lunedì 2 maggio 2011

La ricerca dell'Università di Vienna I cani maschi più tonti delle femmine

Debutta l'anagrafe felina Oltre 10.000 i gatti schedati

Il tesoro dell'usuraio sotto la mattonella

Corriere del Mezzogiorno


L'irruzione nella casa di Mario Potenza, pluripregiudicato è considerato uno dei più grandi strozzini di Napoli



NAPOLI - L'«Amico di famiglia» (Paolo Sorrentino ci ha girato un film) aveva la casa murata da banconote di grosso taglio. Altro che banche, un tesoro consistente in svariati milioni di euro di euro in contanti era letteralmente sotto le mattonelle. Nascosti in intercapedini ricavate nei muri e rinvenuti dalla polizia giudiziaria nell’abitazione di Mario Potenza, pluripregiudicato e considerato dagli investigatori uno dei più grandi usurai della città. Il blitz nell'abitazione dello strozzino, nel quartiere Santa Lucia, nella zona del cosiddetto «Pallonetto», è scattata sotto la direzione del pm della Direzione distrettuale antimafia, Sergio Amato.

La casa dell'usuraio, i soldi dietro le mattonelle

LA SOFFIATA - Il rinvenimento del contante è stato reso possibile grazie alle dichiarazioni del boss del quartiere di Miano, Salvatore Lo Russo, ora collaboratore di giustizia e a una combinazione. Al momento dell’irruzione, infatti, i familiari di Potenza stavano sostituendo le mazzette di banconote con delle fotocopie dal valore nullo, ma non hanno fatto in tempo: le banconote, tutte del taglio di 500 euro, murate in vari punti della casa sono state ritrovate e sequestrate dagli agenti.

Redazione online
02 maggio 2011




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Wojtyla beato, Alemanno: "Spesi 4,6 milioni di €, governo ci aiuti"

Corriere della sera


Bilancio del sindaco dopo Beatificazione: lettera a Letta. E sul Concertone: nessun contributo dai sindacati. Il Pd: Roma non può sopportare da sola un tale evento


ROMA - Il costo totale della tre giorni per la beatificazione di Giovanni Paolo II «è stato di 4,6 milioni di euro, sulle spalle del Comune». Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a margine della conferenza stampa sul bilancio dei tre giorni della beatificazione di Giovanni Paolo II. Nel dettaglio, ha spiegato il primo cittadino, «3,325 milioni sono stati spesi per i servizi essenziali. Qui abbiamo avuto un rimborso di 370.000 euro da parte dell'Opera romana, quindi sono stati 2,66 i milioni a carico del Comune. A questi vanno aggiunti 1,992 milioni per l'accoglienza quindi sulle nostre spalle il costo totale è stato di circa 4,625 milioni».
E per continuare con i numeri le persone giunte a Roma per la beatificazione e il concertone sono state un milione e mezzo; 4 mila i volontari della protezione civile messi in campo (1.300 in più rispetto a quanto previsto); 2.500 i vigili urbani impiegati per il servizio a partire dalla sera del 29 aprile.

AIUTI DAL GOVERNO- «Ora ci aspettiamo un aiuto del Governo - ha aggiunto Alemanno - anche perchè il bilancio del Comune sta subendo dei tagli. Oggi, con una lettera, chiederò al sottosegretario Letta un intervento per sopportare il peso straordinario di questa giornata che se fosse stato decretato grande evento sarebbe stato finanziato tutto dallo Stato. Ci aspettiamo dunque di essere aiutati - ha concluso il sindaco - i sindacati, invece, non hanno contribuito ai servizi del Concertone, come da consuetudine. In futuro credo serva maggiore collaborazione e magari un accordo quadro con le organizzazione sindacali».




IL PREFETTO: «COLLABORAZIONE OTTIMALE» - «C'è stato un risultato ottimale grazie alla collaborazione fra tutte le forze dell'ordine, le autorità statali e quelle locali», anche se «per la prima volta da 10-15 anni non era presente la Protezione Civile Nazionale. La mia non è una polemica ma un dato di fatto». Lo ha detto il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, intervenendo stamane alla conferenza in Campidoglio. Il prefetto ha poi sottolineato altri due «aspetti completamente nuovi»: il primo è stato «l'esperimento di un modello collaborativo tra forze statali e locali che ha funzionato», mentre il secondo è relativo al fatto che «dal 1979, che io ricordi non c'erano due grandi eventi nella capitale nello stesso giorno».





NANNI (PD): «STUPISCE LA RICHIESTA DI FONDI» - «Stupisce l’annuncio odierno del Campidoglio relativo alla richiesta di fondi inoltrata al governo per far fronte alle spese sostenute dall’Amministrazione Capitolina per l’organizzazione della giornata del 1 Maggio. Si tratta tra l’altro di un impegno finanziario consistente e pari a circa 4,6 milioni di euro. Solo l’accordo siglato con Atac faceva riferimento a quasi 1 milione di euro. Dalle dichiarazioni della giunta dei giorni scorsi sembrava che la macchina organizzativa operasse d’intesa con il governo. Non è pensabile che un evento come la beatificazione di papa Wojtyla con una portata internazionale che ha visto giungere a Roma centinaia di migliaia di pellegrini possa essere sopportata esclusivamente dalle finanze già esigue dell’Amministrazione Capitolina. Sarebbe uno sforzo finanziario che il Campidoglio da solo non può sostenere. Il governo prenda atto del peso sopportato dalla città e non faccia spallucce». E’ quanto dichiarato, in una nota, dal consigliere del Pd Dario Nanni. ASTA PER LA CARITAS - «Abbiamo pensato di organizzare un'asta benefica su internet con le felpe della beatificazione, i gadget e i manifesti rimasti. Il ricavato andrà alla Caritas». Ha annunciato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

«C'E' STATA LA MANO DI GIOVANNI PAOLO II» - In occasione della beatificazione di Giovanni Paolo II, «ci siamo ritrovati di fronte ad un esercito pacifico, come un fiume carsico improvvisamente affiorato, quando fino al giorno prima non avevamo certezze sui numeri». Così, il sindaco Gianni Alemanno nel corso di una conferenza in Campidoglio. Alemanno ha tenuto a ringraziare i romani e tutti i pellegrini che hanno partecipato alla beatificazione «per il loro atteggiamento di assoluta tranquillità e serenità» e i volontari della Protezione civile come le persone impiegate nell’organizzazione dell’evento «per la loro professionalità». «Ieri - ha aggiunto - Benedetto XVI mi ha rivolto un ringraziamento, che io giro a tutti gli operatori che fino all’ultimo hanno lavorato intensamente per offrire il volto migliore di Roma». «In tutto questo c’è stato senz’altro la mano di Giovanni Paolo II - ha concluso - l’abbiamo sentita durante tutta la giornata di ieri». Il sindaco ha infine tenuto ad esprimere la sua «grande emozione quando Giovanni Paolo II è stato proclamato beato».

