martedì 27 dicembre 2011

Scala mobile da record

Corriere della sera

Copre un'altezza pari a 28 piani, collega il centro di Medellín alla baraccopoli



E morto Mario Camicia, la voce del golf

Corriere della sera

Il giornalista sportivo aveva 70 anni, si è spento dopo essere entrato in coma ad agosto




MILANO - Lutto nel mondo del golf e dello sport. Dopo una lunga malattia, è morto martedì mattina Mario Camicia, 70 anni. È deceduto in seguito a un arresto respiratorio nella clinica Zucchi, a Carate Brianza, dove era ricoverato. Aveva subito un intervento alla fine del mese di agosto e poco dopo era entrato in coma dal quale purtroppo non è più uscito.


LA CARRIERA - È stato per oltre vent’anni la voce del golf abbinando competenza a simpatia, passione ed ironia, entusiasmo e disincanto. Ha raccontato la scalata in Italia di questa disciplina, accompagnandola e spingendola da gioco di nicchia a sport di successo nel panorama mondiale.
Aveva portato il golf nelle case con la tv in chiaro dei canali Mediaset a partire dal 1981, con cadenze regolari, cosa che non era mai accaduta prima. Successivamente era passato alle tv satellitari, prima a Telepiù e poi a Sky dove era attualmente. Per anni è stato nel Comitato organizzatore dell'Open d'Italia per poi divenire direttore del torneo e coordinatore fino al 1992.

È stato, insieme a Franco Bevione, indimenticabile campione, e all'editore Piero Pucci, il fondatore di Golf italiano, rivista che lasciò negli anni '80. È stato direttore responsabile de Il grande golf, quindi direttore responsabile e poi editoriale, ruolo che ricopriva ancora, di Golf & Turismo. Telecronista per Sky e collaboratore della Gazzetta dello Sport, era nato a Milano il 31 luglio del 1941. Lascia la moglie e due figli.
 
Redazione Milano online

Na’ama, aggredita perché “immodesta”. E sulla sua maglietta scoppiano tafferugli

Corriere della sera

di Elisabetta Rosaspina

 
Gracile, pallida pallida, un sorriso largo e spontaneo, “la piccola Na’ama”, come ormai è nota in tutta Israele, non pensava di diventare un simbolo. Anzi, due.
 


Prima il simbolo della peccaminosa tentazione, con le sue magliette dalle maniche troppo corte e un abbigliamento vivace, giudicato “immodesto”. Poi il simbolo del riscatto femminile, o addirittura femminista, dai legacci di una cultura religiosa intransigente e sospettosa verso la femminilità. Per non dire discriminatoria, nella sua maniacale preoccupazione di tenere uomini e donne a debita distanza fra loro, a qualunque età.
 
A 8 anni, ancora da compiere, Na’ama aveva semplicemente deciso di non voler più percorrere quelle poche centinaia di metri che separano la sua casa dalla sua scuola, a Beit Shemesh, cittadina molto religiosa a nord ovest di Gerusalemme: un tragitto terrificante per le minacce, gli insulti, gli sputi che le attirava il suo guardaroba colorato e infantile, i suoi capelli liberi attorno al faccino pulito. Così piccola e già condannata come una peccatrice dagli zeloti ortodossi che popolano il severo microcosmo.
 
La sua storia, raccontata venerdì scorso, alla tivù israeliana, le sue lacrime, la sua paura e il suo smarrimento hanno mobilitato l’opinione pubblica, oltre alla stampa: altre troupe televisive sono andate a Beit Shemesh a riprendere il panorama della segregazione femminile. E sono state accolte a sassate. Come una qualunque malafemmina.

 
La polizia è intervenuta per rimuovere i cartelli che istruiscono le donne di passaggio sull’atteggiamento corretto da mantenere:
camminare veloci, sul marciapiede adibito, senza sconfinamenti, occhi bassi, testa coperta, maniche lunghe.
Alcuni negozi hanno ingressi differenziati, uno per uomini e l’altro per donne, onde evitare impuri contatti sull’uscio. Ma l’ispezione della polizia e l’annuncio del comune di voler installare 400 telecamere per scoraggiare le aggressioni puritane, hanno provocato altri disordini, il ferimento di un poliziotto e un tremendo nervosismo nella comunità ortodossa.
 
Nelle prossime ore è prevista una marcia organizzata da movimenti progressisti decisi a far valere la legge dello Stato su quella dei rabbini e a proclamare la libertà di circolazione e, magari, perfino di scelta di un sedile sull’autobus, dove gli ortodossi cercano di mantenere un settore femminile sempre ben distinto da quello maschile.
 
Naama

Un giovane “haredim” è stato arrestato, processato e rilasciato per le molestie a Na’ama, con l’ordine di stare lontano dalla città per una settimana. Il rabbino Shimon Shasi, leader del gruppo locale ultra osservante Eda Haredit, ha testimoniato in sua difesa davanti al giudice, sostenendo – riferisce il quotidiano Jerusalem Post – che le donne hanno un trattamento privilegiato all’interno della comunità ortodossa:
“In famiglia sono trattate come re” ha giurato. Sì, “re”. Al maschile.
I problemi iniziano quando aspirano a sentirsi “regine”.

Salto mortale per una meta: l'incredibile touchdown di Simpson

Il Mattino


CINCINNATI - Resterà nella memoria come uno dei più bei "touchdown" mai realizzati nella storia del football americano quello messo a segno da Jerome Simpson dei Cincinnati Bengals la vigilia di Natale. Una meta che fra l'altro ha contribuito a far vincere la partita alla sua squadra contro gli Arizona Cardinals (23 a 16 il finale).



Il salto mortale di Simpson. A tre minuti dalla fine del secondo quarto, il ricevitore di Cincinnati ha ricevuto un passaggio dal quarterback Andy Dalton. Simpson ha preso la palla, ha cominciato a correre e quando a due passi dalla linea di meta si è trovato di fronte due difensori dei Cardinals a sbarrargli la strada, il numero 89 ha scavalcati con un incredibile salto mortale tenendo ben stretto il pallone il mano.



Martedì 27 Dicembre 2011 - 10:28    Ultimo aggiornamento: 10:29



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Terzigno, l'inferno dei tumori intorno al lago dei veleni

Corriere della sera

Un invaso pieno di percolato e le infiltrazioni dei rifiuti tossici vicino alle case ai piedi del Vesuvio

 

di Amalia De Simone


Un invaso-discarica pieno di percolato e le infiltrazioni dei rifiuti tossici vicino alle case ai piedi del Vesuvio. L'oncologo: «Mai vista una discarica a norma per i rifiuti industriali in Campania». E la signora Rosa, cittadina di Terzigno, aggiorna la mappa dei malati di tumore


L'oncologo: «In Campania mai vista una discarica a norma per i rifiuti industriali». E la signora Rosa, cittadina di Terzigno, aggiorna a mano la sua tragica mappa: la maggior parte della popolazione che vive nei pressi di quel lago è morta o si è ammalata, stando ai dati del registro tumori aggiornato da alcuni volontari (il registro tumori dell'Asl della zona è fermo al 2007, anno di apertura delle discariche del vesuviano).
 
27 dicembre 2011 | 13:32

L'allarme: «I cani della Regina rischiano l'estinzione»

Corriere della sera