mercoledì 9 marzo 2011

L'Anm attacca Il Giornale: "Illegale pubblicare le e-mail"



Tira aria di golpe: le toghe si scambiano messaggi minacciosi contro il governo. Il Giornale le smaschera: leggi tutte le mail segrete. Il sindacato dei magistrati va subito all'attacco e chiede al Garante della Privacy di "aprire un'inchiesta". Palamara denuncia: "Grave violazione della legge sulla riservatezza, è in atto una campagna di aggressione e delegittimazione della magistratura da tempo avviata dal Giornale".



 

Roma - Una "gravissima violazione della legge sulla riservatezza delle comunicazioni che si iscrive in una campagna di aggressione e di delegittimazione della magistratura da tempo avviata da quel quotidiano". L'Associazione nazionale magistrati va subito all'attacco. Dopo la pubblicazione sul Giornale delle comunicazioni via mail tra le toghe che vogliono dare la spallata allo "zietto Berlusconi" (leggi l'articolo), il sindacato dei magistrati ha chiesto al Garante per la privacy di apre un’istruttoria.

L'Anm attacca Il Giornale In vista del varo della riforma della giustizia di domani sulla mailing list esplode la rabbia dei magistrati contro il premier Silvio Berlusconi e i suoi elettori. Questa mattina Il Giornale ha svelato le mail segrete in cui le toghe si organizzano per dare "una risposta corale" al governo e per far "togliere il disturbo" allo "zietto Silvio". Mail che grondano odio. Ma una volta pubblicate il numero uno dell'Anm Luca Palamara è subito partito all'attacco per difendere la privacy dei magistrati. L’articolo, rileva Palamara nella sua lettera inviata al Garante, "costituisce una palese violazione delle disposizioni contenute nel codice della privacy, trattandosi di abusiva pubblicazione di messaggi che costituiscono corrispondenza privata, nell’ambito di mailing list il cui accesso è tassativamente regolato attraverso una iscrizione, effettuata solo previa identificazione del richiedente". Non solo. Per Palamara, "la gravità dell’episodio è accentuata dalla diffusione di dati personali relativi agli autori dei messaggi, in particolare gli indirizzi, anche privati, di posta elettronica di magistrati". La diffusione di tali dati, conclude il presidente dell'Anm, è avvenuta "nel quadro di un articolo giornalistico dal contenuto pesantemente diffamatorio, volto a delegittimare una delle fondamentali istituzioni dello Stato".

La replica del Pdl Enrico Costa, capogruppo in commissione Giustizia alla Camera, sottolinea come l'Anm non sia intervenuta in casi simili. "Non ci pare, ha detto Costa, che i vertici dall’Amn abbiano fatto analoga segnalazione al Garante della privacy quando a essere sbattuti sui giornali sono stati i testi di intercettazioni di conversazioni private, coperte da segreto istruttorio o irrilevanti ai fini dei processi, oggettivamente spifferate agli organi di stampa da ambienti giudiziari. Questa è l’ennesima dimostrazione che per l’Amn esistono convinzioni e convenienze".

Aperta inchiesta anche per Corriere Il Garante per la privacy ha aperto così un’istruttoria relativa alla pubblicazione da parte del Giornale dei contenuti delle mail dei magistrati. Intanto è stata aperta un'istruttoria simile nei confronti del Corriere della Sera che ha pubblicato oggi informazioni dell’estratto conto del premier Berlusconi.





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Attenzione ai carrelli del supermercato

Corriere della sera


Le manopole sono un vero ricettacolo di batteri: nel 72% dei casi sono batteri fecali e nel 50% Escherichia coli



MILANO - Uno studio dei microbiologi dell’Università dell’Arizona diretti da Charles Gerba ha fatto una scoperta che sembra uno scherzo di carnevale e che invece pone grossi dubbi sull’igiene dei grandi magazzini: i carrelli dei supermercati e soprattutto le loro manopole sono un vero e proprio ricettacolo di batteri: nel 72% dei casi sono batteri fecali e nel 50% Escherichia coli, lo stesso agente che provoca numerose infezioni gastro-intestinali, genito-urinarie o addirittura meningiti nei bambini. Questo non significa che fare la spesa al super sia un rischio per la salute, dato che il nostro corpo non è sigillato, ma costantemente immerso nel microcosmo di batteri e virus con cui conviviamo costantemente (nella nostra gola e nel nostro intestino per esempio ce ne sono moltissimi), ma è un monito per le "massaie" a non esporsi oltre il solito, magari utilizzando i guanti usa e getta messi in genere a disposizione nei banchi della frutta e che andrebbero usati già all’entrata, ancor prima di afferrare i carrelli.

IN ITALIA - «Nei grandi magazzini si pensa che sia sufficiente disinfettare i bagni per evitare contaminazioni - ha commentato il professor Gerba, principale autore della ricerca - e non si pensa ai carrelli che la gente afferra toccandosi poi la bocca, il naso o gli occhi. Per non parlare dei carrelli degli aeroporti: una volta a bordo i passeggeri che li hanno afferrati toccano il cibo pulendosi le mani semplicemente con le salviette offerte dalle hostess». Il gruppo di Gerba ha condotto simili ricerche anche nei bagni degli aerei, dei treni, sui sedili dei mezzi pubblici, sui pulsanti degli ascensori e sulle tastiere dei computer trovando sempre gli stessi imbarazzanti risultati. In Italia pare che una volta tanto le cose vadano meglio che in America: una famosa catena di supermercati da noi interpellata, per esempio, assicura che in tutti i suoi 144 punti vendita sparsi per la penisola è prevista una programmazione di lavaggio con un ciclo ogni 3 mesi per i carrelli che viene effettuata in sede, mentre per quanto riguarda i più piccoli cestini di plastica messi a disposizione della clientela, questi vengono inviati in una sede variabile da regione a regione e in questa fase vengono sostituiti con cestini nuovi che andranno incontro allo stesso trattamento tre mesi dopo. La raccomandazione del professor Gerba resta comunque valida anche da noi: lavatevi le mani ogni volta che potete.


Cesare Peccarisi
09 marzo 2011



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Napoli, scoperto tunnel scavato dalla «banda del buco»

Il Mattino


NAPOLI - Un tunnel sotterraneo, probabilmente destinato a condurre una «banda del buoco» nei locali di una banca, è stato scoperto e sequestrato dai finanzieri del comando provinciale di Napoli nel quartiere Forcella. Le fiamme gialle hanno localizzato, in vico Piscicelli, un locale sotterraneo di circa 70 metri quadrati dal quale si snoda un tunnel in fase di scavo, possibile via di accesso al caveau di una banca distante poche decine di metri dal punto di partenza della galleria.




I finanzieri sono riusciti a scoprire lo scavo dopo aver notato, durante un giro di perlustrazione, dei cavi elettrici collegati abusivamente alla rete pubblica: il più classico dei metodi per rubare energia elettrica. Dopo aver seguito i fili hanno, al fine di identificare il truffatore e ladro di elettricità, hanno invece scoperto una sorta di cantiere, a circa 3 metri di profondità rispetto al livello stradale, dove sono stati trovati alcuni utensili: pale, picconi, torce, tute e guanti da lavoro oltre che materiale di risulta tra cui eternit.

Le ipotesi di reato formulate dai finanzieri riguardano il furto aggravato di elettricità, lavori non autorizzati sotto una strada pubblica e discarica abusiva di materiale da risulta tossico. Le fiamme gialle hanno sequestrato preventivamente il locale sotterraneo e tutto il materiale trovato al suo interno. Sono state avviate le indagini per risalire ai responsabili delle violazioni.



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Così la nipote di Croce ha sbugiardato Saviano: "Inventa pezzi di storia"



Nel libro Vieni via con me ricostruzione fantasiosa del terremoto del 1883. Per Saviano il padre del filosofo napoletano avrebbe offerto mazzette per esser salvato. Ma le Memorie di Croce lo smentiscono



 
 

"Roberto Saviano è un mistificatore della storia e della memoria". La nipote di Benedetto Croce, Marta Herling, non usa mezzi termini nello smascherare l'autore di Gomorra. In un monologo raccolto nel volume fresco di stampa Vieni via con me, il giornalista tira in ballo il filosofo napoletano in un fantasioso e mai esistito giro di "mazzette". Una "favoletta" inventata di sana pianta e smentita dalle Memorie della mia vita scritte dallo stesso Croce nel 1902.

Siamo a Casamicciola, piccolo comune dell'isola di Ischia. Corre l'anno 1883. A luglio Benedetto Croce si trova, insieme alla famiglia, nella pensione Villa Verde, abbarbicata nell'alto della città. La sera del 29 un "terribile terremoto" sconvolge il paese. Fino a qui è storia. Poi, Saviano ci dà dentro con la fantasia. E racconta: "A un tratto, come alleggerito, (Benedetto Croce, ndr) vide suo padre ondeggiare e subito sprofondare sul pavimento. Svenne e rimase sepolto fino al collo nelle macerie. Per molte ore il padre gli parlò, prima di spegnersi. Gli disse: 'Offri centomila lire a chi tisalva'. Benedetto Croce sarà l'unico superstite della sua famiglia massacrata dal terremoto". L'equazione è semplice: mazzette allora per il terremoto a Ischia, mazzette oggi in quel dell'Aquila. La storia si ripete. E si ripetono i mali del Mezzogiorno. E via inventando.

