venerdì 30 luglio 2010

Sanità Lazio, ambulanze a peso d'oro: straordinari a gogò, sempre tre a bordo

Il Messaggero

 
di Claudio Marincola

ROMA (30 luglio) - E' un sistema fatto in casa: per l’80% gestito dalla Regione Lazio. Caso unico in Italia, fa tutto la sanità pubblica, cioe l’Ares 118. E’ un sistema salvavita. Ma costa: nel 2009 145 milioni di euro. Per garantire lo stipendio a 1922 dipendenti tra medici, paramedici, barellieri, autisti. E far funzionare le 139 postazioni spalmate sul territorio, di cui 99 gestite dall’Ares e le 40 in convenzione con la Croce Rossa e le altre associazioni del volontariato. Mettere su strada una dei 184 mezzi di soccorso in servizio H24 vuol dire utilizzare 15 persone di diverso profilo professionale in 4 turni diversi. Tradotto in moneta fanno circa 600 mila euro l’anno.

Il conteggio non comprende il trasporto secondario.
Lo spostamento dei pazienti da ospedale a ospedale, per le visite e le dialisi o per gli organi e del sangue non è a carico dell’Ares. Costi difficile da quantificare perché variano a seconda delle Asl. Un business per la giungla policromatica dei privati: Croce Bianca, Croce Verde, Croce Rosa, Croce Azzurra, Croce Blu, tutte Srl. Perché, come spiega Licia Pera, rappresentante delle Udi base «una sirena a Roma non si nega a nessuno». Quanto ci costano? «Molte ditte - spiega Fabrizio Pregliasco, vice presidente dell’Anpas - pur di lavorare al ribasso si sono inserite nel volontariato e ora rischiano rovinarne l’immagine»
E c’è un altro nodo da scogliere. Negli Usa, in altri paesi europei e in alcune regioni italiane, l’equipaggio delle ambulanze è formato solo da persone. Medici o infermieri, barellieri e soccorritori, abilitati alla guida. Hanno ruoli intercambiabili. Se serve chiedono “un rendez vous”, ovvero il supporto di un auto-medica. L’intervento serve per stabilizzare le condizioni del paziente e raggiungere l’ospedale più vicino. Questo sistema, adottato, ad esempio, in Veneto, Friuli e in alcune province della Toscana e dell’Emilia Romagna, consente un notevole risparmio di personale. Risorse umane da utilizzare in altri settori nevralgici della sanità.

Spiega Mario Costa, presidente del SIS, considerato per la sua lunga esperienza uno dei soci fondatori del 118: «L’equipaggio “a due” viene attivato quasi in tutto il mondo. A Roma alcune eccezioni possono anche esserci. Se, ad esempio, in due salgono a prelevare un paziente a domicilio, un altro deve restare nell’automezzo. Ma in tutti gli altri casi? Credo insomma che al primo posto ci sia soprattutto un problema di organizzazione e di cattiva gestione».

È di ieri mattina il caso drammatico accaduto alla postazione di Poggio Mirteto. La Croce Verde Sabina non sarebbe intervenuta per un “codice rosso”: mancavano gli infermieri. Il soccorso è partito dalla postazione di Osteria Nuova, distante circa 20 km, e da Rieti (circa 40 km) con un’auto-medica.
Nel Lazio la rete del Terzo settore è meno presente che altrove. E questo si riflette sui costi. Lo straordinario pesa per venti milioni di euro l’anno. In media ogni dipendente accumula 90 ore al mese. In Lombardia, l’Areu, l’azienda che dal 2008 gestisce l’emergenza/urgenza, può contare su almeno 35 mila volontari a costo zero. Idem o quasi in Toscana per la capillare diffusione delle Misericordiae.





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La madre infanticida: «Sono sollevata»

Corriere della sera

La donna che ha soffocato otto figli appena nati




PARIGI - Dominique Cottrez ha soffocato otto figli appena nati. E poi li ha sepolti nel giardino di casa. I primi due corpicini sono stati rinvenuti per caso, sotto un metro di terra sabato 24 luglio. Altri sei mercoledì 28, avvolti in sacchi di plassica, in un garage. Ora che questa strage di innocenti è stata scoperta e che la madre infanticida è stata incarcerata e formalmente imputata di omicidio plurimo di minori, lei si dice «sollevata». Ha usato proprio questa parola Domenique, 47 anni, infermiera, parlando con il suo avvocato Franck Berton: «Una sorta di sollievo». Quasi volesse essere scoperta: «Aveva come un peso insopportabile sulla coscienza ed ora è lieta perché si sente più leggera. Ma è anche molto provata, stanca e abbattuta» ha raccontato ancora il legale. «Le perizie ora determineranno il suo stato psicologico, ci sono delle reali domande psicologiche e psichiatriche che saranno poste». In particolare, l'avvocato torna ad avanzare l'ipotesi che la donna soffrisse di 'negazione della gravidanza, ovvero non fosse consapevole di essere incinta. «Sono le perizie che lo determineranno; che siano designati esperti competenti, che conoscano bene il principio e il fenomeno» ha auspicato.

LA POSIZIONE LEGALE - L'avvocato Berton ha sottolineato che la sua cliente «non ha tergiversato al momento dell'interrogatorio, ammettendo le proprie responsabilità senza accampare scuse o menzogne». Anzi ha collaborato con gli inquirenti: «Dopo il ritrovamento dei primi due corpi sabato scorso, ha fornito le indicazioni necessarie ad individuare anche gli altri sei».

UNA PERLA - Gli amici, i vicini di casa, descrivono la mamma degli orrori «una perla», addirittura «una signora sorridente, discreta e senza tanti grilli per la testa». a Villers-au-Tertre, paesino a 150 km circa a nord di Parigi, c'è sconcerto, incredulità. «Era piena di premure, piena di tutte le qualità, amorevole ed entusiasta - racconta Francine Caron, 63 ans, diretta superiore della Cottrez nel servizio di infermeria a domicilio che le due donne assicurano nella municipalità di Douai, fin dal 1984. «L'ho vista piangere per la morte dei suoi pazienti - ricorda un'altra collega - sembrava prendere parte ai dolori della gente, anche degli sconosciuti».


30 luglio 2010



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Cucchi, il medico del carcere denuncia: «Io allontanato da Regina Coeli»

Corriere della sera

Lo sfogo: «Da sei mesi ormai sono senza lavoro e non riesco a spiegarmene il motivo»

MILANO - Lo scorso ottobre dfu il primo a diagnosticare la gravità delle condizioni di Stefano Cucchi al suo ingresso a Regina Coeli. Ora Rolando Degli Angioli denuncia di essere stato allontanato dal suo posto. «A dicembre del 2009, dopo il ritorno dal mio viaggio di nozze ho tentato di rientrare in servizio a Regina Coeli dove lavoravo come medico di guardia ininterrottamente da sei anni e non ci sono riuscito» riferisce Degli Angioli.

«PRESSIONI» - All'indomani dell'arresto di Cucchi, il medico visitò il giovane romano, diagnosticandogli un pericolo di vita. In seguito, Degli Angioli segnalò di aver subito pressioni per autosospendersi dal servizio. Cucchi morì il 22 ottobre 2009 nell'ospedale Sandro Pertini, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga. Per la sua morte la procura ha indagato 13 tra medici, infermieri e agenti penitenziari. Per accertare le eventuali pressioni sul medico e possibili collegamenti con il caso Cucchi il 22 dicembre scorso la Procura di Roma ha aperto un fascicolo. «Da sei mesi ormai sono senza lavoro e non riesco a spiegarmene il motivo. Ho sempre lavorato con i detenuti e non lo posso più fare. Mi auguro che la Procura di Roma faccia chiarezza al più presto su queste che spero essere delle semplici coincidenze. Credo e continuerò sempre a credere nella legge», spiega il medico. Degli Angioli ha anche riferito di «un tentativo di conciliazione» avviato, attraverso il suo avvocato Carlo Pereno, «circa un mese fa con la Asl Rm A, la dirigenza sanitaria di Regina Coeli e la commissione provinciale del Lavoro per la riammissione e il risarcimento dei danni subiti». (Fonte Ansa)


30 luglio 2010



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Pdl, il contrattacco di Fini "Io espulso, Silvio illiberale"

Quotidianonet

"Lealtà, ma contrasteremo scelte ingiuste". Capezzone: "Attaccato alla poltrona". Alla Camera i finiani sono 33, al Senato 10: il gruppo si chiama 'Futuro e Libertà per l'Italia'. Pd: "Il governo non c'è più"



Roma, 30 luglio 2010 - Dura replica di Gianfranco Fini alle parole di Berlusconi, che ieri ha sancito la rottura nel Pdl. “Ieri sera in due ore - ha detto il presidente della Camera -, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato espulso dal partito che ho contribuito a fondare”. E ancora: "Sostenere che devo lasciare la Presidenza della camera dimostra una logica aziendale modello amministratore delegato di un consiglio di amministrazione che non ha nulla a che vedere con le istituzioni democratiche". E spiega: "La concezione non propriamente liberale della democrazia che l’onorevole Berlusconi dimostra di avere, emerge dall’invito a dimettermi".


