giovedì 1 dicembre 2011

La 'ndrangheta brucia Milano «Qui come a Reggio Calabria»

Corriere della sera

Pizzo, intimidazioni e attentati in aziende, locali e strutture da Varese a Lodi fino al capoluogo lombardo, in un clima di omertà. Il sindaco Pisapia: «La 'ndrangheta ha bruciato il centro sportivo di Affori in pieno giorno per intimidire Milano»

di Ruben H.Oliva

Ascensore e carrelli, il supertunnel della droga

Corriere della sera

Seicento metri di galleria tra Tijuana e San Diego. L'imbocco era a ridosso di un commissariato e della Procura


WASHINGTON – Le «talpe» al servizio dei narcos non hanno paura di nulla. Sono sfrontate come chi li ingaggia. E così hanno scavato un tunnel (lungo 600 metri) che iniziava in vicino ad un commissariato e agli uffici della Procura a Tijuana, Messico. Una galleria «molto sofisticata» per il contrabbando della droga verso Otay Mesa, quartiere industriale di San Diego, proprio a ridosso della frontiera.

ASCENSORE E CARRELLI - I trafficanti hanno realizzato una struttura complessa ad una dozzina di metri di profondità: c’era un «ascensore» in grado di calare tre persone, quindi binari su cui potevano correre tre carrellini con i carichi, apparato elettrico, sistemi di ventilazione, pannelli per prevenire crolli. E, ovviamente, un deposito con diverse tonnellate di marijuana.


Il tunnel è stato individuato grazie ad una segnalazione delle autorità americane che hanno creato da tempo speciali unità per scoprire le «catacombe» dei narcos. La Border Patrol e i doganieri dell’Ice si sono rivolti anche al Pentagono alla ricerca della tecnologia per contrastare il fenomeno. Ma non è semplice: i diversi sistemi impiegati (dai radar ai sensori sismici) hanno dato solo risposte parziali.
 

LA SFIDA DEI TUNNEL - La zona di Otay Mesa/Tijuana contende a Nogales (Arizona) il titolo del regno di tunnel. Scavare le gallerie nel settore californiano è relativamente facile perché il terreno è argilloso e dunque si presta allo scavo. In Arizona – dove abbiamo accompagnato la Border Patrol durante un pattugliamento – le bande criminali sfruttano una gigantesca conduttura per l’acqua: le gallerie corrono parallele (o sono collegate) all’impianto.

I numeri da noi raccolti danno l’idea del fenomeno: dal 1999 ad oggi sono stati scoperti oltre 155 tunnel (ma è probabile che siano molti di più) ed una trentina solo nell’ultimo anno. La loro lunghezza varia tra i 300 e il 600 metri, la profondità va dai 12 ai 20, il costo di realizzazione oscilla tra i 2 e i 5 milioni di dollari.

NASCOSTI SOTTO LE CASE - Nell’area di Tijuana/Otay Mesa sfruttano la presenza di capannoni e magazzini sui due lati del confine. Le gallerie partono da una di queste strutture coperte dove i «minatori» possono lavorare indisturbati. A Nogales, invece, le entrate sono all’interno delle abitazioni. Di recente la polizia ha scoperto l’ingresso di un tunnel nella camera da letto di una casa. Per la Border Patrol i narcos sono alla continua ricerca di abitazioni che affittano per poi usarle come schermo per le gallerie.
 
Guido Olimpio30 novembre 2011 (modifica il 1 dicembre 2011)

Vitalizi dei parlamentari, protesta bipartisan L'idea: dimissioni prima che cambino le regole

Corriere della sera

E c'è l'ipotesi di fare causa allo Stato. Mazzocchi (Pdl): si può vincere, non si cambiano le regole in corsa


ROMA - «A me della pensione non frega niente, ma l'operazione deve iniziare dal 1945, perché chi propone i tagli è in Parlamento da decenni...». Contro il taglio dei vitalizi è rivolta bipartisan e, alla buvette di Montecitorio, Massimo Calearo dà voce alla rabbia dei colleghi.

Ma intanto l'onorevole Antonio Borghesi dell'Idv lancia un sasso nelle acque già agitate della polemica: «Più che una mannaia questa riforma è un temperino, che nell'immediato rischia di costare più di prima ai contribuenti». Sì, perché dai calcoli del vice capogruppo dipietrista la quota di contributi a carico della Camera costerà qualcosa come 25 milioni l'anno «a carico del Parlamento».


La sforbiciata non è ancora deliberata, ma la Casta protesta. I più furiosi contro la decisione di Fini e Schifani di alzare l'età pensionabile e passare al sistema contributivo, sono quei parlamentari che hanno digerito a fatica l'arrivo del governo tecnico. E dunque ex An ed ex forzisti della prima ora. Ma anche i democratici sono in subbuglio, tanto che Dario Franceschini stoppa la tentazione di chi medita di dimettersi per non rinviare la pensione: «Se qualcuno pensa di ricorrere a una furbizia del genere, basta che l'Aula gli respinga le dimissioni».

 
Eppure il tema dell'addio di massa dal Parlamento ha tenuto banco per tutto il giorno, tra Camera e Senato. Renzo Lusetti, ex pd ora nell'Udc: «Non lo farò, ma a me, che ho 53 anni, converrebbe lasciare lo scranno oggi stesso, altrimenti il vitalizio lo prenderò a 60 anni». Molti studiano il modo di presentare ricorso e secondo il questore Antonio Mazzocchi, avvocato e deputato del Pdl, con buone speranze di spuntarla: «Se le regole cambiano in corsa e un deputato fa causa allo Stato, credo che possa vincere».

Alle 11,30 la questione verrà discussa in un vertice tra i questori e i rappresentanti dei partiti, deputati esperti di previdenza come Cazzola (Pdl), Gnecchi (Pd) e Galletti (Udc). Sarà battaglia, c'è da giurarci. «Mazzocchi parla a titolo personale - prende le distanze il questore Gabriele Albonetti, del Pd -. Alla riunione con Fini, Schifani e il ministro Fornero, anche lui ha dato il suo assenso. L'innalzamento dell'età e il contributivo sono decisioni prese e indietro non si torna».

Alessandra Mussolini, del Pdl, è pronta ai sacrifici, se prima però i membri del governo Monti «forniscono informazioni sui loro conflitti di interessi». Francesco Boccia, del Pd, si scaglia contro le «discriminazioni» dei più giovani: «Siamo furibondi. Fini e Schifani non pensino di fare questa operazione sulla testa delle nuove generazioni». Sono in ansia i deputati di lungo corso e lo sono soprattutto i nuovi eletti, perché con il contributivo il loro vitalizio è destinato a ridursi. Mario Pepe, ex Popolo e territorio, è fuori di sé: «Ridurre deputati e senatori alla fame vuol dire rendere il Parlamento schiavo dei poteri forti».

Alla fame, onorevole? «Sì, perché se a uno come Bertinotti gli togliete il vitalizio, cosa gli resta?». Parole grosse, che però rendono il clima. Al Senato c'è una fronda di irriducibili. Una riunione dei capigruppo che doveva finire a tempo di record è durata due ore e mezzo, perché gli animi erano arroventati per via dei vitalizi. Luigi Lusi, del Pd, è intervenuto contro la «giungla previdenziale» e ha proposto la creazione di un apposito fondo, che riguardi «tutti gli organi costituzionali». Oltre ai parlamentari, quindi, anche i ministri e i sottosegretari.
 
Monica Guerzoni1 dicembre 2011 | 7:30