mercoledì 1 giugno 2011

D'Alema, l'ultima sparata "Le elezioni politiche? Le abbiamo già vinte..."

di Redazione




Roma - Massimo D’Alema non ha il senso della misura. Non che all'opposizione sia vietato - ci mancherebbe - sperare di mandare a casa Berlusconi. Però da qui a considerare già vinte le prossime politiche ce ne corre... Eppure l'ex premier Ds non riesce a trattenersi e, con una coalizione ancora tutta da definire (si metteranno tutti insieme, da casini a Vendola?), si sente già maggioranza nel Paese. D'Alema è convinto che il successo del centrosinistra alle amministrative farà da volano anche per le prossime politiche.

E' sicuro: abbiamo già vinto le politiche "Abbiamo vinto le elezioni", ha sottolineato l’ex premier a margine del ricevimento all’ambasciata palestinese per il presidente Abu Mazen. "Governiamo in tutti i capoluoghi sopra Roma e c’era chi voleva fare il partito del nord...", ha ironizzato. "Normalmente chi governa una parte così grande del paese governa l’Italia e accadrà da qui a poco", ha assicurato. D’Alema ha ammesso che in passato quando il centrosinistra è andato al governo poi ha avuto difficoltà di tenuta. "Ma oggi c’è una novità, il Pd", ha ricordato, "e poi ci prepareremo meglio"".



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Cabine telefoniche, salvatene una per ogni quartiere

In un box droga, due kalashnikov e bombe

Corriere del Mezzogiorno

 

Scoperto dai finanzieri del nucleo polizia tributaria. Nel covo munizioni e anche 200 chili di hascisc

 

Russia: carne in scatola per cani ai soldati

Germania, la polizia «arruola» gli avvoltoi

Corriere della sera

Hanno un olfatto eccezionale: devono cercare cadaveri



Uno degli avvoltoi «arruolati»
Uno degli avvoltoi «arruolati»
MILANO - Tre investigatori alati accanto al commissario Rex: la polizia criminale della Bassa Sassonia, in Germania, ha arruolato un’unità speciale, gli avvoltoi Colombo, Miss Marple e Sherlock. Il loro compito, spiacevole ma necessario: la ricerca dei cadaveri o dei resti umani. A differenza dei cani questi rapaci addestrati hanno un senso dell'olfatto molto più sviluppato.

DAL CANE ALL’AVVOLTOIO - Sono trascorsi quasi quartant’anni da quando il dipartimento di polizia di New York ha addestrato il primo cane esclusivamente per la ricerca di cadaveri. Un aiuto preziosissimo per le indagini, tanto che da allora sono stati istituiti numerosi programmi di addestramento da parte delle forze di polizia in ogni parte del mondo. Il Landeskriminalamt (Lka) della Bassa Sassonia, l’agenzia di polizia criminale dello stato, sta sperimentando da qualche tempo l'utilizzo di avvoltoi collorosso per questo tipo di compito. Oltre ad avere una vista eccellente questi uccelli dalle piume nere e dal peso di circa due chili possono infatti contare su uno straordinario senso dell'olfatto. Diversamente dalla maggior parte delle altre specie, ma soprattutto delle unità cinofile specializzate nella ricerca di cadaveri, arrivano a setacciare senza grosse difficoltà vaste aree, zone di montagna e terreni impervi.

LITIGIOSITÀ - Da un paio d’anni German Alonso addestra questi uccelli nel parco ornitologico Walsrode, nella Bassa Sassonia. Miss Marple e Columbo (Colombo), entrambi di un anno, sono arrivati la scorsa estate da uno zoo in Carinzia, mentre Sherlock, di cinque anni (con un’apertura alare di 1,80 metri), è stato allevato in Germania. Al momento, ammette Alonso, ci sono ancora alcuni problemi da risolvere: «L’atmosfera nel team non è delle migliori, innanzitutto a causa dei continui litigi tra gli animali». Uno degli obiettivi dell’addestramento è infatti quello di riuscire presto a far volare i tre in formazione congiunta. Tuttavia, «l’interesse a questo nostro progetto pilota è grande», ha dichiarato Rainer Herrmann, capo dell’Ufficio di coordinamento presso la polizia criminale di Hannover, dai colleghi soprannominato un po’ beffardamente «Geier-Herrmann» (avvoltoio Herrmann). In Germania risultano attualmente 5.500 le persone scomparse, secondo i dati della polizia nazionale investigativa. Il bisogno, dunque, è enorme: «Ho avuto richieste da tutta Europa», ha sottolineato Herrmann.

UCCELLI RADAR - Ciò nonostante, prima di entrare ufficialmente in servizio e poter detronizzare il commissario Rex i tre uccelli hanno bisogno di apprendere ancora: gli agenti volanti, che fungono da veri e propri radar di corpi senza vita e sono in grado di fiutare la carcassa di un topo anche a una distanza di 1.000 metri, devono infatti imparare a distinguere l’odore di animali morti dai cadaveri. Sherlock già ci riesce. Come per i colleghi a quattro zampe l'addestramento degli avvoltoi da ricerca può estendersi a varie specializzazioni: ricerca dei dispersi in superficie, nei boschi, sotto le macerie, annegati, vittime di esplosioni o incendi devastanti e corpi sepolti.

Elmar Burchia
01 giugno 2011



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Germania, la polizia «arruola» gli avvoltoi

Corriere della sera

Hanno un olfatto eccezionale: devono cercare cadaveri



Uno degli avvoltoi «arruolati»
Uno degli avvoltoi «arruolati»
MILANO - Tre investigatori alati accanto al commissario Rex: la polizia criminale della Bassa Sassonia, in Germania, ha arruolato un’unità speciale, gli avvoltoi Colombo, Miss Marple e Sherlock. Il loro compito, spiacevole ma necessario: la ricerca dei cadaveri o dei resti umani. A differenza dei cani questi rapaci addestrati hanno un senso dell'olfatto molto più sviluppato.

