domenica 17 luglio 2011

I segreti della casta di Montecitorio

Fonte Qui

Sabato 16 luglio 2011

Le condizioni tariffarie esclusive della TIM per i parlamentari italiani




Questo invece sono le condizioni tariffarie riservate per i deputati!!sono del 2008, oggi sono ancora più vantaggiose! Anche qui, mica possono spendere come i comuni mortali!!! l'unico negozio abilitato ad attivare questa tariffa è il negozio tim in Largo Chigi: mostri il tesserino parlamentare ed ecco per te la tariffa DEPUTAT


I noti ladri che si aggirano a Palazzo Marini, sede degli uffici dei singoli parlamentari.

Palazzo Marini, piazza San Silvestro, Roma.

Qui di ladri non ce ne sono tanti, ma uno solo, che però risulta molto più scaltro dei tanti parlamentari che sopravvivono con "solo" 14.000 euro al mese. Lui intasca dalla Camera dei deputati all'incirca 2 milioni di euro al mese.

Il suo nome è Sergio Scarpellini, un noto palazzinaro romano che guadagna, solo attraverso l'affare di Palazzo Marini, 150 volte più del "misero" stipendio parlamentare.
Lo scandalo già alcuni anni fà venne fuori.

In pratica la camera dei deputati paga 25 milioni l'anno per l'affitto dell'intero Palazzo Marini, per 20 anni.
Il palazzo Scarpellini l'ha comprato con un mutuo, le cui rate vengono pagate dalla Camera dei Deputati.
Geniale, vero?
Ma non è finita qui.

Il vero scandalo non è solo regalare a questo signore qualcosa come 150 stipendi parlamentari al mese, o 2000 stipendi normali, ma è anche e soprattuto nella misera funzionalità di questa struttura.
Qui infatti hanno gli uffici i parlamentari "sfigati": i segretari di partito, i capigruppo, i presidenti di commissione hanno gli uffici all'interno di Montecitorio, ma essendo gli spazi limitati (limitati un corno: ho visto finanche 10 stanze con centinaia di metri quadri a disposizione di un singolo capogruppo d'opposizione), restavano qualche centinaio di deputati da sistemare.

questi li hanno spediti a palazzo Marini, che è in piazza san silvestro, sono 500 metri o poco meno da montecitorio, ma essendo che i peones sono a roma solo dal martedì pomeriggio al giovedì per le votazioni, ed essendo il loro mestiere in quei giorni incentrato essenzialmente nel premere il pulsantino del voto al suono della campana, non possono permettersi il lusso di allontanarsi così tanto.
E così quel palazzo è sempre vuoto, spettrale, cammini per centinaia di metri per i suoi labirintici corridoi senza trovare mai un'essere umano, un segno di vita.
I corridoi sono sempre vuoti, le tasche dei palazzinari collusi invece sono sempre piene!

spidertruman

i misteriosi ladri che si aggirano nel Transatlantico

poliziotti di servizio presso l'ufficio di polizia all'interno di Palazzo Montecitorio ci sono ormai abituati.Ogni giorno c'è sempre un deputato che denuncia il furto del suo costosissimo computer portatile , così come non disdegnano alcune giovani deputate dal denunciare il furto della propria pelliccia di valore.

Ma come mai, malgrado i rigidi controlli all'ingresso di montecitorio, continuano ad agire indisturbati questo manipolo di ladri nel transatlantico e delle aule di Montecitorio?
Forse perchè probabilmente i ladri sono coloro i quali entrano ed escono dall'ingresso principale quando vogliono: i deputati infatti sono gli unici esentati dai controlli. Ma perchè i deputati dovrebbero denunciare furti a montecitorio?????

Semplicemente perchè c'è una polizza assicurativa che copre qualsiasi furto di qualsiasi entità che avviene all'interno di Palazzo Montecitorio.
Poi si offendono se uno parla di quel palazzo come un covo di ladri!
spiderTruman


indovinello

indovina-indovinello: i 9 barbieri che lavorano nella barberia di montecitorio, guadagnando 11.000 euro al mese sudati tagliando in media 2 o 3 cape gloriose al giorno, come mai parlano tutti lo stesso accento??? e come mai è lo stesso accento dell'allora presidente della camera che li assunse attraverso un bel concorso pubblico trasparente come i suoi capelli??? chi era costui?


La poco "onorevole" scorta armata per portare la moglie a far la spesa e il marito dall'amante.

Nel mentre il padrone-deputato svolge le sue interminabili recite teatrali (leggasi incontri pubblici), mi capitava a volte di chiacchierare con alcuni agenti delle forze dell'ordine preposte al "servizio scorte" del Viminale.

In tanti esprimevano un forte senso di frustrazione nel dover svolgere mansioni particolare mortificanti.
Il mio "amico di sventura", il caposcorta del deputato-padrone, aveva iniziato la carriera nella squadra mobile di Palermo ed era finito ad accompagnare la moglie del deputato a fare la spesa tutte le mattine, mentre la sera gli toccava portare il deputato a casa dell'amante o ai festini in giro per le ville dei Parioli.

Un racconto molto simile di un agente "anonimo" venne riportato alcuni mesi fà in quest'intervista : http://www.lettera43.it/attualita/2086/la-scorta-delle-escort.htm
Mi chiedevo spesso come e perchè avveniva un simile dispendio di risorse e uomini.

Dopo un pò di anni non solo ho scoperto come funzionava il meccanismo, ma ne sono diventato mio malgrado complice e vittima: nel prossimo post vi spiego.



Auto blu e scorta per tutti! ecco il segreto di come vengono assegnate...

Quando vedete un autoblu che sfreccia a sirene spiegate, sappiate che a volte dentro c'è solo una signora che va a fare la spesa o accompagna i figli a scuola.
Vi spiego qual'è il trucco attraverso il quale gli onorevoli parlamentari si arrogano e si appropriano di questo servizio.

Le autoblu a Montecitorio sono solo venti, a disposizione dell'ufficio di presidenza (presidente e vicepresidenti della camera) e dei presidenti delle commissioni parlamentari. E gli altri 600 deputati?
Ecco come fanno.

Il meccanismo è ormai ben collaudato.
Se all'origine era solo uno stratagemma di un giovane deputato democristiano di un paesino del beneventano che l'ha tenuto in piedi per 30 anni di onorato servizio allo stato (e lo tiene tuttora) oggi ormai è dilagato molto tra i frequentatori di montecitorio.

Basta trovare una persona fidata che si prenda l'impegno, con le dovute precauzioni di intracciabilità, di inviare una lettera anonima di insulti e minacce, meglio ancora anche verso i familiari, riportando alcuni dettagli della vita privata (il nome della scuola del figlio, ad esempio).

Il giorno seguente, mentre lui va ad informare i carabinieri, io sono già a scrivere.....in verità faccio il taglia e incolla di un vecchio comunicato stampa che mi ha passato un altro servo di montecitorio  che si chiama minacce.doc che tanto il succo è sempre lo stesso:"profonda indignazione per le minacce ricevute, ma continuerò per la strada delle riforme e del rinnovamento, non ci lasceremo intimidire", chiamo i miei colleghi che anche loro hanno un bel file prestampato solidarieta.doc con il quale il capogruppo, il segretario, ecc.... esprimono solidarietà e vicinanza.
Il caso finisce sui giornali, il prefetto chiama al padrone per assicurargli una protezione maggiore.

Quel prefetto sà bene che l'avvicinamento, il trasferimento e la promozione dipendono dal ministro degli interni di turno e quindi dipende molto dalle amicizie che si sarà saputo costruire nei suoi anni di carriera prefettizia: nel successivo COMITATO PROVINCIALE PER L'ORDINE PUBBLICO E LA SICUREZZA non mancherà l'ok per concedere la dovuta protezione al padrone-deputato minacciato.
E così per magia ecco a voi un auto blu e una squadra di scorta!


non solo per loro: come far viaggiare gratis anche amici e parenti.

C'è un agenzia di viaggio all'interno di montecitorio, alla quale tutti i deputati si rivolgono per fare qualsiasi biglietto aereo (naturalmente gratis) da e per qualsiasi destinazione italiana. La prima volta che sono andato a fare i biglietti, il funzionario parlamentare adibito all'agenzia (7000 euro al mese) mi ha chiesto il codice millemiglia, che con accortezza il deputato-padrone mi aveva fornito.
Cosa ho scoperto: che lor signori non solo si fanno i viaggi gratis, ma con quei viaggi accumulano punti su punti che poi utilizzano per far viaggiare gratis anche mogli, amici e parenti sui voli alitalia.
L'assuefazione alla casta ci può portare qui in Italia anche a sminuire il peso di quest'atteggiamento truffaldino, ma per comprendere il valore di queste azioni, forse è il caso di ricordare lo scandalo "miglia aeree" che ha portato alle dimissioni di tre ministri in Germania, colpevoli di aver fatto quello che da decenni continuano a fare impunemente i deputati italiani:

http://archiviostorico.corriere.it/2002/agosto/01/Berlino_scandalo_miglia_aeree_dimette_co_0_0208011344.shtml


Spidertruman


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Casta: dopo dieci anni di tagli ci costa mezzo miliardo in più.

