martedì 28 giugno 2011

Rottami spaziali, sfiorata collisione con la Stazione Spaziale Internazionale

Corriere della sera


Attivate le misure d'emergenza. I tre astronauti pronti al rientro immediato sulla Terra. Un problema che si ripete



Allarme rosso sulla stazione spaziale internazionale ISS per il rischio di un possibile scontro con un rottame cosmico di dimensioni non precisate, ma pericolose data la velocità di 7,5 chilometri al secondo che sommata a quella della stazione stessa mette in gioco energie ragguardevoli e distruttive. Per fortuna quattro minuti dopo le 14.08, orario previsto del potenziale incontro ravvicinato a 240 metri dalla base cosmica, i sei astronauti sono stati autorizzati ad uscire dalle due navicelle Soyouz nelle quali, secondo, le regole dell’emergenza, si erano rifugiati.

Un sonda Nasa si avvicina a una cometa.
Un sonda Nasa si avvicina a una cometa.
PRONTI ALLA "FUGA" - Era stata una corsa rapida scattata nelle prime ore del mattino in seguito ad un avviso dello Space Command in Colorado da dove sorvegliano tutti gli oggetti in circolazione intorno alla Terra. L’ultimo sollecito, il quarto, arrivato alle 13.30 confermava la necessità di rimanere nelle navicelle per consentire eventuali manovre di fuga e rientro sulla Terra. Nel caso di un impatto si può verificare una depressurizzazione improvvisa degli abitacoli che metterebbe a rischio la vita degli astronauti. L’allarme sulla stazione scatta quando lo Space Command calcola che un oggetto qualsiasi si avvicini all’interno di una scatola teorica che circonda la base 75 chilometri sopra e sotto, 25 chilometri ai lati e altrettanti davanti e dietro il senso di marcia.

MISURE D'EMERGENZA - I rottami spaziali e i micrometeoriti rappresentano un vero problema per la ISS tanto che tutti i moduli abitati sono circondati da scudi protettivi in grado di resistere ad impatti di oggetti non superiori ad un centimetro di diametro. Inoltre, statisticamente si è calcolato che la probabilità che un “oggetto critico” colpisca la base danneggiandola sia del 10 per cento in dieci anni. Infine è stato previsto che almeno una volta l’anno ISS debba compiere un manovra di spostamento orbitale ( come già è accaduto alcune volte con rifugio conseguente sulle Soyuz), per sfuggire ad eventuali impatti. Insomma il rischio c’è e non è sempre valutabile con precisione perché è difficile stabilire la consistenza dell’oggetto. Ecco perché si attivano procedure di emergenza per non mettere a rischio la vita dell’equipaggio ormai stabile lassù. Tre dati concretizzano i rischi. Gli oggetti censiti in orbita superiori a 10 centimetri sono 19 mila mentre quelli da uno a 10 centimetri sono cinquecentomila. Quelli inferiori si calcolano a milioni. Giovanni Caprara

Giovanni Caprara
28 giugno 2011



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Batterio killer, sotto accusa adesso finisce l'agricoltura biologica

Corriere della sera


Lo scienziato Garattini attacca su Oggi: «Il bio si arroga meriti indebiti». Gli operatori: basta giochi al massacro



Silvio Garattini
Silvio Garattini
MILANO - «La contrapposizione tra prodotti biologici (per definizione buoni) e prodotti chimici (cattivi) non è basata su seri confronti ed evidenze scientifiche» Era uscita martedì' mattina l'anticipazione dell'intervista a Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’, sul settimanale Oggi in edicola mercoledì. Dove lo scienziato prendeva spunto dal caso del batterio killer che ha mietuto vittime in Germania e in altri Paesi ( 8 contaminati in Francia, con prodotti che proverrebbero dall'Italia) e aggiungeva: «Forse non è una coincidenza o un caso che il prodotto fosse ‘biologico’. Senza voler condannare nessuno, questi prodotti ‘biologici’, che si giovano solo di sostanze naturali, si arrogano meriti spesso indebiti. Sono infatti i produttori coloro che garantiscono la purezza dei prodotti e quindi la salute, mettendoli in contrapposizione con i prodotti industriali che invece sarebbero il frutto della chimica».

BASTA GIOCHI AL MASSACRO - «Siamo stufi di questo gioco al massacro con dichiarazioni fondate sul nulla, la sicurezza alimentare è in cima alla nostra attenzione e non possiamo accettare che affermazioni fondate sull'ignoranza continuino a provocare ingiustificati allarmi e criminalizzazione di un intero settore». Così ha reagito Andrea Ferrante, presidente nazionale dell'Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica (Aiab) all'intervento di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di scienze farmacologiche Mario Negri, in merito alla sicurezza dei cibi bio e all'allarme E. coli. «L'intervento di Garattini getta pesanti dubbi sull'autorevolezza del direttore dell'Istituto Mario Negri e sulla presunta scientificitá delle sue affermazioni. Ci riserviamo - avverte il presidente - di avviare azioni legali rispetto ad affermazioni irresponsabili come quelle del signor Garattini»


Redazione Online Salute
28 giugno 2011



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Manovra, Bossi: c'è ancora da lavorare governo rischia. Ma il premier è soddisfatto

Il Messaggero

Vertice a palazzo Grazioli. Frattini: non riduzione tasse, ma rimodulazione.




ROMA - È il giorno chiave per la manovra economica che il governo si appresta a varare giovedì prossimo ma che trova ancora attriti all'interno della maggioranza.



Vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli. L'incontro è stato anticipato da un pranzo fra il premier Silvio Berlusconi, il leader della Lega Umberto Bossi e Tremonti. Vertice nel corso del quale si è parlato della riforma fiscale ma anche del decreto rifiuti. Più tardi è previsto che il ministro dell'Economia illustri la manovra in una riunione convocata con i membri dell'esecutivo a Palazzo Chigi, alle 18.30. Nella bozza di riforma, aliquote al 20-30-40%; Iva all'11 e 21%; dal 2014 via Irap; abolito l'Ice.

Il leader della Lega Nord Umberto Bossi avverte il governo. Lasciando Montecitorio prima del vertice di maggioranza, ai cronisti che gli chiedono se il governo rischi sulla manovra risponde secco: «Sì». E a vertice finito Bossi, scuote la mano a destra e a sinistra, a significare “così così”, in risposta ai cronisti che gli chiedono come sia andato il vertice. Il governo rischia ancora, dopo il vertice appena concluso a Palazzo Grazioli? «Mah. Rischia fin quando non è passata la manovra. Sulla manovra bisogna lavorarci ancora».

«È stata una riunione serena e costruttiva ma nessuna decisione è stata presa e quindi non ho nulla da dire». commenta da parte sua il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, la riunione di maggioranza appena conclusa.

Berlusconi: sono soddisfatto del clima che ho trovato qui oggi
, ed ora è importante trasmettere questa stessa coesione e unità anche all'esterno per dimostrare che questo governo è davvero forte. È il ragionamento conclusivo che il premier, secondo diversi presenti, ha svolto al termine del vertice di maggioranza su manovra e riforma fiscale, dicendosi convinto che anche nei prossimi giorni si dimostrerà la stessa compattezza.

Ci sarà una riduzione delle tasse? «Non una riduzione delle tasse ma una loro rimodulazione. Tremonti ha dato a Berlusconi una bozza della delega della riforma fiscale ma io non l'ho ancora letta». Ha risposto così il ministro degli Esteri Franco Frattini lasciando Palazzo Grazioli. E a chi gli domandava a quanto ammonterà la manovra il ministro ha risposto: «Non so con precisione ma quello che è già uscito» cioè circa 40/43 miliardi.

