giovedì 6 gennaio 2011

La torre pende? Il sindaco zittisce le campane

Corriere della sera

 

Il campanile del XIV piegata di 1,45 metri sul lato nord est aumenta l'inclinazione di 2 millimetri all'anno. Necessari lavori di consolidamento

 

 

PORTOGRUARO (Venezia)— La torre civica campanaria continua ad inclinarsi con uno spostamento di circa 2 millimetri l’anno. Per questo motivo servono lavori urgenti di consolidamento ma intanto scattano le misure precauzionali per motivi di sicurezza, ad iniziare dallo stop al suono delle campane per la centralissima parrocchia di Sant’Andrea. E’ destinata a cambiare le domeniche dei fedeli del centro storico la decisione del sindaco Antonio Bertoncello che ha emesso un'ordinanza con cui si chiede al parroco di sospendere l’uso delle campane perché il campanile la Torre Civica Campanaria, risalente al XIV secolo, alta 59 metri e inclinata di 1,45 metri sul lato nord est, continua a piegarsi sotto il peso degli anni. Lo storico manufatto è monitorato dal 2003 da professionisti specializzati e dalla facoltà di ingegneria meccanica dell’Università di Trento che hanno accertato il continuo inclinamento. Dopo il consolidamento effettuato nel 2005 è tuttavia ora necessario un nuovo intervento di rafforzamento alle fondamenta, ma mancherebbero i fondi per la progettazione e per i lavori. A mali estremi dunque, estremi rimedi, con un’ordinanza che non lascia dubbi.

 

M.Z.
06 gennaio 2011

Restituite l'Oscar scippato a Rin Tin Tin»

Corriere della sera

L'appello della scrittrice americana Susan Orlean: doveva essere premiato nel 1929 ma l'Academy poi fece dietrofront



Rin Tin Tin e l'inseparabile amico RustyRin Tin Tin e l'inseparabile amico Rusty

MILANO - Restituire l'Oscar scippato a Rin Tin Tin. E' la richiesta ufficiale presentata all'Academy di Hollywood dalla scrittrice americana Susan Orlean, autrice di Rin Tin Tin: The Life and the Legend (Rin Tin Tin: La vita e la leggenda) una nuova biografia sull'amico a quattro zampe più famoso della storia del cinema. L'autrice nel libro dedicato al pastore tedesco ha raccontato come nel 1929, il primo anno in cui furono assegnati gli Oscar, Rin Tin Tin fosse stato «l'attore protagonista» più votato per l'assegnazione del prestigioso premio, ma i giurati preferirono ripetere lo scrutinio e conferire la statuetta alla star tedesca Emil Jannings. Secondo la Orlean è giunto il momento che l'Academy ammetta l'errore e restituisca il maltolto assegnando un Oscar postumo al cane-eroe.

LA LEGGENDA - Alla fine degli anni '20 Rin Tin Tin era già uno dei personaggi più popolari del cinema americano e pochi mesi prima che la Grande Crisi si abbattesse sugli Stati Uniti Hollywood inventò la rassegna che ancora oggi premia i più importanti film della stagione: «Il primo anno in cui furono assegnati gli Oscar - dichiara la scrittrice al sito web Deadline.com - i premi furono conferiti più tenendo conto della popolarità dei candidati che del valore dell'interpretazione delle pellicole.

In termini di popolarità Rin Tin Tin non aveva rivali. Era già una star in tutto il mondo». Tuttavia l'Academy non se la sentì di premiare Rin Tin Tin e proclamò vincitore l'attore tedesco per l'interpretazione delle due pellicole Nel gorgo del peccato e Crepuscolo di Gloria. Più tardi, con l'arrivo del sonoro, la star teutonica sarebbe tornata in Germania realizzando diversi film di propaganda nazista e diventando uno dei più intimi amici di Joseph Goebbels.

SIMBOLO AMERICANO - Rin Tin Tin, che secondo la leggenda fu trovato da un soldato statunitense di nome Lee Duncan in un canile bombardato in Lorena poco prima della fine della Prima guerra mondiale, divenne presto con i suoi film l'immagine della libertà e della giustizia americana. Portato negli Usa da Duncan all'indomani della fine del conflitto, fu addestrato dal suo padrone a saltare e a esibirsi in svariati numeri e un giorno fu notato dal produttore cinematografico Darryl F. Zanuck che immediatamente lo scritturò. Fu protagonista di celebri film muti come Where The North Begins a fianco della star del cinema muto Claire Adams e Un cane del reggimento grazie a quali conquistò una fama enorme. Morì all'età di 12 anni tra le braccia dell'attrice americana Jean Harlow.

SUL WALK OF FAME - Hollywood l’ha onorato con una stella nella mitica "Walk of Fame" e la sua biografa spera che già quest'anno l'Academy gli restituisca l'Oscar ingiustamente sottratto. Tuttavia non mancano gli scettici. Secondo questi ultimi Hollywood continuano a manifestare un forte pregiudizio nei confronti degli amici a quattro zampe. Lo dimostra il caso di Uggie, il jack russell co-protagonista di «The Artist», film-rivelazione dell'anno che alla prossima notte degli Oscar nonostante la sua incredibile performance cinematografica non otterrà nessun premio.


Francesco Tortora
6 gennaio 2012 | 15:48




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Evoluzione di Windows: come è cambiato il sistema operativo di Microsoft

Tuttogratis

Pubblicato da Lorena Formia il 05/01/2011


Evoluzione Microsoft
Da poco Microsoft ha festeggiato i 25 anni di successi di Windows. Traguardo molto importante per l’azienda che per più di due decenni ha lavorato duramente per creare sistemi operativi, ogniuno dei quali ha riscosso grande successo. Da quel 29 novembre 1985 quando Microsoft ha lanciato il suo primo sistema operativo molte cose sono cambiate e Windows si è evoluto per poter offrire ai proprio utenti prodotti di qualità sempre maggiore.
Mentre si aspetta l’uscita di Windows 8 atteso per il 2012 vi proponiamo l’evoluzione darwiniana di Microsoft Windows. Dal 1985 ad oggi Microsoft ha lanciato ben 12 sistemi operativi ogniuno dei quali dotato di caratteristiche innovative senza pari.

1985: Windows 1.01
Windows 1
La prima versione indipendente di Microsoft Windows, la versione 1.8, rilasciata il 29 novembre 1985, riscosse scarsa popolarità. Il precedente Windows 1.0 non era un sistema operativo completo, ma piuttosto un ambiente operativo in condivisione con MS-DOS. La prima versione di Microsoft Windows includeva un semplice programma di grafica chiamato Windows Paint, un software per la scrittura Windows Write, un processore word piuttosto semplice, l’agenda, un blocco note e il driver della RAM. Con Windows 1.8 era incluso anche l’esecutivo di MS-DOS e un gioco chiamato Riversi.

1987: Windows 2.03
Windows 2.03
La seconda versione di Microsoft Windows è uscita il 9 dicembre 1987 ed ha riscosso molto più successo rispetto al precedente. Gran parte della popolarità di Windows 2.8 è dovuta all’inclusione di applicazioni, come Excel e Word di Windows, e di nuove grafiche di Microsoft. Implementazione La versione 2.0x utilizzava un tipo di memoria in ‘modalità reale’ che poteva contenere al massimo 1 megabyte di memoria. Più tardi, sempre nel 1987, sono state rilasciate altre due nuove versioni del sistema operativo Microsoft: Windows/286 2.1 e Windows/386 2.1. Come le versioni precedenti, usavano la memoria in modalità reale. La versione 2.03 dovette affrontare una battaglia legale condotta da Apple, la quale chiedeva un risarcimento a Microsoft per aver utilizzato l’idea delle finestre sovrapposte e altre funzionalità limitate solo ad Apple e al suo sistema operativo. Il giudice William Schwarzer fece cadere ogni tipo di accusa.

1990: Windows 3.0
Windows 3.0
Microsoft Windows ha ottenuto un significativo successo con Windows 3.0, vendendo circa 10 milioni di copie in due anni. Windows 3.0 è diventato una delle principali fonti di reddito per Microsoft e ha portato l’azienda a rivedere alcuni dei suoi piani precedenti. La produzione di tale versione del sistema operativo Microsoft è stata interrotta il 31 dicembre 2001. Oltre alle funzionalità migliorate grazie all’inserimento di nuove aplicazioni, la nuova interfaccia utente si è rivelata, finalmente, una seria concorrente a quella del computer Macintosh. Windows 3.8 poteva eseguito in diverse modalità: reale, standard o modalità avanzata, ed era compatibile con qualsiasi processore Intel dal 8086/8688 fino ai 88.286 e 80.386. Questa è stata la prima versione in cui si è provato ad eseguire Windows in modalità protetta, anche se la modalità avanzata era migliore rispetto alla modalità protetta Windows/386.

