sabato 1 gennaio 2011

Spammer attenti, c'è chi vi fa causa per professione

La Stampa


La storia di Daniel Balsam, da esperto di marketing a cacciatore di posta indesiderata. Dal 2002 ha guadagnato oltre un milione di euro

FEDERICO GUERRINI


In tempi di crisi, in molti cercano di inventarsi un lavoro; una possibilità potrebbe essere quelle di diventare cacciatore di spammer, una professione che, con i dovuti accorgimenti, può consentire di vivere più che dignitosamente. Come dimostra la storia di Daniel Balsam, che dal 2002 ad oggi ha intentato in California decine di azioni legali contro società grandi e piccole, ree di intasare la sua casella di posta elettronica con messaggi indesiderati e da allora ha intascato più di un milione di dollari di risarcimenti.

Stufo di ricevere offerte di afrodisiaci o sistemi per ingrandire il membro virile, ha mollato una carriera nel marketing, si è iscritto alla facoltà di Legge dell’Università della California, ha aperto un sito web dedicato, Danhatesspam.com, e piano piano quello che era cominciato come un hobby è diventato un lavoro vero e proprio. Una delle sue ultime vittorie legali è stata a novembre, quando la società Various Inc., che controlla il sito di incontri erotici Adult Friend Finder, è stata costretta a pagare 4.000 dollari per aver inviato 4 identiche e-mail a indirizzi appartenenti a Balsam, tutte con oggetto “Hello, my name is Rebecca, I love you”. È la quarta volta che Various Inc., che ora ha fatto ricorso in appello contro l’ultima sentenza, viene sconfitta da Balsam nelle aule di tribunale.

Anche ha avviato pure svariati procedimenti nelle Corti federali o in quelle dei singoli Stati, molte delle azioni legali intentate dal “cacciatore di spammer” sono piccole cause civili, che spesso si risolvono con un accordo extra giudiziale, dato che la società chiamata in causa preferisce non sobbarcarsi le spese di un processo. Per questo motivo, i suoi detrattori sostengono che Balsam sia semplicemente un opportunista, che sfrutta la legge per arricchirsi con sistemi non troppo dissimili da quelli delle aziende a cui fa causa. Di certo, l’avvocato californiano non è il tipico internauta.

Nel condannare la società Trancos, il marzo scorso, a pagargli un risarcimento di 7.000 dollari, la giudice Marie Weiner della corte di San Mateo, ha evidenziato come il ricorrente possedesse più di 100 indirizzi email intestati a suo nome. Balsam afferma che il suo scopo è quello di “aumentare il costo di fare business per gli spammer. Ossia colpirli dove fa più male, nel portafogli. “Magari gli spammer non falsificheranno più le intestazioni, e ci penseranno due volte prima di continuare a inviare messaggi anche dopo che ci si è disiscritti e forse i commercianti in regola o quasi in regola ci penseranno due volte prima di acquistare liste di indirizzi email – afferma il legale nel suo sito - se un sacco di persone iniziassero a perseguire gli spammer e i loro mandanti, forse questo farebbe la differenza”.

Quella dei messaggi spazzatura è una piaga che affligge ormai oltre il 90 % delle mail che vengono consegnate nella casella di posta elettronica. Gli utenti italiani secondo dati raccolti dell’Ue sono ai primi posti in Europa per produzione di spam e all’ottavo posto della classifica mondiale stilata dalla società di sicurezza informatica Sophos. Poche settimane fa la settima sezione penale del tribunale di Milano ha comminato la prima condanna a due manager italiani per multinazionale Buongiorno Vitaminic, per aver inviato email non richieste a 180 mila utenti. La società ha annunciato che ricorrerà in appello.





Powered by ScribeFire.

Battisti, Italia si appella a Dilma Rousseff Il terrorista libero forse a febbraio

Il Mattino



ROMA (1° gennaio) - Non si placano le tensioni tra Italia e Brasile dopo la decisione dell'ormai ex presidente Lula di negare l'estradizione in Italia per Cesare Battisti. L'ambasciatore italiano consegnerà alla nuova presidente, Dilma Rousseff, un messaggio volto a far riconsiderare l'ultima decisione di Lula. Battisti ha saputo dalla televisione nella sua cella del carcere della Papuda a Brasilia della decisione di mantenerlo in Brasile. E ha accolto «con tranquillità» la notizia, ha detto il dottor Pedro Cardoso del centro di internamento e rieducazione del penitenziario brasiliano in cui l'ex terrorista è detenuto dal 2007.


L'Italia ricorda bene le aperture di Dilma Rousseff e a lei si appella, ha spiegato il ministro degli Esteri, Franco Frattini: «Non dimentichiamo le parole di Dilma Rousseff che disse “se sarò eletta rimanderò Battisti in Italia”. Frattini ha confermato che Roma «impugnerà una decisione sbagliata dal punto di vista giuridico ed offensiva per le istituzioni democratiche italiane».


Dopo il no di Lula, Battisti uscirà di prigione appena l'alta Corte formalizzerà la scarcerazione. Forse non prima di due mesi, ma solo perchè l'organo preposto è chiuso fino a febbraio per le feste. Poi sarà libero. Non un rifugiato nè un esiliato: sarà solo un immigrato a cui sarà concesso prima il visto, poi il passaporto. La scarcerazione sarà decisa probabilmente a febbraio, conferma l'organo di stampa del governo brasiliano, Agencia Brasil. «Il Supremo Tribunale Federale informa che la decisione di mantenere Battisti in Brasile non è ancora arrivata ufficialmente alla Corte». Il Tribunale riprenderà il suo lavoro solo lunedì prossimo. Quando arriverà al Stf, il documento con la decisione di Lula sarà indirizzato al presidente Cezar Peluso, dato che il Tribunale è in pausa estiva. Peluso ha già spiegato che non deciderà subito su Battisti precisando che invierà il dossier al relatore del giudizio sull'estradizione, Gilmar Mendes. Ma Mendes si trova ora all'estero, e comunque «ha detto che non deciderà nulla sino alla fine della pausa estiva che termina il 31 gennaio». Il ministro Marco Aurelio Mello non è però dello stesso parere, perchè ritiene che la decisione di Lula «sia un atto di sovranità dell'esecutivo, che guida la politica internazionale del paese».


In Italia salgono i toni della polemica, con dichiarazioni bipartisan contro la decisione di Brasilia, mentre il Pd chiede al Governo di riferire alle Camere. Veltroni e Fassino parlano di brutta figura del governo e Cicchitto li attacca.




Powered by ScribeFire.

La guerra nelle mani dei cecchini: Enfield contro XM2010

Corriere della sera


I talebani colpiscono con armi russe o cinesi.
Gli occidentali con fucili che arrivano a un chilometro



TIRI DI PRECISIONE


 Talebani con il fucile Enfield
Talebani con il fucile Enfield
WASHINGTON – L’uccisione dell’alpino italiano Matteo Miotto ricorda l’attacco avvenuto in estate nella regione di Helmand. In quell’occasione un cecchino talebano ha centrato un soldato britannico, Darren Foster, di guardia in una torretta. La sua posizione era ben protetta ma il tiratore è riuscito a colpire il militare attraverso una stretta feritoia. Gli ufficiali della base hanno poi stabilito che il ribelle avrebbe aperto il fuoco da una distanza di circa 600 metri. Il contingente britannico ha subito numerose perdite a causa dei cecchini. Nella sola primavera del 2010 tra i 6 e i 7 soldati sono stati uccisi dai talebani usando proprio i tiratori scelti. Il comando ha risposto affidando la missione di «counter-sniper» a un reparto dei Sas, le unità scelte. E in agosto almeno quattro insorti, ritenuti coinvolti negli agguati contro le basi britanniche, sono stati eliminati. Insieme agli inglesi e agli americani, anche i danesi e i francesi hanno avuto soldati uccisi da tiri di precisione: uno studio diffuso nel 2009 aveva segnalato un aumento del 25 per cento degli episodi, un’indicazione che i qaedisti sono tornati alle tattiche usate contro l’Armata rossa.


 Un cecchino americano con l’XM2010
Un cecchino americano con l’XM2010
UN PEZZO DA 500 DOLLARI - Quanto alle armi, le fonti Usa segnalano il ricorso a qualche fucile di fabbricazione cinese e russa (tipo Dragunov) o ai G3 ottenuti in Pakistan ma il «pezzo» preferito dai locali resta il vecchio Enfield, vetusto però sempre efficace in questo tipo di attacchi. Nella regione ve ne sono milioni di esemplari e possono essere acquistati per 500 dollari. I proiettili hanno prezzi variabili: i più potenti arrivano ad un dollaro, quelli economici ma meno affidabili circa 25 centesimi. Ci sono poi decine di officine che rimettono a posto i vecchi fucili e li rendono «come nuovi». Quanto ai tiratori, i report della Nato sostengono che i giovani talebani avrebbero minori capacità dei loro padri, provetti cacciatori e abili nel centrare le prede anche a lunghe distanze.


 Un alpino italiano con il Sako finlandese
Un alpino italiano con il Sako finlandese
UZBEKI E CECENI - Dunque gli insorti si affidano alla «legione straniera», composta dai militanti uzbeki, ceceni e mediorientali che potrebbero avere equipaggiamenti migliori. E voci non controllate parlano anche di generose ricompense offerte dai mullah ai cecchini. Sul web poi girano molti video dedicati alle loro azioni. Una campagna di propaganda iniziata dai mujaheddin iracheni durante la prima fase del conflitto e diventata un «must».


 Un incursore italiano in Afghanistan
Un incursore italiano in Afghanistan

BERSAGLI - Per rispondere alla sfida, gli americani hanno deciso di dotare i loro reparti di una nuova versione dell'M24. Si tratta dello XM2010 che è in grado di raggiungere un bersaglio ad oltre un chilometro di distanza. Il contingente italiano, invece, impiega il famoso Barrett (1800 metri) e gli M110 (800 m.) entrambi di produzione Usa, il britannico L96A1 (800 metri) e il finlandese Sako (800 metri). In alcune occasioni i nostri soldati hanno dovuto contrastare il fuoco dei talebani nascosti sugli alberi.


Guido Olimpio
01 gennaio 2011



Powered by ScribeFire.

Russia, Putin manda i dirigenti incapaci nei villaggi senza elettricità

La Stampa






Powered by ScribeFire.

