martedì 27 luglio 2010

Bolzano: mappato il genoma di Oetzi Uno spaccato sulla vita di 5.000 anni fa

Repubblica

Un team di tre ricercatori dell'Eurac di Bolzano, dell'Università di Tubinga e di un'azienda bioinformatica di Heidelberg ha completato la sequenza del Dna della mummia del Similaun. L'analisi dei dati potrà ora dare risposte su mutazioni genetiche, malattie ereditarie e altre informazioni scientifiche

BOLZANO. Il Dna di Oetzi, la mummia del Similaun, non ha più segreti. A quasi vent'anni dal suo ritrovamento _ che si celebrerà con varie iniziative nel 2011 _ i ricercatori dell'Eurac di Bolzano e dell'Università di Tubinga hanno completato la mappatura del patrimonio genetico dell'uomo vissuto cinquemila anni fe e conservatosi fino ai giorni nostri sotto i ghiacci, al confine fra Austria e Italia dove venne scoperto per caso da una coppia di escursionisti austriaci.

FOTO La mummia dei ghiacci

A renderlo noto è la stessa Eurac, che proprio in occasione del ventennale dalla scoperta di Oetzi renderà pubblici i risultati scientifici della ricerca. Anche perché il vero lavoro degli scienziati comincia adesso: l'enorme quantità di dati disponibile grazie al genoma completo, potrà aprire la strada a molte investigazioni e scoperte, riportando indietro di cinquemila anni l'orologio biologico dell'umanità.

Esistono lontani discendenti di Oetzi ancora in vita? Quali mutazioni genetiche si sono verificate nel passaggio dalle popolazioni antenate a quelle attuali? Sarà possibile studiare malattie ereditarie e patologie come il diabete o il cancro?

Queste e altre domande sono alla base del lavoro del team di esperti che ha tracciato la mappa del Dna di "Iceman":  Albert Zink, direttore dell'Istituto per le mummie e l'Iceman dell'Accademia Europea di Bolzano; Carsten Pusch dell'Istituto di genetica umana dell'Università di Tubinga; e Andreas Keller, bioinformatico dell'Azienda specializzata in biotecnologia "febit" di Heidelberg.

Quello tra Zink e Pusch è un binomio professionale già collaudato: i due esperti hanno infatti pubblicato di recente l'esito dei loro studi su Tutanakhamon e sulla sua famiglia. L'incontro con il bioinformatico Keller ha permesso di individuare milioni di sequenze di dati appartenenti al genoma dell'Iceman grazie alla avanzate tecnologie di sequenziamento.

I tre ricercatori hanno prelevato dal bacino di Ötzi un campione osseo e grazie alla nuova tecnologia di sequenziamento SOLiD, ne hanno estratto la più grande quantità di DNA mai prelevata dal corpo mummificato, una biblioteca del DNA.

Si è trattato di uno studio pilota sulla mummia: questa nuova tecnologia è stata infatti utilizzata per la prima volta per analizzare dei campioni di Ötzi.

"Il Dna sul quale interveniamo ha più di 5000 anni ed è estremamente frammentato. Tuttavia con l’ausilio di queste tecnologie avanzate, che garantiscono un margine di errore minimo, siamo riusciti a identificare con grande rapidità il genoma competo dell’Iceman", sottolinea Albert Zink, responsabile della conservazione della mummia.

(27 luglio 2010)




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Che rigore! Finge di calciare col destro poi tira di sinistro. E beffa il portiere dell'Italia

Il Mattino

NAPOLI (26 luglio) -

Europei Under 19. L'Italia viene eliminata dalla Spagna ma durante il match si assiste a un rigore inedito e sconvolgente; Ezequiel Calvente, attaccante del Betis e della Spagna, parte dando l'impressione di voler calciare con il destro ma una volta arrivato sul pallone colpisce invece di sinistro.




Amazing Calvente Penalty



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Conto alle stelle: 1.250 euro per sturare un lavandino

Facciamo una vendemmia di multe" Comandante dei vigili sotto accusa

Ndrangheta, dieci arresti nel Reggino Nascondevano i super latitanti

La Stampa

Sequestrati beni per 10 milioni di euro, trovata anche la canzone scritta dal boss Bellocco




REGGIO CALABRIA


Otto persone sono finite in manette all'alba di oggi nel contesto dell’operazione «Pettirosso. L'accusa è di aver favorito la latitanza di Gregorio e Giuseppe Bellocco dell’omonima cosca rosarnese. I due, catturati dagli uomini del Ros dei carabinieri rispettivamente nel 2005 e nel 2007, figuravano nell’elenco dei i trenta più pericolosi latitanti italiani.

Nel corso della stessa operazione i carabinieri hanno anche sequestrato 13 fabbricati e 67 appezzamenti di terreno agricolo dell’estensione di 14 ettari; il tutto per un valore di 10 milioni di euro. Queste proprietà venivano utilizzate per summit mafiosi e per nsscondere pericolosi ricercati. Le forze dell'ordine hanno anche scoperto quattordici bunker costruiti apposta per i Bellocco.
In uno dei rifugi, i Carabinieri hanno ritrovato le poesie e le canzoni composte da Gregorio Bellocco, il boss con velleità artistiche. La musica, che inneggia all'illegalità, era stata caricata su Youtube e venduta in cd pirata per alimentare il mito della 'ndrangheta








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Passeggiata dei russi nello spazio

La stampa

Due cosmonauti resteranno per sei ore fuori dall'Iss, la stazione spaziale internazionale



MOSCA

Due astronauti russi hanno iniziato una "passeggiata spaziale" fuori dalla Stazione spaziale internazionale (Iss). Secondo il centro di controllo i due cosmonauti, Fyodor Yurchikhin e Mikhail Kornienko, hanno avviato la missione all’esterno dell’Iss, che durerà sei ore, alle 6 e 11 ora italiana.

Gli astronauti devono sostituire una telecamera utilizzata per monitorare l’attracco dei Veicoli di trasferimento automatico, mezzi per le forniture inviati dall’Agenzia spaziale europea. Dovranno inoltre collegare il resto della stazione al modulo russo Rassvet. Rassvet, utilizzato per l’archiviazione e come mini-laboratorio, è stato inviato a maggio verso la stazione.

I due cosmonauti hanno iniziato a preparare ormai da settimane il piccolo modulo scientifico Rassvet, ha spiegato un portavoce centro di controllo della missione subito fuori Mosca. Il modulo Rassvet pesa circa 8 tonnellate, è chiamato anche "MIM-1", ed è stato consegnato all’Iss da uno shuttle Use in maggio. Servirà a condurre una serie di esperimenti scientifici, specialmente in biotecnologia e scienza dei materiali. Potrà essere inoltre utilizzato per depositare attrezzature per altri esperimenti.