1992: Windows 3.1
Windows 3.1
Nel 1992 Microsoft lancia la seconda versione del sistema operativo 3.0, ovvero Windows 3.1. Tale sistema operativo includeva diversi piccoli miglioramenti a Windows 3.0 quali la visualizzazione dei font TrueType, sviluppato in collaborazione con Apple e l’aggiornamento del supporto multimediale. Nello stesso periodo, Microsoft ha rilasciato Windows per Workgroup, che era disponibile sia come add-on per Windows 3.1 sia come versione propria che includeva l’ambiente di base di Windows e le estensioni di rete in un unico pacchetto. Per tale versione Microsoft ha migliorato i driver di rete e il supporto per reti peer-to-peer che hanno permesso un facile accesso a Internet tramite rete aziendale. L’architetto principale del sistema Windows 3.1 è stato Dave Cutler, uno dei principali architetti del VMS presso il Digital Equipment Corporation. Microsoft lo aveva assunto nell’agosto del 1988 per creare un successore al 05 / 2 ma Catler, invece, ha creato un sistema completamente nuovo.

1993: Windows NT
Windows NT
Windows NT 3.1, che la sezione marketing di Microsoft ha voluto far apparire come una continuazione di Windows 3.1, è arrivato in versione beta per gli sviluppatori nel 1993. Lo stesso anno Microsoft annunciò durante una conferenza le sue intenzioni di sviluppare un successore di Windows NT e Windows 3.1 che fosse in grado di unificare le due versioni in un unico sistema operativo. Questo successore prese il nome in codice di Cairo. Uno dei maggiori progressi di Microsoft è stata l’implementazione in Windows NT una nuova API a 32 bit, per sostituire qualla di 16 bit. L’API Win32 aveva tre applicazioni principali: una per Windows NT, uno per Win32 e una per il design di Chicago e Windows NT, anche se i due sistemi avevano architetture interne radicalmente diverse.

1995: Windows NT 3.51
Windows NT Workstation
Il sistema operativo Windows NT Workstation versione 3.5, lanciato da Microsoft nel 1995, forniva il massimo grado di protezione per le applicazioni ancora business e dati critici. Essendo un sistema operativo professionale, i progettatori di Windows NT Workstation hanno dato molta importanza alle applicazioni di diverso tipo quali ingegneria, analisi finanziaria, scientifica e le attività business. L’intenzione originaria era quella di rilasciare una versione PowerPC di NT 3.5 ma Microsoft ha dovuto abbondonare il progetto in quanto hanno cercato, per 9 mesi, di correggere i bug mentre si apettava IBM per finire l’hardware del PC Power. Le nuove funzionalità introdotte in Windows NT 3.51 furono il supporto PCMCIA in OpenGL, visualizzazione automatica di descrizioni testuali quando il puntatore del mouse stazionava sui pulsanti della barra degli strumenti e il supporto per Windows 95.

1995: Windows 95
Windows 95
Il sistema operativo Windows 95 è stato rilasciato il 24 agosto 1995 da Microsoft. Durante lo sviluppo è stato denominato Windows 4.0 o dal nome in codice interno Chicago. Windows 95 è orientato alla grafica del sistema operativo con una particolare attenzione sull’interfaccia utente. E’ proprio quest particolarità che rende Windows 95 migliore rispetto al suo predecessore, Windows 3.1. Ci sono state, anche, importanti modifiche apportate ai livelli più bassi del sistema operativo, come il passaggio da un’architettura a 16 bit ad un’architettura multitasking a 32 bit. Sul mercato mondiale, Windows 95 ha dominato la scena, ed entro un anno o due della sua uscita era diventato il maggior successo tra i vari sistemi operativi prodotti. E’ stato, altresì, una guida per gli altri grandi protagonisti dei sistemi operativi di business. Circa tre anni dopo l’introduzione, Windows 95 fu sostituito da Windows 98.

1996: Windows NT 4.0
Windows NT 4
La differenza più evidente in relazione a Windows NT 3.51 sta nel fatto che Windows NT 4.0 ha la stessa interfaccia utente di Windows 95, tra cui la Shell di Windows. Inoltre, tale sistama operativo include Windows Explorer, funzione equivalente ad esplora risorse e l’uso del ‘my’ come, ad esempio, mycomputer. L’edizione Windows NT 4.0 includeva un server Web integrato, Internet Information Services versione 2.0. Altre caratteristiche importanti apportate a questa versione sono stati Microsoft Transaction Server per le applicazioni di rete, e Microsoft Message Queuting, che ha migliorato la comunicazione tramite PC.

1998: Windows 98
Windows 98
Il 25 giugno 1998, Microsoft ha rilasciato Windows 98. Questo nuovo sistema operativo includeva nuovi driver hardware e un migliore supporto per il file system FAT32, che consentiva il supporto per le partizioni del disco con grandezza massima di 2 GB. Il supporto USB in Windows 98 è di gran lunga superiore al token, il supporto fornito da Windows 95. Windows 98 è dotato, inoltre, del browser Internet Explorer e di un’interfaccia utente grafica più intuitiva. Funzione di gran rilievo sembra essere la gestione dei file di Windows Explorer. Nel 1999, Microsoft ha rilasciato Windows 98 Second Edition, una versione provvisoria. Una delle caratteristiche più notevoli è stata l’aggiunta della funzione di condivisione connessione Internet, che era una forma di traduzione degli indirizzi di rete, permettendo a molti computer di condividere una singola connessione a Internet. La seconda edizione di Windows 98 è sembrata di più facile utilizzo e molto più agevole rispetto alla prima edizione. Infatti, molti piccoli problemi presenti nella versione originale di Windows 98 sono stati rilevati e corretti rendendo il sistema operativo più stabile.

2000: Windows 2000
Windows 2000
Windows 2000 Professional è stato progettato da Microsoft per sostituire Windows 95, Windows 98 e Windows NT Workstation 4.0 su tutti i desktop e laptop. Con Windows 2000 il sistema operativo Microsoft ha raggiunto un notevole miglioramento in termini di affidabilità, facilità di utilizzo e compatibilità con Internet. Grande importanza è stata ricoperta dall’introduzione del supporto per il mobile computing. Tra gli aspetti più significativi di Windows 2000 troviamo il nuovo Active Directory e tecnologie standard di settore come il DNS, LDAP e Kerberos per collegare i computer tra di loro. Inoltre, un certo numero di caratteristiche di Windows 98 sono stati inserite anche nel nuovo sistema operativo quali Devic Manager, Windows Media Player, e una DirectX rivista che ha reso possibile per la prima volta l’attivazione di molti giochi moderni.

2000: Windows Me
Windows 2000 Me
Nel settembre del 2000, Microsoft ha presentato Windows Me, introducendo nuove funzionalità al sistema operativo. Innanzitutto è stata progettata la prima versione di ripristino e configurazione di sistema, che permetteva all’utente di ripristinare lo stato di sistema in caso di guasto del sistema operativo. Inoltre, è stata introdotta la prima versione di Windows Movie Maker. Windows Me è stato concepito come un progetto rapido di un anno che è servito come tappabuchi tra Windows 98 e Windows XP. Molte delle nuove funzionalità sono disponibili sul sito Windows Update come aggiornamenti per le versioni precedenti di Windows. Di conseguenza, Windows Me non era stato riconosciuto come un sistema operativo unico. Windows Me è stato l’ultimo sistema operativo basato su MS-DOS.

2001: Windows XP
Windows XP
Con il rilascio di Windows XP nel mese di ottobre 2001, Microsoft Windows ha cercato di creare un sistema operativo ideale sia per le imprese che per i consumatori. XP in Windows XP sta per ‘esperienza’, che simboleggia le esperienze innovative che Windows è in grado di offrire agli utenti. Infatti, con Windows XP, gli utenti domestici possono lavorare e godersi la musica, i film, la messaggistica e le foto con il loro computer, mentre gli utenti business possono lavorare meglio e più velocemente, grazie alla nuova tecnologia di supporto tecnico, un’interfaccia utente innovativa, e molti altri miglioramenti che rendono più facile l’utilizzo di tale sistema operativo. Windows XP Professional mantiene la solida base di Windows 2000 per il desktop del PC, migliorando affidabilità, sicurezza e prestazioni. Con un design fresco e moderno, Windows XP Professional include funzioni per il business e home computing avanzate, tra cui il supporto del desktop remoto di un sistema di crittografia file, ripristino del sistema e funzionalità di rete avanzate. I miglioramenti principali per l’utente mobile includono il supporto wireless 802.1x in rete, Windows Messenger e Remote Assistance.