Poi parentesi sul futuro. I finiani "sosteranno il Governo ogni qualvolta agirà davvero nel solco del programma elettorale, e non esiteranno a contrastare scelte ritenute ingiuste e lesive dell’interesse generale", ha detto. “Ringrazio dal profondo del cuore i parlamentari del Pdl che daranno vita a iniziative per esprimere la protesta contro quanto deciso ieri dal partito: uomini e donne liberi”, ha aggiunto Fini.


Gianfranco Fini - ha detto lui stesso - intende impegnarsi per difendere la "legalita" perché molti cittadini del centro destra "non capiscono perche’ nel nostro partito il garantismo, principio sacrosanto, significhi troppo spesso pretesa di impunità". "Legalita’ - ha insistito Fini - intesa nel senso più pieno del termine, cioè lotta al crimine come meritoriamente sta facendo il governo, ma anche legalità intesa come etica pubblica, senso dello Stato, rispetto delle regole".


SUBITO CAPEZZONE - "Le dichiarazioni rese alcuni minuti fa da Gianfranco Fini all’Hotel Minerva - afferma il portavoce del Pdl - sono, nello stesso tempo, una prova di debolezza e un atto di viltà politica. L’unica cosa dignitiosa, per Fini, sarebbe stato dare le dimissioni da Presidente della Camera: ma Fini ha scelto di restare aggrappato alla sua poltrona. Brutto spettacolo, che gli italiani giudicheranno con giusta severità". 

BERSANI: IL GOVERNO NON C'E' PIU' - "E’ sempre difficile dire quanto può durare una respirazione artificiale. Questo governo non c’è più. Questa è la sostanza”. Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani commenta le parole di Gianfranco Fini. "La barca del governo non può andare avanti con delle falle così 


"Se si riflette di una fase nuova siamo pronti a sostenere una transizione", dice ancora Bersani. Il leader del Pd, rispondendo ai cronisti alla Camera, ha ribadito che le priorità sarebbero "la legge elettorale, l’emergenza sociale e la bonifica delle norme che favoriscono la corruzione". Dopodiché, ha aggiunto, "ognuno fa la sua proposta al Paese, in una logica bipolare, e si apre una fase nuova".

IL CENTRO - Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, non teme una eventuale 'campagna acquisti' con cui: “I nostri parlamentari - assicura nel corso di una conferenza stampa alla Camera - sono immunizzati. Abbiamo un gruppo ampio e vaccinato. Chi è venuto con noi è andato dove il potere non c’era. Non lascerà". Casini ha quindi ribadito ancora una volta di non avere alcuna intenzione di appoggiare l’attuale governo: "Escludo ogni sostegno, stiamo all’opposizione. Non faremo i tappabuchi delle falle della maggioranza. Sarebbe una cosa umiliante".

BOSSI COMMENTA LA LITE A GESTI - Umberto Bossi esclude l’ipotesi di elezioni anticipate e lo fa con il suo tradizionale modo diretto di esprimersi: quando i giornalisti in Transatlantico gli chiedono se la rottura tra Berlusconi e Fini possa portare al voto anticipate il leader della Lega mostra il dito medio. Quindi sul divorzio tra i due cofondatori del Pdl Bossi dice: "Speriamo che tutti e due usino il cervello e il cuore".

 IL GOVERNO - Nuovo gruppo in Parlamento, ma nessun cambiamento in vista nel governo. Gli uomini di governo vicini a Gianfranco Fini spiegano che non c’è nessuna volontà di mettere in discussione la stabilità dell’esecutivo.  Nè c’è l’intenzione almeno al momento da parte del premier Silvio Berlusconi, spiegano le stesse fonti, di avocare a sè le deleghe ora in mano a esponenti vicini al presidente della Camera. Rassicurazione e garanzia che lo stesso premier ha dato oggi, raccontano, a margine del Consiglio dei ministri a Andrea Ronchi. A margine del Consiglio dei Ministri, il premier SIlvio Berlusconi, avrebbe ripetuto al ministro Ronchi il concetto già espresso ieri: "Gli amici di Fini al governo lavorano bene, non ho dubbi sulla loro lealtà e non ho ragione di modificare la squadra di governo. Quindi si prosegue così".

Del resto, già ieri sera in conferenza stampa dopo l’ufficio di presidenza, Berlusconi aveva risposto ai giornalisti dicendo che non aveva nessun problema a proseguire la collaborazione con i ministri finiani. La parola d’ordine dei finiani al governo è "massima lealtà". Esclusa qualsiasi ipotesi di "fuoriuscita dall’esecutivo».  Nel governo Berlusconi siedono diversi esponenti finiani, tra cui Ronchi, Paquale Viespoli, Adolfo Urso, Andrea Augello, Roberto Menia e Antonio Buonfiglio.

IL NUOVO GRUPPO ALLA CAMERA - I finiani hanno costituito un gruppo autonomo alla Camera e al Senato, che si chiamerà 'Futuro e Libertà per l'Italia'. Il nome del gruppo è stato formalizzato presso gli uffici della Camera, cui sono state anche consegnate le 33 richieste di adesione da parte dei deputati che hanno deciso di seguire Gianfranco Fini. A Palazzo Madama è stata toccata la soglia dei 10 senatori necessaria per costituire un gruppo autonomo.

Si è intanto assestato a 33 , almeno per ora, il numero dei deputati aderenti al nuovo gruppo di Gianfranco Fini. Ecco l'elenco: Ruben, Ronchi, Lamorte, Buongiorno, Scalia, Lo Presti, Perina, Granata, Briguglio, Giorgio Conte, Bellotti, Polidori, Moffa, Tremaglia, Urso, Menia, Consolo, Angeli, Sbai, Paglia, Raisi, Bocchino, Barbareschi, Siliquini, Della Vedova, Napoli, Proietti, Di Biagio, Patarino, Cosenza, Divella, Barbaro, Bonfiglio.Quanto al capogruppo, sarà stabilito dalla prima riunione del gruppo. Intanto il rappresentante del neonato gruppo dovrebbe essere Giorgio Conte.






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Francia choc, per uno sgombero poliziotti trascinano madre e figlio

Il Tempo

PARIGI (30 luglio) - La scena si svolge all'inizio di luglio nella banlieue difficile della Corneuve, nella periferia nord di Parigi. Si vedono le forze dell'ordine che agguantano gli squatter, mentre questi oppongono resistenza gridando. Ad un certo punto, una donna, che tiene il suo bebè sulla schiena avvolto in un foulard, come si usa nelle comunità di origine africana, viene presa per i piedi e trascinata per terra. Il bambino prima struscia per terra, poi cade e viene afferrato da un poliziotto. Il video finisce poco dopo, quando un agente intima alla persona che stava filmando di smettere. Nessun giornalista era presente sul luogo dei fatti.



FRATERNITé : Les ex-squatteurs de Balzac évacué



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E il gol della vita...ma il compagno colpisce con la mano

Il Tempo

RIO DE JANEIRO (30 luglio) - Segna il gol della vita ma glielo annullano per un fallo di mano di un suo compagno. E’ successo al giocatore dell’Atletico Paranaenese Bruno Mineiro durante il match contro il Goias. Un tiro al volo dalla lunga distanza che lascia di stucco il portiere avversario. Gol della vita ma tutto inutile…



Bruno Mineiro marca um golaço pelo Atlético/PR, mas é invalidado



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Ma come fa l'attaccante a divorarsi un gol così?

IL Mattino

MOSCA (30 luglio) - Si può riuscire a mandare la palla oltre la traversa sulla linea di porta? Il giocatore portoghese del Cska Mosca Rui Miguel c’è riuscito. Un cross con il pallone da spingere solo in porta: ebbene il numero 10 della squadra russa riesce nel miracolo di stoppare la palla di coscia e spedirla alta. Incredibile ma vero




Greatest Football Miss Ever! [2010]



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Diamanti insanguinati”, Naomi in tribunale

IL SEcolo xix





Il tribunale dell’Aja che processa il dittatore liberiano Charles Taylor ha convocato per il 5 agosto prossimo la super top Naomi Campbell e sentirà come testimoni anche l’attrice Mia Farrow e l’agente della stessa Campbell, Carole White, che saranno ascoltate il 9 agosto.

