mercoledì 29 giugno 2011

Tutti "guardoni" sulla scala mobile di un centro commerciale

Il Mattino


Una provocazione, niente altro che una provocazione. Ma guardate che effetto fa una ragazza che fa finta di sistemarsi le scarpe mentre sale sulla scala mobile di un centro commerciale




Mercoledì 29 Giugno 2011 - 15:08    Ultimo aggiornamento: 15:10



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Ecco la democrazia dei manifestanti anti Tav: "Sul Tav di Torino impiccheremo Chiamparino"

di Redazione


I no Tav continuano la loro protesta. E prendono di mira l'ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Su un vagone del treno Frecciarossa sono comparse alcune scritte: "Sbirri infami", "Sul Tav di Torino impiccherò Chiamparino". E a Livorno, a causa delle minacce di esponenti della sinistra antagonista, Chiamparino annulla un convegno 




Torino - I No Tav hanno preso di mira l'ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Il motivo? Essere favorevole ai lavori della linea ad altà velocità Torino-Lione. Contro Chiamparino sono comparse alcune scritte minatorie firmate No Tav (con la V che diventa una A rovesciata, quasi a richiamare il simbolo dell’anarchia) sulla motrice del treno Frecciarossa, in esposizione davanti alle Officine grandi riparazioni, polo museale dove è in corso la mostra sul 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Accanto alle scritte minacciose all’indirizzo dell’ex sindaco di Torino, che questa mattina su due quotidiani ha lodato l’intervento delle forze dell’ordine di ieri al presidio No Tav di Chiomonte, c’è anche una scritta ingiuriosa all’indirizzo della polizia. Si tratta di scritte verdi ben leggibili, in un luogo di Torino che da marzo richiama folle di turisti e visitatori da tutta Italia. Scritte che riportano queste diciture: "No Tav", "Sbirri Infami" e "Sul Tav di Torino impiccherò Chiamparino".

A Livorno minacce dagli antagonisti E come se non bastasse, Chiamparino ha dovuto annullare un incontro a Livorno, organizzato a margine di una mostra fotografica, dopo che erano state annunciate contestazioni all’esponente del Partito Democratico da gruppi della sinistra antagonista e di altri che sostengono la battaglia dei No Tav in Piemonte. Ieri pomeriggio alcune decine di persone erano scese in piazza organizzando un corteo spontaneo per le strade della città in solidarietà di coloro che partecipano le proteste in Val Susa e che sono state coinvolte negli scontri con le forze dell’ordine. Durante il corteo la protesta si è rivolta contro alcuni circoli del Partito Democratico: i manifestanti avevano "chiuso" simbolicamente le sedi con un nastro rosso e bianco. Il confronto si era svolto anche con alcuni brevi momenti di tensione e grida tra i partecipanti al corteo da una parte e i simpatizzanti dei circoli dall’altra. L’incontro di stasera era stato organizzato ai Bottini dell’Olio, nel quartiere della Venezia, nell’ambito di una mostra fotografica di Laura Lezza ("Il candidato. I candidati. Potere politico a Livorno").



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I cronisti fanno da scudo umano Sfratto rinviato per Orsino

Corriere del Mezzogiorno


L'ex imprenditore aveva in una lettera minacciato di darsi fuoco all'arrivo dell'ufficiale giudiziario


NAPOLI - Gli hanno fatto da «scudo» i giornalisti. Tanti giovani cronisti, molti freelance, della zona vesuviana accorsi in viale delle Acacie a San Sebastiano dopo che Luigi Orsino, ex imprenditore vittima di racket, ha minacciato di darsi fuoco stamattina alle 9 in punto. Ovvero, l'ora in cui si è presentato l'ufficiale giudiziario per pignorargli la casa. In una lettera pubblicata dal Corriere, Orsino manifestava il folle proposito suicida: cospargersi di benzina in stile bonzo vietnamita. Esasperazione che nasce dalla sua storia, dai contorni a dir poco grotteschi (leggi): vittima della camorra e dei ritardi dello Stato.

Ma torniamo in viale delle Acacie, teatro della tragedia sventata: alle 9 di stamattina s'è formato una sorta di «scudo umano» di solidarietà composto dai cronisti e dal presidente dell'associazione antiracket di Portici Sergio Vigilante, alla presenza del comandante dei carabinieri della caserma di San Sebastiano, davanti alla dissestata villetta dell'ex commerciante, ridotto sul lastrico dall'usura e dal pizzo. Morale: l'ufficiale giudiziario ha «eccezionalmente», racconta Orsino, concesso un'ulteriore proroga, la terza, al prossimo 7 settembre.

INCHIESTA - La vicenda dell'imprenditore è legata alla chiusura dell'inchiesta sugli usurai che l'hanno stritolato. Non solo: anche l'accesso al fondo nazionale vittime di usura resta una chimera. Al primo parere negativo del tribunale di Napoli è seguito un suo ricorso al Tar. Si vedrà. Intanto, Orsino, con moglie e figlio, vive in condizioni di indigenza, senza reddito alcuno, godendo della solidarietà del Comune di San Sebastiano. Gli resta la casa, ma lo sfratto incombe. Oggi è stato rinviato, se ne riparla dopo l'estate.


Alessandro Chetta
29 giugno 2011




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A Milano la politica cerca i voti mafiosi»

Corriere della sera

Il gip Gennari impegnato in inchieste sulla 'ndrangheta sul rapporto perverso tra boss e uomini delle istituzioni

«Reati difficili da perseguire»

MILANO - «Nelle nostre indagini trattiamo nomi della mafia milanese e lombarda noti a tutti da oltre vent'anni. Come fanno i politici a dire di non conoscerli?». Un interrogativo retorico quello di Giuseppe Gennari, magistrato che di Mafia al Nord se ne intende. Nonostante la giovane età, 40 anni, come giudice per le indagini preliminari ha già curato diverse inchieste sulla mafia al Nord. Quella sul clan Valle, di Cisliano, il segmento Tenacia dell'inchiesta Infinito sui rapporti tra l'imprenditoria e la mafia, e poi ha firmato l'inchiesta Redux-Caposaldo, sul clan Flachi, egemone nella zona Nord di Milano. Quest'ultima ordinanza è in particolare una preziosa analisi del sistema di penetrazione della 'ndrangheta nel tessuto economico milanese: «A volte si tratta di omertà indotta dal timore - spiega il magistrato - altre volte l'impresa è in rapporto diretto con l'organizzazione mafiosa, fino ad arrivare a veri e propri episodi di collusione».

MAFIOPOLI | La mappa della mafia a Milano - vai allo speciale

LA POLITICA - Ma se esistono questi contatti e questi rapporti, perché i politici riescono a scampare alle indagini? «È molto difficile provare la rilevanza penale di certi comportamenti - spiega Gennari -. C'è un problema tecnico, il politico, l'uomo delle istituzioni, non è quasi mai un membro stabile dell'associazione mafiosa. Certi comportamenti, coltivare relazioni, chiedere o concedere favori a noti mafiosi, per quanto politicamente discutibili, sono però perfettamente legali. Il concorso esterno in associazione mafiose richiede uno standard probatorio molto elevato, che non sempre si riesce a raggiungere». Milano e la mafia: «C'è un radicamento storico nell'area lombarda da parte di organizzazioni mafiose. E la politica è troppo interessata a raccogliere facilmente voti».

IL PROCESSO - Ma Gennari ha firmato anche parte dell'ordinanza d'arresto Infinito, l'inchiesta che ha sbaragliato la mafia milanese (150 arresti) ma che è servita soprattutto a dimostrare i rapporti stretti tra i vertici calabresi dell 'ndrangheta e le 'ndrine lombarde. La prossima udienza del processo col rito ordinario è prevista per giovedì 30 giugno, ma si è ancora alle schermaglie preliminari. Il processo con il rito abbreviato è invece già nel vivo, la prossima udienza è prevista il 12 luglio.