«UNA MAREA DI PERSONE» - «Voglio fare un doppio ringraziamento: ai romani e ai pellegrini». Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha esordito commentando nel corso di una conferenza stampa la giornata di ieri. «Ringrazio i romani - ha aggiunto - che hanno seguito con pazienza e disciplina questo evento, e ringrazio i pellegrini venuti a Roma per la loro tranquillità e serenità. A loro non interessava essere in prima fila ma esserci». Alemanno ha sottolineato che «fino al giorno prima non avevamo la certezza di quante persone sarebbero arrivate a Roma. Pensavamo tre-quattro-cinquecentomila, poi nella notte, improvvisamente, come un fiume carsico affiorato, è giunta spontaneamente una marea di persone: un milione e mezzo tra l'incredulità di tutti. Un esercito sereno che si è mosso e ha riempito Roma e che ci ha portato a riattivare l'accoglienza al Circo Massimo».

Redazione online
02 maggio 2011



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Il vescovo Mogavero veste Armani

Corriere del Mezzogiorno

I paramenti disegnati dallo stilista indossati per l'inaugurazione del sagrato della chiesa di Pantelleria



Il vescovo veste Armani

Ch. Ma.
02 maggio 2011




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Così falsificarono la foto Guarda la ricostruzione

di Redazione



La foto del cadavere di Bin Laden, mostrata questa mattina dalle tv pachistane, sarebbe stata già diffusa sul web cinque mesi fa da un sito iraniano.  I network americani non la mandano in onda. Un giornalista francese svela "il trucco". Poi dal Pakistan la smentita: "E' un falso"


Washington - E' durata meno di 10 ore. Poi l'imbroglio sulla foto del cadavere di Osama Bin Laden è stato svelato. La rete televisiva satellitare pachistana, la prima ad aver diffuso la foto del volto parzialmente sfigurato di un cadavere, presentato come quello del leader di al Qaeda, ha ammesso che si trattava di un falso. La fotografia è stata ritirata.

La foto incriminata La foto del cadavere di Osama Bin Laden, mostrata questa mattina dalle tv pakistane, sarebbe stata già diffusa sul web cinque mesi fa da un sito informativo iraniano. È su questo che si basa la tesi degli internauti jihadisti nel web per smentire la notizia della morte del leader di al Qaeda. In particolare sostengono che il 10 dicembre del 2010 un sito di informazione iraniano, Tabnak.ir, avrebbe già mostrato quella foto nel quale si vede il volto di Bin Laden, con una barba sorprendentemente molto nera e con la parte superiore della faccia lacerata dalle ferite.

A quell’epoca il sito iraniano aveva pubblicato l’immagine accanto al titolo: "È forse questo cadavere di Osama Bin Laden?". Si legge nell’articolo, infatti, che "i media arabi hanno mostrato la foto di un uomo ucciso in una battaglia in Afghanistan il cui volto assomiglia molto a quello di Bin Laden. Nonostante questa grossa somiglianza nessuna fonte indipendente ha però confermato che si tratti dell’immagine di Osama Bin Laden". La stessa foto con la stessa dicitura è apparsa in quei giorni anche sul sito informativo iracheno al-Jewar.org. 

video

Altri dubbi La fotografia del cadavere di Bin Laden secondo il sito pacifista Peacereporter sarebbe in realtà un "falso clamoroso". "Si tratta - scrive il sito it.peacereporter.net, che mostra la foto - di una immagine evidentemente elaborata con un programma di editing di immagini, ripresa dal sito "unconfirmedsources". Il nome del file, peraltro, 20060923-torturedosama.jpg dovrebbe bastare a chiarire l’equivoco: si tratta di una foto del 23 settembre 2006 il cui nome è 'Osama tortuato'".

Le tv Usa non la trasmettono È stata la televisione pachistana GeoTv in lingua urdu a diffondere per prima la fotografia del volto sfigurato e sanguinante di un uomo ucciso affermando che si tratta del leader di al Qaeda. La televisione satellitare francese BFMTV è stata tra le prime a rilanciare l’immagine del cadavere, che poi hanno fatto rapidamente il giro del globo, senza però che ci fosse alcuna conferma del fatto che fosse autentica. La televisione francese, illustrando la foto, dice: "Gli americani hanno appena fornito la prova (della morte di bin Laden) con questa immagine".

E molte televisioni italiane ed europee le hanno ridiffuse, senza dubitarne l’autenticità. Le reti televisive americane, al contrario, non diffondono la foto. Sul sito internet Le Post si avanza l’ipotesi che si tratti di un fotomontaggio. Zoomando sull’immagine infatti si nota una netta differenza tra la parte alta del viso e la parte bassa: una parte del volto di bin Laden, bocca, mento e barba potrebbe essere stata incollata al cadavere di un altro uomo. Secondo un giornalista della France Presse, Francois Bougon, - continua il sito internet - questa foto circolerebbe sul web dal novembre 2010.  

Osama "tradito" da un corriere

Il Tempo


È stata la pista dei messaggeri a portare gli Usa fino alla scoperta della "fortezza" del leader di Al Qaeda.


Un messaggero ha involontariamente tradito Osama Bin Laden. E' stata, infatti, la pista dei "corrieri" a portare gli Usa fino al compound da un milione di dollari, in un villaggio del Pakistan, dove si nascondeva lo "sceicco del terrore". A raccontare all'emittente televisiva statunitense Msnbc i dettagli di una caccia durata almeno dieci anni è stato un alto ufficiale della Casa Bianca.


LE MISURE DI SICUREZZA  "Da quando capimmo che Bin Laden era una minaccia, gli Usa cominciarono a raccogliere informazioni sulla sua cerchia, inclusi i suoi corrieri personali", ha spiegato l'ufficiale.  L'indagine cominciò ancora prima dell'attacco alle Torri Gemelle nel 2001. Ma è dopo l'11 settembre che il cerchio inizia a chiudersi. "Alcuni detenuti ci fornirono informazioni sui corrieri. Un messaggero, in particolare, suscitò la nostra attenzione. I prigionieri ci avevano dato il suo nome di battaglia e lo avevano identificato come uno dei pochi che potevano vantare la fiducia di Bin Laden". Nel 2007 gli Usa riescono a ottenere il nome dell'uomo. Due anni dopo, scoprono le zone dove il corriere, e un suo fratello, operano di routine. "Identificammo le aree in Pakistan dove il corriere e suo fratello si muovevano. Agivano con grande cautela e questo ci rinforzò nella convinzione di essere sulla pista giusta". Nell'agosto 2010 gli Usa scovano la casa di Abbottabad, a 75 chilometri da Islamabad, dove i due corrieri risiedono abitualmente.

"Quando trovammo il compound, restammo scioccati: era un unica, straordinaria struttura". La costruzione era stata edificata nel 2005, alle porte della città, ed era assai sospetta. "I sistemi di sicurezza erano davvero fuori dalla norma: muri dai 12 ai 18 piedi (dai 3,5 ai 5 metri, ndr), accesso ristretto con due cancelli di sicurezza", nessun finestra sulla strada. Inoltre, i residenti dell'abitazione bruciavano la loro immondizia e - particolare assai strano per una residenza da un milioni di dollari - non vi era alcun servizio internet o telefonico. Così l'intelligence Usa arriva ben presto alla conclusione: in quella casa si nasconde un pezzo grosso.

