martedì 13 dicembre 2011

Fiat: firmato l'accordo per il nuovo contratto Marchionne: «Svolta storica, diritti tutelati»

Corriere della sera

L' intesa interessa 86.200 dipendenti e taglia fuori la Fiom. Premio di 600 euro nel 2012, soldi al posto della riduzione delle pause. Norme anti-assenteismo. Camusso: «Manca la libertà sindacale»


Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e ChryslerSergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e Chrysler

MILANO - Dal primo gennaio 86.200 dipendenti degli stabilimenti italiani di Fiat avranno un nuovo contratto aziendale, sul modello di quello già introdotto lo scorso anno a Pomigliano. L'intesa di portata storica per le relazioni industriali italiane è stata raggiunta nel primo pomeriggio a Torino con i sindacati dei lavoratori, esclusa la Fiom-Cgil.

Il nuovo contratto arriva dopo la duplice decisione del gruppo guidato da Sergio Marchionne di uscire da Confindustria e di disdire tutti gli accordi nazionali e conta le firme di Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Capi e Quadri Fiat. Marchionne ha parlato di «svolta storica per l'azienda e suoi lavoratori, i primi a beneficiare dell'aumento di produttività». Per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, «si pone il problema della libertà sindacale» e si rende necessaria la modifica dell'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, quello sulla costituzione delle rappresentanze sindacali.


SANZIONATO L'ASSENTEISMO - Tra le principali novità ci sono la maggiorazione dal 50% al 60% dello straordinario al sabato e l'aggiunta ai cinque scatti di anzianità biennali di un sesto scatto quadriennale. Per il 2012 i lavoratori riceveranno un premio straordinario di 600 euro che sarà corrisposto nelle buste paga di luglio. A regime si lavorerà su 18 turni (3 al giorno su 6 giorni), con una settimana di 6 giorni lavorativi e la successsiva di 4 giorni.

L'azienda potrà chiedere di lavorare al sabato e fino a 120 ore di straordinario (80 in più di quelli attuali). Sono previste anche la riduzione delle pause da 40 a 30 minuti con la monetizzazione in busta paga dei 10 minuti tagliati, norme per contenere l'assenteismo, la clausola di responsabilità in base alla quale chi non rispetta gli accordi verrà sanzionato in termini di contributi e permessi sindacali.
 
LA SCOMPARSA DELLE RSU - Non ci saranno più le Rsu, ma le Rsa (rappresentanti sindacali aziendali) che verranno nominate dalle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto sulla base di quanto previsto dall'articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori. In questo modo la Fiom, non avendo firmato, resterà fuori dalle fabbriche.
 
MARCHIONNE LODA I SINDACATI «CORAGGIOSI» - «A quei sindacati che hanno abbracciato con noi questa sfida va riconosciuto il coraggio di cambiare le cose, va dato atto della mentalità innovativa che è l'unica in grado di costruire una base solida per il futuro», ha commentato Marchionne, riconoscendo che «non è stato facile» arrivare all'accordo che ha escluso il primo sindacato metalmeccanico, la Fiom-Cgil.

Tuttavia le altre sigle «tutti quelli seduti al tavolo hanno compreso perfettamente che non era più possibile restare legati ai modelli del passato, gli stessi che hanno portato i nostri stabilimenti italiani ad allontanarsi negli anni dagli standard del resto del mondo»
 
Paola Pica13 dicembre 2011 | 18:36

Zagaria nell'istante della cattura «Vi siete tolto il pensiero. E pure noi»

Corriere del Mezzogiorno

Il filmato diffuso dal Giornale: gli attimi nel bunker in cui i poliziotti arrestano il superboss dei Casalesi



NAPOLI - «Zagaria è finita». E lui, il superboss braccato: «Avete gridato voi "lo Stato ha vinto"? Lo so, lo Stato vince sempre». Non erano frasi ad effetto da dare in pasto ai media. L'ex re dei Casalesi le ha davvero pronunciate al momento dell'arresto. A documentarlo è un filmato diffuso da Simone Di Meo e Gian Marco Chiocci de Il Giornale.

Chi riprende, con un cellulare, coglie l'esatto istante in cui gli agenti guidati da Vittorio Pisani, ex capo della Squadra Mobile di Napoli, arrestano Michele Zagaria nel bunker sotterraneo di Casapesenna, privato della corrente elettrica. Video in presa diretta, concitato, con immagini poco chiare anche se le voci si distinguono benissimo. È il momento culminante del lungo, lunghissimo, film della latitanza della primula rossa della camorra. Tensione ma anche ironia: «Vi siete tolto nu bellu pensiero. E pure noi...».
 
Al. Ch.
13 dicembre 2011

Polo Sud, l'impresa di Amundsen ha 100 anni

Corriere della sera

Il 14 dicembre 1911 l'esploratore norvegese raggiungeva l'estremo sud del pianeta


MILANO - «Ecco qui il Polo Sud, un’enorme distesa piatta, non si vede una sola irregolarità. Il Sole gira attorno all’orizzonte praticamente sempre alla stessa altezza e splende e scalda da un cielo senza nuvole. Questa sera l’aria è ferma e c’è una tale pace».