Antonio Castaldo
29 giugno 2011

Svezia, l'asilo dei bambini senza sesso

Corriere della sera

Si chiama Egalia e i piccoli vengono apostrofati tutti con il pronome neutro «hen» usato nei circoli femministi


MILANO - Accanto alla cucinetta e alle verdure finte, ci sono i mattoncini Lego e gli aeroplani, e tra le bambole – rigorosamente nere - spuntano robot e il modellino di un treno giapponese. Niente adesivi colorati azzurri e rosa e fiocchetti sui grembiulini, e il divieto assoluto per maestre e inservienti di appellarsi ai bimbi usando il pronome «lei» o «lui». Ecco le regole dell'asilo Egalia, dove tutti i piccoli sono uguali e dove si impara a non discriminare interessi e diritti partendo dal sesso del singolo individuo.

UNA SCUOLA PER POCHI – Aperto dallo scorso anno, vanta una lista d'attesa lunghissima: ha solo 33 posti, troppo pochi rispetto alle richieste della zona, il distretto di Sodermalm, isoletta densamente popolata poco a sud del centro di Stoccolma, Svezia. E vanta anche – raccontano orgogliose le maestre - un numero molto basso di defezioni: nonostante il programma pedagogico sia rigido, solo un bimbo si è ritirato nel corso del primo anno di attività.

IL PROGETTO PEDAGOGICO – Alla base del progetto di Egalia sta la lotta alla discriminazione sessuale. I bimbi, tutti da 1 a 6 anni, non vengono chiamati a seconda del loro sesso ma sono appellati indistintamente con il nome «friend», amico/a, e per dire «lui» o «lei» viene usato il pronome neutro svedese «hen», inesistente nel vocabolario svedese ma usato nei circuiti femministi ed omosessuali. I giochi e i libri sono mischiati, nella tipologia e nei colori, senza creare aree spiccatamente femminili separate da zone maschili. Un esperto di differenze di genere segue gli iscritti ed istruisce le maestre, tutto all'insegna della totale parità. «La società si aspetta che le bambine siano femminili, dolci e carine e che i bambini siano rudi, forti e impavidi. Egalia dà invece a tutti la meravigliosa opportunità di essere quel che vogliono», dichiara una delle insegnanti. Oltre a insegnare a non discriminare i generi, nell'asilo Egalia si gioca con bambole di colore e si leggono libri che raccontano anche storie diverse, come l'amore tra due giraffe maschi. E in libreria non compaiono i classici come Cenerentola e Biancaneve, così ricchi di stereotipi sulla figura femminile.

LE CRITICHE – Ma non tutti apprezzano il progetto pedagogico, e molti si chiedono se davvero tali accorgimenti servano a sradicare le credenze sessiste nei più piccoli, o se non finiscano semmai per confondere ulteriormente la socialità dei bimbi tutta in divenire. La lotta alla discriminazione e alla parità tra i sessi, cavallo di battaglia della Svezia, ha portato a un'esagerazione e a una sorta di «follia di genere», sostengono alcuni opinionisti. Mentre altri mettono in guardia: impedire ai maschi di trasformare un bastoncino in una spada e di urlare facendo la lotta potrebbe sortire l'effetto contrario.
 
Eva Perasso
29 giugno 2011



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I viaggi a rischio dei bimbi (in auto)

Corriere della sera


Sei su dieci viaggiano senza seggiolino. L'Aci: basta poco per evitare tragedie



6 bambini su 10 non mettono il seggiolino
6 bambini su 10 non mettono il seggiolino
MILANO - Il sessanta per cento dei bambini italiani viaggia in automobile senza essere stato messo sul seggiolino. Forse i genitori al volante non sanno che gli incidenti stradali sono la prima causa di morte nella fascia d'età fra i 5 e i 14 anni. Solo nel 2009, secondo gli ultimi dati Aci/Istat, in media è morto un bimbo di quell'età ogni cinque giorni. Per questo il nuovo Codice della strada (articolo 172) impone l'obbligo di utilizzarli ed è severo con gli indisciplinati. La multa, infatti, arriva sino a 306 euro e la sottrazione di cinque punti dalla patente. Non conviene fare i «pirati». Se si ricommette l'infrazione, entro due anni dalla prima, scatta la sospensione del permesso di guida fino a 2 mesi.

L'allarme sui seggiolini, ieri, è stato lanciato dall'Automobile club d'Italia che ha condotto test su trenta modelli in commercio. In negozio la scelta è davvero ampia: dalle cosiddette navicelle per trasportare i neonati in orizzontale a quelli che integrano seduta e schienale, fino ai cuscini-rialzi, per consentire alla cintura di passare all'altezza della clavicola. I risultati dell'indagine, visibili sul sito www.aci.it, sono confortanti. L'83% dei dispositivi ha superato l'esame: 1 con il massimo dei voti, 15 sono stati giudicati «buoni», 6 «soddisfacenti», 2 «appena sufficienti». Cinque i bocciati. Segno che l'industria ha compiuto passi da gigante in tema di sicurezza e comfort. Gli automobilisti quindi non hanno davvero scuse. L'Aci ha anche adottato fra i parametri di giudizio la presenza di sostanze pericolose per i bimbi. Sono 5 i modelli su cui è stato riscontrato un eccesso di materiali dannosi per la salute e in 2 una quantità di diottilftalato «Dehp» superiore ai limiti di legge per i giocattoli.

«I risultati evidenziano un miglioramento degli standard di protezione - spiega Enrico Gelpi, presidente dell'Aci - ma spesso istruzioni poco chiare per l'uso e il montaggio compromettono l'efficacia dei dispositivi. Serve quindi più informazione per far accrescere la consapevolezza». Per questo, l'Aci ha lanciato un programma di corsi rivolti ai genitori chiamato «Trasportaci Sicuri». Le lezioni avvengono in diverse sedi: Aci, Asl, ospedali e nelle scuole. «Troppi automobilisti però hanno una scarsa cultura della sicurezza - prosegue Gelpi - anche a scapito dei propri figli come ad esempio il fatto di non leggere bene le istruzioni». Un passaggio fondamentale perché non posizionare o non usare correttamente i seggiolini ne compromette l'efficacia. Le regole per far viaggiare sicuri i bambini sono semplici. Innanzitutto devono essere alloggiati in un seggiolino adatto al loro peso. Ci sono dei gruppi che vanno da 0 (sino a 10 kg) al 3 (sino a 36 kg). Quindi, in media, i seggiolini vanno utilizzati sino ai 12 anni. Le cinture di sicurezza e gli airbag sono, infatti, progettati per gli adulti e non offrono una protezione corretta ai bambini, risultando addirittura pericolosi per i più piccoli in caso di incidente. Per questo motivo va disattivato l'airbag del passeggero nel caso in cui si viaggi con il seggiolino ancorato sul sedile a destra del guidatore. In fase d'acquisto va controllato anche l'omologazione. Solo quelli con l'etichetta color arancio e la dicitura (ECE R44) sono in regola. La linguetta, solitamente, si trova sul retro o alla base. Se manca o è di colore diverso è meglio cambiare negozio.

«Non occorre essere "scienziati" per viaggiare sicuri con i bimbi - spiega Giordano Biserni, presidente dell'Associazione amici polizia stradale - ma basta informarsi. Per questo abbiamo regalato alla polizia municipale di Forlì un migliaio di copie di un manuale molto semplice che spiega come comprarli e come utilizzarli. Così, l'agente può illustrare agli automobilisti come non prendere più una multa e salvare una vita. Certo i seggiolini costano e per questo vorrei che il governo abbassasse o annullasse almeno l'aliquota Iva. Magari molti sarebbero invogliati all'acquisto e si salverebbero delle vite». Basti pensare che, per l'Organizzazione mondiale della sanità, il corretto utilizzo dei seggiolini riduce del 70% il rischio di decesso in caso di incidente.