Si tratta della seconda ’passeggiata spazialè di astronauti russi quest’anno. Il principale compito degli astronauti russi oggi è collocare un’antenna wireless al di fuori del modulo Rassvet, collocare una telecamera per il sistema di attracco al suo esterno e cavi tra il Rassvet, il modulo di servizio Russia Zvezda e il modulo funzionale Zarya. Dovranno inoltre sostituire una telecamera al di fuori del modulo Zvezda.



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Allarme "peste del kiwi", distrutti ettari di coltivazioni in tutta Italia. Galan: è grave

Il Mattino

  

ROMA (27 luglio) – Un batterio sta mettendo a dura prova le piantagioni italiane di kiwi. Un danno enorme se si considera che l'Italia è il primo produttore mondiale. Il capogruppo del Pd in commissione Agricoltura, Nicodemo Oliverio, ha presentato un'interrogazione sul sostegno ai produttori nella provincia di Latina, il ministro Giancarlo Galan ha reso noto che l'agente nocivo, che può portare alla distruzione delle piante, si è diffuso anche in Emilia Romagna, Piemonte e Veneto, vale a dire le regioni che sono i maggiori produttori assieme al Lazio.

Oliverio ha ricordato che questa forma virulenta di batteriosi (Pseudomonas syiringae actinidia è il nome scientifico) «ha già aggredito seicento ettari di terreno coltivato a kiwi giallo» nella provincia di Latina, ciò l'80 per cento, che sono stati, nel giro di due anni, completamente distrutti. Purtroppo anche le coltivazioni di kiwi verde, «vero perno dell'economia pontina» sono state aggredite e si ritiene che 400 ettari siano stati contaminati.

Di qui la richiesta di un sostegno «alle centinaia di aziende agricole che già sono state colpite dalla batteriosi e hanno dovuto tagliare le proprie piante e per almeno due anni non potranno raccogliere frutti, sostenendo solo le spese per il riallevamento delle piante».

Galan ha detto che «il patogeno è stato riscontrato ufficialmente anche in alcuni impianti di actinidia (kiwi ndr) dell'Emilia Romagna, del Piemonte e, di recente, anche del Veneto». Per quanto riguarda la prevenzione, in mancanza di una normativa europea sul kiwi, Galan ha annunciato che il ministero ha avviato un progetto di ricerca biennale «col supporto del Servizio fitosanitario centrale e dei servizi fitosanitari regionali». «I risultati delle indagini - ha detto Galan - consentiranno l'elaborazione di linee guida di monitoraggio e prevenzione della batteriosi che, allo stato attuale, sono anche allo studio a livello regionale, grazie al finanziamento stanziato dalla regione Lazio e dalla regione Emilia Romagna».

Oliviero: servono interventi sostegno alle aziende. Oliverio, pur prendendo positivamente atto delle iniziative di carattere scientifico attivate dal ministero, ha tuttavia insistito sulla necessità «di interventi di sostegno al reddito delle imprese e dei lavoratori interessati, visto che appaiono gravi i danni procurati dall'organismo in questione in vaste aree del Paese».





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Carrara, anziana malata e picchiata dalla badante

Il Mattino

MASSA CARRARA (23 luglio) - Picchiava l'anziana, inferma da anni e non autosufficiente, che stava assistendo. Con questa accusa, la polizia ha arrestato una badante a Montignoso (Massa Carrara). A denunciare la badante è stata la figlia dell'anziana, che ha notato dei lividi sul corpo della madre.

Dopo una serie di indagini, ieri è scattato l'arresto, eseguito dalla squadra mobile e dalla polizia stradale.

Gli agenti sono intervenuti dopo l'ennesima aggressione all'anziana




Massa Carrara - Schiaffi ad anziana invalida, badante in manette



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Ciclismo, Armstrong citato in giudizio: se provato doping, frode agli sponsor

Il Mattino

WASHINGTON (27 luglio) - Lance Armstrong è stato citato in giudizio per doping dalla Corte federale di Los Angeles. Il sette volte vincitore del Tour de France dovrà rispondere, per la prima volta davanti al giudice, delle accuse a suo carico presentate da alcuni suoi ex compagni di squadra e da una società di sponsorizzazione.

A guidare l'accusa è Jeffrey Tillotson, l'avvocato della Sca Promotions Inc, un'azienda che si occupa di sponsorizzazioni. Sinora Armstrong ha sempre negato di aver fatto uso di sostanze proibite. Il ricorso a questo tipo di pratiche dopanti in grado di migliorare le proprie prestazioni, scrive il Wall street Journal, generalmente non è considerato un reato nel sistema giudiziario americano. Tuttavia, stavolta, il caso è diverso.

Se la Corte riuscirà a provare l'uso di doping, Armstrong potrebbe essere condannato per frode ai danni degli sponsor, visto che nel testo dell'accordo il ciclista s'era impegnato a non assumere sostanze proibite o comunque in grado di migliorare le sue prestazioni. Un concetto spiegato bene da un altro avvocato, Mike Straubel, professore dell'università dell'Indiana: «I procuratori non stanno accusando qualcuno di semplice doping. Piuttosto cercheranno di dimostrare se c'è stata frode, spergiuro o false dichiarazioni da parte del campione».





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Le creste dei dinosauri erano richiami sessuali

Corriere della sera

Primi esempi di segnali erotici della storia: le femmine si facevano corteggiare da chi le aveva le più belle e forti

I risultati di una ricerca congiunta di studiosi australiani e britannici

Le creste dei dinosauri erano richiami sessuali


Un pelicosauro
Un pelicosauro
MILANO – Il ptenarodonte, esemplare di pterosauro, un rettile alato che con le sue ali aperte raggiungeva le dimensioni di un elefante, stupiva le femmine con la sua cresta alzata, urlando e danzando nell’aria per farsi riconoscere. I pelicosauri, dinosauri dotati di una enorme vela dorsale (come quella del dimetrodonte), venivano scelti dalle loro compagne a seconda di forma, grandezza, colore e imponenza della loro schiena, colpendo l’interesse delle loro femmine proprio come il pavone fa aprendo la sua coda variopinta. Questi e altri comportamenti sono stati studiati dai ricercatori australiani e inglesi che raccontano come quelli di questi dinosauri possano essere considerati i primi veri segnali sessuali della storia degli esseri viventi vertebrati.