Libero



Per dieci anni hanno finto tutti i governi di tagliare i costi della politica. E invece è accaduto l’esatto opposto. Tanto che se nel 2001 per mantenere Camera e Senato si spendeva poco più di un miliardo di euro, nel 2011 si spenderà un miliardo e mezzo. La differenza è di 469 milioni di euro, non una bazzecola. Perché quella cifra da sola riesce a mantenere una Camera in più, la terza. Mentre si prendevano in giro gli italiani dicendo che il Palazzo stringeva la cinghia, si è tolta dalle tasche dei contribuenti una cifra che sarebbe in grado di mantenere da sola due Senati francesi, giusto per fare un esempio europeo.

Dieci anni fa la Camera costava 736 milioni di euro. Quest’anno il suo costo è di 993 milioni di euro. Con il Senato le spese pazze della politica sono perfino andate peggio, quasi raddoppiate: nel 2001 erano 320 milioni di euro, oggi sono 535 milioni di euro. Non c’è una sola voce di spesa che sia diminuita. Nemmeno quell’indennità parlamentare che è stata pure limata in questi anni. Perché nel decennio prima ha avuto gli scatti in avanti e poi quelli indietro, ma il risultato finale è che ancora più alta oggi di allora. Fra stipendi e rimborsi spese i parlamentari costavano nel 2001 quasi 225 milioni di euro.

Oggi quella cifra è salita di una ventina abbondante di milioni a 245 milioni di euro. Percentualmente è meno del dieci per cento, e in dieci anni vuole dire meno dell’inflazione reale. Però se si somma la crescita clamorosa della spesa per altri benefit, come i trasporti e la ristorazione, il pacchetto del trattamento economico complessivo dei parlamentari è cresciuto assai più della rivalutazione monetaria prevista dall’Istat. Il conto del ristorante degli onorevoli è passato da 3,6 a 8 milioni di euro, ed è quindi più che raddoppiato. Quello dei trasporti aerei, in treno, autostradali e marittimi è quasi triplicato, passando da 8,9 a 20,9 milioni di euro.

Cresciuti notevolmente anche i contributi dati nei due rami del Parlamento ai gruppi parlamentari, e anche questa voce ha un beneficio indiretto sulle tasche di deputati e senatori. Nel 2001 infatti erano trasferiti ai gruppi parlamentari 54,1 milioni di euro fra Camera e Senato. Dieci anni dopo quella somma è lievitata di 20,1 milioni di euro raggiungendo i 74 milioni. I gruppi erano allora 7 più quello misto, e oggi sono esattamente gli stessi: sette più il misto. Semplicemente si sono trasferiti più soldi a ciascuno di loro. Quei 74,3 milioni servono a pagare soprattutto gli stipendi del personale che collabora con i vari politici, ed è lì il vero beneficio.

Ogni parlamentare riceve più di 4 mila euro al mese (la cifra è più alta in Senato che alla Camera) per rimborsare le spese di segreteria, compresa l’assunzione di uno o due assistenti parlamentari. Se le assunzioni le fa il gruppo parlamentare che è diventato più ricco, il singolo deputato o senatore quei soldi non li spende e se li mette in tasca come stipendio netto (non è tassato). Fa una bella differenza, e anche le sforbiciate formali che sia il governo di Romano Prodi che quello di Silvio Berlusconi hanno inserito nelle varie finanziarie non hanno limato così lo stipendio reale dei parlamentari che è continuato a crescere di fatto.

Lo stesso effetto indiretto si comprende dando un’occhiata alle spese del personale dipendente di Camera e Senato. Anche qui sulla carta i segretari generali dei due organi costituzionali hanno varato nel decennio cure dimagranti, limitando all’osso concorsi e nuove assunzioni per tagliare anche così le spese della politica. Qualcosa però non deve avere funzionato, perché nel 2001 la spesa del personale della Camera era di 188 milioni di euro. Nel 2011 è diventata di 283 milioni di euro. In altra voce complementare il bilancio di Montecitorio registra la spesa per il personale esterno: era di 15,4 milioni di euro nel 2001, è diventata oggi di quasi 22 milioni di euro. Saranno aumentati gli stipendi, ma con un balzo simile è evidente che anche gli organici sono cresciuti.

E non è andata diversamente in Senato: dieci anni fa il costo del personale dipendente era di 100 milioni di euro, oggi è di 145 milioni. Fra l’uno e l’altro palazzo i costi del personale dipendente sono cresciuti del 48,62%, vale a dire di 140 milioni di euro. Anche qui è evidente: la differenza è identica alla spesa di personale che oggi sostiene il Senato. Facendo finta di tagliare i costi della politica, paghiamo invece anche i dipendenti di una Camera in più, la terza.

Un miliardo e mezzo escluse le partite di giro (perché in realtà la spesa a palazzo è superiore). Che cosa abbiano tagliato, è davvero difficile da comprendere. Se avessero banalmente lasciato tutto come era nel 2001, solo rivalutando la spesa con l’inflazione, quel miliardo sarebbe oggi diventato un miliardo e 267 milioni di euro. E invece è cresciuto di altri 250 milioni che non trovano alcuna ragione ufficiale.


di Franco Bechis

 
17/07/2011




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I privilegi della «casta» su Facebook

Corriere della sera

Sconti, contratti, trariffe ridotte. A «fare in conti in tasca» a Montecitorio un ex precario che ora si vendica


MILANO - Il titolo promette succulente rivelazioni. «I segreti della casta di Montecitorio». Firmato Spidertruman, il fantomatico ex precario di Montecitorio che sabato ha aperto la pagina su Facebook e in 24 ore ha raggiunto i 30mila «amici». Ovvio, il titolo è già una bella partenza, degna dell'eccellenza del marketing. Toni rivoluzionari che aizzano il mugugno: Facciamogliela vedere, al Referendum, al Flash mob e via con le invettive al «cinque stelle». Qualcuno ricorda Spidertruman com'è che per 15 anni (gli in cui avrebbe dovuto essere precario) ti è andata bene e ora spifferi tutto.

CARTA INTESTATA - Lui promette di rivelare, giorno per giorno nuovi intrallazzi dei signori della politica, di destra, di sinistra, di centro. Forse anche dall'alto. E perché l'evento carbonaro sia ancora più emozionante alla pagina Facebook, aggiunte in tutta velocità un secondo indirizzo, via blog... Tante foto, tanta carta intestata fotografata. Ma in realtà l'«Assange de no' altri», per ora parla di finte scorte, furti fasulli per ottenere rimborsi, minacce inesistenti per ottenere l'auto blu, viaggi gratis per amici e parenti, sconti giganteschi e stipendi elencati uno ad uno per mettere a nudo i privilegi della politica. Ma non fa nessun nome


SPIDERTRUMAN - In poche ore Spidertruman, come si fa chiamare l'autore sul Web, ha superato i duemila, poi i seimila, poi gli ottomila fan, cavalcando l'ondata di antipolitica che anche negli ultimi giorni è divampata sulla rete dopo la cancellazione dei previsti tagli agli stipendi dei parlamentari. E così ce n'è per tutti. Spigolando tra i post si «scopre» certe marche d'auto fanno sconti anche del 20% ai parlamentari, e perché certe compagnie telefoniche applicano tariffe assai ridotte? Si legge dei barbieri ( tutti provenienti dalla stessa regione del presidente della Camera che li assunse) pagati, a detta dell'autore, 11 mila euro al mese. E di poliziotti costretti a fare da chauffeur alle mogli degli onorevoli di giorno e ad accompagnare il deputato di turno dall'amante la sera.

