martedì 7 dicembre 2010

Wikileaks: piano Nato per difendere il Baltico. Mosca: "Interrogativi e stupore"

di Redazione




Nuove rivelazioni di report segreti che rischiano di infiammare i rapporti fra Usa e Russia. La nato ha preprato un piano per difendere non solo la Polonia ma anche Estonia, Lituania e Lettonia da eventuali aggressioni di Mosca. Che fa sapere: "Eravamo a conoscenza del piano"



 

"Eagle Guardian", ecco come si chiama il piano segreto della Nato per rafforzare le difese della Polonia esteso a gennaio 2010 ai Paesi baltici: Estonia, Lituania e Lettonia. Piano messo a punto per "fronteggiare" eventuali aggressioni armate da parte della Russia e che che rischia di infiammare i rapporti tra Washington e Mosca.
Lo rivelano i media partner di Wikileaks, tra cui il Guardian, pubblicando 4 cablogrammi dall’ambasciata Usa alla Nato a Bruxelles. "Il comandante supremo in Europa (Saceur) ammiraglio James Stavridis ha proposto l’espansione del piano al comitato militare della Nato", che "il 22 gennaio ha approvato l’espansione" agli Stati baltici, si legge in un cable dalla missione Usa presso l’Alleanza Atlantica.
"Nove divisioni Nato - americane, britanniche, tedesche e polacche - sono state identificate per partecipare alle operazioni di combattimento in caso di un’aggressione armata contro la Polonia o i tre Stati baltici", scrive il Guardian. "I porti del nord della Polonia e quelli della Germania accoglieranno le truppe di assalto navali e le navi da guerra Usa e Gb". La declassificazione del documento segreto era prevista, si legge nel cable, nel 2030. L’estensione di Eagle Guardian ai Paesi Baltici è stata "proposta dal governo tedesco, e il via libera definitivo dovrebbe arrivare dopo che il ministro degli Esteri Westerwelle verrà informato pienamente sulla vicenda", si legge in un altro cable del dicembre 2009 siglato dall’ambasciatore Usa presso la Nato, Ivo Daalder.

In un altro dispaccio, sono forniti dettagli sui negoziati tra Usa e Varsavia per dare alla Polonia "maggiore sicurezza", dispiegando unità navali nei porti di Gdansk e Gdynia, e squadriglie di F-16. Inoltre, è destinato a complicare ulteriormente le relazioni tra Usa e Russia, un dispaccio dell’ambasciata Usa a Varsavia, nel quale i diplomatici Usa spiegano ai polacchi che il nuovo sistema di difesa antimissile "può essere ri-orientato per fronteggiare minacce diverse da quelle rappresentate da Iran e Siria".

Mosca: interrogativi e stupore "Simili pubblicazioni provocano una serie di interrogativi e stupore", riiferisce una fonte del ministero degli Esteri russo - citata dall’Interfax - in riferimento alle nuove rivelazioni sull’esistenza di un piano Nato per proteggere Lettonia, Estonia e Lituania, da possibili aggressioni di Mosca. "I fatti - spiega la stessa fonte - dimostrano che la Russia non solo non sta aumentando la sua presenza militare ai confini con i paesi baltici menzionati ma anzi sta riducendo gli armamenti pesanti dislocati nella regione di Kaliningrad e sta anche tagliando il suo potenziale militare alle frontiere occidentali". "Abbiamo sempre espresso perplessità - prosegue la fonte citata dall’Interfax - quando i caccia dei paesi Nato stavano pattugliando i paesi baltici sottolineando che la Nato avrebbe, invece, dovuto esprimere il proprio potenziale per affrontare le minacce reali, come quelle terroristiche dell’area. Non quelle false".

Poi: sapevamo del piano In sostanza, dicono da Mosca "il piano Nato era stato elaborato 5-6 anni fa" e ilgoverno russo "era a conoscenza" del progetto "di operazioni strategiche, teoriche e concrete come l’accerchiamento, lo smembramento e la distruzione delle divisioni di Kaliningrad" precisa la fonte. Il progetto - prosegue - prevedeva un "rafforzamento del contingente marittimo dell’alleanza nei paesi baltici e il potenziamento delle forze dell’aviazione negli scali dei tre paesi per creare un ponte aereo in grado di portare marines dagli Usa e dalle altre basi americane" in caso di azioni aggressive di Mosca verso i tre stati del Baltico. 

La Spagna. il terrorismo e un stato del Maghreb... I dispacci della diplomazia Usa da Madrid hanno riferito della preoccupazione del governo spagnolo per la possibile emergenza nel Maghreb, dove cresce l’influenza dei terroristi di Al Qaida, di uno stato "fuori controllo", secondo i documenti di Wikileaks pubblicate da El Pais. Per questo, hanno scritto i diplomatici Usa, Madrid ha subito cooperato con il governo militare mauritano nato dal golpe dell’agosto 2008, da cui invece Washington aveva preso le distanze. La Spagna, ha indicato l’ambasciata americana, non vuole uno stato fuori controllo a meno di 300 km dalle Canarie, e teme che la Mauritania corra il rischio di diventare una seconda Somalia. Dopo l’Algeria la Mauritania è il paese nordafricano più colpito dai terroristi di Al Qaida.

Pressioni Usa all'Onu per bloccare un iraniano Gli Stati Uniti fecero forti pressioni sull’organismo dell’Onu che si occupa di clima perchè bloccassero la candidatura di uno scienziato iraniano ad un posto chiave dell’organizzazione, sostenendo che in caso contrario si sarebbero creati parecchi problemi. È quanto emerge da un cablo di Wikileaks di cui dà notizia il britannico The Guardian. Secondo il documento ad un incontro a Ginevra nel 2008, la delegazione degli Stati Uniti fece presente al capo del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, Rajendra Pachauri, che Washington non avrebbe gradito che l’iraniano Mostafa Jafri divenisse uno dei suoi due vice in questo organismo chiave. L’altro era un esperto americano. Secondo gli Usa, Jafri era sì un valido esperto con collegamenti scientifici con Gran Bretagna e Giappone, ma era anche un alto funzionario iraniano e questo avrebbe complicato non poco il lavoro degli americani nell’organismo.

Missili della Corea del Nord a Siria, Iran e poi a Hezbollah La Corea del Nord vende missili e tecnologia militare a Iran e Siria, che finiscono nelle mani di Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza e gruppi armati in Iraq. A rivelarlo sono alcuni cablogrammi inviati dal Dipartimento di Stato e dalle ambasciate americane in diversi Stati del Medio Oriente riportati dai media partner di Wikileaks, tra cui lo spagnolo El Pais e l’americano New York Times. Dai documenti - si legge sul giornale madrileno - si può evincere che alla radice del traffico di armi tra i Paesi arabi più radicali "c’è il programma missilistico della Corea del Nord". In un cablogramma del 6 ottobre 2009 inviato dal Dipartimento di Stato si evidenzia, ad esempio che "la Siria è un altro dei clienti chiave della Corea del Nord, che ha fornito Damasco di missili Scud-C con un raggio di 500 chilometri e di tecnologia" per estendere il raggio d’azione a "700 chilometri". Stesso discorso per l’Iran al quale Pyongyang "continua a fornire assistenza per i programmi missilistici".
Un documento del 22 febbraio scorso inviato dall’ambasciata americana a Tel Aviv rivela invece "un imminente trasporto di missili Scud da Siria a Hezbollah in Libano", tracciando così una delle vie principali del traffico di armi in Asia. E gli Usa non sembrano affatto contenti, tanto che il segretario di Stato Hillary Clinton, sempre nel febbraio scorso invia personalmente un cablogramma alla Siria per dire "basta" alla consegna di missili balistici. "Siamo a conoscenza - scrive la Clinton - di tentativi in corso da parte siriana di dotare Hezbollah di missili balistici. Devo sottolineare che questa attività è fonte di profonda preoccupazione per il mio governo, e vi diffidiamo con forza dal continuare con questa seria escalation". L’arsenale nelle mani di Hezbollah, secondo i dispacci americani, annovera 50 mila razzi e missili, alcune decine dei quali in grado di colpire Israele. Secondo i documenti "intercettati" da Wikileaks, nel corso del 2009 da Teheran arrivano armi a gruppi armati in Iraq, a Hamas a Gaza e a Hazbollah in Libano. 

Armi via Sudan E uno dei transiti più utilizzati è il Sudan, tanto che nel gennaio del 2009 Washington esercita una forte pressione sul governo di Khartoum per impedire l’arrivo di armi provenienti dall’Iran e destinate a Gaza che, secondo l’intelligence statunitense, giungono a Khartoum in velivoli "della compagnia Al Badr". La risposta del Sudan, tuttavia, è deludente: "Gli aerei trasportano solo attrezzature agricole", viene comunicato agli Stati Uniti.




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Il "rottamatore" Renzi a cena a casa del premier "Per Firenze vado ad Arcore anche tutti i giorni"

di Redazione

Il sindaco di Firenze ha cenato ieri con il Cavaliere ad Arcore e ha spiazzato tutti. Anche i pregiudizi: "Per la mia città io vado ad Arcore tutti i giorni". Polemiche per la scelta della luogo. Bersani: "Sarebbe stato più giusto Palazzo Chigi"



 

Roma - Il "rottamatore" Renzi per la sua città farebbe di tutto. L'ultima dimostrazione di questa abnegazione nei confronti della causa si è manifestata ieri a cena. In una località particolare: Arcore. Ma il sindaco di Firenze non ha badato alle critiche che, come avrà sicuramente previsto, gli sarebbero piovute addosso. Perché, come lui stesso ha detto, "per la mia città, quella per la quale ho giurato sulla Costituzione di fare bene il mio lavoro, io vado ad Arcore anche tutti i giorni se serve". Se il premier gradirebbe la quotidiana presenza in casa sua del giovane rampante del Pd non è dato sapere.