Alessio Ribaudo
29 giugno 2011



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Pd, la doppia vita di una segretaria di circolo Di giorno politica e la sera film porno: si dimette

di Redazione


Scandalo nel pisano: una giovane segretaria dei Democratici pisani si dilettava anche nella cinematografia porno. Nonostante la mascherina è stata scoperta nel cast del film "E' venuto a saperlo mia madre" e ha dovuto lasciare l'incarico. Il rammarico dei dirigenti: molto preparata dal punto di vista politico



Invece che la madre, alla fine, l'ha scoperta il segretario del Partito Democratico. Ed è stato peggio. Divideva la passione per la politica con quella per l’hard, così una giovane segretaria di un circolo Pd della provincia di Pisa ha deciso di girare un film porno. Nonostante la mascherina indossata durante le scene roventi sarebbe stata riconosciuta "confrontando" le immagini del film intitolato "È venuto a saperlo mia madre" con quelle del suo profilo su Facebook. Così, riferiscono oggi alcuni quotidiani locali, il passo inevitabile è stato quello delle dimissioni dal suo ruolo nel partito, richieste dai dirigenti che nel frattempo erano venuti a saperlo anche loro. Sulla richiesta di dimissioni anche lei ha convenuto che era meglio darle.
Ma il dispiacere per i dirigenti locali democratici sembra non essere solo per la circostanza in cui esse sono maturate, ma anche perché la giovane è considerata molto brava e preparata dal punto di vista politico. Quanto ha fatto è stato considerato "una grave leggerezza" e le sue conseguenze "una perdita" per il Pd della zona del Comprensorio del cuoio, tra Pisa e Firenze. Il film a luci rosse, proposto in vendita dalla casa di produzione anche sul web, vede impegnata la ormai ex segretaria del circolo Pd insieme ad un’altra ragazza e due porno-attori.




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Il capoclan della Napoli bene in Ferrari, maxi-sequestro da 50 milioni di euro

Corriere del Mezzogiorno


Colpito Raffaele Petrone, mente dei clan attivi al Vomero-Arenella. La finanza ha sequestrato al pluripregiudicato 4 ville e una rossa «360 Modena»



NAPOLI - La mente dei clan dei quartieri collinari girava in Ferrari e poteva scegliere in quale delle sue quattro ville andare a dormire a sera. A togliere il sonno a Raffaele Petrone, pluri-pregiudicato napoletano, il maxi-sequestro messo a segno questa mattina, mercoledì, da polizia e guardia di finanza. Sigilli a beni intestati a quello che è considerato il capo carismatico delle cosche camorristiche degli Alfano e dei Caiazzo, per una somma di circa 50 milioni di euro. Beni mobili ed immobili che nella sua attività criminale aveva messo insieme Petrone agendo tra i quartieri del Vomero e dell'Arenella.

SOCIETÀ, CASE E MAGAZZINI - Tra i beni sequestrati dalla sezione misure di prevenzione patrimoniali della polizia e dai Gico della guardia di finanza 36 tra appartamenti, depositi e magazzini in diversi quartieri di Napoli, una società immobiliare e quote di alcune società. Sotto sequestro anche le quattro ville e 28 auto tra le quali la Ferrari di Petrone, una 360 Modena.

Redazione online
29 giugno 2011




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Quando l'estate era un disco Ora la vacanza è una playlist

Corriere della sera

Chic, festaiole o da ballare: guida alle canzoni più gettonate


MILANO - Premessa: il tormentone estivo non esiste più. Inutile cercare la canzone che domina la bella stagione e si appiccica alle orecchie come la sabbia alla crema solare. Sforzo vano. Sono cambiati la società e il modo di consumare la musica.

Negli Anni 60 c'era il jukebox e i dominatori erano Edoardo Vianello e Bobby Solo. Con l'arrivo delle radio e delle tv il panorama è cambiato, ma i media da conquistare erano ancora pochi. E così abbiamo avuto la «maglietta fina» di Baglioni, il «Ti amo» di Tozzi e la «playa» dei Righeira. I videoclip e le tv musicali ci hanno consegnati mani e piedi alla dittatura latina di fine millennio a colpi di lambada e Ricky Martin.

L'ultimo è stato il «popopo» di «Seven Nation Army» dei White Stripes: eravamo in piena era post-tormentone, era il 2006, ma la vittoria della Nazionale ai Mondiali di calcio ha rotto le regole.

Oggi il panorama è cambiato. Ognuno di noi si sceglie la propria playlist, carica le canzoni preferite sul lettore mp3 o sullo smartphone, clicca su YouTube l'artista del momento. E il tormentone si personalizza. Io ho il mio, tu il tuo. Il Festivalbar, simbolo dell'estate musicale, è morto un po' per quello un po' per scelte imprenditoriali suicide. Ecco quindi una mappa della musica dell'estate. E che ognuno si scelga la propria canzone.

Il ballo
I canoni del tormentone di una volta li ha tutti. Il gancio tamarro e il ritmo afro-latino. Risultato: «Danza Kuduro» del portoricano Don Omar e del franco-portoghese Lucenzo è da cinque settimane il brano più scaricato da Internet. Sulla stessa onda c'è «On the floor» di Jennifer Lopez feat. Pitbull. La diva e il rapper americano di origini cubane hanno preso un campione della «Lambada», tormentone (accusato di plagio) datato 1989, e ci hanno costruito attorno un pezzo che è diventato il più trasmesso in assoluto dalle radio europee. Bisogna stare attenti a Pitbull: funziona anche la sua «Give Me Everything» assieme a Ne-Yo e Afrojack.


Indipendente
Le produzioni indipendenti superano i dischi prodotti dalle major discografiche. È un prodotto indie «Danza Kuduro», come lo è «Mr. Saxobeat» della rumena Alexandra Stan. Canzone dance accompagnata da un video sexy con la bionda cantante nelle vesti di una galeotta che si traveste da sexy poliziotta per riuscire a evadere dal carcere.
La recessione
Aloe Blacc, americano dal cappello incollato in testa, coglie lo zeitgeist, lo spirito del tempo. «I Need a Dollar» porta atmosfere soul nel racconto di un uomo che ha perso il lavoro. Idea nata dall'esperienza diretta di qualche anno fa, quando venne lasciato a casa dalla Ernst&Young dove faceva il consulente.
Chic
Ci sono spiagge affollate e piene di cafoni e piccole baie riservate e deliziose. Anche nella musica. «Shimbalaiê» di Maria Gadu è il rifugio all'unz unz imperante. Con voce e chitarra acustica la cantautrice paulista incrocia la tradizione brasiliana e percussioni afro.
In levare
I ritmi in levare, dal reggae allo ska, fanno rima con l'estate. Per chi li sopporta c'è «The Sound of Sunshine» di Michael Franti & Spearhead che per la versione italiana ha chiamato Jovanotti a duettare.
Se non c'è Raffaella
Bob Sinclar, il deejay francese esperto di tormentoni («Love Generation» su tutte) quest'anno ha messo mano al brano di Raffaella Carrà «A far l'amore comincia tu». Fortissimo nei locali gay-friendly che hanno la Carrà come icona assoluta. La svolta dance di Giorgia con «Il mio giorno migliore» l'ha messa al secondo posto fra i più trasmessi in radio. E se fosse lei la nuova Raffa?
Rock
Jova è sul podio fra i preferiti delle radio con «Il più grande spettacolo dopo il big bang»: rock primitivo, quattro accordi e via, e trascinante per un testo d'amore. Da ballare facendo air guitar.
Scaccia-estate
Per chi l'estate non la sopporta c'è Adele. La malinconia struggente di «Set Fire to the Rain» ci fa venire voglia di autunno. L'album della rossa dalla voce soul, «21», è stato riempito di stelle dalla critica e sarà certamente fra i dischi dell'anno.
Tutti alla festa
Pescano nel pubblico teen gli LMFAO, acronimo che, ripulito, sta per ridere a crepapelle. I due sono figlio e nipote del fondatore della Motown, Berry Gordy, e la loro «Party Rock Anthem», fra elettronica e hip hop, parla di serate brave a base di bevute e ragazze.
Outsider
In discoteca funziona «What a Feeling» del dj-produttore Alex Gaudino con Kelly Rowland. I nostalgici dei seventies si trovano bene con «Call Up To Heaven» del trio olandese Kraak & Smaak, quelli degli Anni 80 con «Money Grabber» dei Fitz & the Tantrums. Per chi guarda più indietro c'è Caro Emerald (nonostante Giuliano Palma) con «Riviera Life».
Grandi assenti
Quest'anno nemmeno Lady Gaga riuscirà a far rinascere il tormentone. Il suo album «Born This Way» fatica a imporsi. Anche Beyoncé, «4» è uscito ieri, non sembra avere le carte in regola.