Poco dopo, i servizi comprendono che nel compound vivono non solo i due fratelli ma anche altre persone. Non vi sono prove che la Primula Rossa di Al Qeada sia effettivamente lì ma ogni elemento sembra suggerirlo: i sistemi di sicurezza, il tipo di compound e, soprattutto, il background dei due corrieri. "I nostri analisti studiarono la situazione sotto ogni prospettiva. Quella casa non poteva essere che di Bin Laden". La conclusione arriva a metà febbraio di quest'anno. A metà marzo, Barack Obama presiede ben cinque riunioni del Consiglio di Sicurezza Nazionale per mettere a punto i dettagli dell'operazione. Venerdì scorso il capo della Casa Bianca impartisce l'ordine operativo. Nessun altro Paese, ha riferito l'ufficiale, era al corrente di queste informazioni. E "solo un ristrettissimo gruppo di persone all'interno dell'esecutivo sapevano in anticipo del piano".

IL QUARTIER GENERALE Abbottabad, località montana della provincia Khyber Pakhtunkwa a circa un'ora di auto da Islamabad, dove è stato ucciso Bin Laden, è nota per essere il quartiere generale di alcune istituzioni militari pachistane e anche di prestigiosi istituti scolastici.  È stata fondata nel 1853 dagli inglesi durante il periodo coloniale e, in particolare, deve il suo nome al maggiore britannico James Abbott che si era "innamorato" della vallata a tal punto da scrivere anche un poema di elogio. Da allora la cittadina, popolata da circa 100 mila abitanti, è diventata una meta turistica per coloro che scappano dalla calura estiva di Islamabad e anche sede di una importante caserma e di un'accademia militare.

È anche nota come "buon retiro" per i militari in pensione. Nel 2005 fu parzialmente danneggiata dal devastante terremoto che ha distrutto il nord e il Kashmir pachistano. La sua posizione, a circa 60 chilometri da Islamabad e a 150 da Peshawar, è importante in quanto si trova sulla "via della seta", l'antica via commerciale diretta in Cina. Da Abbottabad inizia infatti l'autostrada del Karakorum, la cosiddetta "autostrada della pace", un'arteria di oltre 1.300 chilometri costruita da cinesi e pachistani che attraversa la catena himalayana tra panorami mozzafiato fino alla città di Kashgar, nella provincia cinese del Xinjiang.



02/05/2011




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Il dopo Bin Laden: tutti i candidati alla successione del capo di Al Qaeda

La Stampa


Sul vice Ayman al-Zawahiri c'è una taglia da 25 milioni di dollari, ma non è il solo in pole position




Morto Osama bin Laden, ora il terrorista di Al Qaeda ricercato numero uno è il suo presunto vice, Ayman al-Zawahri, ma sono diversi i quadri latitanti dell’ organizzazione che potrebbero essere scelti per la successione. Questi i più importanti:

AYMAN AL-ZAWAHIRI: medico egiziano di 60 anni, leader della Jihad islamica egiziana prima dell’incontro in Afghanistan con Bin Laden, di cui divenne braccio destro. Cofondatore di Al Qaeda. Molti i suoi messaggi video negli anni passati. Ritenuto un grande organizzatore, sulla sua testa c’è una taglia di 25 milioni di dollari.

SAIF AL-ADEL: egiziano, 50 anni circa, anche lui ex membro Jihad islamica egiziana, sarebbe il capo del ramo militare di Al Qaeda. Ricercato per gli attentati contro le ambasciate Usa di Nairobi e Dar es Salaam nel 1998. Su di lui una taglia di 5 milioni di dollari.

ALI SAID BEN ALI EL-HOORIE: saudita, 46 anni, accusato di aver partecipato agli attentati di Dahran del 1996 (19 militari Usa morti). Cinque milioni di dollari la taglia.

ANWAR AL-AULAQI: statunitense d’origine yemenita, 39 anni, imam e predicatore radicale, non è ritenuto organico ad Al Qaeda, con la quale avrebbe però legami per via della sua intensa opera di predicazione e reclutamento via internet e la sua influenza. Si ritiene sia nascosto all’interno della sua tribù nello Yemen.

FASUL ABDULLAH MOHAMMED: originario delle Comore, 40 anni circa, si ritiene diriga Al Qaeda nell’Africa orientale, sia l’interfaccia con gli Al Shabaab somali e sia coinvolto negli attentati di Nairobi e Dar es Salaam.

ADAM YAHIYE GADAHN: 32 anni, statunitense convertito all’ Islam, reclutatore e predicatore su internet in arabo e inglese. Ricercato dagli Usa per «tradimento» e per «atti terroristici». Taglia di un milione di dollari.

SULEIMAN ABU GHAITH: 46 anni, imam del Kuwait, bandito dalla predicazione per il suo radicalismo, si unì a Bin Laden nel 2000, divenendone uno dei principali portavoce.

FAHD MOHAMMED AHMED AL-QUSO: 37 anni, yemenita, ritenuto uno degli organizzatori dell’attentato contro la nave Uss Cole ad Aden nel 2000. È stato in carcere nello Yemen dal 2002 al 2007 e ora sarebbe in Al Qaeda nella Penisola araba (Aqpa).

ABDULLAH AHMED ABDULLAH: 50 anni, egiziano, ritenuto braccio destro di Abdullah Mohammed in Africa orientale. Nelle lista originale dei 22 più ricercati per terrorismo dell’Fbi. La taglia è di 5 milioni di dollari.

ANAS AL-LIBY: libico, 47 anni, vero nome Nazih Abdul-Hamed Nabih al-Ruqai, ex rifugiato in Gran Bretagna, anch’egli ricercato per gli attentati in Kenya e Tanzania del 1998.



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Chi sono i Navy Seal, l'unità d'élite che ha assaltato la villa di Bin Laden

La Stampa


Le forze speciali americane addestrate per le operazioni antiterrorismo più difficili




Il blitz che ha portato all'uccisione di Osama Bin Laden è stato compiuto da un'unità di 14 Navy Seals, le forze speciali d'élite della U.S. Navy, con il contributo operativo degli uomini della Cia. Secondo quanto riferito da fonti della stampa internazionale, il team sarebbe stato trasportato in elicottero dall'Afghanistan al Pakistan. L'operazione, nella città di Abbotabad, non lontano dalla capitale Islamabad, sarebbe durata non più di 15 minuti.

Le United States Navy Sea, Air and Land forces (SEAL), sono le forze speciali d'élite della U.S. Navy, impiegate dal governo degli Stati Uniti d'America in conflitti e guerre non convenzionali, difesa interna, azione diretta, azioni anti-terrorismo e in missioni speciali di ricognizione, in ambienti operativi prevalentemente marittimi e costieri. Dal 1987, assieme alle altre unità navali per compiti speciali, sono confluite sotto il comando dello United States Naval Special Warfare Command di Coronado. Per la loro versatilità, i Seals sono stati impiegati in quasi tutti i recenti conflitti e operazioni militari degli Stati Uniti.