2006: Windows Vista
Windows Vista
Windows Vista è stato progettato per fornire una maggiore sicurezza agli utenti introducendo una nuova modalità utente limitativa chiamata User Account Control. Una grossa differenza tra Vista e le versioni precedenti di Windows riguarda il pulsante strart originale che è stato sostituito con l’icona di Windows. Vista dispone anche di nuove funzionalità grafiche quali il Windows Aero GUI, nuove applicazioni, Internet Explorer 7, Windows Media Player 11 e un gran numero di cambiamenti di fondo architettonico. Windows Vista è stato lanciato in sei diverse versioni: Starter, Home Basic, Home Premium, Business, Enterprise e Ultimate. Tutte le edizioni sono attualmente disponibili sia in 32 bit sia in 64 bit. Il più grande vantaggio della versione a 64 bit è rompere la barriera di 4 gigabyte di memoria, che il computer a 32 bit non può accedere integralmente.

2009: Windows 7
Windows 7
Windows 7 è l’ultimo sistema operativo di Microsoft, è stato rilasciato sul mercato il 22 ottobre 2009, meno di tre anni dopo l’uscita del suo predecessore, Windows Vista. A differenza del suo predecessore che ha introdotto un gran numero di nuove funzionalità, Windows 7 è stato destinato ad un compito più mirato, ovvero l’aggiornamento incrementale per la linea Windows, con l’obiettivo di essere compatibile con applicazioni e hardware che Windows Vista era impossibilitato a leggere. Windows 7 è stato incentrato principalmente sul supporto multi-touch, una shell Windows ridisegnata con una nuova barra delle applicazioni denominata Superbar, un sistema di home networking chiamato HomeGroup e un miglioramento sostanziale della performace. Alcune applicazioni standard incluse in versioni precedenti di Microsoft Windows, compreso Windows Calendar, Windows Mail, Windows Movie Maker e Windows Photo Gallery, non sono state incluse in Windows 7 ma la maggior parte è possibile reperirle separatamente e in modo gratuitamente attraverso Windows Live Essentials suite.



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Napoli, il ragazzo-rapinatore in coma La madre: è un leone, non dono gli organi

Il Mattino

Il giovane è sempre in coma irreversibile. Attacco della donna:
«Quel poliziotto è cattivo, non doveva mirare alla testa»








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Battisti, dal Brasile: "Caso all'Aja? Vince l'Italia"

di Redazione



Anche sulla stampa brasiliana trovano ampio spazio i dubbi sulla decisione presa da Lula sull'estradizione dell'ex terrorista dei Pac. Rezek, ex ministro degli esteri di Brasilia ed ex giudice dell'Aja, sul possibile ricorso dell'Italia: "La condanna del Brasile per non aver rispettato il trattato di estradizione è sicura"



Brasilia - Il Brasile non rispettato la legge sull'estradizione. "È certo" che il Tribunale internazionale dell’Aja darebbe ragione all’Italia sul caso Battisti. Lo ha affermato, secondo quanto riportato oggi dalla Folha, Francisco Rezek, ex ministro degli esteri del governo Collor de Mello ed ex giudice del tribunale dal 1997 al 2006. "La condanna del Brasile per non aver rispettato il trattato di estradizione è sicura - ha detto Rezek - ma si spera ancora che il Tribunale Supremo ripari l’errore commesso da Lula"

"Il Brasile si deve adeguare alla decisione internazionale" Il giornale brasiliano ha sentito anche la docente di diritto internazionale dell’Università di San Paolo, Maristela Basso, secondo cui "è impensabile che il governo brasiliano non si adegui alla decisione internazionale tanto più che il Brasile intende assumere una posizione di leader mondiale e punta a un seggio nel Consiglio di sicurezza dell’Onu". Secondo la docente inoltre la situazione alla Corte dell’Aja sarebbe "così favorevole" all’Italia che basterebbe la richiesta di un parere piuttosto che l’avvio di una causa che potrebbe durare anche fino a cinque anni.




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In Irlanda c'è la «razza» dei giganti È stato scoperto il loro Dna

Corriere della sera


Alcune famiglie dell'Ulster hanno in comune un gene apparso 1.500 anni fa responsabile della malattia

UN Tumore benigno dell'ipofisi produce un'eccessiva quantità di ormone della crescita

Lo scheletro di Charles Byrne
Lo scheletro di Charles Byrne
LONDRA
- A 19 anni veniva accolto a Londra come una star, a 22 moriva di alcol: è la storia di Charles Byrne, il «gigante irlandese» divenuto uno dei più celebri fenomeni da baraccone nella Gran Bretagna della fine del Settecento, il cui Dna è servito a mappare le origini del gigantismo. Una nuova ricerca ha svelato infatti che Byrne e alcune famiglie che ancora oggi risiedono in Ulster hanno in comune un gene mutante apparso 1.500 anni fa responsabile della malattia.

LA RAZZA DEI GIGANTI - La «razza dei giganti», come la definisce oggi l'Independent, sarebbe confinata in una piccola zona dell'Irlanda del Nord che gli studiosi preferiscono mantenere segreta proprio per proteggere chi è affetto dall'anomalia. Le quattro famiglie in cui è stato identificato il gene, hanno in generazioni recenti dato origine a sei «giganti» di oltre due metri di altezza e a altre persone affette da disturbi della crescita. A rendere i «giganti» diversi è un gene mutante che fa sì che già da bambini questi vengano colpiti da un tumore benigno dell'ipofisi che produce un'eccessiva quantità di ormone della crescita. Quando invece il tumore si sviluppa in età adulta, risulta in una crescita anormale della fronte, della mascella, delle mani e dei piedi, un disturbo chiamato acromegalia. In entrambi i casi i soggetti spesso soffrono di forti mal di testa e di problemi alla vista in quanto il tumore fa pressione sul nervo ottico.


06 gennaio 2011




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Calabria, le spese coperte dagli omissis

Corriere della sera

Un consigliere regionale su tre non ha mai lavorato



Giuseppe Scopelliti, presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, presidente della Regione Calabria

Omissis. Omissis. Omissis. La risposta più sfacciata a chi si sgola sulla trasparenza nei conti pubblici è in certi bollettini ufficiali della Regione Calabria. La quale, costretta per legge a rendere noto come usa i soldi, copre i nomi degli oscuri destinatari di qualche decreto di spesa con ancora più oscuri «omissis». Lo denuncia un libro appena uscito. S'intitola «Casta calabra. La politica? Sempre meglio che lavorare...» ed è firmato dal direttore del Corriere della Calabria Paolo Pollichieni e dai suoi giovani di punta, Eugenio Furia, Giampaolo Latella, Pablo Petrasso e Antonio Ricchio.

Un esempio? Eccolo all'articolo 2 del Decreto 3478 del 18 aprile 2011, col riconoscimento di un debito «in favore della società omissis, in persona del presidente del cda, rappresentata dall'avv. omissis». Un altro? Il decreto 3483, «liquidazione e pagamento della spesa a titolo di competenze di giudizio della somma complessiva di euro 251,64 in favore dell'avv. omissis». E via così. Somme piccole, somme più grandi... I cittadini avrebbero il diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi? E vabbè...

«Prendete il più grande affare degli ultimi anni: la costruzione di quattro ospedali», raccontano gli autori, «Le strutture saranno realizzate nella Piana di Gioia Tauro, nella Sibaritide, a Vibo Valentia e a Catanzaro. Il costo previsto per i lavori è di 480 milioni (...) e la Regione ne ha affidato la progettazione (e il compito di seguire l'iter realizzativo) a una società in house della Regione Lombardia, "Infrastrutture lombarde"».

Sulla procedura, la Procura di Catanzaro ha aperto un'inchiesta. Ma il punto non è questo. Il punto è racchiuso in poche righe della convenzione calabro-lombarda dedicate alla riservatezza. Il passaggio prevede che la divulgazione di documenti che riguardano «l'espletamento della convenzione sia concordata tra le parti». Dunque, accusano Pollichieni e i suoi cronisti, «i calabresi non potranno sapere nulla». E neppure, ovvio, i lombardi e gli altri italiani.

C'è di tutto, nel libro. Per cominciare, la denuncia del degrado culturale: «L'indice di alfabetizzazione dei consiglieri regionali della prima legislatura era doppio rispetto a quello degli attuali». Non solo oggi su 50 «la metà non ha la laurea» ma «ben 15 non hanno mai presentato alcun reddito da lavoro dipendente, non hanno mai conosciuto, neanche per un giorno, la dimensione del lavoro. A questi si aggiungano due consiglieri regionali che hanno "lavorato" ma come calciatori in categorie dilettanti e semiprofessionistiche».

In compenso, sono cresciuti enormemente gli addetti stampa, assunti senza concorso a infornate successive dalla destra e dalla sinistra e di nuovo dalla destra ancora pochi giorni fa tra parenti, amici e compagni di partito, fino a diventare un battaglione: «A decine negli uffici della giunta regionale, a decine in quelle del Consiglio e via scendendo, passando per tutti gli enti subregionali fino all'ultima e più sperduta delle aziende ospedaliere».