Tenerife, preso in vacanza latitante Salvatore Marino Sterminò intera famiglia

di Redazione




Il 50enne nipote del boss mafioso di Paceco Girolamo Marino detto "Mommo ’u nanu" è stato arrestato nell’isola spagnola di Tenerife: era stato condannato all’ergastolo per una strage commessa a Brescia



 
Tenerife - Un latitante condannato all’ergastolo per una strage commessa a Brescia, Salvatore Marino, il 50enne nipote del boss mafioso di Paceco (Trapani) Girolamo Marino detto "Mommo ’u nanu", è stato arrestato nell’isola spagnola di Tenerife. L’operazione è stata condotta dagli agenti della Squadra mobile di Trapani, del Servizio centrale operativo e del Nucleo investigativo della Polizia penitenziaria in collaborazione con l’Interpol e la polizia locale.

L'arresto del latitante Il ricercato è stato localizzato a Tenerife in seguito alla segnalazione di un agente della polizia penitenziaria, in vacanza nell’isola, che lo ha riconosciuto allertando subito le autorità italiane. Il latitante alloggiava in un residence. Salvatore Marino è uno dei due responsabili del triplice omicidio di Angelo Cottarelli, della moglie Marzenna Topor e del figlio Luca, assassinati nella loro abitazione a Brescia, nell’agosto del 2006, con colpi di pistola e sgozzati con un coltello. Un massacro compiuto insieme con il cugino, Vito Marino, 44 anni, un imprenditore vitivinicolo figlio del boss, tuttora latitante. I due sono stati condannati all’ergastolo dalla Corte d’appello di Brescia. La strage, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe maturata per uno "sgarro": Vito Marino avrebbe infatti preteso da Angelo Cottarelli la restituzione di ingenti somme di denaro frutto di contributi illeciti percepiti nel settore vitivinicolo. Una truffa per milioni di euro ai danni della Regione e dell’Unione Europea. L’arresto è stato eseguito attraverso una rogatoria internazionale autorizzata dalla Procura generale di Brescia, che aveva emesso un ordine custodia cautelare in seguito alla condanna all’ergastolo emessa dalla Corte d’Appello il 7 giugno scorso.




Powered by ScribeFire.

Egitto, strage davanti alla chiesa cristiana

Corriere della sera


Un'autobomba davanti alla Chiesa dei Santi, «bagno di sangue»: 21 morti e 8 i feriti


Capodanno di sangue ad Alessandria d'Egitto, dove un'autobomba esplosa davanti a una chiesa alla fine della messa di mezzanotte ha causato 21 morti e 8 feriti. È stato un duro colpo per la folta comunità cristiana d'Egitto e in particolare per i copti di Alessandria, bersaglio dell'esplosione all'uscita dalla funzione religiosa di ringraziamento per l'anno trascorso. Un testimone oculare ha riferito di un «bagno di sangue», seguito da un viavai di ambulanze tra i corpi martoriati a terra. Dopo l'attentato, gruppi di copti esasperati hanno cominciato ad aggredire musulmani nelle strade circostanti. Il ministero dell'Interno egiziano ha imposto misure di sicurezza durissime intorno a tutte le chiese e ha raddoppiato la presenza degli agenti per contrastare ogni eventuale attacco. Stretti controlli sono stati anche imposti al governatorato di Marsa Matruh, sul litorale e all'aeroporto del Cairo, per impedire la fuga degli autori dell'attentato.

L'AUTO IMBOTTITA DI ESPLOSIVO - L'attentato, che non è stato al momento rivendicato, è avvenuto a mezzanotte e mezza nel quartiere di Sidi Bishr della grande città affacciata sul Mediterraneo, davanti alla Chiesa dei Santi (Al-Qiddissine). Secondo le prime ricostruzioni, l'automobile imbottita di esplosivo, una Skoda, è stata parcheggiata davanti alla chiesa dieci minuti prima dello scoppio. Un testimone ha detto alla tv di aver visto alcune persone scendere dal veicolo. Lo scoppio, fortissimo, è avvenuto quando i fedeli uscivano dalla chiesa e si è immediatamente propagato alle automobili vicine, che sono esplose moltiplicando l'effetto devastante.



LE MINACCE - La strage riporta alla memoria le minacce espresse nel novembre scorso dall'ala irachena di Al Qaida che, dopo aver rivendicato un sanguinoso attentato alla cattedrale siriaco-cattolica di Baghdad, aveva minacciato la comunità copta egiziana, particolarmente numerosa tra i cristiani del Medio Oriente. I terroristi islamici avevano ingiunto di «liberare» due cristiane egiziane «tenute prigioniere in monasteri» per impedire loro di convertirsi all'Islam. I copti sono fra il 6 e il 10% dei circa 80 milioni di abitanti dell'Egitto. «Lo sforzo islamico di ripulire il Medio Oriente dai cristiani è aumentato», scrive con amara ironia un sito copto. Al Azhar, invece, la più alta istanza dell'Islam sunnita, ha gettato acqua sul fuoco, condannando l'attentato di Alessandria. In un comunicato pubblicato dall'agenzia di stampa egiziana, il presidente egiziano Hosni Mubarak ha chiamato «gli egiziani, copti e musulmani, a conservare la loro unità di fronte alle forze terroristiche che minano la stabilità della patria e la sua unità».


Redazione online
01 gennaio 2011



Powered by ScribeFire.

Un anno di barzellette sul Cavaliere

di Redazione


Istrionico e irriverente, nessuno come Berlusconi è vittima e al contempo ispiratore di battute. Dai colloqui col Padreterno alle scenette con Putin e Bin Laden, ecco le storielle più divertenti


«Sai perché Berlusconi è l’uo­mo più adatto a ripulire Napo­li? Perché è l’unico che sco­pa ». Eccola lì, buttata, così, di corsa per la strada, tra due che si incontrano di fretta in piaz­za del Duomo, l’«ultima» sul premier. Breve, in formato prêt-à-porter , rumorosa e qua­si rivoluzionaria come un pu­gno battuto sul tavolo che fa tintinnare il bicchiere e traci­mare il rum.Eppure nella magmatica sag­gezza popolare riassume le no­tizie di un’intera annata, come se narrasse ancora una volta quel che abbiam sempre narra­­to nella nostra fantasia: del Ca­valier, l’arme e i concitati amo­ri. Niente cambia sotto il sole. La strada recepisce i fatti e li trasforma nella competenza profonda di un sorriso che, per antico detto, mette in moto il buon sangue, diserba un po’di gramigna concimata dall’invi­dia in mezzo ai ro­veti che la po­litica nazionale e internaziona­le coltiva. Una al giorno ne nasce, in mez­zo a questa Italia sconvolta dal­le crisi e dalle liti, che in una democrazia, come voleva Mon­tesquieu, sono segno di liber­tà. Perché dove tutto tace, non ci sono spiriti né menti aperte. Invece l’ardire, seppur picco­lo, di creare e sorridere, il no­stro popolo continua a tenerlo alto, con una letteratura di «barzellette»o di storielle sem­p­lici che riporta a sé tutta l’anti­ca arte della satira.
Appena ascoltata, quella bou­tade su Napoli e l’ ars amandi più antica della terra, quel­l’ars che è talmente radicata da farci confessare, con since­rità, senza moralismi, «così fan tutti e tutte», mica solo Sil­vio, quella battuta corta e onni­comprensiva di verità, ce la sia­mo tradotta in greco, come se fosse su una scena di Aristofa­ne, in latino, e perché no, in in­glese, visto che non c’è stato più grande barzellettiere al mondo che William Shakespe­are. E ci siamo anche detti: Sil­vio Berlusconi racconta barzel­lette, ne fa girare tante perfino sul proprio conto, e per questo viene spiato. Allora queste bar­zellette hanno la loro valenza se meritano titoli sui giornali. Non solo: dal 1994 in poi, le sto­rielle scherzose su di lui hanno continuato a rifiorire, tant’è che qualche sera fa una sonora compagnia al ristorante, per sua stessa ammissione non di centrodestra, se ne racconta­va alcune e un commensale ad un certo punto si è persino in­terrogato perplesso: ma non staremo diventando «berlu­sconiani » anche noi? Tutti col­piti dal virus della barzelletta: destra, centro, e se ancor c’è, sinistra. Allora, ci siamo detti: raccontiamole, per una volta, le migliori sul Presidente. Ec­cole.

APOCALISSE E OTTIMISMO
Osama Bin Laden, Putin e Berlu­sconi vengono convocati davanti al Trono dei Troni. Dice il Signore: A voi sono costretto a comunicar­lo. La crisi economica devasterà la terra e alla fine mi sono convinto di mandare L’Apocalisse. Trovate il modo di riferirlo agli uomini». Osama sale su un minareto e gira un video per i musulmani in cui spiega: «Cari fratelli musulmani, siamo proprio fottuti. Primo: Dio esiste e non è quello del Corano. Purtroppo i cattolici avevano ragio­ne. Secondo: è inutile fare attenta­ti, perché tempo una annetto e il mondo sarà interamente nella cac­ca ». Putin si affaccia alle finestre del Cremlino e grida: «Dio c’è e il Co­munismo, a cui eravamo costretti, aveva torto. Secondo: la fine dei tempi è vicina, preparatevi a spala­re cacca se volete salvarvi». Berlusconi parla alla nazione: Cari italiani, come sempre avevo ragione. Dio è il nostro Dio, quello di sempre. Ci vuole anche bene, perché mi ha assicurato, tempo un annetto, e altro che emergenza ri­fiuti a Napoli! Finalmente ci sarà la­voro per tutti!». 