Andrea Laffranchi
29 giugno 2011

Vieni a provare l’auto elettrica in Piazza Duomo

di Redazione


Espansione, il mensile economico del Giornale, organizza per giovedì 30 giugno la seconda edizione di “Una scossa alla città”, mostra-convegno dedicata alle auto elettriche.
Si potranno guardare, toccare e provare su percorso urbano le auto a batteria già in commercio




Mobilità, energia, ambiente. Tutto questo è "Una scossa alla città", l'evento organizzato da Espansione, il mensile economico del Giornale, che torna per il secondo anno. 

Sarà l’occasione per i cittadini di vedere tutti insieme nel centro di Milano i modelli di auto elettriche già disponibili e provarli su strada. Il 30 giugno, infatti, in Piazza Duomo dalle 9 e fino 17, oltre a prototipi futuribili, si potranno guardare, toccare e provare su un percorso urbano di un chilometro e mezzo le auto a batteria già in commercio.

In mattinata poi, a Palazzo Reale, industriali, scienziati e politici  racconteranno a che punto siamo con la mobilità a emissioni zero e in particolare il rapporto tra gli italiani e l'auto elettrica. Attraverso l'analisi del sondaggio promosso dalla società Interactive Market Research e attraverso la testimonianza di quanti già la usano, "Una scossa alla città" verificherà se, a distanza di un anno, gli italiani confermano il loro interesse per la mobilità a emissioni zero anche dal punto della disponibilità all’acquisto.

Ingresso libero, test drive gratuiti fino a esaurimento dei posti disponibili.

Per informazioni:
Segreteria Organizzativa: Newspaper Milano srl - "Espansione Conference"
Tel: +39 02 7218.715
+39 02 7218.717





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Magistrati intoccabili: straparlano e non pagano

di Anna Maria Greco

Il procuratore di Napoli accusa i politici di impunità. Ma dimentica che i suoi colleghi non rispondono mai di sparate, comizi e proclami. Le sparate, Forno: "Arcore come un bordello". Boccassini: "La notte del rilascio di Ruby un attacco militare contro la questura di Milano"



Roma«Politici intoccabili», denuncia il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore in televisione. E mette da parte ogni prudenza, visto che proprio il suo ufficio ha in corso delicate indagini sulla P4 che coinvolgono politici, generali e faccendieri.

E i magistrati, si chiedono in molti, non sono «intoccabili» pure loro? Soprattutto, quando rincorrono proprio i politici, i loro privilegi e le loro prerogative. Soprattutto, quando si fanno spesso politici, demolendo le leggi, giudicandole, bloccandole mentre il parlamento le discute. O, addirittura, usando l’arma giudiziaria per decidere le sorti politiche di un Paese.

Una Casta, quella dei magistrati, che dà della Casta all’altra, quella dei politici? Sotto la bandiera dell’indipendenza e dell’autonomia, ci sono troppo spesso insindacabilità e inamovibilità grazie anche alla «giustizia domestica» di un Csm a stragrande maggioranza togata. Ecco le solide basi dell’intoccabilità delle toghe. Che quando sbagliano non pagano per gli errori. Quasi mai. Disciplinarmente, penalmente, moralmente.

Oggi è aria di rivolta contro la nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati, che Pdl e Lega vorrebbero approvare in estate. Il Csm ha bocciato senza appello l’emendamento Pini alla legge Comunitaria. Un parere votato a tambur battente: 19 sì e 4 no, dei laici Pdl. La frase magica è sempre la stessa: «Mina i principi di autonomia e indipendenza della magistratura». Come la separazione delle carriere. Come tutta la riforma della giustizia del Guardasigilli Alfano.

Le resistenze corporative hanno sempre stritolato, nella morsa congiunta di Anm e Csm, le ultime riforme. Quelle che sono state approvate hanno dovuto subire annacquamenti e stravolgimenti sotto le pressioni di scioperi, proteste e prese di posizione pubbliche dei leader delle toghe, trasformati in capipolo. Facile ricordare il «resistere, resistere, resistere» di Francesco Saverio Borrelli, che nel 2002 era procuratore generale di Milano mica politico, ma parlava così avvolto nella sua toga, contro la riforma Castelli.

Non ci toccate, diceva in sostanza al governo Berlusconi, noi siamo «intoccabili». E il primo ad abbracciarlo quella volta fu Antonio Di Pietro, che da pm di Mani Pulite è diventato leader dell’Idv grazie alle sue inchieste e ai tanti discorsi urlati.

Non meraviglia, visto che i travasi dalla magistratura alla politica grazie alla militanza di parte, alle inchieste contro imputati che diventeranno il giorno dopo avversari alle elezioni, è cosa di tutti i giorni. Lo dimostra, per ultimo, il caso del neo sindaco di Napoli Luigi De Magistris e del suo assessore ex-pm Giuseppe Narducci. Lo dimostrano i tanti comizi, nelle piazze vere o televisive di altri pm, come il palermitano Antonio Ingroia.

Non si preoccupano, i magistrati-star, dell’immagine di imparzialità della magistratura, che va a farsi benedire danneggiando i tanti colleghi che, per serietà, lavorano lontano dai riflettori, senza che se ne conoscano i nomi.

Per gli altri, ogni filippica in aula, soprattutto quando si tratta dei processi contro Silvio Berlusconi e la sua corte, diventa una stella da appuntarsi sul petto. E, invece di sfoggiare pacatezza per dare maggior peso alle accuse e non tradire pregiudizi, allora i toni salgono alle stelle. Parla di «bordello» il pm Pietro Forno nell’udienza preliminare contro Mora, Fede e Minetti. Parla di «attacco militare alla questura» il pm Ilda Boccassini al processo del Rubygate. I mass media amplificano e gli eroi in toga diventano sempre più intoccabili, perché ogni azione contro di loro apparirà una ritorsione.

Chi li attacca, li critica o solo li contraddice, sa che cosa aspettarsi. Perché inchieste, processi, querele milionarie, perquisizioni o solo sospetti diffusi a mezzo intercettazioni, possono essere armi pesanti.
Chi è insorto dopo lo show di Lepore? Ieri al plenum del Csm ha osato farlo il laico Pdl Bartolomeo Romano, criticando la «fluviale» intervista a La7 del procuratore che ha «cantato in solitudine», senza contraddittorio, su fatti tutti ancora da accertare. Gli ha risposto, nell’assemblea di Palazzo de’ Marescialli, l’assoluto silenzio.