Sia Naomi, che Mia Farrow e Carole White saranno interrogate sulla vicenda dei cosiddetti «diamanti insanguinati». I giudici intendono infatti chiarire se la Campbell ricevette in dono dall’ex presidente liberiano un grosso diamante, in Sudafrica, durante una cena a casa di Nelson Mandela. La tesi del prezioso dono è sostenuta sia dalla White che dalla Farrow.

Caso Claps, i due dna isolati non sono di Restivo

Il Secolo xix

Danilo Restivo
Non è di Danilo Restivo, indagato per omicidio, né il primo né il secondo Dna, appartenenti a due uomini, isolati tra i numerosissimi reperti sequestrati nel sottotetto e nei locali attigui della Chiesa della Trinità di Potenza, dove il 17 marzo scorso è stato ritrovato il cadavere di Elisa Claps. Lo ha stabilito - secondo quanto apprende l’ANSA - il gruppo di periti coordinato dal professor Vincenzo Pascali, Direttore dell’Istituto di medicina legale dell’Università cattolica di Roma. Gli esiti degli accertamenti genetici sono stati già trasmessi al gup di Salerno, che aveva disposto la consulenza.

I periti hanno isolato il Dna di Restivo da una tazza e un bicchiere dell’uomo - presunto responsabile dell’omicidio della studentessa potentina Elisa Claps - sequestrati, insieme ad altri oggetti personali, alcuni mesi dalla polizia inglese e inviati in Italia per l’estrazione del Dna, su richiesta della magistratura di Salerno. Il profilo genetico dell’indagato è stato poi confrontato, con esito negativo, con i Dna di due uomini, estratti dai periti genetisti da residui di liquido seminale ritrovati tra i reperti sequestrati nel sottotetto della Chiesa della Trinità e nel sottostante circolo culturale Newman di Potenza.

Danilo Restivo è indagato in Italia per l’omicidio volontario di Elisa Claps (nei suoi riguardi è stato emesso un mandato di arresto europeo) e nel Regno Unito, dove è detenuto, per l’omicidio della sarta inglese Heather Barnett.





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La fuga di pazienti costa 8 milioni all’Asl

Il Secolo xix

Otto milioni di euro. E’ la cifra che la Asl 5 ha pagato nel 2009 per interventi fuori regione di ortopedia e oculistica. I pazienti spezzini hanno scelto quasi tutti la Toscana. Si tratta di 1656 ricoveri, pari a 5.422.180 milioni di euro per interventi ortopedici, e 1543 ricoveri, pari a 2.296.217 milioni per interventi sull’occhio - fonte Datasiel per il 2009 - che la Regione ha messo sotto la lente d’ingradimento. La consegna per tutti è una decisa inversione di marcia, o si profila un taglio di servizi per i pazienti della Asl 5. L’azienda si distingue per cure fuori regione, per un totale che copre 35 milioni di passivo dei 45 dell’intera Liguria. Da qui l’avvertimento dell’assessore regionale alla Sanità Claudio Montaldo.



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Sarkozy contro i clandestini:"Troppi diritti"

Libero





Dopo l'annunciato smantellamento dei campi rom bulgari e romeni, la Francia torna a occuparsi di sicurezza puntendo il dito contro gli immigrati regolari e non. In un lungo intervento in occasione della presentazione del nuovo prefetto di Isère, a Grenoble, il presidente Nicolas Sarkozy assicura che userà il pugno duro contro i cittadini francesi di origine straniera che creano scompiglio. Ai criminali "immigrati" che sono stati accolti nel Paese verrà revocata la cittadinanza.

La cittadinanaza - Non è casuale che la proposta venga lanciata da Grenoble. Nella città del sud est di recente si sono verificati scontri tra la polizia e i giovani di una banlieue, a seguito dell'omicidio di un rapinatore di origine straniera da parte degli agenti. "Non possiamo esitare a rivedere i motivi che possono portare alla perdita della nazionalità francese" ha detto il presidente. "La nazionalità francese deve poter essere ritirata a tutte le persone di origine straniera che volontariamente attentano alla vita di un poliziotto o di chiunque altro rappresenti l’autorità pubblica". Inoltre, Sarkozy vuole che l’acquisizione della nazionalità per i minori nati in Francia da genitori stranieri, una volta raggiunti i 18 anni, non sia più un diritto, se delinquono.

I clandestini - E il pugno duro colpisce anche gli immigrati irregolari. "Mi auguro che si valutino i diritti e le prestazioni cui oggi hanno accesso gli stranieri clandestini. Una situazione irregolare non può conferire più diritti di una situazione regolare e legale". Non è chiaro a quale diritto facesse riferimento in particolare il presidente francese, ma è probabile che si riferisse all’assistenza medica.

I rom - Infine Sarkò torna sui nomadi: "Dobbiamo porre fine allo sviluppo selvaggio dei campi Rom. Sono delle zone al di fuori della legalità che non possono essere tollerate" sottolineando che entro la fine di settembre "saranno smantellati i campi che sono già stati oggetto di un’ordinanza del tribunale". "Per i campi su cui non c'è stata ancora una decisione dei giudici, faremo in modo che si intervenga al più presto. Entro tre mesi, voglio che almeno la metà di questi accampamenti sparisca dal territorio francese" ha concluso il presidente.






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E anche nel calcio femminile brillano gli orrori

IL Tempo

NAPOLI (30 luglio) - Un’ingenuità che è costata molto cara alla Nazionale femminile Under 20 della Corea del Sud durante una partita del Mondiale di categoria. Questo tipo di errori si pagano caro, soprattutto contro una squadra forte e temibile come quella tedesca. Ebbene, l’azione di un attaccante della Germania si conclude con un tiro che si stampa sulla traversa: la giocatrice coreana convinta che la palla fosse terminata fuori, la blocca con le mani. Inevitabile il rigore ed il gol: la Germania ringrazia.




The Most Unusual Penalty Ever - Germany V South Korea Women's U-20 World Cup 2010



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Neymar tenta il cucchiao e guardate che combina...

IL Mattino

RIO DE JANEIRO (30 luglio) - Il Chelsea, per lui, è arrivata a offrire ufficialmente al Santos 20 milioni di euro. E il giovane fuoriclasse Neymar: conquista un rigore e pensa di sorprendere il portiere con un cucchiaio alla moda.



NEYMAR-santos-figuraccia rigore con cucchiaio sbagliato malamente http://wlaseriea.altervista.org/



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Salerno, lei lo lascia e lui pretende i regali indietro: per la Cassazione è estorsione

Il Tempo

 

ROMA (30 luglio)

È tentata estorsione chiedere indietro «con condotte violente e intimidatorie» al proprio ex, i regali fatti durante la relazione, dopo la rottura del rapporto sentimentale. Lo stabilisce la Cassazione confermando una condanna per un ragazzo della provincia di Salerno che aveva minacciato la sua ex e i genitori di lei, per riavere gli oggetti regalati durante la relazione.


L'ex fidanzato, non rassegnato alla fine del suo amore, aveva perseguitato per mesi la sua ex, seguendola, costringendola a salire in macchina con un'arma e intimidendola. Aveva, poi, minacciato la donna e i suoi genitori, per ottenere la restituzione dei regali fatti in passato alla fidanzata o almeno di «una somma equivalente» ai soldi spesi. E infine, un giorno, aveva sparato dei colpi di pistola contro la ragazza e gli ex suoceri, ferendoli, in un raptus di gelosia.


Condannato a otto anni di carcere dal Tribunale e dalla Corte d'Appello di Salerno per una serie di reati, dal tentato omicidio e alla minaccia e violenza privata, il fidanzato salernitano si è ritrovato anche una condanna per tentata estorsione per la storia dei regali.


