venerdì 14 gennaio 2011

Bella e spietata, il direttore del carcere perde la testa (e il lavoro) per la detenuta

Corriere della sera


L'ex capo del penitenziario di Versailles, innamorato di Emma Arbabzadeh, le donò denaro e schede telefoniche

Francia, la donna in carcere per aver adescato un uomo, poi ucciso da una gang


Emma Arbabzadeh
Emma Arbabzadeh
MILANO – L’avvenente e spietata galeotta seduce il direttore del carcere. Ai suoi colleghi che l'hanno fermato e gli hanno imposto il divieto assoluto di avvicinarsi al carcere, Florent Goncalves, l'ormai ex responsabile del penitenziario femminile di Versailles, ha dichiarato di aver trasgredito la legge solo per amore. Il quarantunenne, secondo un indagine interna, dal dicembre del 2009 fino all'ottobre del 2010 avrebbe avuto una relazione sessuale con Emma Arbabzadeh, ventunenne, in galera da circa cinque anni per aver adescato con l'inganno nel gennaio del 2006 un giovane ebreo che poi sarebbe stato torturato e ucciso dalla cosiddetta «banda dei barbari».

L'AFFAIRE SESSUALE - Goncalves, in cambio di favori sessuali, avrebbe donato alla ventunenne somme di denaro, ricariche telefoniche e altri oggetti interdetti ai detenuti. A scoprire la tresca sarebbero stati gli ispettori che hanno visitato il penitenziario lo scorso 22 novembre. Alcune detenute, probabilmente invidiose dei trattamenti di favore ottenuti da Emma, hanno raccontato degli strani regali fatti dal direttore alla loro collega. Subito è scattata l'indagine ed è emersa una realtà che nessuno all'interno del carcere immaginava. Emma non solo aveva sedotto il direttore, ma da tempo offriva favori sessuali anche a un secondino trentaseienne in cambio di doni e privilegi. A questo punto il direttore si è trovato con le spalle al muro. Denunciato e messo in stato di fermo, il quarantunenne ha vuotato il sacco martedì scorso: «Il direttore ha spiegato agli agenti di essersi innamorato della detenuta - ha dichiarato un fonte che lavora all'interno del carcere al quotidiano transalpino «Le Parisien». Egli spera che la ragazza ottenga la libertà condizionata visto che ha già scontato metà della sua pena, per poter costruirsi assieme una nuova vita».

UNA FEMME FATALE - La ventunenne, che tra l'altro è stata denunciata per ricettazione, deve scontare ancora quattro anni di carcere. Le altre detenute la definiscono "una femme fatale" capace di tutto: «In un attimo ha fatto perdere la testa a quei due» ha confessato una galeotta agli ispettori. Un secondino del carcere ha dichiarato al sito di Europe 1 – Il comportamento del nostro direttore non era affatto normale. Egli era sempre con lei e i loro colloqui duravano anche due o tre ore». Già qualche anno fa Emma aveva dimostrato tutta la sua perfidia e il suo cinismo. Nel gennaio 2006 era stata l'esca per la cattura di Ilan Halimi, giovane ebreo sequestrato e torturato da una gang razzista della banlieue parigina. Il ventitreenne, agonizzante, era stato ritrovato vicino alla stazione di Sainte-Genevieve-des-bois, nell'Essone e sarebbe morto durante il trasporto in ospedale.


Francesco Tortora
14 gennaio 2011



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Prete ammanettato da finti carabinieri

Bresciaoggi.it


CASTEGNATO. L'altra sera due sconosciuti, spacciandosi per uomini dell'Arma, hanno tentato una truffa al parroco. Come a Costa Volpino. «Hanno cercato di farmi paura dicendo che sarei finito in carcere per una storia di pedofilia e intanto mi chiedevano soldi»

14/01/2011




Zoom Foto
Il parroco, don Renato Firmo


Erano vestiti di nero e avevano anche un paio di luccicanti manette i due sconosciuti che l'altra sera si sono presentati come carabinieri a don Renato Firmo, 76 anni, parroco di Castegnato da trenta. Non erano amichevoli e hanno cercato di terrorizzare il parroco. 


«MI HANNO DETTO chiaramente che stavano indagando su alcuni casi di pedofilia, che si trattava di una questione molto grave. Che potevo risolvere tutto pagando - ricorda il parroco -. Io ho obiettato e ho chiesto di poter chiamare i carabinieri di Ospitaletto perchè li conosco bene, ma loro continuavano a ripetere che non potevo fare nulla, che avrei chiamato il mio avvocato quando mi avrebbero portato in prigione».


Ma il tentativo dei finti carabinieri di spillare denaro al parroco è fallito: il sacerdote si è preoccupato, ma non al punto di prendere i soldi per consegnarli ai due sconosciuti. È stato meno impulsivo del parrocco di Costa Volpino, in provincia di Bergamo, che qualche giorno fa, trovandosi nella stessa situazione, ha consegnato a due sconosciuti seimila euro in contanti e un assegno da 15mila euro.


«Avevano un atteggiamento fastidioso e non ho nulla di cui vergognarmi, perciò mi sono arrabbiato - continua nel racconto il parroco -, al punto che ho preso un vaso di cristallo e ho minacciato di tirarlo. A questo punto mi hanno ammanettato, Mentre uno è restato con me in canonica, l'altro ha girato tutte le stanze, ma senza trovare nulla».
I finti carabinieri, sempre più innervositi, hanno cercato di portare a termine il colpo e hanno chiesto al parroco dove teneva i soldi.
«Ho spiegato che i soldi erano nella cassaforte in chiesa - prosegue il sacerdote -. A questo punto i due hanno deciso che dovevamo andare in chiesa e mi hanno promesso di togliermi le manette se consegnavo la chiave per aprire la porta».