Marta Herling si va a rileggere le Memorie di Benedetto Croce e scrive al Corriere del Mezzogiorno per raccontare come sono andati i fatti veramente (leggi qui). "Da dove ha tratto la ricostruzione di quella tragedia? - si chiede la nipote del filosofo - dalla sua mente di profeta del passato e del futuro, di scrittore la cui celebrità meritata con la sua opera prima, è stata trascinata dall'onda mediatica e dal mercato editoriale, al quale è concesso di non verificare la corrispondenza fra le parole e i fatti". Di sicuro il giornalista non sembra aver consultato il testo in cui Croce racconta di aver chiamato "al soccorso per me e per mio padre, di cui ascoltavo la voce poco lontano".

Non una parola sulle mazzette. La stessa cifra riportata da Saviano risulta ridicola. "Una cifra inimmaginabile per l'anno 1883 - sottolinea la Herling - non bisogna essere economisti per sapere che il valore della lira a quell'epoca impedisce di supporre una simile offerta dalla mente e soprattutto dalle tasche degli uomini di allora". Ma Saviano non punta alla veridicità dei fatt, l'intento è un altro: piegare l'evento storico alla propria invettiva. Dal terremoto di Casamicciola del 1883 a quello dell'Irpinia del 1980, fino ad arrivare alla tragedia che due anni fa ha distrutto l'Abruzzo. La morale? Il Sud Italia continuerà ad essere colpito da quei mali atavici dai quali nessuno può essere immune dal momento che non ne sarebbe stato immune, anche se inconsapevolmente per la necessità imposta dalla tragedia, nemmeno Benedetto Croce.

Così alle esigenze della retorica Saviano adatta la verità e la storia. E' più interessato all'effetto letterario che ai fatti, preferisce curare gli effetti taglienti della denuncia socio-politica piuttosto che lavorare alla ricostruzione esatta degli avvenimenti. Tanto nessuno può smentire il guru. Ma Marta Herling lo fa e glielo dice pure in faccia: "Caro Saviano, mi dispiace, c'è anche chi non offre e non riceve 'le mance e le mazzette': questa è mistificazione della storia e della memoria". Appunto. 





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Affittopoli, Enasarco assegnò una casa al presidente della commissione vigilanza

Corriere della sera


Dagli elenchi di inquilini vip spunta il nome del senatore Pdl Amoruso: 150 metri ai Parioli a 1.300 euro al mese


CASE DEGLI ENTI E FAVORI


Il senatore Pdl Francesco Maria Amoruso (dal web)
Il senatore Pdl Francesco Maria Amoruso (dal web)
ROMA - Mentre procede l'avviata dismissione delle case Enasarco, sulla cassa di previdenza degli agenti e rappresentanti di commercio - già coinvolta nel caso Affittopoli per un lungo elenco di assegnazioni a personaggi noti e politici -, piove un'altra tegola. Uno degli affittuari vip dell'ente è, infatti, l'ex presidente della «Commissione parlamentare di controllo sugli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale»: il senatore del Pdl Francesco Maria Amoruso. Insomma, il controllore è locatario dei controllati. Intestato a lui il contratto di una casa da 150 metri quadrati ai Parioli, quartiere di lusso della Capitale: a 1.300 euro al mese, spese incluse.





DIRITTI DI PRELAZIONE - Intanto le dismissioni vanno avanti: agli affittuari di una prima manciata di appartamenti - circa 200 (sui 18 mila censiti dall’ente), tutti a Roma - sono state recapitate le lettere per poter esercitare entro sessanta giorni i diritti di prelazione. I cinque stabili in vendita sono in via Sacchetti e in via Baldo degli Ubaldi, in pratica un intero isolato, via Monte Senario (una traversa di viale Jonio), via Cento (a Dragona) e via Dante Alighieri (a Pomezia). L’operazione è stata accompagnata da pagine pubblicitarie a pagamento sulla stampa intitolate «Con gli agenti, con i cittadini, contro i prepotenti».



Carlo Maggi, direttore generale, con i vertici di Enasarco ad un convegno
Carlo Maggi, direttore generale, con i vertici di Enasarco ad un convegno
INQUILINI DOC E MALUMORI - Oscura la spiegazione che si legge nella pagina pubblicitaria a proposito dei "prepotenti": «C’è chi vuole mantenere lo status quo e non vuole la modernizzazione, per favorire interessi di pochi o di singoli». Un fatto è certo: mentre cresce il malumore tra gli inquilini standard, tra quelli doc privilegiati (un’eredità del passato secondo il direttore generale Enasarco Carlo Maggi) la vendita è un’occasione insperata che va ad aggiungersi a precedenti privilegi.
Molti dei contratti a rappresentanti politici risalgono al 2004 e sono tutt’altro che un’eredità del lontano passato. Nel 2004 si è assistito a una vera e propria infornata di politici.


LAVORI SCOMPUTATI DAL CANONE - Il 2004 è anche l’anno in cui spesso l’Enasarco ha deciso di fare concessioni dorate ai nuovi inquilini, come la prassi piuttosto diffusa di scomputare ad alcuni di loro, soprattutto a quelli provenienti dal Palazzo, i lavori di restauro degli appartamenti, defalcandoli dai canoni di affitto. A beneficiarne sono stati perfino rappresentanti politici che hanno ottenuto casa mentre erano a capo di commissioni parlamentari di controllo sugli enti, come dimostra il caso rivelato da Corriere.it.


Il senatore Pd Benedetto Adragna: affittuario Enasarco
Il senatore Pd Benedetto Adragna: affittuario Enasarco

FAVORI BIPARTISAN - Un fatto è certo: se due sono le tipologie di inquilini Enasarco - a «prezzo concordato», cioè tenuto conto di parametri sociali, e a «prezzo libero», in sostanza con affitti più vicini a quelli di mercato - , molto spesso si trovano negli elenchi degli affitti a prezzo concordato inquilini inaspettati. Come il senatore del Pd Benedetto Adragna - già membro della Commissione Lavoro e previdenza sociale - e il direttore di Raidue Massimo Liofredi (ci abiterebbero, però, i suoi genitori) in via Ragni, l’ex collaboratore del Sismi Pio Pompa (cointestatario con Gaetano Pezzella di 169 metri quadri) e l’imprenditore Luciano Gaucci (168 metri quadri per 700 euro) in via dei Georgofili.
C'è poi - era già noto - l’ex ministro leghista Roberto Castelli in via dei Quattro Venti (94 metri quadri per 750 euro): quest’ultimo ha recentemente annunciato alla stampa la disdetta dell’affitto, ma all’ente non risulta ancora nulla. Così ha dichiarato infatti nei giorni scorsi il direttore Enasarco Maggi a un quotidiano: «Il ministro Castelli ha lasciato la casa? Così ho letto, ma noi non abbiamo ancora ricevuto niente. Ma non è una gran casa. Bassa, poca luce, lontana dalla strada». Non è del tutto esatto: l'appartamento è al terzo piano, ottimamente illuminato con le finestre sull’importante arteria di Monteverde Vecchio, aldilà della quale c’è un grande spazio aperto.




Francesco Amoruso nell' ufficio di presidenza della sua Commissione nel 2004 (dal sito del senatore)
Francesco Amoruso nell' ufficio di presidenza della sua Commissione nel 2004 (dal sito del senatore)
CONFLITTO DI INTERESSI - E’ però il senatore Francesco Maria Amoruso a trasferirci nel più pieno conflitto di interessi. Il senatore pugliese del Pdl è stato, nella XIV legislatura (2001-2006), presidente della Commissione parlamentare di controllo sugli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. «In questa veste – spiega il suo sito ufficiale - ha contribuito alla riforma previdenziale del governo Berlusconi e ha condotto importanti indagini conoscitive sull’efficienza dell’Inps, dell’Inpdap e degli altri enti, sia pubblici che privati, previdenziali».
Tutto ciò capitava nello stesso periodo in cui il senatore diveniva assegnatario a Roma di una casa dell’Enasarco. Dall’ente infatti Amoruso ha ottenuto nell'aprile 2004 un prestigioso appartamento di via Civinini ai Parioli: soggiorno, 5 camere e doppi servizi, per un totale di 147,30 metri quadri.



L'intestazione della lettera con cui Enasarco autorizza lo scomputo dei lavori in casa Amoruso
L'intestazione della lettera con cui Enasarco autorizza lo scomputo dei lavori in casa Amoruso
CASA D'APPOGGIO A ROMA - Amoruso che vive normalmente a Bisceglie (Bari), cittadina in cui è vicesindaco e dove risiede la sua famiglia, è subentrato al precedente inquilino di via Civinini e ha ottenuto il suo spazioso appartamento ai Parioli per la modica somma di 1.141,11 euro di affitto più 70 di quote condominiali e 91 di riscaldamento. E fin qui ha già avuto molto. Cinque camere per una casa d’appoggio ai Parioli, a Roma, non è male. In più, però, il senatore Amoruso ha ottenuto anche l’autorizzazione a lavori in proprio di riordino «con successivo scomputo dai canoni di locazione» per un ammontare di oltre 12 mila euro, lavori autorizzati dall’architetto dell’ente Carmelo Francot.



Il particolare del costo dei lavori detratti dal canone d'affitto del sen. Amoruso
Il particolare del costo dei lavori detratti dal canone d'affitto del sen. Amoruso
RISTRUTTURAZIONE COMPLETA - Così l'allora presidente della Commissione di controllo si è aggiudicato gratuitamente la copertura economica per rifare i bagni, la cucina «compreso l’impianto idrico, la demolizione e rifacimento di pavimento e rivestimento, la fornitura di lavello, sottolavello, rubinetteria e cappa», nonché il rifacimento dell’impianto elettrico dell’unità immobiliare, «la revisione di infissi e verniciatura, la lucidatura a piombo dei pavimenti, la muratura di un tratto di tramezzo, stuccatura e rasatura».
Totale? Le spese ammontano a 12.241,97 euro che Enasarco ha accettato di defalcare poi dall’affitto del senatore. Autorizzati e non rimborsati, invece, altri lavori effettuati per tramezzi, controsoffitti e tinteggiatura generale.


