lunedì 25 aprile 2011

Carabinieri presi a bastonate da 4 ragazzi: sono gravi

La Nazione


E' successo vicino a Sorano lungo la strada provinciale 22. I militari avevano fermato i giovani a un posto di blocco. A pochi chilometri era in corso un  rave party


Grosseto, 25 aprile 2011 




Aggressione a due carabinieri. E' successo vicino a Sorano verso le 10.30 lungo la strada provinciale 22. I due carabinieri sono stati aggrediti a bastonate da quattro giovani, di cui tre minorenni, che erano stati fermati ad un posto di blocco.

I due militari, che hanno riportato ferite giudicate gravi, sono stati ricoverati all'ospedale di Siena.  I giovani erano a bordo di un'auto quando sono stati fermati da una pattuglia del nucleo radiomobile della Compagnia di Pitigliano con a bordo un appuntato di 43 anni e un carabiniere scelto di 34, per dei normali controlli.


A circa 5 chilometri dal luogo dell'aggressione, infatti, era in corso un rave party e non e' escluso che i giovani vi abbiano partecipato. Quando i militari hanno chiesto ai quattro di sottoporsi all'alcol test, pero', questi si sono rifiutati e hanno aggredito i due carabinieri con calci, pugni e bastoni. Poi sono risaliti in auto e sono fuggiti.

Una pattuglia della compagnia di Saturnia ha pero' intercettato la Ford Focus su cui i quattro viaggiavano e li ha bloccati. I quattro, tre minorenni di cui una ragazza e un maggiorenne, sono tutti fiorentini e sono stati identificati e arrestati. A bordo dell'auto, secondo quanto si apprende, sarebbe stata trovata anche una piccola quantita' di droga.

Subito dopo l'aggressione, i due militari sono stati trasportati con un elicottero all'ospedale di Siena: uno dei due e' in queste ore sottoposto ad intervento chirurgico.
Il rave, al quale parteciperebbero circa 600 giovani e' in corso da sabato scorso dentro un'area privata a Sovana, nel comune di Sorano (Grosseto). Molti dei partecipanti provengono da altre regioni e dall'estero. Dopo aver picchiato i due carabinieri che volevano fare loro l'alcol test, i quattro giovani hanno tentato la fuga ma alcuni chilometri piu' avanti sono stati bloccati e fermati da altre pattuglie dell'Arma in servizio nella zona proprio per monitorare il rave party. Secondo quanto si e' appreso l'aggressione sarebbe scattata a meta' del controllo dei quattro giovani, quando uno dei due carabinieri che li avevano fermati si e' chinato per svolgere le operazioni necessarie ai controlli dell'alcol test.

In questo frangente i quattro avrebbero iniziato il pestaggio con calci e pugni, e sembra anche con bastoni. Poi sono fuggiti. Ma la fuga e' durata poco piu' di due chilometri.
Nel frattempo una pattuglia dei vigili urbani di Sorano ha trovato i due carabinieri a terra, con molto sangue ed evidenti traumi da pestaggio. Subito e' stato allertato il 118. Il rave party era stato promosso su Internet tramite siti specifici dedicati a questo genere di raduni 'no stop'.





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Gli Stati Uniti ancora nel mirino di Wikileaks "A Guantanamo anche anziani e bambini"

di Redazione



Pubblicati 759 file, in cui si denunciano violazioni dei diritti umani: si parla di detenuti trasportati nel campo di prigionia in gabbie, di innocenti imprigionati per anni sulla base di dichiarazioni di prigionieri malati di mente o torturati. E almeno 200 terroristi ad alto rischio sono stati scarcerati