Il taglio delle tasse? «Non in questa manovra», conferma Bossi, sottolineando che alla Lega interessava ottenere «innanzitutto la modifica del patto di stabilità per i Comuni virtuosi». Obiettivo ragginto, dice il Senatùr.

Ha le dimissioni in tasca? «No, in tasca ho solo una manovra molto seria e responsabile che sarà oggetto di un dibattito molto serio e responsabile. E sarà una manovra nell'interesse dell'Italia e degli italiani», ha detto il ministro del Tesoro Giulio Tremonti ai cronisti mentre entrava a palazzo Grazioli per partecipare al vertice di maggioranza sulla manovra dopo le indiscrezioni secondo le quali ieri il titolare di via XX settembre avrebbe minacciato più volte le dimissioni.

«Ribadisco che non c'è nessuna intenzione del governo ad aumentare l'Iva - ha detto il ministro dello Sviluppo Economico ROmani, dopo le bozze di ieri sulla manvora che indicano fra le misure l'aumento dell'Iva di un punto percentuale - Mi sono impegnato personalmente l'altro giorno all'assemblea della Confcommercio sul fatto che l'Iva non si tocca. C'è una delega fiscale nella quale il governo ha la responsabilità di fare la riforma fiscale, poi sarà il governo e il ministro dell'Economia a decidere che cosa fare e in che modo procedere».

«Si farà una delega fiscale poi si entrerà nel merito» della manovra. L'aumento di 1 punto dell'Iva «è molto probabile - ha invece detto il ministro dell'Agricoltura Saverio Romano - Dal prossimo mese i ministri non avranno lo stipendio, solo quello da parlamentare».

Manovra, i provvedimenti allo studio

Proroga limitazioni ad assunzioni e a crescita stipendi pubblici.
Proroga di un anno delle limitazioni delle assunzioni nella Pubblica amministrazione, ad eccezione di polizia e pompieri; proroga fino alla fine del 2014 della limitazione alla crescita dei trattamenti economici, anche accessori degli statali; semplificazione delle procedure di mobilità del personale nella pubblica amministrazione. Sono alcune delle opzioni che il Governo si propone di attivare «al fine di assicurare il consolidamento delle misure di razionalizzazione e contenimento della spesa in materia di pubblico impiego adottate nell'ambito della manovra di finanza pubblica per gli anni 2011-2013, nonchè ulteriori risparmi in termini di indebitamento netto, non inferiori a 30 milioni di euro per l'anno 2013 e ad euro 740 milioni di euro per l'anno 2014, ad euro 340 milioni di euro per l'anno 2015 ed a 370 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2016».

Tra le opzioni attivabili per via di regolamenti, anche la «fissazione delle modalità di calcolo relative all'erogazione dell'indennità di vacanza contrattuale per gli anni 2015-2017» e «la possibilità che l'ambito applicativo delle disposizioni» sul tetto alla crescita degli stipendi accolga una differenziazione «all'esito di apposite sessioni negoziali, in ragione dell'esigenza di valorizzare ed incentivare l'efficienza di determinati settori». È possibile, inoltre «l'inclusione di tutti i soggetti pubblici, con esclusione delle regioni e delle province autonome, nonchè degli enti del servizio sanitario nazionale, nell'ambito degli enti destinatari in via diretta delle misure di razionalizzazione della spesa». La manovra prefigura poi «ulteriori misure di risparmio, razionalizzazione e qualificazione della spesa delle amministrazioni centrali anche attraverso la digitalizzazione e la semplificazione delle procedure».

«Sono abrogate, a decorrere dal primo gennaio 2012, tutte le norme che dispongono la conservazione nel conto dei residui», cioè le somme stanziate ma non spese dalla Pubblica Amministrazione, «per essere utilizzate nell'esercizio successivo, di somme iscritte negli stati di previsione dei Ministeri». Lo prevede la bozza della Manovra, precisando che vengono esclusi dalle nuove norme i fondi del personale, occupazione, opere strategiche e per le aree sottoutilizzate. Oggi la Corte dei Conti ha quantificato in 108 miliardi l'ammontare dei residui passivi dell'intera amministrazione pubblica.

Arrivano i fondi immobiliari pubblici per valorizzare il patrimonio locale
. «Il ministero dell'Economia costituisce una società di gestione del risparmio avente capitale sociale pari a 2 milioni per l'istituzione di uno o più fondi d'investimento al fine di partecipare in fondi d'investimento immobiliari chiusi promossi da Regioni, Provincie, Comuni anche in forma consorziata ed altri enti pubblici ovvero da società interamente partecipate dai predetti enti, al fine di valorizzare o dismettere il proprio patrimonio immobiliare disponibile», si legge nella bozza. Vi possono partecipare Fondazioni e Cassa Depositi e Prestiti. Contestualmente è sciolta e posta in liquidazione la società Patrimonio spa.

Mega taglio (oltre 3,5 miliardi l'effetto cumulato) per il Fondo a sostegno dell'Economia reale tra il 2012 e il 2020. Poi il Fondo, dal 2020 verrà ridotto di 240 milioni annui. La dotazione del Fondo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - si legge nel testo - è ridotta di 252 milioni di euro per l'anno 2012, di 392 milioni di euro per l'anno 2013, di 492 milioni di euro per l'anno 2014, di 592 milioni di euro per l'anno 2015, di 542 milioni di euro per l'anno 2016, di 442 milioni di euro per l'anno 2017, di 342 milioni di euro per l'anno 2018, di 292 milioni di euro per l'anno 2019 e di 242 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020. Molte delle risorse del Fondo utilizzate in passato provenivano dal Fas, il fondo per le aree sottoutilizzate.

Una piccola parte della manovra (100 milioni) sarà coperta dal fondo in favore delle vittime dei crack finanziari. «La dotazione del fondo di cui all'articolo 1, comma 343, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 - si legge - è ridotta dell'importo di 100 milioni per l'anno 2011». Ma poi «la medesima dotazione è incrementata di 100 milioni di euro nell'anno 2015». La legge citata nella manovra ha istituito un fondo nello stato di previsione del Ministero dell' Economia per indennizzare i risparmiatori che hanno subito danni da investimenti sul mercato finanziario, stabilendo che lo stesso fondo sia alimentato con i conti correnti e dei rapporti bancari definiti come dormienti.

Sovrapprezzo tassa su alta velocità. «Al fine di consentire uno sviluppo dei processi concorrenziali nel settore dei trasporti ferroviari, in armonia con la necessità di assicurare la copertura degli oneri per i servizi universali di trasporto ferroviario di interesse nazionale oggetto di contratti di servizio pubblico, è introdotto un sovrapprezzo al canone dovuto per l'esercizio dei servizi di trasporto di passeggeri a media e a lunga percorrenza, non forniti nell'ambito di contratti di servizio pubblico, per la parte espletata su linee appositamente costruite o adattate per l'alta velocità, attrezzate per velocità pari o superiori a 250 chilometri orari».

Arriva dal 2012 la norma anti-badante, che mira a porre un freno ai matrimoni di interesse fra la colf e il pensionato. Dal primo gennaio del prossimo anno, la pensione di reversibilità «è ridotta, nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto ad età del medesimo superiori a settanta anni e la differenza di età tra i coniugi sia superiore a venti anni, del 10% in ragione di ogni anno di matrimonio con il dante causa mancante rispetto al numero di 10».

