mercoledì 8 dicembre 2010

Noi stiamo con Assange" Ecco i sostenitori del fondatore di WikiLeaks

Quotidiano.net


Dal linguista Noam Chomsky all'ex inviato del Daily Mirror John Pilger, dal leader libico Muammar Gheddafi all'opinione pubblica, dal mondo hacker alla famiglia


Londra, 8 dicembre 2010 - Se da una parte «c’è una cospirazione di poteri oscuri contro Julian Assange», ribadisce il suo avvocato Mark Stephens riferendosi apertamente ai «sorrisini dei politici americani», dall’altra sono in molto a schierarsi con il fondatore di WikiLeaks.

In prima fila troviamo gli hacker che in questi giorni fanno a gara a lanciare manifesti di sostegno, ad annunciare attacchi contro siti di stati, banche e società che hanno «boicottato» WikiLeaks ed a distribuire programmi Ddos per bloccare i loro siti. Da MasterCard ad Amazon, da PayPal alle autorità svizzere. I pirati informatici si definiscono «cavalieri Jedi», come gli eroi della saga ’Guerre Stellari’, e considerano Julian Assange il loro «Maestro Yoda».

A seguire l’opinione pubblica. La maggior parte degli italiani, in un sondaggio svolto on-line, il 64% ritiene Assange un benefettore, in pratica un moderno Robin Hood. Ma anche nel resto del mondo sono in molti a difendere il 39enne australiano. Tanto che alcuni di questi hanno partecipato ad una manifestazione di solidarietà tenutasi ieri al tribunale di Londra, che doveva decidere se concedere o meno la libertà su cauzione ad Assange, poi negata.

Tra i leader politici, i primi a schierarsi apertamente con Assange sono il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il leader libico Muammar Gheddafi. Il primo ha espresso soddisfazione per le indiscrezioni diffuse e pubbliche dal sito WikiLeaks, che rivelano quanto i paesi arabi temano il nucleare iraniano. Molto più esplicito il Colonnello che ha detto che WikiLeaks ha avuto un ruolo «molto utile» per mettere a nudo «l’ipocrisia americana». L’Australia, dal canto suo, dopo l’arresto ha iniziato a fornirgli assistenza consolare in quanto cittadino australiano, ed il ministro degli Esteri Kevin Rudd ha detto che la responsabilità della fuga di notizie è degli Stati Uniti, non dell’hacker.

Poi ci sono i giornalisti. Il Frontline Club, club di giornalisti di Londra che fa da punto di appoggio per corrispondenti stranieri, ha ospitato segretamente Assange negli ultimi mesi ed è stato il suo ultimo rifugio a Londra prima dell’arresto. Le rivelazioni del sito WikiLeaks vengono pubblicate quotidianamente dalle cinque maggiori testate mondiali: New York Times, Guardian, Der Spiegel, Le Monde, El Pais. «Quello di Assange è il giornalismo migliore», ha detto John Pilger, presentatosi ieri al tribunale di Londra ed offrendosi di contribuire a pagare la cauzione insieme al regista comunista Ken Loach e l’ex moglie di Hugh Grant, l’erediteria Jemina Kahn.

Ex inviato del Daily Mirror, Pilger è autore di famosi reportage sulla guerra in Vietnam e il genocidio in Cambogia. Per la Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj),che raccoglie i sindacati di tutto il mondo, «Assange non è un giornalista» ma gli deve essere assicurato comunque «il diritto alla libertà d’espressione» e quello «ad un giudizio giusto: si tratta di diritti umani fondamentali che valgono per tutti». Nei giorni scorsi la Ifj era andata anche oltre denunciando le pressioni e le rappresaglie esercitate dagli Stati Uniti contro WikiLeaks perché contrarie «ai principi fondamentali del diritto d’espressione e della democrazia».

Ai giornalisti si uniscono un gruppo di decine di esponenti del mondo intellettuale capitanati dal linguista statunitense Noam Chomsky. Pluripremiato docente di linguistica al Mit (Massachusettes Institute of Technology, nonché attivista politico, Chomsky ha firmato una lettera aperta di sostegno al capo di WikiLeaks, diretta al premier australiano, Julia Gillard. I firmatari, tra cui anche scrittori ed avvocati, si dicono «gravemente preoccupati» per la sicurezza del 39enne australiano e chiedono al governo di affermare pubblicamente l’impegno a tutelare la libertà di comunicazione e i diritti fondamentali di Assange.

Infine la famiglia. Il figlio di Assange, il 20enne Daniel, che vive in Australia, ha difeso pubblicamente il padre: «Queste ridicole e maldestre accuse di abusi sessuali servono solo a distrarre dall’impressionante audacia di ciò che ha fatto». «Mio figlio - ha detto la madre di Assange, Christine - è una brava persona che fa buone cose per gli altri».



Powered by ScribeFire.

Attentato incendiario a casa Alvi L'economista: «È cosa seria»

Corriere della sera


Data alla fiamme una bombola di gpl. Il giornalista: «Bastava un niente e avrebbe preso fuoco il solaio»

A fuoco la porta dell'abitazione di campagna a Isola del Piano, nel Pesarese



Geminello Alvi (archivio Corsera)
Geminello Alvi (archivio Corsera)
MILANO - «È un gesto inconcepibile. Volevano bruciare casa, bastava un niente e avrebbe preso fuoco il solaio». Così l'economista Geminello Alvi commenta l'attentato incendiario contro la sua casa di campagna a Isola del Piano, nel Pesarese. «È una cosa seria - aggiunge - non è una cosa da ragazzini». Sui motivi del gesto, e in particolare se possa essere un attacco alla sua persona per l'attività di economista e editorialista che svolge, non fa ipotesi: «Non penso niente - dice all'Ansa - ne so quanto voi».

LA VICENDA - L'attentato incendiario si è verificato martedì sera a Isola del Piano (Pesaro Urbino), contro l'abitazione di campagna dell'economista, giornalista e scrittore anconetano, che in quel momento non era in casa. Ignoti hanno utilizzato una bombola di gpl, che era riposta in un capanno, appiccando il fuoco e dirigendo la bombola contro una porta finestra al piano terra dell'abitazione. Le fiamme hanno danneggiato solo il telaio della porta, e sono state spente dapprima da un vicino di casa, che ha usato un estintore, e quindi dai vigili del fuoco. La bombola doveva servire per il catrame utilizzato nei lavori di riparazione del tetto. Sull'episodio sono in corso indagini da parte di polizia e carabinieri. Alvi, 55 anni, è stato assistente alla Bri di Basilea del governatore della Banca d'Italia Paolo Baffi, e ha lavorato come economista per banche ed altre istituzioni. È stato membro del Consiglio degli esperti del ministero dell'Economia, edtorialista per il Corriere della Sera, La Repubblica e Il Giornale. Fa parte del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, inoltre è stato consigliere di amministrazione dell'Acea e fa parte del Consiglio scientifico della rivista Limes, e della fondazione Eni, dedicata ad Enrico Mattei. Ha scritto numerosi libri, fra cui «La vanità della spada», «Una repubblica fondata sulle rendite», «L'anima e l'economià», tutti editi da Mondadori.

LA VIGILANZA - Il questore di Pesaro Italo D'Angelo, che mercoledì ha avuto un lungo colloquio con l'economista, ha adottato misure di sicurezza a tutela di Alvi e della famiglia. In particolare, è stata istituita una vigilanza saltuaria della casa nell'entroterra pesarese, ed è stata nel contempo sensibilizzata la Questura di Ancona, dove Alvi risiede. Anche secondo D'Angelo, non sembrerebbe un episodio «posto in essere da un gruppo organizzato», come lascia pensare il modus operandi (un gruppo avrebbe pianificato l'attentato, e non avrebbe utilizzato una bombola di gas casualmente rinvenuta sul posto). Sarebbero da escludere anche motivi legati alla proprietà, casa e terreno, ma certo chi ha agito - fa notare il questore - «ha una profonda avversione» nei confronti dell'economista. Sembra che Alvi, molto turbato dalla vicenda, non avesse intenzione di trascorrere il ponte dell'Immacolata nel suo buen retiro di Isola del Piano. Tanto che era ad Ancona quando è stato avvisato dell'accaduto da un vicino. Fino a questo momento non ci sono state rivendicazioni, né Alvi ha ricevuto - anche nel recente passato - messaggi intimidatori.

Redazione online
08 dicembre 2010



Powered by ScribeFire.

Roma, Piper precipita su deposito Atac in via Flaminia: morto il pilota

Il Messaggero


Il velivolo era decollato dall'aeroporto dell'Urbe un minuto prima e ha provocato ingenti danni al capannone-officina






ROMA (8 dicembre) - Un Piper Pa 32 Saratoga decollato dall'aeroporto dell'Urbe è precipitato poco prima delle 16 sul deposito Atac di Grottarossa, in via Flaminia 1060. Sul posto tre squadre dei vigili del fuoco, tre ambulanze dell'Ares 118, tre volanti della polizia e carabinieri. Morto carbonizzato il pilota, mentre non ci sono feriti.

L'aereo è caduto all'interno del deposito dell'Atac, prendendo fuoco e provocando ingenti danni. Secondo la polizia il velivolo stava eseguendo una manovra di planaggio quando è finito su un capannone. Stefania Fiore, funzionario dei vigili del fuoco, conferma come «il velivolo volasse a una bassa altitudine». La chiamata ai vigili del fuoco è arrivata alle 15.45, ma i primi soccorsi sono stati portati dal personale Atac. I vigili del fuoco escludono che il velivolo abbia urtato qualcosa prima di cadere sul tetto del deposito.

I soccorritori hanno trovato morto carbonizzato il pilota. Si tratta di Giovanni Magliocca, 51 anni. Non risultano altre vittime o feriti, anche perché nel deposito, per via della giornata festiva, erano presenti solo una quindicina di dipendenti. Il Piper (N58SE) era decollato alle 15,42 dall'aeroporto dell'Urbe, distante qualche chilometro. Lo schianto è avvenuto un minuto dopo il decollo. L'aereo è rimasto incastrato sulla copertura del capannone-officina del deposito, provocando ingenti danni allo stabile. Nessun autobus è rimasto danneggiato, contrariamente a quanto riferito in un primo momento.