DAL CANE ALL’AVVOLTOIO - Sono trascorsi quasi quartant’anni da quando il dipartimento di polizia di New York ha addestrato il primo cane esclusivamente per la ricerca di cadaveri. Un aiuto preziosissimo per le indagini, tanto che da allora sono stati istituiti numerosi programmi di addestramento da parte delle forze di polizia in ogni parte del mondo. Il Landeskriminalamt (Lka) della Bassa Sassonia, l’agenzia di polizia criminale dello stato, sta sperimentando da qualche tempo l'utilizzo di avvoltoi collorosso per questo tipo di compito. Oltre ad avere una vista eccellente questi uccelli dalle piume nere e dal peso di circa due chili possono infatti contare su uno straordinario senso dell'olfatto. Diversamente dalla maggior parte delle altre specie, ma soprattutto delle unità cinofile specializzate nella ricerca di cadaveri, arrivano a setacciare senza grosse difficoltà vaste aree, zone di montagna e terreni impervi.

LITIGIOSITÀ - Da un paio d’anni German Alonso addestra questi uccelli nel parco ornitologico Walsrode, nella Bassa Sassonia. Miss Marple e Columbo (Colombo), entrambi di un anno, sono arrivati la scorsa estate da uno zoo in Carinzia, mentre Sherlock, di cinque anni (con un’apertura alare di 1,80 metri), è stato allevato in Germania. Al momento, ammette Alonso, ci sono ancora alcuni problemi da risolvere: «L’atmosfera nel team non è delle migliori, innanzitutto a causa dei continui litigi tra gli animali». Uno degli obiettivi dell’addestramento è infatti quello di riuscire presto a far volare i tre in formazione congiunta. Tuttavia, «l’interesse a questo nostro progetto pilota è grande», ha dichiarato Rainer Herrmann, capo dell’Ufficio di coordinamento presso la polizia criminale di Hannover, dai colleghi soprannominato un po’ beffardamente «Geier-Herrmann» (avvoltoio Herrmann). In Germania risultano attualmente 5.500 le persone scomparse, secondo i dati della polizia nazionale investigativa. Il bisogno, dunque, è enorme: «Ho avuto richieste da tutta Europa», ha sottolineato Herrmann.

UCCELLI RADAR - Ciò nonostante, prima di entrare ufficialmente in servizio e poter detronizzare il commissario Rex i tre uccelli hanno bisogno di apprendere ancora: gli agenti volanti, che fungono da veri e propri radar di corpi senza vita e sono in grado di fiutare la carcassa di un topo anche a una distanza di 1.000 metri, devono infatti imparare a distinguere l’odore di animali morti dai cadaveri. Sherlock già ci riesce. Come per i colleghi a quattro zampe l'addestramento degli avvoltoi da ricerca può estendersi a varie specializzazioni: ricerca dei dispersi in superficie, nei boschi, sotto le macerie, annegati, vittime di esplosioni o incendi devastanti e corpi sepolti.

Elmar Burchia
01 giugno 2011



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Ma il Fatto sapeva già? Questa mattina titolava: si vota contro il nucleare

di Domenico Ferrara

Il verdetto della Cassazione sul referendum contro il nucleare è arrivato alle 12. Ma il Fatto questa mattina già dava per certo in prima pagina che si sarebbe votato. Una strana coincidenza? 



Mentre il mondo politico e la società civile attendevano questa mattina la decisione della Cassazione sul referendum sul nucleare, c'era qualcuno che forse già sapeva come sarebbe andata a finire. Almeno così sembra a giudicare dalla prima pagina di oggi del Fatto quotidiano. Una prima pagina che titola così: "Affondiamolo con i referendum", riferito chiaramente a Berlusconi, con un sottotitolo che sa di sentenza definitiva. "B. se ne frega della catastrofica sconfitta. Ma il 12-13 giugno si vota contro il nucleare, per l'acqua pubblica e la legge uguale per tutti. Quorum altissimo ma ce la si può fare".

Ora che gli ultimi due temi fossero in agenda si sapeva, ma si sapeva anche che senza il referendum sul nucleare ben difficilmente si sarebbe raggiunto il quorum. Ecco perché la titolazione del Fatto senza nemmeno palesare la possibilità che la Cassazione respingesse il referendum sul nucleare appare quantomeno singolare. Ma come faceva la redazione giornalistica del quotidiano di Padellaro e Travaglio a dare per certo che si sarebbe votato anche contro il nucleare?

Delle due l'una: o il Fatto ha puntato tutto sulla Cassazione, giocando un rischioso all in, che avrebbe potuto portare a una gaffe clamorosa, oppure la vicinanza con gli ambienti giudiziari ha giocato a favore di Travaglio &Co. Chissà se i colleghi del Fatto ci diranno come è andata davvero. Certo è che solo in un trafiletto nascosto a pagina due ricordano al lettore dell'imminente verdetto della Cassazione, come se si trattasse di un dettaglio trascurabile. Invece era una notizia che tutti attendevano ansiamente. Strana coincidenza. Come sono ispirati e preveggenti i giornalisti di Travaglio e Padellaro...






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Pazienti picchiati e torturati in ospedale

Corriere della sera

 

Gli abusi filmati da un reporter della Bbc sotto copertura

 

MILANO - Pazienti schiaffeggiati, trascinati vestiti sotto la doccia, picchiati e insultati, addirittura istigati al suicidio. Quello che succedeva tra le mura dell'ospedale Castlebeck di Winterbourne, in Gran Bretagna, nessuno lo poteva immaginare. I pazienti, malati psichiatrici e autistici, invece di essere aiutati e curati erano costantemente umiliati e picchiati. Solo le immagini choc andate in onda martedì su BBC Panorama hanno portato a galla la verità e la polizia di Bristol ha arrestato quattro persone (tre uomini e una donna) accusate dei gravi abusi.