Martedì 28 Giugno 2011 - 09:22    Ultimo aggiornamento: 16:53




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Impiegati dal parrucchiere e non in ufficio

La Nazione

 

Sei dipendenti dell'Ente Irriguo denunciati dalla Guardia di Finanza.  Dalle "puntate" per i capelli alle fototessere alla Stazione: pedinati e ripresi. Esposto presentato da un collega. Il trucchetto dei badge

 

Arezzo, 28 giugno 2011

Qualcuno timbrava il "cartellino" al posto del collega. Altri uscivano per trattenersi fuori a lungo. Abitudini un po' distanti da una rigorosa giornata di lavoro che sei dipendenti dell'ente irriguo coltivavano con una certa frequenza, se nel giro di tre settimane sono stati registrati circa ottanta casi, che la Guardia di Finanza ha smascherato.

 

Sì, perché mentre uscivano e rientravano erano seguiti passo passo per un'indagine i cui risultati sono stati tirati nei giorni scorsi. E che ha portato a sei denunce. Pedinavano gli impiegati dal parrucchiere ma non solo: ad esempio alla Stazione, dove si facevano la fototessera. E così via.


Nel mirino sei dipendenti, tre uomini e tre donne, tutti denunciati dalla Guardia di Finanza di Arezzo per
assenteismo dal lavoro. Per loro la Procura aretina ha già chiesto il rinvio a giudizio. In un caso due dipendenti uscivano dagli uffici per andare dal parrucchiere o a fare la spesa, come mostrano i filmati realizzati dai Finanzieri, mentre negli altri quattro facevano timbrare il cartellino da colleghi per arrivare piu' tardi o uscire prima.

 

redazione

NoWebCensure all'attacco dell'Agcom

Corriere della sera

 

Anonymous contro l'Autorità che adotterà il regolamento per la rimozione dei siti che violano il diritto d'autore

 

Una manifestazione di Anonymous

 

MILANO - Detto, fatto. La rete anonymous, a cui fanno riferimento hacker in tutto il mondo, ha preso di mira l'Autorità garante per le comunicazioni. Alle 12 è partito l'attacco, e un'ora dopo il sito era giù, non più raggiungibile, o comunque collegato alla rete con grande difficoltà. Al motto di «la libertà di avere internet libero è un diritto che nessuno deve ostacolare», hacker, ma anche semplici utenti, si sono scatenati, cliccando selvaggiamente: www.agcom.it. Che in breve è andato in tilt.

 

 

SU TWITTER E FACEBOOK - Anche i socialmedia hanno immediatamente raccolto l'appello alla mobilitazione. Il tag «nowebcensure» è diventato in breve il più seguito su Twitter, in testa alle tendenze in Italia, ed è subito partita una Twtition. Meno reattivo il mondo di Facebook, dove si conta un unico profilo dedicato all'argomento, ma con già un migliaio di aderenti.

 

LE MOTIVAZIONI DELL'ATTACCO - Al centro della protesta la fatidica data del 6 luglio, quando entrerà in vigore il nuovo regolamento sui contenuti pubblicati online che violano il diritto d’autore. «L’Agcom vorrebbe istituire una procedura veloce e puramente amministrativa di rimozione di contenuti online - si legge nella pagina dimostrativa dell'azione anonymous - considerati in violazione della legge sul diritto d’autore. L’Autorità potrebbe sia irrogare sanzioni pecuniarie molto ingenti a chi non eseguisse gli ordini di rimozione, sia ordinare agli Internet Service Provider di filtrare determinati siti web in modo da renderli irraggiungibili dall’Italia. Il tutto senza alcun coinvolgimento del sistema giudiziario».

 

Redazione online
28 giugno 2011

Gay, Buttiglione: "Esprimono disordine morale" E poi sfida il Cav: "So corteggiare meglio di lui"

di Redazione


Il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione torna a parlare dell'omosessualità e ribadisce quanto detto in precedenza: "E' un disordine morale". La risposta del Gay Center: "Offensivo e insensato". Poi lancia la sfida a Berlusconi: "So corteggiare le donne meglio di lui"




Milano - "Sui gay non ho cambiato parere". Il Presidente dell'Udc Rocco Buttiglione, in una intervista al settimanala "A", sottolinea come "sul piano politico e giuridico sono per la non discriminazione" nei confronti degli omossessuali."Ma su quello morale - ha detto- penso quello che pensa la Chiesa cattolica: l'omosessualità è un disordine morale. Se Dio ti ha dato un corpo da maschio non potrai mai essere donna. Non potrai mai avere una gravidanza. E fare finta di essere quello che non sei non ti fa stare bene, perdi una vita in cambio di una finzione".

Secca e repentina è arrivata la risposta del coordinatore di Gay Center Fabio Marrazzo: "Sui diritti delle persone lesbiche, gay e trans Rocco Buttiglione continua a dire cose offensive e prive di senso, rifugiandosi nelle citazioni religiose invece di affrontare i bisogni di milioni di persone che vogliono e che hanno il diritto di essere pienamente cittadini, come la nostra Costituzione afferma. Come l’Europa ci ha ricordato, le proprie convinzioni religiose non possono e non devono limitare la libertà altrui".

Poi Buttiglione sposta la discussione sulle donne e su Berlusconi e dice: "Io so corteggiare, lui no; e posso dimostrarglielo in qualsiasi momento". Buttiglione racconta le sue tecniche di seduzione e sfida il premier: "Non ricorda più come si ama. Anzi, con scelte e parole, ha appiccato un incendio nella società. I giovani ripetono quasi con orgoglio: "Amo le donne come Berlusconi". Bè, quello non è amare le donne. Amare è imparare a "leggere la loro testa, i loro sentimenti, le loro sensazioni, i loro stati d’animo". Il vicepresidente della Camera poi torna ad affondare il colpo: "Il premier ha una maledetta paura del mondo femminile. Le barzellette, le piccole volgarità, gli apprezzamenti da bar dello sport sono solo un modo per sfuggire l’impatto profondo con quell’universo. Ma più uno fa il gradasso, più uno tenta di ridurre la donna ad oggetto sessuale più vuol dire che si sente insicuro, incapace di gestire la situazione". 






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L'Italia come l'Olanda? Cassazione: "E' legale una pianta di marijuana"

di Redazione


Via libera alla coltivazione, sul terrazzo di casa, di una piantina di marijuana perchè il fatto, nonostante il rigido orientamento delle norme sugli stupefacenti, "non ha alcuna portata offensiva"




Via libera dalla Cassazione alla coltivazione, sul terrazzo di casa, di una piantina di marijuana perchè il fatto, nonostante il rigido orientamento delle norme sugli stupefacenti, non ha alcuna portata offensiva. Per questa ragione i supremi giudici hanno respinto il ricorso con il quale il procuratore generale della Corte di Appello di Catanzaro ha protestato contro l’assoluzione di un ragazzo di 23 anni sorpreso con una piantina di ’marià sul balcone della sua abitazione a Scalea (Cosenza). Con questo verdetto i supremi giudici - sentenza 25674 - sembrano volersi lasciare alle spalle quella giurisprudenza che ha stabilito che deve essere sempre punita la coltivazione di sostanza stupefacente.



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Resposabilità civile toghe Il Csm boccia le norme: "Indipendenza a rischio"

di Redazione

Il Consiglio superiore della magistratura boccia le nuove norme che prevedono la responsabilità civile dei giudici perché costituiscono "un rischio per i principi di autonomia e indipendenza della magistratura"




Roma - Le nuove norme sulla responsabilità civile dei giudici costituiscono un "rischio" per i "principi di autonomia e indipendenza della magistratura". Lo scrive il Consiglio superiore della magistratura in un parere sull’emendamento Pini, che prevede oltre al dolo e alla colpa, anche la manifesta violazione del diritto da parte delle toghe. Il parere, elaborato dalla sesta commissione, è stato approvato dal plenum del Consiglio con 19 voti favorevoli e quattro contrari, quelli dei consiglieri laici del Pdl Annibale Marini, Filiberto Palumbo, Bartolomeo Romano e Nicolò Zanon che, sollevando la questione della coincidenza temporale tra l’approcazione del parere e l’avvio della discussione alla Camera sull’emendamento alla legge Comunitaria, hanno denunciato il rischio che il Csm si comporti come una "terza Camera", e riproposto la questione dell’opportunità di fornire pareri, anche non richiesti, sull’attività legislativa del Parlamento. Affidata a una citazione la replica del vicepresidente del Csm, Michele Vietti: "Se non ora quando?", ha detto Vietti, ricordando che, nello "spirito di leale collaborazione" che anima l’attività del Consiglio è doveroso esprimersi prima che le norme siano approvate, anche per "segnalare al ministro eventuali ricadute negative". Dopo, ha sottolineato Vietti, si tratterebbe di un "intervento tardivo".