LA LAMPADA DI ALADINO
Luca Cordero di Montezemolo viaggia sull’autostrada con la sua nuova Ferrari rossa oltre ogni limi­te di velocità. Improvvisamente dallo specchietto retrovisore vede arrivare da lontano Silvio Berlusco­ni sopra una biga, stile Ben Hur. Berlusconi supera Montezemolo e lo sperona, devastandogli la fianca­ta della Ferrari. I due si fermano. L’ex presidente di Confindustria scende dalla mac­china arrabbiato come una iena e tuona: «Insomma, possibile che tu non permetti a nessun altro di cor­rere in santa pace?». Berlusconi, sorridendo: «E dai, non ti arrabbia­re così! Sai che ho la lampada di Ala­dino e grazie a lei risolveremo tut­to ». Il premier estrae dalla tasca il mitico coccio e dice: «Strofinala e chiedi quello che vuoi. Mi racco­mando, grida perché il genio è vec­chio ed è anche un po’ sordo». Montezemolo manipola la lampa­da; il genio esce. Luca urla con la sua vocetta: «Voglio un miliardo, un miliardo di euro per rimettere a nuovo la Ferrari». Un tuono scop­pia e si aprono, in alto, le porte dei cieli. Dalle nubi scende, precipi­tando, un oggetto: un biliardo, che si schianta sulla Ferrari distruggen­dola definitivamente. Montezemo­lo, sconvolto, rimprovera il genio: «Vecchio rincitrullito, ho chiesto un miliardo, non un biliardo ! ». Il Cavaliere gli posa bonariamente la mano sulla spalla e sorridendo di­ce: «Non te la prendere, caro Luca. Sai com’è, anche i geni tirano brut­ti scherzi. Ma ragiona: secondo te, caro Luca, io avrei chiesto una bi­ga?».

LA MAGNIFICA SEPOLTURA
Berlusconi avverte vicino l’ultimo, grande passo e convoca l’amico Fe­dele Confalonieri. «Senti - spiega ­non sono del tutto contento del Mausoleo nuovo nel parco di Arco­re. Vorrei una tomba più grandicel­­la, comoda, rappresentativa. Tu co­sa proporresti? Confalonieri ri­sponde: «Dammi qualche giorno e tornerò con ciò che vuoi». Passano due giorni, Confalonieri si siede di fronte a Silvio e dice: «Potremmo comprare la tomba dell’imperato­re Augusto e ristrutturarla. Ci coste­rebbe un po’, ma forse stare lì ti pia­cerebbe... ». Berlusconi: «Non so, non mi convince... Pensa a qual­cos’altro ». Passano altri due gior­ni, Fedele e Silvio si incontrano di nuovo. Confalonieri: «Sarebbe in vendita la grande piramide di Cheope. Anzi, dopo il caso Ruby e le storie con l’Egitto, sarebbe quasi in svendita. Che dici?». Berlusco­ni: «Non so, non mi convince... pensa a qualcos’altro». Altri due giorni trascorrono. I due amici si ritrovano a cena e Confalonieri ri­vela quasi timoroso: «Sai, la trattati­va è stata dura, ma alla fine i respon­sabili potrebbero cedere. Si tratta del santo sepolcro». Silvio abbassa li occhi e risponde: «Questo sì che va bene, ma quanto costa?». Fede­le gli sussurra all’orecchio l’enor­me cifra e Silvio sbotta: «Ma come, tutti questi soldi per rimanerci so­lo tre giorni?».

A IMMAGINE E SOMIGLIANZA
Dio convoca il Cavaliere. «Caro dottore, mi hanno riferito che lei è uno dei massimi esperti di quella piccola scatola che è ingrado di mo­­strare a un uomo tutto il resto del mondo, mentre se ne sta comoda­mente seduto sul suo divano. Co­me si chiama questo miracoloso congegno?». Berlusconi: «Televi­sione, Eccellenza, si chiama televi­sione ». Dio continua: «Bene. Ora vorrei che lei mi fornisse una prova della potenza di tale mezzo». Berlu­sconi fa uscire dalla tasca un picco­lo televisore e si sintonizza su un canale Rai, dove stanno trasmet­tendo un parto in diretta. Dio, im­pressionato nel vedere la donna in preda ai dolori più atroci, esclama: «Ma perché questa ragazza soffre in tal modo per dare alla luce un figlio?». Il Cavaliere, timorosamen­te, ribatte: «Veramente, Eccellen­za, mi consenta, ma fu proprio Lei a decidere tutto questo». Dio: «E io avrei avallato un tale abominio? Ma quando? Forse in un attimo d’ira posso averlo detto, ma scher­zavo! ». Berlusconi, allora, si sinto­nizza sulla Bbc, dove stanno tra­smettendo un documentario sulle miniere. Dio osserva i minatori, su­dati, sporchi, mezzi morti per la fa­tica. Chiede sconcertato: «Perché gli uomini devono dannarsi in tal modo per guadagnarsi il pane?». Berlusconi, sempre timidamente, replica: «Eccellenza, mi consenta, ma anche questo lo ha deciso lei». Dio: «Ancora? Forse sempre in quell’attimo d’ira, ma scherzavo, non sono tanto crudele verso le mie creature. Io sono buono». Allo­ra il Cavaliere si sintonizza sul ca­nale del vaticano, che mostra cardi­nali e vescovi mentre passeggiano beati nei giardini di San Pietro. Dio si distende in un attimo di pace e soddisfazione. «Ecco, finalmente la verità. Scusi Cavaliere, ma chi so­no questi uomini che mi interpreta­no così alla perfezione?». E Berlu­sconi: «Eccellenza, questi sono gli unici che hanno capito che in quel­­l’attimo d’ira lei stava scherzan­do!». 

«GHE PENSI MI!» DALL’OLTRETOMBA
Come si conviene a ogni peccato­re, subito dopo la morte Berlusco­ni viene designato all’inferno. Lo accoglie Lucifero: «Finalmente ci conosciamo. Benvenuto all’In­ferno! ». Silvio dà un’occhiata ai gironi dei dannati e poi si rivolge a Lucifero: «Guardi, non vorrei sembrarle presuntuoso, ma an­che se siamo all’Inferno, un po’ di decoro, ci vuole un minimo d’ordine, Sant’Iddio!». Lucifero precipita nella Caienna, gridan­do: «Zitto, zitto! Qui non si può pronunciare quel nome!». Il pre­mier insiste: «Osservi: le forche dei demoni arrugginite. E il fuo­co? Tiepido, polveroso. Non sa­ranno fiamme degne di Lucifero, queste. E i peccatori: a forza di stridere i denti, son rimasti senza le dentiere. Mio caro Lucifero, se mi dà una settimana, faccio per­fetti tutti i gironi! Ma alla fine, se sarà soddisfatto, esigo una ricom­pensa » . Lucifero acconsente. Dopo un mese, i due si reincontrano in mezzo a un Inferno lucido come uno specchio. Lucifero, costerna­to, chiede: «Allora, la ricompen­sa? ». Il premier alza l’indice della mano destra e fa un segno che in­dica: voglio salire! Accontentato. Giunto in Purgatorio, lo acco­glie un angelo. Berlusconi si guar­da intorno e commenta: «Ma co­m’è trascurato questo Purgato­rio... Mi si consenta una settima­na e lo trasformo. Però voglio una ricompensa». Passati sette giorni il Purgatorio risplende. L’angelo deve cedere, e chiede quale sia il premio e Berlusconi alza di nuovo l’indice. Vuole sali­re. Accontentato. Finalmente in Paradiso, lo ac­coglie San Pietro. Il Cavaliere si guarda intorno e ricomincia. «E questo sarebbe il Paradiso? L’or­gano è stonato, la Rosa dell’Empi­reo è appassita... e il candore del­la luce è difettoso. Caro San Pie­tro, se lei mi consente di lavorare senza nessuna interferenza una settimana, senza opposizione al­cuna, almeno in Paradiso, io la stupirei. Però poi voglio una ri­compensa ». Dopo una settimana San Pietro ha un moto di giubilo nel constatare la metamorfosi: ar­cangeli in doppio petto, santi sfa­villanti e la luce che risplende co­me in uno studio tv. Berlusconi chiede: «E ora voglio parlare per­sonalmente con Lui». San Pietro allora lo conduce davanti all’im­mensa porta d’oro, infila le chia­vi e apre, raccomandandosi: «So­lo un minuto». Trascorre un mi­nuto e tutto tace. Ne passano die­ci e tutto tace. Venti minuti, mez­z’ora. San Pietro freme, poi, pas­sando dal retro, si avvicina al tro­no di Dio. Vede il Cavaliere che parla, parla, e Dio in attento, pro­fondo ascolto. San Pietro si avvi­cina e sente Dio esclamare: «Ca­ro Silvio, comprendo lo spirito in­novativo che vuole apportare in questo luogo. C’è soltanto una co­sa che non capisco: perché io do­vrei fare il vicepresidente?». 



Powered by ScribeFire.

Estonia, primo giorno di euro

Corriere della sera

È il 17° Paese ad adottare la moneta unica

Cultura di sinistra: 2010 di successi

di Luigi Mascheroni



Fantacronaca di una straordinaria stagione letteraria, artistica e cinematografica nel segno del Pd. Dalla riforma dell’Università appoggiata dall’intera intellighenzia alla difesa dei tagli ai teatri e a Cinecittà




Ricco di grandi soddisfazioni e celebrato dentro e fuori i confini nazionali, si chiude un anno straordinario per la cultura italiana. E questo grazie agli interventi di sostegno e all’attenzione costante dell’attuale governo di centrosinistra, capace di marcare in maniera sostanziale la differenza con la politica berlusconiana che lo ha indegnamente preceduto. Nonostante il momento di grave crisi economica, infatti, il Partito democratico - a partire dal presidente del Consiglio, Walter Veltroni, fino ai ministri dell’Istruzione Maria Pia Garavaglia e dei Beni culturali Vincenzo Cerami - ha saputo rispondere alle esigenze improrogabili di quei settori che da sempre in un Paese civile necessitano di maggior tutela: la trasmissione e la valorizzazione del sapere.

Proprio i titolari dei due ministeri-chiave, a dispetto dell’opposizione sterile e pretestuosa degli omologhi ministri ombra del centrodestra - l’inconsistente Mariastella Gelmini e l’inadeguato Sandro Bondi - risultano tra i più apprezzati dell’Esecutivo. A conferma di una solida tradizione di supporto alla cultura, in tutte le sue forme, dei partiti progressisti. Del resto, da Antonio Gramsci a Eugenio Scalfari, l’intellighenzia o è di sinistra o non è.
A onore e merito di questo governo, che così efficacemente ha fatto fronte al disastroso lascito materiale e spirituale dell’era Berlusconi, vale la pena ricordare i più importanti risultati ottenuti in ambito culturale nel 2010.