 

LE SCUSE - I propietari dell'ospedale (una struttura privata con 24 letti e finanziato dai contribuenti) hanno chiesto scusa alle famiglie e hanno immediatamente sospeso 13 dipendenti. L'amministratore delegato Lee Reed ha detto che quello che è successo è una vergogna. «Tutto quello che posso fare è chiedere scusa senza riserve sia alle famiglie sia ai pazienti e fare in modo che nulla del genere possa accadere di nuovo». La società che gestisce l'ospedale fattura 90 milioni di sterline all'anno e addebita al servizio nazionale 3500 sterline a settimana per ogni paziente. «Sono scioccato - ha detto il dottor McDonnel, uno psicologo clinico dopo aver visto il filmato di una ragazza di 18 anni insultata e bagnata con acqua fredda completamente vestita - perché tutti i protocolli per trattare pazienti con difficoltà comportamentali sono stati ignorati. Non è un ambiente terapeutico, dov'è la terapia? Questa è una tortura». I genitori della ragazza hanno spiegato che la figlia aveva raccontato di aver subito abusi, ma rassicurati dagli infermieri non le hanno creduto. La paziente è stata anche costretta a rimanere sdraiata sotto la sedia di un infermiere per oltre mezz'ora ed è stata bagnata mentre era a letto e addirittura invitata a suicidarsi gettandosi dalla finestra.

 

 

IL REPORTER - Il reporter di Panorama, Joe Casey ha lavorato in incognito per cinque settimane per riuscire a filmare i gravi abusi. Il giornalista è stato spinto a fare i filmati dopo essere stato avvicinato da un'anziana, ex infermiera in ospedale, profondamente preoccupata per il comportamento di alcuni operatori che si occupavano dei pazienti. «Sono sconvolto da quello che ho visto. Spesso questi infermieri maltrattavano i pazienti solo per divertimento. Sono immagini che non potrò certo dimenticare»

 

LA DENUNCIA INASCOLTATA - «Ho visto molte cose in oltre 35 anni di carriera, ma mai nulla del genere. È qualcosa di terribile, la cosa peggiore che io abbia mai visto» ha raccontato l'ex infermiera Terry Bryan nel corso del programma Bbc Panorama. «Questi sono tutti figli, genitori, zii, che hanno famiglie che si sono fidate. Le famiglie non sanno che cosa succede lì». Terry Bryan aveva già parlato con la Commissione che si occupa della qualità degli ospedali la sua preoccupazione per la gestione dell'ospedale di Winterbourne, ma le sue parole sono rimaste inascoltate. Il direttore della Care Quality Commission, Ian Biggs si è scusato: «Se avessimo agito in quel momento, quando ci è arrivata la segnalazione, saremmo riusciti a fermare subito questi abusi. Abbiamo perso tempo e ci dispiace. Ci scusiamo con tutti coloro che abbiamo deluso perché c'erano indizi che ci avrebbero dovuto spingere ad agire prima».

 

Redazione Online
01 giugno 2011

Bisogna saper vincere e saper perdere

Corriere della sera

 

Sui giornali, le reazioni di Nicola Cosentino e Roberta De Monticelli

di P. Battista

 

Scommesse, retata nel calcio: 16 arresti «Falsata promozione Atalanta e Siena»

Corriere della sera

Tra i fermati anche Beppe Signori. Indagati pure Doni e Bettarini. Calmanti ai giocatori per indirizzare le gare


MILANO - Ritorna l'ombra del calcio-scommesse. Sedici persone, tra cui ex giocatori di serie A, calciatori di serie B e Lega Pro, ancora in attività e dirigenti di società di Lega Pro, sono stati arrestati dalla polizia a conclusione di un'indagine sul calcio scommesse condotta dalla squadra mobile di Cremona e coordinata dal Servizio centrale operativo. Dall'inchiesta è emerso che gli arrestati avrebbero fortemente condizionato negli ultimi mesi il risultato di alcuni incontri dei campionati di serie B e di Lega Pro. Nei loro confronti la magistratura di Cremona ha emesso sette ordinanze di custodia cautelare in carcere e nove agli arresti domiciliari. Per tutti le accuse sono associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode in competizioni sportive. Secondo gli investigatori l'organizzazione criminale si assicurava affari fino a diverse centinaia di migliaia di euro a partita.

I FERMATI - Tra gli arrestati vi sono anche titolari di agenzie di scommesse e liberi professionisti, mentre gli indagati a piede libero sarebbero in tutto 28. Gli arresti sono stati eseguiti dagli uomini della polizia a Bari, Como, Bologna, Rimini, Pescara, Ancona, Ascoli, Ravenna, Benevento, Roma, Torino, Napoli e Ferrara. Nel corso dell'operazione sono state eseguite anche una serie di perquisizioni nelle abitazioni degli indagati, in alcune ricevitorie e presso uno studio di commercialisti che avrebbero consentito di acquisire ulteriori elementi utili alle indagini.


GIP - Il gip di Cremona Guido Salvini, nell'ordinanza di custodia cautelare riguardante le partite truccate, spiega che «la frequenza delle manipolazioni è impressionante» e si giunge «a situazioni in cui sono gestite contemporaneamente fino a 5 partite di calcio da manipolare». Dalle intercettazioni, inoltre, emerge «l'esistenza di una sorta di tariffario di massima per la compera delle partite». Il gip piega che l'attività dell'organizzazione «rischia di avere già falsato alcuni dei risultati dei vari campionati: basti pensare che l'Atalanta e il Siena sono state recentemente promosse in serie A e si tratta di due delle squadre coinvolte» nella vicenda. «La presenza tra gli investitori e scommettitori di alcuni gruppi dai contorni incerti, quale quello degli "zingari", a capo del quale c'era Almir Gegic detto lo zingaro, slovacco arrestato nell'operazione. Inoltre era presente anche un gruppo albanese. Il gip spiega che «sono investiti da questi gruppi per ogni partita truccata capitali dell'ordine delle centinaia di migliaia di euro» di cui non è nota la «provenienza», dunque non si possono «escludere fatti di riciclaggio».

Il procuratore: «Falsati i campionati di B e C»

I NOMI - Cominciano intanto ad emergere i nomi dei fermati. Tra di loro c''è anche l'ex capitano della Lazio ed ex attaccante della Nazionale, Beppe Signori che è stato posto ai domiciliari. Secondo il gip Salvini Beppe Signori era il «leader indiscusso» dell'organizzazione.