Rischio all'autonomia delle toghe Il Consiglio Superiore della Magistratura dunque boccia la proposta di modifica, in discussione al Parlamento, della responsabilità civile dei magistrati, poiché viene ritenuta un rischio "all’autonomia dell’ordine e all’indipendenza dei singoli magistrati". Nel documento approvato dal plenum si sottolinea che "è evidente che un rischio eccessivamente elevato di incorrere in responsabilità civile diretta o indiretta, avrebbe un effetto distorsivo sull’operato dei magistrati, i quali potrebbero essere indotti, al fine di sottrarsi alla minaccia della responsabilità, ad adottare, tra più decisioni possibili, quella che consente di ridurre o eliminare il rischio di incorrere in responsabilità, piuttosto che quella maggiormente conferme a giustizia".

Manifesta violazione del diritto In particolare si sottolinea che nella proposta di legge "il mero riferimento alla manifesta violazione del diritto conduce ad una dilatazione dell’istituto tale da ricomprendere nel suo ambito applicativo anche condotte connotate da colpa live, interpretazioni non conformi ai precedenti ovvero casi di mera responsabilità oggettiva". La nuova norma se approvata prevede anche la soppressione della clausola di "salvaguardia" che è contenuta nel secondo comma dell’articolo 2 della legge 117 del 1988: "L’eliminazione della clausola di salvaguardia - si legge nel parere del Csm - che tutela l’interpretazione normativa e la valutazione del fatto, pongono seriamente in rischio i principi di autonomia ed indipendenza della Magistratura e la diffusività dell’esercizio della giurisdizione come sino ad oggi conosciuti e delineati nella Costituzione".  "Fa parte dei doveri del Csm - ha detto il consigliere togato Vittorio Borraccetti - quello di intervenire sulle materie di giustizia. Abbiamo il dovere e il diritto di occuparcene". "È anomalo e paradossale - ha sottolineato il presidente della Cassazione Lupo - che un adattamento a una legge comunitaria sia invece in contrasto con il diritto dell’Unione europea. Infatti l’articolo 47 della Carta di Nizza impone come garanzia fondamentale l’indipendenza del giudice mentre l’attuale formulazione della norma prevede la responsabilità diretta del giudice senza limiti".



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La “città fantasma” di Huangshan? Mistero risolto

Fonte:Link

Una misteriosa città fantasma? Un miraggio? Un ologramma? O più semplicemente...


I giornali di tutto il mondo, compresa l’Italia, hanno raccontato in questi giorni il caso dello straordinario miraggio che si sarebbe manifestato nella città di Huangshan in Cina: in mezzo al fiume sarebbe comparsa misteriosamente una città fantasma, con tanto di palazzi, case e alberi. Un fenomeno inspiegabile, per alcuni, l’ennesimo complotto per nascondere un’arma segreta capace di proiettare ologrammi per altri. Io stesso stavo quasi per ipotizzare che potesse trattarsi di un caso di “fata Morgana”, il miraggio per cui interi tratti di terra (comprendenti o meno palazzi) possono essere “duplicati” in certe condizioni ambientali, quando approfondendo un po’ di più mi sono accorto che la soluzione era molto più semplice.

Un video in inglese diffuso su Youtube è diventato immediatamente virale in tutto il mondo, contribuendo a diffondere la notizia in maniera completamente deformata.

La verità è molto più prosaica. Probabilmente, l’idea che la città possa essere un miraggio di qualche sorta (o chissà che altro) deriva dal fatto che questi palazzi e alberi sembrano sbucare dalla nebbia e dall’acqua, qualcosa che normalmente non succede nella realtà. Peccato che questa apparente anomalia non tenga conto del fatto che Huangshan sia una delle tante città colpite dalle disastrose inondazioni in corso attualmente in Cina e che, finora, hanno provocato 178 vittime e nel complesso hanno danneggiato oltre 10 milioni di persone. Probabilmente, la falsa notizia deriva, oltre che dall’ignoranza circa la tremenda inondazione, anche da una pessima traduzione dal cinese, considerato che ad Huangshan proprio nessuno ha mai pensato che quegli edifici immersi nell’acqua nascondessero qualcosa di misterioso o inesplicabile (e probabilmente le persone intervistate sul ponte indicano i danni dell’alluvione e non qualche misteriose “città fantasma”).

In questo grafico realizzato dal fotografo Auki Henry si vede chiaramente come tutta la notizia sia semplicemente basata sul nulla. A sinistra una visione dall’alto di Huangshan, con l’indicazione del punto in cui è stato girato il video, messa a confronto a destra con gli edifici che sembrano comparire dalla nebbia. I palazzi e le case non sono un’illusione, ma spuntano in mezzo al fiume d’acqua solo perché ne sono stati travolti:

Ciascuno tragga le sue conclusioni.





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Lady Gaga, guai per un braccialetto "Una truffa il suo aiuto al Giappone"

Oltre 14 miliardi per rinfrescare i soldati in Afghanistan e in Iraq»

Corriere della sera


La denuncia dell'ex generale Usa Anderson: «Spesa per aria condizionata più alta del budget Nasa»




Impianti di aria condizionata in Iraq: le tende sono trattate con schiuma di poliuretano per risparmiare energia (Steven Anderson)
Impianti di aria condizionata in Iraq: le tende sono trattate con schiuma di poliuretano per risparmiare energia (Steven Anderson)
MILANO - Per gli Stati Uniti le guerre in Afghanistan e in Iraq sono un impegno estremamente costoso. Un ex generale dell’esercito ha calcolato ora a quanto ammonta la spesa per la sola aria condizionata. Ebbene, permettere a soldati e ufficiali di sopportare il grande caldo nel deserto rappresenta un budget a parte. Che supera addirittura quello previsto per la Nasa: oltre 14 miliardi di euro (20,2 miliardi di dollari per l'esattezza), l’anno.

I CONTI DEL GENERALE - A fare i conti è stato il generale in pensione Steven Anderson, con un computo che ha indispettito i contribuenti americani. Da sempre, infatti, le guerre finiscono sotto la lente d’ingrandimento di eserciti e governi anche per i costi che comportano: per le armi di ultima generazione; le munizioni; le apparecchiature tecniche; le basi militari; gli approvvigionamento dei soldati; l'equipaggiamento; gli stipendi. Solo che stavolta il generale ha cercato di trovare una risposta a qualcosa di molto più banale: quanto costa alle forze armate degli Stati Uniti non dover far sudare le proprie truppe.

