domenica 26 dicembre 2010

Subiaco, ruba Bambinello da una chiesa: arrestato e recuperata la statuetta

Ultimo Natale per i sacchetti di plastica?

La Stampa


Dal primo gennaio 2011, la Finanziaria del 2007 vieta la produzione e la commercializzazione di sacchetti per la spesa non biodegradabili perché troppo inquinanti e pericolosi per l'ambiente. Tra qualche giorno arriveranno in negozi e supermercati le buste degradabili al 100%, composte prevalentemente da derivati dell'amido di mais, che offrono il vantaggio di dissolversi dopo l'uso in breve tempo, evitando di rilasciare agenti inquinanti. Sarà difficile rinunciare rapidamente ai sacchetti di plastica: quella che si vede nel video di www.ecodallecitta.it è la vigilia di Natale a Torino, città che ha già cominciato ad anticipare il bando.








Powered by ScribeFire.

L'intervista “rubata” a Donna Rachele: «Perché quel che sa appartiene a tutti»

Il Messaggero


Torna in copia anastatica un libro del 1946 scritto da Bruno D'Agostini, corrispondente di guerra del Messaggero






di Fabio Fattore

ROMA (26 dicembre) - Quando riuscì a “rubare” quell’intervista a Donna Rachele, nel febbraio del ’46, fece molto più di uno scoop. Fu una testimonianza storica di cui tenne conto, ad esempio, Renzo De Felice nella sua monografia su Mussolini. Ma fu soprattutto un’esigenza morale, il tentativo drammatico e appassionato di trovare risposte mentre fumavano ancora le macerie della Seconda guerra mondiale. «Non siamo noi oggi – si chiedeva l’intervistatore – tutti quanti così mal ridotti, ancora ansiosi di sapere chi fu veramente l’uomo che per vent’anni, per amore o per forza, abbiamo obbedito, e che ci ha trascinati in questa miseria? Fino a che punto fu un folle? Fino a che punto fu un debole di fronte a una fatalità più grande di lui e di noi, di tutti? Fino a che punto fu colpevole? Questo vogliamo sapere; questo io voglio sapere».

Quel giornalista si chiamava Bruno D’Agostini: fu forse il migliore corrispondente di guerra del “Messaggero”, dove entrò alla fine degli anni ’30 e da cui uscì dopo la caduta del fascismo. Scrisse anche molti libri: il più bello è “Colloqui con Rachele Mussolini”. Oggi Gianni Bellinetti, uno studioso del suo paese – D’Agostini era nato nel 1911 a San Giorgio di Nogaro in Friuli – ha pubblicato la copia anastatica del libro dimenticato (Intervista a Donna Rachele, Editreg, 160 pagine, 15 euro) facendola precedere da una ricca introduzione sulla sua vita e i retroscena dei colloqui.

Chi scrive aveva già riscoperto, in un libro pubblicato da Mursia nel 2006, la figura di questo inviato i cui articoli, a dispetto della censura e del contesto in cui furono scritti, conservano una freschezza straordinaria. Per il “Messaggero” D’Agostini seguì soprattutto la campagna d’Africa settentrionale, dalla prima offensiva di Graziani alla tragedia di El Alamein. Fu anche tra i pochissimi giornalisti che riuscì a raggiungere l’oasi di Giarabub, prima che restasse isolata e cominciasse quella disperata resistenza che sarebbe stata subito sfruttata dalla propaganda del regime: la canzone del “colonnello, non voglio pane”, ad esempio, ma anche la pubblicistica a cui penne come quella di D’Agostini diedero il loro contributo. Molte delle sue corrispondenze africane, però, sapevano toccare corde insolite, ai limiti del vietato: restituendo della guerra, tra le righe, un’immagine più dimessa, di tristezza e assurdità.