GLI ALTRI INQUILINI NOTI - Certo, Amoruso non è l’unico vip politico all’Enasarco. Condivide la condizione di affittuario dell'ente con l’ex ministro della Sanità del secondo governo Berlusconi Girolamo Sirchia, in via Nomentana. Ma anche con il Garante dei detenuti Angiolo Marroni (Pd) - che nei giorni scorsi avrebbe dichiarato: «...E' colpa mia se l'Enasarco non mi ha adeguato il canone e quindi pago 381 euro al mese per 80 metri quadri?» -, con il sindacalista Giovan Battista Baratta in via del Nuoto. Eppoi con il ministro per i Rapporti col Parlamento Elio Vito (Pdl) in via della Camilluccia, con Nicola Procaccini - portavoce del ministro Giorgia Meloni - in via della Panetteria, con il capo della polizia Antonio Manganelli, cointestatario con la moglie Adriana Piancastelli di un appartamento in via Civinini, a suo tempo ceduto da Francesco De Gennaro (figlio di Gianni, ex capo della polizia).
Quello che però salta agli occhi nel caso del senatore Pdl Amoruso, oltre al canone irrisorio, è la concessione dell'ente a scalare dall'affitto i lavori di ristrutturazione. Una gentile autorizzazione che peraltro è stata privilegio non trascurabile di qualche altro notabile. L’Enasarco dà casa facendola pagare una sciocchezza e poi se ne accolla anche i lavori di ripristino.



Paolo Brogi
09 marzo 2011



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Neanche la stampa di sinistra crede alle firme anti Cav del Pd






I quotidiani dell'area di riferimento del Pd hanno dato pochissimo spazio alla consegna a Palazzo Chigi della "milionata" di firme per chiedere le dimissioni di Berlusconi. Poco importa ai vertici del partito se la campagna abbia raccolto numerose firme fasulle, come noi per primi abbiamo denunciato (leggi l'articolo). Per la Bindi si trasformeranno in dieci milioni di voti già alle amminstrative. Ma intanto sulle prime pagine dei quotidiani di riferimento campeggiano più mimose che moduli



 
Ma chi crede più a Bersani? Una domanda scontata quasi quanto la risposta: nessuno. Dopo i trionfalismi e gli annunci in pompa magna della raccolta firme anti-Cav, (raccolta che noi per primi abbiamo denunciato come disorganizzata, priva di autorevolezza, senza controlli e con firme fasulle) ieri il segretario del partito democratico si è dimostrato ancora più sicuro di prima e in piena sintonia con lui la presidente del Pd Rosy Bindi ha addirittura alzato il tiro e rilanciato: "Le firme si trasformeranno in dieci milioni di voti già alle amministrative". C'è solo da chiedersi in cosa si trasformeranno quelle false.

Sarà pur così come sperano i democratici, ma non sembrano dello stesso avviso i giornali dell'area di riferimento di Bersani. L'Unità se ne occupa nelle pagine interne, dedicando spazio in prima pagina alle più importanti ipotesi di rimpasto al governo. Repubblica fa lo stesso, anzi peggio, relegando a pagina 17 (non proprio un numero considerato fortunato) la consegna delle firme anti-Cav. Ma il quotidiano di De Benedetti si sa che da qualche tempo ha abbandonato Bersani lanciando la candidatura di Mario Monti. Il Riformista, che settimane fa aveva nutrito dubbi sull'effettiva importanza ed efficacia della raccolta firme scrivendo di preferire 10 milioni di voti, ne parla dedicando un titolo delle pagine interne alla citazione di Vasco Rossi fatta dal leader democratico Bersani: "Eh già, io sono ancora qua". Che fortuna, penserà qualcuno.

Nemmeno Il Fatto strizza l'occhio all'linziativa del Pd, probabilmente non ritenendola una opportunità da cavalcare per andare contro il presidente del Consiglio. Insomma ci si aspettava un'accoglienza mediatica maggiore nei confronti delle "milionate" di firme consegnate al sottosegretario Gianni Letta a Palazzo Chigi. E probabilmente se l'aspettavano anche i vertici del Pd, i quali avevano scelto l'8 marzo per dare una maggiore eco all'iniziativa e strumentalizzare l'occasione per chiamare alle armi le donne. La trovata non è andata in porto, però, complice la scarsa affluenza nelle piazze. Ne è prova il fatto che nelle prime pagine dei quotidiani campeggino più mimose che moduli di sottoscrizione. Insomma: è la campagna di Bersani che non è stata capita o anche i quotidiani o hanno abbandonato anche loro Bersani? 




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Uccide il cane della sorella poi lo scuoia e lo mangia

Corriere della sera

Scrive su Facebook: «Il mio cane uccide capretti e polli. Allora ho preso la decisione più truce: l'ho ucciso, l'ho appeso come un coniglio e denudato». Trovato così dalle guardie zoofile


FIRENZE - Ha ucciso il cane della sorella, lo ha sezionato, poi lo ha mangiato: le zampe sono state addirittura marinate come prosciutti. L’assurda e atroce scoperta è stata fatta in un casolare alle pendici di una collina di Firenze dalle guardie zoofile dell’Ente nazionale protezione animali. Un italiano di 23 anni è stato denunciato per maltrattamento e uccisione di animali: rischia fino a tre anni di carcere.

Le indagini degli agenti, scattate a seguito di alcune segnalazioni su un gruppo su Facebook, avente per tema gli animali. «Scuoiare i cani è eticamente ammesso? Il mio cane uccide capretti e polli. Allora ho preso la decisione più truce: l'ho ucciso, l'ho appeso come un coniglio e denudato». Frasi atroci, quelle scritte dal giovane denunciato, rintracciato dopo poche ore dai volontari dell’Enpa, che, in un casolare abbandonato ai piedi delle colline di Firenze, occupato da un gruppo di senza fissa dimora, si sono trovati davanti ad una scena da brividi.


Il cane di nome “Cola”, un bell’esemplare di Corso di circa 50 chili, era stato affidato al giovane dalla sorella, ma il 23enne denunciato lo ha ucciso dopo poche ore e ha steso la pelle dell’animale attaccandola alle doghe di un letto. Quando, domenica scorsa, le guardie zoofile sono arrivate nel casolare, da tempo occupato abusivamente da giovani senza fissa dimora, hanno notato la testa e la pelle di un cane, appena scuoiate, appese a pali e staccionate: all’interno c’erano cosci e altre parti dell’ animale. Tutto è stato sequestrato. «In 30 anni di attività a difesa degli animali non abbiamo mai visto una cosa del genere», raccontano Simone Porzio e Alessandro Quercioli, rispettivamente presidente e capo delle guardie zoofile di Enpa Firenze. Un caso talmente agghiacciante, che, proprio per preservare l’incolumità del denunciato da possibili vendette da parte degli animalisti, sui dati anagrafici del giovane e sulla località del macabro ritrovamento vige il più stretto riserbo.

Durante la perquisizione, le guardie hanno rinvenuto anche tre cosci dell’animale, che il denunciato aveva salmistrato come fossero un prosciutto. «L’ho mangiato io, la carne è buona e saporita, ha un aroma di tartufo» ha ammesso il giovane come se niente fosse. Poi ha raccontato di aver ucciso il suo cane «perché morente dopo un incidente stradale», mentre l’Enpa ha accertato che il cane è stato ucciso per strangolamento. La procura adesso indaga per accertare se alle violenze abbiano partecipato anche altre persone. Per il 23 enne è scattata solo una denuncia per maltrattamento e uccisione di animali, ma ora rischia fino a tre anni di carcere.

Claudio Bozza
09 marzo 2011

Caffè e cappuccino sono arte, il migliore espresso fatto da un barista a Firenze

Svezia, sgozza la fidanzata e la mangia





Svezia sotto choc. Un uomo avrebbe prima ucciso la fidanzata mentre dormiva e poi avrebbe ingerito alcune parti del suo corpo. Il tribunale lo ha dichiarato instabile di mente e lo ha condannato a cure psichiatriche



 
Skovde - Avevano fatto shopping, poi erano tornati a casa. Sembrava una giornata come tante nella città di Skovde. Poi la follia. Mentre la fidanzata dorme serena, Isakin Jonsonn impugna il coltello, fa a pezzi prima il materasso e poi lei. “Ricordo ancora come le ho tagliato la gola - ha dichiarato Jonsonn in tribunale - poi sono andato a cucinare”. L'uomo avrebbe fatto a pezzi la ragazza e poi avrebbe inghiottito alcune parti del suo corpo.
Per il delitto, lo svedese di 32 anni avrebbe utilizzato un coltello, delle forbici e una sega. L’assassino-cannibale ha dichiarato inoltre che non ha avuto alcun motivo per compiere il delitto: “Eravamo una coppia con un futuro. Non mi ero mai sentito così nei confronti di una donna prima”.