È la cronaca di Roald Amundsen piena di stupore, di gioia poetica, di soddisfazione per la grande impresa compiuta: la conquista dell’Antartide, dell’estremo sud del pianeta. Nessuno era mai arrivato laggiù, nessuno aveva mai visto quel cielo. Accadeva il 14 dicembre di cento anni fa e il norvegese batteva l’inglese Robert Scott anche lui impegnato in quei giorni nell’ardua impresa.

 
VOLEVA L'ARTICO - Erano le tre del pomeriggio. Amundsen aveva 39 anni ma vinse arrivando per primo precedendo Scott di qualche settimana. Era felice della vittoria ma sapeva che cosa voleva dire perdere perché il suo primo sogno era stato conquistare il Polo Nord, ma l’americano Robert Peary lo anticipò.

Allora Amundsen puntò all’Antartide, ancora inviolata, percorrendo 2.800 chilometri in 99 giorni alla velocità media di 27 chilometri al giorno all’andata e 37 al ritorno. Scott e il suo equipaggio, invece, rimasero prigionieri dei ghiacci e tutti trovarono la morte. Restano solo diari pieni di strazio e disperazione.
 
LA NAVE FRAMM- Per arrivare in Antartide Amundsen aveva navigato con la nave Framm, «Avanti» in norvegese, costruita apposta e utilizzata con successo da un altro grande esploratore norvegese, Fridjof Nansen, poi ambasciatore e premio Nobel per la pace.
Le sue caratteristiche erano state concepite proprio per affrontare le distese ghiacciate: struttura arrotondata, elica e timone retrattili, motore ausiliario che Amundsen rese ancora più potente garantendogli maggiore autonomia. E per ingannare Scott fece anche una manovra diversiva fino allo stretto di Magellano.
 
LA TRAVERSATA - L’inizio della traversata sui ghiacci iniziò l’8 settembre 1911 con sette compagni e 86 cani. Il gruppo si divise il 20 ottobre. Tre esplorarono la Terra di Edoardo VII mentre Amundsen e altri tre proseguirono verso l’ambita meta, conquistandola. La scelta vincente, oltre a un addestramento meticoloso, fu mettere gli uomini sugli sci e far trainare le slitte dai cani.
Nansen aveva scoperto che la velocità era uguale e lui adottò la preziosa tecnica. Ma la fortuna a un certo punto della vita lo abbandonò e quando nel 1928 volava in soccorso dell’amico Umberto Nobile prigioniero nella tenda rossa al Polo Nord, il suo aereo scomparve nel nulla e di Amundsen, l’uomo dallo sguardo di ghiaccio, rimase solo il mito, ancora vivo.
 
Giovanni Caprara
13 dicembre 2011 | 17:04

L'Unicef: pedopornografia in 17 mila siti

Corriere della sera

Il rapporto dell'agenzia Onu per l'infanzia sulla sicurezza dei bambini lasciati soli davanti al pc. «Mancano leggi efficaci»


MILANO - Sono almeno 16.700 i siti web che contengono decine di migliaia di immagini pedo-pornografiche. Immagini che mostrano bambini alla stregua di oggetti, costretti in pose o pratiche sessuali a tratti anche violente. L'età delle vittime, da quando il fenomeno viene monitorato, si è abbassata sempre di più e in più del 70% dei casi si parla di ragazzini che hanno meno di dieci anni.

I numeri emergono dal rapporto «Child safety online: global challenges and strategies» del Centro ricerca «Innocenti» dell'Unicef sulle minacce per i minori che arrivano dalla Rete. Su 196 Paesi del mondo presi in considerazione - stando a quanto emerge dallo studio condotto in collaborazione con il Child exploitation and online protection centre (Ceop) britannico - solamente 45 hanno una legislazione che può essere considerata sufficiente per combattere i reati di abusi derivanti dallo sfruttamento e dal traffico delle immagini che vedono coinvolti i bambini.


SOLI NELLA RETE - L'Unicef lancia l'allarme, ma al tempo stesso riconosce le forti potenzialità rappresentate dalla Rete per lo sviluppo e per la diffusione delle informazioni e delle conoscenze. Ma proprio la sempre più massiccia diffusione di nuove tecnologie e possibilità di connessione mette fortemente a rischio i minori, che spesso si trovano soli e indifesi al cospetto dei pericoli che si nascondono dietro ad un computer collegato al resto del mondo.

Le nuove generazioni sono sempre più avvezze all'uso della tecnologia e degli strumenti informatici, diversamente dai loro genitori che spesso, soprattutto nei Paesi poveri o in via di sviluppo, non hanno familiarità con computer e telefonini e non sono in grado di comprendere con precisione il funzionamento del web e i rischi che vi si possono annidare.