BENZINA COME L’ORO - Soprattutto il conto della benzina che serve per alimentare gli impianti è salato, ha spiegato il generale nel corso della trasmissione All Things Considered, sull’emittente radiofonica National Public Radio (Npr). Se si somma tutto, a cominciare dal trasporto del carburante in regioni remote, tutte le misure di sicurezza fino all'infrastruttura necessaria, «allora parliamo di oltre 20 miliardi di dollari», ha detto Anderson. Infatti: per alimentare un condizionatore d’aria in un remoto avamposto in Afghanistan «serve un gallone di carburante che arriva via nave a Karachi, in Pakistan; quindi condotto per 800 miglia (1.300 km) in 18 giorni per l’Afghanistan su strade che a volte sono poco più che «sentieri delle capre». Senza considerare inoltre i continui rischi, quali gli assalti, associati allo spostare carburante su quelle strade. Secondo l'ex generale più di un migliaio di soldati americani sono rimasti vittime su convogli che trasportavano carburante, da tempo oramai considerati obiettivi primari dai ribelli.

PIÙ DEL BUDGET DELLA NASA - La somma di 20,2 miliardi di dollari per il funzionamento dei condizionatori d'aria di soldati americani in Afghanistan e Iraq - riferisce Npr- è superiore al bilancio della agenzia spaziale statunitense Nasa. Ed è anche più di quanto aveva pagato la compagnia petrolifera Bp per il disastro ambientale causato dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.

SOLUZIONE ECOLOGICA - Anderson sottolinea che un minor consumo di carburante avrebbe anche un vantaggio strategico non indifferente: un comandante in Afghanistan gli ha infatti riferito che è costretto a interrompere per almeno 48 ore le azioni militari perché ogni due settimane deve mandare i suoi uomini a prendere carburante. Tuttavia, propone il generale, una soluzione per risparmiare energia ci sarebbe. Esperimenti in Iraq hanno dimostrato che si può ottenere un risparmio energetico del 92 per cento spruzzando schiuma di poliuretano sulle tende dei militari. L’interesse per queste varianti ecologiche, aggiunge Anderson, è assai limitato.

Elmar Burchia
28 giugno 2011



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«Shakespeare fumava marijuana»

Corriere della sera


Equipe sudafricana: «Era anche cocainomane»



La tomba di Shakespeare a Stratford
La tomba di Shakespeare a Stratford
MILANO - Shakespeare fumatore di marijuana e cocainomane. Nel corso degli ultimi secoli sono state formulate decine di teorie bizzarre sulla vita privata del grande poeta britannico. Ma quella presentata da alcuni scienziati sudafricani è davvero singolare. Un’équipe di studiosi guidati dall'antropologo Francis Thackeray, direttore dell'Istituto per l'evoluzione umana di Johannesburg, ha presentato una formale richiesta alla Chiesa d'Inghilterra per riesumare il corpo del mitico bardo di Stratford-Upon-Avon, sepolto nella chiesa della città che gli ha dato i natali. Lo scopo è individuare non solo le cause della morte del poeta, ma anche studiare i resti del suo corpo per scoprire se l'autore di Amleto e di Giulietta e Romeo fosse un abituale consumatore di erba e di cocaina.

LE PROVE - L'antropologo sudafricano ha raccontato alla stampa internazionale di avere scoperto «prove di cannabis» e «segni che riportano alla cocaina» su diverse pipe trovate nel giardino nell'antica casa di Shakespeare. Le sue dichiarazione hanno provocato rabbia e incredulità tra i tanti fan di Shakespeare sparsi per il mondo, ma se la riesumazione del corpo fosse autorizzata, ogni dubbio potrebbe essere sciolto: «Se troviamo solchi tra i canini e gli incisivi - dichiara lo studioso all'Atlantic Wire ciò potrebbe aiutarci a dimostrare che egli masticava cocaina oltre che fumare marijuana». Tuttavia con la riesumazione si potrebbe capire che stile di vita conducesse il poeta durante la sua vita terrena: «Speriamo di ottenere un'immagine chiara della vita che faceva, delle malattie di cui ha sofferto e speriamo anche di sapere come è morto - rivela al Daily Mail l'antropologo -. Il nostro sogno sarebbe quello di pubblicare uno studio definitivo sul poeta entro il 2016 quando ricorreranno i 400 anni dalla sua morte».

LA MALEDIZIONE DELLA TOMBA - La riesumazione potrebbe mettere in discussione anche un'altra verità storica. Fino ad oggi si pensava che la cocaina fosse arrivata in Inghilterra solo nel XIX secolo: «Gli spagnoli già la usavano in America, ma il fatto che fosse fumata in Inghilterra in questo periodo sarebbe un vera e propria scoperta». Da parte sua Shakespeare non avrebbe gradito che il suo corpo fosse riesumato. Sulla sua tomba è incisa una frase inequivocabile ed è forse il motivo per cui mai nessuno ha tentato di riportare alla luce i resti del grande bardo. L'iscrizione recita: «Sia benedetto l'uomo che rispetta queste pietre e maledetto chi sposta le mie ossa». La maledizione di Shakespeare non preoccupa il team di antropologi. Le tecniche scientifiche più moderne permetterebbero agli studiosi di esaminare lo scheletro del poeta senza spostarlo nemmeno di un centimetro.

Francesco Tortora
28 giugno 2011



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Colpì con casco un 15enne al corteo, tre anni di reclusione per il pizzaiolo

Corriere della sera

 

Manuel De Santis, 20 anni, è stato condannato ma resterà agli arresti domiciliari e potrà lavorare
Partecipò agli scontri a Roma del 14 dicembre

 

ROMA - Tre anni di reclusione e conferma degli arresti domiciliari: questa la decisione del giudice dell'udienza preliminare di Roma, Silvia Castagnoli, nei confronti di Manuel De Santis, l'apprendista pizzaiolo di 20 anni che, durante una manifestazione di studenti del 14 dicembre scorso nel centro di Roma, in concomitanza con il voto di fiducia al governo, colpì con un casco alla testa Cristiano, 15 anni, procurandogli, tra l'altro, una frattura nasale scomposta.

 

DOMICILIARI CONFERMATI - Nel confermare gli arresti domiciliari, il gup ha comunque ribadito che il giovane potrà andare a lavorare in pizzeria tutti i giorni dalle 15 alle 22.30, escluso la domenica. Il processo, per l'accusa di lesioni gravi, si è svolto con il rito abbreviato; il pubblico ministero Luca Tescaroli aveva chiesto la condanna di De Santis a due anni di reclusione. Secondo quanto si è appreso, il giovane ha già risarcito con 25 mila euro la famiglia di Cristiano (il colpo di casco scagliato procurò al 15enne la compromissione dell'attività respiratoria).

 

Ansa)

28 giugno 2011

A Cuba i gay sfidano il governo

La Stampa

La comunità omosessuale scende in piazza senza autorizzazione. Numerose pressioni della polizia
sugli organizzatori della sfilata




YOANI SANCHEZ

Il Paseo del Prado mette in mostra le sue belle sculture di leoni, fuse a partire da munizioni e armi della nostra guerra d’indipendenza. Quando fu inaugurato con le ampie panchine di marmo e i frondosi alberi ai due lati, si trasformò rapidamente in un luogo d’incontro e di svago. Parte della sua ampia struttura venne edificata proprio dove una volta c’era la muraglia dell’Avana, che separava la parte dentro le mura della città e la cittadella che stava crescendo intorno. Oggi, questo viale scorre tra il centro storico affollato di turisti e l’altra parte della capitale piena di gente ammucchiata e di strade distrutte. I felini di bronzo, nonostante tutto, continuano a mostrare la stessa nobiltà d’un tempo, il vecchio sogno di grandezza che la nazione accarezzava agli inizi del XX secolo.

Anche il Prado, il nostro Prado, ha vissuto momenti di totale oblio solo perché era stato ideato e costruito durante la Repubblica. Quando la storia fu riscritta di nuovo e i vincitori dipinsero con colori cupi tutto il passato, neppure la criniera e le fauci di quelle statue si salvarono dalla critica. Un viale così centrale finì per essere dimenticato, non dalle persone che continuavano a passeggiare lungo la strada alberata, ma dalla retorica ufficiale.

