sabato 13 agosto 2011

Italiani, mangiatori di sale da record Ma ne basta un grammo al giorno

Il Mattino

di Luciano Pignataro
L’insidia viene dai dolci. Sì, dai dolci del mattino, i biscotti, le brioches, i cereali. E poi naturalmente il pane, i salumi. Eppure basterebbe informarsi, spesso leggere semplicemente le etichette per evitare di guastarci la salute e, magari, recuperare il vero sapore del cibo.

Niente da fare: siamo il popolo che consuma più sale di tutto, circa dieci grammi grammi al giorno quando ne basterebbe uno solo per soddisfare il nostro fabbisogno. A lanciare l’ennesimo allarme sul decadimento delle nostre abitudini alimentari, il professore Francesco Cappuccio della Warwick University.


Purtroppo il pericolo non viene evitato affatto eliminando l’aggiunta del pizzico di sale nella pasta, sulla carne o nell’insalata. Cappuccio spiega che solo il 20% del sale assunto è infatti assunto come condimento, mentre l'80% ci arriva a casa direttamente con gli alimenti che riportiamo dal supermercato.

Ed è per questo che a pochi giorni dalla riunione delle Nazioni Unite a New York per stabilire le priorità della salute pubblica per i prossimi 10 anni, spiega Cappuccio, che «abbiamo deciso di fare un appello ai Governi affinché adottino misure in favore della riduzione del consumo di sale delle popolazioni».

Il sale uccide, infatti è uno dei principali responsabili delle malattie cardiovascolari. Basti pensare, è spiegato sul British Medical Journal, che una riduzione di 3 grammi del sale giornaliero permetterebbe di prevenire 8500 morti per ictus e 12000 morti per infarto in un anno in Inghilterra.

I cibi con il massimo contenuto salino sono inaspettatamente i dolci industriali. Le brioches che mangiamo al bar sotto casa, o i biscotti secchi che sgranocchiamo a colazione; a questi fanno ottima compagnia il pane (di qualsiasi tipo, compreso quello toscano, che ne contiene meno), i cracker, i grissini, tutti i salumi e le carni conservate, le focacce, le pizze e i formaggi, mozzarella compresa.

Pane e focacce possono essere sostituiti da pasta, riso e patate bollite, mentre per la prima colazione i cereali in fiocchi sostituiscono brillantemente i biscotti.

Un carpaccio di pesce o di carne non contiene sale, mentre il prosciutto e la bresaola ne contengono molto. Un brodo di pollo o di carne non contiene sale, mentre un brodo di dado ne ha una grande quantità.

Mangiando senza sale si aumenta in modo considerevole l'introduzione di potassio e si incrementa l'utilizzo di frutta e verdura, ricche, oltre che di potassio anche di vitamine e minerali importanti per il loro ruolo antiossidante.

Il sale messo nei cibi crea una dipendenza nei confronti di quel cibo perchè più c'è sale e più il consumatore ne vuole. Infine, come sanno bene gli osti di un tempo, mangiando molto salato da un lato si coprono prodotti di scarsa qualità, dall’altro si sviluppa la sete che spesso viene soddisfatta con bibite di solito poco salutari.

Ma c’è una nota positiva: «Le tecniche moderne di cottura - spiega Massimo Bottura, lo chef italiano più conosciuto al mondo in questo momento - aiutano a concentrare i sapori senza l’aiuto di sale e grassi e presentano piatti sicuramente più salutari».

Sabato 13 Agosto 2011 - 21:11    Ultimo aggiornamento: 21:12




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Wendy e Ignacio

La Stampa

YOANI SANCHEZ


Ci sono arrivati prima di noi Paesi Bassi, Belgio, Sudafrica, Norvegia, Svezia, Portogallo, Islanda, Argentina e persino la stessa Spagna in espadrillas e nacchere che i nostri nonni descrivevano timorata e legata alle antiche tradizioni.

Il matrimonio gay è diventato realtà anche in diverse giurisdizioni degli Stati Uniti e in Messico, da dove provenivano quei film con i contadini dal grande cappello e la pistola alla cintura. In appena alcuni decenni, la modernità ci ha sorpassati di gran carriera - senza avere la minima possibilità di afferrarla - e ci ha trovati immersi nei troppi pregiudizi del passato.