Ancora abbiamo nelle orecchie la giusta salva di fischi del pubblico scaligero che ha travolto il direttore d’orchestra Daniel Barenboim, il quale impunemente, alla «prima» della Valchiria, di fronte al Capo dello Stato, si è permesso di leggere l’articolo 9 della Costituzione che difende lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica, in segno di protesta per gli inevitabili tagli ai teatri e agli enti lirici decisi dalla Finanziaria. «Se non ci sono soldi, non possiamo farci un cazzo!», è stato il monito che Giorgio Napolitano ha affidato a una nota subito diffusa dal Quirinale. Una riflessione pacata che ha riscosso il plauso di moltissimi politici e intellettuali, i quali non hanno mancato di esprimere solidarietà nei confronti del ministro della Cultura Vincenzo Cerami, impossibilitato a presenziare alla prima della Scala per importanti impegni di governo.

Da segnalare, a margine dell’evento, le manifestazioni di saluto ai rappresentanti delle Istituzioni organizzate per tutto il pomeriggio fuori dal Teatro da centinaia di studenti, operai e precari al grido di «È la Scala che ci dà da mangiare!» e, soprattutto, le ragionate stroncature, apparse su tutti i grandi quotidiani il giorno successivo, della direzione di quel pagliaccio di Barenboim. «Che se ne stia a casa sua in Israele a leggersi la Torah, invece che venire a insegnare a noi la nostra Costituzione», ha scritto giustamente sul Fatto quotidiano Marco Travaglio.

Allo stesso modo, nelle settimane seguenti, l’intera stampa nazionale - ovviamente con la deplorevole eccezione di quelle macchine del fango puzzolenti che sono Libero e il Giornale - è stata concorde nell’accogliere con commenti più che positivi l’approvazione della riforma dell’Università del ministro Garavaglia: la nuova legge - festeggiata nelle piazze di tutt’Italia da allegri cortei di studenti, professori e autonomi - dà finalmente un colpo mortale a parentopoli, limita lo strapotere dei rettori, obbliga gli atenei a non sprecare più le risorse pubbliche e introduce nuovi meccanismi meritocratici tra l’intero corpo docente. Ci si chiede, onestamente, come il centrodestra abbia potuto protestare, se non per puro spirito polemico, contro una riforma del genere, peraltro promossa a pieni voti da commentatori super partes come Francesco Giavazzi e Piero Ostellino. Del resto, perché stupirsi? La destra o è ignorante e fascista o non è.

Tanto ignorante e fascista, oltre che accecata dall’odio ideologico, da montare un’indegna campagna denigratoria contro l’incolpevole ministro dei Beni culturali Vincenzo Cerami, assurdamente accusato di corresponsabilità nei crolli a Pompei, un’area archeologica notoriamente a rischio, vista la fragilità del patrimonio conservatovi, esposto alle intemperie e al passaggio di milioni di turisti ogni anno. Come hanno ampiamente dimostrato le inchieste di Repubblica, riuscire a limitare il degrado allo sgretolamento di un solo muretto (vecchio di duemila anni e peraltro malamente restaurato), è semmai la prova di un eccellente lavoro della sovrintendenza e dello stesso ministero che, pur nella carenza di risorse, confermano di saper preservare il nostro immenso patrimonio storico-artistico. Come ha autorevolmente commentato l’archeologo Salvatore Settis: «Se a novembre piove sarà mica colpa del governo... E poi, che c’entra la politica? Se al posto di un ministro di sinistra ci fosse stato un ministro di destra, forse che il muretto non cadeva? È la stessa cosa...».

Che destra e sinistra, dal punto di vista culturale, politico e persino etico, non siano la stessa cosa, lo ha invece brillantemente dimostrato la trasmissione televisiva Vieni via con me che, condotta con raro senso dell’equilibrio e del rispetto per le posizioni altrui, ha evidenziato tutta la distanza che separa i valori della sinistra massimalista di Bersani da quelli della sinistra riformista di Fini. A chi sommessamente chiedeva come mai non è stato dato spazio alla destra, Fabio Fazio ha giustamente risposto che tanto i deficienti le trasmissioni impegnate non le vedono, perché non capiscono nulla. «Loro possono guardarsi La pupa e il secchione, nessuno gli dice niente», ha spiegato pacatamente nell’ultima puntata Roberto Saviano. Da parte del mondo intellettuale della sinistra, l’ennesima dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, di sano buon senso, disinteressato altruismo e partecipato impegno nei confronti del mondo dello spettacolo

Lo stesso esemplare atteggiamento che ha contraddistinto, nei giorni del Festival del cinema di Roma dello scorso ottobre, i tanti attori, registi e lavoratori di Cinecittà che hanno sfilato sul red carpet per manifestare la propria solidarietà al governo per gli inevitabili tagli al settore cinematografico decisi dal ministro dell’Economia Pierluigi Bersani. Come si ricorderà, fu lo stesso presidente della giuria, Sergio Castellitto, a leggere il comunicato con le felicitazioni del movimento Cento autori: «Il governo, per destinare nuove risorse ad altri servizi più necessari per le famiglie italiane in crisi, non ha potuto fare a meno di ridurre i soldi del Fondo Unico dello Spettacolo, per altro spazzando via così pericolose forme di assistenzialismo e parassitismo che infestano il nostro settore. Noi - ha dichiarato Castellitto accanto a un Luca Barbareschi visibilmente commosso - siamo qui sul tappeto rosso per fare la nostra parte di sacrifici e comunicarlo a voi che siete il nostro pubblico. Perché il nostro cinema riguarda anche voi». «Purtroppo...», sembra aver commentato, con la consueta volgarità che contraddistingue la destra, un attivista del Popolo della libertà. «Quanno ce vojono, ce vojono», è stato invece l’elegante commento di Massimo Ghini a proposito dei tagli.

E proprio nel settore cinema si riscontrano i maggiori successi, anche di immagine, del nostro Paese in Italia e nel mondo. Nonostante la totale mancanza di riconoscimenti ai film italiani alla 67ª Mostra del cinema di Venezia, un grande atto di orgoglio è stata la decisone resa nota alla chiusura della kermesse dal ministro dei Beni culturali Vincenzo Cerami: «Siccome i finanziamenti sono dello Stato, ben 7 milioni, d’ora in poi intendo intervenire direttamente nella scelta dei membri della giuria. I risultati dell’ultima rassegna veneziana costringono tutti ad aprire gli occhi e a fare autocritica».

Unanime il coro di assenso del mondo dello spettacolo: «Il ministro ha fatto bene ad alzare la voce: è ora di finirla con direttori e presidenti che fanno il bello e il cattivo tempo: chi caccia il grano deve poter mettere becco nelle scelte dei giurati, così come il regista decide chi far recitare. E ’sta destra non ci scassasse ’u ca**o», ha commentato a nome dell’intero cinema italiano Carlo Verdone. Anche il direttore artistico Marco Müller ha assentito, nel suo italiano stentato: «Tutto ciò che fa la sinistra è buono, tutto ciò che fa la destra è cattivo». Per il presidente Paolo Baratta, invece, «Venezia è sempre Venezia».

E Cannes è sempre Cannes. Dove l’Italia non manca mai di farsi notare. Anche quest’anno. Dopo essersi speso in prima persona per sponsorizzare il film di Sabina Guzzanti Draquila, purtroppo rivelatosi un pietoso flop, il ministro della Cultura Cerami è stato pubblicamente ringraziato da Elio Germano, che ha dedicato il suo premio all’Italia e agli italiani, «così ben rappresentati dalla loro classe dirigente». Dicono che Vetroni si sia commosso. Anche se non ha visto il film.

Di sicuro, come tutti, ha visto e apprezzato però Goodbye mama, il lungometraggio dell’attrice bulgara Dragomira Bonev, già diventata un’opera di culto tra la sinistra cinefila radical-chic per l’impegno con cui ha trattato il problema degli anziani nella società dell’Est europeo, all’interno della più ampia e delicata questione della tutela dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo. Immediata, dopo il suo passaggio al festival di Venezia, la richiesta da parte di molti politici e intellettuali - culminata in una grande raccolta firme lanciata da Repubblica - perché la Rai acquistasse, come poi avvenuto, i diritti del film. Che andrà presto in onda in prima serata, in due puntate, su Raiuno.

Dal docu-drama alla fiction, dal cinema alla letteratura. Un’attestazione della vitalità della nostra narrativa - come negarlo? - è arrivata dal trionfo ottenuto al premio Strega, a luglio, dal romanzo Canale Mussolini di Antonio Pennacchi, un libro dall’esemplare impegno storico-politico, sostenuto fin da subito dalle migliori firme della grande stampa progressista e dai salotti intellettuali contro quella sciacquetta della Avallone e del suo librettino Acciaio: tutti hanno fortemente creduto nell’autore e nell’opera, dando prova di tolleranza e apertura al «diverso» di fronte all’ingenuo tentativo di sdoganare narrativamente il fascismo.

E questo proprio nei mesi in cui le più brillanti menti del nostro mondo culturale, sollecitate da Vito Mancuso, si interrogavano, con grande coerenza e spirito autocritico, sull’opportunità, per uno scrittore di sinistra, di pubblicare con il gruppo Mondadori, proprietà dell’uomo che ha precipitato il Paese in una vera e propria dittatura economica, politica e sottoculturale. Più di Mussolini? Siamo inclini a pensarlo. Comunque, a recidere una volta per tutte il nodo etico-morale che ha attanagliato per un’intera estate l’intellighenzia nostrana è stato, con la consueta eleganza british, lo scrittore e giornalista Corrado Augias: «Berlusconi mi fa schifo, ma la Mondadori mi paga benissimo. E io dei principi morali me ne spazzo il culo». Affermazione che ha riscosso numerosi applausi, da Zagrebelsky a Odifreddi, da Rampini a Saviano, fino a quel vero eroe borghese di Corrado Stajano, il quale oggi pubblicherà pure per Garzanti, ma intanto riscuote i diritti dei vecchi libri che continuano a uscire per Einaudi. Berlusconi puzzerà, ma pecunia non olet, come si dice a Busto Arsizio.



Powered by ScribeFire.

