giovedì 7 aprile 2011

Capri, esame dna sui bisognini dei cani Si risale al padrone e scatta la multa

Corriere del Mezzogiorno


Sanzioni fino a 1500 euro. Analisi effettuate dall'Asl
sulla mappatura genetica fornita dall'anagrafe canina



Un dogsitter

NAPOLI - Contro i ricordini dei cani in strada l'arma in più è la genetica. A Capri si potrà, dura lex, risalire ai proprietari degli animali e multarli attraverso l'esame del dna. Si rischia fino a 1500 euro di multa. Braccio di ferro senza tempo quello tra enti pubblici e possessori di quattrozampe. Cani e padroni di cani cantava Elio, qualche anno fa mettendo in rima un guaio di proporzioni transregionali: dal Piemonte ad Agrigento ci sarà sempre un padroncino con l'amico scondinzolante al guinzaglio che lascia i suoi bisogni in strada. Per l'ira funesta dei futuri passanti.


PRELIEVO PER LEISHMANIOSI - Da qualche giorno, nelle stradine laccate dell'isola azzurra il detestabile «incidente» non si ripeterà più giura l'assessore all'Igiene urbana Roberto Russo, come del resto hanno fatto eserciti di amministratori pubblici di tutte le latitudini prima di lui (il più noto? Cofferati a Bologna). La carta giocata dall'assessore però non lascia scampo: esame del dna sulle cacche effettuato dall'Asl; risalire così ai proprietari incivili e sanzionarli. «Ogni animale comprato o avuto in dono - spiega - per legge deve essere iscritto all'anagrafe canina. È anche necessario un prelievo del sangue contro la leishmaniosi». Dall'analisi ematica si ricostruisce la mappatura genetica del cagnolino. L'ipotesi è contemplata in un'ordinanza del Comune caprese già licenziata, anche se il tempo di tolleranza sarà fino a giugno. In pratica, l'amministrazione ha ripreso leggi ordinarie sul tema, perfezionandole. Perché una misura tanto drastica? «Chiariamo, noi non intendiamo assolutamente criminalizzare i cani bensì punire i comportamenti incivili. Ma lo sa quanta gente, persino a Capri, torna a casa con le scarpe imbrattate? Oppure, fatto successo più volte, scivola riportando fratture?» domanda retoricamente Russo, che ha anche la delega agli interventi strategici («e questo lo è», dice).

TURISTI E OPUSCOLI - E con i turisti come la mettiamo? Mica mappate anche gli animali di tedeschi e giapponesi? «I nostri ospiti si comportano sempre in maniera più che corretta. Il problema, ahimè, è residenziale. Stiamo comunque realizzando opuscoli da distribuire al molo Beverello di Napoli e a Mergellina grazie ai quali i turisti prenderanno visione delle regole dell'isola». A Capri sono censiti 400 cani. Ma si pensa che ragionevolmente possano essercene più del doppio. «È vero, non tutti hanno effettuato la registrazione, ma possono farlo entro giugno». Vedremo. Intanto l'assessore è comunque sicuro al 100% di una cosa: «Quando verrà multato il primo correranno tutti a mettersi in regola. Nessuno si sognerà più di lasciare le deiezioni canine in giro. Purtroppo solo quando si minaccia di toccare la tasca, i cittadini iniziano a rigare dritto».


Alessandro Chetta
07 aprile 2011




Powered by ScribeFire.

Trattativa Stato-mafia Castelli: "Io dissi no, ma la sinistra nel '94..."

di Redazione


Nel 2003-04, quando si trovava al vertice del ministero di Giustizia Castelli rifiutò una sorta di trattativa con esponenti mafiosi che promettevano una pubblica dichiarazione di dissociazione in cambio di contropartite



Roma - Nel 2003-2004, quando si trovava al vertice del ministero di Grazia e Giustizia, Roberto Castelli rifiutò una sorta di trattativa con esponenti mafiosi che promettevano una pubblica dichiarazione di dissociazione in cambio di alcune contropartite. L’allora ministro disse di no "da solo", ma non in assoluta solitudine perché "vi era l’accordo con importantissimi magistrati dell’epoca". Castelli ha fatto quella che definito una "rivelazione" nel corso di una conferenza stampa organizzata dal Pdl per denunciare l’atteggiamento "disponibile" del centrosinistra rispetto alla revoca del 41 bis tra il 1992e il 1993.