FINTI FURTI - Poi il capitolo furti finti: secondo l'infuriato Spidertruman sarebbero decine le finte denunce di furti di computer portatili effettuate dai deputati solo per aver diritto al rimborso e poterne comprare altri. Tra le invettive sono finite anche le scorte di polizia, ottenute molto spesso, a suo dire, grazie a finte lettere di minacce inviate ad hoc magari con l'inserimento nella busta di qualche bossolo. E poi i viaggi gratis per amici e parenti dei parlamentari ottenuti grazie ai punti «Millemiglia» accumulati con ai viaggi gratuiti a cui i membri del parlamento hanno diritto. Le rivelazioni sono appena all'inizio, assicura l'anonimo vendicatore. Chissà se Spidertruman ne prossimi post sarà più concreto. E chissà se il Palazzo trema?

l.p.
17 luglio 2011 15:19

Litigano per una ragazza e un minorenne gli conficca in testa un cacciavite

Corriere della sera

Un 24enne in condizioni «disperate». Il 17enne è stato arrestato e condotto al carcere minorile



MILANO - Un giovane di 24 anni di Canicattì si trova ricoverato in gravissime condizioni nel reparto di Rianimazione dell'ospedale di Sciacca dopo essere stato ferito da un ragazzo di 17 anni che gli ha conficcato in testa un cacciavite durante un violento alterco. Motivo scatenante del litigio, le attenzioni dei due giovani nei confronti di una ragazza del paese. L'episodio è avvenuto davanti a un bar di via Vittoria, nel centro di Canicattì. Il minorenne è stato arrestato con l'accusa di tentato omicidio e condotto nel carcere minorile Malaspina di Palermo. Le condizioni del ferito, figlio di un macellaio, sono state definite dai medici «disperate».

(Ansa)
17 luglio 2011 13:22

Opposizione da buttare. Furti, delitti e disoccupati: tutti i record del miracoloso Nichi di Puglia.

Libero



Fortuna che ci pensano i sindaci (di centrosinistra) a riportare lo stimato governatore della Puglia coi piedi per terra. Quello che più di tutti riesce a mettere in riga Nichi Vendola è il primo cittadino di Bari, Michele Emiliano. L’ultima schermaglia tra i due eterni fratelli-coltelli della politica barese riguarda la tariffa dell’acqua, la penultima gli sprechi di fondi Ue nel settore cultura. Lo scontro tra i due è diventato permanente effettivo quando il presidente ha provato a scaricare sull’ex pm barese la responsabilità della scelta di Alberto Tedesco come assessore alla Sanità: oggi che sul senatore Pd pende a Palazzo Madama una richiesta di custodia cautelare, Nichi finge di non sapere che “Michi” avrebbe preferito che il dalemiano occupasse un assessorato diverso, visto il conflitto di interessi legato agli affari di famiglia in protesi.

È stato così che Emiliano ha capito che di Vendola proprio non ci si può fidare. Prendi l’acqua, per esempio. Il governatore si spende per i “sì” ai referendum; il giorno dopo il plebiscito, trasforma la spa dell’Acquedotto pugliese in ente pubblico; due giorni dopo, chiede di mettere da parte la demagogia (lui) e chiarisce che la tariffa non calerà neppure di un punto, altro che il 7% di remunerazione del capitale investito abrogato dal voto. Il suo assessore aveva appena ammesso che il 6,9% della tariffa serve a pagare il debito di un bond sottoscritto dall’ex presidente Aqp, Francesco Divella, oggi deputato finiano: Vendola lo smentisce e lo rinnega.

E così ci pensa il sindaco di Bari a far giustizia: da presidente dell’Ato, organo cui spetta la determinazione del costo dell’oro blu, manda a dire che se Aqp non è più una spa non può avere un utile di 32 milioni, somma che ora va convertito in uno sconto in bolletta per garantire il «quantitativo minimo vitale» ai meno abbienti. I vendoliani sanno che il poeta di Terlizzi s’è stancato di fare il governatore: preferisce fare la spola tra Roma e Bruxelles cianciando di desertificazione e primarie, piuttosto che stare a Bari per occuparsi di cose concrete. Da Foggia sommersa di rifiuti peggio di Napoli fino a Lecce dove una Tac rotta causa la morte di una anziana, la Puglia è tutto un fiorire di responsabilità, per lui. Il quale più che acclamato, oggi è reclamato.

Ci ha messo tre mesi per deliberare in giunta un provvedimento-tampone per il capoluogo dauno: è stato il sindaco “democrat” Gianni Mongelli a costringerlo, dopo aver rivelato che da due mesi in Regione pende un progetto del Comune per ottenere finanziamenti e intervenire a sanare l’emergenza munnezza. Vendola s’è dovuto stringere nelle spalle: «Dateci il tempo di valutarlo», ha balbettato.

È che qui non c'è un solo dato che porta il segno positivo del passaggio vendoliano. allarme criminalità Nichi polemizza sulla ’ndrangheta in Lombardia, ma la Puglia ha 3mila affiliati alla mafia (stima Commissione Antimafia) e il record degli omicidi nel 2010 (54, +11,8% sul 2009), più che a Napoli o Palermo. Perfino sui furti d’ auto va peggio che in Campania: 7,83 vetture rubate ogni mille. Nell’ultimo anno la disoccupazione è cresciuta fino al 13,5%, più che nel resto del Mezzogiorno, addirittura 0,9 più della Grecia. Per non parlare della crisi

degli sfratti: ci sono 3.707 famiglie che rischiano lo sfratto esecutivo per cause da addebitare per l’85% a morosità e per il 15% a finita locazione. A parole Vendola vorrebbe il posto fisso per tutti, ma è la sua la regione in cui il precariato è cresciuto di più al Sud (dato Cgia). Lo scorso anno il Pil è cresciuto del 12,3% in meno rispetto alle previsioni. La Puglia è la regione col record del deficit sanitario, un rapporto spesa/Pil tra i più alti d’Italia: qui si muore di malasanità il triplo che altrove.

Il Pd Francesco Boccia a Roma convince il governo a bloccare l’Irpef fino al 2013, Vendola a Bari lo aumenta per fare cassa e coprire un extradeficit di 100 milioni, e così sono 440 i milioni che i pugliesi pagano in tasse regionali. Se passa la revisione del Patto di stabilità - come da manovra Tremonti - chi ne soffrirà di più sarà la Puglia: per tre anni Vendola s’è vantato di aver sforato il Patto e oggi potrebbe trovare chiusi i cordoni della borsa malgrado abbia 823 milioni di fondi Ue da spendere entro fine anno, pena il disimpegno. Agli amici più stretti Emiliano, candidato in pectore alla guida della Regione, confida: «Quando andrà via Nichi, alla Regione lascerà solo macerie».

di Antonio Cantoro

17/07/2011




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Como, frana il lungolago e il sindaco chiede soldi anche a George Clooney

di Redazione

La frana sulla statale Regina ha causato diversi danni nel paese in cui c'è la villa dell'attore. Così il sindaco chiede una mano a "tutti gli amici del Lario"




Como - La statale Regina, che costeggia a ovest il lago di Como, è franata il 7 luglio. In sette punti il costone roccioso che sovrasta la strada tra Laglio e Brienno si è staccata, bloccandone l'accesso. L'arteria è stata riaperta qualche giorno dopo, ma i danni sono stati ingenti. Così Roberto Pozzi, il sindaco di Laglio, ha deciso di rivolgersi al più noto dei suoi concittadini: George Clooney. 

L'appello a Clooney In una lettera a consegnata a Villa Oleandra, la casa che l’attore americano, ora assente, ha a nel paesino, Pozzi chiede un aiuto per riparare i danni subiti non solo nella cittadina ma anche a Brienno, spiegando che "molte persone hanno dovuto abbandonare le loro case. Le saremmo grati per quel che lei, e tanti altri sul suo esempio potrà fare per questa comunità così colpita". L'invito a contribuire alla ricostruzione non è rivolto solo all'attore statunitense, ma a tutti "gli amici del Lario, quelle persone che ci vogliono bene e hanno scelto i nostri paesi come punto di riferimento per ritemprare mente e corpo".

"Siamo rimasti soli" Il sindaco accusa tra le righe di non aver avuto aiuti dallo Stato: "Ho la netta percezione che dobbiamo fare da soli e Laglio ha affrontato la sua emergenza mettendo a disposizione le risorse disponibili, ma il danno grosso è quello che ha colpito Brienno dove è di tutta evidenza che ci vorrà molto tempo per tornare a una situazione di parziale normalità. Non possiamo lasciarli soli e dobbiamo fare qualcosa".





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Tatuaggi nazi, Forza Nuova difende il bodyguard Blitz per dare a Michelle lo statuto dei lavoratori

di Redazione

Rose rosse e una copia dello Statuto dei lavoratori per Michelle Hunziker, criticata per avere licenziato il suo bodyguard dopo aver scoperto che aveva un tatuaggio con un simbolo nazista su una spalla: hanno cercato di consegnarli oggi a Varigotti, dove la showgirl è in vacanza, un gruppo di simpatizzanti del movimento di estrema destra Forza Nuova. Non ci sono riusciti




Savona - Rose rosse e una copia dello Statuto dei lavoratori per Michelle Hunziker, criticata per avere licenziato il suo bodyguard dopo aver scoperto che aveva un tatuaggio con un simbolo nazista su una spalla: hanno cercato di consegnarli oggi a Varigotti, dove la Hunziker è in vacanza, un gruppo di simpatizzanti del movimento di estrema destra Forza Nuova. Non ci sono riusciti.