Come stupirsi, poi, di certi bilanci? L'Astronave («così si chiama il palazzo che ospita la massima assemblea elettiva calabrese») costa ogni anno 77,9 milioni di euro. Il doppio del «parlamentino» dell'Emilia-Romagna che pure ha una popolazione doppia. Risultato: il Consiglio costa 38,7 euro a ogni cittadino calabrese, 8 euro a ogni emiliano. «Per gli stipendi di consiglieri regionali e assessori esterni, la Calabria mette da parte più di 23 milioni all'anno. L'Emilia Romagna meno di 13».

Quanto ai vitalizi, basti un esempio tra i tanti. Quello del professor Domenico Cersosimo, chiamato nel novembre 2007 da Agazio Loiero a fare l'assessore alla Cultura e poi il vicepresidente. Totale dell'impegno in giunta: 848 giorni su 1.798 di legislatura. Per dargli la pensione, dice il libro, la Regione gli ha chiesto di versare contributi integrativi per 45 mila euro e dal 1 maggio 2011, a 59 anni, il docente riceve 3.600 euro lordi al mese. Dodici mesi e mezzo e da metà del prossimo maggio avrà recuperato tutti i 45.000 euro versati. Dopodiché, se vivrà come un italiano medio (auguri vivissimi, ovvio) sfilerà ai contribuenti fino al 2032, quando avrà 80 anni, 43.200 euro lordi l'anno per un totale di 864.000 euro: 19 volte i contributi versati.

E le spesucce? «Nuovo gonfalone per la presidenza al posto del vecchio consunto: 3.500 euro più Iva»: 7 milioni di lire del vecchio conio, direbbe Paolo Bonolis, per un gonfalone. Per non dire della stanza di Fabrizio Capua, voluto dal governatore pidiellino Giuseppe Scopelliti come assessore regionale «ai Programmi speciali dell'Unione Europea, alle Politiche euromediterranee, all'Internazionalizzazione, alla Cooperazione tra i popoli e alle Politiche per la pace»: «Scrivania, cassettiera su ruote, librerie, una poltrona in pelle nera per lui e due (sempre in pelle) per gli ospiti, un divano a due posti e un tavolino.

Costo: 23 mila euro». E poi i costi esorbitanti dell'aeroporto da cui decollano solo sei voli fissi al giorno ma i dipendenti hanno superminimi altissimi e la Sogas «paga 300 euro per svuotare ogni cassonetto alla società "Eco-Mrf"». E l'ufficio a Bruxelles infine soppresso ma per il quale, grazie a un contratto di 9 anni, la Regione continuerà a pagare 300 mila euro l'anno di solo affitto fino al 2015. E le società miste con uomini della 'ndrangheta. E le carriere di funzionari dal curriculum surreale: «Ottima conoscenza delle arti figurative e della storia artistica dei popoli. Discreta conoscenza teorica e pratica della musica maturata da autodidatta attraverso la studio del pianoforte e della chitarra».

E poi ancora la vicenda scellerata e tragica, chiusa con un misterioso suicidio, di Orsola Fallara, che ai tempi in cui Scopelliti era sindaco di Reggio Calabria liquidò a se stessa 947.836 euro e ne distribuì a pioggia ad amici e parenti compreso l'uomo cui era legata, «l'ingegner Bruno Labate, per un importo complessivo di euro 842.740».

La storia più indimenticabile, però, è quella di un servizio dell'inglese Indepen dent del quale Giuseppe Scopelliti e il suo assessore al bilancio Giacomo Mancini jr., omonimo del nonno ma transitato a destra, menarono vanto con toni trionfalistici: «Uno dei maggiori quotidiani britannici, il The Independent , ha dedicato un reportage di due pagine all'operato del presidente Scopelliti e dell'assessore Mancini. Il tabloid (le cui vendite superano le 250 mila copie) nella sua inchiesta su infrastrutture e turismo nella nostra Regione ha messo in evidenza "La strada per il successo intrapresa dalla Calabria"». Peccato che, come avrebbe rivelato una delibera, si era trattato di «uno spazio pubblicitario/editoriale» pagato e realizzato con VoxMediaPartner, «società esclusivista per la pubblicità del quotidiano anglosassone in Italia».




6 gennaio 2012 | 9:36



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Napoli, fan della camorra su Facebook 61mila adesioni: scoppia la polemica

Il Mattino






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Cesare Battisti raccontato da Cesare Battisti

Libero





Chiedetelo a Cesare Battisti, chi era Cesare Battisti. Fatelo dire, meglio, fatelo scrivere a lui, con parole sue: «Un’uniforme spuntò alle nostre spalle, istantaneamente estrassi la pistola e le esplosi contro tutto il caricatore... Il mio difensore occhialuto si era dedicato anima e corpo a spiegarmi che io non ero un delinquente in galera, bensì un proletario in rivolta sequestrato dal regime. Non avevo nessuna difficoltà a crederlo, anzi mi chiedevo come mai non ci avessi pensato prima». Una confessione? Quasi: è un estratto dal libro di Cesare Battisti «L’ultimo sparo, un delinquente comune nella guerriglia urbana» (edizioni DeriveApprodi 1998) che è un romanzo autobiografico nel quale il protagonista, a parte sporadici episodi di fantasia, ripercorre tutte le gesta dell’autore: stesso gruppo armato, stesse rapine e ammazzamenti di vittime similari, stessi luoghi, stessa evasione dal carcere, stessa fuga e latitanza. Basta leggere.

È noto che tra gli assassinati per cui Battisti è stato condannato c’era il commerciante Pierluigi Torregiani, un orefice che nel tafferuglio sparò e colpì suo figlio Alberto, poi costretto alla sedia a rotelle; i giornali chiamavano Torregiani «giustiziere» o meglio «sceriffo in borghese», come titolò «La Notte». Ebbene, ecco un estratto da pagina 104 del libro di Battisti: «L’azione prevedeva solo una punizione, misurata, senza spargimento di sangue, contro il “cittadino che si fa Stato”, così chiamavamo i grassi commercianti…

Ma lo “sceriffo” reagì sparando all’impazzata, ferendo gravemente un passante. I compagni furono costretti ad abbatterlo». Si abbattono le bestie al mattatoio, forse andrebbe spiegato al romanziere, ma queste, come è spiegato a pagina 110, sono sciocchezze borghesi: «Non star a perdere tempo in chiacchiere, occupati piuttosto del prossimo consigliere cretino della Dc da azzoppare». Pagina 112: «Il Potere aveva giocato la carta dello scontro armato… Rividi la faccia della signora nera che non voleva cadere sotto i colpi della mia pistola, l’odio m’invase il petto. Non c’erano abbastanza pallottole per farli fuori tutti questi porci». Pagina 45: «Quei deficienti del Movimento studentesco... dovrebbero sfondare il cranio ai baroni della Statale». E l’obiezione par già di sentirla: ma no, è solo un romanzo, sarebbe come prendersela con Dostoevskij per «Delitto e castigo».

Balle. È autobiografia pura, nei fatti e nello spirito. Lo dimostra, tra molto altro, anche la nota introduttiva di Roberto Silvi: «Sono stato io a insistere con Cesare per scrivere un racconto a quattro mani che avesse come riferimento la nostra comune militanza. Se abbiano fatto una banda armata, mi dicevo, potremmo pur fare un romanzo assieme». Eccolo il romanzo ed eccola, a pagina 25, la militanza: «A chiunque me ne parlasse, di militanza, indicavo la banca più vicina dicendo: i soldi sono lì, vai a prenderli se sei un uomo».

Gli uomini, evidentemente, sono anche quelli che passano il resto della vita a scappare. Interessante anche l’introduzione di Valerio Evangelisti, romanziere anche lui per Mondadori e candidato alle Europee del 2009 nella Lista Anticapitalista. Per Battisti è l’amico ideale, visto che ha anche una casa a Puerto Escondido, Messico. Scrive Evangelisti: «Battisti non è affatto pentito: della storia non ci si pente... Quando chi nel 1977 era democristiano, o addirittura fascista, rivendica un percorso analogo a quello del Movimento, mi viene da sorridere, perché il suo vissuto ludico non può essere stato simile al nostro».