Il suo capolavoro sono i “Colloqui”. La vedova del duce, insieme ai figli, era stata relegata dagli alleati a Forio d’Ischia in una sorta di confino. D’Agostini la raggiunse, fece di tutto per convincerla - sarebbe stata la sua prima intervista, a botta calda, dopo la guerra - ma non ci riuscì. Intuì però che quella donna aveva bisogno di sfogarsi e tornò da lei tutti i giorni, facendola chiacchierare, provocandola, ascoltandone le reazioni. Ogni sera, poi, quando tornava in albergo, trascriveva quello che la sua memoria di giornalista aveva registrato.

Un’intervista rubata? Forse. Ma D’Agostini non se ne fece un problema e se ne assunse con forza la responsabilità: «Anch’io fui mandato a far le guerre, anch’io ho i miei morti, in Russia e in Africa… Un giorno, d’improvviso, mentre sto in giro a fare il mio mestiere, a guadagnarmi il mio pezzo di pane, una donna triste che per quarant’anni è stata accanto a quell’uomo, dal principio alla fine della sua avventura, mi parla di lui, mi dice chi era. Lei non vuole fastidi. Ma quel che lei sa, e che io so, non appartiene né a me, né a lei, ma a tutti; è una parte della nostra vita, del nostro dolore. Se lei, laggiù nella sua isola, guardando il mare ripensa al Garda, e piange, noi siamo qui in mezzo alle nostre case in frantumi e a cimiteri sterminati, anche noi col pianto in gola».

Tutte ragioni valide per violare la “privacy” di quella donna. E l’intervista, rubata ma onesta, dopo 64 anni riesce ancora a scuotere chi la legge.





Powered by ScribeFire.

Wikileaks, in Iraq iraniani contro italiani I lagunari spararono su un'ambulanza

Il Mattino


L'intelligence italiana: 4-500 combattenti dall'Iran. L'Ansa: mezzo di soccorso colpito senza che fosse un reale pericolo







Powered by ScribeFire.

Assange, contratto da 1,3 milioni di euro per la sua autobiografia

Corriere della sera

«Non voglio scrivere questo libro, ma devo farlo per pagarmi le spese legali»


Julian Assange ha firmato contratti da oltre un milione di sterline per la sua autobiografia. Lo ha reso noto in un'intervista concessa al Sunday Times. Il fondatore di Wikileaks ha spiegato che la somma gli servirà per nella difesa dalla accuse di aggressione sessuale nei confronti di due donne, accusa per la quale la Svezia ha chiesto la sua estradizione dalla Gran Bretagna dove è stato arrestato e poi rilasciato su cauzione. «Non voglio scrivere questo libro, ma devo farlo», ha spiegato. «Ho già speso 200 mila sterline in legali e devo difendermi e proteggere Wikileaks». Assange riceverà 800 mila dollari (600 mila euro) dal suo editore americano Alfred A. Knopf e 325 mila sterline (380 mila euro) dal britannico Canongate. Altri contratti porteranno i suoi proventi complessivamente a 1,1 milioni di sterline, pari a circa 1,3 milioni di euro.


IN ITALIA - Nel libro, che è al contempo un'autobiografia e un manifesto, Assange racconta la sua storia personale e professionale, esponendo le idee e le ragioni di Wikileaks. L'uscita del libro è prevista per la primavera del 2011. Sarà Feltrinelli l'editore italiano dell'autobiografia, pubblicata in Inghilterra da Canongate e negli Stati Uniti da Knopf.

SPAGNA-WIKILEAKS - Intanto in una nuova rivelazione apparsa su Wikileaks, risulta che il governo spagnolo chiese aiuto agli Usa, con l'intervento della Cia, per fermare la costruzione di una fabbrica spagnola in Libia per la produzione di acido nitrico. Lo afferma il quotidiano El Pais citando file diffusi da Wikileaks. Secondo fonti della Espindesa, filiale del gruppo Tecnicas Reunidas, all'origine della negata autorizzazione ci furono gli attentati dell'11 settembre 2001 e con la motivazione che la fabbrica potesse essere utilizzata dai libici per produrre combustibile destinato ai missili Scud.