Quando il parroco ha indicato dove teneva la chiave i due malfattori lo hanno liberato. «Sono stato ammanettato per un buon quarto d'ora - ricorda il parroco -, ma non appena i due hanno avuto la chiave della chiesa mi hanno liberato». Il parroco e i due sconosciuti si sono avviati verso la chiesa, a due passi dalla canonica, ma a metà strada uno ha detto al parroco di rientrare per prendere il cappotto. Forse temendo che il parrocco chiedesse aiuto, telefonando al 112, i due sono fuggiti portandosi via la chiave della chiesa.


«IL DANNO PEGGIORE - commenta il parrocco - è che dovremo cambiare la serratura, per evitare che quei due possano tornare». Il parroco dopo la brutta avventura ha lanciato l'allarme e in canonica sono arrivati i carabinieri, quelli veri, che hanno ricostruito il tentativo di truffa. In serata a portare la sua solidarietà e il suo conforto anche il sindaco del paese, Giuseppe Orizio. «Avrei dovuto capire che erano truffatori - conclude il parroco -. Dovevo capirlo dalla camicia nera, i militari, come mi hanno spiegato ieri i veri carabinieri, la indossano bianca».


Wilma Petenzi




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Tentò di superare il record di sesso orale, in coma per un'operazione al seno

Cuba, festeggia 111 anni con un sigaro

La Stampa


Ignacio Cubilla Banos, ex operaio in una fabbrica di zucchero a Cuba, martedì ha festeggiato il suo 111esimo compleanno accendendosi un sigaro. L'arzillo vecchietto, in ottima salute, ha 11 figli, 40 nipoti e 15 pronipoti.



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Antonio Di Pietro Dance







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Purghe digitali a Wikipedia Cacciati via gli infedeli alla linea

di Alessandro Gnocchi



Elezioni contestate, regole riscritte, utenti espulsi, discussioni roventi: ecco come si combatte la lotta per il potere nella più famosa enciclopedia online



 
«Chi controlla i controllori?», si chiedeva Platone. Domanda ancora valida nell’epoca digitale in cui tutto si presenta all’apparenza democratico, aperto, collaborativo. Salvo nascondere lotte per il potere senza esclusione di colpi. A esempio, all’interno dell’edizione italiana di Wikipedia, la famosa enciclopedia on line, da qualche tempo il clima «non è sereno», come scrive qualche utente: un eufemismo per dire che volano gli stracci.

Riassumo per sommi capi. È stato appena rieletto alla carica di amministratore (cioè «controllore») Piero Montesacro, collaboratore di lungo corso, molto rispettato ma anche molto contestato. Gli argomenti di chi lo disapprova sono questi: usa due pesi e due misure nella redazione e nella correzione delle voci; si è creato un seguito, noto come «la cricca», di fedelissimi pronti a sostenerlo. La «cricca» orienterebbe le discussioni e le votazioni democratiche che regolano la vita di Wikipedia. Ufficialmente è vietato fare «campagna elettorale», nessuno può chiedere a un altro utente di aiutarlo a salvare o bocciare una voce, ma alterare il consenso è facile. Basta comunicare attraverso mail, blog, forum, chat. Montesacro comunque, nella sua wiki-pagina personale, ci scherza sopra, inserendo nel suo profilo una citazione dal Barbiere di Siviglia (La calunnia è un venticello) e la voce «cricca», che rimanda una voce dell’enciclopedia da cui apprendiamo che è una struttura matematica...

Complottismo ingiustificato contro Montesacro, preso di mira da disturbatori e vandali digitali che insozzano Wikipedia? Può essere. A proposito di complottismo, bisogna segnalare che Montesacro stesso non è alieno dall’accusa. Infatti il blog Perle complottiste lo prende di mira con una certa regolarità in quanto impegnato a «fare propaganda complottista, anti-americana e filo-terrorista». Parole pesanti. Tra gli interventi contestati, quello sulla «Operazione Northwoods», un piano (rigettato da JFK nel 1962) volto a creare allarme nell’opinione pubblica statunitense. Obiettivo: spingere gli Usa a dichiarare guerra alla Cuba di Castro. Nella voce dell’enciclopedia, alla quale Montesacro ha lavorato, si mette l’accento su azioni terroristiche sul suolo americano organizzate dal governo Usa. Secondo il blog Perle complottiste col malizioso intento di rilevare la sostanziale somiglianza fra l’Operazione Northwoods e quanto accaduto molti anni dopo, l’11 settembre 2001.A caso si aggiunge caso, e il clima diventa ancora meno «sereno».

Negli ultimi giorni infatti finiscono nel mirino due utenti «problematici». Cioè due presunti provocatori, inconciliabili con il clima di pacifico (si fa per dire) dibattito wikipediano. Gli atti del processo informatico ci riportano ancora a Montesacro, direttamente o indirettamente coinvolto nel «procedimento» versus Their rules e Il palazzo (sono pseudonimi usati sul web, come Montesacro). Lo scambio di fendenti è reciproco e quasi simmetrico. Una fazione accusa l’altra di essere verbalmente aggressiva e di non aver capito quali sono i principi che sovrintendono alla stesura delle voci. 

Qualche settimana fa, era stato bloccato (cioè sospeso, escluso da Wikipedia) Emanuele Mastrangelo, redattore del sito Storiainrete, finito nel mirino perché «revisionista». Il suo reato: aveva affermato che in Italia la fine della Seconda guerra mondiale assunse il carattere di una «guerra civile». Opinione maggioritaria fra tutti gli storici di qualsiasi orientamento politico. 

Ma accettata a stento in Wikipedia. E se si va a cercare su quali voci si siano esercitati Il palazzo e Their rules, ecco saltare fuori di nuovo la storia a braccetto con la politica. A far scoppiare la polemica, infatti, sono la voce sulla strage dell’Ospedale Psichiatrico di Vercelli, ovvero l’esecuzione di oltre settanta repubblicani di Salò avvenuta tra il 12 e il 13 maggio 1945 per mano di una brigata partigiana garibaldina; e quella sulle colonie di villeggiatura nel periodo fascista.