I volontari selezionati per i Seal vengono addestrati per undici mesi, ma la prova di accesso richiede una serie di requisiti minimi: saper percorrere 500 iarde (455 metri circa) a nuoto in meno di 12 minuti e 30 secondi; almeno 42 flessioni in 2 minuti; almeno 50 addominali (sit-up) in 2 minuti; almeno 6 trazioni alla sbarra (da posizione distesa); 1,5 miglia (circa 2,4 chilometri) di corsa con anfibi e pantaloni lunghi in meno di 11 minuti e 30 secondi. I valori considerati "competitivi" sono invece: 500 iarde (circa 455 metri) a nuoto in meno di 10 minuti; 80-90 flessioni in 2 minuti; 80-100 addominali (sit-up) in 2 minuti; almeno 20 trazioni alla sbarra (da posizione distesa); 1.5 miglia (circa 2.4 chilometri) di corsa con anfibi e pantaloni lunghi in meno di 9 minuti e 30 secondi.




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Osama Bin Laden sepolto in mare"

La Stampa


Un funzionario Usa: il cadavere trattato secondo i criteri islamici

 




La salma di Osama Bin Laden è stata sepolta in mare. La ragione della scelta è da ricercare nella volontà di non creare un luogo di culto per gli estremisti islamici. Le autorità Usa non hanno confermato la notizia ma una portavoce americana, parlando con la tv pan-araba al-Arabiya ha fatto capire che la sepoltura in mare è plausibile «perchè non ci sarebbe nessun Paese disponibile ad accettare la salma». Gli americani hanno sicuramente fatto gli esami del Dna e usato anche tecniche di ricognizione facciale per esser certi che si trattasse proprio della ’primula rossà del terrorismo internazionale; i risultati saranno noti a giorni, ma nel frattempo si sono ritrovati con il dilemma di cosa fare con la salma.

L’Arabia Saudita, dove vive la famiglia allargata di Bin Laden, ha esplicitamente rifiutato il corpo perchè il luogo di sepoltura sarebbe potuto diventare un santuario per i molti seguaci dell’Islam radicale nel regno wahabita. Simile preoccupazione in Pakistan, il cui governo tra l’altro è in gravissimo imbarazzo dopo il ritrovamento di Bin Laden a due passi da Islamabad. C’è un precedente, quello del terrorista giordano, Abu Musab al-Zarqaw, ucciso durante un combattimento in Iraq: le autorità giordane non esaudirono la richiesta della famiglia di avere le sue spoglie in patria e il suo cadavere fu consegnato dagli americani alle autorità irachene, che lo seppellirono secondo il costume islamico, ma in una località segreta.

Un simile destino ignoto sembra destinato alla salma di Bin Laden, il che però potrebbe alimentare le teorie cospirative secondo cui non sia mai stato ucciso. Gli americani, subito dopo il blitz, avevano comunque assicurato che il corpo sarebbe stato sepolto in conformità con la tradizione islamica (secondo cui la salma va lavata, avvolta in un sudario e sepolta entro 24 ore).




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Una caccia durata quindici anni tra bombe, blitz e attentati sventati

La Stampa


Per gli agenti della Cia bin Laden era misterioso come Elvis Presley


PAOLO MASTROLILLI


«Lo voglio, voglio giustizia. C’era un vecchio poster, nel West, che per come lo ricordo io diceva: “Wanted, dead or alive”». Aveva fatto scandalo il presidente Bush quando, parlando come un cowboy, aveva detto di volere Osama bin Laden «vivo o morto». La caccia al capo di al Qaeda, però, era cominciata molto prima che Bush pensasse anche solo di candidarsi alla Casa Bianca. Non abbastanza in tempo, e non con l’efficacia necessaria, ma parecchio prima che i media e la gente si rendessero conto della sua esistenza e della sua pericolosità.

Di sicuro c’è che nel 1995 a Langley, mitica sede della Central Intelligence Agency, esisteva già la Osama bin Laden Unit. Il capo era l’agente Michael Scheuer, che aveva continuato a inseguire Osama fino al 1999. Il 1995 era stato l’anno dell’attentato a Riad contro il centro di addestramento della Guardia nazionale saudita, gestito dagli americani, in cui erano morte sette persone. Gli Stati Uniti naturalmente conoscevano bin Laden da molto prima, dall’epoca in cui erano alleati contro l’invasione sovietica in Afghanistan, ma gli anni Novanta sono il periodo in cui il capo di al Qaeda aveva cambiato obiettivo, radicalizzando la sua offensiva contro Washington.

Il primo tentativo noto di ucciderlo era stato fatto nell’agosto del 1998, subito dopo i due attentati contro le ambasciate americane di Nairobi e Dar es Salaam, che avevano fatto 224 vittime. Il presidente Clinton aveva ordinato di lanciare dei missili Tomahawk contro le basi di al Qaeda in Afghanistan, mancando Osama per un soffio: quando le bombe avevano colpito gli obiettivi, lui era scappato da poco. Secondo Scheuer, l’anno dopo la sua squadra era riuscita a sapere per cinque notti consecutive dove dormiva bin Laden, ma Clinton stavolta si era rifiutato di premere il grilletto. Uno dei motivi per cui l’agente aveva deciso di lasciare l’incarico e dimettersi dalla Cia.

L’11 settembre del 2001, appena era diventato chiaro che i disastri di New York e Washington non erano incidenti, l’intelligence aveva puntato subito il dito contro Osama. L’Fbi, la Cia, le altre autorità di controllo degli accessi negli Stati Uniti, erano arrivate ad un soffio dall’intercettare i suoi kamikaze, e la ragione per cui non c’erano riuscite resta insieme un mistero e una vergogna per l’intera comunità delle forze di sicurezza. La caccia a bin Laden, però, era ripresa il giorno stesso degli attentati. Il Pentagono, pianificando la campagna dell’Afghanistan per aiutare le milizie dell’Alleanza del Nord a rovesciare il regime dei taleban, aveva subito aggiunto una missione segreta della Cia e delle forze speciali per cercare, catturare, e magari uccidere il capo di al Qaeda. Ormai quella è storia, raccontata dagli stessi protagonisti. Gary Berntsen, membro della squadra, l’ha scritta nel suo libro “Jawbreaker”: «Ho preso tutti i rischi che potevo prendere. Ho preso tutte le misure possibili. Gli uomini che erano con me rischiarono tutto. Distruggemmo una larga porzione delle sue forze a Tora Bora, e alla fine della giornata posso guardarmi nello specchio e dirmi: hai fatto tutto il possibile».

Tora Bora, il rifugio quasi mitologico sulle montagne al confine tra Afghanistan e Pakistan, dove Osama era rimasto intrappolato alla fine del 2001. Anche Dalton Fury, pseudonimo di un maggiore della Delta Force che aveva comandato le operazioni per dare la caccia a bin Laden, ha raccontato quei giorni terribili nel libro “Kill bin Laden”. Lo ha fatto, dice lui, perché si erano scritte troppe bugie su quella missione disperata: «Il nostro compito era trovarlo, catturarlo e ucciderlo. Ma stava scritto sui muri che era meglio ammazzarlo, perché nessuno voleva portare Osama negli Stati Uniti per comparire in processo davanti ad un tribunale». Dalton e i suoi uomini erano arrivati in Afghanistan di nascosto, per operare in assoluto segreto: «Tutti ci eravamo fatti crescere la barba. Indossavamo vestiti locali e alcuni di noi portavano pure le armi più comuni fra gli afghani. Il piano era ucciderlo, senza che nessuno potesse mai provare la nostra presenza nel paese».