Il deposito di Grottarossa è in via Flaminia 1060, nei pressi di Saxa Rubra, dal 1989. Serve la zona nord della città e parte del centro. Normalmente sono in servizio 1.200 dipendenti e 407 vetture. I capannoni sono nell'ansa del Tevere a 500 metri in linea d'aria dalla via Flaminia. Tra la Flaminia e il deposito passa la ferrovia Roma-Viterbo che non è stata minimamente interessata dall'incidente. Il deposito si trova a un solo piazzale di distanza dalla stazione di Grottarossa. Il piazzale è usato come parcheggio dagli utenti della linea e dai dipendenti della struttura. L'impatto è avvenuto sul lato del capannone più lontano rispetto all'ingresso, che dà sulla Flaminia, proprio dove in linea d'aria si trova l'Aeroporto dell'Urbe, dal quale il velivolo era decollato.

L'Agenzia nazionale sicurezza volo (Ansv) ha aperto l'inchiesta tecnica di propria competenza sulle cause dell'incidente che ha riguardato il Piper Pa 32 e che ha determinato la morte dell'unica persona a bordo. Un investigatore dell'Agenzia si sta recando sul luogo dell'incidente per le verifiche.




Powered by ScribeFire.

Napoli, scontri alla Festa dell'Immacolata L'auto del cardinale tra i sacchetti

Il Mattino



 

NAPOLI (8 dicembre) - Le proteste di incrociano, in queste ore, nella città sepolta da centinaia di tonnellate di rifiuti in strada. Tensioni nella centralissima piazza del Gesù a Napoli dove ogni anno, in occasione della festa dell'Immacolata, si svolge una cerimonia con la deposizione di un fascio di rose alla Madonna collocata su un obelisco.
Il bilancio è grave: ci sono stati degli scontri tra polizia e dimostranti e l'arresto di due militanti dei centri sociali. Dopo la messa celebrata all'interno del Gesù Nuovo, dall'arcivescovo di Napoli cardinale Crescenzio Sepe i napoletani hanno atteso in piazza l'arrivo del corteo religioso per ascoltare il discorso alla città del cardinal Sepe e la deposizione dei fiori collocati da un vigile del fuoco salito sull'autoscala di un mezzo del corpo.


Sale la tensione a Terzigno,
dove i comitati antidiscarica non hanno mai abbandonato il presidio della cosiddetta rotonda di via Panoramica e dove le 'Mamme vulcaniche' preannunciano altre iniziative (leggi qui).

Proteste alla festa dell'Immacolata. Due manifestanti sono stati fermati dalla polizia e trasferiti in questura per l' identificazione in piazza del Gesù, a Napoli, dove è in corso la cerimonia per la Festa dell' Immacolata Concezione alla presenza del Cardinale Crescenzio Sepe. Circa 150 tra studenti dei collettivi di sinistra e disoccupati del «progetto Bros», mescolati ai fedeli hanno scandito slogans e disturbato a più riprese la celebrazione.

Cassonetti rovesciati e dati alle fiamme. Gruppi di disoccupati e studenti hanno rovesciato e dato alle fiamme cassonetti di immondizia in via Monteoliveto al termine della cerimonia per l' Immacolata che si è svolta nella vicina piazza del Gesù. I manifestanti hanno appiccato il fuoco ad un cassonetto all' altezza della facoltà di Architettura e ne hanno rovesciato altri lungo il percorso. Nei pressi dell' incrocio con via Diaz è stato attuato un blocco stradale.

Tragica la situazione di Napoli. A Napoli la situazione sul fronte rifiuti «resta grave», a terra ci sono 1700 tonnellate, la stessa quantità di ieri. Lo dice l'assessore all'Igiene urbana del Comune di Napoli, Paolo Giacomelli, preoccupato per la situazione della città nel giorno dell'Immacolata e in vista del prossimo Natale. «La situazione è grave - dice Giacomelli - perchè non vedo soluzioni per i prossimi giorni. Bisogna intervenire assolutamente per Napoli e per la sua provincia, agendo in maniera radicale sui luoghi di conferimento» anche per scongiurare un peggioramento ulteriore in vista delle feste natalizie.

Non si raccoglie l'arrestrato. La scorsa notte sono state raccolte 1300 tonnellate di rifiuti, cioè la produzione giornaliera della città di Napoli, senza riuscire ad intaccare l'arretrato che resta da raccogliere. In particolare gli impianti Stir di Tufino e Giugliano non hanno ricevuto nulla dei rifiuti di Napoli mentre è previsto che vi si conferiscano complessivamente 1200 tonnellate. Diversi compattatori sono in fila all'esterno in attesa di poter conferire ma gli impianti sono al momento fermi. Solo 100 tonnellate sono state invece conferire all'impianto di Pianodardine (Avellino).

Polizia municipale in azione con Bobocat. Anche la polizia municipale è impegnata per rimuovere i rifiuti ancora giacenti per le strade di Napoli. Agli agenti sono stati assegnati temporaneamente in dotazione dei «bobcat» che servono a liberare le strade dai rifiuti a volte trascinati al centro della strada, ostacolando il passaggio delle auto, da gruppi di cittadini esasperati che vogliono sollecitare l' intervento dell'Asìa. Le media è di sette interventi con i «bobcat» al giorno. Ieri le operazioni hanno interessato Via Pigna, all' altezza delle «case puntellate». Stamattina gli agenti hanno operato nel centro antico, al Largo Ecce Homo.

Autocompattatori in fiamme. Alle 4.30 di di questa mattina, due autocompattatori, dopo aver conferito rifiuti nell'ex cava Sari, all'altezza della rotonda, sono stati accerchiati da una ventina di manifestanti con volto coperto e con bastoni; il gruppo ha costretto gli autisti a consegnare le chiavi dei mezzi, e poi vi ha dato fuoco. Uno dei camion proveniva da Massa di Somma e un altro da San Sebastiano al Vesuvio. Indagini della polizia in corso.

L'incendio del portone municipale a Boscoreale. Ignoti hanno tentato di bruciare il portone del Comune di Boscoreale (Napoli) riuscendovi in parte: l'ingresso del Municipio è infatti visibilmente danneggiato dall'incendio appiccato alle 4,30 di questa mattina. Un drappello della polizia municipale ed alcuni pescivendoli che avevano aperto il negozio sono intervenuti riuscendo a spegnere le fiamme che stavano lambendo il balcone al primo piano del Comune. Probabilmente qualcuno ha dato fuoco a copertoni intrisi di benzina.

Le motivazione dell'attacco al comune di Boscoreale. Il Comune di Boscoreale è finito nel mirino di una parte dei manifestanti antidiscarica di Terzigno che chiedono l'adozione di un'ordinanza che vieti il passaggio sul territorio comunale dei camion diretti alla discarica di Cava Sari, fonte di disagi per i miasmi che provengono dal sito e per l'inquinamento che sarebbe prodotto all'ambiente. L'incendio al portone del Comune è l'epilogo di una notte di forti tensioni tra manifestanti e forze dell'ordine nel corso della quale è stato anche dato fuoco a due compattatori che avevano sversato i rifiuti nella discarica.

L'indignazione del sindaco Langella. «Non possiamo più parlare di civile protesta. Ormai siamo al cospetto di autentici delinquenti». Lo dice il sindaco di Boscoreale (Napoli), Gennaro Langella, in merito all'incendio che ha danneggiato l'ingresso del Comune. «Arrivare a pianificare l'incendio del palazzo municipale, la casa di tutti - aggiunge Langella - non solo è un'offesa all'intera comunità boschese, quanto poi è un chiaro gravissimo segnale dell'intenzione di questi delinquenti di alzare nuovamente la tensione andando ad attaccare il cuore delle istituzioni. I miasmi generati dalla discarica Sari - ha aggiunto il sindaco - che tanti disagi stanno arrecando alla popolazione, non possono però giustificare simili atti che condanno fermamente, auspicando che le forze dell'ordine e la magistratura abbiano ad identificare i responsabili».

La ricostruzione dell'incendio secondo il Comune. Secondo la ricostruzione fornita dal Comune, la scorsa notte, alle 4,30 circa, c'è stato un tentativo d'incendio del palazzo, sventato dal tempestivo intervento di una pattuglia della Polizia locale coordinata sul posto dal comandante. Due copertoni imbevuti di benzina, posizionati vicino al portone principale della casa comunale, sono stati incendiati provocando fiamme altissime che hanno notevolmente danneggiato l'ingresso del Palazzo municipale. La pattuglia di polizia locale, che dalle 3 stava compiendo controlli agli autocompattatori diretti alla discarica rifiuti in cava Sari, «per una pura casualità si è trovata a passare per Piazza pace diretta proprio alla rotonda di Via Panoramica».
Al Comune si sottolinea che «quella appena trascorsa è stata sicuramente una notte difficile, una notte di grandissima tensione e di ennesime proteste contro la discarica rifiuti di cava Sari. Oltre al fallito, per fortuna, incendio del palazzo municipale, i manifestanti antidiscarica rifiuti hanno incendiato un autocompattatore e un altro è stato danneggiato».




Powered by ScribeFire.

Dolomiti: passi chiusi per neve Sicilia: si fa il bagno all'Immacolata

Corriere della sera

A Palermo 27 gradi, a Catania 25. Pioggia e foschia sul nord. Allerta fiumi in Emilia


MILANO - Mentre in Veneto due passi alpini sono stati chiusi per pericolo di valanghe, in Sicilia si fa il bagno. La Festa dell'Immacolata vede l'Italia divisa in due dal punto di vista climatico, e dal vertice dell'Onu sul clima in corso di svolgimento a Cancun, arriva l'avviso del capo dell'Organizzazione meteorologica mondiale, che mette in guardia l'Italia e i Paesi del Mediterraneo da «destabilizzanti» ondate di caldo estivo a causa del riscaldamento globale causato dai gas serra.

SICILIA - Il sole splende sulla Sicilia e la temperatura sopra la media, oltre i 25 gradi centigradi, ha spinto la gente a trascorrere la mattinata al mare. A Catania sulla spiaggetta di San Giovanni Li Cuti la maggior parte dei bagnanti prende il sole in costume e qualche coraggioso sfida la bassa temperatura dell'acqua e fa il bagno. Le stesse scene si vedono anche in altre spiagge della zona ionica da Taormina a Siracusa. A Palermo il termometro registra 27 gradi, il cielo è terso e la spiaggia di Mondello è affollatissima.