LA RICERCA – Gli studiosi dell’università della Western Australia e degli atenei britannici di Hull e Portsmouth hanno messo a confronto le dimensioni di creste e di vele dorsali nella fase del corteggiamento e della vita normale, e hanno evidenziato sostanziali differenze tra i due momenti. I dorsi degli animali si gonfiano e crescono, diventando imponenti, proprio nel momento del gioco per la conquista sessuale, sia che si tratti di rettili alati che di vertebrati a terra. Per questo motivo il ricercatore australiano Joseph Tomkins spiega: «Le vele del pelicosauro sono il primo esempio conosciuto di tratti sessuali secondari tra i vertebrati» e, in particolare, «la vela dorsale del dimetrodonte è in assoluto nel mondo animale tra i più grandi segnali sessuali».

EVOLUZIONE – Con il passare delle generazioni, gli stessi studiosi hanno evidenziato come questi segnali sessuali siano cresciuti smisuratamente e come in alcuni esemplari si possano trovare vele dorsali e creste di dimensioni maggiori della stessa struttura ossea del rettile primordiale. Tra i pterosauri, per esempio, si trovano anche creste di 5 volte più grandi dello scheletro

Eva Perasso
27 luglio 2010



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Saviano : mafia al Nord, la Lega dov'era? Castelli: basta con l'impegno a pagamento

Corriere della sera

Lo scrittore parla dei rapporti tra politica e 'ndrangheta E il viceministro replica: «Reso sordo dal successo»

dopo gli arresti in lombardia

Saviano : mafia al Nord, la Lega dov'era?
Castelli: basta con l'impegno a pagamento


MILANO - La 'ndrangheta si insinua nei centri di potere lombardi. Negli ospedali e nelle direzioni sanitarie, contese dalle cosche e affidate, secondo le accuse delle procure di Milano e Reggio Calabria, a uomini di assoluta fiducia. La mafia, insomma, è anche al nord, anche nel regno della Lega. Una questione che solleva una pepata polemica tra lo scrittore più impegnato sul fronte dell'antimafia, Roberto Saviano, e i vertici del partito padano. 

L'INTERROGATIVO DI SAVIANO - «La Lega ci ha sempre detto - ha spiegato l'autore di Gomorra a Vanity Fair - che certe cose al nord non esistono, ma l'inchiesta sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Lombardia racconta una realtà diversa. Dov'era la Lega quando questo succedeva negli ultimi dieci anni laddove ha governato? E perché adesso non risponde?».

LA RISPOSTA DI CASTELLI - E la risposta è arrivata immediata, per bocca del viceministro Roberto Castelli: «Leggo dalle agenzie di stampa che Saviano fa alcune domande sulla Lega e si chiede perché non rispondiamo. Eccomi qua». Quindi passa al contrattacco: «Saviano è accecato e reso sordo dal suo inopinato successo e dai soldi che gli sono arrivati in giovane età. Unica sua scusante rispetto alle sciocchezze che dice sulla Lega è che, quando noi combattevamo contro la sciagurata legge del confino obbligatorio che tanti guai ha portato al nord, aveva ancora i calzoni corti. Se nulla sa della storia della Lombardia, vada a rileggersi la storia della battaglia che la Lega fece a Lecco a iniziare dal '93 contro i clan della 'ndrangheta. Atti amministrativi precisi, fatti concreti». Insiste Castelli: «Non ci siamo limitati a scrivere quattro cose e a partecipare a quattro conferenze. Né siamo diventati ricchi per questo. Abbiamo corso solo rischi. Infine un invito: vediamo che Saviano continua a fare pubblicità al suo libro. La smetta- conclude Castelli- perché gli antimafia a pagamento sono sempre meno credibili».

RIBELLIONE PADANA - Ma Castelli non è stato l'unico leghista a replicare a Saviano: «Attribuire alla Lega nord una pur minima responsabilità circa le infiltrazioni delle mafie al Nord, come fa Saviano, è assolutamente demenziale. Sarebbe come attribuire agli indiani la responsabilità della diffusione dell'alcolismo nelle riserve dei nativi americani...», ha detto l'europarlamentare Mario Borghezio. «Saviano si è già fatto pubblicità con il Sud, ora almeno ci risparmi le lezioni sul Nord. Prendiamo atto del fatto che lui conosce meglio la mafia di noi, ma questo è davvero un merito? Conoscerla e scriverne, arricchendosi, è cosa ben diversa dal contrastarla, come hanno fatto e fanno, rischiando la pelle, Castelli e Maroni e tanti altri», ha aggiunto Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e coordinatore federale del Movimento giovani padani.

VELTRONI - Dalla parte di Saviano, invece, si è schierato l'ex segretario del Pd Walter Veltroni: «Tutti hanno visto quanto sono profonde le infiltrazioni della 'ndrangheta anche nel Nord del nostro Paese e in Lombardia: decine di arresti, interessi criminali e intrecci con l'economia e la politica sul territorio. Saviano ha semplicemente indicato questa realtà e chiesto conto a quanti in questi anni non hanno visto, non hanno sentito né parlato, a chi, come la Lega, ha finto che la criminalità organizzata fosse un problema meridionale e non anche una questione nazionale». Alle quali, secondo Veltroni, «la Lega ha reagito scompostamente, con attacchi vergognosi e con minacce. I cittadini italiani, anche quelli lombardi, sanno che alle mafie, alla 'ndrangheta si risponde facendo barriera, vedendo la realtà e combattendo le cosche e i loro interessi, esigendo una politica pulita, non insultando chi da sempre si batte contro i poteri criminali come ha sempre fatto Saviano. A lui va la mia solidarietà».

Redazione online
27 luglio 2010





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Pazzesco incidente tra camion: ma come si fa a uscire illesi?

IL Mattino

 

RIO DE JANEIRO (26 luglio) - In Brasile si è sfiorato il dramma, miracolosamente nessuno si è fatto male. Pazzesco e pericolosissimo è stato infatti l’incidente accaduto durante la quinta prova della Formula Truck, competizione motoristica brasiliana dove camion modificati gareggiano a velocità folli. Sul circuito di Interlagos, all'ingresso di una curva dove i camion raggiungono i 200km/h, la Ford di Bruno Junqueira vola letteralmente sul tetto della Volvo di Diumar Bueno. Dall'impatto le vetture escono completamente distrutte, ma nemmeno un graffio per i piloti, il merito è tutto della cellula di sicurezza montata sui track, fondamentale per la sicurezza in pista.