Forse il vissuto ludico è quello di pagina 114: «Sdraiato su un prato del Parco Sempione, tracannavo una bottiglia di Biancosarti». O forse è quello di pagina 24: «Appena fuori dal carcere ero andato direttamente nello scantinato dove si riunivano quelli di Lotta Continua... si potevano fumare gli spinelli in compagnia di ragazze che non facevano tante storie».
Dottrina niente? Pagina 23: «Le opere di Gramsci facevano parte delle bibbie comuniste che avrei dovuto leggere a tutti i costi... I suoi mattoni naturalmente non li avevo mai letti, però quando c’era da fare casino in sostegno del Vietnam o da spaccare la testa a qualche fascista meritevole, ero sempre stato

tra i più combattivi». Almeno quello, compagno. Questo per chi avesse ancora dubbi su un caso che di politico non aveva niente - prima - ma l’allegro Brasile ha riarrangiato a modo suo. A un certo punto fu il ministro della giustizia carioca, si sa, a concedere l’incredibile status di «rifugiato politico» a Battisti e a riconoscere al nostro Paese un ruolo di «persecutore politico»: una decisione che non aveva alcun senso sotto un profilo giuridico e anche puramente logico, in quanto disconosceva, con motivazioni oggettivamente ridicole, tutte le valutazioni che in precedenza erano state date in Italia e in Francia e nello stesso Brasile.

Basti che la decisione del ministro, il bizzarro Tarso Genro, l'anno scorso aveva rovesciato i pareri già espressi dal procuratore generale della Repubblica, dal Tribunale supremo del Brasile (l'organo che esamina le richieste di estradizione) e dal Conare, il comitato nazionale per i rifugiati. A questi andrebbero aggiunti, in Francia, il parere del Consiglio di Stato e della Corte di Cassazione, oltre, naturalmente alle pregresse decisioni della magistratura italiana. Una decisione che appare delirante a partire dalle sue motivazioni ufficiali. Nel gennaio 2009, in un'intervista al settimanale brasiliano Epoca, Battisti aveva dichiarato che se fosse rientrato in Italia probabilmente sarebbe morto; aveva anche precisato che nel 2004 i servizi segreti italiani «paralleli» avevano tentato di rapirlo.

Sembrava puro vaniloquio, ma corrispondeva a una precisa strategia messa a punto da suoi avvocati, uno dei quali, Eduardo Greenhalgh, era anche un deputato e amico personale del presidente Lula. L'accenno a servizi segreti «paralleli» mirava a prospettare che nel nostro paese si agitino e prosperino strutture illegali in grado di ammazzare chicchessia, ipotesi strampalata ma presa in seria considerazione dal ministro Genro. Pagina 38: «Sono i detonatori, e questa notte i carabinieri si sveglieranno con queste supposte nel culo». E' questo l'uomo che il Brasile vuole proteggere: come se lo stato sudamericano fosse il nostro. Pagina 61: «Il direttore stava tirando su l’antenna della macchina...

Gli piantai la pistola in faccia… Incoraggiato dalle grida della moglie, iniziò a porre una maggiore resistenza… la donna assisteva all’esecuzione del marito… al terzo colpo, il direttore fece un giro completo su se stesso e non si mosse più». Pagina 69: «Lo sbirro era passato al tu autoritario. Un buon clandestino a quel punto avrebbe dovuto sparargli in faccia e basta». Il caso Battisti tiene banco. E pensare che tanti di noi, a sentir riparlare di terrorismo, già da tempo avevano un principio di colica: non per cedimento al perdonismo, ma proprio stanchezza fisica, per voglia e tentazione di credere che gli anni di piombo fossero e siano davvero lontani.

Poi, però, come accadde nell'autunno 2007, capitava di apprendere che il settimanale francese Nouvel Observateur aveva chiesto ai suoi lettori che cosa rappresentassero per loro le Brigate rosse, e la risposta

del 68 per cento di essi era «degli eroi». Ed è lì,dopo un attimo di allibimento, che capivi e capisci perché i francesi e i brasiliani hanno difeso i Cesare Battisti e perché le Fanny Ardant hanno mitizzano i Renato Curcio. Capisci che non c’è neanche da prendersela tanto con loro, perché la loro ignoranza è solo lo strascico di propagande e deliri collettivi che neanche dalle nostre parti siamo riusciti – tutti - a rielaborare, a capire, anche semplicemente a conoscere come meritano.
06/01/2011




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Foro Italico, marmi segreti e momenti di gloria del nostro sport

Autobus, bufera sui sindacati per il volantino funebre

Corriere della sera

Manifesti affissi in tutta la città con i nomi e le foto dei consiglieri comunali che hanno detto sì alla vendita dell'azienda di trasporti





FIRENZE - Calze piene di carbone, con nomi e fotografie-ritratto dei consiglieri che, a dicembre, hanno votato sì (o si sono astenuti, è il caso di Eros Cruccolini di Sel), all'approvazione, poi avvenuta, della delibera per la cessione di Ataf in consiglio comunale. È il «regalo di Befana» che la Rsu di Ataf ha appeso fuori da Palazzo Vecchio in segno di protesta contro la decisione di privatizzare l'azienda del trasporto pubblico fiorentino. «Il 13 giugno festeggiavano la vittoria del referendum contro le privatizzazioni dei beni comuni, il 22 dicembre approvavano la privatizzazione del bene comune Ataf.

Alla faccia della coerenza Dipendenti R.E.N.Z.I. spa», recita un volantino, anch'esso con foto e nomi dei consiglieri che sostennero il via libera all'atto, distribuito durante la manifestazione. Durante il presidio, al quale hanno preso parte, tra i dipendenti di Ataf, i sindacalisti di Faisa Americo Leoni e di Cobas Alessandro Nannini, è arrivato sul posto il consigliere di Sel Eros Cruccolini, che ha chiesto ai contestatori di poter tenere la calza con il carbone a lui dedicata. «La prendo con me per ribadire davanti a voi il mio impegno a lottare contro l'ipotesi di privatizzazione di Ataf dall'interno della maggioranza», ha spiegato a sindacalisti e giornalisti presenti.

L'ASSESSORE: «ISTIGAZIONE A DELINQUERE» - «Il volantinaggio di alcuni sindacalisti dell’Ataf di oggi è scandaloso, al limite dell’istigazione a delinquere, dovrebbero vergognarsi. Il Comune di Firenze ha chiesto loro un piccolo sacrificio: lavorare 15 minuti in più al giorno, senza che venisse loro tagliato un euro di stipendio. E la risposta è stata di insulti e peggio ancora di velate minacce». Lo afferma l’assessore alla mobilità Massimo Mattei. «Ataf, grazie ai loro privilegi, da bene comune è diventato un male pubblico – ha aggiunto l’assessore Mattei.

Per difendere una serie di vantaggi contrattuali che nessun altro lavoratore del settore ha in Italia, i fiorentini ogni anno sono costretti a sborsare soldi per far quadrare i bilanci. In questo momento di crisi, dove tante famiglie soffrono per la disoccupazione, per la cassa integrazione o dove tanti piccole medie imprese sono in ginocchio, dei privilegiati come loro che uno stipendio ce l’anno tutti i mesi garantito dai soldi pubblici, dovrebbero solo vergognarsi per gesti come quello di oggi».

GLI ALTRI SINDACATI - «Appare per le strade di Firenze un volantino a firma delle Rsu con tanto di foto e di nomi» dei consiglieri comunali che hanno votato sì all'approvazione della delibera sulla privatizzazione di Ataf: «deve essere chiaro, senza alcun equivoco, che questa modalità è fuori dalla cultura e dalla tradizione confederale di Cgil/Cisl». È quanto scrivono, in una nota, i segretari provinciali di Cgil e Cisl Mauro Fuso e Roberto Pistonina.

«La nostra battaglia contro la svendita di Ataf e dei lavoratori, per un' idea della mobilità e del trasporto collettivo come servizio e bene pubblico particolare continuerà - aggiungono - ma nei modi e nelle forme che contraddistinguono la storia, l' esperienza e la visione generale del sindacalismo confederale, a tutela dei lavoratori che rappresentiamo». Fuso e Pistonina auspicano infine «un raffreddamento dei toni, il quale non può che partire da un atto di responsabilità generale: della direzione di Ataf, del Comune e del sindacato tutto».

05 gennaio 2012(ultima modifica: 06 gennaio 2012)




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Cagnolina impiccata sul ponte di Garzeno

Il Giorno


Il padrone stava cercando l'animale da giorni. A ritrovarlo un allevatore del posto, che si è trovato davanti il macabro spettacolo. Per Marco Marelli di Enpa Como: "È un atto crudele e incivile



Un cane (Epa)
Un cane (Epa)




Como, 6 gennaio 2012

Macabra scoperta a Garzeno:Vida, un esemplare meticcio di border collie, è stata trovata impiccata a un ponte del paese . Un barbarie che ha gettato nello sconcerto la comunità del paese, che da giorni stava aiutando il padrone, Marco Matteri, a ritrovare la sua cagnolina, scomparsa inspiegabilmente il primo gennaio.