Di fatto non si citava mai il suo ampio viale dotato di parco centrale durante i programmi televisivi, né venivano organizzate attività ludiche o politiche all’ombra dei suoi alberi. Tuttavia, i venditori casuali, i bambini che vivevano nelle vicinanze, le coppiette che cercavano un luogo appartato per scambiarsi effusioni, approfittarono della mancanza d’interesse istituzionale e si appropriarono del Prado. In uno dei suoi incroci più centrali venne installata la cosiddetta “borsa della permuta”, una sorta di mercato alternativo di scambio di case in un paese dove è ancora proibita la compravendita di abitazioni. Solo molto tempo dopo, lo storico della città recuperò quella lunga strada appartata. Cominciò un breve periodo di restauro, ma il Paseo del Prado rimase nelle mani dei passanti e dei bambini, perché fino a oggi ogni sua piccola parte mette in evidenza uno splendore passato che infastidisce il potere.

Invece, Piazza della Rivoluzione, con le riunioni di massa e i lunghissimi discorsi di cui è teatro, non ha mai potuto essere un luogo spontaneo di aggregazione. È la grande differenza tra un posto che un popolo sceglie per veder giocare i suoi figli, riposare alcuni minuti prima di proseguire il cammino o fermarsi a osservare il tramonto, e un altro dove viene spinto ad andare in massa, come fosse un plotone. Sembrava proprio che con le loro zanne immortalate in un gesto di sfida, le sculture dei leoni si fossero sempre burlate dei lunghi anni di abbandono istituzionale. Nonostante volessero sminuirne l’importanza, loro continuavano a essere i preferiti delle persone che venivano dalla provincia per scattare una foto ricordo del soggiorno all’Avana.

Forse per tutta questa storia a metà strada tra fastosità e omissione, il Paseo del Prado è stato il luogo prescelto per celebrare il giorno dell’orgoglio gay a Cuba. Una comunità appartata, che ha dovuto subire per decenni il machismo culturale e le politiche repressive dello Stato, vuole sfilare per strada il prossimo 28 giugno. La convocazione è stata proclamata da un gruppo alternativo che tutela i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Le pressioni della polizia politica sui principali organizzatori si sono fatte sentire sin dal momento dell’annuncio, ma fino a oggi l’idea è ancora valida. Nel frattempo, Mariela Castro - figlia del presidente in carica - continua a negare dal suo centro studi in materia sessuale (CENESEX) la necessità di organizzare simili manifestazioni pubbliche.

Al suo posto, la nota psicologa, ha proclamato lo scorso 17 maggio una giornata per celebrare la data in cui l’organizzazione mondiale della salute ha cessato di considerare l’omosessualità come un disturbo psichico. Ma da qui a permettere che la comunità LGBT cubana sfili in maniera autonoma e scenda per le strade a festeggiare la sua diversità, ce ne corre. Fino a questo momento le campagne per far accettare la libera scelta amorosa, sono state nelle mani delle istituzioni ufficiali,senza lasciare che fossero gli stessi interessati a rappresentare le loro istanze. È chiaro che tutto questo rientra nell’impossibilità di associarsi liberamente, mancanza cronica dell’intera società cubana.

Con un gesto di sfida, i promotori della celebrazione per il giorno dell’orgoglio gay, hanno cominciato a diffondere inviti per tutta la città. La componente contagiosa tipica delle reti d’informazione alternativa è dalla loro parte. Ma va messo in conto che un paio di giorni prima della sfilata della diversità, la Sicurezza di Stato possa arrestare o minacciare molti di loro. Qualcosa di simile è già accaduto in passato e ha fatto naufragare identici progetti. Nonostante tutto, la scelta del Paseo del Prado come luogo per l’incontro, avvantaggia e protegge chi riuscirà ad arrivare fino a lì.

I turisti con le loro inquiete macchine fotografiche, i bambini curiosi che si muovono da una parte all’altra, le coppiette incaute che si abbracciano sedute sulle panchine, senza rendersene conto faranno da scudo protettore. E i leoni - sì, proprio i leoni! - vivranno ancora una volta il loro momento di gloria, tra vestiti sgargianti, stelle filanti, canti di diversità e strette di mano. In quel giorno, gli artigli e le criniere fuse nel bronzo di una guerra passata, sembreranno meno aggressivi, con una dose in meno di testosterone, con un pizzico in più di splendore.

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi





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I buchi più spettacolari della terra

La Stampa




Nel parco nazionale di Yellowstone, nel Wyoming, si trova la Morning Glory Pool, una piscina naturale le cui tinte sfumano dall'azzurro all'arancione, colori dovuti ai batteri che vivono nell'acqua. Uno spettacolo minacciato dagli atti vandalici dei visitatori più incivili che, lanciando lattine, monetini ed altri oggetti, hanno alterato lo splendore originale di questo luogo.


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Bagna con il latte del suo seno i poliziotti: arrestata

Il Messaggero


ROMA - Quando si dice utilizzare un'arma a sorpresa! Quella messa in campo da una donna della contea del Delaware, negli Stati Uniti, contro i poliziotti che la volevano far scendere dall'auto, è stata addirittura il proprio seno. Sì, perché per allontanare gli agenti ha spruzzato il latte della sua mammella destra. Una mossa non proprio gradita dai poliziotti che l'hanno arrestata con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale.

Questa la singolare chiusura di un episodio iniziato con un pranzo di nozze e ricostruito nei particolari dalle autorità della contea. La donna, invitata col marito a una festa di matrimonio, durante il ricevimento comincia a litigare con il consorte, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo. Esasperato, l'uomo, ripetutamente colpito dalla coniuge davanti agli altri ospiti, decide di chiamare la polizia. Barricatasi nella propria auto, la donna si rifiuta di scendere all'arrivo degli agenti. Mentre cercano di tirarla fuori a forza, ecco la strana minaccia, sul momento non colta dai poliziotti: quella di essere madre di neonato. Ma alle parole seguono i fatti; dopo averli investiti con una serie di oscenità, infatti, la donna irrora gli increduli agenti col latte del suo seno destro, appena estratto dal vestito. Da lì l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale e l'arresto.


Martedì 28 Giugno 2011 - 10:50    Ultimo aggiornamento: 11:14




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Val di Susa, espugnato il presidio No Tav La polizia mette in fuga i manifestanti

Corriere della sera

Cariche anche sull'autostrada Torino-Bardonecchia. Il leader della protesta: perso un round, non la guerra


dal nostro inviato MARCO IMARISIO

CHIOMONTE (Torino) - Espugnato il presidio dei No Tav in val di Susa. Attraverso un'imponente operazione, 2.500 poliziotti sono riusciti a sfondare tutti gli ostacoli e i blocchi creati dai manifestanti sulla strada dell'Avanà, a Chiomonte (Torino), che portava nell'accampamento della protesta. Ovvero, l'area della Maddalena dove sorgerà il cantiere per la linea dell'Alta Velocità Torino-Lione, occupata dai No Tav dalla fine di maggio. Una sorta di bastione, su una rupe scoscesa, che le forze dell'ordine hanno conquistato attraverso una pala meccanica e un fitto lancio di lacrimogeni. I manifestanti sono stati costretti alla fuga per le vigne e i boschi che costeggiano l'area. Numerosi, in lacrime: «È la fine della Libera Repubblica di Chiomonte». Sul posto sono arrivati anche i sindaci locali per «trattare la resa». Violento, invece, il corpo a corpo sull'autostrada Torino-Bardonecchia, che, all'altezza della galleria di Ramat, confina con il cantiere. Qui gli agenti hanno aperto la seconda breccia contro i No Tav. I militanti hanno lanciato estintori e pietre, la polizia li ha sopraffatti con cariche. Negli scontri sono rimaste ferite o contuse 80 persone nessuna, pare, in modo molto grave. Si tratta di quaranta manifestanti: venti sono stati medicati alla tenda del pronto soccorso del presidio e venti si trovano all'ospedale. Degli altri quaranta feriti, 27 sono poliziotti, undici sono carabinieri e due finanzieri.