Chi non è fedele alla linea viene espulso? Mentre qualche wikipediano parla già di purghe, ecco pronta la prossima polemica. Martedì 11 gennaio, nelle pagine di discussione dell’edizione italiana, spunta il progetto «Proposta di nuovi requisiti per le votazioni». Firmato Piero Montesacro. E già c’è chi dice, persino tra quelli favorevoli ai «nuovi requisiti», che sono restrittivi e rischiano, se interpretati scorrettamente, di creare «un’oligarchia».

Queste polemiche, perfino a prescindere da chi abbia ragione o torto, investono la natura stessa di Wikipedia. L’enciclopedia poggia su alcune idee, accettate come precetti di fede: la quantità di informazioni, superata una certa soglia, diventa automaticamente qualità. Di conseguenza, il sapere collettivo è superiore a quello individuale. La storia si scrive per alzata di mano, creando consenso intorno alla versione «più esatta». 

L’oggettività delle voci sarebbe garantita dalla enciclopedicità che esclude i punti di vista personali. Però, come abbiamo più volte documentato, le posizioni faziose passano per neutrali, e il collaboratore che obietta viene punito dai controllori con sanzioni che vanno dalla sospensione alla radiazione. Ma chi controlla i controllori?




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La Cirio dice addio alla Campania chiude anche l'ultima fabbrica

Caserta, uccise e bruciò la compagna nel forno per le pizze: condannato

San Giorgio, killer in azione: 2 morti Vittima anche il papà della cronista

Corriere del Mezzogiorno

L'agguato: i sicari intendevano ammazzare un pregiudicato e hanno colpito anche l'innocente


NAPOLI - Due uomini sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco nel comune di San Giorgio a Cremano, in via San Giorgio vecchia 134. Si tratta di Luigi Formicola, già noto alle forze dell'ordine, e Vincenzo Liguori, un meccanico innocente ucciso da una pallottola vagante.

UN SOLO COLPO MORTALE PER IL MECCANICO - Un’esecuzione spietata, i killer in sella a una moto, caschi integrali in testa, crivellano di proiettili Luigi Formicola, 56 anni, titolare di un circolo ricreativo. Una pioggia di fuoco e uno dei colpi raggiunge Vincenzo Liguori, 57 anni, proprietario dell’officina meccanica attigua al circolo: un solo colpo al torace, mortale.

ERA PAPA' DELLA CRONISTA - E c'è anche un dramma nel dramma: Liguori, il titolare dell'officina, era il padre di Mary, cronista del Mattino. La giornalista era stata chiamata dal giornale per andare a seguire il duplice omicidio a San Giorgio. Collaboratrice del quotidiano per la cronaca nera nell'area vesuviana, la Liguori era stata incaricata di occuparsi dell'ennesimo fatto di sangue nella zona vesuviana, ma una volta giunta sul luogo dell'agguato ha scoperto che una delle due vittime era il papà. Quando alla redazione di via Chiatamone si sono resi conto della triste coincidenza, hanno cercato di richiamare Mary per avvertirla di non occuparsi più del caso. Troppo tardi: la giornalista, che era in apprensione da un po' avendo appreso dagli investigatori l'indicazione delle strada dell'agguato, dove si trova l'officina del padre, ha appreso dalla gente accorsa sul luogo l'atroce notizia.


«È CAMORRA» - Per gli investigatori si tratta di un delitto di matrice camorristica. Sul luogo è giunto anche Alessandro Milita, sostituto della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Gli inquirenti scavano nel passato di Formicola, che non risulta imparentato con esponenti dell’omonimo clan. Nessun contributo significativo dagli archivi di questura e carabinieri: a carico di Formicola risulta un unico precedente per estorsione in relazione a un episodio risalente a 11 anni fa.

IL SINDACO - «Quanto è accaduto è orribile, è un fatto che scuote le nostre coscienze», ha detto il sindaco di San Giorgio a Cremano, Domenico Giorgiano. «Ho chiesto la convocazione urgente di un tavolo interforze sulla sicurezza pur consapevole dei grandi sforzi che quotidianamente le forze dell’ordine già compiono sul nostro territorio. Per ulteriori determinazioni - ha concluso- aspettiamo di conoscere i dettagli delle indagini da parte delle forze dell’ordine».

LE INDAGINI - Sono proseguite tutta la notte. I militari hanno ascoltato persone del posto alla ricerca di indizi utili. A sparare una pistola calibro 9. Da chiarire il movente: i carabinieri stanno indagando in tutte le direzioni e non tralasciano alcuna pista. Formicola non risulta affiliato ad alcun clan (è solo omonimo ma senza legami di parentela con la cosca dei Formicola) e i militari stanno scavando nella sua vita alla ricerca del motivo dell’agguato.

13 gennaio 2011
(ultima modifica: 14 gennaio 2011)

Diventa film l'Enigma di piazza del Gesù Nuove rivelazioni sul pentagramma

De Magistris: «Mi vogliono alla sbarra»

Corriere della sera



L'ex pm annuncia la richiesta di rinvio a giudizio avanzata nei suoi confronti dalla Procura di Roma


ROMA - Lo ha comunicato lui stesso via Facebook. «Prendo atto della richiesta di rinvio a giudizio avanzata nei miei confronti dalla Procura di Roma», ha scritto sulla sua bacheca l'eurodeputato dell'Italia dei Valori Luigi De Magistris. L'accusa che i magistrati romani rivolgono al loro collega in aspettativa è «abuso di ufficio, nello specifico per aver acquisito i tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza averne richiesto autorizzazione preventiva alla Camera».
WHY NOT - I tabulati telefonici furono acquisiti da De Magistris nell'ambito dell'inchiesta Why Not, sui presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici in Calabria. Nell'inchiesta, avviata da De Magistris all'epoca in cui era pm a Catanzaro e poi avocata dalla Procura generale, furono coinvolti anche Romano Prodi e Clemente Mastella, ma le loro posizioni sono state poi archiviate. Nella richiesta di archiviazione per Prodi i magistrati della Procura generale avevano evidenziato che dagli accertamenti compiuti dal Ros era emerso che il consulente di De Magistris, Gioacchino Genchi, aveva «elaborato i tabulati di traffico telefonico di utenze riconducibili al Senato, alla Camera, alla Presidenza del Consiglio, a Ministri, alla Direzione nazionale antimafia, a direzioni di partiti politici, ad amministratori comunali e finanche a numerazioni private di magistrati». (ANSA)

