lunedì 8 novembre 2010

Ecco cosa prevede la legge Bacchelli

Il Messaggero


ROMA (8 novembre) - La legge Bacchelli, varata dal Parlamento l'8 agosto del 1985, prevede l'assegnazione di un assegno straordinario vitalizio a tutte le persone che, nel corso della loro carriera, si sono distinte nel mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e dello sport, ma che versano in situazioni di indigenza. La legge prende il nome dallo scrittore Riccardo Bacchelli che, per primo, ne ha tratto beneficio.

Tra le personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che ne hanno beneficiato la scrittrice Anna Maria Ortese, Gavino Ledda, la poetessa Alda Merini, i cantanti Umberto Bindi, Ernesto Bonino e Joe Sentieri, le attrici Alida Valli e Tina Lattanzi, il pugile Duilio Loi, l'attore Salvo Randone. Della legge ha goduto anche la prima annunciatrice della Rai, Fulvia Colombo, l'eroe di guerra Giorgio Perlasca e il poeta di Andreis, in provincia di Pordenone, Federico Tavan.




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Quindici anni di dialisi e due trapianti Il sogno si avvera: è diventata mamma

Il Messaggero



TERNI (8 novembre) - Ha dovuto sottoporsi a 15 anni di dialisi e a numerosi interventi chirurgici, tra cui due trapianti di rene, ma nonostante la malattia è riuscita a far nascere una bambina: è la storia di una donna di 43 anni di origine milanese a lungo curata presso il reparto di nefrologia e dialisi dell'ospedale di Terni. Il parto, cesareo, è avvenuto il 20 agosto scorso presso la clinica Mangiagalli di Milano dove è venuta alla luce la piccola Benedetta. A tre mesi di distanza madre e figlia godono di ottima salute, come ora ha reso noto l'azienda ospedaliera ternana.

La vicenda della neomamma iniziò nel novembre del 1972 quando i medici dell'ospedale di Terni le diagnosticarono una nefrite acuta. Malattia tanto grave che nel 1981 la donna cominciò la dialisi. Tre anni dopo a Innsbruck venne quindi sottoposta a un trapianto di rene ma dopo qualche mese, a causa di una varicella, le cure antirigetto furono sospese e la paziente tornò in dialisi a Terni. L'anno successivo, sempre presso l' Azienda ospedaliera ternana, le venne espiantato il rene precedentemente trapiantato ma ormai inservibile. Nell'agosto del 1998 il trapianto di un nuovo organo al Niguarda di Milano. Poi nel dicembre 2009 la gravidanza conclusasi con successo ad agosto.





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Il pestaggio al giornalista Kachin

Corriere della sera

Russia,  il  video choc dell'agguato

 

Imprenditore scomparso, trovato il suo cadavere nel lago

Corriere della sera


La Porsche Cayenne di Carlo Generali, titolare della catena di negozi «Carla G.», è stata recuperata questa mattina dai sommozzatori nel bacino di Pavana. Poi è stato trovato anche un corpo



Carlo Generali


È il cadavere di Carlo Generali quello ritrovato nel lago Enel di Pavana, sull’Appennino pistoiese. Il corpo è stato riconosciuto dai familiari. L'imprenditore bolognese, 71 anni, titolare del marchio dei negozi di abbigliamento «Carla G» e proprietario di un'azienda tessile a Vergato, era scomparso dalla notte tra mercoledì e giovedì scorsi. Da quello stesso bacino artificiale, questa mattina i sommozzatori avevano recuperato la sua Porsche Cayenne. Il corpo è stato trovato a due metri dal punto in cui era l'auto.

LE RICERCHE - Mercoledì sera l'imprenditore era stato a Prato per una cena, si era messo al volante sulla Porrettana per tornare a casa, a Tiola di Castello di Serravalle, nel Bolognese, ma non c'era mai arrivato. L'ultimo contatto con il suo cellulare era stato sul versante bolognese della Porrettana: potrebbe essere spiegato con un rimbalzo tecnico, visto che Sambuca Pistoiese confina con Porretta e quindi con la provincia di Bologna. Dopo giorni di ricerche, anche in elicottero, ieri la svolta: arriva ai carabinieri una segnalazione da parte di un cittadino, che ha notato lungo la strada tracce di impatto. Sul posto, immediatamente, gli investigatori della squadra mobile, i colleghi della Toscana, i carabinieri, i vigili del fuoco e i sommozzatori. Sotto alla strada c'è una scarpata e in fondo a questa c'è un invaso con dell'acqua, in pratica una sorta di lago: la vettura potrebbe esserci finita dentro, è la prima ipotesi.

NEL LAGO - Infatti. Parte il lavoro dei sommozzatori, reso tra l'altro più difficile dal fatto che nel frattempo si fa buio. Ma in tarda serata arriva la notizia: grazie all’eco-scandaglio, è stata individuata una vettura sul fondo dell’invaso di Sambuca Pistoiese. E l'auto sarebbe proprio del modello e del colore di quella di Generali. Questa mattina le operazioni di recupero: al lavoro nell'invaso di Pavana squadre di sommozzatori dei vigili del fuoco di Firenze e Bologna, con un'autogru del comando dei pompieri di Pistoia.

IL RECUPERO DELL'AUTO - Finché l'auto, imbragata con speciali palloni gonfiabili, viene tirata fuori dal bacino artificiale. Era a una profondità di circa 12 metri, capovolta e - a quanto si apprende - avrebbe almeno uno dei cristalli infranto. Che sia la Cayenne di Generali non ci sono dubbi: è stata riconosciuta dalla targa. Ma del corpo dell'imprenditore non c'è traccia. Continuano allora le ricerche dei sommozzatori nelle acque torbide dell’invaso. E nel primo pomeriggio viene trovato il cadavere di un uomo. Poi, il riconoscimento da parte dei familiari.

Benedetta Boldrin
08 novembre 2010



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Il «giallo» del bandito Giuliano: se il Dna non basta, via all'esame dei denti

Corriere del Mezzogiorno


Tra i resti recuperati nella cappella di famiglia anche la dentatura, quasi completa e ben conservata


PALERMO - Se l’esame del Dna prelevato dalle ossa non darà la certezza che il cadavere riesumato dalla tomba di Montelepre il 28 ottobre scorso è in effetti quello del bandito Salvatore Giuliano, gli investigatori potrebbero seguire un’altra pista. Tra i resti recuperati dalla bara sepolta nella cappella di famiglia dei Giuliano, c’è anche la dentatura, che si sarebbe conservata in buone condizioni. Al teschio mancherebbero solo tre denti, il resto sarebbe intatto.