Forza Nuova critica la Hunziker "Non ci è stato possibile per l’assoluta mancanza di predisposizione al dialogo - hanno spiegato - non è nostro costume creare disordini e momenti di tensione, soprattutto se ci sono anche dei bambini di mezzo". I simpatizzanti hanno già preannunciato che torneranno "con nuove ed eclatanti iniziative di protesta". Con indosso magliette con l’articolo 3 della Costituzione italiana (tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni, tra l’altro, di opinioni politiche), volevano "farle capire che i giovani di destra, che lei vorrebbe democraticamente tutti disoccupati, non sono come la propaganda di regime li descrive ovvero violenti, arroganti ed ignoranti".

Il tatuaggio nazi sul braccio La scoperta aveva indotto una "scioccata" Hunziker a licenziare in tronco Federico. La scoperta era venuta fuori per caso. Federico aveva un passato destrorso, contiguo a frange estreme neonaziste, a quanto si capisce dal "pugno bianco", sotto il quale campeggia, fra l’altro, la parola "Intolleranza. Un simbolo della superiorità dei bianchi su tutti gli altrì, spiega un sociologo consultato dal tabloid. Molto usato fra estremisti di destra razzisti e violenti. "La mia famiglia ed io siamo completamente sotto shock - aveva spiegato la conduttrice tedesca - Federico lavora per me da due anni. Quando l’ho conosciuto mi è sembrato un ragazzo molto carino, che non farebbe male a una mosca, e sta lì sempre a disposizione degli altri. Fino a qualche settimana fa, ho visto Federico sempre in pantaloni lunghi e camicia, non sapevo che avesse questi tatuaggi. E neppure ora li ho guardati bene. Stando così le cose, però, non posso e non voglio più lavorare con lui".

Le giustificazioni del bodyguard Federico ha raccontato alla Hunziker, prima di separarsi da lei, che il "pugno bianco" sarebbe traccia di un peccato di gioventù. "Mi ha confessato - ha continuato Michelle nella intervista alla Bild - che in passato ha avuto qualcosa a che fare con gli ambienti di destra. Ma ha anche assicurato che questo accadeva molto tempo fa, e che a lui dispiace molto". Adesso la Hunziker, più volte molestata da stalker, cerca un nuovo bodyguard. "Non ho niente a che fare con i Neonazisti - ha tenuto a precisare, sentendosi sfiorata da uno scandalo su quello che in Germania, dove lei è molto popolare, è ancora un gravissimo tabù - e rifiuto i sistemi totalitari in ogni loro forma. Per me la tolleranza è naturale e importante e sono un’assoluta sostenitrice della democrazia. Sono contraria a ogni forma di violenza e discriminazione".



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Messina, ancora malasanità in ospedale salma in obitorio tra formiche e insetti

Truffa Parioli, Lande: «Fatemi uscire vi aiuterò a recuperare i soldi»

I segreti della Casta pubblicati su Facebook Vendetta dell'ex precario

La Stampa

Nelle rivelazioni viaggi, auto blu e l'elenco dei privilegi riservati ai politici, stipendi compresi.L'autore è un dipendente licenziato dopo 15 anni: in poche ore 45 mila iscritti alla pagina.



Guarda

Sconti, agevolazioni, tariffe ad hoc: un «bottino» di documenti che testimonierebbe i privilegi di cui gode la Casta politica italiana. Tutto «nero su bianco». È quanto promette di rivelare una fonte anonima, che racconta di essere stata licenziata dopo 15 anni di precariato a Palazzo Chigi. Una sorta di vendetta che si traduce in una pagina Facebook e un blog (isegretidellacasta.blogspot.com) che fanno tremare le sale del potere.



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I realiani vogliono costruire un'ambasciata per gli extraterrestri

Il Tempo

Vittorio Vegni, dell'ufficio stampa del Movimento Raeliano Italiano: "Claude Vorilhon, noto come Rael sarà a Roma tra l'8 e il 10 agosto. In quell'occasione incontrerà le centinaia di Raeliani italiani che si stanno preparando per l'arrivo del messaggero, l'ultimo dei profeti".


Ufo «Vogliamo creare in Italia un'Ambasciata per gli Extraterrrestri. La loro venuta sta diventando una priorità, altrimenti ci autodistruggiamo». Lo spiega Vittorio Vegni, dell'ufficio stampa del Movimento Raeliano Italiano, annunciando che Claude Vorilhon, noto come Rael sarà a Roma tra l'8 e il 10 agosto. «In quell'occasione - aggiunge - incontrerà le centinaia di Raeliani italiani che si stanno preparando per l'arrivo del messaggero, l'ultimo dei profeti».


«Lanciamo una campagna di sensibilizzazione presso l'opinione pubblica e le più alte autorità del nostro governo - afferma Marco Franceschini, responsabile per l'Italia del Movimento Raeliano - perchè prendano ancor più coscienza della necessità di accogliere gli scienziati che hanno creato l'Umanità e che rappresentano oggi la sola speranza che abbiamo di sopravvivere all'attuale caos». «Il mio obiettivo -aggiunge Franceschini- è quello di costruire in Italia un'Ambasciata che servirà a stabilire il primo contatto ufficiale con una civiltà extraterrestre. Non servirà ad accogliere dei comuni visitatori dello spazio, ma i nostri Creatori extraterrestri: gli Elohim». Questi, si legge sul sito dei Raeliani (www.rael.org), «non sono degli invasori. Essi hanno manifestato il desiderio di tornare, ma rispetteranno comunque la nostra scelta, anche se dovesse essere negativa. Tocca a noi invitarli, ed il nostro invito ufficiale è l'Ambasciata. È il minimo che possiamo fare».
 

«Questa ambasciata  -si legge ancora sul sito dei Raeliani - diventerebbe il Terzo Tempio, come preannunciato nelle Antiche Scritture. Secondo le istruzioni fornite dagli Elohim, deve essere costruita in un territorio neutrale a cui vengano garantiti i diritti di extraterritorialità anche per quanto riguarda lo spazio aereo». Inoltre «apporterà notevoli benefici dal punto di vista economico al Paese che l'ospiterà. La fortunata nazione godrà anche della speciale protezione degli Elohim e diventerà il centro spirituale e scientifico del pianeta per i prossimi millenni».
«Nel 1973 - spiega una nota del Movimento Raeliano Italiano - gli Elohim rivelarono a Rael, all'epoca giornalista in Francia, che furono proprio loro a creare scientificamente ogni forma di vita sulla Terra. Ora che siamo in grado di comprendere la loro opera senza considerarli più come degli Dei, essi hanno espresso il desiderio di ritornare e di incontrare i rappresentanti della Terra, a patto che li invitiamo ufficialmente in un'ambacsiata».

«Oggi purtroppo ci troviamo di fronte ad una vera emergenza e il loro ritorno è una priorità -sottolinea Franceschini- solo l'avanzata tecnologia di cui dispongono può infatti risolvere i gravi problemi che affliggono il nostro pianeta e a cui non siamo in grado di porre rimedio. La nostra stessa sopravvivenza è in pericolo e solo loro ci possono aiutare». In una recente dichiarazione, Rael ha spiegato che esiste una sola via d'uscita: quella di accogliere gli Elohim «e chiedere loro di ripulire la nostra spazzatura».


16/07/2011





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Tanti guasti alla rete elettrica al centro storico ma i tecnici Enel vengono solo a comprare i cocomeri

Yosemite: arcobaleni notturni nel parco

Corriere della sera

Un fotografo riesce a cogliere i vari colori sull'acqua di una cascata alla luce della luna

 

MILANO - Straordinari colori cangianti al chiaro di luna: le cascate del famoso parco nazionale dello Yosemite, in California, di notte vengono illuminate da spettacolari arcobaleni lunari. Sono deboli d’intensità e dunque a occhio nudo poco riconoscibili. Tuttavia: un video-operatore ha catturato ora su pellicola il raro fenomeno naturale.