Sentenza confermata dalla Prima Sezione Penale della Cassazione. «Integra gli estremi del delitto di estorsione, e tentata estorsione - è scritto nella sentenza n. 30463 - il comportamento di un fidanzato che, dopo la rottura della relazione sentimentale con la propria ragazza, faccia ricorso a condotte violente e intimidatorie per far valere nei confronti della stessa e dei suoi familiari la richiesta (non assistita da alcuna forma di tutela giuridica nel nostro ordinamento) di restituzione di oggetti o somme di denaro elargiti per mero spirito di liberalità come manifestazione del proprio affetto»





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Napoli, spaccatura per le primarie Pd E Ranieri querela De Magistris

Il Mattino

 

NAPOLI (30 luglio) - Il primo vertice (ufficiale) del centrosinistra per discutere delle comunali è per oggi: presso la sede provinciale del Pd con i segretari provinciali. A convocarlo il responsabile napoletano del Pd, Nicola Tremante. Ma le acque si sono improvvisamente increspate su de Magistris (che correrebbe per le primarie appoggiato da Idv e Sel) e il suo attacco contro Umberto Ranieri (disposto a scendere in campo per il Pd) su una vecchia storia della Tangentopoli napoletana archiviata dagli stessi magistrati. Parole che peseranno sul tavolo interpartitico. Perché Ranieri, ieri, si è recato dai Carabinieri di piazza Venezia a Roma per sporgere querela per diffamazione contro l’europarlamentare dell’Idv. Nel pomeriggio la levata di scudi del Pd, ma anche di Sinistra e Libertà, contro l’ex pm con quest’ultimo che in serata apprende della querela e chiarisce: «Nessun attacco personale».

In mezzo lo scenario per l’individuazione del candidato di centrosinistra a cui lavorano anche i vertici nazionali del Pd. Contatti, incontri, telefonate per sondare il terreno e capire se possa uscire fuori un nome della società civile per la corsa alla poltrona della Iervolino. Caratteristiche: la capacità di mettere d’accordo tutti i partiti e magari allargare la coalizione alle forze moderate. Poi si potrebbe trovare il modo di far passare questo nome per primarie confermative o di programma: giusto per non far sembrare la scelta calata dall’alto. Per ora c’è stato un contatto tra il segretario nazionale del Pd Bersani e la giornalista Lucia Annunziata che avrebbe preso tempo.

Certo è che l’ex ministro, o comunque i vertici nazionali, subito dopo l’estate saranno spesso a Napoli e in Campania in vista del corpo a corpo di primavera. Inizierà Walter Veltroni a Caserta dal 16 al 19 settembre per la festa democrat sulla legalità. Ma, soprattutto, ci sarà Pier Luigi Bersani alla fine di settembre per la festa nazionale del Pd dedicata al Mezzogiorno (si terrà a piazza Dante).

Un modo per far capire che il partito dedicherà il massimo delle energie all’ombra del Vesuvio per non farsi espugnare palazzo San Giacomo. Da qui i contatti già aperti da Bersani con almeno un paio di nomi. Anche se si fa notare dal quartier generale che è solo un modo per iniziare a sondare. Si vedrà poi. Con calma dopo Ferragosto quando la road map sarà più chiara.

Per ora rimane aperto il caso de Magistris-Ranieri con Pd e Sel in difesa di quest’ultimo. «Le dichiarazioni di de Magistris non aiutano perché non sembrano orientate alla costruzione dell’unità della coalizione», fanno notare il consigliere comunale Salvatore Parisi e Arturo Scotto dirigente nazionale del partito di Vendola.

Parole più dure, è chiaro, contro l’europarlamentare dell’Idv arrivano dal Pd. «Il rigore etico e morale di Umberto Ranieri sono al di sopra di ogni sospetto. E l’attacco di de Magistris è completamente sbagliato. Da magistrato qual è, dovrebbe conoscere la differenza tra l’opinione politica e la calunnia personale», dice Peppe Russo, capogruppo pd in consiglio regionale. «Ha fatto bene Ranieri e spero che questo serva a de Magistris per chiarire il senso delle sue dichiarazioni. È evidente che fare politica è cosa diversa dall’imbastire processi», avverte il vicesegretario regionale del Pd Mimmo Tuccillo. Mentre il segretario napoletano Nicola Tremante avverte: «Il Pd respinge la qualunquistica aggressione contro Ranieri che rappresenta una limpida esperienza politica».

In serata Luigi de Magistris chiarisce il senso delle sue parole mostrandosi sorpreso della querela. «Nessun attacco personale. Mi riferivo solo al fatto che Ranieri è stato esponente autorevole di quella parte politica del Pci-Pds coivolta nella Tangentopoli napoletana. Non posso non notare però - aggiunge l’ex pm - che il centrosinistra si presenta con una querela contro chi auspisca una forte discontinuità con quella stessa parte politica. E questo la dice lunga su come agisce la parte più conservatrice del centrosinistra di Napoli».

Ad. Pa.





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Time, copertina choc: una ragazza afghana con il naso mozzato

Quotidianonet

La giovane, che si chiama Aisha, ha subito la mutilazione per mano dei talebani. Scappava dai parenti che abusavano di lei




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In manette mafioso americano: il suo «buen retiro» era a Sorrento

Corriere del Mezzogiorno

Emilio Fusco, boss della famiglia Genovese: carabinieri travestiti da netturbini e operai Enel per incastrarlo

Il padrino del clan newyorkese Vito Genovese

Il padrino del clan newyorkese Vito Genovese


NAPOLI - Il «buen retiro» del boss mafioso americano? La dolce costiera sorrentina. È in un paesino della terra delle sirene che aveva trovato rifugio Emilio Fusco, 42 anni, esponente del clan mafioso della famiglia Genovese, attivo negli Stati Uniti ed in particolare a New York. L'uomo è stato arrestato dai carabinieri del comando provinciale di Avellino, nei pressi di Sorrento. Fusco è originario di Quindici, in Irpinia. Nella casa che occupava dopo il suo arrivo in Italia i carabinieri hanno trovato e sequestrato 10mila euro in contanti ed altrettanti dollari.

GIOCO DI SQUADRA CON L'FBI - Nei giorni scorsi l’Fbi, tramite l’Interpol, aveva comunicato alle forze dell’ordine italiane l’emissione nei confronti di Fusco, ritenuto un pericoloso affiliato alla famiglia mafiosa dei Genovese, di un’ordinanza di carcerazione del tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto sud di New York, per i reati di associazione criminale ed estorsione.

Emilio Fusco
Emilio Fusco
TRAVESTIMENTO - I militari del Nucleo Investigativo hanno a lungo pedinato amici e parenti, partendo dall'entroterra irpino, finchè non hanno stretto il cerchio intorno al boss nella provincia di Napoli ed in particolare in una zona nei dintorni di Sorrento. I carabinieri indecisi su dove esattamente potesse trovarsi il ricercato, per giorni, dopo essersi travestiti da operai dell Enel e netturbini, si sono appostati nella zona riuscendo infine a localizzare l’abitazione nella quale l’uomo si nascondeva.

RACKET E OMICIDI - Fusco risulta essere coinvolto, nel Distretto Sud di New York, nel racket delle estorsioni, in diversi omicidi ed in altre attività criminali. In particolare l’uomo è accusato di aver partecipato, insieme con due complici, all’omicidio, avvenuto nel novembre 2003, di Gary Westerman, il cui corpo è stato scoperto nel mese di aprile 2010 nel Massachusetts. Nello stesso anno Fusco avrebbe partecipato, secondo l’accusa, anche al tentativo di omicidio di Frank Dadabo.

Redazione online
30 luglio 2010


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Auto blu, Brunetta: così dimezzo i costi: dall'acquisto di utilitarie al car-sharing

Il Messaggero

Presentate una serie di proposte per risparmiare 2 miliardi


 

ROMA (30 luglio) - Dall'acquisto di utilitarie al car-sharing, cioè la condivisione della stessa vettura tra diverse amministrazioni. Sono due dei dieci punti su cui si basa la strategia di risparmio sulle auto blu, in cui è impegnato il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta. Nel decalogo presentato oggi dal ministro è infatti prevista una riduzione della cilindrata delle auto impiegate, attraverso la «previsione dell'estensione delle limitazioni per l'acquisto di autovetture superiori a 1400 cc», ed anche la diffusione di modelli di car sharing con o senza autista. L'obiettivo previsto è quello di raggiungere un risparmio di 2 miliardi in 3 anni.

Il ministro ha infatti presentato una serie di proposte per ridurre di circa la metà i costi annuali sostenuti dalle pubbliche amministrazioni per le autovetture: si tratta di circa tre miliardi di euro per le auto di rappresentanza e servizio ordinario, ai quali va aggiunto un miliardo di euro per le auto utilizzate dalle amministrazioni per vigilanza e servizi speciali.