14 gennaio 2011




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Cina, non paga per 8 mesi il pedaggio autostradale: condannato all'ergastolo

Caso Ruby, Berlusconi indagato

Corriere della sera


Perquisizioni in corso a Milano



Silvio Berlusconi (Archivio)

MILANO - La Procura di Milano ha indagato Silvio Berlusconi per le ipotesi di reato di «concussione» e di «prostituzione minorile». Secondo la contestazione d’accusa, allo scopo di occultare di essere stato cliente di una prostituta minorenne in numerosi week-end ad Arcore, assicurarsi l’impunità da questo reato e scongiurare che venissero a galla i retroscena delle feste nella sua residenza brianzola, il Presidente del Consiglio la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 avrebbe abusato della propria qualità di primo ministro per indurre i funzionari della Questura di Milano ad affidare indebitamente l’allora 17enne marocchina Karima "Ruby" El Mahroug, scappata da una comunità per minori, alla consigliere regionale lombarda pdl Nicole Minetti.

Il reato di «concussione» (articolo 317 del codice penale) punisce con la reclusione da 4 a 12 anni il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringa o induca taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità. Al premier è contestato con l’aggravante il reato di «prostituzione minorile» (articolo 600 bis, contestato al premier nella forma del secondo comma) punisce con la reclusione da 6 mesi a 3 anni chiunque compia atti sessuali con un minore di età compresa tra i 14 e 18 anni in cambio di denaro o di altra utilità economica, ed è l’unico caso nel quale il cliente di una prostituta è sanzionato penalmente. La polizia sta perquisendo gli uffici della consigliere regionale Nicole Minetti, indagata per favoreggiamento della prostituzione sia adulta sia minorile. Stessa ipotesi di reato per Lele Mora ed Emilio Fede.


Luigi Ferrarella
14 gennaio 2011



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Napoli, al supermarket dei testimoni di giustizia

Corriere della sera

Quanto costa una testimonianza dal giudice di pace: ecco come fare
di Antonio Crispino



Il comitato per i rifugiati protegge pure i terroristi

di Gian Marco Chiocci



nostro inviato a Rio de Janeiro


Un giorno, chissà, qualche studioso degli anni di piombo potrebbe ritenere utile interessarsi al ruolo esercitato dal Comitéde Assistencia aos Refugiados Politico, il cui acronimo «Carp» sott’intende all’organizzazione che da sempre offre appoggio legale, logistico, assistenziale, ai nostri terroristi rossi latitanti in Brasile. O meglio, potrebbe avere la necessità di curiosare sul segreto mondo che ruota attorno a questa rappresentanza di sostegno ai rifugiati nota per i suoi successi politici ottenuti grazie alle forti entrature nel sistema di potere di Lula, ai referenti locali del centrosinistra italiano, ad appoggi mediatici trasversali, a collegamenti decennali con le centrali legali del cosiddetto «Soccorso rosso».

E al di là degli incipit dei suoi tipici comunicati a tutela del terrorista di turno arrestato sulla spiaggia di Ipanema o negli anfratti della foresta amazzonica («Ancora una volta lamentiamo l’attitudine revanscista e persecutoria delle autoritá italiane, impegnate in un’ennesima ed inutile caccia alle streghe…») il comitato, o quanti a esso fanno riferimento, riesce sempre a vincere le sue battaglie per la liberazione immediata delle primule rosse e la loro non estradizione in patria.

È capitato con Luciano Pessina e Antonio Mancini, che dal Carp sono stati difesi e del Carp son poi diventati testimonial. È capitato con il mostro di Primavalle, Achille Lollo. É capitato con Pasquale Valitutti, l’anarchico testimone del caso Calabresi, acciuffato il 15 luglio ’93 a Curitiba. La «rete» collaborazionista già installata tra Rio e San Paolo ha funzionato alla grande anche allora, due anni dopo, quando il Brasile negò l’estradizione del condannato Valitutti inseguito da una condanna per il tentato sequestro dell’armatore livornese Tito Neri. Valitutti aveva precedenti per partecipazione a banda armata con la sigla eversiva Azione rivoluzionaria.

Non c’è traccia di un interessamento ufficiale per il fuggiasco Carlo Pagani, ex Autonomia operaia, oggi professore di restauro a Petropolis, nonostante la collaudata amicizia con la vera anima del «Carp», il ciociaro di Ceprano, Arduino Monti che convinse lui e il ristoratore di Prima Linea, Luciano Pessina, a seguirlo nell’impresa elettorale al Comites della lista Viva L’Italia cui era interessato anche il Pot Op Achille Lollo, lista appoggiata ufficialmente dall’Ulivo di Prodi. Il compagno Arduino, vicino a Rifondazione, è personaggio conosciutissimo da queste parti, e non solo per la doppia presidenza al Comites di Rio de Janeiro.

Le sue esperienze giovanili in Francia, al fianco di quel Toni Negri che insieme all’ex fuoriuscito per banda armata Elicio Pantaleo, ci metterà personalmente la faccia nell’appello sottoscritto da Arduino per liberare l’ex fedelissimo Mancini, lo portano a imbattersi nei latitanti di mezzo mondo riparati oltralpe, specie sudamericani. Un bel giorno si trasferisce in Brasile, e diventa il faro dei naufraghi dell’estremismo sinistro. Col tempo sposa la politica di Lula. Fonda il Forum Democratico, rivista patinata diretta da Andrea Lanzi, segretario del circolo carioca del Pd di Bersani. È di casa all’istituto di cultura.