Le trattative tra Stato e mafia La ferita è ancora aperta. Il buco nero nella storia del nostro Paese pure. Ancora oggi un silenzio assordante sigilla il cratere aperto nel novembre del 1993 dall’allora Guardasigilli Giovanni Conso: incredibilmente il ministro della giustizia non prorogò il 41 bis per circa trecento mafiosi. Un gesto inspiegabile in un momento drammatico di lotta a Cosa nostra, in piena emergenza, e dopo i mesi terribili delle bombe ai monumenti. Lo Stato si piegò davanti alle mani insanguinate dei boss. Interrogati su questi fatti gli ex capi di Stato Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi non ricordano nulla. Contro questo inaudito silenzio si è gettato l'ex ministro leghista. Castelli chiarisce che la decisione di rispedire al mittente le avances fatte da "boss di prima grandezza" venne presa senza che si consultasse con alcun componente del governo. "Il 41bis, che io ho stabilizzato, è un regime veramente duro e i mafiosi lo temono - spiega l'ex titolare del dicastero di via Arenula - ci giunse la proposta di una pubblica scelta di dissociazione. Si sarebbero arresi allo Stato a patto di avere una contropartita". L'esponente del Carroccio ci tiene a sottolineare che "fu una decisione presa in piena coscienza e in accodo con importantissimi magistrati". "Io ma non solo io abbiamo ritenuto che con la mafia non si può intavolare alcuna trattativa - continua l'ex ministro di Giustizia - misi, quindi, sul piatto della bilancia questa offerta e il fatto che si dovesse trattare e decisi per il no". L'allora Guardasigilli non voleva "assolutamente" che "si potesse pensare che lo Stato avesse intavolato trattativa". E chiarisce: "Io in quegli anni ho preso importanti decisioni in assoluta solitudine.  






Powered by ScribeFire.

Mistero in Libia: commando francese si perde al confine con l'Algeria

Corriere della sera


Doveva contrastare armi, mercenari e terroristi.
Il rifiuto di Algeri alla richiesta di basi nel suo territorio



WASHINGTON – La Nato sembra aver intensificato le operazioni di attacco ma gli sviluppi nuovi vengono dal terreno con segnali evidenti della «guerra segreta». Tre le notizie in questo senso.

SPARITI – Un commando di forze speciali francesi è disperso da giorni nell’area desertica di Al Hamada Al Hamrah. L’unità era impegnata in una missione per contrastare flussi di armi, mercenari e terroristi. Secondo il quotidiano algerino Al Khaber, le autorità di Algeri avrebbero rifiutato a Parigi la possibilità di usare un paio di basi nel sud e di attraversare lo spazio aereo. I francesi volevano usare le installazioni per una complessa operazione di ricerca e soccorso. Il commando è uno dei tanti inviati dalle forze della coalizione in supporto ai ribelli. Nel teatro operano gli inglesi del Sas, i paramilitari della Cia e probabilmente uomini di alcuni servizi arabi.

GLI SPAGNOLI – Ex membri dell’esercito spagnolo (circa una trentina) stanno addestrando gli insorti libici. Il team, che lavora per la società petrolifera SGSI, era stato inviato in Libia per recuperare i dipendenti nei primi giorni della crisi. Poi, i soldati hanno deciso di rimanere – questa la spiegazione ufficiale – su «base volontaria». Fino ad oggi hanno addestrato circa 200 ribelli.

LA PROPOSTA – Il ruolo degli spagnoli combacia alla perfezione con la proposta avanzata da Londra. Gli alleati dovrebbero ingaggiare degli ex membri di unità speciali per assistere l’insurrezione. I costi dell’operazione sarebbero coperti da alcuni paesi arabi, come il Qatar e gli Emirati, che già partecipano alla missione. Il ricorso ai«privati» potrebbe aggirare l’ostacolo – diplomatico e politico – che impedisce l’uso di forze di terra. È chiaro che i «contractors» sono una foglia di fico ma che almeno sul piano legale consentirebbe agli alleati di assistere in modo diretto i nemici di Gheddafi. Lo schema potrebbe essere il seguente: il comitato libico ingaggia ufficialmente i mercenari e i paesi arabi pagano il conto mentre la coalizione sovraintende all’operazione. Come hanno segnalato molti esperti l’offensiva Nato senza il ricorso ai soldati l’offensiva è destinata a raggiungere risultati parziali. E i ribelli, per ora, non sono in grado di fare da soli.

I RAID – Infine un’annotazione sulla Nato. Dopo le critiche di fare poco, gli aerei alleati sono tornati a colpire con intensità. Gli alleati, dopo molti giorni, hanno bombardato anche Tripoli. Missioni comunque sempre rischiose, come dimostra l’uccisione per “fuoco amico” di un gruppo di ribelli a Brega. Quando le posizioni dei contendenti sono vicine e usano stessi mezzi i rischi di sbagliare sono alti.


Guido Olimpio



Powered by ScribeFire.

Totò, il principe napoletano ha fatto l'Italia con la risata

Corriere del Mezzogiorno


In Senato anche la figlia Liliana de Curtis, De Laurentiis, Banfi, Caldoro e lo scultore Lello Esposito




NAPOLI - Palazzo Madama s’inchina a Totò alla sua comicità, capace «di aver unito l’Italia. I suoi film hanno contribuito all’arricchimento della lingua italiana». Per questo, giovedì si terrà una giornata commemorativa in Senato organizzata da Ombretta Colli, vicepresidente del Pdl, e Teresa Armato, senatrice del Pd. Fra gli invitati la figlia Liliana de Curtis, Lino Banfi, Serena Autieri, Stefano Caldoro, Aurelio De Laurentiis e lo scultore Lello Esposito. Resta solo da vedere chi, domani, potrebbe assomigliare all’onorevole Cosimo Trombetta, pur se saremo Senato; ché Totò già c’è.