VENETO - I passi Giau e Fedaia sono stati chiusi al traffico a causa delle nevicate delle ultime ore e per la presenza di ghiaccio sull'asfalto. Tutte le strade che conducono ai passi dolomitici sono percorribili con catene o pneumatici da neve. Nella pianura veneta la pioggia che continua a cadere insistentemente da alcuni giorni è stata accompagnata dal primo mattino da banchi di foschia che hanno ridotto la visibilità, soprattutto in provincia di Venezia.
EMILIA - Dopo il Secchia, anche per il fiume Parma è stata attivata dalla Protezione civile dell'Emilia Romagna la fase di preallarme. Al provvedimento, emesso alle 13, sono interessati il capoluogo e i Comuni di Colorno, Mezzani e Torrile. È stato superato il livello di preallarme e potrebbero esserci allagamenti di aree golenali.

SPEZIA - In provincia di La Spezia una sovrintendente della Polizia stradale è morta mentre rilevava un incidente, travolta da un albero abbattuto dal maltempo.

CIOCIARIA - Dai 10 gradi sotto zero dei giorni scorsi alle temperature in rialzo e neve che si scioglie nelle località sciistiche del Frusinate. Dall'emergenza gelo si è passati a un clima quasi primaverile. A Filettino, dove negli ultimi giorni si erano avute temperature glaciali, mercoledì mattina la colonnina di mercurio fa registrare 12 gradi.

PREVISIONI - L'Italia continua a essere interessata da aria umida di origine atlantica che si manifesta instabile al nord e su parte delle regioni centrali. Al Nord irregolarmente nuvoloso sull'arco alpino-prealpino e sul Piemonte, con precipitazioni su Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli, anche nevose al di sopra dei 1500-1600 metri; nuvoloso sulle altre regioni, con piogge o brevi rovesci, in particolare sull'appennino ligure e sull'Emilia Romagna occidentale. Al Centro e in Sardegna nuvolosità variabile a tratti intensa su tutte le regioni, con addensamenti su Toscana, Umbria e Marche, ove si prevedono piogge o rovesci. Al Sud e in Sicilia cielo parzialmente nuvoloso per nubi stratiformi, con annuvolamenti più consistenti nel pomeriggio nelle zone interne.

Redazione online
08 dicembre 2010




Powered by ScribeFire.

Banca d'Italia: il 5% delle famiglie non riesce a pagare il mutuo

Corriere della sera


È il valore più alto dei sette Paesi europei analizzati

I dati si riferiscono al 2007, prima dell'inizio della crisi economica

MILANO - Il 5% delle famiglie italiane che hanno sottoscritto un mutuo (il 13,1% sul totale delle famiglie) non riesce a rimborsarlo secondo la scadenza. Quasi il 5% delle famiglie sottoscrittrici di un mutuo (pari allo 0,65% di tutte le famiglie italiane), infatti, si è rilevato insolvente. È quanto emerge da uno studio della Banca d'Italia sui dati raccolti da Eurostat nel 2007, l'anno di avvio della crisi finanziaria. Quello italiano è «il valore più alto, insieme a quello della Spagna, tra i sette Paesi europei analizzati». Oltre a Italia e Spagna ci sono Gran Bretagna, Francia, Finlandia, Olanda e Irlanda.



Redazione online
08 dicembre 2010



Powered by ScribeFire.

Nobel a Liu Xiaobo, Pechino risponde col Premio Confucio per la pace

Il Messaggero


Assegnato all'ex vicepresidente di Taiwan. I gruppi umanitari: ondata di arresti. La Serbia non va a Oslo, Ue «contrariata»



 

ROMA (8 dicembre) - Al Comitato norvegese, che ha assegnato il Nobel per la Pace al dissidente Liu Xiaobo, la Cina risponde lanciando il «Premio Confucio per la Pace» e conferendolo all'ex vicepresidente di Taiwan Lian Chen. «È una risposta pacifica al Premio Nobel per la pace 2010, che spiega la visione della pace che ha il popolo cinese», affermano gli organizzatori in un comunicato diffuso oggi. Una cerimonia di consegna si terrà a Pechino domani, un giorno prima di quella nella quale, a Oslo, il premio Nobel per la pace verrà consegnato a una poltrona vuota, sulla quale sarà stata messa una fotografia del dissidente.

Liu Xiaobo, professore di letteratura che compirà 55 anni il 28 dicembre, è stato condannato l'anno scorso a 11 anni di prigione per aver contributo a scrivere e a diffondere Carta08, un documento che propone l'instaurazione in Cina di un sistema politico democratico. L'idea di un «Nobel alternativo» rispecchia la nuova assertività della Cina sulla scena internazionale ed è stata lanciata tre settimane fa da un privato cittadino, un imprenditore, dalle colonne del quotidiano populista Global Times. Il presidente del Comitato per il premio Confucio, Tan Changliu, ha affermato che si tratta di «un'organizzazione non governativa» e che la giuria che ha assegnato il premio è composta da cinque persone, senza fornire altri dettagli. Il premio, ha aggiunto, è accompagnato da un assegno di 15 mila dollari e ha l'obiettivo di «promuovere la filosofia» confuciana nel mondo.

Lian Chen, che oggi è presidente onorario del Kuomintang, il Partito nazionalista favorevole alla riunificazione di Taiwan con la Cina, è stato preferito agli altri candidati, che erano il presidente dell'Autorità palestinese Abu Mazen (Mahmoud) Abbas, l'ex presidente sudafricano Nelson Mandela, il fondatore della Microsoft, Bill Gates, il poeta cinese Qiao Damo e il Pachen Lama, il numero due della gerarchia del buddhismo tibetano che è stato scelto dal governo di Pechino. Un portavoce dell'ufficio di Lian Chen a Taipei ha detto alla rete televisiva Cnn di «sapere chi è Confucio» ma di «non sapere nulla del premio».

Se la presenza del vincitore alla cerimonia di domani è incerta, è invece sicuro che né Liu Xiaobo, che è in prigione nella provincia settentrionale del Liaoning, né alcun membro della sua famiglia sarà ad Oslo venerdì prossimo. La moglie Liu Xia è agli arresti domiciliari da due mesi - come una quarantina di altri dissidenti e amici della famiglia - e ai tre fratelli del premio Nobel non sarà consentito di lasciare la Cina. Alla cerimonia, nel corso della quale uno scritto di Liu Xiaobo sarà letto dall'attrice Liv Ullman, parteciparanno alcune decine di esuli cinesi.

Anche la Serbia non partecipa alla cerimonia: Ue «contrariata». Il Comitato per il Nobel ha annunciato che 19 Paesi - tra cui Iran, Russia, Pakistan e Arabia Saudita - hanno declinato l'invito a presenziare alla cerimonia, aderendo al boicottaggio lanciato da Pechino. La Ue è molto delusa e contrariata» per la decisione della Serbia di non partecipare alla cerimonia. Lo ha riferito Angela Filote, portavoce del commissario europeo per l'allargamento Stefan Fule, lasciando intendere che questa decisione potrà avere conseguenze sul processo di adesione alla Ue. La Serbia ha chiesto di aderire all'Unione europea, ma il ministro degli esteri Vuk Jeremic Belgrado ieri ha spiegato che il suo paese non sarà a Oslo perchè per il governo di Belgrado le relazioni bilaterali con la Cina sono estremamente importanti e uno dei primi interessi nazionali della sua politica estera. «Ci aspettiamo che i paesi che chiedono di aderire - ha detto la portavoce del commissario Fule - condividano pienamente i valori della Ue. La tutela dei diritti umani è uno di questi».

I gruppi umanitari: in Cina nuova ondata di arresti. Il Comitato per il Nobel ha annunciato ieri che 19 Paesi - tra cui Iran, Russia, Pakistan e Arabia Saudita - hanno declinato l'invito a presenziare alla cerimonia, aderendo al boicottaggio lanciato da Pechino. Secondo i gruppi umanitari, una nuova ondata di arresti o di limitazioni della libertà di persone «pericolose» è stata lanciata negli ultimi giorni dalle autorità cinesi. A Hohot, nella Mongolia Interna, la moglie e il figlio di Hada, un dissidente mongolo che dovrebbe uscire di prigione proprio il 10 dicembre dopo aver scontato 15 anni di prigione, sono stati fermati dalla polizia. Il gruppo umanitario Human Rights Watch (Hrw) ha affermato in un comunicato che «un utente di Internet, Mou Yanxi, è stato condannato a due anni in un campo di lavoro di lavoro per aver diffuso sul sito web Twitter un messaggio di solidarietà con Liu Xiaobo». «Un altro, Dai Dongping, è stato accusato di crimini contro la sicurezza dello Stato per aver diffuso su Internet una foto dell' occupazione da parte degli studenti di piazza Tiananmen, nel 1989», ha aggiunto Hrw. Amnesty International (Ai) sostiene che a più di 200 persone, tra cui l'artista Ai Weiwei e l'avvocato Mo Shaoping, è stato impedito di lasciare la Cina per impedire loro di partecipare alla cerimonia di Oslo. L'avvocato democratico Teng Biao ha affermato di essere stato «invitato» dalla polizia a non concedere interviste.




Powered by ScribeFire.

Inferno in Cile, una rissa tra detenuti scatena un incendio in carcere: 81 morti

Il Messaggero


SANTIAGO DEL CILE (8 dicembre) - Ottantuno morti e 14 persone ricoverate con ustioni gravi: è il bilancio confermato poco fa dal ministro della sanità cileno Jaime Manalich, che si trova nel carcere San Miguel di Santiago dove stamani è scoppiato un incendio di grandi proporzioni. «È un'enorme disgrazia, forse la più importante in un carcere nella storia del nostro paese», ha detto Manalich alla stampa. Le fiamme sono state messe sotto controllo, mentre sul posto si trovano numerosi carabineros e altri uomini della sicurezza.

Alcuni dei parenti presenti nel posto, che stanno cercando di apprendere l'identità dei morti, hanno denunciato che gli uomini della gendarmeria hanno ritardato l'ingresso dei pompieri nella prigione per poter avere pieno controllo della situazione, in attesa dell'arrivo di una brigata anti-sommosse. «Non ci hanno detto niente, vogliamo sapere cosa è successo, come sta mio figlio», ha detto per esempio tra le lacrime Maria Jimenez, madre di uno dei reclusi. «Non voglio rispondere a domande sull'azione della gendarmeria, il ministro della giustizia si sta recando nel carcere», ha precisato Manalich. Secondo Luis Masferrer, direttore della gendarmeria, «l'incendio è scoppiato dopo una rissa tra i detenuti».