 

 

SPETTACOLO NOTTURNO - Cala la notte in California, nel cielo terso luccicano le stelle e dalle colline spunta la luna piena. Nel parco dello Yosemite accade però uno spettacolo più unico che raro: in tutti i suoi colori risplende un arcobaleno nella nebbia delle grosse cascate che sgorgano dalle ripide scogliere. Ciò che riecheggia come un racconto fantastico è invece un fenomeno naturale reale, seppur raro: arcobaleni notturni che si manifestano quando la luce solare riflessa dalla luna piena incontra le goccioline d'acqua in una notte cristallina. Ad occhio nudo questi arcobaleni lunari si presentano generalmente in un debole bianco, catturati da un obiettivo fotografico, invece, si può assistere a tutti i colori dello spettro. E' proprio così che il fotografo e video-operatore Steven M. Bumgardner è riuscito a rendere visibile lo spettacolo notturno. Per due anni ha inseguito assieme al suo team gli arcobaleni notturni. Un video (velocizzato) mostra ora tutti i suoi scatti più spettacolari. «Non è stato facile - racconta Bumgardner - le condizioni meteo non erano quasi mai dalla nostra parte».

FATTORI - Alle famose cascate dello Yosemite National Park il fenomeno naturale si può osservare particolarmente bene in primavera e in estate, scrive il portale Space.com. Ovvero: quando l'aria è limpida, la luna luminosa e l'acqua abbondante. Merito soprattutto di quest'ultimo fattore le probabilità di godere dello spettacolo nel 2011 sono maggiori rispetto al passato: la rapida fusione della neve durante il mese di giugno, caduta quest'inverno sulla Sierra Nevada, ha infatti provocato l'ingrossamento delle cascate che in queste settimane hanno raggiunto la loro massima portata.

 

Elmar Burchia
17 luglio 2011 14:12

Prigioniero da un anno ma non ho fatto nulla"

La Nazione


Drammatico appello di Simone Pini, il fiorentino detenuto nel carcere di Cuba, sotto accusa per la morte di una ragazzina. "Il mio quartiere mi aiuti"



Firenze, 17 luglio 2011



QUANDO in Italia sono le nove di sera, nel carcere di Combinado del Este, L’Avana, sono le tre del pomeriggio. L’ora d’aria. C’è chi fuma e c’è chi gioca a pallone. E chi si rode il fegato, dal 30 giugno scorso: Simone Pini, «l’italiano». Squilla il telefono. Una voce scorbutica alza la cornetta. Dall’altro capo del filo, e del mondo, vogliono proprio lui. Siamo noi. Pochi secondi e il fiorentino, 43 anni, detenuto a Cuba perché accusato di aver partecipato a un festino hard in cui morì una ragazzina di dodici anni risponde: «Pronto...». Per questa brutta storia, cominciata a Bayamo il 14 maggio del 2010, ci sono in carcere 14 persone. Oltre a Pini, altri due sono italiani: Angelo Malavasi, modenese, e Luigi Sartorio, vicentino. Pini e Sartorio, oltre a un crudele destino, dividono pure la stessa cella. Da un anno e un mese. E non vedono la fine. Anzi: «Dicono che sta per arrivare una richiesta di 25 anni di condanna — dice Pini — per dei reati fabbricati, come ai tempi di Stalin. Vogliono rovinarmi la vita, la situazione è di una gravita estrema. Chiedo una denuncia contro Cuba per violazione dei diritti umani o che siano obbligati a fare delle indagini giuste».

-Ma sono state formalizzate le imputazioni contro di voi?
«Ancora non sappiamo bene di che cosa ci accusano. Abbiamo sentito dire in questi giorni che è in arrivo questa richiesta. Per fatti avvenuti nei due mesi che io ero a Firenze. E io non so ancora chi è il mio avvocato. Siamo alla follia».

-Come vi siete mossi in tutto questo tempo?
«L’ambasciata italiana qui a Cuba ci dice di stare zitti, che se parliamo con la stampa peggioriamo la situazione. C’è toccato per un anno reggere questo silenzio. Ma io dal primo minuto in cui sono entrato qua sto lottando per la mia innocenza, ho mandato 50mila lettere da tutte la parti. Con le mie carte d’innocenza si stanno pulendo il c.... E’ un abuso dei diritti umani. Le mie prove sono inconfutabili anche a Cuba»

-Quali sono?
«Ho molti testimoni, ho le chiamate telefoniche dall’Italia, quelle sono tutte partite da Firenze, da casa di mio padre, dai miei cellulari, dal centro telefonico messo dietro al mercato di San Lorenzo, che bisogna avere la scheda per chiamare da lì. E poi ci sono le prove dell’immigrazione: dicono chiaramente che io e Luigi Sartorio non eravamo a Cuba il 14 di maggio, ma mancavamo io dal 29 marzo, lui dal 1° aprile. Non sappiamo perché un organo del Ministero degli Interni cubano dice questo e la polizia, che è sempre organo del Ministero degli Interni, dica un’altra cosa».

-Ma tutto questo non è stato preso in considerazione.
«Faccio un appello al suo giornale affinchè le persone che mi hanno visto al Pignone, il mio quartiere, i miei amici, si facciano vivi, raccolgano firme, si riuniscano in un comitato. Io ho fatto una cena alla casa del popolo del XXV Aprile, a metà aprile, sono stato al circolo Potente, al bar Fabbri, dove sono nato, andavo in un bar notturno dei benzinai al Galluzzo, in via Senese, conosco bene il proprietario. Il 15 maggio (il giorno dopo l’omicidio, ndr) io mi trovavo a Empoli, con i signori Angelo Amenta e Domenico Cugliandro: che tutte queste persone si facciano sentire, voglio che l’Italia sappia che non c’entro con questa storia. Anzi, dico all’Italia: investigate su di me. Quello che mi stanno facendo è un sequestro di persona, e stanno sequestrando tre italiani. Un altro italiano che, per fortuna sua non è più venuto a Cuba sennò sarebbe qui dentro con noi, è il signor D.F. (anch’egli fiorentino, di cui Pini indica nome e cognome, ndr).

Cioè?
«Questo signore è negli atti, c’è il suo nome da tutte le parti. E’ un altro ricercato che non è stato cercato, perchè se Cuba chiede all’Italia il signor D.F. per ’asesinado’ e corruzione di minore, il 14 maggio, gli ridono in faccia. Noi purtroppo siamo venuti qua a fine maggio e mi sono trovato in mezzo all’inchiesta e m’hanno preso: quello è stato il mio errore, essere nel posto sbagliato al momento sbagliato».

-E loro quali prove hanno contro di voi?
«Nessuna. Ci stanno accusando su delle supposizioni, su una storia inventata e fatta cantare con la forza a più persone, che poi queste persone stanno tutte dicendo che questa storia non è mai esistita. Ci accusano due donne che non sappiamo nemmeno chi siano, così come non ho mai visto la morta, né io, né Sartorio, né Malavasi. E non avevamo rapporti neanche tra noi stessi, avevo soltanto appena conosciuto Malavasi».

Stefano Brogioni




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Rifiutato da quattro ospedali «Non è grave», ma poi muore

Il Mattino

La tragica odissea di un cinquantenne tra Subiaco, Tivoli e Roma




ROMA - Per sei volte è andato al pronto soccorso, in quattro differenti ospedali di Roma, sofferente e con difficoltà respiratorie, chiedeva di essere ricoverato. Per cinque volte l’hanno rimandato a casa, poteva curarsi da solo. Giorgio Manni due giorni fa è morto. Teresa, la sorella, ha urlato, implorato i medici di fare qualcosa perché suo fratello stava sempre peggio, ma al pronto soccorso di Subiaco le hanno risposto scrivendo: «Si ribadisce l’assoluta incongruità di accessi al pronto soccorso, ancor più se effettuati utilizzando il servizio 118, per una sintomatologia cronica». Seguono due punti esclamativi. Come dire: non venite a ingolfare il pronto soccorso e non chiamate il 118.

«Mio fratello urlava: sto morendo, sto morendo, non riesco più a respirare, perché non mi ricoverano? E noi ci sentivamo impotenti. Ora vogliamo sia fatta chiarezza, domani sarà fatta l’autopsia. Perché per cinque volte mio fratello è stato respinto dai pronto soccorso mentre stava morendo?». Giorgio Manni, 51 anni, muratore. Qualche guaio con la giustizia. Agli arresti domiciliari per una piccola storia di droga. «Ma in paese gli volevano tutti bene», ricorda la sorella Teresa, nel suo chiosco bar di Rocca Canterano. I verbali dei pronto soccorso in cui Giorgio ha chiesto aiuto, inutilmente, fra il 4 e il 12 luglio aiutano a ricostruire una storia assurda. «Visto che Giorgio era ai domiciliari, ogni volta che lo portavamo in ospedale avvertivamo i carabinieri. Bene, anche i carabinieri ci sono stati molto vicino, non capiscono perché una persona che stava così male non sia mai stata ricoverata».

