domenica 8 gennaio 2012

Dal calcio ai sequestri di persona, la parabola del «Gatto

Corriere della sera

Omar Ortiz ex portiere del Monterrey era a capo di una gang specializzata in rapimenti



WASHINGTON – Omar Ortiz, detto «il gatto», fino al 2010 ha difeso la porta del Monterrey, una delle squadre più importanti della seria A messicana. Poi lo hanno sospeso perché trovato positivo all’antidoping. E Ortiz si è trasformato in un cacciatore di prede per una banda di rapitori. Essendo molto introdotto – e ben accolto – tra i ricchi di Monterrey poteva dare dritte precise ai suoi complici che eseguivano i sequestri.
 
Tra le vittime molti imprenditori e Armando Gomez, marito della famosa e vistosa cantante Gloria Trevi. Ortiz era scomparso un paio di giorni fa e qualcuno ha pensato che fosse stato rapito. Invece, a sorpresa, la polizia ne ha annunciato ieri sera l’arresto insieme ad altre quattro persone. Per gli investigatori erano tutti legati al Cartello del Golfo, storica organizzazione criminale coinvolta nel narcotraffico.
 
La gang del «gatto» aveva scelto Monterrey come zona d’operazioni perché la città è di fatto la capitale economica del Messico e dunque tra i suoi abitanti non sono pochi coloro che possono diventare un obiettivo prezioso.

 
PROFESSIONE BASISTA-Secondo la magistratura i banditi hanno ammesso 20 rapimenti ma è probabile che possano essere di più. Per ottenere in fretta i riscatti si accontentavano di somme non elevate: circa 72 mila dollari. O, almeno, questo è quanto hanno detto agli inquirenti. Restano da chiarire i particolari sul sequestro del marito della Trevi.
 
Sembra che sia stato liberato dopo pochi giorni dagli stessi banditi preoccupati dalla gestione di un personaggio troppo noto. E dunque i suoi familiari non avrebbero sborsato neppure un centesimo. Ma è tutto da verificare. L’indagine conferma come i cartelli della droga, nella loro continua diversificazione, si dedichino ai sequestri. Un «mercato» che condividono con bande meno organizzate e spesso più violente.
 
A volte pochi elementi che vogliono fare soldi in fretta. Un fenomeno seguito dai rapimenti lampo con richieste di denaro piuttosto basse. Nessuno sa esattamente quanti sequestri avvengano in Messico. Una confusione confermata dai numeri discordanti. Un rapporto ufficiale ha indicato che nel 2010 si sono registrati 1847 sequestri a scopo di estorsione e in 136 casi le vittime sono state assassinate.
 
Il «Consiglio per la legge e i diritti umani» (ente non governativo) parla, invece, di 17.889 nel 2011 e di 13.505 nel 2010. Una media di 49 casi al giorno. E sempre secondo il Consiglio è cresciuto anche il coinvolgimento nelle bande di esponenti delle forze dell’ordine. Un particolare che spiega la ritrosia nell’avvertire la polizia in caso di rapimento.
 
Guido Olimpio8 gennaio 2012 | 13:35

Si spezza la corda del bungee, salva

Corriere della sera

Ragazza si getta dal ponte e finisce nel fiume


Choc a Marigliano: mattanza di 60 cani

Corriere della sera

Alle carcasse sottratti microchip. L'ombra della camorra e dei canili-lager. Aidaa prepara un esposto alla Procura «Forse usati come test di coraggio per i nuovi affiliati»


NAPOLI - Una vera mattanza di cani: 60 carcasse di cani sono state ritrovate lungo il canale del Regio Lagno di Frezza a Marigliano, in provincia di Napoli.
 
Sulla vicenda l'Aidaa, associazione italiana difesa animali ed ambiente, presenterà un esposto alla Procura della repubblica di Nola. Ai cani, secondo quanto riferisce l'Aidaa, sono stati tolti i microchip per non poter risalire ai proprietari degli animali uccisi. Diverse le ipotesi sul fatto. La vicenda era stata segnalata da alcuni cittadini a «Striscia la Notizia» che ha fatto le riprese sul posto allertando nel contempo i vigili urbani.
 
«TEST CORAGGIO PERI NUOVI AFFILIATI ALLA CAMORRA» - Per gli animalisti sono vari gli scenari che s'aprono dietro questo vero e proprio cimitero dei cani gettati in fondo al lagno di Frezza. «Potrebbe trattarsi semplicemente - si sostiene - di un caso di smaltimento illegale protratto nel tempo di cani soppressi 'legalmente' e poi gettati nel lago per intascarsi i soldi che i proprietari hanno versato per la loro cremazione.
 
Ma visto che negli anni scorsi nel napoletano si era parlato di un vero e proprio rito usato dalla camorra per testare il coraggio dei nuovi affiliati i quali venivano sottoposti ad una prova che prevedeva l'uccisione e lo sgozzamento dei cani, quello scoperto a Marigliano potrebbe anche essere il cimitero dove sono stati buttati i cani sgozzati dagli affiliati alla camorra».

 
IPOTESI TRAFFICO INTERNAZIONALE - Infine, per l'Aidaa, il fatto che sia stato asportato il microchip«potrebbe essere anche sinonimo di traffico internazionale di animali: cani mandati all'estero ai quali vengono applicati microchip di cani rapiti ed ammazzati proprio con lo scopo di recupare il microchip».
 
Aidaa nel suo esposto chiederà alla Procura «di indirizzare le indagini in queste tre direzioni, in quanto sono molte le segnalazioni di cani che dal sud ed in particolare dalla Campania partono per l'estero e non è escluso che all'ombra dei viaggi regolari di cani da far adottare in Germania possano esservi traffici di animali destinati alla vivisezione o destinati al mercato delle razze di lusso che partono dall'Italia del sud verso il nord Italia o il nord Europa dotati di microchip falsi che in realtà appartengono ai cani ritrovati uccisi».
 
Redazione online
07 gennaio 2012

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Corriere della sera

Surf estremo: domate le «fauci» alle Hawaii