Bari, rapina la stessa farmacia per due giorni consecutivi: arrestato

Il Messaggero


BARI (7 dicembre) - Rapina per due giorni consecutivi la stessa farmacia, nello stesso orario. Nel primo caso riesce ad impossessarsi dei soldi contenuti nella cassa, il giorno seguente viene riconosciuto dal personale di servizio che reagisce e lo mette in fuga. Non solo: alla cattura da parte degli agenti delle Volanti della Questura contribuisce anche un passante che lo indica ai poliziotti mentre scappa. I due episodi sono avvenuti ieri e l'altro ieri ai danni della farmacia Grasso della centralissima via Melo a Bari, sempre poco dopo le 17.


In manette è finito Vincenzo Piscopo, 44 anni, pregiudicato senza fissa dimora, con precedenti per furto, violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, minacce e porto di oggetti atti ad offendere. L'uomo, a volto scoperto, l'altro ieri è entrato in farmacia, prima ha simulato l'acquisto di un farmaco per il mal di denti e poi, con il coltello a serramanico, ha minacciato i dipendenti e ha chiesto di aprire la cassa garantendo al personale che non gli avrebbe fatto del male. Nella prima occasione è riuscito a impossessarsi della somma di 350 euro. Qualche testimone lo ha visto fuggire in bicicletta. Ieri pomeriggio, più o meno allo stesso orario, nuova segnalazione alla Sala Operativa della Questura per una rapina sempre nello stesso esercizio. Sul posto sono giunte le pattuglie dei poliziotti di Quartiere a piedi e gli equipaggi delle Volanti e della Squadra Mobile. Gli agenti lo hanno intercettato e fermato nella vicina via Prospero Petroni grazie anche al suggerimento di un passante.

Nella seconda occasione Piscopo, nonostante abbia ripetuto esattamente lo stratagemma del giorno prima, è stato disturbato e sorpreso dalla reazione di rabbia delle dipendenti che peraltro lo hanno riconosciuto avendo visionato le immagini del sistema di video sorveglianza, e di altre persone presenti al momento. Ora deve rispondere di rapina pluriaggravata e, considerato il fondato pericolo di fuga e di reiterazione della condotta criminosa, è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto.




Powered by ScribeFire.

Polo Sud: panico sulla nave da crociera

Corriere della sera

Una fortissima tempesta ha colpito la Clelia II, con 166 persone a bordo: uno dei motori messo fuori uso


MILANO - La crociera di lusso nel Polo Sud si trasforma in un incubo. Quello che ha colpito la nave Clelia II, con 166 persone a bordo, che è finita in una tempesta con onde violenti e altissime. Di ritorno dall'Antartide uno dei motori della lussuosa imbarcazione è infatti stato messo fuori uso dall'urto di un'onda alta quasi dieci metri. Interrotti temporaneamente anche i sistemi di comunicazione e l'elettricità a bordo.


TEMPESTA IN MARE - La nave da crociera della Polar Cruises era di ritorno dall'Antartide e si dirigeva a Ushuaia, capoluogo della provincia argentina della Terra del Fuoco. Viaggiava ad una velocità di quattro nodi, dunque molto lentamente. Già, perchè in mezzo al Canale di Drake, il tratto di mare che separa il Sudamerica e l'Antartide, tra i più difficili da navigare, è finita in una tempesta, che come detto, aveva dimezzato le sue capacità di navigazione. «Mai avevo visto condizioni meteorologiche simili», ha riferito in seguito il capitano. In soccorso è, per fortuna, prontamente arrivata un'imbarcazione di National Geographic. Che ha filmato la drammatica situazione in cui si trovava la nave. In queste ore entrambe le navi, riferisce la tv americana Cbs, stanno facendo ritorno in porto in Argentina. Benchè si veda la nave sbattuta violentemente da una parte all'altra - le raffiche di vento raggiungevano i 90 km orari - nessuno dei 101 passeggeri, tutti americani, e dei 65 membri dell'equipaggio, sarebbe rimasto ferito. La Clelia II, una nave da crociera di piccole dimensioni, misura circa 88 metri, con 44 suite di lusso e un equipaggio perlopiù europeo, era partita il 30 novembre scorso per un viaggio di 10 giorni. Costo del biglietto: tra gli 8 mila e i 15 mila dollari a persona.

Elmar Burchia
08 dicembre 2010

Caserta, tre 15enni tentano di strangolare compagno di scuola sul bus: arrestati

Il Messaggero

Due anni di persecuzioni, poi il tentativo di omicidio



 

CASERTA (8 dicembre) - Un anno di persecuzioni e di brutalità fino all’ultimo tentativo di strozzarlo. Ed è scattata così l’accusa di concorso in tentato omicidio per tre bulli, tutti quindicenni, che hanno picchiato e rapinato un compagno su uno scuolabus, con tanto di aggressione e tentativo di strangolamento. Una violenza che avrebbe potuto determinare, stando al provvedimento adottato, quello della custodia cautelare in carcere con l'accusa di tentato omicidio, rapina e stalking, anche la morte del compagno. E' accaduto a Vitulazio, in provincia di Caserta.

I protagonisti sono tutti studenti di un istituto tecnico. Le violenze nei confronti della vittima andavano avanti da circa due anni, ma, poco tempo fa, un episodio ha colmato la misura. I tre ragazzi si trovavano sullo stesso bus che portava da scuola a casa anche la vittima delle loro violenze quando hanno tentato di strangolare il 16enne sotto gli occhi di alcuni testimoni. La madre dell'aggredito si è accorta dei segni sul collo del tentativo di strangolamento. Il ragazzo è stato soccorso e portato in ospedale, poi in caserma per denunciare l'accaduto. I tre aggressori sono stati identificati e condotti presso il centro di prima accoglienza dei Colli Aminei a Napoli. Tra gli episodi anche la rapina di un telefonino, utilizzato per compiere delle chiamate e poi restituito rotto allo studente. Per due anni il ragazzo è stato picchiato in più occasioni, schernito e insultato. I tre fermati sono figli di operai, impiegati e di un assessore comunale. Gli indagati sono in attesa dell'interrogatorio di garanzia. Prima dei tre arresti la vittima era stato sentito dal pm per i minori, alla presenza di un assistente sociale e di una psicologa. Per giorni ha raccontato le vessazioni subite, fino a liberarsi dall'incubo nel quale ha vissuto per due anni.




Powered by ScribeFire.

Lingue dei brevetti comunitari, Italia e Spagna si appellano al Consiglio Ue

Corriere della sera


Lettera di Berlusconi e Zapatero che non vogliono che vada in porto la procedura della cooperazione rafforzata


MILANO - Italia e Spagna non ci stanno. E si riaccende in sede europea lo scontro sulla questione delle lingue da usare nei brevetti comunitari. Da un lato una serie di Paesi guidati da Francia e Germania che vogliono che d'ora in poi per i brevetti si usino inglese, francese e tedesco e che sono pronti a partire, se necessario, anche facendo valere le nuove norme solo all'interno di un gruppo ristretto di Stati membri, utilizzando per far questo uno strumento giuridico chiamato «cooperazione rafforzata», dall'altro Italia e Spagna i Paesi più grandi tra quelli penalizzati dall'esclusione delle loro lingue. Alla finestra la Gran Bretagna, visto che nessuno dei contendenti mette in discussione la lingua inglese. Tuttavia c'è da considerare che la Gran Bretagna, in un primo tempo gran promotrice dell'iniziativa di riduzione del numero delle lingue, all'ultimo momento si è tirata indietro per problemi di giurisdizione (a Londra non piace l'idea che la Corte di giustizia europea acquisisca anche competenza in materia di brevetto Ue).

LA LETTERA - Così oggi il presidente del Consiglio, Silvio Belusconi, e il premier spagnolo, Josè Luis Zapatero, hanno chiesto ufficialmente con una lettera a tutte le cancellerie europee di mettere la questione del brevetto comunitario all'ordine del giorno del Consiglio Ue della prossima settimana, dichiarandosi nettamente contrari alla proposta di ricorrere alla procedura della cooperazione rafforzata.



MECCANISMO - Nella lettera - secondo quanto si apprende - Berlusconi e Zapatero sottolineano in particolare come la cooperazione rafforzata - chiesta da dieci Paesi europei - debba restare «un meccanismo eccezionale». Meccanismo che - scrivono i due leader - «in nessuna circostanza deve essere utilizzato per escludere degli Stati membri disposti a negoziare». Roma e Madrid ribadiscono dunque che da parte loro resta la disponibilità ad approfondire la questione, per tentare di superare le divergenze finora emerse al tavolo del negoziato. Divergenze che al momento sembrano incolmabili, visto che l'ultima proposta sul brevetto comunitario avanzata dalla presidenza belga della Ue ricalca sostanzialmente la proposta originaria del commissario Ue al mercato interno, Michel Barnier. Proposta che prevede in particolare il principio del trilinguismo. I brevetti, in pratica, secondo le nuove regole potranno essere tradotti solo in inglese, francese e tedesco. Ed è questo il motivo per cui l'Italia e la Spagna hanno posto il veto sulle nuove norme, ritenendole inaccettabili e discriminatorie.


COOPERAZIONE RAFFORZATA - La decisione dei due leader arriva nel momento in cui una fetta consistente dei Paesi europei si è mossa per avviare la «cooperazione rafforzata» sulla riforma dei brevetti europei, una procedura che potrebbe escludere l'Italia dal nuovo sistema, secondo quanto riferito proprio dal commissario Ue al mercato interno, Michel Barnier. Il commissario ha detto di aver ricevuto una lettera firmata da dieci stati per avviare la procedura. Nove stati sono necessari per far partire il procedimento, che finora è stato applicato soltanto una volta in materia di divorzi transfrontalieri. I Paesi firmatari sono Germania, Francia, Olanda, Lussemburgo, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lituania, Slovenia e Svezia. Il commissario ha anche aggiunto che «altri due Stati si aggiungeranno presto», senza specificare quali. Italia e Spagna si sono a lungo opposti al regime linguistico dei brevetti proposto dalla Commissione che prevede l'uso di tre lingue legalmente vincolanti, inglese, francese e tedesco. La cooperazione rafforzata è una procedura per prendere decisioni tra almeno un terzo degli stati membri con effetti legali solo tra di essi. Gli altri Paesi possono sempre aderire in un secondo momento.