E' morto l'ex ministro Bernini Fu l'ultimo «Doge» della Dc

Corriere della sera


L'ex esponente doroteo aveva 74 ed era in coma dalla scorsa estate. Presidente della Regione dal 1980 al 1989, fu coinvolto in Tangentopoli. Si era avvicinato all'Udc e al Pdl. Fondò la compagnia low cost MyAir



Carlo Bernini (archivio)
Carlo Bernini (archivio)

CASTELFRANCO VENETO (Treviso) - È morto nella notte l’ex ministro dei trasporti ed ex presidente del Veneto Carlo Bernini. Da tempo era malato. La scorsa estate era stato ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale di Castelfranco Veneto (Treviso), e non si era mai ripreso. Dall’ospedale Bernini è stato poi trasferito, un mese fa, in un reparto della casa di riposo di Castelfranco dove è mancato. Gli erano accanto la moglie Angela e i tre figli. L’ex esponente Dc doroteo, 74 anni, di Asolo (Treviso), era entrato in coma in seguito ad un infarto. In precedenza era stato sottoposto a un intervento cardiaco per un bypass. Bernini è stato per un ventennio l’uomo politico della Dc tra i più potenti del Veneto (soprannominato il Doge), per tre mandati - dal 1980 al 1989 - presidente della Regione Veneto, dove era giunto dopo aver retto la Provincia di Treviso. Divenuto senatore, è stato due volte ministro, sempre ai Trasporti. Coinvolto nella Tangentopoli veneta, Bernini ha lasciato la politica (si è iscritto all’Udc dal 2003 al 2008 e poi al Pdl) fondando la compagnia low cost MyAir. (Ansa).

01 gennaio 2011




Powered by ScribeFire.

Lula, il difensore dei diritti che ha per modello l’Iran

di Gian Micalessin


Il presidente brasiliano non ha esitato a ricevere Ahmadinejad mentre i suoi aguzzini arrestavano e torturavano gli oppositori



 

Il presidente Lula, ci fanno sapere i giornali brasiliani,è preoccupato.Te­me che quel fiorellino gentile d’un Ce­sare Battisti rischi la sua nobile vita se estradato in Italia. C’è da capirlo. Le questioni umanitarie e le sofferenze di chi si batte per una giusta causa agi­tano da sempre il nobile cuore di que­sto presidente libertario e democrati­co. I fatti sono lì a dimostrarlo. Nel­l’agosto del 2009 mentre gli aguzzini del regime di Teheran continuano ad arrestare e torturare i dissidenti scesi in piazza per contestare la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad - Lula “cuore d’oro” è uno dei pochi capi di Stato a congratularsi con il riconfer­mato presidente iraniano.

E pochi me­si dopo- nel novembre 2009 - non esi­ta a riceverlo con tutti gli onori a Brasi­lia. Del resto vorrai metter la retrograda e repressiva penisola italica con quel paradiso dei diritti umani chiamato Iran. Un paradiso a cui - sostiene Lula - bisogna concedere fiducia in tutti i campi. Non escluso quello nucleare. Così nel giugno di quest’anno il Brasi­le è uno dei pochi a respingere con un secco “no” la risoluzione del Consi­glio di Sicurezza dell’Onu che vara nuove sanzioni destinate a bloccare la corsa al nucleare degli iraniani. Quelle sanzioni, votate persino da Ci­na e Russia, fanno inorridire il buon Lula. «La pace mondiale – sostiene lui- non si raggiunge isolando qualcu­no ».

Neppure se quel qualcuno si ri­promette di cancellare dalla carta geo­grafica un Paese chiamato Israele. Ma queste, direbbero i sostenitori di Lula, son meschine bassezze. Confon­dere le preoccupazioni per quel genti­luomo d’un Cesare Battisti con una politica estera che permette a Tehe­ran di aggirare le sanzioni e garanti­sce al Brasile scambi economici per ol­tre un miliardo di dollari annui non è cosa né buona nè giusta. Allora parlia­mo di politica vera. Parliamo di politi­ca “ brasileira”.Parliamo di una politi­ca c­he ha come astro nascente un per­sonaggio “ omologo”,per certiversi,al nostrano Cesare Battisti. Lei si chia­ma Dilma Roussef e oltre ad essere la neo eletta presidente, destinata a suc­cedere dal primo gennaio a Lula, è an­che una ex terrorista marxista.

Una che per sua ammissione non esitava, ai tempi della lotta alla giunta milita­re, a maneggiare le armi. E neppure a sparare, o a rapinare. Una che il 18 giu­gno del 1969 mette a segno - assieme ai compagni di “Vanguarda Armada” - una rapina fruttata oltre 2 milioni e mezzo di dollari. Con questo passato turbolento il neo presidente Dilma Roussef non è pro­babilmente la persona più adatta a ge­stire la difficile eredità del caso Batti­sti. Lei in campagna elettoralesi è det­ta pr­onta ad esaminare e al caso a con­cedere l’estradizione del terrorista ita­liano.

Ma una cosa è dirlo, un’altra è farlo. Per un’ ex terrorista – responsa­bile di azioni molto simili, anche se meno sanguinarie e immotivate, di quelle attribuite a Battisti - sarebbe co­munque assai difficile rompere con la linea di Lula, tradire il presidente che le ha garantito la vittoria mettendole a disposizione i voti del proprio elettora­to. Ma sarebbe ancor più imbarazzan­te passare alla storia come la salvatri­ce finale di un Cesare Battisti che con­tinua a sostenere di aver agito per gli stessi “nobili” ideali perseguiti in gio­ventù dalla signora Roussef. E così al­la fine Lula “cuor d’oro” potrebbe aver deciso di levar le castagne dal fuo­co alla propria pupilla assumendosi, a poche ore dalla fine del mandato, la responsabilità di garantire asilo e sal­vezza ad uno spregiudicato terrorista assassino.



Powered by ScribeFire.

Battisti, Lula dice no all'estradizione Berlusconi: "La vicenda non è chiusa" E Napolitano: "Deluso e contrariato"

di Redazione


Il ministro degli Esteri Amorim: no all'estradizione dell'ex terrorista, "impertinente nel riferimento personale a Lula" la nota del governo italiano. Battisti resterà in Brasile come immigrante. Berlusconi: "Amarezza, ma l'Italia farà valere i suoi diritti in tutte le sedi". Napolitano: "Decisione incomprensibile".


Il ministro degli Esteri brasiliano Celso Amorim: no all'estradizione dell'ex terrorista italiano. Il governo brasiliano considera "impertinente in particolare nel riferimento personale a Lula" la nota diffusa ieri dal Governo italiano circa il caso Battisti. Lo ha sottolineato il ministro leggendo una nota ufficiale del governo. Amorim ha detto di non ritenere che il presidente Lula si metterà in contatto con le autorità italiane. A una domanda se considera che le decisioni di Brasilia su Battisti possano pregiudicare i rapporti con l' Italia, Amorim ha risposto "non credo". Secondo la nota del governo brasiliano, riportata dal quotidiano Globo online, la decisione di Lula non rappresenta un affronto verso un altro Paese "nel momento in cui si creano situazioni particolari che possono generare rischi per la persona, nonostante il carattere democratico dei due Stati". Nella nota il governo brasiliano esprime quindi il suo "stupore" per la reazione italiana. Amorim ha letto il comunicato del governo di Lula durante un breve punto stampa con i cronisti al Planalto, sede della presidenza brasiliana, dove si trova lo stesso capo dello stato. Per Lula è l'ultimo giorno della sua presidenza, visto che domani ci sarà a Brasilia l'insediamento di Dilma Rousseff. In questa ultima giornata, Lula ha in programma una serie di riunioni, che saranno i suoi ultimi appuntamenti ufficiali. Tra le riunioni, un colloquio con l'avvocato generale dello stato Luis Inacio Lucena Adams, che ieri aveva espresso un parere contrario all'estradizione di Battisti.

L'amarezza di Berlusconi: "Ma vicenda non chiusa" "Esprimo profonda amarezza e rammarico per la decisione del Presidente Lula di negare l'estradizione del pluriomicida Cesare Battisti nonostante le insistenti richieste e sollecitazioni a ogni livello da parte italiana. Si tratta- afferma il presidente del Consiglio in una nota diffusa da Palazzo Chigi - di una scelta contraria al più elementare senso di giustizia". "Esprimo ai familiari delle vittime tutta la mia solidarietà, la mia vicinanza e l'impegno a proseguire la battaglia perché Battisti venga consegnato alla giustizia italiana. Considero la vicenda tutt'altro che chiusa: l'Italia non si arrende e farà valere i propri diritti in tutte le sedi", conclude Berlusconi.

Napolitano: "Decisione incomprensibile" "La decisione del Presidente Lula ha suscitato in me profonda delusione, amarezza e contrarietà. Gli avevo scritto nel gennaio 2009, illustrandogli ampiamente le circostanze di fatto, e gli argomenti giuridici e politici, che chiaramente militavano per la concessione dell'estradizione di Cesare Battisti; gli riproposi tutti i termini della questione-spiega Napolitano in una nota - incontrandolo a L'Aquila in occasione del G8 e ricavai da quell'incontro motivi di fiducia nella comprensione, da parte brasiliana, delle ragioni dell'Italia". "A maggior ragione, mi appare incomprensibile la decisione, le cui motivazioni appaiono tanto infondate quanto insensibili alle garanzie dell'ordinamento giuridico e alla tradizione democratica del nostro paese. Non mi resta che confidare in una seria considerazione, nelle competenti sedi brasiliane, delle nuove istanze che saranno prodotte dalle autorità italiane ; e rivolgere un pensiero addolorato- conclude il Capo dello Stato- alle vittime dei crimini di Battisti come di tutte le vittime del terrorismo".

Frattini: "Motivazioni inaccettabili" Il ministro degli Esteri Franco Frattini e la Farnesina esprimono "il più vivo sconcerto e la profonda delusione per una decisione insolita rispetto alla stessa prassi istituzionale brasiliana, che contraddice i principi fondamentali del diritto e offende i familiari e la memoria delle vittime dei gravissimi atti di violenza commessi da Cesare Battisti". Lo sottolinea una nota spiegando che "tanto più incomprensibili ed inaccettabili agli occhi del governo italiano e di tutti gli italiani appaiono le modalità dell' annuncio e il riferimento, nelle motivazioni della decisione, al presunto aggravamento della situazione personale di Battisti". "Esprimo profonda amarezza e rammarico per la decisione del Presidente Lula di negare l'estradizione del pluriomicida Cesare Battisti nonostante le insistenti richieste e sollecitazioni a ogni livello da parte italiana. Si tratta- afferma il presidente del Consiglio in una nota diffusa da Palazzo Chigi - di una scelta contraria al più elementare senso di giustizia". "Esprimo ai familiari delle vittime tutta la mia solidarietà, la mia vicinanza e l'impegno a proseguire la battaglia perché Battisti venga consegnato alla giustizia italiana. Considero la vicenda tutt'altro che chiusa: l'Italia non si arrende e farà valere i propri diritti in tutte le sedi", conclude Berlusconi.