Il principe de Curtis sarà ricordato a Palazzo Madama, perché «ha contribuito attraverso i suoi film all’arricchimento della lingua italiana». «Chi non ha mai ripetuto, conferma la sentarice campana del Pd Teresa Armato, «una sua battuta? A prescindere, da Nord a Sud. Soprattutto, come non ricordare quell’onorevole Trombetta spernacchiato da Totò nella gag del vagon lit (‘‘ Totò a colori’’, 1952, ndr)?» . Totò pater patriae; ecumenico. Bipartisan anche la volontà di organizzare in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia una giornata in sua memoria: la cosa è venuta in mente a Ombetta Colli, vicepresidente del Pdl Senato, e Teresa Armato. La celebrazione (a costo zero) si terrà oggi presso la sala «Caduti di Nassiriya» del Senato (ore 11). «Totò, spiega Colli, è stato certamente una macchina della felicità straordinaria per tante e tante persone. È un’icona indelebile del nostro Paese: come il Colosseo, la gondola o la Vespa; una sorta di marchio del made in Italy in giro per il mondo».

Le porte di Palazzo Madama si apriranno alla figlia Liliana de Curtis e a nomi dello show biz. Conferma hanno dato gli attori Lino Banfi (pugliese) e Serena Autieri (campana), il produttore cinematrografico e patron del Napoli Aurelio De Laurentiis, lo scultore Lello Esposito, la giornalista Titta Fiore, il governatore Stefano Caldoro. L’incontro si aprirà con una sorta di lectio di Alfonso Amendola, ordinario di Sociologia dei processi culturali all’Università degli Studi di Salerno (di Totò spiegherà la comunicazione e l’invenzione creativa). Tutti porteranno un episodio del Principe, riferito, o vissuto in prima persona. Come accaduto a Banfi. «Agli inizi», ricorda, «andai a casa di Totò, su raccomandazione di Graziano Jovinelli. Erano tempi in cui il lavoro era duro. Gli dissi che facevo l’attore con il diminuitivo del mio nome: Lino Zaga, visto che mi chiamo Pasquale Zagaria. "Cambialo’’, mi disse. I diminuitivi nel mondo dello spettacolo portano male. Chiamati Banfi; se vuoi, lascia Lino’’. E quest’è» . Quel che è (stato) lo troveremo domani, fra gli scranni senatoriali, magari con un occhio a quelli della Lega. «Verranno», assicura Armato, «a rendere omaggio a Totò» . Lui che, avendo all’epoca capito tutto, sentenziò: «A proposito di politica, ci sarebbe qualche coserellina da mangiare?» (‘‘Fifa e arena’’, 1948).


Patrizio Mannu
07 aprile 2011




Powered by ScribeFire.

Querelan a Libero: chiamate Santoro costa 150 mila euro.

Libero







Quando, come Michele Santoro, si guadagnano 650mila euro l’anno è automatico avere una considerazione di se stessi molto alta, spesso forse eccessiva. Così capita per il proprio tempo che, come recita il detto, è denaro. Se poi  la ricetta per accumulare tanti soldi consiste nella rielaborazione capziosa dei fatti, nell’esasperazione dei toni e nell’abbandono delle virtù della moderazione e dell’equilibrio, il soggetto corre decisamente il  rischio di perdere il contatto con la realtà.

È il primo pensiero che ci è venuto in redazione quando ci è stata recapitata la richiesta del giornalista di 150mila euro a titolo di risarcimento danni per aver pubblicato su «Libero» il numero del suo cellulare aziendale. Una “marachella” che abbiamo confezionato l’indomani della puntata di Annozero dedicata al caso Ruby in cui, associando le immagini di due servizi diversi,  veniva di fatto reso pubblico in tv il numero di telefono privato di Silvio Berlusconi. Ma Santoro non ha gradito il nostro modo di intendere la par condicio. Nella citazione in cui  per lesa maestà ci chiede l’equivalente di sei anni di stipendio lordo di un operaio, si lamenta con noi per avergli procurato «48 ore di comprensibile turbamento dello stato d’animo in quanto il suo telefono squillava ininterrottamente per ricoprirlo di ingiurie e minacce». 

Il costoso collega ci mette in conto anche lo sforzo fatto per «richiedere alla Rai l’attribuzione di una nuova utenza» e ci addebita  «i due giorni spesi per rendersi nuovamente reperibile alle persone con cui voleva rimanere in rapporto e per individuare il numero di persone che avevano lecitamente il precedente numero  e informarle dell’accaduto». Non ci resta che ammirarlo. Ecco uno che sa farsi pagare: 150mila euro per chiedere all’azienda di cambiargli utenza e inviare poi ad amici, colleghi, ospiti e “fonti”  un sms con su scritto “Signori, il mio nuovo numero è questo: 335…”. A molti di noi è toccato farlo, magari anche a spese nostre, e non ne abbiamo fatto un dramma.