Pioggia di critiche Quello che è certo è che all'interno del partito di Bersani si sono levate puntuali le critiche. "Fossi fiorentino e segretario del Pd mi incazzerei" ha tuonato Gavino Angius, dirigente Pd, che poi ha rincarato la dose: "Ieri si sono incontrati ad Arcore, regno del bunga bunga, perché il geniale rottamatore doveva chiedere a Berlusconi dei finanziamenti per Firenze. Non importa che il suo partito, il Pd, chieda le dimissioni di Berlusconi ormai da tempo".

Firenze nel cuore No, a Renzi infatti questo non importa. Gli sta a cuore solo la sua amministrazione. Per questo, la cena con il premier ha trattato questioni concrete che riguardano Firenze. "Ho chiesto al presidente del Consiglio di mantenere gli impegni che il Pdl si era preso in campagna elettorale, a partire dalla legge speciale" scrive sulla bacheca del suo profilo Facebook Renzi. Che poi, rettificando le "ricostruzioni molto divertenti dei giornali" aggiunge: "Berlusconi non mi ha detto che gli assomiglio, né abbiamo parlato di rottamazione. Qualcuno mi ha detto che non dovevo andare ad Arcore. Se il premier riceve nella sua abitazione, io vado nella sua abitazione e alla fine ringrazio dell’ospitalità".

Bersani tuona "Lotterò fino all’ultimo giorno di campagna elettorale perché il centrosinistra torni a vincere - ha detto Renzi- e lo farò giocandomi fino in fondo, ma non sarò mai tra quelli che vivono di nemici e che gridano ai complotti. Finché il governo è guidato da Berlusconi, io parlo con lui e con i suoi ministri. Anche quelli con cui faccio una fatica terribile". L'educazione e gli sforzi di Renzi sono quantomeno da apprezzare. Chi invece non ha molto apprezzato la scelta della location della cena è il segretario del Pd Bersani. "A mio gusto sarebbe stato meglio Palazzo Chigi se si trattava di discutere di un problema di Firenze - ha commentato Bersani -. Non è vietato per un sindaco incontrare il presidente del Consiglio ma esistono delle sedi, sennò si può capire male". 



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I funerali dei ciclisti di fronte a 7mila persone nello stadio

Corriere della sera

Le bare delle sette vittime al centro del rettangolo di gioco. Sui feretri tanti fiori e le magliette




LAMEZIA TERME - L'ultimo saluto ai sette ciclisti morti travolti da un'auto a Lametzia Terme è avvenuto in una giornata di sole, con temperature quasi estive, di fronte a 7mila persone radunate nell'impianto sportivo della città. Le bare delle vittime al centro, su una pedana azzurra in mezzo al rettangolo di gioco dello stadio «Guido d'Ippolito», dove si sono svolti i funerali. Sui feretri, tanti fiori e le magliette dei sette sportivi travolti e uccisi da una Mercedes condotta da un ventunenne di origine marocchina. Numerose le attestazioni di cordoglio pervenute ai familiari e al sindaco, tra cui quelle del Capo dello Stato e del Pontefice. Circa 6-7.000 le persone presenti nell'impianto sportivo. Per consentirne l'accesso, oltre ai cancelli delle tribune, sono state aperte alcune porte del campo da gioco.

I funerali

DUE SVENIMENTI - Un giovane giocatore della Vigor Lamezia, la locale squadra di calcio, e una ragazza presente tra le migliaia di partecipanti alla cerimonia, sono stati colti da malore nello stadio di Lamezia Terme. I due ragazzi hanno dovuto fare ricorso alle cure dei medici del 118 e degli operatori della Protezione Civile. A determinare il malore probabilmente è stata l'emozione.

La strage di ciclisti

IL VESCOVO: «NON E' IL TEMPO DI PUNTARE IL DITO» - «Non è questo il tempo di puntare il dito o di cadere nei luoghi comuni. Piuttosto, chiediamo al Signore di saper accogliere la sua luce che viene dall'alto» ha detto il Vescovo della diocesi di Lamezia Terme, mons, Luigi Antonio Cantafora».

07 dicembre 2010

Rapporti senza condom» Ecco perché Assange rischia il carcere

Corriere della sera


Con una donna si ruppe il preservativo, con l'altra non lo usò


L'ACCUSA DI STUPRO




L'uomo che ha amato due donne di troppo: la storia delle svedesi che hanno incastrato Julian Assange sembra un copione uscito dalla penna del giornalista e giallista Stieg Larrson. Il Daily Mail indaga sulle azioni consumate nell'arco di tre giorni che hanno portato il capo di Wikileaks davanti al magistrato londinese Caroline Tubbs con un'accusa di stupro e due di molestie sessuali: nascono dai rapporti, in due casi non protetti dal preservativo, che l'affascinante e squattrinato Julian ebbe nell'agosto 2010 con due ammiratrici, che erano entrare in contatto con lui in occasione di un seminario su «Guerra e ruolo dei media» organizzato a Stoccolma dal Brotherhood Movement, un controverso gruppo cristiano legato al partito socialdemocratico.

Il Mail chiama le donne per convenzione «Sarah» e «Jessica»: non sono i veri nomi, dal momento che il processo giudiziario è in corso. Sarah, una bionda attraente sui trent'anni, è l'addetta stampa di Brotherhood Movement e ha viaggiato il mondo inseguendo una serie di cause alla moda. Sarah e Julian non si erano mai visti prima, ma lei lo aveva invitato a stare nel suo piccolo appartamento nel centro di Stoccolma. Assange era arrivato l'11 agosto e dopo cena i due erano finiti a letto.

Né lui né lei contestano il fatto che durante il rapporto si era rotto il «condom», un evento che in seguito Sarah, una femminista radicale, ha definito «deliberato» da parte di Julian. Lì per lì però non ci fu animosità tra la svedese e il 39enne hacker australiano, che ha un figlio di 20 anni da una relazione giovanile fallita. Al punto che la funzionaria di partito continuò a ospitare Assange, organizzando perfino una festa in suo onore. A questo punto spunta «Jessica»: ventenne di Enkoping, una cittadina a 60 chilometri da Stoccolma. Vede Assange in televisione, in lei scocca la scintilla e si fa assumere tra i volontari che lavorano al seminario.

In quella occasione conosce anche Sarah. Avvicinato dalla ragazza, Assange non resiste e le fa la corte. Seguono vari incontri e un invito a vedersi a casa di lei. «Julian non aveva contanti, non voleva usare la carta di credito e "Jessica" gli comprò il biglietto del treno», scrive il Mail. Assange e la ragazza vanno a letto e fanno sesso due volte. Lui usa il preservativo, ma non fa il bis in un altro rapporto l'indomani mattina. Anche in quel caso il commiato è amichevole, con la promessa di rivedersi. Jessica però si spaventa: confida a Sarah di aver avuto un rapporto non protetto. A questo punto scoppia il patatrac: le due donne, che non sapevano l'una dell'altra, decidono di coalizzarsi contro l'hacker davanti a un magistrato. Spiega Sarah: «Non c'entra affatto il Pentagono. Assange è di un uomo con un'opinione distorta delle donne e a cui non piace farsi dire di no».

(Ansa)
07 dicembre 2010



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Scoperto manoscritto di Leonardo

Corriere della sera

In una biblioteca a Nantes

Il Servizio Pubblico secondo Luciana Littizzetto

Libero






Questa volta ha esagerato. Siamo abituati alla sua "simpatia" travolgente - e a senso unico - che fa uso, senza troppe remore, di parolacce e termini volgari. Ma questa volta Luciana Littizzetto ha esagerato. Non solo in volgarità, ma anche in populismo, con un attacco durissimo nei confronti del governo. Nel corso della puntata di domenica 6 dicembre di "Che tempo che fa", la comica torinese ha parlato come sempre di politica, sfruttando l'assoluta libertà di parola offertale dal conduttore Fabio Fazio. Partendo da Pompei: "Si sta sbriciolando come un wafer del discount. Bondi dice che non è colpa sua, che è colpa delle condizioni meteorologiche. Ma minchia - ha sbraitato testualmente - sono 2000 anni che piove, adesso è colpa della pioggia? Pompei ha resistito all'eruzione del Vesuvio, ora per quattro gocce di pioggia si sbriciola? Dire cavolate va bene, ma c'è anche un limite... bisogna dare un'interdizione, un mio amico l'hanno interdetto per molto meno".

E ancora, sulla scuola e sulla riforma Gelmini: "L'unica contenta è Maria-star. E' lì, rigida come uno stoccafisso, non fa una piega. Ora c'è la riforma: sicuramente ci sono delle cose giuste nella sua proposta di legge, ma non è un caso che ci sia tanta gente che manifesta. Saranno mica tutti sovversivi, saranno mica tutti pirla? Berlu ha detto che gli studenti veri sono a casa a studiare - ha proseguito Lucianina, come il fido Fazio l'ha soprannominata - Anche i Presidenti del Consiglio veri sono in Parlamento a legiferare, invece di pensare a chi invitare a cena".