LA VICENDA - Occorre precisare però che lo stato attuale delle cose è stato facilitato anche dall'incertezza mostrata dall'Italia che ha in una certa fase appoggiato informalmente l'ipotesi del monolinguismo basato sull'inglese, per tagliare costi e facilitare accesso a brevetti per piccole aziende che potrebbero non essere in grado di sostenere costi di traduzione da tedesco o francese. L'ultimo tentativo di compromesso è fallito a novembre in un Consiglio straordinario competitività al quale partecipò il dimissionario ministro per gli Affari europei Andrea Ronchi. La cooperazione rafforzata in materia di brevetto Ue significa che l'Italia si troverebbe fuori dal nuovo quadro giuridico relativo al brevetto Ue con gravi rischi per la competitività delle aziende nazionali. Barnier ha assicurato che «il nuovo brevetto non discriminerà nessuno. Tutte le aziende, anche di paesi che non si uniscono subito al nuovo quadro normativo, potranno usare brevetto europeo», ha detto il commissario. Tuttavia diverse incertezze legali rimangono. I servizi giuridici del Consiglio saranno ora chiamati a valutare se una cooperazione rafforzata in una materia talmente delicata sia effettivamente possibile. Per avviare la procedura, dopo la proposta ufficiale della Commissione, sarà necessaria una maggioranza qualificata del Consiglio. Si attende inoltre ancora una sentenza della Corte Ue di Giustizia che potrebbe invalidare l'intero piano di istituire un brevetto europeo.



Redazione online
08 dicembre 2010




Powered by ScribeFire.

Trent'anni fa l'assassinio di John Lennon Ultima nota tragica del re dei Beatles

Il Messaggero




ROMA (8 dicembre) - Un mito di tutti i tempi. Ma anche, e soprattutto, il re dei Beatles, il gruppo musicale a cui ha dato vita insieme a Paul McCartney. Una band che ha scritto una pagina indimenticabile nella storia della musica moderna. John Lennon, il grande chitarrista e compositore di Liverpool, venne ucciso a New York trenta anni fa, l'8 dicembre del 1980.

Una mano assassina, quella del venticinquenne Mark Chapman, esplose contro di lui quattro colpi. Fu l'atto finale della vita del cantante. E l'inizio di un mito che continua a brillare a trent'anni di distanza. Nato il 9 ottobre del 1940 a Liverpool, John Lennon cominciò a lanciarsi nell'universo della musica da giovanissimo.

La sua carriera, ricca di successi, subì una svolta grazie all'incontro con Paul McCartney, la spalla con cui realizzerà i maggiori successi dei Beatles. Era il luglio del 1957. Lennon non aveva ancora compiuto diciassette anni. E già suonava con i Quarrymen, un piccolo complesso di cui era il leader. Quando sentì cantare McCartney decise di farlo entrare nella band senza preoccuparsi del rischio di dover condividere con lui la leadership. Fu il primo evento che segnò il loro grande successo e che determinò la nascita dei Beatles. Un anno dopo al gruppo, che si chiamava ancora Quarrymen, si unì George Harrison. Nel 1960 fu un compagno di John Lennon, all'Art College, lo scozzese Stuart Sutcliffe, a divenire il bassista dei Quarrymen. Il complesso allora cambiò nome e nacquero, così, i Beatles e il mito che vive ancora oggi.


Rifiuti, emergenza e incidenti a Napoli Bruciati due compattatori a Terzigno

Il Messaggero



Attentato incendiario al comune di Boscoreale


NAPOLI (8 dicembre) - Sul fronte rifiuti torna a salire la tensione a Napoli e a Terzigno, dove i comitati antidiscarica non hanno mai abbandonato il presidio della cosiddetta rotonda di via Panoramica e dove le 'Mamme vulcaniche' in assemblea permanente chiedono un incontro urgente con il prefetto di Napoli, Andrea De Martino, e soprattutto con il procuratore della Repubblica di Nola, Paolo Mancuso.

Proteste alla festa dell'Immacolata. Due manifestanti sono stati fermati dalla polizia in piazza del Gesù a Napoli e trasferiti in questura per l'identificazione durante le celebrazioni per l'Immacolata. Circa 150 tra studenti dei collettivi di sinistra e disoccupati del «progetto Bros», mescolati ai fedeli hanno scandito slogans e disturbato a più riprese la celebrazione.

Cassonetti rovesciati e dati alle fiamme. Gruppi di disoccupati e studenti hanno rovesciato e dato alle fiamme cassonetti di immondizia in via Monteoliveto al termine della cerimonia. I manifestanti hanno appiccato il fuoco ad un cassonetto all' altezza della facoltà di Architettura e ne hanno rovesciato altri lungo il percorso. Nei pressi dell' incrocio con via Diaz è stato attuato un blocco stradale.

Tragica la situazione di Napoli. In città la situazione sul fronte rifiuti «resta grave»: a terra ci sono 1700 tonnellate, la stessa quantità di ieri. Lo dice l'assessore all'Igiene urbana del Comune di Napoli, Paolo Giacomelli: «La situazione è grave - dice Giacomelli - perchè non vedo soluzioni per i prossimi giorni. Bisogna intervenire assolutamente per Napoli e per la sua provincia, agendo in maniera radicale sui luoghi di conferimento» anche per scongiurare un peggioramento ulteriore in vista delle feste natalizie.


Non si raccoglie l'arretrato. La scorsa notte sono state raccolte 1300 tonnellate di rifiuti, cioè la produzione giornaliera della città di Napoli, senza riuscire ad intaccare l'arretrato che resta da raccogliere. In particolare gli impianti Stir di Tufino e Giugliano non hanno ricevuto nulla dei rifiuti di Napoli mentre è previsto che vi si conferiscano complessivamente 1200 tonnellate. Diversi compattatori sono in fila all'esterno in attesa di poter conferire ma gli impianti sono al momento fermi. Solo 100 tonnellate sono state invece conferire all'impianto di Pianodardine (Avellino).

Due autocompattatori in fiamme. Alle 4.30 di di questa mattina, due autocompattatori, dopo aver conferito rifiuti nell'ex cava Sari, all'altezza della rotonda, sono stati accerchiati da una ventina di manifestanti con volto coperto e con bastoni; il gruppo ha costretto gli autisti a consegnare le chiavi dei mezzi, e poi vi ha dato fuoco. Uno dei camion proveniva da Massa di Somma e un altro da San Sebastiano al Vesuvio. Indagini della polizia in corso.

L'incendio del portone municipale a Boscoreale. Ignoti hanno tentato di bruciare il portone del Comune di Boscoreale (Napoli) riuscendovi in parte: l'ingresso del Municipio è infatti visibilmente danneggiato dall'incendio appiccato alle 4,30 di questa mattina. Un drappello della polizia municipale ed alcuni pescivendoli che avevano aperto il negozio sono intervenuti riuscendo a spegnere le fiamme che stavano lambendo il balcone al primo piano del Comune. Probabilmente qualcuno ha dato fuoco a copertoni intrisi di benzina.

Il Comune di Boscoreale è finito nel mirino di una parte dei manifestanti antidiscarica di Terzigno che chiedono l'adozione di un'ordinanza che vieti il passaggio sul territorio comunale dei camion diretti alla discarica di Cava Sari, fonte di disagi per i miasmi che provengono dal sito e per l'inquinamento che sarebbe prodotto all'ambiente. L'incendio al portone del Comune è l'epilogo di una notte di forti tensioni tra manifestanti e forze dell'ordine.

L'indignazione del sindaco Langella. «Non possiamo più parlare di civile protesta. Ormai siamo al cospetto di autentici delinquenti - dice il sindaco di Boscoreale Gennaro Langella - Arrivare a pianificare l'incendio del palazzo municipale, la casa di tutti non solo è un'offesa all'intera comunità boschese, quanto poi è un chiaro gravissimo segnale dell'intenzione di questi delinquenti di alzare nuovamente la tensione andando ad attaccare il cuore delle istituzioni. I miasmi generati dalla discarica Sari che tanti disagi stanno arrecando alla popolazione, non possono però giustificare simili atti che condanno fermamente, auspicando che le forze dell'ordine e la magistratura abbiano ad identificare i responsabili».
A Napoli lo shopping per la festa dell'Immacolata è segnato dalla presenza di cumuli di rifiuti in più punti della città. Il sindaco Iervolino chiede ai turisti di non farsi ingannare da immagini che propongono un volto troppo negativo e chiede loro di venire in città perchè ne trarranno un arricchimento culturale. 

Farmaci a pazienti morti, medici denunciati: scoperta maxitruffa

Il Messaggero



di Raffaella Troili

ROMA (8 dicembre) - Zio Peppe era morto, invalido di guerra e una lunga vita alle spalle. Ma continuava ad essere “imbottito” di costose medicine. Come lui altre 900 persone che a fine 2009 da anni, addirittura dal 2005, risultavano ancora a carico del Servizio sanitario nazionale, permettendo così un introito - e un danno erariale - di oltre 200 mila euro ai “loro” cari medici di famiglia. E sicuramente nessuno, da lassù o da laggiù, si sarebbe mai accorto di continuare a vivere su ricette e ticket in mano a sconosciuti.

A scoprire la truffa è stata la Guardia di finanza di Roma, che su direttiva del comando provinciale della capitale, ha incrociato i dati dell’anagrafe della popolazione con quelli degli elenchi degli assistiti dalle Asl. Nove i medici di Roma, Guidonia, Tivoli e Velletri denunciati all’autorità giudiziaria e alla procura regionale per il Lazio della Corte dei Conti per truffa ai danni del servizio sanitario nazionale, oltre ad alcuni funzionari pubblici delle Asl che avrebbero dovuto vigilare sulla corrispondenza e l’attualità delle liste dei pazienti. In particolare l’attenzione si è concentrata sulle liste del 2006. «I nomi degli assistiti deceduti - spiega il tenente a capo della compagnia di Tivoli, Luigi Palma - avrebbero dovuto essere cancellati con tempestività, al fine di evitare indebite percezioni a favore dei medici di base degli emolumenti relativi all’assistenza».

I finanzieri hanno anche rilevato quasi 3.500 cancellazioni avvenute in ritardo: dunque i morti hanno contribuito ad aumentare il tetto della retribuzione che medici e pediatri raggiungono e che non può superare i 1.500 pazienti. Ma soprattutto, i medici hanno prescritto farmaci a pazienti non più in vita e titolari di esenzione. Medicine molto costose destinate nel migliore dei casi a terze persone non esenti, nel peggiore usate per beneficiarne in parte o in toto a danno del Servizio sanitario nazionale. E ancora, per chiudere il quadro, dal 2009 ad oggi, 314 persone (di cui 200 a Tivoli e Guidonia) sono state denunciate dal Comando provinciale della Guardia di finanza per indebita richiesta di esenzione del ticket.