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Huangshan «ritrovata», svelato il mistero della città fantasma

Corriere della sera

Il miraggio collettivo era dovuto alle inondazioni. Un fenomeno che sta colpendo con violenza la Cina


MILANO - Il miraggio collettivo improvvisamente è diventato un gigantesco abbaglio. La città fantasma di Huangshan in realtà è sempre stata al suo posto, con le fondamenta ben piantate per terra. Non ha mai galleggiato nell'aria come qualche credulone aveva immaginato. O come qualche furbo imbonitore aveva tentato di far credere a tutti. Forse non c'era nemmeno un'esplicita malizia nella storia di grattacieli e abitazioni sospesi nelle nebbie, subito etichettati come un caso esemplare di «fata Morgana», il miraggio per cui interi tratti di terra (comprendenti o meno palazzi) possono essere «duplicati» in certe condizioni ambientali.


INONDAZIONI - Come molte persone avevano subito intuito la realtà è molto più semplice. Fumi e nebbie che circondano le case di Huangshan sono provocate dalle disastrose inondazioni in corso attualmente in Cina e che, finora, hanno provocato 178 vittime e nel complesso hanno danneggiato oltre 10 milioni di persone. Come dimostrano le foto pubblicate sul sito di Massimo Polidoro, un blogger appassionato di misteri, il fiume che attraversa la città ha travolto le abitazioni, creando l'effetto ingannatore. Complice l'evaporazione dovuta al calore. Altre immagini realizzate dal fotografo Auki Henry confrontano la planimetria aerea con le riprese delle case sospese nella nebbia. Forse anche una cattiva traduzione delle interviste agli abitanti, riprese nel filmato diffusosi rapidamente su internet, ha contribuito ad alimentare l'enorme bufala. Avviata a sgonfiarsi con la stessa velocità con cui si era gonfiata sulla rete.

Paolo Lorenzi
28 giugno 2011(ultima modifica: 29 giugno 2011)

Politica ossesionata dalla tv Identità di Rai3 a rischio»

Corriere della sera

Paolo Ruffini: «Vogliono decidere tutto: palinsesti, scalette e conduttori. Io a La7? No, resto»



MILANO - «La politica è ossessionata dalla televisione. Vuole decidere tutto: i palinsesti, le scalette, gli ospiti e i conduttori». Paolo Ruffini pronuncia queste parole con il solito tono calmo, asciutto come il cronista di un tempo e sorriso ecumenico da vero cattolico. Madre agrigentina, padre mantovano (l'ex politico dc Attilio Ruffini deceduto proprio venerdì scorso), il direttore di Rai3, si definisce coetaneo della tv. Come racconta nel discorso sulla buona e cattiva televisione dal titolo Scegliete!,che ha scritto per la casa editrice Add, appartiene a quella generazione vissuta di pane e tv ma che vedeva il coprifuoco con Carosello. Ballarò, Che tempo che fa, Parla con me, In ½h, Vieni via con me, sono tutti programmi nati sotto la sua direzione. Ora dopo una stagione di successi arrivano i problemi.

Sul banco degli imputati i partiti. Più genericamente la politica.
«Ma la politica si illude. È un'ossessione perdente. Rai3 non è un partito. Non siamo un fortino da espugnare. La politica dovrebbe essere al servizio della società e dovrebbe fare un passo indietro».

Lei come Santoro: è tornato al suo posto grazie alla sentenza di un giudice.
«Due giudici hanno deciso il mio reintregro proprio perché la rimozione era venuta sulla base di una decisione che non aveva motivazioni aziendali ma che era frutto di una discriminazione politica».

Cosa ha provato dalla lettura delle intercettazioni sui giornali?
«Non c'era bisogno di queste intercettazioni per capire come andavano le cose. C'erano state anche altre telefonate. Quindi ci sono cose che soltanto chi non vuol vedere non vede. Cioè che Vieni via con me fosse un programma non gradito, purtroppo lo si capiva. E dico purtroppo perché tutta l'azienda avrebbe dovuto essere orgogliosa di questo programma. È per me un grosso dispiacere il fatto che non si possa fare in Rai, da quanto si capisce, almeno il prossimo anno».

Teme una lettera di licenziamento come quella di Santoro che sarebbe stata dettata da Bisignani a Masi?
«Veramente mi auguro che una volta basti».






Qualche rammarico?
«Non essere riusciti a difendere sufficientemente Vieni via con me. Andavano usate unghie e denti».

Teme di perdere qualcun altro? Oltre alla Gabanelli? Si parla anche di Iacona...
«La situazione è abbastanza complicata. Mi auguro che si risolvano al presto i problemi su programmi che sono l'orgoglio del servizio pubblico. Soltanto immaginare di perderli significa perdere un pezzo della propria identità. Se sono stati inseriti nel palinsesto, vuol dire che sono stati votati e che quindi si vogliono risolvere i problemi che sono sul tavolo».


Vi sentite sotto attacco? Somigliate al fortino in Val di Susa che deve difendersi da 2000 agenti...
«Io penso questo: una rete che esercita anche con forza il diritto-dovere di critica ha, allo stesso tempo, il dovere di accettare le critiche e di sapere di vivere in un mondo dove nessuno ha in tasca la verità rivelata. Quindi se stiamo parlando di un dibattito culturale va bene. Ma se stiamo parlando della volontà di cancellare voci dal panorama dell'informazione stiamo parlando di un attacco alla libertà di stampa inqualificabile che va combattuto».

Qual è il problema la politica invadente? La politica che designa?
«Non solo in Italia ma in particolar modo in Italia, la politica è ossessionata dalla tv. Pensa che la soluzione ai problemi del Paese sia il controllo della tv. Cioè la costruzione di un mondo virtuale attraverso la televisione. Questa cosa non funziona».

Però anche lei è arrivato su indicazione del mondo della politica.
«E a lei chi l'ha detto?»

Non è così?
«No, non lo so... a me non risulta (ride, ndr). Le racconto come è andata, poi ognuno la pensa come vuole. Sono entrato in Rai nel '96 quando il direttore del giornale radio fu chiamato a fare il direttore del Tg1. Io non me l'aspettavo, fui chiamato da Enzo Siciliano e Franco Iseppi, presidente e direttore generale della Rai. Presumo... presumo..., onestamente presumo, scelto perché ero un giornalista discreto e così feci, credo abbastanza bene, il direttore di Radio Uno.

Poi mi è stato chiesto di fare il direttore di rete. Sicuramente sono note le mie idee politiche ma chi vede Rai3 sa che cerco di dirigerla secondo un principio di libertà e non di appartenenza politica. Non sono iscritto ad alcun partito. Francamente non capisco come si possa arrivare a censire le opinioni politiche di ciascuno di noi per poter dire che si appartiene a questa o a quella area politica, cioè finalizzato a dire che quel lavoratore Rai è un funzionario di partito. Anzi, personalmente ho avuto molti attacchi e non sono stato mai al guinzaglio di alcuno».

Anche la televisione ha delle colpe.
«È vero, la tv potrebbe fare di più e meglio. Ma sempre nella libertà. Non di certo perché la commissione di vigilanza o l'Agcom oppure un tribunale decida attraverso una sentenza. Non parlo di regime perché non siamo in un regime ma non posso non notare che stiamo scivolando verso una limitazione grottesca della libertà di stampa».

Si fa il suo nome tra i papabili direttori generali a La7. Lei resta o va via?
«No, assolutamente, io resto». 
 
Chi vorrebbe nella sua rete?
«Corrado Guzzanti. Senza dubbio, sta facendo così bene a Sky».

