domenica 5 febbraio 2012

Napoli in delirio per la veggente Mirjana

Il Mattino

Fedeli arrivati da tutt'Italia e dall'estero per l'apparizione. La veggente di Medjugorje Mirjana: siete ciechi e sordi


di Maria Chiara Aulisio


NAPOLI - Un messaggio positivo alla città e un appello accorato ai napoletani. «Non mollate perché ce la farete, siate forti e determinati, pregate affinché la Madonna sia sempre tra voi, nelle vostre case e con le vostre famiglie». Un auspicio, dunque, e una richiesta. La testimonianza ufficiale è quella della veggente, ieri mattina al Palavesuvio di via Argine, il «richiamo» invece arriva dalla Beata Vergine Maria che - nel messaggio rivelato a Mirijana durante l’apparizione - si rivolge direttamente ai napoletani e li invita a pregare con forza. Sì - assicura la veggente con gli occhi ancori pieni di lacrime - la ”Gospa” vi chiede di unirsi a lei nell’adorazione e nel rosario perché «anche i non credenti possano finalmente conoscere l’amore di Dio».


Alemanno contro Gabrielli, è scontro totale

Corriere della sera

«La Protezione civile in mano a passacarte e il suo capo ha atteggiamenti di fuga». La replica: non temo un'inchiesta


MILANO - Sembra arrivato al punto di non ritorno lo scontro tra il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il capo della protezione civile Franco Gabrielli. Dopo le prime schermaglie sul filo del rispetto istituzionale ora volano parole grosse col sindaco della capitale che accusa la protezione civile di essere governata da «passacarte» mentre il suo capo avrebbe degli «atteggiamenti di fuga» per aver disertato alcuni appuntamenti televisivi.

DUELLO IN TV - Alla fine comunque il faccia e faccia nel programma «In Mezzora» di Lucia Annunziata c'è stato col sindaco collegato per telefono. E sono state scintille. «In termini di allerta e di capacità di intervento, la Protezione civile purtroppo in Italia non c'è più. È una realtà purtroppo burocratica» ha attaccato il sindaco della capitale. «La Protezione civile -ha aggiunto- è stata fortemente indebolita, non è più in grado di gestire direttamente le emergenze come faceva prima con Bertolaso. Scarica sulle spalle dei sindaci l'intero peso degli interventi. La Protezione civile si limita a passare quali sono gli allerta e spesso lo fa male, come nel nostro caso». Replica di Gabrielli: «Non è vero che l'indebolimento della protezione civile si sia riverberato nella vicenda di Roma» e in ogni caso «la protezione civile di Gabrielli e di Bertolaso, si sarebbero comportate alla stessa maniera».


ALEMANNO SAPEVA DEI RISCHI - «Giovedì scorso ho convocato un Comitato operativo nazionale della Protezione civile sull'emergenza maltempo e non l'ho convocato per 3 centimetri di neve, avevamo ben presente la situazione. E su alcune agenzie, al termine della riunione, lo stesso Alemanno parlava di 15 centimetri di neve». «Non concordo - ha replicato Alemanno - l’eccezionalità dell’evento non è stata comunicata in quell’occasione, non era stato segnalato l’arrivo di un evento che si verifica ogni 50 anni». Gabrielli rileva comunque che con gli attacchi del primo cittadino di Roma «si mistifica la realtà e si distrugge il sistema previsionale e di allerta». Ma anche dopo il duro botta e risposta Alemanno non sembra disposto a spegnere la polemica tanto che ha deciso di tenere la conferenza stampa per fare il punto sull'emergenza neve in Piazzale delle Medaglie d’Oro e non più presso la sala della Protezione Civile di Roma Capitale oltre a ribadire la necessità di «una commissione per valutare il funzionamento della Protezione civile, bisogna fare una struttura più forte, che deve tornare sotto il ministero dell'Interno»

INTERVIENE IL PARLAMENTO - Ma la disputa è ormai un caso politico. Il segretario del Pdl Angelino Alfano si è schierato al fianco del sindaco della capitale chiedendo «una verifica sui comportamenti e sulle responsabilità nella gestione dell'emergenza maltempo». Il Pdl annuncia dunque «un atto parlamentare» ma Gabrielli si mostra sereno. «Quando ci verrà chiesto che cosa abbiamo fatto ne renderemo conto -replica- siamo pronti a rispondere delle cose che attengono alle nostre responsabilità».