Arrestati anche il difensore dell'Ascoli Vittorio Micolucci, il centrocampista della stessa squadra Vincenzo Sommese (finiti ai domiciliari) e Gianfranco Parlato, ex giocatore di serie B e C, attualmente collaboratore del Viareggio calcio (che è in carcere).

Nell'ambito dell'inchiesta risulta indagato anche Stefano Bettarini, ex marito della conduttrice tv Simona Ventura e commentatore della trasmissione di Rai 2 «Quelli che il calcio». Bettarini era stato condannato dalla giustizia sportiva a 5 mesi di squalifica per aver truccato delle partite nel 2004. Indagato anche il capitano dell'Atalanta, Cristiano Doni.

E' stato arrestato anche Mauro Bressan ex calciatore di Fiorentina, Genoa, Venezia, Foggia, Bari, Cagliari e Como. Bressan vinse nel 2001 la Coppa Italia con la Fiorentina. In manette anche Antonio Bellavista, ex capitano del Bari.

Due arresti anche in Abruzzo. Si tratta di Massimo Erodiani, di Pescara, proprietario di una tabaccheria a San Giovanni Teatino (Chieti) e gestore per interposta persona di due sale scommesse, una a Pescara e l'altra ad Ancona. Con lui in manette anche il portiere del calcio a 5 Cus Chieti Gianluca Tuccella, impegnato anche come allenatore nelle minori del calcio locale.

Arrestato anche Marco Paoloni, di 27 anni, originario di Civitavecchia, portiere titolare del Benevento che sta disputando i play off per l'accesso in serie B.

ORGANIZZAZIONE CRIMINALE - I calciatori e gli ex giocatori professionisti arrestati dalla polizia erano, secondo l'accusa, parte integrante di una vera e propria «organizzazione criminale» nella quale ognuno aveva specifici compiti e ruoli, il cui obiettivo era quello di manipolare gli incontri a loro vantaggio. Gli indagati, secondo l'indagine, sarebbero anche riusciti a condizionare alcune partite, attraverso accordi verbali e impegni di carattere pecuniario.

Nei confronti dei sedici arrestati, sostengono gli investigatori, ci sono prove «importanti ed inconfutabili». L'indagine, partita sei mesi fa, avrebbe consentito inoltre di individuare la responsabilità dell'organizzazione in un grave evento verificatosi in occasione di un incontro di calcio disputatosi al termine dello scorso anno proprio a Cremona. Secondo il capo della mobile di Cremona Sergio Lo Presti nel novembre del 2010 6 giocatori della Cremonese sarebbero stati intossicati a causa dell'assunzione di alcune bevande.

Per il dirigente della polizia il fatto sarebbe stato intenzionale: si voleva modificare il risultato della partita. Quanto avvenuto in occasione di quell'incontro ha permesso ai poliziotti di allargare l'indagine a diversi soggetti gravitanti nel mondo del calcio che, grazie ai contatti diretti ed indiretti, erano in grado di condizionare i risultati di alcuni incontri per poi effettuare puntate di consistenti somme di denaro attraverso i circuiti legali delle scommesse sia in Italia che all'estero.

CALMANTI AI GIOCATORI - Come detto i risultati degli incontri sarebbero stati truccati anche dando anche dei calmanti ai calciatori, in modo che giocassero al di sotto delle loro possibilità. Un episodio, come spiegato, si sarebbe verificato durante la partita Cremonese-Paganese del 14 novembre 2010 finita comunque 2-0 per la squadra di casa.

Secondo quanto accertato dalle indagini, un calciatore della squadra di casa durante l'intervallo, avrebbe somministrato ai suoi compagni un sedativo per peggiorarne le prestazioni. Cinque di essi sarebbero rimasti intossicati. Uno di questi sarebbe poi uscito di strada con la sua auto, altri due avrebbero avuto malori. Da quell'episodio è partita l'inchiesta.

INTER-LECCE - Come emerge dall'ordinanza firmata dal gip di Cremona, Marco Paoloni, ex portiere della Cremonese attualmente al Benevento, arrestato nell'inchiesta della Procura di Cremona, aveva fatto credere ad altre persone che sarebbe riuscito a contattare alcuni giocatori del Lecce per «combinare» la partita. Tra gli scommettitori nell'ordinanza viene indicato anche Stefano Bettarini. Sulla partita era stato scommesso che l'Inter avrebbe dovuto vincere segnando almeno tre gol, ma il match terminò «con il risultato finale di 1-0». Bettarini sarebbe coinvolto nel tentativo di manipolare la partita Inter-Lecce in modo da conseguire il risultato finale che vedesse segnati almeno tre gol. Su questa partita alcuni degli arrestati, fra cui Signori, hanno investito, secondo le indagini, circa 150 mila euro.

LEGA-PRO - «Il presidente della Lega Pro, Mario Macalli - si legge in una nota - ha dato mandato ai propri legali di costituirsi parte civile nei confronti di tutti i responsabili per il danno di immagine subito e a tutela della regolarità dei campionati».

Redazione online
01 giugno 2011

Russia: si fa seppellire vivo per mostrare il proprio coraggio, ma muore soffocato

Corriere della sera


Un uomo di 35 anni si era fatto mettere in una bara ventilata con dei tubi, poi ostruitisi per la pioggia




Un'immagine del film «Buried»
Un'immagine del film «Buried»
MILANO - Una scelta estrema, che si è rivelata fatale. Si era fatto seppellire vivo per una notte da un amico, per dimostrare il proprio coraggio e per testare la propria forza, ma è morto durante la prova a causa della pioggia.
LA VICENDA - È successo nel lontano Oriente russo, a Blagoveshchensk sull'Amur. L'uomo aveva 35 anni e aveva chiesto a un conoscente di aiutarlo a passare una notte sepolto vivo. I due hanno scavato una fossa in un giardino e hanno posto una specie di bara, di loro produzione, con tubi per la ventilazione. Il giovane si è poi sistemato nella bara con una coperta, una bottiglia d'acqua e un telefono cellulare ed è stato sepolto con 20 cm di terra sopra la testa. L'amico è rientrato a casa, ha ricevuto una telefonata di rassicurazione dalla bara, ma la mattina, quando è tornato a scavare, ha trovato il corpo senza vita. È possibile che la pioggia caduta nella notte abbia bloccato le aperture e che l'uomo non sia riuscito a telefonare in tempo. Un caso simile si era verificato la scorsa estate: la vittima voleva liberarsi della «paura della morte». Diverse testimonianze entusiaste nei blog russi raccontano esperienze del genere, ma senza una così tragica fine. Ma forse, per fortuna, non sono tutte vere.