E’ l’inizio di luglio. Giorgio da un mese ha dolori alla schiena, fa delle punture, ma non gli danno giovamento. Il medico di famiglia consiglia una risonanza magnetica, ma c’è posto solo per il 30 luglio. Giorgio peggiora, sente dolori forti all’altezza dei reni. «Il 4 luglio chiamiamo il 118, l’ambulanza lo porta al pronto soccorso di Subiaco. Ha il volto giallo. Il medico lo visita e scrive che ha una lombosciatalgia resistente a terapia medica. Gli dicono di andare a casa e di fare quattro punture al giorno». La situazione non migliora, Giorgio ha dolori sempre più forti, fatica a respirare. «L’8 luglio chiamiamo di nuovo l’ambulanza, soffre come un cane. Al pronto soccorso di Subiaco non gli fanno quasi nulla: una flebo, misurano la pressione, rilevano la frequenza cardiaca».

Il medico scrive: «Paziente già valutato tre giorni fa e dimesso con chiara indicazione alla terapia domiciliare, torna alla nostra osservazione lamentando la medesima sintomatologia». Stessa terapia con tre medicinali. Aggiunge il medico: «Si ribadisce l’assoluta incongruità di accessi in pronto soccorso, ancora più se effettuati utilizzando il servizio 118». «Ha capito? - osserva Teresa Manni - ci hanno detto di smetterla di chiamare l’ambulanza. Ci hanno diffidato. Noi non volevamo abusare dei servizi del pronto soccorso. Ma mio fratello stava male, davvero. Era dimagrito di 15 chili». La notte del 9 luglio chiamano la guardia medica. Visita Giorgio, ma alla fine taglia corto «io ho le mani legate, andate al pronto soccorso di Tivoli».

Niente ambulanza, con la macchina i familiari portano Giorgio per la terza volta in pronto soccorso a Tivoli. E’ la mattina del 10 luglio. «Stessa musica: lombosciatalgia resistente alla terapia, stesse punture. Ma mio fratello stava malissimo, non ce la siamo sentita di portarlo a casa». La macchina guidata da un altro fratello va da Tivoli direttamente al pronto soccorso dell’Umberto I di Roma. Il quarto pronto soccorso che respinge Giorgio. «Qui è l’inferno - ricorda Teresa - mio fratello entra al pronto soccorso dell’Umberto I alle 13.41, lo mettono su una sedia, dicono che c’è da aspettare. Lui non respira, perde la testa e comincia a urlare. Solo a sera lo portano in un altro stanzone con decine di altri pazienti sulle barelle. Lui mi sussurra: questo è un inferno, me sto a morì».

Il giorno dopo il medico di base, il dottor Filippo Pizzicaroli firma una richiesta di ricovero. «Andate al Cto», consiglia. Quinto pronto soccorso, di nuovo in macchina. E’ il pomeriggio dell’11 luglio. Qui gli fanno i raggi x rachide lombosacrale, una visita generale. E lo rimandano a casa. «Mio fratello ha implorato il medico, tenetemi qua solo due giorni, io non respiro, sto morendo. Inutile. Ci hanno detto di comprare una bombola di ossigeno. Ma ogni notte mio fratello stava peggio. Quella notte l’ho trascorsa ad accudirlo, cercavo di dargli sollievo con asciugamani bagnati, lo portavo in balcone, non respirava. Al mattino Giorgio però è divenuto cianotico, ho capito che stava morendo. Ho telefonato al 118, ho urlato di correre». La scena finale è tragica: codice rosso, Giorgio nel pronto soccorso perde conoscenza, alla fine un medico dice alla sorella che ci sono poche speranze, «la situazione è seria». «Aveva un versamento polmonare, bisognava operarlo, mi hanno detto che lo portavano a Tor Vergata. Ho chiesto di vedere mio fratello. ”Lo vedi, questa volta ti ricoverano”, ho cercato di rincuorarlo». Giorgio Manni è morto il 15 luglio al Policlinico Tor Vergata. Domani si svolgerà l’autopsia.


Domenica 17 Luglio 2011 - 12:43




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Poker cash e giochi da Casinò Via libera all'azzardo online

Corriere della sera

Da domani nuove regole, si potranno puntare soldi veri



Scheda-Tutti numeri del settore

ROMA - Signori, fate il vostro gioco! Comodamente da casa vostra, online si intende. Sul divano o in cucina mentre cenate. Se vi va, dal lavoro, magari mentre mandate una e-mail o rispondete al telefono. Da domani gli amanti dell'alea online hanno due possibilità in più. Partono il Poker cash e i giochi da Casinò, dadi, black jack o roulette. Evoluzione degli skill games (i giochi che prevedono una certa abilità dello scommettitore), che già avevano riscosso un discreto successo, con 3 milioni di utenti.

Il periodo di sperimentazione è finito: si fa sul serio, con soldi veri - cash appunto - e non solo con un «gettone» prepagato. Per la prima volta lo Stato, per fare cassa, scommette dichiaratamente sull'azzardo, come prevede il decreto Abruzzo a sostegno delle zone terremotate. Sdoganare i tavoli verdi online è una rivoluzione culturale, anche se non sostanziale. Gli italiani, si sa, sono un popolo di giocatori. I monopoli di Stato l'anno scorso hanno contato una raccolta record (somma di tutte le puntate, per giochi tradizionali come lotterie e superenalotto, e per quelli di nuova generazione come le videolotteries) di 61,4 miliardi, praticamente il 4% del Pil. Questi si sono poi trasformati in entrate per l'erario per 9,9 miliardi (1,2 venivano dai concessionari per tasse e rinnovo diritti). Sui profitti futuri si azzardano pronostici: poker cash e casinò potrebbero essere un affare da 1,5 miliardi al mese - secondo Agipronews - per cui la raccolta in un anno sarebbe di 18 miliardi. Facendo fare un grosso balzo al comparto online che ha avuto un fatturato nel 2010 di 4,8 miliardi, di cui 3,1 dal solo poker.

Le «bische» (legali) su web esistono già e hanno grande successo, in una modalità diversa, quella del torneo. Soprattutto il «Texas hold'em». Si entra in una delle tante poker room legali, come quelle sulle quali anche Gigi Buffon e Francesco Totti, ci hanno messo la faccia. Si versa una somma iniziale prefissata, in Italia al massimo 250 euro (il buy-in), e si riceve il corrispondente in chips, la medesima somma di tutti gli altri giocatori. Si parte ad armi pari, se si esaurisce lo «stack» si esce; chi vince o si piazza prende il piatto, tutti gli altri perdono solo la posta. In questo modo c'è una certezza della perdita. Con il poker cash invece no (anche se è posto un limite di mille euro per ogni sessione). E in questo sta la novità: «È il poker vero», garantisce l'annuncio sul sito di Lottomatica, che ha iniziato il count-down: il tavolo si lascia quando si vuole, più emozioni e più adrenalina.

Le stesse che altri, a seconda delle attitudini, proveranno nei casinò online: c'è un software da scaricare e installare sul computer, porta d'ingresso per una Las Vegas versione digitale. Si decide quante fiches cambiare (anche in questo caso non più di mille euro per accesso), si punta contro il banco, «rien ne va plus», e quindi non rimane che incrociare le dita.

Il decreto dell'Aams specifica che per gli skill games la percentuale dedicata alle vincite non può essere inferiore all'80% della raccolta, ai quali va aggiunta l'eventuale parte destinata al jackpot. Il ritorno in vincite, deve essere quindi almeno del 90%. Ed è questa cifra che dovrebbe ingolosire i potenziali giocatori. L'alea corteggia i freni inibitori, li ammorbidisce e in alcuni casi li azzera.

Se nelle lunghe serate di gioco si arriva a rovinarsi contro avversari in carne ed ossa, cosa potrebbe succedere azzerando anche il deterrente di una cocente sconfitta vis-à-vis?


