo, ha già fatto bombardare il territorio dell'Ecuador».

Chavez, però, ha tirato fuori anche parole più diplomatiche, visto che Uribe sta per lasciare la presidenza. «Mi viene da piangere perchè ho la Colombia nel cuore. E mi auguro che il presidente eletto, Juan Manuel Santos si adoperi affinchè non succeda nulla di grave». Un appello in tal senso è stato subito fatto anche dall'ex presidente colombiano Ernesto Samper. Dopo aver ammesso che «non dovevamo fare denunce internazionali», Samper ha espresso la speranza che Santos «possa ricostruire i rapporti tra i due Paesi e creare un clima più favorevole».

E qui sta il nocciolo della questione. Santos ha perfino invitato Chavez al suo insediamento il prossimo 7 agosto. E nello stesso tempo, in politica interna, in quanto esponente di una delle grandi famiglie che da sempre governano la Colombia, ha cominciato a prendere le distanze da Uribe, avvocato di provincia che sognava di restare al potere per un terzo mandato. Quest'ultimo ha comunqu voluto approfittare del tempo che gli resta per mestare nel torbido contro Chavez (obiettivo facile volendo creare zizzania).

Nel frattempo però Santos ha già incontrato i membri della Corte Costituzionale che hanno negato a Uribe la possibilità di farsi rieleggere una terza volta. E, a Londra, ha chiesto e ottenuto la consulenza di Tony Blair. Così come, per superare i non pochi malcontenti suscitati negli ultimi tempi da Uribe nei Paesi dell'America Latina (specialmente per aver consentito la presenza dei militari Usa in ben sette basi), ha cominciato un viaggio in cui visiterà tra l'altro, tra l'altro, Messico, Perù, Cile e Argentina. Già oggi è a Città del Messico dove, poco prima di incontrare il futuro collega Felipe Calderon, ha avuto un colloquio con il Premio Nobel suo connazionale Gabriel Garcia Marquez. Anche perchè dal punto di vista commerciale - gli scambi sono congelati da oltre un anno - è la Colombia ad avere tutto da perdere. E Santos sembra non voler pagare al posto di Uribe.




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Così destituiamo il gruppo dirigente» Pd, l'election day fasullo dei (non)giovani

Corriere del Mezzogiorno

Tra i firmatari over 30 e assenti: ecco il verbale della surreale seduta che ha proclamato Iozzi segretario


  • Il verbale: clicca e guarda
  • Forum, le lettere dei militanti
  • Il giallo di Ponticelli: leggi
     
    NAPOLI - Alle 17 e 10 del 19 luglio erano presenti in 67 su 291 membri dell'assemblea regionale dei giovani democratici campani (gli under 30 del Pd). Pochini per darsi un nuovo capo: servono almeno 101 membri dell'assemblea costituente eletti alle primarie per votare un nuovo organismo dirigente. Eppure, come svelato dal Corriere del Mezzogiorno, «all'unanimità» e con la solennità del caso la fronda dei baby democrat della Campania dopo 3 ore di «discussione» ha cantato il peana per il «nuovo» segretario Antonio Iozzi, poi risultato essere solo il loro segretario visto che Michele Grimaldi, tuttora vertice del under 30 campani del Pd, non si è mai dimesso. Una storia surreale, che a distanza di quattro giorni molti militanti non riescono ancora a spiegarsi.

    ASSEMBLEA A PONTICELLI- Il Corriere del Mezzogiorno ha letto il verbale dei lavori della sedicente assemblea dei Giovani democratici. Il tono (polit)burocratese dello scritto in alcuni frangenti tocca picchi da documento giacobino (location è pur sempre una «Casa del popolo», quella di Ponticelli). Per esempio nel passaggio in cui «l'assemblea regionale riunitasi quest'oggi delibera la destituzione (sic) del gruppo dirigente in essere, vista l'emersione di posizioni e valutazioni negative legate alla presenza di doppi incarichi in esecutivo regionale». Per destituire bisogna però avere in caldo un altro direttivo, pardòn direttorio.

    Presto fatto: «La presidenza - è scritto - si costituisce in ufficio elettorale e dispone la sospensione di 60 minuti per la presentazione delle candidature». Sessanta minuti per votare - diciamo ratificare - la scelta di Antonio Iozzi segretario e Antonio Sgueglia presidente. Scrutinio, a quanto pare, fatto un po' alla buona visto che tra i 67 nomi dei firmatari elencati nel documento figurano persone tutt'altro che «giovani» (cioè over 30, laddove per lo statuto Pd il tempo delle mele si arresta sulle trenta candeline); alcuni addirittura neanche presenti lunedì alla Casa del popolo et amarus in fundo, altri membri non più iscritti ufficialmente al partito.