Foto

 

Gli esperti spiegano che la dentatura è uno degli elementi chiave che consente di potere risalire all’identità di una persona, assieme al Dna e alle impronte digitali. Non potendo fare leva sulle impronte, gli inquirenti, se dal Dna non dovesse arrivare alcun risultato, potrebbero dunque battere questa nuova pista. Ma anche in questo caso la strada per l’accertamento della verità sembra alquanto complicata. In ambienti investigativi fanno notare che bisognerebbe risalire al dentista che ebbe in cura il bandito Giuliano, sempre che «il re di Montelepre» ne abbia avuto uno. Quindi sarebbe fondamentale recuperare documenti e un’eventuale impronta dentale di Giuliano e confrontarli con quelli del cadavere riesumato per ottenere una comparazione di tipo scientifico

Redazione online
08 novembre 2010


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Uccidono e poi si consegnano: volevano sfuggire al linciaggio

di Redazione


Andrea Santarpia, di 38 anni, è stato accoltellato da due fratelli a Condove, a 30 chilometri da Torino. I passanti hanno assistito alla scena e hanno inseguito i due aggressori che pur di evitare il linciaggio si sono consegnati ai carabinieri


Torino - Quando l'hanno pugnalato a morte all'inguine con un'arma lunga oltre 30 centimetri, la gente che passava dal bar Tromp Cafè di via Torino, a Condove, località della bassa valle di Susa, ha visto tutto. Ed è subito partita la caccia agli aggressori. Alcune persone hanno chiamato il 118, mentre altre hanno inseguito Alessandro e Dario Nave, di 41 e 39 anni entrambi pregiudicati, autori del delitto. Alla fine, proprio questi ultimi, hanno preferito chiamare i carabinieri e consegnarsi a loro pur di evitare il linciaggio. Quando i militari sono arrivati, li hanno trovati ancora intenti a ripulire l'arma del delitto. La vittima è Andrea Santarpia, anch'egli con precedenti penali, di 38 anni. 

Troppo profonda la ferita che gli ha reciso l'arteria femorale. L'arrivo dei soccorsi non ha impedito la morte dell'uomo. Intanto c'è ancora incertezza sulla dinamica dell'accaduto. Secondo alcuni testimoni, la vittima avrebbe tentato di investire i due fratelli a bordo della sua Fiat Bravo insieme con la fidanzata. E non riuscendo nell'intento è scaturita poi la violenta reazione dei due aggressori. "Hanno voluto uccidermelo - ha dichiarato lo zio della vittima, Domenico Guida -. Mio nipote non era uno stinco di santo, ma stava cercando di ricostruirsi una vita. Un mese fa aveva avuto un alterco con i due fratelli a cui aveva dato degli schiaffi, probabilmente loro hanno voluto fargliela pagare". Il diverbio "sarebbe scaturito da vecchie ruggini", legate a un'ex fidanzata. Sembrerebbe infatti che Santarpia non si fosse ancora rassegnato al fatto che la donna lo avesse lasciato e si fosse legata sentimentalmente al figlio della compagna di Alessandro Nave.





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Casa An, opposizione alla richiesta di archiviare: "La truffa? C'è stata. Indagare anche su Tulliani"

di Redazione



Il caso Montecarlo non è chiuso. Buonasorte, consigliere de La Destra, e l'avvocato Di Andrea hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione: "Abbiamo indicato artifici e raggiri". Poi la richiesta: "Indagare non solo Fini e Pontone, ma anche Lamorte e Giancarlo Tulliani"

 
Roma - Il caso Montecarlo non è chiuso. Non ancora. È stata depositata oggi in tribunale l’opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dalla procura della Repubblica del tribunale di Roma sulla vicenda della casa di Montecarlo ereditata da Alleanza Nazionale. Lo comunica in una nota il consigliere regionale de La Destra, Roberto Buonasorte, e l’avvocato Marco Di Andrea già autori della denuncia. "Con tutto il rispetto per la magistratura - si legge nella nota - gli opponenti non possono condividere la tesi secondo cui la procura non ravviserebbe nei fatti denunciati la ricorrenza di artifici e raggiri. In 63 pagine di opposizione - continuano gli esponenti de La Destra di Storace - abbiamo voluto indicare alla procura di Roma dove andrebbero individuati gli artifici e i raggiri, e si è tra l’altro chiesto di archiviare il reato di truffa per il solo senatore Pontone in quanto sarebbe lui stesso vittima di artifici e raggiri". 

Indagare anche Lamorte e Tulliani "Si è invece chiesto - concludono Buonasorte e Di Andrea - di contestare al segretario amministrativo Pontone il reato di false dichiarazioni al Pm e di favoreggiamento, nonché di contestare, oltre che per il presidente della Camera Gianfranco Fini, già indagato per il reato di truffa aggravata, anche per Donato Lamorte e Giancarlo Tulliani per il reato di concorso in truffa".


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Moglie infedele in teoria, nozze nulle per Cassazione e Sacra Rota

Quotidiano.net


Gli ermellini hanno ratificato una decisione della Sacra Rota di Modena, confermata dalla Corte d'Appello di Bologna. La signora non aveva mai messo in pratica le sue idee libertine


Roma, 8 novembre 2010

Tempi duri per le mogli che teorizzano l’infedeltà coniugale e si sposano in chiesa: anche se non mettono mai in pratica le idee ‘libertine’, rischiano lo stesso di vedere annullato il loro matrimonio dal tribunale ecclesiastico, con decisione ratificata dalla Cassazione.

La Suprema Corte, con la sentenza 22677, ha convalidato la nullità del matrimonio di un coppia bolognese nella quale la moglie non aveva mai fatto mistero, nemmeno al marito, di non ritenere importante la pratica della fedeltà. E poco conta che la signora abbia espresso solo idee sulle scappatelle, e non sia mai passata ai fatti.

Nella causa di annullamento religioso, il tribunale ecclesiastico di Modena aveva accertato «l’esclusione da parte della moglie di uno dei ‘bona matrimonii'», l’obbligo della fedeltà. Nella causa di separazione non sono emerse sue responsabilità nel naufragio matrimoniale, neanche riferibili alla ‘frequentazione’ di altri uomini, ma ciò non non è servito a bloccare la procedura di delibazione della sentenza rotale.

La donna, dunque, si era rivolta alla Suprema Corte, opponendosi alla delibazione del verdetto ecclesiastico e cercando di contestare l’annullamento delle sue nozze. Gli ‘ermellini' della prima sezione civile, con la sentenza n.22677, hanno però rigettato il suo ricorso, confermando una sentenza con cui la Corte d’appello di Bologna aveva dichiarato l’efficacia per la legge italiana del verdetto di nullità di un matrimonio emessa dal tribunale regionale ecclesiastico di Modena. Ora la signora perderà per sempre il diritto all’eventuale assegno di mantenimento.



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Epidemia colposa»: Iervolino indagata

Corriere del Mezzogiorno


Procura di Napoli sulla crisi del 2008: 36 gli avvisi notificati anche a numerosi sindaci, a Pansa e Bassolino



Rosetta Iervolino
Rosetta Iervolino


NAPOLI - «Epidemia colposa e omissione in atti d'ufficio». Queste le accuse contestate dalla Procura di Napoli a 36 indagati, tra cui il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, l'ex governatore Antonio Bassolino, l'ex prefetto di Napoli, Alessandro Pansa (questi ultimi due in qualità di ex commissari all'emergenza rifiuti) e numerosi sindaci della provincia. L'inchiesta, di cui è titolare il pm Francesco Curcio, si riferisce alla precedente emergenza rifiuti, tra la fine del 2007 e il 2008. In particolare, il magistrato contesta agli indagati la mancanza di adeguate misure di prevenzione per la presenza di enormi cumuli di spazzatura in strada, probabile causa di infezioni.