AL VIA I LAVORI - Obbedendo all'ordinanza di sgombero firmata dal prefetto di Torino, Alberto Di Pace, il popolo No Tav ha smontato le tende già in mattinata. E subito sono iniziati i lavori preliminari in vista dell'apertura del cantiere. «Abbiamo perso un round, non la guerra» commenta il leader del movimento - Alberto Perino -. Abbiamo resistito poi le forze dell'ordine hanno sparato migliaia di lacrimogeni. Adesso dobbiamo portare via tutti i materiali dalla Maddalena. Poi vedremo il da farsi, di certo non siamo sconfitti».

L'ACCERCHIAMENTO - I primi blindati delle forze dell'ordine erano stati avvistati sulle strade della Valsusa alle 4 e 30 del mattino, facendo scattare l'allarme generale - lanciato con fuochi d'artificio - nel presidio dei No Tav. L'autostrada Torino-Bardonecchia era stata chiusa alle 4 e 40.

Molti No Tav indossavano i caschi e via dell'Avanà era diventata un percorso a ostacoli con barricate di massi, pali di legno e acciaio, filo spinato. Dietro a ogni barricata, decine di persone. Il colpo decisivo è arrivato intorno alle otto del mattino, quando la polizia ha sfondato la barricata dei miltanti all'altezza della centrale idroelettrica di Chiomonte. È da quel momento che gli agenti hanno iniziato la marcia verso il presidio della Maddalena con 41 blindati. I No Tav hanno reagito con bombe carta, sassi, vernice e incendi alle barricate ma la polizia è riuscita a rimuovere mano a mano i blocchi stradali allestiti dai manifestanti (in tutto una quindicina).

I MANIFESTANTI - A sostenere la protesta, sono stati quasi tutti militanti dei centri sociali del Nord, giunti a Chiomonte domenica notte. Sul piazzale, invece, non c'erano più abitanti della Valsusa. Al punto che, nel corso della mattinata, la loro presenza è stata richiesta a gran voce dagli incappucciati neri non pratici della zona. Dentro il presidio c'erano almeno 500 persone. Secondo testimoni e radio Blackout, emittente vicina ai No Tav, dopo aver abbandonato la postazione i manifestanti si sarebbero diretti verso Bussoleno

MARONI: BENE LA POLIZIA - «È andata bene, è stato aperto il cantiere, le forze dell'ordine si sono comportate molto bene» è il lapidario commento del ministro dell'Interno Roberto Maroni che, al termine della riunione della segreteria politica della Lega nord in via Bellerio, ha così difeso l'operato degli agenti impegnati negli scontri con i manifestanti.

27 giugno 2011

Ecco l’esproprio proletario: teatro a costo zero

di Andrea Cuomo


La Guzzanti diventa impresaria di una struttura di Roma occupata dagli attivisti di "Action": sul suo blog i programmi delle serateIl locale è stato scippato a una imprenditrice che paga 15 mila euro al mese di affitto



RomaGli espropri proletari esistono ancora. E sono compiuti non in un clima di riprovazione generale, ma anzi con il plauso delle istituzioni e la complicità di personaggi famosi. Come Sabina Guzzanti, che si ritrova a beneficiare di uno spazio gratuito in un cinema «scippato» al legittimo affittuario in una zona trendy di Roma.

La storia che vi raccontiamo ha come scenario il quartiere San Lorenzo, uno dei più «rossi» della capitale. Qui, in piazza dei Sanniti, si trova l’ex cinema Palazzo, luogo storico dello spettacolo romano da un ventennio in abbandono: dopo la chiusura ha avuto un inglorioso curriculum dapprima come sala biliardo, poi come sala bingo, prima del definitivo abbandono. Così, dove decenni fa Ettore Petrolini strappava risate ai romani, agivano indisturbati tossicodipendenti e balordi di ogni risma. P

oi, lo scorso dicembre, uno spiraglio di luce: la struttura viene presa in affitto da una società, la Camene Spa, che intende realizzarvi una struttura polifunzionale destinata a ospitare spettacoli, mostre, eventi e le Vlt, nuove macchine da gioco legali autorizzate dal ministero delle Finanze, per le quali l’amministratrice delegata Francesca De Franceschi ottiene la concessione governativa e il placet del commissariato di zona. Iniziano i lavori, che vengono bruscamente interrotti il 15 aprile, quando una ventina di figuri si introducono nel cantiere e, al grido di «no al casinò a San Lorenzo!», lo occupano, minacciando e allontanando con modi spicci, secondo la denuncia sporta dalla stessa De Franceschi, gli operai al lavoro.

Un commando non di avventurieri, ma di veri professionisti dell’«okkupazione». Tra essi quell’Andrea Alzetta, soprannominato Tarzan, consigliere comunale capitolino nonché leader di Action, la centrale che gestisce le occupazioni immobiliari di appartamenti o interi edifici sfitti o abbandonati per conto dei senzatetto. Solo che in questo caso non ci sono immigrati o sfrattati a cui garantire un tetto, ma il desiderio di sottrarre uno spazio al legittimo uso di un’imprenditrice che paga 15mila euro al mese per esso.

Naturalmente Action e l’ambiente dell’estrema sinistra romana hanno avuto gioco facile nell’ammantare di fini nobili l’esproprio: il grido di allarme contro il cosiddetto «casinò di San Lorenzo» ha trovato orecchie molto compiacenti nei residenti dell’area e nel mondo della cultura e dello spettacolo. Tanto che anche le forze dell’ordine esitano a intervenire. Peccato che il Cinema Palazzo sia stato per tanti anni una bisca e un covo di malaffare nell’indifferenza generale. Sciocco occuparlo quando è un buco nero, un dente cariato: meglio farlo quando i lavori quasi ultimati lo hanno già trasformato in un gioiellino. E che dire dei cinquanta nuovi posti di lavoro che aspettano altrettanti giovani?

Tutti argomenti indifferenti a chi ha legittimato il blitz del 15 aprile. Come il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, secondo il quale «bisogna far tutto affinché spazi come questo, nel rispetto dei privati e del mercato, possano mantenere intatta la loro valenza sociale». E come Sabina Guzzanti che, dopo aver inutilmente cercato di affittare in prima persona la struttura prima di rinunciare per ragioni economiche (aggravate certamente dalla truffa subita da Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli), ha sostenuto con grande vigore - anche sul suo blog - l’occupazione della sala, nel frattempo ribattezzata Vittorio Arrigoni, in onore del pacifista italiano ucciso a Gaza lo stesso 15 aprile.

Dopo l’occupazione l’attrice si è comportata quasi da impresaria del locale, annunciando sul blog i programmi delle serate (con la proiezione del suo film Draquila) e invitando nuovi talenti comici a esibirsi: «Ci sarò io a darvi il calcio nel sedere (così vuole la tradizione)». La Guzzanti sempre sul blog alimenta la voce che dietro la Camene Spa ci siano i Casamonica, famiglia nota a Roma per i traffici non sempre legali. Ma tra i commenti ai suoi post c’è chi non si lascia incantare: «La signora Guzzanti - spiega Vittorio il 21 aprile - ha chiamato i suoi amici di Action per fare occupare il locale cinema Palazzo e in nome della cultura fa proclami per cercare di avere gratis quello che le è sfuggito di mano».