Su Battisti la posizione di Monti è quella solita del Carp: il 16 gennaio 2009 invoca un’amnistia e la fine della persecuzione dei rifugiati alimentata dall’uso politico del dolore dei familiari delle vittime. A poche ore dall’arresto del militante-scrittore dei Proletari armati per il comunismo, parliamo di marzo 2007, il presidente del Carp esterna così il suo disappunto: «È la dimostrazione dell’incapacità della giustizia italiana di essere al di sopra delle parti e non di essere una mera vendetta». Sempre a nome del Carp, i rifugiati Mancini e Pessina sfruttano Battisti per cavalcare la grazia indiscriminata e rimuginare partigianamente sugli anni di piombo: «L'Italia è un Paese che, durante molti anni, ha portato avanti una vera campagna di odio, usando le giuste sofferenze dei famigliari delle vittime, ma sempre dalla parte delle vittime di destra, dei fascisti. Mai dalla parte delle vittime, e ce ne sono tante, di sinistra, le vittime dei fascisti».

Difficile calcolare quanti reduci del partito armato siano transitati nel Paese, se e quanti siamo stati (o sono) in contatto con esponenti del Carp. Per questi lidi, secondo l’Antiterrorismo italiano, sarebbero comunque transitati due personaggi della colonna brigatista Walter Alasia, esuli francesi vicini al centro Hyperion, un militante romano delle Ucc, poi Germano Allevi del «gruppo rapinatori» di Prima Linea e Giuseppe Landi dato per ex delle Formazioni comuniste combattenti. Solo tante chiacchiere e nessun riscontro ufficiale, invece, sul passaggio nel sud del Paese di Gregorio Scarfò, militante della colonna genovese delle Br.

Il Carp, come la novela Battisti dimostra, garantisce un risultato sicuro ai proscritti italiani per terrorismo e banda armata. Se la situazione è complicata mobilita gente che conta raccogliendo solidarietà brasiliana a tutto tondo: politici, ministri, giornalisti, scrittori, poeti, sportivi, sociologi, attori, produttori, registi, cantanti, ballerini di samba. La sua forza è la propaganda on line, raccorda l’attivismo delle organizzazioni umanitarie, coordina le sigle più radicali della sinistra sudamericana. Per salvare gli esuli del comunismo dalla repressione italiana gioca sfacciatamente a carte scoperte. Tanto non perde mai. Hasta l’impunità, siempre.




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Va online la biblioteca Kennedy

Corriere della sera

Milioni di pagine di documenti sono consultabili via web. Disponibili anche gli audio delle telefonate coi leader

L'archivio di Boston sulla sua presidenza digitalizzato e reso pubblico gratuitamente


L'home page del sito della Kennedy Library Foundation

MILANO - La crisi dei missili con Cuba fu certo uno dei momenti di maggiore tensione della presidenza Kennedy. Il film «Thirteen Days» ha cercato di ricostruirne il clima. Ma per quanto la pellicola che aveva Kevin Kostner tra i suoi protagonisti ci abbia messo del pathos, nulla può in confronto ad un documento originale, come una consultazione telefonica sull'argomento tra l'allora presidente e il suo predecessore Dwight Eisenhover. Il file era già a disposizione di tutti i visitatori della John Kennedy Library di Boston, la biblioteca museo dedicata al presidente e agli anni della sua permanenza alla Casa Bianca che vanta qualcosa come 48 milioni di pagine di circa 250 mila differenti documenti a cui si aggiunge un ricco catalogo audiovisivo che comprende almeno 200 ore di registrazione. Ora quella telefonata può essere ascoltata da chiunque: la biblioteca è finita infatti online in quello che è considerato uno degli sforzi di digitalizzazione di archivi più ingenti mai realizzati, un progetto per il quale sono stati investiti complessivamente dieci milioni di dollari. Il servizio di consultazione via Internet ha preso il via oggi ed è completamente gratuito.

CATALOGO ONLINE - «Fino ad oggi sarebbe stato necessario venire fino a Boston, andare in un'apposita sala, compilare una richiesta e poi aspettare che i nostri addetti mettessero a disposizione la scatola con gli incartamenti desiderati - spiega raggiante Thomas J. Putnam, direttore dell'istituto -. Adesso chiunque può avere accesso agli archivi stando semplicemente dietro al proprio computer». Putnam ha spiegato che i documenti ora consultabili sono solo i primi di una serie che sarà via via ampliata a mano a mano che procederà l'opera di digitalizzazione. L'obiettivo è arrivare ad una library di almeno 8 milioni di pagine, oltre a tutto il materiale multimediale disponibile. Si è incominciato con il materiale che risultava maggiormente richiesto nella sede di Boston e che comprende, in particolare, documenti relativi all'attività presidenziale e i manoscritti di Kennedy. Tra gli audiovisivi, i più gettonati sono i file con le registrazioni delle conversazioni con i principali capi di Stato. A disposizione degli utenti ci saranno dunque 300 files audio contenenti più di 1.200 telefonate, discorsi e interventi in pubblico, 72 filmati, 1.500 fotografie. Quella di Kennedy è la prima delle biblioteche presidenziali che viene resa fruibile worldwide attraverso la Rete.


MATERIALE WORLDWIDE - L'obiettivo dei curatori dell'iniziativa è quello di mettere il materiale a disposizione non solo di chi vive lontano dagli Usa e dal Massachussets, ma anche quello di avvicinare le nuove generazioni, quelle dei nativi digitali che hanno molta più dimestichezza con motori di ricerche e lettori multimediali piuttosto che non con schedari e microfilm. «So bene, osservando i miei stessi bambini nella crescita, che oggi se qualcosa non è disponibile online è come se neppure esiste - ha commentato Caroline Kennedy, figlia del presidente, al New York Times -. In questo clima politicamente polarizzato è importante che gli studenti e il pubblico in genere abbiano accesso ai documenti originali, registrazioni e corrispondenze che rendono autentica la storia, così da entrare nel clima del momento e capire la reale difficoltà che comporta l'adozione di alcune decisioni e quante persone siano coinvolte nel far sì che una presidenza possa concludersi con successo».