Formula truck acidente 25/07/2010



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Caccia alla "Particella di Dio"

Libero



La famosa “particella di Dio”, ossia il bosone di Higgs grazie al quale esiste la massa, è più piccola del previsto e quindi trovarla sarà un’impresa molto più complicata di quanto previsto. Questo è ciò che è emerso a Parigi nella Conferenza Internazionale sulla Fisica delle Alte Energie che ha riunito oltre mille fisici di 51 Paesi.

«I dati mostrano che si è ristretta la finestra dove andare a cercare il bosone» ha commentato Umberto Dosselli, vicepresidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). E così la gara tra Europa, con il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra, e Usa, con l’acceleratore americano Tevatron, del Fermilab, è più che mai aperta.

Ma sono stati proprio i fisici del Fermilab ad annunciare a Parigi i risultati delle ricerche sul bosone di Higgs. Fino a ieri si pensava che la finestra in cui cercare la particella fosse molto più ampia, compresa tra 114 e 185 miliardi di elettronvolt (GeV). Ma con gli esperimenti del Fermilab è stato dimostrato che la finestra è molto più stretta: è compresa  fra 158 e 175 GeV.

27/07/2010




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Vallo della Lucania, impresario contro il vescovo: «Come fa a scritturare la Muti?

IL Mattino

 

SALERNO (26 luglio) - Il vescovo della diocesi cilentana, Giuseppe Rocco Favale, è stato denunciato oggi dall' attore vallese e direttore artistico Michele Murino. Al centro della vicenda, le dichiarazioni del vescovo durante un'intervista televisiva a una emittente locale, nella quale il prelato, ricostruendo gli anni alla guida della diocesi vallese, aveva fatto riferimento ad alcuni manifesti apparsi nei mesi scorsi sui muri di Vallo della Lucania particolarmente polemici nei suoi confronti.

«Mettono in risalto - aveva detto il vescovo, a proposito degli autori dei manifesti - la pochezza della loro personalità ma molte volte la lingua è completamente sconnessa dal cervello e poi, se nel cervello non c'è nulla, allora dicono stupidaggini». Secondo Murino, si riferiva proprio a lui, e a due manifesti pubblicati nei mesi scorsi, nei quali si stigmatizzava l'attività del teatro «La Provvidenza», di proprietà della diocesi.

In particolare, in un manifesto, Murino polemizzava con il vescovo per la scelta di scritturare come impresario teatrale Ornella Muti, «famosa - si leggeva nel manifesto - per i particolarissimi film erotici che ha interpretato durante la sua carriera». In un secondo manifesto, il direttore artistico attaccava la diocesi sulla scelta dei film in programmazione, tra i quali il cinepanettone «Natale a Beverly Hills». «Una sequela imbarazzante - si leggeva - di doppi sensi da caserma e volgarità gratuite». Murino ha quindi denunciato il prelato alla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania per diffamazione e per «qualsivoglia altro reato dovesse essere ravvisato».




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Scritte da maleducati» Ogni quartiere ha le sue

Il Secolo xix

Emanuele Rossi

Invia le tue foto di graffiti a noiweb@ilsecoloxix.it, indicando nome e cognome e specificando se possono essere pubblicati

 


Pallone, amore ed anarchia. Per leggere Genova come un libro aperto basta guardarsi intorno. Prima che qualcuno armato di buona volontà, secchio e pittura faccia pulizia. A sue spese, visto che secondo il regolamento comunale l’amministrazione pubblica interviene solo in caso di scritte “ingiuriose”. Il che può lasciare la porta aperta a infinite dispute interpretative. E, nel frattempo, i muri sporchi. Perché non c’è niente di”ingiurioso” in un “Ti amo” o in una firma, ma chi se li ritrova sul proprio palazzo può non pensarla così.

Un viaggio attraverso le strade della città con gli occhi ben attenti a tutto ciò che le bombolette spray hanno lasciato su intonaco, cemento e mattoni può riservare sorprese. La prima è che i grandi temi non soccombono alla dittatura delle “tags”, le firme stilizzate con cui giovani writers imbrattano ogni spazio libero, come per marcare il territorio. La maggioranza delle scritte, infatti, ha ancora un “messaggio” che non si esaurisce nel semplice segno grafico.

E intanto i proprietari e gli amministratori di condominio cercano in Tribunale vie di uscita per le sanzioni dei vigili urbani a chi non ripristina il decoro dei condomini. «Paradossale che l’ente che più dovrebbe garantirci e difenderci dagli imbrattamenti elevi contravvenzioni nei confronti nostri che siamo solo parte lesa», dicono in coro le associazioni dei proprietari.E così si armano, con pareri e richieste che mirano a identificare chi, realmente, vada considerato vittima di questo fenomeno di vandalismo.





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Anche Beppe Grillo chiede soldi allo Stato

di Paolo Bracalini

Il movimento del comico aveva annunciato di voler rinunciare ai finanziamenti elettorali, invece ha fatto domanda alla Camera per ottenere 193mila euro per le Regionali in Emilia Romagna.

Solo dopo essere stati scoperti giurano: un errore, rimedieremo


 

Roma
- La cifra farebbe gola a chiunque, comprese le anime belle del Movimento cinque stelle, i grillini. Centonovantatremila e passa euro (193.258,87 euro), la somma spettante alla lista Grillo per il risultato alle regionali nella sola Emilia Romagna, dove il movimento del comico ha eletto ben due consiglieri con un formidabile 7% (161mila voti). Ebbene, i grillini li riscuoteranno quei pubblici denari, venendo così meno all’impegno preso contro la casta (da mandare a vaffa), oppure no? La risposta è un giallo in piena regola. Anche se l’unica certezza in proposito sembra essere la richiesta ufficiale di rimborso elettorale inviata all’Ufficio di presidenza della Camera il 5 marzo 2010, protocollata dalla segreteria di Montecitorio e firmata dal promotore della lista Grillo in Emilia Romagna, il neo consigliere Giovanni Favia.