Altrettanto ammirevoli sono la freddezza e il cinismo del collega, caratteristiche tipiche del giornalista di razza. Ogni   settimana il conduttore di Annozero mette in  scena a rotazione il dramma delle famiglie operaie in cassa integrazione che vivono in quattro con mille euro al mese, quello dei precari che a quarant’anni ne guadagnano 800 senza nessuna prospettiva per il futuro o quello degli immigrati clandestini che si riversano sulle nostre coste senza una lira in cerca di libertà e trovano solo porte chiuse. Ma è il primo a non farsi turbare dai collegamenti sul campo dei suoi inviati e dai diseredati che convoca in studio. Nessun racconto, nessuna tragedia è  riuscita a impressionare  l’uomo d’oro della Rai,  a persuaderlo che  i soldi non si trovano sugli alberi e fargli pensare che forse ne guadagna già abbastanza. Lui è una star, e come tale si comporta. Pagarlo dev’essere un onore.

Non ci è noto se Santoro si sia scusato per aver spiattellato in tv il numero del presidente del Consiglio. Magari lo avrà fatto in privato. Dubitiamo comunque che qualcuno gliene abbia chiesto conto in giudizio. Per parte nostra, ci battiamo il petto per i contrattempi che gli abbiamo procurato ma restiamo sbigottiti dalla richiesta. Nemmeno le Olgettine, la cui situazione economica forse interessa e colpisce Santoro più di quella delle tute blu, pretendono tanto. E comunque, a quanto ci è dato sapere dai resoconti dei Bunga Bunga sui quali Annozero ha fatto le sue fortune quest’anno, Ruby e compagne sembrano sudarsi il contante un po’ di più di lui. Almeno in questa circostanza.


di Pietro Senaldi

07/04/2011





Powered by ScribeFire.

Zazzera (Idv ): «Maroni assassino»

Corriere della sera

 

Il deputato espone alla Camera il cartello e si scatena la bagarre dopo l'intervento del ministro dell'Interno

 

MILANO - L'intervento del Ministro dell'Interno Roberto Maroni alla Camera finisce e si scatena la bagarre. Tutto parte da Pierfelice Zazzera, deputato dell'Idv che espone un cartello con la scritta «Maroni assassino». Il cartello gli viene stato strappato dalle mani da Giancarlo Giorgetti della Lega. Poi grida e polemiche. Il ministro dell'Interno aveva appena terminato la sua informativa quando dai banchi dell'Idv Zazzera si è alzato sollevando con le braccia il cartello. Immediata la reazione dei deputati della Lega: Giorgetti, sorpassando i commessi, ha raggiunto Zazzera, gli ha preso il cartello e glielo ha strappato, mentre dai banchi di Lega e Pdl veniva urlato «Fuori, Fuori!» e «vergogna». Basiti davanti alla scena i deputati del Pd. Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha ammonito Zazzera dicendogli che «del fatto si occuperà il collegio dei questori». Alla fine è lo stesso leader dell'Idv Antonio Di Pietro a dissociarsi da Zazzera. In Transatlantico, Giorgetti si è sfogato così: «È incapace di intendere e di volere... Si tratta di un fallo da ultimo uomo, sono senza parole, Se La Russa è stato censurato, cosa bisogna fare in questi casi?».

 

LE SCUSE - Poco dopo però arrivavano le scuse dello stesso Zazzera. «Ho superato il limite e per questo chiedo scusa. Ci tengo a precisare, però, che il mio gesto non voleva essere un attacco personale al ministro Maroni, ma una provocazione e denuncia politica per quanto sta accadendo con i migranti». «I 250 morti di ieri, tra cui molti bambini, mi hanno turbato profondamente. Quanto sta accadendo in Puglia dimostra l'assenza delle istituzioni e il disagio della popolazione pugliese che si è trovata sola a gestire l'emergenza. Ritiro, dunque, anche se tardivamente, quel cartello ma resta la denuncia politica» conclude Zazzera che dovrà «scontare» due giorni di sospensione e censura, secondo quanto deciso dal collegio dei Questori della Camera.

 

 

LA RELAZIONE - Maroni aveva in precedenza relazionato sull'emergenza immigrati, subito dopo il minuto di silenzio chiesto dal presidente della Camera fini per le vittime del naufragio di mercoledì: «Dall'inizio dell'anno, sono stati 390 gli sbarchi» sulle coste italiane dal Nord Africa. In totale, sono state finora 27.867 le persone sbarcate in Italia, di cui 23.352 nelle isole Pelagie e soprattutto a Lampedusa. Degli immigrati clandestini, 21.519 si sono dichiarati tunisini. «Dalla Libia - informa ancora il titolare del Viminale - sono giunti 10 natanti con a bordo circa 2.300 immigrati, per lo più somali ed eritrei e dunque da considerare come rifugiati». Si stanno intensificando le partenze di migranti dalle coste libiche, ha spiegato ancora Maroni: «Ci sono segnali di ripresa che ci fanno pensare che possa intensificarsi il flusso di persone provenienti da paesi subsahariani, che fuggono da guerre e terribili condizioni umane e possono esser ricomprese nella categoria dei profughi».