Le indagini sono ancora in corso, ma è chiaro per gli uomini della Guardia di Finanza che i medici di famiglia sfruttavano la possibilità di prescrivere farmaci costosi usando il nome del defunto che aveva l’esenzione. Tra i 900 pazienti passati a miglior vita infatti la maggior parte erano molto anziani, titolari di esenzioni totali per invalidità particolari. Come è pure chiaro che il meccanismo che porta a “spuntare” il nome dei morti dall’elenco dei pazienti in carico ai medici di base è piuttosto lento. «L’esigenza di un aggiornamento periodico delle liste da parte delle Asl c’è - conferma la Guardia di Finanza - in caso negativo comporta una responsabilità amministrativa per i dipendenti, il danno per l’erario è grande».

Su chi ricade l’obbligo della comunicazione del decesso? Comune, Municipio, Anagrafe, Asl, Inps, Regione, i passaggi sono diversi e tortuosi. «Sono il Comune o il Municipio che comunicano alla Asl il certificato di morte - interviene Stefano Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanza attiva Tribunale del Malato - dunque in questa storia hanno responsabilità i dipendenti delle aziende sanitarie locali». I medici di famiglia, che percepiscono 4 euro al mese a paziente (il tetto massimo è di 1.500) oltre ad altri contributi e incentivi regionali legati alle varie campagne di vaccinazione, respingono le accuse come anche la tesi del guadagno legato al defunto, anzi. Una cosa sono le truffe legate alle esenzioni a carico del defunto, l’altra è dire che in generale a loro convenga “tenersi in vita” i pazienti. 


(ha collaborato Fabio Ventura)






Powered by ScribeFire.

Parentopoli Atac e Ama, il caposcorta di Alemanno si dimette dall'incarico

Il Messaggero


I figli assunti per chiamata diretta. Il sindaco: ora concorsi pubblici. Il Pd: non ha più alibi. L'Ama: assunzioni regolari






ROMA (8 dicembre) - Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha annunciato oggi le dimissioni del suo caposcorta dall'incarico, in seguito alle vicende della parentopoli romana. I nomi dei figli del caposcorta sono comparsi in questi giorni nella vicenda delle assunzioni a chiamata diretta all'Atac e all'Ama. Il sindaco ha anche annunciato l'intenzione di ricorrere ai concorsi pubblici anche per le municipalizzate capitoline.

«Marinelli non è più il mio caposcorta», ha detto Alemanno, spiegando che Giancarlo Marinelli è ritornato in polizia, in riferimento alle notizie di stampa sulle irregolarità nelle assunzioni in aziende che fanno capo al Comune. «Non mi occupo di assunzioni e poi non mi ricordavo neanche che quell'agente di polizia avesse una figlia - ha aggiunto Alemanno - Dopo la prima vicenda relativa al figlio assunto all'Atac Giancarlo Marinelli, mio caposcorta, ha rimesso l'incarico in via precauzionale per evitare che sull'accaduto si facessero speculazioni. Per quanto riguarda la vicenda dell'Ama, stiamo verificando: non risulta che ci siano particolari scandali. Le assunzioni avvengono secondo le regole».

Il nome di Marinelli era comparso nei giorni scorsi in merito alla parentopoli all'Atac, dove si conterebbero 854 assunzioni a chiamata diretta negli ultimi due anni. La maggior parte di queste riguardano parenti di assessori, dirigenti e sindacalisti, e anche il figlio del caposcorta. Oggi è invece stato pubblicato il nome della figlia di Marinelli come una delle persone assunte con analoga chiamata diretta in un'altra municipalizzata capitolina, l'Ama.

Alemanno: concorsi anche per le municipalizzate. «Stiamo studiando delle regole che siano valide per tutte le municipalizzate. A mio avviso, se è possibile, bisognerebbe rendere obbligatoria la pratica dei concorsi anche per le municipalizzate, così come si fa al Comune», ha detto Alemanno. Per il sindaco sarebbe opportuno che «dal 2011 si facessero concorsi pubblici anche per le municipalizzate per superare il problema delle chiamate dirette o dalle selezioni fatte da agenzie interinali».

Il Pd: Alemanno non ha più alibi. «Dopo la parentopoli Atac, con 854 assunti con chiamata diretta in 2 anni, con annessi ex terroristi neri, cubiste e segretarie di politici del Pdl e figlio del caposcorta di Alemanno, ora scopriamo un nuovo assumificio all'Ama: 1.400 assunti in due anni, e stavolta non il figlio, ma la figlia sempre del caposcorta di Alemanno - dice Marco Miccoli, segretario del Pd di Roma - Il sindaco ora non ha più alibi, è chiaro che ci sta dentro con tutte le scarpe e quindi deve rendere conto alla città di come sta gestendo le aziende comunali. Oramai dalla “parentopoli” siamo alla “scortopoli” di Alemanno».

L'Ama: assunzioni nel rispetto delle norme. «In riferimento a quanto apparso sui quotidiani odierni, Ama spa precisa che tutte le assunzioni, nessuna esclusa, effettuate negli ultimi due anni si sono svolte nel rispetto della normativa vigente e delle procedure previste dal codice di assunzioni del Comune di Roma - recita una nota dell'azienda - Nel dettaglio l'Ama, dal 9 agosto 2008 giorno di insediamento della nuova amministrazione, ha assunto 871 operai e 75 impiegati. A queste vanno aggiunte altre 515 unità che sono state assorbite in seguito all'incorporazione di tre società controllate al 100% da Ama spa (Amagest, Ctr e Ama Fm), quindi le nuove unità lavorative realmente assunte dall'esterno sono in totale 946. Bisogna precisare, poi, che tra gli operai assunti, Ama ha assorbito 35 meccanici in cassa integrazione da Alitalia e 80 operai della Multiservizi che si trovavano in mobilità e che svolgevano il servizio di pulizia del verde stradale».

Le procedure di assunzione Ama. «Relativamente alla selezione 2009 riguardante 544 operai (324 operatori ecologici, 200 autisti, 20 seppellitori), si è avvalsa, nella fase di reclutamento, dei Centri per l'impiego della Provincia di Roma, e, successivamente, della Elis per la fase formativa e selettiva. Le successive assunzioni degli operai, oltre a quelle previste dalle norme della legge 68/99 (Disabili e categorie protette), hanno riguardato personale stabilizzato attraverso accordi sindacali sottoscritti da tutte le organizzazioni compresa la Cgil. L'assunzione dei nuovi operatori è stata funzionale, oltre che all'implementazione dei nuovi servizi di raccolta differenziata e al miglioramento della pulizia e del decoro della città, anche all'internalizzazione di servizi e attività precedentemente appaltati all'esterno. E' del tutto fuorviante, quindi parlare di assunzioni facili o di gestione clientelare del personale».

Lo scandalo sulla parentopoli scatena l’opposizione: tutti chiedono le dimissioni di Alemanno. «Se per Alemanno tutti questi scandali non sono sufficienti per decidere serenamente di rassegnare le proprie dimissioni, non ci resta che attendere: di questo passo, con la mole quotidiana di scandali che affiorano, prima o poi la misura sarà colpa anche per lui. Per i romani lo è già da un pezzo». Dice Vincenzo Maruccio, segretario regionale dell’Idv. Chiede le dimissioni del sindaco anche la deputata del Pd Ileana Argentin, dirigente dei democratici del Lazio. Touadì aggiunge: «Fino ad oggi il sindaco ha fatto finta di nulla: ora basta. Alemanno ha il dovere di spiegare alla città che cosa sta succedendo». «Questa volta non sarà facile per il sindaco Alemanno convincere i romani che non c’entra con l’assunzione di tutti e due i figli del suo caposcorta in Ama e Atac, le due aziende prese d’assalto dal centrodestra e ridotte alla crisi». Ha dichiarato il consigliere capitolino del Pd Athos de Luca.




Powered by ScribeFire.

I rifiuti di Napoli visti dalla Scandinavia «Compriamoli, ci scalderanno per anni»

Il Mattino


NAPOLI (8 dicembre) - Venerdì e sabato scorso rispettivamente su SVT (TV pubblica svedese) e NRK (TV pubblica Norvegese) i Tg di prima serata (prima notizia in Norvegia!) hanno parlato dei rifiuti di Napoli e delle condizioni della nostra città. Dove sta la novità?
Ebbene, la cose sorprendente è che i telegiornali scandinavi non lo fanno per sottolineare la catastrofe ambientale, sanitaria, sociale che va, oggi, sotto la formula di «emergenza rifiuti in Campania». No, il pattume per loro - come del resto per tanti altri - è una specie di miniera d'oro. Su cui allungare le mani il prima possibile.
I servizi tv spiegano che
1) «I rifiuti sono pubblici in quanto gestiti da aziende della Provincia e quindi siamo tranquilli che è materiale “pulito”»
2) «Abbiamo bisogno del loro materiale per scaldarci!»

Insomma, quella immense distense maleodoranti che nessuno vuole sotto-casa sono visti come capaci di produrre milioni di chilowattora elettrici netti equivalenti al fabbisogno di gran parte delle freddolose famiglie scandinave.

Molte aziende, spiegano in servizio, sono in missione in Campania per chiudere l'acquisto della "monnezza".




Tulliani resta a Montecarlo per fare la bella vita

di Redazione



Giancarlo sorpreso dal settimanale "Chi" a cena con fidanzata e amica in un ristorante extra-lusso nel principato




di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica

Roma A volte ritornano. E lui, Giancarlino, a Montecarlo è tornato. «Non potevo certo costringerlo ad andarsene, ma certo gliel’ho chiesto e con toni tutt’altro che garbati. Spero lo faccia, se non fosse altro che per restituire un po’ di serenità alla mia famiglia». Così parlava Gianfranco Fini a fine settembre, ammettendo i suoi dubbi e le sue «leggerezze» sulla gestione della svendita della casa monegasca di boulevard Princesse Charlotte.

Il noto appartamento scovato dal Giornale che An ricevette in eredità per la «buona battaglia» nel 1999 da Anna Maria Colleoni. E che nel 2008 cedette per appena 300mila euro alla Printemps, società off-shore con sede a Saint Lucia, ai Caraibi, che a sua volta la cedette alla «gemella» Timara. Il bello, si fa per dire, è che a viverci, poi, ci è andato Giancarlo Tulliani, «cognato» di Fini. Identificato da un documento del governo di Saint Lucia come beneficiario effettivo di Printemps e Timara.