Secondo i dati raccolti ed elaborati da FormezPA, il parco auto delle pubbliche amministrazioni risulta composto da circa 80.000 autovetture. In particolare, si stimano 5-6.000 auto blu (di rappresentanza politico-istituzionale a disposizione di autorità e alte cariche dello Stato e delle amministrazioni locali); 10-12.000 auto blu (di servizio con autista a disposizione di dirigenti apicali) e 60-65.000 auto grigie (senza autista, a disposizione degli uffici per attività strettamente operative) per una spesa onnicomprensiva di poco inferiore ai tre miliardi di euro l'anno per il parco auto «civile», e di oltre un miliardo di euro per le auto preposte alla vigilanza ed alla sicurezza.





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Perde il lavoro per i ritardi del treno: giovane fa causa alle Ferrovie francesi

Corriere della sera

Pendolare 24enne licenziata dallo studio per la poca puntualità.
Adesso chiede 45mila euro di risarcimento

MILANO – I continui ritardi del suo treno mattutino le hanno fatto perdere il posto di lavoro. Adesso Soazig Parrassols, ventiquattrenne francese che fino a qualche giorno fa lavorava in un studio legale di Lione, ha deciso di far causa alla SNFC (società nazionale delle ferrovie francesi) chiedendo 45.000 euro di risarcimento. È la prima volta che un pendolare transalpino trascina in tribunale la società che gestisce le ferrovie francesi a causa dei ripetuti ritardi dei suoi convogli e la storia della battaglia della giovane Soazig contro il colosso dei trasporti ha velocemente conquistato le prime pagine dei più importanti quotidiani d'Oltralpe.

LA STORIA - La ventiquattrenne era stata assunta per un periodo di prova come assistente giuridica in un noto studio legale lionese. Ogni giorno per andare a lavoro la ragazza, che vive a Ambérieu-en-Bugey, piccolo comune nel dipartimento dell’Ain, doveva percorrere in treno i circa 50 km che dividono la sua città dal luogo di lavoro. Ma spesso il convoglio arrivava a destinazione con un ingente ritardo. Alla fine il suo datore di lavoro si è stufato e le ha dato il benservito: «La persistenza di questi ritardi durante il periodo di prova mi costringe a prendere questa decisione» recita senza mezzi termini la lettera di licenziamento. La stessa Soazig, che ha già ricevuto il sostegno di numero associazione transalpine, sembra comprendere la decisione dell'oramai ex datore di lavoro: «Il mio capo sapeva bene che non era colpa mia. Ma io ero la sola segretaria dello studio legale e dovevo essere per forza puntuale sul posto di lavoro».

COMMENTI - L'avvocato della ragazza ha precisato che le SNFC sono state citate davanti alla Corte d'Appello di Parigi e che 45.000 euro sono la cifra minima che la sua cliente dovrebbe ricevere per i gravi danni subiti: «Se non avesse collezionato tutti questi ritardi per colpa del treno, avrebbe mantenuto il posto di lavoro» dichiara David Metaxas, il legale della ragazza al quotidiano "20minutes". -Noi reclamiamo un risarcimento per lo stress materiale e morale accumulato ogni mattina a causa dei ritardi. A ciò poi si aggiungono i dossier presentati da altri 60 pendolari che viaggiano sulla stessa linea che hanno subito perdite economiche dal gennaio 2010». Secondo l'avvocato in passato diversi passeggeri hanno tentato di far causa alle ferrovie francesi per i continui ritardi, ma la compagnia ferroviaria è sempre riuscita a evitare il processo e la conseguente pubblicità negativa offrendo ai pendolari compensi economici: «Noi non accetteremo dei veloci risarcimenti - dichiara Metaxas - Il nostro scopo è cercare di responsabilizzare le ferrovie francesi. E di dimostrare che i pendolari transalpini non rinunciano a combattere per i propri diritti».

Francesco Tortora
30 luglio 2010



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Pulizie treni, estorsioni alle ditte: due arresti e due denunce

Corriere della sera

In manette un dirigente sindacale e un sedicente «ispettore della qualità»: chiedevano tangenti

MILANO

E' scattata l'operazione «Treni puliti». E non soltanto dai rifiuti lasciati dai viaggiatori, ma da un marciume ben peggiore, quello della corruzione. Un dirigente del sindacato Orsa-Salpas, Pasquale Maio, è stato arrestato e due altri dirigenti della stessa organizzazione sono stati denunciati per estorsione nei confronti di ditte di pulizia dei treni e delle stazioni dalla Polfer della Lombardia. Arrestata anche una quarta persona, un sedicente ispettore della qualità. L'indagine è iniziata nel mese di dicembre del 2009 dopo una denuncia delle Ferrovie dello Stato e della sua struttura di sicurezza, relativa ad una ditta che stava subendo l'estorsione. La polizia ferroviaria ha rilevato un sistema estorsivo, consolidato negli anni, posto in essere dai tre sindacalisti ai danni di alcune ditte appaltatrici, costrette a pagare la somma media di 5 mila euro mensili per non avere problemi con gli operai, pena ritorsioni lavorative. In pratica, o si pagava la tangente o scattava lo sciopero «pilotato», come quello organizzato il 31 marzo scorso dai dipendenti della ditta «Dussmann» in Stazione Centrale. Dietro la motivazione ufficiale («Non ci pagate, non lavoriamo»), secondo gli inquirenti c'era lo scopo dei fratelli Maio di costringere la ditta Dussmann a pagare il«pizzo».

Video

IL FINTO ISPETTORE - Nel corso delle indagini, un dirigente di una di queste ditte ha riferito di subire l'estorsione da un soggetto che millantava di essere un ispettore della qualità della società ed al quale era costretto a pagare un mensile di 800 euro per evitare i controlli alle pulizie eseguite. Le indagini si sono concluse con l'arresto di due persone, un sindacalista e l'estorsore, fermate mentre riscuotevano il denaro e con la denuncia in stato di libertà degli altri due sindacalisti, uno dei quali bloccato nella stazione di Milano Centrale: era appena sceso dal treno proveniente da Roma, dove si era recato per intascare il denaro poi sequestrato.

MORETTI: «UNA BRUTTA PAGINA» - «È una brutta pagina». Così l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, ha commentato gli arresti effettuati dalla polizia a Milano. «I rappresentanti dei lavoratori non si dovrebbero prestare a certe cose. È brutto - ha aggiunto Moretti - che un sindacato come l'Orsa complotti con le imprese perché non si effettuino o si effettuino male le pulizie a bordo dei treni».

Redazione online
30 luglio 2010



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Taci padano, noi siamo Roma», blitz antileghista dell'estrema destra

Corriere della sera


La città tappezzata di manifesti con la lupa capitolina: «Fannulloni, ladroni, terroni? Siamo 300 anni di storia» 


LA BATTAGLIA DEI CARTELLONI
«Taci padano, noi siamo Roma», blitz antileghista dell'estrema destra




ROMA
- «Fannulloni, ladroni, terroni? Taci padano. Noi siamo Roma. 3.000 anni di storia. Senato e popolo. Merito e qualità. Repubblica e democrazia. Radici civiltà e futuro d'Italia». Al centro un'immagine della lupa capitolina con le zampe poggiate su uan striscia tricolore. Ne sono comparsi diecimila in giro per le strade romane di questi manifesti, opera di una movimento di estrema destra che già nel giugno 2009 riempì la città di manifesti contro la fiction Romanzo Criminale. "La tua vita non è un Romanzo criminale. Diventa protagonista della Rivoluzione identitaria" era lo slogan che campeggiava su oltre 50.000 manifesti.

INVENZIONE - Questa volta, oggetto del blitz non è il racconto delle gesta della Banda della Magliana, ma la Lega Nord. Giuliano Castellino, portavoce de Il Popolo di Roma, movimento di estrema destra, ha spiegato così l'operazione ( di cui non è stato reso noto il costo): «Rossi e i padani devono tacere e si devono ricordare che noi siamo Roma, 3.000 annidi storia. Siamo radici, civiltà e futuro d'Italia. Siamo tradizione e cultura, non un'invenzione come la Padania». Questa sarebbe solo la prima azione e «contro chi attacca il nome di Roma», altre se ne annunciano per il 140° di Roma Capitale e 150° anniversario dell'unità d'Italia.