Lo stesso grillino che lo scorso 20 aprile a Modena aveva dichiarato: «Noi abbiamo rinunciato ai rimborsi». Nel documento inviato a Fini, invece, Favia scrive che, in qualità di promotore della lista, «richiede l’erogazione del rimborso connesso alla consultazione elettorale in oggetto». E dunque?
La gaffe è stata scoperta dall’agenzia Dire, che ha fatto due riscontri e ha notato la contraddizione. La somma da versare sul conto corrente del Movimento cinque stelle è nero su bianco nelle tabelle allegate alla delibera sui rimborsi elettorali che l’ufficio di presidenza di Montecitorio proprio oggi è chiamato ad approvare (la scadenza per i pagamenti è il 31 luglio). E allora, i grillini emiliani avranno o no quel bonifico? Dopo che la voce si è diffusa, il Movimento Cinque stelle è corso ai ripari per spiegare l’accaduto. Nessun rimborso, solo «un errore materiale della Camera», così almeno sostengono i grillini. «Noi quei soldi non li vogliamo - ha spiegato Favia -. Ho appena chiamato la segreteria della presidenza della Camera e mi sono assicurato che dalla deliberazione sarà stralciata la parte relativa ai rimborsi per il Movimento dell’Emilia Romagna».
Sarà certamente vero, però una telefonata non basta per bloccare la procedura già avviata da marzo. A Montecitorio serve una richiesta scritta di rinuncia al rimborso, e infatti i grillini hanno dovuto mandare un fax con l’esplicita rinuncia, e solo a questo punto Montecitorio ha preso atto della decisione su quei 200mila euro.
Però i dubbi restano. Perché aspettare tanto tempo (e aspettare che lo scoprisse la stampa) per annullare la precedente richiesta di rimborso?
Anche qui i grillini hanno pronta una spiegazione: «La nostra non era una richiesta formale ma una semplice e mail dove non era nemmeno specificato un tesoriere del movimento né un numero di conto corrente. All’epoca non avevamo ancora stabilito con Beppe Grillo se rinunciare ai rimborsi o devolverli in beneficenza. Ho spedito la mail solo per evitare che quei soldi finissero nel calderone e se li spartissero gli altri partiti (ma non è così, semmai i soldi non riscossi rimangono nelle casse del Tesoro, non vanno agli altri partiti, ndr)».
Il grillino emiliano dice di essersi mosso, all’epoca, di comune accordo coi grillini del Piemonte (altra regione dove Grillo ha fatto il boom). Però anche qui non tutto fila liscio. Perché la lista Grillo del Piemonte non è mai stata inserita nei soggetti beneficiari dei rimborsi della Camera, avendo inviato un formale rinuncia, cosa che i grillini dell’Emilia Romagna non hanno fatto. Quindi? Niente, «sono stati più bravi di noi», è la risposta di Favia.
Sarà, ma in molti hanno visto in quest’incidente burocratico (dalla strana tempistica) un pericoloso scivolone per la credibilità dei grillini come anti-Casta. Episodio che si innesta in un momento particolarmente turbolento dei grillini, con accuse di «vecchia politica» o addirittura di «voto di scambio» che volano tra le sedi del Movimento dalla Campania al Nord. Maretta anche per la scelta di Beppe Grillo di registrare a proprio nome (quindi unico titolare con diritto d’uso) il simbolo del Movimento. Molte promesse rischiano di volatilizzarsi.
Come quella che, se eletti, i neo consiglieri (come Favia) si sarebbero ridotti lo stipendio a 1300 euro. Li hanno abbassati di molto, è vero, ma fermandosi comunque a 2500 euro mensili, non 1300. Un rimborso da 200mila euro, dopo le battaglie a colpi di Vaffa contro i partiti, sarebbe stato un autogol clamoroso. Meno male che la stampa se n’è accorta prima che fossero incassati.




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E ora l’Anpi si inventa pure i morti di Genova

di Redazione

Non è una novità assoluta, d’accordo. La sinistra la storia se l’è sempre riscritta come più le fa comodo. Se poi c’è di mezzo l’«antifascismo» vale davvero tutto. Ma ieri l’Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani (o sedicenti tali, dal momento che per lo più risultano nati a guerra abbondantemente finita), ha superato il segno. Nelle Marche c’è un sindaco, Massimo Bello, primo cittadino di Ostra Vetere, piccolo comune della provincia di Ancona, che vuole dedicare tre strade a Giorgio Almirante, Ferdinando Tambroni e Bettino Craxi.

Politicamente, una decisione bipartisan: un missino, un democristiano, un socialista. Nell’Italia che non smantella via Unione Sovietica, piazza Togliatti o addirittura largo Stalin, nulla di scandaloso. Tranne che per l’Anpi, che insorge. Nazareno Re, presidente della locale sezione, si inalbera: «È vero - dice Re che Almirante, Tambroni e Craxi hanno dato il loro contributo a una pagina della storia, peccato si tratti di una, o più, pessime pagine». Anche fin qui, ci sta. È la politica. Il problema nasce quando per sostenere le proprie tesi si ricorre alla Verità storica. «Tambroni era presidente del consiglio nel giugno 1960, quando il Msi decise di tenere il proprio congresso a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza - sale in cattedra Re - Gli antifascisti manifestarono contro il congresso e Tambroni mandò la celere a sparare sulla folla. (...)




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Ora Fini chiede la testa di Berlusconi "Fuori dal partito tutti gli indagati"

di Francesco Cramer

Il cofondatore del Pdl garantista è diventato giustizialista: non sconfessa Granata e rincara la dose: "Mantenere l’incarico è inopportuno".

E attacca la Lega: "Sulle quote latte ha tutelato i furbetti". 

Bondi: "Parole senza precedenti per un capo della Camera"



 