Fazio poi dà un assist perfetto alla Littizzetto: "Il Parlamento, però, è chiuso", dice. Esultanza da parte della comica, che proprio a questo punto voleva arrivare: "Voglio dire un sacco di parolacce, ho una torta di parolacce dove merda è solo la ciliegina". E poi, via con l'attacco: "Ora chiudono le Camere fino al 14 dicembre. Sono sempre lì che dicono: 'Noi abbiamo a cuore il bene del Paese', 'A noi interessano i cittadini'.. e poi chiudono le Camere? Fatemi capire: il 14 dicembre riaprono le Camere per decidere se il Governo cade o no. Non possiamo deciderlo prima? Decidiamolo domani! Porgo la domanda in maniera raffinata - annuncia la Littizzetto - che cazzo aspettiamo fino al 14 dicembre? Chi se ne frega del calendario! Aspettiamo che Bossi cambi parrucchiere e la smetta di pettinarsi coi petardi? Aspettiamo che la Santanché si faccia controllare la pressione delle labbra?"

La conclusione è pesantissima e tutt'altro che garbata: "Questi qua chiudono e poi se ne stanno a casa. C'è gente che a dicembre lavora 24 ore su 24! Va bene tutto, ma non state a casa a non fare una mazza! Andate a Pompei ad incollare i sassi con l'Attack. Cicchitto, Stracquadanio e Bondi vanno a pulire i cessi del Cottolengo, D'Alema si mette a vangare, Casini che è figo gli mettiamo un paio di pantaloni di pelle, fa la lap dance e tira su i soldi per la ricerca sulla Sla. Ma questo qua non era il Governo del fare? - tuona la comica - Ma minchia... fare, non grattarsi le balle, non chiudere tutto. Voglio vedere venti deputati che vanno a tirar su la fanga in Veneto, voglio vederne altri venti che vanno a  tirar su le macerie all'Aquila. Perché questi qua prendono lo stipendio e lavoreranno una settimana a dicembre, e prenderanno anche la tredicesima! Se noi gliela lasciamo passare questa volta - prosegue - poi a gennaio diranno che ci sono i saldi e devono chiudere, a febbraio c'è la disinfestazione dei pidocchi, a marzo le pulizie pasquali! Io li voglio vedere tutti all'inferno che spengono le fiamme col culo".
I soliti discorsi da bar, insomma, con una bella dose di volgarità gratuita. Peccato che non sia un bar, ma sia la Rai, sia il Servizio pubblico, pagato con il canone da tutti i cittadini.


06/12/2010




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Cantona, crociata sulle banche Francia: file per ritirare i soldi

di Redazione

Persone in fila davanti agli sportelli in tutta la Francia per rispondere all'appello dell'ex calciatore: "Ritirate i vostri soldi dalle banche, colpevoli di aver causato la crisi mondiale"





Parigi - Eric Cantona, alias Robin Hood, riuscirà a sconfiggere lo sceriffo di Nottingham, alias le banche? Gli istituti di credito sono colpevoli, secondo l'ex calciatore, di aver generato la crisi economica nel mondo. La rivoluzione "senza violenza" dell’ex numero 7 del Manchester United è stata lanciata sulla sua pagina Facebook e 40mila persone, fino a ieri sera, hanno promesso di aderire, con altri 30mila che si considerano incerti. Aderire ritirando i loro risparmi dalle banche. Principalmente in Francia e in Inghilterra, rispettivamente il paese in cui Cantona è nato e quello in cui è esploso come calciatore. Ma anche in altri paesi l'appello è stato accolto.

Video-appello In Inghilterra gli aderenti sono circa 9mila e gli stessi numeri si registrano in Italia, ma il movimento è attivo fino al Messico e all’Islanda. Il video dell’intervista di Cantona, in cui lancia il suo appello, è stato tradotto in 20 lingue su YouTube ed è stato cliccato oltre 200mila volte in circa due settimane. C’è dunque molta attesa anche se nessuno pensa che l’obiettivo di "far crollare il sistema" possa essere raggiunto. L’operazione è stata criticata duramente negli ultimi giorni in Francia, a cominciare da Christine Lagarde, ministro dell’Economia, la quale ha auspicato che "ognuno faccia il suo mestiere", fino al responsabile del Bilancio, Francois Baroin, per il quale l’appello dell’ex calciatore ora attore è "grottesco e irresponsabile". Per i sindacati del settore bancario, l’idea di Cantona, è "una falsa buona idea" che potrebbe comportare rischi per i dipendenti degli istituti e per tutta l’economia francese. Baudoin Prot, ceo di Bnp Paribas, ha definito la protesta "totalmente irresponsabile" e "contraria a tutto quanto può contribuire a far funzionare l’economia".

Le banche smentiscono Intanto, almeno in Francia, i 40mila sportelli che formano il sistema, hanno già fatto sapere che nessun cliente può ritirare più di 2mila euro senza un preavviso di 48 ore, in quanto già dagli anni ’90 sono state ridotte sensibilmente le liquidità di cassa per contrastare il fenomeno delle rapine.

I politici frenano In campo è sceso anche il ministro del Bilancio francese, Francois Baroin che ha definito l'iniziativa di Cantona "grottesca" e "poco seria".  "Abbiamo altro a cui pensare", ha glissato il ministro dell’Economia spagnolo, Elena Salgado. A sorpresa, invece, il governatore della Banca centrale del Belgio, Guy Quaden, sostiene di comprendere l’appello di Eric Cantona percependolo come "un grado di animosità della popolazione nei confronti dei banchieri, a seguito delle sciocchezze fatte da alcuni di loro". Intanto in Francia si sono create già file di clienti pronti a entrare in banca per svuotare i propri conti correnti. Per ora, almeno dal punto di vista mediatico Cantona è il re della foresta di Sherwood. Per dire se riuscirà anche a far rubare ai ricchi per dare ai poveri ancora è presto.




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Fiat chiede i danni ad «Annozero»

Corriere della sera


«Denigrata l'Alfa Romeo MiTo». Azione giudiziaria nei confronti della trasmissione di Santoro

RISARCIMENTO SARA' DEVOLUTO IN BENEFICENZA


Michele Santoro durante una puntata di «Annozero»
Michele Santoro durante una puntata di «Annozero»
TORINO - Fiat ha dato mandato ai propri legali per un'azione giudiziaria nei confronti dei responsabili della trasmissione televisiva Annozero per le affermazioni andate in onda nella puntata del 2 dicembre 2010 «fortemente denigratorie e lesive dell'immagine e dell'onorabilità della società, dei suoi prodotti e dei suoi dipendenti fatte a commento di una pseudo-prova comparativa», come recita una nota ufficiale del Lingotto.

LA RICOSTRUZIONE - L'azienda torinese lamenta, in particolare, che «in modo del tutto strumentale Annozero abbia illustrato le prestazioni di tre autovetture, fra cui una Alfa Romeo MiTo, impegnate in un test apparentemente eseguito nella stagione autunnale, per concludere, sulla sola base dei dati relativi alla velocità, che i risultati di questa 'prova' avrebbero dimostrato una asserita inferiorità tecnica complessiva dell'Alfa Romeo MiTo». Fiat contesta il servizio effettuato dalla trasmissione di Michele Santoro perché «si trattava di una ripresa televisiva artificialmente collegata a una prova comparativa condotta nella stagione primaverile, non con le stesse vetture, dal mensile Quattroruote e poi pubblicata nel numero dello scorso mese di giugno di questa rivista». Fiat aggiunge che «incredibilmente la trasmissione non ha raccontato che la valutazione globale di Quattroruote, risultante dalla comparazione dei dati relativi alle prestazioni tecniche, alla sicurezza e al confort, ha attribuito all'Alfa Romeo MiTo in versione Quadrifoglio (1.368 cc) una votazione superiore a quella della Citroen DS3 THP (1.598 cc) e della Mini Cooper S (1.598 cc)». Il gruppo, «anche a tutela delle migliaia di lavoratori che quotidianamente danno il loro contributo alla realizzazione di prodotti sicuri e tecnologicamente avanzati, intende pertanto intraprendere un'azione di risarcimento danni (il cui ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza) come forma di difesa a fronte di una condotta tanto ingiustificata».

07 dicembre 2010



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Biancaneve diventa ninfomane in Cina

Corriere della sera


La versione hard della fiaba finisce per errore negli scaffali dei libri per bambini. Colpa di traduzioni errate...

L'editore: «Non avevamo la versione originale tedesca, ci siamo affidati ad una giapponese»


Una versione hard di Biancaneve e i 7 nani
Una versione hard di Biancaneve e i 7 nani
MILANO - Lost in translation per colpa di Biancaneve. Con l'approssimarsi del Natale la China Friendship Publishing Company e la China Media Time, due case editrici cinesi, volevano offrire ai bambini dell'ex Celeste Impero la possibilità di leggere le più famose favole occidentali nella propria lingua. Peccato che i due libri pubblicati recentemente nel paese orientale non riproducano le fiabe ufficiali ideate dai fratelli Grimm, bensì siano un adattamento erotico delle stesse.

BANALE ERRORE - Come ha raccontato M.Yuan, portavoce della China Media Time entrambe le case editrici hanno commesso un banale, ma allo stesso tempo clamoroso errore. Le edizioni delle fiabe stampate sono infatti la traduzione dei libri del duo Kiryu Misao, due fumettisti giapponesi che si divertono a ridisegnare le più famose favole occidentali in versione hard: «Non siamo riusciti a trovare l'edizione originale in tedesco dei fratelli Grimm - ha confessato il portavoce della China Media Time -. Allora abbiamo optato per alcune edizioni in giapponese e le abbiamo fatte tradurre». Naturalmente i traduttori non sapevano nulla dell'equivoco e una volta riprodotto il testo in lingua cinese, lo hanno consegnato ai committenti.