Redazione online
26 dicembre 2010

Batman esiste davvero Google Maps intercetta il suo segnale: la base è in Giappone

Quotidiano.net


Colta dal satellite dal motore di ricerca una bizzarra immagine che ha fatto scatenare il web. In realtà lo strano simbolo è una base militare americana a Okinawa

Batman (internet)
Batman (internet)


Roma, 26 dicembre 2010 - Batman esiste, compreso il suo bat-segnale. Basta digitare le coordinate 26.358298 e 127.783890 su Google Maps ed ecco la base del famoso supereroe illuminata dal simbolo che lo contraddistingue. Tutta un'invenzione, ovviamente, tranne l’immagine colta dal satellite dal motore di ricerca. Si tratta di una base militare americana a Okinawa, in Giappone.

Sopra quella che sembra una pista di atterraggio ecco il simbolo che la gente di Gotham City proiettava nel cielo per chiamare Batman. Il web è impazzito appena la notizia è andata in rete, scatenandosi con sarcasmo e ironia: su quali armi speciali potrebbe nascondere la base.




Powered by ScribeFire.

Rifiuti a Napoli, interviene l'esercito

Corriere della sera


Il Comune invitare i napoletani a non buttare gli imballaggi fino a lunedì

Per liberare strade e cassonetti di 1500 tonnellate di spazzatura




NAPOLI - In leggero aumento la spazzatura giacente in strada nei cassonetti a Napoli, arrivata ad un totale complessivo di 1500 tonnellate, ma con due giorni di stop degli «stir» (impianti di vettovagliatura, ndr), intanto l'Esercito interviene in città, per la seconda volta, raccogliendo dall'alba circa 50 tonnellate nella zona fra via don Bosco e viale Umberto Maddalena, a ridosso dell'aeroporto di Capodichino.

L'APPELLO - Domenica, in via straordinaria riaprono per mezza giornata gli «stir» consentendo questa notte di raccogliere 1300-1400, tonnellate nelle stime del Comune di Napoli, e di liberare un ventina di autocompattatori che dalla vigilia di Natale non hanno potuto conferire il carico alla discarica di Chiaiano, unico impianto funzionante in questo week-end festivo, che però, per accordi con i cittadini del quartiere napoletano, non può accogliere più di 800 tonnellate di rifiuti al giorno. Il Comune, inoltre, continua ad invitare i napoletani a non buttare fino a lunedì gli imballaggi, carta e cartone, per non peggiorare gli ingombri in strada; lunedì, con la raccolta ritornata all'ordinario, ci sarà più facilità per smaltirli. Continua a soffocare l'hinterland napoletano, sommerso da diverse migliaia di tonnellate di giacenza. (fonte: Agi)

26 dicembre 2010



Powered by ScribeFire.

Natale: sms a valanga e milioni di regali, ma anche tanto cibo nella spazzatura

Quotidiano.net


I pacchi dono sono stati oltre 200 milioni. Tra la vigilia e il 25 sono partiti oltre 2,2 miliardi di auguri via telefonate, sms, mms, e-mail e social network. Oltre un terzo delle portate non è stato consumato


Roma, 26 dicembre 2010 -  Oltre un miliardo i regali suddivisi in oltre duecento milioni di pacchi. Sono le stime relative a Natale fornite da Telefono Blu Consumatori www.telefonoblu.it. La crisi fa registrare una flessione della spesa per il ‘cenone’ della vigilia, ma è valanga di auguri al telefono o via sms.

Per i bambini, il regalo tecnologico sbaraglia i giocattoli tradizionali per 62% a 38%. Hanno registrato una flessione del dieci per cento i regali per ‘lui’ e ‘lei’, per due terzi indumenti e vestiti.