ROMA LADRONA - I destinatari, gli esponenti della Lega Nord, non hanno perso tempo e legato al replica alla notizia della bocciatura da parte del Tar dei rincari ai pedaggi autostradali intorno alla città: «Come al solito "Roma ladrona" spera di salvare i propri ingiusti privilegi— commentano i senatori della Lega Nord, Piergiorgio Stiffoni e Paolo Franco —. Siamo certi che la sospensione del Tar non verrà confermata e, come tutti i cittadini di questo Paese, anche a Roma si dovrà pagare per usufruire della viabilità extraurbana di grande collegamento». Ma i parlamentari della Lega ricordando i manifesti sottolineano: «Naturalmente gli estensori di questo messaggio, degni sodali di coloro che hanno gioito per la sentenza del Tar - sottolineano Stiffoni e Franco - neanche hanno pensato di affermare qualcosa di diverso di un diritto acquisito per volontà divina. Infatti il vero messaggio che passa da tutta questa vicenda è uno solo: "Roma ladrona" non vuole cambiare e difende oramai le briciole di un pedaggio autostradale avendo da lungo tempo perduto ogni miglior velleità».

Redazione online
30 luglio 2010



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Giudice russo ordina: oscurate Youtube Censurati anche i video del Cremlino

Il Messaggero

Il sito colpevole di aver ospitato un filmato razzista. Stop anche ad altre piattaforme dove si poteva leggere il Mein Kampf

di Laura Bogliolo

ROMA (28 luglio) - Il giudice di una corte russa ha chiesto di oscurare il sito YouTube colpevole di aver ospitato un video ("La Russia ai russi") considerato razzista. Stessa sorte per alcuni siti che hanno ospitato testi a firma di Adolf Hitler. Il provider locale che ospita i siti ha dovuto procedere all'oscuramento. Ha presentato ricorso contro il provvedimento e chiede: “Perché non eliminare soltanto i contenuti incriminati anziché oscurare completamente i siti?”. Il portavoce di Google, la compagnia proprietaria di YouTube, parla di violazione della libertà di informazione. E il Cremlino che dice? Per ora nessun commento, neanche sul fatto che la decisione della corte di una cittadina del nord abbia, indirettamente, censurato anche tutto il canale che il presidente russo Dmitry Medvedev ha creato da tempo su YouTube.

YouTube oscurato. La decisione (http://rt.com/Top_News/2010-07-28/youtube-ban-russia.html?
fullstory
) è stata presa dalla corte della citta industriale della Russia siberiana Komsomolsk Na Amure, contro il provider Ra Rts Rosnet che ha già fatto sapere che presenterà appello. A far scattare la censura su YouTube (www.youtube.com) è stato in particolare il video "La Russia ai russi", titolo che secondo la corte ricorda slogan xenofobi. Chiuse anche diverse librerie online colpevoli di aver offerto agli utenti la versione elettronica del Mein Kampf di Adolf Hitler. Sono stati oscurati Internet Archive (http://www.archive.org/web/web.php), Lib.rus.ec, Zhurnal.ru. Il video e il testo erano stati inseriti in passato da altre corti in una lista elaborata a partire dal 2007 che attualmente contiene 686 contenuti proibiti.

Le polemiche. Indignato il responsabile del provider locale Ra Rts Rosnet che parla di
decisione assurda (http://rt.com/Top_News/2010-07-28/youtube-ban-russia.html#). "Seguendo questa logica - ha detto Aleksandr Ermakov - dovremmo demolire tutti i palazzi con una svastica sul muro". La decisione ha scatenato polemiche sul web. C'è chi pensa sia giusto limitare ad ogni costo la diffusione di slogan razzisti, chi pensa invece che sarebbe stato meglio fare in modo di limitare soltanto l'accesso ai video e ai testi incriminati e non chiedere l'oscuramento completo dei siti.

La replica di Google. Il provider ha affermato di aver proposto alla corte diversi modi per eliminare soltanto la visualizzazione del video incriminato invece di bloccare l'accesso totale a YouTube, ma i giudici avrebbero ignorato la proposta. Della decisione presa ne parla anche Moscow Times che pubblica reazione del portavoce di Google, proprietario di YouTube. «Limitare
l'accesso a tutto il sito YouTube e non a un particolare video, danneggia il diritto della libertà di informazione garantito dall'art- 29 della Costituzione russa», ha commentato Alla Zabrovskaya. YouTube avrebbe potuto rimuovere il video dopo una segnalazione opportuna ha aggiunto Zabrovskaya.

Oscurati anche i video del presidente Medvedev. La censura colpisce indirettamente anche il canale video creato dal presidente russo Medvedev su Youtube (http://www.youtube.com/user/kremlin) usato dal Cremlino per diffondere la politica del governo. Sull'"incidente" né il Cremlino, né la corte di Komsomolsk hanno per ora commentato il fatto.

laura.bogliolo@ilmessaggero.it





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Per la messa con il Papa si dovrà pagare il biglietto Il caso in Gran Bretagna

di Guido Mattioni

Polemiche per la decisione della Chiesa locale di chiedere dieci sterline per partecipare a due eventi durante la visita di ratzinger nel Regno Unito.

Le autorità ecclesiastiche: una scelta presa a malincuore, ma necessaria perché i costi del viaggio pastorale sono troppo alti


 

Un biglietto per poter pregare. «Fanno dieci sterline, please». La notizia ha già attraversato alla velocità del fulmine l’intero Commonwealth britannico. Arrivando perfino down under, come dicono con una certa spocchia gli inglesi per indicare quel pezzo di mondo che vive là sotto, a testa in giù e tra i canguri, ovvero l’Australia. La notizia è che ai partecipanti ad almeno due degli eventi in programma durante la visita pastorale che Papa Benedetto XVI compirà in Gran Bretagna dal 16 al 19 settembre prossimi, sarà chiesto di pagare un biglietto d’ingresso.

La notizia, stando a un canone classico del giornalismo, ovvero a quello dell’eccezionalità dell’accaduto o dell’accadendo, è che si tratta di una prima volta assoluta nella storia dei viaggi papali.

Ad aver reso necessaria questa scelta, presa a malincuore per i più che possibili ritorni negativi d’immagine, c’è il fatto che i costi previsti si stanno annunciando troppo alti per le finanze dell’abbastanza disastrata Chiesa cattolica del Regno Unito. Talmente alti che soltanto poche settimane fa c’era ancora chi metteva in dubbio la stessa concreta possibilità della visita papale. La stampa inglese aveva anche riportato in modo anonimo il commento di un alto prelato all’uscita da una delle prime riunioni del comitato organizzatore: «È come dover comprare un biglietto per il Titanic».
Gli eventi a pagamento, riporta con trattenuto ma evidente compiacimento quella stampa inglese che ha il dente più avvelenato nei confronti del Vaticano per via delle vicende dei preti pedofili, saranno la veglia di preghiera a Londra, in programma a Hyde Park il 18 settembre, e la beatificazione del cardinale John Henry Newman, a Birmingham, il giorno successivo. Dieci sterline saranno chieste ai fedeli per prendere parte al raduno londinese, per il quale saranno stampati 130mila tagliandi d’ingresso. Mentre per la più esclusiva cerimonia di beatificazione, quella di Birmingham, dove è prevista un’affluenza di 70mila persone, il costo del biglietto salirà a 25 sterline.

Si tratta però di prezzi, hanno precisato le autorità ecclesiastiche, che comprendono il cosiddetto «pacchetto del pellegrino», sorta di all inclusive nel quale si intendono comprese anche le spese di trasporto.

Sul sito dell’evento si avvisano infatti i fedeli che non è prevista la possibilità di viaggiare in maniera autonoma, con mezzi propri, per raggiungere i luoghi degli appuntamenti. Gli interessati dovranno quindi mettersi in contatto con i rispettivi parroci di zona, oppure con i coordinatori che sono stati nominati a questo preciso scopo nelle diverse diocesi. Dal Vaticano è giunta tuttavia la precisazione che il biglietto va considerato come un «contributo» volontario e che chi non può permettersi di affrontare questa spesa, sarà esentato dal farlo.

Una buona notizia arriva tuttavia dalla Scozia, dove il Papa si recherà il primo giorno della sua missione, il 16 settembre, per celebrare una messa al Bellahouston Park di Glasgow. Il vescovo della diocesi di Paisley, Philip Tartaglia, di evidenti origini italiane, ha precisato in una lettera inviata a tutti i suoi parroci che ai fedeli non sarà chiesta alcuna somma per il trasporto sul luogo del sacro evento. Ma al tempo stesso ha chiesto, a chi può, il sacrificio di mettere mano volontariamente al portafoglio per contribuire a coprire almeno in parte il costo della giornata papale a Glasgow, calcolato in un milione di sterline.