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Silenzio, siamo a Capri: rumori aboliti per ordinanza. I costruttori in rivolta

Corriere del Mezzogiorno


Serve per «tutelare le attività alberghiere e turistiche» Contrari imprenditori edili e giardinieri: va annullata



La piazzetta di Capri
La piazzetta di Capri

NAPOLI – A Capri il silenzio è d’oro. Per «tutelare nel migliore dei modi le attività turistiche ed alberghiere», il capo dei vigili urbani dell’isola azzurra, la neo comandante Marica Avellino, la cui nomina nel dicembre scorso scatenò la furia dei colleghi maschi per essere stata selezionata mediante chiamata diretta del sindaco, ha emanato un’ ordinanza che sull’isola sta facendo non poco discutere. Il dispositivo, che recepisce specifiche indicazioni formulate dall’ amministrazione comunale guidata da Ciro Lembo, prevede il divieto di utilizzare, durante i mesi estivi, macchine agricole rumorose o apparecchiature edili che possano provocare rumore e turbare pertanto la quiete dei vacanzieri. Per evitare che le attività diverse da quelle turistiche possano subire negli stessi mesi un blocco totale, l’ordinanza prevede delle fasce orarie in cui sarà possibile eseguire tali lavori. Ad eccezione del mese di agosto, dove nessun macchinario agricolo o edile potrà essere utilizzato, sempre che non sia fonte di frastuono.

DAL PRIMO APRILE - Pertanto, dal 1 aprile al 31 luglio e dal 1 settembre al 31 ottobre, l’utilizzo di strumenti di lavoro agricoli sarà consentito per 4 ore al giorno (dalle 12 alle 14 e dalle 18 alle 20). Per le attività edili si fa invece riferimento alla fascia oraria compresa tra le 9 e le 13 per il centro e Marina Grande e a quella compresa fra le 8 le 20 per le altre zone. L’ordinanza anti-rumori era già in vigore a Capri dal 1999, ma le limitazioni erano molto contenute. Da qui la decisione di imprimere una «stretta», e tutelare le attività turistiche «fondamentali per l’economia di Capri». Gli imprenditori edili dell’ isola intanto alzano le barricate contro la decisione dell’ amministrazione. «La nostra attività – dicono – rischia la paralisi». Costruttori e giardinieri chiedono all’amministrazione comunale di annullare l’ordinanza, o quanto meno che la stessa venga rivista, per evitare di provocare danni rilevanti al comparto edile sull’isola. Lo stesso dispositivo nello stabilire anche le sanzioni per i trasgressori (da un minimo di 25 euro ad un massimo di 500), prevede anche che il sindaco ha la possibilità di valutare la concessione di eventuali deroghe per comprovate esigenze straordinarie.



Francesco Parrella
09 marzo 2011




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Barelle in doppia fila nei corridoi del Loreto Mare: è emergenza

Corriere del Mezzogiorno

I dirigenti del nosocomio partenopeo scrivono al prefetto di Napoli e chiedono un intervento strutturale urgente


NAPOLI – Una ventina di barelle, che si affiancano in doppia fila nei corridoi dell’ospedale Loreto Mare con altrettanti pazienti in attesa di un posto letto, e condizioni di lavoro da giorni all’insegna dell’emergenza, hanno spinto i dirigenti sanitari del nosocomio partenopeo ad inviare una nota al Prefetto di Napoli. Oltre a denunciare una grave carenza di personale nella missiva si fa richiesta di «un intervento strutturale urgente e risolutivo per mettere fine allo scempio che compromette la salute del cittadino e l’integrità psicofisica del personale ormai già allo stremo».


EMERGENZA SOVRAFFOLLAMENTO - «Lavoriamo sotto pressione da un po', - dice Paolo Bellis, direttore della struttura complessa di Medicina interna, d’urgenza e Pronto soccorso - il sovraccarico da noi è storico. L’ospedale – aggiunge - è troppo piccolo per il bacino di utenza che serve». Lo scorso febbraio il pronto soccorso di un altro ospedale del centro cittadino, quello degli Incurabili, è stato chiuso. Pur essendo il problema del sovraffollamento datato anteriormente come spiega lo stesso direttore sanitario: «L’emergenza sovraffollamento c’è stata anche a febbraio, è da luglio dello scorso anno – conclude - che registriamo un aumento degli accessi al Pronto soccorso».

NUOVE INCOMBENZE PER I MEDICI DI FAMIGLIA – Dal 1 maggio prossimo i medici di famiglia della Campania dovranno trasmettere al ministero delle Finanze un pacchetto di informazioni ricavato quotidianamente dalle ricette prescritte ai pazienti nell’arco della giornata. Pacchetto che comprende il codice fiscale dell’assistito, il codice della ricetta, il codice Icd9, i dati relativi alle eventuali esenzioni, le note Aifa, la prescrizione, il tipo di ricetta, la data di compilazione e l’indicazione del tipo di visita (ambulatoriale o domiciliare). Lo stabilisce un decreto ministeriale che a scaglioni interesserà man mano tutte le regioni. Il decreto tuttavia non tratta la digitalizzazione o la «dematerializzazione» delle prescrizioni, da cartecee a elettroniche, ma soltanto l’invio di dati. Per il resto tutto resterà come prima e i pazienti continueranno a ricevere la «vecchia» ricetta cartacea. Lo evidenzia stamane il quotidiano on line dei medici, DoctorNews 33. Un’incombenza telematica in più quindi per i medici di base. L’inadempienza costerà al professionista una decurtazione dell’1,15 per cento del compenso convenzionale su base annua.

Francesco Parrella
08 marzo 2011
(ultima modifica: 09 marzo 2011)

Egitto, uccisi dieci cristiani copti Sanguinosi scontri con i musulmani

Messico, sparita la poliziotta coraggio

La Stampa



Marisol Valles Garcia


Era sceriffo a Ciudad Juárez da 4 mesi. Forse fuggita negli Usa



PAOLO MANZO
SAN PAOLO

Quattro mesi fa era diventata famosa in tutto il mondo per essere «la donna più coraggiosa del Messico». Marisol Valles García, 20 anni, studentessa in criminologia, sposata, un figlio aveva accettato un posto che non voleva più nessuno: il comando della polizia di Praxedis Guerrero, un villaggio di appena 3.500 anime, nei pressi di Ciudad Juárez, la violentissima città messicana lungo il confine con gli Stati Uniti. Basti dire che il suo predecessore era stato ammazzato e perfino il parroco del paese aveva chiesto trasferimento per paura di venire ucciso.

Poco più di 120 giorni dopo il giuramento Marisol è tornata di nuovo alla ribalta delle cronache. Stavolta però per la sua misteriosa scomparsa. Da qualche giorno si sono perse le sue tracce.

Secondo l’attivista per i diritti umani di Ciudad Juárez, Gustavo de la Rosa Hickerson, «Marisol si trova attualmente negli Stati Uniti nel centro di detenzione di El Paso alla frontiera con il Messico dove ha chiesto asilo politico insieme al figlio, al marito, genitori e suoceri». Le autorità dell'immigrazione Usa non hanno confermato né smentito, come prassi, la notizia. «In genere riescono ad ottenere l'asilo solo 15 emigranti su 100», spiega Hickerson. E certo sarebbe terribile se solo una parte del gruppo familiare di Marisol riuscisse ad ottenerlo. Anche perché - continua Hickerson «secondo fonti dell'intelligence Usa Marisol sarebbe scappata insieme a tutta la sua famiglia per una gravissima minaccia che avrebbe ricevuto e che riguarda tutto il suo nucleo familiare».

Era stato proprio Gustavo de la Rosa Hickerson a lanciare l'allarme preoccupato per la sparizione della ragazza. Temeva che i narcos l'avessero sequestrata e uccisa per essere diventata un personaggio scomodo proprio mentre sulla sua sparizione avevano cominciato a circolare le ipotesi più disparate.

Da notare poi anche l'ambiguo atteggiamento del sindaco di Guerrero Praxedis, Andrés Morales Arreola, che proprio ieri aveva deciso di licenziarla in tronco per non essersi presentata al lavoro. La donna infatti prima di sparire aveva chiesto un permesso di tre giorni, scaduto lunedì, per potere stare con il figlio. Il sindaco dal canto suo aveva fatto sapere che le autorità erano «fiduciose che la donna fosse al sicuro da qualche altra parte. Anche perché - aveva aggiunto - se fosse accaduto qualcosa di strano lo avremmo sicuramente saputo. Quel tipo di notizie volano». Quindi la chiosa, chissà quanto volutamente ambigua: «Auguro a Marisol ogni fortuna per le attività che vorrà intraprendere».

Nei quattro mesi trascorsi a capo della polizia di Praxedis Guerrero, Marisol aveva agito con fermezza e con tutta la responsabilità di un poliziotto con alle spalle anni di esperienza. Niente armi addosso, né divisa, la donna girava in borghese. Un chiaro messaggio alla comunità e ai narcos come a dire «sono dentro la comunità per portare un messaggio di pace e di non violenza», un messaggio forte se si considera che quella zona è ritenuta una delle più pericolose del pianeta. Si era occupata soprattutto di illeciti ed era riuscita a farsi rispettare. Ora invece la sua casa è chiusa e senza anima viva, il cellulare tace. Tutt'intorno, intanto, continua la lotta senza tregua per il controllo del narcotraffico da parte dei cartelli di Sinaloa e Juárez. E ora che la burocrazia messicana sta facendo il suo implacabile lavoro tra qualche giorno le autorità cercheranno un sostituto di Marisol. Sempre che qualcuno si faccia avanti. Solo nel mese di marzo, appena cominciato, nello stato di Chihuahua sono sparite 7 donne come denunciato dall'associazione locale «Justicia para Nuestras Hijas», (Giustizia per le nostre figlie) un record spaventoso.




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Gheddafi torna ad accusare l'Occidente «No-fly zone? Il popolo prenderà le armi»

Corriere della sera

Obama e Cameron non escludono l'intervento diretto: impedire all'aviazione del Raìs di volare è tra le opzioni


MILANO - Muammar Gheddafi ignora l'ultimatum dei ribelli e lancia nuove accuse e minacce all'Occidente: «La ribellione in corso in Libia è il frutto di un complotto ordito dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna e della Francia per mettere le mani sul petrolio». È con queste parole che Muammar Gheddafi ha descritto la situazione in cui si trova il suo paese nel discorso tenuto alle tribù della città di al-Zintan, trasmesso dalla tv di Stato.