Redazione online
13 gennaio 2011

I comunisti dell’Aquila rivogliono Bertolaso

di Emanuela Fontana



Il presidente pdci del consiglio comunale del capoluogo scrive al sindaco Cialente (Pd): "Non si può andare avanti così. Torniamo al progetto case nel centro storico come l’avevano concepito Berlusconi e l’ex capo della Protezione civile"



 

nostro inviato a L’Aquila

Centinaia di reticoli di tubi dorati, un rintocco a ogni passo, come quando si cammina nel buio, nel silenzio spesso di un luogo dove non abita più nessuno. Una breccia che si apre in un muro antico, una seggiola di paglia, una cascata di macerie lungo le scale. L’eco di una ruspa lontanissima. Il centro proibito dell’Aquila è ancora chiuso, ed è deserto. Nessuno può addentrarsi qui senza autorizzazione. Si cammina oltrepassando sbarre di ferro, con il casco in testa, in ogni strada si viene avvisati da chi ci accompagna: «Attenzione, lontano dalle grondaie!». Balconi storti, tegole inclinate, muri puntellati con pazienza: tutto sembra sorretto da un equilibrio precario, eppure non fa paura camminare dove nessuno può venire a vedere. L’Aquila inaccessibile è ferma, macerata, silenziosa, una città dove non esiste vita neppure sui tetti.
Il centro storico oltre la chiesa delle Anime Sante è un luogo che ha la fissità degli affreschi rovinati, bellissimo, sfasciato, vergognosamente lasciato all’abbandono. Da quando la Protezione civile è andata via dall’Aquila, qui non è stato fatto quasi niente. Nessun palazzo abbattuto, nessun tentativo di ristrutturazione, non esiste un piano di intervento. Il 5 gennaio in consiglio comunale è accaduto un fatto politico eccezionale: l’ex sindaco dell’Aquila e ora presidente della commissione «Garanzia e controllo», Enzo Lombardi (Pdl), ha depositato con il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti (Comunisti italiani), una mozione in cui si chiede al sindaco Massimo Cialente di cambiare registro e iniziare a ristrutturare il centro storico sul modello del progetto «Case» di Berlusconi e Bertolaso.
L’incredibile richiesta del Pdci e di un esponente di centrodestra aggiunge che alcuni consiglieri comunali «prenderanno contatto» con Bertolaso e Berlusconi nei prossimi giorni. Insomma, così non si può andare avanti. E se addirittura un comunista chiede che Bertolaso torni a occuparsi dell’Aquila, significa che la situazione è davvero disperata. Già due consiglieri di Rifondazione comunista hanno lasciato la maggioranza guidata da Cialente. Ora arriva quest’atto ufficiale, sottoscritto anche dal capogruppo Pd Vito Albano e dal capogruppo Pdl Franco Mucciante. La situazione del centro storico dell’Aquila, si legge nella mozione, «è aggravata dalle scelte non chiare nella tempistica e nelle modalità degli interventi sinora proposti», con indicazioni «poco condivisibili e farraginose».
Si invita quindi il sindaco e la giunta «a compiere, entro 10 giorni dall’approvazione della presente mozione, ogni attività monocratica e deliberativa necessaria a chiedere e promuovere» un intervento straordinario del governo e del parlamento. Tale intervento, si legge, «potrebbe essere calibrato sul modello del progetto Case idoneo per progettare, avviare e completare entro 12 mesi» la ristrutturazione di parte del centro, «almeno sull’asse corso Federico II-corso Vittorio Emanuele».
Il piano edilizio tanto criticato dal Pd e dall’Italia dei Valori, messo all’indice dal film Draquila di Sabina Guzzanti, ossia le 185 palazzine costruite dalla Protezione civile con il coordinamento del governo, sono definite adesso l’esempio cui guardare per la ricostruzione del centro dell’Aquila. «È una proposta rivoluzionaria questa - ha dichiarato l’esponente del Pdci Benedetti, presentando l’iniziativa - perché va ad invertire l’ordine prestabilito di una ricostruzione lenta e farraginosa che lascia molto a desiderare». E l’ex sindaco Lombardi spiega che nei prossimi giorni si recherà a Roma per incontrare Bertolaso, ed eventualmente Berlusconi: «La gente vorrebbe che la Protezione civile tornasse all’Aquila. Il nostro centro storico non ha bisogno di una nuova pianificazione, ma che siano subito avviati gli interventi su una serie di palazzi storici e pubblici sui quali si può procedere con facilità».
I «proponenti della presente mozione», si legge infine, «sono autorizzati ad avviare immediatamente i necessari contatti con il presidente Berlusconi e con il governo». Lunedì la mozione sarà discussa dal consiglio comunale. Se l’amministrazione aquilana deciderà di ristrutturare il centro storico sul modello Berlusconi-Bertolaso, il sindaco Cialente, e tutta la sinistra, dovranno arrendersi all’evidenza.




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I boati nella notte e la Camorra invisibile

Il Tempo


Decine di esplosioni. Ma non c'è una sola regìa. E nella cittadina i clan fanno i loro affari in silenzio.