La Farnesina richiama l'ambasciatore La Farnesina si appresta a richiamare a Roma l'ambasciatore d'Italia in Brasile, Gherardo La Francesca per consultazioni. "Il ministro Frattini ha deciso di richiamare a Roma l'ambasciatore la Francesca per consultazioni volte a definire il percorso dell'azione giudiziaria del governo italiano in difesa delle proprie legittime aspettative basate sul Trattato bilaterale di estradizione e sulla sentenza del Tribunale Supremo brasiliano". E' quanto si legge in un comunicato sul caso Battisti.

"Lavoriamo contro la scarcerazione" Il governo italiano punta a "utilizzare immediatamente tutti i possibili margini offerti dall'ordinamento giuridico brasiliano per ottenere nei tempi più rapidi la sospensione della procedura di scarcerazione di Cesare Battisti". Lo precisa in una nota della Farnesina il ministro degli Esteri, Franco Frattini, spiegando che l'Italia lavorerà per "far sì che il Tsf verifichi l'incompatibilità della decisione presidenziale con la sua stessa precedente sentenza del novembre 2009 che aveva negato i presupposti per la concessione a Battisti dello status di rifugiato". Il caso Battisti - ricorda la nota della Farnesina - è stato in questi anni seguito in Italia da tutte le più alte cariche istituzionali, dalle forze politiche e parlamentari e dall'opinione pubblica, con unanime determinazione e piena unità di azione, "mentre la diplomazia italiana, a tutti i livelli e con il più grande impegno e professionalità, si è attivata presso le istanze brasiliane per promuovere i legittimi interessi e le aspettative dello Stato italiano sulla vicenda".

Messaggio alla Rousseff Il Frattini ha chiesto all'ambasciatore italiano di recapitare al nuovo Presidente del Brasile, Dilma Rousseff, al momento stesso del suo insediamento, un messaggio sul caso Battisti. Un messaggio in "cui si fa stato della ferma determinazione del governo italiano ad esperire tutte le possibili vie legali per ottenere l'estradizione in Italia di Battisti, nonché - si legge nella nota - il nostro forte auspicio affinché il nuovo Presidente possa rivedere la decisione del suo predecessore ed uniformarsi alla sentenza del Tribunale Supremo Brasiliano". 

Ratifica del trattato Italia - Brasile a rischio "Questo non è un clima favorevole per ratificare a Gennaio" il Trattato tra Italia e Brasile che era stato raggiunto prima dell'estate scorsa. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini parlando a Sky Tg24. Difesa, infrastrutture, trasporti, energia, agroindustria: questi i principali settori in cui Italia e Brasile, lo scorso giugno hanno dato vita ad una serie di accordi bilaterali. Un vero e proprio dossier economico che però include anche un protocollo di collaborazione culturale, uno per il turismo e uno per la cooperazione in materia dello sport. Accordi dal valore di circa 10 miliardi di euro che, come disse il premier in visita a San Paolo 6 mesi fa, permetterebbero alle imprese italiane "di aiutare il miracolo economico brasiliano". L'intesa bilaterale, che dovrebbe essere ratificata dall'Italia nel febbraio prossimo, include anche formazione industriale e ricerca e la possibilità, per le aziende italiane, di intervenire nella costruzione di nuove strutture sportive legate ai prossimi appuntamenti che vedranno il Brasile protagonista con i mondiali di calcio del 2014 e con le Olimpiadi a Rio de Janiero del 2016.

Alfano: Lula incrina trattati e accordi Il ministro della Giustizia Angelino Alfano esprime "profondo rammarico" per la decisione assunta dal presidente Lula. "Il ministero della Giustizia - afferma Alfano in una nota - si è sempre mosso nella cornice disegnata dal diritto romano secondo cui 'Pacta sunt servanda'. Purtroppo, questo alto principio di legalità, che non è nelle disponibilità di alcuno, é stato gravemente ignorato, incrinando così la credibilità e l'efficacia delle leggi e dei trattati internazionali". In particolare "non si comprende per quale ragione il presidente Lula eccepisca l'articolo 3 del Trattato bilaterale, secondo il quale ci potrebbe essere un aggravamento della condizione personale dell'estradando che, nel caso in esame, è stato regolarmente condannato dalla giustizia italiana perché colpevole di efferati omicidi".

La Russa: decisione offensiva "La peggiore previsione si è realizzata", ma l'Italia "non lascerà nulla di intentato" affinché il Brasile "receda da questa decisione ingiusta e gravemente offensiva". Lo dice il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, commentando con l'ANSA l'annuncio del Brasile di negare l'estradizione L'annuncio "arriva in un momento - afferma La Russa - in cui il mio pensiero è concentrato sul nuovo lutto in Afghanistan, dove oggi è caduto un altro militare italiano". Tuttavia, "questo non mi impedisce di dire - aggiunge - che nulla resterà intentato sul piano giuridico e su qualunque altro aspetto consentito dalla legge, affinché il Brasile receda da questa decisione, per fortuna non definitiva, che oltre ad essere ingiusta e gravemente offensiva dell'Italia, lo é soprattutto della memoria delle persone assassinate e del dolore dei familiari di tutti coloro che hanno perso la vita per responsabilità dell'assassino Battisti".

"Resterà come immigrante" Battisti resterà in Brasile come immigrante, non come rifugiato o come esiliato politico. E al Supremo Tribunale Federale non spetta più prendere decisioni sul caso ma solo emettere il documento di scarcerazione. Lo ha riferito un portavoce del governo a Brasilia citato dalla stampa brasiliana. "Spetterà ora al Stf emettere l'ordine di scarcerazione di Battisti, detenuto nel penitenziario della Papuda a Brasilia", ha detto ancora la fonte. "La decisione del Supremo può essere monocratica, firmata dal suo presidente Cezar Peluso, o del plenario. Se Peluso opta per la riunione del plenario, la liberazione avrà luogo solo in febbraio, perche il Stf adesso é in pausa estiva. Ma la decisione monocratica invece può essere firmata in qualsiasi momento". Dal momento che il Supremo Tribunale Federale ha invertito all'inizio del 2009 la sentenza di rifugiato emessa dall'allora ministro della giustizia Tarso Genro, la decisione del presidente Luiz Inacio Lula da Silva si limita a non concedere la sua estradizione in Italia. Per questo l'ex terrorista si trasformerà in immigrante in Brasile e ha bisogno si presentare una richiesta di visto presso il ministero del lavoro. Avendo Lula deciso per la sua permanenza nel paese, la concessione del visto è praticamente automatica. A partire dalla concessione di questo visto, Battisti potrà richiedere la carta d'identità, il permesso di lavoro e il passaporto brasiliano. Potrà anche andare all'estero quando lo desidera. 

Il ministro Mello: va scarcerato subito Per il ministro del Supremo Tribunale Federale, Marco Aurelio Mello, "Cesare Battisti deve essere scarcerato immediatamente". "La prigione di Battisti è stata decisa a suo tempo dal Supremo per veicolare la sua estradizione, dopo la decisione della Corte, che è stata semplicemente verbale, di convalidare la richiesta di estradizione del governo italiano", ha detto Mello alla tv Globo, che ha aggiunto: "Apartire dal momento in cui questa estradizione è stata revocata, non c'é più motivo che Battisti resti in carcere".

L'Italia ricorrerà al Supremo Tribunale federale "La repubblica italiana, con il dovuto rispetto alle istituzioni brasiliane, farà ricorso al Supremo Tribunale Federale contro la pratica di un atto evidentemente illegale ed abusivo". Lo ha detto oggi l'avvocato brasiliano del governo italiano, Nabor Bulhoes, all'Agencia Brasil. L'avvocato ha spiegato che "nel contesto in cui il Supremo Tribunale Federale ha respinto il rifugio e ha concesso l'estradizione, lo stesso ha competenza costituzionale, che è privatamente sua, mentre restava solo al presidente Lula di rispettare il trattato di estradizione bilaterale". Secondo Bulhoes il trattato deve essere rispettato perché "internamente al Brasile è una legge federale speciale, e internazionalmente è fonte di diritto internazionale".

L'opposizione brasiliana contro Lula "Spero che la presidente Dilma Rousseff avrà la sufficiente indipendenza da Lula" e sia pronta a "rispettare la decisione del Supremo Tribunal Federal", che un anno fa si è detto favorevole all' estradizione di Cesare Battisti in Italia: lo ha sottolineato il capogruppo al Senato del partito conservatore Democratas, oppositore al presidente Lula. "Il presidente lascia nel suo ultimo giorno di governo un'eredità negativa, che porta ad una frattura dei buoni rapporti secolari tra Italia e Brasile. Egli ha offeso la società italiana, che vuole solo vedere un terrorista compiere la condanna che gli è stata inflitta", ha detto Maia all'ANSA. Il "no" all'estradizione di Battisti, ha concluso il parlamentare, rappresenta di fatto "un'intromissione negli affari interni dell'Italia basata su ragioni ideologiche".

Bossi: presidente di sinistra salva uno di sinistra "Un presidente di sinistra ha salvato un uomo di sinistra". Così Umberto Bossi ha brevemente commentato la decisione del capo di Stato Brasiliano. Bossi, che si trova in vacanza a Ponte di Legno, lo ha detto dopo un brindisi con una trentina di militanti del Carroccio che questa sera, come di consueto, sono andati al Castelletto per fargli gli auguri di buon anno con una fiaccolata.