Melania Di Giacomo
17 luglio 2011 11:36



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Follie di Stato, insegnare italiano agli emigranti? Da New York al Sud America ci costa 105 milioni

di Gian Maria De Francesco

Da New York al Sud America, la Farnesina spende una barca di soldi ogni anno per la nostra cultura: la metà dei contributi ai connazionali se ne va in "sostegno didattico". Il personale delle scuole pubbliche di lingua all'estero vale 62 milioni di euro. Se ne bruciano altri 650 milioni nella diplomazia. Gli interpreti per i documenti dell'Ue sono a carico dei singoli Stati: una vera Babele di scartoffie



Mtv, la televisione musicale giovanile, ha esportato in tutto il mondo un particolare tipo di reality. Si chiama Jersey Shore ed ha per protagonisti otto ragazzi del New Jersey e di New York di varia ascendenza italiana. Italiana si fa per dire, giacché il loro slang contiene pochi termini della nostra lingua e il loro senso estetico è molto molto diverso da quello che abbiamo in patria.
Eppure per promuovere la cultura italiana all'estero nel 2011 il ministero degli Esteri prevede di spendere 105 milioni. Si tratta del servizio offerto alle nostre comunità fuori dai confini nazionali. Il personale delle scuole italiane pubbliche nel mondo costa 62 milioni di euro.

Si tratta di una retribuzione aggiuntiva, perché sono reclutati docenti di ruolo vincitori di un apposito concorso. A essi spettano anche un milione di euro per i trasferimenti all'estero e 1,5 milioni per la sistemazione. Per i supplenti e gli insegnanti reclutati in loco sono stanziati 8 milioni. Altri 2 milioni vanno per la fornitura di materiale didattico alle scuole non governative, mentre 1,2 milioni vanno a istituti e università straniere che intendano promuovere l'insegnamento dell'italiano. D'altronde la rete educativa è molto vasta, e comprende 183 istituti statali nel mondo e 111 sezioni italiane presso scuole straniere. Vi lavorano circa 500 persone comprese un'ottantina di dirigenti scolastici. E nonostante nello Stato di New York la presenza sia ben articolata, Jersey Shore è una bella realtà televisiva.

La finalità formativa è talmente prioritaria per il ministero che metà dei contributi agli italiani nel mondo se ne va in sostegno didattico e culturale (14,85 milioni su 28,6). Non bisogna poi trascurare i 13 milioni per gli istituti italiani di cultura che dispongono di altri 1,3 milioni per l'organizzazione di manifestazioni artistiche e culturali. Né vanno dimenticati i 2,3 milioni all'Accademia delle scienze del Terzo mondo e gli 1,3 milioni al Collegio del mondo unito di Trieste.

Ma se ci sono denari che non sono mal spesi sono i circa 10 milioni per il sostegno alla minoranza italiana di Istria e Dalmazia, oppressa da circa 70 anni di «slavizzazione» forzata. In particolare, 7 milioni sono stanziati per fiumani, polani e capodistriani, mentre 3 milioni circa sono spesi per la conservazione della memoria storica degli esuli, costretti all'esilio dalla furia dei partigiani titini.
La cultura, infatti, gioca un ruolo fondamentale nel bilancio della Farnesina.

Basti pensare che tra i percettori di contributi ci sono la Maison de l'Italie (150mila euro) nella città universitaria di Parigi, una residenza per i concittadini che si recano Oltralpe per motivi di studio e Villa Vigoni di Menaggio (278mila euro), che ospita un'associazione che promuove gli scambi culturali tra Italia e Germania.

Molto meno piacevole è sicuramente la spesa di 1,1 milioni di euro per il servizio «request and pay» dell'Ue. I servizi di interpretariato per i documenti scritti nelle lingue dei Paesi entrati nel 2004 nell'Unione sono a carico degli Stati. A Bruxelles e a Strasburgo chi necessita di una trascrizione dal ceco, dal polacco o dall'estone fondamentalmente la mette a carico dei contribuenti italiani. Un po' come sono a carico di tutti noi i 450mila euro quota di partecipazione all'osservatorio europeo dell'Audiovisivo e i 2 milioni di contributo speciale all'Istituto italo-latino-americano.
I costi vivi della diplomazia ammontano a circa 650 milioni di euro.

Circa 490 milioni sono stanziati per le retribuzioni del personale e sono così suddivisi: 96 milioni di competenze fisse, 382 milioni di competenze accessorie e circa 10 milioni di rimborsi per i trasferimenti. Secondo la Corte dei Conti al 31 dicembre scorso risultavano in servizio fuori dai confini 2.592 unità (528 diplomatici, 12 dirigenti e 2.052 funzionari). Ne deriva che il costo medio per unità dovrebbe avvicinarsi ai 188.500 euro. Altri 67,4 milioni rappresentano le dotazioni per rappresentanze diplomatiche e uffici consolari, mentre 93 milioni sono destinati al personale assunto a contratto.

Un'altra spesa di rilevante entità è rappresentata dai 15,7 milioni riservati alle testate giornalistiche italiane con attività di servizi esteri. Del nostro passato di emigranti nel bilancio degli Esteri, fuorché i sussidi culturali, è rimasta poca traccia: 750mila euro per le associazioni di assistenza e 120mila euro a finanziare lo sconto del 50% sulle tariffe del traghetto per coloro che sono impossibilitati a utilizzare il treno per raggiungere la destinazione quando rimpatriano temporaneamente. In Italia non si volta mai pagina: c'è sempre qualche buon motivo per volgere il capo indietro e ricordare il tempo che fu.




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Murdoch jr e Assange, addio ai due profanatori delle vite degli altri

di Gian Micalessin

Con la scusa della verità senza limiti, si procacciavano notizie senza alcuno scrupolo. Per continuare a inebriare i lettori i pudori svaniscono. E gli scoop sono venduti sempre più a caro prezzo 



J & J, ovvero le due facce di una stessa medaglia. Da una parte la mastodontica News International di James, figlio ed erede del magnate Rupert Murdoch, dall’altra la lillipuziana Wikileaks del canuto folletto Julian Assange. In mezzo l’Australia e un incontenibile gusto per l’illegalità nel nome sacro della verità. Un razzista attribuirebbe ogni colpa a quel continente di ex galeotti. Ma perderebbe di vista le più inquietanti analogie dei due casi. Due casi dove nel nome del diritto alla notizia si calpesta ogni limite legale, si droga l’informazione e alla fine, come nella tragica parabola di una tossicodipendenza, s’uccidono giornalismo, credibilità della stampa e libertà d’informazione. Ovvero gli stessi soggetti che ci si illudeva di rafforzare.

In tutto questo molto più dell’Australia c’entra una comune vocazione al nomadismo di James e Julian. Il bimbo James Murdoch vaga da una scuola all’altra del globo per seguire l’espansione planetaria di papà Rupert. Il meno fortunato Julian insegue la madre, animatrice di teatri itineranti nello sconfinato continente australiano. Quella vita senza fissa dimora e riferimenti regala al folletto di Wikileaks la voglia di vivere senza limiti e sviluppare culture alternative nel mondo senza troppe leggi d’internet.

James Murdoch, pur non avendo mai ideologizzato o approvato il furto di notizie praticato dai suoi giornalisti, bazzica inizialmente la stessa cultura. A 23 anni il suo sogno non è dare la scalata all’impero di famiglia, ma lanciare «Rawkus Records», minuscola «company» newyorkese fondata nel 1995 per lanciare nuove etichette dell’hip hop. Quella smania giovanile, unità a una certa estraneità culturale rispetto alle regole del giornalismo, lo induce a non vedere o a sottovalutare il meccanismo infernale che regala decine di scoop a News International.

Il primo motore di quel meccanismo è l’idea che il reperimento della verità non sia sottoposto ad alcun limite. Julian Assange nel nome di quei principi non esita a violare gli scrigni informatici di Stati, banche e istituzioni e distribuirne al mondo i contenuti. Nel nome di un idealismo tanto deviato quanto egoista, il fondatore di Wikileaks e i suoi complici mettono a rischio non solo la sicurezza internazionale, ma anche le vite di agenti e informatori al soldo degli americani in Irak o in Afghanistan.

I segugi di News International per qualche copia in più non esitano a ostacolare le indagini sull’uccisone di una bimba o a intercettare le telefonate delle famiglie dei soldati caduti in Afghanistan. L’idea teoricamente intrigante di una verità accessibile a tutti si trasforma in un universo orripilante. Un universo dove i giornalisti di News International o gli hackers di Wikileaks diventano gli autentici «grandi fratelli», i profanatori e gli stupratori delle «vite degli altri».

L’ideologia delle «verità rubate» ben lungi dal regalarci un mondo privo di padroni dell’informazione finisce con il traghettarci in un universo dominato da folli Robin Hood pronti a rapinar case, banche e chiese pur di distribuire una ricchezza chiamata verità. E la strada di quell’inferno non è lastricata solo d’ideali. Il folletto Assange i suoi scoop non li regala, li vende a caro prezzo alle più importanti testate internazionali. E James e gli altri capi di International News di fronte alle prime rivelazioni sulle intercettazioni preferiscono girar la testa dall’altra parte.