Gli uomini della Delta Force avevano individuato il nascondiglio di bin Laden e ideato un piano ambizioso per catturarlo: «Volevamo arrivare dal Pakistan, usando le bombole di ossigeno per scavalcare le montagne più alte, in modo da prenderlo di sorpresa alle spalle». Qualcuno, però, bocciò quel piano: «Se abbia detto no il Comando Centrale o il presidente stesso, ancora non lo so». Dalton però non si era scoraggiato e ne aveva pensata un’altra: «Deporre centinaia di mine sulle montagne che portavano in Pakistan, lungo la presunta via di fuga di Osama. Qualcuno sarebbe saltato in aria, avremmo individuato il convoglio, e sarebbe stato facile attaccarlo». Anche questo piano, però, era stato bocciato: «Non ho idea del motivo». Gli americani si erano limitati a bombardare dall’alto Tora Bora, sperando di colpire bin Laden o di catturarlo attraverso le milizie afghane, ma lui era riuscito a scappare in Pakistan.

Ingoiata la delusione, la caccia era ripresa. Nel marzo del 2003 Khalid Sheikh Mohammed, mente degli attentati dell’11 settembre, era stato catturato a Rawalpindi, nascosto nel caos di una grande città. Tutti però continuavano a pensare che Osama, invece, vivesse nei villaggi pashtun del Waziristan. Alla fine del 2003 le forze di sicurezza pakistane avevano lanciato persino un raid nel paesino di Lattaka, convinte che lui fosse là. Non l’avevano trovato, ma un’alta fonte militare americana si era detta sicura che il capo di al Qaeda aveva i mesi, se non le settimane, contati. Invece erano continuate le voci, i falsi avvistamenti, le notizie secondo cui era gravemente malato ai reni, ma del bin Laden vero nemmeno l’ombra. Nel settembre del 2006 fonti di intelligence francese avevano detto che era morto di tifo, ma nessuno aveva trovato il cadavere.

Proprio in quell’anno una nuova squadra di circa cento agenti della Cia era entrata in Pakistan per rilanciare la caccia all’uomo, come ha raccontato poi Art Keller, uno di loro. «Le indagini vere le facevano gli uomini dell’Isi, il servizio segreto pakistano. Noi stavamo chiusi dentro una base ad Islamabad, per cercare tracce su cui indirizzare i nostri colleghi». Siccome il presidente Bush aveva investito tutte le risorse migliori nella guerra in Iraq, per cercare Osama erano stati richiamati in servizio gli agenti che lo avevano inseguito per anni, e adesso erano in pensione: «Gente di sessantacinque anni, che però sapeva tutto della regione, parlava il pashtun, e non aveva alcun problema a vivere in condizioni simili ad una prigione. 

Il numero dei divorzi tra questi agenti era molto alto, ma preferivano stare nel mezzo dell’azione piuttosto che giocare a bowling». Sul terreno però ci andavano i locali, come un mullah che venne spedito a fare indagini in un villaggio del Waziristan, e fu ritrovato pochi giorni dopo decapitato, con un biglietto addosso che diceva: «Questo è quello che succede ai traditori». Washington aveva messo pure una taglia su Osama, prima di 25 e poi di 50 milioni di dollari, ma non aveva funzionato, forse perché anche lui aveva soldi da regalare per comprarsi la fedeltà dei suoi protettori. Gli agenti della Cia avevano finito per soprannominarlo “Elvis”, perché non si capiva se fosse vivo o morto, ma intanto le apparizioni vere o false continuavano.

L’America però non dimentica i torti subiti e la caccia era continuata, anche se sembrava fallimentare. Il nuovo presidente Obama aveva confermato e rafforzato le operazioni, al punto che l’ex agente Scheuer aveva fatto una previsione: «Se saremo ancora attaccati durante la sua amministrazione, Obama sarà così duro nella risposta da far sembrare Bush un avvocatino dei diritti civili. Non perché lo vuole, ma perché non ha altra scelta». Un nuovo attacco, secondo Scheuer, è molto probabile: «Ci odiano per quello che facciamo in Medio Oriente, e cercheranno sempre di superare l’ultimo attentato. Quindi dobbiamo aspettarci ancora un attacco peggiore dell’11 settembre». Non ci sarà bin Laden, però, a rivendicarlo.




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Bin Laden ucciso in Pakistan

Il Tempo


Raid Usa nella casa-fortezza dove il leader di Al Qaeda si nascondeva. Ambasciate in allerta in tutto il mondo.


Un blitz dei leggendari "uomini rana", i Navy Seal americani, ha posto fine alla decennale caccia a Osama bin Laden, iniziata all'indomani delle stragi dell'11 settembre, mentre si apre il "giallo" sul cadavere del leader di al Qaida, "già sepolto in mare". L'annuncio ufficiale è arrivato alle 5.30 italiane, preceduto da un diluvio di anticipazioni provenienti dalle fonti dei media statunitensi: "Buona sera - ha esordito Barack Obama iniziando a parlare nella conferenza stampa convocata a sorpresa meno di un'ora prima -. Questa notte posso riferire alla gente d'America e al mondo che gli Stati Uniti hanno portato a termine un'operazione in cui Š stato ucciso Osama Bin Laden, un terrorista che è responsabile dell'omicidio di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti".

Pochi minuti dopo, in Usa erano le 22.30, migliaia di persone si sono radunate a Ground Zero per festeggiare la notizia della morte del leader di al Qaida, cantando l'inno nazionale e al grido di 'Yes we can'. Una soddisfazione condivisa dalla comunità internazionale: "Un grande risultato nella lotta contro il male", ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ammonendo che "non si deve abbassare la guardia" ed è necessario continuare a combattere il terrorismo. Una posizione condivisa da tutte le cancellerie, con l'Ue che evidenzia come la morte di bin Laden renda il mondo "un luogo più sicuro".

 L'IRRUZIONE La dinamica del blitz nella città pachistana di Abbottabad, a circa 60 km dalla capitale Islamabad, che ha portato all'uccisione del leader di al Qaida, ed altre quattro persone tra le quali un figlio, è stata raccontata da un testimone: verso le 12 italiane di ieri "dormivamo e abbiamo sentito il rumore di elicotteri. Mi sono alzato e si è sentita una violenta sparatoria durata per un po' poi una violenta esplosione, enorme, la gente è uscita di casa", ha raccontato la fonte che ha scelto di rimanere anonima. "Sono cominciate ad arrivare le ambulanze a sirene spiegate e la gente piangeva, tutti avevano paura", ha aggiunto, spiegando di aver appreso solo oggi della morte di bin Laden.