Come mai noi cubani siamo diventati bigotti e antiquati? Per quale motivo - o proposito - siamo rimasti fuori dal ventunesimo secolo? Al “danno antropologico” di essere una società connessa poco e male alle nuove reti di comunicazione, di possedere una povera cultura politica e un’inesperienza quasi infantile su questioni di espressione civica, dobbiamo aggiungere i pochi passi in avanti per accettare le differenze registrati negli ultimi cinquant’anni.

Ma esistono sempre individui che spingono una nazione ad affrettare il passo, alzare il vestito e correre per poter salire sul treno della storia. In questo caso si chiamano Wendy e Ignacio, coloro che non si sono adeguati alla lentezza con cui l’Assemblea Nazionale sta decidendo sulla legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Lei ha subito ogni tipo di discriminazione; lui è stato messo sotto accusa da omofobia e intolleranza ideologica.

Wendy ha ottenuto di poter eseguire un’operazione chirurgica per modificare l’apparato genitale tramite il CENESEX; Ignacio ha provocato con le sue idee politiche che Mariela Castro licenziasse la sua promessa dal lavoro, da un’istituzione che afferma di operare per far accettare la diversità. Quello che avrà luogo il prossimo sabato 13 agosto non può essere considerato legalmente un “matrimonio gay”, ma è quanto di più vicino siamo riusciti a ottenere. Wendy possiede un documento d’identità con un nome femminile, ma ai burocrati costerà fatica capire perché il suo certificato di nascita dice “maschio”.

Firmeranno entrambi un documento davanti a un notaio e usciranno dal Palazzo dei Matrimoni come marito e moglie. Torneranno alla loro casetta nel municipio Playa coscienti di aver costituito un precedente importante, di averci dato una lezione, una spinta in avanti, un’accelerazione. Noi che saremo presenti alla loro unione legale, specialmente io che sarò la madrina, dovremo ringraziare Wendy e Ignacio. Perché per una sera, per una breve sera, avranno fatto entrare il nostro paese nel terzo millennio, nel bramato tempo di “adesso”.

* Il matrimonio di Wendy e Ignacio avrà luogo il prossimo sabato 13 agosto 2011 alle 15:00 nel Palazzo dei Matrimoni del quartiere Víbora, Calles Maia Rodríguez y Patrocinio, telefono +5376407004. Sono invitati tutti coloro che vorranno venire: amici, conoscenti, curiosi del quartiere, stigmatizzati e discriminati, di ogni tipo, paparazzi ufficiali, fotografi privati, blogger, giornalisti indipendenti, lavoratori del CENESEX - Mariela Castro inclusa - stampa straniera e nazionale, omosessuali, gay, lesbiche, transessuali ed eterosessuali. Troverà la porta aperta anche chi pensa che sia giunto il tempo per Cuba di aprirsi alla modernità e che la modernità debba aprirsi a Cuba, incluso - perché no? - coloro che voterebbero, in un vero parlamento, contro unioni di questo tipo.

Infine, si tratterà di una buona occasione per riunire tolleranti e intolleranti, poliziotti politici e perseguitati di ogni giorno, silenziosi e persone che applaudono, chi confida nelle parole del Vangelo e chi non ha un credo. Tutti questi individui prenderanno parte a un evento importante, che Wendy e Ignacio hanno potuto realizzare dopo aver superato innumerevoli ostacoli, tra questi pure quello di essere nati in un paese legato al passato.


Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi


Nota del traduttore

Il 13 agosto è anche il giorno in cui Fidel Castro compirà 85 anni. Non crediamo che sia una coincidenza.




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Ecco le presunte 50.000 poltrone che il governo si appresta a tagliare: i soliti bugiardi.

I segreti della casta


Ridicolo, patetico e falso il capitolo sui tagli ai costi della politica nel decreto varato ieri in consiglio dei ministri. Altri 45 miliardi di euro che verranno fuori ancora una volta dalle tasche degli italiani, con nuove tasse, licenziamenti, tagli ai servizi, alla spesa sociale, tagli agli stipendi e alle pensioni.
Chiuderanno scuole, ospedali, mense, asili nido, trasporti locali, uffici pubblici.
Chiuderanno l'Italia.