«AUMENTO DI MALATTIE» - Il pm Curcio, della sezione reati contro la pubblica amministrazione, aveva chiesto la consulenza di un collegio di esperti, composto da un medico legale e due epidemiologi. Le patologie di cui si è riscontrato un picco, nel periodo «incriminato», riguardano infezioni di carattere cutaneo e gastroenteriti virali. Per effettuare questa consulenza, i tre perditi hanno contattato rivenditori all'ingrosso di farmaci e farmacisti e hanno verificato un abnorme aumento della distribuzione e della vendita di farmaci specifici. I periti, peraltro, ritengono che ci sia uno stretto rapporto tra queste infezioni e la permanenza per strada dei rifiuti (lasciati a marcire senza neppure la precauzione di un po' di calce viva). Dai controlli sull'aria e sugli alimenti, infatti, non sono emersi valori fuori norma.

Titti Beneduce
08 novembre 2010




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La solitudine delle tre sorelle

Corriere della sera


Emma, Concetta e Cosima: dopo gli arresti vivono assediate nelle loro case Geova Concetta prega il suo Geova che promette riscatto e giustizia Corda Le accuse al marito: «Pure la corda nella mia auto dice di avere lasciato?»

Le donne di famiglia

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI


AVETRANA (Taranto) - Si affaccia circospetta, sul portoncino della casa di famiglia: quel basso in via Martiri d'Ungheria dove loro, le sorelle Serrano, pativano la fame più di quarant'anni fa, prima che tutto diventasse odio e gelo, rancore e morte. Muove passetti veloci, Emma, la sorella maggiore, scansa un paio di randagi che, nell'ora di pranzo della domenica, le si parano davanti speranzosi. Stringe una busta con dentro un contenitore di plastica per la pastasciutta e si incammina verso via Deledda 22, quattrocento metri più giù: casa dei Misseri, dove Mimina l'aspetta.

In questa storia dannata e in questa domenica desolata i posti e le distanze contano, eccome. Vico Verdi, la palazzina azzurra dove viveva Sarah, sta proprio accanto alla casa di Emma, a meno di cinquanta passi: lì, adesso che papà Giacomo e quella testa calda di Claudio se ne sono tornati a Milano, è rimasta soltanto mamma Concetta. Sicché questa è anche la storia di tre donne sole, rinchiuse in un fazzoletto di metri quadrati dentro le loro case vuote e dietro i muri invisibili che la sorte di Sarah e di Sabrina ha eretto tra loro.

A quest'ora della domenica, Concetta ha già rivolto tutta se stessa alla sua fede, come ogni giorno, al suo Geova che le promette riscatto e giustizia: fate posto all'ira. Ancora guarda le tv, talvolta tanto immerse nel giallo da diventare inumane, e al suo avvocato, Nicodemo Gentile, sussurra con un filo di voce: «Certe volte nei programmi sembra come se è morta una mosca». Questa donna stralunata ed emotivamente sfregiata da un'infanzia difficile ha una specie di dono tremendo: la semplicità delle parole che bucano l'anima. Fuori, sulle scale di casa, grandi mazzi di margherite bianche che qualcuno ha messo nel giorno dei Morti, e ancora gli stessi manifesti a lutto - un poco stinti dalle intemperie - che comparvero quel giorno d'ottobre quando il corpo di Sarah fu ritrovato nel pozzo dove l'aveva sepolto zio Miche'.

Emma - che talvolta ha come sollievo alla solitudine la presenza per casa del fratello Giuseppe, unico maschio della loro nidiata, che tuttavia ha il suo appartamento in una parallela, via della Croce - ha chiuso con Concetta. Quella sorella, adottata ad appena sei anni dagli zii Spagnolo benestanti e algidi, è sempre stata del resto una non sorella, altro da loro, «la incontravo e non sapevo nemmeno che fossimo parenti», ha raccontato un giorno Dora, la più piccola di tutte, quella che vive a San Pancrazio e s'è tirata fuori dai veleni di Avetrana.

Sicché, quando non ha più potuto non scegliere, Emma, che era la messaggera tra i due pezzi di famiglia (si mormorava di pizzini nascosti nelle sporte di cibo e portati tra una casa e l'altra per farla in barba alle intercettazioni), Emma, la sorella nubile e votata all'armonia tra i suoi cari, ha scelto la parte di muro dietro cui sta acquartierata Mimina, con gli orrori di Miche', con la follia di Sabrina, con una storia così oscena da raccontare che tutta Italia se l'è raccontata per due mesi in diretta.

E dunque eccola, la Serrano più grande e più risoluta, quella che ha preso a sberle cronisti e operatori durante l'assedio mediatico di via Deledda, eccola che marcia verso il suo pranzo della domenica con Mimina, nella casa della morte. Cammina veloce, ossuta, fasciata nel solito vestito nero (tutte le Serrano, eccetto Concetta, portano il lutto per la morte della madre Oronza già da un anno): via Verdi, via Kennedy, via Sanzio, lo stesso percorso che il 26 agosto fece Sarah, qui gesti quotidiani e memorie raccapriccianti sovrappongono le loro orme, chissà se Emma ci pensa.

Certo che, quando arriva all'angolo con via Deledda, vedendo la folla di cameramen di nuovo raccolta davanti al cancello del 22, qualcosa le si deve incrinare dentro, perché fa ciò che non ha mai fatto, getta la spugna, torna indietro svelta, si infila di nuovo in casa, da dove certo chiamerà la sorella: «Scusa, Mimina, ma oggi non ci riesco ad affrontarli», non è più tempo di sberle, è l'ora della stanchezza anche per lei.

Da Mimina ci sono ancora i carabinieri, a verbalizzare il sequestro di dozzine di cinte (una di quelle è la nuova arma del delitto indicata da Miche'): da qui la folla di telecamere. Dentro, Mimina accoglie gli uomini del maresciallo Viva preparando le pizzelle, come una domenica qualsiasi, solo nessuno verrà a mangiarle: Emma è fuggita, Miche' e Sabrina stanno in galera, e Valentina, la figliola più grande e assennata, è dovuta tornare a Roma a salvare il suo matrimonio, minacciato da questi mesi di follia. È un qualunque giorno di dolore per la moglie di Miche', che sbotta pensando a quell'impiastro di marito: «Ma come?

Pure la corda nella mia macchina dice di avere lasciato? Ma quello è pazzo! Fatemelo vedere in faccia». Difficile che l'accontentino. Con quei suoi occhi gelidi da tartaruga miope, se ne sta nel tinello davanti alla tv, a fissare Giletti e Barbara D'Urso che si rimpallano la tragedia della loro famiglia tra Rai e Mediaset. Il paradosso di Avetrana è che la tv, miracolosa dannazione dei poveri interpreti di questo dramma, resta anche l'unico ponte sopra i muri che separano le sorelle Serrano. Cosima sa che pure Emma e Concetta stanno lì, alla stessa ora e con la stessa solitudine attorno, a fissare ipnotizzate la loro vita che scorre in trentadue pollici per la domenica degli italiani.