Una dinamica confermata da Sohaib Athar, che ha raccontato il blitz in "diretta" su Twitter. All'operazione, durata oltre mezz'ora, hanno partecipato almeno 15 uomini delle forze speciali. Il capo di al Qaida ha opposto resistenza, scatenando un conflitto a fuoco nel quale "nessun civile è rimasto ferito", ha precisato Obama confermando alcuni dettagli del blitz. Il via libera è arrivato venerdì mattina, dopo almeno cinque riunioni in marzo e aprile in cui il presidente aveva discusso con i suoi collaboratori i dati di intelligence su Osama bin Laden.

LE INDAGINI Gli 007 americani sono arrivati allo 'sceicco del terrore' seguendo quello che ritenevano essere un suo fidato corriere. "Quando abbiamo visto il compound siamo rimasti esterrefatti", hanno spiegato i funzionari responsabili dell'operazione. Bin Laden si nascondeva infatti in un complesso residenziale di lusso e con misure di massima sicurezza, una proprietà valutata oltre un milione di dollari. Il complesso è abbastanza affollato e ospita numerosi militari pachistani in pensione: grande otto volte di più delle case adiacenti, è circondato da un muro alto fino a 5 metri e mezzo su cui corre il filo spinato, con altri muri posti all'interno che separano le varie zone del compound, in cui non ci sono connessioni telefoniche o internet.

STATO D'ALLERTA
Intanto è aumentata la presenza della polizia in alcune città americane. La polizia di Los Angeles ha comunicato di aver aumentato i controlli di intelligence, mentre la Port Authority of New York and New Jersey ha predisposto la presenza di un numero maggiore di agenti intorno ad aeroporti e ponti oltre che a Ground Zero. L'agenzia ha dichiarato che l'aumento della presenza della polizia non è una risposta a una minaccia attuale, ma il risultato di "abbondanza di cautela finché non sarà possibile sapere di più".

A Philadelphia la polizia è stata messa in allerta e ogni ora effettua controlli in moschee e sinagoghe. È stato elevato lo stato d'allerta a Kabul da parte della sicurezza locale che ha notevolmente aumentato i controlli e il dispiegamento delle sue forze in città, dopo la diffusione della notizia della morte di Osama Bin Laden. Le autorità afgane temono che i talebani afgani possano condurre un attacco per vendetta da un momentoall'altro contro la capitale, e per questo è in corso in questi minuti una riunione d'emergenza del governo afgano per decidere quali provvedimenti prendere in questo senso.

IL CORPO IN MARE La salma di Osama Bin Laden sarebbe stata sepolta in mare. Lo riferisce il New York Times. La ragione della scelta sarebbe da ricercare nella volontà di non creare un luogo di culto per gli estremisti islamici. La notizia, tuttavia, non è stata ancora confermata. Secondo un funzionario Usa citato dalla Cnn il corpo di Osama bin Laden è stato sepolto in mare dopo essere stato trattato in accorco con i criteri previsti dalla tradizione islamica. La stessa notizia è rilanciata anche dall'emittente Msnbc.Un altro funzionario ha riferito che per verificare l'identità di bin Laden è stata effettuato una "ricognizione facciale" mentre il funzionario non conferma se sia stato effettuato l'esame del Dna.

Citato dalla Cnn un funzionario Usa dice: "assicuriamo che il corpo è stato trattato secondo la tradizione musulmana. Sono cose che prendiamo molto sul serio". Secondo la tradizione islamica il corpo di un musulmano deve essere lavato da uomini della sua religione e inumato quanto prima possibile. Il corpo di norma è avvolto in un sudario bianco e può essere sepolto o immerso nelle acque. Altre fonti hanno riferito che la salma di bin Laden è stata trasferita dopo il blitz nella base Usa di Bagram.

LA FOTO La televisione pachistana GeoTv in lingua urdu ha diffuso per prima la fotografia del volto sfigurato e sanguinante di Osama bin Laden. L'mmagine però è un falso,ottenuto grazie a un fotomontaggio. La rete televisiva satellitare pachistana, che ha diffuso la foto del volto parzialmente sfigurato di un cadavere, presentato come quello di Osama bin Laden, ha ammesso la non autenticità dell'immagine. "Si trattava di una foto falsa, circolata su internet già nel 2009", ha spiegato Rana Jawad, responsabile della redazione di Islamabad di Geo TV, la televisione privata satellitare più seguita in Pakistan. "Nel diffonderla, avevamo precisato che non eravamo in grado di autenticarla; in seguito ne abbiamo verificato la provenienza e l'abbiamo ritirata".

02/05/2011





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Casalesi, arrestato il boss Mario Caterino era tra i 30 latitanti più pericolosi d'Italia

Il Mattino


E' considerato il numero 2 del clan dopo Michele Zagaria. Era nella casa di un fiancheggiatore a Casal di Principe






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I talebani: vendetta negli Stati Uniti Hamas: "Ucciso un santo guerriero"

di Redazione


Torna la paura per il terrorismo. I talebani pachistani minacciano di "attaccare gli obiettivi americani e il governo di Islamabad". Ma il vero obiettivo sarebbero le comunità di cristiani in Medio Oriente: diffusi avvertimenti nelle ambasciate e negli aeroporti, chiuse le scuole cristiane. Hamas: "Assassinato un santo guerriero arabo"





Islamabad - Torna la paura per il terrorismo. L'allerta è alta, anzi altissima, dopo la morte di Osama bin Laden. I talebani pachistani hanno giurato vendetta e minacciano di "attaccare gli obiettivi americani e il governo di Islamabad". Ma il vero obiettivo sembrano essere le comunità di cristiani in Medio Oriente: sono stati subito diffusi avvertimenti per le ambasciate e gli aeroporti, mentre sono state chiuse le scuole cristiane nel paese dove è avvenuto l'assalto. 

Hamas: "Ucciso un santo" "Consideriamo l’uccisione di bin Laden come la continuazione della politica americana basata sull’oppressione e sul versamento di sangue arabo e musulmano", ha detto ai giornalisti il capo dell’amministrazione di Hamas nella striscia di Gaza, Ismail Haniyeh. "Pur sottolineando le diversità dottrinali tra Hamas e il leader di al Qaeda, Haniyeh ha detto che "condanniamo l’assassinio di un santo guerriero arabo; chiediamo a dio di offrirgli la sua pietà nei confronti dei veri credenti e dei martiri".   

Paura per i cristiani in Medio Oriente Il fratello del ministro cattolico ucciso in Pakistan e suo successore nella guida del dicastero per le Minoranze religiose, Paul Bhatti, ha dichiarato all’agenzia vaticana Fides che dopo la morte di Bin Laden "la situazione è tesa. Vi sono, in effetti, forti timori di reazioni, del tutto insensate, contro le minoranze cristiane. Il governo - ha assicurato - sta ponendo la massima attenzione alle misure di prevenzione". "Scuole e istituti cristiani - riporta Fides - oggi sono chiusi, le chiese presidiate e i quartieri cristiani sorvegliati con massime misure di sicurezza". Fonti locali di Fides informano inoltre che le stesse autorità civili hanno disposto tali misure di sicurezza a Islamabad, Lahore, Karachi, Multan e in altri centri urbani, in quanto si temono attacchi e reazioni violente contro obiettivi cristiani da parte dei gruppi talebani. 