    PROCLAMAZIONE - I lavori dell'assemblea si chiudono alle 20 e 45 e il verbaleviene sottoscritto in calce dall'«ufficio di presidenza». Ovvero Davide Fabiano, Giovanni Sticco, Fabrizio Gritti, Mario Iannella, Raffaele Sgueglia. Applausi, pacche sulle spalle, felicitazioni per Iozzi, prima della inevitabile bufera. Il Pd nazionale, messo a parte della vicenda, ora potrebbe, come dire, irrigidirsi e cacciare i «golpisti». Vicenda tinta di giallo: perché forzare la mano con un'assemblea che elegge un segretario fantasma (registriamo persino un take dell'Ansa che certifica l'elezione di Iozzi)? Muscolosa messinscena per lanciare un segnale politico o spericolato atto kamikaze?

    Alessandro Chetta
    22 luglio 2010




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Archivi degli 007, la commissione allunga il segreto di Stato

Corriere della sera

L’organismo presieduto da Granata prevede che alla scadenza la «classificazione» possa essere «reiterata»

 La relazione

Archivi degli 007, la commissione allunga il segreto di Stato


Graziela De Palo, giornalista scomparsa in Libano nel  1980. Il segreto di Stato decade quest'anno
Graziela De Palo, giornalista scomparsa in Libano nel 1980. Il segreto di Stato decade quest'anno
ROMA — Il rischio di qualche mal di pancia è dietro l’angolo. Perché la relazione della Commissione Granata sul segreto di Stato consegnata al Copasir prospetta la possibilità di prolungare sine die la «copertura » degli archivi degli 007 di cui molti attendono invece la scadenza per leggere i documenti riservati sulle stragi che hanno insanguinato l’Italia. Il testo dell’organismo istituito dal governo Berlusconi incide in maniera significativa sul termine dei trenta anni fin qui vigente, previsto per la prima volta dall’articolo 39 della legge 124 del 2007 varata dall’esecutivo allora presieduto da Romano Prodi. Nella bozza di regolamento, al primo articolo, viene previsto che «nei sei mesi precedenti la scadenza del vincolo, il Presidente del Consiglio o l’Autorità delegata, nel caso in cui ritenga di disporre la proroga, ne informa senza indugio le Autorità originatrici ». Ma al comma successivo viene specificato che «se tali Autorità lo ritengono necessario, provvedono ad apporre o a reiterare, anche in proroga, la citata classificazione».

In pratica potranno essere dunque gli stessi responsabili dei servizi segreti, nel caso in cui lo reputino necessario, a proporre al premier di reiterare il «top secret» secondo le loro classificazioni: segreto, segretissimo, riservato, riservatissimo. Formalmente non sarà più segreto di Stato, ma in pratica sarà quasi la stessa cosa. Mercoledì il comitato di controllo presieduto da Massimo D’Alema ha ascoltato il sottosegretario con delega per i Servizi, Gianni Letta, e ha avviato «la discussione sulle conclusioni della commissione di studio sul segreto di Stato, istituita presso la Presidenza del Consiglio ». Il Copasir avrebbe stabilito di studiare la documentazione durante la pausa estiva per riprenderne poi l’esame a settembre, alla ripresa dell’attività. Membri dell’organismo voluto da Palazzo Chigi per studiare le procedure d’accesso agli atti in possesso degli 007 (presieduto dal presidente emerito della Corte Costituzionale Renato Granata, da cui ha preso il nome) sono l’ex presidente del Consiglio di Stato Alberto De Roberto, l’ex giudice della stessa Consulta Fernanda Contri, il procuratore militare della Repubblica Antonino Intelisano, l’avvocato generale dello Stato Ignazio Francesco Caramazza, il consigliere di Stato Carlo Mosca e il professore ordinario di Diritto costituzionale Massimo Luciani.