Un giornalista lontano dalle sue idee che vorrebbe...
«Giuliano Ferrara. È intelligente...»

Già sentita...
«Sì, ma non condivido nulla di quello che pensa. E anche Oscar Giannino».

Lucia Annunziata ha avuto parole pesanti su Rai3. Ha parlato di piccole mafie...
«Una critica ingenerosa e scortese».

La tv che fa è la tv che sogna?
«La tv che faccio è un pezzo della tv che sogno. Vorrei sempre di più e di meglio ma non sempre si hanno le risorse necessarie. Sicuramente è la tv in cui mi riconosco e di cui sono contento».



Nino Luca
28 giugno 2011(ultima modifica: 29 giugno 2011)




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Non avete fatto il bonifico» Quel sollecito dell’indagato alla Rotkopf

Corriere della sera

I 28.800 euro pagati alla società dell’amico Smeriglio


ROMA — «Consegnai a Pronzato complessivi 40.000 euro in due tranches da 20.000 euro l’una. Pronzato di tali somme mi diede la metà: 10.000 euro la prima volta, 10.000 euro la seconda. Consegnai tali somme a Pronzato a Roma, a casa sua in via Frattina. Le consegne avvennero verso la fine dell’anno, l’ultima a Natale del 2010, la prima qualche mese prima». È l’8 giugno scorso. Vincenzo Morichini, l’ex amministratore delegato delle agenzie Ina-Assitalia e ora titolare di una società di mediazione, si presenta davanti al pubblico ministero Paolo Ielo che indaga sull’appalto per la rotta aerea Roma-Isola d’Elba assegnato alla Rotkopf Aviation Italia di Viscardo Paganelli e di suo figlio Riccardo. È indagato per corruzione, sa bene che rischia di finire in carcere. Gli investigatori del Nucleo valutario guidati dal generale Leandro Cuzzocrea hanno già rintracciato un bonifico da 28.800 euro dalla società dei Paganelli alla Ri.Energy di Giuseppe Smeriglio, il segretario di Pronzato, a fronte «di un contratto di consulenza fittizio a giustificazione dei flussi di denaro tra le società ». Lui, accompagnato dal suo avvocato Grazia Volo, capisce che negare sarebbe inutile. E confessa. Del resto le intercettazioni hanno già rivelato quello che il giudice definisce nella sua ordinanza «il patto corruttivo». E lui racconta la storia dall’inizio.



Incontri e «gratifiche»
«La Sdb ha un contratto di consulenza per attività di relazioni istituzionali con la Foretec, società
Franco Pronzato, in una foto tratta dal suo sito,
Franco Pronzato, in una foto tratta dal suo sito,
riconducibile ai Paganelli, così come la Rotkopf Aviation Italia. La società intendeva partecipare al bando, indetto da Enac per l’assegnazione della tratta Elba-Pisa per la cosiddetta continuità territoriale. A tali fini era essenziale essere muniti del Coa, il certificato di operatore aereo. La Rotkopf aveva presentato l’istanza, ma dentro la struttura amministrativa c’erano resistenze perché loro avevano aerei monomotore.

Le lungaggini avrebbero seriamente pregiudicato la partecipazione alla gara e quindi proposi a Paganelli di utilizzare Pronzato. Effettivamente contattai Pronzato che si mise a disposizione. Io, lui e Paganelli ci incontrammo almeno 10 volte prima della concessione del Coa... Dopo un po’ di tempo, grazie anche all’intervento di Pronzato, fu rilasciato il Coa e vi fu la gara. Per tali fatti e per mantenere un rapporto che facilitasse la soluzione dei problemi che Rotkopf Aviation poteva incontrare nei rapporti con Enac proposi a Paganelli di erogare gratifiche a Pronzato».

«Su quale conto il bonifico?»
Non bastano evidentemente i soldi consegnati in contanti e così l’accordo prevede che Paganelli effettui un bonifico a Giuseppe Smeriglio «soggetto legato al Pronzato e da questi coinvolto e seguito costantemente nella gestione del pagamento », per questo finito anche lui agli arresti. Così la trattativa viene ricostruita nell’ordinanza. Il 29 aprile 2011 «Pronzato contatta Smeriglio per riferirgli di aver visto determinate persone che la mattina successiva "faranno tutto". Il 2 maggio Smeriglio comunica a Pronzato che "non è arrivato nulla". Pronzato invia un sms a Paganelli: "Non avete fatto il bonifico a Smeriglio". Ed è a questo punto che i due Paganelli parlano al telefono.

Riccardo: «Dimmi papi?»

Viscardo: «Senti chiama Pronzato perché mi ha fatto un sms dicendo "non avete fatto il bonifico a Smeriglio" che stiamo facendo oggi. Digli al coso proprio di stare tranquillo perché è stato fatto, digli che gli arriverà. Noi abbiamo delle procedure interne che non possiamo fargli un saldo unico perché poi quando vengono a fare i controlli ci chiedono perché... capito, fagli capire questo... che sta rompendo i coglioni pure lui».

Riccardo: «Va bene... sì, Viscardo: eh! solo a paga’ stiamo pronti noi». Poco dopo Viscardo Paganelli invia al Pronzato due sms. «Il bonifico è partito venerdì, come da procedure interne. Noi paghiamo tutte le fatture a fine mese. Non posso fare eccezioni. Mi capisci». E dopo «Domani matina gli mando il Cro». Il giorno dopo Pronzato contatta Smeriglio quando ha la conferma che il bonifico è arrivato per avvisarlo del pagamento: «Senti allora quei signori t’hanno fatto tutto eh!». E poi è lo stesso Paganelli a parlare con Smeriglio e la conversazione fa capire che lo stesso «sistema» è stato usato anche in altre occasioni e con altre persone.

Paganelli: «Ho trattato quella cosa esattamente come tutte le altre mie, capito, esattamente senza nessuna...».

Smeriglio: «Non sapevo niente, perché lui ha telefonato l’altro giorno perché noi chiudiamo a fine mese, l’importante sia andato tutto a posto, siamo a posto».

Paganelli: «Tutto a posto, solo che io le ho trattate esattamente perché quando in passato vennero le prime cose che mi guardarono... e una volta che uno aveva pagato il giorno dopo, mi disse perché?».

Smeriglio: «Esattamente, no no bisogna pagare tutto insieme... molto bene, ti ringrazio, ciao».
Annota il giudice: «Le verifiche effettuate dall’organo inquirente sui movimenti del conto corrente numero 172100 acceso presso il Banco Desio e della Brianza hanno consentito di accertare che la società Rotkopf ha effettivamente disposto, con valuta 4 maggio 2011, un bonifico di 28.800 a favore di Ri.Energy con causale "saldo fattura". E tuttavia presso gli uffici della società non è stato rinvenuto né il contratto di consulenza oggetto della fattura, né qualsivoglia documento che attesi una prestazione di consulenza nel settore trasporti, salvo che il giorno successivo un tale contratto è "quasi magicamente riapparso" per usare l’efficace espressione adoperata dal pubblico ministero».

La lista dei sette
Un falso, dunque, e il sospetto è che sia proprio questo il «"sistema»che Paganelli e Morichini hanno utilizzato anche per altri appalti. La prova sarebbe in quell’elenco di nomi e cifre sequestrato nei suoi uffici e sul quale sarebbero già stati effettuati riscontri. Scrive il giudice nell’ordinanza: «Le cifre indicate nell’appunto sequestrato — e collocate accanto ad altri nomi di persone fisiche e soggetti giuridici — rappresentano l’annotazione di pagamenti tutti eseguiti, si ricava immediatamente e direttamente, come evidenziato dal pubblico ministero, dalla considerazione che le cifre riferite a operazioni economiche ostensibili (che potevano essere riportate nelle scritture della società) sono considerate come pagamenti in contabilità, differentemente dalle altre, riferibili a politici e amministratori—tra i quali è indicato Pronzato — evidentemente in ragione della loro natura non lecita».