La lotta ideologica talebana I cristiani possono essere un bersaglio in quanto identificati, nella propaganda e nella lotta ideologica talebana, con gli occidentali e con gli americani, responsabili della morte del loro leader. Padre Mario Rodrigues, direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Pakistan e residente a Karachi, appena uscito da un incontro con le autorità civili, ha confermato all’agenzia vaticana Fides che vi è uno stato di "allerta" per la quale è stata chiesta "la chiusura dei nostri istituti e disposto altro personale di polizia davanti alle chiese". "I cristiani in Pakistan - ha detto il sacerdote - sono vittime innocenti, anche in questa situazione: ogni pretesto è buono per minacciarli o per sferrare attacchi". 

Sulle conseguenze a lungo termine dell’uccisione del leader di al Qaeda, padre Rodrigues afferma ritiene però che "nei prossimi mesi le persecuzioni contro i cristiani potrebbero diminuire e la lotta ideologica talebana affievolirsi". "Staremo a vedere constatiamo però - ha concluso - che l’intolleranza e i gruppi islamici radicali sono fiorenti nel paese, e altri leader estremisti potrebbero imporsi e proseguire in azioni terroristiche. Proprio nei giorni scorsi si sono verificati attacchi di massa ai quartieri cristiani nella città di Gujranwala. Urge una seria politica di contrasto all’estremismo islamico da parte dello stato, a tutti i livelli: nella cultura, nell’istruzione, a livello sociale ma anche a livello politico e legislativo".




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Falsa la foto del corpo di Osama sepolto in mare

di Redazione


Si chiude un capitolo. Quasi dieci anni dopo gli attentati al World Trade Center dell'11 settembre del 2001 lo "sceicco del terrore" è stato ucciso dalle forze speciali statunitensi. Bin Laden è stato ucciso in Pakistan, lo ha annunciato lo stesso presidente Obama in un discorso in diretta televisiva dalla Casa bianca: "Giustizia è stata fatta". 

 

Nel blitz ucciso un figlio dello sceicco, arrestate due mogli e altri sei figli. Bush: "La lotta contro il terrorismo continua ma oggi gli Stati Uniti hanno inviato un messaggio inconfondibile: non importa quanto ci vorrà, giustizia verrà fatta".

 





Giallo sulla foto del cadavere, poi le televisioni pachistane ammettono: "Era un'immagine falsa"

 



Washington - Osama Bin Laden è stato ucciso in Pakistan dalle truppe speciali americane. Si chiude un capitolo, forse il più drammatcio della storia statunitense. Quasi dieci anni dopo gli attentati dell'undici settembre lo "sceicco del terrore" è morto. Lo ha annunciato il presidente americano Barack Obama in un discorso televisivo a tarda notte. Il capo di Al Qaida, ricercato per gli attentati dell'11 settembre, era nascosto in una valle remota del Pakistan. E' stato lo stesso presidente ad autorizzare il raid effettuato da forze speciali dell'esercito americano. La notizia fa immediatamente il giro del mondo e sale in cima alla scaletta di tutti i siti web e i telegiornali.

Una parte del mondo festeggia (negli Stati Uniti migliaia di persone si sono riversati nelle strade per festeggiare) e un'altra parte insinua dei dubbi sulla veridicità della notizia. Nel corso della mattinata le televisioni pachistane confermano: la foto del cadavere dello sceicco è un falso. Poi il giallo aumenta quando viene diffusa la notizia della sepoltura in mare del cadavere: "Osama bin Laden è stato sepolto in mare": lo scrive la Cnn online citando un funzionario statunitense, secondo il quale il cadavere del leader di al Qaida è stato "trattato secondo la tradizione islamica". 

"La sua fine dovrebbe essere salutata da chiunque abbia a cuore la dignità umana e la pace nel mondo", ha dichiarato il presidente americano precisando che "questo è la testimonianza che verrà tramandata ai posteri della grandezza della nazione e della determinazione del popolo americano". Poco dopo l'annuncio migliaia di americani sono scesi in piazza a festeggiare.
Cinque persone sono state uccise nel corso del blitz. Lo riferiscono responsabili americani. L’operazione è stata condotta all’alba da una "piccola squadra", di cui i responsabili non vogliono rivelare se composta da membri della Cia o da forze speciali dell’esercito. 

Secondo alcune informazioni di stampa, l’operazione sarebbe stata compiuta da un team di 14 Navy Seals, le forze speciali d’elite della U.S. Navy, con il contributo operativo degli uomini della Cia. Il commando sarebbe stato trasferito in elicottero dall’Afghanistan in Pakistan: l’operazione mirata sarebbe durata non oltre 15 minuti.  E due mogli e sei figli di Bin Laden sono stati arrestati nel blitz ad Abbottabad. Sono stati anche catturati quattro collaboratori del leader di al Qaeda ucciso nel raid insieme a un figlio e ad altre quattro persone. 

Durante il blitz ci sarebbe stato anche un piccolo incidente operativo: uno dei due elicotteri utilizzati inizialmente dal commando avrebbe avuto un "problema tecnico" e i militari sarebbero stati costretti a salire a bordo di un unico velivolo. Fra le vittime ci sarebbe anche un figlio del leader di Al Qaida, altri due uomini, verosimilmente messaggeri di Osama, e una donna, usata come scudo da uno dei presenti. Altre due donne sono state ferite. Nella residenza del leader di Al Qaida si trovavano diverse donne e bambini. Osama bin Laden è morto sotto il fuoco degli uomini del commando, nessuno dei quali è rimasto ferito. 

"È stata un’operazione particolarmente pericolosa", ha confidato uno dei responsabili. Il "compound" in cui si trovava il leader di al Qaida era circondato da alte mura e filo spinato. I primi segnali sulla presenza di Bin Laden in questo nascondiglio erano stati ricevuti dall’intelligence Usa a settembre 2010. 





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L'assalto in diretta su Twitter: "Frastuono, ci sono degli elicotteri e ora un'esplosione"

Quotidiano.net


L'exploit inconsapevole di un programmatore di computer pakistano. La mattina si accorge dello scoop: "Uh Uh, ma allora sono io il ragazzo che ha dato in diretta il raid su Osama senza saperlo”

Londra, 2 maggio 2011


Il raid al compund di Osama Bin Laden è stato raccontato in diretta su twitter: un exploit inconsapevole, per la verità, ma che ha reso l’autore, un programmatore di computer pakistano, una vera celebrità.

Sohaib Athar, che ‘twitta’ con il nome di ‘reallyvirtual’, abita a 250 metri dalla villa-fortezza di Bin Laden; e ha iniziato l’invio dei messaggi all’una di notte (ora pakistana), lamentandosi del fastidioso frastuono degli elicotteri sopra la sua testa (“un evento raro”, ha commentato). Il messaggio e’ stato seguito in rapida successione da una serie di tweets.