Concetta sospira, perché «questa storia non sembra nemmeno che ci appartenga, Sarah mi pare di vederla passare qui in corridoio», ma è solo un ologramma da talk show. C'era un tempo in cui Concetta era invidiata dalle sorelle perché a casa degli zii Spagnolo non pativa la fame e in cui lei invidiava le sorelle perché, strette tra loro nel basso, non pativano la sua tristezza. Ora la morte e il sangue hanno cancellato tutto. Hanno svuotato anche quest'ultima domenica di Avetrana in cui i randagi del paese, persa Emma, annusano il primo che passa, lo precedono, lo seguono, e sognano di essere adottati.

Goffredo Buccini
08 novembre 2010



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1861-2011 Nascita di una nazione

Rapivano minori in Romania per farli diventare piccoli ladri a Milano

Il Messaggero


  

MILANO (8 novembre) - Sabato scorso a Monza e Cinisello Balsamo i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Monza hanno fermato 3 cittadini rumeni con l'accusa di tratta internazionale di minori e ricettazione. I tre, Valerian M., 47 anni, Marius Adrian B., 40 anni, e Vasile Danut L., 27 anni, sono tutti senza fissa dimora in Italia, e sono stati sorpresi a conclusione di un lungo servizio osservazione, controllo e pedinamento iniziato già in autostrada al valico di frontiera. L'operazione, nata da altre attività svolte sotto la direzione di Ester Nocera della procura di Milano, è scattata dopo che il magistrato ha incaricato i militari di interrompere l'operato della organizzazione perché erano coinvolti dei minori rapiti in Romania da un orfanotrofio, aspetto già emerso nel corso dell'indagine precvedente: alcune giovane ragazze rumene minorenni erano state sottratte da alcune strutture e costrette a prostituirsi in Italia.

Il servizio è stato svolto anche in collaborazione di alcuni agenti della polizia locale milanese. Secondo gli inquirenti, Valerian M., doveva giungere in Italia alla guida di un furgone con targa rumena, con a bordo il complice Vasile L., trasportando i giovanissimi rumeni Sebastian I., 16 anni, e Alexandru A., 15 anni. I due minori, tre giorni prima, anche secondo quanto confermato dalle autorità rumene, erano stati sottratti e rapiti con la forza da un orfanotrofio di Galati e successivamente trasportati in Italia per essere avviati e sfruttati mediante la commissione di furti all'interno dei supermercati della provincia di Milano. Ad attenderli, in Italia, c'era Marius B., che gestiva l'intera catena organizzativa e logistica per il reclutamento e l'impiego criminale dei minori. 


La perquisizione nella sua abitazione a Cinisello ha permesso il sequestro di 127 bottiglie di whisky; 53 bottiglie di vino pregiato, 64 bottiglie di liquori vari, 188 confezioni di cosmetici e deodoranti: tutti oggetti di marca per un valore complessivo di oltre 30 mila euro, probabilmente il bottino di alcuni giorni di lavoro dei minori sfruttati. Sono state ritrovate poi 6 borse in pelle rivestite da materiale schermante per eludere controlli dei sistemi allarme antitaccheggio, 18 telefoni cellulari di varie marche e 11 portafogli contenenti documenti ed assegni per un importo di 16mila euro circa, denunciati come asportati all'interno delle borse delle clienti di alcuni supermercati.

Sono in corso ora le ricerche operazioni degli altri minori impiegati nella attività oltre che l'individuazione dei ricettatori di tutta la merce rubata. Sempre secondo le indagini, ogni minore trafficato dalla Romania veniva pagato circa 3mila euro, compenso che veniva suddiviso tra tutti i componenti della banda criminale. I due minori sono stati collocati presso una struttura di accoglienza.




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Iran: lasciato morire dissanguato in strada. La polizia resta a guardare

Corriere della sera

Video-choc inserito in un sito conservatore scatena polemiche sull'operato degli agenti



TEHERAN - Un giovane steso a terra che muore lentamente dissanguato. Un uomo che, dopo averlo accoltellato, continua a inveire contro di lui, prendendolo a calci. Il tutto per una durata di venti minuti, a Teheran in pieno giorno. È il filmato messo sul sito conservatore iraniano Tabnak, riferito a un episodio che ha provocato polemiche contro la polizia.


INTERVENTO TARDIVO - Secondo i testimoni, infatti, i soli due agenti accorsi sulla scena sono rimasti a lungo a guardare non sapendo come intervenire, perdendo così tempo prezioso che forse avrebbe potuto salvare la vita della vittima. Le immagini sono state apparentemente riprese da un passante con il suo cellulare e poi fatte circolare su Internet. E i vertici della polizia hanno dovuto difendersi. Un'azione disciplinare, ha detto il capo della polizia di Teheran, generale Hossein Sajedinia, è stata avviata contro i due agenti presenti. L'episodio è avvenuto giovedì scorso nel quartiere nord-occidentale di Saadatabad, sulla piazza Kaj. «Due uomini», ha spiegato Sajedinia all'agenzia Isna, «hanno cominciato a litigare per motivi di soldi e di onore. Quando uno dei due ha accoltellato l'altro, i passanti hanno chiamato la polizia. I due agenti arrivati sul posto hanno sparato in aria, ma hanno impiegato venti minuti ad arrestare l'omicida». Nel filmato si vede la vittima a terra, in una pozza di sangue, accanto a una motocicletta, mentre l'aggressore si avvicina, lo colpisce a calci, gli grida insulti e poi si allontana per gettare pietre contro chi cerca di avvicinarsi.

 (fonte: Ansa)

08 novembre 2010

Arrestato anche il figlio della donna che ha ucciso la moglie del suo ex amante

Corriere della sera


I resti di Marina Patriti erano sepolti quasi davanti all'uscio della casa dell'accusata


TORINO - Con l'accusa di concorso in sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere è stato fermato nella notte anche Alessandro Marella, 20 anni, figlio di Maria Teresa Crivellari, accusata di aver ordinato l'uccisione di Marina Patriti, moglie del suo ex amante. Il ritrovamento del corpo di Marina Patriti, avvenuto domenica sera a Sant'Ambrogio di Susa, risolve la parte più misteriosa del delitto della casalinga di Bruino, scomparsa da metà febbraio. Un omicidio per il quale sono in carcere da venerdì oltre a Maria Teresa Crivellari, i suoi due complici, Angelo Chiappetta e Calogero Pasqualino.

IL CORPO VICINO A CASA DELL'ASSASSINA - Dopo l'arresto del terzetto e i primi interrogatori, era subito apparso chiaro che Marina Patriti non sarebbe più stata trovata viva, ma mancava il cadavere. «Era il finale che temevamo - dice il fratello della vittima, Giovanni, raggiunto telefonicamente - anzi, poteva anche finire peggio: almeno così abbiamo un corpo su cui piangere e a cui dare una degna sepoltura». I resti della casalinga sono stati trovati seppelliti nella terra sotto un marciapiede in cemento di recente posa quasi davanti all'uscio della casa di Maria Teresa Crivellari, vicino al centro di Sant'Ambrogio, dove la donna ora in carcere viveva con uno dei suoi figli. I due suoi complici si sarebbero accontentati di 2.500 euro complessivi per uccidere e fare sparire il corpo della vittima, seppellita approfittando dei lavori di ristrutturazione della casa si Sant'Ambrogio.