BIANCANEVE NINFOMANE - Per diversi giorni le fiabe sono comparse sugli scaffali delle librerie cinesi dedicate ai bambini. Tra le favole più spinte compariva una versione hard di Biancaneve e i sette nani, in cui il candido personaggio dei fratelli Grimm si trasforma in una ninfomane che ha relazioni sessuali con suo padre e con i sette nani. Dopo aver mangiato la mela avvelenata, consegnatale da una contadina, Biancaneve cade in uno stato di morte apparente. A risvegliarla sarà un principe, in questo caso anche necrofilo, che con l'ennesimo amplesso ridesterà la protagonista della fiaba hard. Il portavoce Huan assicura che nessuna copia del libro è finita nelle mani dei bambini: «Siamo quasi sicuri che nessun bambino abbia letto i libri - dichiara Yuan -. Purtroppo le fiabe sono rimaste diversi giorni nelle librerie. Appena ci siamo accorti dell'equivoco le abbiamo immediatamente ritirate». Tuttavia secondo Yuan i bambini cinesi possono dormire sonni tranquilli. Presto troveranno nelle librerie la versione ufficiale delle fiabe. I gestori delle due case editrici sono riusciti a trovare l'edizione originale e promettono che errori simili non capiteranno più.



Francesco Tortora
07 dicembre 2010



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Alì, c'è il video dell'aggressione

Il Mattino di Padova


Hanno le ore contate gli zingari che hanno colpito il direttore e il nigeriano



di Paolo Baron TERRANEGRA. Calci e pugni al direttore e a «Ugo» il nigeriano tuttofare sono stati ripresi dalle telecamere a circuito chiuso del supermercato. Questa la novità emersa ieri riguardo il furto di salami e formaggi messo a segno sabato a mezzogiorno da due zingare al supermercato Alì di via Fortin a Terranegra. Un video che potrebbe aiutare procura e polizia a individuare i colpevoli.

L'indagine è stata affidata alla squadra Mobile diretta dal vicequestore aggiunto Marco Calì. Le due vittime dell'aggressione da parte dei figli e dei mariti delle due zingare che stavano uscendo dal supermercato senza aver pagato parte della merce che avevano prelevato (Luca Bettin, 40 anni, il respondsabile del punto vendita dell'Alì e Alex «Ugo» Ugochuwwu Uzih, 45 anni, nigeriano residente in città), sono stati presi a verbale dagli agenti e nei prossimi giorni potrebbero visionare alcune foto per sapere se riconoscono i loro aggressori.

«Ugo», in particolare, era intervenuto in difesa del direttore del supermercato, picchiato da tre uomini scesi da un'auto, chiamati dalla donna più anziana che aveva minacciato il responsabile dell'Alì dicendo che era meglio che la lasciasse stare perché i suoi figli erano cattivi. Il furto, si è così trasformato in rapina. I cui autori, tuttavia, potrebbero essere individuati a breve grazie al filmato, sebbene le immagini non siano molto nitide.

7 dicembre 2010




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Violinista mangia un sandwich, le rubano uno Stradivari da 1,5 milioni

Il Messaggero


LONDRA (6 dicembre) - Deve essere andato di traverso quel sandwich alla violinista d'origini coreane Min-Jin Kym, perchè mentre lei lo mangiava in un chiosco di una stazione di Londra, qualcuno le rubava l'inseparabile Stradivari da 1,2 milioni di sterline (quasi un milione e mezzo di euro) che aveva con sè.

La polizia ha lanciato un appello a restituire il preziosissimo violino alla musicista e il gruppo assicurativo che l'ha in custodia a offerto una ricompensa di 15.000 sterline. Il furto, spiega la polizia londinese, è avvenuto davanti a Euston Station la mattina del 29 novembre in un chiosco della catena «bibite e panini» Pret a Manger. Quando Min-Jin Kym, solista 32enne di origini coreane che ha suonato con molte grandi orchestre mondiali, in particolare con la britannica Philarmonia Orchestra, ha finito di consumare il suo sandwich s'è accorta che la custodia che era accanto a lei era sparita. Lo strumento in questione è stato fabbricato nel 1696 da Antonio Stradivari e vale 1,4 milioni di euro. E come se non bastasse, insieme al violino sono stati rubati un arco Peccatte valutato 62.000 sterline (74.000 euro) e un altro arco che vale oltre 5.000 sterline.




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Giovanardi: "A Ustica nessun missile"

La Stampa


«Fu una bomba»





«Non ho capito la dichiarazione di ieri di Daria Bonfietti. Io ho citato in aula certosinamente sentenze passate in giudicato e undici perizie: le sentenze su Ustica affermano che non ci fu alcun missile nè collisioni sfiorate. Le perizie affermano che fu una bomba». Lo afferma, conversando con i giornalisti al Senato, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, replicando a Daria Bonfietti che ieri lo ha definito «arrogante e scriteriato».

«In Italia - prosegue Giovanardi - purtroppo c'è una parte politica, i comunisti, che piega la verità a propri interessi di parte. Lo Stato e l'Aeronautica non furono felloni. Non ci fu alcun missile e Cossiga smentì il giorno dopo le sue dichiarazioni su un aereo francese. Non ci fu nessun aereo nel raggio di 800 chilometri. Anche Purgatori quando parla di un documento Nato, non lo mostra. Ho chiesto alla Nato tutti i documenti. Non c'è nulla di nulla su un ipotetico missile nè su una sfiorata collisione. Chi cita l'istruttoria di Priore, deve sapere che questa istruttoria è stata smentita dalle sentenze di primo, secondo e terzo grado. Lo stesso Priore, dopo avere visto i resti dell'aereo, è passato dalla tesi del missile alla sfiorata collisione che avrebbe provocato lo stallo. In 100 anni di aviazione, nessun aereo è mai caduto per una sfiorata collisione».

Giovanardi attacca anche Daria Bonfietti: «L'80% delle vittime è di origine siciliana. Che c'entra Bonfietti? Io conosco personalmente figli di vittime che sono stanchi di essere tirati in ballo per ragioni politiche. Lo Stato ha dato ad ogni famiglia 600mila euro». Alla domanda su perchè i 600 mila euro siano stati dati dallo Stato e non dall'Itavia, Giovanardi non risponde. Alla domanda sui suicidi dei controllori di volo al lavoro quella notte, Giovanardi risponde: «Uno di loro stava male. L'altro era sotto stress per i continui interrogatori».





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Usa, l'arca di Noè spacca il Kentucky: 150 milioni di $ per costruire il parco

Il Messaggero


di Anna Guaita

NEW YORK (7 dicembre) - Sarà lunga 150 metri, costruita a mano e fatta interamente di legno, e porterà a bordo coppie di animali, proprio come il modello biblico a cui si ispira. La novella ”arca di Noè” che viene costruita nel Kentucky vuole essere un’iniziativa turistica, ma sta causando un gran discutere al livello politico. Il costo dell’arca, circa 150 milioni di dollari, sarà in parte sostenuto dalle casse dello Stato del Kentucky, e questo fa gridare allo scandalo i laici e gli scienziati, perché di fatto in tal modo si viola il primo Emendamento della Costituzione americana che richiede la separazione di Stato e Chiesa.

La costruzione della nuova arca è il progetto di un gruppo di cristiani fondamentalisti che ha già aperto in Kentucky il Museo della Creazione. Il gruppo, Answers in Genesis (Risposte nella Genesi) sostiene che la Bibbia contiene la verità letterale della creazione del mondo da parte di Dio. Il gruppo rifiuta il principio scientifico dell’evoluzione della specie, sostenendo che si tratta solo di una teoria, e gli contrappone il Creazionismo, secondo il quale la Terra è stata creata in sei giorni, appena 6 mila anni fa. Il Museo della Creazione sorge a circa 60 chilometri dal parco dove verrà costruita l’arca. Intorno all’immensa finta imbarcazione, verrà ricreato un villaggio dell’era paleocristiana e una ”Torre di Babele”. Una sala teatrale con 500 posti sarà usata per proiettare documentari di contenuto religioso-biblico. E a bordo dell’arca verranno fatte salire coppie di giovani animali, secondo quello che l’amministratore crede sia stato l’operato di Dio stesso: «Noi - spiega Mike Zovath - pensiamo che il Signore abbia scelto animali giovani e sani, non ancora cresciuti, che prendessero meno spazio e poi fossero in grado di ripopolare la Terra». Il tutto sarà costruito in modo ambientalmente corretto. Non perché gli imprenditori credano ai dati scientifici sul riscaldamento della terra, ma «per rispetto verso il Creato».

Un recente sondaggio ha dimostrato che il 31 per cento degli americani crede che la Bibbia sia storicamente corretta e rifletta parola per parola la volontà di Dio. La percentuale sarebbe in realtà molto più alta presso le chiese fondamentaliste evangeliche che fra i cattolici: più del 40 per cento degli evangelici ci crede, contro un po’ meno del 20 per cento dei cattolici, per i quali in genere la Bibbia è ispirata da Dio ma va ”interpretata”.

Il governatore dello Stato, il democratico Steven Beshear, è stato attaccato dagli stessi giornali del Kentucky per la scelta di appoggiare un progetto religioso e sostenerlo con le casse statali. Lui ha risposto che il suo primo dovere è di assicurare posti di lavori ai suoi elettori, e ha ricordato che il ”Parco dell’Arca” assicurerà 900 impieghi, sia a tempo pieno che part-time. Inoltre il governatore ha espresso l’auspicio che la vicinanza del Parco dell’Arca con il Museo della Creazione creerà una specie di ”corridoio” del turismo religioso, che attirerà scuole e chiese. Ma è proprio questo che allarma laici e scienziati: il geologo Daniel Phelps ad esempio ha lamentato il fatto che lo Stato perderà il rispetto del mondo scientifico, mentre un fondo del giornale Lexington Herald Leader denuncia che l’ostilità verso la scienza «farà poco per attirare il tipo di datori di lavoro che offrirebbero impieghi meglio pagati».