Un allevatore del posto, che stava portando a passeggio il suo cane, si è trovato davanti il barbaro spettacolo. Il proprietario, che nelle ore precedenti aveva fatto denuncia di smarrimento, sparso cartelli e volantini nei paesi attorno a Garzeno, avvisato i vicini, ha allertato Asl e carabinieri, che hanno constatato sul posto il decesso per asfissia e impiccagione. "Un atto crudele e incivile", denuncia Marco Marelli, guardia ecozoofila di Enpa Como.

Gli inquirenti stanno lavorando per risalire al colpevole che in base all'articolo 544 del codice penale è punito, in caso di maltrattamento, con la reclusione da 3 mesi a 1 anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. Pena che viene ulteriormente aumentata se dai fatti, come in questo caso, deriva la morte dell'animale.




Redazione




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Guerra fra ambientalisti sui sacchetti ecologici

Il Giorno

2 gennaio 2012

biosaccoDal Milleproroghe sparisce la norma che imponeva l’obbligo di utilizzare gli shopper ecologici e la decisione non manca di far nascere la polemica tra associazioni ambientaliste.

FareAmbiente, Movimento ecologista europeo, plaude per bocca del suo presidente Vincenzo Pepe, con la “decisione del governo di togliere dal decreto Milleproroghe la norma che imponeva l’obbligo di utilizzare solo gli shopper cosiddetti ecologici, perché a mio avviso, sono tutto tranne che questo”, ma poi attacca la posizione di Legambiente, favorevole ai sacchetti biodegradabili.


 ”Mi stupisce – dice infatti il presidente di FareAmbiente – che una grande associazione ambientalista come Legambiente abbia invece preso una posizione assolutamente a favore di prodotti che utilizzano mais come materia prima sottraendo così immense coltivazioni all’alimentazione umana e animale”.
”Legambiente sembra sostenere un ambientalismo a modo suo, – critica Pepe – ipotizzando tra l’altro oscuri interessi lobbistici. La verità è che non sono solo gli shopper a base di mais a essere biodegradabili, esistono anche appositi additivi certificati che aggiunti alla normale lavorazione degli shopper classici danno gli stessi risultati”.

Chiamata in causa Legambiente fa replicare il suo vice presidente, Stefano Ciafani “L’italia ha un nuovo primato internazionale, dopo quello relativo al bando dei sacchetti usa e getta tradizionali: gli unici ambientalisti favorevoli ai sacchetti di plastica. Non ci risulta infatti che esistano al mondo ambientalisti, veri o presunti, schierati a favore dell’uso dei sacchetti di plastica in polietilene, come quelli fatti con gli additivi chimici che sarebbero stati banditi con l’articolo del mille proroghe che poi è stato fatto sparire in modo subdolo da una ‘manina’ all’insaputa dei ministri Clini e Passera.


Secondo Legambiente “l’alternativa delle bioplastiche è una grande innovazione che va conosciuta nei dettagli prima di dare giudizi sommari. Sostenere che la loro produzione affami il mondo perché toglie spazio alle colture alimentari vuole dire non conoscere il settore, che usa anche materiali vegetali di scarto che non avrebbero altri utilizzi. Affama il mondo, continua Legambiente, chi usa i terreni agricoli prima destinati ad uso alimentare per riconvertirli a produzioni alternative come quelle energetiche o industriali. Basta evitare questo grave errore e non si affama nessuno, anche perche’ ci sono molti terreni marginali, incolti o abbandonati, che possono essere utilizzati per queste nuove attività”.




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Paradossi Nella Puglia del compagno Nichi L'acqua costa quanto la benzina

Libero

Un metro cubo d'acqua costa 1,60 praticamente quanto un litro di verde. E spesso gli abitanti restano coi rubinetti a secco





Lo diceva già Gaetano Salvemini che l’Acquedotto pugliese ha sempre dato «più da mangiare che da bere». Non è quindi una novità se l’Aqp, la Spa a capitale interamente della Regione Puglia che ne ha raccolta l’eredità, occupa 2mila persone e dichiara di perdere almeno il 35% dell’acqua che trasporta, mette in bilancio ricavi per 442 milioni di euro, prevede di averne 17 in più quest’anno, altri 15 l’anno prossimo e 13 nel 2014, ma di ridurre la tariffa per i consumatori non ci pensa neppure.

Anzi. Nel biennio 2007-2008 la tariffa è aumentata del 10%, nel biennio scorso è au-mentata del 17,5% malgrado nel resto d’Italia la bolletta abbia fatto registrare un calo medio dell’1,2%. A gennaio 2011 la giunta Vendola ha annunciato aumenti di un altro 10% fino al 2014, poi +2% nel 2015.

Il bilancio 2010 si è chiuso perfino con 37 milioni di utili, e utili sono previsti anche per l’anno appena trascorso, ma la tariffa continuerà comunque a lievitare. Per il 2012 il ritocco verso l’alto è del 3,9%, come dire che oggi un metro cubo d’acqua pugliese costa 1,60 euro, praticamente quanto un litro di benzina.

Insomma malgrado il referendum abbia abolito la «remunerazione del capitale investito», un ricarico del 7% sulle bollette, e malgrado per quel referendum Vendola si sia speso lungo tutto lo Stivale, a Bari è come se non si sia votato affatto.  A fronte di un costo medio per famiglia che su base nazionale si aggira intorno ai 201 euro, i pugliesi nel 2012 ne spenderanno 290, quasi 200 più dei lombardi, cento più dei vicini della Basilicata.

Dice Vendola che investirà per la riduzione delle perdite della rete e che comunque «bisogna evitare di precipitare nei burroni della demagogia». Lui lo dice. Ma allora perché non ai pugliesi non ha spiegato che la tariffa sarebbe aumentata anche dopo il referendum? «Nessuno me lo ha chiesto».  Ci fosse l’acqua in Puglia, vabbè. Il punto è che piove poco, gli invasi di raccolta sono insufficienti e restano vuoti, le tubature fanno acqua e così ogni estate in alcuni Comuni del Tarantino o del Leccese arrivano le autobotti a distribuire razioni di acqua con le damigiane, scene da dopoguerra.

Le previsioni dicono che il prossimo autunno la Puglia sarà senz’acqua, l’assessore invita alla danza della pioggia. È che per Vendola le tasse e le tariffe, una volta aumentate, non calano più, quasi che rappresentino un suo diritto acquisito per consentirgli di spendere a piacimento. Ha creato una agenzia per ogni assessorato e attraverso le società in house aggira le leggi sulle assunzioni e gli appalti pubblici.

Salvo minacciare a parole lo «spending review» sulle aziende partecipate.  Il colmo del vendolismo di governo va in scena durante l’ultimo Consiglio regionale, si discute il bilancio. Il centrodestra chiede di abolire l’addizionale sull’accisa della benzina, visto che Vendola si è vantato di avere conti in ordine e un inatteso tesoretto fiscale. Risposta di Nichi: «Accolgo la proposta, ma la sposto avanti nel tempo». A babbo morto. Motivo: se anche togliessimo l’addizionale, i distributori di benzina non abbasserebbero il prezzo alla pompa, quindi tanto vale incassare e spendere. Il resto è demagogia.

di Antonio Cantoro
06/01/2012




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Cagliari, Imprenditore sequestrato nel 1994 «Pago ancora il mutuo per il riscatto»

Corriere della sera

L'imprenditore: ultima rata nel 2023, poi sarò davvero libero



La liberazione di Giuseppe Vinci, il 15 ottobre 1995La liberazione di Giuseppe Vinci, il 15 ottobre 1995

CAGLIARI - Estinguerà i due mutui nel 2023. «Soltanto allora sarò un uomo libero». Li ha accesi per quattro milioni duecentomila euro, l'unico modo rimasto per arginare l'emorragia finanziaria causata dal suo sequestro, 9 dicembre 1994 - 15 ottobre 1995, trecentodieci giorni passati in una cassa da morto appena un po' più grande: un metro e mezzo per due, alta un metro e ottanta. «Cosa vuole che le racconti, se non la noia di questa storia? Un'ora durava un mese, sempre uguale. Non è mai successo niente».

Giuseppe Vinci, 48 anni, è seduto nel ristorante che ha aperto nel 2008 con lo chef Claudio Ara nel cuore di Cagliari vecchia. Cesti alle pareti, dietro di lui un grande trebbia per il grano di derivazione romana annerita dal fumo: il 26 novembre gli hanno incendiato il locale. «Una vendetta, dicono gli inquirenti. Io non ho fatto male a nessuno». Prima di Natale, ha raccontato a Giorgio Pisano sull' Unione Sarda che il suo sequestro non è mai finito. Sono passati più di sedici anni dal rilascio. Ce ne vogliono ancora undici per pagare l'ultima rata dei mutui contratti con il Banco di Sardegna, tasso variabile; dovevano durare quindici anni, li ha allungati a venti.