Redazione online
08 novembre 2010



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Califano: «Chiedo la legge Bacchelli Adesso sono diventato povero»

Corriere della sera

Il crepuscolo del «Califfo»: caduto dalle scale, niente più serate

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ROMA - Franco Califano, 72 anni, povero e malato, chiede aiuto allo Stato e invoca la legge Bacchelli. «Sì, non me ne vergogno: il 15 luglio di quest'anno sono caduto dalle scale e mi sono rotto tre vertebre. Questo incidente ha fatto venir meno la mia unica consistente fonte di reddito, ovvero le serate. E mi ha messo in ginocchio».

Scusi, Califano, perché dice «unica fonte di reddito»? Lei è un autore affermato, non ci sono i diritti d'autore? «Mah, io non so bene come funzioni la Siae, so soltanto che prendo circa diecimila euro a semestre. Sempre diecimila, misteriosamente non aumentano né diminuiscono mai. Non ce la faccio. Oltre a tutto vivo in affitto. E in questo momento non sono più autosufficiente con tutto quello che la cosa comporta».

E così lei non disdegnerebbe un aiuto da parte dello Stato? «Io non credevo che fosse possibile. Ma alcuni amici, come il mio medico curante e il senatore Domenico Gramazio del Pdl hanno preso a cuore il mio caso e mi hanno spiegato che esiste una legge, la cosiddetta legge Bacchelli, che prevede un sussidio mensile vitalizio per persone che abbiano dato lustro alla cultura italiana. Ne so poco, ma mi sembra di avere tutti i requisiti per beneficiarne».

Il Califfo

La Bacchelli (legge n. 440 dell'8 agosto 1995) prevede l'assegnazione di un contributo straordinario vitalizio a quei cittadini che si sono distinti nel mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e dello sport, ma che versano in situazioni di indigenza.Il senatore Domenico Gramazio conferma: «Presenterò al ministro Bondi la proposta nella quale chiedo di applicare a Califano la legge Bacchelli. Perché è un poeta che ha scritto alcune delle canzoni più belle della storia della musica leggera italiana e si trova in una situazione non florida».
Senatore, ma l'attuale reddito di Califano è superiore a quello di molte famiglie.

Come pensa che la prenderanno i lavoratori e i cassintegrati? «Molte persone famose delle sport o dello spettacolo hanno realizzato miliardi e poi, per una serie di ragioni, si sono ritrovate in difficoltà. Ricchi che si sono mangiati tutto. No, non ho dubbi, io vado avanti. E poi è davvero sicuro che la gente la prenderà male?

 "Califfo" è un eroe popolare. Lo invitai a una festa in piazza Tuscolo a Roma e richiamò cinquemila persone. E poi, anche se la cosa non è rilevante, è sempre stato un uomo di destra in tempi non sospetti».
Califano, lei è un artista molto popolare. Ma è davvero sicuro di meritare questo beneficio? «Direi di sì. È vero, sono stato un artista di fama, ma ho avuto anche un sacco di guai. Sono finito in galera per tre anni e il pubblico quando sono uscito non mi ha abbandonato».

Belle donne, auto di lusso. Lei non è stato certamente una formica... «No, lo ammetto. Ora comunque sono con le spalle al muro. Quando le cose andavano bene non ho pensato a comprare una casa anche perché amavo cambiare spesso luogo: mi spostavo in continuazione fra alberghi, residence, città diverse. Ora, anche se me lo potessi permettere, non comprerei una casa. Per chi? Non ho figli, non ho eredi».

Franco Calfano negli anni '60
Franco Calfano negli anni '60

«Minuetto», «La musica è finita», «Tutto il resto è noia», «Un'estate fa» sono pezzi fondamentali della cultura musicale italiana. Come pensa che reagirebbe il comune cittadino se le venisse assegnata la pensione per artisti poveri? «Non lo so. Chi mi conosce davvero sa che sono sempre stato una brava persona. Non dimentichiamo che fui arrestato nel 1970 per possesso di stupefacenti, nella vicenda che coinvolse Walter Chiari, e rifinii in carcere nel 1983 per lo stesso motivo e pure per porto abusivo di armi, questa volta insieme a Enzo Tortora. In entrambi i processi sono stato assolto perché il fatto non sussiste. Forse lo Stato mi deve qualcosa».

Dopo una vita spericolata... Lei stesso, in una delle atobiografie confessa di aver avuto oltre mille amanti. «In effetti non ero uno che badava a spese. Quando usciva un nuovo modello di auto il primo veicolo disponibile era il mio. Per non parlare delle moto (passione che mi è passata quando è arrivato l'obbligo del casco). Quando avevo storie con attrici importanti abitavo all'Excelsior o al Grand Hotel. Avevo sempre come minimo tre macchine, una Mercedes, una Jaguar decappottabile e una Maserati o una Ferrari (con la quale ho avuto un pauroso incidente). Ma poi ho sempre aiutato tutti: amici veri e falsi».Tutto questo sembra però lontano. L'affitto non viene pagato da mesi, la linea telefonica fissa è staccata, la voce incerta, l'argomentare faticoso. E tutto il resto è noia.

Mario Luzzatto Fegiz
08 novembre 2010

Londra, inizia il processo Restivo In aula i parenti di Elisa Claps

Quotidiano.net


L'uomo, detenuto da maggio, è accusato di aver ucciso nel 2002 la sarta inglese Heather Barnett. In aula la madre e il fratello della ragazza uccisa a Potenza




Potenza, 8 novembre 2010 


Inizia oggi in Inghilterra, davanti alla Crown Court di Winchester, il processo a Danilo Restivo per l’omicidio di Heather Barnett, la sarta inglese uccisa nel 2002.
Il 38enne è detenuto nel Regno Unito dal 19 maggio scorso ed è indagato in Italia, dalla Procura di Salerno, per l’assassinio della studentessa potentina Elisa Claps, scomparsa nel 1993 e i cui resti sono stati ritrovati il 17 marzo scorso nel sottotetto della Chiesa della Trinità di Potenza.

Nel corso dell’udienza odierna
sarà presentato il documento che rivela il capo d’imputazione e successivamente sarà chiesto all’imputato di dichiararsi colpevole o innocente. Assisteranno all’udienza anche Filomena e Gildo Claps, madre e fratello della ragazza di Potenza.





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Sarah, i pm a caccia del terzo complice In casa Misseri sequestrate 49 cinture

Il Mattino

AVETRANA (8 novembre) - Non è detto che il settimo interrogatorio di Michele Misseri sia davvero quello della verità sul delitto di sarah Scazzi, anzi: di zone grigie i pm della Procura di Taranto continuano a intravederne. A cominciare dal terzo complice: gli investigatori ritengono che oltre a Misseri e sua figlia Sabrina una terza persona si sia attivata. E tanti gli interrogativi restano ancora aperti mentre in casa Misseri sono state sequestrate 49 cinture, visto che lo zio aveva indicato in una conta l’arma del delitto. Domani comunque il Tribunale del Riesame si riunirà a Taranto per decidere su Sabrina: a quell’appuntamento la Procura fa sapere che andrà con novità importanti.