Redazione online
01 giugno 2011



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Pakistan, l'ultimo saluto a Shahzad

La Stampa






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Lockheed Martin, attacco degli hacker Pentagono: "E noi useremo armi reali"

Quotidiano.net


Dopo l'intrusione nei server della Lockheed Martin, gli Usa aggiornano le regole della guerra. Un cyber sabotaggio orchestrato da un'altra nazione sarà considerato un atto ostile a cui rispondere. "Possibile l'impiego dell'esercito"







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Macché Milano liberata Di questi purtroppo non ci libereremo mai

di Alessandro Gnocchi



Dalla finanza alla politica, dalle authority alle fondazioni, la carica dei veri padroni della città scopertisi tutti fan di Giuliano



Ah, la vittoria di Pisapia. Che rivoluzione «tranquilla». Che cambiamento «gentile». Che sviolinate su tutti i quotidiani, pronti a recepire e rilanciare le parole d’ordine necessarie per infondere fiducia e serenità negli elettori. Tutto è cambiato, questo il messaggio, ma pa-ca-ta-men-te come voleva Romano Prodi.
E con quale gentilezza e tranquillità, i soliti noti si apprestano a riprendere ciò che in realtà non hanno mai mollato: il potere e la visibilità. Milano è una «città liberata». Di loro però non si libererà mai...
Nei quartieri alti si gongola. Il giorno dopo è tutto un vantarsi: io lo sapevo, io l’avevo previsto, questa è una sorpresa solo per chi non conosce i salotti del capoluogo, etc. Ecco quindi Francesco Micheli, finanziere, creatore di Fastweb, musicofilo, gran sponsor di «Giuliano» spiegare al Corriere la sua ricetta: «Cultura. Università. Ricerca». E tirare un calcio negli stinchi agli affaristi «spregiudicati» come gli «immobiliaristi» che non troveranno più spazio. Una gelida constatazione che ha il sapore di una promessa. Anche Piero Bassetti, una vita da imprenditore e nella Democrazia cristiana, consigliere e assessore al Comune meneghino fin dal 1956, era stato profetico: «Avevo detto che ci sarebbe stata una slavina». E giù consigli a «Giuliano» per trasformare Milano in una metropoli.
Tutte idee originalissime. Festeggiano anche: Alessandro Profumo, ex amministratore delegato di Unicredit, già in coda alle primarie per l’amico Romano Prodi; Guido Rossi: neoeditorialista del Sole 24 Ore, manovratore della finanza italiana, un cursus honorum che va dalla presidenza della Consob all’elezione in Parlamento nella sinistra indipendente (ma vicina al Pci); Maria Giulia Crespi: fondatrice del Fai e discendente di una dinastia di editori, nota per aver allontanato Indro Montanelli dal Corriere della Sera; l’intera lista Moratti (intesa come Emilia Bossi Moratti detta Milly) composta da docenti, intellettuali, architetti e galleristi tutti quanti per «Giuliano».
Insomma: facce nuove, vicine ai cittadini. Tutta gente pronta a liberare Milano dal centrodestra. Ma di cui Milano non si libererà probabilmente mai, neanche se lo volesse. Sono i famosi poteri forti, bellezza.
Ci sono anche poteri molto meno forti che esultano. Non ci libereremo mai dalle prediche ormai senza capo né coda dell’ecologista Adriano Celentano, prediche indirizzate «a studenti, comunisti, fascisti, leghisti e operai costretti a lavorare nell’insicurezza» che dovrebbero far tesoro degli insegnamenti demenziali del molleggiato, tipo questo: «Essere nuclearisti non è solo una bestemmia, ma significa essere dementi fin dalla nascita».
Non ci libereremo mai dal trionfante senso di superiorità antropologica irradiata da Umberto Eco, dalle battute sempre più stanche di Paolo Rossi, dalle canzoni sempre più retoriche di Roberto Vecchioni, dal teatro sempre più moscio di Moni Ovadia. Sarà difficile liberarsi dal conformismo che definisce «geniale», per principio, ogni opera teatrale di Luca Ronconi, ogni costruzione di Gae Aulenti, ogni interpretazione di Claudio Abbado. E, per converso, sarà difficile liberarsi dal conformismo che impedisce non dico di mettersi a ridere ma almeno di manifestare scetticismo di fronte agli artisti della bomboletta spray, ai documentaristi più pallosi della fantozziana Corazzata, ai gruppi musicali indie rock, in generale a tutto quello che è giovane e quindi automaticamente bello, divertente, innovativo. Anche quando fa pena.
Non ci liberemo mai della retorica anni Settanta di cui «Giuliano» fa sfoggio nel suo vendoliano programma in cui gli orti sono «agricoltura di prossimità», le biblioteche «rifugi anti-noia», i volontari «amici della città»; in cui la gente dorme in «alberghi diffusi» nel «deserto urbano»; in cui lo sviluppo è «responsabile, sostenibile, etico e solidale» e ha un gran bisogno di «incubatori tecnologici». E se per caso state pensando che è la solita fuffa vecchia di cinquant’anni, ecco una bella bordata di inutili termini inglesi, di cui non ci libereremo mai finché la scuola non tornerà a insegnare l’italiano: e giù green economy, pet-therapy, e-democracy, venture capitalists e business angels.
E adesso gioite: siete liberi. Di pensarla come loro o di stare zitti.