Per loro però la pacchia continua, sebbene ammantata dietro un velo di falsità e demagogia.
Ci dicono che d'ora in poi viaggieranno a spese dello stato solo in "classe economica": peccato che i viaggi gratis di cui possono beneficiare i parlamentari sono unicamente i voli nazionali, sui quali da anni è stata abolita la "business class" (per andare all'estero in business class continueranno a utilizzare il vecchio trucco delle millemiglia di cui avevo parlato qui qualche settimana fa: http://isegretidellacasta.blogspot.com/2011/07/non-solo-per-loro-come-far-viaggiare.html) .

Il messaggio più patetico è del grondasangue Berlusconi che ha avuto la faccia tosta di raccontare a reti unificate la bugia più mastodontica: "abbiamo tagliato 50.000 poltrone".
Se andiamo a vedere nel dettaglio di cosa parliamo, ci accorgiamo che più che poltrone si tratta degli sgabelli. Gli sgabelli più infimi e insignificanti, non certo le loro poltrone.
Nel decreto di parlare dell'azzeramento di 1500 comuni con meno di 1000 abitanti, comuni nei quali decine di migliaia di consiglieri comunali incassano con i gettoni di presenza dai 9 (nove) ai diciotto (diciotto!) euro al mese, a seconda del numero di sedute consiliari.

Il totale del risparmio per lo stato sarà quindi di 300.000 euro al mese, briciole che il Silvio Berlusconi che guadagna 40.897.004 euro potrebbe tranquillamente regalare allo stato per fermare l'emorragia di sangue che gronda dal suo cuore.

Sulle province il discorso è diverso: da sempre luogo di prepensionamento per i politici nostrani , ogni parlamentare combatterà strenuamente per difendere il proprio feudo provinciale.
Con una maggioranza risicata alla Camera, quante delle province annunciate realmente scompariranno?

Non credo che arriveranno a cancellare nemmeno una dozzina, quasi tutte al sud dove il ceto politico meridionale si accontenta di poco. Un mutuo sulla casa pagato, può anche bastare.

S. T.






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Treviso, preso il writer "Zorro": ha 66 anni Imbrattava i monumenti storici della città

di

Imbrattava da mesi monumenti di personaggi storici, tombe di Vittorio Veneto lasciando una zeta come firma, ma le azioni dello "zorro" della Marca Trevigiana sono finite con un blitz dei carabinieri che l’hanno bloccato e denunciato. Sorpresa: è un pensionato di 66 anni



Treviso

Imbrattava da mesi monumenti di personaggi storici, tombe di Vittorio Veneto lasciando una zeta come firma, ma le azioni dello ’zorrò della Marca Trevigiana sono finite con un blitz dei carabinieri che l’hanno bloccato e denunciato. Si tratta di un pensionato di 66 anni, della zona, che ha giustificato i suoi raid dicendo che erano una forma di protesta contro il Comune che non voleva chiudere di notte i cimiteri, esponendoli così ad atti di vandalismo che lui stesso poi compiva.

L’uomo era diventato un problema per il comune - simbolo nazionale della vittoria italiana nella Grande Guerra - sporcando con la pittura i monumenti, senza peraltro lasciare alcuna rivendicazione ad eccetto di una zeta. I militari dell’Arma hanno svolto le indagini in maniera tradizionale, finchè, grazie anche alla collaborazione dei cittadini, hanno focalizzato l’attenzione sul pensionato, sospettando che fosse lui quello che in città era per tutti ’zorrò, neutralizzandolo. In casa I carabinieri hanno trovato le ’armì usate per le sue azioni, pennelli, bombolette e pittura che sono state sequestrate.




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Il nuovo progetto di Al Qaeda: costruire ordigni con sostanze tossiche

Corriere della sera

I jihadisti hanno acquistato grandi quantità di semi di ricino e li hanno trasferiti in rudimentali laboratori


MILANO - Al Qaeda vuole produrre piccoli ordigni contenenti sostanze tossiche. Bombe da far esplodere in ambienti chiusi – come un centro commerciale – o un aereo. In particolare i terroristi, da oltre un anno, lavorano alla messa a punto della ricina nella provincia yemenita di Shabwa. I jihadisti hanno acquistato grandi quantità di semi di ricino - ha rivelato il New York Times - e li hanno poi trasferiti in rudimentali laboratori. Una ripetizione di quanto provarono a fare i qaedisti in Iraq. L’obiettivo, avvertono gli esperti, non è facile da raggiungere. Per trasformare la sostanza in arma servono particolari condizioni – il caldo e il clima secco dello Yemen non aiutano - e non è detto che funzioni.