La posizione del governo che non è piaciuta a Lula Il governo italiano si è attivato con determinazione e chiarezza durante l’ultimo anno e mezzo, con il consenso unanime di tutte le forze politiche, per ottenere l’estradizione in Italia di Battisti, il pluriomicida condannato in via definitiva attualmente detenuto in Brasile. Proprio nelle ultime ore il Governo ha continuato a insistere nella richiesta di estradizione, peraltro accolta dal Supremo Tribunale Federale del Brasile e rimessa per l’attuazione a Lula e si riserva di esprimere le proprie valutazioni dopo l’annuncio ufficiale della decisione. "Tuttavia - spiega Palazzo Chigi - in questo momento delicato alcune informazioni fanno ritenere che nella possibile motivazione della decisione di Lula vi possa essere il riferimento all’articolo 3 comma F del Trattato di estradizione, e quindi al presunto aggravamento della situazione personale di Battisti". In questo caso, il governo italiano fin d’ora intende dichiarare che "considera incomprensibile e inaccettabile nel modo più assoluto siffatto riferimento e la relativa decisione. Lula dovrebbe allora spiegare tale scelta non solo al Governo, ma agli italiani tutti e in particolare alle famiglie delle vittime e a un uomo ridotto su una sedia a rotelle".


Quando Napolitano scrisse a Lula: l'Italia ha sempre garantito i diritti dei singoli



Nel 2009 il Capo dello Stato scrisse al presidente brasiliano dopo la decisione del ministro della Giustizia Tarso Genro "di concedere lo status di rifugiato politico al terrorista Cesare Battisti"


"Caro Presidente Lula, in nome della nostra personale amicizia, oltre che dell'amicizia tra i nostri due Paesi, Le scrivo per manifestarle stupore e profondo rammarico dinanzi alla decisione del Ministro della Giustizia Tarso Genro di concedere lo status di rifugiato politico al terrorista Cesare Battisti". Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esordì nella lettera inviata al presidente del Brasile Lula nel 2009 per fare il punto sulla posizione dell'Italia sulla vicenda Battisti. "Battisti- prosegue il Capo dello Stato nella missiva resa nota dal Quirinale - fu condannato all'ergastolo in Italia perché giudicato colpevole, tra gli altri delitti, di ben quattro omicidi commessi, nel 1978 e 1979 per finalità di terrorismo.

Evaso dall'Italia nel 1981, trovò rifugio in Francia e poi fuggì in Brasile per sottrarsi alla esecuzione del provvedimento delle autorità francesi che ne avevano concesso la estradizione. La ricostruzione degli anni del terrorismo in Italia come emerge nel testo della decisione del Ministro della Giustizia, appare inaccettabile. Nel provvedimento con cui il Ministro ha attribuito a Battisti lo status di rifugiato non vengono in alcun modo presi in considerazione il sangue versato e il dolore delle famiglie delle vittime (due appartenenti alle Forze di Polizia, un macellaio e un gioielliere).

Eppure la Costituzione della Repubblica Federativa del Brasile considera delitti particolarmente gravi quelli di terrorismo e l'azione di gruppi armati, civili o militari, contro l'ordine costituzionale e lo Stato democratico. Per di più, il Ministro ha messo in dubbio il rispetto da parte della nostra legislazione penale dei principi fondamentali della civiltà giuridica. Riaffermo con forza che, anche negli anni più cruenti del terrorismo, la legislazione italiana ha sempre pienamente rispettato le garanzie dei diritti dei singoli individui. Non a caso anche la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, cui Battisti si era rivolto, ha affermato - con decisione del 12 dicembre 2006- che i giudizi cui Battisti era stato sottoposto in Italia si erano svolti nella rigorosa osservanza dei principi del giusto processo.

Né in quei giudizi si era data applicazione ad alcuna legge emergenziale della quale il Ministro - pur erroneamente e senza poterlo dimostrare - assume il carattere persecutorio. I giudizi a carico di Battisti seguirono le regole comuni; così come seguiranno le regole comuni del nostro ordinamento le fasi di esecuzione della pena. La Costituzione italiana afferma infatti il principio del carattere non punitivo ma riabilitativo della pena e, a tal fine, il sistema giudiziario e penitenziario italiano prevede istituti flessibili e modalità appropriate per accompagnare gradualmente il condannato -anche se per fatti di terrorismo- nel processo di riabilitazione, pur nel caso in cui gli sia stata inflitta la pena dell'ergastolo.

Sono questi i principi a cui si ispira la richiesta di estradizione da parte dell'Italia. La concessione dello status di rifugiato politico a Battisti contrasta con le Convenzioni internazionali che definiscono le condizioni per il riconoscimento di tale status e implica un giudizio di valore inaccettabilmente negativo sull'ordinamento costituzionale e giuridico italiano, ignorando i diritti che esso assicura ai condannati in Italia. E' sorprendente che una decisione del genere provenga da un Paese come il Brasile che ha ben conosciuto in anni recenti il carattere proprio di una dittatura soffrendo la negazione di ogni libertà.

Gli oppositori di quella dittatura trovarono d'altronde rifugio e amichevole protezione anche in Italia. Non si possono equiparare i terroristi che si sono macchiati di crimini gravissimi contro singoli cittadini e contro lo Stato democratico, a coloro che in ben diverse situazioni hanno legittimamente lottato contro la dittatura. Non è accettabile che crimini come quelli commessi da Cesare Battisti -prosegue Napolitano - siano dimenticati o peggio ancora assolti in considerazione di una loro indefinita e inesistente "natura politica".

La grave decisione con cui il Ministro della Giustizia ha accolto il ricorso del Battisti ha determinato una profonda emozione e un'ondata di sdegno in tutte le forze politiche italiane. Caro Presidente, questa mia lettera è dettata dalla memoria sempre vivissima dei rischi per la democrazia repubblicana e delle sofferenze per centinaia e centinaia di famiglie che gli anni del terrorismo - specie di quello ispirato da una sedicente sinistra rivoluzionaria - rappresentarono per l'Italia (Le accludo una pubblicazione da me personalmente curata per ricordare le vittime del terrorismo "di destra" e "di sinistra"). Confido nella Sua comprensione per le considerazioni che ho voluto personalmente esporLe".



Calderoli: "Inaudito, ora intervengano premier e Colle"



Immediate le reazioni del mondo politico alla decisione di Lula di non comcedere l'estradizione a Cesare Battisti. Santanchè: "Decisione intollerabile". I senatori veneti della Lega: "Boicottiamo i prodotti brasiliani"


Roma - Sono immediate le reazioni del mondo politico italiano alla decisione del presidente brasiliano Lula di non concedere l'estradizione all'ex terrorista dei Pac Cesare Battisti. "Addolora e sorprende che una figura politica che ha ben meritato per il suo Paese come il Presidente Lula chiuda la sua carriera con una macchia tanto grande e incancellabile. Attorno all'assassino Battisti da troppi anni ruota una rete di complicità, di sostegni pseudointellettuali e politici, che ha un solo effetto: rinnovare il dolore delle vittime. E' davvero brutto che il Brasile si sia allineato a questa opaca rete di protezione. E' quindi assolutamente importante e positivo che il Governo italiano abbia in questi giorni annunciato con puntuali interventi di Palazzo Chigi e del Ministro degli Esteri Frattini che saranno percorse tutte le possibili strade legali per porre rimedio a questa grande ingiustizia". Lo afferma il portavoce del Pdl Daniele Capezzone.

Calderoli: "Inaudito, Berlusconi e Napolitano intervengano" "Le tante vittime di Cesare Battisti oggi muoiono per la seconda volta". Lo afferma Roberto Calderoli. "E' inaudita la risposta data dall'uscente presidente brasiliano Lula che contraddice il Supremo Tribunale Federale brasiliano, oltre alla giustizia italiana, rendendosi così complice di un terrorista pluri omicida. Il Governo italiano ora dovrà immediatamente fare ricorso nelle sedi giudiziarie competenti, ma il Brasile e la sua condotta, nel frattempo, andranno pesantemente sanzionati. Gli affari di qualcuno non possono mettere da parte la giustizia, una giustizia oggi negata e di questo è colpevole non soltanto il Brasile ma anche la Francia", aggiunge il ministro leghista. "E' inverosimile attaccare Stati ritenuti rei di sostenere il terrorismo internazionale e trattare invece come Paesi amici degli Stati che invece ospitano in maniera spudorata terroristi nostrani o altri che ora si accingono addirittura a liberarli. Silvio Berlusconi, come capo del Governo, e Giorgio Napolitano, come capo dello Stato, mettano in essere qualunque iniziativa, e sottolineo qualunque, per porre rimedio a questa vergogna. Battisti è un assassino, un criminale efferato, che dovrebbe stare in galera, a scontare i suoi ergastoli in una cella di cui bisognerebbe gettare via la chiave".

Santanchè: "Una decisione che non possiamo digerire" "E' una decisione che non possiamo digerire: il 4 gennaio tutti sotto l'ambasciata brasiliana a Roma con Alberto Torregiani e l'associazione delle vittime. Faremo tutto ciò che ci chiederanno i familiari delle vittime perché Cesare Battisti lo vogliamo vedere in Italia e in carcere a scontare la sua pena". Lo dichiara in una nota Daniela Santanché, sottosegretario per l'Attuazione del programma di governo. "I nostri dirigenti romani del Movimento per l'Italia hanno già ottenuto da ieri l'autorizzazione della Questura di Roma per un sit-in in piazza Navona".

Senatori veneti della Lega: boicottare il Brasile "Tutto ciò che entra in Italia dal Brasile, anche uno spillo, deve marcire nei magazzini. L'affronto del guerrigliero Lula è stato troppo". Lo si legge in una nota dei senatori veneti della Lega Piergiorgio Stiffoni, Paolo Franco, Luciano Cagnin, Alberto Filippi, Gianvittore Vaccari e Gianpaolo Vallardi i quali fanno appello "ai fratelli veneti della quarta generazione in Brasile perché facciano sentire la loro indignazione nelle piazze davanti a tutti i municipi brasiliani". "Boicottaggio totale dunque - aggiungono i senatori della Lega - anche chi ha in programma e chi organizza viaggi in Brasile, si ricordi che visitano e danno soldi a un paese che sta concedendo ospitalità a un pluriomicida sfregiando così la memoria delle vittime di questo assassino e le loro famiglie". 