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Equiparazione tra i partigiani e i repubblichini? Un grosso imbarazzao in meno per i Dario Fo

di Stefano Zurlo

Un deputato Pdl chiede di concedere fondi alle associazioni dei reduci di Salò. Chissà se oggi tra i tanti indignati ci sono pure Bocca e Scalfari, all’epoca convinti fascisti




Una legge che vuole sfogliare l’album della nostra storia. Una legge che si sofferma sulle pagine, intoccabili per definizione, della Resistenza. E di quel che accadde nella nostra sventurata patria fra l’8 settembre del 1943 e il 25 aprile ’45. Una data lontana ma sempre a portata di mano se ancora lunedì pomeriggio il 25 è stato scomodato per indicare la fine dell’epoca berlusconiana.
Dunque c’è una proposta di legge che è stata parcheggiata per due anni in commissione, che avanza a velocità di lumaca e dovrà fare ancora un bel po’ di andirivieni fra Camera e Senato prima di diventare norma dello Stato. Questo testo finalmente si è sbloccato ed è stato subito coperto dal polverone delle polemiche, delle interpretazioni e delle scintille. Così diventa persino difficile capire quale sia il nocciolo. Il relatore Gregorio Fontana, Pdl, lo spiega così: «Si tratta di mettere ordine nel mondo delle associazioni combattentistiche costituite da reduci di guerra o di prigionia che, fra l’altro, ricevono contributi dallo Stato».

Poca cosa, i tempi sono grami per tutti, anche per chi ha rischiato la vita per l’Italia. Ma non è questo il punto, il problema va oltre i soldi e riguarda la presunta equiparazione fra i reduci di Salò e i partigiani dell’Anpi. In pratica, la norma metterebbe tutti sullo stesso piano, getterebbe i vinti e i vincitori, quelli che stavano dalla parte giusta e quelli che stavano dalla parte sbagliata, nello stesso calderone. Una tesi che Fontana smentisce con sdegno: «Questa storiella è falsa. Destituita di ogni fondamento. È che la sinistra cerca la polemica facile e s’inventa una legge che non c’è. Io nel testo scrivo che queste associazioni debbono riconoscersi nello spirito della Costituzione che è antifascista. Quindi il riconoscimento dei repubblichini è una bufala».

Non importa: giù le mani dalla nostra storia, dalle nostre medaglie, dai nostri valori, gridano i custodi dell’ortodossia. Così la zuffa, che ormai dovrebbe essere consegnata ai libri, si accende. E la storia diventa cronaca. Il passato che non vuole passare incombe e allora c’è chi si diverte sfogliando quell’album e recuperando le imprese di alcuni personaggi, oggi monumenti nazionali, che prima di installarsi saldamente a sinistra militarono dall’altra parte. Torna fuori il Dario Fo parà repubblichino e accanto a lui spuntano alcuni articoli firmati da alcune glorie tricolori, già in cattedra settant’anni fa. Come Eugenio Scalfari che sul settimanale Roma fascista scriveva il 24 settembre 42: «Gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine razza, escludendo pertanto l’estensione della cittadinanza dallo Stato nucleo alle altre genti». O, l’ancora più esplicito Giorgio Bocca: «Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra».

Militanze e articoli remoti che ancora suscitano curiosità. Forse perché la parabola di queste celebrità è un po’ l’autobiografia della nazione, colta con una battuta fulminate dal generale americano Alexander Clark. Un giorno il comandante della V armata Usa in Italia disse a Curzio Malaparte, scrittore ma anche ufficiale di collegamento presso gli alleati: «In Italia ci sono quaranta milioni di fascisti e quaranta milioni di antifascisti».

Com’è come non è, il copione, inesorabile, è lo stesso già visto tante volte. Il deputato del Pd Antonio Giacomelli annuncia una controproposta per scongiurare «la possibilità che anche i combattenti di Salò possano essere riconosciuti», dietro la formula ambigua di «legittimamente belligeranti». E il presidente degli ebrei romani Riccardo Pacifici si dice «indignato». Meglio chiudere quell’album.



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In coma dopo un intervento a un dente La moglie: «Ora è meglio farlo morire»

Corriere della sera

Irene Sampognaro: «Non ho avuto nè giustizia nè assistenza. Voglio seguire la strada di Beppino Englaro



Giuseppe Marletta e la moglie Irene Sampognaro
Giuseppe Marletta e la moglie Irene Sampognaro

CATANIA – «A questo punto è meglio farlo morire. Sono pronta a sospendere l’alimentazione forzata perché lo Stato ha ucciso mio marito e poi lo ha abbandonato al suo destino». Irene Sampognaro, 40 anni, da questa mattina, mercoledì 1 giugno, protesta davanti ai cancelli dell’ospedale dove è cominciato il suo calvario. «Voglio che tutti sappiano quanto sono crudeli le nostre istituzioni – spiega- di fronte ad un allucinante caso di malasanità non riescono a garantire né giustizia né adeguata assistenza». Esattamente un anno fa il marito, Giuseppe Marletta, apprezzato architetto di 42 anni, venne ricoverato all’Ospedale Garibaldi per una banalissima operazione: la rimozione di due punti metallici applicati dopo l’estrazione della radice di un dente. Intervento dal quale si sarebbe risvegliato per appena 15 minuti per poi entrare in coma. «Da quel momento – racconta la moglie- non si è più risvegliato. Prima di entrare in ospedale scoppiava di salute oggi è immobile in un letto, tracheotomizzato e alimentato con un sondino. Praticamente una vita vegetale se la si può ancora chiamare vita. Solo quando ti ci trovi dentro capisci veramente il caso Englaro. In Italia lo Stato è crudelmente ipocrita: dice di essere per la vita ma in realtà ti spinge a scegliere la strada della morte».