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Genio francese scompare per 3 anni Ritrovato in un ospedale di Pescara

Corriere della sera

Il matematico smemorato era in ospedale psichiatrico: parla 4 lingue e si esprime attraverso complesse formule

la storia

Genio francese scompare per 3 anni. Ritrovato in un ospedale di Pescara


Michel Doumesche (l'immagine tratta da Chi l'ha visto?)
Michel Doumesche (l'immagine tratta da Chi l'ha visto?)
MILANO - Michel Doumesche è un genio smemorato di 61 anni, parla quattro lingue e si esprime attraverso complesse formule matematiche. Di lui si erano perse le tracce in Francia, suo Paese di origine, nel 2007. Il matematico è stato ora ritrovato in un ospedale di Pescara. Doumesche, soffre di disturbi di memoria e, prima del 2007, era scomparso diverse colte. Tre anni fa, tuttavia, il suo allontanamento da casa sembrava definitivo: non era stato più rintracciato.



HA GIROVAGATO PER TRE ANNI - Dal 2007 ad oggi, l'uomo ha girovagato per l'Europa e del caso si è occupata anche la trasmissione di Raitre Chi l'ha visto?. Nel 2008 era stato avvistato in provincia di Taranto, poi era approdato nel Foggiano in un istituto di suore. Da due mesi circa era ricoverato nell'ospedale psichiatrico di Pescara. La comunicazione tra le questure di Roma e di Pescara ha solo adesso consentito ai poliziotti della Divisione anticrimine della Questura capitolina, di mettere in collegamento le informazioni acquisite dall'Ambasciata francese e la descrizione dell'uomo e la sua corporatura del tutto somigliante con quella di un paziente ricoverato nel reparto psichiatrico di un'ospedale di Pescara. Dopo i dovuti riscontri ed accertamenti approfonditi, la polizia di Roma ha verificato l'identità dell'uomo dandone comunicazione alle autorità francesi e ai suoi familiari.

Redazione online
29 luglio 2010



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D'Alema, frenata sul segreto di Stato superiore ai 30 anni

Corriere della sera

«Perplessità» sulla proposta di allungarlo. Il presidente Copasir: servono 007 più giovani

I DOCUMENTI

D'Alema, frenata sul segreto di Stato superiore ai 30 anni


Massimo D'Alema
Massimo D'Alema
ROMA - Ai tentativi di prolungare la durata del segreto di Stato, delimitato a un massimo di trent'anni dalla legge 124 che tre anni riformò i servizi segreti, arriva dal Parlamento un richiamo di segno opposto.«Uno degli aspetti più innovativi della riforma era proprio la limitazione a un periodo di 15 anni, prorogabili ad altri 15. Poi il governo ha creato la commissione Granata con il compito di analizzare la questione e le conclusioni che questo organismo ci ha inviato appaiono problematiche», ha detto ieri Massimo D'Alema, Pd, presidente del comitato parlamentare di controllo sulle agenzie che si occupano di sicurezza dello Stato.

La critica era rivolta alle proposte di una commissione, presieduta dall'ex presidente della Corte costituzionale Renato Granata, insediata a Palazzo Chigi. «Aprono la strada al rischio di un drastico ridimensionamento dell'accesso ai documenti coperti da segreto, con la possibilità anche da parte degli stessi servizi che, classificandolo "segretissimo", possono non rendere consultabili documenti senza che vi sia una decisione politica», ha continuato D'Alema.In effetti è un gioco dell'oca capace di prolungare ulteriormente l'ombra stesa su carte delicate quello che scatterebbe se passasse la linea della commissione. Alla scadenza dei 15 anni più 15, le carte potrebbero essere riclassificate dagli stessi apparati dello Stato. Che la partita sia delicata è chiaro. Attento alla propria immagine, D'Alema ha sostenuto che su uno dei casi per i quali il vincolo è stato posto di recente - quella che ha chiamato «vicenda Mancini-Tavaroli-Cipriani», una preoccupante raccolta di informazioni su persone da parte della sicurezza della Telecom - ne avrebbe fatto a meno. «Sarebbe stato giusto non opporre il segreto», ha detto.È stata la presentazione della relazione annuale del comitato parlamentare sui servizi l'occasione per questa nuova puntata del dibattito in materia.

Il testo la dice lunga su come vanno le cose. Una delle novità recenti è stata che le famiglie di Graziella De Palo e Italo Toni, giornalisti scomparsi a Beirut il 2 settembre 1980 e probabilmente uccisi da palestinesi, hanno potuto accedere su sollecitazione del comitato a una serie di documenti del Sismi, il servizio militare di allora. Tuttavia nel 2009 il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi «ha comunicato di aver prorogato, fino al 31 dicembre 2010, il segreto di Stato a suo tempo (1984) opposto dal Sismi» sul caso. Il velo resta in particolare sui rapporti «tenuti dal Sismi con l'Olp», l'Organizzazione per la liberazione della Palestina.Il comitato ha fatto notare che Berlusconi, malgrado la legge 124 lo preveda, non ha ancora voluto essere ascoltato dal comitato. Lacunosa risulta la produzione delle norme di attuazione della riforma. Ancora niente concorsi per le assunzioni di agenti. D'Alema si è augurato «ricambio generazionale» aggiungendo che dovrebbero essere assunti 200 giovani competenti su economia e informatica. Nel frattempo ci sono anche carte che bruciano: nel 2009 fu disposta «la distruzione di 135 mila fascicoli» sui Nos, i Nulla osta sicurezza, una patente per maneggiare informazioni riservate.

Maurizio Caprara
30 luglio 2010



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E stato tutto chiarito, con il Giornale non parliamo"

di Stefano Filippi

L’avvocato romano di Tulliani Michele Giordano accusa il nostro inviato di tentativo di irruzione: "Ha battuto i pugni sulla porta". Poi difende il suo assistito: "Ha subito un'aggressione mediatica"



Giancarlo Tulliani parla attraverso i suoi avvocati. Lo ha fatto l’altro con una nota che in realtà ha chiarito molto poco, se non che il «cognato» di Gianfranco Fini «ha la disponibilità dell’immobile in forza di un regolare contratto di locazione registrato presso le autorità competenti e versa regolarmente il canone indicato nel contratto». Fine. Inutile attenderlo sotto le finestre di casa per avere ulteriori spiegazioni sul contorto percorso che l’ha condotto a vivere nel Principato. Anche uno dei suoi legali, l’avvocato romano Michele Giordano (l’altro è Carlo Guglielmo Izzo), alza le barricate verso i cronisti del Giornale. 

Avvocato Giordano, perché non convince il suo assistito a parlare con i giornalisti?
«Non ci sono i presupposti. In particolare con voi del Giornale». 

Perché ce l’ha con noi? Abbiamo esercitato il diritto di cronaca.
«Il diritto di cronaca non è stato rappresentato correttamente. Il suo collega Chiocci non si è qualificato, voleva entrare a tutti i costi in casa di Tulliani, ha battuto i pugni sulla porta, voleva quasi fare irruzione... Un atteggiamento volgare». 

Chiocci ha registrato la conversazione e ha pubblicato la trascrizione sul Giornale. Non c’è nulla di tutto ciò che lei dice.
«Quando Chiocci ha suonato, stavo conversando al telefono con il signor Tulliani e ho sentito quello che è accaduto, ai limiti dell’aggressione personale. Non ci sono i presupposti per un colloquio con voi, glielo dico con fermezza e chiarezza. Non condivido il vostro atteggiamento». 

Allora ricominciamo da capo. Non suoneremo più a casa Tulliani e le facciamo avere alcune domande scritte, è anche nel vostro interesse precisare una serie di circostanze ancora poco chiare.
«Per esempio? Che cosa vorrebbe chiedere al signor Tulliani?». 

Per esempio con chi ha firmato il contratto di affitto, quanto paga al mese, in che modo è entrato in contatto con questa finanziaria off-shore, come mai ha seguito i lavori di ristrutturazione della casa pur non essendone il proprietario, come faceva a sapere che l’appartamento era libero e disponibile per l’affitto, perché l’appartamento è stato dato in affitto proprio al suo assistito e perché si nasconde se non ha nulla da nascondere.
«Guardi, abbiamo chiarito tutto nella nota di mercoledì, non c’è altro da precisare. Il mio assistito vive e lavora a Montecarlo, dove ha una sua attività. Il resto è un’aggressione mediatica fuori luogo, priva di ogni significato, che determina un nostro atteggiamento di chiusura. Le sue domande le faccia a chi di dovere, non a chi occupa una casa secondo i criteri di legge in base a un contratto di locazione regolare. Arrivederci».