Roma - La battuta, quando cade la linea, è sintomatica: «Sulla legalità c’è qualche interferenza...». Gianfranco Fini, in collegamento telefonico con la convention napoletana di Generazione Italia, ribadisce la sua strategia: continuare a fare il controcanto da dentro. E da ex nero diventa sempre più viola, inteso come popolo. In pratica non sconfessa l’ultrà Fabio Granata, denuncia la monarchia berlusconiana, occhieggia al giustizialismo dipietresco e prosegue nella guerriglia contro il Pdl e il suo principale alleato. E i toni, invece che placarsi, s’impennano.
«Il primo punto fermo è mantenere l’identità e la nostra casa», dice Fini in una sala dove, in fondo, spunta pure uno striscione dedicato a un circolo intitolato a Roberto Saviano. Guai a fare le valigie dal Pdl: meglio, per ora, continuare con l’opera di sabotaggio interno. Fini attacca soprattutto il coordinatore nazionale Denis Verdini e quello campano Nicola Cosentino, entrambi finiti nel mirino delle procure: «Mantenere incarichi per chi è indagato è una questione di opportunità politica che dovrebbe far riflettere», dice tra gli applausi della platea riunitasi all’hotel Ramada. Per i finiani, Urso e Bocchino in testa, non basta che Verdini abbia lasciato il suo Credito cooperativo fiorentino ma dovrebbe alzarsi pure dalla poltrona di triumviro del Pdl. Sull’ex sottosegretario all’Economia, poi, Fini è più che esplicito: «Non ho compreso perché s’è dimesso da sottosegretario ma non da coordinatore del partito in Campania». Insomma, per il presidente della Camera il suo partito è un cesto di mele marce da gettare a mare.
Anche sulla questione Granata, il pasdaran giustizialista secondo cui nel governo c’è chi ostacola la verità sulle stragi di mafia, nessuna presa di distanza, anzi. «Tutte le idee possono essere contrastate - ragiona Fini -, ma combattere le idee con gli anatemi o peggio con le espulsioni ha ben poco a che vedere con un partito liberale». Perché «parlare di legalità non vuole dire essere provocatori, ma è una delle bandiere più belle che il Pdl può portare». Nessun riferimento, invece, all’ex aennino Alfredo Mantovano, attaccato proprio da Granata per la gestione dell’affaire Spatuzza, che ieri ha incassato pure la solidarietà del ministro degli Interni, il leghista Roberto Maroni: «Su di lui soltanto insinuazioni indegne». Già, il Carroccio.
Altro fumo negli occhi per i finiani: «Il rapporto con la Lega è importante, strategico. Ma è essenziale ricordare - dice - che il Pdl è un grande partito nazionale, che raccoglie consenso al Mezzogiorno. Abbiamo un dovere morale, oltre che politico, nei confronti del Sud. E questo significa una discussione molto seria su come attuare il federalismo fiscale». Ecco la prossima bomba politica da piazzare sui binari del treno dell’azione di governo: «La spesa storica ha fatto enormi danni al Mezzogiorno, ma passare a quella standard rischia di penalizzarlo se non c’è un lavoro istruttorio che veda il Pdl protagonista». Graffiante anche sulle quote latte, altro tema caro a Bossi: «Le leggi non possono servire per tutelare i furbi e garantire un salvacondotto... Devono servire a ben altro. Per compiacere la Lega s’è messo un emendamento che comporterà sanzioni europee». E giù applausi.

Chi si aspettava una sorta di sconfessione dei suoi nuovi colonnelli più estremisti è rimasto deluso e, anzi, il senatore Pasquale Viespoli, considerato finian-moderato, viene addirittura contestato da parte del pubblico. La linea maggioritaria è quella espressa da Bocchino che spiega bene il sentimento dei frondisti: «Non vogliamo una Forza Italia allargata. Cinque mesi fa abbiamo lanciato i circoli e ora abbiamo superato i 10mila iscritti. Siamo fortissimi».
Poi confessa: «Abbiamo avvicinato altri soggetti: alcuni sono organici al centrodestra, altri provengono dalla sinistra che, delusi, si ritrovano nel rispetto delle regole invocate da Fini». E ancora: «Siamo come dei detenuti a cui negano pane acqua. Il nostro pane e la nostra acqua sono il tesseramento e il congresso». Insomma, per i finiani il Pdl è un regime da cui, però, non se ne vogliono andare.






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Associazione a delinquere, un altro giudice in carcere

di Redazione

Tempi duri per le toghe, sempre più protagonisti della cronaca non in veste di amministratori della giustizia, ma di indagati. Dopo le rivelazioni delle scorse settimane sulla «nuova P2», che avevano tirato in ballo il presidente della Corte d’appello di Milano Alfonso Marra, ora un giudice è addirittura finito in manette.

È accaduto a Perugia, dove il giudice onorario della IV sezione bis civile del tribunale di Roma, Giovanni Dionesalvi, è finito in carcere insieme a un ex imprenditore sardo in pensione, Giampaolo Mascia, e alla famiglia di quest’ultimo: i figli Vittorio e Gimmarco e la moglie Piera Balconi. Le accuse vanno dal falso materiale in atto pubblico al falso ideologico in atto pubblico, dalla corruzione in atti giudiziari all’abuso di ufficio, fino all’associazione a delinquere.

In sostanza, il giudice avrebbe aiutato Mascia in un piano venuto a galla dopo mesi di pedinamenti e intercettazioni nel corso dell'inchiesta «Mattone d’oro». L’impresa di Mascia, dopo aver eseguito lavori nelle strutture militari negli anni Ottanta e Novanta, aveva cominciato a presentare ricorsi (135 in tutto) per ottenere denaro dal ministero, vantando crediti spesso inesistenti. In cambio di alcuni lavori edili gratuiti nella sua villetta di Porto Cervo, il giudice Dionesalvi avrebbe accettato parecchi di questi ricorsi, emettendo decreti ingiuntivi o facendo pressioni per agevolare le pratiche. Un comportamento che ha fruttato grosse somme ai Mascia.

Sull’ordinanza di custodia cautelare che ha accompagnato gli arresti (eseguiti giovedì scorso e confermati dopo l’interrogatorio di garanzia), si legge che il giudice era legato all'imprenditore da «strettissima amicizia». Un’amicizia «interessata», come emerge dalle intercettazioni. In cui appunto Dionesalvi pretende - con quella che viene definita «faccia di bronzo» - lavori edili e non nella sua casa, contigua a quella dei Mascia. Lavori che sarebbero stati sostenuti dall’impresa gratuitamente.
Il meccanismo delinquenziale, balzato agli occhi dell’Avvocatura dello Stato, dal cui esposto ha preso il via l’indagine, era semplice: Mascia presentava ricorsi in cui pretendeva emolumenti superiori a quanto previsto in appalto, il giudice Dionesalvi contraffaceva le copie dei documenti (senza toccare gli originali) ed emetteva decreti ingiuntivi.

Con «Mattone d’oro» dovrebbe finalmente concludersi il contenzioso che da anni vedeva opposti l’impresa di Mascia e il ministero della Difesa. Gli inquirenti della procura di Perugia, competente nel caso sia coinvolta la magistratura romana, sono alle prese con migliaia di documenti da esaminare e per trasportare il materiale nel capoluogo umbro è stato necessario ricorrere a un furgone.



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L'ascesa irresistibile del re dei pirati "Siamo nati per schiacciare i bastardi"

La Stampa

Il fondatore di Wikileaks.org nel mirino della Casa Bianca: "Il giornalismo non si piega"



GIUSEPPE BOTTERO

«È compito del buon giornalismo puntare l’indice sugli abusi di potere e quando gli abusi del potere sono messi all’indice, c’è sempre una reazione contraria». Julian Assange, quarant’anni da compiere, una vita a smanettare insieme agli altri amici hacker prima di diventare il numero uno del sito che fa sta facendo tremare la Casa Bianca, scrolla le spalle e non si stupisce degli attacchi che gli stanno piovendo addosso. «Il buon giornalismo non si appiattisce- dice- e le nostre rivelazioni dimostrano che il corso della guerra si può cambiare». Assange ha fondato Wikileaks.org nel dicembre 2006 e ha messo i server del sito in Svezia e in Belgio, due paesi favorevoli alla protezione delle fonti. Poi si è spostato in Islanda, paradiso degli scoop dopo il via libera alla legge che mette uno scudo per chi pubblica documenti in Rete.