Prima della tragedia

«ABBANDONATA DALLO STATO» - Irene ha già consultato diversi legali ed è consapevole delle difficoltà che dovrà affrontare per giungere a staccare la spina. «Sono pronta a seguire la strada della famiglia Englaro – assicura- siamo in grado anche di dimostrare che aveva esplicitamente detto che se si fosse trovato in queste condizioni avrebbe preferito farla finita». Due bambini da crescere e una stupenda storia d’amore spezzata in modo così assurdo hanno devastato la vita di questa donna. «Mia figlia piccola – si dispera- ha un anno ed è stata tra le braccia del padre solo per un mese, non è giusto». Irene ha scelto «la strada della morte» anche se vorrebbe tanto poter ancora optare per la vita, se solo arrivasse un segnale concreto. «Io sono ostinatamente per la vita ma quella vera –spiega- da un anno chiedo che le istituzioni intervengano per assistere adeguatamente mio marito col ricovero in una clinica dei risvegli all’estero. Ecco: per tornare indietro sulla mia decisione voglio che lo Stato, responsabile di questa tragedia, si faccia almeno carico della cura e dell’assistenza ai massimi livelli. E invece sono stata lasciata da sola e ho difficoltà a garantire a mio marito persino quel poco di assistenza che ha avuto fino ad oggi».


«PERCHE' NESSUNO PAGA?» - L’architetto Marletta è attualmente ricoverato in una struttura convenzionata con l’Azienda sanitaria dove però la moglie deve farsi carico di una parte sostanziosa dei costi. «Mille euro al mese, praticamente tutto il mio stipendio di insegnante. Ho chiesto aiuto al ministro della salute, all’assessore alla sanità Massimo Russo, alle istituzioni locali. Tutti mi hanno sbattuto la porta in faccia. Eppure mio marito è stato ucciso da un ospedale pubblico. Perché nessuno paga?». Il primario e l’equipe che ha eseguito l’intervento sono ancora al loro posto. Nessuno ha preso provvedimenti e la stessa inchiesta della magistratura procede con estrema lentezza. «Perché –incalza Irene- l’assessore alla sanità non ha mandato nemmeno gli ispettori? Perché non sono stati presi provvedimenti contro i medici? Ho saputo che ad un anno dai fatti non è stata nemmeno sequestrata la cartella clinica». Un caso che la direzione sanitaria dell’Ospedale Garibaldi vive con grande imbarazzo. «Certo che sono in imbarazzo –spiega Irene- oltre al macroscopico errore sanitario quello a cui è stato sottoposto mio marito era anche un intervento inutile. Venne operato per l’insistenza del primario di otorinolaringoiatria del Garibaldi. In realtà lui era andato a farsi visitare perché soffriva di sinusite. Il primario gli disse che era tutta colpa di quei due gancetti metallici convincendolo a sottoporsi a un intervento totalmente inutile. Il massimo della beffa è stato scoprire che anche dopo quel avevano combinato, stando agli accertamenti strumentali, non è guarito neppure dalla sinusite».

Alfio Sciacca asciacca@corriere.it
31 maggio 2011(ultima modifica: 01 giugno 2011)

I repubblichini come i partigiani Proposta Pdl, scoppia la polemica

Corriere della sera


Stessi riconoscimenti. E stessi contributi. Ed è braccio di ferro in Parlamento. Il Pd per arginare propone sia solo per associazioni «legittimamente belligeranti»




Mussolini nel luglio 1944 a Sennelager in Germania visita le divisioni repubblichine in addestramento (Istituto Luce)
(Istituto Luce)
MILANO - Le Associazioni degli ex combattenti della Repubblica sociale di Salò potrebbero avere lo stesso riconoscimento dell'Anpi e delle altre associazioni ex combattentistiche, ricevendo anche contributi statali: l'apertura è prevista da una proposta di legge del Pdl al voto della commissione Difesa della Camera, su cui si è aperto uno scontro con le opposizioni.

CONTROLLI - La proposta di legge, che ha in Gregorio Fontana il primo firmatario, nasce dalla necessità di dotare le associazioni ex combattentistiche di una personalità giuridica, visto che tra l'altro ricevono dei fondi dal ministero della Difesa (tra il 2009 e il 2011 hanno ricevuto 1,5 milioni annui complessivamente). Il provvedimento stabilisce i requisiti perché queste associazioni ricevano il riconoscimento di Associazioni di interesse delle Forze Armate: tra i requisiti ci deve essere la loro apoliticità e che i loro statuti rispettino i principi di democrazia interna. I problemi cominciano perché la proposta assegna al Ministero un compito di vigilanza non solo sulla legittimità dei loro statuti, ma sulle attività stesse delle associazioni. E qui il centrosinistra vi ha visto la volontà di sottoporre a controllo l'Anpi, cioè l'Associazione nazionale partigiani.

LEGITTIMAMENTE BELLIGERANTI - Ma l'elemento deflagrante è l'apertura al riconoscimento delle associazioni dei combattenti di Salò. Il testo infatti prevede che siano riconosciute dal ministero tutte le associazioni di ex «belligeranti», senza limitazioni di sorta. Il braccio di ferro si è protratto nelle scorse sedute della Commissione Difesa, allorché gli emendamenti delle opposizioni che correggevano questi elementi sono stati tutti bocciati. Per bloccare l'iter il Pd ha presentato una propria proposta, a prima firma Antonello Giacomelli, che è stato abbinato al testo Fontana. Questa proposta di legge prevede il riconoscimento solo per le associazioni di quanti sono stati «legittimamente belligeranti», il che escluderebbe i reduci della Repubblica sociale; in secondo luogo la vigilanza del Ministero non è sulle attività ma unicamente sullo statuto delle Associazioni; infine le Associazioni sono sotto l'Alto patronato della Presidenza della Repubblica, per «sottrarle alla maggioranza di turno». «Capisco che qualcuno possa dire - commenta Giacomelli - che l'omissione della dicitura «legittimamente belligeranti» sia solo una dimenticanza, ma ultimamente queste coincidenze si moltiplicano: solo poche settimane fa era stata presentata proprio dal Pdl una proposta che abrogava il divieto di ricostituire il Partito fascista, ed oggi si strizza l'occhiolino ai reduci di Salò. Alla vigilia del 2 giugno è meglio mettere dei punti fermi».