L'INTELLIGENCE - L’intelligence ha precisato che non vi è alcuna minaccia imminente, tuttavia la Casa Bianca è stata informata. Le notizie raccolte dagli 007 americani hanno trovato – in parte – conferme nelle parole degli estremisti, che hanno ipotizzato l’uso di armi chimiche e della ricina. A preoccupare la sicurezza statunitense sono due elementi. Il primo che Al Qaeda nella Penisola arabica – fazione che raccoglie yemeniti e sauditi – ha dimostrato di avere grandi ambizioni. Per due volte ha cercato di distruggere aerei civili.

Prima con l’attentatore delle mutande bomba, poi con esplosivi celati nelle cartucce per stampanti. Fallimenti che hanno dimostrato che gli artificieri sono abili ma non abbastanza. Tuttavia, con il tempo, possono migliorare le loro tecniche. E anche solo a livello propagandistico usare un ordigno con sostanze velenose sarebbe un grande colpo. L’altro risvolto è quello della realtà yemenita. Per gli 007 la regione è diventato un grande rifugio per terroristi. I qaedisti locali collaborano con quelli somali e soprattutto hanno capacità di attirare elementi occidentali. Questo grazie alle prediche via Internet e ai contatti mantenuti da Anwar Al Awlaki, un imam nato negli Usa ma di origini yemenite. Un piccolo Osama con un buon seguito nell’arena jihadista.

Guido Olimpio
13 agosto 2011 15:54

Chi ama gli animali non può dire "no" alla loro dolce morte

di


Staccare la spina a cani e gatti incurabili non è un atto di crudeltà ma di grande rispetto




Pochi giorni fa ha destato scalpore la notizia che il 30 per cento degli italiani sarebbe favorevole alla «pena di morte» per i cani randagi. Sono certo che se la domanda fosse stata formulata in modo più adeguato, utilizzando ad esempio il termine «eutanasia», la percentuale dei favorevoli avrebbe subito un ulteriore incremento. Se poi le persone avessero piena conoscenza del modo corretto e reale in cui, come elegantemente dicono gli inglesi, un animale «viene messo a dormire», la percentuale dei favorevoli salirebbe ancora e questo sarebbe un segno di grande civiltà.

Così, l’atto dell’eutanasia sugli animali, talvolta viene vissuto con sollievo (si pensi solo al colpo di grazia dei cavalli fratturati nella cinematografia western), ma la maggior parte delle volte, causa la mancata conoscenza dei fatti, è immaginata come un atto cruento, quasi di forza bruta. Questa visione distorta porta a decisioni che, in animi ipersensibili o permeati di un animalismo estremo, costa a chi versa in una sofferenza immedicabile e senza futuro, giorni o settimane di atroci tormenti.

Spesso ci si mette di mezzo la fede religiosa che, se del tutto lecita per la propria sorte, viene chiamata a sproposito per le sorti di un animale: «Ah, dottore, ci penseranno la natura e soprattutto il buon Dio».

Così mi disse una signora timorata di Dio cui avevo proposto di mettere a dormire un gatto di 16 anni affetto da un cancro che si chiama carcinoma spinocellulare e che aveva colpito l'orbita oculare. Lo vidi in punto di morte quando, guardandogli l'occhio riuscivo a vedere il quadro sul muro, perché il male aveva divorato tutto, come se un grosso proiettile lo avesse passato da parte a parte. Forse un buon Dio non avrebbe voluto tanto dolore.

Sia chiaro che la finalità di quanto scrivo non è quella di incitare a soppressioni di massa, come qualcuno ha inteso (malignamente) in un mio precedente articolo sul tema, ma desidero che, per crassa ignoranza o inopportuno senso di devozione religiosa, gli animali non siano lasciati nell'inutile sofferenza, quando per loro il futuro è fatto di dolore inarrestabile o di privazione della dignità di vivere.