Fiorenza Sarzanini
29 giugno 2011



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L'arresto di Pronzato imbarazza Bersani «Al ministero con me, spero sia estraneo»

Corriere della sera

«Era lì prima che arrivassi». Treu: anche io l'ho ereditato Amico di Burlando, si è autosospeso dal partito




Pronzato con Bersani,dal sito Internet dell'ex consigliere Enac
Pronzato con Bersani,
dal sito Internet dell'ex consigliere Enac
ROMA - Sul suo sito si fa ritrarre volentieri insieme a Pier Luigi Bersani, che sorride nell'atto scherzoso di sottrargli un portafoglio. Ma c'è anche la foto insieme all'ex ministro Tiziano Treu, in visita a Fidel Castro. Poi con l'attuale presidente della Regione Liguria Claudio Burlando. E con la figlia del Che, Aleida Guevara. Una frequentazione decennale con la sinistra quella di Franco Pronzato, figlio di una fruttivendola di Sestri Ponente e di un partigiano del Corpo volontari della libertà. Diventato in pochi anni un'autorità nel campo dei trasporti, è transitato per tutte le fasi del Pci-Pds-Ds-Pd. Da ieri i rapporti di Franco Pronzato con il Partito democratico si sono bruscamente interrotti. Dopo l'avviso di garanzia, nei giorni scorsi si era dimesso dall'incarico di coordinatore nazionale del trasporto aereo del Pd. In seguito all'arresto di ieri, si è autosospeso dal partito.

Una vicenda che imbarazza e preoccupa i vertici del Pd. Anche perché Pronzato, consigliere di amministrazione dell'Enac (Ente nazionale aviazione civile), è stato il consulente dell'attuale segretario quando era ministro dei Trasporti. Bersani, come spesso si fa in questi casi, si limita a una breve e formale nota: «Spero che Pronzato dimostri la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati. D'altro canto si è dimesso non appena ha ricevuto l'avviso di garanzia». Il segretario del Pd aggiunge una frase non irrilevante, riferendosi all'incarico di consulente: «Lavorava al ministero dei Trasporti prima che arrivassi io».

E infatti era consulente del ministro Treu. Che non ha difficoltà a rispondere: «Sì, era mio consulente, non particolarmente strategico. Come tutti i responsabili di settore, lavorava a titolo gratuito e non decideva nulla, né dava linee di indirizzo al partito. Posso solo dire che era una persona competente. Se faceva affari li faceva per i fatti suoi, non con il partito». Come mai lo ha scelto? «Era un esperto del trasporto marittimo e dei porti. E l'ho ereditato». In effetti, prima di Bersani e prima di Treu, è stato consulente di Burlando. Pronzato è amico del presidente della Regione Liguria ed è socio fondatore della sua associazione Maestrale. Burlando ieri ha preferito non rispondere. Mario Tullo, ex segretario regionale ligure, invece parla e si dice «sorpreso e addolorato: conosco Franco come una persona corretta. Rispetto l'inchiesta della magistratura, ma spero che venga chiarita la sua posizione».

Sorpresa che riguarda molti, condita con la preoccupazione che l'inchiesta allarghi il tiro, dopo aver coinvolto anche Vincenzo Morichini, amico di Massimo D'Alema. Pronzato diventò consigliere dell'Enac nell'ottobre 2007, quando era al governo Prodi (ministro dei Trasporti era Alessandro Bianchi). È stato il giovane Matteo Mauri a nominarlo, il 21 giugno 2010, coordinatore per il Trasporto aereo: «Cosa posso dire? Per me è stato un fulmine a ciel sereno. Ha sempre fatto il suo lavoro in modo scrupoloso. È più un tecnico che un politico». Ferma restando la presunzione di innocenza, un partito come il Pd non ha strumenti per intervenire per tempo in casi come questi? «E quali? Per noi ha sempre lavorato a titolo gratuito, senza neanche i rimborsi spese. Una persona qualificata. Spero che possa dimostrare la sua estraneità».


Alessandro Trocino
29 giugno 2011




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L'ex imprenditore e quelle taniche in casa «Mi sfrattano? Pronto a farmi esplodere»

Corriere del Mezzogiorno

Orsino accusa: «Dopo il danno della camorra la beffa dello Stato. Giustizia lumaca e il mio caso va in archivio»


NAPOLI - Dopo avergli fatto scomparire la terra da sotto i piedi ora gli toglieranno anche un tetto dalla testa. Accadrà il 13 settembre. Data in cui, come ha riferito l'ufficiale giudiziario, Luigi Orsino perderà la casa in cui vive, gravata da ipoteche accese in tempi in cui era sotto scacco degli usurai del clan Vollaro. Parliamo dell' ex imprenditore di San Sebastiano al Vesuvio (Napoli), già noto alle cronache per aver minacciato mesi fa un gesto estremo. Al pignoramento però, adesso si aggiunge anche una richiesta del giudice di archiviare l'istruttoria relativa all'usura. Disperato, torna a dire: «Se torna l'ufficiale giudiziario per cacciarmi mi faccio saltare in aria con la casa, senza far male a nessuno; solo a me stesso». Il mix micidiale di aggressione criminale e inefficienza dell'apparato statale gli hanno rovinato la vita. Dopo la denuncia all'autorità giudiziaria delle vessazioni subite dalla camorra è iniziato un altro calvario, nelle stanze della Procura di Napoli. Già: come racconta lo stesso Orsino al Corriere, pare che la sua posizione sia stata sdoppiata: un fascicolo per il presunto reato di usura e un altro per quello di estorsione. «Qualunque esperto di diritto io abbia consultato ha constatato l'anomalia, e cioè che in un caso del genere i reati, sia pur diversi, vengono accomunati poiché è lampante- è la tesi di Orsino -, almeno nel mio caso, leggendo le carte che ho prodotto, che i banditi che mi chiedevano il pizzo sono gli stessi che poi mi prestavano i soldi a tassi esorbitanti. Un meccanismo consolidatissimo nei circuiti criminali, che i magistrati conoscono bene».



Le taniche di benzina e le bombole di gas in casa di Luigi  Orsino
RELAZIONE POSITIVA DEL PM - Al di là dell'esito dell'inchiesta e della sete di giustizia resta un fatto concretissimo con cui Orsino deve fare i conti: la perdita della abitazione in cui vive. Mura che se pur fatiscenti («qua è tutto marcio») restano per la sua famiglia (moglie e figlio) l'unico luogo dove vivere dignitosamente. Ciò che più sta a cuore all'ex imprenditore è dunque la «relazione positiva» del pm. Un pezzo di carta grazie al quale, per la legge 44 del '99, verrà bloccato lo sfratto (oltre, e non è poco, a poter accedere al fondo governativo per le vittime di usura). Senza quel semaforo verde dell'autorità giudiziaria l'applicazione della norma è vana. Ci si chiede: perché questa relazione positiva non arriva? Secondo Orsino, la causa è nello "sdoppiamento" dell'indagine - usura ed estorsione - con un particolare tutt'altro che irrilevante: il primo reato è a serio rischio prescrizione (la denuncia risale al 2004); per il secondo, l'estorsione, in Procura a Napoli hanno comunicato all'ex imprenditore vesuviano l'obbligo di un supplemento di indagini. Il che non fa ben sperare per una risoluzione del caso in tempi brevi, cioè a settembre.