La spesa media per persona del ‘cenone’ è stata di poco superiore ai 100 euro. A causa della crisi economica, si registra un calo del dieci per cento rispetto all’anno scorso e del nove per cento di presenze al ristorante. Nessuna crisi, invece, per vino e spumanti (15 milioni di bottiglie).

Undici milioni gli alberi di Natale acquisiti per queste festività, 12 milioni i presepi. Tra la vigilia e il 25 sono partiti oltre 2,2 miliardi di auguri via telefonate, sms, mms, e-mail e social network. Solo un italiano su otto ha trascorso Natale lontano dalla famiglia. Un quarto è stato in montagna o in una città d’arte, il dieci per cento all’estero.

E, a proposito di stime, ci sono anche quelle della Coldiretti sugli sprechi alimentari. Secondo l'associazione, infatti, sulle tavole degli italiani è rimasto oltre un terzo delle portate preparate per la vigilia e per il pranzo di Natale, per un valore di circa un miliardo di euro. A essere gettati sono soprattutto i prodotti già cucinati e quelli più deperibili come frutta, verdura, pane, pasta, latticini e affettati.





Powered by ScribeFire.

Operai Thyssen in cassa integrazione "Abbandonati da tutti gli enti locali"

La Stampa


In 13 hanno chiesto per domani un incontro in Regione per
chiedere il prolungamento del periodo o il ricollocamento





Torino
Si sentono abbandonati da enti locali e politici i 13 lavoratori della Thyssenkrupp che si sono costituiti parte civile e che non sono ancora stati ricollocati sul lavoro. Insieme hanno chiesto per lunedì 27 dicembre un incontro in Regione Piemonte al fine di chiedere che venga prolungato per loro il periodo di cassa integrazione in deroga, «come previsto dagli accordi tra Azienda e Enti locali», dicono in una nota. «Ci è stato negato il lavoro - spiegano - in quanto siamo visti come "scomodi" per la nostra presa di posizione contro la multinazionale tedesca, ma anche a causa della colpevole assenza delle Istituzioni, a tutti i livelli».

I 13 operai Thyssen dicono di sentirsi abbandonati da tutti. Dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, dichiarano in una nota «che dopo il commovente discorso di fine anno del 2007 dedicato ai 7 operai morti alla ThyssenKrupp e tante promesse, nulla ha fatto per migliorare la situazione della sicurezza nei luoghi di lavoro facendo valere il peso del suo ruolo sulla politica». Dal nuovo presidente della Regione Cota, «che - si legge - sbandiera ai quattro venti un programma tutto incentrato sulla difesa dei posti di lavoro per i lavoratori del Piemonte, noi ci chiediamo a quali lavoratori si riferisce e come lo sta attuando, con una nuova ricetta Fiat?». Dal Comune di Torino «che nelle persone del sindaco Chiamparino e del suo vice Tom Dealessandri, ci ha del tutto ignorato».

Una situazione «paradossale», secondo i 13 lavoratori: «Gli stessi enti locali che hanno sottoscritto gli accordi che prevedono la ricollocazione per tutti i lavoratori e che si sono costituiti parte civile nel processo al fianco degli operai, ci hanno poi completamente abbandonati».




Powered by ScribeFire.

Il miracolo di Monique : l'atleta paraolimpica che ha ritrovato le gambe

Corriere della sera


Una giovane olandese di 26 anni recupera l'uso delle gambe dopo dieci anni di sedia a rotelle