 

NAUFRAGIO - Maroni è poi intervenuto sul tragico naufragio di mercoledì che ha fatto più di 250 vittime (tra morti e dispersi) tra gli immigrati in viaggio verso l'Italia. «Il naufragio è avvenuto in acque maltesi, ma le autorità di quel Paese hanno chiesto il nostro intervento e noi lo abbiamo fatto subito» ha detto Maroni. «Rimane comunque aperto - ha aggiunto Maroni - un problema di disputa tra autorità maltesi e italiane».

 

PERMESSO DI SOGGIORNO TEMPORANEO - Maroni ha anche sottolineato che sarà concesso un permesso di soggiorno temporaneo ai migranti che hanno rappresentato l'intenzione di andare in un altro Paese europeo «e sono la stragrande maggioranza».

ACCORDI BILATERALI - I ministro dell'Interno ha sottolineato la necessità di una condivisione europea del problema immigrazione. «Noi pensiamo ad accordi bilaterali tra l'Unione europea ed i singoli Paesi del Maghreb» ha detto Maroni.

ACCORDO CON LA TUNISIA - Maroni ha poi chiarito i termini dell'accordo siglato tra Italia e Tunisia. «Tutti i cittadini tunisini che arriveranno in Italia saranno rimpatriati, la Tunisia ha accettato l'accordo. Ci siamo impegnati con la Tunisia per aiutarli a rafforzare la sorveglianza alle frontiere», ha aggiunto Maroni.

 

Redazione online
07 aprile 2011

Un video delle Iene smaschera la doppia morale "Prostituta minorenne? Va bene lo stesso..."

di Redazione


Ancora un ideo choc delle Iene. Una ragazza travestita da minorenne (sostiene di avere 16 anni) adesca clienti su un marciapiede di Milano in pieno giorno: su 20 "clienti" che si fermano solo 4 si rifiutano farla salire in macchina perché è minorenne



Due pesi e due misure. Le Iene smascherano la doppia morale degli italiani con un servizio-choc andato in onda ieri sera su Italia Uno. (GUARDA IL VIDEO) La scena è questa: una ragazza sul ciglio della strada lungo la criconvallazione di Milano. E' pieno giorno. Stivali alti, gonna corta, chioma biona e sorriso brillante. C'è poco margine di interpretazione, anche per un automobilista che passa a 50 chilometri orari: è una prostituta. In molti si fermano e si fanno avanti con delle proposte. Economiche, ovviamente. La ragazza è travestita da prostituta e, per di più, sostiene di essere minorenne. Quando i "clienti" si avvicinano lei, sorridendo con malizia, ammette candidamente di avere sedici anni: "E' un brutto periodo per me e sono costretta a fare questo lavoro. Ho anche abbassato i prezzi". La reazione degli automobilisti? Su 20 uomini, solo quattro si sono tirati indietro. Tutti gli altri hanno (avrebbero) accettato. L'ennesimo video choc delle Iene che squarcia il velo si una realtà molto diffusa.




Powered by ScribeFire.

Iprofughi? Che li aiutino i vescovi." Littizzetto, da che pulpito la predica.

Libero





Icattolici sono indignati con Rai 3. Si sentono bersagliati ingiustamente e si sono stancati di subire in silenzio. Prendo a simbolo un giovane prete, che chiamerò don Gianni, un bravissimo sacerdote che - fra le altre cose, insieme ad altri - si fa in quattro e dà letteralmente la vita, per aiutare immigrati, emarginati, “barboni” e tossicodipendenti.

L’ultimo episodio che ha fatto indignare lui e molti altri come lui, è stata l’incredibile invettiva contro la Chiesa fatta da Luciana Littizzetto a “Che tempo che fa”, domenica sera (che sta pure su Youtube). È considerato un caso emblematico della tendenza di Rai 3, la rete simbolo dell’Italia ideologica. Il programma è quello di Fabio Fazio, programma cult della sinistra salottiera.

È noto che ogni domenica sera la Littizzetto fa le sue concioni  avendo come spalla lo stesso Fazio. Ebbene domenica, parlando di Lampedusa, a un certo punto - senza che c’entrasse nulla - la Luciana si è lanciata in un attacco congestionato contro la Chiesa, a proposito dell’arrivo dei clandestini tunisini, e ha urlato ai vescovi «dicano qualcosa su questa questione». I vescovi, a suo parere, stanno sempre a rompere «e adesso stanno zitti… fate qualcosa! Cosa fanno?».

A me pare che non esista affatto l’obbligo per la Chiesa di farsi carico di tutti i clandestini che vengono dall’Africa. In ogni caso il quotidiano dei vescovi, “Avvenire”, ieri ha sommessamente obiettato alla Littizzetto che la Chiesa non ha taciuto affatto e che proprio la scorsa settimana il segretario generale della Cei, monsignor Crociata ha convocato una conferenza stampa per informare che 93 diocesi hanno messo a disposizione strutture capaci di ospitare 2500 immigrati, caricando sulla Chiesa tutte le spese.

Ma questa risposta di “Avvenire” è uscita in ultima pagina, sussurrata e con un tono benevolo, sotto il titolo: “Chissà se Lucianina chiede scusa”. Fatto sta che attacchi come quelli della Littizzetto sono stati visti e ascoltati da milioni di telespettatori e ben pochi avranno letto la documentata risposta di “Avvenire”. Forse si può e si deve rispondere anche più energicamente. C’è chi vorrebbe pretendere le scuse del direttore di Rai 3 e soprattutto il diritto di replica.