Fino a oggi il suo colpo più rumoroso era stata la pubblicazione, nello scorso aprile, di un filmato che mostrava l’attacco di un elicottero Apache a Baghdad nel 2007, in cui una decina di civili e un fotografo della agenzia Reuters erano rimasti uccisi. Qualche mese prima su Wikileaks erano finiti gli sms inviati durante l’attacco alle Torri Gemelli di New York. Un muro del pianto, tra addii e allarmi, che aveva sbattuto il sito in prima pagina su tutti i giornali del mondo. Lo scoop di oggi, la fuga di notizie sulla guerra sporca, Assange l’aveva annunciato con un tweet che rimbalzava in Rete da un paio di giorni. Le minacce partite dalla Casa Bianca non gli fanno paura.

«C’è una legittimità per il segreto e c’è una legittimità per la trasparenza - dice - Sfortunatamente chi commette crimini contro l’umanità o va contro la legge, può fin troppo facilmente abusare del legittimo segreto per nasconderli». Non hanno avuta paura neppure i direttori del New York Times, del Guardian e di Der Spiegel, i quotidiani che hanno alzato il velo sui “war locks”. «Decidere se pubblicare o meno informazioni segrete è sempre difficile, e dopo aver valutato i rischi e il pubblico interesse, vi sono state occasioni in cui abbiamo deciso di non pubblicare - scrive quotidiano newyorkese -. Ma a volte l’informazione è significativamente di pubblico interesse. Questi documenti gettano luce sulla straordinaria difficoltà a cui gli Stati Uniti e i loro alleati sono sottoposti».

A fine maggio Wikileaks era entrato in crisi. Mancavano i fondi, serviva lo sforzo dei lettori. «I costi erano diventati insostenibili», racconta Assange, impossibile da trovare se non a tarda notte, chattando su Skype. Il numero di cellulare è top secret, i blitz sono velocissimi. «Colpiamo e spariamo», dice. «Certo- ammette- mi spiano, ma non temo per la mia vita». Anche se dopo uno scoop in Kenya il suo ufficio è stato messo sottosopra.

Di sicuro la Cia non lo perde d’occhio e, da oggi, la morsa si stringerà ancora di più. «Gli Stati Uniti condannano fermamente la pubblicazione di informazioni confidenziali da parte di persone e organizzazione che potrebbero mettere in pericolo la vita di americani e di loro alleati, minacciando la sicurezza nazionale», ha dichiarato il Consigliere per la Sicurezza nazionale del presidente Barack Obama, James Jones, con un comunicato. Assange ci ride su: «Il buon giornalismo è controverso per natura. E poi a me piace schiacciare i bastardi».



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Camorra: ecco l'identikit del capo della «cupola», Michele Zagaria

Corriere del mezzogiorno

Il «numero uno» del clan dei casalesi, vera e propria primula rossa, sarebbe però ammalato di epatite


Michele Zagaria come sarebbe oggi
Michele Zagaria come sarebbe oggi


NAPOLI

Un nuovo identikit del superlatitante dei Casalesi Michele Zagaria è stato diffuso oggi dalla polizia scientifica di Napoli, su disposizione dei pm della Dda Raffaello Falcone e Catello Maresca. L’immagine è stata realizzata sulla base delle testimonianze di alcuni collaboratori di giustizia che lo hanno incontrato di recente. L’ultima foto disponibile di Zagaria risale al 1993. La foto è stata inviata in particolare, oltre che ai posti di polizia di frontiera, alle strutture di cura pubbliche e private di tutta Italia: Zagaria soffre da tempo di patologie epatiche che di recente si sarebbero aggravate, quindi gli inquirenti ipotizzano che possa essere costretto a farsi ricoverare. Nelle immagini (in una porta gli occhiali, nell’altra no) il latitante appare più magro che in passato, maggiormente stempiato e con i capelli ingrigiti. Michele Zagaria, 52 anni, è considerato la «primula rossa» della camorra campana, assieme all’altro latitante «storico» dei Casalesi, Antonio Iovine: su di loro si stanno concentrando da tempo le ricerche delle forze dell’ordine in Campania.
LA SUA STORIA CRIMINALE - Zagaria è il ricercato numero uno del clan dei casalesi, in Italia e all'estero. Viene considerato dalla Dda di Napoli il «re del cemento»: aziende che fanno riferimento a lui e alla sua famiglia sono state «intercettate» in diverse regioni del Nord. I suoi interessi negli appalti pubblici e non partono dalla Campania per estendersi fino al Lazio, la Toscana, l'Umbria, l'Abruzzo, la Lombardia e, in particolare, l'Emilia-Romagna. Il 19 giugno 2008, nel processo d'appello del maxiprocesso «Spartacus», è stato condannato alla pena dell'ergastolo, insieme ad altri componenti del clan dei casalesi.
Come è cambiato il volto di Zagaria