L'uomo scelga quel che più gli detta la sua morale. Vi sono comunità per le quali il dolore è una fonte di espiazione dei peccati commessi sulla terra. La fede in Dio o nelle possibilità della scienza rende la sofferenza più comprensibile e sopportabile. Chi crede in Dio ha un peccato originale da scontare che nessun sacerdote è in grado di cancellare. Solo una morte dolorosa può arrivare a tanto. Da laico io sono graniticamente favorevole a che ognuno scelga liberamente della sua vita e della sua morte. Chi vuole soffrire in nome di Dio ha tutto il mio rispetto. Lo abbia del pari anche lui per la mia libertà di coscienza.

Negli animali l'etica è meno complessa e invadente. Il cane o il gatto, sottoposti a una sofferenza acuta e prolungata nel tempo, non hanno la capacità di razionalizzarla. Infatti tendono a fuggire e a nascondersi da qualcosa che piomba loro addosso senza un motivo, una sorta di punizione che addirittura, in alcuni casi, tendono a imputare al proprietario. A questo punto, se la sofferenza non ha speranza ed è fine a se stessa, è la nostra coscienza che c'impone d'intervenire.

L'eutanasia si può svolgere nella clinica veterinaria o tra le mura domestiche, purché avvenga al riparo da curiosi e con la dignità che si deve a un carissimo amico che ci lascia per sempre. Dalla premedicazione (ansiolitica), all'induzione della perdita di coscienza (anestesia) alla somministrazione dei farmaci che bloccano cuore e respiro, il tutto deve avvenire con estrema dolcezza, senza guati, miagolii, inseguimenti, costrizioni, traumi. Silenzio, penombra e il pianto liberatorio di chi è stato il fedele compagno di anni felici.



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Milite ignoto indifeso tra saluti romani e bivacchi

Il Messaggero


All'Altare della Patria l'assalto quotidiano dei turisti. In difficoltà i due Lancieri di guardia, giallo sull'assenza del terzo



di Laura Bogliolo


ROMA - Immobili e silenti davanti alla passerella di modelle russe che improvvisano una sfilata senza remore a pochi passi dalla tomba del Milite Ignoto. Sguardo fisso e braccio teso a sorreggere la bandiera mentre bimbi, nonostante i divieti, scalano i gradini del Vittoriano. Devono restare impassibili anche quando un giapponese, dopo la foto famiglia, fa rivivere un fotogramma della storia più triste: l’uomo alza il braccio, lo stende, fa il saluto romano e grida «Sieg Heil», il saluto alla Vittoria usato nei raduni della Germania di Adolf Hitler.




Nulla hanno potuto i due militari del Reggimento Lancieri di Montebello che ieri, vero le 12, erano di turno al Milite Ignoto per la guardia d’onore. Troppo irruente l’assedio dei turisti a quel sepolcro trasformato in un palcoscenico per conquistare la tanto agognata foto ricordo. Ad allontanare i turisti più irrequieti ci sono i volontari dell’Associazione Nazionale Carabinieri, gentilissimi e attenti volontari che hanno però solo l’arma del fischietto per riportare un po’ d’ordine. Ma c’è un altro problema: l’area a ridosso dell’Altare è zona militare. Tradotto: non possono intervenire né i volontari, né i carabinieri che ogni giorno pattugliano l’entrata del Vittoriano su piazza Venezia.

Capita così che un gruppo di modelle russe possa scambiare il sepolcro per la passarella di un’improbabile quanto fuori luogo sfilata: spalle all’Altare, baci lanciati all’obiettivo della macchina fotografica e pose di ogni genere. Passa qualche minuto e c’è quel turista giapponese che fa il saluto romano, mentre due signore osservano quasi spaventate.

Ma lo spettacolo davanti al milite ignoto e indifeso non finisce così: c’è un turista americano, maglietta bianca e pantaloncini beige, che si appoggia a una colonna e fissa i militari, chissà in cerca di cosa. Un altro, seduto su degli scalini, che legge il giornale e un’altra che bivacca. Tantissimi poi i bambini lasciati liberi di arrampicarsi sugli scalini vietati, quelli che soltanto le più alte cariche militari e istituzionali possono calpestare.

L’irruenza dei turisti, nell’aprile scorso, aveva costretto uno dei lancieri
a interrompere l’immobilismo che contraddistingue il picchetto d’onore al Vittoriano: il militare intimò i turisti di allontanarsi con un gesto perentorio. «Quando svolgono il servizio d’onore gli altri corpi c’è sempre un terzo militare che sorveglia l’area impedendo ai turisti di avanzare troppo» spiega uno dei volontari dell’Associazione Nazionale Carabinieri.