Comincia: «Per il riscatto la mia famiglia pagò 4 miliardi 250 milioni di lire. Li consegnò mio padre, dentro due sacchi per la lana delle pecore e in una borsa di pelle, davanti ai giardinetti pubblici di Nuoro, in pieno centro, il luogo meno prevedibile. Era il 9 ottobre, un lunedì: fui rilasciato la domenica». C'era il blocco dei beni. «Lo aggirammo. Mio padre si attivò per prelevare gli incassi dai nostri supermercati, una catena importante con 210 dipendenti: un miliardo e tre. Altri tre miliardi arrivarono dal Consorzio di acquisto C3 che liquidò in anticipo i premi di produzione. Altri soldi ce li prestarono».

La contabilità l'ha tenuta Lucio Vinci nel libro Il Prezzo del riscatto. Storia di una famiglia dal purgatorio all'inferno . Ai soldi dati ai banditi vanno aggiunte le spese per l'emissario (40 milioni, sempre in lire), le spese legali del difensore dell'emissario (6 milioni 120 mila), le spese legali (40 milioni), altre spese (20 milioni). Sul totale di 4.356.120.000 lire sono stati pagati altri tre miliardi e passa di interessi passivi alle banche. Fino al 2003, anno della resa, con i mutui accesi per liquidare gli ex soci della ditta che via via si è disgregata. «Mia cugina Assuntina volle essere liquidata durante il sequestro, e dovettero darle 350 milioni di lire subito. Gira in Porsche».

Ridurre tutto a un registro contabile serve solo a prendere le distanze, togliere emozioni ai ricordi. Dal 1971 a oggi in Sardegna ci sono stati 178 casi di sequestro: le persone effettivamente rapite sono state 107, ogni sei casi la vittima non è tornata a casa. Giuseppe Vinci detiene il record della detenzione più lunga. Ammette: «È stato troppo, un massacro per il mio cervello, ne sono uscito a pezzi. Ero infuriato con i miei per averlo permesso. Sono stato in analisi, ma non mi è servito: due volte la settimana mi sdraiavo su un lettino e non riuscivo a dire a niente. Qualche volta ho avuto a che fare con gli psichiatri. Per due anni non ho dormito. Purtroppo sono un ex sequestrato e lo rimarrò per sempre».

Durante la prigionia era costretto a tenere alle orecchie le cuffie di un walkman acceso giorno e notte a volume altissimo. Adesso, se per caso riascolta una canzone Rod Stewart, riesce ancora a sentire l'odore di muffa. «E l'associazione va da sola: le pulci, i topi, il caldo infernale di agosto, il secchio accanto al materasso dove facevo i miei bisogni, due colpi per chiedere di venire a svuotarlo. Tornato a casa ero terrorizzato. Ho cominciato a raccontare la verità al procuratore Mauro Mura due anni dopo, quando liberarono Silvia Melis».

Con i figli, Marcello che ai tempi aveva 17 mesi e Gabriele che oggi ha 15 anni, non ne ha mai parlato. «Lo fanno con la mamma, per pudore. Due mesi fa però c'è stata un'assemblea di istituto allo Scientifico di Macomer dove studia il grande, con Graziano Mesina, acclamato, che raccontava la dignità del bandito. Mi hanno detto che Marcello a un certo punto si è alzato e gli ha urlato: "Tornatene in galera da dove sei venuto, brutto delinquente"».


Elvira Serra
Twitter @elvira_serra
6 gennaio 2012 | 10:49



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Superstar Mario va da Fazio e nessuno fiata Quando andò da Vespa scoppiò il finimondo

Libero

Domenica il premier ospite a "Che tempo che fa" e nessuno protesta. Volo a sorpresa a Bruxelles in cerca di sponde "anti-Merkel"




Un’improvvisa voglia di cozze e patate, piatto nazionale belga. No, evidentemente non è questo il motivo della partenza anticipata di Mario Monti, direzione Bruxelles. Ma alle otto di sera, in assenza di una comunicazione ufficiale sugli spostamenti del presidente del Consiglio, uno è portato a non scartare nessuna ipotesi. E a scriverle tutte: tanto il professore ha detto che non legge la stampa italiana, non ha tempo. Quindi non precisa e non smentisce le notizie che lo riguardano.

Vada per il cozze&patate gate, allora. Anzi no. Monti atterra a Bruxelles nel tardo pomeriggio per ragioni serie: c’è in ballo l’accordo intergovernativo per l’unione di bilancio (“Fiscal compact”) e oggi si riunisce il tavolo dei negoziatori incaricato di valutare gli emendamenti. Il governo di Roma ne ha presentati alcuni di vitale importanza sui tempi di rientro dal debito pubblico, contenuti in un memorandum consegnato al presidente del Consiglio  Van Rompuy. Sicché Monti ha voluto incontrare Ferdinando Nelli Feroci, rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea. L’ambasciatore Nelli Feroci siede a quel tavolo di euroburocrati che deve decidere, preliminarmente, quanto stretto sarà il cappio al collo dell’economia tricolore nei prossimi anni. Ecco allora materializzarsi Monti in Belgio (con una giornata d’anticipo rispetto agli impegni continentali), venuto a dare la linea alla feluca in questione.


«Bruxelles è casa mia», taglia corto Supermario rispondendo ai giornalisti che lo aspettano sotto il suo appartamento. È venuto a dare l’acqua ai ficus. Nelli Feroci lo ha già visto: il negoziatore italiano ha  atteso il presidente in aeroporto, si sono parlati in auto lungo il tragitto. La questione è delicata, la prima prova importante per l’autorevolezza di Monti in Europa, quella credibilità magnificata ancora ieri da Napolitano con occhio languido: «Il premier dimostrerà all’Ue che l’Italia è affidabile». Per farla facile: Roma chiede che sia la Commissione a vigilare sull’obbligo di riduzione dei debiti pubblici eccessivi. Con valutazione politica. La Germania insiste perché il criterio sia aritmetico e basta: un ventesimo all’anno della quota eccedente al 60% del Pil. Per l’Italia (che ha un rapporto debito/Pil pari al doppio, 120%) significa manovre annue da 45 miliardi di euro: un disastro. Allora nel pomeriggio Monti volerà a Parigi, dove cercherà di trovare un’intesa  con Sarkozy (su crescita, competitività ed extradebito) per frenare la furia rigorista della “testona”. Cioè di Angela Merkel. Che incontrerà mercoledì a Berlino, per poi riferire alla Camera il giorno dopo.



Finite le rotture di balle,  arrivano le coccole: domenica il presidente del Consiglio sarà ospite da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Con Vespa successe il finimondo, ora nessuno fiata.  Intanto la borsa crolla, lo spread sale a 520. Monti è preoccupato e accelera con le nuove misure: ai partner franco-tedeschi l’inquilino di Palazzo Chigi illustrerà la prima tappa del Cresci-Italia, che sarà approvata con decreto entro il 23 gennaio, data del prossimo Eurogruppo: Monti partecipa come  ministro dell’Economia ad interim. L’intenzione del governo, a quanto pare, è quella di dare precedenza al pacchetto delle liberalizzazioni e al riordino dei contratti di lavoro. Sindacati e partiti permettendo. Berlusconi è molto irritato con l’esecutivo. Al Cavaliere non è piaciuta la «caccia al ricco» andata in scena a Cortina: «Siamo diventati uno Stato di polizia fiscale, è inaccettabile». E continua a raccogliere lamentale di persone «asfissiate dalle nuove tasse messe dal governo». Monti deve «attenersi» al mandato ricevuto dalla maggioranza che lo sostiene, mette in guardia Silvio, «non ci costringa  a negargli la fiducia».

di Salvatore Dama

06/01/2012




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Storia della ditta che è fallita per colpa dell'articolo 18

Libero

Una dipendente licenziata per negligenza e minacce fa ricorso: ottiene un risarcimento di 100mila euro. L'impresa non ha soldi e fa crac





Art. 18: un conto è teorizzarlo, un conto è viverlo sulla pelle della propria azienda con tutti i suoi effetti devastanti per l’imprenditore soprattutto in questi anni di crisi». Così scrive al ministro Fornero  e a Libero l’amministratore di un’azienda bresciana costretta a chiudere i battenti per una sentenza che la condanna a risarcire 100.000,00 euro a un dipendente incapace causa l’illegittima interruzione del rapporto di lavoro. Il risultato di  un connubio tra una legislazione di governi succubi dei sindacati e da una giurisprudenza che massacra le imprese e spalleggia la Triplice è devastante per l’economia.