L’affaire immobiliare ha incendiato l’estate. Ed è costato a Fini e al suo ex tesoriere Francesco Pontone l’iscrizione nel registro degli indagati. E l’inchiesta della procura di Roma, che ha chiesto ma non ancora ottenuto l’archiviazione, ha peraltro confermato tutti i lati oscuri di quella storia, sollevati da questo quotidiano: l’appartamento, svenduto a meno di un terzo del suo valore, è occupato da Tulliani in virtù di un contratto d’affitto in cui le firme di locatore e locatario sono identiche.

Con queste premesse, è comprensibile che l’ancora indagato Fini (il quale è arrivato a promettere le proprie dimissioni in caso fosse provato che la casa è del fratello di Betta) si augurasse un rapido trasloco del cognato, sperando forse che la vicenda sedimentasse così più facilmente. Ma il giovane Giancarlo evidentemente si è affezionato al Principato e ai suoi lussi, e pare abbia ignorato il «non rientrate in quella casa».

In estate il settimanale Chi l’aveva già pizzicato intento a scorrazzare per i tornanti monegaschi sulla sua Ferrari, fidanzata bionda al suo fianco, per poi lavare il bolide al self service, pompa alla mano. Ma erano altri tempi. Il terremoto mediatico e quello giudiziario che hanno puntato sulla casa a due passi dal Casinò l’hanno però costretto per qualche mese nell’ombra: le imposte della maison di Palais Milton sono rimaste chiuse, nonostante la bella stagione il terrazzino era desolatamente vuoto, e qualcuno aveva persino staccato la targhetta col suo cognome dal citofono.

Ora, col freddo e le luci sull’affaire più basse, torna anche lui, monsieur Giancarlo: in grande spolvero e in dolce compagnia. Sono ancora i paparazzi di Chi a sorprendere il «cognato» a Montecarlo, sorriso smagliante come non lo si vedeva da tempo, e immancabile camicia bianca.
Tullianino è con due bionde, la sua fidanzata e un’amica, seduto fronte vetrina a uno dei tavoli dell’esclusivo «Beef Bar», panoramicissimo ristorante specializzato in carni d’importazione, affacciato sul porticciolo turistico di Fontvieille, il quartiere costruito sottraendolo al mare, appena sotto la fortezza del Principe.

A giudicare dalle foto, il fratellino di Elisabetta non ha dunque mollato l’osso immobiliare, non ha assecondato l’auspicio di Gianfranco a restituire le chiavi al «padrone di casa», chiunque sia. È di nuovo lì, ancora in pista, forse per non sprecare quella «conoscenza del mercato immobiliare del Principato» che Fini gli aveva attribuito all’inizio della storia. Forse solo per godersi le mollezze del Principato: in fondo, la residenza gli è stata data su garanzia di un deposito bancario, non per la sua attività professionale.

Di certo è tornato: immortalato bicchiere in mano, intento in chissà quale brindisi, nell’elegante ristorante (il Beef Bar ha sedi anche a Nizza, Mosca e in Lussemburgo) gestito da italiani, che vanta tra le proprie specialità carni provenienti da tutto il mondo, tra le quali il pregiato manzo «Kobe»: 139 euro per un filetto da tre etti fatto arrivare dall’Australia. Giancarlo, invece, arrivava da più vicino: la casetta che fu di Colleoni è ad appena 2,5 chilometri di distanza dal ristorante. Una mezz’oretta di camminata, una decina di minuti in automobile. In Ferrari, poi, anche meno.




Powered by ScribeFire.

Il presidente del Kazakistan cerca il segreto dell'immortalità

La Stampa


Nursultan Nazarbayev ha incaricato i ricercatori di svelare l'elisir di lunga vita





Il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev, 70 anni, è deciso a trovare a tutti i costi l'elisir di giovinezza, qualcosa che sblochi il segreto dell'immortalità e riesca a fermare il processo di invecchiamento. Quest'anno è riuscito a farsi eleggere dal Parlamento presidente a vita, gli è stata cucita addosso la nomina di "Elbassy", padre della Nazione, e lui al potere ci vuole stare davvero per sempre. Così ha ordinato ad un equipe di scienziati di lavorare alla scoperta del leggendario "elisir di lunga vita", la medicina del futuro.

Il leader, che governa il paese dalla fine degli anni 80, in un discorso ad un nuovo istituto di ricerca scientifica nella capitale Astana, ha annunciato la necessità di studiare un modo per ringiovanire l'organismo, creando dei nuovi tessuti umani. «Quelli che cercano il modo di allontanare la morte sono gli Stati di maggior successo al mondo, quelli che non verranno mai lasciati in disparte», sostiene. «Il tema dell'anti-invecchiamento e lo studio del prolungamento della vita sono importantissimi, le indagini sono difficili, ma queste questioni devono essere risolte prima o poi. Perché i nostri scienziati non dovrebbero assumersi questo compito? La maggior parte delle scoperte importanti del mondo, provengono da scienziati dai 25 ai 30 anni, spero che in futuro il Kazakistan diventerà un generatore di idee.»



Powered by ScribeFire.

Un'auto tampona aereo in sosta

Corriere del Mezzogiorno


E' di una società che cura i servizi a terra. La vettura finita contro l'la destra dell'aeromobile, conducente ferito



NAPOLI - Auto contro aeroplano in sosta. Incidente bizzarro quanto sottaciuto, quello che si è verificato esattamente un mese fa, il 6 novembre, intorno alle sei di pomeriggio, sulla pista dell’aeroporto di Capodichino. Un lavoratore della Gh, società che cura i servizi a terra ed è nata dallo scorporo di un pezzo di Gesac (quest’ultima gestisce lo scalo partenopeo da alcuni anni) è finito con il parabrezza contro l’ala destra di un aeromobile. L’uomo ha riportato gravi fratture al viso ed è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Ha rischiato seriamente di perdere la funzionalità di un occhio. L’incidente avvenuto in pista.

L’episodio, del quale non si era avuta notizia fino ad oggi, è stato rivelato ieri, in una conferenza stampa, da Andrea Santoro, consigliere comunale del Pdl, e da Pietro Diodato, fino a pochi giorni fa consigliere regionale. L’incidente, secondo gli esponenti del centro destra, è il risultato dell’inadeguata illuminazione della pista, da parte del gestore dello scalo napoletano. Tesi, quest’ultima, sostenuta anche da Ciro Luisi e Gennaro Guida, rispettivamente responsabile campano della Cisal e referente del Pdl nell’ambito della stazione aeroportuale di Napoli. Sostengono: «Quell’aeroplano avrebbe dovuto essere segnalato da coni luminosi e fosforescenti. Non c’erano il giorno dell’incidente». Gesac replica: «Premesso che il dipendente che guidava l’auto è in forza a Gh, non a noi, l’episodio è stato provocato dalla velocità eccessiva e dal fatto che l’autista non ha seguito il corretto percorso sulla pista».

«E’ l’intera sicurezza in aeroporto che lascia a desiderare», hanno sostenuto ieri in una conferenza stampa, Diodato e Santoro. Quest’ultimo ha presentato un video in cui si vedono capannoni nei quali i lavoratori verniciano mezzi senza indossare i dispositivi di protezione. Si nota un muletto da traino con una ruota completamente usurata. Si scorgono, ancora, contenitori con solventi e vernici accatastati alla meno peggio, invece che stoccati in depositi a norma di legge. La società replica che i capannoni immortalati nel video sono gestiti dalla Gh e non dalla Gesac.



Fabrizio Geremicca
08 dicembre 2010





Powered by ScribeFire.

Luna di Miele con omicidio

Corriere della sera


Fece rapire e uccidere la moglie mentre erano in taxi. Confessa l'autista:ricevette 1.400 sterline dal neo sposo

Cape Town



MILANO - Sarebbe stato il marito della donna uccisa in Sudafrica durante la luna di miele ad organizzare il raid assassino, pagando 1.400 sterline ai sicari per portare a termine il piano. Ad accusare il milionario Shrien Dewani dell’omicidio della moglie Anni (una ragazza svedese, originaria dell’India, conosciuta solo 15 mesi prima e sposata a fine ottobre a Mumbai) sarebbe stato il tassista Zola Tongo che ieri, davanti alla corte sudafricana che lo ha giudicato per la sua responsabilità nell’assassinio (ha patteggiato una pena di 18 anni), ha indicato proprio nel trentenne originario di Westbury-on-Trym, vicino Bristol, il mandante del crimine.


LA TESTIMONIANZA - Dewani si è presentato di sua spontanea volontà alla polizia di Bristol e oggi apparirà davanti ai magistrati della City of Westminster, che dovranno decidere sulla sua estradizione. Anni Dewani venne rinvenuta senza vita lo scorso 14 novembre: lei e il marito stavano facendo un giro a Cape Town sul taxi di Tongo la notte del 13, quando due uomini armati avrebbero teso loro l’imboscata mortale, uccidendo la donna con un colpo di pistola alla testa dopo averla derubata. «Quando i Dewani sono arrivati all’aeroporto di Cape Town il 12 novembre (erano nel paese dal 7, ma prima avevano fatto un safari, ndr), li ho accompagnati al Cape Grace Hotel – ha detto l’autista in una confessione letta in aula – e lì il marito mi ha avvicinato da solo e mi ha chiesto se conoscevo qualcuno che avrebbe potuto togliere di mezzo una persona. Mi ha fatto capire che voleva che una donna venisse uccisa. Avremmo dovuto farlo apparire come se fossimo rimasti vittima di un assalto casuale al mio taxi, commesso con armi da fuoco. Ovviamente, si sarebbe trattato di un assalto simulato. Il rapimento e la rapina erano parte del piano per farlo sembrare un atto criminale che non avesse alcun collegamento con Dewani e lui mi disse che era disposto a pagare 15.000 rand (pari a 1.400 sterline, ndr) per attuarlo».



TOUR OMICIDA - Tongo ha poi raccontato di aver parlato ad un amico perché gli trovasse un killer e di essere stato così messo in contatto con Xolile Mngeni e Mziwamadoda Qwabe, con cui avrebbe parlato il giorno successivo per organizzare l’omicidio. «La sera sono andato a prendere i Dewani in hotel per far fare loro un tour della città e portarli al ristorante – ha proseguito il tassista nel suo racconto verbalizzato – e prima di entrare nel ristorante il signor Dewani mi chiese cosa stava succedendo e mi disse che voleva che il “lavoro” fosse fatto quella notte stessa. E così, non appena i due killer mi avvisarono di essere pronti, portai la coppia nel posto prestabilito per l’agguato, un incrocio nella zona povera di Gugulethu: qui gli uomini armati si avvicinarono al taxi fermo e ordinarono ai Dewani di sdraiarsi sul sedile posteriore, mentre Qwabe si metteva al volante, guidando fino alla caserma di polizia di Gugulethu, dove mi hanno fatto scendere. Sapevo che Mngeni e Qwabe non avrebbero fatto del male al signor Dewani e che lo avrebbero scaricato dall’auto poco dopo, ma sapevo anche che la donna sarebbe stata rapita, rapinata e uccisa dai due».