In nome dei tantissimi sacerdoti, suore e cattolici laici che in questo Paese da sempre, 24 ore al giorno, sputano sangue per servire i più poveri ed emarginati e che poi si vedono le Littizzetto e tutta la congrega di intellettualini e giornalisti dei salotti progressisti che, dagli schermi tv, impartiscono loro lezioni di solidarietà. Sì, perché la Littizzetto non si è limitata a questo assurdo attacco (condito di battute sul cardinal Ruini). Poi, fra il dileggio e il rimprovero morale, si è addirittura impancata a seria maestra di teologia e ha preteso persino di evocare il “discorso della montagna” - citato del tutto a sproposito - per strillare ai vescovi e alla Chiesa: «ero nudo e mi avete vestito, ero malato e mi avete visitato, avevo sete e mi avete dato da bere... Il discorso della montagna lì non vale perché sono al mare?».

E poi, sempre urlando, ha tuonato: «c’è la crisi delle vocazioni, ci sono seminari e conventi vuoti: fate posto e metteteli lì, che secondo me poi sono tutti contenti». Non sarebbe neanche il caso di segnalare che l’ignoranza della Littizzetto è pari alla sua arroganza, perché il “discorso della montagna” sta al capitolo 5 del Vangelo di Matteo, mentre i versetti citati da lei - che non c’entrano niente - stanno addirittura al capitolo 25 (quelli sul giudizio finale che non piacerebbero proprio alla comica di Rai 3).

Non sarebbe il caso di sottolineare la gaffe se la brutta sinistra che ci ritroviamo in Italia non avesse elevato comici come lei al rango di intellettuali e addirittura di maestri di etica e di civiltà.
Apprendo addirittura (da Internet) che «il 22 novembre 2007 Luciana Littizzetto ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il prestigioso premio De Sica, riservato alle personalità più in luce del momento nel mondo dello spettacolo e della cultura».  Se queste sono le “personalità della cultura” che vengono premiate addirittura da Napolitano è davvero il caso di dire “povera Italia!”. Mi viene in mente Oscar Wilde: «Chi sa, fa. Chi non sa insegna».

Chi conosce il Vangelo e lo vive, come il mio amico don Gianni, si fa in quattro per dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati. Chi invece non lo conosce, pretende di insegnarlo, lautamente pagato per le sue scenette comiche su Rai 3, e si lancia all’attacco dei “preti”. Visto che sia la Littizzetto che Fazio - il quale ha assistito a questa filippica sugli immigrati senza obiettare, facendo ancora la spalla - mi risulta siano ben retribuiti e non vivano affatto nell’indigenza, vorrei sapere, da loro due, di quanti immigrati si fanno personalmente carico. Quanti ne ospitano a casa loro? Quanto danno o sono disposti a dare, dei loro redditi, per accogliere e spesare tunisini, libici e altri clandestini?

Considerata l’invettiva della Littizzetto e il suo pretendere che altri (la Chiesa) ospitino gli immigrati a casa loro, non posso credere che lei per prima non faccia altrettanto. Sarebbe veramente una spudoratezza inaccettabile. Vorrebbe allora - gentile signora Luciana - mostrarci la sua bella casa piena di tunisini che lei avrà sicuramente ospitato? La Chiesa non ha certo bisogno delle lezioni di “Che tempo che fa” per spalancare le sue braccia a chi non ha niente. Lo fa da duemila anni. E dà pure per scontato che il mondo non se ne accorga e neanche la ringrazi. Ma che addirittura debba essere bersagliata dalle lezioncine è inaccettabile, soprattutto poi se a farle fossero persone che non muovono dito per i più poveri.

Intellettuali, comici e giornalisti dei salotti progressisti che spesso schifano l’italiano medio (e anzitutto i cattolici), che stanno sempre sul pulpito, col ditino alzato, a impartire lezioni di morale, di solito non vivono nell’indigenza. Molti di loro trascorrono le giornate fra gli agi, in belle case e al riparo di cospicui conti in banca. Qualcuno - come si è saputo di recente - si avventura pure in investimenti sbagliati. Temerari.

Io non so come vivano loro la solidarietà. Ma a me personalmente non è mai capitato di trovarne uno che fosse disposto a coinvolgersi in iniziative di solidarietà e di carità verso i più infelici quando le ho proposte loro. Ce ne saranno, ma io non ne ho mai trovati. Prima di impancarsi a maestri e censori degli altri, non sarebbe il caso che anzitutto testimoniassero ciò che fanno loro personalmente?Noi cattolici educhiamo i nostri figli alla carità come dimensione vera della vita. Mio figlio di 14 anni trascorre il sabato mattina con altri coetanei, insieme a don Andrea, a portare generi alimentari a barboni e famiglie indigenti. E a far loro compagnia. Don Andrea educa i suoi ragazzi portandoli anche con le suore di Madre Teresa che vanno a cercare i clochard, se ne prendono cura, li lavano, li medicano, li rifocillano.