«IN ARMI CONTRO LA NO-FLY ZONE» - Il popolo libico prenderà le armi se le potenze occidentali imporranno la no-fly zone sulla Libia, ha aggiunto il leader libico Muammar Gheddafi in un'intervista alla tv di stato di turca Trt. «Se dovessero prendere una decisione di questo tipo sarebbe utile per la Libia, perché il popolo libico vedrebbe la verità, che quello che loro (le potenze occidentali ndr) vogliono è prendere il controllo della Libia e rubare il petrolio – ha detto il Raìs – Per questo il popolo libico impugnerà le armi contro di loro». Se al Qaeda arrivasse a conquistare il controllo della Libia, Gheddafi ha avvertito che il caos si estenderà a tutta la regione, fino a Israele. «Se al Qaeda riesce a conquistare la Libia, allora tutta la regione, fino a Israele, sarà in preda al caos - ha detto Gheddafi - La comunità internazionale ha iniziato a capire ora che noi vogliamo impedire a Osama Bin Laden di prendere il controllo della Libia e dell'Africa», ha aggiunto.

L'ONDA DELL'IMMIGRAZIONE - Martedì il Raìs era già tornato a minacciare l'Europa con l'arma dell'immigrazione. «Ogni attentato alla sicurezza e alla stabilità della Libia avrà necessariamente ripercussioni sulla sicurezza in Africa del Nord, nel bacino del Mediterraneo e in Europa», ha affermato in un colloquio telefonico con il premier greco George Papandreou, secondo quanto ha riportato l'agenzia di Stato libica, la Jana. Nulla, invece, il colonnello ha detto sull'ultimatum dei ribelli: se lascerà il potere entro 72 ore, rinunceranno a perseguirlo per i crimini da lui commessi. Una proposta che il Rais non avrebbe preso affatto in considerazione, come conferma la situazione sul terreno.



COMBATTIMENTI - Continua intanto l'offensiva delle truppe di Gheddafi verso est: sulla città di Zawiya e a Ras Lanuf, sede di un importante hub petrolifero. La prima è ormai sotto assedio, con i ribielli chiusi in centro e una cinquantina di carri armati e decine di pick-up carichi di militari per riconquistare la città. A Misurata, invece, i ribelli stanno difendendo le loro postazioni contro una dura controffensiva dei fedelissimi del colonnello. Mahmud Jebril, capo del Comitato di crisi del Consiglio nazionale di transizione, ha chiesto l'aiuto dell'Europa, direttamente dalla sede dell'Europarlamento a Strasburgo, cominciando dal riconoscimento ufficiale delle nuove autorità nate dalla rivoluzione. Il figlio di Gheddafi Saif, in un'intervista che verrà pubblicata dal quotidiano bulgaro Troud, ha ribadito che «il mondo intero deve sostenere la Libia nella sua lotta contro i terroristi», che «si sono organizzati in milizie armate e distruggono tutto, uccidono persone innocenti»; secondo Saif in Libia «non esiste alcuna opposizione, ma un autonominato Consiglio composto da dieci persone che non rappresentano che loro stesse».

NO FLY ZONE - Intanto l'Occidente si sta preparando a contromisure. Martedì il presidente americano Barack Obama e il premier britannico David Cameron hanno ribadito che una no-fly zone in Libia è fra le misure allo studio da parte dei due Paesi e dei loro alleati. «Il presidente e il primo ministro si sono trovati d'accordo sulla prosecuzione della pianificazione, anche alla Nato, di tutta la gamma di possibili risposte» alla crisi libica, cioè «sorveglianza, assistenza umanitaria, applicazione dell'embargo sulle armi, e no-fly zone», ha precisato la Casa Bianca in una nota. E in un'intervista a Sky News, il segretario di Stato Hillary Clinton ha confermato che la no fly zone non deve essere un'operazione Usa ma dell'intera comunità internazionale. «Penso che questa decisione debba essere presa dall'Onu», ha commentato.

Redazione online
09 marzo 2011

Omicidio Yara, mentre l'Italia la cercava il pubblico ministero era in ferie

Libero





Il sostituto procuratore di Bergamo Letizia Ruggeri, che indaga sul caso della povera Yara Gambirasio, è andata in ferie due settimane dopo la scomparsa della tredicenne trovata cadavere il 26 febbraio scorso.

La ragazzina era stata inghiottita dal buio il 26 novembre, dopo essere uscita dal centro sportivo del suo paese, Brembate Sopra. Era lo stesso giorno, quello, in cui il procuratore della Repubblica di Bergamo Adriano Galizzi festeggiava le ultime ore di lavoro prima di andare in pensione dopo 49 anni di brillante carriera nella magistratura.

Quella sera, il caso finisce sulla scrivania della dottoressa Ruggeri. Gli inquirenti si tappano la bocca e iniziano a lavorare immediatamente. Ben sapendo che i primi giorni sono quelli che spesso risultano decisivi per risolvere i casi. Sembrava fosse così anche per il dramma di Brembate Sopra, visto che sabato 4 dicembre viene bloccato un marocchino di 23 anni, Mohamed Fickri. Era su un traghetto salpato da Genova. Le accuse sono pesanti: sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere. Lunedì 6 dicembre è interrogato dal gip e dal pm Ruggeri nel carcere di via Gleno, ma nel giro di un amen viene rilasciato con tante scuse. L’impianto accusatorio si regge soprattutto su un’intercettazione che si scoprirà essere stata tradotta male. Passano pochi giorni. 10 dicembre. Gli inquirenti rompono il silenzio e organizzano una conferenza stampa nell’ufficio del procuratore aggiunto Massimo Meroni. Arrivano giornalisti da tutta Italia, si fa fatica a trovare spazio, ma i taccuini non annotano una notizia che sia una. Il motivo è semplice: non c’è nulla da dire, al di là di un pronotisco che si rivelerà tragicamente sbagliato: «Yara è viva? Per noi sì, non ci sono indicazioni contrarie» afferma Meroni.

La Ruggeri già non c’è. Ha salutato tutti per andare in ferie, con la speranza di tornare più rilassata e pronta a risolvere il caso. Purtroppo, le indagini faranno registrare novità solo il 26 febbraio, col ritrovamento del cadavere in un campo di Chignolo d’Isola. A poche centinaia di metri dal comando della polizia locale che era stato trasformato in centro di coordinamento delle ricerche. Da lì, sono piovute critiche contro i molti volontari bergamaschi ritenuti incapaci di scovare il corpicino. Anche loro, effettivamente, si erano presi dei giorni di ferie dopo la drammatica scomparsa della giovane. Ma per cercarla, gratis.
 Tanto che ieri sono stati difesi dal viceprefetto di Bergamo Sergio Pomponio, mentre il ministro Roberto Maroni ha parlato di «polemiche vergognose».

In tutto questo, continuano le indagini. Nei cassetti degli uffici di polizia e carabinieri si troverebbe il dna di quaranta persone che sono state sentite nella prima fase delle indagini (tra cui conoscenti, testimoni e chiunque avesse a che fare con la ragazzina).
Quaranta codici genetici che si aggiungono a quelli dei dieci pregiudicati, accusati di violenza sessuale e di reati connessi allo scenario di Yara, già a disposizione degli inquirenti. I quaranta nuovi elementi sarebbero stati prelevati ai diretti interessati in modo coattivo, cioè “di nascosto”, prendendo il dna dalla saliva attraverso tazzine di caffè, sigarette e bicchieri. Oggi è attesa la relazione preliminare dell’autopsia a cui seguirà un confronto tra l’anatomopatologa Cristina Cattaneo e la pm Ruggeri. C’è anche l’intenzione di analizzare i nomi di tutti i circa 25mila iscritti alla discoteca “Sabbie Mobili Evolution” che si trova a due passi dal luogo dove è stato ritrovato il cadavere.


di Matteo Pandini e Matteo Magri

09/03/2011






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Prepariamoci a una risposta epocale"






Una sfida all’Ok corral. Il premier annuncia un Consiglio dei ministri straordinario per domani per varare una "riforma epocale" della giustizia e le toghe vanno in fibrillazione. Su internet si rincorrono appelli su come affrontare l’innovazione approntata dal governo


 
Una sfida all’Ok corral. Il premier annuncia un Consiglio dei ministri straordinario per domani per varare una «riforma epocale» della giustizia e le toghe vanno in fibrillazione. Su internet si rincorrono messaggi, appelli, consigli, sollecitazioni su come affrontare l’innovazione approntata dal governo. Perché come azzarda qualcuno si tratta proprio di una sfida da Far West per la quale bisogna attrezzarsi con tutti i mezzi a disposizione per dare una «risposta epocale» all’esecutivo.

Così c’è chi propone di farsi pubblicità sui giornali, chi di sbarcare su Facebook, chi di coinvolgere pesantemente il presidente della Repubblica, chi di scioperare a oltranza. Non mancano, tra gli internauti, le critiche alla sinistra che partono dalla bicamerale di dalemiana memoria sino alla recenti prese di posizione di Violante, Calvi e Morando sulle intercettazioni e di Enrico Letta sul processo breve. Ma nel mirino delle toghe in rete finisce anche la posizione dell’Anm che in molti giudicano troppo moderata. Ecco ampi stralci delle mail.