La musica è la stessa da decenni e nemmeno l’esecutivo dei sacrifici per tutti pare avere la forza per invertire la rotta, nonostante i richiami continui dell’Unione europea. Siamo purtroppo certi che la lettera inviata al ministro dalla nostra Lettrice rimarrà senza seguito: «La nostra ditta non riuscirà a sopravvivere alla conseguenza di questo famigerato art. 18, ma spero che Lei riesca a fare qualcosa per il futuro, affinché non si trovino nella stessa nostra situazione e non debbano vivere ciò che abbiamo vissuto noi altre aziende».

La storia. Il calvario di questa azienda di produzione di macchine agricole inizia nel 2008 con l’assunzione di un’impiegata con contratto a tempo determinato della durata di 2 anni. Il comportamento della neoassunta si rivela da subito inadeguato alle regole di buona condotta aziendale: telefonate private con le linee aziendali, liti e intemperanze con chiunque: dai dirigenti all’ultimo degli impiegati, sino ai proprietari. Denunce infondate contro la ditta sia all’Asl che all’ispettorato del lavoro. Episodi di razzismo nei confronti degli operai stranieri che ne costituiscono il 70% della forza lavoro. Insomma non un buon acquisto per l’impresa bresciana, costretta a tollerare i comportamenti inqualificabili della collaboratrice sino all’ultimo indecoroso episodio.

La lavoratrice (si fa per dire), al rientro dall’ennesimo periodo di malattia fittizia, non accetta il nuovo orario di lavoro e, non potendo uscire dalla fabbrica all’ora di suo gradimento, chiama i carabinieri, denunciando un sequestro di persona. I titolari, ignari della stravagante denuncia, rimangono sbigottiti all’arrivo delle Forze dell’Ordine con i mitra spianati e apprendono dagli uomini in divisa dell’allarme lanciato via filo dalla dipendente. Il fatto si risolve ovviamente in una bolla di sapone, non sussistendo i requisiti giuridici di un sequestro. L’azienda però non può tollerare oltre simili comportamenti e, dopo 10 mesi di richiami continui, decide di licenziare in anticipo l’impiegata che mina la salute aziendale.

Questa impugna il licenziamento e intenta causa alla ditta. A settembre 2011 la sentenza del giudice del lavoro: i comportamenti della lavoratrice non integravano la giusta causa e il licenziamento era illegittimo a norma dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Poichè la stessa ha trovato occupazione altrove non va reintegrata, ma risarcita con 100.000,00 euro pari a 15 mensilità. Ci domanda l’amministratore: «Allora è uno sciocco il dipendente che ha svolto 30 anni di lavoro esemplare e matura un Tfr di 30.000 euro, quando in 10 mesi di non lavoro può guadagnarne il quadruplo?» Non c’è tempo per la risposta, perché l’azienda, dopo tre generazioni di duro lavoro, chiude. Era attiva dal 1923, riusciva a resistere alla crisi e a rimanere in bilico sul mercato, in attesa di tempi migliori. Ora la mazzata e il conseguente pignoramento non lasciano scampo alle 20 famiglie degli operai e a quelle dei proprietari. Si chiama equità sociale.

di Matteo Mion
www.matteomion.com

06/01/2012




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Alassio ci ripensa: la statua di Totò torna sul lungomare

Microsoft verso il divorzio con Intel: il nuovo Windows per micro architetture

Il Messaggero









LAS VEGAS (5 gennaio) - La futura versione di Windows, quella basata su una nuova micro-architettura e destinata a pc, tablet e anche smartphone, sancisce il quasi divorzio tra la Microsoft e la Intel, cioè la fine del sistema Wintel che per anni ha rappresentato il mondo dei pc. Anticipando le grandi linee dell'intervento, durante la notte in Italia, del Ceo di Microsoft Steve Ballmer, il presidente di Windows Steven Sinofsky lo ha confermato in serata a Las Vegas in una conferenza stampa, presentando la nuova architettura System on a Chip (SoC), basata quasi esclusivamente sui nuovi supermicroprocessori della Arm, con una scheda madre grande poco più di un'unghia. Si continuerà a lavorare anche con la Intel (diventata al centro di parte del sistema Apple), ma solo in maniera in realtà marginale, e verosimilmente solo per i dispositivi più grandi.

Sinofsky ha deluso le aspettative su un futuro tablet Windows, parlando di tempi che oscillano «tra i 24 e i 36 mesi», ma non ha mancato di lanciare qualche frecciata alla Apple, accusata di avere almeno tre architetture diverse per prodotti come gli iPhone, gli iPad e i Mac, che in almeno parte fanno le stesse cose. Non ci saranno quindi tablet che funzioneranno con Windows 7, mentre tra le possibili novità non si esclude il lancio di una Windows Tv che farà concorrenza ad Apple Tv e a Google Tv.

Com'è ormai prassi Steve Ballmer, apre di fatto con il suo keynote il Consumer Electronic Show (Ces) di Las Vegas, il più grande salone internazionale dedicato all'elettronica di consumo. Secondo il Wall Street Journal, il quasi divorzio per smartphone e tablet tra Microsoft ed Intel è tra l'altro dovuto alle piccole quote che il colosso di Redmond possiede con prodotti Wintel sul mercato mobile. Ecco perchè è sembrato indispensabile lanciare una nuova piattaforma, se possibile universale, semplice e dai bassi consumi energetici per affrontare gli altri due colossi del settore, quello di Cupertino, la Apple, e quello di Mountain View, Google, oltre ai canadesi di Waterloo, cioè la Research in Motion (Rim) dei BlackBerry.

Microsoft ha inoltre in programma, secondo la stampa Usa, nuovi sviluppi per Kinect, il dispositivo che abbinato alla Xbox (videogiochi ma non solo) permette un controllo gestuale diretto, senza telecomando o joystick. Le applicazioni potenziali sono innumerevoli, e secondo non pochi esperti del settore, la Microsoft ha un vero vantaggio sui suoi concorrenti diretti in materia di interfaccia gestuale.

La Intel, infine, ha presentato oggi i suoi processori Core di seconda generazione destinati soprattutto ai personal computer. Una delle originalità di questi nuovi chip, oltre alla qualità nella riproduzione delle immagini in movimento ad alta definizione 1080p, consiste nella messa a punto di un nuovo dispositivo per proteggere dalla pirateria.




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L’ex compagno nei Pac: così l’ho visto uccidere

di Andrea Cuomo


Roma


«Penso che Battisti sia stato il più furbo di tutti. Non era un personaggio del livello di Renato Curcio e di Valerio Morucci, ma ha fregato tutti e ora probabilmente si godrà la vita senza avere mai pagato per le sue colpe». Pietro Mutti, 56 anni, ex compagno nei Proletari armati per il comunismo, descrive così il terrorista che divide Italia e Brasile. Fu Mutti a guidare il commando che si incaricò di far evadere il terrorista dal carcere di Frosinone nel 1981. Ed è lui, oggi pentito e collaboratore di giustizia, a raccontare il «suo» Battisti nel numero di Panorama in edicola domani. E lo fa senza risparmiarsi in particolari: «L’ho visto con i miei occhi uccidere il maresciallo Santoro quella mattina a Udine. Quando il maresciallo è uscito, Battisti gli ha sparato da dietro. Non ho dubbi. Fu lui a sparare, a scegliere il bersaglio (...), a fare i sopralluoghi, a portare via le armi in treno dopo l’agguato». Secondo Mutti, Battisti sarebbe stato l’autore materiale anche dell’omicidio dell’agente Andrea Campagna.

E intanto si apre qualche spiraglio sulla possibile estradizione di Battisti. Il Supremo tribunale federale di Brasilia, presieduto da quel Cezar Peluso che già si era espresso in termini favorevoli alla riconsegna del terrorista all’Italia, ha riaperto il fascicolo. Un atto dovuto dopo il ricorso presentato dai legali brasiliani che rappresentano il nostro Paese contro la scarcerazione del cinquantaseienne esponente dei Pac. Una brutta notizia per l’Italia arriva invece da Bruxelles: il portavoce della Commissione europea Michael Mann ha ribadito ieri che il caso Battisti è una questione «bilaterale» e che «non è prevista una competenza della Commissione».

«Non esiste un trattato di estradizione tra Ue e Brasile», ha tagliato corto Mann.
E intanto il consigliere del Csm Matteo Brigandì annuncia per i prossimi giorni la presentazione di una pratica a tutela della magistratura italiana, oltraggiata a suo dire dall’ex presidente del Brasile Lula. «Se il Csm ha proceduto contro Berlusconi a tutela del pm di Milano De Pasquale, a maggior ragione deve procedere contro Lula che ha offeso la magistratura italiana, sostenendo che la sentenza con cui i giudici italiani hanno condannato Battisti è politica, e ancor di più la magistratura di sorveglianza, che secondo lui non sarebbe in grado di impedire l’uccisione di Battisti».



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