Washington - L’amministrazione Usa torna nel mirino di Julian Assange. Wikileaks ha infatti rivelato tutti i file segreti degli oltre 700 detenuti rinchiusi dal 2002 ad oggi a Guantanamo, nel campo di prigionia istituito da George Bush che Barack Obama ha tentato di smantellare, che ha ancora 172 detenuti ancora rinchiusi.
Le violazioni Tra le migliaia di pagine dei 759 file - che sono stati pubblicati da New York Times, Washington Post, Guardian e Pais - vi sono scritte nere su bianco verità di violazioni dei diritti umani già condannate e criticate in questi 10 anni. Si parla di detenuti trasportati nel campo di prigionia in gabbie, imprigionati per anni senza alcuna formale incriminazioni, sulla base di prove quanto mai labili o estratte con maltrattamenti quando non con torture vere e proprie. Dai file emerge infatti l’ossessione del Pentagono e della Cia dei tempi di George Bush nell’estrarre il massimo di informazioni dai fermati, anche con l’utilizzo di quei "metodi di interrogatorio" autorizzati dallo stesso presidente. E testimoniano come tra i detenuti vi sia stato un afgano di 89 anni, fermato e trasferito a Guantanamo per "numeri di telefono sospetti" trovati a casa sua. E un ragazzo di 14 anni trasferito solo per "la possibilità che conoscesse i leader talebani locali"
Le critiche del Pentagono Con una dichiarazione il Pentagono ha criticato la decisione "inopportuna" di pubblicare questo materiale, sottolineando che questi file, chiamati Detainee Assessment Briefs (Dabs) sono per loro natura sintetici e incompleti. "La Guantanamo Rieviw Task Force, istituita nel gennaio del 2009, li ha valutati durante la revisione delle informazioni sui detenuti", hanno detto il portavoce del Pentagono, Geoff Morrell, e l’ambasciatore Daniel Fried, inviato speciale di Obama per la questione dei detenuti, in particolare il loro trasferimento nei paesi d’origine e paesi terzi. La commissione creata da Obama per decidere quali detenuti scarcerare, in moltissimi casi dopo anni di durissima detenzione per motivi futili, quali trasferire in altri paesi e quali invece sono troppo pericolosi per essere liberati, in "alcuni casi è arrivata a conclusioni diverse da quelle del Dab, o ha aggiornato le informazioni contenute. Ogni file ottenuto illegalmente e diffuso da Wikileaks potrebbe non corrispondere all’attuale giudizio su un determinato detenuto".
Detenuti depressi e psicotici Quello che colpisce di questi file è che i detenuti non vengono classificati non solo per loro pericolosità, ma in base all’importanza delle informazioni che possono fornire, con una scala discendente dall’alto in basso: high, medium e low. Nei documenti analizzati dal Guardian emerge inoltre che ad almeno 100 dei detenuti di Guantanamo sono stati diagnosticate malattie mentali, di natura depressiva o psicotica. Molti - come del resto è noto - hanno tentato il suicidio o condotto lunghi periodi di sciopero della fame contro le condizioni di detenzione.

Tutto ciò ha portato la reclusione per anni di soggetti innocui o poco pericolosi, mentre sono stati scarcerati 200 terroristi "ad alto rischio". Nei file, datati tra il 2002 e il 2009 e contenenti le schede di valutazione su un decennio di interrogatori di presunti terroristi, si sostiene infatti che un terzo dei 600 detenuti liberati o consegnati ad altri Paesi erano considerati molto pericolosi. Il New York Times ha inoltre riferito che dai file emerge che almeno 150 uomini transitati per Guantanamo erano afghani o pakistani completamente innocenti. Si tratta, fra gli altri, di autisti, contadini e cuochi finiti in prigione sulla base di omonimie o denunce inattendibili, ottenute dai prigionieri malati di mente o torturati.
Gli interrogatori Dai dossier emergono anche dettagli quanto meno curiosi del modus operandi degli ormai famigerati "interrogators", gli agenti dell’intelligence - spesso anche contractors - a cui erano affidati gli interrogatori. In un file di 17 pagine, dal titolo "matrice degli indicatori di minaccia dei combattenti nemici", è anche inserito come segnale rivelatorio il possesso di particolare modello di orologio Casio. "È noto che il Casio è consegnato alle reclute di al Qaeda che partecipano ai corsi di addestramento all’uso degli esplosivi in Afghanistan", si afferma. E tra gli indicatori di minaccia è inserito anche il collegamento all’Isi, il servizio di intelligence del Pakistan, sulla carta alleato di Washington nella lotta al terrorismo ma di fatto antico fiancheggiatore dei talebani.

Anche un giornalista tra i prigionieri Dai file arriva poi una rivelazione: un giornalista di al Jazeera è stato detenuto per sei anni a Guantanamo per poterlo interrogare proprio sull’emittente globale in lingua araba, per conoscere - si legge nel dossier - "i programmi di formazione del network, le strutture tecniche e le operazioni di raccolta di informazione in Cecenia, Kosovo e Afghanistan, compreso il modo in cui vengono recapitati i video di Ubl". Vale a dire Osama Bin Laden. 