Care e cari tutte/i, 

se perdia­mo la testa, perdiamo e basta. Di fronte a quello che si annun­cia come una specie di sfida all'OK Corral (chi si ricorda il film?), o Mezzogiorno di fuo­co ( ahi, l'età!), comunque una contrapposizione durissima tra arcoriani (& co.) e magistra­ti, bisogna innanzitutto spo­stare il terreno dello scontro. In una società complessa co­me la nostra una corporazio­ne- per quanto nel senso nobi­le da me ricordato in altre mail - da sola non può reggere uno scontro del tutto politico se non gioca politicamente.

Det­to in soldoni, significa che a una maggioranza parlamenta­re non si può rispondere se non con una mobilitazione dentro e fuori del Parlamento. La c.d. riforma «epocale» na­sconde altro, perché sappia­mo tutti che le modifiche della Costituzione, se non votate dai due terzi del Parlamento, sono sospese fino all'esito dell' eventuale referendum confer­mativo: poiché non é pensabi­le che due terzi del Parlamen­to votino la «controriforma» minacciata, e poiché una ri­chiesta di referendum é asso­lutamente prevedibile, sono del tutto convinto che questa sbandierata riforma «epoca­le » possa essere una ennesi­ma mossa diversiva.

Qualunque decisione esca dal Cdm di giovedì, dobbia­mo cominciare da subito a spiegare i guasti enormi che il «loro» piano può arrecare non alla giustizia in generale, o alla sola magistratura, ma ai citta­dini semplici, a quelli che po­trebbero essere coinvolti in un processo del tutto casual­mente.
Tutto questo a cominciare da domani, a ogni livello, in ogni occasione, pensando an­che a una specie di va­demecum predisposto a cura dell'Anm e diffuso in occasio­ni mirate e organizzate. Ricor­diamoci che questa maggio­ranza, sia pure con grande fati­ca, è riuscita ad approvare la riforma dell'università, nono­s­tante il duro e fantasioso anta­gonismo degli studenti di tut­ta Italia. Noi dobbiamo fare di più e meglio. Senza mai rinun­ciare a minacciare lo sciope­ro, ma sapendo bene che lo strumento è ormai logoro e lo­gorato. Si tratta di attrezzarsi a una maratona, non a una gara di velocità.
Vito D'Ambrosio

Anche io condivido, però so­no sicuro che la risposta dei colleghi che si trovano al mini­stero sarà negativa.
Felice Pizzi
(G.E. mobiliare ed immobiliare del Tribunale di S.M.C.V. )
Il 07/03/2011 12:08, Giusep­pe Dentamaro ha scritto:
condivido pienamente
----- Original Message ---­­
*From:* Maurizio Cerrato mailto:mauriziomaria.cerra­to@giustizia.it
*To:* 'Area Aperta'
Il 07/03/2011 12:08, Giusep­pe Dentamaro ha scritto:
Condivido pienamente.
Faccio mia ogni parola del collega Renoldi.
Maurizio Cerrato Procura area-bounces@areaperta.it mailto:area-bounces@area­perta. it
[mailto:area-bounces@are­aperta.it]
*Per conto di *Renol­di Carlo Da: area-bounces@areaper­ta. it per conto di mario ardigo Inviato: lun 07/03/2011 11.53 A: area@areaperta.it
Oggetto: [AREA]R: R: R: Re: A 'riforme epocali', 'risposte epocali'

Mi permetto di intervenire nuovamente per rispondere al collega Minniti.
Mi pongo questo problema: è possibile che l'attuale oppo­sizione condivida, anche solo in parte, il progetto di riforma governativo? Se così fosse, e non c'è da augurarselo natu­ralmente, si potrebbe aprire il campo a pericolose «media­zioni». Saremmo davvero soli.

Per quanto riguarda il mio gruppo, Magistratura indipen­dente, devo premettere che da molto tempo non ho parte­cipato a incontri associativi. Alla mia innata pigrizia si so­no aggiunti alcuni problemi fi­sici di deambulazione, come sa chi mi conosce. Ho però oc­casione fr­equente di incontra­re per i corridoi dell'ufficio col­leghi del mio gruppo, mi è ac­caduto anche poco fa. E leggo le opinioni espresse sulla no­stra mailing list. Non ho senti­to o letto alcun parere favore­vole ai progetti di riforma. Mi pare invece che tutti siano piuttosto preoccupati, come anch'io lo sono. Come ho scrit­to prima, l'estremismo del pro­getto governativo impedisce di apprezzarlo anche a chi, in generale, ha una visione delle cose più vicina a quelle del centrodestra.

Mario Ardigò - Roma
Lun 7/3/11, Minniti Luca lu­ca. minniti@giustizia.it ha scritto:
Da: Minniti Luca luca.min­niti@giustizia.it
Oggetto: R: [AREA]R: R: Re: A 'riforme epocali', 'risposte epocali'
A: 'mario ardigo' yahoo.com>, area@are­aperta.it
Data: lunedì 7 marzo 2011, 10:43

Mario scusami perché, co­me scrivi tu, «Il vero problema però è che alcune delle solu­zioni proposte per la nuova giustizia trovano antecedenti in progetti nati negli ambienti dell'attuale opposizione». Non ho capito perché sarebbe un problema? E per chi, per Magistratura indipendente? Per l'Anm? Non capisco... Luca Minniti
 
R: R: Re: A «riforme epoca­li », «risposte epocali» Sono d'accordo con la domanda che pone Luca Sono d'accordo con la do­manda che pone Luca.

Il fatto che vi siano «responsabilità» risalenti nel tempo, addebita­bili anche all'attuale opposi­zione (penso alla mai abba­stanza vituperata Bicamerale di dalemiana memoria che, con Boato, pure voleva il Csm ridotto a organo burocratico; penso alle più recenti posizio­ni di Violante, Calvi e Moran­do sulle intercettazioni; anco­r­a di Violante sulla Corte disci­plinare separata, sui leoni e sui troni; di E. Letta sul proces­so breve; di Casini sul legitti­mo impedimento/ ponte tibe­tano, eccetera), non ci frena, non ci scoraggia e può solo in­durci a ricercare un maggiore collegamento coi cittadini e con coloro che, in ogni schiera­mento politico ( anche nel cen­t­rodestra), sono disposti a im­pegn­arsi per la difesa della giu­risdizione.

Dunque, se quanto preannunciato troverà forma scrit­ta, niente, ma proprio niente potrà evitare una risposta epo­cale della magistratura. Sulla natura e sui contenuti di que­sta risposta, evito personal­mente di intervenire in attesa di quanto deciderà l'Anm. Infi­ne, caro Mario, il referendum costituzionale- se mai ci sarà­lo vinceremo a mani basse.

Armando Spataro
Credo che sia proprio l'ora di una reazione forte e compat­ta e forse anche il momento di chiedere a MI un impegno concreto, oltre le dichiarazio­ni formali, all'interno della Anm. Dobbiamo essere uniti, dobbiamo esserlo per arriva­re a una forma di protesta estrema, uno sciopero lungo, mai realizzato. E dobbiamo scioperare tutti, tutti uniti. Qui non è solo in gioco la no­stra autonomia, la nostra indi­pendenza. Qui è in gioco lo Stato democratico.

Come pos­siamo non parlare del rischio di una magistratura conformi­sta­e prona ai desideri dell'ese­cutivo di turno? Come non possiamo rendere noto l'ac­centramento di poteri che è in corso? La volontà di controllo e condizionamento che si sta avviando? Il Parlamento è un orpello e la magistratura un fa­stidio. Non è questione di sole pagine di giornali o di singoli interventi. È una situazione in cui TUTTI dobbiamo assu­merci la responsabilità e il co­raggio di dire come sta cam­biando questo nostro amato Stato.

Marzia Minutillo Turtur
Da: patbellucci@gmail.com Data: 07/03/2011 4.01
A: «Armando Spataro» ar­mando. spataro@fastwebnet.it, «Area Aperta» area@area­perta. it
Ogg: Re: [AREA]A «riforme epocali», «risposte epocali»
Cari amici, secondo me quelle di Gustavo Zagrebel­sky sono parole che devono scuotere anche le coscienze e le reazioni dei privati cittadi­ni, figuriamoci quelle della magistratura (associata e non). Buon lavoro e saluti ca­ri,

Pat
From: thorgiov
To: area@areaperta.it
Subject: Re: [AREA]R: R: [Mailinglist-anm] che cosa fa­re e soprattutto QUANDO far­lo Che cosa fare e soprattutto QUANDO farlo?

Lo ribadisco: noi possiamo reagire con for­za e anche con efficacia, con molta efficacia. Sta a noi deci­dere fino a che punto arrivare. Mi sembra poi inutile fare una gara di moralità o di virtù civi­ca con la politichetta e, aggiun­go io, con la gentarella di cui parli, perché alla fine, purtrop­po, come sempre, non conta più chi ha torto o chi ha ragio­ne. Alla fine contano solo i rap­porti di forza, e questo gover­no di forza ne ha molta meno di quanto sembri, e se ci pensi bene lo ha dimostrato in più di un’occasione.

Tieni conto che lo zietto Berlusconi quando fa quello che fa non è perché cre­de di avere ragione. Lo fa per­ché per lui è una questione di sopravvivenza nuda e cruda. Per questo motivo è entrato in politica, per questo motivo re­sta in politica, nonostante che lui stesso non ce la faccia più a reggere il gioco.

Felice Pizzi
(G.E. mobiliare ed immobiliare del Tribunale di S.M.C.V. )
Dom 6/3/11, thorgiov ha scritto:
Da: thorgiov
Oggetto: Re: [AREA]R: R: [Mailinglist-anm] che cosa fa­re e soprattutto QUANDO far­lo?
A: area@areaperta.it Data: Domenica 6 marzo 2011, 12:29

Ma il problema di fondo so­no proprio loro, i cittadini. Quando lo zietto Berlusconi avrà tolto il disturbo, rimarran­no comunque i suoi elettori, e non solo loro. I politici passa­no, la società civile (purtrop­po) resta, e resta tale e quale, senza cambiare. Non sono d'accordo poi quando affermi che noi magistrati non abbia­mo la forza per opporci ai rovi­nosi progetti di riforma della giustizia che tutti conosciamo da lungo tempo. Il modo di op­porci con forza c'è, e a questo punto poco importa se i citta­dini si faranno un'opinione della magistratura come casta politicizzata, visto che ormai questa opinione è già domi­nante.