Monique van der Vorst, in piedi, sulla pista d'atletica. Accanto alla sua vecchia compagna: la carrozzina
Monique van der Vorst, in piedi, sulla pista d'atletica. Accanto alla sua vecchia compagna: la carrozzina
MILANO - Monique van der Vorst aveva un sogno: vincere la Olimpiadi. Quelle per disabili, visto che un incidente le aveva fatto perdere l'uso della gambe appena adolescente.
La ragazza olandese, che oggi ha 26 anni, c'era andata vicina a Pechino, nel 2008, ma si era dovuta accontentare di due medaglie d'argento, per una manciata di centesimi. Da tempo aveva messo nel mirino Londra, e le Paraolimpiadi del 2012. Un sogno a cui ha dovuto rinunciare. Non per l'aggravarsi della malattia, però. Né per un'altra cattiva notizia, ma per uno di quegli eventi che persino per alcuni uomini di scienza non ha che un nome: miracolo. Monique ha ricominciato, lentamente, a riacquistare l'uso della gambe, poi a camminare. Adesso sogna di correre come quando era ragazzina, spensierata e felice. E accarezza un altro sogno «irrealizzabile»: quello di andare ai Giochi, ma come atleta «normalmente» abile.

Monique van der Vorst, l'atleta disabile ritrova le gambe


DIECI ANNI DOPO
- L'incidente che le tolse la possibilità di stare in piedi, di muoversi, di camminare avvenne dieci anni fa. In quei brutti giorni ha dovuto inventarsi un nuovo modo di vivere. Per scoprire, all'improvviso, di dover ricominciare tutto da capo. E non sta nella pelle. «A Natale non festeggerò in modo particolare - ha spiegato agli inviati dell'Ap che l'hanno intervistata, nella sua città, Amstelveen, poco lontana da Amsterdam - per me ogni giorno è Natale, non so pensare a un regalo più grande di quello che ho ricevuto». Adesso, ha messo in soffitta la handybike (una bici da corsa che si muove grazie alle braccia) e la speciale carrozzina da corsa che per quasi un decennio le hanno tenuto compagnia quasi ogni giorno, nei duri allenamenti a cui Monique si sottoponeva. Per lei, promettente giocatrice di hockey su prato, sportivissima e innamorata della vita, era stata una scelta naturale quella delle competizioni per diversamente abili: «non ho mai voluto arrendermi al destino».

OPERAZIONE SBAGLIATA - La sua odissea era cominciata con un fastidio all'anca, che gradualmente divenne un vero e proprio incubo: lussazioni continue e dolori. E alla fine la decisione di operarsi. Ma sotto i ferri del chirurgo accadde l'impoderabile: la gamba sinistra cominciò a dolere, a gonfiarsi, a rifiutarsi il movimento. «Inspiegabile», dicevano i dottori. Ma intanto, in meno di un anno, anche la gamba destra cominciò a soffrire degli stessi, terribili sintomi. Presto era diventato inutile chiedere spiegazioni ai medici, così Monique - paralizzata - cercò di darsi da fare per continuare a vivere come piaceva a lei: «Presto ero tornata indipendente, malgrado le gambe. Potevo muovermi, guidare, volare. E anche fare sport». Fino alle Olimpiadi di Pechino e ai continui allenamenti. E tra i tanti allenamenti uno in particolare, con un ciclista che la centra in pieno sulla sua handybike e la getta sull'asfalto. Brutta caduta, con un fremito che le corre lungo la gamba.



LA RINASCITA - Un brivido che fa riflettere Monique: «Se sento qualcosa, forse c'è ancora una possibilità». E così, lentamente, nasce in lei e si alimenta la fiamella della speranza, all'inizio fioca, poi sempre più sostenuta, alla fine brillante e intensa. La svolta avviene quando torna a «sentire» il piede destro: «Una sensazione unica, di rinascita». Poi torna la sensibilità anche in quello sinistro. Quindi, tante e tante ore di riabilitazione e la gioia di stare di nuovo in piedi, di fare gli scalini, di guardare negli occhi la persona con cui si sta parlando. «Anche il mio recupero, per i medici, è inspiegabile». Ma, stavolta, Monique piange di gioia di fronte alle zone d'ombra della scienza.
P. Lig.

25 dicembre 2010



Powered by ScribeFire.