PROCURA SOMMERSA DI FASCICOLI - È noto che la struttura guidata da Giandomenico Lepore è gravata da un oceano di fascicoli inevasi per la mancanza oggettiva di toghe inquirenti, tanto che in un recente dibattito tenutosi al Corriere del Mezzogiorno tra i vertici delle quattro più importanti Procure del territorio (Napoli, Nola, Caserta, Torre Annunziata) si è animatamente discusso circa l'attualità del principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, di fatto ignorata, per forza di cose, nel lavoro quotidiano dei magistrati in trincea.

«PIU' COERENTI I CRIMINALI CHE LO STATO» - Orsino si lascia andare ad una amara conclusione: «Sono stati più coerenti i criminali che lo Stato. Loro minacciano e poi agiscono. Le istituzioni invece prima ti esortano a denunciare, promettendoti protezione, poi ti lasciano solo. Io non ho ottenuto niente. Sono abbandonato a me stesso e credo che, dopo questo clamore mediatico, la malavita organizzata me la farà pagare cara. Ormai non ho più nulla da perdere».

Alessandro Chetta
30 luglio 2010
(ultima modifica: 02 agosto 2010)


La sua storia

"L'usura mi ha rovinato: la faccio finita"


NAPOLI - Sanguisughe sulle spalle e sul conto in banca. Per anni. Luigi Orsino, imprenditore, è stato ridotto sul lastrico. Da qui a compiere un gesto insano il passo, purtroppo, è breve. «Provateci voi - dice - a vivere quando ti hanno tolto la dignità. Un minimo devi conservarla. Per questo ho pensato che farla finita è l'unica strada percorribile a questo punto, dopo che ho perso tutto, immobili, case e negozi. Meglio una morte dignitosa che una esistenza squallida». Orsino era un capace commerciante di San Sebastiano al Vesuvio, in provincia di Napoli. Però tutto ciò che ha costruito negli anni è stato spazzato dalla violenza e dall'avidità degli strozzini e della camorra attiva nel Vesuviano, in particolare a Portici. Anche la casa l’abitazione dove risiede, l’unica rimastagli, è stata venduta per fare fronte ai debiti.

MINACCE CONTINUE - Racconta al Corriere: «Gestivo con mia moglie 5 negozi, tre di abbigliamento e due di mobili a Portici». Il passo verso il baratro Orsino l'ha compiuto quando ha deciso di acquistare un’abitazione forse troppo lussuosa (San Sebastiano è piena di ville faraoniche) che attirò l’attenzione della camorra dell'hinterland. Iniziarono così le richieste di estorsione «esose, quotidiane e violente». «Una mattina trovai le serrande di tutti i miei esercizi forate da colpi di arma da fuoco: fu quello il primo segnale dell’inizio della fine». I malavitosi hanno messo in scena violenze d'ogni tipo. «Sequestrarono mio figlio fuori scuola. Poi toccò a me: fui portato nella casa del boss, malmenato e trattenuto per ore. M'hanno pure ammazzato il cane. Un incubo continuo».


DANNO E BEFFA - Richieste a cui è riuscito a far fronte per diverso tempo, fino a quando è scattata la fatale spirale dell'usura. «Segnò la nostra fine - dice l’imprenditore - perchè gli usurai erano tutt’uno con i criminali del clan Vollaro, attivi a Portici». Agli usurai ha ceduto tre appartamenti, due a Roccaraso «sulla centralissima via Napoli» e uno a Ercolano. I prestiti alle banche? «Appena venivano a conoscenza della mia condizione dicevano arrivederci e grazie». Al danno si è poi aggiunta anche la beffa, dice Orsino, «all’esecuzione degli espropri prendono parte anche gli avvocati malavitosi che vantavano crediti nei miei confronti frutto di prestiti concessi a tassi del 30-40% al mese». L'imprenditore ha denunciato la sua triste storia alla Procura.

SOLIDARIETA' - «Adesso vivo di carità, in particolare grazie all’aiuto del sindaco di San Sebastiano, Pino Capasso, che ormai mi fa anche la spesa», dice, «e di Sergio Vigilante, presidente di un’associazione antiracket e antiusura il quale mi ha messo a disposizione il legale della sua organizzazione». Il Comune di San Sebastiano si è dimostrato particolarmente solidale: «L'amministrazione - conclude - si è fatta carico anche di parte delle tasse per l'Università per il mio unico figlio, che a breve prenderà la laurea».

Alessandro Chetta
18 maggio 2010
(ultima modifica: 30 luglio 2010)

Scoperto nelle catacombe di S. Gennaro affresco rarissimo: S.Paolo del VI secolo

Il Mattino


NAPOLI - Un affresco del VI secolo raffigurante San Paolo? E' stato scoperto nelle catacombe di San Gennaro a Napoli dalla Pontificia Commissione di Arte Sacra. Lo annuncia l'Osservatore romano, definendo "sensazionale" la scoperta. «Il restauro di un arcosolio - riferisce il giornale vaticano - ha rivelato una grande figura di San Paolo che si rivolge e acclama verso una defunta. L'immagine, riconducibile ai primi anni del VI secolo, si propone come una delle figure più intense e ieratiche della tarda antichità?».


«Ci auguriamo che siano in tanti, turisti e cittadini, a venire magari già da domani ad ammirare lo straordinario affresco di San Paolo, accarezzato da mesi dai nostri giovani restauratori».

Così don Antonio Loffredo, responsabile del sito partenopeo dove è avvenuta la scoperta. «Abbiamo dato fiducia ai giovani e i giovani hanno risposto - aggiunge il sacerdote - grazie ai cardinali Sepe e Ravasi che hanno voluto questo progetto pilota, grazie ai privati che ci stanno sostenendo per il restauro di questi splendidi affreschi».

Il sacerdote sottolinea come da qualche mese le cooperative sociali di giovani del quartiere Sanità gestiscano con passione ed amore le famose catacombe, e ricorda con emozione quando la giovane restauratrice Romana Albini si è trovata dinanzi all'ormai famoso San Paolo del VI secolo, affiorato su un arcosolio della parte superiore, la più recente delle catacombe napoletane, mentre si svelava dinanzi ai suoi occhi quella che è già stata definita «una delle figure più intense e ieratiche della tarda antichità».

Il restauro delle catacombe è una bella storia che potrebbe costutuire un esempio nel recupero dei beni culturali di una città come Napoli, che si interroga ancora sulle modalità di recupero del suo straordinario centro storico, dichiarato patrimonio dell' Umanità dall' Unesco.

È inserito infatti in una campagna di adozione e restauri chiamata 'teniamo in vita il Passato' che vede protagonista gli abitanti del rione Sanità in collegamento ideale con il Giubileo di Napoli voluto dal Cardinale Crescenzio Sepe.

Un contributo alla realizzazione dei restauri è stato dato dall' ex procuratore della Repubblica di Napoli Vincenzo Galgano, «e tanto hanno fatto anche gli straordinari giovani dell'Unione Industriale e dell'Acen di Napoli - tiene a dire Loffredo - e di altre associazioni professionali».

«Affidare i restauri ai giovani, sempre sotto il controllo della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, è stata la mossa vincente. Questo il messaggio più forte che voglio sottolineare in questo giorno di festa», sottolinea il sacerdote. E ricorda l'impegno dei ragazzi delle Onlus, le visite serali affollate, le mostre.

«Intanto sono ultimati anche i lavori di consolidamento realizzati con i fondi regionali - aggiunge - ora aspettiamo solo i turisti».

Martedì 28 Giugno 2011 - 22:33    Ultimo aggiornamento: 22:34




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Rho, cardiologo muore d'infarto dopo intervento per salvare paziente

Il Messaggero


Vincenzo Capacchione, 49 anni, aveva risposto alla chiamata nonostante fosse a casa febbricitante






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