NESSUNA INTERCETTAZIONE
- La latitanza di Zagaria sarebbe stata aiutata da una rete di telefonia internazionale. Le varie attività investigative, infatti, non hanno mai portato alla luce intercettazioni telefoniche riguardanti lui perché in suo possesso ci sarebbero schede internazionali come quelle svizzere che sono difficili da identificare e da intercettare. In particolare da un indagine è emerso che il boss fosse in possesso di una serie di sim telefoniche svizzere con le quale si metteva in comunicazione con i suoi fedelissimi e la sua famiglia.
COSA SCRISSE SAVIANO NEL 2006 - Sul Corriere del Mezzogiorno, il 30 giugno 2006, l'autore di «Gomorra» scrisse: «E ora è Zagaria, il numero uno. È Michele Zagaria, dopo l’arresto di Bernardo Provenzano, ad essere stato posto in testa ai latitanti più pericolosi d’Italia. Michele Zagaria, dai molteplici contronomi: Michele di Casapesenna, Capastorta, Manera, è lui il capo operativo del cartello dei «casalesi». È lui che apparentemente con responsabilità fiduciaria ricevuta da Sandokan e Bidognetti, opera come vertice del cartello criminale del cemento. Michele Zagaria è stato capace di pretendere che la «sua» Casapesenna divenisse un luogo capace di articolare tranquillità per la sua latitanza e un’incubatrice attenta e efficiente per le sue aziende. Imprese vincenti in ogni parte d’Italia. Dalla Toscana all’Emilia, da Sassuolo a Cracovia, le imprese del cartello dei casalesi seguendo la scia del cemento arrivano ovunque. Come dimostra l’inchiesta dei pm Raffaele Cantone e Raffaello Falcone, coordinata dal capo della pool anticamorra di Napoli Franco Roberti, che il 22 giugno scorso ha portato all’esecuzione di 27 ordini di arresto e al sequestro di beni per quattro milioni di euro, gli imprenditori del cartello dei casalesi,coordinati da Michele e Pasquale Zagaria erano riusciti ad infiltrarsi anche negli appalti per la costruzione della linea Alifana, a vincere gare per la costruzione di parti degli edifici Nato del comprensorio di Licola e ad investire in immobili a Parma e Milano. Movimento terre, gestione degli inerti, nolo dei macchinari, subbappalti. Questa è la grammatica del clan dei casalesi e in particolar modo della sua nuova frangia dirigenziale di Casapesenna. Zagaria in passato era riuscito a far fittare ad un importante istituto bancario, un edificio abusivo costruito nel centro del paese. Le indagini mostrarono che quella banca era divenuto il vero e proprio pied a terr del clan per i depositi di liquidità. Come una sorta di sportello privato, personale della famiglia imprenditorial- criminale. Anche dall’inchiesta attualmente in corso presso la Procura partenopea emerge una particolare capacità di gestione dei liquidi. Una abilità capace di fare a meno delle banche stesse. E così seguendo le tracce delle indagini della Procura antimafia emerge un episodio che ha dell’incredibile. Il clan doveva vincere l’asta per l’acquisto di un immobile a Parma. I casalesi avrebbero sconfitto ogni concorrenza potendo presentare la loro offerta in liquidi, tutti sporchi e subito, come si dice da queste parti. Ebbene non essendoci sportelli di banca aperti, potevano rischiare di perdere l’asta. In una notte mandano un loro uomo dall’Emilia fino al Casertano a raccogliere 500mila euro liquidi. In poche ore. Da Casapesenna, l’«inviato» poi risale al Nord, e il clan acquista l’immobile. Non pistole in bocca, non mitra puntati dietro la schiena. Ma il doppio binario del capitale legale e illegale che si fondono nelle imprese edili vincenti del cartello dei casalesi.
Redazione online
26 luglio 2010




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Pisa, 2 detenuti albanesi scappano con le lenzuola

di Redazione

Evasione "vecchio stile" alle 13.30. I detenuti hanno approfittato del fatto che la garitta sul muro di cinta era momentaneamente sguarnita, perché l'agente doveva sorvegliare anche due cortili e un piano della sezione.

Aperta un'inchiesta


 
Pisa - Sembra la scena di un vecchio film. Invece è tutto vero. Due detenuti albanesi sono scappati scavalcando il muro di cinta della casa circondariale Don Bosco di Pisa. Ma la cosa che ha dell'incredibile è che, per fuggire, hanno usato le "classiche" lenzuola annodate. La fuga si è consumata attorno alle 13.30 circa, quando i due sono riusciti ad evadere approfittando del fatto che, per carenza di agenti, la garitta sul muro di cinta era sguarnita e che l'agente addetto al controllo del cortile passeggi doveva controllare altri due cortili e un piano di una sezione detentiva. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha aperto un’inchiesta interna e ha inviato a Pisa Francesco Cascini, il capo dell’ispettorato del Dap. Entrambi gli evasi non risultano condannati in via definitiva: uno era in carcere per rapina, l’altro per omicidio.
La denuncia del sindacato "Non possiamo non pensare che anche questo grave episodio, che avviene a pochi giorni da un`altra evasione a Lodi - commenta Donato Capece, segretario del sindacato Sappe - possa essere frutto del clima di tensione che si registra nelle carceri italiane, in cui l’esplosiva combinazione tra il grave sovraffollamento pari a circa 69mila detenuti, a Pisa sono 400 per un numero regolari di posti pari a 225, e una carenza di 6.000 unità negli organici della Polizia penitenziaria determina di fatto livelli di sicurezza assolutamente insufficienti per i nostri agenti". Oggi nelle carceri italiane ci sono quasi 69mila detenuti, dei quali oltre 25.000 sono stranieri, soprattutto extracomunitari.




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Tormentone de noantri

Il Tempo

Doccetta, Calippo e "bira". Atto secondo al Faber Beach per le due ragazze diventate famose con lo sketch visto da migliaia di persone su YouTube.








FOTO - Una giornata con Debora e Romina

Silvia Mancinelli
26/07/2010





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Beppe Bigazzi torna in tv: lingue di gatto e salame Felino Il video della polemica

Quotidianonet

Dopo essere stato cacciato dalla 'Prova del cuoco' a febbraio per una polemica sull'uso di cucinare carne di gatto, ricomparirà a ottobre su Alice Tv



Roma, 26 luglio 2010  - Allontanato da ‘La prova del cuoco’ a febbraio per aver ricordato che in passato nelle campagne toscane era usanza cucinare carne di gatto, Beppe Bigazzi dovrebbe condurre, dal 4 ottobre sul canale satellitare Alice Tv, ‘Bischeri e Bischerate’, nuovo programma a tema culinario.
 Lo annuncia il settimanale ‘Tv Sorrisi e Canzoni’, in edicola domani. Le ricette che lo chef toscano valuterà nelle prime puntate - sempre secondo il settimanale - saranno ‘lingue di gatto’ (un tipo di biscotti, ndr) e ‘salame di Felino’ (Felino è una cittadina in provincia di Parma famosa per il salame, ndr).



Propone una ricetta con il gatto, Bigazzi licenziato dalla Rai



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Piaggio: «La Vespa sbarcherà in Cina»

IL Secolo xix

Piaggio punta a esportare la Vespa in Cina e a raddoppiare la sua produzione in India, il piano rientra nella strategia di penetrazione nei mercati dove le vendite di scooter stanno crescendo più velocemente. È quanto afferma il presidente dell’azienda, Roberto Colaninno, in un’intervista pubblicata oggi sul Wall Street Journal. Colaninno spiega come l’aumento della domanda di motorini in Asia aiuterà la Piaggio a compensare il rallentamento delle vendite in Europa. Quindi, oltre all’India, in cui l’azienda, ricorda Colaninno, investirà 100 milioni di euro nei prossimi tre anni per incrementare la produzione dello stabilimento di Baramati, la Piaggio è interessata anche a Pechino: nel mese di agosto, sottolinea Colaninno, l’azienda inizierà a vendere l’Mp3 (scooter a tre ruote), mentre la Vespa approderà presto in Cina, ma data e prezzi sono ancora stati fissati.



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