Il comando militare della Capitale fa sapere che «il numero di militari impiegati al Milite Ignoto è lo stesso per ogni corpo: ci sono i due uomini che svolgono il picchetto d’onore e il comandante della guardia, che non ha l’obbligo di stare davanti al Milite Ignoto». Il terzo militare, che ha la gestione del servizio, si trova di base nel corpo di guardia. «È suo compito fare dei giri di controllo davanti al Milite Ignoto - aggiunge il comando - ma non ha l’obbligo di stazionare per tutto il turno davanti ai due militari che svolgono il servizio d’onore». Ieri alle 12 circa e poi dopo le 17 a sorvegliare il Milite Ignoto c’erano solo due militari.

Sabato 13 Agosto 2011 - 08:57    Ultimo aggiornamento: 11:07




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Il Governo ha deciso: Sannio cancellato «E noi torniamo con lo Stato Vaticano»

Corriere del Mezzogiorno

Il Consiglio dei ministri propone di sopprimere 36 province. Il presidente della Provincia di Benevento:«Schiaffo nell'anno dell'unità d'Italia»



Aniello Cimitile
Aniello Cimitile

NAPOLI


C'è anche la Provincia di Benevento nella lista dei 36 enti locali al di sotto dei 300 mila abitanti che il governo propone di sopprimere per contenere i costi della politica. La decisione presa in Consiglio dei ministri ieri sera ha rapidamente fatto il giro dei territori interessati ai tagli. E le reazioni sono arrivate immediatamente.

Aniello Cimitile (Pd), presidente della provincia sannita, non le manda a dire: «Difronte alla cancellazione dell'impegno assunto dall'Italia in epoca risorgimentale a favore del Sannio e di Benevento, mi chiedo se non sia meglio tornare con lo Stato Pontificio, riconsegnando ad una autonoma, originale e stimolante prospettiva ogni ipotesi di sviluppo per i nostri territori.

Se l'Italia non ci vuole più e vuole cancellare ogni speranza di riscatto, ricostituiamo la enclave». E poi rincara la dose: «Un governicchio morente ed incapace di affrontare i reali problemi del Paese, vorrebbe cancellare la Provincia di Benevento, frutto di un impegno e di una lotta risorgimentali e voluta da Giuseppe Garibaldi.

Il provvedimento del Governo è assurdo perché non ha alcun rispetto, né alcuna considerazione della storia e delle identità locali, né alcuna cognizione delle caratteristiche geografiche sociali ed economiche delle aree interne. E' vergognoso ed indecoroso che una simile nefandezza venga partorita proprio nell'anno del 150° dell'Unità d'Italia. Ci appelliamo al presidente della repubblica Giorgio Napolitano affinché non venga cancellata la parola data al Sannio nel momento stesso in cui nasceva un nuovo Paese».

Il sindaco di Benevento, Fausto Pepe (Pd): dice: comunque vada, Benevento non può perdere il suo status di capoluogo. Al massimo si potrà trovare una soluzione tipo Pesaro-Urbino». Dal Pdl replica Nunzia De Girolamo: «Premesso che così come previsto dal nostro programma elettorale sono favorevole all'abolizione delle Province e di tutti i costi della politica che incidono a vari livelli sulla spesa pubblica.

E, quindi, mi riferisco anche all'accorpamento dei piccoli Comuni nonché all'eliminazione di tutti quegli sprechi che avvengono nelle società legate alle Regioni e agli enti locali. Già in passato mi sono pronunciata sulla possibilità di unire il Sannio al Molise perché più compatibile da un punto di vista economico, sociale, culturale, paesaggistico.

Sicuramente la provincia di Benevento, sia nella gestione Bassolino che in quella di Caldoro ha pagato il napolicentrismo. Poca attenzione, infatti, è stata riservata alle zone interne. In ogni caso attendo di leggere il decreto licenziato dal Consiglio dei ministri per capire se le funzioni saranno trasferite ai Comuni o alla Regione per aprire un immediato confronto sul tema».