Io non ho mai visto un solo intellettuale di sinistra lavare un barbone. Invece i preti, le suore e i cattolici che lo fanno sono tantissimi. Sono persone che fin da giovani hanno deciso di donare totalmente la loro vita, per amore di Gesù Cristo. Hanno rinunciato a una propria famiglia, vivono nella povertà (i preti, titolati con studi ben superiori alla media, vivono con 800 euro al mese) e servono l’umanità per portare a tutti la carezza del Nazareno.

La Chiesa sono questi uomini e queste donne. È di questi che straparlano spesso certi intellettuali da salotto. Non so quanto se ne rendano conto, soddisfatti e compiaciuti come sono di se stessi. Non so se sono ancora in grado di provare un po’ di vergogna. Ma so che questa sinistra intellettuale (quella - per capirci - che se la prende con i crocifissi e che sta sempre contro la Chiesa) fa davvero pena, fa tristezza. Certamente è quanto ci sia di più lontano dai cristiani. 


di Antonio Socci
07/04/2011




Powered by ScribeFire.

La prima biblioteca pubblica di Napoli? Aperta nel 1691 è chiusa per infiltrazioni

Corriere del Mezzogiorno

 

Il direttore Giancaspro: abbiamo anche progetto e fondi, aspettiamo l'ok della soprintendenza. Sos degli studenti: è tra le poche sale del centro in cui possiamo studiare

 

NAPOLI - Quando fu inaugurata nel 1691, la Brancacciana, la prima biblioteca pubblica di Napoli, impose una regola ferrea. La si legge nello statuto conservato alla Nazionale: in questo luogo è fatto divieto di entrare «armati». Oggi, invece, l’ingresso è negato a tutti, a informare i visitatori è un piccolo cartello affisso sul portale: «La biblioteca è chiusa temporaneamente...».
Solo che, tradotto in realtà, l’avverbio significa già due anni e passa.

 

CHIUSA DA DUE ANNI - Dal gennaio del 2009, per la precisione, quando, per un’infiltrazione d’acqua, uno dei due saloni è stato considerato inagibile. Subito dopo il danno, si disse - ed era vero - che in breve sarebbero arrivati i fondi per la ristrutturazione. E infatti così è stato. Allora perché una biblioteca così importante resta ancora chiusa? La denuncia viene da un gruppo di studenti habitué delle sale che s’aprono da vico Donnaromita (in un angolo di piazzetta Nilo). La Brancaccio - si chiama così da quando il nucleo principale detto la Brancacciana è stato trasferito a palazzo Reale -infatti, sezione della Nazionale, ha sede nel complesso di Sant’Angelo a Nilo. E ora, se il custode della chiesa che conserva il celebre bassorilievo di Donatello ve lo dovesse consentire, potete almeno affacciarvi nel cortile interno dal quale si accede allo scalone in piperno, un tempo affollatissimo di universitari che facevano a turno per accaparrarsi un posto in sala lettura.

 

 

UN'OASI DI STUDIO NEGATA AGLI UNIVERSITARI - Perché, come spiega con passione lo studente Mario Pacileo, «questa è una delle pochissime biblioteche del centro alle quali si può accedere con libri propri, il che equivale a poter studiare nelle ore tra una lezione e l’altra» . Luogo carico di appeal, dunque, per il quale si faceva la fila, come racconta con un certo orgoglio il direttore della «casa madre» , la Nazionale appunto, Mauro Giancaspro: «Quando riaprimmo la biblioteca nella prima metà degli anni Novanta -era stata chiusa lungamente -l’avevamo dotata di ogni confort. Pensi che la sua chiusura ha acuito la crisi economica della zona. Alcuni esercenti mi hanno raccontato che hanno avuto un calo di clienti, e mi hanno fatto un appello ma la riapertura non dipendente da me» .

 

IL PROGETTO IN ATTESA DEL SI' DELLA SOPRINTENDENZA - E da chi allora? Spiego. Nel rimuovere la grondaia dalla quale dipendeva l’infiltrazione, si scoprirono gravi problemi strutturali al tetto. Mi adoperai subito. Il progetto per il rifacimento è stato ultimato (a firmarlo è l’architetto Maria Teresa Minervini), finanziato presentato alla soprintendenza per i Beni architettonici. Insomma, abbiamo avuto anche i soldi dalla direzione generale dei Beni librari, circa trecentomila euro...» .
La durata del «temporaneamente» dipende dunque dai tempi di decisione della soprintendenza. «Speriamo brevi -a ggiunge Mario in rappresentanza dei fans della Brancaccio -perché possiamo dire che per noi è allarme biblioteche. La Brau, in piazza Bellini, infatti, osserva orari ridotti dal maggio del 2010: chiude alle 16.45, mentre la Brancaccio era aperta sino alle 19, per non parlare Nazionale, lontana dall’area universitaria e che, a causa di un cedimento della controsoffittatura, ha visto ridurre il numero di posti per le consultazioni» .