Torregiani: "Ora lasciamo il fioretto e impugnamo la spada"


Alberto Torregiani, il figlio del gioielliere ucciso dai Pac: "Ora lasciamo il fioretto e impugnamo la spada, perché se il rispetto delle regole porta a questo, d'ora in poi useremo il pugno di ferro". Il figlio di Sabbadin: "Così Lula si rende complice di un assassino"



 

Milano - "Ora lasciamo il fioretto e impugnamo la spada, perché se il rispetto delle regole porta a questo, d'ora in poi useremo il pugno di ferro". Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso dai Pac (Proletari armati per il comunismo) accoglie con sentimenti "di rabbia e sconforto" la notizia nella mancata concessione dell'estradizione dal Brasile di Cesare Battisti, condannato anche per l'omicidio di suo padre. "Quei politici, quei giudici andrebbero presi e portati su un aereo per venire in Italia e capire le sciocchezze che hanno detto", ha spiegato Torregiani.

Sabbadin: "Lula si rende complice di un assassino" "Con questa decisione il presidente Lula si dimostra complice di Cesare Battisti, complice di un assassino!". Reagisce così alla decisione del Brasile di non estradare l'ex terrorista il veneziano Adriano Sabbadin, figlio cinquantenne di Lino, il macellaio ucciso da un commando dei Pac il 16 febbraio 1979. "Per noi parenti delle vittime - dice all'ANSA Sabbadin - è una presa in giro, anche se questa scelta era nell'aria". "Ho sempre detto - ricorda - che non voglio Battisti dietro le sbarre. Io e i miei familiari ci saremmo accontentati che si dimostrasse pentito. Così non è mai stato. E Lula, a questo, é suo complice". 



Scalzone fa festa: "Un sospiro di sollievo"




L'ex attivista di Potere Operaio commenta la decisione del governo brasiliano di non concedere l'estradizione per Cesare Battisti: "Sollievo per il precedente e per il principio che si afferma e "felicità fisica". Il filosofo francese Henry-Levy. "Lula saggio"



 

Parigi - Sollievo "per il precedente e per il principio che si afferma" e "felicità fisica". Con queste parole l'ex attivista di Potere Operaio Oreste Scalzone, da anni residente in Francia, ha commentato la decisione del presidente brasiliano Lula di rifiutare l'estradizione di Cesare Battisti in Italia. "Mi rallegro - ha proseguito - per un uomo strappato agli artigli di una volontà di punizione infinita, che in realtà non risarcisce nessuno, ma è solo un'illusione tossica". "Che finisse così era chiaro" secondo Scalzone, che ritiene non esistano per l'Italia ulteriori mezzi di opporsi alla decisione di Lula. "A meno che - ironizza - non si voglia decidere di dichiarare guerra al Brasile".

Henry-Levy: Lula saggio "Mi rallegro della saggezza del presidente Lula. E' una decisione oculata". Lo scrive il filosofo francese Bernard Henri-Levy, in un messaggio sul sito della sua rivista, 'La regle du jeu'. "E' la decisione - prosegue il testo - di un uomo che ha preso il tempo di andare a fondo nel dossier, di verificare le sue numerose irregolarità e di prendere la misura della sua dimensione esageratamente passionale". "Aggiungo che questa decisione - conclude Levy - è un sollievo per quelli che, anche in Italia, si preoccupano di girare la pagina degli anni di piombo o di trattare, questi anni, di pensarli, ma senza passione, con equità ed evitando la terribile logica del capro espiatorio e le sue trappole". 


E Battisti si prepara alla nuova vita con la giovane fidanzata












Powered by ScribeFire.

Gli auguri del sindaco Iervolino alla città inaugurano la web-tv del Comune

Il Mattino


NAPOLI (31 dicembre) - La web Tv del Comune di Napoli, è partita oggi con le sue trasmissioni in forma sperimentale, come sezione del Portale istituzionale . Presentando il numero zero del notiziario il sindaco di Napoli Rosa Iervolino - si legge in un comunicato - invia i suoi auguri e saluti per il nuovo anno a tutti i napoletani, quelli che vivono in città e quelli che risiedono nel resto del mondo.


>>> GUARDA LA WEB-TV DEL COMUNE E GLI AUGURI DEL SINDACO


«La web Tv inizia le sue trasmissioni in forma sperimentale per raccogliere suggerimenti, critiche, idee, per realizzare uno nuovo canale di partecipazione sociale alle scelte della città» ha detto la Iervolino.

Il palinsesto della Web Tv prevede un telegiornale tutti i giorni lavorativi, alle ore 15,00, a partire dal 7 gennaio, che presenterà oltre alla cronaca degli avvenimenti cittadini, i tanti volti di Napoli attraverso rubriche ed approfondimenti.





  Sono presenti     18 COMMENTI VISUALIZZA TUTTI I COMMENTIScrivi un commento

non ti voglio piu VEDERE !!!!
A te che mi hai fatto vergognare di essere Napoletano
A te che con le mie tasse ho pagato lo stipendio,i contributi,e tutto il resto per 10 anni !!
A te che come tu dicesti in un comunicato stampa nell'ennesima tragedia della munnezza a napoli ( io mi trovavo al caldo sole di bruxelless ) la dove scapperai tra qualche mese !!
A te che con il tuo accordo con il centro destra sei riuscita a rimanere li nascosta su quella poltrona di sindaco che non ti appartiene
A te hce lascerai ai giovani di Napoli un immaggine ed un territorio disastrato e senza futuro
A te che con la tua amministrazione di sfrantummati ,suicidi,arrestati,corrotti,ecc hai portato la mia terra nel mondo a livelli della schifezza più assoluta
A te che dovevi essere commissariata anni fà dopo tutti gli avenimenti di malafare della tua amministrazione
A TE VA IL SALUTO DI UN NAPOLETANO OFFESO E DEFRAUDATO NON FARTI PIù VEDERE !!!!
commento inviato il 31-12-2010 alle 20:07 da il-pugno-
peggio di me nessuno
ecco la frase che i napoletani avrebbero gradito sentire....
commento inviato il 31-12-2010 alle 19:49 da dipiritototuonno
Grandi BARDIL e SCAPRICCIATIELL!!!
jervolino ti auguro tutto quello che è successo a noi napoletani nel 2010
commento inviato il 31-12-2010 alle 19:32 da Sindaco Jervolino
e jammja 1
Ieri céra un pinocchio a canale 5, oggi la la volpe, il gatto stava a casa, aspetta l´assegno dei gionta. Persone senza etica e senza morale, ipocriti al punto di mandare un messaggio i auguri a un popolo che sta soffrendo per loro colpa. Al Berlusconi, l´ipocrisia é talmente nel suo gene, che non si puo far piú niente, finche sará accerchiato da gente come scapricciatiello, la Jervolino, é una costante amnesia di essa stessa.
commento inviato il 31-12-2010 alle 19:06 da poggioreale
Vattene
Se ne vada a casa e faccia l'unica cosa utile al bene della nostra città: faccia eleggere un vero sindaco.
commento inviato il 31-12-2010 alle 18:48 da premium

  Sono presenti     18 COMMENTI VISUALIZZA TUTTI I COMMENTIScrivi un commento




Powered by ScribeFire.

Concorso scandalo alla Provincia di Napoli 40mila euro per «motivare i fannulloni»

Un nome germanico nel tunnel Borbonico Una SS? No, un «tedesco-napoletano»

Nipote dona sperma alla zia e alla compagna: nascono due figli

Corriere della sera


I genitori del ragazzo hanno scoperto di avere due nipoti naturali solo dopo la morte del loro figlio



Il giovane è poi deceduto in seguito alle complicazioni di un'ernia

MILANO - Per cinque anni Charles e Lynn Lowden hanno creduto che Carlton e Sarah fossero semplicemente i figli della sorella di lei, Sarah, e della sua partner, Claire. E invece la coppia, originaria di Bedlington, nel Northumberland, ha da poco scoperto che i due bambini, rispettivamente di 5 e 2 anni, sono, in realtà, i nipotini naturali. I piccoli sono, infatti, stati concepiti grazie allo sperma che cinque anni prima il figlio dei Lowden, Charlie (morto nel dicembre scorso, all’età di 20 anni, per le complicazioni sopraggiunte dopo una banale operazione di ernia) aveva donato alla zia e alla sua compagna. All’epoca, il ragazzo stava per compiere i 16 anni e le due donne (che si sono sposate con rito civile a luglio dell’anno scorso, dopo 14 anni di relazione) gli chiesero questo regalo dopo che Claire aveva avuto un aborto, in seguito alla fecondazione di un altro donatore.



VICENDA SEGRETA - Charlie, legatissimo a zia Sarah, acconsentì, chiedendo però alle due donne di tenere la faccenda segreta per non turbare i genitori, e così prima è nato Carlton (inizialmente, doveva essere chiamato Charles, ma il padre si è opposto) e, tre anni dopo, la piccola Sarah. Ma la morte improvvisa del ragazzo ha costretto la zia a raccontare la verità alla sorella, distrutta dal dolore per la perdita del figlio. «Charlie era davvero speciale per me – ha raccontato zia Sarah ai giornali – e gli avrei dato il mondo, se avessi potuto. Non dimenticherò mai quello che ha fatto: ha regalato a me e a Claire una famiglia e quello era il nostro segreto. Ma quando è morto, ho dovuto dirlo a Lynn, perché non potevo sopportare l’idea che lei non sapesse che Carlton e Sarah fossero, in realtà, i suoi nipotini. Mia sorella era talmente disperata, diceva che di Charlie non le era rimasto niente e così io e Claire abbiamo deciso di raccontarle la verità». Malgrado Carlton fosse la copia sputata del padre e che spesso Charlie si divertisse con lui davanti allo specchio, dicendogli “io sono il tuo papà”, la signora Lowden non ha mai sospettato nulla e credeva si trattasse solo di un gioco. «Adesso, guardando Carlton, mi sembra di aver riavuto il mio Charlie indietro – ha confessato Lynn – e sono davvero felicissima di avere ancora un legame con mio figlio. Quando Charlie è morto, a me e a mio marito ci si è spezzato il cuore. Pensavamo che di lui non ci sarebbe rimasto nulla e, invece, abbiamo scoperto che non è così. Mi sarebbe solo piaciuto saperlo prima della sua morte, così Charlie avrebbe capito che noi avevamo accettato quello che aveva fatto». I Lowden non riescono, comunque, a rassegnarsi alla perdita del figlio e hanno intentato una causa all’ Hexham General Hospital di Northumberland, sostenendo che non sono state garantite le necessarie misure di sicurezza. La prima udienza è prevista per il 20 gennaio.



Simona Marchetti



Powered by ScribeFire.