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Camorra, preso a Avellino Francesco Schiavone Il contabile dei Casalesi si trovava in una clinica

di Redazione


Personaggio di spicco del gruppo del clan dei Casalesi che fa capo a Francesco Schiavone. Latitante dal 2008, è il contabile dei Casalesi e organizzatore delle estorsioni per conto del clan. Si trovava in una clinica di Sant’Angelo dei Lombardi, nella quale era ricoverato sotto falso nome



Avellino - La polizia ha arrestato a Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino, Vincenzo Schiavone (classe 1974), considerato il cassiere del clan dei Casalesi ed inserito nell’elenco del Viminale dei cento latitanti più pericolosi. Il camorrista si trovava in una clinica di Sant’Angelo dei Lombardi, nella quale era ricoverato. Per il ministro degli interni, Roberto Maroni, il clan dei Casalesi è "sempre più debole perché viene colpito al cuore dei propri interessi patrimoniali" e l’arresto di Schiavone "rappresenta un’altra grande affermazione dello Stato contro la camorra".
L'arresto di Schiavone L’arresto di Schiavone è avvenuto la notte di Pasqua a Sant’Angelo dei Lombardi. L’operazione è stata coordinata dal Servizio centrale operativo (Sco) ed eseguita dagli uomini della squadra mobile di Avellino e del commissariato di Sant’Angelo dei Lombardi. Schiavone era ricercato dall’ottobre del 2008, quando era sfuggito all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. I principali capi d’imputazione a carico di quello che viene considerato il cassiere dei Casalesi sono associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione pluriaggravata, ricettazione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco.
Il contabile dei Casalesi Personaggio di spicco del gruppo del clan dei Casalesi che fa capo a Francesco Schiavone, soprannominato "Sandokan", era latitante dal 2008. E' ritenuto non soltanto un killer del gruppo, ma anche contabile ed organizzatore delle estorsioni per conto del clan. Nel 2008 riuscì a sfuggire alla cattura, ma la polizia sequestrò il suo computer nel quale era annotata l’intera contabilità del clan, compresi i nomi di tutti gli imprenditori e commercianti che venivano sottoposti a taglieggiamento. Vincenzo Schiavone è soprannominato "o copertone", per la sua abitudine di "firmare" gli omicidi, dando fuoco al cadavere della vittima, accanto al quale ammassa copertoni d’auto.





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Napoli: coppia svizzera dimentica borsa con 2000 euro, il tassiste la restituisce

Il Mattino






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La Nato bombarda gli uffici di Gheddafi

Corriere della sera

Le truppe fedeli al Rais sferrano invece un nuovo attacco a Misurata, causando almeno 30 vittime


MILANO - Le forze della Nato nella notte hanno bombardato il quartier generale di Muammar Gheddafi, a Tripoli, distruggendo alcuni degli uffici utilizzati abitualmente dal Rais e causando il ferimento di una cinquantina di persone, di cui una quindicina in gravi condizioni. Il Colonnello non risulta essere rimasto coinvolto anche se il suo ufficio stampa ha parlato dell'intervento come di un attentato alla vita del leader. Secondo fonti libiche, i raid notturni avrebbero coinvolto anche alcuni bambini. A subire i peggiori danni del raid sul complesso di Bab al-Aziziyah a Tripoli sono stati un edificio multipiano che secondo le guardie serviva come biblioteca e ufficio per Gheddafi, completamente distrutto, e un secondo edificio dove Gheddafi riceveva le visite dei dignitari, rimasto danneggiato in parte. La porta principale è stata divelta, frammenti di vetro si sono sparsi per il pavimento così come i resti delle cornici di quadri. Dopo l'attacco Nato, decine di sostenitori del colonnello Gheddafi sono salite sulle macerie, sventolando bandiere verdi e cantando slogan a favore del leader libico.