Auto in fiamme a Terracina


Piccole faide familari. Concorrenza slale. Ripicche tra gente del posto. Dispetti per motivi diversi e non collegati l'uno con l'altro. Avvertimenti in stile mafioso dopo la richiesta del «pizzo» e il rifiuto di pagarlo. Rumorosi, goliardici raid di giovani teppisti annoiati o spinti dall'emulazione dopo il risalto dato dalla stampa ai boati notturni. Le ipotesi sullo stillicidio di micro-attentati a base di polvere pirica e benzina che negli ultimi mesi hanno avuto per teatro Terracina, città di 44 mila abitanti distribuiti su centrotrenta chilometri quadrati alle pendici del monte Sant'Angelo che vive di agricoltura e turismo, sono molteplici e variopinte. Ed è proprio questa l'essenza del «giallo» che tiene la cittadina pontina con il fiato sospeso in attesa della prossima «bombetta», come chiamano qui le bombe-carta esplose nel cuore della notte da novembre a oggi. Per non parlare delle fiamme dolose che hanno divorato auto e furgoni. Nel mirino agenzie di pompe funebri e immobiliari, coiffeur, bar, una scuola di parrucchieri. E poi, appunto, macchine private (e non) ridotte in cenere. Una quindicina in tutto, comprese quella del vicesindaco nel 2009 e quelle dell'ex moglie e dei figli dell'attuale primo cittadino nel luglio 2010. La maggior parte degli episodi più recenti ha interessato la zona delle Arene, a pochi metri dal mare.

Il pool di investigatori composto da carabinieri e agenti della Mobile e coordinato dal sostituto procuratore di Latina Giuseppe Miliano, avrebbe individuato due piste. E in uno dei due casi ci sarebbero già indizi definiti «importanti». In realtà, i primi mini-attentati risalgono al 2002. Nel 2008 la Mobile di Latina diretta da Cristiano Statarelli portò a termine l'operazione battezzata «Anxur» (l'antico nome che i Volsci diedero nel VI secolo a.C. al villaggio fondato, secondo la leggenda, da profughi spartani), che finì con 15 arresti. Il processo ha condotto ad alcune condanne per danneggiamento, estorsione e minacce nell'ambito della competizione commerciale da un lato fra agenzie di pompe funebri e, dall'altro, fra ditte di pulizie. Condanne miti, perché non è stato riconosciuto il reato di associazione per delinquere.

Ma i fatti di queste settimane difficilmente sono inseribili nello stesso filone. La loro frequenza sta mettendo a dura prova i nervi dei terracinesi, anche se finora non sono stati registrati feriti ma solo danni alle cose: «La paura c'è - spiega una barista di via Roma - Ogni giorno apri il giornale e c'è stato un botto. Chi è stato? Per me sono soltanto dispetti e gli autori potrebbero essere sempre gli stessi. L'obiettivo è intimorire, è chiaro. Ma chi? E perché?». Neppure le vittime sanno darsi una spiegazione. «Non ho ricevuto minacce né mi hanno mai chiesto di vendere il locale», giura allargando le braccia Ferdinando, proprietario del Roxbar in via delle Arene, preso di mira sabato. La stessa notte e più meno alla stessa ora in cui una «bomba» scoppiava davanti alla vicina agenzia immobiliare di via Bottasso. «Qui abbiamo aperto solo da due mesi, ma in via della Neve ho gestito un bar per ventotto anni e non ho mai avuto problemi, a parte qualche furto», conclude sconsolato Ferdinando.

E però la «geografia» delle deflagrazioni farebbe pensare che a qualcuno interessi la zona adiacente la spiaggia. A novembre toccò all'istituto di ragioneria «Bianchini», proprio sul lungomare. E l'ultimo maxi-petardo è stato infilato fra la saracinesca a maglie e la porta-finestra di alluminio della scuola parrucchieri di via delle Arene, gestita dai fratelli Coppola. Questa volta, tuttavia, c'è un'anomalia: l'orario. Erano, infatti, le sette del mattino mentre negli altri casi le lancette dell'orologio segnavano sempre un'ora compresa fra le due e le tre. «È una cosa preoccupante anche se non penso alla malavita organizzata e non ho ricevuto alcuna minaccia o intimidazione - osserva Gianluca Coppola - Io credo che ormai siamo arrivati all'emulazione. Quando era di moda Bruce Lee andavamo tutti in palestra a fare arti marziali. Adesso c'è Romanzo Criminale...
Il timore - continua Coppola - è che ci sia un'escalation. Lo scorso anno bruciavano le macchine, quest'anno mettono le bombe. Il prossimo che faranno? Spareranno alla gente?». La verità, comunque, è che Terracina negli ultimi anni è cambiata. Al di là delle faide familiari, del magma di possibili dispetti e vigliacche ritorsioni notturne, sono evidenti gli interessi della Camorra in tutta l'area costiera pontina. E questa non è un'ipotesi. Ad aprile si è conclusa un'inchiesta della Dda di Napoli che ha messo in luce rapporti fra imprenditori locali e il clan Mallardo di Giugliano. Alcuni terracinesi sono accusati di aver fatto da prestanome per gli investimenti immobiliari del clan, che aveva interessi nell'area dell'ex «Vesco», una fabbrica di pomodori fallita, dove dovevano sorgere appartamenti e centri commerciali. Tutto bloccato dalla magistratura, che ha posto sotto sequestro beni per un valore di 500 milioni di euro.

Quella di Terracina è un'economia povera (da qui il fenomeno storicamente diffuso dell'usura che, però, non sarebbe legato al crimine organizzato) e sorprende il numero di negozi comprati a prezzi molto al di fuori di quelli di mercato e spuntati come funghi a fronte dello scarso potere d'acquisto dei cittadini che vivono all'ombra del tempio di Giove. Il sospetto è che siano utilizzati per il riciclaggio di denaro sporco. Le nuove società iscritte alla Camera di Commercio, poi, per il novanta per cento appartengono a persone del luogo. Ciò non toglie che si tratti di «teste di legno» dietro i quali si nascondono personaggi di Gomorra. Ma la Camorra per restare «invisibile» e «lavorare» in pace ha bisogno di tranquillità. E i mini-attentati contrasterebbero con questa esigenza, sebbene nessuno ammetterebbe apertamente di aver avuto richieste di tangenti. I boati nella notte sono inquietanti, è vero. Eppure non è certo questo il problema di Terracina e dintorni. La zona, spiegano gli investigatori che continuano a tenere sotto osservazione una serie di personaggi, è una autentica polveriera. Se ci fossero contrasti fra i clan sugli investimenti immobiliari la polveriera potrebbe esplodere, facendo scorrere il sangue. E, al posto dei petardi, a svegliare gli abitanti della moderna Anxur sarebbero le raffiche di kalashnikov.