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Lamezia, in migliaia ai funerali dei 7 ciclisti travolti dall'auto

Il Messaggero


Il vescovo invoca il perdono: «La nostra città deve
distinguersi per il suo alto senso civico e la pace»





ROMA (7 dicembre) - È iniziata con un lungo applauso, in uno stadio D'Ippolito gremito da migliaia di persone, la cerimonia funebre collettiva dei sette ciclisti travolti e uccisi domenica scorsa da un giovane extracomunitario a bordo di un'auto sulla statale 18 a Lamezia Terme. I feretri sono stati portati a spalla, preceduti da un gruppo di ciclisti che hanno fatto ala fino all'arrivo sul palco verde dove sono state sistemate le bare. Scene strazianti all'arrivo dei parenti delle vittime che sono assistiti dal personale della Croce Rossa e delle organizzazioni di soccorso. Presenti nello stadio numerose scolaresche e molti cittadini, tanti gonfaloni delle principali istituzioni locali e regionali, di associazioni e istituti scolastici. Tra tutti il gagliardetto della scuola media Giovanni Nicotera dove insegnava una delle vittime, Fortunato Bernardi. Presente anche la squadra del Cosenza Calcio in cui gioca uno dei figli di Bernardi, Alessandro. Sulle reti che delimitano il rettangolo verde anche un grande striscione con su scritto «Vi hanno strappato dalla terra nessuno vi strapperà dai nostri cuori». La messa è celebrata dal vescovo di Lamezia Terme, monsignor Luigi Cantafora, coadiuvato dai sacerdoti delle parrocchie delle zone di residenza delle vittime e da altri religiosi della diocesi.

«Non è questo il tempo di puntare il dito o di cadere nei luoghi comuni. Piuttosto, chiediamo al Signore di saper accogliere la sua luce che viene dall'alto». È quanto ha detto il vescovo della diocesi di Lamezia Terme, mons, Luigi Antonio Cantafora, nel corso dell'omelia ai funerali collettivi dei sette ciclisti morti domenica sulla statale 18. Nell'incidente sono morti Rosario Perri, di 55 anni; Francesco Stranges (51); Vinicio Puppi (48); Giovanni Cannizzaro (58); Pasquale De Luca (35), Domenico Palazzo (46), Fortunato Bernardi (58). Sono rimasti feriti Gennaro Perri, Fabio Davoli e Domenico Strangis.

«La ragione - ha aggiunto mons. Cantafora - cerca risposte, il cuore cerca risposte, la fede cerca risposte. È solo alla luce di Gesù, il crocifisso risorto, che noi possiamo capire anche le vicende di persone che hanno sofferto, come Giobbe che non se la prende con nessuno ma entra nel mistero. Noi abbiamo sempre bisogno di capire le dinamiche, spiegare le cause di fatti così terribili, attribuire le colpe: e quindi è cominciata la ridda di sentimenti contrastanti e di sfoghi legittimi». «Ma davanti a questi nostri fratelli, davanti al dramma della vita e della loro morte - ha detto il Vescovo - le domande si fanno più profonde, le domande cercano risposte, oltre che in noi soprattutto nella parola di Dio. Davanti alla morte noi restiamo attoniti; davanti a queste morti siamo inermi e profondamente rattristati. Eppure, pur nelle modalità terribili con cui la morte talvolta accade, apriamoci al mistero di Dio. La morte non è l'ultima parola ma è stata attraversata dalla vita per sempre». «Nel cuore della domenica - ha concluso mons. Cantafora - la notizia dell'incidente di questi nostri fratelli ci ha travolti, ha gettato tutta la città in un turbine di dolore. Ha parlato al cuore di tutti gli uomini e di tutte le donne d'Italia. Che possiate tutti, anche i ciclisti feriti, sentire la preghiera e l'affetto della Chiesa e il sostegno giusto e generoso della società civile. Possa Lamezia Terme distinguersi per la benevolenza e l'amore, per il perdono, per il suo alto senso civico e la pace».




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Wikileaks, resa di Assange: arrestato Esulta Frattini: «Ora processatelo»

Corriere della sera

Il fondatore di Wikileaks dovrà ora comparire
davanti al tribunale della città di Westminster

BLITZ DELLA polizia britannica. Dal sito: «Non ci fermeremo»



Julian Assange
Julian Assange
MILANO - Il fondatore di Wikileaks Julian Assange è stato arrestato dalla polizia britannica. L'arresto è avvenuto in una stazione di polizia londinese dove si è presentato il 39enne giornalista australiano. Assange dovrà ora comparire davanti al tribunale della città di Westminster, uno dei borghi di Londra. Definendo l'azione come «politicamente motivata», il legale di Assange, Mark Stephens, ha detto che il suo assistito vuole sapere quali siano i rilievi che gli vengono mossi così da potersi difendere.

ESTRADIZIONE - La vicenda sulla quale è stato spiccato il mandato d'arresto internazionale (il secondo, perché il primo era incompleto) risale al mese di agosto quando due donne accusarono il patron di Wikileaks di averle aggredite sessualmente, accuse che Assange ha sempre negato. Secondo Sky News, dopo esser stato interrogato dalla polizia, Assange comparirà dinanzi ai magistrati della corte britannica (la City of Westminster) che decideranno sull'estradizione; ma il suo avvocato ha ribadito che Assange si opporrà con tutte le sue forze a ogni tentativo di estradizione, perché il rischio è che possa essere «consegnato agli americani». Sempre secondo Sky News, è probabile che la corte di Westminster liberi Assange su cauzione, per una somma compresa fra le 100mila e le 200mila sterline.


CAUZIONE - Assange ha sempre negato le accuse di stupro, affermando che si è cercato di incastrarlo per fermare le sue rivelazioni tramite Wikileaks. Altre fonti hanno riferito al quotidiano Guardian che Assange avrebbe chiesto ai suoi sostenitori di farsi garanti per lui e di raccogliere una cauzione stimata tra le 100.000 e le 200.000 sterline. Assange crede di aver bisogno di almeno sei persone come garanti.

IL SITO - Intanto il portavoce del sito di Wikileaks, Kristinn Hrafnsson, ha definito l'arresto un attacco alla libertà di stampa, ma non ostacolerà la diffusione dei documenti segreti sul sito. Poi ha ammesso di essere stato in contatto con il giornalista australiano nelle ultime 24 ore. «Questo non cambierà la nostra operazione», ha detto Hrafnsoon all’Associated Press.

FRATTINI - «Era ora, l'accerchiamento internazionale per fortuna ha avuto successo» commenta il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Conversando con i cronisti alla Farnesina ha aggiunto: «Assange ha fatto del male alle relazioni diplomatiche internazionali e mi auguro che sia interrogato e processato come le leggi stabiliscono».

Redazione online
07 dicembre 2010

Parigi, strage Concorde: punita l'americana Continental

Il Mattino


PARIGI (6 dicembre) - La compagnia aerea Continental Airlines è stata giudicata responsabile penalmente per lo schianto del Concorde del 25 luglio 2000 che fece 113 morti. Lo riferiscono i media francesi a proposito del processo per accertare le responsabilità del disastro di Gonesse, in Val-d'Oise, che si era aperto nel febbraio scorso in Francia.





Il Concorde, decollato da Parigi e diretto a New York, si schiantò in fiamme poco dopo il decollo dall'aeroporto Roissy e parte del velivolo cadde su un albergo. Le vittime furono i 100 passeggeri, i nove membri dell'equipaggio e altre quattro persone a terra. I famigliari delle persone a bordo, avendo ottenuto da tempo un indennizzo, non si sono costituiti parte civile in questo processo al tribunale di Pontoise.





Le lunghe udienze tecniche che si sono susseguite per quattro mesi in aula si erano trasformate in un duello tra le due compagnie aeree rivali, la Air France e la Continental Airlines, scrive 'Le Figaro'. A sei mesi dalla conclusione, il 28 maggio scorso, del processo fiume, è stata resa nota la sentenza che riconosce la compagnia aerea responsabile penalmente per lo schianto del Concorde e la condannata a 200 mila euro di multa.



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Padova. Parla il datore di lavoro di Fikri: "E' innocente, è stato tutto il giorno con me"

Il Mattino di Padova


Roberto Benozzo, è il padrone dell'azienda dove lavora il marocchino: "E' un bravo ragazzo. Sono certo che tutto si chiarirà"


di Giusy Andreoli




SANTA GIUSTINA IN COLLE. «Il pomeriggio in cui è sparita la povera Yara, Mohammed era con me. Siamo stati assieme a lavorare in cantiere tutto il 26 novembre fino a sabato 27».

A parlare è Roberto Benozzo, che fornisce l'alibi a Mohammed Fikri, il ragazzo di 22 anni sospettato della scomparsa della tredicenne bergamasca di cui si teme l'omicidio. Benozzo è il titolare dell'impresa edile di cui Fikri è dipendente. E oggi il gip di Bergamo Vincenza Maccora ne ha disposto la scarcerazione.

«Il ragazzo lavora con me da 4 anni» continua Benozzo, che in questi giorni è nella sua villa di via San Martino a Fratte, frazione di Santa Giustina in Colle. E' sera ed è molto stanco, ma parla senza timori. Ha accanto la sorella Patrizia, che conferma ogni parola.