ATTACCO A MISURATA - Le truppe fedeli al colonnello hanno invece sferrato in mattinata un nuovo attacco alla città di Misurata, che sabato era tornata sotto il controllo degli insorti. Testimoni libici hanno detto alla tv Al Arabiya che oggi, negli attacchi contro la città 30 persone sono morte e 60 sono rimaste ferite. Ahmed al Qadi, un ingegnere che lavora per una radio dissidente in quella che è stata definita la «città martire» ha detto che «c'è un intensissimo bombardamento a casaccio su aree residenziali... Corpi bruciati ora vengono portati negli ospedali. Il numero dei feriti - ha continuato al Qadi - è di 60 e ci sono 30 martiri».
Redazione Online

25 aprile 2011

L'assurdo 25 aprile dei dipietristi "In piazza contro il Duce Silvio"

di Andrea Indini


Clima pesante ai festeggiamenti del 25 aprile. Corteo blindato e atti vandalici a Milano, manifesti neofascisti a Roma. E dai dipietristi arriva un nuovo durissimo attacco: "Bisogna ricordare il 25 aprile per sradicare gli allarmanti rigurgiti fascisti".Il vero obiettivo è il premier. Belisario: "I post fascisti che non si vergognano di se stessi, vedi tale Lehner, fanno da camerieri al banchetto del ducetto di turno in cambio di qualche prebenda". Cade nel vuoto l'appello del ministro Rotondi: "I festeggiamenti uniscano gli italiani"



Roma - Cercano lo scontro. Vogliono la liberazione dal regime berlusconiano. Scaldano la piazza per ribellarsi al duce Silvio. I colonnelli di Antonio Di Pietro sparano a zero contro il governo strumentalizzando le celebrazioni del 25 aprile. "Bisogna ricordare il 25 aprile per sradicare gli allarmanti rigurgiti fascisti testimoniati anche dagli indegni manifesti apparsi a Roma", esorta il portavoce Idv Leoluca Orlando voltando le spalle all'appello lanciato dal ministro Gianfranco Rotondi di rispettare il 25 aprile che è "la festa di tutti gli italiani liberati dall’oppressione fascista".
Clima pesante. Roma è stata tappezzata dai manifesti fascisti in cui le camicie nere armate sino ai denti augurano a tutti "Buona Pasquetta", a Milano invece una croce celtica è stata posta su una lapide della Resistenza.

Clima teso, appunto. Tanto che il sindaco di Milano Letizia Moratti preferisce non sfilare in corteo, forse anche  per evitare i violenti attacchi subito l'anno scorso. E l'Idv cosa fa? Getta benzina sul fuoco e veicola l'odio anti Cav nella piazza del 25 aprile. Per Orlando "deve essere un patrimonio comune a tutte le forze politiche democratiche" tanto che "ognuno deve condannare fermamente gli attacchi alla Costituzione che si sono pericolosamente ripetuti negli ultimi giorni". "La vittoria sul nazifascismo dalla quale è scaturita la nostra Carta costituzionale è nel dna della nostra forza politica e i membri delle istituzioni - conclude - devono far fronte comune per difendere questo bene prezioso ultimamente troppo spesso minacciato". D'altra parte il capogruppo Felice Belisario chiarisce ancor meglio l'obiettivo della resistenza dipietrista: il "ducetto" di Arcore.
"L’Idv difende i principi democratici e costituzionali della nostra Repubblica, risorta dalle macerie del nazifascismo grazie alla straordinaria pagina della Resistenza, un patrimonio assoluto che rappresenta uno dei momenti più alti e intensi della nostra storia - tuona Belisario - chi non si riconosce in questi valori e sta cercando di cancellarli con leggi liberticide, sappia che in Parlamento troverà l’opposizione dei partigiani antiberlusconiani". Secondo l'esponente dell'Italia dei Valori, il Paese vive in una "grave crisi politica" dove "la democrazia ha un prezzo e le istituzioni fondamentali dell’ordine giudiziario e del Quirinale per il Pdl sono nemici da aggredire, è necessario mantenere vivi i principi di libertà e uguaglianza sanciti con l’abbattimento del regime mussoliniano".

Quindi la sentenza del tribunale dipietrista: "I post fascisti che non si vergognano di se stessi, vedi tale Lehner, fanno da camerieri al banchetto del ducetto di turno in cambio di qualche prebenda, per questo sono in minoranza tra i loro stessi seguaci". Una vera e propria chiamata alle armi contro il governo e la maggioranza. Con questo spirito d'odio, infatti, l'Idv festeggia il 25 aprile e fomenta la piazza così come era stato con il lancio delle monetine contro gli esponenti del Pdl nelle settimane scorse. 




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A Roma compare l'insegna di Auschwitz Alemanno: gesto infame, pazzi scellerati