Maurizio Gallo, inviato a Terracina
14/01/2011




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Devid, il tribunale sospende la potestà ai genitori

Appello a sorpresa da sinistra: "Ribellatevi a questa sentenza"

di Gian Maria De Francesco



Gli ex dalemiani Velardi e Rondolino mettono sotto accusa la Consulta: "Ha ferito la vita democratica, gli uomini e le donne dell’opposizione insorgano per primi". Indignati contro gli anti Cav in festa: "Li conosciamo bene, ma sui principi non si tratta"



 

Roma «Se pure Berlusconi fos­se il peggiore dei criminali (e certamente non lo è), nulla può autorizzare il servaggio della democrazia in un Paese libero». A scrivere queste pa­role non sono stati esponenti del Pdl, ma i due spin doctor del dalemismo, Claudio Velar­di e Fabrizio Rondolino, edi­tor di The FrontPage.it . «I pri­mi ad insorgere, nel Paese che volevano normale (implicito riferimento al líder Massimo , ndr), dovrebbero essere le donne e gli uomini del centro­­sinistra », aggiungono.

Il loro commento della sen­t­enza della Consulta sul legitti­mo impedimento è molto più spiazzante e tagliente della «legittima» indignazione del centrodestra perché provie­ne da un’area che si è intesta­ta il «partito delle toghe» finen­done fagocitata. La Corte, chiosano Rondolino e Velar­di, ha impresso una «ferita al­la vita democratica del Paese subordinandola alle decisio­ni (e al capriccio) di un magi­strato ». La Consulta, infatti, ha stabilito che sia il giudice che conduce il processo «a de­cidere se davvero il presiden­te del Consiglio dice la verità o mente sulla propria agenda; se insomma può o non può go­vernare il Paese e rispettare il mandato ricevuto dal corpo elettorale».

Un «servaggio» che nasce da una «soluzione all’italia­na: ipocrita, compromissoria, intimamente vigliacca» per­ché la Corte ha deciso di «abrogare la legge senza dir­lo, svuotandola furbescamen­te dall’interno, e vanificando­ne il significato e la funzione». E sottomettendo alla «tutela della magistratura» il governo e il Parlamento che gli conce­de la fiducia, cioè ogni singolo elettore. «Conosciamo fin troppo be­ne- concludono i due editoria­­listi - l’obiezione del partito giustizialista, che in queste ore brinda e festeggia.

Si chia­ma Berlusconi. Ma i principi non sono negoziabili». Ecco, il vero problema sono i princi­pi. Ma quante volteil Pd sen’è dimenticato quando s’è trova­to dinanzi al bivio tra accodar­si alla magistratura o intra­prendere un percorso riformi­sta! ». «Una sentenza che evita abusi e che rispetta la Costitu­zione », hanno commentato pilatescamente ieri il capo­gruppo al Senato Anna Finoc­chiaro e il responsabile giusti­zia democratico Andrea Or­lando. Entrambi ormai han­no «seppellito» la volontà ri­formatrice in nome del «tutto tranne Berlusconi».

La prima nella scorsa legislatura aveva proposto un ddl sulle intercet­tazioni non dissimile da quel­lo affondato da Fini, mentre il secondo nove mesi fa aveva in­dicato la via del Pd alle rifor­me giudiziarie. Una strade tor­tuosa ma che conteneva buo­ni propositi come distinzione dei ruoli, modifica della proce­dura di elezione del Csm e ri­modulazione dell’obbligato­rietà dell’azione penale. Tut­to finito in una bolla di sapone perché dopo l’«incazzatura» di Magistratura democratica i piddini si sono guardati bene dal proseguire su quel percor­so che avrebbe persino potu­to portare a un’intesa col Pdl.

Ma se l’azione politica è defi­citaria anche sul piano uma­no il Pd ha qualcosa da farsi perdonare come l’aver disco­nosciuto Ottaviano Del Tur­co, fondatore del partito ed ex­go­vernatore abruzzese spode­stato da un’inchiesta della Procura di Pescara che s’è sgonfiata come un soufflé malriuscito. Su tutto ciò il Pd non può permettersi nemme­no l’umana solidarietà, ma so­lo le frasi dette a mezza bocca. Come quelle di D’Alema tra­pelate su Wikileaks e pronta­mente smentite ( «La magistra­tura è la più grande minaccia allo Stato italiano»). L’imba­razzo di Velardi e Rondolino è comprensibile: coloro che si dicono democratici subisco­no proni il «servaggio della de­mocrazia ».



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Volpe ferita "spara" al cacciatore

Corriere della sera


L'uomo colpisce la preda e le si avvicina, ma l'animale, ancora vivo, fa partire accidentalmente un colpo e fugge

È accaduto nella regione di Grodno, in bielorussia. lo riportano i media russi



Episodio bizzarro in Bielorussia: una volpe ferita ha "sparato" al cacciatore che aveva cercato di ucciderla, facendolo finire in ospedale con un proiettile in una gamba. È accaduto nella regione di Grodno, e la notizia, degna di un manuale del giornalismo, viene pubblicata dai principali media russi che ricostruiscono con abbondanza di particolari la dinamica di un incidente che ha dell'incredibile.
LA DINAMICA - Dopo aver centrato la volpe, il cacciatore si è avvicinato alla sua preda cercando di immobilizzarla e di finirla a mani nude. L'animale però ha reagito e nella colluttazione è riuscito a saltare contro l'uomo e con una zampa ad azionare accidentalmente il grilletto del fucile facendo partire il colpo ancora in canna. La volpe è riuscita quindi a fuggire e il cacciatore è stato costretto a rivolgersi al pronto soccorso per farsi estrarre il proiettile da una gamba.

Redazione online
14 gennaio 2011



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