sabato 10 dicembre 2011

Coca Cola, la formula segreta cambia caveau


Atlanta, spostata nel museo della bevanda ad Atlanta la cassa blindata che contiene il quaderno con gli ingredienti top secret



MILANO - Era rimasta per 86 anni nello stesso posto, un caveau della Sun Trust Bank di Atlanta. Ma ora la formula segreta della Coca Cola, una delle ricette più gelosamente custodite al mondo, ha cambiato "nascondiglio". Poche, pochissime persone erano al corrente dello storico trasferimento, avvenuto dunque in assoluta sicurezza. La lista top secret di ingredienti è stata portata in una cassa blindata con tanto di scorta armata al palazzo attrazione della casa produttrice chiamato «Il Mondo della Coca-Cola», nel centro della città della Georgia.

QUADERNETTO TOP SECRET - Proprio la cassetta blindata sarà la principale attrazione della Mostra aperta per celebrare i 125 anni dalla creazione della bibita a bollicine. La formula, chiaramente, rimarrà segreta. Nessuno può guardare dentro il contenitore, che è sigillato e sotto vetri antiproiettile.

«Sono pochissimi a sapere cosa vi sia all'interno della cassetta - ha ammesso il direttore marketing della Coca-Cola, Jacquie Wansley - io non lo so e non so nemmeno chi conosce il segreto».
La formula, che non è mai cambiata in un secolo e passa, dovrebbe essere contenuta, ma neanche di questo c'è certezza, in un quadernetto scritto dal suo inventore, il farmacista di Atlanta John S. Pemberton. «Ora la ricetta segreta rimarrà per sempre nel palazzo», ha aggiunto Wansley.
 
Redazione Online 10 dicembre 2011 | 20:43

Imu, i Radicali svelano i finti «luoghi di culto» L'Avvenire: «Esentate anche le case del popolo»

Corriere della sera


È della Chiesa il 20% del patrimonio immobiliare italiano


MILANO - È partita la caccia a chi non paga l'Imu. Si allarga il fronte politico di chi vorrebbe maglie più strette per far pagare le tasse anche alla Chiesa. Il presidente della Cei Bagnasco venerdì ha mostrato disponibilità «a valutare la chiarezza della norma». Ma allo stesso tempo l'Avvenire passa al contrattacco segnalando che non soltanto i beni ecclesiastici sono esentati dal pagamento delle tasse sugli immobili.
 
LE STIME - Secondo stime dell'Anci aggiornate al 2007 - quando ancora esisteva l'Ici sulla prima casa - l'esenzione per i beni ecclesiastici vale 400 milioni di euro l'anno, al netto dell'inflazione e della rivalutazione degli estimi catastali prevista dalla manovra. Come è noto, solo i luoghi di culto, di pertinenza religiosa o che svolgono funzioni di assistenza ai bisognosi sono esentati dalla legge.
Ma da più parti sono stati sollevati dubbi sul rispetto delle norme. Al punto che lo stesso Bagnasco ha chiesto che vengano sanzionati gli eventuali abusi.

Il controllo «fiscale» sui beni della Chiesa spetterebbe alle amministrazioni, che però su questo fronte fanno poco o nulla. Secondo alcune rilevazione, addirittura il 20% del patrimonio immobiliare italiano farebbe capo alla Chiesa. Il catasto comprenderebbe 100mila fabbricati, il cui valore si aggirerebbe attorno ai 9 miliardi di euro. Le stime di settore parlano di circa 115mila immobili, quasi 9mila scuole e oltre 4mila tra ospedali e centri sanitari. Solo a Roma ci sono 23mila tra terreni e fabbricati, 20 case di riposo, 18 istituti di ricovero, 6 ospizi. Ma di questi quanti realmente dovrebbero essere tassate?

 
L'INCHIESTA DEI RADICALI - I Radicali da anni, spesso come voce solitaria, segnalano l'anomalia dei beni di proprietà della chiesa sfruttati a fini commerciali e tuttavia esentati dall'Ici. Secondo i calcoli dei pannelliani, dall'abrogazione dell'esenzione Ici per gli immobili degli enti religiosi che svolgono attività commerciali si otterrebero tra i 400 e i 700 milioni di euro.

Il consigliere comunale di Milano Marco Cappato ha presentato un'interrogazione per conoscere quali solo i beni della Chiesa e quanti controlli fiscali sono stati fatti fino ad oggi e con quale risultato: «Non ho ancora ricevuto risposta - spiega - nell'attesa ho chiesto conferma del trattamento riservato ad alcuni dei beni ecclesiastici chiedendo se fossero esentati.

Ed ottenuta risposta positiva, abbiamo provveduto noi a fare una piccola verifica». Il segretario dei Radicali Mario Staderini si è presentato in alcuni studentati e convitti per ecclesiastici fingendosi un turista in cerca di una stanza per qualche notte. Ha così scoperto che in qualche caso, dietro la parvenza di una struttura religiosa, si celava un vero e proprio albergo, con tanto di tariffe perfettamente in linea con i costi del mercato. Il tutto filmato da una telecamera nascosta
 
LA FISSAZIONE - Per Avvenire si tratta della «Fissazione radicale». Se da un lato il giornale dei vescovi ribadisce che l'esenzione compensa il welfare erogato dalle strutture ecclesiastiche, dall'altro parte al contrattacco elencando quelli che definisce «gli esenti meno noti», ossia «partiti, circoli culturali e sindacati. Ecco dove l'Ici non si paga», sintetizza il giornale nel titolo.

«Vi è mai capitato di entrare in un locale dove si ascolta musica, si mangia e si beve allegramente - ha scritto il quotidiano in un articolo delle pagine interne - ma prima di entrare vi fanno pagare una piccola quota associativa con tanto di tesserina? Bene, quel locale, noto circolo di una nota associazione ricreativa, non paga l'Ici».

E in un duello che inevitabilmente riporta la memoria ai tempi di don Camillo e Peppone, passa poi alle case del popolo. «Così pure i partiti politici», aggiunge il quotidiano, elencando le categorie che, in virtù della loro funzione sociale, sono esenti dall'imposta.
 
Antonio Castaldo
acastaldo@corriere.it

Twitter @gorazio10 dicembre 2011 | 13:51