LA REPLICA - «Questa sul finanziamento agli ex combattenti di Salò è davvero una polemica tutta inventata. La sinistra fa il processo alle intenzioni, e posso assicurare che non ce n'è alcuna di aprire a nuove associazioni i contributi, dal momento che la ragione del provvedimento è razionalizzare le poche risorse che ci sono a favore di quelle associazioni che, com'è noto, devono rispettare i valori costituzionali». Gregorio Fontana (Pdl) replica così alle critiche. «Comunque la verità verrà come sempre celebrata nelle aule di Camera e Senato. In quelle sedi - conclude Fontana - accettando ogni suggerimento, forniremo tutti i chiarimenti, al punto che anche l'on. Giacomelli possa stare tranquillo».

Redazione online
31 maggio 2011(ultima modifica: 01 giugno 2011)



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Nel canile videogiochi anti-abbandono

Corriere della sera

«La cosa peggiore per un animale che esce dalle gabbie è il doverci ritornare»

Nintendogs nei rifugi della Lega per la difesa del cane. Per fare capire cosa vuol dire adottare un cucciolo




Uno dei cuccioli virtuali di Nintendogs
Uno dei cuccioli virtuali di Nintendogs
MILANO - Cosa c'è di peggio, per un cane, dell'essere abbandonato dal proprio padrone? Una cosa soltanto: essere abbandonato una seconda volta.
Il ritorno in canile a seguito di un'adozione sbagliata non è la regola, soprattutto in quelle strutture che svolgono un attenta valutazione degli aspiranti proprietari prima della consegna di un animale - e che monitorano la situazione anche dopo -, realizzando una proficua selezione. Tuttavia, i casi sono meno frequenti di quanto si possa pensare e nella somma dei circa 100 mila cani che ogni anno finiscono nei rifugi di tutta Italia (i dati del ministero della Salute, aggiornati al 2009, parlano di 92 mila all'anno, uno ogni due minuti) ci sono anche loro. Adottati forse con troppa leggerezza, magari solo per assecondare un capriccio, i «trovatelli di ritorno» sono quelli che più a fatica si abituano la vita da reclusi dietro le sbarre delle gabbie e quelli che più difficilmente avranno l'opportunità di essere nuovamente scelti.

CUCCIOLO VIRTUALE - E' anche per cercare di contribuire a ridimensionare questo fenomeno che è nata la collaborazione tra la Lega nazionale per la difesa del cane e Nintendo Italia. Attraverso un videogioco, Nintendogs and cats, l'evoluzione del «vecchio» Nintendogs, uno dei titoli di maggiore successo della casa giapponese, di cui sono stati venduti circa 10 milioni di pezzi in Europa e 30 milioni nel mondo. I giocatori devono accudire un cucciolo di cane o di gatto prendendosene cura in tutto e per tutto, assecondando ogni sua esigenza proprio come se fosse reale: dandogli da mangiare, portandolo a spasso, toelettandolo, giocando con lui. E' solo un gioco e l'animaletto è virtuale, per quanto siano previste alcune funzionalità, come il riconoscimento della voce del padrone, che lo rendono molto verosimile.

Tuttavia, per quanto si tratti di fiction, rende bene l'idea di quanto possa essere gravoso l'impegno che richiede un pet che entra a far parte della famiglia. Di qui l'idea: dotare i canili gestiti dall'associazione di una console affinché, soprattutto quando l'aspirante proprietario è un ragazzino, non si arrivi impreparati all'appuntamento con l'amico scodinzolante. Che va nutrito, seguito, fatto uscire con o senza il sole, portato in vacanza. «Insomma, non è un oggetto e neppure un giocattolo - sottolinea l'avvocato Gian Luca Scagliotti, consigliere e responsabile della Lega nazionale per la difesa del cane -. La nostra associazione segue un'ottantina di canili in tutta Italia. Vorremmo vedere tutti i nostri cani adottati, vorremmo dover chiudere perché ci ritroviamo disoccupati in un'Italia dove i canili non servono più. Ma se anche questo è il nostro obiettivo, un cane ancorché trovatello non può essere sbolognato al primo che passa».



SIMULARE PER CAPIRE - Ma può un videogioco far capire cosa realmente comporti la gestione di un cane? «Dal virtuale al reale il passo può anche essere breve - si dice convinto Andrea Persegati, direttore generale di Nintendo Italia, un'azienda che non ha problemi a definirsi dog friendly al punto che nella propria sede di Vimercate è stato da tempo varato il dog friday, mutuato dal casual friday, il giorno in cui i dipendenti possono presentarsi in ufficio con il proprio amico a quattro zampe -. Avere un cucciolo vuol dire divertirsi, ma anche essere disposti ad impegnarsi. Con la console si realizza una sorta di adozione preventiva che, per chi è alla prima esperienza, può contribuire a dare un'idea dell'impegno che ci si sta per assumere». Un po' come avviene con i simulatori di volo o di guida, insomma. In questo caso, gli aspiranti padroni possono «giocare» per un po' con il cucciolo iniziando ad entrare nell'ottica di idee di un impegno che sarà emotivamente ricco, ma tutt'altro che agevole.

«CAMBIO DI MENTALITA'» - Edoardo Stoppa, il «fratello» degli animali di Striscia la Notizia, ha prestato il suo volto all'iniziativa. «Le persone normali si chiedono spesso come si possano abbandonare degli animali, eppure è qualcosa che continua a succedere. Le leggi contro questo tipo di atteggiamento in Italia ci sono, ma è difficile farle rispettare. Il cambiamento deve essere all'origine, nella testa delle persone, partendo proprio dai più piccoli».

MA IL PET NON E' UN GIOCATTOLO - «Spesso i bambini si approcciano agli animali attraverso altri giocattoli, come ad esempio i peluches - sottolinea Roberto Marchesini, zooantropologo -. Questo però rischia di essere controproducente: un cane o un gatto non possono essere trattati come dei giochi. Con la giusta consapevolezza, invece, l'interazione tra un bambino e un animale può solo essere positiva e aiuta a crescere perché i quattrozampe di casa, i cani in particolare, sviluppano il senso di empatia, il rapporto con gli altri, il significato dell'amore incondizionato».



Alessandro Sala
31 maggio 2011



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