«Mohammed non era in fuga verso il Marocco ma aveva prenotato il viaggio da tempo» aggiunge la signorina Patrizia Benozzo. «Non sappiamo da quanto, però già dall'anno scorso ci aveva chiesto un periodo di aspettativa. Era solo indeciso se partire il 4 o il 19 dicembre. Non è vero che gli è scaduto il contratto, sono state dette e scritte tante cose che non corrispondono al vero, alcune sono state palesemente falsate dai mass media. C'è stata un'alterazione completa dell'informazione. Ecco, l'informazione è stata più veloce rispetto al lavoro degli inquirenti, che invece sono molto cauti. Va detto che Mohammed parla a malapena la nostra lingua, il suo italiano è legato all'aspetto professionale e la comprensione di quanto dice non sempre è buona».

Dunque i Benozzo sono portati a pensare che anche la frase che ha fatto scattare il fermo sia stata male interpretata dai traduttori. «Poi c'è tutta una serie di coincidenze che hanno indirizzato sicuramente gli inquirenti, ma io so che sono solo coincidenze», continua Roberto Benozzo.


«E' vero che abbiamo un furgone bianco, ma lo usiamo per lavoro. E' vero che a una certa ora siamo usciti dal cantiere con il furgone e abbiamo percorso quella strada, ma solo per andare in trattoria. Ma non abbiamo gettato nessun giubbotto dal furgone. Vero è che i cani addestrati per fiutare sono arrivati fino al cantiere».

Il cantiere è abbastanza grande, noi lavoravano sul lato destro, i cani sono andati a sinistra. «Tutti al cantiere sono stati sottoposti a indagini. Anch'io sono stato interrogato, mi hanno preso il Dna» conferma Benozzi. Martedì pomeriggio e pure mercoledì Fikri ha raggiunto la casa di Benozzo a Fratte: «E' stato qui per lasciare e prendere la documentazione relativa all'aspettativa, che è già partita il 29 novembre. Venerdì mattina alle 10 ci ha telefonato e ci ha informato che era stato interrogato. Va tutto bene, ci ha detto, tutto a posto. Sabato sera alle 9 il suo compagno di viaggio ci ha telefonato dicendoci che era stato fermato».

Ieri Benozzo è andato a Bergamo: «Ho parlato con il comandante dei carabinieri, ma non mi ha dato notizie sullo stato delle indagini. Mi ha nuovamente chiesto alcuni particolari che avevo già detto nelle precedenti deposizioni. Ho ripetuto che la notte del 26 novembre eravamo in 3 al cantiere: io, Mohammed e il guardiano. Se non è successo il fatto da mezzanotte all'una, in altri momenti non è certo potuto accadere. Mohammed è stato sempre con me. Con i carabinieri sono stato il più corretto possibile» conclude Benozzi.
7 dicembre 2010




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Chi ha inviato il cd hard? L'ex tennista Galimberti accusa la Rogati. Lei: è falso

Il Messaggero





RIMINI (6 dicembre) - Prima udienza in Tribunale a Rimini del processo intentato dall'ex tennista di Coppa Davis, Giorgio Galimberti, 34 anni - attuale ct della nazionale di San Marino - e l'attrice Lodovica Rogati, 30 anni, sua ex fidanzata. Secondo l'accusa, la donna non avrebbe gradito affatto la fine della relazione con Galimberti e avrebbe fatto recapitare alla nuova fidanzata del tennista un cd contenente immagini piccanti di lei col tennista, risalenti al 2007 quando erano ancora insieme. Anche lei aveva presentato denuncia contro il suo ex, per stalking, ma è stata archiviata dal Tribunale di Roma. Inoltre - secondo la denuncia - l'attrice avrebbe sparlato di Galimberti nei circoli di tennis frequentati dallo sportivo, parole per le quali dovrà rispondere di diffamazione.

Le indagini comunque non hanno mai appurato che dietro il cd ci sia la Rogati, mentre il processo si svolge a Rimini perché il pacco contenente il cd incriminato venne consegnato a Riccione da un fantomatico personaggio con pizzo e baffetti che lo lasciò in consegna a un fioraio di viale Ceccarini dove la nuova fidanzata di Galimberti lo ritirò. Ma Galimberti è sicuro: l'uomo era stato mandato dalla Rogati. Il tennista si è costituito parte civile.

Lodovica Rogati: «La versione di Galimberti non corrisponde assolutamente alla verità». Lodovica Rogati smentisce in modo deciso le accuse dell'ex fidanzato Giorgio Galimberti. «Riguardo tale vicenda la versione di Galimberti non corrisponde assolutamente alla verità - dice l'attrice - Smentisco in modo deciso tutte le accuse. Innanzitutto preciso che non sono stata mai lasciata da Galimberti, ma sono io che tre anni fa ho deciso di interrompere tale frequentazione, che è durata pochi mesi. A carico dello stesso , per le sue false accuse, resta pendente una denuncia per calunnia. Sono totalmente estranea a tutti i fatti in questione. In merito alla vicenda del cd ho immediatamente sporto denuncia affinché venissero effettuate le dovute indagini e trovato il responsabile. Essendo un personaggio pubblico tali fotografie ledono gravemente la mia immagine e mi auguro che si arrivi presto alla verità. Tengo a precisare che tali immagini erano di proprietà esclusiva di Galimberti che le teneva nel suo pc personale. Non ho altro da aggiungere».




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Certificò tetraplegia a mafioso che ballava Arrestato un professore a Bologna

Il Messaggero



BOLOGNA (6 dicembre) - Per quasi 10 anni un primario avrebbe redatto falsi certificati medici in cui diagnosticava a un mafioso una grave forma di siringomielia, patologia irreversibile della spina dorsale che rende tetraplegici con una invalidità al 100%, incompatibile con la detenzione carceraria. Il finto malato - Silvio B., 42 anni, morto suicida nel gennaio scorso - in realtà camminava, partecipava a balli di gruppo, guidava l'auto e aveva una normale vita sessuale, attività impossibili per chi soffre di quella malattia.

Con queste ipotesi, la polizia di Bologna ha arrestato il dott. Mauro Menarini, 52 anni, bolognese, già direttore sanitario del Centro di riabilitazione di Montecatone (Imola), ora responsabile del Dipartimento medicina riabilitativa e Unità spinale della struttura. Per gli inquirenti, era in confidenza con il mafioso al punto da chiamarlo 'Silviucciò e avrebbe dichiarato il falso in cambio di non meglio precisati favori. Il Procuratore aggiunto Valter Giovannini e il sostituto Lorenzo Gestri avevano chiesto il carcere, ma il Gip Mirko Margiocco ha deciso per gli arresti domiciliari, per il rischio di inquinamento delle prove. Le accuse sono di false attestazione in certificati medici destinati alla Sorveglianza, per far ottenere i domiciliari, e truffa a un ente pubblico, per avergli fatto avere una pensione Inps da invalido da un migliaio di euro al mese e costosissime attrezzature sanitarie inutilizzate o usate solo come copertura per simulare l'invalidità. «Le presunte responsabilità penali sono comunque solo a carico del medico: la struttura di Montecatone è del tutto estranea alle indagini, nè ci sono altri medici o paramedici indagati» ha sottolineato Giovannini.

Secondo quanto hanno ricostruito gli investigatori della squadra Mobile e Giovannini, Menarini aveva in cura dall'ottobre 2000 il mafioso (ritenuto affiliato al clan Ferone e condannato in Corte d'Assise a Catania per associazione a delinquere di stampo mafioso, fine pena nel 2023), quando fu indirizzato al centro di Montecatone dalla Sicilia, con una sospetta diagnosi di siringomielia dorsale. Da allora il medico avrebbe redatto diversi certificati che attestavano la patologia, facendogli ottenere il ricovero nella struttura e, nel 2006, i domiciliari. Le indagini partirono da un controllo stradale: a fine 2008, i vigili di Imola sorpresero Silvio B. alla guida di un'auto senza comandi per disabili, e partì una segnalazione. Il 14 gennaio 2010, in una perquisizione della sua casa di Imola, la polizia sequestrò centinaia di cateteri inutilizzati e video amatoriali, nei quali si vedeva il finto paraplegico alzarsi dalla carrozzella durante una cena e ballare la 'macarenà in una festa privata. La sera dello stesso giorno l'uomo si tolse la vita, impiccandosi. Gli inquirenti non escludono si dovesse trattare di una messinscena, finita tragicamente, per cercare di spostare i suoi problemi di salute sulla sfera psichica. Il buon stato di salute dell'uomo è stato confermato dall'autopsia, che ha accertato che il midollo spinale era esente dalla patologia e le gambe erano toniche. Aanche alcuni infermieri avevano espresso dubbi sulla malattia, e un compagno di stanza ha raccontato di avere assistito a un rapporto sessuale fra il mafioso e una donna. Per l'accusa, la diagnosi errata non può essere frutto di un inganno: «Menarini è infatti un medico dotato di competenze e esperienza tali -si legge nell'ordinanza- che non può essere credibile che sia stato raggirato dal Silvio B.». «Abbiamo completa fiducia nell'operato della magistratura, alla quale naturalmente assicuriamo, piena e totale collaborazione» ha detto Carlo Lusenti, assessore regionale alle politiche per la salute.