Re. Po.
13 agosto 2011




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All'asta il diamante "Golden eye", recuperato dal Fbi La pietra preziosa partirà da quota 900mila dollari

Quotidiano.net

Lo spettacolare “Occhio d’oro”, 43 carati, è stato conservato ad oggi in un edificio federale di Cleveland (Ohio). L’incasso della prestigiosa asta potrebbe finire nelle casse delle forze dell’ordine




Il diamante Golden eye, da 43 carati

Roma, 13 agosto 2011



Recuperato nel 2006 dall’Fbi grazie a un’operazione sotto copertura, l’eccezionale diamante “Golden eye” da 43 carati finirà su un’asta online, con quota di partenza 900mila dollari.

La notizia arriva dal Telegraph, secondo il quale Paolo Monea, uomo d’affari condannato per riciclaggio, tentò di venderlo insieme a una casa nell’Ohio a un agente dell’Fbi sotto falso nome. Lo spettacolare “Occhio d’oro”, conservato ad oggi in un edificio federale di Cleveland (Ohio), verrebbe dal Sudafrica ma non è chiaro come sia finito nelle mani di Monea. Pare che, a diverse persone, l’uomo avesse confessato di avere una miniera di diamanti in Africa.

L’incasso della prestigiosa asta potrebbe finire nelle casse delle forze dell’ordine oppure potrebbe servire a finanziare alcuni progetti per la comunità.




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Mezzo secolo fa i berlinesi furono divisi dal Muro La Merkel a commemorazione nell’ex “no man land”

Quotidiano.net


Fu nella notte tra il 12 e il 13 agosto che il leader della Ddr diede l’ordine a migliaia di soldati di erigere “un muro di protezione antifascista”. Ma venti anni dopo la riunificazione i tedeschi si vedono ancora come stranieri




Due immagini della porta di Brandeburgo, prima e dopo (Reuters)

Berlino, 13 agosto 2011



Il 13 agosto di 50 anni fa i berlinesi si svegliarono con il Muro, che divise la capitale tedesca per 28 lunghi anni, fino al 9 novembre 1989. Fu nella notte tra il 12 e il 13 agosto che il leader della Ddr, Walter Ulbricht, diede l’ordine di lanciare la “Operazione Rosa”, con migliaia di soldati incaricati di erigere “un muro di protezione antifascista”. Ai suoi piedi, nel tentativo di raggiungere Berlino Ovest, persero la vita 137 persone.

Il Muro fu “l’inizio della fine della libertà”, scriveva ieri la Bild riassumendo alcuni numeri: eretto a cominciare dalla notte del 13 agosto, il Muro costò alla Ddr 400 milioni di marchi: era lungo 167,8 chilometri, altro 3,60 metri e aveva 302 torrette di sorveglianza. Per controllarlo vi erano 11.500 soldati di frontiera, 500 civili e 992 cani.

Sono passati 50 anni dalla sua costruzione, eppure il Muro, distrutto nel 1989, proietta ancora la sua ombra su Berlino, i cui abitanti sentono di abitare, per lo più, nell’Est o nell’Ovest. “Sì, c’è sempre un grande muro, venti anni dopo la riunificazione i tedeschi si vedono ancora come stranieri gli uni di fronte agli altri”, stima Klaus Schroeder, politologo della Libera università di Berlino.

Le commemorazioni inizieranno stamattina all’alba, in una cappella costruita sull’ex “no man land”, con la lettura di episodi della vita dei fuggitivi caduti sotto i colpi delle guardie di frontiera. Alle 10 del mattino il presidente Christian Wulff pronuncerà un discorso davanti al Memoriale della Bernauer Straße, la strada tagliata in due dal “Muro della vergogna”.

Saranno presenti anche il cancelliere Angela Merkel e il sindaco della capitale, Klaus Wowereit. A mezzogiorno risuoneranno le campane in tutta la capitale per osservare un minuto di silenzio.