SMS MILIONARIO - Durante il tragitto in auto, prima dell’imboscata, Tongo avrebbe anche mandato un sms al milionario per ricordargli il denaro e questi gli avrebbe risposto di averlo messo in una busta dietro al sedile anteriore del passeggero. Ma la ricostruzione letta in aula e confermata dall’autista sarebbe stata duramente contestata dal pr Max Clifford, assunto dal 30enne uomo d’affari inglese come suo portavoce. «Shrien Dewani è totalmente innocente – ha detto il guru delle pubbliche relazioni al Daily Mail – e non è in alcun modo coinvolto in questo crimine efferato. Queste accuse sono totalmente ridicole e davvero dolorose per un uomo che è in lutto per la perdita della donna che amava, la sua compagna di vita. La polizia sudafricana non ha mai cercato di parlare con Shrien riguardo queste accuse. Sono state invece spese due settimane per negoziare questa confessione con l’autista di taxi, mentre gli altri due accusati hanno denunciato torture e confessioni false». Mngeni e Qwabe resteranno in custodia fino al prossimo febbraio, quando dovranno rispondere delle accuse di sequestro di persona, omicidio e rapina aggravata.



Simona Marchetti
08 dicembre 2010



Powered by ScribeFire.

Assange: la Svezia smentisce contatti con gli Usa per l'estradizione

Corriere della sera


Il ministro degli Esteri svedese: «Da noi la giustizia è indipendente». Australia: forniamo assistenza consolare

Secondo l'Independent sono stati avviati colloqui informali




Il ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, ha smentito contatti con le autorità americane su un’eventuale estradizione negli Stati Uniti di Julian Assange, arrestato martedì a Londra. «La giustizia svedese è indipendente e non ha contatti con le autorità politiche svedesi o con qualsiasi altra autorità», ha aggiunto Bildt. Il quotidiano britannico The Independent citando fonti diplomatiche ha riferito di discussioni informali avviate da Stoccolma e Washington su una possibile consegna del fondatore di Wikileaks agli Usa. Il quotidiano ha citato fonti diplomatiche, secondo cui l’eventuale consegna di Assange avverrebbe solo una volta concluso il procedimento giudiziario in Svezia. Le autorità svedesi chiedono l’estradizione di Assange, accusato di stupro, molestie sessuali e coercizione


AUSTRALIA - L’Australia sta garantendo assistenza consolare ad Assange. Lo ha riferito il ministro degli Esteri australiano, Kevin Rudd, ribadendo che l’Australia sosterrà Assange come farebbe con qualsiasi altro cittadino australiano arrestato all’estero. «Assange non è personalmente responsabile della divulgazione non autorizzata di 250 mila documenti della rete di comunicazione della diplomazia Usa. Gli americani sono i responsabili». Assange dal canto suo ha accusato il governo laburista australiano di Julia Gillard di «sparare al messaggero» perché non vuole che siano rivelate verità scomode sui suoi maneggi diplomatici e politici, e si dice preoccupato perché il governo non intende proteggerlo. «I poteri del governo australiano sembrano essere pienamente asserviti agli Usa, se si tratta di cancellare il mio passaporto australiano o di spiare e perseguitare i sostenitori di Wikileaks», dice Assange. «Ci si aspetterebbe che un premier australiano difenda i propri cittadini contro tali attacchi, ma finora da parte sua vi sono state solo accuse assolutamente infondate di illegalità». La polizia di Melbourne ha allontanato una folla che si era raccolta davanti alla casa di Daniel Assange, il figlio ventenne del fondatore di Wikileaks. Daniel Assange, designer di software e studente universitario, ha ricevuto minacce di morte negli ultimi giorni. Daniel Assange ha detto di non essere in contatto con il padre da diversi anni, ma ha chiesto comunque per lui un trattamento giusto.



LOACH - Il regista scozzese Ken Loach ha detto che Wikileaks è un «servizio pubblico» e «una battaglia per la democrazia nel mondo» e che è pronto a versar 20 mila sterline (23.600 euro) per la cauzione di Assange .


Redazione online
08 dicembre 2010



Powered by ScribeFire.

Casalinghe disperate antiterrorismo

Corriere della sera


Sit com e show satirici incidono più che programmi governativi da 500 milioni di dollari

DA Wikileaks



MILANO - I migliori avversari della jihad islamica sono le sitcom americane Casalinghe Disperate, Friends e lo show televisivo David Letterman Show. Parola dei funzionari americani che lavorano all'ambasciata statunitense di Gedda, una delle più grandi città dell'Arabia Saudita. In uno dei tanti messaggi riservati spediti a Washington e resi pubblici da Wikileaks, i diplomatici affermano che queste trasmissioni televisive si dimostrano la migliore arma degli Stati Uniti per allontanare i giovani mediorientali dalla cultura del martirio e della violenza. Le sitcom e gli show satirici riescono a sedurre questi potenziali terroristi e aiutano la causa statunitense molto di più degli svariati milioni spesi dagli Usa per propagandare le proprie ragioni attraverso Al-Hurra, il canale satellitare all news filoamericano, creato nel 2004 per volere dell’amministrazione Bush.

AMERICAN WAY OF LIFE - Il messaggio diplomatico inoltrato nel maggio 2009 dai diplomatici statunitensi, secondo quanto racconta il Guardian di Londra, s'intitolerebbe "David Letterman: Agent of Influence" e descriverebbe quest'ultimo programma satirico come un'efficace arma in "quella guerra delle idee" che gli Stati Uniti assieme al governo saudita stanno conducendo contro gli estremismi islamici. Inoltre secondo i funzionari americani il fascino di attori come Eva Longoria e Jennifer Aniston avrebbe un forte impatto sugli adolescenti mediorientali, sempre più affascinati dall'American way of life: «I sauditi si mostrano adesso molto interessati al mondo che esiste al di là dei loro confini e molti cittadini, se avessero le possibilità, vorrebbero studiare negli Stati Uniti - recita la nota diffusa da Wikileaks - Mai come ora sono fortemente affascinati dalla cultura americana». Alla fine i funzionari ribadiscono che il soft power - la capacità di sponsorizzare gli ideali e lo stile di un paese attraverso la cultura popolare e la tv - persuade molto di più la popolazione mediorientale rispetto alla propaganda pura e semplice.

IL FLOP DI AL-HURRA - Ciò che ha stupito gli osservatori internazionali che hanno studiato il messaggio diplomatico diffuso da Wikileaks è che non sono solo trasmissioni popolari e comiche come il David Letterman show riescono ad attrarre l'interesse dei giovani mediorientali. Anche il canale televisivo Rotana, network arabo che in parte appartiene alla News Corp di Murdoch, gruppo che ha sempre mantenuto una linea intransigente contro il radicalismo islamico e ha tra l'altro appoggiato attivamente l'intervento militare degli Stati Uniti in Medioriente, ottiene un ottimo audience in Arabia Saudita. Ma nel panorama televisivo mediorientale non mancano le note stonate per l'amministrazione statunitense. Al-Hurra, la tv satellitare all news che doveva diventare un'alternativa alle seguitissime Al-Jazeera e Al-Arabiya, è stato un autentico flop. Secondo le stime ufficiale è costato ai contribuenti americani circa 500 milioni di dollari, ma ancora oggi continua a conquistare un bassissimo audience.

Francesco Tortora
08 dicembre 2010



Powered by ScribeFire.

Politici, perché vi odio tutti

Il Messaggero



Buona sera, o meglio Buona notte visto l'ora! Mi chiamo Antonella e sono una poco-allegra disoccupata trentenne di Roma. Il mio mestiere dovrebbe essere scrivere ma non trovo neppure un posto da commessa nonostante l'ottimismo del Partito dell'Amore e alcuni telegiornali certi che la crisi sia superata e che ormai sia ora di pensare ai regali di fine anno.

Vorrei scrivere una lettera indirizzata ai nostri politici ma se lo facessi sulla mia pagina Facebook non la leggerebbero mai, quindi la mando a voi, qualora vogliate recapitargliela tramite le vostre pagine avete il mio consenso.

"Carissimi, apprendo che fino al 14 dicembre non sarete a lavoro e sono certa che vi occuperete in azioni di grande importanza che giustificheranno i lauti introiti mensili da voi percepiti grazie a noi cittadini che paghiamo le tasse, anche per avere dei rappresentanti alle Camere, seppur scelti da voi per voi stessi.

Vi vorrei dire, a tutti nessuno escluso (con eccezione di rari casi che purtroppo sono messi all'angolo, il più delle volte), beh, vi vorrei dire che io vi odio, dal primo all'ultimo. Vi odio perchè siete una casta vigliacca, vi odio profondamente perchè raccontate di una crisi ormai superata quando invece la situazione è drammatica, vi odio profondamente, con tutta l'anima, perchè parlate di meritocrazia quando invece le logiche clientelari prevalgono sempre e vi odio, vi odio con tutto il cuore perchè ci avete rubato il futuro. Vi auguro di dover aspettare sette mesi per una visita (...).

Nel mentre vorrei che al telegiornale continuassero a dire che tutto è passato, la crisi non c'è. Io vi odio perchè molti di voi non svolgono nessun lavoro d'utilità per i cittadini (...) io vi odio con il cuore, l'anima e l'intelletto.

Non c'è da stupirsi di ciò, siete voi i colpevoli di questo malessere comune tra moltissimi cittadini italiani, depredati di tutto a favore di piccoli reucci che sfrecciano su auto blu e hanno mille privilegi.

L'italia è allo sfascio, non c'è lavoro per noi giovani ma solo per amici e parenti di altri amici e parenti.

Derisi, bamboccioni fuoricorso, inetti o semplicemente coglioni, la politica ci vede così e ci dice che è per il nostro bene, orde di ombre pluricentenarie che non ricordano neppure più chi furono nei secoli scorsi giudicano noi, giovani con un futuro che non c'è più.

Il nostro futuro è nel vostro stomaco, lo avete ingurditato con un bel rutto finale.

Io vi odio, vi odio moltissimo e il mio augurio di Natale per voi è che possiate vivere quello che stiamo vivendo noi".

Antonella

(7 dicembre 2010)





Powered by ScribeFire.