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Torino, trovato il cadavere di Marina sepolta nel cemento a casa dell'assassina

Il Mattino


TORINO (7 novembre) - È stato trovato questa sera il corpo di Marina Patriti, la casalinga di cui non si avevano più notizie dal febbraio scorso e per il cui caso sono in carcere, da venerdì scorso, tre persone. Il cadavere era a Sant'Ambrogio, in valle di Susa (Torino) in un'area di cantiere non lontano dall'abitazione di Maria Teresa Crivellari, la donna arrestata con i due complici ed ex amante del marito della vittima Sul posto si è recato il comandante provinciale di Torino dei carabinieri, colonnello Antonio De Vita.




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Ascoli, preso il voyeur del supermarket Filmava le parti intime delle donne

Il Mattino





ASCOLI (7 novembre) - Filmava con una microcamera camuffata da portachiavi le parti intime di signore e ragazze incontrate al supermercato, per poi catalogare i video a seconda del colore e tipo di biancheria (slip, perizoma), o del modello di calze (collant, autoreggenti ecc.).

È un giovane ascolano, denunciato a piede libero dai carabinieri per molestie. Segnalato dal personale di sorveglianza di alcuni punti vendita di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto per il suo strano girovagare fra gli scaffali di pasta e detersivi, ieri l'uomo è stato seguito da militari in borghese, e colto in flagranza di reato nell'ipermercato Città delle Stelle di Castel di Lama.

Alla microcamera aveva applicato un involucro a forma di portachiavi, che faceva scivolare in modo da poter inquadrare dal basso le donne che indossavano la gonna. In casa il giovane aveva un pc con moltissimi filmati del genere, catalogati con precisione maniacale.




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Conto svizzero di Ferlaino»: è giallo Il tesoro sarebbe di 37 milioni di euro

Il Mattino





NAPOLI (8 novembre) - Cinquanta milioni di franchi, circa 37 milioni di euro: a tanto ammonterebbe il tesoro di Corrado Ferlaino depositato in Svizzera. Un patrimonio che l’ex presidente del Napoli avrebbe assicurato ai propri cinque figli, secondo la ricostruzione giornalistica pubblicata ieri sul ”Caffè di Lugano“.

Il patrimonio sarebbe stato blindato grazie a un trust costituito nell’estate del 2007, in uno scenario che però viene smentito dall’ex presidente del calcio Napoli: «Non posseggo soldi all’estero, non ho conti in Svizzera, né a Lugano. Questa ricostruzione è una autentica cattiveria». Stando alla versione del settimanale svizzero, la costituzione del trust andrebbe ricondotta al crac del calcio Napoli, per il quale Ferlaino è stato condannato in primo grado.




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Appalti, gay, immigrati, sinistra: le bugie del leader Fli dall’A alla Z

di Gian Maria De Francesco



Professa trasparenza a dispetto del contratto Rai alla suocera, predica moralità nonostante l’affaire Montecarlo, su intercettazioni e legge elettorale si smentisce


Roma «Comprereste un’auto usata da quest’uomo?». Si può rivolgere al democratico Gian­franco Fini la stessa domanda che i democratici Usa posero a Nixon nel 1974. La risposta è articolata. Troppe volte Gian­franco ha cambiato bandiera e opinione, mentito, taciuto, bri­gato perché si possa dargli cre­dito. No, un’auto usata non si può comperare e nemmeno un appartamento a Montecar­lo perché l’ha già venduto.

Appalti. «Bisogna cambiare le regole per gli appalti in modo da garantire legalità e traspa­renza ». Come dar torto a Fini? Peccato che l’ottimo presiden­te della Camera abbia fatto ot­tenere alla suocera un contrat­to in Rai ( cioè un appalto)inge­rendo direttamente nell’azien­da e che abbia procurato an­che qualche minuscolo affare al «cognatino» per il quale ave­va cercato un «minimo garanti­to » pur se non iscritto all’albo fornitori Rai.

Casini-Crisi. «È impensabile im­maginare che l’Udc arrivi gau­dente » a sostenere la maggio­ranza, il premier deve «aprire la crisi» ed «evitare una logica mercantile». È la contraddizio­g ne più evidente: Fini rinfaccia a Berlusconi di volerlo sostitui­re coi centristi, ma è il primo a voler mercanteggiare un go­vernicchio pur di archiviare il Cavaliere.

Etica. «Credo che questo deca­dimento morale sia la conse­guenza della perdita di decoro e ri gore di quelli che sono i comportamenti di chi è chia­mato a essere di esempio», ha rimarcato il presidente della Camera riferendosi al caso-Ru­by. Belle parole ma vuote, so­prattutto, se a pronunciarle è colui che ha svenduto un ap­partamento di Montecarlo di proprietà del suo partito a una società off­shore che fa indiret­tamente riferimento al «cogna­to Giancarlo Tulliani. E che continua imperterrito a resta­re sullo scranno più alto di Montecitorio nonostante sia acclarata l’illiceità del compor­tamento.

Falchi & Colombe. «Non ci sono falchi e colombe», ha ripetuto ieri.I fatti lo smentiscono. Il po­vero ministro Ronchi s’è sgola­to a rivendicare «quanto di buono ha fatto il governo» e a sottolineare che «bisogna raf­forzare il bipolarismo». Per «duri» Briguglio, Bocchino & C bisogna «cogliere l’attimo» per uccidere politicamente il Cav. No, non ci sono falchi e colombe. Sarà stato per qual­che altro motivo che qualche giorno fa Granata e Moffa so­no venuti alle mani durante un pranzo.

Gay. «Rispettare la persona vuol dire che non si possono di­stinguere etero e omossessua­li ». Ormai gli italiani lo sanno Fini combatte a favore dei dirit­ti della comunità gay. Quello stesso Fini che nel 1998 aveva affermato che «un omosessua­le dichiarato non può fare il maestro».

Immigrati. «In Europa non c’è movimento politico così arre­trato come mi sembra il Pdl, al­levato alla peggior cultura le­ghista ». Certo, oggi Gianfry è il teorico della cittadinanza bre­ve. Ma quando raccolse l’eredi­tà almirantiana si proponeva come obiettivo «preservare l’identità culturale e razziale dell’Italia» contro un certo «sindacalismo comunista», contro Confindustria e «qual­che prete trafficone».

Intercettazioni. Il governo «non ha preso coscienza delle priorità nell’agenda degli ita­liani, altro che il ddl intercetta­zioni ». Oggi Gianfry è un idolo dei giustizialisti e delle toghe rosse, ma quando con la magi­­stratura ebbero a che fare la ex moglie Daniela Di Sotto e il fe­dele ex portavoce Salvo Sottile nel 2006 il presidente della Ca­mera non fu così leguleio. «Posso capire l’intercettazio­ne di una persona già indaga­ta, ma quando ci sono persone che non c’entrano nulla che hanno solo la colpa di essere mia moglie... È una questione p che riguarda la civiltà di un Pa­ese ». Oggi Fini non è più chia­mato in causa e, quando lo è, fioccano le richieste di archi­viazione dei pm, perciò la rego­l­amentazione delle intercetta­zioni non è più una priorità.