 

TRENTAMILA VOLUMI NEGATI - La Brancaccio è, inoltre, un habitat ideale per gli studenti: tra i suoi trentamila volumi annovera, infatti, un’aggiornatissima raccolta di titoli del Novecento tra letteratura e critica; ma è anche indispensabile per le ricerche di genere col suo ricco fondo dedicato al «femminile» . Alla Nazionale, invece, è conservata dal 1937 la Brancacciana originaria con i suoi novantamila volumi. Il nucleo iniziale fu messo insieme dal cardinale Francesco Maria Brancaccio nel 16o0. In punto di morte il prelato lo lasciò alla sua città perché vi fosse istituita una biblioteca di pubblica lettura. Gli esecutori delle volontà testamentarie furono i nipoti che curarono la sistemazione dei libri nel palazzo vicino alla chiesa e all’ospedale di Sant’Angelo a Nilo. Dove da tre secoli i beneintenzionati senza armi vanno a studiare. La minaccia vera adesso viene da un avverbio: «Temporaneamente» .

 

Natascia Festa
06 aprile 2011

Falsi infermieri 'pizzicati' dai Nas in ospedali di Milano e Torino

Quotidiano.net


Facevano iniezioni, medicazioni, somministravano terapie, ma non avevano mai ottenuto l’abilitazione professionale: indagati per truffa, falsità, esercizio abusivo della professione


TORINO, 7 aprile 2011 - Facevano iniezioni, medicazioni, somministravano terapie, ma non avevano mai  ottenuto l’abilitazione professionale: per questo tre falsi infermieri - che lavoravano in ospedali pubblici e privati di Torino e Milano, sono stati indagati a piede libero. 

Sulla vicenda indagano i carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazione) di Torino per le ipotesi di reato di truffa ai danni del servizio sanitario nazionale, falsità materiale ed esercizio abusivo della professione. L’inchiesta è coordinata dal pool di magistrati che fa capo al sostituto Procuratore della Repubblica di Torino, Raffaele Guariniello.

A finire nelle maglie dei controlli sono un tunisino di 37 anni che da un anno lavorava in una clinica privata di Milano e che aveva presentato documenti falsificati dopo essere stato respinto all’esame di abilitazione professionale; una cilena di 35 anni, che per anni aveva esercitato la professione in una nota clinica privata di Torino dopo avere presentato falsi certificati a una societa’ che fornisce personale infermieristico; un italiano di 36 anni, di origine siciliana, in servizio in un ospedale pubblico della provincia di Torino dal 2002, dopo avere presentato un falso diploma conseguito nella sua regione.







Powered by ScribeFire.

E' inammissibile": la Corte d'appello boccia il ricorso Rai contro Michele Santoro

Quotidiano.net


La corte d’appello di Roma ha bocciato come inammissibile il ricorso Rai contro Michele Santoro


ROMA, 7 aprile 2011


La corte d’appello di Roma ha respinto perchè “inamissibile” il ricorso presentato dalla Direzione Generale della Rai per chiedere la sospensiva della esecuzione della sentenza di secondo grado fino al giudizio della Cassazione, che aveva ordinato la riammissione in onda di Michele Santoro in Rai alla direzione di uno spazio autonomo di approfondimento informativo in prima serata.

La sentenza è stata notificata oggi agli avvocati Domenico e Giovanni D’Amati, legali dell’anchorman.







Powered by ScribeFire.

Truffa Parioli, Lande interrogato dal pm i soldi dei vip finiti in un traffico d'armi

Il Mattino


Il giallo di 15 caccia Eurofighter venduti all'Austria






massimo.martinelli@ilmessaggero.it
Giovedì 07 Aprile 2011 - 09:33    Ultimo aggiornamento: 09:36




Powered by ScribeFire.

donna rischia di filmare la sua morte

Il Mattino


SHELBY - Ha rischiato di filmare la sua morte. Wendy Cobb era alla guida della sua auto quando un asse lungo quasi due metri le ha sfondato il parabrezza. Il video dura solo 40 secondi ma su Youtube ha già raccolto oltre un milione di visualizzazzioni.




La 40enne stava percorrendo l'autostrada a Shelby, in North Carolina, il primo aprile. La fotocamera del suo cellulare ha ripreso tutto. La polizia ha confermato che l'incidente non era uno scherzo. "Non so perché non ho urlato o detto parolacce - ha raccontato a donna - penso per lo choc. Sono riuscita a fatica a digitare i tasti del 911".

La donna voleva filmare i due camion che davani alla sua auto stavano giocando 'al gatto e al topo', creando il traffico e impedendo alle vetture di superarli. Per il primi 32 secondi del filmato è tutto tranquillo, fin quando uno dei camion colpisce il segnale autostradale e la tavola colpisce il parabrezza. "Sono stata davvero fortunata", ha concluso la Cobb.



Powered by ScribeFire.

Mette all'asta la sua Ferrari 599 GTO Il prezzo? Un euro: «Non è sicura»

Deputato si annoia e gioca con l'iPad a Super Mario Bros

Franco, il barbiere di Prata che accetta il baratto come forma di pagamento

Torte in faccia all'arcivescovo

Corriere della sera

Belgio, assalto al grido «Intortiamo l'omofobo»