Secondo indiscrezioni, la Commissione ha approvato all’unanimità la relazione, che era stata preceduta da un documento preliminare. Il governo dovrà fare ora le proprie valutazioni in vista dell’emanazione di uno specifico regolamento legato a «una eventuale revisione della legge 124». Quando Palazzo Chigi decise per lo stralcio dal ddl intercettazioni di una norma riguardante il segreto di Stato e gli 007, Letta lo scorso 4 giugno scrisse: «Lo stralcio mi sembra la soluzione migliore perché consentirà di affrontare il problema nel quadro più ampio di una eventuale revisione della legge 124, anche sulla base della conclusione e delle proposte che verranno dalla Commissione Granata. E lo faremo, d'accordo con il Copasir, nello stesso spirito di condivisione nel quale la legge è nata e con la quale è stata sin qui gestita. È la riprova che, quando alle inutili polemiche si sostituiscono la discussione ed il confronto serio e responsabile, non è difficile arrivare ad una soluzione per tutti accettabile o addirittura condivisa».

Flavio Haver
23 luglio 2010



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Il governo a Bolzano: via i cartelli in tedesco o lo facciamo noi

Corriere della sera

Ultimatum di Fitto: 60 giorni per farli sparire. Si rischia di riaprire un altro fronte nell’annosa questione «etnica»

Minoranze e diritti
Il governo a Bolzano: via i cartelli in tedesco o lo facciamo noi


I cartelli in lingua tedesca
I cartelli in lingua tedesca
Sarà che gli «italiani» del Tirolo hanno perso la pazienza. O forse perché il ministro s’è innamorato delle montagne dell’Alto Adige («Ci vado ogni anno da quando sono diventato papà», ha dichiarato al Corriere dell’Alto Adige). Fatto sta che il ministro per le Regioni, Raffaele Fitto, ha deciso di passare ai fatti: «In Alto Adige, i 36 mila cartelli in montagna scritti solo in lingua tedesca devono sparire». Se non lo farà la Provincia autonoma di Bolzano, provvederà lo Stato. Fissato il tempo per sostituirli: 60 giorni. Parole dure. Che rischiano di aprire un altro fronte nell’annosa questione «etnica» del Tirolo, tra italiani e comunità tedesca. La querelle non è nuova. Da anni si combatte una vera e propria battaglia sulla «toponomastica ».

Da una parte la minoranza tedesca, rappresentata soprattutto dai partiti che stanno alla destra della Svp (il partito di maggioranza relativa) che spingono per una «germanizzazione » dei nomi di vie, piazze e sentieri. Dall’altra gli italiani, che denunciano il sopruso. E il pericolo. Quale? Di andare in montagna e rischiare di cadere o perdersi perché le scritte sono solo in tedesco. In Alto Adige, il «Cai» versione tedesca si chiama «Alpenverein », finanziato dalla Svp. Sono loro che piazzano i cartelli scritti solo in lingua tedesca. Il Landeshauptmann (il presidente della provincia di Bolzano), «re» incontrastato della Svp, Luis Durnwalder, dice di non saperne nulla: «I cartelli della Provincia sono tutti bilingui. Quelli contestati sono stati installati da terzi che non spettava a me come gestirli». E per la prima volta, ieri, ha risposto in modo durissimo all’ultimatum del ministro: «Me ne frego».

Luis, come lo chiamano tutti, non è un estremista ed è molto amato dal suo popolo. Ha avuto un leggero appannamento d’immagine solo quando è stato lasciato dalla moglie: s’era messo con una donna di Monaco molto più giovane di lui (particolare omesso in un libro Der Luis, edito da Athesia, che ha fatto finire la sua biografia al 1998 proprio per non ricordare il divorzio). Il suo «me ne frego» si spiega con la politica tutta interna alla comunità tedesca. La Svp negli ultimi anni ha perso consenso elettorale, a favore dell’aggressivo Die Freiheitlichen, una forma di opposizione antitaliana e degli Schützen, il movimento indipendentista capeggiato da Eva Klotz, che vorrebbe ritornare ai nomi precedenti al periodo fascista e che dalla Corsica commenta: «Fitto? Faccia pure, faccia pure...». Così Luis per non perdere contatto con il suo popolo (che riceve fuori orario d’ufficio, tutti i giorni, a partire dalle 6 del mattino) ha virato a destra.

La guerra dei nomi delle vie s’inquadra in questa logica. Due anni fa italiani e tedeschi s’erano azzuffati per un outlet: alcuni imprenditori austriaci avevano osato chiamare al confine un centro commerciale con il nome italiano «Brennero ». Per i tedeschi c’era una «o» di troppo (in tedesco è Brenner). Alla fine, su pressioni della Svp, la «o» era stata rimossa. Sulla questione ha esternato pure il procuratore capo Guido Rispoli: «La soluzione è semplice: basta mettere davanti a tutti i nomi via, malga o rifugio. Applicare la legge è l’unica cosa sensata».