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Casa di Montecarlo: i conti su due società estere

di Redazione

L'appartamento di Montecarlo, avuto in eredità da An, è stato ceduto dopo due passaggi a una società estera che l'ha pagato solo un decimo del valore di mercato.

La finanziaria è in un paradiso fiscale e ha un capitale sociale di appena mille dollari.

Ma chi è il vero proprietario? L'imprenditore che ristrutturò la casa: "Tulliani era sempre al cantiere a controllare i lavori"


 
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di Gian Marco Chiocci e Stefano Filippi

Volume 1291, numero 15. Sono le cifre chiave della compravendita dell’appartamento di Montecarlo in cui vive il «cognato» di Gianfranco Fini. L’atto, redatto in francese e lungo 30 pagine, porta la data del 15 ottobre 2008 ed è stato registrato una settimana dopo, il 22 ottobre, presso la Conservation des Hypothèques della Direzione servizi fiscali del Principato. Il rogito è stato redatto davanti al notaio Nathalie Aureglia-Caruso, titolare di uno degli studi notarili più grandi di Monaco, che si trova nel centralissimo Boulevard des Moulin a pochi passi dal Casino. Uno studio che madame Aureglia-Caruso ha ereditato dal padre Paul-Louis ed era stato fondato dal nonno.

Come rivelato dal Giornale, l’immobile che Giancarlo Tulliani ha in affitto da alcuni mesi appartiene alla Timara Ltd, una società finanziaria off-shore. Dal rogito si apprende che la Timara ha sede nel paradiso fiscale caraibico di Santa Lucia, al numero 10 di Manoel Street della cittadina di Castries, capitale del minuscolo Stato dall’altra parte del mondo. Ha un capitale sociale di mille dollari americani e una storia molto recente, essendo stata fondata pochi mesi prima dell’atto di compravendita monegasco. È con questa società che il fratello di Elisabetta Tulliani, compagna del presidente della Camera, ha sottoscritto un contratto di affitto per l’appartamento al numero 14 di Boulevard Princesse Charlotte.

Chi siano i soci di questa Ltd è un mistero, poiché queste operazioni finanziarie «off shore», realizzate lontanissimo dall’Italia garantiscono l’anonimato e limitano al massimo la responsabilità degli stessi soci che detengono azioni al portatore. Il segreto bancario è totale, la contabilità è in nero, gli investimenti top secret. Scavando nella breve vita della Timara Ltd, però, vien fuori che l’immobile ereditato da An sul finire degli Anni 90 nel quale vive Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Fini, è stato acquistato precedentemente da un’altra società off shore, con la stessa ragione sociale, anch’essa creata nell’isola dell’arcipelago caraibico regno delle società fantasma e del riciclaggio internazionale. Una novità clamorosa, inquietante: la Timara Ltd, dunque, non ha acquistato direttamente da Alleanza nazionale.

Ma è passata per un’altra finanziaria collocata nei paradisi fiscali caraibici: la Printemps Ltd. Anch’essa ha sede nell’isola di Santa Lucia, al medesimo recapito della capitale Castries, con il medesimo capitale sociale di 1000 dollari Usa. Anche tra i legali rappresentanti ricorrono gli stessi nomi, quelli di professionisti monegaschi titolari di studi commerciali specializzati nella gestione di società off-shore. I nomi sono quelli di Anthonie Izelaar, James Walfenzao, Susan Elizabeth Beach.

Nell’atto appare anche un nome  italiano, quello di un professionista piuttosto noto a Montecarlo. Si tratta di Gianfranco Comparetti, e secondo le indicazioni ricevute a Montecarlo corrisponderebbe a un noto appassionato di vela e motonautica, proprietario dello Yacht Club Villas at Callaloo at Cul de Sac nell’isola di Anguilla, quell’Anguilla International Yacht Club che nel 2004 ha firmato un accordo di gemellaggio con lo Yacht Club di Monaco (sancito dalla visita del principe Alberto di Monaco nella Villa Caribera a Callaloo Villas Club di proprietà di Comparetti).

Il Comparetti citato nel rogito dal 1991 avrebbe la residenza nell’atollo del sopravento settentrionale delle Piccole Antille, ma farebbe spesso capolino nel Principato dove fino al 2003 avrebbe avuto la titolarità di una «Sam» (Società anonima monegasca) poi messa in liquidazione al 7 di rue du Gabian, e dove a lui si farebbe riferimento anche per un altra «Sam» legata al turismo e una «snc». Ieri pomeriggio Comparetti non ha risposto alla scampanellata del Giornale che lo ha rintracciato al settimo piano di un elegante condominio proprio di fronte all’hotel Metropole amministrato dalla stessa agenzia che segue la palazzina dove vive Tulliani, cioè lo studio Dotta.

Dunque la casa della contessa Colleoni non è passata direttamente da An alla società off-shore Timara Ltd. Con un complicato gioco di scatole cinesi è passata varie volte di mano prima di entrare nella disponibilità della famiglia Tulliani. E a questo punto c’è da chiedersi se i tesorieri del partito l’abbiano ceduta alla Printemps o se i passaggi siano più numerosi e complicati. Ma in queste tappe il valore dell’immobile (70 metri quadrati più 10 di terrazzo al piano terra di un edificio denominato Palais Milton) non è aumentato di molto.

L’ultima compravendita dell’immobile, dalla Printemps alla Timara, è stata conclusa per appena 330mila euro mentre in quella zona del Principato le agenzie immobiliari stimano almeno 10 volte tanto i prezzi di vendita per appartamenti con caratteristiche analoghe. Solo cinque anni fa negli uffici di Alleanza nazionale a Roma venne recapitata l’ultima offerta di acquisto dell’appartamento al numero 14 di Boulevard Charlotte: la proposta messa nero su bianco da un condomino era di oltre un milione e mezzo di euro.

Ovvero, un milione e trecentomila euro in più di quanto ha speso la Timara Ltd per acquistarla dalla Printemps Ltd. I passaggi precedenti non sono chiari. Nell’atto notarile, comunque, Alleanza nazionale viene citata esplicitamente e ripetutamente. Nella parte in cui si ripercorre l’origine e la storia dell’immobile si parla del partito «con sede in via della Scrofa», del testamento olografo della contessa Anna Maria Colleoni, del notaio Spadaro che lo ricevette. Dal mar dei Caraibi, pian pianino, la verità sta venendo a galla.




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Hollywood antisemita? Altro che Stone, «il film più razzista è Colazione da Tiffany»

Il Mattino

  
di Pino Taormina

NAPOLI (28 luglio) - Razzismo a Hollywood? Quello esploso ieri con Oliver Stone che ha attaccato gli ebrei (per poi fare repentina marcia indietro ma fuori tempo massimo) che in un'intervista al britannico Sunday Times avrebbe detto che «l'attenzione dei giornali verso la Shoah è dovuta al fatto che gli ebrei controllano i media» e che «Hitler ha fatto più male al popolo russo che a quello ebraico» ha riportato di moda l'immagine razzista del cinema Usa. E così i tabloid si sono scatenati a ricordare come in precedenza era stato lo stesso Mel Gibson che ha usato il termine "negro" nel corso di una lite con l'ex fidanzata.
I patatrac è assicurato. Il mondo del cinema non è la prima volta che viene accusato di razzismo: Mel Gibson era già salito agli onori della cronaca per la direzione de La passione di Cristo e Apocalypto, per i riferimenti antisemiti e razziali impliciti in entrambe le storie.


Recentemente persino un film della Disney è finito sotto accusa. Prince of Persia, è stato accusato di razzismo per la scelta da parte della produzione di non far interpretare i protagonisti da nessun attore asiatico.

Anche Avatar di James Cameron è stato tirato in ballo per la solita morale buonista cara ai film di Hollywood: l'uomo bianco che salva il selvaggio

L'elenco sarebbe infinito. Sull'argomento la rivista americana Complex ha, infatti, pensato di stilare l'elenco dei 50 film più razzisti della storia del cinema: al primo posto, incredibile, c'è Colazione da Tiffany, Tutta colpa, scrive il sito di Mickey Rooney è del suol signor Yunioshi, giapponese-macchietta, che secondo molti aveva un risvolto politico in pieno clima di nuovi rapporti con l'antico nemico (ora amico, siamo negli anni '60) nipponico.

Subito dopo il Pianeta delle Scimmie: ma tra i primi cinquanta (in cui figurano autentici capolavori come Pulp Fiction, Scarface, Toro Scatenato e così via...) c'è davvero da sorridere.




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