E per questo non possono essere d'aiuto nella protezione dei figli dalle minacce che corrono nel web. Un problema di digital divide, dunque, che viene sfruttato senza remore dagli «orchi» che popolano la Rete che hanno ben presente quanto sia sempre più diffusa la presenza di minori soli dietro ad un pc.

DISTANZE ACCORCIATE - E non è solo un problema che riguarda le nazioni industrialmente avanzate. Negli Usa il 93% dei bambini dispone di un accesso ad Internet, ma anche in Nepal si stima che la possibilità di connessione per la fascia tra i 12 e i 18 anni raggiunge l'82%.
La media europea è del 75% e leggermente inferiore, il 67%, è il dato australiano. Nel Regno Unito si stima che i ragazzini tra i 12 e i 15 anni trascorrano almeno 12 ore alla settimana nel web; in Brasile, invece, due terzi dei bambini si connette ogni giorno. Nei Paesi del Nord Europa il 25% dei bambini di 9-10 anni ha un profilo su un social network, nonostante formalmente sia vietata l'iscrizione fino ai 13 anni.

E in India almeno 5 milioni di ragazzi tra i 13 e i 17 anni utilizza Internet regolarmente. Insomma, un bacino potenzialmente infinito per chi è dedito alla pedopornografia. Un mercato che viene alimentato illegalmente al prezzo di sofferenze, costrizioni e umiliazioni ai danni delle piccole vittime e che contribuisce ad alimentare gli affari della criminalità organizzata. C'è questo anche dietro al «semplice» scambio di materiale che purtroppo si può reperire abbastanza facilmente in diversi angoli della Rete.
 
APPROCCI E CYBERBULLISMO - I bambini spesso non si rendono conto che da quello che può all'inizio apparire come un modo per conoscere persone di ogni parte del Mondo può scaturire una minaccia grave per la loro incolumità. Si stima che almeno un quarto dei baby-navigatori abbia conosciuto in Rete persone mai viste o sentite prima e nel 28% di questi casi l'approccio è scaturito in un incontro faccia a faccia. Spesso non propriamente amichevole. Un terzo dei ragazzini americani ha subito episodi di cyberbullismo, percentuale che sale alla metà dei brasiliani tra i 10 e i 17 anni.
 
LEGGI E LACUNE - «La rapida crescita del mondo online ha ampliato i rischi di reato di abuso e sfruttamento sessuale per i bambini - ha affermato il direttore del Centro di Ricerca Unicef, Gordon Alexander -. Dobbiamo esserne consapevoli e adottare misure più adeguate, rispettando i diritti dei bambini di esplorare l'ambiente on line e sfruttare le potenzialità offerte dalla tecnologia». «La responsabilizzazione dei bambini - secondo l'Unicef - è fondamentale nell'affrontare il problema dei rischi posti dalla rete.

Dal punto di vista legislativo, leggi su scala globale sarebbero un importante elemento di protezione. A livello nazionale però, l'attuazione delle stesse norme in molti paesi è stata lenta ed anche laddove un decreto legge è stato emanato spesso ne è mancata l'armonizzazione fra Paesi, in particolare su questioni come la definizione di bambino, o di pornografia».
 
Alessandro Sala
twitter: @alsfiles13 dicembre 2011 | 15:50

Ca' Foscari, ecco le video-lezioni in pillole

Corriere della sera

Sei professori dell'Università di Venezia spiegano le loro materie in dieci minuti per presentare l'ateneo



MILANO- Un ciclo di sei video-lezioni da 10 minuti ciascuna delle principali materie insegnate alla Ca' Foscari. Dalla storia dell'arte al cinese di base, passando i cambiamenti climatici e l'economia. Pillole per «assaggiare» cosa si può imparare all'ateneo veneziano.

Il rettore Carlo Carraro spiega: «Stiamo lavorando per essere sempre più moderni». Per questo «stiamo progettando nuove modalità di insegnamento attraverso strumenti multimediali. Queste mini lezioni vanno nella stessa direzione e si rivolgono a chi si avvicina all'università in un modo assolutamente nuovo».
 
LE LEZIONI- Il progetto delle video lezioni «10 minuti con…» è un’iniziativa del Servizio placement e orientamento. Le sei video lezioni sono tenute da: Attilio Andreini, Linguistica e lingua cinese (video lezione sulla lingua cinese) Dipartimento di Studi sull'Asia e sull'Africa Mediterranea. Sivia Burini, Storia dell'arte moderna dell'Europa ambientale (video lezione su Cahagall) Dipartimento di filososfia e beni culturali.

Carlo Barbante, chimica analitica ambientale (video lezione sui cambiamenti climatici) Dipartimento di scienze ambientali, informatica e statistica. Carlo Bagnoli, strategia aziendale Dipartimento di management. Paolo Balboni, didattica delle lingue moderne Dipartimento di studi linguistici e culturali comparati. Martina Frank, storia del collezionismo Dipartimento di filososfia e beni culturali
 
Redazione Online13 dicembre 2011 | 11:51

Equità

Corriere della sera

Mal comune, mezzo gaudio di Beppe Severgnini