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Saddam morì fra foto e insulti: la fine del Rais nei dispacci Usa

Quotidiano.net

Wikileaks pubblica un cablogramma del diplomatico datato 15 gennaio 2007: Al Faroun racconta i particolari all’ambasciatore statunitense a Baghdad Zalmay Khalilzaid



saddam
saddam


Roma, 7 dicembre 2010 - DUE GUARDIE offrono a Saddam Hussein un cappuccio quando sta per infilare la testa nel nodo scorsoio. Il Rais lo respinge. Stringe fra le mani un Corano. Il consigliere nazionale iracheno per la sicurezza Muafaq Al Rubaie gli chiede se ha paura. Saddam scuote la testa: «Ho messo in bilancio questo momento da quando ho conquistato il potere. Sapevo che mi sarei fatto molti nemici». L’uomo che descrive la fine del despota è il viceprocuratore Monqith al-Faroun. Era nella sala dell’esecuzione, quella nella quale erano stati impiccati per ordine del dittatore negli anni ’80 molti membri del partito religioso sciita Da’wa.

AL FAROUN racconta i particolari all’ambasciatore statunitense a Baghdad Zalmay Khalilzaid. Wikileaks pubblica un cablogramma del diplomatico datato 15 gennaio 2007. Sedici giorni dopo l’esecuzione l’ambasciatore scrive che il Rais è entrato nella sala a capo scoperto, le mani legate, scosso da un tremito involontario. Il giudice gli legge il verdetto. Saddam si rianima, inveisce con toni da «presidente ancora in carica». Le guardie cominciano a legargli i piedi. L’ex padrone dell’Iraq stenta a salire i pochi gradini del capestro e chiede aiuto. Una guardia lo manda «all’inferno». Al Faroun la zittisce.

Due funzionari del governo riprendono la sequenza, un pezzo di storia, con i cellulari. Saddam respinge il cappuccio e si piega per pregare. A quel punto qualcuno inneggia per 3 volte a Muqtada al Sadr, il giovane imam il cui padre Mohammed fu ucciso dal regime nel 1999. Il corpo dell’impiccato è sottoposto alle rituali abluzioni islamiche. L’esecuzione è stata «una corsa frettolosa e un evento confuso», annota il diplomatico statunitense.


Il racconto non è l’unica spigolatura della giornata di ieri. Il sito di Assange rivela anche l’uso politico della tv Al Jazeera. L’editore, l’emiro del Qatar Hamad Al Thani, mette la sordina alle critiche dell’emittente ai reali sauditi. Di colpo i rapporti con Riyadh migliorano. Al presidente egiziano Mubarak il sovrano del Qatar propone di interrompere le trasmissioni in Egitto della sua tv per un anno se «avesse deciso di trovare in quel lasso di tempo una soluzione per i palestinesi». Il raìs non risponde.

UN CABLO statunitense racconta, nell’aprile del 2008, che «Iran Telecom» ha creato in Libano per i miliziani sciiti di Hezbollah un network a fibra ottica ritenuto dagli uomini del Partito di Dio «elemento chiave» del loro arsenale. I soldi sarebbero venuti dal «fondo iraniano per la ricostruzione del Libano» dopo la guerra del 2006 con Israele. Una rivelazione di Wikileaks mette a nudo le ambiguità pachistane. Zaki Rehman Lakhvi, arrestato nel dicembre 2008 perché sospettato di essere il regista degli attentati che avevano ucciso 166 persone a Mumbai, ha continuato a dirigere da un carcere pachistano il gruppo terroristico Lashkar e Tajba responsabile della carneficina.
 

di Lorenzo Bianchi






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Preso a sprangate, 26enne si rompe il cranio ma non muore

Il Mattino



LONDRA (6 dicembre) - E' stato attaccato da un 16enne completamente ubriaco, che lo ha praticamente preso a sprangate, pugni e calci senza motivo. Steven Cloak, 26 anni, è rimasto, come si vede dalla foto pubblicata dal Sun, gravemente ferito alla testa dopo l'aggressione subita qualche mese fa. Per fortuna, con un'operazione chirurgica è riuscito a riavere di nuovo un cranio 'normale': un vero e proprio miracolo da parte dei chirurghi che si sono occupati di lui. L'aggressore, Jack Hobbs, allora 16enne, ora comunque ancora minorenne, è stato poi arrestato ed è sotto processo ad Exeter, in Gran Bretagna: in aula ha detto che era completamente ubriaco, e che pensava che Steven stesse per aggredirlo.





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Finisce la legislatura? Io sono disoccupato"

Quotidiano.net


Intervista ad Antonio Boccuzzi, l’unico operaio sopravvissuto al rogo della Thyssen di Torino, deputato Pd che in questi due anni si è battuto per rendere più stringenti le norme sulla sicurezza e ha vinto



Roma, 7 dicembre 2010


«Io, veramente, sarei disoccupato... se finisce di colpo la legislatura e il Pd non mi ricandida, sto in mezzo a una strada». C’è casta e casta. L’antipolitica avanza e il privilegio politico pure, ma poi si guardano gli occhi chiari di Antonio Boccuzzi, l’unico operaio sopravvissuto al rogo della Thyssen di Torino, deputato Pd che in due anni di legislatura si è battuto in commissione Lavoro per rendere più stringenti le norme sulla sicurezza e ha pure vinto, e non si può non pensare che gente come lui il seggio lo merita. «Io credo — ci dice Boccuzzi — che quando la gente pensa ai parlamentari strapagati, che non fanno nulla come adesso che stiamo chiusi per una settimana, beh, non ha tanto torto a detestare la casta».

Boccuzzi, da miracolato della sorte e della politica, se la sua esperienza finisse oggi, che somme tirerebbe?«Ho cercato di fare del mio meglio per una legge di cui ho esperienza,la sicurezza sul lavoro, e questo mi ha gratificato. La parte deludente è stata l’immobilismo, il non poter votare nulla perché non ci sono fondi a bilancio per approvare provvedimenti di qualsiasi tipo. L’immagine dei parlamentari che esce da questa fotografia non può che essere pessima».

Se la ricandidano lei che fa?«Ci riprovo».

Nessuna voglia di tornare in fabbrica...
«Si figuri, la Thyssen ha pure chiuso, ma io questo lo vivo in modo molto sereno».

Cosa cambierebbe, se potesse, del lavoro parlamentare...
«Credo che vada ridata ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti; il fatto di essere dei nominati non favorisce la critica ai leader e invece rende possibile la compravendita sottobanco».

A proposito, in questi giorni ne avrà viste delle belle...
«Viste no, nessuno ha pensato di avvicinarmi: ho una connotazione politica precisa, che impedisce anche il solo pensiero che io possa andare da un’altra parte. Certo, di sentite ne ho sentite parecchie, anche se trovo pazzesco che si possa passare con tanta leggerezza da un partito all’altro; uno si dovrebbe dimettere prima di fare passaggi così scioccanti».

Lei ha ancora molto da imparare...«Se vuole, ho anche tanto lavoro da fare...».

di Elena G. Polidori




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Nobel a Xiaobo, 19 Pesi disertano la cerimonia

di Redazione



Venerdì prossimo, a Oslo, la consegna del premio Nobel per la Pace al dissidente cinese. Ma il comitato norvegese lancia l'allarme: "Diciannove Paesi hanno deciso di disertare la cerimonia di premiazione"



 

Oslo
- Diciannove Paesi hanno deciso di disertare la cerimonia di premiazione del dissidente cinese Liu Xiaobo. A lanciare l'allarme è stato lo stesso comitato norvegese che venerdì prossimo consegnerà il premio Nobel per la Pace a Oslo.




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Tutti in sciopero. Per poter suonare sulla nave

di Fausto Biloslavo



Aderivano all'astensione dal lavoro, o erano in malattia o in permesso per donare il sangue. I concertisti del teatro Verdi di Trieste andavano però as Venezia, dove si esibivano per i crocieristi in partenza



 

Trieste - I teatri piangono il morto per la mancanza di sol­di e la cultura in genere è bi­strattata a causa della coper­ta delle risorse troppo corta. A Trieste, però, 12 musicisti ed un tenore della gloriosa or­ch­estra del teatro Verdi bigia­vano dal posto di lavoro e ar­rotondavano andando a suo­nare a Venezia per allietare i passeggeri della nave di cro­ciera Ruby Princess in parten­za per un giro del Mediterra­neo.

Il sindaco del capoluogo giuliano, Roberto Dipiazza, presidente della Fondazione del teatro non ha chiuso un occhio. «Era già stato fatto una volta quando un dipen­dente del teatro timbrava il cartellino per un altro - spie­ga Dipiazza al Giornale- . Ave­vamo ricevuto notizie di que­sto andazzo degli orchestrali che andavano a suonare su un transatlantico, senza au­torizzazione, dandosi malati o cose del genere. Abbiamo fatto delle indagini incarican­do un'agenzia investigativa e fotografie alla mano li abbia­mo scoperti».

La storia di italiana furbi­zia è stata scoperchiata ieri dal quotidiano locale IlPicco­lo . I particolari non sono pro­prio edificanti, anche se non stiamo parlando di assassini. L'andazzo è andato avanti dal 27 maggio all'8 ottobre di quest'anno. La Ruby Prin­cess, varata nel 2008, è un co­l­osso dei mari che può imbar­care 4600 passeggeri. Prima della partenza a Venezia gli orchestrali del Verdi suona­vano per i turisti, non certo per beneficenza. Si erano al­lontanati da Trieste mentre 'risultavano a disposizione' del teatro per sostituzioni d'emergenza. Oppure, come nel caso dell'Otello del 27 maggio, denuncia il Piccolo, avevano aderito allo sciope­ro che ha fatto saltare la pri­ma recita. Qualcuno dei 13 era esentato dall'obbligo di suonare al Verdi, perché al mattino aveva donato il san­gue. Lo hanno sorpreso a Ve­nezia. «In Italia di furbetti ce ne sono tanti, ma non si può continuare così - ribadisce Dipiazza - . Al Verdi il perso­nale costa 15 milioni di euro all'anno e abbiamo 23 milio­ni di debiti. Bisognava dare un esempio».