CASO POLITICO - Molti criticano apertamente questo scontro quando l'emergenza è ancora in atto. «La priorità è quella di portare i soccorsi ai cittadini e scongiurare che altre difficoltà vadano a colpire la capitale. A poco serve invece l'indecente scarica barile a cui stiamo assistendo in queste ore» afferma il parlamentare del Pd Ermete Realacci. «Invece di dimostrare aggressività nei confronti della Protezione civile - aggiunge il senatore del Pd Ignazio Marino - il sindaco ammetta che Roma non è preparata a eventi eccezionali e che l'amministrazione non è stata in grado di organizzare gli interventi in città».

L'INNESCO DELLA POLEMICA - Ad innescare le polemiche era stato il sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha attribuito alla Protezione Civile il mancato allarme sul maltempo. Gabrielli al Corriere della Sera, ha rimandato le critiche al mittente: «Il sindaco sbaglia. A mezzanotte cercava ancora il sale». E in varie interviste televisive ha ribadito: «L'allarme è stato dato male. Non c'è più una Protezione Civile in Italia».

Redazione Online5 febbraio 2012 | 17:28

Vallanzasca lascia il carcere Lavorerà in un'azienda di pc

Corriere della sera

Rientro in cella solo di notte. Condannato a 4 ergastoli, aveva già ottenuto e poi perso un impiego all'esterno




Di nuovo libero. Con licenza di lavorare e rientrare in carcere di sera. Da ieri, infatti, Renato Vallanzasca, 62 anni nel giorno di San Valentino, il 14 febbraio, ha coronato il suo desiderio: quello di armeggiare tra computer e hard disc. E lo fa in una ditta di Nerviano, nell'hinterland milanese. L'aria che sa di libertà, anche se frizzante di questi giorni di gelo, il bel René la respira, dopo quattro ergastoli e condanne per 260 anni di carcere, di cui quasi quaranta effettivamente scontati. Usufruisce di un permesso di lavoro all'esterno, in base all'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario. E, come uno studente al primo giorno di scuola, si è presentato puntuale nella ditta informatica Neco srl di via Roma 1, con ingresso in via Milano, proprio di fronte alla fermata dell'autobus che va a Molino Dorino. Di uno sportivo trendy, con tanto di coppola e cravatta a righe tipo regimental su camicia blu. Un pullover robusto e a tracolla il computer. Occhiali da vista e baffi ben curati.

Da sabato, il terrore della Comasina, è libero e lo sarà sempre, se non sgarra, dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 21.30. Il sabato, invece, può rientrare tra le sbarre del penitenziario di Bollate, dove è detenuto a vita, alle 24. La domenica e i festivi infrasettimanali, riposa. Naturalmente sulla sua brandina in cella. Avevano già provato a fargli assaporare l'aria di una giornata quasi normale di lavoro in una cooperativa che tratta pellame. Era il marzo del 2010. Ma non durò, pare per una scappatella fuori programma. Tutto sospeso ma non revocato. E lui, abbandonato quell'atteggiamento da quasi invincibile, aveva gettato alle spalle gli anni bui di lacrime e sangue, per tentare ancora di costruire presente e futuro. Così, forte di nozioni imparate a Bollate, il carcere diretto da Lucia Castellano e vanto del sistema penitenziario italiano, l'ex bandito ha continuato a fissarsi in testa l'idea di lavorare ai computer. Un impiego in una ditta di pc. Accontentato di nuovo.



Le autorità sono fiduciose: l'uomo che terrorizzava la Milano degli anni Settanta ha del resto già ottenuto diversi permessi per vedere l'anziana madre, per sposarsi, per curarsi e per seguire le riprese milanesi del film che Michele Placido ha realizzato sulla sua vita. Anche Luigi Pagano, soprintendente regionale alle carceri lombarde, ha da sempre elogiato il «percorso coerente di Renato Vallanzasca: in cella ha già lavorato ed è diventato un ottimo grafico su computer, lavorando su commesse della comunità di recupero Saman. Rispetto al bandito dell'evasione da San Vittore, da Novara o dall'Asinara, è un'altra persona, che vuole trasmettere anche qualcosa di positivo alle nuove generazioni, non vuole passare alla storia solo come un bandito».

E ieri sera, intorno alle 18, è uscito dal lavoro. È venuto a prenderlo forse un carabiniere in borghese, con un'Audi grigia. Un caffè al bar di fianco e poi via, in auto, destinazione sconosciuta. Nel permesso che gli è stato dato, l'ex bandito dei banditi, può muoversi solo a piedi, in bicicletta, con l'autobus che da Molino Dorino porta a Nerviano. Gran parte della giornata deve trascorrerla al lavoro e può pranzare in due ristoranti della zona. Niente incontri strani o meglio rincontri con vecchi amici di «bisbocce». Niente interviste e, naturalmente, niente scappatelle.