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Rabbia "grillina" contro il guru imposto dal capo

di Paolo Bracalini


Il popolo della rete si scatena contro il comico: "Guardate a me sta cosa di Grillo che se ne fotte sempre e comunque di quello che pensiamo noi da fastidio da parecchio, da quando s’e’ inventato il Non Statuto, per la precisione, senza consultare nessuno"



Roma

Un lavoraccio tenere a bada i grillini, non ci riesce neppure Grillo. La sua «rete» al minimo sussulto gli si rivolta contro, proprio quello strumento di democrazia diretta teorizzato dal guru Casaleggio (vero dominus, insieme al comico, del movimento) diventa un boomerang pronto a rinfacciargli poca trasparenza e una gestione padronale del non-partito. Ultimo esempio, la riunione nazionale degli eletti, convocata a Milano il 18 giugno, con modalità che sui meet-up Cinque stelle vengono criticate (come racconta Tommaso Caldarelli sul sito Giornalettismo).

«Qualcuno mi sa spiegare cosa è successo, visto che circolano strane voci su decisioni già prese a monte, senza sentire gli eletti presenti?» si domanda un grillino. Quel che è successo in quella riunione lo racconta l’ex-candidato a sindaco di Torino per la lista 5 Stelle, Vittorio Bertola, sul forum del M5V Piemontese. Un racconto da cui emerge il ruolo dei fratelli Casaleggio, Davide e Gianroberto, proprietari della Casaleggio & Associati che produce tutto per Grillo, dal sito internet ai dvd ai contenuti (come la mappa della borsa italiana).

«Abbiamo iniziato alle 11 e qualcosa, Beppe ha detto due parole facendo i complimenti agli eletti e poco più. Casaleggio jr. ha presentato i numeri del Movimento dopo le elezioni - racconta Bertola -, poi ha presentato quattro persone a cui sono state assegnate da loro delle attività». Quattro responsabili nazionali del Movimento, o qualcosa del genere. Ma scelti da chi? Lo chiede, e davanti a Grillo e Casaleggio, Davide Bono, consigliere regionale in Piemonte e già candidato del M5S alla presidenza della Regione.

E succede questo: «Strappo il microfono alle 14.30 chiedendo lumi: chi ha deciso chi e se sono ruoli tecnici o politici? Mi si risponde che se qualcuno del territorio me lo chiede devo mandarlo a fan...». Una prassi, evidentemente, nel movimento che ha lanciato i Vaffa-day, rivolti anche ai suoi stessi militanti se fanno domande che non vanno. Il dibattito esplode sui meet-up (che ovviamente diranno fino alla noia che noi stiamo strumentalizzando e che non è vero etc etc...), accessibili on line. Cliccare per credere. Molti attaccano proprio Grillo.

«Guardate - scrive un grillino, almeno così sembra -, a me sta cosa di Grillo che se ne fotte sempre e comunque di quello che pensiamo noi da fastidio da parecchio, da quando s’e’ inventato il Non Statuto, per la precisione, senza consultare nessuno. Che noi abbiamo un serio problema di democrazia interna penso sia ormai arcinoto». Mauro Conte è pronto a ri-sfanculare: «Eh no, miei cari! Il movimento siamo noi e imposizioni dall’alto non ne accettiamo. Chiunque siano i quattro nominati, non voglio neanche saperlo, io non ne riconosco né il ruolo né una eventuale autorità. Se Grillo mi manda aff..., io mando aff... lui. Ognuno vale uno. Punto». «Che ci stia prendendo tutti per il culo?» scrive il M5S di Sesto San Giovanni. Non è l’unico (meet-up) a chiederselo.



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Eco-talebani al Wwf: "Fa affari con chi inquina"

di Angelo Allegri


Un documentario della tv pubblica tedesca fa tremare l’organizzazione che si difende: collaboriamo con tutti, non siamo fondamentalisti alla Greenpeace. L'accusa: non fa nulla contro gli ogm e protegge le tigri per spillare soldi ai ricconi



Il panda del Wwf è finito nei guai. E ora i vertici dell’associazione temono il disastro. Tutta colpa di un’inchiesta trasmessa qualche giorno fa da un canale della televisione pubblica tedesca. Per più di un anno Wilfried Huismann, tra i più noti documentaristi di Germania, spesso premiato in festival del settore, ha seguito in giro per il mondo le attività della più grande e nota associazione naturalistica internazionale. Il risultato, Il silenzio dei panda. Quello che il WWf non dice, è un disastro, almeno in termini di comunicazione: anzichè proteggere la natura, sostiene il film, l’associazione appoggia e guadagna grazie a una serie di accordi con aziende chimiche e delle biotecnologie che favoriscono deforestazione e sviluppo delle coltivazioni geneticamente modificate. Un anatema per gli ecologisti più arrabbiati. E un rischio terribile per le casse del gruppo, che riceve ogni anno circa 500 milioni di euro in donazioni e che teme di vedere disseccarsi la sua principale fonte di finanziamento. Tanto più che solo poche ore dopo la messa in onda il filmato è finito su youtube, trasformando la crisi da tedesca a globale.

La lista delle accuse si apre con il racconto della situazione nel Gran Chaco, enorme ecosistema in parte semiarido tra Argentina, Bolivia, e Paraguay. Qui il WWf ha dato il suo via libera ai progetti della multinazionale Monsanto per l’estensione della monocultura della soia, con l’uso di sostanze chimiche come i fosfati e di piante geneticamente modificate. In Indonesia, invece, l’associazione raccoglie donazioni per la protezione degli orang-utang del Borneo. Ma i soldi raccolti non si sa che fine facciano visto che nessun progetto è stato avviato. In compenso la filiale locale, in cambio di sostanziosi finanziamenti, ha dato il suo bollino di iniziativa «ecologicamente sostenibile», riconoscimento utilissimo da spendere presso i consumatori occidentali, all’attività di una società che disbosca la foresta primaria per sostituirla con coltivazioni di olio di palma.

In India a lamentarsi sono gli ecologisti locali. Il Paese è per il Wwf una specie di fiore all’occhiello: dal 1974 ha avviato un progetto per la protezione della tigre. Il problema è che col tempo gli animali si sono trasformati solo in una preziosa fonte di reddito. Nella riserva che dovrebbe tutelarli l’associazione ha creato strutture turistiche e acquistato oltre 150 jeep con le quali i turisti più ricchi (la visita costa 10mila euro) possono scorrazzare in lungo e in largo contribuendo, secondo le accuse, alla distruzione dell’habitat naturale. L’elenco potrebbe continuare e all’immagine ecologista dell’associazione non giova che il suo vicepresidente internazionale, un americano, intervistato nel documentario, si dichiari risolutamente a favore delle coltivazioni geneticamente modificate.

Di fronte alla gragnuola di colpi l’associazione si difende citando alcuni errori fattuali e rivendicando la sua filosofia di fondo, ispirata al dialogo con le forze economiche e le imprese: noi non siamo fondamentalisti come Greenpeace, è il ragionamento. E del resto per l’associazione accuse di «collaborazionismo» con l’establishment industriale non sono nuove. Da sempre il vertice internazionale vede la presenza di manager dell’economia e di esponenti di alcune delle famiglie più aristocratiche d’Europa. Agli occhi dei duri e puri dell’ecologismo militante il peccato originale è addirittura nel nome di alcuni dei soci fondatori, come il principe Bernardo d’Olanda e il principe Filippo d’Edimburgo, che ne è stato a lungo presidente. Il marito della regina Elisabetta è stato tra l’altro un famoso cacciatore. Tanto da giustificare la malignità di qualche rivale: vogliono salvare gli animali, certo. Per ucciderli con una bella battuta di caccia di quelle di una volta.



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