Legge elettorale. «Non c’è pat­to di legislatura se non si ha il coraggio di cancellare una leg­ge elettorale che è una vergo­gna ». Questo è il Fini di Bastia Umbra, ma basta andare indie­tro di cinque anni e si ritrova il vicepremier Fini Gianfranco difenderne la riforma. «La leg­ge elettorale proporzionale ­affermava- è garanzia della di­fesa della sovranità dei cittadi­ni nelle urne perché se cade la maggioranza, si torna subito al voto». L’esatto contrario del semi-ribaltone prospettato al­la convention di Fli.

Personalismo. «Altro che ranco­ri personali. Gli uomini passa­no, le idee restano. Per questo non vi chiederò mai di cantare “Meno male che Gianfranco c’è”». No, il signor Tulliani non fa una politica personali­stica. È contrario al culto della leadership. Anche per questo si è fatto un partito a suo imma­g­ine e somiglianza nel cui sim­bolo più della metà dello spa­zio è occupata dal suo nome.

Regole. «Creare un partito di centrodestra che si caratteriz­zi per un maggiore rispetto del­le regole, delle istituzioni», ha pontificato ieri sul Welt am Sonntag. Certo, un partito co­me An dove tutti i temi erano decisi e stabiliti dal presidente e dove tutti gli «incarichi» dei colonnelli furono azzerati nel 2005 perché sorpresi a critica­re privatamente il gerarca Gianfry.

Sinistra. «Non saremo mai su­balterni alla cultura della sini­stra». Eppure è proprio a sini­stra che ieri Gianfranco ha tro­vato i principali estimatori a cominciare da D’Alema pas­sando per il veltroniano Toni­ni («È un nuovo Lingotto») per finire con Di Pietro che gli chi­e­de di appoggiare una mozione di sfiducia. E pensare che qual­che anno fa bacchettò le inte­merate Udc dicendo che «se una dichiarazione di Casini crea entusiasmo nel centrosi­nistra, forse è sbagliata».

Zattera. «Fli non sarà certo An in piccolo, ma non sarà nem­meno una sorta di zattera del­la Medusa pronta a accogliere naufraghi di ogni stagione. Porte aperte a tutti esclusi affa­risti e carrieristi ». Quando si di­c­e predicar bene e razzolar ma­le. In Parlamento Fli ha accol­to tra i suoi ranghi Giampiero Catone, ex Udc con alle spalle un arresto per associazione a delinquere finalizzata alla truf­fa, mentre tra i consiglieri be­neventani recentemente ar­ruolati ce n’è - a detta della pi­diellina Nunzia De Girolamo­«uno condannato per insol­venza fraudolenta, uno con una serie di rinvii a giudizio e uno che ha illuso un sacco di lavoratori con una fabbrica che era un bluff». Ma, per favo­re, non chiamatela «zattera della Medusa».



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Gomme antineve, divieto all'italiana

Corriere della sera


Anche Varese ci ripensa: l'ordinanza resta ma se c'è il sole niente multe. Galli: «Applicato il buonsenso»


VARESE - Dopo il «dietrofront» di Milano, anche a Varese scricchiola l'ordinanza provinciale sull'obbligo di gomme da neve: la più dura e restrittiva fino a ieri, che obbligava tutti a montare pneumatici antiscivolo, o catene a bordo, per l'inverno, tra il 15 novembre e il 15 marzo, senza nessuna distinzione tra giornate di sole, di pioggia, di vento o di neve. La novità che arriva da Villa Recalcati è questa: senza rischio meteo non ci saranno le multe (sulla scorta di quanto già annunciato ad esempio a Como), anche se i contorni dell'applicazione della norma vanno chiariti.

Una soluzione, come dire, un po' all'italiana: restano i divieti, ma senza punizioni (78 euro la contravvenzione). Nei fatti l'ordinanza viene trasformata in un «consiglio». È lo stesso presidente della Provincia Dario Galli a spiegare che cosa accadrà: «Applicheremo semplicemente il classico buon senso - sottolinea - il segnale che vogliamo dare è che il nostro obiettivo è la sicurezza e non il fare cassa. In realtà, la vicenda sta assumendo dei toni assolutamente sproporzionati rispetto ai disagi effettivi arrecati ai cittadini: una paio di buone catene costa intorno ai 60 euro». «Tuttavia - continua Galli - daremo disposizione alla polizia provinciale di non sanzionare gli automobilisti a meno che si rendano responsabili di atti di grave intralcio al traffico, ovvero escano senza gomme adatte mentre nevica, provocando lunghe code».

Galli rimane convinto della bontà dell'ordinanza, nonostante a Milano esponenti del suo partito come il presidente del consiglio regionale Davide Boni siano stati in prima fila nella richiesta di revoca: «Ma il partito è al corrente, non c'è alcun problema» taglia corto. Le polemiche a Varese erano le stesse delle altre province: poco tempo per comprare le gomme, forniture introvabili e mancanza di segnaletica verticale, anche se i cartelli, secondo Villa Recalcati, saranno pronti entro una settimana. Il problema è come impartire direttive univoche alla polizia provinciale: «Dal punto di vista giuridico e formale studieremo una soluzione per tutelare gli agenti - precisa il presidente Dario Galli - probabilmente emetteremo uno o più ordini di servizio».

A Como è accaduto qualcosa di simile, la Provincia ha emesso l'ordinanza per il secondo anno consecutivo ma anche in riva al Lario Provincia e Prefettura hanno trovato un accordo affinché non siano affibbiate multe, quantomeno, a chi ha dimenticato le catene nelle giornate di sole. A Varese il sindaco Attilio Fontana decide oggi il da farsi, ma si avvia a seguire la strada di Como: «Credo che non vada esasperata la gente - afferma il primo cittadino leghista - se ci sarà il sole diremo alla nostra polizia locale di non applicare sanzioni».

Roberto Rotondo
08 novembre 2010




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El Ponchis", il killer 12enne che semina terrore in Messico

Corriere della sera


Si è specializzato nel tagliare la gola agli avversari. I complici filmano gli omicidi e li diffondono sul web

Assoldato dal Cartello del Pacifico Sud è famoso nella zona di Cuernavaca


'El Ponchis' ib basso nella foto
"El Ponchis" ib basso nella foto
WASHINGTON – Il suo nome di battaglia è “El Ponchis”. Ha solo 12 anni. Poco più di un bambino. Lo hanno trasformato in un boia dei narcos. Per l’esercito messicano “lavora” con il Cartello del Pacifico Sud (CPS) a Jiupetec, vicino a Cuernavaca. Con lui altri giovani sicari: i più “anziani” non superano i 23 anni. Il dodicenne obbedisce agli ordini di Julio Hernandez, alias El Negro, impegnato, per conto del CPS, in uno scontro feroce contro gli avversari della Familia Michoacana. Al suo fianco anche i Los Zetas. Una battaglia che solo in questa regione ha già provocato oltre 300 vittime. I militari hanno scoperto il ruolo di “El Ponchis” dopo un raid in un covo dove sono state trovate foto e documentazione sulla gang.