La vita dell'ex «terrore della Comasina», le immagini



Michele Focarete5 febbraio 2012 | 13:07







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Autovelox sulle strade secondarie, ma solo se è impossibile la contestazione immediata

La Stampa


Per l’accertamento delle infrazioni dei limiti di velocità su strade extraurbane secondarie vige il principio di contestazione immediata: l’uso di autovelox è consentito solo sulle strade, preventivamente identificate dal prefetto, in cui non sia possibile il fermo del veicolo. Lo ha affermato la Cassazione (sentenza 23882/11).



Il Caso


Multa per eccesso di velocità: l’automobilista si oppone al verbale di accertamento e il Giudice di pace lo annulla. Il Tribunale, in veste di giudice d’appello, rigetta l’impugnazione del Comune che, infine, si rivolge alla Cassazione. Senza successo. L’uso di autovelox sulle strade secondarie è eccezionale: vige l’obbligo di contestazione immediata.

L’automobilista, stavolta, ha ragione: è illegittimo l’accertamento di infrazioni mediante l’uso di autovelox su strade extraurbane secondarie. La normativa vigente, infatti,  prevede che mentre sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali l’uso degli autovelox è generalmente consentito, su quelle extraurbane secondarie vige l’obbligo di contestazione immediata delle infrazioni e non possono, quindi, essere installati gli apparecchi elettronici per la rilevazione della velocità, a meno che non vi sia stata l’autorizzazione prefettizia.

L’uso di autovelox senza contestazione immediata deve essere autorizzato con decreto prefettizio. Il controllo remoto, senza la presenza diretta dell’operatore di polizia, è ammesso solo in casi eccezionali, e al riguardo vi sono disposizioni precise: spetta al prefetto, continua il Collegio, individuare le strade, diverse da autostrade ed extraurbane principali, nelle quali non è possibile il fermo di un veicolo, al fine della contestazione immediata della sanzione, e si può, di conseguenza, ricorrere al controllo elettronico. Nel caso, l’infrazione era avvenuta su una strada che non aveva ricevuto il via libera del prefetto all’installazione di autovelox: niente da fare, quindi, per il Comune: ricorso rigettato e multa invalida.



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Pasti, bevande, pizze e coperte: in strada per aiutare i clochard

Corriere del Mezzogiorno

Appello a ristoratori ed imprenditori per aiutare gli «invisibili». L'iniziativa continuerà fino al 12 febbraio


NAPOLI - Una piccola squadra di volontari per tendere la mano a chi vive in strada. Un carico di pizze da consegnare con bottiglie d’acqua e biscotti. Tanti i plaid distribuiti ai clochard per affrontare il freddo. Due sono le unità mobili messe a disposizione dal Centro Servizi per il volontariato di Napoli da venerdì per affrontare l’emergenza freddo: la prima ha fatto tappa da Gino Sorbillo, ai Tribunali, per caricare i pasti, l’altro mezzo, il camper «Dudù» con bevande e coperte, si è fermato in piazza Garibaldi poco dopo le venti.

APPELLO A RISTORATORI ED IMPRENDITORI - Venerdì sera i mezzi messi in strada per rifocillare gli ultimi sono stati letteralmente assaltati dai clochard. «Solo in piazza Garibaldi ne abbiamo contati più di duecento cinquanta e, nonostante anche un' altra squadra di volontari ci abbia raggiunto sul posto, non siamo riusciti a dare assistenza a tutti». Proprio per questo l' organizzazione ha deciso di uscire ogni sera fino al 12 febbraio oltre ad assistere i clochard ricoverati presso le stazioni della metro. «Sono necessari aiuti ( pasti caldi, acqua, vestiario e scarpe in buono stato, coperte etc. etc. ) Per questo chiediamo a commercianti, imprenditori e ristoratori di scriverci a redazioneweb@comunicareilsociale.com per segnalare la propria disponibilità per offrire un aiuto».



LE STORIE – Tante sono le storie che s’intrecciano in strada, sotto la stazione di piazza Garibaldi: c’è chi ha perso il lavoro e non riesce a portare un piatto a tavola, chi è venuto da lontano e qui non ha trovato un modo per riscattarsi dalle difficoltà lasciate alle spalle. Storie di sofferenza e resistenza di donne, giovani e uomini di mezza età che si sono messi in fila per ricevere un pasto e una coperta. I plaid non sono sufficienti per tutti. «Abbiamo bisogno di tutto – ammette Umberto, in strada da dieci anni – soprattutto scarpe, coperte, maglioni pesanti. Aiutateci».