Uno degli orchestrali coin­volti, contattato dal Giorna­le , preferisce non parlare. «La stampa non mi sembra la sede opportuna per discute­r­e di queste vicende estrema­mente delicate. Si è fatto, pe­rò, di un cerino un incendio ­ci spiega Daniela Astolfi del sindacato autonomo Fials -Sono in atto le procedure pre­viste dal contratto nazionale, che vanno dal richiamo ver­bale, scritto o sospensione dal lavoro per un massimo di 10 giorni». Le singole situazioni ed il peso degli addebiti variano per ogni professionista. Si tratta, secondo il Piccolo, di cinque violini, due violoncel­­li, tre viole e due contrabbas­si, oltre che un tenore. 

 Qual­cuno è andato ad intrattene­re i passeggeri per cinque vol­te, altri in una sola data, ma il problema rimane. Le lettere di contestazione sono datate 23 novembre e tutti avrebbe­ro già risposto agli addebiti. Uno strumentista si sarebbe permesso pure una battuta. Il sindaco fa presente, nelle lettere ai dipendenti pizzica­ti, che le assenze per congedi legati ai parenti, malattie o donazioni di sangue hanno costretto la Fondazione del teatro a «modificare» o «ri­durre » gli organici dell'orche­stra «per un'intera produzio­ne».

La direzione del Verdi era disponibile a risolvere la fac­cenda «entro le quattro mura del teatro». Dipiazza, nella veste di sindaco sceriffo, vuo­le evitare di infierire: «Non so­no il tipo che licenzia o sbatte in strada la gente. Per questi casi sono previsti 10 giorni massimi di sospensione. Ascolterò le loro risposte, ma bisogna dare un segnale di se­rietà».
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Alberi di Natale: quelli cinesi di plastica inquinano più delle auto

Corriere della sera


L'acquisto in Italia di 500 mila alberi finti libera 115 mila tonnellate di CO2, pari a 6 milioni di km percorsi in auto



Un albero di Natale in palstica
Un albero di Natale in palstica
MILANO - Un albero di Natale in plastica proveniente dalla Cina inquina quanto un'auto, e comunque molto di più di un alberello vero di analoghe dimensioni made in Italy. Lo stima la Coldiretti, che ha presentato il primo confronto scientifico tra gli abeti natalizi veri e quelli di plastica.

DALLA CINA - Gli alberi di Natale di plastica cinesi sono ottenuti - sottolinea la Coldiretti - con materiali che comprendono anche varie leghe metalliche e plastiche tipo polivinilcloruro (Pvc) e polietilene tereftalato (Pet). Oltre a un notevole consumo di energia nel processo di produzione, ciò comporta inquinamento durante la fabbricazione, il trasporto e lo smaltimento dell'albero. Secondo i calcoli della Coldiretti, per la produzione di un albero finto si emettono complessivamente 23 chilogrammi di anidride carbonica equivalente (CO2), con pesanti effetti determinati dal trasporto di quasi 9 mila chilometri dalla Cina. Senza contare inoltre che la plastica impiega oltre 200 anni prima di degradarsi nell’ambiente.

ALBERI NATURALI - L`albero naturale coltivato in vivaio, invece, consuma energia per fertilizzanti e lavorazioni meccaniche ma - continua la Coldiretti - durante il periodo di accrescimento in vivaio, di circa 5 o 6 anni, assorbe CO2 con un bilancio energetico finale favorevole di 47 grammi di anidride carbonica tolta dall`atmosfera per pianta, senza contare che un ettaro di alberelli produce ossigeno per 45 persone. Complessivamente in Italia, considerando che verranno acquistati 6 milioni di alberi veri, l`effetto positivo per l`ambiente è la cattura di 282 tonnellate di CO2. L`acquisto stimato di circa mezzo milioni di alberi finti di plastica all`anno provoca invece - conclude la Coldiretti - la liberazione di 115 mila tonnellate di CO2, pari all`inquinamento provocato da 6 milioni di chilometri percorsi in auto.


Redazione online
06 dicembre 2010



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Rete di amici e parenti Quegli affari dei finiani nelle terre di Gomorra

di Paolo Bracalini



Nel triangolo Napoli-Caserta-Casal di Principe Italo Bocchino, braccio destro del leader Fli, può contare su una fitta rete di parentela e amicizie con imprenditori. Da qui nascono spericolate operazioni politiche e arrivano i finanziamenti



Roma - Tutte le strade finiane portano in Campania, tra Napoli e Caserta, con un epicentro nella rinomata Casal di Principe. Lì opera un finiano dalle parentele importanti e dal cognome che non passa inosservato, Antonio Schiavone. Cognato di Italo Bocchino, avendo sposato la sorella Patrizia (già consigliera comunale di Aversa), Schiavone è il coordinatore provinciale di Generazione Italia, il movimento che rappresenta Fli sul territorio e che ha nel capogruppo finiano il suo motore e creatore. E proprio a Schiavone, insieme al cognato Bocchino, si deve la primissima gestazione del futuro asse con l’Udc, in chiave anti-Cosentino in Campania e in chiave anti-Berlusconi su scala nazionale. È questo uno degli ingredienti della Zuppa del Casale, l’inchiesta su Fli («Futuro e libertà-La vera storia») della Voce delle voci, mensile campano di sinistra su cui scrivono tra gli altri Imposimato, Beha, Giulietto Chiesa, parterre non esattamente berlusconiano.
Sarebbero loro, Bocchino e Schiavone, insieme al segretario Udc Lorenzo Cesa, i tessitori della tela per lanciare (in primavera scorsa) la candidatura di Domenico Zinzi, udiccino, alla presidenza della Provincia di Caserta (seggiola che Zinzi occupa attualmente). «Il patto Bocchino-Udc suggellato a Caserta - scrive Rita Pennarola su La Voce, secondo cui sarebbe Cesa e non Casini l’interlocutore vero di Fli - era evidentemente destinato ad allargarsi, coinvolgendo i destini del Paese». L’asse finian-udiccino, per sfortuna, qualche rogna giudiziaria l’ha avuta. Un candidato vicinissimo al presidente Zinzi, Luigi Cassandra, in piena campagna elettorale era stato diffidato dai carabinieri e quindi costretto ad astenersi dalla vita politica per tre anni, per via di alcune frequentazioni con Salvatore Laiso, detto «Chicchinoss», ritenuto vicino al clan Schiavone. Ma sono cose che, da quelle parti, possono accadere anche alle migliori compagnie.
Però, per lanciare un nuovo movimento servono soldi, e chi finanzia Fli e Generazione Italia? Il mensile si addentra in un groviglio di incroci finanziari e imprenditoriali da cui escono alcuni nomi. E si torna ancora a Caserta, «con la famiglia Di Rosa, industriali petroliferi, legati a Italo Bocchino da un antico feeling politico». Il manager di famiglia, Tommaso Di Rosa «è ai vertici di Confindustria Caserta e guida un impero che spazia dagli idrocarburi all’edilizia». È nell’estate 2009, secondo un racconto riportato dalla Voce, l’incontro foriero di futuri sviluppi. Quando Fini «durante una delle sue consuete battute di pesca subacquea, sarebbe rimasto in panne col suo “Acqua e sale”, presumibilmente a largo dell’Argentario. Fortuna che al seguito c’era la “Carla III” di Tommaso Di Rosa, che provvede a caricare il presidente della Camera e famiglia sul suo yacht e a rimorchiare quello di Fini nel porto più vicino». Leggenda marinara o verità? Resta la vicinanza forte tra l’industriale e i finiani in versione campana.
Come pure c’è un rapporto consumato tra Bocchino e Alfredo Romeo, imprenditore finito nell’inchiesta «Magnanapoli» che gli è costata una condanna per corruzione (pena sospesa). Voci insistenti dicono che sia Romeo un papabile acquirente per le quote che i Bocchino (attraverso la moglie, Gabriella Buontempo) hanno nel quotidiano Il Roma, diffuso soprattutto a Napoli. E proprio partendo dall’azionariato del quotidiano, si ricostruisce un’altra linea di nomi e interessi incrociati, che toccano la famiglia Buontempo, Vincenzo Maria Greco (imprenditore «pomiciniano» plurindagato in epoca Tangentopoli) e il grand commis Massimo Caputi (già Sviluppo Italia). Qui il reticolo è complicato. Il figlio di Greco, Ludovico, è partner di una società (la Proger) con Caputi, ma è anche partner (insieme alla sorella Maria Grazia Greco, giornalista, già collaboratrice dell’Indipendente edito da Italo Bocchino) della Retail Group, il cui fondatore e azionista si chiama Giancarlo Buontempo, architetto, fratello della moglie di Italo Bocchino. Una fitta rete che potrebbe, secondo il mensile, contribuire finanziariamente all’avventura finian-bocchiniana.
Paragrafo a parte per Carmelo Briguglio, altro estremista finiano ma siciliano. Sua moglie guida il Consorzio universitario per la formazione turistica internazionale, che eroga corsi di formazione finanziati anche dalla Regione Sicilia, dell’alleato nel disarcionamento del Cav, Raffaele Lombardo. Secondo la Lega siciliana, il Consorzio «brigugliano» avrebbe messo le mani anche sul Consorzio Taormina-Enta, un altro carrozzone parastatale. Ma sono solo voci. Voci della Campania e della Sicilia, là dove risuona il verbo finiano.




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