Agostino Gramigna
23 luglio 2010



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Sexy Femen Le arrabbiate ucraine

Quotidianonet

Sono un gruppo di studentesse di Kiev ed il loro obiettivo è porre l'attenzione sui problemi che affliggono l'Ucraina (il turismo sessuale o i maltrattamenti dei giovani). Anche a costo di mettersi a nudo

Kiev, 22 luglio 2010



Sono giovani, belle e molto arrabbiate. Ce l’hanno, dicono, con gli uomini, soprattutto quelli che vengono in Ucraina con in mente solo il sesso, in cerca di avventure con il portafoglio carico di euro o dollari, dall’Europa o dagli Stati Uniti.

Per loro “L’Ucraina non è un bordello”, “Il sesso non è in vendita” e “La bellezza salverà il mondo”: si chiamano 'Femen' e ormai da qualche tempo sono più che una nota di colore nelle cronache locali, in particolare da quando hanno iniziato a buttarla in politica. Puntando ad arrivare in parlamento con le prossime elezioni legislative del 2012.

Il gruppo di attiviste ucraine, femministe un po’ sui generis, ha preso di mira recentemente anche il primo ministro Mykola Azarov, colpevole secondo loro di essere maschilista nelle sue scelte, visto che il nuovo governo messo in piedi un paio di mesi fa è formato solo da uomini.

Il premier, anche per dare un’altra stoccata al suo predecessore Yulia Tymoshenko finita all’opposizione, ha detto inoltre che la politica "non è cosa da donne”. Azarov è stato anche ben sostenuto dal presidente Victor Yanukovich, che ha rincarato la dose sostenendo che il gentil sesso deve stare in cucina e non occuparsi di cose pubbliche.

Immediata la protesta di 'Femen' e della loro leader Anna Hutsol, che in una lettera aperta ai due signori ne ha chiesto in sostanza le dimissioni, dicendo che in un Paese civilizzato certe dichiarazioni simbolo di una società arcaica non sarebbero state senza conseguenze.

Naturalmente Azarov e Yanukovich sono ancora oggi al loro posto e le combattive signorine di Femen non perdono occasione per far parlare di sé con azioni di protesta che naturalmente mettono in primo piano importanti questioni (la diffusione della prostituzione e il turismo del sesso) e i loro fisici prorompenti.

Anna e le sue compagne di lotta hanno l’abitudine di buttarsi mezze nude nelle fontane di Kiev, protestare nelle piazze in monokini, e talvolta si fanno bloccare dalla polizia che non senza qualche imbarazzo tenta di contenere tanto temperamento.

'Femen' esiste ormai da un paio d’anni, ma è salito alla ribalta delle cronache internazionali solo con le azioni a seno scoperto degli ultimi mesi.

Le belle attiviste sono decisamente all’avanguardia e la loro lotta contro il maschilismo e i suoi peggiori derivati passa non solo dalle piazze della capitale ucraina, ma anche da internet. Femen ha un canale su youtube dove si possono rivedere manifestazioni e interviste del gruppo, sono su Myspace e anche su Twitter, dove vengono annunciate le azioni di protesta. Su Vkontakte, il Facebook dell’ex Urss, hanno naturalmente il loro gruppo, che conta quasi 14 mila aderenti, non solo donne.

L’attivismo talvolta politicizzato di Anna e socie sembra però stia procurando qualche disturbo a 'Femen', tanto che un paio di settimane fa, in una lettera al capo dell’Sbu, i servizi segreti ucrani, Valery Khoroshkovsky, hanno denunciato pressioni e minacce.

L’intenzione di 'Femen' è quella di presentarsi alle prossime elezioni parlamentari che dovrebbero tenersi nel 2012. Stesso anno in cui si terranno gli Europei di calcio e anche in questo campo Femen gioca d’anticipo con un video in cui si richiedono, in hot pants d’ordinanza, campionati senza prostituzione.

Per Anna Hutsol in ogni caso, indipendentemente dalle critiche che piovono sul gruppo, "'Femen' è un movimento importante e necessario, proprio perché" come ha scritto lei stessa in un editoriale sul Kyiv Post "fino a che le ragazze potranno protestare a seno nudo di fronte alla sede del governo e le immagini saranno mostrate sui giornali e in televisione, si potrà essere sicuri che l’Ucraina è ancora una democrazia.