Prima il rompersi di una finestra: “Spero non sia l’inizio di qualcosa di brutto”, ma sta accadendo qualcosa di strano -ha riflettuto- “perche’ i talebani non hanno elicotteri e stanno dicendo che non sono ‘nostri’”. Poi l’elicottero distrutto: “La gente dice che non aveva un problema tecnico ed e’ stato abbattuto”, ha commentato perplesso.

Infine, ha dato la notizia che i soldati avevano accerchiato il luogo dell’incidente e iniziato la perquisizione e che forse i due elicotteri in azione (uno dei quali distrutto) erano “stranieri”. Ma solo quando il giovane si e’ svegliato, al mattino, ha scoperto, leggendo Twitter, l’annuncio del presidente, Barack Obama; e ha collegato il putiferio a cui aveva assistito con il blitz. Ed ecco, dunque, il tweet finale, alle 10 di mattina ora locale: “Uh Uh, ma allora sono io il ragazzo che ha dato in diretta il raid su Osama senza saperlo”.

Dopo che i suoi messaggi venivano erano stati diligentemente “ri-tweettati” da altri utenti, il giovane e’ stato sommerso da e-mail e richieste di interviste; e il numero di persone che hanno cominciato a seguire i suoi messaggi e’ schizzato a 15mila. Ma Athar mantiene i piedi per terra: si descrive semplicemente come un “twitter” che era sveglio quando e’ cominciata l’azione: “Beata ignoranza”.
Fonte Agi




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Sulle elezioni il ciclone Grillo

La Stampa








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Ambulanza con neonato a bordo intrappolata tra i pellegrini e presa a calci

Il Messaggero


Dalla Cassia al Bambino Gesù passando per San Pietro perché nessuno ha modificato il percorso obbligato







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Blitz in Pakistan, ucciso Bin Laden «Giustizia è fatta», l'America è in festa

Corriere della sera

Il capo di Al Qaeda freddato con un colpo alla testa. Si nascondeva in un compound di lusso fuori Islamabad


MILANO - «Osama Bin Laden è stato ucciso. Giustizia è fatta». L'annuncio del presidente americano Barack Obama in diretta tv, quando in Italia erano quasi le 5 del mattino, scuote gli Stati Uniti e rimbalza nei cinque continenti. Il ricercato numero uno al mondo, il simbolo del terrore, l'uomo che ha incarnato il Male a partire dalla terribile strage del settembre di 10 anni fa a New York, è morto. Negli Stati Uniti le parole di Obama hanno un effetto immediato: la gente si riversa per strada nel cuore della notte. E festeggia. Il coro «Usa, Usa», l'inno nazionale cantato a squarciagola, le bandiere a stelle e strisce che sventolano, le urla di gioia.

L'America, dopo dieci anni, ritrova orgoglio e vigore con una notizia che segna una vittoria che forse nessuno più attendeva dopo la lunga e fino ad oggi infruttuosa caccia al terrorista-simbolo che sembrava inafferrabile. Sfuggito alla cattura sulle montagne di Tora Bora, nei mesi immediatamente seguenti l'11 settembre, Bin Laden aveva continuato a guidare la rete terroristica cambiando diversi nascondigli e facendosi sentire periodicamente con messaggi in video o in audio. Ma tutto questo ora appartiene al passato. Le manifestazioni di giubilo nelle principali città americane sono andate avanti tutta la notte: Times Square e Ground Zero a New York e il mall davanti alla Casa Bianca a Washington i luoghi simbolo di questa celebration night.

IL BLITZ - È stato ucciso con un colpo di arma da fuoco alla testa. Osama Bin Laden è stato «terminato» - questo il temine utilizzato per comunicare l'uccisione del capo di Al Qaeda. Nel corso del blitz di un commando americano, pianificato negli ultimi due mesi, condotto contro quella che era diventata la residenza segreta del leader terrorista, un condominio fortificato a circa 70 chilometri a nord di Islamabad. Con lui sono state uccise altre quattro persone. Fonti del Pentagono riferiscono che le forze speciali che hanno effettuato l'operazione avevano provato più volte il piano di attacco per evitare vittime tra civili innocenti. Il corpo di Bin Laden, è stato annunciato, è «in custodia» alle forze militari statunitensi, anche se un funzionario americano ha parlato di una sepoltura in mare nel rispetto dei dettami della religione islamica.

L'operazione si è svolta in collaborazione con l'anti-terrorismo pachistano, anche se le autorità di Isalamabad hanno inizialmente smentito la circostanza. Sempre da fonti Usa è stato spiegato che il Pakistan non è stato preventivamente informato, segno questo di una mancanza di fiducia negli alleati da parte della Casa Bianca. Uno dei quattro elicotteri che hanno preso parte all'operazione contro il compound di Bin Laden, secondo fonti ufficiali coperte da anonimato, si sarebbe schiantato dopo essere stato raggiunto da colpi d'arma da fuoco esplosi da terra, anche se viene specificato che non ci sono state vittime. La fonte ha aggiunto che durante il raid donne e bambini sono stati presi in custodia.


L'OPERAZIONE - L'operazione è avvenuta a Abbottabad, una città a soli 75 chilometri dalla capitale Islamabad, e Bin Laden si trovava secondo gli esperti dei servizi della rete americana, in un compound di alta sicurezza, circondato da una recinzione e protetto da una doppia cancellata. Il blitz sarebbe stato preparato da cinque riunioni fra il presidente Obama e i servizi segreti in questi ultimi mesi. Abbottabad come Islamabad si trova a qualche ora di strada da alcune delle zone tribali della Frontiera del Nord Ovest, la zona tribale al confine con il Pakistan che è sempre stata considerata il rifugio di Osama Bin Laden.

 
L'ANNUNCIO - «Questa sera sono in grado di annunciare agli americani e al mondo che gli Stati Uniti hanno condotto un'operazione che ha ucciso Osama Bin Laden, il leader di Al Qaeda». Così Obama ha raccontato il blitz comunicando la morte di Bin Laden alla nazione: «Molti mesi fa sono stato informato che avevamo indizi circa la possibile posizione di Bin Laden. Ho incontrato molte volte i miei consulenti dei servizi segreti. Finalmente la settimana scorsa ho deciso che avevamo sufficienti informazioni per agire. Oggi per mio ordine gli Stati Uniti hanno lanciato un'operazione contro quel compound. Una piccola unità di agenti americani ha agito con grande coraggio, facendo attenzione a evitare vittime civili. Dopo uno scontro a fuoco, hanno ucciso Osama Bin Laden e hanno in custodia il suo corpo». E ha aggiunto: «Come paese, non tollereremo mai minacce alla nostra sicurezza».


ALLERTA AMBASCIATE - Il governo americano ha messo in stato di allerta tutte le sue ambasciate e rappresentanze diplomatiche nel mondo per timore di rappresaglie. In un comunicato del Dipartimento di Stato si esortano inoltre i cittadini americani soprattutto in quelle zone del mondo dove vi sono maggiori tensioni, a evitare i luoghi in cui vi sono affollamenti di gente e manifestazioni per «l'imprevedibilitá ed insicurezza dell'attuale situazione».




edazione Online
02 maggio 2011