Felice Pizzi
(G.E. mobiliare e immobiliare del Tribunale di S.M.C.V.)
Per conto di Imperato Mar­co
Inviato: sabato 5 marzo 2011 18:14
A: AreAperta; Mailinglist Anm
Oggetto: [Mailinglist-anm] che cosa fare e soprattutto
QUANDO farlo?
Priorità: Alta

Pur avendo di recente fatto alcune proposte all'Anm che hanno raccolto 137 adesioni (vedete in fondo se volete...) ed essendo anche io molto preoccupato per la situazio­ne, riconosco che è importan­te anche riflettere su quando fare determinate scelte e non solo sui loro contenuti e le loro forme. Cerchiamo di essere uniti e propositivi e di comuni­care quanto più possibile; cer­to alcuni attacchi delle ultime settimane avrebbe forse già meritato qualche forma radi­cale di protesta... ma probabil­mente non siamo ancora al momento decisivo.

Per esempio: queste annun­ciate rifo­rme costituzionali ap­paiono a dire poco devastanti, ma di certo non rappresenta­no un rischio immediato né probabile (sembrano più un' esibizione muscolare e propa­gandistica). Semmai io sarei più pronto a ogni mezzo di protesta a fronte di un più pro­babile e immediato interven­to legislativo in tema di inter­cettazioni...


Speriamo di non dover arri­vare a «sparare tutte le nostre cartucce», perché vorrebbe di­re che la situazione è davvero degenerata e temo che la no­stra azione, per quanto dove­rosa, non sarà sufficiente a fer­mare gli eventi. Che la primavera arrivi dav­vero.. e presto. Saluti Marco Imperato Ricordo in sintesi le tre pro­poste:

1) acquistare un'intera pagi­na di giornale dove pubblica­re la «Confessione di un magi­­strato » di Pasquale Profiti (e di tutti noi, come lui stesso mi ha chiesto di sottolineare!); un certo numero di aderenti han­no espresso dubbi circa l'op­portunità di affiancare al teste le foto dei magistrati morti per il loro servizio allo Stato

2) consegnare un appello con anche la «Confessione» al capo dello Stato, attraverso un gesto sobrio e simbolico (come ad esempio una delega­zione togata al Quirinale)
3) far sbarcare l'Anm su Fa­cebook (approfittando della visibilità data dall'acquisto della pagina di giornale...) co­sì da divulgare in maniera più diretta e flessibile i contenuti delle nostre riflessioni, denun­ce e proposte per la Giustizia
Seguono 137 firme
Marco Imperato
Magistrato Distrettuale Re­quirente Bologna
marco.imperato@giustizia.it
Da: mailinglist-anm-boun­ces@ ml. associazionemagi­­strati. it
per conto di Bianco Giusep­pe
Inviato: sab 05/03/2011 13.39
A: mailinglist-anm@ml.as­sociazionemagistrati. it
Oggetto: [Mailinglist-anm] nouveaux philosophes

Mentre perfino il presiden­te della Corte costituzionale ha cominciato a lanciare allar­mi gravissimi, la nostra Anm ancora cincischia e filosofeg­gia e sfoglia margheritine su comunicato sì, comunicato no, sciopero sì e sciopero no.
Ora sono tutti ad aspettare la riforma «epocale» della giu­stizia, come se ci fosse biso­gno di sentirla dallo speaker del telegiornale. Sicché: la next settimana ci sarà cotale e cotanta riforma. Seguirà dibat­tito. O comunicato.

Mailinglist-anm mailing list
Mailinglist-anm@ml.asso­ciazionemagistrati.it
http://lists.ml.associazio­nemagistrati. it/mailman/li­stinfo/ mailinglist-anm ­  




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Le firme del Pd pataccaro e contento: "10 milioni chiedono dimissioni del cav"

Libero





"Dieci milioni di firme contro Berlusconi: alle amministrative si trasformeranno in voti per il Pd e saranno molte di più...". Rosy Bindi non teme la scaramanzia e dopo aver consegnato a Palazzo Chigi, nelle mani del sottosegretario Gianni Letta, lo scatolone con il frutto della tormentata petizione democratica anti-Cav si lancia in proclami di vittoria.

Guarda il video di Rosy Bindi a Palazzo Chigi su LiberoTv.

La campagna 'Berlusconi dimettiti', più che calorosa partecipazione, ha raccolto scetticismi e critiche per il pressapochismo con cui è stata condotta. Basti pensare a quanto fatto emergere da Libero e Giornale: delle firme online, una buona parte potrebbero essere state 'falsificate', visto che non c'era alcun sistema di garanzia che certificasse l'effettiva nominalità ed esistenza dei firmatari. Potevano firmare anche Topolino e Stalin, come è effettivamente (e goliardicamente) accaduto. Eppure il segretario Pier Luigi Bersani ha fatto orecchie da mercante preferendo attaccare la stampa di destra, accusata di aver 'creato un caso'. Libero e Giornale hanno semplicemente mostrato la falla, e anche le successive dichiarazioni del Pd ("Filtreremo le liste") non convincono: senza alcuna autenticazione della firma, un 'Topolino' vale tanto quanto un 'Paolo Rossi' verosimile ma inventato, cioè poco o nulla.

8 MARZO DELUDENTE - Poco importa ai democratici, che oggi hanno provato a portare in piazza le donne per festeggiare un 8 marzo anti-Silvio. Scarso il successo di pubblico, ma alla Bindi l'evento è servito comunque da banchetto elettorale contro il premier: "Abbiamo dimostrato non solo la sua incapacità di governare ma anche la violazione della dignità delle donne. Avrebbe dovuto già dimettersi visto che, in altri Paesi, basta copiare qualche capitolo della tesi di laurea per lasciare l'incarico....". E Bersani ha rincarato: "Berlusconi ci ha portato a pensare che la mercificazione della donna sia uno spazio della sua libertà. Bisogna reagire a questo veleno che rischia di distruggere gli anticorpi morali di questo Paese". E sulla raccolta firma: "Questo non è moralismo, non è giustizialismo ma civismo. E' serietà nella conduzione della cosa pubblica, dignità della cosa pubblica". La petizione del Pd "è la mimosa che vogliamo consegnare agli italiani, il più bel regalo al nostro Paese".

Che la corsa sia esclusivamente sul Cavaliere, lo dimostra un altro passaggiod ell'arringa del segretario Pd: "Non ci aspettiamo che Berlusconi rassegni le dimissioni nelle mani di Rosy Bindi che gli porterà le firme per le dimissioni. Sarebbe un regalino mica da poco. Se lui ha resistenza, ha il fisico, ha la tenuta, noi gli diciamo che abbiamo più tenuta e grinta di lui e resisteremo un minuto in più di lui". Ironico il commento di Fabrizio Cicchitto, capogruppo dei deputati Pdl: "Vediamo che Bersani continua nella linea mussoliniana dei 10 milioni di firme che sono il corrispettivo dei 10 milioni di baionette di latta. L'operazione va valutata da parte nostra positivamente perchè contribuisce a coprire ulteriormente la sinistra di ridicolo".


08/03/2011




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I Ris hanno trovato tracce del Dna di Restivo sulla maglietta di Elisa Claps

Corriere della sera


Sarebbero state trovate sugli indumenti che la ragazza indossava quando l'hanno ritrovata dopo diciassette anni


MILANO - Il Dna di Danilo Restivo sarebbe stato rilevato sulla maglia di Elisa Claps. Nel corso della trasmissione Linea Notte del Tg3 l'inviato e autore di Chi l'ha visto? Giuseppe Rinaldi ha reso noto che tracce del Dna di Danilo Restivo sono state rilevate sulla maglia che la studentessa potentina, sparita a Potenza nel 1993, e ritrovata cadavere diciassette anni dopo all'interno della chiesa della Santissima Trinità, il 17 marzo del 2010. Sarebbero i risultati di una seconda perizia genetica, dopo quella affidata al professor Vincenzo Pascali dal gip Attilio Franco Orio che aveva accolto la richiesta dei pubblici ministeri di Salerno Luigi D'Alessio e Rosa Volpe. E confermato l'incarico al Ris dei carabinieri. Elisa Claps fu uccisa a Potenza il 12 settembre del 1993. Per l'omicidio della studentessa è indagato Danilo Restivo, imputato in Inghilterra per un altro delitto, quello della sua vicina di casa Heather Barnett.

INDAGINI - Restivo è detenuto in attesa di giudizio in Gran Bretagna per l'omicidio di una sarta inglese ed è colpito da mandato di arresto europeo emesso dalla magistratura di Salerno perché accusato di aver ucciso Elisa Claps con un'arma da taglio. Restivo, al momento dell'arresto in Gran Bretagna, non aveva voluto sottoporsi al prelievo di sangue e saliva richiesto con rogatoria dai pm salernitani, per cui la polizia inglese aveva sequestrato suoi oggetti, alcuni dei quali - come è annotato in un verbale - la stessa polizia aveva visto usare all'indagato. Da quegli oggetti il medico legale Vincenzo Pascali aveva estratto il «probabile» Dna di Restivo, che era risultato diverso dai profili genetici isolati su alcuni reperti trovati nel sottotetto della Chiesa.