PIAZZA GARIBALDI, PORTA NOLANA, CAMPI FLEGREI - Dalla stazione centrale di Napoli è partita l’iniziativa per aiutare gli «invisibili», per poi fare a tappa al capolinea di Porta Nolana che chiude le sue sale dopo le ventidue e ai Campi Flegrei. È una gara di solidarietà che ha coinvolto associazioni, volontari, operatori della Misericordia di Gragnano, giornalisti di «Comunicare il Sociale». Al gruppo si è unito anche Edmond Benewinde Trahore, presidente dell’associazione Rifugiati politici. È da poco rientrato in Italia ed ha perso il suo lavoro. Le preoccupazioni lavorative non fermano il suo impegno nel sociale: e così ha deciso di muoversi in camper per distribuire pasti e coperte ai senza fissa dimora. L’iniziativa continuerà anche stasera e domani fino a domenica 12 nei prossimi giorni.

Stefania Melucci
redazione web@comunicareilsociale.com
04 febbraio 2012

Ecco il quadro più costoso del mondo: 250 milioni di dollari per un Cèzanne

Il Messaggero


ROMA - «I giocatori di carte» di Paul Cèzanne, una delle tele più famose dell'artista francese, sarebbe stata acquistato nei giorni scorsi, secondo quanto riporta il sito di VanityFair, per 250 milioni di dollari, il prezzo più alto pagato finora per un'opera arte.




Ad accaparrarsi l'opera, dipinta nel 1893 e che rappresenta due contadini intenti a giocare a carte, sarebbe stata la famiglia reale del Qatar che, in un'asta-record i cui dettagli per ora sono ignoti, ha battuto anche la concorrenza di due dei mercanti d'arte più importanti al mondo, Larry Gagosian e William Acquavella. Il quadro fa parte di una serie di cinque dipinti dedicati dal pittore post-impressionista al gioco delle carte ma, quello batutto all'asta pochi giorni fa, era l'ultimo che ancora si trovava in mani private e non in prestigiosi musei quali il D'Orsay di Parigi e il Metropolitan di New York.

Il prezzo a cui è stata battuta polverizza così il precedente record, che apparteneva a una tela di Jackson Pollock, 'N. 5 1948', venduta per 'solì 140 milioni di dollari. «Duecentocinquanta milioni è una bella cifra -ha commentato l'esperto d'arte Victor Wiener- Ma si tratta di un grande dipinto, della cui vendita si parlava da mesi. Ora tutti considereranno questo prezzo come nuovo metro di paragone: è stata rivoluzionata l'intera struttura del mercato dell'arte».

Con quest'acquisto il Qatar si conferma una delle nuove mete dell'arte mondiale. Attualmente sono esposte delle opere di Richard Serra e Louise Bourgeois al Doha Convention Center e a marzo il Paese arabo ospiterà anche il Global Art Forum, attirando artisti e curatori da tutto il mondo. Oramai da alcuni anni l'obiettivo del Qatar, e della sua capitale Doha, è diventare un importante polo d'attrazione intellettuale ed artistica: lo stesso The Art Newspaper, che pure aveva commentato ferocemente le spese folli da parte della famiglia reale, ha di recente incoronato il paese arabo quale maggior acquirente di singole opere di arte contemporanea.

Sabato 04 Febbraio 2012 - 18:48    Ultimo aggiornamento: 18:49




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Duecento anni fa nasceva Dickens, il mondo lo celebra

Il Messaggero


ROMA - Il mondo si inchina al ricordo di Charles Dickens. Per il bicentenario dalla sua nascita sono stati programmati festival letterari, convegni, film e spettacoli teatrali che si svolgeranno per tutto il 2012 nel Regno Unito e in altre 50 nazioni. Il ricco calendario dell'Anno Dickens 2012 toccherà il culmine proprio il 7 febbraio, giorno del compleanno dello scrittore, quando con la regia del British Council si terranno oltre mille eventi nel mondo. Non è tutto. A Charles Dickens sarà dedicato anche qualcosa in più oltre ai consueti festival e convegni: è pronto, infatti, il primo monumento allo scrittore inglese, che sarà inaugurato ad agosto nella città natale di Portsmouth, nonostante lo stesso Dickens avesse definito «abominevole» questo genere di sculture. Come dire: la memoria di Dickens può e deve restare nell'immaginario degli inglesi con un segno ben visibile e tangibile. Le celebrazioni avranno luogo, tra l'altro, anche in Azerbaijan in Zimbabwe, passando per la Germania, la Spagna, il Giappone e l'Australia.