IMMAGINI DEI DELITTI SUL WEB -
I complici del ragazzo filmano i loro omicidi e poi diffondono le immagini – secondo la tradizione dei narcos – su Internet. Per gli investigatori dell’esercito i video con “El Ponchis” sono autentici e aggiungono che il bambino-killer si sarebbe
Una delle immagini diffuse sul Web dal Cartello dei narcos
Una delle immagini diffuse sul Web dal Cartello dei narcos
“specializzato” nel tagliare la gola agli avversari. Una volta compiuto lo scempio, il ragazzino partecipa all’occultamento dei cadaveri insieme a un gang di sole donne, conosciute come “Las Chavelas”, del quale fanno parte anche le sue sorelle.

“El Ponchis”, purtroppo, non è un’eccezione. Fonti investigative da noi incontrate nella zona di Laredo (Texas), al confine con il Messico, ci hanno confermato che i cartelli impiegano con maggior frequenza i minori nelle operazioni di contrabbando e anche in qualche assalto. Lungo i due lati del confine, ad esempio, agiscono i “los zetitas”, i piccoli Los Zetas: adolescenti arruolati per fare le spie e, quando necessario, per partecipare agli agguati. Missioni che a volte dividono con le donne.

Le medesime fonti hanno aggiunto che i nuclei composti da ragazzi sono meno disciplinati e qualche volta sfuggono al controllo dei boss. Significativa la testimonianza dei familiari di due uomini assassinati a Ciudad Juarez nel marzo di quest’anno: nel commando che li ha spazzati via a colpi di Kalashnikov c’erano ragazzi tra i 12 e i 17 anni. Minori che uccidono, minori che vengono uccisi. La Rete per i diritti dell’Infanzia ha rivelato, questa estate, che dal 2006 ne sono morti più di 900, colpiti in agguati e conflitti a fuoco.

Guido Olimpio
08 novembre 2010



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I criminologi? Peggio degli economisti

di Cristiano Gatti


Gli economisti non ne azzeccano una, ma c'è una categoria che li batte: i criminologi. Questa pregiata categoria di espertissimi, per secoli sommersa nei meandri più remoti delle università e recentemente affiorata proprio al centro della nostra scena televisiva, sta inanellando ad Avetrana una tale serie di sfondoni da ridicolizzare i maghi della finanza, che pure hanno dato.

Noi che li stiamo a sentire, quando eventualmente si riprendono dal sonno (vedi i servizi di Striscia che li pescano teneramente immersi in fase Rem durante i talk-show), nutriamo anche una certa soggezione. Da utenti generici, che costruiscono il proprio bagaglio giallo sulle teleserie psico-sanguinolente d'America o sui «Ris» de noantri, seguiamo le loro analisi con grande interesse e inevitabile senso di inferiorità. Però è anche il caso di chiederci, a un certo punto: questi eminenti personaggi si formano sulle scene del crimine o sulle dispense del Cepu?

Come dimenticare. Un giorno, questo zio rimasto sempre sullo sfondo, defilato, quasi trasparente, ignorato anche dai criminologi più scafati, improvvisamente trova il cellulare di Sarah e finisce per farsi incastrare dalla Polizia. Il bravo criminologo, attrezzo umano ormai in dotazione a qualunque bravo conduttore tv, prontamente ci spiega tutto. Elementare, un caso classico. Si vedeva benissimo che lo zio non reggeva il peso della sua malvagità, in qualche modo l'inconscio ha voluto richiamare l'attenzione per farsi prendere.

Inizia così la lunga epopea del mostro di famiglia. Un po' Biscardi, i bravi criminologi volentieri si prestano al gioco della moviola: ecco, vedete, quando un soggetto sorride con il labbro inferiore messo di sghembo, mentre si gratta l'orecchio di sinistra, è il chiaro segno di colpevolezza. E gli occhi, notati gli occhi? Signori, non c'è niente di più rivelatore di quell'incerto inarcarsi del sopracciglio, evidente segnale di coscienza sporca, tipico, non ci sono dubbi.

Le parole perché sono parole, i silenzi perché sono silenzi: tutto spiega in maniera inequivocabile la colpevolezza di questo diabolico soggetto. Noi, che al massimo abbiamo notato soltanto uno strano pianto senza lacrime, restiamo incantati. Diamine, l'assassino non lo sa, ma ogni giorno parla e confessa agli occhi infallibili dello scienziato «noir». Nel profondo di questo mare d'ammirazione, molto in fondo, si fa sommessamente strada solo una domanda: ma dirlo prima?

Perché, ci chiediamo profani e ignari, il bravo criminologo non si fa avanti subito, diciamo dopo una settimana, chiamando al cellulare il piemme per dire più o meno una cosa come questa: dottore, occhio, questo zio ha tutte le labbra e tutte le sopracciglia del bieco assassino. Si renderebbe più utile. Eviterebbe tante perdite di tempo. Farebbe anche la sua bella figura. Invece, come il bravo economista, il bravo criminologo ha questo di strano: te la spiega sempre dopo, quando la sappiamo già.

Te la spiega benissimo, ti fa sentire pure un po' di coccio per non averlo capito prima, ma quando gli inquirenti hanno già chiuso la conferenza stampa con le clamorose novità. Come gli economisti, uguale: le banche fallite e i banchieri in manette, ci spiegavano con tono saccente quanto fosse prevedibile la bolla finanziaria che nessuno di loro aveva previsto. Gli uni e gli altri, criminologi ed economisti, vittime della stessa ambizione: piegare la realtà ai dogmi scientifici. Ma la regola uno della vita segnala immancabilmente come la realtà abbia molte più variabili - molta più fantasia - di qualunque schema teorico.

Adesso si apre una fase nuova. Questa ennesima novità dello zio che vuota il sacco - un'altra volta - e confessa di aver confessato per non sconfessare la figlia Sabrina, via, è un'enorme seccatura. Il mostro, tutto sommato, è un pezzo di pane. Dopo averci spiegato la fenomenologia della belva umana, grattate d'orecchio e sorrisi sbilenchi, i criminologi sono chiamati a dimostrarci che gli stessi gesti sono quelli tipici del generoso padre di famiglia. Di un padre così morbosamente attaccato alla figlia e in generale al suo branco, da non esitare ad addossarsi tutte le infamanti colpe dello spietato omicidio, come peraltro dimostrato dall'ossessivo rimestare in tasca della mano sinistra, lo si vede benissimo, alla ricerca di chissà cosa, forse della pace perduta (?, ndr).

Sì, se davvero l'assassino non è lo zio, se quest'uomo tanto miserabile, l'ultimo degli uomini, è in realtà un padre accecato dall'amore, lo voglio proprio vedere, il bravo criminologo. Conoscendo il genere di specialista, quanto prima avvertiremo uno stridore pazzesco di pneumatici per la frenata e un assordante rombo di motori per la retromarcia. Per la cronaca, già sono all'opera. Nemmeno il tempo di apprendere che secondo le prime indiscrezioni, forse, chissà, lo zio Michele avrebbe confessato la sua estraneità all'omicidio di Sarah, ed ecco il principe dei criminologi dettare il proprio verdetto all'Adnkronos: «Questa è certamente la versione più credibile». Se rinasco, faccio il criminologo.



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Islamica in lacrime "Via il velo o niente esame per la patente"

Quotidiano.net


L'episodio è accaduto alla motorizzazione di Mantova. La giovane aveva i capelli nascosti da un foulard ma il viso era ben visibile. L'esaminatore però temeva nascondesse un auricolare e non ha voluto sentire ragioni






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