Redazione Online
09 marzo 2011




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La botola? Non è la casa di Batman Accuse a mia madre, lei non c'entra»

Corriere della sera


Il figlio della Moratti: strumentalizzazioni, donerò tutto a una fondazione


«L'architetto che ha sollevato il caso racconta falsità per acredine nei miei confronti»




MILANO - «Ma quale Batman? Intanto ho paura dell'aereo e poi, se proprio devo scegliermi un eroe volante, a me da bambino piaceva Superpippo...». Gabriele Moratti è nel suo ufficio alla Saras, vista guglie del Duomo, e cerca di stemperare la tensione con una battuta. «Sa - si scusa - sono molto timido e non ho mai fatto un'intervista. Mi sono trovato sui giornali dipinto come una specie di mostro: ma è tutta una colossale montatura usata contro mia mamma. E questa è la cosa di cui più mi rammarico: noi siamo legati da un profondo e reciproco affetto, ma io faccio la mia vita e rivendico la mia indipendenza». Il «piccolo» di casa Moratti si racconta così: 32 anni, liceo a Milano e laurea alla Duke University. Un tirocinio alla Saras, l'azienda di papà Gianmarco, poi due anni in JPMorgan, «per migliorare la mia preparazione sul business», gli stessi amici da sempre «un po' incontrati a San Patrignano e un po' a scuola», l'impegno nel volontariato, l'attaccamento «fortissimo» alla famiglia

E questo loft trasformato nella casa di Batman?
«Non voglio entrare in polemica con una persona con cui c'è un contenzioso aperto. Ma queste sono le parole del signor Pavanello, al quale avevamo affidato l'incarico di realizzare l'impianto elettrico che però non era a norma: così abbiamo bloccato i suoi lavori e i pagamenti. Lui ha chiesto un decreto ingiuntivo nei miei confronti, che è stato respinto con cinque pagine di memoria. Io l'ho citato per danni e pochi giorni dopo, nel luglio scorso, è uscito il primo articolo sul Giornale».

Pavanello insiste: dice di aver visto con i suoi occhi ponte levatoio, bunker, ring da boxe, piscina e tutto il resto.
«Pavanello ha molta acredine nei miei confronti che lo porta a raccontare falsità».

Nessuna botola?
«È una scala che conduce a un seminterrato».

E il poligono di tiro insonorizzato? La piscina? Quella l'hanno vista anche i tecnici del Comune...
«Noi volevamo realizzare uno spazio espositivo, non un ufficio, che è organizzato su diversi livelli ed è un po' scenografico, anche perché utilizzato come studio e set fotografico. Ma tutto in regola».

Quando dice «noi» di chi parla?
«Insieme a due amici abbiamo fondato la società Redemption Choppers, una srl che partiva dalla passione di un mio socio per le moto, che lui stesso costruisce. Volevamo creare un laboratorio per questo, poi ci siamo resi conto che non avrebbe reso e, come fanno molte marche, abbiamo ampliato la mission aziendale a una linea di abbigliamento casual».

È lì che avete chiesto il cambio di destinazione da industriale a commerciale?
«Sì e abbiamo pagato più di 100 mila euro di oneri al Comune. Ora stiamo disegnando le linee del campionario: gran parte del ricavato, come fanno alcune srl di questo tipo, andrà in beneficenza».

Ma in via Ajraghi avreste fatto vendita al dettaglio?
«No. Quello avrebbe dovuto essere solo il nostro show room. Poi, ci saremmo affidati all'e-commerce, la vendita via internet».

Lei ha mai vissuto lì?
«No. Sono residente e abito in galleria De Cristoforis».

Ha dato feste in quello spazio?
«Assolutamente no. Sono una persona timida e io le feste le evito, figuriamoci se le organizzo...».

Beh, però in discoteca ogni tanto ci va. Come la mettiamo con quella lite con Irvine?
«Quella è stata un'altra menzogna. Irvine mi ha aggredito e mi ha spaccato un bicchiere di vetro sulla faccia: guardi qua la cicatrice (mostra un segno sul sopracciglio sinistro, ndr). Da parte mia, è benvenuto l'intervento della magistratura che farà chiarezza su una situazione che mi vede come parte lesa».

Torniamo a via Ajraghi. Lei in luglio ha discusso della questione con i suoi genitori?
«Ne ho parlato con mio padre en passant, ma ero tranquillo perché i miei legali e i miei tecnici sapevano che stavamo rispettando le regole».

Perché non ha aperto ai funzionari del Comune che volevano fare l'ispezione in luglio?
«Perché non c'ero. Ero fuori Italia per lavoro, poi ci sono state le vacanze e al ritorno dalle ferie abbiamo aperto le porte».

Ma avete avuto il tempo per nascondere quello che avevate realizzato, eventualmente?
«Ma le pare? E poi, perché? Ripeto: quella non era una residenza ma uno showroom».

Perché solo il 4 marzo, appena il caso è esploso, arriva un'altra Dia di proseguimento lavori?
«I tecnici la stavano preparando da tempo: è stata una coincidenza. Anche perché una cosa così non la scrivi in dieci ore...».

Ma intoppi ce ne sono stati, lo dicono anche i funzionari del Comune.
«Non lo metto in dubbio. Ma una cosa è un intoppo, un'altra un abuso edilizio o una speculazione immobiliare e quello che cercano di far credere dipingendomi come uno che ha approfittato del ruolo della madre per avere chissà quali favori. Non vedo l'ora che la magistratura faccia chiarezza».

Pentito di qualcosa?
«Più che altro rammaricato: mi spiace che la rabbia di una persona che forse voleva approfittarsi di questa situazione stia coinvolgendo mia mamma, che proprio non c'entra nulla».

Il vostro progetto continua?
«Sì, ma ci cercherò un'altra sede. Quando la magistratura avrà fatto piena chiarezza, donerò quegli spazi in beneficenza a una fondazione: con quell'onta lì non andrei da nessuna parte».


Elisabetta Soglio
09 marzo 2011



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Omicidio Tommasino, "La camorra del Pd ha ucciso mio fratello"




L’atto d’accusa al Tg1 del familiare del consigliere democratico Luigi Tommasino, ucciso nel 2009 a Castellammare di Stabia da un killer iscritto al partito: "Gigi aveva denunciato le infiltrazioni pure a livello nazionale. Il centrosinistra ci ha scaricato"



 

Parla al Tg1 e attacca il Pd. «Mio fratello - so­stiene Giovanni Tommasino - è stato ucciso per­ché aveva denunciato le infiltrazioni nel partito della criminalità organizzata. Ma il partito lo ave­va ignorato. Lo aveva ignorato il Pd a livello pro­vinciale, a livello regionale, a livello nazionale». È una storia terribile quella di Luigi Tommasino, consigliere comunale del Pd a Castellammare di Stabia. Tommasino è in trincea per arginare l’avanzata del crimine organizzato nella sua ter­ra.

Ma la camorra non sta a guardare: il 3 febbraio 2009 mentre è alla guida della sua auto viene af­fiancato da uno scooter: partono tredici colpi e per lui è la fine. Il figlio Raffaele, 13 anni, seduto al suo fianco, resta per fortuna illeso. Chi ha ucciso il coraggioso politico? Qualche mese dopo, ecco la svolta. Inattesa. In­quietante. Viene arrestato uno dei killer: si chia­ma Catello Romano, ha 19 anni, ma soprattutto è iscritto, come la sua vittima, al Pd. E non finisce qui: il killer racconta di aver partecipato ad altri tre omicidi. Un curriculum criminale di tutto ri­spetto, ma anche il pedigree politico merita di es­sere registrato: Romano aveva partecipato alle pri­marie cittadine al posto numero 40 su 47 di una lista «riformista», una delle otto da cui sono stati pescati i cinquanta componenti del coordina­mento cittadino del Pd. Come è stato possibile questo cortocircuito di sangue? Ora, nelle ore in cui Romano va alla sbarra, Gio­vanni Tommasino, medico, concede una durissi­ma intervista al
E punta il dito contro la casa madre: «Gino aveva svelato le infiltrazioni della camorra nel partito. Al penultimo congresso, lui, lui che era stato segretario in città, aveva docu­mentato l’iscrizione di morti e delinquenti al Pd». Ma il partito, racconta Giovanni davanti alle te­lecamere, si era girato dall’altra parte: «Il Pd l’ave­va ignorato. Il Pd provinciale, il Pd regionale, il Pd nazionale.Avevano fattofinta di niente,anzi l’ave­vano richiamato perché aveva sollevato uno scan­dalo ». Uno scandalo che appannava l’immagine della giunta rossa guidata da Ersilia Salvato. Giovanni non fa sconti: «Mio fratello ha denun­ciato. Ha denunciato le anomalie nella privatizza­zione delle terme; ha denunciato gli abusi negli scandali di Stabia.
Ha denunciato tanto. Tanto. Tanto». Il risultato? Silenzio. Sempre e solo silenzio. Pri­ma della morte. E anche dopo. «Il Pd ci ha scarica­to- conclude Giovanni Tommasino- anzi, la mac­china del fango ripete che è morto per 30 mila eu­ro. È stato il Pd ad abbandonarci, la sua, la nostra stessa parte politica. Non il centrodestra, ma il centrosinistra». Quel centrosinistra che proprio in Campania e a Napoli vive un momento difficilissimo. La giun­ta Iervolino, che ha perso pezzi e consiglieri, è in agonia. E le primarie sono state annullate perché al voto erano andati molti «cinesi democratici». Il partito è in crisi e Luigi De Magistris, l’ex pm del­­l’Italia dei valori, ha già aperto la campagna eletto­rale. Contro il Pd.



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