Vita e opere Scrittore prolifico, Dickens comincia a pubblicare nel 1836 in dispense mensili a pubblicare sul Morning Chronicle il primo romanzo. L'editore è Chapman and Hall e il romanzo si intitola 'I quaderni postumi del Circolo Pickwick (The Posthumous Papers of the Pickwick Club): il libro lo rende in breve assai famoso nel panorama della narrativa inglese. Ma è proprio con i romanzi a carattere sociale che Charles Dickens lega in modo particolare la sua fama. in tutto il mondo. Romanzi che, di fatto, raccontano l'evoluzione e le fragilità della società ottocentesca attraversata da una rapida industrializzazione.

Domenica 05 Febbraio 2012 - 15:42




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Gli euro fasulli nelle macchinette provengono da un furto alla Zecca

Il Mattino


di Elena Romanazzi

NAPOLI - Da Ivrea a Napoli con una breve sosta a Verona. È questo il percorso fatto dai ricettatori di un carico di tondelli (il grezzo degli euro) prodotti dalla Verres spa, materiale destinato all’Istituto Poligrafico dello Stato per la coniatura.




La scoperta circa un mese fa anche se non viene confermata dagli inquirenti. I primi tondelli sono stati trovati il 9 dicembre scorso in un distributore di tabacchi come denunciato dal Mattino. Il titolare Alessandro Tabasco ancora oggi ricorda con amarezza cosa successe quella mattina. «La macchina erogatrice era quasi vuota - spiega - pensai a un incasso stratosferico e invece mi trovai con quasi 350 monete in lega ma senza conio, stesso peso stessa forma dell’euro, senza la scritta». Una truffa, se così si può definire, denunciata al commissariato di piazza Dante. Il piccolo bottino fu consegnato alla polizia per le indagini di rito. Tabasco ha anche presentato querela per truffa. Al momento senza alcun esito e senza notizie in merito.

Tabasco ha bloccato l’introduzione delle monete da un euro nella macchinetta per le sigarette fino a quando non è riuscito a trovare un sistema per evitare scherzi del genere, ovvero un lettore ad ultrasuoni in grado di andare oltre il peso e la misura della moneta introdotta.


C’è anche un secondo caso. Sempre un tabaccaio. Questa volta la zona è diversa, si trova in via Arcoleo a due passi dal piazza Vittoria. Il titolare, Roberto Izzo, pochi giorni fa aprendo il contenitore di monete della macchina ha avuto la sorpresa. Ha trovato tondelli lisci dello stesso peso delle monete. «Non ho ancora fatto la denuncia - spiega il titolare - so che anche altri tabaccai sono stati truffati, un danno che sono certo nessuno mi potrà ripagare».

Le monete sono identiche a quelle rinvenute a piazza Dante. Ma quante ne circolano in città? Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. Eppure tra piazza Dante, piazza Vittoria, Fuorigrotta e Soccavo sono diversi i tondelli rinvenuti e con molta probabilità fanno parte del bottino della rapina avvenuta a settembre lungo la bretella Ivrea-Santhià che collega la Torino-Milano alla Torino-Aosta.

Funzionano ovunque dalle macchinette per sigarette ai distributori fuori alle farmacie, dai biglietti dell’autobus fino ai parcometri fino ai videopoker. In sostanza ovunque. Il motivo è semplice. I distributori sono tarati in un certo modo, riconoscono peso e misura. E dal momento che i tondelli sono autentici vengono tranquillamente fagocitati.

A Ivrea gli investigatori non sanno nulla. «Tondelli ritrovati a Napoli? Ma quando?».L’interrogativo è di uno degli agenti che si è occupato delle indagini, Aiala, sulla singolare rapina al tir della Verres. Questa è l’unica azienda in Italia che fornisce i tondelli pronti per il conio.

Non si esclude l’ipotesi che gli investigatori di Ivrea si mettano in contatto con i colleghi di Napoli per avere chiarimenti e soprattutto per accertare se le monete rinvenute fanno parte di quella partita.

La rapina di settembre ha avuto una evoluzione in positivo. L’ingente bottino (tre milioni di euro) è stato in parte ritrovato. Due uomini sono finiti in carcere con l’accusa di ricettazione. E cinquantanove casse su sessanta sono state recuperate nei capannoni di un magazzino a Ozegna. Il contenuto dell’unica cassaforte è finita sul mercato. Alcune monete con un conio falsificato sono state trovate a Verona. Le altre, si ignora il quantitativo, sono arrivate in città. Quelle trovate sono grezze, ma non si esclude l’ipotesi che possano essere coniate alla perfezioni. Napoli in questo settore è leader.

Domenica 05 Febbraio 2012 - 09:50    Ultimo aggiornamento: 09:51




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