Ma, a conti fatti, le verità razziate dai folletti di Wikileaks e da quelli di News International regalano profitti e glorie assai caduchi.
I giornali e le televisioni alimentate dai pusher di Wikileaks o di News International sono i protagonisti di uno sport senza controlli anti doping. Protagonisti costretti, per continuare a inebriare lettori e spettatori, ad assumere dosi sempre più massicce di stupefacenti verità rubate.

Fino a quando neppure quelle stupiscono più. Fino a quando il ribrezzo e l’indignazione per la mancanza di scrupoli travalicano la sensazione regalata dagli scoop. Ed è lì che il castello crolla, i giornali chiudono, i folletti finiscono dietro le sbarre. Ed è lì che la consueta banalità di un giornalismo capace di non oltrepassare i limiti si rivela l’autentica certezza di un mondo migliore.




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Scoppia la rabbia sul web Tremonti nel mirino

Il Tempo

Sul sito del partito bocciato il ministro: "Colpisce i deboli". E altri: "Siamo stati traditi".


Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti Ai simpatizzanti del centrodestra la manovra approvata dalla maggioranza non piace proprio. Sul Web è il ministro Tremonti a finire nel mirino. Un vero e proprio sfogo quello dei militanti del partito guidato da Angelino Alfano. C'è chi si sente tradito, chi invece è convinto che la manovra penalizzerà i più deboli. Su «Spazio Azzurro» (la bacheca dei messaggi sul sito del Pdl) le critiche si sprecano.

Va all'attacco Anna: «Tremonti vuole risanare i conti stile Quintino Sella (tassa sul macinato) che colpiva, è chiaro, solo la povera gente, e la destra cadde». Non nasconde la delusione nemmeno il messaggio lasciato da Carlo: «Ho avuto fiducia fin dal 1994, ho sostenuto posizioni anche difficili da difendere (leggi ad personam). Ora da pensionato non ne posso proprio più. E mi sento tradito». Ancora più duro il commento di Mario: «Grazie Tremonti per avere mostrato il vero volto del capitalismo fasullo. Mi è sembrato di intravedere una manovra tipo PCI. Che delusione».

Non è soltanto il titolare di via XX Settembre ad essere preso di mira, c'è chi chiama in causa anche lo stesso capo del governo, Berlusconi, paragonando l'ultima finanziaria a quelle varate dal centrosinistra: «Presidente - si legge su un post firmato da Moderato - questa non è né può essere la sua manovra e tanti come me che l'hanno sempre sostenuta non si possono riconoscere in una finanziaria degna di...Prodi».

Grida alla «vergogna» Felice: «Uno mette via i soldi per una vita e voi cacciate 780 euro di bollo sui risparmi, come se 150.000 euro fossero un patrimonio ultramilionario... vergogna». Un cibernauta pidiellino invece sceglie di parafrasare Umberto Bossi: «Tremonti - scrive Tambo - fora di ball, è insopportabile, sta rovinando l'Italia e il partito...».

Tra i più arrabbiati c'è Gabriele che critica l'assenza dei tagli ai costi della politica: «Da uomo di destra che sono, vi dico che sono molto deluso da questa finanziaria. Dobbiamo pagare sempre noi!! E voi? - si legge nel post - Sempre nello sfarzo come al solito. Non voterò più». Infine, tra i militanti azzurri non manca la rassegnazione: «Credo che questo Spazio Azzurro - scrive Paola a proposito del forum ospitato sul sito del partito - non abbia più ragione di esistere quindi, Cav, chiudilo e vai a divertirti tu che puoi. Noi dobbiamo pagare le pensioni alla casta».

Insomma, la manovra scontenta e catalizza critiche. Soprattutto quelle di chi lavora da sempre con i più deboli. Apprezza la «coesione politica» che ha portato il Parlamento ad approvare in tempi rapidi il testo e riconosce «il grande sforzo che sta facendo il ministro Tremonti per tenere i conti in ordine» tuttavia, suor Giuliana Galli, vicepresidente della Compagnia di SanPaolo e una vita intera spesa al fianco dei meno fortunati, rileva come «forse qualcosa in più si poteva fare per chi ha di meno, magari chiedendo qualche sacrificio ulteriore a quanti, invece, hanno di più».

Nessuno sfogo, né critiche esplicite al ministro Tremonti. Anzi suor Giuliana va cauta: «Non ho ancora approfondito nel dettaglio le misure contenute nella manovra, tuttavia mi pare che chi già ogni giorno fa fatica sia un po' più penalizzato. Alcune misure non mi paiono del tutto infondate, per esempio i ticket sui farmaci possono essere utili se così si riduce il rischio che se ne comprino più del necessario, ma credo che la regola che dovrebbe valere sempre, soprattutto nei momenti di difficoltà economica, sia quella che chi più ha, più metta.

A questo proposito - conclude - colpisce vedere che chi ci governa e chiede sacrifici al Paese, poi non vi partecipa». È l'assenza di tagli ai costi della politica, in un primo momento ipotizzati dal ministro dell'Economia, a lasciare l'amaro in bocca. Se n'è parlato tanto ma non c'è stato niente da fare. La casta l'ha spuntata un'altra volta.


Alberto Di Majo
17/07/2011




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Nelle elementari bresciane a lezioni di doppiette

La Stampa

Nella patria dei cacciatori: «Fa parte della nostra cultura». Destra e sinistra d'accordo:
«E' come insegnare il dialetto»

BEATRICE RASPA


BRESCIA

L’uomo attraverso la caccia ritorna alle origini» scrive un fedelissimo della doppietta su un portale web a tema, www.bighunter.it. Per i fan dell’attività venatoria, dire schioppo equivale a dire dialetto, oppure formaggio di malga: è un presidio che va tutelato. Per questo oggi i cacciatori girano tra i banchi e portano i bambini delle elementari a fare passeggiate nel verde. «Educazione alla natura», si giustificano gli interessati. «Non chiamatele lezioni di caccia, per carità. Sono solo escursioni nei boschi e nelle campagne per spiegare la flora e la fauna». Senza che ci si dimentichi però, ovvio, il «ruolo “fondamentale” del cacciatore nell’equilibrio sociale, ambientale ed economico» del territorio.

Succede a Nave, poco più di 11mila bresciani alle porte della Valtrompia, notoriamente epicentro identitario delle doppiette. Da queste parti la caccia è un collante bipatisan che mette d’accordo l’intero consiglio comunale. Da un paio d’anni i fautori delle «passeggiate naturalistiche» - a promuoverle l’Anuu, associazione migratoristi italiani, con forestali e docenti – agivano indisturbati finché due senatori, Donatella Porretti e Marco Perduca (Pd e Radicali) hanno pensato di interpellare i ministri Gelmini e Prestigiacomo.

L’«educazione ambientale» dal punto di vista del cacciatore, infatti, pare iniziativa diffusa. Nel bresciano la si pratica per esempio anche ad Agnosine e a Lumezzane. Qualcosa di simile ha luogo poi a Ponte Buggianese (Pistoia), Rignano sull’Arno e Troghi (Firenze). Mentre a Rocchetta di Vara (La Spezia) il progetto è naufragato per la rivolta degli ambientalisti. Abbastanza per spingere i politici a chiedere lumi su quella che appare «una vera azione di proselitismo perseguita tra i bambini delle scuole italiane», e a invocare linee guida che escludano l’uccisione degli animali come attività ricreativa. Intanto, in attesa della risposta, a Nave si è corsi ai ripari.

Le forze politiche hanno riversato l’affezione allo schioppo in un documento votato all’unanimità dai capigruppo e approvato con una delibera. Una carta inviata a Roma e ai parlamentari bresciani con cui l’amministrazione si impegna alla continuità della presenza dei cacciatori a scuola, «luogo di dialogo e tolleranza, e non di scontri politici o ideologici». Giubilo da parte delle doppiette bresciane: «Adesso basta monopolio WWF tra i ragazzi – scrive Luigi nel forum di Bighunter – tocca anche ai cacciatori e ai difensori del mondo rurale parlare per ciò che vivono e conoscono realmente».

Di appendere dunque lo schioppo al chiodo non se ne parla: «In provincia di Brescia siamo in 30mila – calcola il capogruppo della Lega a Nave Marco Bassolini, favorevole all’insegnamento della teoria venatoria alle elementari -. Un pilastro della nostra cultura. Giusto che si impari la tradizione». Il sindaco, pur meno esplicito, ha un cuore che batte per la doppietta: «Con i bambini si è fatta educazione ambientale e stop – precisa Tiziano Bertoli, civica di centrosinistra -. Ma ricordiamoci che i cacciatori puliscono i torrenti, i fiumi e i sentieri».



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