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Giuliano Amato e il paradosso della previdenza: gli italiani sono a dieta per i vitalizi agli stranieri

di


Una legge di Amato dà agli stranieri over 65, anche senza contributi, un assegno sociale che ci costa 50 milioni l’anno. Dal 2008 per riscuotere bisogna risiedere in Italia da dieci anni. L'Inps teme che sempre più nullafacenti se ne possano avvantaggiare


È un giochino che ci costa 50 milioni di euro all’anno. Centesimo più, centesimo meno. Un pacco, rifilato agli italiani di buona memoria, dal dottor Sottile, alias Giuliano Amato, nel 2000 e perfezionato qualche anno dopo, nel 2007, da Romano Prodi, un altro specialista in ecumeniche fregature per le nostre tasche. Ve la ricordiamo quella bella pensata, la legge 388 del 2000 (inserita nella finanziaria 2001) che stabiliva quanto segue: gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la soglia dei 5mila euro annui, hanno diritto all’assegno sociale (quella che fino al 1996 si chiamava pensione sociale). Inutile dire che, appena gli extracomunitari con carta di soggiorno in regola e residenza si sono accorti di questa manna che pioveva dai cieli italiani non hanno fatto altro che presentare domanda di ricongiungimento familiare e far arrivare genitori o parenti anziani. Come funziona il giochino? Semplice.

Gli extracomunitari con carta di soggiorno possono chiedere di farsi raggiungere dai propri genitori, dichiarando di averli «in carico». E questi, non appena varcati i nostri confini, hanno diritto a presentare la loro simpatica domanda per l’assegno sociale. Ecco dunque, approssimati per difetto almeno 50 milioni di euro che finiscono annualmente nelle tasche di stranieri che non hanno mai lavorato, né pagato tasse nel nostro Paese. Un esercito destinato a crescere in maniera esponenziale.

All’Inps temono infatti soprattutto l’attacco alle già semivuote casse, da parte degli immigrati dell’Est, romeni e polacchi, in particolare. Paradossale è che, oltre a languire le casse, languono anche i dati perché l’Inps parla, sempre approssimando per difetto, di circa 19mila «percettori» di quest’assegno sociale nati in Paesi esteri, ma il dato sembrerebbe comprendere anche italiani nati fuori dai nostri confini. Tuttavia le dimensioni del pericolo sono sempre più preoccupanti considerato che gli stranieri residenti in Italia, al 1 gennaio 2011 erano 4 milioni 563mila, con un incremento di 328mila unità (per un saldo totale del 7,5 per cento) rispetto al 1 gennaio dell’anno scorso.

D’altra parte fa la sua anche l’Unione Europea che impone all’Italia di estendere a tutti i cittadini comunitari qualsiasi forma di welfare sia offerta agli italiani e quindi non c’è via d’uscita. Almeno apparentemente. Per la cronaca il nuovo importo per l’assegno sociale 2011 è stato fissato dall’Inps in 5.424,9 euro. Facciamo una moltiplicazione e soprattutto molte addizioni, visto che il numero dei «pensionati importati» sta crescendo vertiginosamente, e si può ben capire il malcontento di tanti, troppi pensionati nostrani che vivono sulla loro pelle questa drammatica incongruenza con le loro pensioni di 500 euro al mese dopo aver versato contributi e pagato tasse per una vita. E quando, altro caso emblematico, l’Inps dopo mille, sacrosanti controlli e verifiche, per carità arriva concedere a un invalido (un invalido stra-vero, non stra-finto) una pensione per una invalidità al 100 per cento che ammonta meno di 300 euro.

Certo ultimamente sono stati introdotti dei correttivi tipo quello previsto dalla circolare Inps 105 del 2 dicembre 2008 che impone o meglio imporrebbe almeno 10 anni di effettivo soggiorno in Italia, la residenza fissa e altre quisquilie che dovrebbero impedire ai furbetti stranieri di percepire l’assegno sociale senza mai aver lavorato e di andarselo a spendere nel loro Paese. Ma, come si sa, fatta la norma, trovata (anche dagli stranieri) la possibilità di aggirarla. Già, perché se vogliamo continuare a masticare fiele c’è di più. È vero che l’assegno sociale sulla carta è vincolato alla residenza sul territorio italiano e se il percettore torna a casa propria, il suo diritto decade.

Ma se non lo segnala, o si «dimentica» di segnalare il suo trasloco, però, potrebbe continuare a incassare pur non avendone titolo. Controllare che questo non accada è di fatto impossibile visto e considerato che l’Inps può svolgere controlli solo tramite le anagrafi comunali, e non sono molte quelle in grado di segnalare all’ente previdenziale anomalie e abusi. Quindi se il genitore, il nonno, il parente straniero in Italia non si trova bene, può tranquillamente tornare in patria, tanto l’assegno continua a decorrere. E il Paese del Bengodi paga e spreca.




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